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GEOGRAFIA dello SVILUPPO

SVILUPPO DEL TERRITORIO: CONCETTI E TEORIE (PARTE I )



Dott.ssa Clarissa Ruggieri


1. I sistemi regionali tra crescita e sviluppo.

1.1 Levoluzione del concetto di regione.
1.2 La struttura del sistema regionale.
1.3 La dinamica del sistema regionale.
1.4 Le relazioni di evoluzione sistemica.



2. Modelli e Teorie dello sviluppo: indicatori e criteri di classificazione dei
paesi (parte I)

2.1 Lo sviluppo come crescita e modernizzazione.
Il modello di crescita di Harrod-Domar.
La teoria dello sviluppo equilibrato ed il modello dello sviluppo lineare
di Rostow.
La trappola del sottosviluppo e il Diagramma di Fourasti.

2.2Sviluppo e commercio internazionale.
Modello row material oriented.
Modello della sostituzione delle importazioni.
Modello export oriented: esportazioni manifatturiere e DIL.
La teoria della dipendenza: centro, semiperiferia, periferia.
Lo scambio ineguale ed il peggioramento della ragione di scambio.


Riferimenti Bibliografici

Celant A. (1988), Nuova citt nuova campagna, Patron, Bologna,1988.
Huggett R., Analisi dei sistemi e spazio geografico, a cura di Celant A., coll. Geografia
e Societ, FrancoAngeli, Milano 1983.
Minvielle E. e Saviah S.A., LAnalyse statistique et spatiale, Editions du temps, Nantes,
2003.
Pomfret M. (1995), Percorsi diversi per lo sviluppo economico, Il Mulino, Bologna.
Racine J.B. e Raymond H., LAnalyse quantitative en gographie, PUF, 1973.
Todaro R., Economic Development, Seventh Edition, Addison Wesely, Reading (MA),
2000.
Vallega A. (1995), La regione, sistema territoriale sostenibile, Mursia, Torino.

Approfondimenti
Dos Santos, 1970, The structure of dependency, in American Economic Review n. 260
(231-236).
Nelson, 1956, A theory of the low equilibrium trap in underdeveloped countries, in
American Economic Review n. 46 (894 - 908)
Rosestein-Roden, 1961, Notes on the theory of the Big Push, in Economic
Development for Latin America, a cura di H.S. Ellis, London, McMillan.
Rostw, 190, The stages of economic growth, Cambridge University Press, Cambridge.






1. I SISTEMI REGIONALI TRA CRESCITA E SVILUPPO.

Gli argomento che verranno tratti in questo corso di Geografia dello Sviluppo si
collocano nellambito del paradigma del sistema generale: in tale contesto i
concetti di sistema regionale e di crescita e sviluppo dello stesso assumo significati
ben precisi, come emerge nei paragrafi che seguono.
Un paradigma pu definirsi come linsieme delle intuizioni, delle deduzioni, dei
convincimenti e dei valori che, innovando lo spettro tradizionale della ricerca
scientifica, ne provocano una rivoluzione. Pi semplicemente il paradigma coincide con
il modo di vedere la realt, il quale alberga nella mente del ricercatore in una data
epoca e che, qualora venga sottoposto con successo alla confutazione, lascia il posto
ad un altro paradigma, il quale impone una svolta al pensiero scientifico.
Il paradigma scientifico del sistema generale il pi adatto a concepire la regione
in termini coerenti con lobiettivo dello sviluppo sostenibile. Superando i precedenti
approcci paradigmatici (meccanica razionale, termodinamica, strutturalismo), il
sistema generale individua un nuovo concetto di regione, che, andando al di l della
regione naturale, umanizzata, polarizzata , si identifica con un sistema aperto.


Evoluzione storica dei Paradigmi e dei relativi concetti di Regione

Periodo storico Paradigma
generale
Paradigma
disciplinare
geografico

Concetto di
regione
Periodo mercantile
(fino a fine1700)
Meccanica
razionale
Determinismo Regione naturale
Periodo
paleoindustriale
(dalla fine del 1700
a inizio 1900)
Meccanica
razionale
Determinismo Regione naturale
Periodo
neoindustriale
decollo
(prima met 1900)
Termodinamica Possibilismo Regione
umanizzata
Periodo
neoindustriale
maturit
(fino al 1970)
Strutturalismo Funzionalismo Regione
polarizzata
Stadio
transindustriale
decollo
(1970-inizio 2000)
Sistema
generale
indefinibile Regione sistema
aperto
Fonte: Vallega, 1995

1.1. L'evoluzione del concetto di regione

Il concetto di regione, sebbene intuitivamente semplice, stato oggetto di un
serrato dibattito, che ne ha progressivamente messo in luce le caratteristiche
intrinseche.
A grandi linee, semplificando di molto il processo evolutivo del pensiero geografico
sulla questione, si pu dire che si passato da un concetto di regione-area ad un
concetto di regione-organismo.
Lidea di regione-area parte dal presupposto che il territorio, a seconda dei luoghi,
assuma aspetti differenti, dipendenti sia dalla configurazione fisica, sia dalla
presenxa umana e dalluso delle risorse naturali. Di conseguenza possibile
suddividere lo spazio terrestre in aree, relativamente omogenee, in funzione di
determinati elementi fisici o umani. Queste aree sono tout court "regioni. In
particolare, in funzione del numero di elementi presi in considerazione, si
distinguonop tre tipi di regioni:

a) regione elementare o semplice, individuata in funzione di un solo fattore
regionalizzante (regioni botaniche, regioni climatiche, regioni etniche, ecc.)
b) regione complessa, indiviata in base ad un certo numero di fattori tra loro
combinati (regioni turistiche, regioni agricole, ecc.)
c) regione integrale, individuata in base alla globalit degli elementi del territorio.

Tale tipologia di regioni discende direttamente da una specifica importazione della
geografia, intesa come scienza della differenziazione del territorio, prevalsa fin
dallinizio del 1900. In tale contesto, la regione altro non se non unarea
specificamente individuata in base alla presenza/assenza o maggiore/minore
intensit di determinati elementi scelti a monte del processo di regionalizzazione.



Fig. 1 - I concetti di rerione-area e regione-organismo
Fonte: Vallega, 1995

Lidea di regione-organismo antitetica rispetto a quella appena esaminata. Si
parte infatti dalla relazione stabilita da un gruppo umano con il suo territorio di
riferimento, per definire la regione come quel tratto di territorio in cui le relazioni
sono cos intense, organizzate e coese da far ritenere che le due componenti, umana
e naturale, formino una specie di organismo. Questo il motivo per cui si formano e
si evolvono le regioni, in un processo in cui il territorio si organizza su base
regionale. Inteso in questa seconda accezione, la regionalizzazione concepita non
come la procedura mediante la quale un territorio viene suddiviso in aree, ma come
il porcesso mediante il quale si formano e si evolvono le regioni. Il concetto di
regione-organismo ha trovato espressione anchesso in una triplice tipologia di
regioni, a seconda del criterio di individuazione del processo di formazione ed
evoluzione:

d) Regione umanizzata , intesa come uno spazio in cui una comunit vive umana,
dotata di un apropria cultura (genere di vita), organizza un territorio,
costituito da uno o pi ambienti fisici contigui.
e) Regione sistemica, inteso come un insieme di elementi fisici ed umani
interagenti, mossi da un medesimo processo.
f) Regione sostenibile, intesa come un sistema territoriale orientato verso
lobiettivo canonico dello sviluppo sostenibile, un obiettivo compatibile ovvero
con i requisiti (identificati dalla Nazioni Unite, Conferenza di Rio del 1992)
dellequit sociale, della viabilit economica e della integrit ambientale.


