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Democrazia e socialismo

Dalla democrazia allemancipazione


Rispetto al socialismo, nelle sue differenti versioni, lideale democratico rappresenta un elemento integrante e necessario, ma non costitutivo. Integrante, perch una delle mete che si sono sempre proposti i teorici del socialismo stato il rafforzamento della base popolare dello Stato; necessario, perch senza questo rafforzamento non verrebbe mai raggiunta quella profonda trasformazione della societ che i socialisti delle diverse correnti si sono sempre prospettati; ma anche non costitutivo, perch lessenza del socialismo sempre stata lidea del rivoluzionamento dei rapporti economici e non dei soli rapporti politici, cio dellemancipazione sociale, e non della sola emancipazione politica delluomo.
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Critica della democrazia rappresentativa


Ci che muta nella dottrina socialista rispetto alla dottrina liberale il modo dintendere il processo di democratizzazione dello Stato. Nella teoria marx-engelsiana, il suffragio universale, che per il liberalismo nel suo svolgimento storico il punto di arrivo del processo di democratizzazione dello Stato, costituisce soltanto il punto di partenza. Oltre il suffragio universale, lapprofondimento del processo di democratizzazione da parte delle dottrine socialiste avviene in due modi:
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Dalla politica alleconomia


1) attraverso la critica della democrazia soltanto rappresentativa e la conseguente ripresa di alcuni temi della democrazia diretta; 2) attraverso la richiesta che la partecipazione popolare, e quindi il controllo del potere dal basso, si estenda dagli organi di decisione politica a quelli di decisione economica, da alcuni centri dellapparato statale allimpresa, dalla societ politica alla societ civile (democrazia economica e industriale) oppure alla forma dei nuovi organi di controllo consiliare che consentono lautogestione.
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La Comune di Parigi (marzo-maggio 1871)


Nelle effimere istituzioni create dal popolo parigino insorto nella Comune di Parigi, Karl Marx ritenne di poter cogliere alcuni elementi di una nuova forma di democrazia che chiam autogoverno dei produttori.
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La Comune di Parigi (1871)


I caratteri distintivi di questa nuova forma di Stato rispetto al regime rappresentativo sono principalmente quattro: a) Se il regime rappresentativo fondato sulla distinzione tra il potere legislativo e quello esecutivo, il nuovo Stato della Comune deve essere invece non un organismo parlamentare, ma di lavoro, esecutivo e legislativo allo stesso tempo. b) Mentre il regime parlamentare, innestato sul tronco dei vecchi Stati assoluti, ha lasciato sopravvivere accanto a s organi non rappresentativi e relativamente autonomi che continuano a costituire una parte essenziale dellapparato statale, come l'esercito, la magistratura e la burocrazia, la Comune estende il sistema elettivo a tutte le branche dello Stato.
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La Comune di Parigi (1871)


c) Mentre la rappresentanza nazionale del sistema rappresentativo contraddistinta dal divieto di mandato imperativo, la cui conseguenza lirrevocabilit dell'incarico per tutto il tempo della legislatura, la Comune composta da consiglieri municipali eletti a suffragio universale nei diversi mandamenti di Parigi, responsabili e revocabili in qualunque momento. d) Se il sistema parlamentare non riuscito a distruggere laccentramento politico ed amministrativo dei vecchi Stati, anzi lo ha confermato attraverso listituzione di un parlamento nazionale, il nuovo Stato avrebbe dovuto decentrare al massimo le proprie funzioni in comuni rurali che avrebbero inviato i loro rappresentanti a unassemblea nazionale, cui sarebbero state lasciate poche ma importanti funzioni adempiute da funzionari comunali. 7

