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Capitolo 9 Superci ed Integrazione

Il calcolo degli integrali curvilinei ci ha fatto familiarizzare con il concetto di parametrizzazione di curve nel piano x y e per estensione anche nello spazio tridimensionale. Vogliamo, in questo capitolo, introdurre il concetto di supercie e di integrale di supercie; integrali nei quali il dominio di integrazione una supercie in R3 , quali ad esempio, piani, la supercie di una sfera o di un ellissoide o, pi in generale, il graco di una funzione z = f (x, y) . Gli integrali di supercie sono la versione in dimensione maggiore degli integrali di linea, cercheremo di esplicitare questa connessione quando possibile. Inoltre gli integrali di supercie soddisfano una versione generalizzata dei teoremi fondamentali studiati nel capitolo precedente. Il nostro obiettivo, in questo capitolo, quello di stabilire e capire questi teoremi, che mettono insieme vari tipi di integrali e derivate. Essenziale, per calcolare questi integrali, la capacit di capire e parametrizzare le superci nello spazio. Cominciamo quindi ad illustrare alcune idee e tecniche.

9.1

Curve, Superci e Dimensioni

Il modo generale per parametrizzare una curva sostanzialmente di questa forma 321

322

CAPITOLO 9. SUPERFICI ED INTEGRAZIONE

Parametrizzazione di una curva nel piano La curva un oggetto unidimensionale nello spazio bidimensionale. E limmagine dellintervallo unidimensionale [a, b] fatto dalla funzione vettoriale X (t) . Possiamo dire che la funzione X deforma lintervallo della variabile t nella curva unidimensionale. Ecco di seguito, per similitudine, come si parametrizza una supercie

In questa situazione la funzione vettoriale X : R2 R3 trasforma la regione D nel piano u v nella supercie bidimensionale S nello spazio x y z . Possiamo dire che la funzione X deforma la regione piana bidimensionale D nella supercie bidimensionale S nello spazio tridimensionale. Bisogna, ovviamente fare attenzione a come denita la funzione X. Pensate infatti ad X come la mappa costante che assegna ai punti (u, v) di D il valore (1, 2, 3) ; chiaramente limmagine di D un punto. Bisogna allora quale propriet deve avere la funzione X per trasformare insieme bidimensionali di R2 in superci bidimensionali in R3 .

9.1. CURVE, SUPERFICI E DIMENSIONI

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9.1.1

Parametrizzazione di una Supercie. Esempi.

Ogni supercie di R3 pu essere parametrizzato in diversi modi (cos come per le curve) ed usando domini diversi. Diamo alcuni esempi che danno il senso delle possibilit. Graci di funzioni. Le superci pi facili da parametrizzare sono i graci di funzioni z = f (x, y) , o pi precisamente parti di tali graci. Parametrizzare una parte particolare di un graco pu richiedere una certa attenzione nella restrizione del dominio. Esempio 9.1 Parametrizzare S1 , la parte del graco di z = x2 +y 2 che giace sopra il quadrato [0, 2] [0, 2] nel piano x y. Soluzione Data la supercie z = x2 + y 2 possiamo porre X (u, v) = u, v, u2 + v2 ; 0 u 2 ; 0 v 2. Disegnare la supercie usando il software un buon modo per vedere se la parametrizzazione corretta

0.5

1 y

1.5

22

1.5 x

0.5

0 0

Parte della supercie z = x2 + y 2 Vediamo adesso come cambia la supercie se si cambia il dominio D nel quale si considera la legge di trasformazione. Esempio 9.2 Parametrizzare S2 , la parte del graco di z = x2 +y 2 che giace sopra il disco unitario del piano.

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CAPITOLO 9. SUPERFICI ED INTEGRAZIONE

Soluzione. La parametrizzazione dellesempio precedente funziona anche in questo caso, eccetto che adesso il dominio D il disco unitario. E forse, per, preferibile usare le coordinate polari nel piano per descrivere la circonferenza unitaria e di conseguenza la funzione. Si ha che il disco unitario descritto da 0 r 1, e 0 2. In queste coordinate x = r cos e y = r sin da cui si ricava x2 + y 2 = r2 . Per consistenza di notazione scriviamo u = r e v = . Si ha allora X (u, v) = u cos v, u sin v, u2 ; 0 u 1 ; 0 v 2.

Usiamo il software per disegnare la supercie

1 0.5 0 -1 -0.5 0 r 0 z -0.5 -1

0.5

0.5

Unaltra parte della supercie z = x2 + y 2 Vediamo, nel prossimo esempio, come un piano (od una porzione di esso) viene parametrizzato (in modo ovviamente lineare). Pi importante ancora notare come le aree del dominio e dellimmagine sono correlate. Esempio 9.3 Descrivere la supercie S parametrizzata da X (u, v) = (x0 + u A + v B, y0 + u C + vD, z0 + u E + v F ) ; 0 u U , 0 v V. (tutte le lettere, eccetto u e v indicano delle costanti). Larea del dominio U V , quanto vale larea della supercie corrispondente?

9.1. CURVE, SUPERFICI E DIMENSIONI Soluzione. Riscriviamo la parametrizzazione nella forma X (u, v) = ( x0 , y0 , z0 ) + u ( A, C, E) + v ( B, D, F ) .

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Si vede meglio (forse) come si forma la supercie S. E il traslato, attraverso il vettore costante ( x0 , y0 , z0 ) , della combinazione lineare dei vettori u ( A, C, E) e v ( B, D, F ) mentre (u, v) [0, U] [0, V ] . La supercie S quindi il parallelogramma generato dai vettori U ( A, C, E) e V ( B, D, F ) traslato del vettore ( x0 , y0 , z0 ) . Ricordando che larea di un parallelogramma generato da due vettori il valore assoluto del loro prodotto vettoriale, indicando con Xu = ( A, C, E) e Xv = ( B, D, F ) si ha Area S = |U Xu V Xv | = U V | Xu Xv | .

Nota 9.4 Notare che nellesempio precedente Xu pu essere considerato (e non casuale) come la derivata parziale rispetto alla variabile u della parametrizzazione, Xu = (x0 + Au + Bv, y0 + Cu + Dv, z0 + Eu + F v) = (A, C, E) . u In modo simile (x0 + Au + Bv, y0 + Cu + Dv, z0 + Eu + F v) = (B, D, F ) . Xv = v La stessa notazione conveniente anche quando consideriamo una generica parametrizzazione X (u, v) = ( x (u, v) , y (u, v) , z (u, v)) . In questo caso scriveremo x (u, v) , y (u, v) , z (u, v) , Xu (u, v) = u u u x (u, v) , y (u, v) , z (u, v) . Xv (u, v) = v v v Abbiamo ricordato sopra che nel caso della parametrizzazione lineare, il prodotto vettoriale | Xu Xv | descrive il fattore di scala nella variazione dellarea rispetto al valore U V del dominio. Un risultato dello stesso genere vale in generale per ogni parametrizzazione X (u, v) dierenziabile. Come abbiamo visto ripetutamente in tutti i capitoli precedenti, quando si passa dal caso lineare a quello nonlineare, la propriet va letta in modo locale. Si ha allora che, nellintorno di ogni punto (u0 , v0 ) del dominio, la parametrizzazione X modica il valore delle aree di un fattore del valore (approssimativamente) di | Xu (u0 , v0 ) Xv (u0 , v0 )| Torneremo su questo pi avanti.

