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Considerazioni sullinsegnamento delle Arti Marziali

Mentore Siesto

Giugno 2007

Revisionato nel dicembre 2008

1 INTRODUZIONE.

Introduzione.

Linsegnamento delle Arti Marziali richiede unimportante assunzione di responsabilit` da parte del praticante che passi dalla qualica di Istruttore a a ` quella di Maestro, e intenda operare seriamente nel suo ruolo. E necessaria una riessione approfondita su argomenti anche molto delicati, sicuramente di complessa trattazione. Cercher` qui di evidenziare certi aspetti profondi della pratica dellArte, e o alcuni concetti che ritengo fondamentali nellinsegnamento delle arti marziali, ponendo in particolare laccento sul Karate Do.

Aspetti essenziali dellinsegnamento.


Lallenamento del karate mira al miglioramento di s. . . e Sensei Gichin Funakoshi

Dopo il conseguimento della qualica di Maestro, ` necessario riettere ape profonditamente sulle responsabilit` aggiuntive che un Sensei deve assumersi a nei confronti suoi e dei propri allievi. In particolare, linsegnamento di unArte marziale richiede, rispetto a un meno formale sport di combattimento, lesame dettagliato di molteplici aspetti che vanno oltre la tecnica, lallenamento sico/tecnico e la strategia di gara. La qualica di Maestro, in denitiva, impone un percorso di crescita molto importante e delicato nellinsegnante. 2.0.1 Alcune dierenze tra arti marziali e sport da combattimento.

In questo paragrafo traccer` alcune caratteristiche peculiari, che diversicano o unarte marziale da unattivit` sportiva. Questo ` il punto di partenza per a e esaminare meglio largomento principale di questa trattazione. La dierenza principale tra le due discipline sta proprio nellobiettivo. Mentre lo sport da combattimento richiede di realizzare dei risultati specici dellambiente di gara (che siano gare di forme, di combattimento o altro ancora) in tempi relativamente brevi, larte marziale si pone un obiettivo pi` di u lungo termine e, se vogliamo, pi` ambizioso e dicile da realizzare, ma proprio u per questo motivo pi` prezioso e importante da raggiungere. u Lo sport da combattimento (sia detto senza voler fare opera denigratoria) `, comunque, una pratica agonistica: segue pertanto particolari regole, prevee de periodi di allenamento pregara e cicli segnati dalle competizioni. A questi cicli una societ` sportiva impegnata dal punto di vista agonistico si deve nea cessariamente riferire, specialmente se vuole portare i propri allievi a livelli elevati e ottenere risultati considerevoli.

2 ASPETTI ESSENZIALI DELLINSEGNAMENTO.

Inoltre, raggiungere livelli molto elevati nellagonismo richiede sempre un sacricio notevole da parte degli atleti, che molto spesso si paga con infortuni e danni a lungo termine, il che ` piuttosto lontano da quel rispetto di s e e professato dalle arti marziali. Lobiettivo principale dellArte marziale in genere, e del Karate Do nel nostro caso particolare, ` invece unattivit` formativa globale del corpo, dello e a spirito e della personalit` del praticante, che procede a studiare e analizzare a se stesso da solo e nel confronto con gli altri (compagni e avversari), allo scopo di raggiungere una massima integrazione tra corpo (tai), mente (shin, kokoro) e spirito (ki). In unottica come questa, le regole dellagonismo non hanno spazio a sucienza; piuttosto, spesso costituiscono un limite formativo, e potrebbe essere bene trascurarle o addirittura tralasciarle, a favore di un lavoro pi` accorto e u approfondito sugli aspetti psicosiologici, morali e mentali della pratica. Daltro canto, non si pu` trascurare una preoccupante evidenza: molti o specialisti degli sport da combattimento (Kick boxing, Savate, Boxe, Brazilian Ju Jitsu e altre ancora), a parit` di allenamento, dimostrano una conoscenza a del combattimento superiore a quella di molti marzialisti, almeno nel breve termine. Questo vero e proprio segnale dallarme per praticanti e insegnanti deve far pensare molto seriamente allaccezione in cui si tiene comunemente il termine Arte Marziale.

3 ALCUNE INFORMAZIONI PRELIMINARI.

Alcune informazioni preliminari.


