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FRANCESCO LEGGIO SPAZIO VITALE E SPAZIO MORTALE IN KIRAT AL-M DI WSN AL-ARA

romanzo a kirat eal-m di Wsn al-Ara ununa giornatamet fra lautobiografia il pamphlet che, descrivendo qualunque di un
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intellettuale algerino di oggi, laico, arabofono, accademico, quarantenne, ricostruisce anche la vita di una citt e di un paese, Algeri e lAlgeria, seguendone levoluzione di alcuni spazi. Lo spazio, in effetti, determina largamente larchitettura di questo romanzo, che consta di due grandi parti semiautonome, intitolate rispettivamente La rosa e la spada e Il passo e le voci di 189 e 142 pagine, suddivise in capitoli. I capitoli hanno per titolo lorario in cui si svolge lazione del protagonista, garantendo una relativa uniformit e fluidit dinsieme, mentre seguono due numerazioni distinte, dando cos risalto a questa partizione, che risponde a un criterio primariamente spaziale: nella prima parte lazione del protagonista localizzata allinterno della casa nella quale risiede, mentre nella seconda localizzata allesterno, nello scenario metropolitano di Algeri. Fin dalle prime pagine, lo spazio viene investito di significato, si instaurano dei rapporti di forza spaziali, fra interno ed esterno: Che devo fare?

1 al-Ara, Wsn, kirat al-m, mi|nat al-unn al-r, Klni (Kln), Manrt al-amal (Al-Kamel Verlag), 1997, 343 p. 2 Wsn al-Ara nato l8 Agosto 1954 a Sidi B nn, villaggio del distretto di al-A, ai confini col Marocco, e cresciuto in un ambiente familiare povero: il padre era un minatore emigrato in Francia, militante politico e sindacale, che era tornato in Algeria per combattere nella guerra di liberazione, trovandovi la morte nel 1959. Dopo la scuola primaria al villaggio, frequenta le scuole secondarie a Tlemcen, quindi, nel 1973, luniversit a Orano, dove si laurea nel 1977 in letteratura araba. Consegue il master alluniversit di Damasco con una tesi su Tendenze del romanzo arabo contemporaneo, poi il dottorato con una tesi su Levoluzione del concetto di eroe nella letteratura araba dAlgeria. Tornato in Algeria, percorre la carriera universitaria alluniversit di Algeri, Annaba e Tizi-Ouzou. Dal 1993-1994 svolge la sua attivit accademica fra lAlgeria e la Francia, dove ha insegnato allEcle Normale Superieure, alla Sorbonne Nouvelle Paris III e allUniversit di Paris VIII Saint-Denis, dove tiene attualmente il seminario Le roman arabe e la mobilit. Contemporaneamente tiene allUniversit di Algeri il seminario Ikliyyat al-qirah wa al-muala| (Problematica della lettura e della terminologia), che si svolge in condizioni di semi-clandestinit. Ha al suo attivo unintensa attivit letteraria e di ricerca. La sua produzione comprende tre raccolte di novelle, undici romanzi e cinque saggi.
OM, n.s. XVI (LXXVII), 2-3, 1997

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Rimanere ancora una volta dentro questa desolazione chiamata casa? Oppure uscire? Questione fin troppo stupida. C qualcosa di misterioso che mi lega a questa terra e a questo posto desolato. Forse una manciata di terreno che conservo sempre quando parto, se possibile, aspirando il cui odore sento di avere una patria, anche quando me la portano via. Mi convinco di nuovo. Devo uscire. Perch, se rimanessi qui, tutto il tempo trascorso della mia vita non avrebbe pi valore. Eppure. Uscendo, le tentazioni della strada mi condurranno diritto alla morte.3 Ma se chiara lopposizione fra interno ed esterno, non altrettanto lo quella fra i significati di questi spazi per il protagonista. Questa casa, il lettore lo scopre pi avanti, non la vera casa del protagonista ma soltanto lasilo offerto a lui e alla sua figlioletta da unamica, per sfuggire alle minacce di morte degli integralisti. Tuttavia, pur essendo un modo per sfuggire alla morte, essa viene definita qafr,4 con la conseguente istituzione di una contraddizione in termini: la casa permette di vivere, ma la vita altrove da essa. Acquisendo la distinzione fra maison e demeure fatta per i romanzi di Balzac,5 secondo la quale il primo termine denota soltanto ledificio mentre il secondo portatore di una serie di connotazioni psicologiche relative alla vita affettiva e sentimentale dei suoi abitanti, la casa di cui parla Wsn al-Ara risulta essere libridazione dei due termini, in quanto conserva della dimora il significato di rifugio mentre non ne ha tutta la serie di connotazioni affettive e personali. Del resto, in tutto il romanzo, questa casa ritratta solo dallesterno o negli elementi che la limitano: la porta, la finestra sulla strada e la tromba delle scale, elementi citati e non descritti, che ne mettono in risalto laspetto limitante e opprimente, in linea con una caratteristica spaziale del romanzo europeo del XX secolo.6 Esclusivamente allinterno di questambiente Wsn al-Ara fa ricostruire al suo protagonista il proprio passato pi remoto e personale, linfanzia, che si intreccia con il periodo cruciale dellindipendenza e della formazione del nuovo stato algerino. Il gioco di ricordi e flash
back, innescato dallartificio letterario del riordino di vecchie carte, appunti e ritagli di giornali, rende parzialmente alla casa il ruolo di sede, bench arti
3 kirat al-m, p. 13. 4 kirat al-m, p. 13. Cfr. Ibn Manr, Lisn al-arab, alla radice QFR, dove il termine qafr definito come: terra deserta, steppa senza piante n acqua, luogo disertato dagli uomini. Pi chiaro ancora il verbo corrispondente aqfara nella locuzione aqfarati l-dru, cio casa abbandonata dai suoi abitanti. 5 Rubino, Gianfranco, Immaginario e narrazione, Bulzoni, Roma, 1992, p. 29 e sgg. 6 Bourneuf, Roland e Ouellet, Ral, Luniverso del romanzo, Einaudi, Torino, 1976, p.119-120.

