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54 COSTRUTTIVISMO E PRAGMATlCA DELLA COMUNICAZIONE ON L/NE

piccolo {e rotondo) nietzscheano e l'incubo dell'uomo a una dimensione marcu-


siano» {Frabboni, 2002, p. 8) e che trova proprio in Internet uno dei suoi volani
di inerzia; salvaguardato, secondo gli altri, dal rischio di perdere fiducia in se
stesso e nella collettività come risorsa.
A questo punto disponiamo di tutti gli elementi per ricostruire il percorso che
conduce la pedagogia a costruire la propria immagine mitologica della Rete:
.si parte dal concetto-base in cui ogni discorso pedagogico si riconosce: il valore
del soggetto-persona;
.ci si chiede quali siano le condizioni della sua educabilità;
.si risponde muovendo da una convinzione che dipende dall ' assunzione di un
certo paradigma teorico: l'integrazione delle diverse opportunità formative
{pedagogia critica), l'insegnamento dei valori morali {pedagogia umanistica),
l'iniziativa del soggetto e la socialità {pedagogia virtuale);
.si pone Internet al vaglio di queste condizioni di educabilità;
.ne risultano alcune idee: che Internet consegni l'educazione alla disgregazione
dell'offerta formativa, che costituisca la negazione dei valori, che offra all'edu-
cazione uno spazio adeguato per promuovere l'iniziativa dei soggetti e la
socialità;
.a questo punto si cerca un 'immagine efficace per veicolare queste idee: Internet
come «lampada magica», come «ragnatela», come «ponte».

Se ne ricava che il discorso pedagogico, più che come sguardo interpreta-


tivo, si offre come discorso di accompagnamento alla diffusione sociale di Inter-
net; non è Internet a dettare alla riflessione pedagogi~a nuovi parametri di
comprensione, ma è la riflessione pedagogica a riportare Internet all'interno di
consolidati schemi di lettura educativa dei fenomeni: più che dire ciò che Internet
è, la pedagogia dice ciò che vuole {vorrebbe) che Internet fosse. I «valori enfatiz-
zati» non seguono, ma precedono i cambiamenti. Aveva ragione Rheingold
quando affermava: «L'infotelematica è e sarà solo ciò che vorremo e vorremmo
che fosse» {Rheingold, 1992, p. 526).

Miti tecnologicJ

La geografia dell'immaginario tecnologico della Rete è stata ben perimetra-


ta di recente da Philippe Breton (2001) che farà da guida alla nostra analisi in
questa parte del paragrafo. Secondo il sociologo francese le rappresentazioni di
Internet fornite dalla tecnologia e da chi su di essa riflette non sono di due tipi -
tradizionalmente raccolte all'interno delle due categorie degli apocalittici e degli
integrati, di chi esalta e di chi deprime -ma di tre. La vera antitesi non è tra i
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proseliti della Rete e coloro che, a volte solo per partito preso, si oppongono ad
essi, ma tra coloro che attorno alla Rete costruiscono una vera e propria religiosità
(tecnofila o tecnofoba che sia) e quelli che, invece, cercano di collocarsi su una
posizione «laicista» promuovendo della Rete un uso umanamente ragionevole.

TABELLA 3
L 'immaginario tecnologico della Rete nella prospettiva di Breton

, ~ ~ ~ ~~~~
.. ~--~ ~~~~-~
net e salutandolo con toni quasi «religiosi». Si tratta di studiosi come Pierre Levy
(1996) e Derrick de Kerckhove (1995a), che Breton definisce i «fondamentalisti»
di Internet: ~~". ---" ~""~ "" " ~~ ~ ..~.~ ~.~ "J~".~"--- ~vv
umanesimo e comporti la modificazione degli assetti cognitivi dei soggetti, essi
trovano soprattutto nel carattere collettivo (o connettivo) di Internet 10 specifico di
un modo completamente nuovo di approcciare la conoscenza e le modalità
attraverso le quali costruirla. Nella loro posizione è usuale riconoscere il «pensiero
di Internet>'.
Entusiasta, ma non filosofica a ricostruire i fonda-
menti teorici della Rete -

