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UNIVERSIT DEGLI STUDI ROMA TRE Facolt di Economia Corso di Laurea Triennale in Economia

Trasformazione dei valori in prezzi di produzione in Marx

Relatore: prof. Roberto Ciccone

Tesi di Laurea Triennale di Luca Masi Matricola n425010 A.A. 2012-2013

INDICE

Introduzione..........................................................................1 1. Trasformazione dei valori in prezzi di produzione...............4 1.1 1.2 2.1 2.2 2.3 Trasformazione in Marx Un esempio numerico Le prime critiche Il problema del procedimento di trasformazione Una prima correzione del problema

2. Limiti e problematiche..........................................................9

3. Soluzione di Sraffa...............................................................16 Conclusioni..........................................................................19 Bibliografia............................................................................21

1 INTRODUZIONE Nel libro I del Capitale (1867), unico pubblicato quando ancora era in vita, Karl Marx (1818-1883) espone, attraverso una rivisitazione in chiave critica degli economisti classici come Adam Smith e soprattutto David Ricardo, la sua teoria del valorelavoro (Labour Theory of Value, LTV). Seguendo il sentiero segnato dalla principale opera di Ricardo, i Principles (1817), Marx riafferma il teorema secondo cui il valore delle merci esclusivamente determinato dal lavoro impiegato per produrle; e lo fa in un periodo storico in cui la teoria classica sta perdendo consenso a vantaggio di nuovi approcci che porteranno da l a pochi anni (sono del 1871 le opere di Jevons e Menger ed del 1874 l'opera di Walras) alla cosiddetta rivoluzione marginale. Il ruolo che la teoria del valore-lavoro svolge nell'opera di Marx essenzialmente lo stesso che svolgeva in Ricardo, quello di consentire, nel solo modo concretamente possibile al tempo, una determinazione del saggio del profitto entro l'impostazione classica, - evitando il circolo vizioso in cui la teoria rischiava di avvolgersi con Adam Smith e i suoi immediati successori.. Ovvero quello di portare alla luce quella connessione intima delle relazioni economiche borghesi, in particolare quel rapporto inverso tra salario e profitti del capitale che rivela come gli interessi del capitale e gli interessi del lavoro siano diametralmente opposti, - di contro alla connessione apparente che si ha quando Smith compone il valore di scambio della merce con i valori del salario, del profitto e della rendita [] determinati in modo autonomo, ossia indipendentemente l'uno dall'altro1. Da qui emergono i grandi meriti di Marx: innanzitutto, seguendo l'ipotesi audace di Ricardo secondo cui le merci si scambiano secondo il lavoro in esse incorporato, spezza la circolarit in cui cadde Smith che lega la determinazione del saggio del profitto alla conoscenza del prodotto sociale che per non pu essere conosciuto finch non sia noto il saggio del profitto. In secondo luogo, ma non meno importante, corregge l'errore di Ricardo che identific il saggio del profitto e il saggio del plusvalore: infatti l'inglese determinava il saggio del
1 Garegnani P. 1981, pp. 55-56.

2 profitto come se tutto il capitale fosse costituito da salari anticipati (il consumo necessario). Marx affianca invece ai salari anticipati, che lui chiama capitale variabile e che considera come la massa di beni di sussistenza che costituiranno i salari (e indica con v il lavoro impiegato a produrli), i mezzi di produzione che saranno utilizzati per il processo produttivo dell'anno, che chiama invece capitale costante (indicando con c il lavoro occorso a produrli). Ipotizza poi che il capitale costante sia tutto circolante; il prodotto sociale (P) alla fine del ciclo produttivo sar quindi misurato dalle quantit di lavoro c trasmessa nei mezzi di produzione pi il lavoro corrente impiegato nell'anno, che a sua volta si distingue in v, capitale variabile, ed il residuo s, detto plusvalore: P=c +v + s il saggio del profitto sar quindi determinato come rapporto tra plusvalore e capitale anticipato (capitale variabile e capitale costante): r= s = c (c +v ) (( )+1) v s v
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dove il rapporto s/v chiamato da Marx saggio di sfruttamento del lavoro o saggio del plusvalore e il rapporto c/v la cosiddetta composizione organica del capitale. Nei Libri I e II del Capitale ci troviamo ad affrontare l'ipotesi di una composizione organica del capitale costante tra le diverse industrie e quindi variazioni del saggio di profitto dipendono esclusivamente da variazioni del saggio di sfruttamento. Tuttavia quello che pi ci interessa in questo lavoro l'ipotesi introdotta nel libro III (sezione II, capitoli VIII e IX) del Capitale, posta a superamento delle cosiddette eccezioni che poneva Ricardo alla validit della teoria del valore incorporato, ovvero l'ammissione che non sempre le merci si scambiano al valore determinato dal lavoro occorso a produrle. L'ipotesi, del tutto realistica, che la composizione organica del capitale in diversi rami di industria non sia uniforme; questo comporter nell'analisi di Marx che i valori ( cos che chiama le quantit di lavoro incorporato) delle merci potranno discostarsi da quelli che chiamer prezzi di produzione, al quale le merci verranno realmente vendute. Di questo, della trasformazione dei valori in prezzi di produzione, ci occuperemo nel capitolo I.
2 La seconda parte dell'equazione stata ottenuta dividendo numeratore e denominatore per v.