Regione Area
Regione Organismo
Regione Elementare Regione Complessa Regione Integrale
Regione Umanizzata Regione Sistemica Regione Sostenibile
1.2 La struttura del sistema regionale.

Il concetto di regione-organismo alla base della formalizzazione della regione
sistemica, regione intesa come "sistema bimodulare complesso. Tale
formalizzazione discende dallapplicazione della teria del sistema generale (general
system theory) al territorio.
Un sistema pu essere definito come un insieme di parti correlate, mosse da un
processo.
La teoria del sistema generale infatti spiega la realt come:

qualche cosa (non importa che cosa, purch si possa identificare)
che allinterno di qualche cosa (ambiente)
in vista di qualche cosa (scopo)
compie qualche cosa (funzionamento)
per mezzo di qualche cosa (struttura stabile)
che si trasforma nel tempo.

In sostanza la realt viene immaginata come un aggregato di oggetti, che si
evolvono in un ambiente, vanno incontro a trasformazioni e si dirigono verso un
obiettivo. Si noti come lambiente esterno, il cambiamento e lobiettivo siano tutti
elementi assenti dalle precedenti impostazioni scientifiche. Sempre sulla base del
teoria del sistema generale, inoltre, ogni sistema scomponibile in una pluralit di
sub-sistemi, aventi le medesime propriet del sistema, i quali sono interessati da
processi specifici ed allo stesso tempo partecipano al processo globale.
In tale ottica il territorio, in quanto sistema, visto in base alla sua
organizzazione ed ai processi attraverso cui lorganizzazione si esprime, lambiente
esterno con cui interagisce e lobiettivo che persegue.
La regione sistemica dunque come un sistema territoriale bimodulare (figura
2), costituita da un substrato, che corrisponde allinsieme delle condizioni ambientali,
e da un gruppo umano, cio la comunit che si insedia sul territorio regionale,
reagendo col substrato e, cos facendo, generando un organismo regionale. Tradotta
in termini sistemici, la regione il prodotto dellinterazione tra una comunit umana
e uno o pi ecosistemi contigui. Pu accadere che un ecosistema (come ad esempio
la macchia mediterranea) sia occupato da pi comunit umane che interagiscono con
esso, dando luogo a pi regioni. Oppure pu accadere che una comunit umana si
organizzi facendo perno su due o pi ecosistemi (ad esempio occupando un fiume e
la costa ove esso sfocia). La regione sistemica inoltre allo stesso tempo subsistema
di un sistema pi ampio, ed essa stessa a sua volta scomponibile in subsistemi.
Tra le propriet principali della regione sistemica figurano:
- lapertura: il sistema realizza degli scambi con il suo ambiente esterno;
inoltre il sistema costituito da una pluralit di sottosistemi, che
interagiscono tra di loro e con il sistema cui appartengono; le componenti di
un sistema agrario sono dunque interattive nellambito del sistema agrario e,
contemporaneamente, interagiscono nellambito di altri sistemi.
- la non-sommativit: un sistema non pu essere fatto coincidere con la
somma dei suoi elementi
- retroazione e circolarit (feedback): ogni elemento genera una serie di altri
eventi che si ripercuotono sulla componente che ha prodotto levento
originario. Come visto in precedenza, a seconda dei casi, la retroazione
tende a:
- stabilizzare il sistema
- generare scostamenti crescenti rispetto alla situazione di equilibrio,
fino a determinare la distruzione o la completa trasformazione del
sistema.

La comprensione delle modalit attraverso le quali la comunit interagisce con il o gli
ecosistemi costituisce un punto fermo dellanalisi regionale, della quale si tratter nei
paragrafi che seguono.


Fig. 2 - La Regione, sistema bimodulare complesso



1.3 La dinamica del sistema regionale.

La maggior parte dei sistemi dinteresse geografico dinamica: il loro stato muta
nel tempo.
Il processo regionale pu essere inteso come linsieme dei cambiamenti cui va
soggetta lorganizzazione del sistema regionale nel corso del tempo, in risposta ad
impulsi provenienti prima di tutto dallambiente esterno. Ci non vuol dire che il
sistema regionale sia determinato dallambiente esterno in maniera unidirezionale.
Piuttosto, come si accennava precedentemente, la regione interagisce con
questultimo attraverso circuiti di retroazione o feedback: evolvendosi la regione
instaura relazioni con lambiente esterno e, nello stesso tempo, ne riceve gli impulsi;
questi ultimi producono un effetto specificamente legato alle caratteristiche del
sistema regionale, il quale reagisce producendo a sua volta un impulso diretto verso
di s e verso lesterno.
Una descrizione semplificata delle modalit di azione delle catene di retroazione
data dalla dinamica evolutiva di un sistema composto da due popolazioni, una di
prede e laltra di predatori. Questo sistema pu essere rappresentato nello spazio
bidimensionale ottenuto tracciando una variabile di stato, corrispondente di volta in
volta alla consistenza della popolazione predatrice e di quella preda.
Se lo stato del sistema si modifica nel tempo, si traccer una traiettoria, il cui
andamento dipender dal rapporto tra le componenti del sistema. In via semplificata,
questa potr essere di tre tipi:
lo stato del sistema tende verso un punto, indipendente dallo stato iniziale, di
stabilit: nellesempio, dopo una serie di oscillazioni di ampiezza sempre pi
contenuta, si viene ad instaurare un equilibrio tra numero di predatori e di
prede.
lo stato del sistema tende a divergere da un punto iniziale, raggiungendo una
condizione di instabilit: nellesempio questa il risultato di una serie di
oscillazioni crescenti che, alla fine, porteranno allestinzione della popolazione
preda; se inoltre non si individua una nuova popolazione preda, anche la
popolazione predatrice si estinguer.
lo stato del sistema tende a ruotare intorno ad un punto di equilibrio, attraverso
oscillazioni cicliche attorno allo stato di stabilit: nellesempio sia la
popolazione predatrice che quella preda mostrano fluttuazioni regolari nel
tempo, con un ritardo costante tra le variazioni della popolazione preda rispetto
a quella predatrice.

La stabilit di un sistema pu essere di vario tipo. Ricorrendo ad analogie
meccaniche, un punto di stabilit rappresentato da una sfera in una buca, o anche in
cima ad una sommit. Nel primo caso, in caso di perturbazione, la sfera permarr nel
unto di equilibrio, nel secondo caso cambier di stato per raggiungere un nuovo
equilibrio. Nel primo caso si di fronte ad un equilibrio stabile; nel secondo caso ad
un equilibrio instabile. Esiste infine un tipo di equilibrio metastabile, in cui la sfera
permane nella condizione di equilibrio solo se le perturbazioni risultano inferiori ad una
certa soglia; oltre questa la sfera perder lequilibrio per individuarne uno nuovo.
Quando la regione attraversa una fase di instabilit perde il proprio equilibrio
iniziale e, imboccando la via della biforcazione, il sistema regionale ha esigenza di
riorentarsi, e quindi di scegliere tra i possibili traguardi verso cui dirigersi. A differenza
della fase di adattamento in cui lobiettivo non cambia, nelle fasi di biforcazione
lobiettivo cambia. Non necessariamente, mano a mano che il sistema regionale passa
attraverso le fasi di biforcazione, la regione passa da livelli organizzativi inferiori a
livelli superiori. Talvolta accade che il sistema invece di evolversi si involva, veda
semplificarsi la propria organizzazione e decadere la forza coesiva che lega e tiene
uniti i suoi elementi costitutitivi.

