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PROGETTO RUSSIA

PERCH NON SIAMO PI FILOARABI

di

Elena V. SUPONINA

Putin ha rilanciato liniziativa russa nella regione pi calda del mondo. Ma non per offrire una sponda agli arabi, come ai tempi dellUrss. Il velleitarismo e limprovvisazione per esempio nellapertura a ams rischiano per di screditare il Cremlino.

1. EI MIEI FREQUENTI VIAGGI IN MEdio Oriente, mi convinco ogni volta che qui stanno aspettando la Russia, sono ben disposti nei suoi confronti, ma vorrebbero vederla pi attiva in politica, pi competente in economia e pi concludente nella pratica. Una pretesa accentuata, sembrer strano, dal fatto che la Russia non ha nemici se si escludono i terroristi islamici n tanto meno alleati. Le restano per dei partner. Ci pone Mosca nella straordinaria posizione di poter mediare e condurre il dialogo con tutte le parti della regione. Allo stesso tempo, estremamente complicato riuscire a mantenere senza quasi distinzione rapporti, per esempio, con Iran, Siria, Arabia Saudita e Israele. O avere a che fare contemporaneamente, in campo palestinese, con i capi di Fat (movimento di liberazione nazionale) e quelli di ams (movimento di resistenza islamico), in lotta tra loro. O non entrare in contrasto con nessuna delle parti opposte in Libano, quando ognuna vorrebbe tirare la Russia dalla propria parte. Riuscire in simili miracoli di equilibrismo diplomatico non richiede soltanto eccelsa perizia. anche necessario tenersi alla larga da situazioni spinose, mantenere le distanze ed evitare decisioni che diano adito a interpretazioni univoche. Vale a dire, purtroppo, rassegnarsi a volte a un meno rischioso c poco da fare. Tanto pi che il Medio Oriente non rappresenta il problema numero uno per la Russia, presa com dai complicati rapporti con le controparti europee e occidentali. Negli ultimi otto anni Mosca ha mostrato in Medio Oriente un attivismo che non si vedeva dai tempi dellUnione Sovietica. Ma la misura del nostro coinvolgimento nella regione non in alcun modo paragonabile a quello americana. Inoltre non chiaro se oggi la Russia, pur facendo parte del quartetto di mediatori internazionali insieme a Stati Uniti, Unione Europea e Onu, abbia realmente a cuore

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lannoso problema della pacificazione del Medio Oriente. Limpressione che per il momento abbiano priorit altri obiettivi, e cio la creazione e lampliamento di una partnership economica e tecnologico-militare con i paesi della regione, ma anche linterpretazione dei problemi mediorientali pi utile allesigenza di salvaguardare la legalit internazionale e rispettare le risoluzioni dellOnu, elemento di estrema importanza per Mosca quale membro permanente del Consiglio di Sicurezza, con diritto di veto. Lattivit diplomatica russa nasce dallassoluta necessit di un impegno comune nel Medio Oriente volto a raggiungere soluzioni negoziali durevoli, e dallimpossibilit di raggiungere risultati positivi con la forza. quanto si legge in un recente documento sulla politica estera della Russia nel 2008, messo a punto dal ministero degli Esteri e approvato dallamministrazione presidenziale. Si tratta di una novit nella pratica diplomatica russa. Uscito nel marzo di questanno, il documento soltanto il secondo nella storia della Russia indipendente quale erede legittima dellUrss. Il primo rapporto sulla politica estera del paese, un centinaio di pagine diffuse nel marzo del 2007, era dedicato allanalisi dellattivit dellanno precedente. Dopo la disgregazione dellUnione Sovietica non si poteva nemmeno parlare di un serio contributo di Mosca allimpegno internazionale in Medio Oriente. La Russia era debole. Sotto Boris Elcin lapatia della politica russa nei confronti del Medio Oriente era principalmente dovuta ai problemi interni, allinerzia del presidente e alla sottovalutazione dellimportanza della regione. Con tali premesse, per Putin non stato poi cos complicato trovare il modo di palesare le sue nuove ambizioni. In Medio Oriente, nel corso della sua presidenza Boris Elcin era stato soltanto una volta, in occasione dei funerali del re di Giordania Hussein, nel febbraio 1999. I giornalisti al seguito del presidente avrebbero poi ricordato lo struggimento del capo di Stato durante il viaggio di ritorno a Mosca. A bordo dellaereo presidenziale, Elcin commemor lo scomparso monarca musulmano secondo lantica tradizione, con una buona dose di vodka russa forte. La successiva visita di Elcin nella regione avvenne quando egli aveva gi annunciato il passaggio del testimone a Vladimir Putin. Nel gennaio del 2000 Boris Elcin prese parte alle celebrazioni in Terrasanta in occasione del secondo millennio della nascita di Cristo. Il leader russo preg nelle chiese di Gerusalemme e Betlemme, ma il viaggio non produsse risultati degni di nota. Vladimir Putin si recato nel Vicino Oriente soltanto quattro anni dopo lascesa al potere, nellaprile 2005. Quella visita in Egitto e Israele, Autonomia palestinese compresa, occup immediatamente le prime pagine dei nostri media. La sottoscritta vi partecip come giornalista al seguito del presidente russo. Ricordo bene il grande interesse da parte sia israeliana che araba. Ancora oggi mi capita di guardare le fotografie di quella visita, con Vladimir Putin e sullo sfondo lenigmatica Sfinge egiziana di Giza. Come scrisse la stampa russa, davanti alla Sfinge una volta cera stato Napoleone, e con la stessa espressione pensosa