3 Nel capitolo II tratteremo invece dei limiti e dei problemi che gi Marx stesso osserv nella sua teoria dei prezzi di produzione e che poi emersero fortemente nei critici seguenti, sia marxisti che borghesi. Infine, nel capitolo III, si affronter pi nello specifico la critica e la soluzione che Piero Sraffa diede al problema, soluzione implicitamente contenuta nella sua opera Produzione di merci a mezzo di merci del 1960.

4 1. TRASFORMAZIONE DEI VALORI IN PREZZI DI PRODUZIONE 1.1 Trasformazione in Marx Nel 1894 Friedrich Engels pubblic una serie di manoscritti di Marx, undici anni dopo la sua morte, come Libro III del Capitale. In quest'opera Marx spiega, ricorrendo alla categoria dei prezzi di produzione, il motivo per cui nella realt capitalistica le merci non si scambiano secondo le quantit di lavoro in esse incorporato. Questa affermazione pu apparire, alla prima lettura, come un'ammissione di invalidit della teoria del valore-lavoro; Eugene von Bohm-Bawerk gi nel 1896 pubblic La conclusione del sistema marxiano in cui intendeva mettere in luce la grande contraddizione3 in cui credeva fosse caduto Marx. Tuttavia questa critica risulter, come vedremo pi avanti, estremamente superficiale e lontana dal concepire il vero problema della trasformazione. Alla base della discrepanza tra i valori delle merci e i loro prezzi di produzione c' la variazione della composizione organica del capitale tra diverse sfere di produzione: se le merci si scambiassero secondo i loro valori, quelle prodotte con un rapporto tra capitale costante e capitale variabile maggiore, darebbero un saggio di profitto minore. quindi la tendenza all'uniformit del saggio di profitto ad impedire che le merci si scambino seguendo il principio del valore-lavoro. Marx sostiene che la divergenza tra prezzi e valori avr solamente il ruolo di redistribuire il plusvalore totale in modo da rimborsare i produttori di merci a composizione organica maggiore sottraendo plusvalore da chi produce con una pi bassa composizione organica, cosicch le deviazioni di prezzo si compensano a vicenda4. Per comprendere meglio i termini della questione ripercorriamo l'esempio numerico cos come posto nel capitolo IX, sezione II del libro III del Capitale, titolato
3 Io non so cosa fare, poich qui non vedo affatto la spiegazione e la composizione di una questione controversa, qui vedo soltanto una pura e semplice contraddizione Bohm-Bawerk 1896, in Economia borghese ed economia marxista, La nuova Italia, 1971 p. 22 4 Marx K., Il Capitale, Utet, 2009, p. 205

5 Formazione di un saggio generale (medio) di profitto e metamorfosi dei valori delle merci in prezzi di produzione. 1.2 Un esempio numerico Si parta dalla formula 80c + 20v che esprime la composizione organica del capitale che in questo caso costituito dall'80% di capitale costante e dal 20% di capitale variabile; si prenda poi un qualsiasi saggio di plusvalore, ad esempio del 100%, che dar un plusvalore di 20, il quale sul capitale totale si esplica in un saggio di profitto del 20%. Considerando cinque diverse sfere di produzione con diverse composizione organica dei capitali, avremo:

Capitali I. II. III. IV. V. Somma Media 80c + 20v 70c + 30v 60c + 40v 85c + 15v 95c + 5v 390c + 110v 78c + 22v

Saggio di plusvalore 100% 100% 100% 100% 100% -

Plusvalore 20 30 40 15 5 110 22

Valore del prodotto 120 130 140 115 105 610 122

Saggio di profitto 20% 30% 40% 15% 5% 22%

A parit di sfruttamento del lavoro (saggio di plusvalore = s/v) osserviamo saggi di profitto molto diversi tra loro e la causa evidente la diversit dei rapporti capitale costante su capitale variabile. Il saggio di profitto sar tanto pi basso quanto pi alta la composizione organica del capitale.5 Se consideriamo la somma dei capitali totali investiti nei cinque settori, come se fossero cinque parti diverse dello stesso capitale, come ad esempio in un cotonificio esiste nei diversi reparti [] un diverso rapporto fra capitale costante e capitale variabile6, essa sar = 500 e composta come 390c + 110v, in media 78c + 22v.
5 6 Cfr. M. Dobb, Storia del pensiero economico, 1974, trad.it. Editori Riuniti, p. 152 Op.cit. Marx, p. 203