1.4 Le relazioni di evoluzione sistemica.

Analizzare le relazioni di crescita di un sistema significa analizzare come le diverse
componenti evolvono nel loro insieme ed in rapporto luna allaltra.
Lindividuazione dellespressione matematica delle relazioni fra componenti
sistemiche pu costituire un utile strumento danalisi e previsione. Occorre distinguere
tuttavia tra relazioni di tipo deterministico e relazioni di tipo stocastico. Occorre
ricordare inoltre come i modelli per definizione costituiscono una rappresentazione
idealizzata della realt, ed il loro impiego finalizzato normalmente a far emergere
alcun sue propriet. Limpiego dei modelli necessario, data la complessit della
realt, di cui essi forniscono una rappresentazione semplificata; il limite risiede nel
fatto che essi comunicnoa solo una parte della realt, una parte utile ed intelligibile,
ma non esaustiva.
Una relazione deterministica un espressione matematica che contiene variabili,
parametri e costanti. Ad esempio in un sistema ad una sola componente, ad esempio
la popolazione, la dinamica di crescita pu descriversi nella forma di unequazione di
tipo deterministico, in cui il passaggio di stato da una condizione iniziale ad una finale
dipende esclusivamente dalla condizione iniziale (popolazione iniziale) secondo una
determinata relazione indicata da f(x(t)); e dal tempo intercorso tra inizio e fine del
processo indicato con t

x (t + 1) = x (t) + f (x(t)) t

Le relazioni di crescita per sistemi con due variabili di stato sono pi complesse. Si
gi visto lesempio delle due popolazioni interagenti, le cui dinamiche erano state
tracciate su un piano bidimensionale. Linterazione tra popolazione urbana e rurale e
qualsiasi altro sistema a due componenti pu essere analizzato allo stesso modo. Le
relazioni di crescita di un sistema ad n componenti possono essere analizzate
simulando il loro comportamento con un elaboratore.
Una relazione stocastica unespressione matematica che contiene variabili,
parametri e costanti, cui si aggiunge una componente di casualit, che descrive il
processo su base probabilistica. In questo caso la crescita ella popolazione di un
sistema ad una componente (la popolazione) verrebbe descritta attraverso
unequazione che stabilisce lincremento annuo come proporzionale alla popolazione
stessa, pi alcune componenti di casualit della variazione demografica.


1.3.1 Le relazioni deterministiche e la crescita allometrica

Tra le relazioni di crescita di tipo deterministico figurano i processi di feedback
positivo e negativo e la crescita allometrica.
I processi di feedback, cui si precedentemente accennato, sono allorigine di due
tipi di crescita del sistema, morfostatica e morfodinamica, le quali fanno riferimento
alle diverse modalit con cui i rapporti quantitativi tra le componenti sistemiche
possono evolvere nel tempo in rapporto reciproco ed in rapporto al sistema nel suo
complesso.
Levoluzione morfostatica di tipo omeostatico: essa mantiene inalterata la
struttura sistemica, grazie ad un processo di feedback negativo rivolto alla
stabilizzazione. Tale tipo di evoluzione identificabile con il concetto di crescita.
Levoluzione morfodinamica di tipo omeoretico: essa modifica la struttura
sistemica, grazie ad un processo di feedback positivo che destabilizza il sistema. Tale
tipo di evoluzione identificabile con il concetto di sviluppo.
Il processo di crescita allometrica un esempio di relazione deterministica,
descrivibile attraverso limpeigo di formule matematiche. Essa implica che: i) lo stato
del sistema ad un certo momento dipende dallo stato anteriore secondo una relazione
matematica; ii) esiste una relazione costante tra le crescite differenziali degli elementi
partecipanti ad un sistema complesso. Nella crescita allometrica le relazioni di
crescita rimangono inalterate e lincremento relativo di una componente
proporzionale, secondo una determinata costante, allincremento relativo del sistema
in qualunque tempo. Tale relazione di crescita pu esprimersi nella forma seguente:
Sottosistema = costante * sistema
costante

Oppure, altrimenti espressa:
S = k * S
m
Passando a logaritmi:
ln s = ln k + m ln S

Tale formula pu essere applicata ad esempio nel caso di una popolazione P ed
alla superficie da questa occupata, che si identifica con il subsistema s.

La formula precedente diviene quindi:

ln s = ln k + m ln P


Per fare un esempio numerico si consideri una regione il cui reddito totale x, e la
porzione di reddito della classe operaia y. Il reddito regionale cresce ogni anno di un
x (crescita assoluta), che poniamo ad esempio uguale a 1 miliardo di euro. In termini
relativi, la crescita del reddito rispetto al valore iniziale pari a x/x .
Se il reddito nel 2000 era di 50 miliardi, lanno successivo era di 51 miliardi, con
una crescita relativa pari a:

x/x = 1 miliardo/50 miliardi = 0,02= 2% (crescita regionale annua)
.
Si supponga che il reddito della classe operaia nel 2000 ammontava a 5 miliardi di
euro; e che lincremento assoluto y della classe operaia tra il 2000 ed il 2001
corrisponda a 50 milioni di euro. La crescita relativa annua della classe operaia stata
dunque pari a:

y/y = 50 milioni/ 5 miliardi = 0,01 = 1% (crescita classe operaia annua)

Per la legge allometrica , lincremento relativo del reddito della classe operaia
proporzionale, secondo una costante b, allincremento relativo del reddito regionale in
qualunque tempo. Si pu dunque scrivere:

y/y = b x/x

Nellesempio si ha che:

0,01 = b * 0,02 b = 0,5

Ci significa che il reddito della classe operaia aumenter sempre ad un tasso che la
met del tasso di accrescimento del reddito regionale complessivo. Tutto questo pu
essere chiaramente rappresentato scrivendo lequazione generale, relativa ad un
generico arco di tempo Dt:

y/ t * 1/y = b x/ t * 1/x y/ t = b * y/x * x/ t

Secondo tale equazione la classe operaia attinge allincremento del reddito regionale
x/t, una quota y/t che proporzionale secondo un parametro b al reddito
relativo della classe operaia y, fratto quello regionale x.

Lequazione precedente viene di solito espressa come funzione in forma esponenziale:

y = ax
b

Ne discende che:

se b< 1, il reddito della classe operaia crescer in maniera meno che
proporzionale rispetto al reddito regionale;
se b=1, il reddito della classe operaia crescer in maniera proporzionale
rispetto al reddito regionale;.
se b> 1, il reddito della classe operaia crescer in maniera pi che
proporzionale rispetto al reddito regionale.