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ficiale, di memorie personali. Il passato del protagonista e quello dellAlgeria vengono ripercorsi soprattutto seguendo da vicino levoluzione degli spazi determinata dagli eventi o dallazione modificatrice delluomo. La vicenda della caserma del villaggio, che alla partenza del contingente francese viene smantellata da una famiglia, e quella della piccola stazione ferroviaria, anchessa occupata e smontata pezzo per pezzo, mettono a nudo il problema del rapporto con la modernit attraverso il rapporto con il territorio. Senza la necessaria preparazione e privi della guida di una vera classe dirigente, gli uomini hanno applicato alla spartizione delle risorse una logica tribale, che si rivelata subito improduttiva e dannosa. Il territorio sembra essere la vittima pi evidente di un comportamento predatorio generalizzato unito alla volont di distruggere qualsiasi traccia del recente passato coloniale, che tuttavia fa gi parte della memoria collettiva dellAlgeria. Lepisodio pi significativo in tal senso quello della riconversione della chiesa in moschea e della demolizione della statua al centro della citt di Maniyya, paradossalmente una statua della libert: Una donna alta e meravigliosa, dal corpo levigato con estrema precisione, le gambe nude e piene, un petto slanciato in avanti con due seni protesi verso un cielo sereno, e una mano che agita in aria un tenero saluto, schiusa su una colomba che si apprestava a spiccare il volo, dando limpressione che la scena fosse vera. Lalta donna si ergeva in tutta la sua statura sovrastando un branco di cavalli che tentavano disperatamente di emergere dalle profondit della terra.7 Per il fatto di essere una delle rare descrizioni del romanzo, questo passaggio assegna una posizione privilegiata a questa statua,8 che per il bambino rappresenta una porta aperta alla fantasia e alla bellezza, alla possibilit che lo spazio sia dotato di senso. Wsn al-Ara, oltre a descrivere la statua, fornisce il percorso che da bambino avrebbe seguito per raggiungerla,9 sicch essa risulta luogo dotato di rilevanza simbolica identitaria, geosimbolo10 appartenente alla speciale categoria dei monu
7 kirat al-m, p. 111. 8 [...] la misura discrezionale delle evocazioni esplicitamente spaziali nel discorso narrativo accresce il loro valore dinformazione: le notazioni localizzanti e le eventuali espansioni descrittive, in quanto prodotti di una scelta deliberata, testimoniano sintomaticamente e significativamente di intenzioni e pulsioni suscettibili talvolta di fungere addirittura da movimenti di genesi del testo. Rubino, Gianfranco, op. cit., Bulzoni, Roma, 1992, p. 14 . 9 Il condizionale dobbligo in quanto lelemento autobiografico entra solo in parte nella creazione letteraria di Wsn al-Ara, che rimane, in primo luogo e per esplicita ammissione dellautore, finzione (cfr. Algerie Actualit, Wassini Laaradj: les ombres des mille et une nuits, entretien de Atika Garmat, n. 14-21, Janvier 1994, p. 31-32). 10 I geosimboli sono linsieme degli elementi del territorio che, in virt della loro rilevanza simbolica, assumono agli occhi della collettivit una serie di significati pe-

