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DIRITTO PENALE La normativa negli stupefacenti

Cenni storici Guerra dell'oppio tra Inghilterra e Cina (1840-1842). Diffusione a livello internazionale delle sostanze stupefacenti, tanto da diventare un fenomeno di massa. Prima convenzione internazionale sull'oppio sottoscritta all'Aja nel 1912 (resa obbligatoria nell'esecuzione dal trattato di Versailles). I delitti in materia di sostanze stupefacenti La legislazione penale in materia di sostanze stupefacenti contenuta nel titolo VIII del D.P.R 309/1990, in particolare negli artt. 72/83. SISTEMA TABELLARE: elencazione delle sostanze effettuata ed aggiornata periodicamente dal Ministro della Giustizia sulla base dei principi dettati dalle convenzioni e dagli accordi internazionali. Evoluzione normativa Prima legge sulla droga in Italia: n.396/1923 l'elenco delle sostanze tossiche aventi azione stupefacente comprende 14 voci, 8 relative all'oppio ed ai suoi derivati, 4 alle foglie di coca e 2 alla canapa ed al suo derivato idroalcoolico. Non punibile la detenzione per uso personale, mentre lo spaccio e la cessione a terzi s. Legge n.151/1934 aggrava le pene, punisce per la prima volta la detenzione ad uso personale ed istituisce il ricovero coatto in case di cura per gli intossicati da sostanze stupefacenti. Legge n.1041/1954 ancora ricovero coatto ed ulteriore inasprimento delle pene. Nel tentativo di separare la sorte del consumatore (tossicodipendente) e dello spacciatore, il Parlamento approva la

legge n.685/1975 non punibile la detenzione ad uso personale di una modica quantit di sostanza (nozione che viene rimessa al giudice). Per quanto riguarda lo spaccio e la cessione a terzi la legge inserisce la distinzione tra droghe leggere (hashish, marijuana) e droghe pesanti (cocaina ed eroina), con pene maggiori per le seconde. Sempre previsto il ricovero coatto. Legge n.162/1990 riprodotta nel Testo Unico con DPR n.309/1990 vieta la detenzione finalizzata al consumo personale (anche per quantitativi esigui) e punisce con sanzione amministrativa la trasgressione a tale divieto. Tale legge si basa sul fondamento della DOSE MEDIA GIORNALIERA, per cui le condotte caratterizzate a terzi hanno sempre rilevanza penale (art.73), mentre quelle non destinate a terzi assumono rilevanza penale solo se il quantitativo di sostanza supera la dose media giornaliera, altrimenti si commette un illecito amministrativo (artt.75-76). Referendum abrogativo del 18-19/04/1993, recepito nel DPR n.171/1993 abolita la nozione di dose media giornaliera . La detenzione di droga per uso personale non pi considerata reato ma illecito amministrativo. Mero restyling del DPR precedente ed abrogazione dell'art 76 ( secondo cui il ricorso all'Autorit Giudiziaria per casi di detenzione ad uso personale era previsto solo se la condotta era reiterata, altrimenti vi erano solo sanzioni amministrative). Il nuovo sistema tabellare DPR 309/1990 6 tabelle: tabelle I e III: droghe pesanti incidenti sul SNC e che creano forte dipendenza fisica e psichica nell'assuntore ( oppio e derivati, cocaina ed alcaloidi, amfetamine ad azione eccitante come l'ecstasy, i tetraidrocannabinoidi (principio attivo dell'hashish), barbiturici ad effetto ipnotico e sedativo. Tabelle II e IV: droghe leggere per cui il pericolo di dipendenza fisica e psichica era considerato minore rispetto alle sostanze elencate sopra (si parla di cannabis e derivati).

Tabelle V e VI: prodotti usati con finalit terapeutiche contenenti sostanze presenti nelle tabelle superiori che possono dare luogo ad abuso e dipendenza ( ansiolitici, antidepressivi, psicostimolanti, ecc.) Riforma n.272/2005, convertita in legge con la Legge n.49/2006 non vi pi la distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti, quindi le sostanze vietate sono ricomprese in 2 tabelle: Tabella I: tutte le sostanze di cui alle tabelle I e III-II e IV del sistema tabellare del DPR 309/1990 Tabella II: composta da 5 sezioni rubricate dalla A alla E, comprende tutti i medicinali regolarmente registrati in Italia contenenti sostanze stupefacenti o psicotrope che, pur avendo propriet curative, possono indurre all'abuso o alla dipendenza ( es. medicinali usati nella terapia del dolore). In questo caso vi una sanzione penale per coloro che detengono tali sostanze (assimilate a quelle della tabella I) in assenza di prescrizione medica od in quantitativo superiore a quello prescritto. L'equiparazione tra droghe pesanti e droghe leggere stata prevista dal legislatore in quanto si notato che la quantit di principio attivo presente mediamente in una dose oggi di gran lunga superiore a quella del passato ( es. cannabis, il principio attivo THC passato dallo 0,5/1,5 % degli anni 70/80 ai 20/25 % e pi attuali. Fra i criteri di riconoscimento dell'illecito penale ora vi quello della QUANTIT DI PRINCIPIO ATTIVO STUPEFACENTE, da determinare mediante decreto del Ministro della Salute. Per valori inferiori al limite della dose soglia previsto il sistema sanzionatorio amministrativo. Il consumo personale di stupefacenti La persona che importa, acquista o detiene droghe per farne uso ESCLUSIVAMENTE PERSONALE commette un illecito amministrativo e va incontro ad una sanzione amministrativa. Gli elementi costitutivi della fattispecie dell'illecito amministrativo

sono: a) condotte di importazione, acquisto e detenzione illecita; b) la finalit ad uso esclusivamente personale. La violazione punita con sanzione amministrativa inflitta dal Prefetto del luogo ove stato commesso il reato. Se invece la droga finalizzata a terzi si allora in presenza di reato. Non esiste pi un criterio oggettivo per la determinazione del reato o dell'illecito amministrativo, l'attenzione ora si concentra soprattutto sulla destinazione della sostanza al consumo personale e il compito di individuare l'effettiva finalit del possesso della droga dato al giudice per cui ritorna una forte discrezionalit dei giudici. Per ovviare a ci la giurisprudenza della Suprema Corte ha stabiliti una serie di possibili indici rilevatori della finalit di spaccio: eventuale stato di tossicodipendenza dell'imputato e suo grado; contesto ambientale in cui vive ed eventuali rapporti con soggetti implicati nel traffico di stupefacenti; capacit patrimoniale dell'imputato in relazione alla qualit e quantit della sostanza detenuta ed ai prezzi sul mercato; quantit e qualit dello stupefacente detenuto in relazione alle esigenze personali, all'et ed al ragionevole periodo di sopravvivenza dell'imputato; quantit e qualit dello stupefacente in relazione al naturale processo di scadimento degli effetti droganti della sostanza ed alla difficolt di conservazione per un lungo periodo di tempo; ulteriori elementi indiziari: suddivisione in dosi, detenzione di alcune di queste in pubblica via od in luoghi frequentati da tossicodipendenti, presenza di notevoli quantit di sostanze da tagli non assimilabili all'uso personale, il rinvenimento di bilancini di precisione ed altre attrezzature idonee al confezionamento delle dosi. Infine importante il dato QUANTITATIVO, anche l'elevata

percentuale di principio attivo contenuta nella sostanza un elemento discriminatorio tra illecito penale e reato, anche se da sola non basta. Gli illeciti penali L'art.73 del DPR 309/1990 elenca minuziosamente le condotte criminose finalizzate al commercio ed al traffico della droga, rubricato Produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti. Tale norma, a seguito della nuova riforma della legge n.49/2006, al comma 1, punisce con la pena dagli 8 ai 20 anni e con la multa da 26.000 a 260.000 euro chiunque, senza l'autorizzazione, di cui all'art.17, coltiva, produce, fabbrica, estrae, vende, offre o mette in vendita, cede, distribuisce, commercia, trasporta, procura ad altri, invia, passa o spedisce in transito, consegna per qualunque scopo, sostanze stupefacenti o psicotrope di cui alla tabella I dell'art.14. Il comma 1 bis punisce con le medesime pene al comma 1 chiunque, senza l'autorizzazione di cui all'art.17, importa, esporta, acquista, riceve a qualsiasi titolo o comunque illecitamente detiene, sostanze stupefacenti o psicotrope che per quantit ( in particolare se superiore ai limiti massimi indicati con decreto dal Ministro della Salute, emanato di concerto con il Ministro della Giustizia sentita la Presidenza del Consiglio dei Ministri Dipartimento nazionale per le politiche antidroga, per le modalit di presentazione o per altre circostanze della presentazione, appaiono destinate ad un uso non esclusivamente personale. I comma 2 e 3 puniscono le condotte illecite poste in essere da chiunque abbia l'autorizzazione di cui all'art.17. COLTIVAZIONE la previsione della condotta stata sottoposta al vaglio dal giudice delle leggi per violazione del principio di offensivit, nella parte in cui prevede l'illiceit della condotta indipendentemente dalla quantit di principio attivo contenuto nel prodotto della coltivazione. La Corte Costituzionale, con pronuncia n.360/1995

ha dichiarato infondata tale questione per l'accertamento circa l'assoluta inidoneit della coltivazione. Offensivit astratta: la coltivazione continua comunque ad essere un reato indipendentemente dalla destinazione a terzi, avuto riguardo dell'impossibilit di determinare a priori la quantit di principio attivo contenuto nella sostanza prodotta. La Corte Costituzionale, comunque, ha aperto uno spiraglio, aprendo la possibilit di prendere in considerazione la destinazione della sostanza qualora essa sia assolutamente inidonea a mettere in pericolo il bene giuridico tutelato; in questi casi il giudice di merito pu escludere l'offensivit in concreto e dichiarare la condotta non punibile. (es. coltivazione di una sola pianta da cui possa estrarsi una quantit di stupefacente insufficiente a provocare un apprezzabile stato stupefacente). Si ritenuto cos di distinguere tra COLTIVAZIONE TECNICOAGRARIA e COLTIVAZIONE DOMESTICA, riferendo solo alla prima la presunzione di pericolo. Recenti pronunce della Corte di Cassazione (n.31472/2004 e n.150/2005) sono giunte a qualificare in termini di reato di pericolo astratto le condotte di coltivazione non autorizzata di piante dalle quali sono estraibili sostanze stupefacenti o psicotrope, attivit distinta dalla produzione. Per tale reato non rilevano la quantit e la qualit del prodotto e delle piante, tali elementi sono rilevanti solo ai fini della gravit del reato. La Suprema Corte, a differenza dell'interpretazione della Corte Costituzionale, quindi, ha statuito che la coltivazione sempre sanzionata penalmente, in quanto l'art.75 T.U non fa alcun riferimento alla coltivazione e costituisce un reato di pericolo per la salute pubblica. L'OFFERTA E LA MESSA IN VENDITA Il discrimine tra queste due condotte sta nel fatto che nella seconda vi la pattuizione di un corrispettivo. Si in presenza di offerta o di messa in vendita, e non di cessione e vendita, quando l'autore della condotta non abbia la disponibilit materiale della sostanza, ma si appalesi in grado di procurarla al

suo avente causa, sempre che tale condotta sia seria e determinata. LA CESSIONE E LA VENDITA Anche in tal caso le due condotte si differenziano per la pattuizione di un corrispettivo. Sia la cessione che la vendita si perfezionano qualora vi sia l'accordo sulla consegna della sostanza, non essendo necessaria che quest'ultima si realizzi. Ne consegue che qualora sia individuabile il luogo in cui la pattuizione si sia realizzata, la competenza territoriale sar del giudice di detto luogo e non di quello dove, eventualmente si sia avuta la consegna. La giurisprudenza ha avuto dei dubbi riguardo ai casi in cui la sostanza stupefacente oggetto della condotta fosse di entit minima da essere priva di efficacia allucinogena. Si era sostenuto che in tal caso si poteva prevedere la disciplina del reato impossibile (art.49 c.p.), ma le Sezioni Unite della Cassazione hanno seguito l'orientamento minoritario, considerando la condotta reato anche se la quantit di principio attivo non provochi in concreto effetti droganti, proteggendo i beni giuridici della salute, sicurezza e ordine pubblico. LA DETENZIONE A FINE DI SPACCIO La rilevanza di tale condotta circoscritta ai casi in cui la sostanza detenuta sia destinata a future condotte di cessione o vendita, escludendo l'ipotesi dell'uso personale, perseguibile sul piano amministrativo. Non necessario il materiale e diretto possesso dello stupefacente, essendo sufficiente la disponibilit dello stesso. Diverso il caso della MERA CONNIVENZA. Si in presenza di connivenza non punibile quando l'agente abbia avuto nell'economia della condotta un atteggiamento meramente passivo ed inidoneo a rafforzare o agevolare la realizzazione del reato; si nell'ambito del CONCORSO DI PERSONE quando l'agente abbia avuto un ruolo ( anche all'apparenza passivo ) che abbia agevolato la realizzazione della condotta. La questione ha riguardato soprattutto i coniugi o i familiari presenti nello stesso ambiente (immobile o autovettura in genere)

in cui era stato rinvenuto lo stupefacente. Nella detenzione a fine di spaccio, il detentore non pu provare la differente destinazione all'uso personale (ONUS PROBAM). L'ACQUISTO: sufficiente l'accordo o richiesta la traditio? I rapporti con le fattispecie della vendita e della messa in vendita. Per ritenere l'acquisto consumato sufficiente, ma non necessario, l'accordo sulla quantit e la qualit della sostanza e sul prezzo da pagare tra acquirente e venditore, senza che siano intervenute la traditio e la corresponsione del prezzo. Una volta intervenuta la traditio, ed eventualmente il pagamento del prezzo, l'ipotesi di detenzione illecita assorbe la minore condotta di acquisto. LE CONDOTTE PENALMENTE IRRILEVANTI; IL PROCEDIMENTO AMMINISTRATIVO L'art.75 del DPR 309/1990 afferma che la persona che detiene, importa o acquista la sostanza stupefacente per uso esclusivamente personale e non terapeutico, soggetto all'irrogazione delle seguenti sanzioni amministrative: la sospensione della patente di guida, la sospensione della licenza di porto d'armi, la sospensione del passaporto e di ogni altro documento equipollente e, se si tratta di straniero, del permesso di soggiorno per turismo. La misura pu consistere anche nel divieto di conseguire i documenti citati. La sanzione amministrativa inflitta dal Prefetto del luogo ove stato commesso il fatto. Contro l'ordinanza prefettizia ammessa l'opposizione al giudice di pace che, dopo aver controllato l'intero procedimento, pu annullare il provvedimento. L'accertamento dell'illecita detenzione spetta alla polizia giudiziaria e solo ad essa, la quale ha l'obbligo di procedere alla contestazione immediata della violazione all'interessato, riferendo al prefetto. Nei casi in cui sia effettuato un sequestro di sostanze o reperti (bustine, siringhe, fiale, ecc.), la contestazione dell'infrazione coincide con la comunicazione dell'esito delle

necessarie analisi di laboratorio. Di tali analisi l'interessato pu richiedere il riesame entro 15 giorni dalla comunicazione del risultato. Il prefetto, entro 5 giorni dalla segnalazione effettuata dalla polizia giudiziaria, convoca innanzi a s la persona interessata per il colloquio insieme alle assistenti sociali della prefettura. Nel corso dell'incontro il consumatore viene informato della possibilit di sottoporsi ad un programma terapeutico e socio-riabilitativo (coazione psicologica verso il patto terapeutico). Qualora accetti di sottoporsi al trattamento, il prefetto sospende la procedura di irrogazione della sanzione ed avvia il soggetto al servizio pubblico per le tossicodipendenze allo scopo di predisporre, entro un termine prefissato, il programma. Se il programma si conclude con successo, il procedimento amministrativo viene archiviato. Nel caso in cui il tossicodipendente non si presenti al servizio pubblico, non inizi il programma, lo interrompa senza giustificato motivo, il prefetto lo convoca nuovamente invitandolo al rispetto del programma. Se l'interessato non si presenta o, presentandosi, dichiari esplicitamente di rifiutare il trattamento, il prefetto applica la sanzione amministrativa. Nel caso in cui il tossicodipendente sia minorenne, il colloquio avviene in presenza dei familiari ed il prefetto pu concludere il procedimento con il formale invito a non fare pi uso di sostanze stupefacenti. USO PERSONALE ED USO DI GRUPPO Il referendum del 1993 ha dichiarato penalmente irrilevante la condotta dell'uso personale, che viene punita sul piano amministrativo. La legge n.49/2006 ha lasciato invariato il principio per cui la prova della sussistenza del reato (art.73 T.U), quindi l'uso non personale, sia a carico dell'accusa ed ha normativizzato gli indizi probatori (quantit e qualit della sostanza, modalit di presentazione della stessa e circostanze dell'azione). Per quanto riguarda l'uso di gruppo, in particolare l'ipotesi in cui il

soggetto, incaricato da terzi, abbia proceduto all'acquisto ed alla successiva cessione della sostanza per farne uso unitamente ai mandanti, la sentenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione del 1997, ha definito tale condotta perseguibile solo in via amministrativa. Diverso il caso in cui l'agente non abbia ricevuto alcun mandato e non sia egli stesso consumatore della sostanza acquistata, casi rientranti nelle fattispecie punibili penalmente. da rilevare per il superamento del su esposto orientamento, per cui in entrambe le ipotesi, l'uso non sarebbe esclusivamente personale ed avrebbe rilevanza penale. L'USO TERAPEUTICO L'art 72 del DPR 309/1990 consente l'uso terapeutico di preparati medicinali a base di sostanze stupefacenti o psicotrope debitamente prescritti per determinate patologie. Tale disposizione deve rapportarsi al successivo art.83 che punisce con le pene previste dall'art.73 il medico chirurgo ed il medico veterinario che rilasci prescrizioni delle sostanze ivi indicate per uso non terapeutico. LE ATTIVIT AUTORIZZATE L'art 17 del DPR 309/1990 prevede enti ed imprese che operano nel settore della produzione e del commercio di sostanze stupefacenti o psicotrope da utilizzare per fini leciti (terapeutici), previa autorizzazione del Ministero della Salute. Il decreto autorizzativo ha durata biennale. LE CONDOTTE DEL c.d AGENTE PROVOCATORE L'art97 del DPR 309/1990 dispone che, fermo l'art.51 c.p, non sono punibili gli ufficiali di polizia giudiziaria addetti alle unit specializzate antidroga i quali, al solo fine di acquisire elementi di prova in ordine ai delitti previsti dal T.U ed in esecuzione degli operati anticrimine, o d'intesa con la Direzione Centrale per i Servizi Antidroga, con il comandante provinciale dei carabinieri o della guardia di finanza o del nucleo di polizia tributaria, con il questore, con il direttore della Direzione Investigativa Antimafia,

acquistano, ricevono, sostituiscono, occultano, sostanze stupefacenti o psicotrope o compiono attivit prodromiche e strumentali. Gli ufficiali possono utilizzare anche documenti, identit od indicazioni di copertura per entrare in contatto con soggetti o siti, informando il Pubblico Ministero entro 48 ore successive all'inizio di tali attivit. Chiunque, nel corso di operazioni sotto copertura, rilevi indebitamente i nomi degli ufficiali o agenti di polizia, punito con reclusione dai 2 ai 6 anni. LE CIRCOSTANZE ATTENUANTI IL FATTO DI LIEVE ENTIT L'art 73 del DPR 309/1990 prevede il trattamento di minor rigore nelle ipotesi del fatto di lieve entit e ci per i mezzi, le modalit o le circostanze dell'azione e per la qualit e la quantit delle sostanze stupefacenti. Modalit e mezzi sono indicatori oggettivi, dovendosi l'attivit connotare per la sua modestia e per il ristretto ambito di mercato. La qualit il parametro che concerne la bassa quantit di principio attivo presente nella sostanza in oggetto. La quantit risente del comma 1-bis lettera a art.73 correlato ai limiti massimi di principio attivo individuati per decreto ministeriale. Vicino a questi parametri oggettivi vi la circostanza dell'azione accanto alla quale la Corte Costituzionale ha ricondotto anche le qualit soggettive dell'agente, quindi anche la sua personalit, specie se si tratta di un soggetto tossicodipendente o emarginato sociale. Il legislatore del 2006 ha disposto che, se l'agente del fatto di lieve entit sia tossicodipendente o assuntore di sostanze, il giudice, su richiesta delle parti, dell'imputato e sentito il Pubblico Ministero, pu applicare, anzich pene detentive e pecuniarie, quella del lavoro di pubblica utilit, di cui l'art.54 della d.lgs n.274 del 2000. LA COLLABORAZIONE

Sempre nell'art.73 vi la circostanza attenuante del ravvedimento post delictum (ravvedimento operoso o recesso attivo). La norma destinata ad incentivare, attraverso una diminuzione della pena dalla met ai 2/3, la collaborazione dell'autore del reato. necessario che la collaborazione sia efficace e decisiva sul piano delle indagini comportando l'interruzione dell'attivit criminosa, la formazione di prove utili all'individuazione e cattura di rei, il recupero di risorse rilevanti per l'attivit illegale. LE CIRCOSTANZE AGGRAVANTI IL NUMERO DELLE PERSONE La prima circostanza aggravante nell'art.73 quella che contempla il caso in cui il fatto sia compiuto da 3 o pi persone con un aumento di pena fino ad 1/3. L'ART.80 DPR 309/1990 Per questa fattispecie previsto un aumento di pena da 1/3 alla met. Vengono previste 7 circostanze dal comma 1: la sostanza consegnata a minori o destinata ad essi; induzione a commettere il reato; cooperazione nella relativa commissione di persona dedita al consumo di stupefacenti; commissione di condotte da parte di persona armata o travisata; adulterazione o commistione di stupefacente in maniera tale da accentuarne la potenzialit offensiva; ottenimento di prestazioni sessuali come finalit della condotta; commissione del fatto all'interno od in prossimit di scuole, comunit giovanili, carceri, ospedali o strutture di cura o di riabilitazione di tossicodipendenti. Il comma 2 prevede come circostanza aggravante l'ingente quantit di sostanza stupefacente. Il comma 3 prevede l'aumento di pena qualora l'agente per

commettere il fatto, assicurarsi il profitto, prezzo o impunit, ha fatto uso di armi (differisce da ci che previsto dal comma 1 in quanto in questo caso necessario che l'arma venga usata per rinforzare l'esecuzione della condotta programmata, non sufficiente la mera contestualit temporale e spaziale tra il fatto e la detenzione di un'arma). IL REATO ASSOCIATIVO L'art 74 contempla il delitto di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope. indispensabile uno stabile vincolo associativo tra 3 o pi persone ed un contesto organizzativo, anche esile e strumentale. Obiettivo del sodalizio la commissione di un numero indeterminato di reati, l'effettivo compimento di essi non necessario per la configurabilit del delitto. L'occasionale contributo per la realizzazione di programmi associativi non partecipazione punibile, l'agente risponder del singolo reato commesso in tal caso. Al comma 1 dell'articolo si punisce, con pena la reclusione non inferiore a 20 anni, chi promuove, contribuisce, dirige, organizza o finanza l'associazione. Il comma 2 punisce, con pena non inferiore a 10 anni di reclusione, la mera partecipazione. L'art 74 prevede delle circostanze aggravanti speciali. Il comma 3 stabilisce la pena aumentata se gli associati sono 10 o pi o se tra i partecipanti vi sono persone dedite all'uso di sostanze stupefacenti o psicotrope. Il comma 5 prevede un aumento di pena qualora ricorra la circostanza dell'art.80 comma 1 lett. e) riguardo la commistione o adulterazione delle sostanze. Il comma 4 contempla uno specifico aumento di pena se l'associazione armata, ovvero i partecipanti hanno la disponibilit di armi o esplosivi anche se occultati o tenuti in luoghi di deposito ed anche se non effettivamente utilizzati. La pena in tal caso non pu essere inferiore a 24 anni se si tratta di

associati ed ai 12 se si tratta di mera partecipazione. REATI RESIDUI L'AGEVOLAZIONE PER USO DI SOSTANZE STUPEFACENTI L'art 79 DPR 309/1990 punisce chiunque adibisce o consente che sia adibito un locale pubblico od un circolo privato a luogo di convegno di persone che ivi si danno all'uso di sostanze stupefacenti o psicotrope, con la reclusione da 3 a 10 anni e con multa da 3.000 a 10.000 euro se l'uso riguarda sostanze previste dalla sezione A delle tab. I e II dell'art.14 e con reclusione da 1 a 4 anni e con multa da 3.000 a 26.000 euro se l'uso riguarda sostanze comprese nella tab. II sezione B. Il comma 3 prevede un aumento di pena se a tali incontri partecipa un minore. L'ISTIGAZIONE, IL PROSELITISMO E L'INDUZIONE AL REATO DI PERSONA MINORE L'art 82 DPR 309/1990 punisce con la pena da 1 a 6 anni e con multa da 1.032 a 5.164 euro chiunque, pubblicamente, istiga all'uso illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope, o svolge, anche in privato, attivit di proselitismo per tale uso, o induce una persona all'uso medesimo. La pena aumentato nei casi previsti dall'art 80 comma 1 lett. a) riguardante minori e lett. g) riguardante la prossimit di scuole, comunit giovanili, carceri, ecc., mentre raddoppiata se il fatto commesso nei confronti di un minore di anni 14 o di persona palesemente incapace o persona affidata al colpevole per cura, educazione, istruzione, vigilanza, custodia, ecc. L'ultimo comma prevede la riduzione della pena da 1/3 alla met se il fatto riguarda medicinali di cui la tab. II sezione B art 14. Per la configurabilit del reato di istigazione occorre che l'agente si adoperi, con manifestazioni verbali, scritte o simboliche affinch vi sia l'uso della sostanza.

La legge penale: basi teoriche


IL PRINCIPIO DI LEGALIT Il principio di legalit FORMALE si sostanzia nel divieto di punire qualsiasi fatto che, al tempo della sua commissione, non costituiva reato secondo la legge penale in quel momento vigente. Accanto a questo principio, vi quello di legalit SOSTANZIALE in base al quale il reato non solo quel fatto che la legge prevede come tale, ma ogni fatto idoneo a ledere i valori sui quali una societ si fonda, anche se non espressamente stabilito dalla legge. Questo secondo principio tende a realizzare una maggiore giustizia, ma finisce per rendere minore il valore del fondamento democratico della libert personale (nella storia vi sono infatti esempi dell'uso di questo principio nei grandi regimi totalitari ad esempio nell'Unione Sovietica e nella Germania nazista). La nostra Costituzione stabilisce il principio di legalit all'art.25 commi 2 e 3 secondo cui Nessuno pu essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso e Nessuno pu essere sottoposto a misure di sicurezza se non nei casi previsti dalla legge. Il principio di legalit si articola in 3 sottoprincipi: il principio di riserva di legge: attiene alle fonti del diritto penale e sostiene che le norme penali possono essere dettate solo con legge dello Stato. Le norme giuridiche possono essere emanate dal Parlamento, dal potere esecutivo e dalle Regioni (nelle materie previste dall'art 117 Cost.). Le norme penali possono essere emanate solo dal Parlamento attraverso legge dello Stato (art 70 Cost.). Tale legge controllabile dalla Corte Costituzionale attraverso il giudizio di legittimit costituzionale. Il precetto della norma penale (il comando) pu essere integrato, con funzione di specificazione, da atti regolamentari del potere esecutivo, mentre la pena pu essere determinata solo dalla legge dello Stato.

La riserva di legge sufficientemente rispettata anche quando le norme penali sono contenute in decreti legge (art 77 Cost.) ed in leggi delegate (art 76 Cost.). Sebbene essi siano emanati dal Governo, essi sono equiparati a legge formale e subordinati al controllo delle Camere legislative; i decreti legge diventano definitivi solo se convertiti in legge entro 60 giorni dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, mentre le leggi delegate devono essere conformi ai criteri espressi preventivamente dal Parlamento a riguardo di ognuna di esse. L'art. 120 Cost vieta esplicitamente alle Regioni di emanare leggi penali. Rispetto del principio di eguaglianza della legge (art 3 Cost.). Il principio di determinatezza e di tassativit: impone che la norma penale sia formulata in maniera chiara ed precisa e determinata in ogni suo elemento, in modo che sia possibile stabilire con certezza i comportamenti punibili. Rispetto del principio di eguaglianza. L'art 1 Cod.Pen indica, attraverso il principio di tassativit, il divieto di applicare la norma penale oltre i casi espressamente previsti, quindi vi il DIVIETO DI ANALOGIA, ovvero di applicazione a casi analoghi. L'analogia si pu applicare in casi favorevoli al reo (cause di giustificazione), ma non in quelli a lui sfavorevoli (norme incriminatrici). Il principio di irretroattivit: si sostanzia nel divieto di applicare la norma penale a fatti anteriori alla sua entrata in vigore. L'irretroattivit riguarda solo le norme penali incriminatrici, mentre per quelle favorevoli al reo vige la retroattivit. Il principio previsto all'art.2 Cod.Pen prevede 3 casi: 1. nuova incriminazione di un fatto si verifica quando un fatto penalmente lecito diviene reato a seguito dell'emanazione di una nuova legge penale. Si applica l'irretroattivit. 2. abrogazione di una norma penale incriminatrice si applica la retroattivit. 3. successione di leggi modificative si applica l'irretroattivit

per norme sfavorevoli al reo, la retroattivit per norme favorevoli al reo. Ricorre quando un fatto continua ad essere considerato reato sia per una legge anteriore che per la legge successiva, ma viene cambiata la disciplina ed il trattamento sanzionatorio. Le deroghe al principio di retroattivit riguardano le leggi temporanee e le leggi eccezionali.

L'ambito di efficacia spaziale e personale della legge penale


L'AMBITO DI EFFICACIA NELLO SPAZIO: IL PRINCIPIO DI TERRITORIALIT L'applicabilit della legge penale italiana determinata nello spazio secondo il principio di territorialit per il quale: la legge italiana obbliga tutti coloro che, cittadini o stranieri o apolidi (senza alcuna cittadinanza), si trovano nel territorio dello Stato (art 3 comma 1 C.P) e chiunque commette un reato nel territorio dello Stato italiano punito secondo la legge italiana (art 6 comma 1 C.P). La nozione di territorio dello Stato contenuta nell'art 4 C.P per cui territorio dello Stato il territorio della Repubblica ed ogni altro luogo soggetto alla sovranit dello Stato, quindi comprende la superficie terrestre determinata nei suoi confini geograficopolitici, il mare territoriale (la striscia di mare che si estende per 12 miglia marine dalla linea della bassa marea) e lo spazio aereo sovrastante. Per reati commessi a bordo di navi od aereomobili si fa riferimento al principio della bandiera: le navi e gli aereomobili italiani sono considerati territorio dello Stato italiano a meno che leggi internazionali non dispongano diversamente. Le navi e gli aereomobili di Stato ( militari, della polizia, ecc.) sottostanno sempre al principio della bandiera, mentre tra quelli civili occorre distinguere: 1. sottostanno alla legge penale italiana quando si trovano in

acque o spazio aereo internazionale, in ordine ai fatti commessi a bordo. 2. Quando si trovano in spazio aereo o acque soggette alla sovranit di un altro Stato, si applica il principio della bandiera se si tratta di fatti interni che non si ripercuotono su sicurezza ed interessi dello Stato estero, mentre si applica la legge dello Stato estero se sono commessi fatti interni o esterni che ledono tali principi. Il reato pu dirsi commesso in Italia anche quando, secondo l'art 6 C.P: in Italia avvenuta in tutto o in parte l'azione o l'omissione che lo costituisce; quando nel territorio dello Stato ha avuto luogo l'evento. LE ECCEZIONI AL PRINCIPIO DI TERRITORIALIT: I REATI COMMESSI IN TERRITORIO ESTERO Questi reati sono previsti solo nei casi di cui gli artt. 7-11 C.P: 1. art.7 sono puniti quei reati che, commessi da italiano o straniero, pregiudicano interessi direttamente riferibili alle funzioni sovrane dello Stato italiano (es. delitti contro la personalit dello Stato, falsit di monete o valori di bollo, contraffazione del sigillo di Stato, ecc.) 2. art.8 sono punibili con legge italiana i cittadini o stranieri che, in territorio estero abbiano commesso delitti politici. necessaria la richiesta del Ministro della Giustizia. Per il reato politico sono previsti 2 criteri: - oggettivamente politico il delitto che offende l'interesse politico dello Stato (es. spionaggio militare, delitti che attengono all'integrit del popolo e del territorio, ecc.) o il delitto che offende un diritto politico del cittadino (es. reati previsti dalle leggi elettorali) - soggettivamente politico il delitto comune determinato in tutto o in parte da motivi politici (es. rapina per sovvenzionare un'organizzazione terroristica, omicidio di un esponente politico per motivi ideologici, ecc.)