La legge allometrica ha avuto diverse applicazioni in geografia, proprio grazie alla sua
capacit di descrivere i complessi problemi connessi ai rapporti quantitativi fra le
componenti sistemiche e fra le componenti ed il sistema nel suo insieme. La geografia
urbana ne ha fatto uso implicito nella legge rango-dimensione, o nello studio delle
caratteristiche funzionali delle citt, o delle relazioni tra aree urbane ed aree rurali
ecc.
Tuttavia i fenomeni geografici possono obbedire a questa legge se nessuna
innovazione importante interviene a modificare in un punto dello spazio le condizioni
della crescita.





1.3.2 Le relazioni stocastiche e le catene markoviane

Molte relazioni sistemiche, specialmente in geografia umana non possono essere
scritte sotto forma di relazioni funzionali esatte, per mancanza di fondamenti teorici.
La transizione da uno stadio al successivo introduce un elemento di incertezza. Ad
esempio la transizione di una regione da uno stato socioeconomico ad un altro pu
essere influenzata da fattori come linerzia, lambiente esterno economico e
demografico di alcuni anni prima ecc. Non esistendo leggi capaci di ridefinire lo stato
di un sistema, si pu supporre che questultimo, ad un tempo dato, sia influenzato da
precedenti stati sistemici secondo una relazione stocastica, ovvero unespressione
matematica che contiene variabili, parametri e costanti, cui si aggiunge una
componente di casualit, che descrive il processo su base probabilistica.
Il concetto della tendenza probabilistica, in cui il "principio dellincertezza
inserito in termini formali, ha determinato una nuova maniera di osservare i fenomeni
pertinenti alla geografia, considerandoli come il risultato del libero arbitrio e di
relazioni deterministiche allo stesso tempo. Lipotesi della razionalit limitata degli
individui ha introdotto nuovi modelli di comportamento, come quelli alla base della
teoria dei giochi. E lincertezza stata internalizzata nei modelli attraverso la
probabilit.
La relazione fra uno stato ed il successivo pu essere espresso come catena
markoviana, un modello nato negli anno 70. Nelle catene di Markov si suppone che la
transizione da uno stato sistemico ad un altro avvenga attraverso processi casuali.
Una catena markoviana pu essere rappresentata come una serie di passaggi
attraverso differenti stati sistemici, le "transizioni, che vengono espresse come
probabilit che dipendono unicamente da stati precedenti. La dipendenza di uno stato
da un altro viene espressa da probabilit di transizione.
Per fare un esempio numerico, i consideri ad esempio il caso del cambiamento di
tempo da un giorno allaltro. Dividendo i tipi di tempo, esistono 3stati: bello, variabile,
brutto. In un anno si registrano le seguenti situazioni:

Cambiamenti di tempo da un giorno allaltro durante un anno

A Bello A Variabile A Brutto Tot riga
Da Bello 48 32 80 160
Da
Variabile
66 66 33 165
Da Brutto 12 24 4 40

Probabilit i transizione fra tipi di tempo

A Bello A Variabile A Brutto Tot riga
Da Bello 0.3 0.2 0.5 1
Da
Variabile
0.4 0.4 0.2 1
Da Brutto 0.3 0.6 0.1 1

Dalle tabelle emerge come una bella giornata segue un giorno di tempo variabile in 66
dei 165 giorni di tempo variabile: la probabilit di cambiamento da variabile a bello
di 66/165 = 0,4.
Le probabilit di transizione possono essere rappresentate sotto forma di matrice P, le
cui righe e colonne sono date dagli stat del sistema


Bello Variabile Brutto
Bello 0.3 0.2 0.5
P = Variabile 0.4 0.4 0.2
Brutto 0.3 0.6 0.1

In forma pi generale, la matrice delle probabilit di transizione risulta come segue:

X1 X2 X3
X1 P11 P12 P21
P = X2 P21 P22 P23
X3 P31 P32 P33


Linformazione della matrice P pu essere utilizzata per prevedere le probabilit di
cambiamento di stato di un sistema. Si pu costruire un diagramma ad albero, che
indica le transizioni ad altri stati dopo uno o pi giorni. Ad esempio, nel caso del
tempo, la probabilit di cambiamento da bello a brutto in due giorni pu essere
indicata come:

P13 (2 giorni) = (P11*P13 + P12*P23 + P13*P33)

Sostituendo i valori reali:

P13 (2 giorni) = (0.3*0.5 + 0.2*0.2 + 0.5*0.1) = 0.24



1.3.2 La funzione logistica della dinamica regionale: fasi evoluzionare e rivoluzionarie.

Il ricorso al termine transizione non deve trarre in inganno, dal momento che a
differenza dellaccezione con cui quotidianamente viene utilizzato, il termine in questo
caso sta ad indicare non un momento fattuale, contingente, empirico, legato ad una
generica precariet del sistema economico sociale o territoriale, bens uno specifico
movimento di instabilit morfogenetica (Celant, 1989).
La transizione coincide dunque con quella fase di assestamento che consente il
passaggio tra due riconoscibili cicli o stadi di sviluppo del sistema regionale. Tale fase
vede sostituirsi le variabili in gioco che, inserendosi in una fase di instabilit, possono
portare il sistema ad evolvere in termini rivoluzionari, anche se questo trapasso non
n garantito, n automatico.
Graficamente la dinamica di un sistema pu rappresentarsi ricorrendo ad una
funzione logistica, nella quale si riconoscono le fasi evoluzionarie e rivoluzionarie.








Grafico 1 - La dinamica dei sistemi regionali, tra fasi evoluzionarie e fasi
rivoluzionarie

tempo
stadi di
sviluppo
FASI EVOLUZIONARIE
FASI RIVOLUZIONARIE
SISTEMA
INSTABILE
SISTEMA
STABILE



Il momento rivoluzionario vede modificarsi radicalmente i rapporti fra gli
elementi strutturali del sistema, generando nuovi propensioni allometriche. Si
distingue da quello evoluzionario, il quale non presenta alterazioni significative nei
rapporti funzionali fra gli elementi che costituiscono la struttura, laddove i rapporti
rimangono sostanzialmente inalterati o si evolvono in modo tendenzialmente
proporzionale. La transizione, data la sua natura di periodo di assestamento che
consolida un processo di sostituzione fra le variabili, viene assimilata agli andamenti
evoluzionari.
Allorch le nuove variabili riescono ad imporsi e a far valere le proprie capacit di
crescita allometrica viene impresso un andamento cinetico agli elementi del sistema, i
quali trascinano in una rinnovata fase rivoluzionaria la struttura sistemica. Allorch un
sistema procede lungo la traiettoria dello sviluppo, le forme di organizzazione del
territorio divengono sempre pi forti, la sua coesione interna aumenta, linterazione
progredisce ed i sistemi assumono contorni precisi. Se invece gli elementi innovatori e
le potenzialit allometrica vengono per cos dire isolati dallevoluzione del sistema
senza che si possano imporre, il sistema raggiunge una condizione di equilibrio e si
definisce strutturalmente stabile e non origina fenomeni di morfogenesi. Infine il
sistema pu imboccare la via del declino ovvero della destrutturazione, che vede
dissolversi la forza coesiva tra gli elementi della struttura ed aumentare lentropia.