6 In questo modo ad ogni quinta parte del capitale spetter un plusvalore medio di 22 e quindi il saggio medio di profitto sarebbe del 22%. A questo punto Marx inserisce un'ulteriore ipotesi, quella del diverso tempo di rotazione del capitale costante nei diversi settori dell'economia: per conseguenza, nel considerare i valori delle merci prodotte da ogni 100 unit dei diversi capitali, bisogna tener conto che essi saranno diversi a seconda della diversa composizione di c in elementi fissi e circolanti, e che, a loro volta, gli elementi fissi di diversi capitali si logorano pi o meno rapidamente, quindi aggiungeranno al prodotto, in tempi uguali, quantit di valore diseguali7 Ovvero, il valore totale delle merci prodotte sarebbe = c + v + s solo nel caso in cui l'intero capitale costante venisse consumato, entrando cos nel prodotto annuo. Caso, questo, difficilmente riscontrabile, soprattutto in produzioni che richiedono una bassa composizione organica del capitale. Inseriamo quindi, in una nuova tabella, le quantit di capitale costante consumato, il conseguente valore delle merci e i prezzi di costo (pari al capitale costante consumato pi il capitale variabile impiegato)8 delle merci:

Saggio Capitali I. II. III. IV. V. Media 80c + 20v 70c + 30v 60c + 40v 85c + 15v 95c + 5v 78c + 22v plusvalo re 100% 100% 100% 100% 100% -

Plusvalore 20 30 40 15 5 110 22

Saggio profitto 20% 30% 40% 15% 5% 22%

c consumato 50 51 51 40 10 -

Valore delle merci 90 111 131 70 20 -

Prezzo di costo 70 81 91 55 15 -

Somma 390c + 110v

Prendiamo ad esempio il capitale II: il suo prezzo di costo sar 81, pari cio al capitale costante consumato = 51 pi il capitale variabile = 30; per ottenere il valore delle merci,
7 8 Ivi, p. 204 Come spiega Marx: Questa parte di valore della merce, che equivale al prezzo dei mezzi di produzione consumati pi quello della forza lavoro impiegata, non reintegra se non ci che al capitalista stesso costa la merce; quindi costituisce per lui il prezzo di costo della merce (Ivi p. 50)

7 che in questo caso sar 111, aggiungiamo al prezzo di costo il plusvalore di 30. Nonostante i diversi tempi di rotazione del capitale costante, la composizione media, il plusvalore medio e il saggio medio di profitto restano invariati rispetto a prima. Redistribuendo uniformemente il plusvalore medio sui diversi capitali otteniamo finalmente i prezzi di produzione delle merci che, come vedremo, differiranno dai valori delle merci:

Valore Capitali I. II. III. IV. V. 80c + 20v 70c + 30v 60c + 40v 85c + 15v 95c + 5v Plusvalore 20 30 40 15 5 delle merci 90 111 131 70 20

Prezzo di costo 70 81 91 55 15

Prezzo di produzione 92 103 113 77 37

Saggio di profitto 22% 22% 22% 22% 22% +2 -8 - 18 +7 + 17 Deviazione

Come si pu facilmente constatare la somma delle deviazioni dei prezzi di produzione dai valori delle merci nulla: le deviazioni di prezzo si compensano a vicenda o mediante ripartizione uniforme del plusvalore, o mediante aggiunta del profitto medio [...] ai rispettivi prezzi di costo delle merci; nello stesso rapporto in cui una parte delle merci si vende al disopra del suo valore, un'altra si vende al disotto, e soltanto la sua vendita a tali prezzi permette che il saggio di profitto sia uniforme, il 22%, senza riguardo alla diversa composizione organica dei capitali.9 I prezzi cos ottenuti sono i prezzi di produzione e hanno il loro presupposto nell'esistenza di un saggio generale di profitto, calcolato come r= s dove (c +v )

(c+v)=C il capitale sociale totale ed s il plusvalore totale; questo presuppone che in ogni settore produttivo si siano gi formati saggi medi di profitto che devono essere sviluppati a partire dai valori delle merci:
9 Ivi, p. 205

8 Nei libri I e II avevamo a che fare soltanto con i valori delle merci. Ora, da un lato, come parte di questo valore si isolato il prezzo di costo, dall'altro come forma trasmutata del valore si sviluppato il prezzo di produzione della merce.10 ora chiaro come la deviazione tra valori e prezzi, derivante dalla tendenza all'uniformit del saggio di profitto, abbia solamente il significato di redistribuire il plusvalore tra i diversi capitali, favorendo quelli che, avendo un elevato rapporto tra capitale costante e capitale variabile, hanno sfruttato una quantit minore di forza lavoro, ottenendo cos meno plusvalore.

