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a cura di marco biraghi alberto giorgio cassani

recensioni

alberto giorgio cassani

eupalinos o del fare


recensione a Paul Valry, Eupalinos o larchitetto, nuova ed. it. a cura di Barbara Scapolo, Mimesis, Milano-Udine 2011

Per un autore non esiste altra ricompensa reale dellattenzione di un lettore di qualit. Questo basterebbe per giusticare lo strano atto di scrivere!. Cos scriveva Paul Valry il 1 maggio 1923 a Paul Souday, critico letterario e saggista francese. Questa illuminante riessione che basterebbe ad eliminare buona parte di quello che si pubblica in Italia e nel mondo, e con esse altrettante recensioni riguardava un articolo di Souday dedicato ad una delle opere capitali dello stesso Valry, Eupalinos ou lArchitecte, altrimenti detto anche Dialogue des morts, con evidente allusione a Luciano di Samosata. Unopera grandiosa secondo Walter Benjamin, bench unopera su commissione, come riconosce lo stesso Valry, in cui lautore, come scrive sempre nella lettera, avrebbe tentato di far vedere che il pensiero puro e la ricerca della verit in s possono aspirare solo alla scoperta o alla costruzione di qualche forma. Precisando: Non oppongo ogni losofo allartista, piuttosto oppongo a questultimo il losofo che non giunge a quella forma nita, o che non sospetta che solo essa pu essere loggetto duna ricerca razionale e cosciente [...]. Il problema dunque, alla base del celeberrimo dialogo tra Socrate e Fedro, lo stesso dellarte e anche dellarchitettura: ci che conta il fare, e come vedremo vale pi il percorso che loggetto nale vero e proprio. Su tutto ci ragiona, con grande competenza, Barbara Scapolo, curatrice e traduttrice del dialogo, in una nuova edizione pubblicata da Mimesis, nella collana Estetica e Architettura diretta da Renato Rizzi. Nella Postfazione, dal titolo Eupalinos o lArchitetto, o del fare consistente in cui chiara la presenza centrale del termine fare la Scapolo, che da anni si dedica allo studio di Valry, inizia sottolineando la decisiva condizione di morti dei due dialoganti: se restata intatta tutta la capacit di ragionare, cos come i ricordi, cio tutta la capacit intellettiva che li contraddistingueva da vivi, [s]ono venuti meno e, conseguentemente, fanno sentire tutto il peso della loro assenza, il corpo, le sensazioni, la possibilit di ridere e piangere concretamente [p. 92]. Questa riessione di Valry, come afferma la Scapolo, deriva da un fatto umano, per nulla troppo umano: linnamoramento folgorante per Catherine Pozzi, che segna una crisi decisiva con il Valry lo-positivista. In altre parole, emerge nel dialogo la volont di inscrivere eros nel dominio del logos [p. 93]. A ci corrisponde anche la gura di Socrate, differente dal prototipo platonico, e che invece condivide con Valry loscillazione dellinteresse per il conoscere e per il costruire, per il mondo del pensiero e per quello della forma [p. 95]. Signicativamente solo dopo la morte proprio come accade anche a Nephronus, nel Defunctus, lintercenale-dialogo dellAlberti , Socrate si accorge di aver dato eccessivo credito [...] al linguaggio [p. 95], arrivando addirittura ad affermare, contra Platone [ibid.] che Nulla che sia bello separabile dalla vita, e la vita ci che muore (Eupalinos o lArchitetto). Altro elemento fondamentale che innerva il dialogo, come sottolinea ancora la Scapolo, laccento mediterraneo, dovuto sia alla citt natale di