2. MODELLI E TEORIE DELLO SVILUPPO: INDICATORI E CRITERI DI CLASSIFICAZIONE DEI
PAESI

In base alla rappresentazione grafica della dinamica di un sistema regionale
(Grafico 1) attraverso limpiego di una curva logistica si possono classificare i sistemi
regionali ed i Paesi a seconda della fase specifica in cui si trovano (Grafico 2). Si tratta
di una classificazione puramente descrittiva, che non ha scopo normativo, non intende
ovvero prevedere le future dinamiche del sistema in maniera deterministica, non
essendo spiegato in tale modello in che modo avvenga effettivamente il passaggio da
uno stadio al successivo. Tuttavia esso costituisce una utile chiave di lettura della
tipologia dei processi in corso nei diversi sistemi regionali, e quindi un utile strumento
di classificazione secondo lo stadio di sviluppo raggiunto. Ma lascia aperta la questione
relativa al se e come un determinato sistema regionale debba a seguire un iter di
sviluppo predeterminato, verso il raggiungimento di obiettivi di valenza universale, o
se e come possa, al contrario, intraprendere un proprio processo orientato al
raggiungimento di un tipo di sviluppo ritagliato sulle proprie specificit.
I modelli che vengono di seguito presentati costituiscono il referente teorico dei
diversi provvedimenti promossi nei PVS dagli anni 50 fino ad oggi, al fine di
combattere il sottosviluppo ed il problema dellineguale distribuzione della ricchezza.
Si tratta in parte di modelli descrittivi, atti ad esemplificare il processo seguito da
taluni Paesi e o regioni, senza tuttavia pretendere di indicare la via dello sviluppo in
Paesi terzi. Questultima al contrario emerge nei modelli di sviluppo di tipo normativo.
Tutti i modelli, specialmente negli anni in cui le discipline dello sviluppo si
affermarono come componente autonoma delle discipline economiche, appaiono
fortemente influenzati dalla cultura di stampo occidentale, essendo stati elaborati
proprio alla luce delle circostanze sociali, economiche ed istituzionali dei Paesi
Industrializzati. Essi si basano quindi su una definizione di sviluppo desunta
dallesperienza occidentale e basata sui principi dellindustrializzazione e della crescita
della produzione e del reddito. Nei decenni successivi, ed ancora oggi il dibattuto sullo
sviluppo ancora acceso, grazie anche ad una pi intensa partecipazione del sud del
Mondo nella individuazione non solo delle strategie capaci di promuovere lo sviluppo,
ma anche nella ridefinizione del concetto stesso di sviluppo.

Grafico 2 - Classificazione dei Paesi per tipologia di dinamica in corso

tempo/spazio
stadio di
sviluppo
Paesi
gruppo 1
Paesi
gruppo 2
Paesi
gruppo 3
Somalia, Sudan, Angola, Mozambico, Nepal, Bangladesh, Nicaragua ecc.
Messico, Brasile, Cina, Est europeo, Russia, India, ecc.
USA, Europa occidentale e centrale, Giappone ecc.






2.1 Lo sviluppo come crescita e modernizzazione

Sulla base del modello di sviluppo delle economie occidentali, negli anni 50 e 60
il concetto di sviluppo stato identificato con una rapida crescita industriale,
accompagnata da una forte crescita della produzione e del reddito. In tale contesto le
citt assumevano un ruolo prioritario, in qualit di veri e propri centri di crescita,
centri propulsori di un'economia in espansione. Secondo tale concettualizzazione dello
sviluppo i PVS, caratterizzati da uneconomia arretrata, dovevano puntare a riprodurre
l'esperienza da tempo maturata nei paesi Industrializzati (PI), basata su una rapida
industrializzazione, accompagnata e resa possibile da forti investimenti di capitale e
dalladozione di nuove tecnologie di produzione. Tale visione dello sviluppo derivava
in parte dalle teorie economiche prvalenti in quegli anni, tra le quali il modello di
Harrod e Domar, che spiegava la crescita della produzione in funzione del risparmio
(investimento) e del rapporto capitale-prodotto determinato dalle tecnologie
disponibili. Lenfasi sul ruolo del capitale e dellinvestimento nella determinazione del
tasso di crescita economica si ritrova nelle principali teorie dello sviluppo di quegli
anni, tra cui modello di Rosestein-Roden dello sviluppo equilibrato (Big Push) ed il
modello di Rostow; ed il modello di Hirshman dello sviluppo non equilibrato.
Occorre notare come, essendo il risparmio e linvestimento i fattori critici per
l'avvio del processo di sviluppo, durante il quale l'economia nazionale ha bisogno di
reinvestire in maniera produttiva una parte dei propri profitti, i PI trovavano
legittimazione nello sforzo di aiuto ai PVS, erogato sotto forma di capitali, tecnologia e
know-how. Se inoltre i capitali venivano erogati talvolta sotto forma di donazioni e
prestiti, altre volte venivano conferiti nella forma di investimenti diretti esteri e
consulenze, le quali comportano una interferenza straniera (occidentale) diretta
all'interno della sfera socio-economia dei PVS e molto spesso proprio nelle ex-colonie.
E' noto come la teoria della modernizzazione abbia ricevuto critiche serrate, che
ne hanno messo sotto accusa la concezione unidirezionale dello sviluppo, la visione
occidentale etnocentrica, il problema della dipendenza estera, e la presunta
incompatibilit tra valori tradizionali e valori moderni. Inoltre lapparato teorico di
riferimento non ha saputo trovare risposte efficaci per i problemi di stagnazione
dell'economia agricola, di forti migrazione della popolazione rurale verso le citt, e di
elevatissimi tassi di disoccupazione e sottoccupazione., che ancora oggi affliggono
diversi PVS.


2.1.1 Il modello Harrod-Domar

Le teorie della crescita trovavano fondamento nel modello di Harrod-Domar.
Nelle ipotesi sottostanti tale modello si assume che nell'economia nazionale il capitale
K sia una porzione del prodotto Y, e che ad ogni iniezione di capitale, sotto forma di
nuovi investimenti, corrisponda una crescita della produzione Y. Il rapporto capitale-
produzione viene indicato generalmente con k, ed circa pari a 3. Si suppone inoltre
che il risparmio sia anch'essa una frazione della produzione o reddito, e che sia uguale
all'Investimento.
Il modello di Harrod-Domar stabilisce che la crescita della produzione avvenga in
funzione di due fattori: la propensione al risparmio (s) e il rapporto capitale-
produzione (k); in particolare, in assenza di interventi da parte del settore pubblico, la
crescita sar direttamente proporzionale alla propensione al risparmio, ed
inversamente proporzionale al rapporto capitale-produzione. Ci significa che al
crescere della capacit di risparmio e degli investimenti, la produzione ed il reddito
cresceranno sempre pi rapidamente.

Modello H-D: Y / Y= s/k

Se la crescita dunque spiegata come il prodotto della combinazione della
propensione al risparmio (accumulazione di capitale) da una parte, e del rapporto
capitale-produzione (produttivit dell'investimento) dall'altra, per un dato rapporto
capitale-produzione k, il tasso di crescita della produzione e dell'occupazione nazionale
pu essere massimizzato attraverso la massimizzazione della propensione al risparmio
ed all'investimento (s).
Tale presupposto coincide con la teoria di Rostow secondo il quale lo sviluppo,
sempre in un'ottica lineare di stadi successivi, frutto di una rapida industrializzazione
e crescita. Ma quest'ultima ha bisogno di una quota costante di investimenti, pari ad
almeno il 10% del PIL, affinch possa autosostenersi nel tempo.