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CAPITOLO 9. SUPERFICI ED INTEGRAZIONE

9.1.2

Esercizi.

1. In ognuna delle parti qua sotto, trovare una parametrizzazione per la supercie S denita su di un rettangolo D dello spazio u v. Se possibile usare il software per disegnare la supercie relativamente al dominio dato ( e controllare la correttezza dei vostri risultati). p (a) S quella parte del cono z = x2 + y 2 che giace sopra il quadrato [1, 1] [1, 1] nel piano xy. p (b) S quella parte del cono z = x2 + y 2 che giace sopra il disco unitario nel piano xy. (c) S quella parte del piano z = 2x + 3y + 4 che giace sopra il quadrato [0, 1] [0, 1] nel piano xy.

(d) S quella parte del piano z = 2x + 3y + 4 che giace sopra il disco unitario nel piano xy. 2. Calcolare il fattore | Xu (u0 , v0 ) Xv (u0 , v0 )| per (u0 , v0 ) = (1, 0) , per ognuna delle superci precedenti 3. Supponiamo che la supercie S abbia come parametrizzazione X (u, v) = (sin v cos u, sin v sin u, cos v) , con 0 u 2, e 0 v . (a) Descrivere la supercie. Usare il software per vericare i risultati; (b) Spiegare il legame con le coordinate sferiche. 4. Sia S la met superiore della sfera unitaria x2 + y 2 + z 2 = 1. (a) Parametrizzare S essendo D il disco unitario u2 + v2 = 1; (b) Parametrizzare S essendo D un rettangolo del piano u v [Sugg:: vedere lesercizio precedente).

9.2. INTEGRALI DI SUPERFICIE

327

9.2

Integrali di Supercie

Gli integrali di supercie dieriscono da quelli di linea in quanto nei il dominio dintegrazione una supercie nello spazio e non una curva. Daltra parte, invece, gli integrali curvilinei e di supercie sono simili perch per poterli calcolare bisogna, in entrambi i casi, iniziare parametrizzando la curva o la supercie in modo adeguato. Una volta fatto ci sia gli integrali di linea che quelli superciali si riducono (anche se in modo diverso, come vedremo) a integrali ordinari in una o due variabili. La loro similarit anche legata al fatto che entrambi ci aiutano ad impostare e risolvere problemi sici legati a fenomeni vettoriali. Abbiamo visto che se f un campo vettoriale nel piano, rappresentante la velocit di un uido nei dintorni di una curva chiusa orientata , allora lintegrale di linR ea f dX misura la circolazione del uido, cio la tendenza del uido a circolare intorno a nella direzione (o contro) dellorientazione. Nello stesso modo, vedremo che se f rappresenta un usso tridimensionale attorno ad una supercie chiusa S , possiamo usare uno speciale tipo di integrale di supercie (integrale di usso) per misurare il usso attraverso la supercie S. Vedremo in dettaglio lintegrale di usso nel prossimo paragrafo.

9.2.1

Denizione di Integrale Superciale

cio, lintegrale di f sulla supercie S. (qui il simbolo dS analogo al dA per gli integrali darea e dV per gli integrali di volume). Una buona denizione deve essere in grado, prima di tutto di permetterci di calcolare larea della supercie, deve cio essere ZZ 1 dS Area(S) =
S

Sia S una supercie in R3 e f (x, y, z) una funzione a valori scalari denita su S. Vogliamo denire ZZ f dS ,
S

La chiave per la risoluzione del problema la parametrizzazione. Supponiamo che S sia parametrizzata da una funzione sucientemente regolare X (u, v) = ( x (u, v) , y (u, v) , z (u, v)) denita su di un dominio D conveniente (un quadrato, un disco, etc.) nel piano u v. Componendo la supercie parametrizzata con f si ha f (X (u, v)) = f ( x (u, v) , y (u, v) , z (u, v))

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CAPITOLO 9. SUPERFICI ED INTEGRAZIONE

denita su D. E forte la tentazione di integrare semplicemente la funzione composta su D e chiamare il risultato integrale di supercie. Bisogna, per notare immediatamente, che una supercie pu essere parametrizzata in molti modi, ed una buona denizione di integrale di supercie non deve dipendere dalla parametrizzazione scelta per la supercie. La soluzione al problema ci viene dal fattore di scala visto nella sezione precedente. Ancora una volta useremo un esempio per illustrare il procedimento. Esempio 9.5 Sia S la parte della supercie 5 x2 y 2 che giace sopra il rettangolo [1, 1] [1, 1] nel piano x y. La supercie parametrizzata nel seguente modo X (u, v) = (x, y, z) = u, v, 5 u2 v 2 dove (u, v) [1, 1] [1, 1] nel piano u v. Discutere come X varia localmente larea. Soluzione

4 2 0 -1 -0.5 y 0 0.5 1 1 0.5 x 0 -0.5

-1

z = 5 x2 y 2 in [1, 1] [1, 1] Il disegno mostra sia il dominio che limmagine della parametrizzazione X. Il dominio il quadrato piatto nel piano x y ( o, che lo stesso, u v), limmagine S la supercie curva al di a griglia rettangolare sopra del quadrato. Notare, (per quanto possibile) la griglia del quadrato D e della supercie S. La griglia rettangolare D viene trasformata da X nella griglia

9.2. INTEGRALI DI SUPERFICIE

329

sulla supercie S - ogni elemento che contribuisce a formare la griglia D viene sollevato su di uno corrispondente sulla supercie, cio, X solleva ogni elemento rettangolare della griglia D trasformandolo in un parallelogramma curvo che contribuisce a formare la griglia di S. Ora siamo in grado di confrontare le aree relative dei singoli rettangoli della griglia di D e della griglia di S. Come si vede anche in gura la deformazione varia da elemento ad elemento; minore al vertice e massima agli angoli della gura, dove la pendenza della supercie maggiore. Come calcoliamo il fattore di scala nei vari punti (u, v) del dominio? Abbiamo visto nei paragra precedenti che i due vettori tridimensionali Xu = X (u, v) , Xv = X (u, v) u v

sono entrambi tangenti ad S nel punto X (u, v). Ne segue che il loro prodotto vettoriale Xu Xv perpendicolare ad S nello stesso punto. Inne, il modulo |Xu Xv | ci d il fattore di scala relativamente al punto (u, v) . Vediamo come si applica alla supercie che abbiamo appena visto. Si ha X (u, v) = (u, v, 5 u2 v 2 ) Xu (u, v) = (1, 0, 2u) , Xv (u, v) = (0, 1, 2v) Da questo si ricava Xu (u, v)Xv (u, v) = (2u, 2v, 1) , e |Xu (u, v) Xv (u, v)| = 4u2 + 4v2 + 1.

