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ISSN 2282-0760

Rivista Culturale Trimestrale

N.0 | MARZO 2013

Immagine di copertina: La S infuocata ed il Labirinto. Limmagine vuole costruire un simbolo complesso che attraverso la valenza dei singoli elementi utilizzati, tenta di lanciare un messaggio ben preciso: lindividuazione della via utile alluscita dal Labirinto interiore, attraverso la luce emanata dal fuoco dello Spirito. Come facile notare, in questo, come in molti altri casi, un simbolo pu sottendere pi significati: la S di Secreta, ma anche di Spirito.

In sottofondo, foto del labirinto scolpito sulla colonna destra del portico antistante il Duomo di San Martino a Lucca (foto: G. Galassi).

Viaggio nel cuore dello Spirito

Il labirinto evoca sempre i misteri iniziatici, le vie devianti che portano all'illuminazione.

Le parole di Alain Danilou, indimenticato orientalista, appaiono estremamente calzanti ad illustrare il compito che ci siamo prefissati nelleditare SECRETA che trae il nome dalla omonima e celebre rivista edita, gi nel 1983, da Brunello Nardini, massone e studioso di grande probit; abbiamo appunto introdotto lidea di quellimmaginario labirinto, interiore ed esteriore, in cui ciascun Uomo si trova perduto... insieme a tutti coloro che lo vorranno andremo alla ricerca della via duscita, indicata dal bagliore celato alla vista di colui che non ha la giusta prospettiva. Insieme ad Enrico Baccarini, Direttore Responsabile, abbiamo compreso che il segreto iniziatico non sta tanto nelle risposte quanto, piuttosto, nelle domande che ciascuno di noi sapr porsi: la strada da percorrere comunque molto ardua, certo che senza un metodo preciso e rigoroso non riusciremo mai a riveder le stelle, per dirla come Virgilio e Dante. Parleremo quindi dei misteri dellantichit, della scienza, delluomo utilizzando per quanto possibile il metodo scientifico, scevro da rivelazioni e sensazionalismo, che tenda a condurre il lettore ad una riflessione profonda piuttosto che ad una determinata Verit rivelata. Durante questo viaggio allinterno di noi stessi, cercheremo di superare il maggior limite attribuito alla cultura Occidentale, ossia quel vivere vincolato alla prospettiva futura e basato sul passato, sovente dimentico del presente che, al contrario, comprenderemo essere lunico momento vissuto realmente; la conseguenza logica in tale processo risulta essere la valenza del Viaggio piuttosto che della Meta. Quindi Buona Lettura e Buon Viaggio a tutti noi...

Gianmichele Galassi

N.0 2013

store.secreta.eu e www.ezpress.it

DISPONIBILE ON LINE SU

N.1

Luglio/ Settembre

2013

Anticipazioni Dalle radici del Mazdeismo... intervista a Moramarco Respirare in Musica dal 700 al 900 Alfons Mucha Vaticinia Nostradamus La Pantera

N.2
Anticipazioni I Vimana

Ottobre/Dicembre

2013

I segreti del Dio che non esiste

Filosofia e scienza: un nuovo paradigma? Pakistan: Mohenjo Daro e lantica Civilt Harappa

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n.0 Marzo 2013

S ommario
MASSONERIA
La leggenda di Hiram 4

Rivista Culturale Trimestrale SECRETA MAGAZINE


Direttore Responsabile: Enrico Baccarini Direttore Editoriale e Scientifico: Gianmichele Galassi

LA REDAZIONE BIBLISTICA

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Comitato editoriale: Diego DInnocenzo, Gerardo Lonardoni, Marco Montori, Giacomo Maria Prati, Marco Rocchi. Hanno collaborato al numero: Diego DInnocenzo, Gerardo Lonardoni, Giacomo Maria Prati.
Progetto e realizzazione grafica: Gianmichele Galassi

Il Cantico dei Cantici

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LINTERVISTA
A Enrico Baccarini e Gianmichele Galassi