2.1.2 La teoria dello sviluppo equilibrato di Rosestein-Roden ed il modello dello
sviluppo lineare di Rostow

La teoria dello sviluppo equilibrato di Rosestein-Roden (1961) anche nota come
teoria del Big Push. Secondo tale formalizzazione, la quale si rivolge ad economie
chiuse non aperte ovvero al commercio estero,..
Il modello di Rostow ripropone i contenuti della teoria dello sviluppo equilibrato
allinterno di una interpretazione dello sviluppo inteso come processo lineare di
transizione, attraverso cinque stadi da una condizione di arretratezza ad una
condizione di opulenza generalizzata.
Nellapparato teorico di Rostow (1960) la dinamica di un sistema identificabile
con un processo lineare, lo stesso verificatosi nei Paesi ad economia avanzata, grazie
ad un generale processo di progresso tecnologico, industrializzazione, urbanizzazione,
ed investimento. Tale processo, secondo Rostow, capace di portare una societ da
una condizione di arretratezza, caratterizzata dal prevalere di attivit agricole di
sussistenza, ad una condizione di modernit caratterizzata dal prevalere di attivit
produttive ad alto valore aggiunto. Liter di sviluppo si compone di cinque "stadi di
crescita economica:

1. Arretratezza: Societ tradizionale dedita allagricoltura di sussistenza. Si tratta di
Paesi in cui la produzione effettivamente cristallizzata su forme molto arcaiche e
la dinamica evolutiva del sistema praticamente in stallo. I principali problemi
risiedono nella dipendenza dalle risorse naturali, nel forte carico demografico e
nello scarsissimo reddito p.c.
2. Pre take-off: In questa fase si consolidano le precondizioni per il decollo.
L'agricoltura adotta la tecnologia necessaria per sfamare la crescente popolazione;
le importazioni vengono finanziate con le esportazioni di risorse naturali, anche
primariamente trasformate. Si assiste alla formazione del capitale fisso sociale.
Emerge una nuova lite imprenditoriale e non pi aristocratica.
Nella fase di pre take-off le principali difficolt risiedono in una classe al potere
carente, in una scarsa qualificazione della manodopera, ed in un forte carico
demografico, per cui il tasso di crescita della popolazione superiore al asso di
crescita delle risorse.
3. Take-off: E la fase del vero e proprio decollo. Oltre che dal progresso tecnologico,
lorganizzazione socioeconomica scossa dagli elevati investimenti, dallo sviluppo
del comparto industriale, dalla forte infrastrutturazione ed urbanizzazione, dalla
riorganizzazione delle attivit agricole e dalla loro forte crescita in termini di
produttivit, dallespansione della classe imprenditoriale e dallo sviluppo di un
apparato politico, sociale ed istituzionale efficiente a supporto del processo di
sviluppo consentono un effettivo balzo in avanti. Si tratta di un a fase
propriamente rivoluzionaria, e la condizione perch si inneschi, secondo Rostow,
che gli Investimenti siano superiori al 10% del Pil nazionale.
Nella fase di take-off le principali difficolt sono rappresentate da classi al governo
carente, una scarsa cultura tecnica, dalla presenza di squilibri interni e dalle
tensioni sociali creati dallurbanizzazione selvaggia e dalla conseguente
disoccupazione.
4. Maturit: Segue la fase rivoluzionaria, e configura un assestamento del sistema. Si
osserva una diversificazione dellindustria in settori diversi da quelli che hanno
consentito il decollo, una riduzione occupati in agricoltura, unapplicazione
conoscenze tecnologiche a tutti i campi delleconomia.
5. Consumo di massa: Si tratta di una fase di opulenza, ma anche di saturazione dei
consumi. Leconomia deve necessariamente diversificarsi in nuovi settori
produttivi; se il sistema sar in grado di individuare o recepire uninnovazione
radicale, passando attraverso una fase di instabilit riprender una dinamica di
crescita; altrimenti tender a stabilizzarsi in una condizione di equilibrio o dinamica
bloccata. Le difficolt che spesso possono condurre ad una situazione di blocco
possono dipendere dalla scarsa legittimazione delle classi al potere, dalla instabilit
politica e dalla conseguente fuga di capitali stranieri.

Grafico 3 - Il modello di Rostow

tempo
stadi di
sviluppo
Societ
tradizionale
Pre take-off
Consumo
di massa
Maturit
Take-off





Grafico 4 - Il modello di Rostow e la crescita dei divari

tempo
stadi di
sviluppo
Rivoluzione
Industriale
Terziarizzazione
Information
Technology


Nella formalizzazione di Rostow lo sviluppo coincide con un processo di crescita della
produzione, la cui quantificazione in termini di Pil p.c. pu costituire un valido
indicatore del livello di sviluppo raggiunto. Ancora oggi tale indicatore viene utilizzato
ai fini classificatori pur nella consapevolezza della sua scarsa capacit esplicativa di
tale classificazione : ad esempio la BM suddivide i Paesi in 4 categorie di redito por
capite (Carta 1).

Carta 1 - Classificazione dei Paesi in base al reddito



2.1.3 La Trappola del Sottosviluppo ed il Diagramma di Fourasti

Lattenzione posta sulla creazione della ricchezza e dunque sul livello del Pil p.c.
di un Paese si giustificava anche sulla base della forte convinzione che Paesi con livelli
estremamente bassi di Pil si trovavano intrappolati in una condizione di stagnazione
economica o di equilibrio stabile di basso livello (Nelson, 1956).
Il modello della Trappola del Sottosviluppo (Grafico 4) pu aiutare a capire
meglio i meccanismi in base ai quali una tale condizione di arretratezza stabile
potrebbe effettivamente verificarsi. Tuttavia il modello estremamente semplificato e
non tiene conto di diverse variabili che al contrario interagiscono con quelle
considerate, influenzando il processo di crescita e di sviluppo del sistema nella sua
globalit.
Secondo il modello della Trappola del Sottosviluppo nel punto "a il sistema si
trova in uno stato di equilibrio stabile di basso livello; infatti, per qualsiasi
scostamento del Reddito p.c. (Reddito/Pop) dal valore assunto nel punto "a, il
sistema tende sempre a riconvergere verso "a. Tuttavia se il Reddito p.c supera una
soglia critica, indicata con (Reddito/Pop)*, ovvero il valore del Reddito/Pop nel punto
"b di equilibrio instabile, allora il sistema si allontaner progressivamente da "b, in
un processo virtuoso di crescita cumulativa.
Osservando i sistemi economicamente arretrati, ci si rende immediatamente conto che
questi presentano alcune caratteristiche comuni.
Il Diagramma di Fourasti mostra come la struttura delloccupazione cambia
sensibilmente nel tempo (o nello spazio) a seconda che ci si trovi di fronte ad
uneconomia arretrata o avanzata (Grafico 6). Inoltre, in uneconomia arretrata
prossima alla sussistenza la maggior parte della popolazione impiegata in
agricoltura, occorre ricordare come la produttivit della forza lavoro sia
estremamente bassa, e dunque il VA prodotto in termini assoluti relativamente
contenuto. Inoltre non solo il Pil p.c. esiguo, ma cresce anche a tassi esigui: il
sistema economico prossimo alla sussistenza incapace di liberare i capitali
dinvestimento necessari a riorganizzare la produzione secondo superiori standard di
produttivit. Al contrario uneconomia in fase di take-off registra non solo una
struttura delloccupazione sempre pi incentrata sul secondario e progressivamente
anche sul terziario ma, soprattutto, registra livelli di produttivit levati. In tali casi il
livello di Pil p.c. non solo nettamente superiore rispetto al caso precedente, ma
soprattutto capace di crescere a tassi pi sostenuti. Lultimo gruppo di paesi
presentano uneconomia terziarizzata, ad alto valore aggiunto. Sebbene il livello di Pil
p.c. sia alto, non detto che continui a crescere indefinitivamente: perch la
dinamica virtuosa possa continuare il sistema dovr necessariamente individuare
nuove configurazioni che lo rendano competitivo, passando attraverso nuove fasi di
instabilit morfogenetica.