10 Ivi, p. 212

9 2. LIMITI E PROBLEMATICHE 2.1 Le prime critiche Il primo economista ad affrontare il problema della trasformazione in modo critico , come gi accennato, l'austriaco Eugene von Bohm-Bawerk. Esso gi nel 1884 aveva pubblicato la sua opera pi importante Capital and Interest: History and critique of interest theories in cui aveva dedicato un intero capitolo alla critica delle teorie del valore e del plusvalore esposte nel primo libro del Capitale da Marx; in questo libro, tra le altre cose, aveva notato come Marx era consapevole del fatto che nella realt capitalistica le merci non si scambiano al loro valore-lavoro. E non solo: aveva atteso con ansia il momento, promesso da Marx, in cui esso avrebbe risolto questo problema, in un opera successiva; promessa che secondo l'austriaco non avrebbe potuto mantenere. Bohm-Bawerk aveva perso le speranze (o forse stava godendo della vittoria gi annunciata) quando nel 1894 Engels pubblic il terzo libro del capitale, dopo la morte di Marx. In risposta, due anni dopo, l'austriaco pubblica a Berlino un saggio intitolato La conclusione del sistema marxiano. In questo lavoro ci si chiede in che rapporto sta la teoria dei prezzi di produzione del terzo libro del Capitale con la teoria del valore-lavoro e del plusvalore del primo libro: Contiene dunque la soluzione spasmodicamente attesa della contraddizione apparente? Contiene la dimostrazione secondo cui non soltanto senza violare la legge del valore ma al contrario proprio in base ad essa si pu e si deve formare un uguale saggio medio del profitto? O non contiene piuttosto esattamente il contrario: vale a dire la costatazione di una contraddizione reale e inconciliabile e la dimostrazione che l'ugual saggio medio del profitto si pu formare solamente se e perch non valida la presunta legge del valore?11 La risposta di Bohm-Bawerk ovviamente la seconda: esso trova nel terzo libro del Capitale la conferma alla sua convinzione, ovvero che la teoria del valore di Marx non valida. L'austriaco individua una contraddizione nel fatto che, secondo il primo libro, vengono scambiate soltanto merci che incorporano una ugual quantit di lavoro, mentre
11 Bohm-Bawerk, Op.cit. p.26

10 secondo il terzo volume le singole merci si scambiano secondo una proporzione diversa da quella del lavoro incorporato.12 Continua Bohm-Bawerk: La legge del valore determina il valore complessivo di tutte le merci prodotte nella societ; il valore complessivo delle merci determina il plusvalore complessivo in esse contenuto; questultimo, ripartito tra il capitale sociale complessivo, regola il saggio medio del profitto; questo, applicato al capitale impiegato per la produzione di una singola merce, frutta il profitto medio concreto che, finalmente, entra come elemento nel prezzo di produzione della suddetta catena.13 Con questo passaggio l'economista austriaco sintetizza il ragionamento con cui Marx differenzia valori e prezzi di produzione: i valori determinano i movimenti generali dell'economia, i prezzi di produzione ridistribuiscono il profitto tra i settori. Tuttavia Bohm-Bawerk critica questa catena. Esso critica la teoria di Marx dalle radici, dal punto di partenza del suo sistema, ovvero dall'analisi della merce, fino a confutare e negare la teoria del valore-lavoro opponendo ad essa i principi elementari della teoria dell'ultilit marginale. Bohm-Bawerk considerato, insieme a Menger, l'esponente principale della scuola marginalista austriaca e godeva, negli anni della pubblicazione di La conclusione del sistema marxiano, di grande credibilit negli ambienti accademici europei. Non stupisce quindi che in un periodo di grande ascesa della teoria marginalista la sua critica ebbe ampia risonanza tanto da poter affermare, con Paul Sweezy, che le successice critiche dell'economia marxista sono state pure ripetizioni delle argomentazioni del Bohm14. Dello stesso parere William J. Blake che nel 1939 scriveva: Bohm-Bawerk ha anticipato pressocch tutti gli attacchi contro il marxismo dal punto di vista di coloro che ritengono essere l'economia politica il centro di una teoria soggettiva del valore. Nel complesso, ben poco stato aggiunto alla sua causa da altri critici.
12 Cfr. Hilferding R., La critica di Bohm-Bawerk a Marx, 1904, in Economia borghese ed economia marxista, La nuova Italia, 1971 13 Bohm-Bawerk, Op. cit. p. 51 14 Sweezy P. M., La teoria dello sviluppo capitalistico, Einaudi, 1951, p. 102

