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Democrazia formale e democrazia sostanziale

Le regole procedurali
Per democrazia si venuto sempre pi intendendo un metodo o un insieme di regole procedurali per la costituzione del governo e per la formazione delle decisioni politiche pi che una determinata ideologia. Si tratta cio di un significato procedurale, non sostanziale. Le regole procedurali (dritto di voto, libert di opinione, tutela delle minoranze ecc.) stabiliscono come si debba arrivare alla decisione politica non che cosa si debba decidere.
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Il governo per il popolo


Dal punto di vista del che cosa, linsieme delle regole del gioco democratico non stabiliscono nulla salvo lesclusione delle decisioni che in qualche modo contribuirebbero a rendere vane una o pi regole del gioco. Secondo una vecchia formula che considera la democrazia come governo del popolo per il popolo, la democrazia formale un governo del popolo, mentre la democrazia sostanziale un governo per il popolo.
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Democrazia formale
Una democrazia formale pu favorire una minoranza ristretta di detentori del potere economico e quindi non essere un governo per il popolo pur essendo un governo del popolo. Viceversa, una dittatura politica pu favorire, in periodi di trasformazione rivoluzionaria quando non sussistono le condizioni per lesercizio di una democrazia formale, la classe pi numerosa dei cittadini, e quindi essere un governo per il popolo, pur non essendo un governo del popolo.
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Il governo dei pi numerosi


Il concetto di democrazia riferito agli Stati socialisti (e agli Stati del Terzo Mondo) tende a rispecchiare pi fedelmente il significato antico (aristotelico) di democrazia per cui: democrazia il governo dei poveri contro i ricchi, cio uno stato di classe e, trattandosi della classe dei poveri, il governo della classe pi numerosa ovvero della maggioranza.
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Mezzi / Fini
Pertanto, nelle due espressioni: democrazia formale e democrazia sostanziale, il termine democrazia ha due significati nettamente distinti. Nella prima indica un certo insieme di mezzi, quali sono appunto le regole procedurali indipendentemente dalla considerazione dei fini. Nella seconda indica un certo insieme di fini, qual soprattutto il fine delleguaglianza non soltanto giuridica ma anche sociale ed economica, indipendentemente dalla considerazione dei mezzi adoperati per raggiungerli. Una democrazia perfetta dovrebbe essere insieme formale e sostanziale.
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John Rawls: Una teoria della giustizia


1971: esce Una teoria della giustizia di John Rawls. Si tratta di unopera rivoluzionaria, simile alla rivoluziona apportata dallopera di Kuhn 1962: La struttura delle rivoluzioni scientifiche. La rivoluzione viene apportata allinterno della cultura angloamericana, immune dalle influenze del marxismoleninismo e orientata in senso liberale sulle opere di Hume, Bentham, Mill. Il liberalismo viene declinato in senso democratico da Russell e Dewey. Rawls contrappone alla linea utilitaristica quella contrattualistica, ispirata a Locke, Rousseau e Kant. Il modello kantiano viene impiegato da Rawls per tentare di conciliare libert (sfera dei diritti degli individui) e giustizia (sfera inter-individuale, attinente alla distribuzione dei beni).
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Giustizia e libert
La giustizia per Rawls il primo requisito delle istituzioni sociali, cos come la verit lo dei sistemi di pensiero. Come ogni teoria devessere abbandonata se non risulta vera o corretta, cos le istituzioni devono essere riformate se risultano ingiuste. Solo la giustizia garantisce la libert degli individui. Il benessere della societ non pu prevalere su questo principio.
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Velo dignoranza ed equit


