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La tentazione del filosofo-pilota del nazismo L'ADESIONE AL REGIME DI HITLER, DURANTE IL RETTORATO A FRIBURGO, SEGNA E TORMENTA LA SUA VITA, UN ERRORE CHE NON SMISE DI RICONOSCERE E GIUSTIFICARE, MA CHE NON FU CASUALE: VOLEVA RICONDURRE LA POLITICA A UNA SUPERIORE FINALITA' SPIRITUALE
Pubblicazione: [11-03-2006, TUTTOLIBRI, NAZIONALE, pag.12] - [11-03-2006, TUTTOLIBRI, TORINO, pag.12] Sezione: TUTTOLIBRI Autore: VERCELLONE FEDERICO Federico Vercellone COSI' scriveva Martin Heidegger il 17 maggio 1933, rivolgendosi a studenti e a docenti, dopo aver ascoltato per radio un discorso del Fuhrer: <<Il Cancelliere del Reich, il nostro grande Fuhrer, ha parlato. Le altre nazioni, gli altri popoli devono ora decidere. Noi stessi siamo decisi. Siamo decisi a percorrere il duro cammino della nostra storia, richiesto dall'onore della nazione e dalla grandezza del popolo. Ancora una volta: ogni lavoro del semestre, per piccolo o grande che sia, sta sotto questo segno: disponibilita' e cameratismo. Al nostro grande Fuhrer Adolf Hitler un tedesco Sieg Heil>>. Non e' detto che un pensiero debba essere intimamente congiunto alla vicenda biografica di un pensatore, ma quando cio' avviene non di rado gli esiti sono molto inquietanti.La decisione cui Heidegger si sente chiamato e', quantomeno, tra le piu' temerarie e foriera di sviluppi sanguinari. Il confine che divide il versante sublime della questione insita nella continuita' tra il pensiero e la vita, quello, per intenderci, che s'incarna nella testimonianza e quello perverso, che si esprime nel fanatismo, puo' talora farsi molto esile e incerto. Ci rammenta tutto questo il volume che raccoglie una vasta messe di scritti e lettere di Heidegger pubblicato da Il Melangolo, Discorsi e altre testimonianze del cammino di una vita 1910-1976. Le testimonianze, ricchissime, biografiche e intellettuali affidate a questo volume che spazia su quasi settant'anni, non concernono tutte e neppure per la maggior parte, l'epoca incriminata del Rettorato a Friburgo. Resta tuttavia che l'adesione di Heidegger al nazionalsocialismo segna e tormenta la sua vita forse quanto nessun altro evento. Si potrebbe dire che dal 1934 sino al termine dei suoi anni Heidegger non smetta di doversi giustificare di un passo tanto improvvido - successivamente anche ai suoi stessi occhi - ma anche tutt'altro che casuale. Da allora Copyright (C) Editrice La Stampa - quest'opera rilasciata sotto licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 2.5 Italia. Clicca qui per saperne di pi.

Per informazioni: sito web: http://archivio.lastampa.it email: archivio@lastampa.it in poi Heidegger deve riconoscere un errore, ed e' costretto a farlo dinanzi a se stesso e agli altri: colleghi, allievi, autorita' politiche. Con questo passo la sua vita viene attraversata da un segno negativo che non consente atti di resipiscenza o perdono. Ma che cosa e' davvero avvenuto? Quantomeno dal punto di vista strettamente filosofico? E'accaduto che Heidegger ha riesumato l'antica figura, gia' platonica, del filosofo-re e che abbia voluto adattarla alla nuova realta' politica rappresentata dal nazionalsocialismo. Il pensiero e' cosi' ora rivolto a prendersi cura di quanto e' piu' concreto, come gia' era avvenuto- fatti tutti i debiti e immensi distinguo- a Platone con la Repubblica. Si riaffaccia l'immagine del filosofo-pilota che vuole guidare gli eventi storico-politici e ricondurli alla propria superiore finalita'. Heidegger non si stanca di riaffermare che proprio questo e' stato il suo intento nei confronti del nazionalsocialismo. E che, per altro, proprio questo e' stato il suo fallimento, quello di non essere riuscito a ricondurre la politica nazionalsocialista a una superiore finalita' spirituale. Piu' volte Heidegger torna su questo punto, e lo sostiene in particolare nella famosa conferenza l'Autoaffermazione dell'universita' tedesca, nella quale affiorano le ambigue esigenze spirituali di cui si diceva, in particolare la necessita' di superare la lacerazione del presente in una nuova totalita' spirituale. Tutto, in quest'ottica, deve tenersi insieme, rendersi coerente con una superiore finalita': l'universita', la scienza, la storia, il destino medesimo del popolo tedesco. <<Accettare l'ufficio di Rettore - dice Heidegger - significa assumersi e far proprio il compito di guida spirituale di questa scuola di studi superiori. La comunita' dei professori e degli studenti che si pone al suo seguito, cresce e si rafforza solo sulla base di un verace e comune radicamento nell'essenza dell'universita' tedesca. Ma questa essenza acquista anzitutto chiarezza, valore e forza solo se prima di ogni altra cosa e in ogni momento coloro che sono alla guida, sono essi stessi guidati - guidati dalla inesorabilita' di quella missione spirituale che obbliga e incalza il destino del popolo tedesco a forgiare la propria storia>>. Che dire di tutto questo dal punto di vista filosofico? Si tratta di una caduta? Certo il pensiero heideggeriano e' cosi' pervenuto a quello che potrebbe definirsi il suo punto piu' basso. Ma, al tempo stesso, esso e' rimasto irretito in una grande tentazione che non riguarda solo Heidegger ma coinvolge a piu' riprese la vicenda filosofica. Quella di farsi guida speculativa dell'accadere reale. Anche i tonfi nelle zone piu' infime non restano cosi' senza significato, ed e' necessario guardare nei baratri che sono andati spalancandosi nel corso del cammino, nonostante ogni ripugnanza a gettare lo sguardo fin laggiu'. Anche a questo proposito, nonostante Copyright (C) Editrice La Stampa - quest'opera rilasciata sotto licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 2.5 Italia. Clicca qui per saperne di pi.

Per informazioni: sito web: http://archivio.lastampa.it email: archivio@lastampa.it tutto, abbiamo imparato da Heidegger e dagli sviluppi della sua opera che hanno poi trovato approdo su territori ben piu' fruttuosi.

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