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Valry, Ste, che al mare, questultimo cifra decisiva dello scrittore nel suo essere generatore di forme e di progetti straordinari, grembo dAfrodite e creatore di tante avventure (Ispirazioni mediterranee). In Valry, gli scenari non sono casuali, ma attori essi stessi. Ecco dunque nel dialogo, di natura essenzialmente marina, alternarsi le sponde del ume Ilisso il ume del Tempo il Pireo (un porto), ma anche i monumenti di Atene. Unoscillazione continua tra Terra e Mare, cercando tuttavia di rimanere sulla linea di conne, in quella frontiera pendolare (Eupalinos o lArchitettura) tra questi due simboli della condizione umana che gi Carl Schmitt aveva magistralmente esplorato nel suo saggio del 1942. Volendo dire con ci che non vi aut aut tra il conoscere e il pensare come credeva il giovane Socrate ma che si pu restare, sono parole della Scapolo, tra la uidit informe e cangiante del mare e la solidit e la durata costituita dalla terra [p. 97]; quella terra non ci dimentichiamo mai che si tratta di un dialogo sullarchitettura da cui larchitetto Eupalinos ricava materiale per costruire i suoi mirabili edici [ibid.]. Ci illumina lapparente paradossalit dellaffermazione di Valry: Non vi architettura pi sensibile di quella che fonda sul mobile un edicio a motore in movimento (Sguardi sul mare). Unimmagine che sarebbe piaciuta molto a Le Corbusier, grande ammiratore dellEupalinos (vedi exergo p. 89). La Scapolo, poi, indaga il tema del rapporto tra architettura e musica in Valry: Fin dallinizio della sua attivit poetica, Valry privilegia la divina potenza di Orfeo che regola e armonizza il disordine attraverso la musica, arrivando ad attribuirgli la potenza costruttrice di Anone, il quale [...] per tradizione lunica gura mitica associata alla costruzione architettonica [p. 101] (e qui, i lettori di qualit di questa rivista non hanno bisogno di ulteriori aggiunte). Sar lo stesso Valry, negli anni Trenta, sempre la Scapolo a farlo notare a tornare ancora sul tema, con il melodramma intitolato proprio Storia dAnone: Luniverso ci fa vedere due grandi cose; prima di tutto che esso cambia e si trasforma incessantemente e subito dopo che dura e si conserva, e si ripete e si conferma. dunque Musica ed Architettura (Cahiers). Un altro fattore unisce Musica e Architettura: la Composizione. Questultima, per Valry, denita come lunione del tutto con il particolare (ibid.), diviene [...] il momento capitale dellattivit poetica [p. 102], e tale attivit, per lo scrittore, si coglie principalmente nelle opere musicali e architettoniche. Come noto, Fedro, riportando il pensiero di Eupalinos, aveva suddiviso gli edici nella celebre tripartizione tra edici muti, che parlano e che cantano. Proprio la capacit di unarchitettura di muovere gli uomini come li muove loggetto amato (Eupalinos o lArchitettura) (ancora Catherine che ritorna) la accomuna ancora una volta alla musica e alla sua attitudine a toccare e commuovere [p. 102]; ed ci che riescono a fare tutti quegli oggetti apparentemente inutili che sono le opere darte e darchitettura e qui Adolf Loos non sarebbe stato daccordo nellaccomunare i due termini che stimolano o soddisfano funzioni siologiche particolari e locali, quelle dei sensi (Riessioni sullarte). Addirittura, rispetto alle creazioni delluomo, che, o rispondono allutilitas, se pensate per il corpo, o alla venustas, se pensate per lanima, larchitettura, per Valry, la sola capace di armonizzare tra loro tutte queste caratteristiche e, con laggiunta della rmitas, a chiudere la triade vitruviana. Per terminare su questo paragone, citando le parole della Scapolo, larchitettura (che modella le forme) e la musica (che permette loltrepassamento della forma) sono tra le arti a cui costantemente Valry si riferito per la sua poietica, in quanto se esse sono comprese, possono rimandare ad altro, e muovere come si muove loggetto amato [p. 104]. Prima di concludere sul tema del fare e della forma come esercizio, occorre soffermarsi un po sul paragrafo dedicato alla regolata vertigine (Luomo e la conchiglia) della conchiglia. In Storia di Anone, Valry ci ha lasciato alcune riessioni basilari sullazione del costruire: questultima passaggio dal disordine allordine uso dellarbitrio per rispondere alla necessit. Un edicio sico si legge nel testo ci mostra ad un solo sguardo la somma delle intenzioni, delle invenzioni, delle conoscenze e delle forze che la sua esistenza comporta; esso mette in luce lopera combinata del volere, del sapere e del potere delluomo. Unica tra tutte le arti, e in un attimo indivisibile di visione, larchitettura carica il nostro animo del sentimento totale delle facolt umane. Passaggio dallarbitrario al necessario, dal disordine allordine [p. 106], il costruire umano si confronta con lordine della natura per ricostruire un altro ordine che a volte stupisce