(. . . )Bisogna essere ispirati e (. . . ) riconoscere il tono atono e la forma senza forma. Sensei Shoshin Nagamine, Matsubayashi Ryu Okinawa

Un Maestro di Karate che desideri ritenersi degno di tale qualica non pu` limitarsi allacquisizione del titolo dopo qualche anno di allenamenti, aver o seguito corsi e una manciata di stage pi` o meno mirati. u ` E interessante, in questo paragrafo, sottolineare alcune particolari dierenze tra limpostazione tradizionale Orientale antica e quella occidentale degli anni pi` recenti (in media), a riguardo dellinsegnamento delle Arti Marziali. u In Oriente (tradizionalmente e nellantichit`): a il Maestro sceglie gli allievi, che gli danno disponibilit` materiale e spia rituale invece che pagarlo; la formazione segue il metodo dellinsegnare senza insegnare: il Maestro mostra la tecnica, ma sta allallievo interiorizzarla, comprenderla appieno e inserirla in un bagaglio personale di conoscenze, e la spiegazione non viene data in dettagli approfonditi ma solo in parte, allo scopo di stimolare lallievo a uno studio particolareggiato. Ci` opera anche una o selezione dei migliori allievi; listruzione dellallievo ` ad ampio spettro e comprende anche losoa, ree ligione e cultura, argomenti questi molto diversi da ci` che comunemente o si intende per allenamento; non esistono limiti di tempo nel corso dellallenamento. Il concetto di corso e di orario non ha senso, lallenamento pu` aver luogo anche o di notte e fuori dal dojo; i gradi e le cinture non hanno importanza. Nella formazione tradizionale antica non esistevano riconoscimenti, n diplomi garantiti da associazioni e o federazioni, divenute necessarie con lespansione delle scuole; per lo stesso motivo, il concetto di esame non ha senso, se non ` inserito e nellopportuno contesto. In Occidente (mediamente): lallievo sceglie la palestra, in molti casi per comodit` di posizione, sota to la spinta dei genitori oppure per lattrazione esercitata dai richiami pubblicitari e dal nome dellinsegnante/palestra;

3 ALCUNE INFORMAZIONI PRELIMINARI.

lallievo paga in denaro e pertanto pretende risultati, sotto forma di gradi (cinture, diplomi) e qualiche, e non sempre ` interessato a sacrie carsi e impegnarsi senza una contropartita evidente (risultati agonistici, titoli tecnici, qualiche nella societ` sportiva); a linsegnante viene considerato tale perch dotato di un titolo riconosciuto e pi` o meno ucialmente, o per il suo curriculum agonistico, piuttosto u che per le capacit` di formatore e di educatore; a la formazione ` spesso informazione, con il classico eetto fastfood e a causa della brevit` del tempo disponibile per la pratica (spesso puraa mente hobbystica); le necessit` extrapratica (gare, dimostrazioni) inuenzano spesso i ritmi a e i carichi di lavoro; il Maestro vede alle volte il suo ruolo ridursi a quello di contenitore di tecniche e forme; per mancanza di tempo e per necessit` diverse, molto spesso ` dicile a e approfondire argomenti pi` o meno importanti; u alle volte, le iniziative delle federazioni peraltro animate da intenti positivi possono avere eetti negativi sulla programmazione e la tipologia dei periodi di allenamento, a causa delle iniziative adottate nel corso degli anni (agonismo, esami ecc. . . ); larte marziale, considerata da molti una moda, viene spesso trattata supercialmente, con il solo intento di crearsi unimmagine di guerriero nei confronti degli altri. In passato sono stati molti i manager a passare alle discipline di combattimento per questa errata concezione dellArte. La pratica nelle palestre italiane non ` immune a queste problematiche, di e dicile gestione. Per un insegnante ` necessario trovare un ponte tra le necessit` della trae a dizione, esigente e complessa ma foriera di un risultato pieno e duraturo, e la visione occidentale, per molti versi siologicamente diversa e peraltro di notevole rilievo. Bisogna, quindi, riuscire a sviluppare un metodo di insegnamento che riesca ad accorpare in s il meglio delle due visioni, a seconda della situazione e del e parco di atleti.

4 OBIETTIVI FONDAMENTALI.

Obiettivi fondamentali.
Il corpo e la mente: nessuno dei due dovrebbe guidare laltro Shinmen Takezou (Miyamoto Musashi), Gorin no Sho

Uno dei principali obiettivi di un Maestro dovrebbe essere loccuparsi di formare in senso globale quanti decidano di seguirne limpostazione, senza per questo trascurare coloro che per qualunque motivo frequentino la palestra senza la stessa dedizione di altri o con interessi, diciamo, pi` leggeri (attivit` u a sica, difesa personale, agonismo. . . ).

4.1

Istruzione: tecnica, tattica, pratica.