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Sicch, tre anni fa, tutto faceva pensare allinizio di una nuova ra nella politica russa per il Medio Oriente. Fino a quel momento, nessun capo di Stato russo era stato in visita in Israele. Alla fine degli anni Quaranta Josif Stalin si era dichiarato favorevole alla creazione di due Stati, uno israeliano e uno palestinese. Ma i veterani della nostra diplomazia in Medio Oriente si tramandano laneddoto apocrifo di Stalin che, tra uno sbuffo di pipa e laltro, avrebbe detto con ghigno quasi malvagio: E cos l non ci sar mai pace. Negli anni dellUnione Sovietica le relazioni diplomatiche con Israele erano state interrotte in due occasioni: nel 1953, dopo che gli estremisti israeliani avevano fatto esplodere una bomba accanto alla sede della delegazione sovietica a Tel Aviv, provocando feriti tra il personale, e nel 1967, allepoca della guerra araboisraeliana dei Sei giorni. Nel primo caso il raffreddamento dur quasi sei mesi, mentre dallestate del 1967 dovettero trascorrere pi di 24 anni prima di arrivare al 18 ottobre 1991 quando, con lo scioglimento dellUrss ormai imminente, lallora ministro degli Esteri sovietico, Boris Pankin, arriv a Gerusalemme dove annunci la ripresa delle relazioni con lo Stato di Israele. Le fotografie che il 28 aprile 2005 immortalano Vladimir Putin con il tradizionale copricapo ebraico di un tetro colore nero come richiesto dal protocollo allo Yad Vashem, il monumento in memoria delle vittime dellOlocausto, ebbero lonore delle prime pagine della stampa israeliana. Il copricapo fu oggetto tra laltro di unestenuante diatriba tra i responsabili del protocollo delle due parti. Per gli israeliani era assolutamente necessario che Vladimir Putin, primo leader russo a visitare il paese, nonch ex uomo del Kgb, indossasse la kippah. I russi sulle prime avevano visto in quel genere di richiesta un trabocchetto. A loro volta, per, gli israeliani non avevano apprezzato il fatto che linabituale ospite dallaeroporto si fosse recato non ai colloqui o in albergo, ma alla chiesa cristiana del Santo Sepolcro a Gerusalemme, dove aveva pregato e si era inginocchiato davanti al Golgota. Eppure era proprio questo il genere di dettagli che i funzionari del Cremlino si trovarono a dover appianare per mancanza di pratica. Troppo a lungo Mosca era stata presente in Medio Oriente con un solo piede e aveva volato con una sola ala. Con queste immagini cos evocative i nostri diplomatici descrivono il fatto che ai tempi dellUrss essi avevano rapporti ufficiali soltanto con una delle parti in conflitto: gli arabi, non gli ebrei. Ma la nuova Russia oggi presente in Medio Oriente con tutti e due i piedi. Se Israele non era stata nemmeno una volta meta di capi di Stato o di governo in carica sia sovietici che russi, con lEgitto le cose non erano andate molto meglio. Prima di Putin, il politico di pi alto livello che da Mosca si fosse spinto al Cairo era stato, nel maggio 1964, il segretario generale del Pcus e presidente del Consiglio dei ministri dellUrss Nikita Khruscv. Sicch nel 2005 al presidente russo bastato farsi vedere in Egitto per far parlare di s come di un pioniere. Il primo passo era stato mosso. Pi complicato si rivelato percorrere il restante cammino. N sar facile il cammino mediorientale per il successore di Putin. A Dmitrij Medvedev adesso non basta semplicemente andare in visita nel Vicino Oriente. Da lui si attendono fatti concreti.