per la sua esattezza e consistenza (Introduzione al metodo di Leonardo da Vinci). qui che si inserisce lincontro con la conchiglia e con la domanda pi ingenua (Luomo e la conchiglia) che ci assale di fronte ad essa: Chi ti ha fatto? (Eupalinos o lArchitettura). Il Socrate di Valry, al cospetto della conchiglia, si cimenta con la differenza tra formazione naturale e creazione articiale umana [p. 107], smosso dalloggetto pi ambiguo del mondo (Eupalinos o lArchitettura). Nei Cahiers del 1916, il ritrovamento di una cosa rigettata dal mare. Cosa molto bianca, consumata, levigata aveva fatto sorgere in lui la domanda: Da che cosa [...] si riconosce che una cosa fatta dalluomo?. La risposta a ci verr appunto nel 1937, con il saggio Luomo e la conchiglia: unazione veramente umana solo quella che porta a fare qualcosa. Altrimenti detto da Eupalinos: ci che penso fattibile e ci che faccio si riconduce allintelligibile. Anche lopera in s non cos signicativa come lazione che porta a realizzarla: [...] ho labitudine, o la mania, di considerare le opere soltanto come azioni; devo infatti confessare che presto molta pi attenzione alla formazione e alla costruzione delle opere che alle opere in s (Poesia e pensiero astratto). Nei Cahiers Valry ridir in altro modo la stessa cosa: Non cercare la verit ma coltivare le forze e le organizzazioni che servono a cercare o fare la verit. [...] Non cercare lopera ma le potenzialit. Ci porter lo scrittore a tripartire le cose di questo mondo in cose create dalla natura (che crea tutto quello che non sappiamo fare e che, comunque, ci sembra fatto (Luomo e la conchiglia), dalluomo e dal caso, una parola di eccellente invenzione (ibid.); sulle opere di questultimo si soffermer ne Il mio Faust (forse esistono cose che non sono glie n della natura, n dellazione [...] Nulla prova che possano esistere soltanto due modi di fabbricazione e due sole fabbriche). Socrate, in Eupalinos, si soffermer a parlare di questi tre modi di generazione [p. 109]. Lasciando da parte il caso, la natura genera in modo simultaneo, sicuro e cieco che non vede limiti alla sua crescita (Cahiers). Luomo, invece, fabbrica per astrazione; ignorando e dimenticando una gran parte delle qualit di ci che impiega, applicandosi soltanto alle condizioni chiare e distinte che possano per lo pi venir soddisfatte simultaneamente non da una, ma da pi specie di materie (Eupalinos o lArchitettura). Ma poi, in un certo senso, luomo recupera anche la dimensione naturale dello spontaneismo: come ben sintetizza la Scapolo, latto di costruire umano dipende tanto dalla casualit della formazione delle idee, in tutto e per tutto indiscernibile (in quanto emanazione spontanea) al pari dellattivit di generazione della natura, quanto dallorganizzazione razionale di questi materiali spontanei in una serie di relazioni e rapporti determinati simmetricamente e coerentemente [p. 110]. Tornando alla conchiglia, dunque, oggetto perturbante [cfr. p. 110] quantaltri mai, Socrate, che da giovane aveva scelto laspetto spirituale a danno di quello corporeo e lidea al posto degli oggetti, ora sa di poter lasciar rivivere larchitetto, il costruttore che un tempo fece perire [p. 111] e che invece era in lui (in tutti, scrive lAlberti nellincipit del De re aedicatoria, alberga il desiderio di edicare). Sogno irrealizzabile? di Valry sar proprio di riuscire ad imitare quel legame indissolubile e reciproco della gura con la materia che la pi piccola conchiglia mi mostra (Luomo e la conchiglia). Come detto, lultimo paragrafo della bella Postfazione della Scapolo riguarda il fare. Precisamente il come fare?, che tiene insieme pensiero ed azione. La risposta la potremmo trovare in uno dei personaggi di Eupalinos, il fenicio Tridone che pensava che una nave dovesse essere, in qualche modo, creata dalla conoscenza del mare, e quasi modellata dallonda stessa!. Come Tridone tiene insieme teoria e prassi, cos per Valry, secondo la Scapolo, vi una sostanziale coincidenza tra costruire e conoscersi, in quanto entrambi sono concepiti come atti del pensiero [p. 112]. Valry lo dice con molta chiarezza: [...] tutte le arti sono forme differenziate dellazione, e [...] vanno analizzate in termini di azione (Filosoa della danza): da ci limportanza dellesercizio, della ricerca di s, del nosce te ipsum (altro legame, oltre che con Socrate, anche con lAlberti del Momus). Compito dellartista e, aggiungiamo noi, dellarchitetto per Valry quello di resistere al facile [p. 113], di sottrarsi allarbitrariet del disordine tramite unarbitrariet di carattere esplicito e ben determinato (Frammenti dalle memorie di un poema) per rispondere cos, forse denitivamente, al problema del fare arbitrario e/o naturale delluomo. Tutto ci conduce al terribile, innito e capitale affaire de la forme [p. 114 e Lettres quelques-uns). Tralasciando le pur importanti considerazioni della Scapolo sugli stretti rapporti di Valry con il Poe di Eureka, giungiamo alle considerazioni