11 I riferimenti ad altri critici che hanno aggiunto poco alla critica di Bohm-Bawerk sono diretti alle opere di Wicksteed (Das Kapital. A criticism, 1884) e di Pareto (introduzione a Le Capital, extraits, 1893 e Les systemes socialistes, 1902). La risposta a Bohm-Bawerk arriva qualche anno dopo da un altro austriaco: il pi giovane (solamente 24 anni quando scrive) economista marxista Rudolf Hilferding, ricordato soprattutto per il successivo Capitale finanziario. Nel 1904 Hilferding pubblica a Vienna un lavoro intitolato La critica di Bohm-Bawerk a Marx in cui prende le parti di Marx ribattendo punto per punto al saggio di BohmBawerk, confutando l'esistenza di una contraddizione tra primo e terzo libro del Capitale e rinvigorendo la validit della teoria del valore-lavoro. Questo lavoro importante principalmente per due motivi: primo perch l'unica risposta sistematica alla critica di Bohm-Bawerk a Marx, da un punto di vista marxista; secondo in quanto, attraverso le risposte che fornisce a Bohm-Bawerk, appare come un'ottima esposizione delle differenze sostanziali tra economia marxista e pi moderna teoria ortodossa; il pi importante contributo dell'opera di Hilferding il riconoscimento e l'esplicita individuazione di ci che divide i teorici marxisti dai teorici dell'utilit marginale15. Nella terza parte del suo lavoro, intitolata La concezione soggettivistica, in cui si arriva al nocciolo della questione, Hilferding afferma che il metodo soggettivo (marginalista) e il metodo oggettivo (classico-marxista) non sono esclusivamente due metodi teorici diversi, come affermato da Sombart, ma due differenti concezioni di tutta la vita sociale, l'una delle quali esclude l'altra. Per questo motivo Bohm, conducendo costantemente la sua polemica dal punto di vista soggettivo-psicologico, scorge contraddizioni con la teoria marxiana che a lui appaiono tali soltanto perch le ha interpretate in modo soggettivistico16. Questo passaggio riassume alla perfezione la scarsa profondit della critica di BohmBawerk, mirata a destabilizzare dalle radici una teoria del valore che invece ben solida e logicamente coerente. la critica stessa, invece, ad essere poco stabile in quanto parte e si fonda su basi poco solide, quelle che Hilferding chiama concezione
15 Sweezy P. M., introduzione a Economia borghese ed economia marxista 16 Hilferding R., La critica di Bohm-Bawerk a Marx, p.167

12 soggettivistica e che Marx chiama economia volgare. 2.2 Il problema del procedimento di trasformazione Bohm-Bawerk e Hilferding nei loro lavori hanno prestato grande attenzione al passaggio teorico che avviene tra primo e terzo libro del Capitale. Bohm-Bawerk ritiene che la pubblicazione del terzo libro di fatto smentisce la teoria del valore esposta nel primo libro, essendo, secondo lui, i prezzi di produzione in netta contraddizione con il concetto di valori; Hilferding invece interviene sulla questione in difesa di Marx, ribadendo come i prezzi di produzione siano solamente una modificazione dei valori e quindi come in questo passaggio veda un collegamento logico tra le due teorie. Nessuno dei due sembra per preoccuparsi di analizzare in modo critico il procedimento effettivamente utilizzato da Marx per trasformare i valori in prezzi di produzione. Bohm-Bawerk non si dedica alla questione ritenendo sufficiente la differenza tra valori e prezzi a far cadere in contraddizione l'intero sistema marxiano. Hilferding non presta attenzione al problema perch il suo lavoro esclusivamente direzionato a smontare un mattone alla volta il muro polemico costruito dall'altro austriaco; ed comprensibile che non siano i primi studiosi marxisti, quale Hilferding , a criticare il procedimento di Marx, prendendolo invece per buono. Meno comprensibile invece che un polemista del calibro di Bohm-Bawerk non abbia sfruttato quella che, come vedremo, la prima e principale17 mancanza di rigore nel processo di trasformazione. La mancanza di rigore nel procedimento gi nota a Marx 18 che probabilmente, se avesse avuto tempo di pubblicare il terzo libro, ne avrebbe posto rimedio lui stesso. Non si tratta infatti di una deficienza di coerenza teorica ma piuttosto di una svista logico17 Per Steedman I. (1977) non sar questo il principale problema. 18 Per l'acquirente di una merce, il suo prezzo di produzione il suo prezzo di costo, quindi pu entrare come tale nella formazione del prezzo di un'altra merce. Poich il prezzo di produzione della merce pu divergere dal suo valore, anche il prezzo di costo di una merce, in cui compreso il prezzo di produzione di altre merci, pu stare sopra o sotto la parte del suo valore totale formata dal valore dei mezzi di produzione che entrano in essa. necessario ricordarsi di questo mutamento avvenuto nel significato del prezzo di costo e, quindi, ricordarsi che, quando in una particolare sfera di produzione si equipara il prezzo di costo della merce al valore dei mezzi di produzione consumati nel produrla, un errore sempre possibile Marx K., Il Capitale, Libro III, Utet, 2009, p. 214-215