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E gi da un po si chiedeva di pi anche da Vladimir Putin, una volta svanita la sensazione di novit seguita ai primi viaggi del presidente russo. Il Medio Oriente richiede mezzi materiali e una costante mobilitazione di risorse umane. Ma la Russia non dispone n degli uni n delle altre. pur vero che alla fine dellestate 2006 ha rotto il blocco economico imposto allAutorit palestinese, trasferendo, primo tra i paesi europei, fondi per dieci milioni di dollari alle autorit locali dopo la vittoria dei radicali di ams alle elezioni parlamentari del gennaio di quello stesso anno. Luso di tale aiuto gratuito stato controllato da organizzazioni internazionali e da rappresentanti russi. Siamo grati alla Russia. Grazie al suo denaro abbiamo potuto far sostenere gli esami finali nelle scuole. Unaltra parte della somma stata destinata ai bisogni dellassistenza sanitaria, mi ha raccontato allepoca a Rmallh il viceprimo ministro e ministro dellIstruzione palestinese, Nir al-Sir. La Russia infatti non considera ams unorganizzazione terroristica, come invece Israele, Usa e Unione Europea. Alla conferenza parigina dei paesi donatori del dicembre 2007, il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, ha promesso di destinare altri 10 milioni di dollari ai palestinesi. Somma comunque decine di volte inferiore a quelle che gli Usa e le nazioni europee pi forti, per non parlare dellUnione Europea come organismo, sono in grado di stanziare e, se valutazioni politiche non consigliano diversamente, in concreto stanziano. La Russia non dispone nemmeno di personale qualificato per la normale attivit diplomatica di tutti i giorni. Gi da tempo non abbiamo pi contatti personali continuativi con esponenti arabi, come accadeva invece in epoca sovietica. Allepoca i rapporti erano pi intensi. Conoscevamo bene non soltanto i politici, che venivano spesso a Mosca, ma a volte anche le loro famiglie. Tra i mediatori internazionali, oggi, rapporti cos stretti con le parti in Medio Oriente li hanno forse soltanto gli americani, ammette un funzionario del Cremlino che chiede di restare anonimo. 2. In Russia, le iniziative di politica estera prendono sempre le mosse dal Cremlino. Negli ultimi tempi il compito del ministero degli Esteri si ridotto allo svolgimento di incarichi assegnati dallamministrazione presidenziale e a seguire con la necessaria strumentazione tecnica e documentaria il processo dei negoziati. Il Cremlino di tanto in tanto riesce a stupire con qualche trovata, anche per quanto concerne il Medio Oriente, ma Putin non si deciso ad assumersi responsabilit concrete nella regione. E considerato che l non accade niente di buono, bisogna francamente ammettere che Mosca, a differenza del passato, non ha gran voglia di assumersene la responsabilit. Cos le proposte avanzate dal Cremlino o non vengono nemmeno attuate o non producono i risultati voluti. Esempio lampante linaspettata idea del presidente Putin, discussa nel suo primo viaggio in Medio Oriente dellaprile 2005, di tenere a Mosca una conferenza in grande stile per la pace nella regione, sul tipo di quella di Madrid nel 1991, cui invitare non soltanto israeliani e palestinesi, ma anche libanesi, siriani e le altre