3. Sono punibili i delitti comuni commessi da cittadini o stranieri all'estero quando per essi sia previsto l'ergastolo o la reclusione non inferiore a 3 anni. In tali casi la punibilit subordinata alla presenza del reo in Italia. Inoltre vi sono altri casi previsti dall'art. 9 C.P: 4. sono punibili i delitti comuni commessi all'estero da cittadino o straniero se il reo si trovi in Italia, vi sia la richiesta del Ministro della Giustizia, non sia stata richiesta l'estradizione e non ricorrano altre condizioni di cui l'art.10 C.P. L'estradizione L'estradizione una collaborazione internazionale contro il crimine attraverso cui si cerca di evitare che il reo possa sfuggire alla sanzione penale rifugiandosi all'estero. Si distingue tra ESTRADIZIONE PROCESSUALE, quando un individuo viene richiesto da uno Stato per sottoporlo a processo, ed ESTRADIZIONE ESECUTIVA, quando la richiesta ha per oggetto la consegna di un individuo ormai condannato per poter eseguire la pena erogata). Si distingue anche tra estrazione attiva (all'estero) ed estradizione passiva (per l'estero). I presupposti dell'estradizione sono: 1. Il principio di doppia incriminazione non ammessa se il fatto non previsto come reato sia dalla legge italiana che da quella straniera; 2. Il principio di specialit lo Stato che ha ottenuto l'estradizione non pu procedere per fatti anteriori diversi da quelli per cui fu richiesta o adottare restrizioni della libert personale o altre pene se non quelle previste per il reato da cui proviene l'estradizione. Nell'ordinamento italiano la collaborazione ha alcuni limiti: 1. nei confronti di un cittadino italiano l'estradizione consentita solo se espressamente prevista dalle convenzioni internazionali; 2. l'estradizione non concedibili per reati puniti con la pena di morte e pene e/o trattamenti crudeli, disumani, degradanti o atti a violare i valori fondamentali della persona.

3. L'estrazione non concedibile per reati politici, a meno che non si tratti di delitti di genocidio, terrorismo o crimini contro l'umanit. Il divieto si estende anche ai casi in cui vi ragione di ritenere che l'imputato o il condannato verr sottoposto ad atti persecutori o discriminatori per motivi di razza, religione sesso, nazionalit, lingua, opinioni politiche e condizioni personali e sociali. L'estradizione viene concessa dal Ministro della Giustizia, previa deliberazione favorevole, non vincolante per, della Corte d'Appello competente. L'ambito di efficacia personale della legge penale: l'immunit La legge italiana obbliga tutti coloro che, cittadini o stranieri, si trovino nel territorio dello Stato, salvo eccezioni previste dal diritto pubblico interno o dal diritto internazionale. Le eccezioni sono dette IMMUNIT ed i soggetti che ne godono non sono esenti dall'obbligo di osservare la legge italiana, ma vengono stabiliti i limiti di applicabilit della sanzione penale. Quando previste dal DIRITTO PUBBLICO INTERNO riguardano: 1. il Presidente della Repubblica che non responsabile degli atti compiuti nell'esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o attentato alla Costituzione. In tali casi i PdR messo sotto accusa dal Parlamento in seduta comune e dalla Corte Costituzionale in composizione integrata; 2. i membri del Parlamento, i Consiglieri Regionali, i Giudici della Corte Costituzionale ed i membri del Consiglio Superiore della Magistratura; I membri del Parlamento ed i Giudici della Corte Costituzionale godono anche di IMMUNIT PROCESSUALE, per cui nessuno di questi pu essere sottoposto a perquisizione penale o mantenuto in detenzione, senza autorizzazione della Camera cui appartiene o della Corte, salvo casi di flagranza dei delitti per i quali previsto l'arresto obbligatorio o di esecuzione di sentenze di condanna irrevocabili. Analoga autorizzazione necessaria per le

intercettazioni e per il sequestro della corrispondenza. Quando previste dal DIRITTO INTERNAZIONALE le immunit si applicano a: 1. il Sommo Pontefice, i Capi di Stato esteri ed i Reggenti, per i quali l'immunit assoluta; 2. gli Organi di Stato esteri, solo nell'esecuzione delle loro funzioni; 3. gli Agenti Diplomatici accreditati presso lo Stato italiano, con immunit funzionale ed extra-funzionale; 4. gli appartenenti ai Corpi o Reparti di truppe N.A.T.O, soggetti alla giurisdizione militare dello stato di appartenenza; 5. i Rappresentanti dell'ONU ed i membri delle istituzioni specializzate.

L'esecuzione della pena e della misura di sicurezza

Le attivit di esecuzione formale Il giudicato ed i suoi effetti Gli ordinamenti giuridici evoluti cercano di impedire, per quanto possibile, la decisione del giudice circa la fondatezza o meno di un'accusa possa essere rimessa in discussione. Il momento in cui la decisione del giudice, giusta o sbagliata, diviene (tendenzialmente) immodificabile, viene definito il momento in cui questa decisione diviene IRREVOCABILE ed ACQUISTA AUTORIT DI COSA GIUDICATA. Nel nostro sistema penale tali decisioni sono le SENTENZE ( ma anche i DECRETI PENALI DI CONDANNA: il giudice delle indagini preliminari, su richiesta del Pubblico Ministero, applica nei casi previsti dall'art 459 C.P.P, una pena pecuniaria all'imputato risultato colpevole; quest'ultimo pu opporsi entro 15 giorni dalla notifica e ci provoca l'instaurazione di un processo ordinario che si concluder con una sentenza. I decreti penali divengono irrevocabili se non preposta l'opposizione nei termini). Le sentenze sono irrevocabili quando non ammessa impugnazione diversa dalla revisione, o quando non stata preposta nei termini l'impugnazione ammessa o quando essa definitivamente dichiarata inammissibile. L'irrevocabilit della decisione provoca 2 effetti: effetto preclusivo impedisce un nuovo giudizio per il medesimo fatto compiuto da quella persona; esecutivit o forza esecutiva permette che si verifichino, anche contro la volont del soggetto, le conseguenze sfavorevoli (sanzioni) per il patrimonio e la libert personale e/o la prognosi di pericolosit sociale (misure di sicurezza). L'oggetto dell'esecuzione penale: i provvedimenti che applicano una sanzione penale. Quando si parla di esecuzione penale si fa riferimento a quelle attivit necessarie, logicamente e temporalmente successive ad una pronuncia irrevocabile di responsabilit in ordine ad un fattoreato, tese all'attuazione delle sanzioni conseguenza giuridica di

tale responsabilit. L'OGGETTO DELL'ESECUZIONE PENALE NON QUALSIASI PROVVEDIMENTO DEL GIUDICE, MA SOLO QUEI PROVVEDIMENTI CHE APPLICANO UNA PENA O UNA MISURA DI SICUREZZA ( PROVVEDIMENTI A CONTENUTO SANZIONATORIO PENALE). Il provvedimento che applica una sanzione penale complesso e si compone di un GIUDIZIO (il tribunale... ritiene colpevole di reato di...) e di un COMANDO ( e per effetto lo condanna alla pena di...) che il titolo esecutivo vero e proprio per cui possano verificarsi le conseguenze sfavorevoli per il reo (esecuzione penale). All'interno dell'esecuzione penale bisogna distinguere: un fase in cui il comando impartito dalla sentenza viene messo in condizioni di divenire operativo (ESECUZIONE FORMALE); una fase nella quale vengono poste in essere le attivit mediante le quali concretamente si realizza il contenuto del comando (ESECUZIONE IN CONCRETO). L'esecuzione formale Le attivit di esecuzione formale hanno lo scopo di creare le condizioni per cui il titolo esecutivo divenga operativo. L'organo principale di questa fase il PUBBLICO MINISTERO, eccezion fatta per le pene pecuniarie di cui si occupa la CANCELLERIA DEL GIUDICE. Il Pubblico Ministero ha l'obbligo di rendere operativo il titolo esecutivo (cura d'ufficio), dall'altro ha dei poteri il cui esercizio d vita al procedimento esecutivo. Il procedimento esecutivo costituito sia dall'attivit del Pubblico Ministero, che dalle attivit della Cancelleria del Giudice che ha emesso il provvedimento che si occupa della formazione dell'estratto del provvedimento (un riassunto), dell'attestazione del passaggio in giudicato di esso, e della trasmissione dell'estratto e dell'attestazione al Pubblico Ministero. Per ci che riguarda l'esecuzione formale della sentenza di

condanna ad una pena detentiva, il procedimento culmina con l'ordine impartito dal Pubblico Ministero alla forza pubblica di rintracciare il condannato e condurlo nel pi vicino istituto penitenziario (ORDINE DI CARCERAZIONE). Se vi sono pi condanne da eseguire nei confronti di una stessa persona (ovviamente per reati diversi, la pena per un reato deve essere unica), prima dell'emissione dell'ordine di carcerazione, il Pubblico Ministero procede al CUMULO, ovvero alla determinazione della quantit e qualit (detentiva e/o pecuniaria) di pena da eseguire (che non la somma algebrica delle pene). Se, inoltre, il condannato ha sofferto di un periodo di custodia cautelare, anche se in arresti domiciliari, ovvero ha espiato senza titolo una pena detentiva, il Pubblico Ministero, prima dell'emissione dell'ordine di carcerazione, deve sottrarre dalla quantit di pena applicata i detti periodi di privazione della libert personale (COMPUTO DEL PRESOFFERTO o DELLE PENE FUNGIBILI). Il Pubblico Ministero viene a conoscenza di pi condanne o periodi di pene senza titolo attraverso la segreteria del suo ufficio da cui acquisisce il Certificato del Casellario Giudiziale, dove vengono riportati tutti i provvedimenti di condanna che sono stati pronunciati nei confronti di un soggetto. Inoltre l'ordine di carcerazione emesso in relazione ad una pena detentiva < a 3 anni, non viene immediatamente eseguito, ma viene notificato al condannato ed al suo difensore, unitamente ad un decreto, emesso dallo stesso Pubblico Ministero, che ne dispone la sospensione dell'efficacia per 30 giorni cosicch il condannato ed il suo difensore possano presentare un'istanza volta ad ottenere la concessione di una delle misure alternative alla detenzione. Nel caso di istanza presentata, l'ordine di esecuzione resta sospeso fino a quando non sia intervenuta una decisione in merito. Il controllo sulle attivit di esecuzione formale e sul titolo esecutivo: il Giudice dell'Esecuzione. Le controversie sono molteplici anche quando si tratta di rendere

operativo un titolo esecutivo. Dette questioni possono riguardare l'esistenza del titolo stesso da attuare, sia nell'ipotesi che manchi il titolo esecutivo perch il provvedimento non divenuto irrevocabile, sia nell'ipotesi in cui il titolo manchi perch il provvedimento nel suo complesso che manca dei requisiti minimi necessari per acquistare autorit di cosa giudicata e divenire irrevocabile ( PROVVEDIMENTO INESISTENTE, es. sentenza emessa da una persona che non un giudice). Altre possibili questioni possono riguardare il fatto che le attivit esecutive sono compiute nei confronti di una persona diversa da quella nei confronti della quale stato emesso il provvedimento sanzionatorio penale (es. omonimo o sosia del condannato), oppure possono riguardare la determinazione dell'esatta qualit e quantit di pena da eseguire quando si procede al cumulo di pi sentenze o alla sottrazione del presofferto dalla quantit di pena da eseguire. L'organo giurisdizionale addetto a risolvere le controversie il GIUDICE DELL'ESECUZIONE; vi quindi un giudice, che di norma quello che ha emesso il provvedimento, investito del ruolo di CONTROLLO SULL'ATTITUDINE DEL PROVVEDIMENTO A COSTITUIRE VALIDO TITOLO ESECUTIVO, oltre che di controllo delle attivit di esecuzione formale compiute dal Pubblico Ministero. Il Giudice dell'Esecuzione ha anche il compito di verificare se il titolo esecutivo, pur se valido, debba considerarsi totalmente o parzialmente inefficace e debba dunque restare totalmente o parzialmente inattuato. In determinati casi lo Stato rinuncia (totalmente o parzialmente) a far valere la prestazione punitiva nei confronti di un condannato e quindi a rendere, totalmente o parzialmente, effettive le conseguenze sfavorevoli (es. atto di clemenza: amnistia, indulto; decorso del tempo; eliminazione dall'ordinamento della norma violata, ecc). Ogni processo deve svolgersi nel contraddittorio delle parti,

ovvero si svolge in condizioni di parit, davanti ad un giudice terzo ed imparziale e la legge ne assicura la ragionevole durata; il processo penale inoltre regolato del principio del contraddittorio nella formazione della prova, ovvero nel nostro sistema processuale penale accusatorio privilegiato un metodo dialettico della verit, rispetto ad un sistema unilaterale affidato al giudizio o al Pubblico Ministero, tipico dei sistemi inquisitori, quindi la colpevolezza dell'imputato non pu essere provata sulla base di dichiarazioni rese da chi si sottratto volontariamente e per libera scelta all'interrogatorio dell'imputato ovvero del suo difensore (art 111 Cost.). Secondo l'art.4 comma 2 Cost la difesa un diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento. Vi sono per casi in cui il Giudice dell'Esecuzione ha il potere di decidere senza alcuna formalit (PROVVEDIMENTO DE PLANO) anche se, sempre entro 15 giorni dal momento in cui le parti ne entrano a conoscenza, pu essere posto nel nulla mediante un atto di opposizione (es. applicazione dell'amnistia e dell'indulto sono procedure de plano) SCHEMA DEL PROCEDIMENTO DAVANTI AL GIUDICE DELL'ESECUZIONE: su domanda dell'interessato, del suo difensore o del Pubblico Ministero il Giudice fissa un'udienza (che si svolge in Camera di Consiglio, ovvero senza la partecipazione del pubblico) e ne d avviso alle parti ed ai suoi difensori almeno 10 giorni prima l'udienza si svolge con la partecipazione necessaria del difensore e del Pubblico Ministero, l'interessato ha diritto di intervenire personalmente salvo che sia detenuto altrove se occorre, si d luogo all'istruzione probatoria ( si sentono eventuali testimoni, si dispongono perizie, si esaminano documenti, ecc.) il Giudice decide quindi, sentito il Pubblico Ministero, il difensore e, se presente, l'interessato la decisione del Giudice ricorribile per Cassazione.

L'esecuzione in concreto. La rieducazione del condannato e dell'internato. Il concetto di rieducazione del condannato. Allorch il comando divenuto operativo, possibile attuarne il contenuto sanzionatorio (ESECUZIONE IN CONCRETO). Le norme giuridiche che disciplinano questa fase da un lato

provvedono all'organizzazione di mezzi, uomini e strutture necessarie al compimento di tale attivit, dall'altro si occupa di definire i poteri autoritativi ed i doveri degli organi predetti ed i residui diritti ed interessi giuridicamente protetti dei quali la persona alla quale stata applicata la sanzione penale rimane titolare, e dei diritti che essa acquista proprio per il fatto di essere sottoposta a sanzione penale (essenzialmente il trattamento rieducativo). Il contenuto delle sanzioni penali dipende dalla funzione che un determinato ordinamento giuridico assegna loro. Vi sono varie teorie: negli ultimi due secoli la scienza penale (scuola classica) ha affermato prima la FUNZIONE RETRIBUTIVA della sanzione penale secondo cui la sanzione trova la propria giustificazione filosofica nell'idea illuministica che l'uomo un essere in grado di scegliere consapevolmente e liberamente fra pi condotte e deve essere punito in maniera adeguata se sceglie di commettere un reato. La pena , quindi, un male proporzionato al male commesso. La qualit e la quantit della sanzione devono essere decise dal giudice che accerta la commissione del reato CON ESCLUSIVO RIGUARDO ALLA GRAVIT DEL FATTO e la sanzione deve essere integralmente attuata nei termini e nei modi stabiliti dal provvedimento. Successivamente con la scuola positiva si affermata la FUNZIONE SPECIALPREVENTIVA della sanzione penale: l'agire dell'uomo non libero, al contrario l'uomo un essere il cui agire viene determinato da fattori esterni (ambientali, sociali, ecc.) ed interni (fisiologici, biologici, ecc.); rispetto ad un'azione antisociale, quindi, non ha senso un giudizio di riprovazione (punizione), ma ha senso solo L'OPERA DI ELIMINAZIONE O ATTENUAZIONE DEI FATTORI CRIMINOGENI CHE HANNO CAUSATO LA CONDOTTA. La sanzione specialpreventiva un trattamento adeguato esclusivamente all'autore del fatto, nel momento in

cui viene inflitta di durata indeterminata perch mira esclusivamente ad eliminare l'oggettiva pericolosit del reo per la societ ed determinata a cessare solo quando si pu dire accertata la cessata pericolosit. Il punto di vista pi recente quello di un compromesso tra le due visioni. Si arrivati a concepire la POLIFUNZIONALIT DELLA SANZIONE PENALE, per perseguire entrambi gli scopi di punizione e di rieducazione del reo. Il sistema penale si preoccupa di punire un soggetto responsabile delle proprie azioni antisociali, ma si preoccupa anche di offrire al medesimo la possibilit di reinserirsi nella societ aiutandolo a modificare, se lo voglia, la propria personalit. Il sistema penale mira alla rieducazione di un uomo libero, ne rispetta i valori individuali applicando una sanzione penale commisurata alla gravit del fatto commesso, accetta di ridurre la durata della sanzione e di mitigarla qualora il reo si dimostri partecipe al programma rieducativo. La rieducazione avviene nel rispetto della volont o meno di parteciparvi da parte del reo e si identifica con la risocializzazione dello stesso. L'opera di rieducazione-risocializzazione trova fondamento nel principio solidaristico di cui l'art 3 comma 2 Cost. L'esecuzione della sanzione detentiva ed il principio rieducativo: il trattamento progressivo e le misure alternative alla detenzione La privazione della libert personale (pene detentive) e la diminuzione della libert patrimoniale (pene pecuniarie) sono le conseguenze afflittive attraverso cui retribuire il soggetto per le condotte antisociali commesse. Sono state abbandonate le pratiche quali la mutilazione, la fustigazione, ecc. (pene corporali), il marchio, la gogna, ecc. (pene infamanti), facendo corrispondere le pene al grado di civilt raggiunto dalle societ moderne. Anche il nostro sistema penale, secondo il codice del 1930 (art.17 C.P) incentrato su pene privative della libert personale

(ergastolo o reclusione per delitti quali es. omicidio, rapina, furto, estorsione; arresto per contravvenzioni relative a reati meno gravi quali es. partecipazione a giochi d'azzardo; pene pecuniarie quali la multa per i delitti e l'ammenda per le contravvenzioni). ART. 27 COMMA 3 COST. : le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanit. La legge n.354 del 1975 assicura un livello pi che accettabile delle condizioni materiali di vita dei detenuti : art 5 edifici penitenziari con determinate caratteristiche; art 6 locali di soggiorno e pernottamento illuminati, di sufficiente ampiezza e dotati di servizi igienici riservati, decenti e razionali; art 7 vestiario e corredo adeguati per ciascun detenuto; art 8 possibilit di curare a sufficienza l'igiene personale; art 9 vitto sano e sufficiente; art 11 assistenza sanitaria; ecc. La stessa legge assicura ai detenuti la possibilit di accedere alla biblioteca con piena libert di scelta delle letture (art 19), di ricevere adeguata istruzione (art 19 comma 1), di inviare e ricevere corrispondenza epistolare (art 18 comma 1), ed in particolari casi, di inviare e ricevere telefonate (art 18 comma 4). Anche le condizioni morali sono salvaguardate. Si ha anche cura di evitare che le pene detentive siano eseguite nei confronti di donne incinte, madri di infante di et inferiore ad 1 anno, persone affette da AIDS conclamata e malati terminali (art 146 C.P) e permette al giudice di valutare se l'esecuzione detentiva nei confronti di una persona con grave infermit debba essere rinviata per evitare all'infermo un carico inumano di sofferenze fisiche e morali, gli permettono di valutare se la pena detentiva nei confronti di una madre di prole inferiore a 3 anni debba essere differita per evitare traumi psicologici ed affettivi (art 147 C.P). L'art 30 Ord.Pen prevede la concessione di PERMESSI DI NECESSIT ( non confondere con i permessi premio) al fine di

permettere al detenuto di recarsi a trovare un familiare o un convivente in imminente pericolo di vita o per altri eventi familiari particolarmente gravi (es. funerali). La Costituzione non impone solo di punire, ma anche di rieducare. Lo Stato, quando sottopone un soggetto ad una sanzione penale, assume nei confronti della collettivit e del condannato un impegno che va al di l della mera custodia del detenuto, la rieducazione, ovvero deve promuovere attivit dirette ad un processo di modificazione delle condizioni e degli atteggiamenti personali, delle relazioni familiari e sociali che sono di ostacolo ad una costruttiva partecipazione sociale (TRATTAMENTO EDUCATIVO). Per fare ci viene istituita un quipe di trattamento, costituita da organi specializzati nell'intervento di rieducazione del soggetto. Le modalit di trattamento con particolare riferimento ai PERMESSI PREMIO ed all'ASSEGNAZIONE AL LAVORO ALL'ESTERNO Il trattamento rieducativo posto in essere da organi specializzati e rappresentativi quali, in particolare, gli educatori ed i professionisti esperti la cui attivit si svolge sotto la responsabilit ed il coordinamento del direttore dell'istituto. Il trattamento individualizzato (art 13 comma 1 ord.pen). Il trattamento articolato in: osservazione sin dall'ingresso del detenuto in istituto, diretta all'accertamento dei bisogni di ciascun soggetto connessi alle eventuali carenze fisico-psichiche, affettive, educative e sociali.; diagnosi in base ai risultati dell'osservazione, sono formulate indicazioni in merito al trattamento rieducativo ed compilato, entro 9 mesi, il programma relativo; esecuzione del trattamento il programma diviene esecutivo con il decreto di approvazione del Magistrato di Sorveglianza.

L'osservazione scientifica prosegue nel corso dell'esecuzione del trattamento per adeguarlo alle risposte fornite dal soggetto. Per la redazione del programma sono fondamentali gli ELEMENTI DEL TRATTAMENTO sulla base dei quali il programma viene stilato: art 15 ord.pen: istruzione, lavoro, religione, attivit culturali, ricreative e sportive, contatti con il mondo esterno, ecc. L'auspicata apertura del carcere all'esterno dovrebbe attuarsi con l'assegnazione del lavoro all'esterno e con la concessione di permessi premio ( di durata non superiore a 15 giorni e per non pi di 45 giorni all'anno). In realt essi sono nati anche e soprattutto per pressanti e drammatiche esigenze del governo di carcere manifestatesi negli anni '70 e nei primi anni'80 per preoccupanti fenomeni quali le rivolte carcerarie, i killer carcerari, l'omosessualit, ecc. che avevano raggiunto livelli inaccettabili. Per ci che riguarda i permessi premio, la competenza a concederli riservata al Magistrato di sorveglianza e la concessione subordinata, sul piano soggettivo, all'accertata assenza di pericolosit sociale del detenuto e, sul piano oggettivo, all'avvenuta espiazione di una parte della pena ( per i condannati a pene > a 3 anni; met e comunque non pi di 10 anni per i condannati per gravi delitti; 10 anni per gli ergastolani; per i condannati a pene < a 3 anni, i permessi, invece, possono essere concessi sin dall'inizio dell'esecuzione della pena). Per ci che riguarda l'ammissione al lavoro all'esterno, previsto che il giudizio del Magistrato di Sorveglianza debba valutare se l'ammissione sia congrua al tipo di reato ed alla durata effettiva della pena e se non vi sia pericolo della commissione di reati, quindi l'assenza di pericolosit sociale. Per i condannati per alcuni gravi delitti e per gli ergastolani anche l'ammissione al lavoro all'esterno subordinata all'avvenuta espiazione di una parte della pena. Vige il DIVIETO ASSOLUTO sia in ordine di ammissione al lavoro all'esterno che in ordine alla concessione dei permessi premio per coloro che hanno collegamenti attuali con la

criminalit organizzata. Tabella modalit di trattamento applicate dal Magistrato di Sorveglianza: permessi ordinari o di necessit (art 30 ord. pen) per gravi motivi familiari; permessi premio (art 30-ter ord. pen) se la condotta regolare e non vi pericolosit sociale; assegnazione al lavoro all'esterno (art 21 ord. pen) se utile per il rinserimento sociale; assitenza all'esterno dei figli minori (art 21-bis ord. pen) alle stesse condizioni soprascritte.

LE MISURE ALTERNATIVE ALLA DETENZIONE: L'AFFIDAMENTO IN PROVA AL SERVIZIO SOCIALE Le misure alternative alla detenzione, liberazione condizionale, liberazione anticipata, revoca anticipata della misura di sicurezza rendono possibile la MODIFICABILIT della sanzione detentiva originariamente irrogata con la sentenza. In particolare le misure alternative previste dagli artt 47 e segg. ord.pen sono: l'affidamento in prova al servizio sociale, l'affidamento in casi particolari (riservato ai tossicodipendenti), la detenzione domiciliare e la semilibert. AFFIDAMENTO IN PROVA AL SERVIZIO SOCIALE (ART 47) Consente al soggetto che ne usufruisce di trascorrere in libert il periodo corrispondente alla pena detentiva che egli deve scontare; durante detto periodo tenuto a rispettare le prescrizioni impartitegli all'atto dell'affidamento (comma 5). Il servizio sociale riveste un ruolo centrale in quanto da un lato gli compete l'attivit

di sostegno con la quale il soggetto viene aiutato a superare le difficolt di adattamento alla vita sociale (comma 9) e dell'altro gli spetta il controllo sul comportamento del soggetto (comma 9) ed incombe il conseguente obbligo di riferire eventuali violazioni alle prescrizioni impartite (comma 10). All'affidamento in prova al servizio sociale possono essere ammessi condannati ai quali sia stata inflitta una pena detentiva non superiore a 3 anni. L'affidamento in prova inspirato all'istituto anglosassone della probation, elaborato per pensando ad un ben preciso soggetto responsabile di reati non gravi e con problemi di disadattamento sociale, mentre in Italia l'interpretazione del concetto di pena inflitta ha allargato l'ambito di applicabilit della misura fino a ricomprendervi soggetti con caratteristiche del tutto eterogenee rispetto al fruitore ideale sopra descritto. Il giudizio in ordine alla possibilit di trattamento in libert deve contribuire alla rieducazione del reo ed assicurare la prevenzione del pericolo che egli commetta altri reati. Riaffiora nuovamente l'esigenza di decarcerizzazione legata molto pi al sovraffollamento che non a programmi rieducativi criminologicamente fondati. Il giudizio pu essere formulato sulla sola base del comportamento del condannato dopo la commissione del reato, anche senza il periodo di osservazione della personalit condotto collegialmente in istituto. quindi possibile ottenere l'affidamento in prova anche prima dell'inizio dell'esecuzione della pena. Il condannato che tenga un comportamento contrario alla legge od alle prescrizioni impartite, tale da apparire incompatibile con la prosecuzione del trattamento in libert, si vede REVOCATO il beneficio. Una sentenza della Corte Costituzionale ha stabilito che il giudice competente per la revoca (Tribunale di Sorveglianza) determina discrezionalmente la quantit residua di pena da scontare. Se la prova sortisce esito positivo, si verifica L'ESTINZIONE della pena e di ogni altro effetto penale.

L'esito positivo dovrebbe identificarsi con l'avvenuta risocializzazione, ma spesso si tende ad identificarlo con la mancata revoca. L'AFFIDAMENTO IN PROVA NEI CONFRONTI DEI TOSSICODIPENDENTI L'affidamento in prova in casi particolari riguarda il reinserimento sociale di due categorie di soggetti condannati alla pena detentiva: i tossicodipendenti e gli alcooldipendenti. Rispetto ad altre categorie di soggetti pregiudiziale l'eliminazione di qualsiasi dipendenza fisica e psichica dalle sostanze e si rende necessaria l'attivit di sostegno continuativa e pi penetrante rispetto all'affidato in prova non tossicodipendente. Il recupero passa, quindi, necessariamente attraverso un programma da svolgersi in continuo contatto con i servizi pubblici per l'assistenza socio-sanitaria dei tossicodipendenti (SERT). La legge prevede che tali soggetti possano chiedere in ogni momento di essere affidati in prova al servizio sociale per intraprendere l'attivit terapeutica sulla base di un programma da essi concordato con un'unit sanitaria locale od altre strutture competenti. Gli elementi necessari per cui l'affidamento in prova possa essere concesso sono: lo stato di tossicodipendenza; l'idoneit al programma terapeutico; l'effettiva volont del soggetto di sottoporsi a tale programma; la pena detentiva da scontare nel limite di 4 anni. Per l'accertamento dello stato di tossicodipendenza la legge richiede come necessaria e sufficiente certificazione quella rilasciata da una struttura sanitaria pubblica. Per l'idoneit al programma terapeutico necessaria parimenti una certificazione, ma residua comunque il giudice di disporre eventuali accertamenti (Tribunale di Sorveglianza).

Per l'effettiva volont di sottoporsi al trattamento l'osservazione scientifica della personalit condotta per un certo periodo di tempo in istituto la prova pi attendibile. Allo scopo di ridurre le concessioni ingiustificate, il legislatore ha presunto 2 ipotesi per cui si presume la volont del soggetto manchi: il soggetto non si presenta all'udienza; il soggetto ha usufruito per due volte della stessa misura senza successo. LA DETENZIONE DOMICILIARE Il luogo diverso dove si pu effettuare la privazione della libert personale l'abitazione, o altri luoghi di privata dimora o luoghi pubblici di cura ed assistenza. La detenzione domiciliare assolve per lo pi finalit umanitarie e mira ad evitare di sottoporre determinati soggetti ad un trattamento contrario al senso di umanit: donne incinte o che allattano la prole; madri (e padri nel caso in cui la madre sia deceduta o sia impossibilitata a dare assistenza) di prole con essi convivente di et < a 10 anni; persone in condizioni di salute particolarmente gravi che richiedano costanti contatti con i presidi sanitari territoriali; minori di 21 anni; bisognosi di cure tout-court; persone di et superiore a 60 anni se inabili, anche parzialmente. Il limite massimo di 4 anni di pena detentiva da scontare cade nei casi in cui potrebbe essere disposto il rinvio obbligatorio o facoltativo della pena; in questi casi il giudice (Tribunale di Sorveglianza) pu disporre l'applicazione della detenzione domiciliare, stabilendo un termine di durata di essa, che pu essere prorogato. La detenzione domiciliare opera anche come misura alternativa

anche in minori di anni 21 qualora la carcerazione ne comprometta le attivit di studio o di lavoro, o ne turbi i rapporti familiari. Si estesa la possibilit di adottare la detenzione domiciliare anche nei confronti di quei condannati con pene non superiori a 2 anni che non abbiano i presupposti per l'affidamento in prova e sempre che non vi sia pericolosit sociale. Anche per la detenzione domiciliare esiste la possibilit di accedere al beneficio senza alcun periodo di permanenza in istituto. Anche nella detenzione domiciliare, come negli arresti domiciliari, possono essere disposte, con il consenso del reo, modalit di verifica per l'osservanza delle prescrizioni imposte mediante mezzi elettronici o strumenti tecnici (es. braccialetto elettronico). Lo status del condannato alla detenzione domiciliare quello di detenuto e si rende colpevole del reato di evasione qualora si allontani dal luogo in cui deve scontare la pena. Qualsiasi altro comportamento contro la legge o le prescrizioni provoca la REVOCA del beneficio e la pena residua non pu essere sostituita con altra misura. LA SEMILIBERT Il regime di semilibert consiste nella concessione al condannato o all'internato di trascorrere una parte del giorno fuori dall'istituto per partecipare ad attivit lavorative, istruttive o utili al reinserimento sociale. La parte residua del giorno viene trascorsa in istituto, ma la legge prevede che ad essi siano assegnati appositi istituti o apposite sezioni autonome di istituti ordinari. La legge prevede che possano essere ubicate in edifici o in parte di edifici di civile abitazione per particolari categorie di semiliberi, ad es. madre di prole < a 3 anni. Le modalit con le quali il regime di semilibert si svolge (es. orari di entrata ed uscita dall'istituto) sono stabiliti dal programma di trattamento redatto nei 5 giorni successivi all'ammissione al beneficio.