La democrazia dei Consigli


Traendo ispirazione dalle riflessioni di Marx sulla Comune, Lenin in Stato e rivoluzione (1917) enunci le linee direttive di quella nuova democrazia dei consigli che fu al centro del dibattito fra i principali teorici del socialismo negli anni 20, da Antonio Gramsci a Rosa Luxemburg. Ci che caratterizza la democrazia dei consigli rispetto alla democrazia parlamentare il riconoscimento che nella societ capitalistica avvenuto uno spostamento dei centri di potere dagli organi tradizionali dello Stato alla grande impresa; pertanto il controllo che il cittadino in grado di esercitare attraverso i canali tradizionali della democrazia solo politica non sono sufficienti a impedire quegli abusi di potere la cui abolizione lo scopo finale della democrazia.
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La democrazia dei Consigli


Il nuovo tipo di controllo non pu avvenire che sui luoghi stessi della produzione, e viene esercitato non dallastratto cittadino della democrazia formale, ma dal cittadino in quanto lavoratore attraverso i consigli di fabbrica. Il consiglio di fabbrica diventa cos il germe di un nuovo tipo di Stato, che lo Stato o comunit dei lavoratori in contrapposizione allo Stato dei cittadini, attraverso unespansione di questo tipo di organismo a tutti i luoghi della societ in cui vi sono decisioni importanti da prendere. Il sistema statale nel suo complesso sar una federazione di consigli unificati attraverso un raggruppamento ascendente di essi a vari livelli territoriali e aziendali.
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Il Consiglio: struttura e fisiologia


I consigli municipali del 1789 e il Consiglio generale della Comune di Parigi rappresentano il prima sistema alternativo di rappresentanza democratica, come democrazia non delegata. Me solo con lo sviluppo dei consigli operai (soviet russi, 1905, 1917; Arbeiterrte tedeschi, 1918-1919) che vediamo concentrarsi le tre caratteristiche del sistema consilare puro, cio: a) il riferimento a collettivit concrete; b) la delega secondo un mandato imperativo e revocabile; c) la fusione tra la funzione legislativa e quella esecutiva.
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La teoria consiliare pura


Anche se queste caratteristiche possono trovarsi in altre strutture consiliari, solo nella dimensione del sistema di organizzazione operaia a livello di fabbrica che esse trovano una compiuta espressione. Infatti i consigli di fabbrica esprimono un potere effettivo conseguente alla funzione sociale degli operai in quanto produttori. Invece il partito e il sindacato, in cui possono esprimersi funzioni consiliari, data la loro ampiezza sovra-aziendale devono sempre far riferimento a una struttura gerarchizzata. Quindi solo i consigli operai possono effettivamente saldare la lotta economico-gestionale e liniziativa politica.
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LAutogestione
Sono riconoscibili due determinazioni essenziali del concetto di autogestione. La prima il superamento della distinzione tra chi prende le decisioni e chi le esegue. La seconda lautonomia decisionale di ogni unit di attivit, cio il superamento dellintervento di volont esterne alla collettivit concreta nella definizione del processo decisionale. Si tratta comunque della riappropriazione del potere decisionale relativo ad una data sfera di attivit contro qualsiasi autorit. Lautogestione vuole realizzare la socializzazione del potere gestionale e attribuisce ai lavoratori tramite i loro delegati un potere deliberativo su tutte le relative decisioni, in primo luogo quelle concernenti la ripartizione tra investimenti e retribuzioni. Si propone quindi unintegrazione attiva dei lavoratori nelle loro imprese, integrazione che implica il superamento della propriet capitalistica delle stesse. 12