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parti interessate. Putin espose questa idea in una conferenza stampa dopo i colloqui al Cairo con il presidente egiziano Hosni Mubarak, che annuiva approvando. E fu anche stabilito il periodo: lautunno di quellanno. Quella sera stessa Vladimir Putin si trovava in Israele, dove gli venne senzaltro spiegato che il solo auspicio di una tale conferenza non bastava. Era necessario ottenere la disponibilit di tutte le parti in causa. E avviare un colossale lavoro di preparazione, simile a quello che avrebbe deciso di condurre il segretario di Stato Usa, Condoleezza Rice, alla vigilia della conferenza internazionale per il Medio Oriente tenutasi nel novembre 2007 ad Annapolis. Conferenza accolta a Mosca con una punta di gelosia. In piazza Smolenskaja, dove ha sede il ministero degli Esteri, i funzionari continuavano a rammentare che era stato il presidente russo a suggerire per primo di tenere una conferenza internazionale. Inoltre lamentavano e cito un diplomatico di alto livello che nel quartetto mediorientale gli americani tenteranno in tutti i modi di fare la parte del leone, soprattutto quando penseranno di essere vicini al successo; solo per poi chiedere comunque aiuto agli altri, poich faranno un buco nellacqua. Ma convenuto alla Russia nel 2005 sconvolgere tutti con proposte interessanti, quando poi non era pronta a realizzarle? Sono trascorsi tre anni e la conferenza a Mosca non si mai tenuta. Si tornati sullidea ai negoziati di Annapolis, non fosse altro per proporre qualcosa. E poi? Dopo Annapolis, la conferenza successiva lhanno tenuta i francesi, a Parigi, nel dicembre 2007, dedicandola alla raccolta di aiuti finanziari per i palestinesi. Sicch la Russia ha fatto slittare i tempi della propria iniziativa, stavolta dallaprile al giugno 2008. E intanto non ha nemmeno studiato gli inviti, nonostante le insistenti richieste degli arabi. Allauspicabilit della conferenza di Mosca stato specificamente dedicato anche un punto nella risoluzione conclusiva del summit della Lega Araba svoltosi a marzo a Damasco. Ma in concreto, della preparazione di tale evento non c traccia. C poi un altro fatto cruciale che rischia di trasformare la conferenza, quandanche avesse luogo, in uniniziativa di pura forma: linsediamento del nuovo presidente agli inizi di maggio. I ministeri, compreso quello degli Esteri, si trovano da tempo in una situazione di incertezza dovuta allattesa del cambio al vertice e dellarrivo di nuove disposizioni. E se anche non ci fossero cambiamenti determinanti, in questo momento difficile concentrarsi sui problemi del Medio Oriente. Per la Russia infatti pi urgente stabilire quale corso dare alle relazioni con lOccidente. necessario concentrarsi su questo. E allora perch tanto chiasso? 3. Alcuni leader orientali vorrebbero poter vedere nella Russia un adeguato contrappeso agli Stati Uniti. Gli arabi, in particolare, hanno nostalgia di quando era possibile trarre vantaggi giocando sui contrasti tra Mosca e Washington. Se si considerano gli americani filoisraeliani, allora chi il filoarabo? Ma gli arabi commettono un errore: la Russia non disposta a un corpo a corpo con gli Stati Uniti per risolvere i loro problemi. Se ne sono dovute convincere le autorit iraniane, e se ne stanno ora convincendo anche i loro vicini del Golfo Persico.