Senza dubbio questo ` largomento che per primo salta agli occhi. Un insegnane te di arti marziali `, innanzitutto e soprattutto, istruttore di tecniche e stratee gie di combattimento; egli insegna una disciplina di movimento nalizzata al combattimento. 4.1.1 Attivit` sica e tecnica. Didattica. a

Il suo primo compito ` dunque quello di mantenere la propria competenza e tecnica a livello pi` alto possibile, osservando con onest` e sincerit` le proprie u a a carenze e cercando continuamente di migliorare e limare i limiti della sua pre` parazione. E oltremodo demotivante, per un allievo, rendersi conto che il suo insegnante si lascia andare e non fa quanto ` in suo potere per mantenere la e propria tecnica al livello che gli compete; dicilmente un praticante si sentir` a invogliato a seguire un insegnante cos` poco motivante. Allo stesso modo ` necessario mantenere unecienza sica elevata, oltre e la media ancorch (comunque) commisurata allet` e ai possibili infortuni; un e a Istruttore o un Maestro lavorano principalmente con il proprio corpo, pertanto devono averne cura e rendere conto della loro ecienza sica ai propri allievi. Nellinsegnare, un Maestro cerca di fornire allallievo i mezzi per padroneggiare la tecnica, lasciando peraltro a questi il compito di interiorizzarla e farla completamente sua: questo ` il compito dellallievo, nel quale il Maestro e non pu` sostituirlo. Ecco dunque la validit` del metodo detto insegnare seno a za insegnare: i particolari della tecnica e i mezzi per conseguirla sono dati dal Maestro, il lavoro di approfondimento viene lasciato allallievo, che in studi come questo non pu` comunque pretendere di seguire un approccio o comodo e oltremodo semplicato. La didattica, dunque, ` un parametro fondamentale per la valutazione di e un Maestro: un vero insegnante cerca sempre il metodo migliore per dare a tutti ci` che cercano, nel modo migliore e con la maggiore ecienza possibile. Queo sto discende da uno studio pedagogico preliminare e, successivamente, dallat-

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tenta osservazione degli allievi, dei loro interessi e delle loro caratteristiche psicosiche, nonch dallesperienza dei propri precedenti insegnanti. e Linsegnante deve tenere sempre conto che, per un allievo, ` meglio passare e un anno a cercare un Maestro competente, piuttosto che a seguire un inetto; proprio per questo, sar` bene che linsegnante si assicuri di non trovarsi a a rivestire i panni dellinetto in questione. . . 4.1.2 Nel karate do: lo studio tradizionale e i kata.

In particolare, nello studio del karate do, la pratica del kata deve essere considerata il nucleo fondamentale dal quale non si pu` prescindere. Nelle sue fasi o principali (studio a vuoto, kaisetsu o applicazione dimostrativa e bunkai, ossia lapplicazione a coppie di studi tratti dagli schemi motori e delle metodiche di allenamento che il kata contiene), cos` come negli aspetti pi` profondi e u nascosti dello studio (come i legami con le tecniche del progenitore quan fa cinese), il kata rappresenta il vero ponte tra lo studio formale dello stile che si pratica e lapplicazione libera (tipica del Jiyu kumite e molto diversa dallo Shiai kumite, legato come detto alle regole dellagonismo). Non solo: il kata ` anche lo studio complesso e sfaccettato di una disciplina e sica e mentale, e ancora comporta unanalisi della componente emotiva e psicologica nella pratica. Un esempio particolarmente evidente sono gli enkai kata, forme sviluppate a Okinawa e purtroppo andate perse circa 70 anni or sono, eseguite con il canto e uno specico accompagnamento musicale, che ponevano laccento soprattutto su respirazione e interpretazione emotiva (controllo delle emozioni). Lo studio del kata, per questa ragione e per altre ancora, non nisce mai, e non si limita soltanto alla ricerca della perfezione stilistica: va molto oltre e molto pi` in profondit`. Anche per questo, limitarsi alle versioni da gara u a del kata e a bunkai spettacolari ` quantomeno riduttivo, se non addirittura e dannoso ai ni dello studio completo dellArte. Non sono rari, purtroppo, gli esempi di Atleti anche molto anziani che ritengono i kata archeologia inutile, ne soltanto alle competizioni e al superamento degli esami, dimostrando cos` una perniciosa ignoranza. 4.1.3 Aggiornamenti e approfondimenti.

` E importante che un Maestro si mantenga aggiornato in genere, e in particolare a riguardo della propria disciplina: esistono sempre argomenti non completamente noti, ed ` bene disporre di informazioni sperimentate e dimostrate. e Questo, sicuramente, vale dal punto di vista agonistico, in cui regolamenti e strategie di allenamento e di gara sono soggette a cambiamenti nel tempo e anche a seconda degli Enti e delle Federazioni preposte a stilarli, ma pu` rio guardare anche la possibilit` di conoscere aspetti a volte ignoti della propria a