Questultimo risultato ci dice che il fattore di scala aumenta al crescere di u e di v come abbiamo gi osservato dal disegno, non mai minore di uno, ed minimo per (u, v) = (0, 0) cio al vertice del paraboloide. Nel punto (1, 1) il fattore di scala vale 3. Per nire, notiamo che il vettore Xu (u, v) Xv (u, v) = (2u, 2v, 1) perpendicolare alla supercie nel punto di coordinate X (u, v) . Il disegno dellesempio precedente ci pu aiutare ancora. Pensiamo alla griglia del quadrato [1, 1] [1, 1] come ad una partizione del dominio nel piano u v. La funzione X produce una corrispondente suddivisione sulla supercie S. Usiamo questa suddivisione per denire lintegrale di supercie. Data la funzione f (x, y, z) denita su S possiamo costruire la somma approssimante n X f (xi , yi , zi ) Area (Si ) ,
i=1

330

CAPITOLO 9. SUPERFICI ED INTEGRAZIONE

dove (xi , yi , zi ) un punto appartenente alla i-esima suddivisione Si . Usando la parametrizzazione si ha che (xi , yi , zi ) = X (ui , vi ) per qualche (ui , vi ) , inoltre Area (Si ) |Xu (ui , vi ) Xv (ui , vi )| Area (Di ) dove Di la suddivisione di D corrispondente ad Si . Si ha allora
n X

i=1 n X i=1

f (xi , yi , zi ) Area (Si ) f (X (ui , vi )) |Xu (ui , vi ) Xv (ui , vi )| Area (Di )

Questultima somma, una somma approssimante per lintegrale ZZ f (X (u, v)) |Xu (u, v) Xv (u, v)| du dv .

Lanalisi eettuata motiva la seguente denizione Denizione 9.6 (Integrale di supercie di una funzione) Sia S una supercie nello spazio x y z, parametrizzata attraverso la funzione X : D R2 R3 denita sullinsieme D del piano u v. Sia f : R3 R denita su S. Lintegrale di supercie di f su S dato da ZZ f dS = ZZ f (X (u, v)) |Xu (u, v) Xv (u, v)| du dv

se lintegrale esiste. Una caso speciale si ha quando la funzione integranda la funzione costante f (x, y, z) = 1 Denizione 9.7 (Area di una supercie) Siano S, D, X come deniti sopra. Larea della supercie S denito da ZZ 1 dS = ZZ |Xu (u, v) Xv (u, v)| du dv .

9.2. INTEGRALI DI SUPERFICIE Aree di Superci, Graci di Funzioni

331

Se la supercie ha la forma z = f (x, y) con (x, y) appartenente ad un dominio D, la denizione precedente assume una forma relativamente semplice. Usando come funzione di parametrizzazione X (u, v) = (u, v, f (u, v)) si ha Xu = (1, 0, fu ) , Xv = (0, 1, fv ) . Il prodotto vettoriale da Xu Xv = (fu , fv , 1) e |Xu Xv | = p 1 + fu2 (u, v) + fv2 (u, v) .

Notiamo inne che nel caso semplice in cui f (x, y) costante la supercie S parallela a D , e la formula per larea della supercie si riduce a ZZ ZZ p 2 (u, v) + f 2 (u, v) du dv = 1 + fu 1 du dv = Area (D) . Area (S) = v
D D

Vorremmo qui far notare la somiglianza con la formula per la lunghezza darco della curva unidimensionale y = f (x) , a x b : Z bp 1 + f 02 (x) dx . lunghezza =
a

Ne segue che larea di S data da ZZ p 1 + fu2 (u, v) + fv2 (u, v) du dv . Area (S) =
D

Esempio 9.8 Trovare larea di quella parte del paraboloide z = x2 + y 2 che sta sopra al disco unitario x2 + y 2 1. Soluzione Si ha che f (x, y) = x2 + y 2 da cui fx (x, y) = 2x , fy (x, y) = 2y per cui lintegrale di supercie diventa ZZ p 1 + 4x2 + 4y 2 dx dy
D

dove D il disco unitario. Questo integrale si risolve pi facilmente passando in coordinate polari; la sostituzione x = r cos , y = r sin , dx dy = r dr d , si ottiene perci Area (S) = Z
2

5 51 2 dr d = r 1 + 4r 6

332

CAPITOLO 9. SUPERFICI ED INTEGRAZIONE

Aree di Superci, Non Graci di Funzioni La stessa formula funziona ( a volte in modo pi complicato dal punto di vista del calcolo) per superci date in forma parametrica piuttosto che come graci di funzioni Esempio 9.9 La sfera di raggio R non rappresentabile come il graco di una funzione. Trovare comunque la sua area usando la parametrizzazione in coordinate sferiche X (u, v) = ( R sin u cos v, R sin u sin v, R cos u) con 0 u , 0 v 2. Soluzione. In questo caso si ha Xu = R (cos u cos v, cos u sin v, sin u) e Xv = R ( sin u sin v, sin u cos v, 0) Un calcolo senza complicazioni anche se un po lungo (provate a farlo) da il seguente risultato, Xu Xv = R2 sin2 u cos v, sin2 u sin v, sin u cos u |Xu Xv | = R2 sin u . La formula dellarea ci da Area (S) = R
2

da cui

v=2

v=0

u=

sin u du dv = 4R2

u=0

come sappiamo dalla formula classica. Integrandi Non Costanti: Massa e Centro di Massa

Abbiamo visto due esempi in cui la funzione f 1 e si calcola larea di una supercie. Ovviamente non sempre cos. Per esempio,una supercie S potrebbe avere una densit variabile (cio massa per unit di area) (x, y, z) al variare dei punti sulla supercie. In questo caso la massa della supercie data da ZZ (x, y, z) dS .
S

9.2. INTEGRALI DI SUPERFICIE

333

Il centro di massa della supercie il punto di coordinate (x, y, z) date da x= RR


S

x (x, y, z) dS , y= massa

RR

y (x, y, z) dS , z= massa

RR

z (x, y, z) dS . massa

Ogni coordinata del centro di massa la media pesata delle coordinate sulla supercie. Esempio 9.10 Supponiamo che il paraboloide dellesempio precedente abbia densit costante (x, y, z) = 1. Trovare la massa ed il centro di massa. Soluzione Poich la densit vale 1 la massa della supercie uguale allarea della supercie 5 51 6 Ragioni di simmetria suggeriscono che il centro di massa si trovi sullasse z (cercate di capire il perch). Basta cos calcolare RR z dS z= S massa Ci basta calcolare lintegrale al numeratore. Lavorando come fatto nellesempio precedente (fare i conti) si arriva a ZZ 2 u + v2 1 + 4u2 du dv
D

e usando ancora il cambiamento di variabili in coordinate polari si arriva a Z 1 Z 2 Z 1 2 2 dr d = 2 r 1+r r2 1 + r2 dr


0 0 0

Questultimo integrale pu essere fare usando il metodo per sostituzione (provare) o usando qualche software simbolico, si ha ! Z 1 1 5 5 + . r2 1 + r2 dr = 2 2 24 120 0 Il valore della coordinata del baricentro z dato da ! 5 5 1 2 + 24 120 0.56 z= 5 51 6