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menti. Il monumento permette [...] di pensare alla continuit delle generazioni [...]. Lo spazio sociale irto di monumenti da cui ciascun individuo pu ricavare la sensazione che, nella maggior parte dei casi, essi gli sopravviveranno. Stranamente una serie di rotture e di discontinuit nello spazio ad illustrare la continuit nel tempo.11 La soluzione di continuit nello spazio costituita dal monumento garantisce, in altri termini, il continuum storico e il radicamento dellindividuo nel territorio e, se questa viene a mancare, il corso della storia si interrompe o, nel caso di questo romanzo, si rinnega o si dimentica. La demolizione della statua, narrata nei particolari e con grande ironia, ha valenza doppia: preclusione alla fantasia, vero e proprio trauma per il protagonista-bambino, mentre acquista, insieme alla riconversione della chiesa in moschea, il significato di totale e cosciente oblio del passato da parte delle istituzioni. Certo, fenomeno comune di ogni rivolgimento sociale di grandi dimensioni abbattere i simboli del potere rovesciato, ma qui, fa intendere Wsn al-Ara, al momento della distruzione, i simboli erano gi patrimonio della collettivit e la loro distruzione nientaltro che un atto vandalico che ha portato un vuoto nel panorama e nella memoria dellAlgeria: Presto la gente dimentic che l cera stata una donna altissima chiamata da tutti la signora di marmo, sul cui corpo si erano infranti i soli di tutte le mattine e di tutte le sere, una signora che si lavava solo con le pure acque della pioggia e che custodiva nel palmo della mano solo una colombella che ogni giorno si apprestava a spiccare il volo senza mai volare, finch non era scomparsa.12 La statua viene rimpiazzata da un blocco di cemento, che dovrebbe essere un monumento ai caduti ma che in realt viene percepita soltanto come panchina su cui sedersi per aspettare la corriera. In questo, come nellaltro caso della chiesa che viene riconvertita in moschea, la rifunzionalizzazione degli spazi non sortisce gli effetti sperati: Nei giorni che seguirono lopera di demolizione, la gente cominci a pregare nella vecchia chiesa per scoprire cosa ci fosse dentro, ma chi ci andava una volta non ci tornava pi. Tutti continuarono a credere che fosse una chiesa e non una moschea....13 Perdendo la primitiva funzione, ledificio lascia un vuoto di significato, diventa socialmente inutile e precipita nello stato dabbandono che in questo romanzo caratterizza molti prodotti architettonici, anche se in uso, come nel caso del bagno turco della citt di Maniyya:

culiari, eccedenti quelli della stessa categoria di elementi. Cfr. Bonnemaison, Joel, Voyage autour du territoire, in: LEspace Gographique, 4. 11 Aug, Marc, Nonluoghi, Milano, Eleuthera, p. 57-58. 12 kirat al-m, p. 118. 13 Ibidem.

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I Bagni della Rosa erano un imponente bagno turco, tutto colorato, con iscrizioni e antiche mattonelle multicolori, ma col tempo aveva cominciato a consumarsi da dentro e a perdere i suoi tratti, con i muri che si coprivano di chiazze verdi per effetto dellumidit. Perfino i troppi operai addetti alla manutenzione dello stabilimento ormai si disinteressavano di quel che avveniva sotto ai loro occhi, abituatisi allo spettacolo della rovina.14 Questo un altro di quei rari luoghi descritti dettagliatamente da Wsn al-Ara. Il degrado architettonico tocca qui un elemento caro allimmaginario collettivo arabo-islamico e locus della letteratura maghrebina.15 Non si assiste, quindi, soltanto alla distruzione attiva degli spazi ma anche a quella passiva, che sembra inoltre tesa a cancellare luoghi tradizionalmente significativi per la collettivit. Ne risulta una simbolica rimozione di tutto il passato, unacritica perdita di memoria collettiva, che contribuisce a rendere tutto lambiente sempre pi anonimo. Sempre nella prima parte del romanzo trovano posto anche luoghi non appartenenti allinfanzia del protagonista, ma al passato pi recente, suo e della citt di Algeri, che viene letta nelle componenti pi significative: il decadimento architettonico della Casba, la scomparsa di caff storici che erano stati ritrovo degli intellettuali e di vecchie trattorie a gestione familiare, la chiusura del museo delle belle arti, lo svuotarsi delluniversit, luogo ormai troppo pericoloso, la comparsa di scritte sui muri che rivelano la visibile e incontrastata avanzata dellintegralismo nella societ. Tutto questo rende la citt, amata svisceratamente dallautore in uno col protagonista, non pi leggibile e non pi sua, a parte rare oasi ancora significative mimetizzate nel nuovo anonimato, come pu essere linterno delluniversit, la tipografia o il piccolo bar di un vecchio parente nel cuore della Casba. La caratteristica che accomuna questi luoghi lessere tutti spazi confinati, interni, che risultano come cinti dassedio dal corso degli eventi, e inoltre la loro scarsa riconoscibilit dallesterno. Nel paesaggio metropolitano di Algeri schizzato da Wsn al-Ara mancano le moschee, che si fanno notare proprio per lingiustificata assenza. Volendo azzardare unipotesi, data lattuale situazione in Algeria, neanche la moschea avrebbe loriginario significato di luogo di preghiera della comunit, ma costringerebbe lautore a dare pi spiegazioni di quante non ne voglia realmente dare. Seguendo levoluzione dello spazio nella prima parte del romanzo, Wsn al-Ara ha preparato il lettore allavventura dellattraversamento degli spazi metropolitani di Algeri, che avviene nella seconda parte, mettendolo al corrente del come e del perch lo spazio sia ormai privo di significato, indecifrabile come il comportamento degli uomini che ci vivo
14 kirat al-m, p. 108. 15 Cfr. Bouhdiba, Abdelwahab, La sexualit en Islam, Paris, PUF, p. 197-213.