Autogestione e cooperazione
Se lassociazionismo cooperativo individua lalternativa al lavoro salariato nella ridistribuzione paritaria della propriet dei mezzi di produzione tra tutti i membri di una unit economica, lautogestione considera invece necessaria la ridefinizione del ruolo e del potere dei lavoratori nel processo economico. La condizione non lassunzione generalizzata dello status di privato proprietario, bens la soppressione dello stesso e lacquisizione paritetica del potere di gestione mediante un diritto indivisibile di usufrutto su mezzi di produzione sociali. In conclusione, mentre il principio cooperativo accetta di fatto la logica dei sistemi capitalistici, lautogestione implica una modificazione dellintero assetto economico-politico.
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LAutogestione
Essa affronta il problema della democrazia sostanziale tramite: a) spostamento del fulcro del problema dellautorit dal momento del suo esercizio, cio dellemanazione di comandi vincolanti, a quello logicamente precedente della formazione delle decisioni; b) risoluzione dello stesso problema attraverso la proposta di una socializzazione dei processi decisionali, resa possibile dallattribuzione ad ogni individuo di un distinto potere decisionale in relazione ai diversi ambiti concreti della sua vita associata. Si adotta la formula dellestinzione dello Stato: lautogestione vuole riassorbire la decisionalit politica nellamministrazione delle cose: essa implica non solo la decentralizzazione, ma anche una depoliticizzazione del sistema.
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Il decentramento
Esiste una stretta connessione fra i concetti di decentramento e di democrazia. La lotta per il decentramento consistita principalmente nella lotta per le autonomie locali, perseguendo cos, oltre al decentramento, obbiettivi di democratizzazione. Il decentramento anche lo strumento attraverso il quale possono compiutamente manifestarsi le forze della Nazione come Stato-comunit, in contrapposizione alle forze dello Stato (dello Statopersona Hobbes), che istituzionalmente dominato dal principio dellaccentramento.
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Lambivalenza del decentramento


Il decentramento sarebbe il mezzo per poter giungere, attraverso la ripartizione della sovranit, ad una reale libert politica. Tuttavia, esiste anche la possibilit di respingere il decentramento come istituto antidemocratico. Infatti, in una comunit politica allagata come la Nazione, le esigenze di eguaglianza, che sono anch'esse esigenze di democraticit, vengono favorite dallaccentramento anzich dal decentramento.
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Decentramento e pluralismo
Un analogo ragionamento pu essere effettuato con riferimento alla nozione di pluralismo. La garanzia relativa alle formazioni sociali in cui si svolge la personalit umana pu essere collegata al decentramento di funzioni pubbliche ad enti autonomi locali nella considerazione che il loro esercizio possa essere meglio assicurato affidandolo a coloro che appaiono pi direttamente interessati. Cos, agli ordinamenti del passato, basati sulla finzione che il popolo fosse unito intorno ad interessi generali ed indifferenziati, e quindi accentrati sullapparato dello Stato, si sostituiscono ordinamenti nei quali agli interessi nazionali si affiancano una serie di interessi propri di comunit minori, per il conseguimento dei quali vengono predisposte strutture autonome e decentrate.
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Decentramento e pluralismo
Il decentramento sembra cos costituire il mezzo giuridico per laffermazione del pluralismo dei centri di potere. Il decentramento, tuttavia, pu essere soltanto uno strumento volto a dar corpo effettivo al pluralismo; ma dalleffettivit del pluralismo che dipende l'immissione nelle strutture politiche e amministrative del concetto di parte locale.
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Il pluralismo
Poich i meccanismi giuridici e costituzionali possono essere sovvertiti se alcuni cittadini o gruppi acquistano porzioni sproporzionate di potere a paragone di altri cittadini, il potere potenziale di un gruppo deve essere controllato dal potere di un altro gruppo. il rimedio allargare la sfera, e quindi dividere la comunit in cos gran numero dinteressi e di parti che una maggioranza non possa avere nello stesso momento un interesse comune separato da quello di tutti o della minoranza. L'assioma fondamentale di un sistema pluralistico che invece di un singolo centro di potere sovrano, ci debbono essere molti centri, nessuno dei quali possa essere interamente sovrano. Per quanto nella prospettiva democratica il solo sovrano legittimo sia il popolo, anche il popolo non deve essere mai un sovrano 19 assoluto.