La semilibert non tanto una misura alternativa, ma pi una modalit di esecuzione della pena detentiva; il semilibero ha lo status di detenuto. Il requisito per essere ammessi al beneficio individuato dal legislatore nella avvenuta dimostrazione della volont di reinserimento sociale da parte del reo. previsto che possano essere espiate in regime di semilibert: pene detentive brevi non superiori a 6 mesi ed in questo caso il regime pu essere approvato anche prima dell'inizio della pena; pene detentive medie (da 6 mesi a 3 anni) i cui presupposti per l'ammissione al beneficio sono i progressi nel trattamento e le condizioni per un graduale reinserimento in societ, non devono attendere met della pena ma solo il periodo di osservazione necessario (circa 1 mese); pene detentive lunghe (> a 3 anni) per cui necessario aver scontato almeno met della pena e, se si tratta di gravi reati (es. omicidio), almeno 2/3 di essa. Il soggetto che non rientra in istituto (salvo che il rientro si risolva in un ritardo < a 12 ore rispetto all'orario), oltre a rendersi responsabile del reato di evasione, si vede REVOCATO AUTOMATICAMENTE il beneficio. LA LIBERT CONDIZIONALE La liberazione condizionale consente al condannato a pena detentiva di trascorrere in stato di libert, seppur vigilata ed assistita, la parte terminale di essa. il MOMENTO CONCLUSIVO DEL PROCESSO DI RIEDUCAZIONE. Sono ammessi: i condannati che abbiano scontato almeno met della pena inflitta ed almeno 30 mesi di essa (es. un condannato a 4 anni, arrivato a met della pena, non pu essere ammesso in quanto ha scontato solo 24 mesi e non 30 come previsto);

i condannati recidivi quando abbiano scontato della pena ed almeno 4 anni; i condannati per alcuni gravi reati dopo 2/3 della pena; gli ergastolani quando abbiano scontato almeno 26 anni di pena. Il periodo da trascorrere in libert condizionale non pu, in ogni caso, superare i 5 anni. Si ammessi al regime di libert condizionale qualora, durante il tempo di esecuzione della pena, si tenuto un comportamento tale da ritenere sicuro il ravvedimento. Egli dovr rispettare le prescrizioni impartitegli per la libert vigilata ed il controllo spetta alle Autorit di Polizia. Se non intervengono cause di revoca, la pena, finito il periodo i libert condizionale, si considera estinta. Per gli ergastolani l'effetto estintivo si ha dopo il decorso di 5 anni di libert vigilata. LA LIBERAZIONE ANTICIPATA Al condannato a pena detentiva che abbia dato prova di partecipazione al programma rieducativo concessa, quale riconoscimento di tale partecipazione ed ai fini di un suo pi efficace inserimento sociale, una detrazione di 45 gioni per ogni singolo semestre di pena scontata. La detrazione deve essere riconosciuta anche in caso di custodia cautelare ed arresti domiciliari. Ogni semestre oggetto di autonoma valutazione. Il controllo giurisdizionale sui risultati del trattamento: la Magistratura di Sorveglianza Per quanto riguarda le misure di sicurezza, gi nel codice penale degli anni '30 sancito il diritto a vedersele revocate, una volta trascorso il periodo minimo di durata, se cessi la pericolosit sociale. Successivamente, a seguito di un intervento della Corte

Costituzionale (sentenza n.110/1974) divenuto un vero e proprio diritto del soggetto anche l'ottenimento della revoca anticipata prima del decorso del periodo minimo di durata e, se del caso, prima dell'esecuzione di essa. Tutto ci comporta la necessit di un giudice avente requisiti di indipendenza e terziet che verifichi, mediante procedimento, se le condizioni previste in astratto dalla norma per la modifica o la riduzione della pena ricorrano in concreto. La Magistratura di Sorveglianza, i cui organi giudicanti sono il Magistrato di Sorveglianza (organo monocratico) ed il Tribunale di Sorveglianza (organo collegiale), il giudice competente. Ad essa spettano i compiti di: concedere e revocare le misure alternative alla detenzione, la liberazione condizionale e le riduzioni di pena ai sensi dell'art 54 ord. pen; procedere al riesame della pericolosit del soggetto sottoposto a misura di sicurezza; procedere alla modificazione o alla revoca, anche anticipata, delle misure medesime; verificare la compatibilit dell'inizio o del proseguimento dell'esecuzione di una pena detentiva con il principio di umanit di cui all'art 27 comma 3 Cost; decidere sul rinvio o sulla sospensione della pena detentiva per sopravvenuta infermit fisica (artt. 146 e 147 c.p) o psichica (art.148 c.p); controllo ed intervento sulla condizione penitenziaria (es. competenza del Magistrato di Sorveglianza di decidere sul reclamo riguardante l'applicazione di sanzioni disciplinari da parte dell'amministrazione penitenziaria o quella del Tribunale di Sorveglianza di decidere sul reclamo dell'amministrazione penitenziaria che sottopone il detenuto a regime di sorveglianza particolare o sul reclamo verso il provvedimento del Ministro della Giustizia che disponga la sospensione in tutto od in parte delle ordinarie regole di

trattamento; decidere le modalit del trattamento rieducativo che coinvolgono: 1. la libert personale (es concessione o negazione dei permessi di necessit o premio da parte del Magistrato di Sorveglianza); 2. i diritti del detenuto legati alla prestazione di attivit lavorativa (il Magistrato decide sull'attribuzione della qualifica lavorativa, sulla determinazione della retribuzione e dell'orario di lavoro); generica funzione di tutela dei diritti di cui il detenuto rimane titolare nel momento in cui decide di approvare con decreto il programma di trattamento (ha infatti il potere di negare detta approvazione se trova elementi che violano i diritti del detenuto e, in questi casi, restituisce con osservazioni il programma all'amministrazione penitenziaria che deve provvedere ad una sua nuova formulazione). Il procedimento giurisdizionale mediante cui la Magistratura decide sulle questione sopraddette detto PROCEDIMENTO DI SORVEGLIANZA. Esso si svolge in camera di consiglio (senza la presenza del pubblico) ed disciplinato dalle stesse regole del procedimento di esecuzione, fatte salve 2: il procedimento di sorveglianza pu essere instaurato anche d'ufficio, ovvero la Magistratura di Sorveglianza pu esaminare una certa questione e decidere anche di propria iniziativa senza essere sollecitata da una richiesta del Pubblico Ministero; la Magistratura di Sorveglianza, in alcuni casi, non pu accertare un fatto rilevante per la decisione se non sulla base di mezzi di prova predeterminati dal legislatore. Ci avviene innanzitutto perch opera nei confronti di persona sottoposta ad osservazione scientifica della personalit e quindi deve necessariamente acquisire e valutare la documentazione relativa a detta osservazione contenuta nella cartella personale del detenuto. In altri casi necessaria questa peculiarit per accertare eventuali collegamenti con la

criminalit organizzata. Il giudice, in questi casi, ha l'obbligo di richiedere informazioni in merito al questore o al comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica e deve decidere sulla scorta di dette informazioni. Tabella misure alternative alla pena detentiva applicabili dal Tribunale di Sorveglianza: affidamento in prova (art 47 ord.pen) se occorre scontare una pena detentiva fino a 3 anni e la misura contribuisce alla rieducazione del reo; affidamento in prova per tossico-alcooldipendenti (art 97 T.U) se occorre scontare una pena detentiva fino a 4 anni ed previsto ed attuato un programma terapeutico; detenzione domiciliare (art 47-ter ord.pen) se occorre scontare una pena detentiva fino a 3 anni e vi sono motivi di salute, se occorre scontare una pena fino a 4 anni e vi sono motivi di studio (solo per minori di 21 anni), se occorre scontare una pena fino a 2 anni e non vi pericolosit sociale; detenzione domiciliare speciale (art 47-quinquies ord.pen) quando ricorrono le condizioni del 47-ter e deve essere scontata una pena detentiva da parte di madre di prole di et < di 10 anni, al fine di ripristinare la convivenza con i figli, sempre che sia stata espiata 1/3 della pena, 15 anni in caso di ergastolo e non sussista pericolosit sociale; semilibert (art 50 ord.pen) 1. come misura da applicare al posto della pena detentiva fino a 6 mesi se vi volont di reinserimento sociale; 2. da applicare dopo che stata scontata met della pena se il condannato ha fatto progressi nel corso del trattamento; liberazione anticipata (art 54 ord.pen) sconto di pena di 45 giorni per ogni semestre; liberazione condizionale (art 176 c.p) una liberazione in prova e pu essere concessa al condannato che abbia

manifestato un sicuro ravvedimento al termine di una pena lunga ( almeno 30 mesi e della pena se il residuo non superi 5 anni, almeno 26 anni in caso di condanna all'ergastolo). ORDINAMENTO PENALE LEGGE 26 LUGLIO 1975 n 354 Norme sull'ordinamento penitenziario e sull'esecuzione delle misure privative e limitative della libert.

Le fattispecie penali a tutela del minorenne


Quasi tutti i reati possono avere come soggetto passivo un minore ma vi sono delle fattispecie penali che necessitano del MINORE QUALE SOGGETTO PASSIVO NECESSARIO.

I delitti previsti dal Codice I reati previsti dal Codice Penale sono molti: Reati contro la vita e l'incolumit individuale Art 578 infanticidio e feticidio in condizioni di abbandono materiale e morale. Soggetto attivo del reato la madre (reato proprio) mentre la condotta consiste nell'uccisione del feto durante il parto o del neonato immediatamente dopo il parto. La delimitazione temporale giustifica il pi mite trattamento sanzionatorio rispetto l'omicidio volontario tenuto conto del turbamento psichico post-partum. Le condizioni di abbandono materiale e morale, lato innovativo del reato, devono sussistere congiuntamente ed oggettivamente, non sufficiente che siano supposte dalla donna. Per ABBANDONO si deve intendere una situazione di carenza di mezzi e di emarginazione che possono consistere nell'assenza di presidi socio-sanitari nelle vicinanze del luogo in cui avvenuto il parto. Riguardo il concorso di persone, vi un'attenuazione di pena per i concorrenti che abbiano agito al solo scopo di favorire la madre, altrimenti si risponde di omicidio volontario. Art 591 c.p punisce chi abbandona un minore od incapace o persona incapace di provvedere a se stesso della quale si abbia custodia. Non occorre un abbandono fisico definitivo, ritenuta sufficiente anche un'omissione temporale di vigilanza e custodia della quale si verifichi pericolo, anche potenziale, per la vita o l'incolumit fisica. Si punisce anche chi abbandoni all'estero un minore di 18 anni affidato per ragioni di lavoro. Sono previste 2 ipotesi aggravanti: - se vi morte o lesione del minore; -se i soggetti attivi del reato sono genitore, figlio, tutore, coniuge, adottante o adottato. Art 593 c.p omissione di soccorso, punisce chi, trovando abbandonato o smarrito un minore di 10 anni o persona incapace, ometta di darne avviso immediato alle autorit. L'omissione deve essere volontaria, ovvero si deve essere consapevoli della

necessit di soccorso. Pena aggravata se dall'omissione ne derivi morte o lesioni. I reati di prostituzione e di pornografia minorile Legge n 269/1998 Norme contro lo sfruttamento della prostituzione, della pornografia e del turismo sessuale di minori, quali nuove forme di riduzione in schiavit. Art 600-bis c.p sulla prostituzione minorile, punisce chi favorisce, sfrutta la prostituzione di un minore di 18. queste stesse condotte sono punite dall'art 3 e, se commesse nei confronti di un minore di 4 anni dall'art 2, della legge n 75/1958. Il favoreggiamento comprende qualsiasi condotta possa consentire o agevolare la prostituzione. Nuova la previsione del comma 2 che punisce chi compie atti sessuali con un minore che abbia un'et compresa tra i 14 ed i 16 anni in cambio di denaro o di altra utilit economica, anche se il minore stesso ad avere l'iniziativa. Le circostanze aggravanti: comma 1, ha per oggetto l'induzione, il favoreggiamento e lo sfruttamento della prostituzione se il soggetto ha meno di 14 anni; violazione del rapporto di affidamento da parte di determinate categorie di persone indicate, uso della violenza e della minaccia nello sfruttamento. Le circostanze attenuanti (pena diminuita premialmente da 1/3 ad ): il soggetto si adopera in concreto affinch il minore riacquisti la propria libert; chi induce il minore a comportamenti sessuali anch'egli minorenne. Art 600-ter c.p sulla pornografia minorile. La fattispecie punisce con la stessa pena di chi realizza esibizioni sessuali pornografiche o materiale pornografico e/o ne fa commercio. Per esibizioni si intendono spettacoli di varia natura, che possono svolgersi anche in privato e senza una particolare

organizzazione. Nel materiale pornografico rientrano film e fotografie, ma non disegni ed elaborati virtuali. Vi un'aggravante nel caso in cui il fatto commesso su di un minore di 14. La diffusione del materiale pedo-pornografico consiste nel distribuire, divulgare, pubblicizzare con qualsiasi mezzo, anche telematico, tale materiale ottenuto tramite sfruttamento di minori. Un altro reato consiste nel distribuire o divulgare notizie o informazioni finalizzate all'adescamento od allo sfruttamento sessuale di minori. Un'ultima condotta prevista come reato pi lieve quella di chi cede, a titolo anche gratuito, materiale pedo-pornografico. prevista, per tutte le ipotesi, l'aggravante dei rapporti di parentela e di convivenza e dell'uso della violenza e della minaccia. prevista, ugualmente, l'attenuante del ravvedimento operoso. Art 600-quater c.p sulla detenzione di materiale pedopornografico, punisce chiunque consapevolmente si procuri o disponga di tale materiale (PEDOFILI). Pena pi lieve rispetto alle precedenti. Art 600-quinquies c.p sulle iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile, punisce chi organizza o propaganda viaggi finalizzati alla fruizione della prostituzione minorile (es. promozione di pacchetti viaggio in paesi extraeuropei). Per la configurabilit del reato non necessario che vi sia l'effettivo raggiungimento dello scopo. Art 601 c.p sulla tratta ed il commercio di schiavi, punisce con la pena edittale pi alta tra quelle comminate, chi fa tratta o , commercio di minori al fine di indurli alla prostituzione. Per questi reati vi la deroga del principio di territorialit. I reati contro la libert sessuale Art 609-ter c.p punisce gli atti sessuali con minorenni. Vi sono 2 distinte ipotesi di violenza presunta:

chi compie atti sessuali con persona infraquattordicenne; genitore, anche adottivo, tutore, convivente o persona in posizione di autorit, che compie atti sessuali con minore di 16 anni. previsto dal comma 4 un aggravamento di pena se il minore non abbia compiuto 10 anni. prevista dal comma 3 un'attenuante che comporta la diminuzione fino a 2/3 della pena se il fatto di minore gravit, ampia discrezionalit del giudice in tal caso. La stessa norma ha per oggetto i rapporto sessuali tra minori stabilendo la non punibilit per chi compie un atto sessuale con minore ultratredicenne, se la differenza di et non superi i 3 anni. Art 609-quinquies c.p punisce chi compie atti sessuali in presenza di minore di 14 anni al fine di farlo assistere. Art 609-sexies c.p il colpevole di reati di violenza sessuale o di corruzione di minore di 14 anni non possono invocare a propria scusa l'ignoranza dell'et della persona offesa. I reati contro lo stato di famiglia In primo luogo vi sono i reati di soppressione, alterazione ed occultamento di stato (artt.566/568 c.p). Art 566 c.p sulla supposizione o soppressione di stato, punisce chi, mediante occultamento di neonato, ne sopprime lo stato civile. Al comma 4 previsto il fatto di chi fa figurare nei registri di stato civile una nascita inesistente. Art 567 c.p sull'alterazione di stato, punisce chi, mediante la sostituzione di un neonato, ne alteri lo stato civile. La sostituzione deve avvenire consapevolmente e dopo l'iscrizione anagrafica. Il comma successivo punisce con pena maggiore, da 5 a 15 anni di reclusione, chi alteri lo stato civile di un neonato in un momento precedente, ovvero quello della formazione dell'atto di nascita, mediante false certificazioni o attestazioni. La norma prevede 2 alterazioni di stato, quella della sostituzione del neonato e quella che si realizza attraverso false certificazioni. Art 568 c.p sull'occultamento di stato, punisce con la reclusione

da 1 a 5 anni, l'occultamento di stato di un neonato gi iscritto nei registri di stato civile come figlio legittimo o naturale, qualora avvenga attraverso l'abbandono presso istituto od altro luogo di accoglienza. Deporre significa lasciare, mentre presentare significa consegnare, entrambe devono avvenire senza alcuna indicazione dello stato civile del bambino. La condanna per uno dei reati contro lo stato di famiglia comporta, in base all'art 569 c.p, la perdita della potest di genitore o della tutela legale. I reati contro l'assistenza familiare Sono punite tutte quelle condotte che ledono o minacciano i vincoli di solidariet, materiale e morale, che caratterizzano il nucleo familiare. Art 570 c.p sulla violazione degli obblighi di assistenza familiare, prevede 2 figure delittuose: punisce chi si sottrae agli obblighi di assistenza materiale e morale inerenti la patria potest, la tutela legale, la qualit del coniuge abbandonato, il domicilio domestico, o chi tiene una condotta incompatibile con l'ordine e la morale della famiglia. L'allontanamento dal domicilio domestico non integra di per s il reato se non sia ingiustificato e non comporti l'inadempimento degli obblighi di assistenza. Inoltre gli obblighi non hanno carattere solo economico e materiale, ma riguardano anche la sfera morale ed affettiva. Comma 2, punisce la malversazione o dilapidazione di beni del figlio minore o del coniuge, l'omessa presentazione dei mezzi di sussistenza ai figli minori, inabili al al lavoro, agli ascendenti o al coniuge non separato per sua colpa. Per la configurazione di questa ipotesi occorre sia che la persona obbligata abbia le capacit economiche di provvedere all'assolvimento degli obblighi, sia lo stato effettivo di bisogno del soggetto passivo. I mezzi di sussistenza comprendono non solo quanto necessario al vitto ed all'alloggio, ma anche il soddisfacimento di altre esigenze

quali il vestiario e lo studio, ecc. Art 571 c.p sull'abuso dei mezzi di correzione, punisce chi supera i limiti del potere correzionale che gli compete in base ai suoi rapporti di parentela, istruzione, vigilanza o custodia con il soggetto passivo. La ragione dell'incriminazione il mantenimento dell'equilibrio nei rapporti di parentela o altro, tra posizione soggettive di supremazia ed autorit e di soggezione. Non necessario che la condotta sia abituale o ripetuta, occorre che da essa derivi un pericolo di malattia nel corpo o nella mente, anche se lesione lievissima. Tale reato aggravato quando ne derivi lesione grave o morte. L'ipotesi di maltrattamento in famiglia o verso fanciulli consiste nel fatto di chi maltratta una persona della famiglia od un minore di 14 anni o persona sottoposta alla sua autorit od a lui affidata per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia o per l'esercizio di una professione o di un'arte. Si sostiene, nel caso di persone della famiglia, che la coabitazione non sia un presupposto essenziale del reato di maltrattamento, posto che essi si svolgano in un contesto stabile di comunit familiare o di persone tra le quali vi siano legami di reciproca assistenza e protezione. I maltrattamenti consistono in una serie di atti lesivi dell'integrit fisica o psichica, della libert e dell'onore; si tratta di un reato abituale, in cui rientrano non solo le percosse, ma anche le ingiurie, le espressioni di disprezzo o di scherno e gli atti di umiliazione. Il reato, anche in questo caso, aggravato se ne derivino lesioni gravi o gravissime o la morte. Art 573 c.p e art 574 c.p sulla sottrazione consensuale di minori e sulla sottrazione di persone incapaci. Nel primo si ha come soggetto passivo un minore ultraquattordicenne consenziente, nel secondo un minore di 14 od un infermo di mente. La condotta consiste nel sottrarre i suddetti soggetti o nel ritenerli contro la volont di chi esercita la potest di genitore, curatore o

tutore, o di chi abbia custodia, vigilanza del soggetto passivo. Qualora manchi il consenso del minore ultraquattordicenne, configurabile l'ipotesi pi grave di sequestro di persone (art 605 c.p). La sottrazione di persone incapaci reato pi grave. I reati contro il patrimonio Art 643 c.p punisce chi, a fine di profitto, abusando dei bisogni, delle passioni o dell'inesperienza di un minore o incapace, lo induca a compiere atti che abbiano effetti giuridici dannosi nei confronti suoi o di altri. Le contravvenzioni presenti nel codice Tra le contravvenzioni di polizia inerenti la prevenzione dell'accattonaggio previsto l'impiego di minore. Art 671 c.p punisce chi, per mendicare, si vale di minore di 14 o di soggetto non imputabile sottoposto alla sua autorit o di cui abbia la custodia o la vigilanza. Consiste anche nel permettere che tali soggetti mendichino o che altri si avvalgano di loro per mendicare. Se il fatto commesso da genitore o tutore, alla condanna segue la sospensione della potest. Art 689 c.p sulla prevenzione dell'ubriachezza, punisce la somministrazione di alcolici ad un minore di 16 anni o infermo di mente, in luogo pubblico o aperto al pubblico. Il reato limitato all'esercente di un'osteria o spaccio di bevande. La pena aumentata se ne deriva ubriachezza. Art 716 c.p sulla custodia di minori o di persone detenute, punisce il pubblico ufficiale o l'addetto ad un istituto penitenziario o ad un riformatorio che omette di dare avviso all'Autorit dell'evasione o della fuga di un minore detenuto. Si tratta di un reato omissivo. Art 730 c.p contravvenzioni riguardanti la polizia sanitaria, punisce la consegna di sostanze velenose o stupefacenti ad un minore di 16 anni anche se su prescrizione medica. Il comma 2 prevede la fattispecie autonoma pi lieve

che consiste nella somministrazione di tabacchi a persona minore di 14 anni. Art 44 D.P.R 309/1990 vieta la consegna a minori o incapaci di sostanze o preparazioni di cui alle tabelle inserite all'art 74 di tale legge. Consegna significa dazione materiale, indipendentemente dal luogo in cui avvenga o dal pagamento di un prezzo. Riguardo la seconda previsione, essa va integrata con l'art 25 del r.d n 2316/1934, sulla protezione ed assistenza della maternit e dell'infanzia, che punisce con sanzione amministrativa pecuniaria chi vende o somministra un tabacchi ad un minore di 16 anni. La stessa norma, al comma 2, vieta ai minori di fumare in luogo pubblico, pena una sanzione pecuniaria amministrativa. Tra le contravvenzioni riguardanti l'attivit sociale della pubblica amministrazione prevista l'inosservanza dell'obbligo di istruzione dell'istruzione elementare dei minori. Art 731 c.p punisce chi, rivestito di autorit o vigilanza di un minore ometta, senza giusto motivo (es. condizioni di salute del minore), d'impartirgli o fargli impartire l'istruzione elementare. Art 8 legge n 1859/1962 ha reso obbligatoria l'istruzione media. Legge quadro n 30/2000 stabilisce che l'obbligo scolastico inizia al 6 anno e termina al 15 anno di et. I reati previsti dalle leggi speciali Legge n 184/1983 Disciplina sull'adozione e sull'affidamento dei minori, sulla quale intervenuta la legge n 149/2001, prevedeva gi le fattispecie dell'adozione irregolare (art 71) e della tratta dei minori (art 72). La norma contiene 2 distinte previsioni: - punisce i soggetti che omettano di riferire alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per Minorenni delle condizioni di abbandono di cui vengano a conoscenza, rinviando alla pena all'art

328 c.p. Prevista una diminuzione di pena se il reato sia commesso da esercenti un servizio di pubblica utilit. - punisce i rappresentanti degli istituti di assistenza pubblici o privati che omettano di trasmettere semestralmente alla Procura della Repubblica l'elenco di tutti i minori ricoverati o assistiti, fornendo informazioni inesatte circa i rapporti familiari dei minori stessi. L'art 71 della stessa legge prevede 3 ipotesi di reato: - comma 1, punisce chi affida a terzi un minore o lo avvia all'estero perch venga affidato con carattere definitivo in violazione delle norme sull'adozione; i tre commi successivi stabiliscono delle circostanze le quali comportano un aumento di pena se il fatto commesso dal tutore (comma 2) o da pubblici ufficiale incaricati di un pubblico servizio, esercenti la professione forense o sanitaria, soggetti appartenenti ad istituti di assistenza pubblici o privati (comma 4). L'altra disposizione prevede pene accessorie se il fatto commesso da genitore, tutore o affidatario; - comma5, prevede l'ipotesi del fatto di chi riceve il minore attraverso l'affidamento illegale. richiesta la promessa di denaro o di altra utilit. Prevede pene accessorie quali l'inidoneit all'affidamento familiare o adottivo e l'incapacit all'ufficio tutelare; - ultimo comma, punisce la condotta di mediazione al fine di realizzare affidamenti illeciti. L'art 72 contiene 2 ipotesi di reato: - punisce chi introduce nello stato un minore straniero perch sia illegalmente adottato; - punisce chi, consegnando o promettendo denaro o altra utilit, accoglie minori stranieri in affidamento illegale e definitivo. Legge n 476/1998 sull'adozione internazionale. Art 6 punisce chiunque svolga, per conto di terzi, pratiche inerenti l'adozione di minori stranieri senza averne preventivamente ottenuto l'autorizzazione. Vi un aggravamento di pena se i soggetti attivi sono i legali rappresentanti o responsabili di associazioni o agenzie che si occupano di adozione

internazionale. Comma 3, prevede pene pi leggere per chi si affida, per l'adozione di minori stranieri, ad organizzazioni, associazioni o persone non autorizzate. Art 73 punisce chi fornisce o rivela notizie riguardanti un minore adottato. Vi un aggravamento di pena se il fatto commesso da pubblico ufficiale o da un incaricato di pubblico servizio (comma 2). Convenzione dell'Aja del 1993 si propone di impedire la sottrazione, la vendita e la tratta dei minori. Reati in materia di lavoro minorile Il lavoro minorile tutelato dalla legge n 977/1967. Dal 1998 stata adottata una carta degli impegni per la lotta contro lo sfruttamento della manodopera minorile. Di conseguenza, il decreto legislativo n 345/1999 ha modificato la legge del '67, prescrivendo come ulteriore prerequisito dell'acquisizione al lavoro l'adempimento dell'obbligo scolastico. Per tutti i lavori sono necessari 15 anni (14 per quelli agricoli). Riguardo le condizioni di lavoro e le visite mediche, l'idoneit accertata presso l'azienda sanitaria locale con visite periodiche di controllo. I minori non possono essere adibiti a lavori notturni, salvo alcuni casi e sempre se 16enni. Il riposo settimanale stabilito in 2 giorni o in 36 ore. L'ispettorato del lavoro si occupa di controllare che tutto ci sia rispettato. Le sanzioni per le violazioni sono state anch'esse modificate dal d.lgs n345/1999, art 26: vi l'arresto per reati pi gravi quali la violazione del divieto di adibire al lavoro minori di 15 anni, di far svolgere ai minori di 18 lavori pericolosi, faticosi ed insalubri, del divieto di esercitare un lavoro per i quali si sia risultati non idonei alla visita medica.

Il procedimento penale minorile


Il sistema di giustizia penale differenziato una conquista della civilt giuridica; nel corso di tutto il XIX secolo i fanciulli erano assoggettati alla normale legge penale, con l'unica distinzione di un contenimento nell'irrogazione delle sanzioni rispetto agli adulti. Per ci che riguarda l'Italia, ancora nel codice Zanardelli, in vigore fino al 1930, la soglia minima per l'imputabilit era di soli 9 anni. I primi esempi di organismi giurisdizionali specializzati furono quelli a Chicago nel 1899 e quelli del Regno Unito nel 1908. seguirono la Francia ed il Belgio (1912), l'Olanda (1921), la Germania (1922), l'Austria (1923), ecc.; l'Italia solo nel 1931. Attualmente la minore et una delle cause generali di esclusione

dell'imputabilit previste negli artt 88 e ss del Codice Penale. Pi specificatamente vi sono 2 periodi della minore et che corrispondono a trattamenti differenziati: fino a 14 anni, vi una presunzione assoluta di assenza della capacit di intendere e di volere, dunque non si mai imputabili (art.97 c.p) l'imputabilit subordinata ad un criterio cronologico-anagrafico; dai 14 ai 18 anni, la capacit di intendere e di volere non n presunta n esclusa, per cui la sussistenza di essa deve essere accertata dal giudice caso per caso (art 98 c.p) l'imputabilit subordinata sia ad un criterio cronologicoanagrafico sia ad un accertamento individualizzato. L'ampia libert del giudice nell'uso dei mezzi opportuni a tale accertamento stata ulteriormente accentuata con la riforma del rito minorile del D.P.R n 448/1998, ovvero il Codice di Procedura Penale Minorile (c.p.p.m). Bisogna sottolineare che, se in base all'art 220 del c.p.p fatto divieto di disporre le perizie per stabilire l'abitualit, la professionalit del reato, la tendenza a delinquere e la personalit dell'imputato adulto, l'art 9 del c.p.p.m stabilisce che il Pubblico Ministero ed il giudice acquisiscono elementi circa le condizioni e le risorse personali, familiari, sociali ed ambientali del minorenne per accertarne l'imputabilit ed il grado di responsabilit. Agli stessi fini possono assumere informazioni da persone che abbiano avuto rapporti con il minorenne e sentire il parere di esperti senza alcuna formalit. Il giudice ha la facolt, non l'obbligo, di richiedere il parere di esperti. Ci che dovr sempre fare motivare ampiamente le sue conclusioni. Struttura e competenze del tribunale per minorenni L'organismo giudiziario deputato ad occuparsi del minorenne al quale stato addebitato un reato il Tribunale per i Minorenni. In Italia i tribunali per i minorenni furono istituiti nel 1934 con il Regio Decreto Legge n1404.