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stessa arte, tenuti nascosti dalle evoluzioni del passato. La cosa si nota particolarmente nel Karate Do, nel quale molti aspetti dellorigine sinookinawense sono passati in secondo piano in seguito alle decisioni prese dalla JKA nei decenni successivi. Tra gli aspetti in cui ` importante tenersi al passo si pose sono citare le metodiche di allenamento tecnico e il potenziamento sico, lo stretching e cos` via. ` E bene che un Maestro sia a conoscenza dei minimi aggiustamenti necessari per rendere correttamente una tecnica o una combinazione; che ne conosca applicazioni e controindicazioni, validit` (in gara o meno) ed ecienza, nonch a e ecacia reale e applicabilit` a seconda della morfologia e della situazione (uno a contro uno, pi` persone contro una, in ambienti diversi. . . ). u La stessa terminologia, la pronuncia dei nomi e delle tecniche, la loro descrizione, dovrebbero essere oggetto di studio approfondito. Le risorse per lo studio della pronuncia e delle corrette denominazioni, spesso viziate da errori di vario genere (quando non da parole inesistenti nella lingua originale!), sono accessibili a prezzi relativamente ridotti, o addirittura gratuitamente e legalmente, tramite Internet e biblioteche specializzate. Inne, sottolineo lutilit` e anzi la necessit` di intraprendere discussioni e a a ` scambi tecnici con insegnanti di altre discipline. E molto interessante e istruttivo conoscere lapproccio preso da altre arti marziali, spesso anche per scoprire unaltra prospettiva nel vedere la propria stessa disciplina. Le comunanze tra scuole di combattimento diverse sono spesso sorprendenti, ed ` utile poter e colmare le lacune di una con le peculiarit` di unaltra. a Si deve, comunque, considerare come fondamentale larte che si pratica e si insegna, e bisogna insistere nel suo perfezionamento e approfondimento, dando il giusto peso ai contributi esterni a essa. Lobiettivo ` e deve essere sempre e e comunque il perfezionamento globale della tecnica e dellecienza, anche aiutandosi con altre informazioni, senza per questo rischiare di perdere un cammino globale sicuro e ben saldo. Anche per questo, sono molti i Maestri che sconsigliano a un allievo di intraprendere lo studio di altre discipline prima di un tempo pi` o meno lungo. u

4.2

Aspetti psicologici ed emotivi.

Le arti marziali sono un importante percorso psicosico per il miglioramento della persona. Un vero Maestro tratta un praticante come un unico insieme psicosico, aiutando i propri allievi a fare importanti confronti con s stessi e e le proprie paure, i propri traumi, e a liberarsi dai blocchi emotivi e culturali che ne limitano la crescita e la maturazione.

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Questo vale per qualsiasi et` e condizione sociale. Il confronto sico, con se a stessi o con i compagni, ` un banco di prova nel quale dicilmente ` possibile e e mentire, e quasi impossibile ` farlo senza che altri se ne accorgano. e Senza improvvisarsi psicologo, un Maestro deve badare alla corretta formazione del praticante e aiutare ognuno dei propri allievi a studiarsi e correggersi, esaminandosi da tutti i punti di vista. Un primo passo per questo ` aiutare gli allievi a ottenere un corretto radie camento a terra, tramite lo studio delle posizioni codicate e della posizione di guardia libera (Il Maestro Anko Itosu sosteneva: Il karate si pratica con il corpo diritto, i polmoni aperti, le spalle abbassate e i piedi ben piantati a terra): imparando a gestire le tensioni che falsano e rendono problematiche le posture, lallievo prende condenza con il proprio corpo e ne comprende il legame con il terreno, acquisendo maggiore conoscenza di se stesso. Lo studio dei movimenti e degli spostamenti insegna invece a generare lenergia e trasferirla nel bersaglio (kime); in questo modo il praticante comprende ancor meglio il suo legame con la terra, insieme al rapporto con gli altri, grazie alla pratica a coppie o in gruppi. Anche per questo ` bene saper e unire la pratica al vuoto con quella a contatto pi` o meno profondo e intenso u (kote kitai, pratica con scudi e racchette, combattimenti a contatto medio o pieno praticati assieme al lavoro no o lightcontact. . . ). Lo studio della respirazione e lallenamento alla gestione del territorio, lintegrazione tra respiro, movimento e apporto emotivo, unitamente alle complesse strategie di combattimento e alluso delle tecniche in combinazione e in combattimento libero continuato, portano ai livelli successivi del perfezionamento. Inne, lallenamento allassorbimento e alla gestione dei colpi subiti (kime difensivo) consentono al praticante di comprendere sempre meglio i propri limiti (sici e caratteriali) e di capire come superarli. Tutte queste componenti hanno notevole inuenza nella sfera emotiva e personale del praticante, ed ` bene che il Maestro tenga conto dellaspetto emoe tivo della pratica e dellinsegnamento (Miyamoto Musashi parlava in proposito di colpire veramente); un attacco lanciato con il giusto apporto emotivo ` e completamente diverso dallo stesso attacco, lanciato senza la determinazione e lintensit` implicata da una opportuna partecipazione della sfera emotiva. a Daltro canto, un combattimento che veda il praticante cadere in preda allemotivit` ` un sicuro percorso verso la scontta; ` necessario quindi che a e e ogni allievo riesca a vivere correttamente le proprie emozioni, nel dojo come fuori da esso. Per ottenere questi obiettivi, ` di estrema importanza che il Maestro si e disponga allinsegnamento in dettaglio, con attenzione e rivolgendosi a ognuno nel modo pi` adatto. Questo implica, da parte del Maestro, la capacit` di u a ascoltare, non solo con le orecchie, ma anche con losservazione attenta e