Il pluralismo
Lesistenza di una molteplicit di centri di potere, nessuno dei quali interamente sovrano, aiuter a domare il potere, ad assicurare il consenso di tutti, e a risolvere pacificamente i conflitti. Come entit sociale, il gruppo si contrappone alla classe: mentre un individuo singolo pu appartenere a pi gruppi, lo stesso individuo non pu che appartenere a una classe, con la conseguenza che se una societ divisa in gruppi tende alla soluzione dei conflitti mediante transazioni inter-gruppo, una societ divisa in classi non pu invece domare lantagonismo frontale di classe contro classe se non ricorrendo alla coercizione. Con questa contrapposizione del gruppo alla classe, il pluralismo si presenta come lantitesi non soltanto di una concezione monistica dello Stato ma anche di una concezione dualistica o dicotomica della societ (societ per classi). 20

La teoria delle decisioni collettive


Bisogna distinguere tra decisioni collettivizzate, collettive e individuali. Le decisioni collettivizzate sono le decisioni sottratte alla competenza di ciascun individuo. Una decisione collettivizzata non individuale, ma pu esser presa anche da una persona sola. In tal caso questa persona decide per tutti. Si definiscono invece come decisioni collettive quelle decisioni in cui il soggetto decidente non un singolo, ma un collettivo o un gruppo.
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La teoria delle decisioni collettive


In senso proprio, le decisioni collettive sono tali solo nei casi di gruppi in cui il rapporto tra i membri sia di tipo faccia a faccia o in cui, in ogni caso, si presenta un certo grado di interdipendenza tra i membri. Si noti che sia le decisioni individuali, sia quelle collettivizzate, non pongono un problema di regole decisionali. Ma quando il potere demandato a un gruppo, diventa importante stabilire quale regola debba essere utilizzata.
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La teoria delle decisioni collettive


Ora, la sola regola che produca dei risultati stabili quando le alternative di scelta sono solo due, la regola della maggioranza semplice, anche detta regola maggioritaria. Nel caso invece in cui le alternative siano pi di due, tale regola non produce necessariamente un risultato stabile, vale a dire non consente di determinare sempre in maniera univoca qual la volont del gruppo. Le preferenze individuali potrebbero, infatti, essere cos diverse tra loro da non poter essere aggregate, dando luogo al fenomeno delle maggioranze cicIiche, o addirittura nessuna maggioranza. questo il teorema dell'impossibilit generale.
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La teoria delle decisioni collettive


Alla lunga, per, un sistema decisionale che funzioni sulla regola maggioritaria pura non pu durare. Esistono infatti dei benefici sostanziali che possono essere equamente distribuiti solo se la regola maggioritaria funziona con esiti a somma positiva = che tutti possano guadagnare qualcosa. Occorrono allora dei meccanismi di compensazione: trovare un accordo questione per questione, scambiando il proprio consenso su una decisione oggi per ottenere soddisfazione dei propri interessi domani. In pratica si tratta di mettere in atto un sistema di compensazioni reciproche differite.
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La teoria delle decisioni collettive


Per evitare il rischio di beneficare solo una parte si preferisce ricorrere ad altre regole che diano maggiori garanzie sostanziali alle minoranze. Tra queste vale la pena di ricordare: a) la regola dell'unanimit e b) la regola proporzionale. A) L'elemento caratterizzante della regola dellunanimit dato dal fatto che essa attribuisce a tutti i membri del gruppo un peso decidente. In pratica, con tale regola ogni membro del gruppo viene a disporre di un potere di veto che gli consente di bloccare qualunque decisione contraria ai suoi interessi.
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La teoria delle decisioni collettive


B) La regola proporzionale. assomiglia per certi aspetti alla regola dellunanimit: si viene in pratica ad assegnare un potere di veto a ciascun componente il gruppo. Si restringe, cos, luniverso delle soluzioni possibili del processo decisionale e si allarga contemporaneamente la gamma delle preferenze e degli interessi da tenere in considerazione. Per questa ragione, la regola proporzionale funziona bene come regola per la distribuzione delle cariche o per lelezione dei componenti di organismi rappresentativi piuttosto che come regola per la formazione di politiche o decisioni collettive.
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