Bisogna immaginare una situazione iniziale ipotetica caratterizzata da: a) velo dignoranza; b) equit. Le parti, che devono stipulare un contratto, sono qui in una condizione di uguaglianza. Il velo dignoranza significa che le parti hanno presenti solo concetti, interessi e valori generali, mentre soffrono di amnesia riguardo a fatti e interessi personali. Le parti sono qui presenti in condizioni identiche, razionali, reciprocamente disinteressate. Giustizia come equit significa che la giustizia il frutto e il risultato di una scelta compiuta da individui in condizioni di equit. qui che emerge Kant: autonomia, libert, uguaglianza, razionalit. Il velo dignoranza impedisce di scegliere in base a principi eteronomi. Io noumenico = persona incondizionatamente libera e razionale: etica del mutuo rispetto e della stime di s. Libert agire in accordo con la legge che noi stessi ci diamo. Imperativo categorico. 9

Libert e distribuzione
I principi di giustizia sono frutto di un accordo tra persone morali, il cui scopo non un interesse particolare (governo, societ ecc.), ma laccettazione di certi principi morali. Occorrono: 1) Eguaglianza nellassegnazione dei diritti e dei doveri fondamentali. (Libert individuali) 2) Le ineguaglianze economiche e sociali sono giuste solo se producono benefici compensativi per ciascuno. (Distribuzione delle risorse). Non si possono giustificare istituzioni in cui i sacrifici di alcuni sono compensati da un maggior bene aggregato: il fatto che alcuni abbiano meno affinch altri prosperino pu essere utile, ma non giusto.
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Ineguaglianze e benefici
Non si tratta dunque, n di pensare a se stessi (motivazioni egoistiche), n alla maggioranza (motivazioni utilitaristiche) ma alla generalit e alla totalit (motivazioni morali kantiane). 1) Ogni persona ha diritto alla pi estesa libert fondamentale. 2) Le ineguaglianze devono essere previste a vantaggio di ciascuno e collegate a cariche e posizioni aperte a tutti. Libert: politica (diritto di voto), di parola, di riunione, di coscienza, di pensiero, di possesso e dallarresto e detenzione arbitrari. Tutti i valori sociali (libert, beni, cariche), devono essere distribuiti in modo eguale, a meno che una distribuzione ineguale di uno o tutti questi valori non vada a vantaggio di ciascuno. Lingiustizia consiste in ineguaglianze che non producono una situazione a beneficio di tutti. Gli svantaggi degli individui possono essere per ragioni economiche o naturali; in ogni caso richiedono una riparazione.
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I pi svantaggiati
Ci che giusto o ingiusto non il fatto che esistano individui meno favoriti allinterno della societ, ma il modo in cui le istituzioni trattano questi fatti. Se si vogliono trattare egualmente tutte le persone, e se si vuole assicurare a tutti uneffettiva eguaglianza di opportunit, la societ deve prestare maggiore attenzione a coloro che sono nati con meno doti, meno possibilit o sono in posizioni sociali meno favorevoli. Lidea quella di riparare torti dovuti al caso, in direzione delleguaglianza. Per ottenere questobiettivo dovrebbero essere impiegate maggiori risorse nell' educazione dei meno intelligenti invece che in quella dei pi dotati, almeno in un determinato periodo della vita, quello dei primi anni di scuola. 12

Riparazione e differenza
Al principio di riparazione si affianca il: principio di differenza. Esso, invece di partire dalla condizione dei meno avvantaggiati, parte da quella dei pi avvantaggiati, e richiede che le maggiori aspettative dei pi avvantaggiati contribuiscano alle prospettive di quelli che lo sono meno. Il principio di differenza svolge un ruolo cardine nella realizzazione del secondo principio di giustizia: implica e utilizza il principio di riparazione, che a senso unico (rimediare ai torti immeritati dei meno avvantaggiati), ed esprime una condizione di reciprocit. un principio di reciproco beneficio. egualitario, tende ad un equilibrio proiettato nel futuro, muove dal presupposto, essenziale in una societ ben regolata, che il benessere di ognuno dipende da uno schema di cooperazione sociale, in mancanza del quale nessuno potrebbe avere unesistenza soddisfacente.
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La fraternit
Riferendosi ai principi dellOttantanove, libert, eguaglianza, fraternit, Rawls rileva come lultimo di questi principi sia stato solitamente trascurato ed abbia avuto sempre un ruolo secondario nella teoria della democrazia. Il principio di differenza pu dare finalmente uninterpretazione soddisfacente e un sostegno teorico e pratico proprio al principio della fraternit, facendone un elemento essenziale di una teoria democratica della societ giusta. Esso trova una sua esemplificazione naturale nellambito della vita di una famiglia ben regolata ed estensibile a tutta la societ con effetti di equilibrio e di proiezione nel futuro delle esigenze di eguaglianza che esprime:
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Fraternit, famiglia, societ