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no. La citt un discorso, dice Barthes e questo discorso realmente un linguaggio: la citt parla ai suoi abitanti, noi parliamo la nostra citt, la citt in cui ci troviamo, semplicemente abitandola, percorrendola, osservandola.16 Tuttavia, il protagonista di questo romanzo non ha la libert di movimento che gli consentirebbe di rileggere la sua citt semplicemente, perch terrorizzato dalle minacce di morte degli integralisti. Loperazione di lettura della propria citt talmente difficile da eseguire, che gi concepirla unimpresa da ponderare nei dettagli. Questa difficolt sottolineata dalla reiterata comparsa di un foglietto nel quale il protagonista ha previsto tutti gli spostamenti della giornata, con un rilievo grafico particolare rispetto al corpo del testo: 1) Lettera a Maryam. 2) Biblioteca e posta. 3) Tipografia e notizie del romanzo. 4) Parlare con Nadia al ristorante (nessuno sa quale, tranne me e lei). 5) Cimitero, andare al funerale del mio amico pittore. 6) Rientro verso le cinque (se ci sar un rientro).17 Questo programma, di per s semplice, porta il protagonista in giro per la citt in vigile compagnia della paura, che distorce la lettura dei volti degli uomini e della fisionomia degli spazi, tutti in grado di trasformarsi nello scenario della sua morte. Tuttavia, al di l della citt e dello spazio costruito e modificato dalluomo, in tutto il romanzo evocata la presenza del mare, uno fra i margini pi visibili che un territorio urbano possa avere.18 Simbolicamente esso, limitando drasticamente lo spazio urbano, pone un limite allazione umana, ne restringe lambito e acquista valenze contrarie a quelle veicolate dallo spazio terrestre. Se si vista la morte aleggiare in diversi gradi e in diverse maniere sulla casa e sulla citt, lunico spazio materiale rimasto non connotato dalla morte e dalla paura il proprio il mare, in riva al quale avviene la pacifica conversazione fra il protagonista e una sua amica, unico spazio aperto dove non ci sia nulla da temere. Il mare il solo elemento totalmente naturale e non soggetto al cambiamento, che garantisce allesistenza una sua continuit, facendo sentire la propria presenza vitale, e ridando speranza e sicurezza: Il mare il mare. La sua voce si sente solo un po, ma si sente.19 In conclusione, kirat al-m presenta una strutturazione spaziale articolata in interno/esterno, nella quale lazione del protagonista si confi
16 Barthes, Roland, Semiologia e urbanistica, in: Barthes, Roland, Lavventura semiologica, Torino, Einaudi, 1991, p. 53. 17 kirat al-m, p. 203-204. 18 Lynch, Kevin, Limmagine della citt, Venezia, Marsilio, 1964 (1985), p. 79-80. 19 kirat al-m, p. 109.

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gura come la composizione di due movimenti lineari di verso opposto: internoesterno nella prima parte e esternointerno nella seconda, con la separazione di una frontiera (la casa stessa, o la porta o la scala), istituendo la grande dicotomia di Lotman fra IN ed ES,20 dalla quale discende una serie di opposizioni non spaziali: prima/dopo, buono/cattivo, vita/morte, cultura/barbarie, personale/pubblico, compagnia/solitudine, significante/insignificante. Questa serie, per, al procedere della lettura si rivela provvisoria, in quanto non tiene conto dellelemento pi importante, al quale il titolo del romanzo si richiama, vale a dire il mare. Di conseguenza, il percorso del protagonista si riconfigura come un lento e tortuoso viaggio allinterno della paura, toccando luoghi ostili e luoghi amici, per giungere vicino al mare, assaporarne il senso di stabilit e di sicurezza, e poi rientrare nella spirale della paura e della morte, che conduce diritto alla follia.

20 Lotman, Jurij M. e Uspenskij, Boris A., Tipologia della cultura, Bompiani, Milano, 1975.