Grafico 5 - La trappola del sottosviluppo
T.c. Reddito
T.c. Pop
Reddito/Pop
T.c. Reddito
T.c. Pop
a
b
(Reddito/Pop)*
Gruppo 1 Gruppo 2


Grafico 6 - Diagramma di Fourasti

tempo / stadi sviluppo
occupati
per settore
Agricoltura
Industria
Servizi
80%
10%
10%
65%
5%
30%
Paesi gruppo 1 Paesi gruppo 2 Paesi gruppo 3


In virt di quanto emerge l Diagramma di Fourasti, le economie arretrate sono
caratterizzate da bassi livelli di Pil p.c. (Reddito/Pop), da una parte, laddove, in
presenza di un elevato tasso di crescita della popolazione, il reddito p.c. tende a
crescere a tassi inferiori. Ci si trova esattamente nellintorno del punto "a della
trappola del sottosviluppo, ed occorre un intervento capace di portare il Pil p.c. oltre il
livello di soglia in "b perch il sistema possa imboccare la via della crescita. Di qui
lesigenza di unazione forte di accelerazione della dinamica del sistema, sia attraverso
un Big Push o attraverso liniezione delleconomia di una quota di investimenti
sufficiente ad innescare il take-off; oppure attraverso lattivazione di una crescita non-
bilanciata (Hirschman, 1958) attraverso forze motrici capaci di rompere gli equilibri di
basso livello e stimolare lindividuazione di nuovi equilibri, grazie alla creazione di un
indotto dinamico di attivit imprenditoriali .



2.2 Sviluppo e commercio internazionale

La relazione tra apertura al commercio internazionale e crescita economia non
definita una volta per tutte, n teoricamente n storicamente (Pomfret,1995).
La teoria del commercio internazionale nellimpostazione Ricardiana sostiene che
se ciascun Paese si specializzasse seguendo i propri vantaggi comparati, allora
massimizzerebbe il benessere globale e, probabilmente, il benessere propri, come
singolo Paese. Sono molti i contributi critici che smentiscono tale aspettativa:
limperfezione della competizione sui mercati e il peggioramento della ragione di
scambio sono due tra i diversi motivi addotti a favore di una protezione dei mercati
nazionali.
Le Teorie della modernizzazione e della crescita negli anni 50 e 60 avevano
privilegiato stretegie di sviluppo chiuse. Tuttavia queste stesse teorie trovano un
fertile terreno di applicazione, nel corso degli anni 60 e 70, nell'ambito di una
concezione trinitaria dello sviluppo, la quale, sempre ai fini della crescita, punta a
promuove pi efficaci sinergie tra tecnologia, finanza e mercati internazionali.
I modelli di sviluppo coerenti con tale impostazione teorica sono essenzialmente 3 tipi:

1) Il Modello Row Material Oriented. E orientato allo sfruttamento ed alla
commercializzazione delle materie prime, spesso grazie al capitale
multinazionale (classica strategia coloniale). Normalmente tale modello di
crescita non prevede lo sviluppo di una base industriale o la diversificazione
delleconomia, la quale viene a dipendere da pochi prodotti venduti sui mercati
internazionali. Negli anni 50 tale modello non incontr molto favore, dal
momento che la bassa elasticit della domanda dei generi primari rispetto al
reddito avrebbe assicurato che il prezzo delle esportazioni dei PVS
(relativamente a prezzo dei manufatti che essi importano) sarebbe diminuito
allaumentare del reddito globale (Prebisch, 1949). Si trattava in sostanza di un
peggioramento della ragione d scambio che avrebbe messo in crisi le economie
fondate sullesportazione dei beni primari.

2) Il Modello Import Substitution di sostituzione delle importazioni. Si tratta di
una sorta di nazionalismo economico che, facendo uso di capitale e tecnologie
straniere, crea una base industriale per la produzione di beni di consumo rivolti
sia al mercato locale che regionale, al fine di ridurre il volume di importazioni
dai mercati internazionali e promuovere una produzione nazionale. LImport
Substitution si diffuse proprio in risposta alla sfiducia nei mercati internazionali
e nella crescita export-led. Le tecnologie sono di tipo occidentale, capital
intensive e non assorbono la disoccupazione generata dalle trasformazioni in
chiave capitalistica. Il protezionismo, necessario al fine di impedire ai manufatti
stranieri, prodotti a costi pi contenuti, di vincere la concorrenza sul mercato
interno, finisce con il ldere il livello di competitivit sui mercati stranieri. Il
mercato interno, da parte sua, strozzato dai bassi salari che escludono dal
consumo le classi meno agiate. La produzione non trova sufficiente domanda,
peggiora la bilancia dei pagamenti, cala la produzione alimentare, cresce
l'indebitamento estero. Secondo i critici dellimport substitution, la distorsione
dei segnali di przzo e lallocazione inefficiente delle risorse dovuta allintervento
diretto dello stato nelleconomia a fini protezionistici la causa principale del
suo fallimento.
In particolare, se limport substitution ha avuto successo nei comparti leggeri,
in quelli pesanti, a causa degli alti costi dei beni intermedi di importazione,
come lacciaio, che non vengono prodotti localmente, si andati incontro ad
una situazione di dipendenza e insostenibilit economica. Del resto il forte
protezionismo necessario a sostenere lindustria nascente si accompagnato ad
una sopravvalutazione del cambio, tutti fattori a svantaggio del commercio
estero. Allinterno, limpiego di tecnologie ad alto impiego di capitale, di stampo
occidentale, hanno determinato una forte disoccupazione, e dunque una
contrazione e della domanda, che ha determinato la stagnazione economica.
Infine gli IDE hanno giocato un ruolo importante, addove le imprese straniere,
per evitare le barriere commerciali, hanno optato per una produzione
direttamente sui mercati finali. Tuttavia i pro e contro dellinvestimenti
straniero sono molteplici, ed difficile darne una valutazione univoca.
Sicuramente limmissione di capitale nel sistema ha portato ad una diminuzione
della produzione ad alta intensit di lavoro, con tutte le conseguenze ad essa
ascrivibili.

