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la Repubblica

DOMENICA 10 MARZO 2013

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R CULT

ILMUSEO DEL MONDO


MELANIA MAZZUCCO
FOTO DI BASSO CANNARSA

LARTISTA

Antonio Allegri detto il Correggio (14891534). Trascorre quasi tutta la sua vita in Emilia. Lavora molto come decoratore a Parma La sua pittura di invenzioni fuori dagli schemi rinnova la lezione di Mantegna ed tra gli esiti pi originali del 500

M
i sono sempre chiesta se la distinzione fra pornografia ed erotismo non sia un comodo pretesto dei benpensanti per separare ci che disturba da ci che attrae, e dunque ci che viene rifiutato da ci che viene invece consentito. Al tempo in cui questo quadro venne dipinto, per, le parole (e gli aggettivi correlati), segnavano generi e confini precisi. Pornografico era ci che suscita fantasie sessuali e procura piacere, e perci mostra; erotico ci che lascia immaginare il piacere, e perci allude. Pornografiche erano le stampe dei Modidi Marcantonio Raimondi da Giulio Romano, con le loro scene esplicite e organi genitali in bella vista. Erotici i quadri di Giorgione, Tiziano, Raffaello, con sensuali femmine nude immerse nella natura o a letto, che si limitavano a suggerire allosservatore (per lo pi re, principe o ricco banchiere) amplessi fantasiosi e appaganti. La mitologia classica offriva in proposito uno sconfinato repertorio. Queste opere erotiche desunte dalla letteratura si chiamavano poesie. Tutte le poesie erotiche dipinte per i potenti del mondo hanno mantenuto intatta la loro capacit di seduzione. Ma la pi audace, e la pi erotica di tutte, lha dipinta Antonio Allegri, detto il Correggio. Vissuto prevalentemente nella Pianura padana, in una cittadina che contava nemmeno 15mila abitanti (Parma), e non vantava n un re n un papa e nemmeno una piccola corte, sempre rimasto escluso dal canone del Cinquecento che allinea Leonardo, Raffaello, Michelangelo e Tiziano. Doveva molto a tutti e quattro, ma non gli fu inferiore. Il quadro in questione si intitola Giove e Io. rimasta una congettura senza prove documentarie quella che il committente fosse Federico II Gonzaga, duca di Mantova. lipotesi pi verosimile, comunque, perch Federico, appassionato di donne, di cavalli e di armi, aveva commissionato al Correggio altre poesie di analogo soggetto, che intendeva regalare allimpera-

Lattimo pi erotico della pittura italiana colto da Correggio


tore Carlo V, e inoltre si identificava con Giove (tanto da farsi dipingere a Palazzo Te in quel ruolo, ma non in quei panni, in quanto si volle mostrare nudo). Intorno al 1530, Correggio era reduce dallimpresa degli affreschi della cupola del Duomo di Parma: un capolavoro che in seguito gli sarebbe stato copiato da tutti i pittori barocchi italiani ed europei, ma che in quel momento come se fosse in anticipo di un secolo sul gusto aveva suscitato rumorosi dissensi. Gli amori di Giove vennero a risollevarlo da un comprensibile sconforto. La fonte letteraria erano le Metamorfosi di Ovidio, per secoli la Bibbia amorosa dellOccidente. Ma lepisodio di Giove e Io dovette deludere Correggio: il dio concupisce la solita fanciulla ritrosa, che gli sfugge nascondendosi nei boschi. Poi nasconde la terra in una nebbia scura (o nuvola) e, approfittando del buio, la possiede. Correggio per ha un colpo di genio. Scardina il testo con un procedimento retorico proprio della letteratura pi che dellarte: la metonimia. Leffetto viene espresso dalla causa: la nuvola non pi il mezzo di cui si serve il dio per possedere la donna, ma il dio stesso. Nel suo quadro, Giove una nuvola. Dipingere le nuvole (e la nebbia), come dipingere laria, o la luce. Per un pittore, la sfida tecnicamente pi stimolante. Cosa sono, infatti, le nuvole? N natura n corpo. Si possono forse toccare? Correggio accetta la sfida e la vince: dipinge una vera nuvola, evanescente, eppure di una consistenza quasi materica. Plumbea, minacciosa, gonfia di pioggia, incombe su un paesaggio autunnale, un bosco di querce su cui cala loscurit. Ma fa di pi: la umanizza, le d un volto, sfumato, fantasmatico, appena visibile, che emerge dalla nuvola stessa per baciare Io; le d perfino un braccio. Non si potrebbe definire altrimenti la zampa grigio-azzurra fatta dombra e di nebbia che attira a s la donna. Il secondo colpo di genio la scelta dellistante. Un quadro infatti pu cogliere una frazione sola, del tempo di una storia. Correggio sceglie lattimo del bacio anzi, quello in cui, col bacio, il principio maschile penetra la donna e le procura lorgasmo. Mi riesce difficile ricordare in tutta la storia dellarte occidentale un amplesso pi esplicito e pi spregiudicato di questo. La donna infatti non la solita vittima fuggiasca: partecipa attivamente. Io, magnificamente nuda, seduta su un bianco lenzuolo di seta, a sua volta posato su una roccia soffice di muschio, sul limitare di uno specchio dacqua (in basso a destra si riconoscono la testa di un cervo e una simbolica anfora). Girata di spalle, ci offre la schiena stupenda, le natiche, le gambe, le braccia. La sua carne perlacea dipinta con tale perizia da sembrare vera. Ma i suoi muscoli sono in tensione. La schiena sinarca, come sotto il peso di un altro corpo, il piede simpunta, la mano sinistra preme la zampa-nuvola contro di s; la gamba destra si divarica per accoglierlo, la testa si rovescia allindietro, le labbra si schiudono, come emettendo un gemito. Correggio mor poco dopo, relativamente giovane. Era il 1534. Il fortunato proprietario teneva probabilmente Giove e Io in camera da letto. Se era davvero Federico II, non lo god a lungo: malato di sifilide, mor nel 1540, dopo aver dovuto lasciare la sua amante Isabella Boschetti per sposare Margherita Paleologa e generare eredi legittimi allo Stato. Il quadro emigr allestero. Anche lo spensierato erotismo di Correggio lasci lItalia. Col tempo, a forza di denunce e tribunali, ai pittori italiani fu sottratta la pornografia, e lerotismo si rifugi nel sacro (le torbide Maddalene). Agli italiani che non erano pittori furono lasciate le briciole: il sesso boccaccesco, licenzioso e scurrile. Il sesso poteva solo muovere al riso. Nessun artista ha pi saputo (o potuto) cogliere con altrettanta spudorata libert il momento pi scandaloso di tutti: il piacere di una donna.
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Correggio: Giove e Io (1531 ca) Olio su tela, Vienna Kunsthistorisc hes Museum