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Copyright 2012 Gianmichele Galassi Edizioni SECRETA Soc. Coop. via del Pozzo 10/A, 53035 Monteriggioni (SI) CF/PI: 01342470521 - N.ROC: 22690 ISSN 2282-0760 Informazioni: http://www.secreta.eu - secretapub@gmail.com

ESOTERISMO

Dante ed i Fedeli dAmore

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Archetipi dellEterno nella saga arturiana

CICLO BRETONE

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Le opinioni degli autori, impegnano soltanto questi ultimi e non configurano, necessariamente, l'orientamento di pensiero della rivista Secreta o di Edizioni Secreta Soc. Coop. La riproduzione totale o parziale dei testi contenuti nella pubblicazione vietata sotto qualsiasi forma, senza espressa autorizzazione scritta, secondo le norme vigenti in materia.
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N.0 2013

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Galassi

LA LEGGENDA

DI HIRAM

A sinistra: Il Mare di Bronzo realizzato dal Maestro Hiram. Ricostruzione presente in Jewish Encyclopedia (1906).

Nella pagina a fianco: Re Salomone esamina il progetto del Grande Tempio. Andreas Brugger, 1777.

Hiram, Maestro di Perfezione, emblema dellideale iniziatico liberomuratorio, incarna le caratteristiche dei tre pilastri di sostegno per il Tempio:

Forza, Bellezza e Sapienza.


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INTRODUZIONE ALLA MITOLOGIA MASSONICA


La figura di Hiram sta allorigine stessa della Massoneria, naturalmente parliamo di mito e leggenda non di una vera e propria ricostruzione storica: la mitologia massonica essenzialmente simbolo. Ma che cos un simbolo? La parola "simbolo" deriva dal latino symbolum ed a sua volta dal greco smbolon dalle radici - (sym-, "insieme") e (bol , "un lancio"), o pi semplicemente mettere insieme, accordare, patto etc. Dalletimologia si evince come i simboli possiedano un forte valore evocativo, da cui deriva un carattere intersoggettivo, sono cio condivisi da un gruppo sociale. Per questo motivo, lanciarsi in affannosi quanto contorti ragionamenti per giungere

all'interpretazione del simbolo, far perdere allo stesso la caratteristica pi preziosa, ovvero la semplicit; con essa va in qualche modo persa la funzione prima del simbolo, quell'universalit scaturente dalla sua necessaria univocit di sensazione. In tale ottica essenziale un'interpretazione basata prettamente sulla logica di base, scevra da ogni subdolo volare, ossia da valenze cos ben nascoste da generare solamente confusione: il simbolo nasce dall'esigenza di semplificare ci che complesso, rendere esprimibile ci che non lo , come le sensazioni che riesce a suscitare; sta poi al lettore trovare sapienza e capacit per formare concetti man mano pi complessi attraverso un sapiente uso sincretistico di pi simboli in modo da ottenere allegorie complesse. Come ad esempio il mito di Hiram

LA LEGGENDA DI HIRAM ABIFF


Rielaborazione2 di Gianmichele Galassi

a Bibbia ci presenta Hiram Abiff come il massimo artista del suo tempo. Famoso nella propria citt natale, Tiro, per la magnificenza delle sue opere, onorato ed ammirato dal sovrano per le straordinarie capacit dimostrate nelle arti, fu da questi inviato al potente Re Salomone per la costruzione del grande Tempio, la Casa del Signore. Nessuno meglio di Hiram sapeva lavorare i metalli, egli padroneggiava i segreti dellArte, fine intagliatore di pietre e legno aveva accumulato grande esperienza nel governare operai e maestranze. Vennero arruolati per loccasione centinaia di geometri e capomastri: il cantiere assomigliava ad un grande formicaio tanti erano gli operai chiamati al lavoro. A centinaia di migliaia, venuti da ogni Paese, formarono un formidabile esercito di lavoratori, in cui si fondevano