studiosi, come Nicholas Negroponte \ ~..~.., come BilI Gates


(1995), la loro visione concorda nel ~~v~...~.~ la nostra come una società
dell'informazione in cui la forma numerica propria dei linguaggi digitali si propo-
ne come vera e propria nuova modalità di esistenza e le tecnologie di comunica-
zione sono 11tramite verso un mondo in cui l'informazione possa assorbire l'intera
gamma delle nostre attività. In questa prospettiva -i cui accenti futurologici
richiamano i temi propri della cyber-literature (Gibson, 1984; McCaffery, 1991)
-Internet è il cyberspazio, cioè secondo una delle trenta definizioni raccolte da
Benedikt (2000, p. 29): «Un nuovo universo, un universo parallelo creato e
sostenuto dai computer e dalle linee di comunicazione di tutto il mondo. Un
mondo in cui prende forma il traffico globale della conoscenza, dei segreti, degli
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indicatori, dei divertimenti e di altre umane occupazioni: sguardi, suoni, presenze


mai viste prima sulla superficie della terra che si sviluppano in una luce elettroni-
ca». Una nuova realtà, una nuova ontologia in cui, come suggerisce Negroponte,
il bit prende il posto dell'atomo.
Il terzo modo di essere tecnofili è quello dei promoters, della politica e
dell'economia. La politica «spinge» la crescita di Internet associando ad essa: una
possibilità di evoluzione per i popoli capace di ridurre il divario tra Paesi ricchi e
Paesi poveri e quindi di operare per la distensione nelle relazioni internazionali (si
pensi al tema delle autostrade dell'informazione caro ad Al Gore e poi ripreso, in
Francia, da Jospin); una piattaforma comune grazie alla quale mettere in comu-
nicazione le diverse parti di un sistema di Stati per creare omogeneità e raccordo
tra di essi (come avviene per il Programma Europeo sulla Società dell'Informa-
zione); un'opportunità di innovazione e cambiamento da spendere come pro-
messa elettorale per catalizzare consensi (la «terza i» -Impresa, Inglese, Informa-
tica -della «nuova scuola» del centro-destra). Analogo lo sforzo dell'economia
che, spingendo Internet (fino a gonfiarne troppo le possibilità con quanto ne è
seguito a livello di movimenti di Borsa), ha creato e accreditato socialmente una
nuova età dell'economia (la New Economy) caratterizzata da tutto ciò che chiun-
que si vorrebbe aspettare dal mercato: nuovi spazi professionali, facilità di impre-
sa, guadagni molto cospicui in brevissimo tempo.
Proprio gli interessi dell'economia e della politica, il sospetto che la Rete
divenga (sia diventata) lo spazio per una nuova fase del capitalismo e delle
connesse politiche neoliberiste (con gli inneschi sociali del caso: competizione,
saturazione dei mercati, aumento delle soglie di povertà) sono uno dei temi
attorno ai quali si organizzano le posizioni dei tecnofobi, anch ' esse articolabili
lungo tre linee di riflessione.
Simmetrica alla posizione tecnofila dei profeti, vi è anzitutto quella degli
ideologi della tecnofobia. Nel solco della riflessione preoccupata di Jacques
Ellul (1954) sulla tecnica, questi teorici riflettono piuttosto sugli scompensi che
non sui vantaggi che lo sviluppo della Rete pare in grado di produrre sul sistema
sociale, assumendo nei suoi confronti atteggiamenti di preoccupazione se non
di condanna. Esemplare a questo proposito si può ritenere la posizione di Virilio
(1998). Per il filosofo francese la Rete ha inaugurato una nuova età della storia
in cui la possibilità di teleagire a distanza elimina lo spazio di qualsiasi forma di
responsabilità, la libertà individuale è messa a repentaglio dal rischio della
telesorveglianza, la tele prossimità sociale svuota i rapporti della loro profondità:
«Si tratta proprio dell'endocolonizzazione di un mondo senza intimità, divenuto
estraneo e osceno, interamente consegnato alle tecniche di informazione e alla
sovraesDosizione dei dettaali» Nirilio. 1998. D. 54). Internet. in GUanto tecno-
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sistema di comunicazione, rischia di provocare una reazione a catena di danni