13 matematica. La relazione che Marx elabora per collegare i valori ai prezzi di produzione pu essere ben resa nella seguente formula: c +v +(c+ v )r=(c +v )(1+r )= prezzo di produzione dove c rappresenta il capitale costante, v il capitale variabile ed r il saggio medio del profitto. Mentre, correttamente, Marx calcola il prezzo delle merci prodotte, ovvero degli output, in termini di prezzi di produzione, l'errore sta nell'ignorare gli input, che continuano ad essere calcolati in termini di valori; la concorrenza tra i capitalisti tender a distribuire i profitti in proporzione ai prezzi di produzione dei capitali costanti e variabili (la cui somma ci fornisce gli input) e non gi in proporzione ai loro valori19. 2.3 Una prima correzione del problema Il primo tentativo di porre rimedio all'errore compiuto da Marx nella trasformazione dei valori in prezzi di produzione riscontrabile in un lavoro datato 1907 e firmato Ladislaus von Bortkiewicz. Il titolo del saggio ci chiarisce immediatamente le finalit dell'autore: Per una rettifica dei fondamenti della costruzione teorica di Marx nel III volume del Capitale. Quest'opera diviene il punto di partenza per ogni critico che successivamente si avviciner al problema. Bortkiewicz ha il merito di correggere, o quantomeno tentare di correggere, alcuni errori superficiali che commette Marx nel passaggio da primo a terzo libro, con lo scopo di tenere viva la parte sana della teoria del valore e del plusvalore di Marx restituendogli validit. Nel suo lavoro Bortkiewicz parte dai cosiddetti schemi di riproduzione che Marx introduce nel secondo libro del Capitale20; in quella sede lo strumento degli schemi di riproduzione utilizzato per dimostrare che le crisi del capitalismo sono crisi di sproporzione, mentre, per il problema che stiamo trattando, essi si prestano molto bene per schematizzare un sistema produttivo diviso in settori.
19 Garegnani P., Marx e gli economisti classici, p. 31, parentesi aggiunta. 20 Marx K. Il Capitale, Libro II, Capitolo XX, Utet, 2009, p. 474

14 Ipotesi di base da cui parte Bortkiewicz che il periodo di rotazione dell'intero capitale anticipato (quindi anche del capitale costante) sia pari ad un anno. Presume poi che esistano tre settori produttivi: nel settore I si producono mezzi di produzione (che comporrano il capitale costante); nel settore II vengono prodotti i beni di consumo dei lavoratori (ovvero le merci-salario); il settore III dedicato alla produzione di beni di consumo dei capitalisti (i beni di lusso). Si assume poi la cosiddetta riproduzione semplice, ovvero si ipotizza che gli output prodotti da ogni settore siano sufficienti alla reintegrazione della produzione nel ciclo successivo e al sostentamento dei lavoratori; dalla riproduzione semplice si differenzia la riproduzione allargata che implica l'introduzione dell'accumulazione, che si aggiunge alla reintegrazione dei mezzi di produzione e al sostentamento dei lavoratori. Bortkiewicz21 introduce cos un sistema di tre equazioni: I. II. III. Dove: - c', c'', c''' rappresentano le quantit di lavoro impiegate nella produzione del capitale costante usato nei tre settori; - v', v'', v''' rappresentano le quantit di lavoro impiegate nella produzione del capitale variabile usato nei tre settori; - s', s'', s''' rappresentano le quantit di lavoro che generano plusvalore in ciascuno dei tre settori del sistema; - r il saggio medio di profitto uniforme; - x, y, z sono i rapporti dei valori con i prezzi di produzione nei prodotti (in media) dei tre settori. Ora abbiamo un sistema di tre equazioni nelle quattro incognite (x, y, z, r): per risolverlo
21 Per la trattazione completa si veda: von Bortkiewicz L. Per una rettifica dei fondamenti della costruzione teorica di Marx nel III volume del Capitale, in Economia borghese ed economia marxista, La nuova Italia, 1971, p.180 e seguenti.