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non invadente, le reazioni del singolo allievo, mettendo da parte pregiudizi e conitti caratteriali, ed eventualmente di entrare in un rapporto condenziale con almeno una parte di essi, per poter dar loro il meglio di s e ottenere da e essi il massimo. Un altro passo importante in questo senso ` il tentativo di creare un gruppo e aatato, che comprenda per quanto possibile agonisti e non agonisti, in modo che i praticanti avvertano un senso di accoglienza nellentrare in palestra (dojo, dojang o kwoon che sia); formare quindi un ambiente in cui la collaborazione e un senso di appartenenza permettano agli allievi di apprendere meglio, e allinsegnante di insegnare meglio, in un contesto armonico e stimolante. Sapere che si fa parte di un gruppo di amici, pronti allaiuto e alla considerazione attenta e aettuosa, migliora enormemente linteresse verso la pratica e i risultati ottenuti dallallievo; lo spirito di emulazione tra compagni, potente stimolo allapprendimento, pu` aiutare ogni allievo a sentirsi membro di un o gruppo e non indesiderato, senza quindi lasciarlo frustrato e con la dolorosa sensazione di essere abbandonato nei suoi tentativi di miglioramento. A questo scopo, ` il Maestro stesso a dover per primo mostrare un trattamento equo e e non viziato da conitti caratteriali o personali con gli allievi, o anche da banali antipatie pi` o meno di pelle. u un cenno speciale meritano i bambini e gli adolescenti, sul cui insegnamento si sono gi` scritte pagine e pagine di studi: per essi linsegnamento va a condotto secondo criteri di particolare delicatezza e attenzione, instradandoli soprattutto tramite il gioco creativo alla pratica, alla disciplina e in particolare al rapporto con i compagni. In questo senso sar` importante aiutare i bambini a a capire che larte marziale non ` un complesso di salti, acrobazie, colpi pi` e u o meno segreti e devastanti e urla da supereroe, o un cruento scontro tutti contro uno dal quale uscire vincitori senza problemi; tantomeno un modo per stabilire una sorta di supremazia nei confronti degli altri. Tramite il gioco, la relazione con i compagni e la pratica sica attenta a un corpo in pieno fermento (che sia bambino o adolescente), il Maestro insegner` al piccolo praticante a la coordinazione neuromuscolare, lattenzione e lacutezza mentale, ma anche il rispetto per gli altri, per i compagni e per le autorit` meritevoli, precetti a presenti nel codice donore (Hagakure) dei Samurai. Niente eccessiva durezza, quindi, n la forzatura a instradare i ragazzi o i e bambini verso un tipo esclusivo di carriera marziale (agonistica, di combattimento o altro), ma uno sguardo attento e paziente alla crescita di bambini e ragazzi verso una fase di maggiore maturit`, perch possano divenire adulti a e completi e responsabili senza dimenticare il loro lato pi` innocente e prezioso. u Proprio per questo, e specialmente con i bambini, un Maestro si deve egli stesso impegnare a dimenticare la sua et` e una malintesa dignit` di adulto, a a ideando giochi sempre nuovi e stimolanti, e creando situazioni in cui i bambini possano confrontarsi su un piano di assoluta parit`, e aiutando cos` i piccoli a

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a formare una corretta scala di valori e a ottenere una vera considerazione dellaltro come persona. Simile, e altrettanto delicato, ` il discorso per gli adolescenti, nei quali la e pubert` con i cambiamenti sici e comportamentali che procura pu` a o generare vari tipi di problemi. Il Maestro non pu` comportarsi in maniera o autoritaria senza razionalit` n comprensione, ma deve cercare di conoscere le a e peculiarit` di ognuno di questi allievi allo scopo di aiutarli a prendere coscienza a della trasformazione in atto; in questo modo, un adolescente pu` maturare e o scendere pi` facilmente a patti con una crescita emotiva e sica spesso fonte u di notevoli complicazioni. E ancora, un vero Sensei non pu` emarginare pi` o meno intenzionalo u mente le donne rispetto agli uomini. Se ` vero che, costituzionalmente, il e maschio ` dotato di maggiore forza sica (in media e a parit` di allenamene a to), ` altrettanto vero che questo non costituisce un problema reale. Il Karate e Do e le altre arti marziali dispongono di uninnit` di movimenti e tecniche, a strategie e tattiche, alle volte particolarmente nascoste (Vale la pena qui citare due kata Shotokan, Chinte e Nijushiho, dei quali si dice siano stati sviluppati specicamente per le donne), che rendono questo cammino vantaggioso per qualsiasi praticante che voglia impegnarsi, senza costringere una donna a fare una ridicola parodia di Soldato Jane. Attraverso limpegno sico e mentale, lautoanalisi e il rapporto con compagni e avversari di ambo i sessi, una donna pu` (se vuole davvero) identicare o e mitigare tutti quegli aspetti culturali e falsamente moraleggianti che generalmente le impediscono di esprimersi appieno, e di liberare sentimenti ed emozioni bloccate nellatteggiamento corporeo, esattamente come per gli uomini pu` o essere possibile accettare ed esprimere il loro lato pi` delicato e tenero, senza u lasciarsi condizionare da quelle imposizioni culturali e sociali che tendono ad assegnare ruoli determinati e cristallizzati al maschio e alla femmina; tutto questo viene realizzato sempre e comunque nel tentativo di aiutare se stessi e gli altri a raggiungere una fase di maggiore maturit` e libert` espressiva. a a