334

CAPITOLO 9. SUPERFICI ED INTEGRAZIONE

9.2.2

Esercizi

1. Per le parametrizzazioni X (u, v) calcolare Xu , Xv , il vettore Xu Xv ed inne |Xu Xv |. (a) X (u, v) = (u, v, u2 + v2 ) ; (b) X (u, v) = u, v, u2 + v 2 ;

(c) X (u, v) = (u cos v, u sin v, u2 ) ;

(d) X (u, v) = (u cos v, u sin v, u) ; (e) X (u, v) = (sin u cos v, sin u sin v, cos u) . 2. Usando la propriet del vettore Xu Xv trovare il piano tangente ad ognuna delle superci nel punto ssato. Se possibile usare la tecnologia per disegnare sia la supercie che il piano tangente. (a) X (u, v) = (u, v, u2 + v2 ) nel punto (u0 , v0 ) = (1, 1) ; (b) X (u, v) = u, v, u2 + v 2 nel punto (u0 , v0 ) = (1, 1) ; 2 ; 2, (c) X (u, v) = (u cos v, u sin v, u ) nel punto (u0 , v0 ) = 4 (d) X (u, v) = (sin u cos v, sin u sin v, cos u) nel punto (u0 , v0 ) = ,0 2 3. Trovare larea delle superci sotto indicate. (a) La parte del piano z = 3 che giace sopra il disco 0 r 1 ;

(b) La parte del piano z = 2x + 3y + 4 che giace sopra il disco 0 r 1;

(d) La parte della supercie z = x2 y 2 che giace sopra (o sotto) il disco x2 + y 2 1 ; (e) La parte della supercie z = x2 y 2 che giace sopra (o sotto) il disco x2 + y 2 a2 .

(c) La parte del piano z = 2x + 3y + 4 che giace sopra il quadrato unitario [0, 1] [0, 1] ;

4. Usare le coordinate cilindriche per trovare larea di quella parte del cono z = r che giace tra z = 1 e z = 2 (Suggerimento: usare come parametrizzazione del cono X (u, v) = (u cos v, u sin v, u). Qual il dominio D nel piano u v ?)

9.2. INTEGRALI DI SUPERFICIE

335

5. Ripetere lesercizio precedente usando il paraboloide z = r2 invece del cono z = r. (Suggerimento: usare come parametrizzazione del cono X (u, v) = (u cos v, u sin v, u2 ). Qual il dominio D nel piano u v ?) 6. Sia S un un graco parametrizzato da X (u, v) = (u, v, f (u, v)) con (u, v) D. Vericare che allora ZZ Area (S) = sec du dv
D

dove langolo tra il vettore Xu Xv ed il vettore verticale k (versore dellasse z). (Questo fatto ci spiega meglio come e perch il fattore di scala cambia con la pendenza della supercie).

336

CAPITOLO 9. SUPERFICI ED INTEGRAZIONE

9.3

Derivate ed Integrali di Campi Vettoriali

Questultima sezione presenta gli ultimi due risultati analoghi al teorema fondamentale del calcolo: il teorema della divergenza ed il teorema di Stokes. L dove il teorema fondamentale del calcolo mette in relazione derivate ed integrali di funzioni scalari, questi teoremi in dimensioni superiori coinvolgono alcuni tipi di derivate ed integrali di campi vettoriali. Abbiamo gi visto, integrando campi vettoriali in R2 lungo curve nel piano, come interpretare i risultati nei termini di lavoro fatto da una forza o di circolazione di un uido lungo una curva (chiusa). In questa sezione incontriamo un altro tipo di integrale di campo vettoriale, lintegrale di usso di un campo attraverso una supercie S. Questo integrale misura quanto uido attraversa una supercie nellunit di tempo. Vedremo anche due diversi modi di interpretare la derivazione di un campo vettoriale nello spazio; ognuno di questi due modi ha un suo signicato geometrico e sico diverso. Cominciamo con lintrodurre gli oggetti e le operazioni di cui abbiamo bisogno per poter denire ed enunciare i teoremi.

9.3.1

Integrali di Flusso

Sia f (x, y, z) = (P (x, y, z) , Q (x, y, z) , R (x, y, z)) un campo vettoriale in R3 , possiamo pensare ad f come al campo di velocit di un uido in movimento. Sia S una supercie in R3 , immaginiamola come una membrana permeabile sospesa nel uido, tipo una rete da pesca in una corrente. Il problema che vogliamo studiare quello di misurare il usso del uido attraverso S , cio la percentuale di uido che traversa S nellunit di tempo (pensando nei termini di una rete da pesca, la questione quanta acqua uisce attraverso la rete per unit di tempo). E chiaro dallintuizione sica che la risposta dipende dallangolo con il quale il usso incontra la rete. In particolare il usso sar massimo se il uido si muove perpendicolarmente alla supercie, minimo se si muove parallelamente alla supercie. In altre parole, si ha che il usso in ogni punto (x, y, z) della supercie la componente del vettore di scorrimento del uido (P, Q, R) nella direzione perpendicolare alla supercie. Se n = n (x, y, z) il vettore unitario perpendicolare alla supercie nel punto (x, y, x) allora il prodotto scalare n f = n (P, Q, R)

9.3. DERIVATE ED INTEGRALI DI CAMPI VETTORIALI

337

ci d la componente in questione. Integrando questa componente sulla supercie otteniamo il usso totale che stiamo cercando Denizione 9.11 (Flusso integrale) Sia f una campo vettoriale e S una supercie di R3 . Sia n (x, y, z) il vettore unitario, normale ad S in ogni punto (x, y, z) . Lintegrale di supercie ZZ f n dS
S

chiamato integrale di usso e misura il usso, per unit di tempo traverso S nella direzione di n. Osserviamo che: 1. (a) Lintegrale di usso coinvolge il prodotto scalare di due vettori ( f n ) che uno scalare. Quindi lintegrale di usso una forma particolare dellintegrale di supercie che abbiamo studiato nello scorso paragrafo. (b) Una supercie bidimensionale in R3 ha due direzioni normali in ogni punto in direzione opposta una allaltra che chiameremo a volte normale esterna e normale interna, riferendoci al fatto che punti verso lesterno o linterno della supercie. Superci di questa natura saranno chiamate orientabili. Questo ci dice che nella denizione di integrale di usso bisogna fare una scelta sulla normale da usare. Ci sono superci, tuttavia, nelle quali non possibile operare una scelta consistente di normale (pensate al nastro di Mbious). Superci con questa propriet vengono chiamate non orientabili . Non ci preoccuperemo di questo problema. Diciamo solo che per essere rigorosi, nella denizione precedente, bisogna supporre che S sia orientabile. (c) Gli integrali di usso si calcolano esattamente come ogni altro integrale di supercie. Se la supercie S parametrizzata dalla funzione X (u, v) denita su un dominio D dello spazio u v allora il vettore Xu Xv normale ad S nel punto X (u, v) . Il vettore normale n pu essere scelto allora come Xu Xv n= |Xu Xv |

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CAPITOLO 9. SUPERFICI ED INTEGRAZIONE Scriviamo adesso lintegrale, si ha ZZ ZZ Xu Xv dS f n dS = f (X (u, v)) |Xu Xv | S Z ZS Xu Xv f (X (u, v)) |Xu Xv | du dv = |Xu Xv | Z ZD f (X (u, v)) (Xu Xv ) du dv =
D

Lultima riga ci dice che lintegrale di usso pu essere anche pi facile da calcolare che non gli integrali di supercie (non ci sono radici).