3) Il Modello Export oriented orientato allesportazione di prodotto manifatturieri.
A differenza del modello prevalso negli ani 50 relativo allesportazione di beni
primari, nei primi anni 60 si afferma questo modello di sviluppo, basato sulla
promozione dell'industria ad alto contento di lavoro a basso costo, anche in
funzione del decentramento produttivo delle multinazionali (D.I.L.). Gli IDE
affluiscono in quei paesi in cui i fattori della produzione presentano costi
inferiori, ed grazie alle pi nuove tecnologie di avanguardia nei trasporti,
comunicazioni, organizzazione che la produzione e la comercializzazione possno
effettivamente riorganizzarsi su scala planetaria. I principali Paesi che hanno
seguito con successo questa strategia sono o NIC (newly industrialized
countries), ovvero Taiwan, Hong Kong, Singapore, Corea del Sud. Tutti questi
avevano seguito strategie Import Substitution negli anni 50, optando negli anni
60 per unapertura ai mercati internazionali ed u potenziamento delle
esportazioni manifatturiere. A sostegno di questo modello di sviluppo si
individua ancora una volta la teoria dei vantaggi comparati, laddove i NIC erano
sicuramente dotati di forza lavoro a basso costo, la qual ha avuto un ruolo
essenziale nella crescita dei settori desportazione, come il tessile e
labbigliamento, i semiconduttori e lelettronica.
Le politiche commerciali dei governi interessati dalla crescita export-oriented
sono importanti quanto non univocamente determinate: Hong Kong ha
permesso il libero scambio, Corea del Sud e Singapore hanno adottato politiche
commerciali interventiste, offendo sussidi alle esportazioni.
Le politiche interne possono puntare alla liberalizzazione o meno dei mercati
interni: a parte Hong Kong, gli altri stati hanno optato per una convergenza
degli investimenti in attivit specifiche, lerogazione di sussidi diretti ed indiretti,
lallocazione diretta da parte del governo. LIDE ha avuto grande importanza per
i NIC, in particolare a Singapore e in Brasile (NIC di seconda generazione), dove
le imprese di propriet straniera esportavano il 40% dei prodotti manufatti a
met degli anni 70. Taluni sostengono che lIDE rechi in s opportunit di
potenziamento del capitale umano locale.

Le teorie della crescita fin qui esaminate hanno considerato lo sviluppo come il
risultato di un certo tipo di dinamica che il sistema deve intraprendere se vuole
raggiungere un certo stadio. Al di l dei mercati internazionali, poca attenzione viene
prestata allambiente esterno ed ai processi in esso in corso, capaci di influenzare e
coinvolgere i singoli subsistemi nazionali e regionali.
La teoria della dipendenza mette a fuoco proprio questo tipo di interazioni
precedentemente trascurate, mostrando come larretratezza non sia il risultato
specifico del processo in corso in un determinato Paese, ma vada considerata come il
prodotto di un processo di scala planetaria, cui ciascun Paese partecipa con le proprie
prerogative.


2.2.1 La teoria della dipendenza.

Secondo i teorici della dipendenza le condizioni di sottosviluppo dei PVS possono
essere comprese solo attraverso l'analisi del funzionamento del sistema capitalistico
mondiale nel suo complesso; in tale contesto prevalgono relazioni di subordinazione e
dipendenza che legano il centro alla periferia. Tali relazioni si possono ravvisare non
solo a scala globale, ma anche alle diverse scale geografiche ad essa sottese. Secondo
la teoria della dipendenza i divari socio-economici non potranno che aumentare,
essendo connaturati al sistema capitalistico, che in tal modo si perpetua e si
riproduce.
Nella definizione di Dos Santos (1970), la dipendenza implica la facolt di alcuni
paesi (dominanti) di crescere, mentre gli altri paesi (dipendenti) potranno farlo solo di
riflesso a tale crescita, e quindi in maniera funzionale rispetto ai paesi dominanti.
Nella teoria della dipendenza, la penetrazione del modo di produzione
capitalistico nelle economie arretrate ha interrotto il corso naturale dello sviluppo dei
PVS, impedendo a molti di questi di procedere lungo la strada ed alla velocit
determinate dalle leggi proprie dello sviluppo precedente. Wallerstein, con i suoi lavori
sull'economia mondo capitalistica. Secondo l'autore lo spazio economico-geografico
diviso in tre parti; centro, semiperiferia e periferia.
Il centro include quei paesi o quelle economie che rappresentano il cuore del
processo di accumulazione capitalistica; all'interno di questo si realizza in maniera pi
efficace che altrove lo scambio di informazioni, idee, servizi; esso rappresenta inoltre
il pi vasto mercato di consumo pr la produzione mondiale.
La semiperiferia gode solo in parte dei vantaggi del centro, e comprende quei
paesi attraverso i quali il core esercita il proprio controllo sulla periferia, comprese le
aree di recente industrializzazione e le regioni agricole saldamente collegate ai circuiti
internazionali; essa tecnologicamente e finanziariamente dipendente dal core, che
ne domina le decisioni.
La periferia coincide con i numerosi territori arretrati, fonti di materie prime,
prodotti agricoli, forza lavoro a basso costo. La povert diffusa e l'instabilit politica,
l'arretratezza tecnologica sono i tratti salienti di queste economie, subordinate e
dipendenti nei confronti della dinamica evolutiva mondiale.
Grafico 7 - Il ciclo di vita del prodotto e la sua proiezione sullo spazio
geografico: centro, semiperiferia e periferia

tempo
vendite
Introduzione Crescita Maturit Declino
Centro
Semi-periferia
Periferia
spazio




2.2.2. La teoria dello scambio ineguale

La teoria dello scambio ineguale apporta ulteriori considerazioni relative al
rapporto impari tra centro e periferia. Tale teoria parte dalla considerazione che il
regime degli scambi commerciali internazionali non risponde pienamente alla legge dei
vantaggi comparati di Ricardo, la quale sostiene che, quando due sistemi economici
con diverse dotazioni di risorse entrano in contatto tra loro, entrambi traggono un
vantaggio dallo specializzarsi nella produzione nella quale sono relativamente
avvantaggiati.
Secondo la teoria dello scambio ineguale, infatti, il vantaggio comparato risiede
sempre meno nelle dotazioni di risorse naturali, e sempre pi nella dotazione di
tecnologia e capitale. Ci determina un progressivo indebolimento dei Paesi in cui
risultano pi scarsi questi due fattori, a causa di un peggioramento della ragione di
scambio. La ragione di scambio determinata dai costi di produzione. Questi
dipendono dai fattori impiegati. Nel momento in cui un'economia avanzata ed
un'economia arretrata scambiano le rispettive produzioni, un trasferimento occulto di
valore fluisce verso il Paese che presenta la pi alta quota di capitale impiegata nella
produzione, e la minor quota di lavoro nella combinazione dei fattori produttivi. Ci
deriva dal fatto che, mentre nei Paesi ad economia avanzata le condizioni generali di
produzioni risultano pi complesse, e determinano quindi una remunerazione
superiore dei fattori produttivi, ma anche una posizione di dominio sul mercato, nei
PVS tali condizioni di produzioni sono estremamente semplificate, e per vincere la
concorrenza tali economie dovranno da una parte acquisire tecnologie pi avanzate, e
dall'altra mantenere bassi i prezzi sul mercato, rinunciando ad una parte del profitto.
Ne discende che l'economia avanzata, acquistando i prodotti dei PVS, paga questi a un
prezzo inferiore al costo che sarebbe necessario per produrli all'interno, in quanto i
fattori in esso contenuti possiedono un "valore" inferiore. L'economia arretrata, al
contrario, essendo costretta ad acquistare beni dal valore dei fattori superiore, si trova
nella condizione di cedere all'economia sottosviluppata una quota del proprio surplus,
che viene in tal modo distolta dall'accumulazione interna.