Tale Tribunale costituito in ogni sede di corte di appello o sezione distaccata di corte di appello, perci la sua competenza territoriale in linea di massima regionale, con alcune eccezioni (Piemonte e Valle d'Aosta un tribunale unico, Lombardia, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia due o pi tribunali). La sua composizione quando giudica in sede dibattimentale (fase centrale del processo): un magistrato di corte d'appello che funge da presidente; un magistrato di tribunale; 2 componenti privati (di sesso diverso) detti giudici onorari; hanno parit di voto e sono scelti fra esperti di criminologia, pedagogia, psicologia, biologia, ecc.; hanno un incarico temporaneo (un triennio), rinnovabile e sono nominati dal Ministro della Giustizia, previa deliberazioni del Consiglio Superiore della Magistratura. dunque un organo specializzato le cui funzioni cercano di soddisfare sia le esigenze di difesa sociale che quelle di protezione e recupero del minore. La componente onoraria non ha una funzione di mera consulenza nei confronti del giudice professionale, ma partecipa a pieno titolo alle decisioni del tribunale consentendo di operare le valutazioni diagnostiche e prognostiche. Sulle impugnazioni delle decisioni del tribunale giudica un'apposita sezione della corte di appello composta da: magistrato di cassazione che funge da presidente; 2 magistrati di corte di appello; 2 giudici onorari. La competenza del tribunale minorile triplice: Penale competente per tutti i reati commessi da soggetti minori di 18 anni al momento di commissione del fatto. Il tribunale oltre che per il giudizio di 1 grado competente a decidere sull'opposizione alla sentenza di condanna a pene sostitutive emesse dal giudice dell'udienza preliminare ed esercita funzione di riesame sull'applicazione di misure

cautelari (tribunale della libert) e di vigilanza sull'esecuzione della pena e delle misure di sicurezza (tribunale di sorveglianza); Civile riguarda funzioni di natura organizzativa in materia di adozioni ed affidamenti, di amministrazione di interessi privati, di risoluzione di conflitti materiali, di protezione di fanciulli in situazioni di pericolo od abbandono; Amministrativa consente al giudice minorile di disporre l'affidamento al servizio sociale o il collocamento in una casa di rieducazione o in un istituto medico psicopedagogico del minorenne che dia manifeste prove di irregolarit della condotta o del carattere. Il giudice, infine, in caso di urgente necessit, pu adottare provvedimenti civili temporanei, della durata massima di un mese, a protezione del minorenne; tali provvedimenti (es. allontanamento dalla famiglia, collocazione in una comunit, ecc.) sono immediatamente esecutivi. I principi ispiratori del nuovo processo minorile introdotto alla fine degli anni '80 Il D.P.R n 448/1988 emanato parallelamente all'entrata in vigore del nuovo codice di procedura penale, ha introdotto notevoli innovazioni al rito del processo penale minorile. Alla luce dell'art 31 comma 2 Cost che richiama la protezione della giovent, ed in riferimento a convenzioni internazionali ratificate in Italia, si ritenuto che l'intervento giudiziario nei confronti del minore dovesse privilegiare finalit di educazione, profilassi e recupero, con un forte coinvolgimento dei servizi sociali. Se il precedente sistema processuale era incentrato sulla responsabilit del soggetto, il nuovo rito processuale ruota attorno alla responsabilizzazione del soggetto, con attenzione rivolta pi alla persona autore del reato che al reato stesso. I primi commentatori del D.P.R 448/1988 hanno evidenziato 3 principi pi significativi di esso:

Il principio di adeguatezza si esplicita negli artt 1,2,9,12,19 c.p.p.m e riflette l'intenzione del legislatore di costruire un rito processuale che corrisponda alle caratteristiche ed esigenze dei minori. Art 1 le disposizioni del decreto sono applicate in modo adeguato alla personalit ed alle esigenze educative del minorenne e bisogna operare ad una sorta di coinvolgimento e partecipazione consapevole dell'imputato al meccanismo processuale. Art 2 gli organi giudiziari operanti nel processo minorile sono: 1. il procuratore della repubblica presso il tribunale per i minorenni che esercita le funzioni del pubblico ministero; 2. il giudice per le indagini preliminari presso il tribunale per i minorenni; 3. il tribunale per i minorenni; 4. il procuratore generale presso la corte d'appello; 5. la sezioni di corte d'appello per i minorenni; 6. il magistrato di sorveglianza per i minorenni. Art 9 riprende ed estende gli accertamenti sulla personalit del minore al fine di disporre le adeguate misure penali ed adottare eventuali provvedimenti civili. Si tende quindi a personalizzare al massimo sia l'applicazione della pena che gli interventi di assistenza e protezione. Art 12 comma 1, dispone che all'imputato minore sia assicurata in ogni stato e grado del procedimento l'assistenza affettiva e psicologica tramite la presenza dei genitori o di altra persona idonea indicata dall'imputato e, sempre, quella dei servizi minorili dell'amministrazione della giustizia. Art 19 impone di tener conto, nell'applicazione delle misure cautelari, dell'esigenza di non interrompere i processi educativi in atto. Art 27 prevede che il pubblico ministero possa chiedere al giudice una sentenza di non luogo a procedere per irrilevanza del fatto, che determina la chiusura definitiva del procedimento senza conseguenza alcuna per l'imputato. Il principio di minima offensivit basato sul carattere prioritario riconosciuto alle istanze di rieducazione e socializzazione. Si tende a ridurre al livello pi basso

l'impatto traumatico del processo ed i possibili effetti criminalizzanti sulla personalit del minore. Il principio di de-stigmatizzazione strettamente collegato al principio di minima offensivit, si vuole evitare che lo svolgimento del processo comporti una svalutazione sociale dell'immagine del minore con l'attribuzione di un'identit negativa (stigmatizzazione). Sono quindi previsti limiti alla divulgazione di notizie processuali per garantire l'anonimato dell'imputato minorenne (art 13) e viene ribadita la conduzione a porte chiuse dell'udienza dibattimentale ed altre cautele nei confronti del minore.

Le misure penali applicabili dal giudice minorile Le misure penali applicabili dal giudice minorile sono: pena detentiva diminuita fino ad 1/3 rispetto alla previsione edittale, da scontarsi in istituto penale minorile (detta prigione scuola), distinto per struttura e trattamento da quello per adulti e destinato ad attivit prettamente educative e formative (es. apprendimento di un lavoro e preparazione scolastica); perdone giudiziale (art 169 c.p). una forma di proscioglimento del quale il minore pu beneficiare sia nella fase dell'udienza preliminare che al termine del giudizio quando ne ricorrano i presupposti: - il giudice, tenuto conto delle circostante all'art 133 c.p ( gravit del reato e personalit del colpevole), si formato la convinzione che il minore non commetta pi reati( prognosi favorevole; - la pena detentiva da infliggere eventualmente non superi i 2 anni e la pena pecuniaria non superi i 3 milioni; - il minore non abbia beneficiato in precedenza di tale istituto, non si quindi recidivo. Tale istituto salva l'imputato da qualsiasi sanzione, ma ne afferma la responsabilit in relazione al reato contestato che viene iscritta nel casellario giudiziale, ma solo sino al conseguimento di 21 anni.

La sospensione condizionale della pena; il proscioglimento per incapacit di intendere e di volere ex art 98 c.p; Ai minorenni non pu essere comminata la pena all'ergastolo. Dopo la sentenza di condanna, in ogni momento di esecuzione della pena, ai minori detenuti che abbiano avuto un comportamento tale da farne ritenere sicuro il ravvedimento, possono essere ammessi alla libert condizionale (art 176 c.p) e trascorrere in libert vigilata un periodo corrispondente alla pena residua. Istituti particolari del rito minorile la sentenza a procedere per irrilevanza del fatto Ai sensi dell'art 27 c.p.p.m il giudice pu pronunciare la sentenza di non luogo a procedere per irrilevanza del fatto se risulta la tenuit del fatto e l'occasionalit del comportamento. Il minore esente dalla condanna e non si procede ad alcuna annotazione sul casellario giudiziale (a differenza del perdono giudiziale). La sentenza pu intervenire, su richiesta del pubblico ministero, nella fase delle indagini preliminari, quindi prima ancora della prima udienza processuale. Il giudice pu pronunziarla autonomamente, se ne ricorrano i presupposti, nella stessa udienza preliminare. Cos si consentito al giudice minorile di evitare il carico delle violazioni di scarsa rilevanza sostanziale (i reati bagellari) per le quali, dato il principio di obbligatoriet dell'azione penale, non si poteva comunque evitare l'inizio del procedimento giudiziario. Per ci che riguarda i presupposti dell'irrilevanza, la tenuit, ovvero la natura lieve dell'offesa arrecata o del pericolo suscitato dalla condotta posta in essere, va riferita alla materialit del fattoreato. L'occasionalit non va intesa come unicit, ma come episodicit del comportamento. Sarebbe possibile, quindi, concedere l'irrilevanza anche per un secondo reato, quando questo fosse sempre minimale e del tutto estraneo al primo per indole e circostanze e palesemente estemporaneo (es. minore imputato una prima volta per acquisto di cose di provenienza sospetta (art 712

c.p) e la seconda per rumori molesti (art 659 c.p)). La sospensione del processo con messa alla prova L'istituto regolato dagli artt.28 e 29 c.p.p.m si inspira alla probation angloamericana ma ne differisce in quanto interviene nel corso del processo e non solo nella fase successiva della condanna. una probation processuale che permette al giudice, sentite le parti, di disporre con ordinanza la sospensione del processo (per un periodo che varia da 1 a 3 anni, a seconda della gravit del reato contestato) e l'affidamento del minore ai servizi minorile dell'amministrazione della giustizia per lo svolgimento, anche in collaborazione con i servizi sociali degli enti locali, di un programma per valutarne la personalit. L'adesione del minore ad un progetto di trattamento (progetto con carattere consensuale), osservazione e sostegno comporta la rinuncia da parte dello Stato, in caso di esito positivo della prova, a pronunziare una sentenza di condanna. La misura adeguata soprattutto per quei casi in cui il reato sembra legato a problematiche personali ed ambientali sulle quali si pu intervenire. La sospensione del processo non ha limiti n di reato n in termini di pena edittale prevista. Si d solo un limite di 3 anni alla durata della prova per reati puniti con l'ergastolo o la reclusione non inferiore nel massimo a 12 anni, di un anno in tutti gli altri casi. La sospensione del processo pu essere disposta con ordinanza motivata anche d'ufficio, previa audizione delle parti, sia ad opera del giudice dell'udienza preliminare che di quello del dibattimento. In caso di ripetute gravi trasgressioni delle prescrizioni imposte la sospensione viene revocata ed il processo riprende dove era stato interrotto. Se la prova si conclude positivamente il giudice, ai sensi dell'art 29 c.p.p.m, con sentenza, dichiara estinto il reato e viene cancellata ogni traccia giuridica del crimine commesso. Le sanzioni sostitutive, la custodia cautelare e le misure di sicurezza

In base alla legge n 689/1981 il giudice che ritenga di dover applicare una pena detentiva non superiore a 2 anni, pu sostituirla con la sanzione della semidetenzione o della libert controllata, tenuto conto delle esigenze di lavoro e di studio del minorenne, nonch delle sue condizioni familiari, sociali ed ambientali. Costituisce manifestazione di tale principio anche la possibilit, per gli imputati minorenni, di disporre la custodia cautelare nella forma della permanenza in casa (art 21 c.p.p.m) o del collocamento in comunit (art. 22 c.p.p.m). La misura di sicurezza del riformatorio, prevista solo per i reati pi gravi, eseguita nella forma del collocamento in comunit (art 36, comma 2 c.p.p.m), mentre la libert vigilata viene eseguita nelle forme previste dagli artt 20 e 21 del D.P.R n 448/1988 (prescrizioni del giudice e permanenza in casa). La centralit dell'udienza preliminare L'udienza preliminare si svolge in camera di consiglio davanti al giudice dell'udienza preliminare (G.U.P) per decidere in ordine della richiesta di rinvio a giudizio formulata dal pubblico ministero. L'udienza preliminare ha la funzione filtro di valutare il fondamento dell'accusa sollevata dal pubblico ministero. fondamentale per il giudice minorile giungere ad una decisione in tempi relativamente rapidi, in modo da intervenire tempestivamente in situazioni a rischio. Per questo, mentre altrove il giudice dell'udienza preliminare monocratico, nel processo minorile ha composizione collegiale ed formato da un magistrato di tribunale e da due giudici onorari. Il giudice pu: emettere sentenza di non luogo (il fatto non sussiste, l'imputato non lo ha commesso o non punibile per altre ragioni) art 435 c.p.p; emettere sentenza di non luogo a procedere per irrilevanza di fatto (art 27 c.p.pm); emettere sentenza di non luogo a procedere per concessione

del perdono giudiziale (art 169 c.p); su richiesta del pubblico ministero, condannare l'imputato ad una pena pecuniaria o a sanzione sostitutiva (semidetenzione, libert controllata). In tal caso la pena pu essere diminuita fino alla met rispetto al massimo edittale (art 32, comma 2 c.p.p.m); disporre con ordinanza la sospensione del processo e la messa in prova del minore; adottare con separato decreto, in caso di urgente necessit, i provvedimenti civili temporanei a protezione del minore. Nel caso in cui il giudice dell'udienza preliminare reputi di non poter decidere allo stato degli atti o se ritiene che sussistano gli elementi per una condanna, dispone con ordinanza il rinvio dell'imputato all'udienza dibattimentale. Il G.U.P, su richiesta dell'imputato e con il consenso del pubblico ministero, se ritiene possibile emanare una sentenza allo stato degli atti, pu disporre che si proceda con le modalit del GIUDIZIO ABBREVIATO. Si decide cos senza l'acquisizione di materiale probatorio e con la possibilit di condannare a pene detentive, la cui entit va ridotta di 1/3. Le strutture della giustizia minorile In base all'art 7 del d.lgs 272/1989, i centri di rieducazione per minori dipendenti dal Ministero di Grazia e di Giustizia hanno assunto una denominazione di CENTRI PER LA GIUSTIZIA MINORILE con competenza regionale. I servizi sono: gli uffici di servizio sociale; gli istituti penali per minorenni (PM) denominati prigioni scuola; i centri di prima accoglienza (CPA), nuove entit non carcerarie, attivate in 26 citt italiane sedi di tribunali per minorenni. Sono strutture comunitarie pubbliche o private convenzionate, in cui vengono collocati i minori arrestati, accompagnati o fermati che sono in attesa dell'eventuale interrogatorio da parte del pubblico ministero. Essi si

dividono in custoditi ed assistiti: i primi ospitano i ragazzi responsabili di reati gravi punibili con oltre 12 anni di reclusione, i secondi, in cui operano assistenti sociali, ricevono minorenni che hanno commesso reati per pene inferiori. La permanenza varia da poche ore a massimo 2 giorni in attesa delle decisioni del magistrato sulle misure cautelari da adottare; le comunit, le quali svolgono la funzione un tempo destinata al riformatorio; gli istituti di semilibert, con servizi diurni per misure cautelari, sostitutive o alternative. Secondo l'art 5 del D.P.R n 448/1988 stata istituita una sezione specializzata di polizia giudiziaria per minori. Il ruolo dei servizi sociali nel processo penale minorile Nel 1935 vennero creati centri di rieducazione per minori, ma i compiti di assistenza erano affidati a privati che gestivano attivit caritative. Nel 1951, dopoguerra, vennero formati nuovi gruppi di educatori, operatori ed assistenti sociali, diplomati in apposite scuole. Nel 1956, con la legge n 888, si creano nuove strutture e fu introdotta la misura amministrativa della libert assistita con l'affidamento al servizio sociale. Nel 1962, con la legge n 1085, furono costituiti i primi uffici di servizio sociale per i minorenni. Nel 1977, con il D.P.R n 616, si cre un sistema burocratico pi complesso per l'assistenza dei minorenni. Ai comuni vennero attribuite funzioni sulla predisposizione dei servizi di assistenza e la competenza negli interventi di natura civile ed amministrativa nei confronti dei minori. Alla province restarono compiti di intervento per minori abbandonati e famiglie bisognose. Alle regioni spettano attribuzioni di governo e programmazione. L'ultima svolta si avuto nel 1988 con il D.P.R n 448. fu potenziata l'azione dei servizi sociali che si occupano oradi controllo, osservazione, accertamento, sostegno, affidamento e

trattamento dei minori. All'interno del processo penale i servizi oggi gestiscono: misure cautelari (art 19 c.p.p.m); messa alla prova (art 28-29 c.p.p.m); sanzioni sostitutive (art 30 c.p.p.m); misure di sicurezza (art 20, 21 e 22 c.p.p.m). L'azione dei servizi sociali dovrebbe iniziare dal primo contatto del minore con l'apparato giudiziario e proseguire in tutto il processo anche dopo la sua conclusione, nella fase di esecuzione della pena. Tabella il procedimento presso il Tribunale per i Minorenni la polizia giudiziaria svolge le indagini indagini preliminari condotte dal P.M il P.M pu chiedere al G.I.P le misure cautelari. La custodia cautelare pu essere disposta solo per inquinamento probatorio o per pericolo che l'imputato commetta gravi delitti 2 ipotesi: il P.M chiede al G.I.P richieste che non comportano udienza preliminare; il P.M chiede il rinvio a giudizio; il G.U.P fa dare avviso dell'udienza. Nel primo caso: il P.M pu chiedere l'archiviazione al G.I.P; il P.M chiede sentenza di non luogo a procedere per irrilevanza di fatto quindi il giudice sente l'offeso, il minore, i genitori e decide; il P.M chiede il giudizio immediato, vi il decreto che dispone il giudizio e si arriva al dibattimento. Nel secondo caso: l'imputato chiede il giudizio immediato, si ha il decreto che dispone il giudizio ed il dibattimento; vi l'udienza preliminare (prima dell'inizio della discussione il giudice chiede all'imputato se consente alla definizione del processo in quella stessa fase) e 6 sono le opzioni: 1. vi il decreto che dispone il giudizio ed il dibattimento; 2. sentenza di non luogo per innocenza o improcedibilit (es. estinzione del reato per esito positivo della prova); 3. giudizio abbreviato su richiesta dell'imputato;

4. non imputabilit per immaturit; 5. sentenza di non luogo per irrilevanza del fatto o per concessione del perdono giudiziale; se l'imputato propone opposizione si arriva al dibattimento; 6. sentenza di condanna a pena pecuniaria o a sanzione sostitutiva su richiesta del P.M; se l'imputato si oppone si arriva al dibattimento.

Analisi del reato:cenni introduttivi


Il reato come fatto illecito Il reato fatto vietato dalla legge sotto minaccia dell'inflizione di una sanzione, la PENA. Il reato , dunque, un fatto illecito. Si distingue da tutti gli altri fatti illeciti perch comporta la pena pi grave, la sanzione penale. Essa pu avere carattere pecuniario (ammenda per le

contravvenzioni, ovvero reati meno gravi, e multa per i delitti, ovvero i reati pi gravi) o essere detentiva (arresto per le contravvenzioni o reclusione ed ergastolo per i delitti). La sanzione penale comporta una limitazione della libert personale effettiva o potenziale. Per ci che riguarda le pene pecuniarie, se il condannato non pu pagarla, essa si converte in una limitazione della libert personale; il giudice opera un ragguaglio convertendo in libert controllata (si parlava di 75.000 lire per un giorno di libert controllata). La libert controllata comporta la sospensione della patente di guida e l'irrogazione di prescrizioni quali il divieto di allontanarsi dal comune di residenza. Se il condannato non osserva le prescrizioni, la parte di libert controllata non ancora eseguita si converte in arresto o detenzione a seconda che si trattava di ammenda o multa. Se non pagata, invece, la somma di denaro dovuta per la commissione di un illecito amministrativo, la somma iscritta insieme alle imposte e l'esattore procede all'esecuzione forzata contro i beni dell'obbligato. Se questo insolvibile ( non possiede ad es. alcun bene) la procedura esattoriale si arresta e non vi conversione in limitazioni della libert personale. La Costituzione detta alcuni principi riguardanti i reati e le pene inflitte: il principio di riserva di legge, in base al quale solo la legge statale pu essere fonte di diritto penale; il principio di tassativit per cui la legge deve stabilire qual il fatto vietato e costituisce reato solo ed esclusivamente il fatto che previsto dalla legge come tale, mai uno simile; il principio di irretroattivit, in base al quale la legge pu punire solo i fatti che sono commessi dal momento dell'entrata in vigore di una certa norma, e non quelli antecedenti ad essa. Il principio di personalit della responsabilit penale (art 27, comma 1), in base al quale, perch si possa punire un soggetto non basta che egli abbia materialmente realizzato il

fatto, ma occorre che egli possa essere rimproverato o per averlo voluto compiere o per non averlo evitato (es. non penalmente responsabile l'automobilista che, procedendo a velocit moderata, investa un bambino che attraversi improvvisamente). Gli elementi necessari (costitutivi) e gli elementi accidentali (circostanze) Costituisce reato solo ci che la legge prevede come tale. La legge deve dunque indicare qual il fatto che costituisce reato. Nel farlo deve limitarsi a descrivere i caratteri essenziali e fondamentali; la legge pu delineare solo dei tipi di fatto da punire (es. omicidio, furto, truffa, corruzione). Se nell'accadimento concreto saranno riscontrati tutti gli elementi che la legge ritiene indispensabili, potr considerarsi reato ed essere punito. Accanto agli elementi necessari (o costitutivi), la legge ne prevede altri che non influenzano l'esistenza del reato, ma la sua maggiore o minore gravit: le circostanze ( o elementi accidentali) che possono essere aggravanti o attenuanti. Esse possono riguardare uno o pi specifici reati (circostanze speciali) oppure indistintamente tutti i reati (circostanze comuni). Aggravante comune (art 61 c.p) pu essere: aver agito per motivi abbietti o futili; attenuante comune (art 62 c.p) pu essere: aver agito per motivi di particolare valore morale o sociale Particolare rilievo assumono le attenuanti comuni generiche consistenti in qualunque circostanza, diversa da quelle indicate nell'art 62 c.p, che il giudice pu considerare qualora ritenga tale da giustificare una diminuzione di pena (es. stato di incensuratezza, buon comportamento processuale). Gli elementi costitutivi del singolo reato e gli elementi costitutivi del reato in genere possibile raggruppare gli elementi essenziali di ciascun reato in categorie pi generali. Il reato costituito da:

soggetto attivo, autore dell'illecito; condotta (il cagionare, l'offendere...); oggetto materiale della condotta che pu essere un presupposto della condotta (es. presenza dell'offeso nel reato di ingiuria) o cose che costituiscono l'oggetto (es. corpo dell'uomo nell'omicidio) evento, ovvero il risultato della condotta (es. morte dell'uomo nell'omicidio); rapporto di causalit tra evento e condotta, rapporto di causa ed effetto; soggetto passivo, soggetto cui fa capo l'interesse che la norma penale tenta di proteggere. Il reato elementi del fatto concreto Mario Rossi provoca sparando al cuore la morte di Maria Bianchi. elementi del singolo reato chiunque cagiona la morte di un uomo (= essere umano). elementi generali del reato Mario Rossi (chiunque): soggetto attivo; provoca sparando al cuore (cagiona): condotta e rapporto di causalit; la morte: evento; di Maria Bianchi (di un uomo = essere umano): soggetto passivo. Gli elementi costitutivi del reato in generale: elemento oggettivo ed elemento soggettivo Art 42 c.p tutti i delitti sono punibili solo se commessi con dolo, salvo casi espressamente previsti di delitti punibili anche se commessi con colpa o preterintenzionalmente. le contravvenzioni, sono indifferentemente punibili sia se commesse con dolo che se commesse con colpa, purch il soggetto attivo abbia agito almeno con colpa. DOLO: con volont consapevole COLPA: per negligenza o imprudenza sono i fatti psichici PRETERINTENZIONE del soggetto attivo del reato ELEMENTO

SOGGETTIVO REATO. ELEMENTO OGGETTIVO DEL REATO soggetto attivo, condotta con eventuali presupposti della stessa, evento, rapporto di causalit, soggetto passivo. L'elemento soggettivo del reato va integrato con il requisito della conoscenza o conoscibilit della norma penale. Riguardo all'elemento oggettivo, bisogna tener conto delle cause di giustificazione previste dal codice penale. Reato elemento oggettivo soggetto attivo; condotta; rapporto di causalit; evento; soggetto passivo + assenza di cause di giustificazione. elemento soggettivo relazione autore-norma conoscenza e conoscibilit della norma penale. relazione autore-fatto dolo; colpa; preterintenzione.

L'elemento oggettivo del reato


Il soggetto attivo Soggetto attivo e condotta sono gli elementi minimi ed indefettibili del reato. Il soggetto attivo la persona umana (persona fisica) che la norma indica come possibile autore della condotta incriminata, ovvero colui che realizza il fatto tipico descritto nella fattispecie. Non contemplata, se non in limitatissime ipotesi, la responsabilit penale delle persone giuridiche. Esse possono

essere chiamate a rispondere, in via sussidiaria, delle ammende o delle multe inflitte ai loro rappresentanti, amministratori o dipendenti. Vi poi, secondo il d.lgs n 231/2001 una particolare responsabilit degli enti collettivi. Il pi delle volte il soggetto attivo viene indicato con chiunque. In varie ipotesi il reato non commissibile da chiunque, ma solo da particolari categorie di soggetti indicati nella norma stessa. Si deve distinguere fra reati comuni, commissibili da chiunque, e reati propri, realizzabili solo dai soggetti che rivestono una particolare qualificazione indicata dalla norma. La condotta Il nostro ordinamento penale improntato sul principio di materialit; ne consegue che, perch sia compiuto un reato, occorre che venga commesso un fatto materiale vietato da una norma penale. Requisito essenziale la commissione di un fatto, ci di un'azione od omissione manifestate esteriormente. L'azione consiste, dal punto di vista naturalistico, in una serie di movimenti corporei compiuti dal soggetto agente, mentre l'omissione consiste in un comportamento inattivo. Dal punto di vista penale l'azione consiste nel fare ci che vietato (reato d'azione), mentre l'omissione nel non compiere l'azione che la norma impone come doverosa, ovvero consiste nel non fare ci che deve essere fatto (reato d'omissione). Vi sono poi i reati a condotta vincolata, ovvero descritti in maniera particolareggiata nella norma, ed i reati a condotta libera, per cui nella norma enunciato solo l'evento che non si vuole venga realizzato. Esempio dei primi la truffa che incrimina la produzione di un danno patrimoniale altrui cagionata con artifizi e raggiri che abbiano provocato un errore nella persona offesa, e non solo la produzione di un danno patrimoniale altrui accompagnata dall'ingiusto profitto del soggetto attivo dovuto ad una qualsiasi condotta. Esempio dei secondi l'omicidio, ove non interessa il modo in cui viene cagionata la morte di un uomo, ma il

fatto che essa venga cagionata a prescindere dalle modalit. Art 40, comma 2 c.p non impedire un evento che si ha l'obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo reato omissivo. Il reato omissivo pu essere improprio (o commissivo mediante omissione) ed il caso del comma 2, oppure proprio che consiste nel non aver impedito l'evento che si doveva impedire, ma non nel non aver tenuto il comportamento dovuto. L'evento Secondo la nozione pi diffusa, l'evento una modificazione fisica della realt naturale, casualmente riconducibile all'azione umana. Non tutti gli effetti di una data condotta materiale sono rilevanti per il diritto penale, ma solo quegli effetti che sono previsti dalla legge penale come costitutivi del reato, ovvero come circostanze di esso. Si possono distinguere, quindi, i reati di mera condotta, in cui la fattispecie non contiene alcun riferimento ai possibili effetti che possono essere derivati dall'azione umana, ma il suo verificarsi costituisce, di per s, oggetto di incriminazione, dai reati d'evento, in cui la particolare modificazione del mondo esterno prevista dalla norma essenziale affinch si possano considerare integrati tutti gli estremi della fattispecie. Esempio dei primi: violazione degli obblighi di assistenza familiare, in cui la fattispecie descrive minuziosamente la condotta, ma il reato si perfeziona anche se non ne scaturisca alcun evento. Esempio dei secondi: istigazione od aiuto al suicidio, punita solo se si sia verificato suicidio o lesioni gravi a seguito del tentato suicidio. In senso giuridico, l'evento andrebbe inteso come offesa (lesione o messa in pericolo) del bene giuridico protetto dalla norma. Il rapporto di causalit Affinch un evento possa essere attribuito ad un uomo, necessario che si sia prodotto in conseguenza dell'azione od omissione di lui; occorre, cio, che tra condotta ed evento vi sia un rapporto di causalit (art 40, comma 1 c.p).

Secondo il comma 1 dell'art 41 c.p, il concorso tra cause preesistenti o simultanee o sopravvenute, anche se indipendenti dall'azione od omissione del colpevole, non esclude il rapporto di causalit fra azione od omissione ed evento. Tale definizione si colloca nella TEORIA DELLA CONDIZIONE NECESSARIA, detta anche teoria condizionalistica; necessario quindi che l'uomo abbia posto in essere uno degli antecedenti indispensabili per il verificarsi dell'evento. Nel tentativo di superare il rigorismo eccessivo della teoria condizionalistica, il legislatore ha inserito nell'art 41 il comma 2 per il quale le cause sopravvenute escludono il rapporto di causalit quando sono state da sole sufficienti a determinare l'evento. Per stabilire quindi se un determinato accadimento deve essere considerato come conseguenza di un determinato antecedente, ci si deve riferire sempre e soltanto alla migliore scienza ed esperienza del momento storico (CAUSALIT SCIENTIFICA), che utilizza leggi scientifiche suscettibili di verifica empirica ed aventi validit generale. Per determinare il grado di successione tra azione ed evento, non si potr fare riferimento n al criterio di certezza n a quello della possibilit. Il primo restringerebbe troppo il raggio operativo della causalit mentre il secondo lo amplierebbe a dismisura. Il criterio da adottare quello della PROBABILIT, da intendersi quale rilevante grado di possibilit verosomiglianza, effetto probabile. Un evento pu essere ritenuto causato dalla condotta quando quest'ultima ne costituisce un presupposto essenziale senza il quale l'evento non si sarebbe verificato (condizione necessaria) e quando esso, secondo la migliore scienza ed esperienza del momento storico, era prevedibile come verosimile conseguenza di essa (effetto probabile). Il caso fortuito e la forza maggiore Un soggetto non pu essere considerato responsabile di un evento

che si sia verificato casualmente, in modo assolutamente imprevedibile. Il principio espressamente formulato nell'art 45 c.p per cui non punibile chi ha commesso il fatto per caso fortuito. caso fortuito l'avvenimento naturale non prevedibile, assolutamente eccezionale e, di conseguenza, non verosimile o, comunque, inspiegabile. Il caso fortuito rappresenta un avvenimento preesistente, concomitante o successivo alla condotta che si inserisce nello sviluppo della fenomenologia causale, provocando un evento eccezionale, non prevedibile come verosimile in base alla migliore scienza ed esperienza. Deve essere, ad esempio, considerato fortuito, l'investimento di un pedone da parte di un automobilista vittima di un improvviso malore. Il soggetto passivo soggetto passivo del reato (detto anche persona offesa) il titolare dell'interessa protetto dalla norma incriminatrice, che risulta essere stata violata. La persona danneggiata dal reato e la persona offesa di regola coincidono, ma non sempre cos; ad esempio nel reato di omicidio la persona offesa la vittima della condotta omicida, le persone danneggiate saranno i suoi eredi. Possono essere soggetto passivo sia le persone fisiche, sia le persone giuridiche, nonch la stessa collettivit (es. delitti contro l'incolumit pubblica). Il soggetto passivo pu essere elemento costitutivo del reato (es. corruzione di minore), elemento circostanziale del fatto (es. l'aver commesso il reato contro un ministro del culto od un pubblico ufficiale circostanza aggravante comune) oppure limite alla punibilit (es. il reato patrimoniale commesso contro un coniuge non legalmente separato o contro parente entro un determinato grado, non punibile).