Esempio 9.12 Sia S quella parte della supercie z = x2 + y 2 sopra il disco unitario. Sia f (x, y, z) = (x, y, z) Trovare lintegrale di usso. Qual la direzione di n ? Soluzione Parametrizziamo S come graco di funzione, ponendo X (u, v) = (u, v, u2 + v2 ) , con (u, v) appartenente al disco unitario. Si ha allora che Xu = (1, 0, 2u) , Xv = (0, 1, 2v) , e Xu Xv = (2u, 2v, 1) . Lintegrale di usso allora ZZ ZZ f n dS = u, v, u2 + v 2 (2u, 2v, 1) du dv S Z ZD 2 = u v 2 du dv = 2 D

Notare che nella nostra scelta di normale la coordinata z ha segno positivo, cos che punta verso linterno della supercie del paraboloide.

9.3.2

Divergenza e Rotore: Derivate di un Campo Vettoriale

Diverse combinazioni di derivate possono essere fatti con queste derivate. Ce ne sono due che hanno un particolare interesse in sica.

Un campo vettoriale f (x, y, z) = (P (x, y, x) , Q (x, y, z) , R (x, y, z)) pu essere visto come una funzione f : R3 R3 con matrice Jacobiana data da Px Py Pz Qx Qy Qz Rx Ry Rz

9.3. DERIVATE ED INTEGRALI DI CAMPI VETTORIALI

339

Denizione 9.13 (Divergenza e rotore) Sia f = (P, Q, R) un campo vettoriale su R3 . La divergenza di f una funzione scalare denita da div f = Px + Qy + Rz . Il rotore di f il campo vettoriale denito da rot f = (Ry Qz , Pz Rx , Qx Py ) . Da notare: 1. (a) Sia la divergenza che il rotore sono formate in modo chiaro dagli elementi della matrice Jacobiana: la divergenza la somma degli elementi della diagonale (chiamata la traccia della matrice). Ogni componente del campo rotore la dierenza di due elementi della diagonale che sono simmetrici rispetto alla diagonale. (b) Il calcolo di divergenza e rotore sono facili da fare e i software disponibili operano il calcolo facilmente. (c) Se pensiamo ad f come un movimento di un uido, in ogni punto (x, y, z) la divergenza Px + Qy + Rz misura la tendenza totale del uido ad allontanarsi dal punto. Per cercare di capire perch sia cos, cominciamo con losservare che P (x, y, z) descrive la velocit del uido lungo lasse x. Allora Px rappresenta laccelerazione nella direzione dellasse x. Se Px (x, y, z) > 0 il uido tende ad aumentare la sua velocit nella direzione dellasse x nel punto (x, y, z) , si pu allora dire che diverge da (x, y, z) . Se Px (x, y, z) < 0 il uido rallenta e tende perci a convergere o ammassare il uido. Considerando anche i contributi nelle direzioni y e z si capisce come la divergenza ci dica complessivamente di quanto il uido si allontani o si ammassi intorno al punto (x, y, z) . (d) Se f un campo gradiente, cio se f = h = (hx , hy , hz ) per qualche funzione h (x, y, z) si ha allora che (fare i conti) rot h = (0, 0, 0) . In altre parole, ogni campo gradiente ha rotore nullo. In un certo senso, allora, il rotore di un campo vettoriale misura quanto un campo vettoriale dierisce da un campo gradiente. Come abbiamo visto anche in esempi ed esercizi in sezioni precedenti, campi vettoriali che non sono gradienti sembrano avere la caratteristica di ruotare attorno a certi punti.

340

CAPITOLO 9. SUPERFICI ED INTEGRAZIONE (e) Abbiamo denito divergenza e rotore per campi vettoriali in R3 . Sfortunatamente campi vettoriali tridimensionali sono dicili da disegnare su un foglio, molti dettagli si perdono nella proiezione oggetti tridimensionali su due dimensioni. In alcuni esempi, allora lavoreremo in R2 Lidea quella di pensare ad un campo bidimensionale come ad un campo tridimensionale che non dipende da z. Il campo vettoriale f (x, y) = (x y, x + y) si pu pensare come la sezione a z = 0 del campo tridimensionale f (x, y, z) = (x y, x + y, 0) E naturale allora denire la divergenza ed il rotore di un campo vettoriale bidimensionale f (x, y) = (P (x, y) , Q (x, y)) nel seguente modo div f = Px + Qy ; rot f = (0, 0, Qx Py ) . Notare una propriet del rotore: esso punta nella direzione dellasse z perpendicolare al piano x y , cio il vettore rotore perpendicolare allasse rispetto al quale il uido tende a ruotare.

Esempio 9.14 Discutere la divergenza ed il rotore dei campi vettoriali f (x, y) = (x y, x) , g (x, y) = x2 , 2y mostrati nelle seguenti gure

3 2 y 1 0 -1 -2 -3

3 2 y 1 0 -1 -2 -3

-3

-2

-1

x2

-3

-2

-1

x2

Il campo f (x, y) = (x y, x)

Ilcampo g (x, y) = (x2 , 2y)

Soluzione I calcoli simbolici sono molto semplici. Cominciamo a calcolare la divergenza dei due vettori, ricordando che essa data da Px + Qy . Si ottiene div f = 1 , div g = 2x + 2 .

9.3. DERIVATE ED INTEGRALI DI CAMPI VETTORIALI

341

Entrambi i risultati possono essere intuiti dalle gure disegnate. Infatti, se si guarda il disegno relativo ad f si ha che in ogni punto (x, y) le frecce entranti verso il punto sono pi piccole di quelle uscenti. Quindi la divergenza, che misura il usso in uscita ovunque positiva. Per quanto riguarda g, la formula div g = 2x + 2 ci dice che la divergenza cambia segno nel punto x = 1.Questo fatto pu essere notato dal disegno, osservando che a sinistra di 1 le lunghezze delle frecce in arrivo su di un punto sono pi corte di quelle in uscita, mentre vero il viceversa per x > 1. Il calcolo del rotore altrettanto semplice. I risultati sono rot f = (0, 0, 1) , rot g = (0, 0, 0) . Anche questi risultati possono essere osservati (in modo qualitativo) nei disegni. Il campo vettoriale f appare ruotare, in senso antiorario, intorno allasse verticale (una rotazione antioraria produce una coordinata z negativa). Il campo g, in contrasto, non appare ruotare, per cui il suo rotore zero. Ci possiamo allora domandare se g il gradiente di un potenziale. Un conto facile (provare a farlo !) ci dice che 3 2 x 2 g = x , 2y = +y 3

e come abbiamo visto ogni campo vettoriale che sia un gradiente ha rotore zero.