4.3

Aspetti relazionali.

Linsegnamento delle arti marziali implica anche la possibilit` di toccare punti a estremamente delicati del corpo e anche dellanimo delle persone. Un Maestro lavora con materiale umano che spesso attraversa o ha attraversato fasi critiche della propria vita; nella mia pluriennale esperienza di praticante, ho personalmente notato che molti atleti hanno subito qualche tipo di trauma emotivo, o hanno problemi relazionali o comportamentali, oppure una visione distorta di se stessi. Altri atleti, i quali non evidenzino questi problemi, non sono comunque da considerare una tabula rasa su cui ` possibile scrivere con leggerezza: il e

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praticante va considerato nella sua interezza, come persona completa in formazione (bambino, adolescente) o formata e quindi pi` o meno matura (adulto), e u pertanto come un intero corpomentespirito da tenere sempre in considerazione, con lattenzione, la sensibilit` e la delicatezza necessaria quando si toccano a le corde dellanimo umano, e allo stesso momento con lautorit` necessaria a a stabilire un rapporto di correttezza e rispetto reciproco. Questo potrebbe contrastare con la superciale immagine di duro che generalmente si associa al concetto di Maestro qui in Occidente; bisogna invece tener presente che un Maestro, secondo il concetto orientale e in unaccezione completa, ` una persona dotata di un grande spirito di misericordia e come prensione e che per questo mette se stesso a disposizione degli altri, aderendo a un ideale di servizio (Samurai). Linsegnante deve dunque fare sempre attenzione nel rapportarsi ai propri allievi. Il Maestro che desideri un certo tipo di condotta nel dojo (e possibilmente fuori da esso) deve per primo osservare la condotta che desidera dagli allievi, cercando un giusto rapporto tra rigore e aabilit`: mantenere un certo a distacco e lautorit` nei confronti dei suoi allievi, ma allo stesso tempo non a essere inutilmente distante da essi. Anzi, tramite il suo comportamento, potr` a far s` che gli allievi stessi lo sentano come un punto di riferimento valido. Allo stesso modo ` molto importante che riesca a trattare gli allievi con la e massima equit`, senza accordare preferenze o lasciarsi prendere da antipatie a personali, che per quanto possano apparire comprensibili sono decisamente da rifuggire. Le persone percepiscono facilmente le dierenze di approccio e di atteggiamento, e conseguentemente possono farsi unopinione negativa dellinsegnante, o addirittura rimanerne feriti; ` bene che il Maestro cerchi e sempre lapproccio pi` corretto e responsabile verso i propri allievi, osservando u con onest` il suo comportamento con essi prima ancora di quello degli allievi a tra di loro. Ancora una volta questo vuol dire ascoltare e sentire, un ascolto che stavolta viene riferito a se stessi anzich agli altri. e La necessit` di un corretto rapporto con gli allievi ` molto importante per a e mantenere il rispetto reciproco, stimolare lapprendimento, creare un giusto legame tra gli allievi e tra questi e il Maestro: anche per questo, il Maestro ha per primo la responsabilit` della migliore condotta nel dojo. Una volta fatto a ci`, con il tempo saranno gli allievi storici a fare essi stessi da appoggio e o sostegno al Maestro, in unottica di scambio mutuo e solidariet` (Jita Kyoei: a amicizia e mutua prosperit`) che Maestri fondatori come Gichin Funakoshi e a Jigoro Kano hanno sempre cercato di porre come primo obiettivo della loro arte, e che ` il nucleo fondamentale dellAikido di Soke Morihei Ueshiba. e