L'elemento soggettivo del reato


La colpevolezza Perch un soggetto possa essere punito e dirsi, quindi, sussistente un reato, non sufficiente che egli lo abbia materialmente commesso, ma necessario che egli possa essere rimproverato o per averlo voluto compiere o, almeno, per non averlo evitato, pur potendolo evitare con la dovuta diligenza o prudenza. Art 27 Cost. la responsabilit penale personale. Vi deve, quindi, non solo essere identit tra il soggetto che realizza il fatto

ed il soggetto che subisce la pena, ma il soggetto deve aver posto in essere il fatto accompagnandolo con un atteggiamento mentale rimproverabile e, quindi, colpevole (abbia agito con colpevolezza). COLPEVOLEZZA atteggiamento antidoveroso della volont che ha dato origine al fatto costituente reato. Il reato presenta due aspetti: atteggiamento verso la norma penale incriminatrice aver agito nonostante la conoscenza di essa o nell'ignoranza di essa, che il soggetto attivo avrebbe dovuto e potuto conoscere usando la normale diligenza; atteggiamento psicologico nei confronti del fatto realizzato che si distingue il DOLO, PRETERINTENZIONE E COLPA. Il dolo Il dolo la prima e fondamentale forma di responsabilit penale. Se ne parla all'art 42, comma 2 c.p secondo il quale nessuno pu essere punito per un fatto preveduto dalla legge come delitto, se non lo ha commesso con dolo, salvi i casi di delitto preterintenzionale o colposo espressamente preveduti dalla legge. Tutte le volte che non si trova espressa nella fattispecie incriminatrice un tipo particolare di elemento psicologico, si dovr presumere la responsabilit costituita dal dolo. DOLO art 43, comma 1 c.p : il delitto doloso, o secondo l'intenzione, quando l'evento dannoso o pericoloso dall'agente preveduto e voluto come conseguenza della propria azione od omissione. Gli elementi strutturali del dolo sono due: la PREVISIONE e la VOLONT. Per aversi dolo occorre che il soggetto agente si rappresenti l'evento quale conseguenza della propria condotta e voglia tenere quella condotta che produrr l'evento rappresentato. Inoltre sar necessario che conosca esattamente tutti gli elementi del fatto materiale costitutivo del reato (per aversi, ad es., il dolo del delitto

di atti osceni in luogo pubblico il soggetto, oltre a volere la condotta, deve essere consapevole di trovarsi in luogo pubblico, aperto o esposto al pubblico e che il suo comportamento pu essere lesivo del comune sentimento del pudore). Le forme del dolo: dolo generico e dolo specifico generico quando la norma incriminatrice richiede che oggetto della coscienza e della volont dell'agente siano tutti e solo gli elementi costitutivi del fatto materiale, a nulla rilevano i motivi per cui il soggetto agisce o il fine che cerca di raggiungere attraverso la condotta (es. oggetto del dolo di omicidio sono la coscienza e la volont della condotta omicida, la volont dell'evento morte come conseguenza della condotta, a nulla rilevano i fini di essa). Specifico quando la norma incriminatrice, oltre alla coscienza ed alla volont della condotta e dell'evento, richiede che il soggetto attivo abbia posto in essere tale condotta per un fine particolare, fine visto come elemento costitutivo della fattispecie legale; il conseguimento di tale fine non necessario perch il reato sia completo. Dolo d'impeto e dolo proposito d'impeto quando la decisione criminosa improvvisa ed immediatamente eseguita (es. risposta di un soggetto che vibra a caldo una coltellata a chi l'ha deriso od offeso). Proposito quando tra la risoluzione criminosa e l'atto esecutivo di essa intercorre un certo lasso di tempo (es. tizio viene deriso ed insultato da caio, tizio va a casa, prende la pistola, affronta caio e lo uccide). Un caso particolare di dolo proposito la premeditazione, ovvero la permanenza della risoluzione criminosa per un apprezzabile periodo di tempo (es. tizio, avendo scoperto un'illegittima relazione della moglie, si apposta nella strada che solitamente percorre l'altro, aspettandolo per quattro ore per poi ucciderlo). Dolo diretto e dolo eventuale diretto quando la volont del soggetto attivo ha avuto direttamente di mira l'evento tipico,

orientata alla realizzazione di esso. Eventuale quando la volont non rivolta direttamente verso l'evento, ma il soggetto attivo accetta consapevolmente il rischio che tale evento si verifichi (es. tizio mette una bomba a timer nella rimessa degli autobus in modo che scoppi in orario notturno; egli vuole compiere il reato di danneggiamento aggravato, ma sa che di notte vi un custode che gira per la rimessa, e c' il rischio che si trovi nel luogo di esplosione. Quindi accetta consapevolmente il rischio che la bomba uccida l'uomo. Se ci accade risponde di danneggiamento a titolo di dolo diretto e di omicidio volontario a titolo di dolo indiretto). La colpa L'art 43, comma 1 c.p prosegue: il delitto colposo, o contro l'intenzione, quando l'evento, anche se preveduto, non voluto dall'agente e si verifica a causa di negligenza, imprudenza od imperizia, innosservanza di leggi, ordinamenti, ordini o discipline. Questa disposizione va integrata con l'errore sul fatto (art 47 c.p) per cui l'errore su uno degli elementi costitutivi del reato esclude il dolo, ma quando l'errore sia colpevole, vi pu essere responsabilit a titolo di colpa. Gli elementi costitutivi della colpa sono: MANCANZA DI VOLONT DEL FATTO MATERIALE TIPICO, INOSSERVANZA DI REGOLE CAUTELARI DIRETTE A PREVENIRE LESIONI A BENI PROTETTI DALLA LEGGE CHE IL SOGGETTO ATTIVO AVREBBE POTUTO E DOVUTO OSSERVARE. La colpa caratterizzata, quindi, da un profilo negativo ( la non volont di realizzare il fatto) e da uno positivo ( l'inosservanza di regole cautelari la cui osservanza si poteva pretendere dal soggetto). necessario che il soggetto debba aver rifiutato mentalmente la possibilit che tale evento si verifichi o non lo abbia proprio

previsto. Inoltre deve esserci l'inosservanza di regole cautelari non scritte (diligenza, prudenza, perizia) o scritte (leggi, regolamenti, ordini, discipline). Le forme della colpa: colpa generica e colpa specifica generica quando consiste in negligenza, imprudenza o imperizia, in violazione di regole cautelari generiche, regole di convivenza che devono essere osservate da tutti. Specifica quando si verifica a causa di inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline, ovvero regole cautelari specifiche. Colpa incosciente, cosciente e con previsione incosciente quando il soggetto attivo non si rende conto di trasgredire la regola cautelare e non prevede, n si figura possibile, l'evento che si verificato a seguito della condotta (es. automobilista che, inavvertitamente superi il limite di velocit e, di fronte ad una coda improvvisa, non riesca a frenare tempestivamente). Cosciente quando il soggetto attivo consapevolmente trasgredisca la norma cautelare (es. automobilista che, pur viaggiando oltre il limite in autostrada, non si immagina di trovare dietro una curva un pedone che attraversa la carreggiata). Con previsione quando il soggetto attivo, pur avendo previsto la possibilit che l'evento si sarebbe potuto verificare a seguito della sua condotta, tuttavia aveva la convinzione che ci non sarebbe accaduta, ritenendo, erroneamente, di poterlo evitare (es. il lanciatore di coltelli sa benissimo che quando si esercita sul suo numero rischia di ferire od uccidere la sua partner, ma convinto dalle sue abilit che ci non si verifichi; l'automobilista provetto si prefigura la possibilit che, percorrendo a velocit elevata una via affollata possa investire qualcuno, ma confida nella sua abilit di pilota ed esclude mentalmente tale possibilit). La colpa con previsione un'ipotesi aggravata di colpa. La preterintenzione

L'art 43, comma 1 c.p recita infine: il delitto preterintenzionale, o oltre l'intenzione, quando dall'azione od omissione deriva un evento dannoso o pericoloso pi grave di quello voluto dall'agente. Vi la VOLONT DI UN EVENTO MINORE (base dolosa) e la NON-VOLONT DI UN EVENTO PI GRAVE (es. nell'omicidio preterintenzionale le percosse o le lesioni trasmodano nella morte). Le uniche due ipotesi di delitto preterintenzionale previste dal nostro ordinamento sono l'aborto preterintenzionale e l'omicidio preterintenzionale. La preterintenzione una forma mista tra dolo e colpa: si ha dolo per l'evento meno grave e colpa per quello pi grave. I delitti aggravati dall'evento Una categoria che presenta analogie con la preterintenzione quella dei delitti aggravati dall'evento, nei quali l'evento aggravatore non deve essere voluto (es. abuso dei mezzi di correzione o disciplina (art 571 c.p) e maltrattamenti in famigli o verso i fanciulli (art 572 c.p) seguiti da lesione o morte della persona offesa. L'errore nel momento formativo della volont L'errore pu essere definito come la conoscenza inesatta di un oggetto del mondo esterno, non conosciuto come realmente. L'errore pu riguardare diversi momenti della realizzazione del reato. Vi l'errore nella formazione della volont, cio nel momento ideativo del fatto, e l'errore nei mezzi di esecuzione del reato, ovvero nel momento in cui la volont si traduce in atto. Quando l'errore si ha nel momento formativo della volont, questa nasce viziata da una falsa rappresentazione della realt. Affine all'errore l'ignoranza che consiste in una mancata rappresentazione che, se fosse esistita, avrebbe inibito il comportamento costituente reato. L'errore (o l'ignoranza) pu avere per oggetto il fatto materiale

costitutivo del reato, ovvero la norma incriminatrice od il suo significato: il primo caso si dice errore sul fatto pu essere determinato da un errore in senso precettivo (es. ritengo che la cosa che intravedo dietro il cespuglio sia un cinghiale e sparo, mentre si trattava di un uomo che rimane ucciso: manca la volont omicida) o da errore su legge diversa da quella incriminatrice che ha falsato l'esatta rappresentazione del fatto materiale (es. per errore sulla legge processuale ritengo che il divorzio ottenuto all'estero sua automaticamente causa di scioglimento del matrimonio e mi risposo; compio reato di bigamia, ma manca la consapevolezza del fatto di essere ancora legato al vincolo matrimoniale precedente). Esso dunque esclude il dolo quando riguarda un elemento essenziale della norma incriminatrice. Nel secondo caso si ha errore sul precetto e pu derivare da un errore in senso precettivo (erronea lettura della norma incriminatrice sulla Gazzetta Ufficiale), ma si tratta di un caso scuola, o da errore che investe direttamente l'esistenza o l'interpretazione della fattispecie incriminatrice. Questo tipo di errore ha rilevanza scusante molto limitata, solo quando l'ignoranza inevitabile od incolpevole. L'errore nei mezzi di esecuzione del reato Sono previste due ipotesi di errore nei mezzi di esecuzione: reato commesso contro persona diversa da quella che si voleva offendere e reato diverso da quello che si voleva compiere. Nella prima ipotesi, colui che agisce realizza l'offesa voluta, ma per errore la procura non al soggetto che voleva colpire, ma ad un altro. Il colpevole risponde comunque del reato che ha voluto realizzare. Nella seconda ipotesi colui che agisce, per errore, cagiona un fatto diverso da quello voluto. Es. Tizio tira il coltello contro Caio ma per mancanza di mira o perch Caio si sposta, colpisce la vetrina di un negozio e la rompe.

Il danneggiamento punito solo se eseguito con dolo, quindi Tizio esente a questo titolo, ma gli resta l'obbligo civilistico di risarcire i danni. Tuttavia il colpevole risponde anche del fatto voluto, anche se non interamente compiuto (Tizio ha mancato Caio che voleva uccidere, risponder di omicidio tentato).

Le cause di giustificazione
Nozioni generali Le cause di giustificazione (o scriminanti) sono situazioni in presenza delle quali un fatto, pur possedendo tutti i requisiti richiesti da una norma incriminatrice, non considerato dalla legge come reato; un fatto lecito. Sono dette comuni le cause di giustificazione che sono previste nella parte generale del Codice Penale per tutti i reati: consenso

dell'avente diritto (art 50), esercizio di un diritto o adempimento di un dovere (art 51), legittima difesa (art 52), uso legittimo delle armi (art 53) e stato di necessit (art 54). Sono speciali le cause di giustificazione previste solo per determinati reati, ad esempio la reazione agli atti arbitrari del pubblico ufficiale. Il fondamento delle cause di giustificazione il BILANCIAMENTO DEGLI INTERESSI. Le cause di giustificazione sono gli elementi negativi della fattispecie incriminatrice, ovvero esse devono mancare perch il reato esista. Esse farebbero venire meno l'antigiuridicit e sono previste accanto al fatto materiale ed alla colpevolezza (TEORIA TRIPARTITA DEL REATO). Le cause di giustificazione operano oggettivamente, cio per il solo fatto della loro materiale esistenza, anche se sono sconosciute dall'autore del reato. Operano anche se erroneamente supposte, anche se i requisiti essenziali non siano esistiti nella realt, ma siano ritenuti esistenti dall'autore del reato. Tuttavia, se l'erronea supposizione dovuta a colpa, il soggetto punito a tale titolo quando, e solo quando, il fatto previsto dalla legge come colposo. Non punibile un gioielliere che spara ad un burlone che, con fare serio e mani nelle tasche dell'impermeabile, esclami questa una rapina!. La legittima difesa Art 52 c.p agisce in condizione di legittima difesa chi commette il fatto per esservi stato costretto dalla necessit di difendere un diritto proprio ed altrui contro il pericolo attuale di un'offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionale all'offesa. aggressione ingiusta oggetto dell'aggressione pu essere un qualsiasi diritto o facolt, propria o altrui. Il diritto pu appartenere a persone fisiche o giuridiche. Diritto ogni

interesse giuridicamente (non solo penalmente) protetto. L'aggressione deve essere ingiusta, ovvero contro un precetto dell'ordinamento giuridico o almeno ingiustificata, ovvero arrecata al di fuori di qualsiasi norma che la imponga o la autorizzi. Anche l'aggressione commessa da un soggetto non imputabile ingiusta. Anche se provocata l'aggressione rimane ingiusta (es. marito sorprende la mogli e l'amante e minaccia di ucciderli entrambi, l'amante provoca la lesione del marito per disarmarlo) ed ingiusta la reazione difensiva eccessiva (es. a schiaffeggia b, questi estrae la pistola per sparare, c lo atterra e lo immobilizza). L'aggressione deve aver creato un pericolo per il diritto preso di mira e tale pericolo deve essere attuale, il pericolo futuro non legittima la difesa, ma legittima solo a prepararla. Attuale il pericolo sia incombente, scaturente da un'azione che, se non interrotta, sfocerebbe nella lesione del diritto, sia perdurante che si ha quando la lesione in corso e possono essere evitati ulteriori sviluppi. Il pericolo passato non legittima la difesa. Reazione legittima la reazione, per essere legittima, deve cadere sull'aggressore. Essa deve essere anche necessaria a salvare il pericolo minacciato. necessaria quando chi si difende ha solo la possibilit di subire (o lasciare subire) o reagire. La possibilit di evitare l'offesa con la fuga esclude la necessit, a meno che la fuga non pregiudica l'offeso moralmente (es. carabiniere) o materialmente (es. caso di rapina). Il pericolo deve essere inevitabile altrimenti. La difesa deve essere proporzionata all'offesa. La reazione difensiva necessaria pu cadere su beni di terzi quando l'aggressore si servito di questi per mettere in pericolo un diritto altrui ( es. a aggredisce b con il fucile di c; b per difendersi, strappa il fucile dalle mani di a e lo getta in un burrone). Lo stato di necessit Art 54 c.p agisce in stato di necessit chi commette il fatto per

esservi costretto dalla necessit di salvare s od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato n altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo. Oggetto del pericolo deve essere un danno grave alla persona propria o di altri e comprende ogni pregiudizio fisico, psichico o morale (vita, integrit fisica, libert individuale, onore, libert sessuale, ecc). Il danno deve essere grave. Il danno deve essere ingiusto se proviene da un altro uomo; pu provenire anche da un fatto naturale (alluvione, incendio, ecc) ed in questo caso non si richiede che sia ingiusto. Il pericolo deve essere attuale e non deve essere causato volontariamente da chi deve salvarsi, ovvero la situazione pericolosa stata realizzata volontariamente dall'agente (es. a per incassare i soldi dell'assicurazione incendia la nave e, per necessit di salvarsi, respinge chi tenta di salire sulla scialuppa gi sovraccarica). Il pericolo non volontariamente causato se interviene nell'esercizio di attivit riconosciute dalla legge o dal costume (es. c partecipa ad una competizione automobilistica, sbanda e per evitare la collisione con un altro concorrente, lascia uscire di strada la macchina investendo uno spettatore). La scriminante dello stato di necessit non si applica a chi ha un dovere giuridico di esporsi al pericolo (es. vigili del fuoco, carabinieri, sanitari per legge e guida alpina per contratto). Il fatto deve essere necessario per salvarsi dal pericolo. L'offesa deve essere proporzionata al pericolo, poich si rivolge contro un terzo innocente. L'offesa pu essere rivolta verso la persona stessa che si salva (es stordire con un pugno la persona che stava per annegare e si afferrata al salvatore ostacolandogli il nuoto). Lo stato di necessit pu essere determinato da altrui minaccia. Si ha minaccia quando un soggetto prospetta un danno futuro il cui avverarsi dipende dalla sua volont, se la vittima non esegue la

condotta imposta (es a impone a b di incendiare il fienile altrui, sotto minaccia di rapire la moglie); la minaccia deve essere, dunque, diretta a far commettere il fatto necessitato per operare in stato di necessit. Sotto il profilo civilistico, vi comunque l'obbligo a carico dell'aggressore, di dare alla persona danneggiata un'indennit la cui misura rimessa alla decisione del giudice. Il terzo contro il quale si rivolge il fatto commesso in stato di necessit pu venirsi a trovare in stato di legittima difesa (es. a vede la barca in pericolo di affondare perch sovraccarica di persone, tenta di allontanare il naufrago b che cerca di salirvi, ma b trascina nell'acqua a procurandone l'annegamento e sale sulla barca). Il consenso dell'avente diritto Art 50 c.p non punibile chi lede o pone in pericolo un diritto col consenso della persona che pu validamente disporne. L'efficacia scriminante si ha se: Il fatto riguarda la specifica offesa prevista dalla norma incriminatrice e consente all'offesa colui che vuole l'offesa stessa. Non sufficiente il consenso a fare o non fare se non vi la consapevolezza dell'offesa che provocano. Il fatto deve avere come oggetto un diritto disponibile; sono disponibili i diritti patrimoniali, indisponibile quelli della collettivit ed alcuni beni personalissimi, parzialmente disponibili l'integrit fisica, la libert personale, ecc. Il consenso non pu avere mai, comunque, come oggetto un atto che lede la dignit della persona. I diritti all'integrit fisica sono disponibili fino a quando non cagionino una diminuzione permanente di essa. Sono di regola disponibili i diritti relativi ai beni la cui offesa perseguibile solo a querela di parte, quali l'onore personale, la libert individuale, il patrimonio. I diritti sono comunque indisponibili quando il consenso alla loro offesa sia contrario alla legge, all'ordine pubblico op al buon

senso. Il consenso deve provenire da un soggetto che abbia la capacit di disporre validamente del diritto, ovvero capaci di agire secondo il diritto civile (non interdetto art 414 c.c o inabilitato art 415 c.c) e capaci di intendere e di volere (art 428 c.c). Se il titolare del diritto non ha la capacit di consentire, il consenso pu essere prestato dal suo rappresentante legale, oggetto di tale consenso pu essere ogni diritto disponibile ed il rappresentante legale deve sempre agire nell'interesse dell'incapace. Se il titolare del diritto ha la capacit di consentire ma non quella di agire (es. minorenne), il suo rappresentante legale non ha il potere di sostituirsi nel prestare il consenso all'ffesa, il giudice tutelare chiamato a decidere solo in ordine alla capacit di consentire del titolare del diritto. Il consenso deve essere volontario, non espresso per scherzo, simulazione, riserva mentale; libero, non viziato da violenza, errore, dolo e, quando richiesto, anche spontaneo ed informato; attuale, esistente al momento del fatto e perdurante la durata di questo. Volere un'offesa significa desiderare che essa si verifichi o, almeno accettare la verificazione. Vuole l'offesa chi ravvisa in essa un bene, ovvero un male minore, necessario per evitare un male maggiore. La minaccia o l'inganno eliminano il consenso dell'avente diritto se hanno costituito ragione esclusiva o principale di esso. Il consenso revocabile in ogni momento dal titolare del diritto in modo espresso o tacito. La revoca lecita anche quando l'altro abbia iniziato l'esecuzione del fatto consentito. sempre revocabile eccetto i casi in cui l'attivit consentita, per sue caratteristiche, non possa essere interrotta se non ad esaurimento. Il consenso pu essere espresso (risultante da scritti o parole) o tacito (risultante da un comportamento inequivocabile). Il consenso pu essere presumibile, non esiste in questo caso come

fatto psichico dell'avente diritto ma si presume che, se questi fosse stato a conoscenza dei fatti, avrebbe acconsentito all'offesa. Anche in questi casi di deve agire nell'interesse dalla persona offesa. L'esercizio del diritto Art 51 c.p l'esercizio di un diritto esclude la punibilit. Ha efficacia scriminante per la ragione che, se l'ordinamento giuridico riconosce alla persona un determinato potere o facolt. Significa che ha riconosciuto che il correlato interesse ha prevalenza su interessi contrari. Il diritto scrimina nei limiti in cui giuridicamente riconosciuto poich un diritto senza limiti giuridicamente un nonsenso. Per i diritti previsti dalla legge ordinaria, i limiti si deducono dall'ordinamento giuridico, cio dalle norme della legge civile, penale o amministrativa. Per i diritti riconosciuti dalla Costituzione, i limiti vengono desunti dall'interpretazione della normativa costituzionale, una fonte di grado superiore alla legge ordinaria. L'adempimento del dovere Art 51 c.p l'adempimento di un dovere imposto da una norma giuridica o da un ordine legittimo della pubblica autorit, esclude la punibilit. L'azione doverosa deve essere giuridicamente lecita ed obbligatoria. A differenza del diritto, il dovere preclude la facolt di scelta della persona se compiere l'azione o no, lo obbliga all'adempimento. L'ordine che scrimina deve essere legittimo sia formalmente, ovvero quando esistono i presupposti di competenza e di forma (es. quando il superiore competente ad emanarlo ed il subordinato ad eseguirlo e quando l'ordine emanato nella forma prescritta dalla legge), sia sostanzialmente, cio deve essere manifestamente non criminoso. L'ordine legittimo vincolante per il subordinato, che se non lo eseguir andr incontro alle relative sanzioni disciplinari o penali. Vi sono alcune ipotesi in cui l'ordine pu apparire formalmente

illegittimo, ma comunque vincolante per il subordinato. Ci avviene quando la legge impedisce al subordinato di controllare la legittimit formale dell'ordine (es. la legge dispone che l'impiegato civile dello Stato, quando ritiene che l'ordine sia palesemente illegittimo, deve farne rimostranza al superiore dichiarandone le ragioni; se l'ordine rinnovato per scritto, l'impiegato ha il dovere di eseguirlo. L'impiegato non deve comunque eseguire l'ordine del superiore se l'atto vietato dalla legge penale). L'uso legittimo delle armi Art 53 c.p non punibile il pubblico ufficiale che, al fine di adempiere ad un dovere del proprio ufficio, fa uso o ordina di far uso delle armi o di altro mezzo di coazione fisica, quando vi costretto dalla necessit di respingere una violenza o di vincere una resistenza all'Autorit e comunque di impedire la consumazione dei delitti di strage, sommersione, disastro aviatorio, disastro ferroviario, omicidio volontario, rapina a mano armata e sequestro di persona. Gli altri casi in cui l'uso delle armi autorizzato quello di impedire il passaggio abusivo delle frontiere, le evasione dei detenuti o la violenza fra di essi, la repressione del contrabbando e l'espletamento del servizio delle sentinelle nel servizio militare. Devono esistere la necessit di fare uso delle armi al fine di respingere una violenza o vincere una resistenza, l'inevitabilit altrimenti del fatto (ovvero l'impossibilit di usare altri mezzi coercitivi meno offensivi di quelli usati, la proporzione fra il bene leso e quello che l'adempimento del dovere del proprio ufficio tende a soddisfare. La scriminante propria dei pubblici ufficiali. L'attivit medico-chirurgica Vi sono due problematiche in materia: la prima riguarda i limiti entro i quali l'attivit del medico scriminata, la seconda riguarda i criteri di valutazione della responsabilit del medico ( o altro operatore sanitario).

fondamento di liceit dell'attivit medico-chirurgica e suoi limiti l'art 32 Cost. Tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo ed interesse della collettivit e sancisce la liceit del trattamento terapeutico. Il fondamento politico della liceit del trattamento terapeutico va ricercata nella sua utilit per l'uomo, il fondamento tecnico-formale va ricercato nella scriminante dell'esercizio del diritto ed in alcuni casi nell'adempimento di un dovere. Un primo limite fondamentale di carattere oggettivo dell'attivit medico-chirurgica dato dal principio della salvaguardia della vita, dell'integrit fisica e della salute del soggetto (art 32 Cost. E art 5 c.c) un secondo, soggettivo, il consenso del soggetto che subisce il trattamento. Classificazione dei vari tipi di attivit medico-chirurgica: 1. attivit terapeutica, svolta nell'interesse del paziente con mezzi collaudati dall'esperienza; 2. l'attivit terapeutico-sperimentale, pratica nell'interesse del paziente, ma con mezzi non ancora sufficientemente collaudati, di cui sono incerti possibile danni; 3. l'attivit sperimentale pura, esercitata per finalit di progresso scientifiche, non nell'interesse del paziente, di cui non sono ancora noti benefici e danni; 4. l'attivit estetica pura diretta a soddisfare un interesse di mera vanit del paziente. Limiti oggettivi i principi di salvaguardia della vita, dell'integrit fisica e della salute del soggetto comportano la liceit del trattamento terapeutico e terapeutico-sperimentale; la liceit del trattamento sperimentale puro che non sia contrario all'ordine pubblico o al buon costume e da l quale non derivi un danno permanente all'integrit fisica e la liceit dell'estetica pura nei limiti dell'art.5 c.c. Limiti soggettivi per ci che riguarda il consenso del paziente, deve trattarsi di consenso reale, cio espressamente prestato dal soggetto o, in caso di minori o infermi di mente, dal suo rappresentante legale. Talvolta esso pu essere presumibile, per soggetti incapaci a causa della malattia e se vi sia l'urgente necessit di un intervento ed il dovere di intervenire da parte del

medico. Non pu mai essere sostituito dal consenso dei congiunti. Il consenso deve essere consapevole. La forma del consenso libera, scritta od orale, salvo che la legge prescriva diversamente. La responsabilit colposa del medico quando il medico viola uno solo dei limiti enunciati e ne sia derivato un esito infausto o letale, si verifica un problema configurato diversamente a seconda che: il medico non abbia rispettato anche uno solo dei requisiti caratterizzanti la liceit della condotta; il medico non abbia osservato le regole cautelari nell'esecuzione della propria prestazione. Nella prima ipotesi, vi deve essere sempre un'esigenza terapeutica che valga a giustificare un determinato trattamento in presenza di un dato quadro clinico. Nella seconda ipotesi si pone il problema della colpa medica. Criteri di accertamento della colpa penalmente rilevante il giudizio di colpa medica si fonda sull'inosservanza delle regole cautelari poste al fine di ridurre al minimo il rischio calcolabile e richiede non solo la prevedibilit dell'evento, ma anche il superamento del rischio consentito. Il giudizio di rimproverabilit deve tener conto anche della difficolt della prestazione. La responsabilit colposa del medico nell'attivit di quipe secondo l'art 27 Cost la responsabilit penale personale. Di conseguenza ciascun medico risponder per colpa degli eventi causati, solo nel caso in cui non abbia rispettato le regole cautelari del suo specifico settore, dovendo egli confidare nel corretto comportamento altrui. Il parametri di valutazione sar quello della colpa professionale. Tabella cause di giustificazione o scriminanti art 52 c.p legittima difesa pericolo attuale di offesa ingiusta a diritto o facolt propria o altrui necessit di difendere il diritto o la facolt contro l'aggressore. art 54 c.p stato di necessit pericolo attuale di danno grave alla persona propria o altrui necessit di salvare se stesso o altri contro un terzo innocente.

art 51 c.p esercizio del diritto comportamento autorizzato dal diritto modalit corrette di esercizio contro una persona soggetta ad un diritto o ad un potere. adempimento del dovere dovere imposto da una norma giuridica o da un ordine legittimo della pubblica autorit il reato l'unico mezzo per adempiere al dovere contro una persona soggetta ad un diritto o ad un potere. art 53 c.p uso legittimo delle armi adempimento di un dovere del proprio ufficio di pubblico ufficiale necessit di respingere la violenza o vincere la resistenza contro una persona soggetta ad un diritto o ad un potere. art 50 c.p consenso dell'avente diritto consenso valido alla specifica offesa l'offeso ha diritto di consentire all'offesa. attivit medico-chirurgica prevalenza dei vantaggi sugli svantaggi rispetto della regola cautelare medica consenso valido allo specifico intervento l'offeso ha diritto di consentire all'offesa.