342

CAPITOLO 9. SUPERFICI ED INTEGRAZIONE

9.3.3

Esercizi

1. In questo esercizio S sempre quella parte della supercie z = x2 + y 2 che giace sopra il disco x2 + y 2 1. (a) Sia f (x, y, z) = (x, 0, 0) . Trovare il usso attraverso S ; discutere il segno della risposta; (b) Sia f (x, y, z) = (0, 1, 0) . Trovare il usso attraverso S ; discutere il segno della risposta; (c) Sia f (x, y, z) = (0, 0, z) . Trovare il usso attraverso S. 2. Rifare lesercizio precedente, usando la parametrizzazione in coordinate cilindriche, X (u, v) = (u cos v, u sin v, u2 ) 3. Sia S il triangolo di vertici (1, 0, 0) , (0, 1, 0) , (0, 0, 1) . (a) Trovare larea del triangolo senza integrare; usare in modo appropriato il prodotto vettoriale; (b) Parametrizzare S come graco di una funzione z = f (x, y) con (x, y) in una appropriata regione del piano; (c) Usare la parametrizzazione trovata al punto precedente per calcolare larea di S; (d) Sia f (x, y, z) = (x, y, z) , trovare il usso attraverso S; (e) Sia f (x, y, z) = (a, b, c) , con a, b, c costanti. Trovare il usso attraverso S. Sotto quali condizioni per a, b, e c il usso zero? 4. Sia S la parte del cilindro x2 + y 2 = 1 con 0 z 1. (a) Parametrizzare S usando coordinate cilindriche. Usare il risultato per calcolare larea di S per integrazione; (b) Sia f (x, y, z) = (1, 0, 0) . Trovare il usso attraverso S; (c) Sia f (x, y, z) = (0, 0, R (x, y, z)) . Mostrare che il usso attraverso S zero qualunque sia la forma della funzione R (x, y, z) 5. Sia f = h = (hx , hy , hz ) dove h una funzione liscia (derivabile quanto ci serve). Spiegare perch rot h = (0, 0, 0) . 6. Per ogni campo vettoriale descritto sotto, trovare divergenza e rotore.

9.3. DERIVATE ED INTEGRALI DI CAMPI VETTORIALI (a) f (x, y, z) = (x, y, z) ; (b) f (x, y, z) = (y, z, x) ; (c) f (x, y, z) = (y, x, z) ; y x (d) (x, y, z) = , x2 + y 2 x2 + y 2 7. Sia f (x, y) = (sin (x y) , cos (x)) il campo vettoriale il cui disegno

343

y 1

-2

-1

0 -1

1x

-2

Il campo vettoriale (sin (x y) , cos (x))

(a) Trovare la formula per rotore e divergenza di f ; (b) Mostrare che la divergenza zero lungo lasse y . Confrontarsi poi con la gura; (c) Trovare la divergenza nei punti (1, 1) , (1, 1) , (1, 1) , (1, 1) . Come appaiono i segni delle risposte confrontati con la gura? (d) Trovare il rotore in (/2, 0) e (/2, 0) . Cercare di capire come la dierenza di segno si riette sul rotore controllando la gura. 8. In ognuno dei campi sotto, usare il software per disegnare i campi dati nel quadrato [2, 2] [2, 2] . Cercare di vedere dove la divergenza positiva, dove negativa , e valutare la presenza o assenza di rotore. (a) f (x, y, z) = (1, 0, 0) ; (b) f (x, y, z) = (x, 0, 0) ;

344

CAPITOLO 9. SUPERFICI ED INTEGRAZIONE (c) f (x, y, z) = (x2 , 0, 0) ; (d) f (x, y, z) = (x y, x + y, 0) .

9. Mostrare che per ogni campo vettoriale dierenziabile f : div (rot f ) = 0.

9.4. TEOREMI DI STOKES E DELLA DIVERGENZA.

345

9.4

Teoremi di Stokes e della Divergenza.

Terminiamo questo capitolo ed il corso, riassumendo lintera problematica del calcolo integrale (al livello a cui labbiamo trattata) in cinque teoremi fondamentali. Abbiamo gi sviluppato tutti i processi e gli argomenti necessari, si tratta adesso di metterli insieme per strutturarli. Cercheremo di enunciare i teoremi confrontandoli. Prima di andare avanti ricordiamo i simboli che abbiamo gi usato ed useremo.

Simbologia:
: curva orientata in R2 o in R3 ; D : regione in R2 ; S : supercie bidimensionale in R3 ; V : solido tridimensionale in R3 ; n : campo vettoriale unitario, normale alla supercie S in ogni punto di S f : campo vettoriale in R2 o in R3 o funzione a valori scalari di una o pi variabili (il contesto ne chiarisce la forma).

Ipotesi tecniche.
Per essere sicuri che ci che facciamo abbia senso, faremo diverse ipotesi tecniche sulla regolarit degli oggetti matematici che useremo. Vedremo comunque, che negli esempi semplici, ma tipici che faremo, esse sono sempre soddisfatte. Vogliamo comunque far presente che le ipotesi sono realmente importanti; in loro assenza niente garantisce che gli oggetti di cui parliamo esistano o possano essere soggetti alle operazioni a cui li sottoponiamo. Nel caso di superci non orientabili, per esempio, non c possibilit di scegliere un vettore normale esterno, cos che in questa situazione non ha senso parlare di integrali di supercie. Assumeremo inoltre che tutte le funzioni che consideriamo siano continue insieme a tutte le loro derivate; questo ci assicura che tutti gli integrali che trattiamo esistano. Anche per le curve e superci assumeremo che siano lisce o lisce a tratti (cio unione di un numero nito di curve lisce con spigoli solo dove i tratti si

346

CAPITOLO 9. SUPERFICI ED INTEGRAZIONE

uniscono). Inne come detto, le superci sono supposte orientabili. Con queste ipotesi possibile enunciare i cinque teoremi. Gli ultimi due sono nuovi.

9.4.1

Cinque Teoremi

Teorema 9.15 (Teorema fondamentale del calcolo) Z b f 0 (x) dx = f (b) f (a)


a

Teorema 9.16 (Teorema fondamentale per gli integrali curvilinei) Z f dX = f (b) f (a)

Teorema 9.17 (Teorema di Green) Sia f = (P, Q) un campo vettoriale in R2 , una curva chiusa (orientata in senso antiorario) e D la regione interna a . Si ha I ZZ (Qx Py ) dA = P dx + Q dy
D

Teorema 9.18 (Teorema di Stokes) Sia f (x, y, z) = (P, Q, R) un campo vettoriale in R3 . S una supercie in R3 , con normale unitaria n, limitata da una curva chiusa . Si ha I ZZ (rot f ) n dS = f dX
S

Teorema 9.19 (Teorema della divergenza) Sia f (x, y, z) = (P, Q, R) un campo vettoriale in R3 . V una regione di R3 limitata da una supercie S avente normale unitaria esterna n. Si ha ZZ ZZZ div f dV = f n dS
V S

9.4. TEOREMI DI STOKES E DELLA DIVERGENZA.

347

Tutti e cinque i teoremi hanno lo stesso tema: E dato un campo vettoriale f. Nel lato sinistro dellequazione, una qualche derivata di f integrata su qualche dominio di R, R2 , o R3 . Nel lato destro f viene valutata su di un insieme di dimensione minore, il bordo del dominio originario. Vediamo adesso gli ultimi due teoremi, che rappresentano una novit.