più che di vantaggi: la bomba informatica è la vera bomba atomica del nuovo
millennio.
Diversamente dalla posizione di Virilio e di coloro che elaborano un'antiu-
topia tecnologica della Rete, la posizione degli illettronici non contribuisce ad
alimentare il dibattito attorno a Internet ma vi oppone soltanto l'indifferenza un
po' snob della cultura tradizionale o I'opacità ostile della non conoscenza. IIlettro-
nico è colui che sta nei confronti della tecnologia un po' nella stessa posizione
dell'analfabeta nei confronti della letteratura ed elabora la frustrazione legata a
questa condizione nel senso di una awersione radicale e intransigente (un dispo-
sitivo ben spiegato nelle analisi che Nietzsche e Scheler dedicano al risentimento)
oppure della minimizzazione degli effetti e delle differenze rispetto a quanto già
noto. Emblematica di questo secondo punto di vista e paradigmatica del modo di
por$i nei confronti dell'ICT di un certo tipo di intellettuale, è la posizione di un
poeta come Edoardo Sanguineti che, interpellato circa l'uso della scrittura elettro-
nica, dice: «A casa mia c'è un computer, ho un'idea di come funzioni, ma questo
non mi ha sollecitato, nel complesso, a impadronirmi dello strumento. [. ..] La
scrittura è una grossa rivoluzione. Raggiunta quella. ..Dopo, le variazioni mi
sembrano infinitamente meno significative. Posso immaginare che la macchina
da scrivere agisca in un certo modo e il computer in un altro, ma credo che siamo
di fronte a sfumature di ordine soggettivo, quasi psicologico» (Sanguineti e
Scarpa, 2002).
Vi è, infine, chi nei confronti della Rete, pur da una prospettiva sicuramente
tecnologica, .a esercitare (con compiacimento) il privilegio del dissenso
collocandosi. controcorrente. Si tratta di quelli che si potrebbero
--
vista delle allinearsi a Negroponte e Levy tra i profeti della
volutamente
~-- e sofisticatamente eccentriche.
,~ È il caso di ,Amo Penzias, fisico e

radioastronomo, per anni direttore dei Beli Labs di AT&T, che, rivendicando il
proprio ruolo di «nonno tecnologico» , risponde a chi gli chiede quali siano le
caratteristiche della nuova civiltà dell'informazione:

Ma quale rivoluzione, quale nuova civiltà! Non abbiamo inventato un bel


niente. Che cosa fanno i ragazzi-prodigio di Yahoo? Compilano liste di nomi
e indirizzi, copiano e riordinano dei testi. Ne più ne meno di quello che
facevano i monaci benedettini nel Medioevo. [. ..] Tutto quello che facciamo è
riscaldare una minestra preparata dagli antichi greci: sillogismi, un po' di
logica, una spruzzata di algebra. I computer si limitano a elaborare i testi più
\!"){)r"m"nt,, M" ; t""t; r""t"n{) m",)I; n; nrim" IP"n7;"" 1 qqq nn R!;-Rn\
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TABELLA 4

Tecnofili e tecnofobi

- I Profeti -- - ,
Tecnofili Nuovo umanesimo ;" Levy , de Kerkhove
I -

T
..
Cyberspazio ! Negroponte, Gates

ecnlci
Promoters Chance di sviluppo I ~,~~~' Jospin

Tecnofobi Ii Ideologi - Bomba informatica


I ~~~i~. -' ~--_:.
I llIettronici Fatto culturalmente marginale Sanguineti. Scarpa !

I Trasgressivi Aggiornamento tecnologico della Penzias


tradizione

Tralasciando per il momento di considerare la posizione dei «laicisti», si può


cercare di passare dalla fenomenologia delle immagini di Internet che tecnofili e
tecnofobi disegnano, al contenuto di cui vengono rese portatrici. La dinamica è
la stessa già osservata sopra nell'ambito della riflessione pedagogica: Internet
funziona da forma wota che occorre riempire con il contenuto che meglio
consente di costruirne un certo tipo di (sovra)significazione. Questo contenuto,
apparentemente, è costruito dialetticamente dalle due posizioni, poiche Internet
(e più in generale la tecnologia informatica e telematica) viene valorizzata positi-
vamente dagli uni e negativamente dagli altri. Di fatto, invece, le due posizioni

~
Wiener. ..~..~ , ; A sostituire la logica della
contrappoSizione conflittuale con quella della collaborazione pacifica, nelle poli-
tiche sociali implica l'amalgama delle differenze (di ceto, censo, cultura, razza,
religione), nelle politiche economiche la circolazione di merci, beni e servizi in
ogni parte del mondo.
Nel momento in cui questa idea salvifica si traduce in programma operativo,
assume i tratti del CUlto, perche «mobilita le stesse risorse affettive che vengono
messe al servizio delle religioni costituite» , anche se rispetto a quelle assume
piUttoSto i contorni di «una nebulosa di cui I' omogeneità non è la principale
caratteristica» (Breton, 2001, pp. 7-8). I precetti di questo CUlto sono sostanzial-
mente due: il primo è comune sia alla corrente tecnofila che a quella tecnofoba;
sul secondo -per continuare a giocare sulla metafora religiosa -si verifica lo
scisma.
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Il formulato così: «L 'importante è comunicare».