Il principio di differenza sembra infatti corrispondere al significato naturale della fraternit, cio allidea di non desiderare maggiori vantaggi, a meno che ci non vada a beneficio di quelli che stanno meno bene. La famiglia, in termini ideali, ma spesso anche in pratica, uno dei luoghi in cui il principio di massimizzare la somma dei vantaggi rifiutato. In generale, i membri di una famiglia non desiderano avere dei vantaggi, a meno che ci non promuova gli interessi dei membri restanti. Il voler agire secondo il principio di differenza ha esattamente le stesse conseguenze. Coloro che si trovano nelle condizioni migliori desiderano ottenere maggiori benefici soltanto allinterno di uno schema in cui ci corrisponda anche al vantaggio dei meno fortunati. 15

Il maximin
Il principio di differenza viene collegato da Rawls alla regola del maximin (abbreviazione di maximum minimorum), tratta dalle teorie dei giochi e dalle teorie economiche: secondo tale regola l'obiettivo ottimale, in determinati giochi o in determinate transazioni economiche, quello di massimizzare i guadagni minimi (regola corrispettiva del minimax quella di minimizzare le perdite massime). Trasferita nellambito della teoria della giustizia, tale regola viene riferita ai rapporti tra i pi svantaggiati e i meno svantaggiati, e fa s che si consideri il sistema sociale dal punto di vista dellindividuo pi svantaggiato. Le ineguaglianze sono permesse quando massimizzano, o almeno contribuiscono generalmente a migliorare, le aspettative di lungo periodo del gruppo meno fortunato della societ.
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Il maximin
Alla regola del maximin si attengono, secondo Rawls, gli individui nella posizione originaria. Nella posizione originaria infatti, data la condizione del velo dignoranza, nessuno sa che fine far nella societ, cio se andr a finire tra i pi avvantaggiati o i meno avvantaggiati. In questa incertezza di prospettive, la scelta eticamente pi giusta (puntare al vantaggio di tutti, non di s o della maggior parte) coincide con la scelta anche economicamente e socialmente pi equa, quella del maximin appunto, per cui i due principi scelti risultano essere, secondo questa regola, unadeguata concezione minimale della giustizia in una situazione di grande incertezza.
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La scelta kantiana
Rawls respinge il criterio utilitaristico come base possibile della scelta e ricorre esplicitamente, per fornirne ulteriori motivazioni morali, alla nota dottrina kantiana secondo la quale si devono trattare gli uomini come fini in s e mai semplicemente come mezzi. Non infatti limpersonalit di cui parlano Hume e Adam Smith nella loro teoria dellosservatore imparziale a costituire il punto di vista degli individui nella posizione originaria, ma limparzialit, cio l'universalit di cui parla Kant, il pensare a tutti e non a qualcuno o a se stessi: L'errore della dottrina utilitarista di scambiare l'impersonalit per limparzialit. I due principi di giustizia, e quelli ad essi collegati (principio di differenza, principio di riparazione), sono quindi, ribadisce Rawls, il frutto di una scelta etica di tipo kantiano.
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La democrazia costituzionale
L intento di Rawls non quello di prospettare una societ specifica, ma una societ giusta: quella cio che dovrebbe essere costituita avviando a realizzazione i due principi di giustizia scelti nella posizione originaria. Il passaggio quindi da una condizione prevalentemente etica (scelta dei due principi) a una condizione prevalentemente politica (scelta delle istituzioni conformi ai due principi). Questo passaggio avviene con luscita degli individui dalla posizione originaria, con leliminazione del velo dignoranza, e con limpegno nella costruzione di forme istituzionali che siano conformi ai due principi di giustizia. Rawls ritiene che una democrazia costituzionale rappresenti una giusta procedura per avviare il passaggio dalla posizione originaria allelaborazione delle diverse forme istituzionali necessarie al funzionamento di una societ giusta.
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Costituzione e legislazione
Qual , secondo Rawls, la procedura che consente di affrontare in maniera giusta tale compito? La risposta a questa domanda viene data nella tesi secondo la quale al primo principio di giustizia (relativo alle libert fondamentali) corrisponde la fase costituente vera e propria, mentre al secondo principio (relativo alla distribuzione delle risorse e alla garanzia della pari opportunit per le cariche e cose simili) corrisponde la fase legislativa.
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Distribuzione eguale e ineguale