9.4.2

Teorema di Stokes

Come sempre, usiamo gli esempi come metodo induttivo per capire. Esempio 9.20 Sia S la parte della supercie z = x2 + y 2 sopra il disco unitario x2 + y 2 = 1, e sia f = (P, Q, R) = (y, x, z) . E valido il teorema di Stokes in questo caso? Soluzione. Si devono calcolare i due integrali dei due membri delleguaglianza e confrontare i risultati. Notiamo che il bordo di S la circonferenza unitaria in R3 , data dallintersezione del paraboloide con il piano z = 1. Possiamo parametrizzare questa circonferenza nel seguente modo X (t) = (cos t, sin t, 1) 0 t 2 . H Lintegrale curvilineo f dX diventa I P dx + Q dy + R dz =

Per calcolare lintegrale doppio, consideriamo la parametrizzazione della supercie gi usata in precedenza X (u, v) = (u, v, u2 + v2 ) con (u, v) appartenenti al disco unitario; i vettori normali sono Xu = (1, 0, 2u) e Xv = (0, 1, 2v). Ne segue che Xu Xv = (2u, 2v, 1) . Il rotore del campo vettoriale f (x, y, z) = (y, x, z) dato da rot f = (0, 0, 2) . Lintegrale di usso allora ZZ ZZ ZZ (rot f ) n dS = (0, 0, 2) (2u, 2v, 1) du dv = 2 du dv = 2
S D D

2 sin t + cos2 t dt = 2 .

Lintegrale curvilineo e quello di supercie danno lo stesso risultato, quindi il Teorema di Stokes vale (con la scelta opposta del vettore normale il usso avrebbe cambiato segno, ma questo il teorema di Stokes lo consente).

348

CAPITOLO 9. SUPERFICI ED INTEGRAZIONE

9.4.3

Da Stokes a Green

Il teorema di Stokes , in modo naturale, lestensione a R3 del teorema di Green che ha come ambiente di lavoro R2 (infatti a volte il teorema di Green noto come teorema di Stokes nel piano). Non dimostreremo il teorema di Stokes, poich la sua dimostrazione necessita delle stesse idee (appropriatamente tradotte) del teorema di Green. Invece, cerchiamo di vedere in quale senso il teorema di Green un caso particolare. Notiamo che un campo vettoriale in R2 , f (x, y) = (P (x, y) , Q (x, y)) pu essere esteso ad R3 ponendo banalmente f (x, y, z) = (P (x, y) , Q (x, y) , 0) . Per questo campo vettoriale si ha che rot f = (Ry Qz , Pz Rx , Qx Py ) = (0, 0, Qx Py ) in cui si vede che rot f ha come terza coordinata lintegrando del teorema di Green. Il secondo passo quello di considerare il dominio D del teorema di Green come una semplice supercie in R3 . Poich D giace nel piano x y la normale esterna ovviamente (0, 0, 1) (si potrebbe prendere lopposta cambiando segno allintegrale). Mettendo insieme questi risultati si ha ZZ (rot f ) ndS = ZZ (0, 0, Qx Py ) (0, 0, 1) dS = ZZ (Qx Py ) dA .

In altre parole, lintegrale di usso nel teorema di Stokes si riduce, in questo caso speciale allintegrale darea del teorema di Stokes. In modo simile, la curva che parametrizza il bordo, che giace nel piano z = 0 pu essere parametrizzata sia in R2 che in R3 ponendo X (t) = (x (t) , y (t)) , o X (t) = (x (t) , y (t) , z (t)) . In questo ultimo caso si ha Z P dx + Q dy + R dz = Z P dx + Q dy

poich z = 0 Cos lintegrale curvilineo nei teoremi di Stokes e di Green sono, in questo caso, identici. Abbiamo cos mostrato che per domini nel piano il teorema di Stokes si riconduce al teorema di Green.

9.4. TEOREMI DI STOKES E DELLA DIVERGENZA. Rotore, Flusso e Circolazione: Una Interpretazione Fisica

349

La teoria matematica degli integrali curvilinei e di supercie cresciuta insieme allo sviluppo dei problemi sici ed i termini rotore, usso e circolazione sono stati mutuati dalla sica. Cerchiamo di dare uninterpretazione del teorema di Stokes, almeno in modo intuitivo, in termini del linguaggio sico dei uidi in moto. Cominciamo pensando di avere un campo di un uido f denito nellintorno di una supercie S in R3 . In ogni punto (x, y, z) sulla supercie il vettore rot f misura la tendenza a ruotare intorno al punto (x, y, z) (il vettore rot f agisce come unasse intorno al quale tende ad avvenire la rotazione del uido). Ne segue che se n la normale esterna alla supercie in (x, y, z), il prodotto scalare (rot f ) n (che compare nel lato sinistro delluguaglianza del teorema di Stokes) misura quanto il uido tende a ruotare sulla supercie, piuttosto che traversarla perpendicolarmente; quindi lintegrale di supercie ZZ (rot f ) n dS
S

misura, in qualche senso, la rotazione totale del uido lungo la supercie. H Lintegrale di linea f dX pi facile da interpretare. Misura la circolazione del uido intorno al bordo di S. Il teorema di Stokes aerma che sono uguali tra loro: 1. (a) i. La circolazione del uido intorno al bordo di S; ii. La rotazione totale del uido su S. Che (i) e (ii) siano uguali sicamente credibile, poich i due fenomeni possono essere pensati ognuno generatore dellaltro.

9.4.4

Il Teorema della Divergenza

Il teorema della divergenza aerma che sotto opportune ipotesi ZZ ZZZ div f dV = f n dS
V S

Dividiamo lequazione e studiamo singolarmente i due lati delluguaglianza, cercando di dargli uninterpretazione sica. Lato sinistro: unintegrale triplo sul volume V di R3 . Se f rappresenta il campo di velocit del uido allora, per ogni punto (x, y, z) la funzione div f

350

CAPITOLO 9. SUPERFICI ED INTEGRAZIONE

misura la quantit di uido che tende ad allontanarsi da (x, y, z) per unit di tempo. Lintegrale di div f su V misura, quindi, il usso totale uscente da V per unit di tempo, cio la quantit di uido che lascia V per unit di tempo. Lato destro: Si ha un integrale di usso del tipo gi descritto. Esso misura la quantit di uido che traversa la supercie S, bordo di V , nellunit di tempo. Poich la normale scelta uscente da V , lintegrale di usso misura la quantit di usso che esce da V attraverso S. Le due considerazioni sopra ci dicono che i due lati dellequazione nel teorema della divergenza misurano la stessa cosa: la quantit di uido uscente da V per unit di tempo. Da questo punto di vista il teorema della divergenza aerma una cosa ragionevole: due integrali che misurano la stessa quantit devono avere lo stesso valore. Esempio 9.21 Sia V il solido in R3 limitato dal di sopra dal piano z = 1 e dal di sotto dal paraboloide z = x2 + y 2 . Sia f il campo vettoriale dato da (P, Q, R) = (x, y, z) . Cosa dice il teorema della divergenza in questo caso?