L'imputabilit
La nozione di imputabilit Art 85 c.p comma 1 nessuno pu essere punito per un fatto preveduto dalla legge come reato se, al momento del fatto, non era imputabile. comma 2 imputabile chi ha la capacit d'intendere e di volere. Per cui l'imputabilit la capacit della pena ed imputabile solo colui che in grado di comprendere il significato dei propri atti e di autodeterminarsi in modo conforme al diritto. I presupposti dell'imputabilit sono dunque: la capacit di intendere, cio l'attitudine del soggetto sia a cogliere il significato della realt esterna, sia a rendersi conto

delle ripercussioni positive e negative del proprio comportamento, valutandone le possibili conseguenze; la capacit di volere, cio il potere del soggetto di determinarsi in maniera conforme al motivo che appare pi ragionevole, esercitando un potere di autocontrollo sulle pulsioni di carattere istintuale. Qualora difetti di una delle due attitudini, il soggetto non imputabile. L'imputabilit un concetto empirico e normativo: normativo perch spetta al diritto penale il compito di identificarne il fondamento e la funzione e stabilire in quali casi il soggetto debba essere considerato imputabile e quale sia il trattamento giuridico pi idoneo; empirico perch il legislatore, per individuare i casi in cui il soggetto non capace di intendere e di volere, quindi non imputabile, deve rifarsi alle pi aggiornate acquisizioni scientifiche. Il fondamento giuridico dell'imputabilit 3 sono le ragioni per cui il legislatore penale ha statuito che colui che era incapace di intendere e di volere al momento del fatto, pur avendo compiuto un reato, non debba essere sottoposto a pena: In primo luogo la Costituzione all'art 27 afferma che la responsabilit penale personale; da tale norma si ricava che risponde delle proprie azioni solo colui che poteva comprendere il valore del proprio agire e liberamente determinarsi. Un secondo ordine di ragioni legato alla funzione della pena. Essa ha 3 funzioni fondamentali: 1. retributivoafflittiva, tesa ad un castigo per il male commesso; 2. general-preventiva, tesa ad esercitare un'efficacia dissuasiva sui consociati, inducendoli a non delinquere tramite la minaccia di una sanzione punitiva che procuri timore; 3. special-preventiva, poich tesa ad impedire che il reo commetta nuovi reati e che pu assumere diverse forma, tra

le quali la rieducazione. Tali funzioni possono essere svolte dalla pena solo rispetto a soggetti che sono capaci di rendersi conto del valore sociale (positivo o negativo) dei propri atti e di valutarne le possibili conseguenze. Infine bisogna tener conto della connessione tra imputabilit e colpevolezza, la prima intesa come capacit di intendere e di volere e la seconda intesa come giudizio di rimproverabilit per l'atteggiamento antidoveroso della volont che era possibile non assumere. L'imputabilit viene quindi ad essere, oltre che capacit della pena, anche presupposto necessario della colpevolezza. Per aversi colpevolezza necessario che l'autore del reati abbia raggiunto un certo sviluppo intellettuale e che sia sano di mente. L'elemento soggettivo che il giudice deve valutare oltre al fatto materiale del reato non la colpevolezza, bens l'appartenenza psicologica del fatto all'autore del reato, in maniera differente a seconda che si tratti di soggetti imputabili (per cui l'appartenenza psichica consiste nella colpevolezza che ha come presupposto l'imputabilit e come requisiti la conoscenza (conoscibilit) del precetto penale e la sussistenza del dolo o della colpa) o di soggetti non imputabili (per i quali l'appartenenza psichica consiste nella possibilit di ricondurre il fatto alla personalit dell'autore del reato. Il soggetto non imputabile, per, non sottost a pena, ma pu essere sottoposto a misure di sicurezza qualora sia ritenuto socialmente pericoloso (art 202 c.p). L'accertamento giudiziale dell'imputabilit Si pu affermare che: l'imputabilit considerata normalmente esistente, in quanto il nostro sistema penale incentrato sul postulato logico dell'uomo normalmente capace di libere scelte; l'imputabilit esclusa o diminuita solo in presenza di determinate cause previste dal codice penale stesso; il giudice deve accertare non positivamente l'esistenza della

capacit di intendere e di volere, ma negativamente l'assenza (totale o parziale) di tale capacit per effetto di una delle cause suddette. Per compiere il suo accertamento il giudice pu avvalersi del giudizio di un esperto, cio di un consulente con competenze medico-psichiatriche valuti lo stato mentale e fisico in cui si trovava il soggetto al momento del reato. Al termine della sua analisi l'esperto redige una relazione (perizia) in cui espone i metodi di valutazione, le indagini compiute e le conclusioni; di essa il giudice terr conto al momento della sua decisione sull'imputabilit. Il giudice deve valutare le capacit intellettive e volitive del soggetto con riferimento: a) al momento della condotta; b) al singolo fatto concreto posto in essere, poich possibile che il soggetto venga ritenuta capace di intendere e di volere rispetto alla realizzazione di un tipo di reato e non rispetto ad un altro tipo (es. incapace rispetto ad un furto perch affetto da cleptomania, ma capace rispetto ad un omicidio). L'accertamento giudiziale dell'imputabilit si conclude con la valutazione del giudice in ordine alla capacit d'intendere e di volere del soggetto agente al momento del reato. Nel caso in cui l'illecito sia compiuto da un soggetto considerato capace di intendere e di volere al momento del fatto, il giudice dovr assoggettarlo alla pena. Nel caso in cui sia stato commesso da un soggetto non imputabile o semimputabile al momento del fatto, il giudice dovr procedere ad un giudizio in ordine alla pericolosit sociale. Deve esservi un'ulteriore accertamento rispetto a quello sull'imputabilit, tenendo conto della natura e delle modalit di commissione del reato, dei motivi a delinquere, del carattere del reo, dei precedenti, delle condizioni di vita, familiari e sociali del reo; da qui si pu ricavare il giudizio sulla pericolosit sociale, ovvero sulla possibilit e probabilit che egli possa commettere un nuovo reato. Se tale giudizio conferma la pericolosit, il giudice potr disporre

l'applicazione di una misura di sicurezza (artt.222-224 c.p). Le cause di esclusione o diminuzione dell'imputabilit Gli articoli 88-96 del codice penale elencano alcuni fattori che sono capaci di escludere o diminuire la capacit di intendere e di volere di un soggetto, e quindi, renderlo non imputabile. Sono cause di esclusione o diminuzione dell'imputabilit : l'infermit di mente (artt.88-89 c.p); l'azione dell'alcol o di sostanze stupefacenti (artt.91-95 c.p); il sordomutismo (art 96 c.p); la minore et (artt.97-98 c.p). Le cause di esclusione vengono solitamente suddivise in due categorie: le ALTERAZIONI PATOLOGICHE, comprendente le ipotesi nelle quali la capacit di intendere e di volere esclusa o diminuita a causa di infermit di mente o azione di sostanze alcoliche o stupefacenti; l'IMMATURIT FISIOLOGICA o PARAFISIOLOGICA, comprendente le ipotesi della minore et e del sordomutismo. Il giudice, comunque, potr e dovr ravvisare lo stato di incapacit di intendere e di volere, quindi la non imputabilit, anche aql di fuori delle situazioni previste dal legislatore, tutte le volte in cui accerti che il soggetto al momento del reato si trovava in uno stato in cui la sua capacit di intendere o di volere era esclusa o parzialmente esclusa per qualsiasi causa. L'infermit di mente Non sufficiente accertare l'infermit mentale per dedurre automaticamente la non imputabilit del reo, poich occorre verificare se ed in quale misura tale vizio di mente ne abbia compromesso la capacit di intendere e di volere al momento del fatto. Gli art.88-89 c.p, per non forniscono una definizione di infermit mentale. La stessa scienza psichiatrica oggi non in grado di

stabilire con esattezza cosa debba intendersi per infermit mentale. In particolare sono 3 gli indirizzi psichiatrici prevalenti su questo tema: paradigma medico l'infermit mentale una malattia del sistema nervoso e sussiste solo nei casi in cui tale disturbo sia inquadrabile in una precisa nosografia psichiatrica; paradigma psicologico l'infermit mentale la disarmonia dell'apparato psichico e ne fanno parte anche tutte quelle alterazioni atipiche (es. di natura nevrotica, psicopatica o caratterologica) che, pur non essendo scientificamente definite, determinano un grave incidenza sul controllo e sulla capacit di intendere e di volere; paradigma sociologico l'infermit mentale comprende anche i disturbi psichici di origine sociale, dovuti cio a relazioni personali inadeguate nell'ambiente di vita o nel lavoro. La conseguenza della mancanze di una definizione univoca di infermit mentale la difficolt giudiziaria a compiere valutazioni in tema di imputabilit. Da parte di un'autorevole dottrina si cercato di delineare con maggior precisione il concetto di infermit mentale sostenendo che: 1. essa va intesa come uno stato patologico che abbraccia non solo le malattie mentali nosograficamente classificate, ma anche tutte le altre anomalie psichiche che comportino una diminuzione od esclusione della capcit di intendere e di volere; 2. non necessariamente l'infermit mentale un'infermit psichica, pu trattarsi anche di infermit o malattia fisica, purch incida sulle capacit volitive ed intellettive (es. disturbi mentali organici, metabolici, tossicosi, ecc.); 3. lo stato patologico che causa l'infermit pu essere permanente o transitorio; 4. l'infermit mentale, per escludere l'imputabilit, deve esistere

al momento del fatto; 5. l'infermit mentale deve essere accertata con riferimento allo specifico fatto posto in essere dal soggetto, a questo proposito si posto il problema dell'imputabilit dei soggetti affetti da deliri sistematizzati o cleptomanie (es. mania di persecuzione, cleptomania, ecc.) La dottrina penalistica ritiene errata tale teoria specificando che, indipendentemente dal tipo di reazione mentale, il giudice deve valutare se nel caso specifico ed in riferimento al fatto compiuto, il soggetto possedeva la piena capacit di intendere e di volere. La disciplina del vizio totale o parziale di mente contenuta negli artt 88-89 c.p, cui segue l'art 90 in relazione agli stati emotivi ed emozionali: art 88 c.p vizio totale di mente non imputabile chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, era, per infermit, in uno stato mentale tale da escludere la capacit di intendere e di volere. Il giudice dovr verificare se in concreto il soggetto sia socialmente pericoloso e se viene accertata la reale pericolosit, potr essere applicata la misura di sicurezza del ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario (art 222 c.p); art 89 c.p vizio parziale di mente colui che, nel momento in cui ha commesso il fatto, era, per infermit, in uno stato mentale tale da scemare grandemente , senza escluderla, la capacit di intendere e di volere, risponde del reato commesso, ma la pena diminuita fino ad 1/3 e vi anche in questo caso il giudizio sulla pericolosit sociale e sulle eventuali misure di sicurezza della casa di cura e di custodia (cumulo della pena con la misura di sicurezza); per vizio parziale di mente si intende l'anomalia psichica che interessa non un solo settore della mente, ma tutta la mente in misura tale da scemare grandemente la capacit di intendere e di volere, senza per escluderla. La differenza tra vizio totale e vizio parziale quantitativa e non qualitativa.

art 90 c.p stati emotivi e passionali se sono costituiti da meri cambiamenti psichici, anche se incidenti parzialmente sulla capacit di intendere e di volere, sono irrilevanti al fine del giudizio di accertamento sull'imputabilit; se sono una manifestazione od un sintomo di uno stato patologico di infermit mentale, vanno valutati alla luce degli artt 88-89 c.p e dunque possono escludere o diminuire l'imputabilit. Sistema del doppio binario il giudice ha la possibilit di infliggere sia pene ma anche di disporre misure di sicurezza. L'azione dell'alcol o delle sostanze stupefacenti L'uso di queste sostanze pu determinare gravi turbamenti psichici, alterando il senso critico ed il regolare funzionamento dei freni inibitori. Tale disciplina contenuta negli articoli 91-95 c.p che prevede un sistema di pene differenziato in base alla causa di intossicazione: ubriachezza (o intossicazione da stupefacenti) accidentale derivata da caso fortuito o da forza maggiore, si verificata, cio, indipendentemente dalla volont del soggetto, al quale non pu muoversi alcun rimprovero, seppure di leggerezza, per essere caduto in tale stato. In tali casi l'ubriachezza (o intossicazione) incolpevole, poich determinata da un fattore imprevedibile, da una forza esterna a cui il soggetto non poteva opporre resistenza. (es. astemio che beve, per errore o scherzo, una bevanda alcolica credendola analcolica). Nelle ipotesi in cui il soggetto commetta un reato, l'art 91 c.p dispone che, se la capacit di intendere e di volere risulta esclusa, il soggetto non imputabile, se grandemente diminuita, imputabile ma si avr una pena diminuita. Ubriachezza (o intossicazione) volontaria o colposa non deriva da caso fortuito o da forza maggiore, non accidentale; il soggetto si ubriacato per imprudenza o negligenza, cio quando, pur non volendosi ubriacare, ha

determinato con atteggiamento imprudente il proprio stato di ebriet che poteva prevedere ed evitare (es. marito sfortunato che beve per dimenticare le avventure extraconiugali della moglie, oppure commensale di matrimonio che propone troppi brindisi per festeggiare gli sposi). In questo caso l'art 92 c.p preved che l'imputabilit non n esclusa n diminuita. Ubriachezza (o intossicazione) preordinata il soggetto si intenzionalmente procurato lo stato assumendo alcolici o stupefacenti al fine specifico di commettere un reato (es. chi ha deciso di dar fuoco all'auto del vicino che parcheggia nel suo posto auto e si ubriaca per trovare il coraggio di compiere tale azione illecita). Il comma 2 dell' art 92 c.p stabilisce che l'imputabilit non n esclusa n diminuita, anzi si soggetti ad una pena aumentata. Ubriachezza (o intossicazione) abituale lo stato di un soggetto che dedito all'uso di bevande alcoliche o di droghe e viene a trovarsi frequentemente in condizioni di ubriachezza od intossicazione. Il comma 2 dell'art 94 c.p stabilisce che l'imputabilit non esclusa, l'imputato assoggettabile ad una pena aumentata cui pu essere aggiunta una misura di sicurezza. Cronica intossicazione da alcool o da stupefacenti definita intossicazione cronica lo stadio conclusivo dell'alcolismo o della tossicodipendenza nel quale tali sostanze hanno provocato nel soggetto un'alterazione psichica patologica e permanente tale da essere equiparata dallo stesso legislatore al vizio di mente totale o parziale. In tale stato si hanno alterazioni psichiche profonde e definitive, che arrivano ad un vero sfacelo della psiche (ad es. delirium tremens o psicosi alcolica di Korsakoff o paranoia alcolica). L'individuo in tali casi non altro che un malato di mente. In questo caso l'art 95 c.p richiama il regime del vizio totale o parziale di mente di cui gli artt 88-89 c.p.

Resta infine di esaminare l'ipotesi di incapacit procurata da terzi, ad es. tramite somministrazione di alcolici, stupefacenti o suggestione ipnotica. Occorre distinguere due diverse posizioni: il soggetto che ha provocato l'altrui stato di incapacit a) se ha agito al fine di far commettere un reato, risponder del reato commesso dalla persona incapace (art 86 c.p); b)se ha agito senza fini criminosi risponder di eventuali reati commessi dall'incapace a titolo di dolo eventuale se aveva previsto ed accettato il rischio di tali reati, a titolo di colpa se questi furono da lui previsti ma non accettati oppure non erano prevedibili ed evitabili, sempre che siano punibili a titolo colposo; il soggetto reso incapace a) se non ha prestato il suo consenso, cio stato posto in stato di incapacit contro la sua volont o consapevolezza, risulter non imputabile o semimputabile; b) se egli ha acconsentito di essere posto in tale stato, senza conoscere il fine criminoso del terzo e senza avere la volont di compiere il reato, risponder a titolo di colpa, secondo la disciplina dell'incapacit volontaria o colposa; c)se ha acconsentito di essere posto in tale stato poich condivideva il fine criminoso, imputabile e corresponsabile del reato secondo la disciplina dell'incapacit preordinata. Il sordomutismo Il sordomutismo uno stato fisico di minorazione sensoriale che pu provocare uno stato di immaturit psichica. Secondo l'art 96 c.p non imputabile il sordomuto che, nel momento in cui ha commesso il fatto, per causa della sua infermit, non aveva la capacit di intendere e di volere, ma pu essere sottoposto alla misura di sicurezza dell'ospedale psichiatrico se considerato socialmente pericoloso. Se tale capacit era grandemente scemata, la pena diminuita e pu essere posto alla misura di sicurezza dell'assegnazione ad una casa di cure e di custodia o della libert vigilata. Quando la capacit di intendere e di volere risulta piena, il

sordomuto trattato come qualsiasi altro soggetto, imputabile e sottost alla pena. La minore et L'uomo acquisisce la capacit di intendere e di volere attraverso un processo evolutivo che inizia alla nascita e si completa con la maturit intellettuale. La disciplina della minore et quale causa di esclusione dell'imputabilit dettata dagli artt 97-98 c.p che distinguono 2 ipotesi: per coloro che hanno compiuto il 18 anno di et esiste la presunzione relativa di capacit di intendere e di volere, il soggetto sar sempre imputabile salvo che risulti, al momento del fatto, tale capacit diminuita od esclusa dalle cause previste dal legislatore o da altre cause equiparabili; per i minori di 14 anni stabilita una vera e propria presunzione assoluta di incapacit di intendere e di volere. Il giudice non dovr compiere una valutazione in ordine all'imputabilit, ma ne pu valutare la pericolosit sociale; per i minori di et compresa tra i 14 ed i 18 anni non esiste alcuna presunzione n di capacit n di incapacit. Il giudice ha il compito di giudicare, caso per caso, la maturit mentale del soggetto. La maturit mentale determinata da fattori biologici ed organici clinicamente accertabili (es. immaturit bioelettriche e cerebrali), da fattori psicologici rilevabili con gli strumenti di psicologia clinica (es. immaturit affettiva, emotiva) e da fattori socio-ambientali di disagio (es. derivante dalla condizione familiare, dallo status sociale, da condizioni economiche e culturali). L'immaturit mentale va intesa come: a) diversa dal vizio mentale, poich il minore pu essere immaturo anche se perfettamente sano di mente; b) globale perch comprensiva non solo del carente sviluppo intellettivo e volitivo, ma anche di quello affettivo, della capacit di intendere il significato dei propri atti e dell'inadeguato

sviluppo della coscienza morale; c) relativo perch la valutazione dell'incapacit di intendere e di volere va sempre riferita in modo specifico alla fattispecie penale posta in essere dal soggetto. Per ci che riguarda il trattamento sanzionatorio , vi sono 3 ipotesi: se il minore (et compresa tra i 14 ed i 18 anni) viene riconosciuto imputabile, sar sottoposto all'applicazione della pena ma tale pena sar diminuita ed egli fruir di alcune agevolazioni in tema di pene accessorie. Inoltre se riconosciuto socialmente pericoloso, pu essere ricoverato in riformatorio giudiziario oppure posto in libert vigilata, realizzando il cumulo tra pena e misure di sicurezza; se il minore risulta non imputabile perch al momento del fatto non aveva compiuto 14 anni o perch, pur avendoli compiuti sia risultato immaturo, non sar sottoposto ad alcuna pena, ma il giudice dovr valutarne sempre la pericolosit; se il minore risulta incapace di intendere e di volere anche per ragioni diverse dall'et, il giudice pu ordinare un trattamento curativo, come essere assegnato in un ospedale psichiatrico giudiziario o ad una casa di cura e di custodia.

Le circostanze del reato


Considerazioni introduttive sulle forme di manifestazione del reato Il reato pu qualificarsi come fatto vietato dalla legge sotto la minaccia di una sanzione. Il termine fattispecie astratta o tipo legale intende tutti gli elementi di carattere oggettivo e soggettivo la cui realizzazione da parte del soggetto comporta l'applicazione di una pena. A partire dall'Illuminismo l'esigenza di una adeguata sanzione penale per i vari tipi di reato ha imposto al legislatore di prevedere normativamente elementi ulteriori ed accessori rispetto agli elementi essenziali del reato (fatto tipico, antigiuridicit, colpevolezza). Il reato pu quindi realizzarsi con forme diverse rispetto a quelle che caratterizzano il suo nucleo essenziale: pu accadere che il soggetto agisca da solo ma si avvalga del

contributo di altri soggetti (es. a fornisce a b l'arma per uccidere c); in questo caso un fatto che astrattamente realizzabile da un singolo, viene in realt posto in essere da pi soggetti. La diversa forma di manifestazione riguarda il NUMERO DI PERSONE CHE INTERVENGONO NELLA COMMISSIONE DEL REATO. L'attivit del soggetto pu interrompersi prima che siano integrati tutti gli elementi essenziali della fattispecie (es. a viene sorpreso nell'abitazione di b mentre si sta impossessando di alcune cose di propriet dello stesso). In base al grado di realizzazione della condotta non possibile affermare che a abbia commesso un furto ma unicamente che abbia tentato di commetterlo; si parla di DELITTO TENTATO; il reato pu differenziarsi dal suo schema tipico perch viene arricchito da ulteriori elementi rispetto a quelli costitutivi (es. a aggredisce b ferendolo in risposta ad una provocazione; c,latitante, per sottrarsi alla cattura, cagiona la morte di d). La presenza di questi elementi incide sulla gravit del reato e sulla pena da applicarsi in concreto. Reato semplice e reato circostanziato: la funzione delle circostanze Elementi necessari o costitutivi ed elementi accessori o circostanze. Anche le circostanze sono elementi del reato, ma a differenza degli elementi essenziali che influiscono sull'esistenza giuridica del reato, esse incidono sulla gravit dello stesso. La funzione principale delle circostanze questa capacit di incidere su questa e permettere un migliore adeguamento della pena al reato, che potr essere aggravata o attenuata. Classificazione delle circostanze circostanze definite ed indefinite sono definite quelle

previste in maniera precisa da articoli di legge, indefinite quelle che fanno riferimento ad ipotesi come nei casi pi gravi, nei casi di lieve entit o anche le attenuanti previste dall'art 62-bis c.p. Circostanze attenuanti ed aggravanti da esse deriva una diminuzione od un inasprimento della pena (es. attenuanti: aver agito per motivi di particolare valore morale o sociale (art 62 c.p); aggravante: aver agito per motivi abbietti o futili (art 61 c.p). circostanze ad effetto speciale ed ad effetto comune riguardano l'entit della diminuzione o dell'inasprimento della pena. Quelle ad effetto comune riguardano una variazione della pena di 1/3 rispetto a quanto previsto in astratto per il reato. Quelle ad effetto speciale, invece, prevedono una variazione superiore ad 1/3. Se non vi alcuna indicazione in merito nella norma penale, si tratta sempre di circostanze ad effetto comune. Circostanze comuni e speciali le prime sono quelle comprese nella parte generale del codice penale e possono essere applicate a tutti i reati, le seconde sono previste in relazione a singoli reati e sono applicabili solo ad essi. Imputazione delle circostanze Imputare una circostanza significa stabilire quando essa pu essere attribuita al soggetto e quindi comportare la diminuzione o l'aumento stabiliti dalla legge. In seguito alla riforma introdotta dalla legge n 19/1990, oggi esiste una differente disciplina dell'imputazione a seconda che si tratti di circostanze aggravanti o attenuanti. Le circostanze attenuanti sono imputate oggettivamente, cio sono attribuite solo per il fatto dello loro esistenza; quelle aggravanti invece, sono applicate ove ricorrano le seguenti ipotesi individuate dall'art 59, comma 2 c.p: le circostanze sono conosciute dal reo; o da lui ignorate per colpa;

o ritenute inesistenti per errore dovuto a colpa. Applicazione ed effetti delle circostanze La diminuzione o l'aggravamento di pena seguono l'accertamento dell'esistenza di una circostanza e debbono essere applicati dal giudice per la determinazione della sanzione in concreto solo dopo averla fissata provvisoriamente senza tener conto della circostanza medesima. L'entit delle variazioni definita sulla base di criteri individuati dall'art 133 c.p. Ove ricorrano pi circostanze, necessario distinguere, in primo luogo, l'ipotesi in cui si tratti di circostanze tutte aggravanti o tutte attenuanti (concorso omogeneo) da quella in cui siano di diversa natura (concorso eterogeneo). Nel primo caso si applicheranno tanti aumenti (o diminuzioni) quanto sono le circostanze, calcolando ogni ulteriore variazione sul risultato della precedente, nei limiti previsti dagli artt 66-68 c.p. Nel secondo caso, occorrer valutare, tramite giudizio di bilanciamento se: le attenuanti e le aggravanti si equivalgono ed in questo caso il reato si considera come se non fosse stato circostanziato e non si applicheranno aumenti o diminuzioni di pena; le attenuanti prevalgono sulle aggravanti o viceversa ed in questo caso si applicheranno solo gli aumenti o le diminuzioni relativi alle circostanze che sono ritenute prevalenti. Le circostanze non si contano, si PESANO. Per il concorso tra circostanze ad effetto comune od ad effetto speciale, deve essere applicata prima la pena stabilita per quest'ultime, poi si procede agli aumenti o alle diminuzioni su di essa. Se il concorso tra pi circostanze ad effetto speciale, si applica la pena stabilita per la circostanza pi grave. La disciplina relativa agli aumenti ed alle diminuzioni di pena prevista dall'art 63 c.p.

Il tentativo
Reato consumato e reato tentato Le fasi del reato Il reato si realizza di regola passando attraverso varie fasi: l'ideazione, la preparazione, l'esecuzione e la consumazione. L'ideazione (concepimento del proposito), si svolge all'interno della psiche del soggetto e non di per s punibile. La preparazione (predisposizione di mezzi) si ha quando l'ideazione si comincia a tradurre in atti nel mondo esterno. L'esecuzione la realizzazione del piano criminoso. La consumazione si ha quando il fatto posto in essere corrisponde all'ipotesi astratta del legislatore per la presenza di tutti i requisiti essenziali di una fattispecie incriminatrice. Il reato TENTATO quando l'attivit si interrompe prima che

siano configurabili tutti i requisiti minimi richiesti per l'esistenza di un reato. Si pone il problema, in questi casi, di determinare se il soggetto agente debba essere punito ed in caso affermativo, come punirlo. Il tentativo punibile solo per ci che riguarda i reati pi gravi (delitti) e viene punito in misura inferiore rispetto al reato consumato. prevista la reclusione non inferiore a 12 anni per reati puniti con l'ergastolo ed una diminuzione della pena da 1/3 a 2/3 per gli altri casi. La fattispecie di tentativo Ai sensi dell'art 56 c.p chi compie atti idonei diretti in modo non equivoco a commettere un delitto, risponde di delitto tentato se l'azione non si compie o l'evento non si verifica. ESEMPIO L'OMICIDIO ED IL TENTATO OMICIDIO: art 575 c.p chiunque cagiona la morte di un uomo... art 575 c.p e 56 c.p : chi compie atti idonei diretti in modo non equivoco a cagionare la morte di un uomo, risponde di tentato omicidio se l'azione non si compie o l'evento non si verifica. Gli elementi della fattispecie Vi sono 2 requisiti fondamentali del delitto tentato: manifestazione della volont criminosa; messa in pericolo dell'interesse tutelato. ELEMENTO SOGGETTIVO il tentativo punibile unicamente a titolo di dolo; gli atti diretti a commettere un delitto sono incompatibili con un atteggiamento colposo. L'elemento soggettivo del delitto tentato consiste nella volont di compiere uno specifico delitto (DOLO DI CONSUMAZIONE) anche se discussa l'ammissibilit del dolo eventuale. La prova della volont di commettere un delitto pu essere desunta dalla condotta criminosa o da qualsiasi altro elemento anteriore o posteriore ad essa (es. lettera in cui la moglie abbandonata comunica al marito la decisione di uccidersi con i

figli). La volont del soggetto deve essere diretta alla consumazione del delitto, il fine di realizzare un tentativo non sufficiente. ELEMENTO OGGETTIVO il delitto non deve essersi consumato: nei delitti di pura condotta la mancata perfezione consiste nel mancato integrale compimento dell'azione od omissione tipica (es. a spedisce a b una lettera ingiuriosa che non viene recapitata in seguito ad un disguido postale); nei delitti di evento la mancata perfezione consiste nel fatto che l'evento non si realizza (es. a propina alla suocera una dose mortale di veleno, questa sentendosi male, chiama un medico e si salva) e nel fatto che non si realizza integralmente neanche la condotta tipica (es. a prepara al marito una bevanda avvelenata e la mette nel frigorifero perch si raffreddi, con il proposito di offrirgliela dopo pranzo; il marito rientrato in casa in assenza della moglie assaggia la bevanda e si salva solo perch smette di berla avvertendo un sapore strano). La fattispecie oggettiva del tentativo poi costituita da 2 elementi positivi (art 56 c.p): l'idoneit degli atti e la direzione non equivoca di essi. L'idoneit la capacit di causare la verificazione di un delitto; nell'accertare la sua sussistenza si deve verificare se nel momentpo in cui il soggetto ha compiuto l'ultimo atto, considerato il contesto della situazione in concreto, vi era una rilevante possibilit che il delitto fosse portato a compimento. L'univocit si ha quando un atto idoneo a denotare il proposito criminoso dell'agente anche sulla base delle circostanze oggettivamente esistenti. Il reato impossibile Quando l'oggetto della condotta non esiste in natura oppure quando la condotta non assolutamente idonea, si ha il reato impossibile (art 49, comma 2 c.p). Il reato impossibile perch in concreto non vi nessun pericolo di offesa al bene giuridico protetto dalla norma incriminatrice.

Tuttavia, se il soggetto che ha agito pericoloso, il giudice pu ordinare che sia sottoposto a misure di sicurezza. Desistenza e recesso Art 56 c.p comma 3, tentativo incompiuto, desistenza: se il colpevole, volontariamente, desiste dall'azione, soggiace solo alla pena per gli atti compiuti, qualora costituiscano da soli un reato diverso. comma 4, recesso: se il colpevole impedisce volontariamente l'evento, soggiace alla pena stabilita per il delitto tentato, con pena diminuita da 1/3 alla met.

Il concorso di persone nel reato


Considerazioni preliminari Il reato pu essere commesso tanto da un solo soggetto, quanto da pi soggetti, nel secondo caso si realizza la COMPARTECIPAZIONE CRIMINOSA, detta, nel nostra sistema penale, CONCORSO DI PERSONE IN REATO. Due sono le forme: concorso necessario riguarda i reati per la cui realizzazione la norma incriminatrice richiede la condotta di due o pi soggetti (es. incesto, bigamia, rissa, ecc.), la struttura stessa del reato che impone la compartecipazione; concorso eventuale riguarda i reati che possono essere indifferentemente realizzati da una o pi persone (es. rapina,

furto, omicidio, sequestro di persona, ecc.). Anche i reati a concorso necessario possono ammettere il concorso eventuale quando vengono compiuti da un numero di persone superiore a quello richiesto dalla norma incriminatrice (es. concorso nel delitto di incesto quando un terzo soggetto presta la propria abitazione per gli incontri incestuosi). Varie sono le forme attraverso cui la compartecipazione criminosa, fenomeno pericoloso ed in espansione, caratterizzato dalla divisione dei compiti fra i partecipanti, pu realizzarsi: la partecipazione psichica, che si manifesta nella fase dell'ideazione e d origine alle figure del determinatore e dell'istigatore; la partecipazione materiale o fisica, che si realizza nella fase preparatoria ed esecutiva del reato e d origine alle figure dell'autore, coautore e complice. La disciplina del codice penale Il concorso di persone disciplinato dagli artt 110 e ss c.p quando pi persone concorrono nel medesimo reato, ciascuna di esse soggiace alla pena per questo stabilita pari responsabilit di tutti i concorrenti. A seconda delle circostanze del concorso, per, si pu adattare la pena in concreto applicata al ruolo esercitato da ciascuno dei concorrenti. Gli elementi del concorso di persone ELEMENTO OGGETTIVO: Pluralit di agenti necessario che il reato sia stato realizzato da un numero di persone superiore a quello richiesto nella norma incriminatrice di parte speciale (es. furto art 624 due o pi persone; incesto art 564 da pi di due, ecc.). Anche le persone non imputabili (es. minori, infermi di mente, ecc.) possono essere considerati concorrenti, ma ad essi non sar applicata la pena. Realizzazione di un reato deve essere posto in essere un fatto di reato, tentato o consumato. La realizzazione dello stesso pu avvenire ad opera di uno solo, di una parte o di

tutti i concorrenti, qualora ognuno realizzi solo una parte dell'intera condotta. Contributo causale ciascun soggetto, con la sua partecipazione psichica o fisica, deve aver dato un contributo causale alla realizzazione del reato. Per causale si intende i contributo materiale o psichico che abbia concretamente rafforzato od agevolato nell'esecuzione del reato gli altri compartecipi. ELEMENTO SOGGETTIVO: Pu essere sia in forma di dolo che di colpa. L'art 110 c.p prevede il concorso doloso nei delitti ed il concorso doloso e colposo nelle contravvenzioni; l'art 113 prevede il concorso colposo nel delitto colposo. quasi escluso dalla normativa perch non espressamente previsto il concorso nel delitto preterintenzionale. Dolo di concorso non necessario il preventivo accordo di tutti i compartecipi, ma necessario che ciascuno abbia consapevolezza e volont di concorrere. Oggetto del dolo di concorso: coscienza e volont del fatto previsto come reato; consapevolezza dell'altrui condotta; volont di concorrere con altri alla realizzazione del reato. Cooperazione colposa caratteristica della colpa la non volont del reato; per aversi concorso colposo sar sufficiente: la consapevolezza e la volont di tenere una condotta contraria alle regole cautelari in comune con altri; la prevedibilit o previsione dell'evento criminoso; l'evitabilit dell'evento (es. due amici che alla guida di un auto si incitano a vicenda a superare i limiti di velocit causando un incidente in cui una persona muore). Da non confondersi con la cooperazione colposa il concorso di condotte colpose indipendenti nella realizzazione dell'evento, in cui le condotte colpose dei singoli sono svincolate e non danno luogo a responsabilit concorsuale (es. due automobilisti che, inconsapevoli l'uno della condotta dell'altro, causano un incidente mortale perch ambedue non rispettano il limite di velocit).