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nali nel nome dellarchitettura: come la musica, questultima, per Valry, in grado di rinviare ad altro da s, macchina in grado di suscitare un effetto [p. 117]. Pur restando forma, aggiungeremmo noi. Il fare anche architettonico, come ci permettiamo di nuovo di aggiungere lunico atto che permette di diventare ci che si pensa e di pensare ci che si [ibid.]. NellAnti-Socrate torner la singolare passione per le forme e le apparenze (Eupalinos o lArchitettura), e dunque, ri-aggiungiamo, anche per larchitettura. Ma unarchitettura non rigida, non ssata una volta per tutte, non accademica larchitettura che Valry amerebbe: non vi in Valry lo sottolinea la Scapolo alcun interesse per una forma che si voglia denitiva, che impedisca qualsiasi tipo di movimento, qualsiasi altro suo possibile, collocandosi fuori dal dominio del fare. [...] essa non potr mai darsi in una maniera denitiva, limitante la valenza innita dellesercizio che la sottende. [...] dovr sempre rimandare a qualcosa daltro [p. 117]. Solo, dunque, unarchitettura dialogante, che sappia collocarsi tra la Terra e il Mare.

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manuel bordini

urbanistica solidale
recensione a Paolo Urbani, Urbanistica solidale, Bollati Boringhieri, Torino 2011

Dopo oltre un decennio dalluscita di Urbanistica consensuale, Paolo Urbani, giurista, fa il punto della situazione con il suo nuovo libro: Urbanistica solidale, (Bollati Boringhieri, Torino 2011) nel quale verica, a distanza di tempo, quale sia lo stato di salute in cui attualmente versa la scienza della pianicazione urbanistica nel nostro Paese. Il libro si sviluppa lungo tre direttrici principali, che rappresentano altrettante tematiche a cui lautore dedica unattenzione di lungo corso. La prima questione, che potremmo quasi chiamare della ricerca di un equilibrio, affronta il problema, a tutti noto, del difcile e mutevole punto di equilibrio tra interessi pubblici e interessi privati che la pianicazione chiamata istituzionalmente a trovare. La seconda, che mantiene al centro del dibattito il piano regolatore, potremmo invece denirla del superamento di una storica discriminazione. Il problema che in questa parte del libro si affronta riguarda, infatti, la ricerca di moderni sistemi di pianicazione che, pur muovendosi nel perimetro della legittimit, permettano di superare la tradizionale discriminazione tra proprietari, tipica del vecchio piano regolatore, basato sul sistema della cosiddetta zonizzazione. Scopo ultimo di questo sforzo ricostruttivo , nelle intenzioni dellautore, quello di avvicinare il sistema di pianicazione il pi possibile al principio di solidariet tra i cittadini, su cui si impernia lintero impianto della Carta costituzionale. In questo senso va inteso il richiamo, che pi volte compare nel testo, alla cosiddetta giustizia perequativa, ossia una distribuzione di carichi e vantaggi, onori ed oneri sul territorio nazionale, che sia il pi possibile perequata, vale a dire distribuita in modo omogeneo ed equilibrato tra tutti i proprietari dei terreni che sono coinvolti nella pianicazione. La terza tappa del libro potremmo divertirci a denominarla la costruzione della citt pubblica; questo passaggio discorsivo costituisce uno snodo determinante nelleconomia del testo, dal momento che linterrogativo che si pone lautore se esistano strumenti giuridici idonei a ridurre il peso della rendita edilizia e fondiaria a favore di meccanismi che consentano un transito del valore dalla sfera dei proprietari, che ricavano dalledicabilit delle aree di loro pertinenza, a vantaggio della realizzazione di standard e servizi di cui dotare il territorio comunale a benecio di tutti i cittadini. O, ancora meglio, a benecio della citt, una citt che sia di tutti. Nelle riessioni dellautore, la realizzazione di un simile progetto passa necessariamente per un massiccio ricorso allaccordo (meno piano e pi contratto come solito dire in modo atecnico, ma molto efcace, ai suoi studenti), uno strumento pi essibile e duttile rispetto al provvedimento, che permette, nel pieno rispetto della carta costituzionale (lart. 23, bene ricordarlo, consente un prelievo autoritativo di beni privati solo in forza di una legge), di realizzare scambi, tra parte pubblica ed i singoli privati proprietari, a tutto vantaggio della collettivit. Attraverso il contratto, consentito allamministrazione comunale, anche in assenza di copertura legislativa, di riconoscere volumetrie addizionali ai