(1+r )(c ' x+ v ' y )=( c ' +c ' ' + c ' ' ' ) x (1+r )(c ' ' x + v ' ' y )=(v ' + v ' ' +v ' ' ' ) y (1+r )(c ' ' ' x +v ' ' ' y )=( s ' + s ' '+ s ' ' ') z

15 Bortkiewicz pone il rapporto tra valore e prezzo del bene di lusso come numerario (aggiunge quindi l'equazione z=1 ). Il sistema presentato da Bortkiewicz non una semplice rettifica al sistema marxiano ma una sua modificazione. La differenza di base, assolutamente importante, che in Marx prima veniva determinato il saggio medio di profitto come, appunto, media dei diversi profitti osservati nei settori che impiegavano capitali di diversa composizione organica; solo successivamente eravamo in grado di calcolare i prezzi di produzione delle merci. In questo sistema corretto da Bortkiewicz, invece, la soluzione ci fornisce simultaneamente saggio del profitto e prezzi di produzione. Questo modo di impostare il problema, che per certi versi ci ricorda l'equilibrio economico generale walrasiano, ritorner in Sraffa, con le dovute eccezioni che poi specificheremo.

16 3. SOLUZIONE DI SRAFFA Se essa c' una qualsiasi nell'usare speranza di

progredire, almeno in campo economico, risiede metodologie accademiche per risolvere i problemi posti da Marx Joan Robinson22 Probabilmente Piero Sraffa lesse questa frase della Robinson, con un sorriso. Quello che lui fece, nel suo libro Produzione di merci a mezzo di merci, sembra essere esattamente il contrario di quanto riportato: usare metodi marxiani (rivisti e corretti) per districare i nodi della teoria accademica dominante. questo uno degli obbiettivi dell'opera di Sraffa, di criticare dalle radici le costruzioni teoriche marginalisti, ma non il solo; riportare alla ribalta la teoria classica, attraverso una riproposizione del cosiddetto surplus approach, l'altro grande merito. In questa prospettiva pu essere inquadrato l'immenso lavoro di raccolta dell'opera omnia di David Ricardo, che si concretizz con la pubblicazione degli undici volumi di The works and correspondence of David Ricardo nei primi anni '50, a cura anche di Maurice Dobb. Quello che qui ci interessa mostrare come le equazioni di prezzo che troviamo in Sraffa derivano direttamente da Marx, quando i prezzi di produzione sono applicati ai capitali variabili e costanti. Il metodo delle equazioni di prezzo per la determinazione simultanea del saggio di profitto, quindi, risolve implicitamente il problema della trasformazione, quando si abbandona l'ipotesi secondo cui le merci si scambiano secondo il lavoro occorso a produrle. Riprendendo le ipotesi di Sraffa23 supponiamo che vengano prodotti k merci A, B, , K, per mezzo dei capitali costanti, ad esempio per la merce A, Aa, Ba, , Ka e per mezzo della quantit di lavoro diretto La (che corrisponde alla somma di capitale variabile e
22 In: An essay on Marxian Economics, Macmillan, 1942, p. 95 23 Sraffa P., Produzione di merci a mezzo di merci, Einaudi, 1960, p. 7 e seguenti

17 plusvalore di Marx) e cos via per le merci B, C, , K; r il saggio del profitto, w indica la quantit di lavoro necessaria a produrre il salario reale dato (in modo che Law indicher il capitale variabile di Marx) e pa, pb, , pk sono i prezzi di produzione. Avremo allora: (Aapa+Bapb+...+Kapk)(1+r)+Law=Apa ........................................................... ........................................................... (Akpa+Bkpb+...+Kkpk)(1+r)+Lkw=Kpk apa+bpb+...+gpg=1 L'ultima equazione rappresentata indica con a, b , g le quantit di lavoro necessarie a produrre i g beni salario che compongono un'unit della merce-salario , che viene presa come numerario.24 Abbiamo cos un sistema di (k+1) equazioni, in (k+1) incognite che sono i k prezzi pi il saggio del profitto. Anche in Sraffa, cos come per Bortkiewicz, bisogna sottolineare che non si tratta semplicemente di una correzione del problema della trasformazione di Marx, ma di una sua considerevole modificazione. Come in Bortkiewicz, la prima profonda differenza che il sistema di Sraffa ci permette di determinare in modo simultaneo prezzi di produzione e saggio del profitto. Un'ulteriore differenza, forse anche pi importante della precedente, tra questa impostazione e quella di Marx (differenza che invece non ritroviamo in Bortkiewicz) che i mezzi di produzione impiegati in un'industria, ad esempio A, nelle quantit Aa, Ba, , Ka, sono ora misurati in termini fisici. Questa possibilit di abbandonare la misurazione in termini di lavoro incorporato deriva dall'aver distinto il capitale costante di un'industria in diversi generi di capitale e non in una sola quantit c e lo stesso avviene per il capitale variabile Law.