Le circostanze del concorso di persone Il principio delle pari responsabilit nel concorso di persone trova temperamento nella previsione di circostanze aggravanti ed attenuanti. Esse sono previste dagli artt 112 e 114 c.p e concorrono con le circostanze previste dagli art 61, 62 e 62-bis c.p (circostanze comuni) e con le circostanze speciali. Art 112 c.p circostanze aggravanti l'aver promosso od organizzato la cooperazione nel reato o l'aver diretto l'attivit delle persone concorse nel reato (comma 2 organizzatori e promotori dell'attivit criminosa); l'aver, nell'esercizio della propria attivit di direzione o vigilanza, determinato a commettere il reato a persone a s soggetto (comma 3); l'aver, fuori dal caso precedente, determinato a commettere il reato un minore di 18 od una persona in stato di infermit o deficienza psichica (comma 4). Deve trattarsi di persone imputabili, pur se con imputabilit diminuita (es. maggiori di 14, seminfermi, ecc.); se si trattasse di persone non imputabili o non punibili a cagione di una condizione o qualit personale, risponde del reato da questa commesso chi l'ha determinate a compierlo, con pena aumentata (art 111 c.p). Le precedenti sono aggravanti soggettive. Vi poi l'aggravante oggettiva prevista dall'art 112 comma 1 c.p : il numero di persone concorse in reato di 5 o pi salvo che la legge disponga altrimenti. Tutte le circostanze aggravanti devono essere obbligatoriamente applicate dal giudice. Art 111 c.p circostanze attenuanti aver avuto una minima importanza nella preparazione e nell'esecuzione del reato; essere stato indotto o determinato a commettere o a cooperare

nel reato in condizioni di minorata difesa dovuta all'et, alle condizioni psichiche, per rapporti di supremazia. Le circostanze attenuanti si applicano sia al concorso colposo che a quello doloso e sono facoltative. Tutte le circostanze si applicano secondo il principio generale sancito all'art 59 c.p ed integrato con l'art 118 che disciplina espressamente le circostanze del concorso. In base all'art 119 c.p, si applicano a tutti i concorrenti le circostanze oggettive di esclusione della pena, es. cause di giustificazione (legittima difesa, stato di necessit, ecc.). si applicano invece al solo concorrente la cause soggettive di esclusione della pena (es. art 649 c.p non punibilit del furto per il furto commesso ai danni del padre). Le varianti individuali al piano comune Pu accadere che uno dei concorrenti, nell'eseguire la condotta assegnatagli, realizzi invece un reato diverso da quello voluto dagli altri concorrenti (es. accordo per commettere un furto, ma durante l'esecuzione uno dei concorrenti realizza una rapina). Secondo l'art 116 c.p anche chi non volle il reato realizzato da taluno degli altri concorrenti ne risponde a titolo di dolo, alla sola condizione che il reato realizzato sia conseguenza della sua azione od omissione. richiesto, oltre che un rapporto di causalit materiale, anche un coefficiente di causalit psichica, dato dalla possibilit che il concorrente abbia di prevedere come logica e prevedibile conseguenza del suo operare la realizzazione del reato da lui non voluto. Il concorso di persone nel reato proprio Problemi particolari si hanno nel caso di concorso in reati propri, ovvero reati che possono essere realizzati solo da soggetti in possesso di particolare qualifica (es. peculato per pubblico ufficiale, bancarotta per imprenditore, ecc). Non vi alcun problema quando l'estraneo consapevole che la persona con la quale concorre possiede tale qualifica. Egli, ai sensi

dell'art 110 c.p, risponder del reato proprio. Il problema si pone quando il soggetto ignori la qualifica del soggetto con cui concorre; l'art 117 c.p afferma che, se per le condizioni o qualit personali del colpevole o per i rapporti tra il colpevole e l'offeso muta il titolo di reato di coloro che vi sono concorsi, anche gli altri rispondono dello stesso reato. Occorre distinguere a seconda che la qualifica soggettiva faccia mutare il titolo di reato oppure trasformi un reato in un fatto lecito. Nel primo caso il concorrente che non a conoscenza della qualifica del soggetto, ed il fatto commesso ugualmente previsto come reato anche in mancanza di tale qualifica, risponder comunque di reato proprio, ed il giudice potr solo diminuire la pena al soggetto che ne ignorava la qualifica, attenuante, comunque, facoltativa. Nel secondo caso, il concorrente ignora la qualifica ricoperta dal complice e richiesta dal reato proprio, ma il fatto commesso non previsto come reato in mancanza di tale qualifica. In questo caso l'art 117 c.p non trova applicazione, valgono le regole comuni sull'elemento soggettivo del concorso di persone, per cui non risponde di reato, ad es di diserzione, una persona che abbia incitato a partire per l'estero un amico ignorando che quest'ultimo stava prestando il servizio militare. I reati associativi Oltre alla fattispecie base del reato associativo (art 416 c.p), vi sono nuove fattispecie penali quali: associazione con finalit di terrorismo ed eversione; associazione di tipo mafioso; associazione segreta; associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Mentre il concorso di persone eventuale si fonda su un accordo occasionale che pi persone realizzano per la commissione di un reato, il reato associativo si fonda su un ACCORDO STABILE che pi persone stipulano per realizzare insieme un programma di

attivit illecite. Il reato associativo presuppone: sul piano oggettivo: una pluralit di soggetti; un'organizzazione stabile o permanente; un fine ed una strumentazione illecita; sul piano soggettivo: la volont di far parte di un'associazione avente di regola lo scopo di commettere delitti.

La funzione della pena


Le teorie sulla funzione della pena Le teorie sulla funzione della pena sono 3: Teoria della retributivo-afflittiva la pena ha la funzione di retribuire il male commesse con il reato con un corrispondente male costituito dalla pena. Vi la teoria della retribuzione morale e quella della retribuzione giuridica. La prima afferma che il fondamento della pena sta nell'insopprimibile esigenza morale di ripagare il bene con il bene ed il male con il male, e lo Stato deve farsi portatore di tale esigenza. La seconda afferma che il delitto costituisce una negazione del diritto e la pena, negando a sua volta il delitto, ha la funzione di riaffermare il diritto violato. La pena trova giustificazione di per s; questa una teoria assoluta. Teoria general-preventiva la pena ha la funzione di

scoraggiare il compimento di reati o attraverso la minaccia della sua irrogazione (prevenzione generale mediante intimidazione o negativa) o attraverso lo spontaneo assorbimento dei valori tutelati (prevenzione generale positiva o allargata). Teoria special-preventiva scopo della pena impedire che colui che abbia commesso un reato n ricommetta altri, prevenzione della ricaduta nel delitto. La prevenzione speciale pu attuarsi in varie forme: la neutralizzazione del reo, la rieducazione-risocializzazione, la non desocializzazione. La neutralizzazione non pu assumere forme n di eliminazione fisica (es. pena di morte vietata dalla Cost) n di interventi d menomazione dell'integrit fisio-psichica (es. lobotomia, castrazione), ma eventualmente quella di misure interdittive (es. divieto di ricoprire determinate cariche). La rieducazione non potr consistere in trattamenti di indottrinamento ideologico, ma in misure che favoriscono il graduale reinserimento del reo nella societ. Molte correnti di pensiero oggi tendono a sostenere la POLIFUNZIONALIT DELLA PENA. Le norme della Costituzione sulla funzione della pena Art 27 comma 3 Cost la pena deve tendere alla rieducazione del condannato e non pu consistere in trattamenti contrari al senso di umanit. Art 25 Cost nessuno pu essere punito per un fatto che non sia espressamente previsto dalla legge come reato. Art 13 Cost, ultimo comma deve essere punita ogni violenza fisica e morale su persone sottoposte a restrizioni della libert. Anche la nostra Costituzione accoglie una concezione polifunzionale della pena. Dal principio personalistico per cui la persona umana va considerata come fine dell'ordinamento e non come mezzo per raggiungere determinati fini, si pu ricavare che la pena non potr

mai superare quella meritata dal reo in base alla gravit del reato ed all'intensit della colpevolezza. Dal principio democratico si ricava poi che la rieducazione non pu consistere in trattamenti di recupero all'ideologia dominante, ma solo nell'offerta di un'opportunit di volontario reinserimento nel tessuto sociale. La funzione educativa e la sua attuazione nella legislazione ordinaria La Cost, pur accogliendo la polifunzione della pena, sottolinea la necessit che essa sia diretta alla rieducazione del reo, con la forma negativa della non desocializzazione e con quella positiva del recupero sociale. La non desocializzazione si attuata rendendo eccezionale la pena detentiva di breve durata attraverso l'innalzamento del limite di concedibilit della sospensione condizionale della pena fino a 2 anni, la possibilit di sostituire la pena detentiva fino a 3 mesi con la pena pecuniaria corrispondente, quella fino a 6 mesi con la libert controllata e quella fino ad un anno con la semidetenzione, l'introduzione della misura dell'affidamento in prova al servizio sociale, se la pena da scontare non supera i 3 anni o se i soggetti sono affetti da AIDS conclamata o da grave deficienza immunitaria, anche senza il previo transito in un istituto penitenziario. La rieducazione in forma positiva stata perseguita con l'individualizzazione del trattamento carcerario e l'istituzione di misure alternative (liberazione anticipata, semi-libert, liberazione condizionale,ecc).

L'applicazione della pena


La classificazione delle pene Artt 17 e ss. c.p sono previsti due tipi di pene: pene principali, che sono inflitte dal giudice con la sentenza di condanna e sono l'ergastolo, la detenzione e la multa per i delitti, l'arresto e l'ammenda per le contravvenzioni (art 18 c.p); ergastolo, reclusione ed arresto sono pene detentive, le altre sono pene pecuniarie; pene accessorie, che conseguono alla condanna come effetti di essa (art 20 c.p) e sono le misure interdittive ed inabilitanti per i delitti e le misure sospensive per le contravvenzioni. Con la legge n 689/1981 si aggiunta una nuova tipologia di sanzioni penali: le sanzioni sostitutive alle pene detentive brevi che sono la semidetenzione, la libert controllata e la pena pecuniaria. Infine con il d. lgs n 274/2000 si attribuita competenza penale

anche al giudice di pace; suddetto giudice pu irrogare solo la pena pecuniaria, l'obbligo di permanenza domiciliare ed il lavoro di pubblica utilit come pene. Le pene principali PENE DETENTIVE ergastolo (art 22 c.p) previsto per i delitti pi gravi e consiste nella privazione della libert personale per tutta la vita del condannato, scontata negli stabilimenti a ci destinata con l'obbligo del lavoro e dell'isolamento notturno. Il condannato pu essere ammesso al lavoro all'aperto; reclusione (art 23 c.p) pena principale stabilita per delitti, consiste nella privazione della libert personale per un periodo limitato di tempo che va da un minimo di 15 giorni ad un massimo di 24 anni (elevabili a 30 in caso di aggravanti o concorso di reati). Obbligo di lavoro ed isolamento notturno. Pu essere ammesso al lavoro all'aperto. Arresto (art 25 c.p) la pena detentiva prevista per le contravvenzioni pi gravi e va da un minimo di 5 giorni ad un massimo di 3 anni (elevabile fino a 5 in cado di aggravanti e fino a 6 in concorso di reati). Obbligo di lavoro ed isolamento notturno, scontato in stabilimenti a ci destinati o in sezioni speciali degli stabilimenti di reclusione. PENE PECUNIARIE multa (art 24 c.p) pena pecuniaria prevista per i delitti; ammenda (art.26 c.p) pena pecuniaria prevista per le contravvenzioni. Esse possono essere comminate come pena esclusiva, in aggiunta alla pena detentiva o in alternativa alla pena detentiva. Qualora le pene pecuniarie non vengano pagate per insolvibilit prevista la conversione della pena pecuniaria non pagata nella sanzione della libert controllata o del lavoro sostitutivo, ma quest'ultimo su richiesta del condannato.

PENE ACCESSORIE Esse seguono automaticamente alla condanna per determinati delitti o contravvenzioni, non possono essere disposte da sole ed autonomamente ma devono presupporre una condanna principale. Esse sono perpetue o temporanee. Le pene accessorie sono: interdizione dai pubblici uffici (art 28-29 c.p) comporta la privazione dei diritti politici di elettorato passivo ed attivo e di ogni pubblico ufficio e servizio,ecc. pena perpetua quando consegue all'ergastolo, alla reclusione non inferiore a 5 anni per delitto non colposo e alla dichiarazione di abitualit e professionalit nel delitto; negli altri casi non pu avere durata minore di 1 anno e maggiore di 5; non applicabile ai minori; interdizione da una professione o da un'arte (art 30 c.p) durata minima 1 anno e massima 5; non applicabile ai minori; sospensione da una professione o da un'arte (art 35 c.p) analoga pena accessoria per le contravvenzioni commesse con abuso di poteri o violazione dei doveri connessi a certe professioni, arti o mestieri; interdizione legale (art 32 c.p) prevista per il condannato all'ergastolo od a pena non inferiore a 5 anni insieme alla sospensione della potest dei genitori e comporta la perdita della capacit di agire; l'interdizione dagli uffici direttivi di persone giuridiche ed imprese (art 32-bis c.p) conseguente a condanne non inferiori a 6 mesi di reclusione per delitti commessi con violazione di doveri ed abuso di poteri inerenti all'ufficio; sospensione dagli uffici direttivi di persone giuridiche ed imprese analoga pena accessoria prevista per le contravvenzioni; incapacit di contrattare con la pubblica amministrazione (art

32-ter c.p) prevista per i condannati per delitti connessi allo svolgimento di attivit imprenditoriale, impone il divieto di concludere contratti con la pubblica amministrazione. La sua durata va da 1 anno a 3 anni; decadenza della potest dei genitori e sospensione dell'esercizio di essa (art 34 c.p) consegue alla condanna all'ergastolo e negli altri casi previsti dalla legge (es. incesto, violenza carnale, ecc.); pubblicazione della sentenza di condanna comune ai delitti ed alle contravvenzioni e viene disposta a spese del condannato su uno o pi giornali designati dal giudice e mediante affissione nei luoghi indicati. La determinazione della pena in concreto: il potere discrezionale del giudice In base al principio di legalit, la pena deve essere determinata dalla legge; essa per delimita un minimo ed un massimo edittali e la determinazione in concreto della misura della pena rimessa al potere discrezionale del giudice (art 132 c.p). Potere discrezionale non sinonimo di arbitrio e tale scelta non libera. La discrezionalit vincolata da 2 parametri: la gravit del reato e la capacit di delinquere del reo (art 133 c.p). La gravit del reato desunta da elementi: di natura oggettiva gravit del danno o del pericolo cagionato alla persona offesa; di natura psicologica intensit del dolo (es. dolo d'impeto o dolo di proposito) e grado della colpa (es. colpa incosciente e colpa cosciente); attinenti alla condotta del reo natura, specie, mezzi, oggetto, tempo, luogo ed ogni altra modalit dell'azione. La capacit a delinquere si incentra si incentra su due prospettive: rispetto al passato, in funzione retributiva, come capacit morale di porre in essere il reato commesso, quindi come un aspetto della colpevolezza e rispetto al futuro, in funzione preventiva, come

attitudine a commettere nuovi reati, ossia come criminalit latente o potenziale. La capacit a delinquere si desume da: i motivi (moventi) e carattere del reo; i precedenti penali e giudiziari e, in generale, dalla vita anteatta del reo; la condotta contemporanea o susseguente al reato; le condizioni di vita individuali, familiari e sociali del reo. Quando il giudice applica una pena pecuniaria deve tener conto, oltre che dei presupposti di cui l'art 133 c.p, anche delle condizioni economiche del reo, aumentando la multa o l'ammenda fino al triplo o diminuirla fino ad un 1/3 quando ritenga opportuno. Pu anche disporre che la pena pecuniaria sia pagata in rate mensili. Le circostanze del reato (vedi capitolo inerente) solo approfondimenti Non si pu aumentare la pena all'infinito n diminuirla fino ad azzerarla: se ricorrono pi aggravanti (art 66 c.p), la pena da applicare per effetto degli aumenti non pu superare il triplo del massimo stabilito dalla legge per il reato n comunque eccedere 30 anni se si tratta di reclusione e 5 se si tratta di arresto; se ricorrono pi attenuanti (art 67 c.p), la pena da applicare per effetto delle diminuzioni non pu essere inferiore a 10 anni di reclusione se per il delitto previsto l'ergastolo e, negli altri casi, ad della pena di base. Le sanzioni sostitutive delle pene detentive brevi (vedi capitolo inerente) semidetenzione, libert controllata e pena pecuniaria. La competenza penale del giudice di pace Con il d. lgs n 274/2001 si estesa la competenza penale anche al giudice di pace per i reati, tentati o consumati, previsti dall'art 4

del decreto medesimo (es. delitti di percosse, di lesioni lievissime perseguibili a querela, di ingiuria, di diffamazione, esclusa quella a mezzo stampa, atti contrari alla pubblica decenza, ecc.) sempre che non siano di competenza del tribunale dei minori e non ricorrano particolari circostanze aggravanti. Il giudice di pace pu applicare solo le seguenti sanzioni per tali reati: pena pecuniaria della multa o dell'ammenda; obbligo di permanenza domiciliare (art 53 d.lgs n 274/2001), non pu essere inferiore a 6 giorni n superiore a 45. lavoro di pubblica utilit (art 54 d.lgs n 274/2001), irrogabile solo su richiesta del condannato, non pu essere inferiore a 10 giorni n superiore a 6 mesi e consiste nella prestazione di attivit non retribuita a favore della collettivit, da svolgersi presso lo Stato, le province, i comuni o gli enti di assistenza e volontariato. Un giorno di lavoro consiste nella prestazione di due ore, l'attivit viene svolta nella provincia ove risiede il condannato e per non pi di 6 ore settimanali. Su richiesta del reo il giudice pu aumentare fino ad 8 le ore giornaliere. La Polizia (o, in mancanza, i Carabinieri) effettuano il controllo sull'osservanza delle prescrizioni e degli obblighi impartiti al reo; ove non adempia a tali obblighi, commette un reato che, essendo punito con pena la reclusione fino ad un anno, di competenza del tribunale. Il giudice di pace non pu mai applicare la sospensione condizionale della pena e non pu mai sostituire la pena inflitta con le misure sostitutive delle pene detentive brevi. La sospensione condizionale della pena (vedi capitolo inerente) Il giudice, nel pronunciare la sentenza di condanna DEVE:

determinare la pena di base entro i limiti edittali previsti per ciascun reato, secondo i criteri di cui all'art 133 c.p; procedere agli aumenti o alle diminuzioni di pena derivanti dalla eventuale presenza di circostanze del reato. Una volta determinata in concreto la pena, il giudice DEVE: valutare la possibilit di applicare misure sostitutive delle pene detentive brevi; valutare se deve essere concessa, ove ne ricorrano i presupposti, la sospensione condizionale della pena. Il concorso di reati ed il concorso di pene: il reato continuato Si ha concorso di reati quando il soggetto viola pi volte la legge penale, cosicch deve rispondere di una pluralit di azioni od omissioni. Il concorso di reati pu essere: formale quando pi reati vengono realizzati mediante la stessa azione od omissione; materiale quando la pluralit di reati realizzata mediante pi azioni od omissioni. Questa distinzione importante ai fini del trattamento sanzionatorio: quando si ha concorso materiale, si applicano pene detentive e pene pecuniarie previste per ciascun reato tutte per intero, sempre seguendo il limite del cumulo materiale temperato; se ricorre il concorso formale si fa il cumulo giuridico (art 81 c.p), si applica la pena da infliggere per il reato pi grave aumentata fino ad un triplo. Analogo trattamento sanzionatorio previsto per il reato continuato, ovvero quello in cui, pi azioni od omissioni esecutive del medesimo atto criminoso vengono commesse anche in tempi diversi qualificando pi reati. Gli effetti penali Gli effetti penali sono gli effetti negativi ulteriori che derivano dalla sentenza di condanna:

preclusione della concessione della sospensione condizionale della pena; inapplicabilit delle sanzioni sostitutive delle pene detentive brevi; aumenti di pena derivati dalla recidiva; acquisizione della qualifica di delinquente abituale o professionale; per determinati reati, perdita dei diritti alimentari e successori; ostacolo nella partecipazione a concorsi pubblici e nello svolgimento di determinate attivit; iscrizione nel casellario giudiziale, che ha la funzione di documentare i precedenti penali e giudiziari di ogni soggetto. L'ufficio del casellario giudiziale si trova presso ogni Tribunale e riguarda tutti coloro che sono nati nel territorio del Tribunale medesimo. Per le persone nate all'estero o di cui non possibile stabilire il luogo di nascita, competente l'ufficio del casellario giudiziale presso il Tribunale di Roma.

Le cause di estinzione del reato e della pena


Nozioni generali La commissione di un reato comporta la punibilit del suo autore, cio il giudice deve applicare la pena al reo (punibilit in astratto) e la pena deve essere eseguita (punibilit in concreto). La punibilit eliminata in presenza di almeno una delle seguenti situazioni definite dal codice penale. CAUSE DI ESTINZIONE DEL REATO; CAUSE DI ESTINZIONE DELLA PENA. Le cause generali di estinzione del reato sono: la morte del reo prima della condanna, l'amnistia, la remissione della querela, la prescrizione del reato, l'oblazione delle contravvenzioni, la sospensione condizionale della pena, il perdono giudiziale. Le cause generali di estinzione della pena sono: la morte del reo

dopo la condanna, la grazia e l'indulto, la prescrizione della pena, la liberazione condizionale, la non menzione della condanna, la riabilitazione. A queste si aggiungono cause estintive non codicistiche quali: l'affidamento in prova al servizio sociale, la sospensione del processo a carico di imputati minorenni e messa alla prova, la sospensione dell'esecuzione della pena detentiva per un periodo di 5 anni, per reati commessi in relazione allo stato di tossicodipendenza. Una speciale cause di estinzione del reato anche il patteggiamento; quando decorrono 5 anni se la sentenza di applicazione della pena riguarda un delitto e 2 anni se concerne una contravvenzione, senza che l'imputato abbia commesso altro delitto o contravvenzione della stessa indole, estinto il reato ed ogni altro effetto penale. Le predette cause non eliminano l'illiceit penale del comportamento, ma solo la punibilit, quindi permangono importanti effetti giuridici: il suo autore obbligato a risarcire i danni, patrimoniali e non di cui il reato stato causa immediata (art 185 c.p). LE CAUSE DI ESTINZIONE DEL REATO ELIMINANO LA PUNIBILIT IN ASTRATTO, poich precludono al giudice di applicare la pena all'autore del reato e limitano la stessa potest punitiva dello Stato. LE CAUSE DI ESTINZIONE DELLA PENA ELIMINANO LA PUNIBILIT IN CONCRETO, non incidono sul diritto di punire, ma producono la rinuncia dello Stato ad eseguire la pena concretamente inflitta nel giudizio. La competenza a dichiararle appartiene al giudice dell'esecuzione. Per le cause di estinzione valgono alcune regole comuni contenute negli art 182/183 c.p: l'estinzione del reato e della pena ha effetto strettamente personale, non si estende cio, nell'ipotesi di concorso di persone, ai concorrenti; in caso di concorso di causa di estinzione del reato con una

causa di estinzione della pena, prevale la prima; se intervengono pi cause di estinzione del reato e della pena in tempi diversi, la causa successiva agisce sugli effetti non ancora estinti in conseguenza dalla causa antecedente; se intervengono, contemporaneamente, cause di estinzione del reato e della pena, i relativi effetti si sommano. Le cause di estinzione influiscono anche sulle misure di sicurezza che sono, al pari della pena, conseguenze sanzionatorie. L'estinzione del reato impedisce l'applicazione di ogni misura di sicurezza o ne fa cessare l'esecuzione, salvo l'ipotesi di confisca. L'estinzione della pena produce effetti pi limitati (art 210 c.p) Morte del reo Interviene come causa di estinzione del reato se avviene prima della condanna (art 150 c.p) e come causa di estinzione della pena se avviene dopo la condanna (art 171 c.p) e si fonda sul princiupio della personalit della responsabilit penale (art 27 Cost). Sia come causa di estinzione della pena che come causa di estinzione del reato comporta l'estinzione di: pena principale; pene accessorie; altri effetti della condanna. Amnistia, indulto e grazia: clemenze L'amnistia (art 151 c.p), l'indulto e la grazia (art 174 c.p) derivano da un provvedimento di clemenza. L'amnistia un provvedimento generale ed astratto con il quale lo Stato rinuncia a punire determinate categorie di reati commessi in data anteriore all'entrata in vigore della legge che concede il beneficio. Dell'amnistia possono godere, di norma, gli incensurati ed i recidivi generici. A volte la sua concessione subordinata ad obblighi quali le obbligazioni civili nascenti dal reato. L'amnistia propria o impropria secondo il momento in cui manifesta i suoi effetti.

L'amnistia propria riguarda i reati per i quali non intervenuto una sentenza irrevocabile di condanna, ha efficacia abolitiva completa ed impedisce che siano inflitte pene principali e pene accessorie. L'imputato pu rinunciarvi e richiedere un normale processo. L'amnistia impropria riguarda i reati per i quali gi stata pronunciata una sentenza irrevocabile. Essa fa cessare l'esecuzione della condanna, ove iniziata, e delle pene accessorie, ma non estingue gli effetti penali della sentenza, per cui di tale reato si potr tener contro in futuro per eventuali accertamenti sulla recidiva (art 99 c.p), sulla concessione della sospensione condizionale (art 164 c.p). La distinzione tra amnistia propria ed impropria non riguarda l'istituto, che non muta la natura di causa di estinzione del reato, ma attiene al momento temporale, ovvero prima o dopo che il reato sia stato definitivamente giudicato. Cause di estinzione della pena sono, invece, indulto e grazia. L'indulto il provvedimento generale mediante il quale la pena principale in tutto o in parte condonata, oppure commutata in pena di specie diversa (art 174 c.p). A differenza dell'amnistia impropria non presuppone una sentenza irrevocabile di condanna e non estingue le pene accessorie, salve diverse disposizioni del provvedimento che lo dispone, tantomeno gli effetti penali della condanna. La grazie un atto di clemenza particolare, di cui beneficia un singolo individuo ed concessa discrezionalmente dal Presidente della Repubblica (art 87 Cost). Presuppone il passaggio in giudicato della sentenza di condanna ed opera solo sulla pena principale, condonandola o commutandola, lasciando sussistere pene accessorie ed ogni effetto penale (art 174 c.p). Remissione di querela una causa di estinzione del reato, pi esattamente una causa di improcedibilit (art 152 c.p). La querela la richiesta della persona offesa di punizione del colpevole in ordine ad un fatto previsto dalla legge come reato,

rispetto al quale l'azione penale, altrimenti, non pu essere esercitata. La remissione , invece, la dichiarazione di volont contraria che revoca la querela precedentemente esercitata e pu essere tacita od espressa. tacita quando il querelante compia fatti incompatibili con la volont di chiedere l'accertamento della responsabilit del colpevole. La remissione agisce come causa di estinzione del reato solo se il querelato accetta. Prescrizione una causa estintiva che si fonda sul decorso del tempo cui l'ordinamento collega l'effetto di estinguere il reato (art 157 c.p) o la pena (art 172 c.p). L'opportunit di attribuire efficacia estintiva al trascorrere di un certo periodo di tempo durante il quale non intervenuta la pronuncia definitiva (PRESCRIZIONE DEL REATO) o non ha avuto luogo l'esecuzione della condanna (PRESCRIZIONE DELLA PENA) risponde alle finalit della sanzione penale; la pena pu essere inutile o dannosa se passato un periodo di tempo lungo dalla commissione del reato se la personalit del soggetto mutata. Non tutti i reati si prescrivono; sono imprescrittibili: i delitti puniti con l'ergastolo; i delitti di strage (art 422 c.p); l'omicidio volontario aggravato (artt 575,576,577 c.p); certi crimini contro l'umanit previsti dalle convenzioni internazionali. Il tempo necessario a prescrivere un reato va da un minimo di 2 anni (per le contravvenzioni punite con la sola ammenda) ad un massimo di 20 (per i delitti con pena la reclusione non inferiore a 24 anni). Decorso tale termine il reato estinto per intervenuta prescrizione.

Anche per la prescrizione del reato prevista la facolt di rinuncia. Per la prescrizione del reato sono previste la sospensione per situazioni che ostacolano l'ordinario svolgimento del processo penale; la prescrizione ricomincia a decorrere finito il tempo di sospensione e si somma il tempo anteriore alla causa di sospensione. La prescrizione del reato pu essere anche interrotta, ed in questo caso il tempo comincia a decorrere nuovamente e per intero rendendo privo di qualsiasi effetto il tempo trascorso prima che intervenissero le cause di interruzione della prescrizione. Dopo che la sentenza di condanna divenuta irrevocabile o il condannato si sottratto volontariamente alla condanna, decorre il termine di prescrizione della pena che estingue, nei termini stabiliti dagli artt 172 e 173 c.p, rispettivamente per i delitti e le contravvenzioni, la sanzione concretamente inflitta al reo che non stata eseguita. Il decorso del tempo produce, in questo caso, l'effetto pi limitato di estinguere la pena principale e non si estende alle pene accessorie ed agli effetti penali della sentenza di condanna. La prescrizione della pena non soggetta a sospensione od interruzione. Oblazione L'oblazione consiste nel pagamento volontario di una somma che produce l'effetto di estinguere il reato ed prevista per le sole contravvenzioni (NON PER I DELITTI). Si distinguono due forme di oblazione: oblazione comune (art 162 c.p) nelle contravvenzioni punite con la sola ammenda, il contravventore ammesso a pagare prima dell'apertura del dibattimento o dell'emissione del decreto penale di condanna una somma pari ad 1/3 del massimo dell'ammenda stabilita per la contravvenzione ce gli stata addebitata, oltre alle spese del procedimento; essa un diritto pubblico soggettivo;

oblazione speciale (art 162-bis c.p) opera per le contravvenzioni punite alternativamente con la pena dell'arresto o dell'ammenda. Gi alla richiesta, il contravventore deve depositare una somma corrispondente alla met del massimo dell'ammenda prevista per la contravvenzione. Essa subordinata alla volont del giudice, che pu respingere la richiesta se ritiene che il fatto sia grave o si ritenga che il reo sia ancora pericoloso socialmente. Non sono oblabili le contravvenzioni punite con la sola pena dell'arresto o congiuntamente dell'arresto e dell'ammenda. Sospensione condizionale della pena Il giudice ordina che l'esecuzione della pena, inflitta con sentenza di condanna, rimanga sospesa per un certo tempo, trascorso il quale, senza che il soggetto commetta nuovi reati, ha luogo l'estinzione del reato (art 163 c.p). In caso contrario, la sospensione revocata ed il colpevole deve scontare la vecchia e la nuova pena. Per essere concessa richiede: una sentenza di condanna a pena detentiva o a pena pecuniaria che, sola o congiunta a pena detentiva e convertita, non priverebbe il condannato della libert per un tempo superiore a 2 anni; il giudizio sulla personalit del colpevole deve essere positivo, ovvero non vi deve essere pericolosit sociale; il condannato non deve essere delinquente (o contravventore) abituale o professionale o recidivo reiterato, n deve esservi la necessit di aggiungere alla pena una misura di sicurezza personale, che indice di pericolosit sociale del reo. La sospensione condizionale non pu essere concessa per pi di una volta, salvo che la pena da infliggere che si vuole sospendere, cumulata con la precedente condanna, non superi i 2 anni. Si ha l'effetto di sospendere l'esecuzione della pena principale per 5 anni se la condanna per delitto e per 2 se la condanna per

contravvenzione. L'effetto sospensivo si estende anche alle pene accessorie. Se entro tali termini il condannato non commette altro delitto o contravvenzione della stessa indole ed adempie agli obblighi imposti, il reato estinto. L'estinzione della punibilit non completa in quanto restano in vita gli effetti penali della sentenza di condanna. La revoca del diritto del beneficio interviene quando il condannato: commette durante il periodo di prova altro delitto o contravvenzione della stessa indole per il quale sia condannato a pena detentiva, purch a sua volta non sospesa; non adempie agli obblighi; riporta condanna per un delitto anteriormente commesso ma successivamente giudicato, a pena che cumulata a quella sospesa superi i 2 anni. Diversamente il giudice ha solo facolt di revocare la sospensione condizionale, avuto riguardo dell'indole ed alla gravit del reato. Perdono giudiziale (art 169 c.p) Consiste nella rinuncia dello Stato a condannare l'imputato che all'epoca del commesso reato, non aveva superato l'et dei 18 anni, con scopo di consentire un pi rapido recupero sociale del minore. Condizione per beneficiare del perdono che il minore non sia stato in precedenza condannato a pena detentiva per delitto e che il reato commesso non sia grave, ovvero punito con una pena detentiva superiore a 2 anni o una pena pecuniaria superiore a 2 milioni di lire. Tranne rare eccezioni, il minore pu usufruirne solo una volta. Il perdono giudiziale estingue SUBITO il reato fin dal momento in cui passa in giudicato la sentenza che lo dispone e NON PU ESSERE REVOCATO, mentre la sospensione condizionale pu essere revocata e l'estinzione del reato si ha dopo il periodo di prova.