4 OBIETTIVI FONDAMENTALI. 4.3.1 Sulla questione morale.

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` E senza dubbio importante laspetto morale della pratica dellarte marziale. Uno degli asserti del nijukkyu di Gichin Funakoshi `: Il Karate ` il complee e tamento della giustizia, frase che chiarisce bene quanto fosse importante per questi lattenzione alla giustizia e a una condotta morale retta e giusta. Anche per questo ` necessario che linsegnante si ponga come esempio. e Questo signica che egli deve tenere sotto attento esame la propria condotta morale, e che dovrebbe (deve), con onest` e sincera umilt`, accettare i propri a a difetti e non nasconderli, ngendo cos` di fronte agli allievi di essere una sorta di perfetta guida spirituale e morale. Seguendo precetti provenienti da molto pensiero losoco (di varie origini: greco antico, taoista, religioso o altro), ` di grande importanza che il Maestro e osservi le proprie pecche morali e cerchi di correggerle, senza nasconderle o ngere di non esserne aetto. Lipocrisia ` un serio vizio della natura umana, perdipi` dicile da mae u scherare a lungo, cos` come linvidia e la superbia, difetti gravi della condotta morale e che impediscono di creare un buon rapporto con i propri allievi. Pertanto, linsegnante che voglia meritare il titolo di Maestro deve sempre essere allerta su se stesso prima ancora che sui propri allievi, per correggere le sue mancanze e i suoi difetti e migliorare la propria condotta. Anche questo collima con il principale obiettivo dellarte marziale, cos` come dovrebbe essere: migliorare la persona globalmente, nel sico, nella mente e nellanimo. Nel rapporto con i propri allievi, i quali possono attraversare problemi contingenti o di lunga durata, ` molto importante mantenere un atteggiamento ate tento e sinceramente dedito a essi: uscendo dallambito del puro insegnamento tecnicotattico, il Maestro, con il suo comportamento corretto e la tranquillit` a che emana da una eettiva maturit`, pu` venire visto come un valido sostegno a o per gli allievi che stiano attraversando qualche situazione critica. Anche per questo ` bene che il Maestro non nga di essere una persona lontana e inarrie vabile, ma piuttosto metta da parte ogni tentazione di presunzione o superbia, e che con estrema attenzione misuri le parole e il tono dei suoi discorsi, senza lasciarsi andare a pareri, opinioni o giudizi azzardati e malaccorti. Anche nel rapporto con i propri colleghi, lonest` di un Maestro si nota a nellatteggiamento sinceramente modesto, gentile e servizievole, ma non servile n ipocrita, e nella onesta considerazione delle qualit` e dei difetti di ognuno e a e di ogni situazione, senza avanzare giudizi presuntuosi e immaturi. Questo permette al Maestro di non assumere una posizione di torto rispetto a compagni e colleghi, e di poter con loro in qualsiasi situazione intrattenere relazioni comunque vantaggiose da tutti i punti di vista e per tutti. Allo stesso modo, se incorre in un errore, un insegnante maturo e responsabile sa ammetterlo, e nello stesso tempo accettare la responsabilit` di riparare a

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a tale errore, muovendosi per primo a chiarire ogni cosa senza accampare scuse pi` o meno plausibili, anzi scusandosi per primo per quanto possa essere fonte u per lui di imbarazzo presso coloro che possano essere oesi da tale errore. Lonest`, un valore molto dicile da curare, richiede estrema attenzione e a pensiero critico, e un costante interrogarsi sulla correttezza delle proprie azioni e dei propri pensieri. Il vero Sensei ` sempre allerta prima su se stesso, poi e sugli altri.

5 CONCLUSIONI.

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Conclusioni.
Non ` larte che fa luomo, ma luomo che fa larte e Soke Gichin Funakoshi

Il termine Sensei non indica semplicemente un insegnante, quanto qualcuno dotato, per et` ed esperienza, di una vera autorit` e di una profonda a a conoscenza ad ampio spettro. Conoscenza non semplicemente intesa come bagaglio tecnico, ma anche e soprattutto (in unaccezione, se vogliamo, losoca del termine) conoscenza della nobilt` e della miseria della persona umana, a delle sue pecche e delle sue potenzialit` come complesso sico e spirituale. a Ottenere la qualica di Maestro ` quindi solo un passo verso un cammino e estremamente complesso e irto di dicolt` e responsabilit`. Il Maestro non pu` a a o limitarsi a insegnare tecniche, strategie e regole: deve cercare una formazione a tutto tondo degli allievi che vogliano ascoltarlo, e questo impone che egli per primo sia sotto costante autocontrollo. Senza imporsi rigidamente un atteggiamento forzato e precostituito di inarrivabilit`, una maschera di perfezione, o peggio comportarsi in maniera a ipocrita, predicando ci` che per primo non riesce a (o non intende) seguire, il o Maestro deve essere conscio di avere dei doveri molto profondi e un compito importante nei confronti dei propri allievi; per questo motivo, deve studiarsi ancor pi` a fondo di quanto abbia fatto no a quel momento, cercando in ogni u momento della sua esistenza di ottenere quellintegrazione tra mente, corpo e spirito che dovrebbe essere lobiettivo nale nei confronti dei propri allievi. Divenire un punto di riferimento per i suoi praticanti signica, ogni giorno, confrontarsi con le proprie meschinit` e i propri difetti, tecnici, caratteriaa li e spirituali, e senza inutilmente autocommiserarsi (tantomeno accampare futili giusticazioni) provvedere immediatamente a cercare di correggerli, o comunque a mantenere sempre alta lattenzione sul proprio comportamento. Questo comporta un atteggiamento di fondamentale umilt` e modestia, a assieme allonesta, a volte spietata, osservazione di se stesso. Il vero Maestro si prende seriamente cura dei propri allievi, ciascuno secondo le proprie possibilit` e inclinazioni; non li giudica, tantomeno li deride o li a ridicolizza, ma tenta sempre di porsi come aiuto, mantenendo comunque una giusta scala di valori e di ruoli, in un rapporto corretto maestroallievo che, senza lasciare spazio a una futile e malintesa complicit`, consenta piuttosto a una relazione corretta, rispettosa e di stimolo per entrambi. In questo senso, latteggiamento di modestia e umilt` devessere mediaa to dalla conoscenza sincera non solo dei propri difetti, ma anche dei propri pregi e delle proprie eettive qualit` umane migliori: la disponibilit` allascola a to, laccoglienza e la riservatezza, la temperanza e lautocontrollo, tutte doti