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tuttavia possibile attendersi qualcosa da Mosca. Per esempio, unabile partita diplomatica al momento della discussione al Consiglio di Sicurezza sulle sanzioni contro un governo sospettato di qualche malefatta. La Russia pronta a mitigare le sanzioni per limputato, soprattutto quando si tratti di un paese con cui stata avviata una cooperazione economica e tecnologico-militare. Sempre quando ci sia possibile senza scontrarsi frontalmente con lOccidente. Pi precisamente, fino a che le informazioni dei servizi di sicurezza non confermino leffettivo rischio che quel dato paese sviluppi armi di distruzione di massa. La capacit di manovra dei diplomatici russi a favore degli iraniani, negli ultimi anni, stato un esempio di grandissima professionalit. Inoltre la Russia sempre pronta a una censura aperta e franca delle iniziative unilaterali intraprese dagli Usa e dai loro partner occidentali aggirando il Consiglio di Sicurezza, che si tratti dellindipendenza del Kosovo o della guerra in Iraq. Allinizio del 2003 Mosca ha pi di una volta ammonito gli americani sulla loro annunciata campagna contro lIraq, esigendo le prove della presenza di armi di distruzioni di massa (mai trovate) in quel paese. Obiezioni, per, accuratamente contenute nei toni, al fine di salvaguardare il partenariato con gli Stati Uniti. Il diritto di veto nel Consiglio di Sicurezza dellOnu bilancia le forze della Russia e degli Usa, mi disse nella primavera e nellestate del 2001 lallora vicepresidente iracheno, aha Ysn Raman. Il giorno prima era stato a Mosca, aveva incontrato Putin e aveva scommesso su di lui. Ma quando ci siamo incontrati nel febbraio del 2003, un mese prima dellinizio della guerra, il signor Raman, poi impiccato a Baghdad nella primavera 2007, non si faceva gi pi illusioni e ammetteva: Confidiamo solo in noi stessi, nel nostro popolo e in Dio. Tra i miei interlocutori ci fu anche il palestinese Mamd Abbs, allepoca residente in Iraq, segretario generale del Fronte della liberazione della Palestina e meglio noto come Ab Abbs. I lettori italiani probabilmente ne ricorderanno il nome in relazione alla tragedia dellAchille Lauro, la nave italiana sequestrata nel Mediterraneo dai suoi uomini nel 1985. I guerriglieri, che nel corso del sequestro uccisero uno dei passeggeri, chiedevano il rilascio di prigionieri palestinesi dalle prigione israeliane. Lesponente palestinese mi raccont come, dopo quella vicenda, caccia americani avessero costretto laereo passeggeri egiziano a bordo del quale egli si trovava ad atterrare in una base Nato in Italia. Durante lintervista Ab Abbs cit il leader della perestrojka sovietica, Mikhail Gorbacv, e il premier ita liano Bettino Craxi: Il mondo non era pi lo stesso. Cera chi non la pensava come gli americani. Sono stati costoro a difendermi. Purtroppo allepoca le autorit sovietiche non potevano pi proteggermi. Ecco, Brez nev mi avrebbe difeso, mentre Gorbacv, figuriamoci! Dopo quellepisodio, il governo italiano, a cui gli americani non avevano nemmeno chiesto il permesso di far atterrare i loro caccia e laereo di linea egiziano nella base in Italia, protest. Furono le autorit italiane ad aiutarmi a fuggire dalla base. Nellaprile del 2003 Ab Abbs fu arrestato dalle truppe americane che avevano occupato lIraq e si spense dopo un anno nellospedale della prigione, in circostanze misteriose, per insufficienza cardiaca.

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4. Ce stato un tempo in cui Mosca svolgeva un ruolo negativo, appoggiando i palestinesi pi aggressivi e gli arabi in generale. Ora, a essere franchi, la Russia ha altro per la testa. Ce ne rendiamo conto, mi ha confidato il presidente di Israele, Shimon Peres. Il quale esortava a non dimenticare che pi di un milione dei sette milioni di cittadini dello Stato israeliano sono di lingua russa. Non un caso che questanno Mosca e Tel Aviv abbiano raggiunto laccordo per lintroduzione di un regime senza visti. Chi scrive ha incontrato politici palestinesi e leader israeliani, ministri iracheni dellattuale e del passato regime, autorit di molti altri paesi arabi. E non c quasi mai stata conversazione in cui lUnione Sovietica non sia stata ricordata. Ma la Russia sar di nuovo presente nella regione come nel passato?, mi chiedono i miei interlocutori, con gli arabi che non nascondono di sperarci molto. Tuttavia, la Russia di oggi si muove in Medio Oriente con estrema cautela. Non ancora ricorsa nemmeno una volta al diritto di veto al Consiglio di Sicurezza su questioni mediorientali. In passato Mosca poneva sempre il veto sulle risoluzioni proposte dai paesi occidentali, con una media di due o tre volte lanno nel periodo che va dal 1945 a tutto il 1991, per un totale di 118 volte. Per lo pi succedeva per questioni relative al Medio Oriente. Invece dal 1991 fino a oggi il veto stato utilizzato al massimo quattro volte e sempre per questioni non spinosissime: un paio di volte per problemi riguardanti Cipro, una volta in relazione alla Bosnia-Erzegovina, lultima volta, nel gennaio 2007, insieme alla Cina per la situazione in Birmania (Myanmar). Il veto unarma da tenere rinfoderata, mi ha spiegato il ministro degli Esteri, Sergej Lavrov. Ci sono state occasioni in cui la diplomazia russa non ha gradito risoluzioni adottate dal Consiglio di Sicurezza dellOnu per il Medio Oriente. Per esempio, quando a trovarsi minacciata era la Siria, sulle cui sponde i russi hanno lunica base militare navale nel Mediterraneo, ufficialmente definita punto di supporto logistico, nel porto di ars. Ma anche in quel caso i rappresentanti russi hanno comunque preferito astenersi, piuttosto che alzare la mano contro. Lo stesso accadde il 2 settembre 2004, quando la risoluzione 1559 chiese il ritiro delle truppe siriane dal Libano. E cos anche il 30 maggio 2007, quando stata approvata la risoluzione 1757 per la creazione di un tribunale internazionale sugli omicidi politici in Libano. La Russia non pu e non deve opporsi allemancipazione del Libano dalleccessiva influenza della vicina Siria. Certo insolito per Mosca appoggiare gli sforzi intrapresi in Medio Oriente da Usa, Francia o altri paesi occidentali. E questo avviene con difficolt, dopo obiezioni, discussioni e non senza sospetti nei confronti di Parigi e Washington. Tuttavia questanno la Russia ha deciso di stanziare mezzo milione di dollari per la creazione del tribunale internazionale sul Libano. Ancora una volta, una somma dieci volte inferiore a quanto stanzieranno gli americani o i francesi, ma il carattere simbolico del gesto evidente. 5. Mosca deve essere presente in Medio Oriente in modo pi attivo e determinante. in grado di parlare, e continuer a farlo, con le parti con cui gli Usa si ri-