24 Notare che questo modo di prendere l'equazione della merce-salario come numerario (affianco all'ipotesi che i salari siano pagati anticipatamente) non si trova in Sraffa ma viene utilizzara da Garegnani in Marx e gli economisti classici, Einaudi, 1981, p. 34-35. Viene qui riproposta per semplicit. In Sraffa il numerario sar dato dalla cosiddetta merce-tipo, il cui utilizzo risponde alla volont, risalente a Ricardo, di ricercare una misura invariante del valore.

18 Nonostante sia stata abbandonata la teoria del valore-lavoro di Marx e dei suoi predecessori classici (in particolare Ricardo) secondo cui le merci si scambiano al valore della quantit di lavoro necessaria a produrle, le equazioni di prezzo di Sraffa ci permettono di risolvere il problema della determinazione di prezzi e saggio del profitto restando all'interno delle ipotesi di base della teoria classica del sovrappi. Infatti restano valide le premesse secondo cui il salario reale e il prodotto sociale lordo sono dati prima della suddetta determinazione di prezzi e saggio del profitto.

19 CONCLUSIONI Che Sraffa abbia sviluppato la soluzione pi logica e coerente dal punto di vista algebrico ed economico non c' dubbio; qualche dubbio resta invece, nella testa di chi scrive, sulla reale intenzione di Marx nell'introdurre il concetto di prezzo di produzione affianco alla categoria del valore. Indubbiamente lui stesso si rese conto, gi nella stesura del libro III, di non aver risolto, perlomeno per quanto riguarda il carattere logico-matematico, la questione; tuttavia non scontato che Marx, se ne avesse avuto modo, avrebbe trovato esauriente fino in fondo la soluzione sraffiana. Quando Marx scrive la legge del valore che determina i prezzi di produzione e ancora la quantit di lavoro non ha un valore, non una merce, ma ci che trasforma le merci in valore, sembra affermare il passaggio logico dalla categoria astratta del valore al fenomeno concreto del prezzo di produzione; passaggio logico che contraddistingue il modo di ragionare di Marx e che caratterizza la sua filosofia. Citando lo stesso Marx: La pi semplice categoria economica, come per es. il valore di scambio non pu esistere altro che come relazione astratta, unilaterale, di una totalit vivente e concreta gi data25. Qualcuno ha affermato che non esiste un problema della trasformazione nella concezione di Marx in quanto non esiste nella realt capitalistica, dove la composizione organica del capitale diversa nei diversi settori, il valore delle merci: il passaggio dal valore-lavoro, o dall'economia mercantile semplice, al prezzo di produzione, o all'economia capitalistica, un metodo per appropriarsi del concreto, ossia del fenomeno capitalistico. Si tratta di un'astrazione teorica, non della descrizione del passaggio storico dalla societ mercantile semplice al capitalismo.26 Il motivo per cui Marx non discute da subito il concetto di prezzi di produzione, ma continua a riferirsi ai valori per tutta la lunghezza dei primi due libri del Capitale, si pu ritrovare nelle parole di Marcello Cini: il grossolano modello marxiano in cui le merci si scambiano ai loro valori
25 Marx K., Lineamenti fondamentali della critica dell'economia politica, p. 27 26 Rubin I., Saggi sulla teoria del valore di Marx, Feltrinelli, 1976, p. 205

20 coglie assai pi profondamente la dinamica del sistema che non il pi raffinato modello in cui le merci si scambiano ai loro prezzi [] La decisione marxiana di partire dal livello di astrazione secondo il quale le merci si scambiano ai loro valori non frutto di ingenuit nel maneggiare le categorie economiche, o di ignoranza dell'algebra delle matrici, ma una precisa scelta [] delle condizioni ottimali in grado di mettere in evidenza l'origine del profitto, e perci la natura del processo di accumulazione del capitale27.

27 In Marx, un secolo a cura di N. Badaloni, Editori riuniti, 1983.

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BIBLIOGRAFIA

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