5 CONCLUSIONI.

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dellanimo che le Arti Marziali possono aiutare a sviluppare e rendere pilastri di unintera esistenza. Il cammino della maestria ` disseminato di dicolt`, ma proprio per questo e a ` fonte di preziose conoscenze e destinato a durare tutta una vita. e

5 CONCLUSIONI.

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Bibliograa.
Rosa Maria Distefano: Psiche Marziale - arti del combattimento per la crescita psicosica, Ed. Mediterranee. Tomas Kurz: Stretch yourself, edizioni Stadion Publishing (http://www.stadion.com). Werner Lind: I Kata classici - Nellinsegnamento dei grandi maestri, Ed. Mediterranee. Kiyoshi Arakaki: La potenza segreta del karate di Okinawa - Principi e tecniche delle origini, Ed. Mediterranee. Dario Zaccagnini: Larte della mano vuota - dal cucciolo allUomo. Tesi di laurea. Gianni Tucci: Karate katas Shotokan - da cintura bianca a cintura nera, Ed. Sperling & Kupfer. Gichin Funakoshi: Karate do Kyohan, Ed. Mediterranee. Masatoshi Nakayama: Karate, Oscar guide, Ed. Mondadori. Masatoshi Nakayama: Super Karate - Kumite, voll. 3 e 4, Ed. Mediterranee. Maria Luisa Carbone: Vox Arcana - teoria e pratica della voce. Ed. Rugginenti. Lao Tse: Tao te Ching - il libro della Via e della Virt`. Ed. Baldini u Castoldi Dalai. Cheng Man Ching: Tredici saggi sul Tai Chi Chuan, Ed. Feltrinelli.

5 CONCLUSIONI. Ringraziamenti.

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Nel completare questa tesi, mi corre lobbligo di ringraziare alcune persone che hanno contribuito alla mia formazione marziale e personale. Ringrazio anzitutto il mio Maestro Gianni Tucci, che in molti momenti mi ` stato di grande aiuto da vari punti di vista, orendomi la sua esperienza e la e sua competenza in tante situazioni. Allo stesso modo, e per gli stessi motivi, ringrazio il Maestro Massimo Serani, che ha cercato sempre di essere presente nella vita dei suoi compagni e di contribuire a formare un compatto gruppo di praticanti che fossero innanzitutto amici allinterno del dojo; ringrazio inne il Maestro Alessandro Fasulo, sempre disponibile ed entusiasta nel suo tramandare larte del Karate, insieme al suo sta tecnico. I miei ringraziamenti vanno anche alle persone che hanno voluto ricevere da me aiuto tecnico e personale, durante i periodi di gara come di esame, e aldil` a di questi: ringrazio in particolar modo Alessandra Bellantoni, che ha sempre ascoltato con atteggiamento critico ogni mia aermazione, portandomi cos` ad approfondire molti aspetti tecnici e non della pratica del Karate do e del Taiji Quan; assieme a lei ringrazio qui tutti coloro che hanno voluto onorarmi, chiedendomi di aiutarli nella preparazione per esami, gare e in generale hanno voluto lavorare con me. Ringrazio altres i compagni e gli amici (presenti e passati) di allenamento del dojo che frequento, assieme a tutti coloro che ho conosciuto nella pratica marziale; i colleghi dei corsi, gli amici marzialisti del gruppo I.S.A.M. e i Maestri che ho incontrato nora, grazie ai quali la mia formazione ` arrivata e ai livelli attuali per quanto da migliorare.
Gli altri si ribellano, io sono immobile Trascinati dai loro desideri, io sono immobile Udendo le parole dei saggi, io sono immobile Mi muovo solo a modo mio Lu Yu, poesia al pensiero di Bodidharma

Mentore Siesto Finito il 28 giugno 2007