La libert si articola nelle libert di coscienza e in quella politica, nei principi di tolleranza e nel governo della legge, ha la precedenza sulla giustizia e pu essere limitata solo in nome della libert stessa. Rawls perviene cos a una concisa concezione generale che suona cos: Tutti i beni sociali principali libert e opportunit, reddito e ricchezza, e le basi per il rispetto di s devono essere distribuiti in modo eguale, a meno che una distribuzione ineguale di uno o pi di questi beni non vada a vantaggio dei meno avvantaggiati. I fini che una societ giusta deve favorire e consentire di realizzare vengono individuati nella bont intesa come razionalit e nel sentimento di giustizia che faccia sentire quest'ultima come un bene.
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Famiglia e societ
Il sentimento di giustizia nasce e si evolve attraversando tre fasi principali: l'esperienza della famiglia, quella delle associazioni, quella infine della societ. L'esperienza della famiglia produce una moralit autoritaria nel senso che il bambino naturalmente portato a considerare i genitori come autorit alle cui massime ritiene giusto obbedire. Fa questo perch ama i genitori, che considera autorit legittime. Lesperienza di vita associativa per il ragazzo che esce dalla famiglia (nella scuola, nel vicinato ecc.) produce a sua volta una moralit associativa per la quale esistono standard morali appropriati al ruolo dell'individuo all'interno delle varie associazioni a cui egli appartiene. Infine lesperienza piena della societ porta alla moralit dei principi, cio alla pratica e alla conoscenza, seguite dalla accettazione e dalla difesa dei principi di giustizia che regolano la societ. Tra questi principi, il primo - quello della libert viene riconosciuto come il prioritario.
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La societ ideale
La conclusione di Rawls appare intrisa di ottimismo sulle possibilit di una societ giusta, democraticamente molto avanzata e articolata, economicamente e socialmente sviluppata in maniera da rendere naturale la preferenza assoluta per la libert piuttosto che per ulteriori vantaggi economici e sociali. Col progredire delle condizioni della civilt, il significato marginale, per il nostro bene, di ulteriori vantaggi economici e sociali diminuisce in relazione allinteresse per la libert, che diventa pi forte a mano a mano che si realizzano in modo pi pieno le condizioni per un esercizio delle eguali libert.
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La societ democratica avanzata


Lo scopo quello di realizzare una societ democratica avanzata, economicamente e politicamente molto articolata. l'immagine di una societ utopistica, o di una societ possibile? Rawls non si pone esplicitamente questa domanda, ma il senso complessivo della sua teoria appare come una risposta che privilegia il carattere di effettiva possibilit e non di mera utopia della societ giusta. la societ che potrebbe venir fuori dalle attuali societ democratiche ancora non giuste n quasi giuste, ma capaci di svilupparsi nel senso della societ giusta.
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