--
scambiare. La pacifica convivenza tra le persone e i popoli dipende dal fatto che
si parlino, che vi sia comunicazione tra di essi: solo così è possibile fare chiarezza
sulle ambiguità che possono generare i conflitti, accedere a una trasparenza che
è garanzia di rispetto, approfondire la conoscenza reciproca. Chi promuove
Internet echi vi oppone rifiuto su questo punto sono in profondo accordo: occorre
moltiplicare le occasioni e le forme dell'incontro tra gli individui. Ma è chiaro che
mentre per gli uni l'adempimento del precetto passa attraverso la connessione
alla Rete, per gli altri, invece, dipende proprio dalla capacità di farne ameno.
Con questo siamo al S~() nr~r~tt()!er la corrente tecnofila esso recita:
«Per entrare in comuni(cazi)one occorre separarsi». L'implicito è, da una parte,
corpo, carne, passione) può disinnescare la logica della violenza, dall'altra
' che la

possibilità di raggiungere anche coloro che non condividono il nostro stesso


spazio-tempo può sollecitare la condivisione e generare il senso di fratellanza: si
tratta di una prospettiva «dualistica» che rinvia a una tradizione di pensiero
platonica che attraversa l'Occidente dalla gnosi a Theillard de Chardin (la sua idea
di noosfera anticipa l'intelligenza coll(nn)ettiva di cui parlano Levy e de Kerkhove)
e trova nel buddhismo e nella New Age significative risonanze. Breton (2001, p.
8) spiega bene la prospettiva in gioco:
La promessa di questa nuova visione è un mondo migliore, una nuova
Gerusalemmetutta quanta coscienza,spirito, virtualità. Allo stessomodo si
può parlare di un uomo migliore, la cui coscienzaè più ampia perche fusain
una coscienzacollettiva cui le macchine intelligenti lo collegano. Di un deside-
rio di non violenza che allo stessotempo è molto orientale e risuona al cuore
della cultura nordamericana; Internet diviene così portatore dell'utopia di una
società pacificata.

Di segno opposto, chiaramente, è la formulazione del "precetto» che riguar-


da i tecnofobi: «Non vi è comunicazione vera se non attraverso la presenza», In
questo caso il contatto e la prossimità vengono concepiti come la sola condizione
capace di rendere possibile la relazione vera tra gli individui {secondo le indicazioni
del realismo come del personalismo, ma anche di certa Fenomenologia); non
solo, anche nel caso in cui all'interno di questa prossimità si generassero situazioni
conflittuali, proprio la presenza dell'altro, del suo corpo, la visione diretta delle sue
ferite, costituirebbero dei deterrenti efficaci per il degenerare della violenza,
orientando piuttosto il conflitto nel senso del duello le cui implicazioni, come
insegna il mondo animale, sono spesso solo rituali {Lorenz),
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Ancora una volta cerchiamo di utilizzare gli elementi raccolti nel corso
dell ' analisi per ricostruire il percorso che conduce la tecnologia a costruire la

propria immagine mitologica della Rete:


.si parte dall'idea salvifica di relazione;
.ci si chiede quali siano le condizioni della sua realizzabilità;
.si individuano due ipotesi che dipendono dai modelli in base ai quali la relazione
stessa viene concepita: se si muove da una prospettiva «spiritualistica», allora si
può ottenere comunicazione solo a prezzo di produrre la separazione fisica tra
i soggetti mettendoli in condizione di entrare in relazione a prescindere dal
corpo; se, invece, si recupera un punto di vista più integrale nei confronti
dell'uomo, chiaramente non si può che concludere che la comunicazione senza
il corpo è una comunicazione depotenziata e va quindi superata nella direzione
della presenza;
.si pensa Internet in relazione con queste condizioni di realizzabilità della comu-
nicazione;
.da questo risultano due idee: che Internet costituisca la realizzazione perfet-
ta della comunicazione e che, dall'altra parte, ne costituisca la perfetta
negazione;
.diviene, infine, possibile, trovare un'immagine efficace per «riempire» Internet
con queste idee: ne sortiscono le due immagini polarizzate dell'«autostrada
informatica» come veicolo di sviluppo e benessere e della «bomba informatica»
come rischio di una catastrofe potenziale.