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fiutano di intavolare un dialogo, ma non sempre conviene opporre la propria politica a quella americana. Inoltre, quando si decide di intraprendere iniziative originali, sarebbe meglio prepararle accuratamente. Forse bisognerebbe individuare le giuste leve da azionare allinterno di ams, prima di intensificare in modo cos ostentato i contatti con i suoi dirigenti, impegnando persino il nostro ministro degli Esteri. Altrimenti leffetto a breve termine di questi contatti potrebbe risolversi in un boomerang. ams non ha mai smorzato i toni della sua propaganda, anche se senza gli islamisti ogni accordo di pace appare fragile. Nel corso della sua visita di Stato in Spagna, nel febbraio 2006, Vladimir Putin aveva dichiarato lintenzione di invitare ams a Mosca, cogliendo di sorpresa gran parte dei diplomatici russi specialisti di quella regione. Le due successive visite a Mosca del leader del movimento, lid Misal, hanno suscitato lo scontento non solo degli israeliani, ma anche di consolidati partner della Russia come i dirigenti di Fat. Ulteriormente irritati dai colloqui di Damasco, nel marzo di questanno, tra il ministro degli Esteri Lavrov e lo stesso lid Misal, dopo che ams si era impadronito con le armi della Striscia di Gaza. E se immediatamente dopo le elezioni in Palestina aveva forse senso tenere incontri con i capi della fazione che le aveva vinte, anche se non necessariamente al livello del titolare degli Esteri, convenuto farlo ora? O anche, per esempio, era proprio necessario affrettarsi a evocare la possibilit dellingresso della Russia nellOrganizzazione della conferenza islamica (Oci), se su tale questione, tuttaltro che squisitamente politica, non solo non c stato un serio dibattito pubblico, ma nemmeno se n discusso in parlamento? Di fatto, nellestate del 2005 alla Russia stato conferito lo status di osservatore nellOci. Certamente, il nuovo presidente russo Dmitrij Medvedev svilupper in Medio Oriente la linea pragmatica e cauta del predecessore. E certamente Mosca non sar pi la stessa dellepoca sovietica, n ambisce a far tornare indietro la storia. Tuttavia, nel tutelare i propri interessi in Medio Oriente, la Russia deve evitare un approccio superficiale, che porti a decisioni avventate. Comunque, il rango della Russia in Medio Oriente, come anche nellarena internazionale in generale, dipende da quando e come trover soluzione ai suoi numerosissimi problemi interni. Di questi, e non del Medio Oriente, si occuper in primo luogo Dmitrij Medvedev.
(traduzione di Leonardo Marcello Pignataro)