1 0.5 0 -1 -0.5 z 0 0.5 1 1 0.5 r0 -0.5

-1

Il solido V Soluzione. In questo caso la supercie S composta da due parti: (i) S1 , la parte del paraboloide z = x2 + y 2 sotto il piano z = 1, e (ii) S2 , la

9.4. TEOREMI DI STOKES E DELLA DIVERGENZA.

351

parte del piano z = 1 per il quale x2 + y 2 1. Calcoliamo entrambi i lati dellequazione del teorema di Stokes, cominciando dal lato sinistro. Si ha div f = div (x, y, z) = 3 Lintegrale di volume allora ZZZ ZZZ

3 dV = 3

dV

Questo integrale si calcola meglio passando in coordinate cilindriche ZZZ Z =2 Z r=1 Z z=1 3 3 dV = 3 r dz dr d = . 2 =0 r=0 z=r2 V Calcoliamo adesso il lato destro dellequazione. Il usso ha due componenti, la situazione relativa alla supercie S1 labbiamo gi calcolata in un esercizio precedente dove S1 stata parametrizzata come X (u, v) = (u, v, u2 + v2 ) con (u, v) nel disco unitario D. Il vettore normale ad S1 dato da Xu Xv = (2u, 2v, 1) ; da notare tuttavia che questo vettore punta verso linterno del volume, dovendo scegliere la normale unitaria esterna si prende, invertendo il segno del vettore (2u, 2v, 1) . n= 1 + 4u2 + 4v2 Con questa parametrizzazione lintegrale di usso diventa ZZ ZZ f n dS = u, v, u2 + v2 (2u, 2v, 1) du dv = . 2 S1 D

La supercie S2 ancora pi semplice da parametrizzare ponendo X (u, v) = (u, v, 1) con (u, v) nel disco unitario D. Poich S2 parallela al piano x y la sua normale esterna data dal vettore (0, 0, 1) . Lintegrale di usso diventa allora ZZ ZZ ZZ f n dS = (u, v, 1) (0, 0, 1) du dv = 1 du dv = .
S2 D D

Il usso totale : ZZ ZZ f n dS =
S

S1

f n dS +

ZZ

S2

f n dS =

+ . 2

I due lati dellequazione sono quindi uguali, come aerma il teorema della divergenza.

352

CAPITOLO 9. SUPERFICI ED INTEGRAZIONE

Vogliamo adesso dare unidea della dimostrazione del teorema della divergenza. Dimostrazione. (Idea della dimostrazione). Il teorema si mostra in modo simile al teorema di Green. Se f = (P, Q, R) e la normale esterna ad S ha forma n = (n1 , n2 , n3 ) si pu scrivere il teorema della divergenza nella forma ZZZ ZZ (Px + Qy + Rz ) dV = (P n1 + Q n2 + R n3 ) dS
V S

Ci limitiamo a provare la terza identit assumendo che la frontiera S di V sia composta di due parti, una supercie inferiore S1 ed una supercie superiore S2 (come nellesempio precedente) e che entrambe le superci possano essere descritte come graci delle funzioni z = g (x, y) e z = h (x, y) rispettivamente, per (x, y) in una regione D del piano x y. Allora, come abbiamo visto, i vettori normali alle superci S1 e S2 sono rispettivamente, (gx , gy , 1) e (hx , hy , 1) (abbiamo usato il segno meno per la normale esterna alla supercie inferiore). Si pu allora scrivere: ZZ ZZ R n3 dS = R (x, y, g (x, y)) dA
S1

Pu essere allora pi semplice provare separatamente le tre identit ZZ ZZZ Px dV = P n1 dS ; Z ZS Z Z ZV Qy dV = Q n2 dS ; V S ZZ ZZZ Rz dV = R n3 dS


V S

ZZ

R n3 dS

S2

eZ Z

R (x, y, h (x, y)) dA

Consideriamo adesso lintegrale triplo del lato sinistro dellequazione, si ha ! Z Z Z z=h(x,y) ZZZ Rz dV = Rz dz dA
V D z=g(x,y)

(i due integrali hanno segno opposto per le dierenti direzioni delle loro normali). Si ha cos ZZ ZZ R n3 dS = (R (x, y, h (x, y)) R (x, y, g (x, y))) dA .
S D

9.4. TEOREMI DI STOKES E DELLA DIVERGENZA. ed applicando il teorema fondamentale del calcolo integrale, si ha ZZ ZZZ Rz dV = (R (x, y, h (x, y)) R (x, y, g (x, y))) dA .
V D

353

Lintegrale di volume e di supercie sono quindi uguali. Argomentazioni simili valgono anche per gli integrali che coinvolgono P e Q; questo completa la dimostrazione.

354

CAPITOLO 9. SUPERFICI ED INTEGRAZIONE

9.4.5

Esercizi

1. Per ognuna delle parti sotto usare il teorema di Stokes per trovare il valore dellintegrale di supercie ZZ (rot f ) n dS .
S

Per fare ci trasformare lintegrale di supercie in quello equivalente di linea e calcolare questultimo. (a) Sia S la met superiore delle sfera x2 +y 2 +z 2 = 1 e sia f (x, y, z) = (x, y, z) ; (b) Sia S la met superiore delle sfera x2 +y 2 +z 2 = 1 e sia f (x, y, z) = (y, x, z) ; (c) Sia S la parte del paraboloide z = x2 +y 2 con z 1 e f (x, y, z) = (x, y, z) . 2. Sia V il solido in R3 limitato dal di sopra dal piano z = 1 e dal di sotto dal paraboloide z = x2 + y 2 . Sia f il campo vettoriale dato da (P, Q, R) = (x, 0, 0) (a) Calcolare lintegrale di volume RRR RR
V

div f dV ; f n dS

(b) Calcolare lintegrale di supercie

3. Sia V il cubo denito da 0 x 1, 0 y 1, 0 z 1. Sia f il campo vettoriale f (x, y, z) = (x, y, z) . Sia S la supercie frontiera di V (ricordare che S ha sei facce). (a) Come si scrive il teorema della divergenza in questo caso? RRR div f dV ; (b) Calcolare lintegrale triplo V RR (c) Calcolare lintegrale di usso S f n dS (ricordare che S ha sei facce). 4. Sia V un solido in R3 con frontiera S liscia. Sia f un campo vettoriale gradiente, cio f = h = (hx , hy , hz ) per una qualche funzione h (x, y, z) . Usare il teorema della divergenza per mostrare che ZZ f n dS = 0
S

9.4. TEOREMI DI STOKES E DELLA DIVERGENZA.

355

5. Per ognuno delle parti sotto usare il teorema della divergenza per calRR colare lintegrale di usso S f n dS. La supercie sempre la sfera x2 + y 2 + z 2 = 1 con normale esterna. (a) f = (x, 2y, 3z) ; (b) f = (x, y 2 , 0) ; (c) f = (0, y 2 , 0) . 6. Sia la circonferenza unitaria sul piano z = 0, orientata in senso antiorario, e sia f = (y, x, z) R (a) Calcolare lintegrale f dX ; (b) Sia S la semisfera unitaria superiore. Allora il bordo di S. Vericare il teorema di Stokes; (c) Sia adesso S la parte del paraboloide z = 1 x2 y 2 per z 0. ancora la frontiera di S. Vericare il teorema di Stokes.