Nell'ipotesi di Breton, a questa «mistica della Rete» di segno positivo o


negativo, andrebbe contrapposta la sua laicizzazione, cioè una posizione capace
di tenere separati l'uso ragionevole di. diversi livelli dai discorsi rJi

confronti della Rete sarebbero espressione ~ ~


e Arsac, teorici come Sfez o 10 stesso Breton ~..
.senso di una

zio alla relazione con l'allievo.


Come sempre capita, la «terza via» si ,J'~,-~"~ - la
migliore, capace di mediare gli eccessi delle altre due: v~.J.. v ~v essa
possa ritenersi immune \ un discorso di

una mitologia della Rete


M,TOLOGIEDELLARETE 61

Miti dell'informazione

Nella primavera de12001, un gruppo di ricerca16 ha cercato di capire in che


modo la stampa belga e francese evochi i pericoli di Internet. A questo scopo ha
sottoposto ad analisi cinque quotidiani e un settimanale di informazione nel
periodo compreso tra gennaio e marzo del 2001. Si trattava di: «La Dernière
Heure», «Le Sports» e «Le Soip) in Belgio, «Le Monde», «Le Parisien» e «Liberation»
in Francia. I risultati della ricerca hanno evidenziato come i pericoli più frequen-
temente trattati negli articoli siano quelli che riguardano la sfera economica
(raggiri telematici, furto di dati dalla carta di credito, spionaggio industriale),
tecnica (su tutti il problema degli hackers, con quel che ne consegue in termini di
circolazione dei virus, sicurezza dei sistemi, elaborazione di protezioni adeguate),
personale (implicazioni cognitive e psicologiche, rischi per l'incolumità, incontri
sgraditi, pedofilia). Indipendentemente dal dato relativo alla diversa esposizione di
questi pericoli (probabilmente esso è variato e comunque differente per l'ltalia
rispetto alla Francia), la ricerca ha due meriti interessanti utili per il nostro lavoro:
innanzi tutto indica come la stampa quotidiana e periodica propenda per una
rappresentazione preoccupata, «in negativo», della Rete e del suo impatto sul
sociale; in secondo luogo, ne definisce l'agenda isolando tre aree tematiche che
possono funzionare da criterio guida per la nostra analisi insieme a un' altra
dimensione che la ricerca francese non individua, quella che potremmo definire
futurologica e che consiste nel legare giornalisticamente Internet e la tecnologia
informatica con un futuro prossimo capace di annunciarsi secondo i canoni del
sensazionale e del superumano; più che una quarta area tematica, quella futuro-
logica è un'istanza che taglia trasversalmente le altre tre costituendone, in sostan-
za, la polarità positiva. Si ricompone, così, anche nel caso dell'informazione,
quella oscillazione tra utopia e distopia che abbiamo riscontrato alI ' opera nei

discorsi della tecnologia, ma a partire da presupposti completamente differenti,


come vedremo.
Cerchiamo sinteticamente di fornire qualche esempio di quanto stiamo
dicendo, a partire dalla prima delle tre aree tematiche individuate da «EducauneD),
quella economica. Alla fine del 1999 il «Sole 24 ore» dedica una serie di inserti
settimanali ai grandi temi in agenda per il 2000. Nell'inserto dedicato alle «due

16Si tratta del progetto Educaunet. Education critique aux risques lies à l'usage d'Internet,
un'iniziativa legata al Safer Internet Action Plan della Comunità Europea, portata avanti in
partnership dal CLEMI di Parigi, da Media Animation (un centro belga che lavora all'educazione
ai media e al multimedia) e dal GReMS (Group de Recherche en Mediation de Savoir) dell'Uni-
versità di Lovanio. Il progetto è dotato di un sito Internet (URL: httQ:/ /www.educaunet.org! nel
auale è Dossibile leGGerne la newsletter «Educauneb,.