Una nuova estinzione del reato per i minori stata introdotta dagli artt 28 e 29 del D.P.R n 488/1988, ovvero la SOSPENSIONE DEL PROCESSO e MESSA ALLA PROVA, che non incontra i limiti del perdono giudiziale, essendo indifferente la sanzione con la quale il reato punibile. La liberazione condizionale un premio concesso al condannato che, durante il periodo di carcerazione, ha tenuto un comportamento tale da far ritenere sicuro il suo ravvedimento (art 176 c.p). La competenza a concederla appartiene al Tribunale di Sorveglianza nel cui distretto il condannato espia la pena al momento di presentazione della domanda. Condizione che il condannato abbia scontato una parte consistente della pena. Se non interviene alcuna causa di revoca durante tutto il tempo della pena inflitta o per i 5 anni (in caso di ergastolo) che decorrono dalla data del provvedimento, la pena estinta e con essa sono revocate le misure di sicurezza personali. Gli effetti penali e le pene accessorie sopravvivono. Non menzione della condannare La non menzione della condanna nel certificato del casellario giudiziale mira ad evitare che la condanna sia nota a privati che richiedono il certificato per ragioni diverse dal diritto elettorale. Si favorisce la risocializzazione del condannato. La non menzione rimessa al prudente apprezzamento del giudice il quale, tenuto conto delle circostanze di cui all'art 133 c.p, accerta: che si tratti della prima condanna; che la condanna inflitta sia, se detentiva, non superiore a 2 anni e se pecuniaria, non superiore ad un milione. L'ordine di non fare menzione della condanna revocato se il condannato commette un nuovo delitto (art 175 c.p)

La riabilitazione Scopo della riabilitazione (art 178 c.p) favorire il reinserimento del condannato, reintegrandolo nella posizione giuridica goduta fino alla pronuncia della condanna, al fine di riammetterlo a tutte le attivit della vita sociale. La riabilitazione estingue le pene accessorie ed ogni altro effetto penale della condanna, tranne alcune eccezioni che si riferiscono ai benefici della sospensione condizionale, perdono giudiziale, non menzione, i quali possono essere concessi malgrado l'intervenuta riabilitazione. Tabella le cause di estinzione della punibilit non estinguono le obbligazioni civili derivanti dal reato (art 198 c.p); le cause di estinzione del reato impediscono l'applicazione delle misure di sicurezza, salvo la confisca; un pi limitato effetto hanno le cause di estinzione della pena. CAUSE DI ESTINZIONE DEL REATO: morte del reo prima della condanna (art 150 c.p) estinzione tutte le pene ed effetti della condanna; amnistia propria (art 151 c.p) estinzione tutte pene ed effetti; amnistia impropria (art 151 c.p) estinzione pena principale e pene accessorie; prescrizione del reato (art 157 c.p) estinzione tutte pene ed effetti; oblazione nelle contravvenzioni (art 162, 162-bis c.p) estinzione tutto; sospensione condizionale della pena dopo i termini di sospensione (art 163 c.p) sospensione pene accessorie e principale; perdono giudiziale (con la sentenza di perdono, art 169 c.p) sospensione pene accessorie e principale. CAUSE DI ESTINZIONE DELLA PENA:

morte del reo dopo la condanna (art .171 c.p) estinzione tutto; prescrizione della pena (art 172, 173 c.p) estinzione solo pena principale; indulto e grazia (art 174 c.p) estinzione solo pena principale; liberazione condizionale (art 176 c.p) estinzione solo pena principale; riabilitazione (art 178 c.p) estinzione pene accessorie e altri effetti della condanna. CAUSE DI ESTINZIONE PREVISTE DALLE NORME SPECIALI: art 47 legge n 354/1975 estinzione della pena e di ogni altro effetto penale per esito positivo della prova; art 29 D.P.R n 448/1988 estinzione del reato per esito positivo della prova; art 91 D.P.R 309/1990 estinzione della pena e di ogni altro effetto penale se il tossicodipendente attua il programma terapeutico e non commette determinati delitti; art 444 c.p.p applicazione della pena su richiesta estinzione del reato e di ogni altro effetto se l'imputato non commette altro delitto o contravvenzione; art 35 d.lgs n 274/2000 estinzione del reato conseguente a condotte riparatorie nel procedimento penale davanti al Giudice di Pace estinzione del reato per ravvedimento operoso del reo.

La persona offesa dal reato


Nozione di persona offesa dal reato La persona offesa (o soggetto passivo del reato) il titolare del bene protetto dalla norma incriminatrice leso dalla realizzazione dell'illecito penale. La dottrina moderna ha sostanzialmente abbandonato questa e interpretazione pubblicistica del concetto di persona offesa. per condiviso il fatto che detta nozione non comprenda solo le persone fisiche, ma qualsiasi altro soggetto titolare dell'interesse protetto dalla norma penale, quindi anche le persone giuridiche (pubbliche o private) o le formazioni sociali prive di personalit giuridica. Reati plurioffensivi pluralit di persone offese. La nozione di soggetto passivo deve essere tenuta distinta da altri concetti similari. Tale figura viene spesso confusa con quella di persona danneggiata dal reato, ovvero il soggetto che, avendo subito un

danno morale o patrimoniale in conseguenza dell'illecito penale, risulta titolare del diritto delle restituzioni ed al risarcimento in sede civile, o in sede penale, attraverso la costituzione di parte civile. La persona offesa deve essere anche distinta dall'oggetto materiale della condotta, ossia dalla cosa su cui materialmente cade la condotta criminosa del soggetto agente. Questi due concetti possono identificarsi (es. reato lesioni, il soggetto passivo colui che subisce la condotta criminosa, mentre oggetto materiale il corpo della stessa persona). Il ruolo della persona offesa nel diritto penale e la sua rilevanza nella dinamica dei fatti criminosi Vi , anzitutto, una distinzione tra i reati che possono essere compiuti, astrattamente, contro qualunque soggetto (es. omicidio, furto, truffa) e reati che sono commissibili solo contro soggetti qualificati persona offesa (es. reati di prostituzione e pornografia minorile). Il soggetto passivo poi pu assumere rilievo all'interno della fattispecie per il suo comportamento che assume il ruolo di elemento costitutivo implicito (es. reati con cooperazione artificiosa del soggetto attivo. Il concorso doloso della persona offesa, in ambito di pene, costituisce circostanza attenuante comune, mentre quello colposo pu rilevare ai fini dell'applicazione delle attenuanti generiche. Il ruolo della vittima nella genesi del delitto Importanti sono le relazioni intercorrenti tra l'autore del reato ed il soggetto passivo. Sono molto rari i casi in cui tra i due non vi alcun tipo di interazione. Nella maggior parte delle ipotesi, il soggetto passivo presenta delle predisposizioni vittimali di: natura fisica (et senile, menomazioni fisiche, ecc.); socio-ambientale (appartenenza a gruppi sottoculturali o minoranze etniche);

rapporti con l'autore del reato in precedenza. In generale si ritiene che la pericolosit di un delinquente sia proporzionale al grado di fungibilit della vittima. La posizione della persona offesa nel procedimento penale La distinzione tra soggetto passivo-persona offesa e danneggiato assume particolare importanza nel processo penale. Mentre alla persona offesa sono riconosciuti diritti e facolt fin dalle indagini preliminari, il danneggiato ha ruolo solo dal momento dell'udienza preliminare. Le facolt della persona offesa nel corso del processo penale: si tratta di forme di controllo e sollecitazione sull'attivit investigativa posta in essere dall'autorit inquirente. Egli ha un potere di carattere informativo. Viene avvisata se vengono disposti dall'autorit accertamenti tecnici non ripetibili (incidente probatorio). Pu chiedere al procuratore generale della corte d'appello di disporre l'avocazione delle indagini ove il pubblico ministero, nonostante il decorso dei termini prescritti per la conclusione delle stesse, sia rimasto inerte. Nel caso in cui il pubblico ministeri decida, invece, di proporre al giudice l'archiviazione per mancanza di elementi idonei a sostenere l'accusa in giudizio, la persona offesa ha la facolt di proporre opposizione contro tale atto. La persona offesa pu, in ogni stato e grado del procedimento, presentare memorie e, con l'esclusione del giudizio di Cassazione, indicare mezzi di prova. Se la persona offesa deceduta a seguito del reato, le sue facolt ed i suoi diritti sono esercitati dai prossimi congiunti. La querela Alla persona offesa riconosciuto il diritto di querela per reati per i quali non debba procedersi d'ufficio. La querela una dichiarazione con cui il titolare dell'interesse leso dall'illecito penale manifesta la volont che si proceda per un

determinato fatto di reato, ed compresa nelle condizioni di procedibilit. I reati perseguibili a querela sono generalmente quelli non dotati di particolare gravit (es furto per cose di tenue valore). L'art 124 c.p stabilisce che, salvo che la legge disponga altrimenti, la querela deve essere esercitata entro 3 mesi dalla notizia del fatto che costituisce reato e vi la possibilit di rinunciare o rimmettere la querela. La rinuncia un atto irrevocabile con cui la persona offesa manifesta la volont di non esercitare il diritto di querela. Essa pu essere espressa o tacita e si estende a tutti coloro che hanno commesso il reato in concorso o cooperazione. La remissione l'atto con cui viene revocata la querela successivamente alla sua presentazione, ma prima che sia intervenuta la condanna definitiva. Pu esercitarsi in maniera espressa o tacita, ma per la sua efficacia, a differenza della rinuncia, necessaria l'accettazione del querelato. Il diritto di querela si estingue con la morte dell'offeso, salvo che si tratti di un'offesa alla memoria del defunto, diritto che spetter ai prossimi congiunti.

Segreto professionale, riservatezza, segreto dufficio: aspetti deontologici e operativi nella professionalit dellassistente sociale e aspetti trasversali alle professioni daiuto
Riconoscimenti della professione La figura dellassistente sociale stata oggetto di

regolamentazione organica con la legge n. 84 del 1993 recante Ordinamento della professione di assistente sociale e istituzione dellalbo professionale, che ha garantito il pieno riconoscimento alla professionalit intellettuale di questa categoria di operatori. Ai sensi dellart. 1 della legge, lassistente sociale, in forma autonoma o di rapporto di lavoro subordinato, opera con autonomia tecnico-professionale e di giudizio in tutte le fasi dellintervento per la prevenzione, il sostegno e il recupero di persone, famiglie, gruppi e comunit, in situazioni di bisogno e di disagio e pu svolgere attivit didattico-formative. Svolge compiti di gestione dei servizi sociali, concorre allorganizzazione e alla programmazione e pu esercitare attivit di coordinamento e di direzione dei servizi stessi. La legge, al comma 4, dellart. 1 precisa, altres, che nella collaborazione con lautorit giudiziaria lattivit dellassistente sociale ha esclusivamente funzione tecnico-professionale, prefigurando in tal modo implicitamente lesigenza di riservatezza circa le informazioni di cui il professionista sia venuto a conoscenza. La legge 84/93 stabilisce, inoltre, che per esercitare la professione di assistente sociale

necessario essere in possesso del diploma universitario, ed essere iscritti allalbo professionale, istituito ai sensi dellart. 3 della medesima legge e successivamente regolamentato dalla legge n. 615/1994. Gli aspetti deontologici della professione Con tali normative, si posta rilevanza sociale allattivit professionale svolta dagli assistenti sociali, cui non facevano per riscontro norme deontologiche adeguate alle esigenze di tutela dei cittadini che a tali figure professionali si rivolgono. Il rapporto interpersonale che si stabilisce tra lutente/cliente e lassistente sociale di natura fiduciaria e deve essere, pertanto, garantito da uno spazio di riservatezza. Il 18 aprile 1998 fu approvato il Codice Deontologico dellAssistente Sociale che costituisce la guida indispensabile nellesercizio della n professione. Per Deontologia si intende linsieme delle regole che impegnano il professionista, lo vincolano ai doveri professionali a garanzia della qualit dellintervento professionale. Il fondamento etico assoluto lUomo, inteso come valore in s, la cui dignit va riconosciuta e fatta riconoscere da parte degli altri e della societ. Il Codice Deontologico non rappresenta un insieme ex novo di norme cui dover ispirare ed

orientare lazione professionale, ma la risultate di un lungo processo fondato sulloperativit, da sempre ispirata ed agita in coerenza con i principi etici condivisi dalla comunit professionale. In questo senso si potrebbe dire che la professione, con il codice deontologico, ha dato veste normativa, sistematica e socializzabile, a principi eticovaloriali gi inscritti nel proprio codice genetico. Costituisce, inoltre, lauto disciplina del professionista e svolge quella necessaria funzione di orientamento per contrastare le pressioni del mercato o del contesto specifico. Un altro segno di vitalit stata la possibilit di stipulare una polizza assicurativa sui rischi professionali (responsabilit civile, tutela giudiziari, infortuni), proposta dal Consiglio Nazionale a tutti gli iscritti ai diversi ordini regionali. La legge sullobbligo del segreto professionale A partire dagli anni 90, aumentata la sensibilit dellopinione pubblica e della societ nel suo complesso verso lesigenza di garantire il diritto alla privacy di ciascun individuo, in particolare in ordine ad informazioni sensibili, tra le quali si possono comprendere quelle di cui lassistente sociale viene a conoscenza nellesercizio delle sue funzioni. La professione di assistente sociale, al pari se non pi di altre professioni, si caratterizza per una relazione di aiuto che trova il proprio fondamento in un

rapporto preferenziale e di fiducia, che risulterebbe gravemente menomato da qualsiasi possibile dubbio sulle garanzie di riservatezza in ordine ai fatti che il cliente pu fornire al professionista. Si ribadisce che luso e la trasmissione a colleghi e a terzi delle informazioni raccolte, della valutazione delle situazioni acquisite dallassistente sociale nellesercizio delle sue funzioni, saranno possibili nellinteresse dellutente, nei limiti richiesti dalla natura dellintervento, e sotto riserva degli obblighi inerenti il segreto professionale. Lutente deve essere informato e dare il suo consenso alluso delle informazioni che lo riguardano, salvo i casi in cui sia nellincapacit di esprimerlo a ragione della sua et, di handicap fisico o mentale, o di ogni altra causa indipendente dalla sua volont. LAssistente sociale deve osservare lo stesso comportamento in seno ad una quipe istituzionale o informale, multi-interdisciplinare; la messa in comune di informazioni e di documenti relativi allutente subordinata al suo interesse, valutato in rapporto alla sua situazione globale, personale e sociale. Il Codice Deontologico dellAssistente Sociale al riguardo dispone, con gli articoli 20 e 21, che lassistente sociale non possa rivelare fatti o cose aventi natura di segreto, salvo che per gli obblighi di legge e in alcuni casi particolari, e debba esigere uguale riservatezza da parte di coloro con i quali collabora.

LAssistente sociale dipendente pubblico , inoltre, tenuto al rispetto di alcuni principi contenuti nel Codice di comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni, approvato nellanno 2000 7, ad es. allart. 2, comma 5, in cui si prevede che il comportamento del dipendente deve essere tale da stabilire un rapporto di fiducia e collaborazione tra i cittadini e lamministrazione. Nei rapporti con i cittadini, egli dimostra la massima disponibilit e non ne ostacola lesercizio dei diritti. Favorisce laccesso degli stessi alle informazioni a cui abbiano titolo e, nei limiti in cui ci non sia vietato, fornisce tutte le notizie e informazioni necessarie per valutare le decisioni dellamministrazione e i comportamenti dei dipendenti. L8 marzo 2001 stata finalmente approvata la legge n. 119/2001 recante Disposizioni concernenti lobbligo del segreto professionale per gli assistenti sociali che porta una vera e propria rivoluzione allinterno della professione e, in particolare, nei rapporti tra assistenti sociali e magistratura. Oggi il segreto professionale quindi dovuto per due diversi obblighi: quello deontologico e quello giuridico. Lobbligo deontologico diventato cos anche vincolo normativo, comportando, di conseguenza, maggior responsabilit ed attenzione, sia negli atteggiamenti

professionali che nella stessa operativit. Innanzitutto, entrando nello specifico della materia, va sottolineata la distinzione tra segreto professionale e segreto dufficio; questultimo previsto per chi svolge una funzione pubblica (art. 326 c.p. e 201 del c.p.p., nonch art. 28 della legge 241/1990). Il segreto dufficio posto prevalentemente a tutela della pubblica amministrazione e del servizio pubblico. Copre certamente anche loperato degli assistenti sociali che lavorano nella pubblica amministrazione ma, da solo, non tutela adeguatamente la riservatezza dovuta alle persone utenti. Infatti il segreto dufficio evita luscita allesterno delle notizie, ma ne consente la circolazione interna. Segreto professionale, riservatezza, segreto dufficio: aspetti deontologici ed operativi Il Codice deontologico rappresenta per lassistente sociale la guida nellassunzione di comportamenti corretti per svolgere la professione; il sostegno nel fornire il senso etico alle azioni professionali; il supporto per affrontare situazioni difficili, sotto il profilo etico deontologico nella prassi quotidiana. Daltro lato richiama anche lassistente sociale a compiti di responsabilit verso se stesso, la comunit dei professionisti, nonch verso i cittadini, le istituzioni e la comunit nelle sue varie forme despressione. La professione si fonda sul valore, sulla dignit e unicit di tutte le persone; al servizio delle

persone, delle famiglie, dei gruppi, delle comunit e delle diverse aggregazioni sociali per contribuire al loro sviluppo. Lassistente sociale pone la persona al centro di ogni intervento. Lassistente sociale ha il dovere di difendere la propria autonomia da pressioni e condizionamenti. La riservatezza e il segreto professionale nascono da unesigenza etica relativa al riconoscimento della dignit delluomo e del suo rispetto. Quando la persona giunge al servizio porta con s tre aspetti della sua vita: la sua storia, ci che gli accaduto, le sue esperienze, i suoi errori, le sue delusioni, il suo modo di vivere; i suoi bisogni e il modo in cui li vive;

i suoi desideri, manifestazioni di speranza per un cambiamento in positivo della sua realt.

E, indispensabile da parte dellassistente sociale il rispetto dei valori e dei principi fondanti il servizio sociale, tra i quali assume particolare importanza la discrezione, ossia il rispetto della riservatezza dellutente fino al segreto professionale. Emerge la necessit di garantire e tutelare lintegrit della persona richiedendo solo quelle informazioni che possono essere utili per la risoluzione del problema,

assicurando che tutto ci che emerger dal rapporto con loperatore sar protetto dal segreto e verr utilizzato per raggiungere scopi ed obiettivi concordati insieme. LA.S., deve impegnare la sua competenza professionale per promuovere la piena autodeterminazione degli utenti e dei clienti, la loro potenzialit ed autonomia, in quanto soggetti attivi del progetto di aiuto. Un limite che incontra lAssistente sociale nellesercizio del segreto professionale si ha quando deve trattare casi riguardanti minori e famiglie multiproblematiche. Al riguardo necessario distinguere gli interventi di aiuto-sostegno (lutente si rivolge al servizio) da quelli di controllo (mandato da parte del Tribunale dei Minorenni o del Giudice a svolgere unazione di controllo), ma in entrambi i casi, seppure con modalit e per scopi diversi, lassistente sociale ha il dovere di informare lutente degli obblighi professionali e degli obiettivi da perseguire. Lelemento metodologico della professione dellassistente sociale che d garanzia del rispetto massimo della persona determinato dalla regola deontologica che la persona in carico deve essere informata, coinvolta e partecipe delle decisioni che si devono prendere e, conseguentemente, deve sapere, condividere e impegnarsi personalmente nei vari passaggi dellintervento. Solo in casi di tutela di soggetti deboli lassistente

sociale, sempre comunque avendo informato il cliente/utente, pu agire di contrasto. LA.S., nel rispetto della normativa vigente, e nellambito della propria attivit professionale, deve consentire agli utenti ed ai clienti, o ai loro legali rappresentanti, laccesso alla documentazione che li riguarda, avendo cura di proteggere le informazioni di terzi contenute nella stessa e quelle che potrebbero essere di danno agli stessi utenti o clienti. E importante, soprattutto nelle situazioni pi complesse (segnalazioni al Tribunale dei minorenni), essere particolarmente diligenti, trasparenti, lasciare traccia di tutti gli interventi effettuati. Ci al fine di ricostruire tutto il percorso svolto (nel caso fossero richieste relazioni sul caso) o di rendere espliciti tutti gli interventi effettuati (nel caso venga richiesta la documentazione sul caso). Nelle riunioni con altri operatori (altri servizi, insegnanti) opportuno, nelle situazioni complesse, stendere un verbale da far sottoscrivere a tutti i presenti, affinch non possano successivamente essere contestate affermazioni rese in forma scritta o verbale, non supportate da idonea documentazione/attestazione. E, inoltre, necessario garantire al cliente che le informazioni rivelate non saranno a disposizione di terzi senza la sua autorizzazione al fine di rassicurarlo e facilitare cos la comunicazione. La riservatezza ed il segreto professionale costituiscono diritto primario dellutente e del cliente

e dovere dellassistente sociale, nei limiti della normativa vigente. La natura fiduciaria della relazione con utenti o clienti obbliga lassistente sociale a trattare con riservatezza in ogni atto professionale, le informazioni e i dati riguardanti gli stessi, per il cui uso o trasmissione, nel loro esclusivo interesse, deve ricevere lesplicito consenso degli interessati, o dei loro legali rappresentanti, ad eccezione di casi previsti dalla legge. La riservatezza un atteggiamento pi ampio ed esteso in cui lobbligo al segreto professionalene costituisce una parte. La tutela della riservatezza riguarda la conservazione e la trasmissione dei dati nonch lorganizzazione, la sistemazione logistica, la gestione dei rapporti volti a garantire i servizi prestati. Il segreto professionale , quindi, lobbligo a non rivelare le informazioni apprese allinterno del rapporto fiduciario. E anche necessario stabilire un contratto con linteressato. Se questo si basa sulla collaborazione effettiva dellutente, allora possibile chiedere il consenso formale alluso di informazioni e dati a terzi. Qualora ci non si renda possibile (situazioni conflittuali, obbligo al controllo) lassistente sociale ha comunque il dovere di informare lutente

dei passi che verranno adottati e delleventuale trasmissione di dati ed informazioni ad organismi esterni (Tribunale, altri enti). Questi passaggi dovrebbero essere sempre garantiti, nel rispetto dei principi basilari in precedenza esplicitati, salvi i casi in cui lassistente sociale agisce in condizioni di estrema emergenza o in casi di grave incapacit del soggetto interessato. LA.S. che nellesercizio della professione venga a conoscenza di fatti o cose aventi natura di segreto obbligato a non rivelarli, salvo che per gli obblighi di legge e in alcuni casi. LA.S. che nellesercizio della professione venga a conoscenza di fatti o cose aventi natura di segreto, obbligato a non rivelarli, salvo che per gli obblighi di legge e nei seguenti casi: - rischio di grave danno allo stesso utente o cliente o a terzi, in particolare minori, incapaci o persone impedite a causa delle condizioni fisiche, psichiche o ambientali; - richiesta scritta e motivata dei legati rappresentanti del minore o dellincapace nellesclusivo interesse degli stessi; - autorizzazione dellinteressato o degli interessati o dei loro legali rappresentanti resi edotti delle conseguenze della rivelazione;

- rischio grave per lincolumit dellassistente sociale. In base alla normativa vigente, come regola generale, gli assistenti sociali iscritti allalbo professionale e, pertanto soggetti al segreto professionale, non possono essere obbligati a deporre come testimoni su quanto hanno conosciuto per ragioni connesse allo svolgimento della loro professione sia in regime di lavoro autonomo libero professionale, ad eccezione del caso in cui, nella svolgimento dellattivit professionale nella veste di pubblici ufficiali (tali sono gli assistenti sociali, i pubblici dipendenti nellesercizio delle loro funzioni istituzionali) o di incaricati di pubblico servizio, abbiano avuto notizia di un fatto costituente reato perseguibile dufficio. In tal caso, se richiesti dal Giudice, sono tenuti a deporre. La facolt di astenersi valutata discrezionalmente e responsabilmente dallassistente sociale interessato. Aspetti problematici si pongono in relazione allobbligo di denuncia, potendosi configurare un conflitto di doveri tra lobbligo al segreto di un fatto reato, del quale il professionista sia venuto a conoscenza nellesercizio della sua attivit e lobbligo di denuncia di reato. In simili situazioni lassistente sociale, quando ha dubbi a riferire per salvaguardare il rapporto con lutente, pu trasferire al superiore gerarchico lobbligo della denuncia. E,

infatti, ammesso che la denuncia possa essere presentata ad unautorit che a sua volta abbia lobbligo di riferirne allautorit giudiziaria; pu trattarsi di un superiore gerarchico o del direttore dellufficio o del servizio. LA.S. deve curare la riservatezza della documentazione relativa agli utenti ed ai clienti salvaguardandola da ogni indiscrezione, anche nel caso riguardi ex utenti o clienti, anche se deceduti. La collaborazione dellA.S. alla costituzione di banche dati deve garantire il diritto degli utenti e dei clienti alla riservatezza, nel rispetto delle forme di legge. Si possono distinguere tre tipi di documentazione: una documentazione riservata, sottoposta a segreto professionale, e quindi da non informatizzarsi o da informatizzarsi con accesso riservato (password); una documentazione pi sintetica, di esercizio,informatizzata o informatizzabile, sottoposta a segreto dufficio;

una documentazione informatizzata di governo, a livello centrale. La documentazione da riporre nelle cartelle o da informatizzare, deve essere redatta in modo tale da distinguere chiaramente gli elementi oggettivi (supportati da dati rilevabili) e gli elementi soggettivi attinenti alla sfera valutativo-professionale.

Le principali documentazioni sono: la cartella professionale: raccoglie tutti gli elementi indicativi del percorso che il professionista ha intrapreso e sta compiendo ed lo strumento vincolato dalla massima riservatezza, cui pu accedere solo il professionista e dove possono essere contenuti anche dati tutelati dal segreto professionale; la cartella di servizio: contiene i dati e le informazioni organizzati per gli obiettivi del servizio, prodotti da diversi soggetti ed sottoposta solo ai vincoli della riservatezza e del segreto dufficio ed regolamentata dalla L. 675/96 sulla privacy e dalla L. 241/90 sulla trasparenza, fatta eccezione per alcuni settori regolamentati da leggi speciali (vedi Ser.T); il rapporto o la relazione sul caso: registrazione di elementi valutativi relativi alla persona in carico, messi in evidenza per consentire provvedimenti o interventi necessari a rendere efficace lintervento di aiuto, di cui comunque la persona deve essere edotta e condividerne il contenuto. Lassistente sociale deve, inoltre, chiedere allente di poter svolgere il proprio lavoro in luoghi che garantiscano la riservatezza e la privacy, provvisti di strumentazioni adeguate (armadi con possibilit di chiusura, password per accedere ai dati informatizzati, ecc.).

La legge sul segreto professionale per gli assistenti sociali La norma viene collocata allinterno del codice penale (art. 622 che definisce il concetto di segreto professionale) e ci fa comprendere come la violazione del segreto professionale venga annoverata tra i delitti contro la persona che viene, con questa norma, tutelata nei propri interessi. Interessi che possono essere di ordine economico, sanitario, patrimoniale o afferenti alla sfera dellonore e della libert personale, di culto, ecc. Interessi, per la salvaguardia dei quali, la persona si rivolge ad un soggetto esterno che per il proprio stato o ufficio (es., sacerdote, pubblico ufficiale, incaricato di pubblico servizio), e per la propria arte o professione (giornalista, medico, avvocato, commercialista, ed ora anche assistente sociale) viene portato a conoscenza di fatti, circostanze, notizie non altrimenti note e non conoscibili da chiunque. Oggetto della tutela , quindi, il mondo intimo, privato, non notorio, non pubblico della persona e sul quale la stessa pu rivendicare la segretezza. I soggetti della norma sono la persona che confida il segreto e il professionista che per stato, ufficio, arte o professione viene posto a conoscenza del segreto stesso. Oggetto del reato la diffusione dellinformazione segreta. A differenza di altre norme qui troviamo anche una condizione

perch il reato si possa concretizzare come tale ed il possibile nocumento che dalla diffusione senza giusta causa del segreto ne potrebbe derivare. Il reato di violazione del segreto professionale per concretizzarsi ha bisogno di due elementi: la violazione della norma, ovvero la rivelazione del segreto; la condizione che ne determina la punibilit, ovvero la possibilit che da tale rivelazione insorga un pregiudizio o danno giuridicamente rilevante per la persona. Ci significa che il reato in s esiste gi con la semplice violazione ma, per motivi determinati da scelte di politica criminale e bilanciamento di interessi, viene punito solo se presente anche il secondo elemento, il possibile danno. Il reato punito a querela di parte. Il bene protetto, ovvero ci che il mantenere segreta linformazione protegge, ovvero la dignit, lonore, il patrimonio, la morale, ecc., afferente allutente, deve essere necessariamente di valore inferiore, o quanto meno pari, rispetto al bene derivante dalla violazione del segreto ed alla sua divulgazione e lo strumento della rivelazione deve rivelarsi inevitabile al fine di raggiungere lo scopo prefissato.

Un altro nodo va ricercato nel conflitto tra obbligo di segnalazione/denuncia ed il segreto professionale. Lobbligo di denuncia sussiste per i pubblici ufficiali e gli incaricati di pubblico servizio. Lobbligo di denuncia trova posto nella parte del codice (artt. 361362 del c.p. e 333 del c.p.p) tesa a garantire il buon funzionamento della pubblica amministrazione ed in particolare nel titolo inerente la buona amministrazione della giustizia. Per lassistente sociale che abbia avuto notizia di reato nellesercizio o a causa delle sue funzioni, scatti lobbligo di denuncia. Infatti, il rapporto privilegiato con la pubblica amministrazione (dipendente pubblico o in rapporto parasubordinato) pone prioritariamente linteresse della pubblica amministrazione a scapito dei quello personale dato dallart. 622. Non cos nel caso lassistente sociale sia un libero professionista, nel qual caso agisce alla stregua di un libero cittadino, con lobbligo aggiuntivo del segreto professionale. In tale fattispecie, non solo non si riscontra lobbligo di denuncia, ma il segreto professionale prevale anche sullobbligo di denuncia del privato cittadino, ovvero il professionista esentato dal denunciare anche i reati contro la personalit dello Stato che comportino pene pari allergastolo.

La legge sul segreto professionale rappresenta, quindi, un passo avanti per gli assistenti sociali che esercitano la libera professione, i quali ora hanno la facolt di astenersi dal rendere testimonianza, mentre prima dovevano farlo. Un altro aspetto introdotto dalla L 119/01, al comma 2, riguarda le garanzie a favore del professionista, ovvero lastensione dallobbligo di testimoniare e le garanzie per il difensore dufficio. Lart. 200 del c.p.p. esonera dallobbligo di deporre tutta una serie di soggetti. La legge fa rientrare gli assistenti sociali al punto d) del 1 comma. Pertanto, l'operatore chiamato a testimoniare in sede giudiziaria non pu essere obbligato a testimoniare su fatti che rientrino nell'ambito del segreto professionale inteso come tutela di quanto descritto sopra. L'opposizione del segreto professionale all'obbligo di testimonianza, ovviamente, deve trovare fondamento nei contenuti e nelle circostanze che hanno determinato la conoscenza delle informazioni oggetto della testimonianza stessa. L'opposizione all'obbligo di testimonianza potrebbe riguardare solo alcuni aspetti o parti della testimonianza richiesta e non la stessa nella sua interezza. Di fronte al dubbio che le informazioni taciute non rientrino nell'ambito dei vincoli posti dal segreto professionale, sta alla Magistratura dimostrare inapplicabilit dell'art.200 e

quindi ordinare la testimonianza ai sensi del successivo art.201. Va sottolineato e ricordato che per il pubblico ufficiale e l'incaricato di pubblico servizio non pu essere invocato l'art.622 per coprire fatti illeciti. L'art. 103 del Codice di Procedura Penale, esteso all'assistente sociale dalla nuova norma, impone il rispetto delle stesse garanzie previste per il difensore anche all'Assistente sociale. La cosa non da poco, in quanto, di fatto, vengono ora limitate perquisizioni ed ispezioni agli uffici, l'acquisizione di documenti e cartelle, intercettazioni telefoniche ed epistolari che non siano esse stesse corpo di reato (non sufficiente che siano collegate al reato). Introduce garanzie quali la facolt per il presidente dell'Ordine o di un suo delegato di acquisire copie di eventuali mandati e a presenziare ad atti ispettivi, perquisitori o sequestratori negli uffici del professionista; la necessit che la loro esecuzione sia fatta direttamente dal giudice o in fase istruttoria dal Pubblico Ministero su mandato motivato dal giudice. Nel caso di perquisizione bisogna dare comunicazione, a pena di nullit, al Presidente dellOrdine affinch questi, o un suo delegato, possa intervenire. Si noti che non sufficiente lavviso ma necessaria la prova che la comunicazione sia stata ricevuta.