innumerevoli etnie, costumi, idiomi e religiosi, convivendo pacificamente per portare a compimento la grande opera. Su tutti vigilava attento lo sguardo del Maestro Hiram che, guidato dalla sapienza, pens di organizzare limmenso cantiere dividendo gli operai in tre categorie in base alle proprie competenze e capacit. Fu cos che, prima dellinizio dei lavori, radun tutti: pose gli Apprendisti a destra, dette loro la propria divisa, un grembiule bianco, il segno ed una parola per farsi riconoscere come tali; poi individu i Compagni, dette anche a loro divisa, grembiule e parola, sistemandoli sulla destra. Infine anche i Maestri ricevettero le proprie istruzioni. Avvert tutti che nessuno avrebbe mai dovuto rivelare la parola dordine, pena limmediato licenziamento. In tal modo i sorveglianti erano in grado di dare
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il giusto salario giornaliero a tutti gli operai secondo la propria competenza: era sufficiente che ciascuno comunicasse la parola ed il segno per ottenere il pattuito. Cos i lavori avanzarono rapidamente ed il Grande Tempio prendeva forma, lasciando intravedere la maestosit che avrebbe assunto ad opera compiuta. Salomone era entusiasta del cantiere governato da Hiram e non perdeva occasione per tesserne le lodi. Allapparenza tutto correva nel migliore dei modi, soddisfazione ed entusiasmo erano respirabili in ogni angolo del cantiere: gli apprendisti sgrossavano le pietre che poi passavano sotto la cura dei compagni che, con pazienza e dovizia, le levigavano affinch combaciassero perfettamente luna con laltra. Infine i Maestri assistevano alla posa, misurando attentamente ogni blocco in modo che corrispondesse al progetto. Tanto successo ed operativit del maestro Hiram destarono per linvidia di tre operai, interessati pi al guadagno che allatmosfera di armonia che si percepiva nel grande cantiere. Pur privi del talento e dei meriti necessari, i tre compagni aspiravano al salario dei Maestri e fu cos che ordirono un funesto, quanto infame, piano. A mezzanotte Hiram aveva il costume di ritrovarsi allinterno del Tempio, mentre tutti gli altri riposavano; in tal modo controllava lo stato di avanzamento dei lavori, soffermandosi poi a meditare nello spazio sacro. Una sera i tre compagni misero in atto la loro congiura; ognuno si appost, armato di un arnese da lavoro, ad una delle tre porte. Quando Hiram giunse presso la porta occidentale trov ad aspettarlo, minaccioso, il primo dei tre: Ditemi la parola di Maestro disse costui minaccioso. Tu sai bene che io non posso rivelartela rispose il Maestro. Allora laltro, senza incertezze, gli sferr un colpo alla gola. Seppur stordito, il Maestro riusc a sfuggirgli dirigendosi immediatamente verso la porta a Meridione; ma l trov ad attenderlo il secondo Compagno. Con tono arrogante torn a chiedere al Maestro quale fosse la Parola
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Insensato! - grid Hiram Non cos che lho ricevuta io! E non questo il modo di chiederla! Laltro, seccato, con rabbia vibr un colpo diretto al cuore di Hiram. Questi, quasi esanime e gravemente ferito, si trascin verso lultima porta, quella posta ad Oriente, in cerca di scampoma anche l trov appostato lultimo dei tre che, sbarrandogli la via, pretendeva che gli fosse rivelata la Parola. Hiram non si lasci intimorire neppure dalla minaccia dellultimo: sapeva di non poter fuggire e che questultimo colpo gli sarebbe stato fatale, ma decise comunque di impartire lultima lezione: Lavora, persevera, impara. Solo cos sarai ritenuto degno ed avrai diritto alla ricompensa di maestro! Laltro allora, accecato dallinvidia e incredulo della rettitudine del Maestro, lo colp direttamente alla fronte, e lo uccise! Ecco come morto il Maestro dei Maestri, portando con s i segreti dellArte. I tre assassini infami portarono il corpo in un luogo solitario del Libano e l gli dettero sommaria sepoltura, piantando sulla tomba un ramo dacacia, e poi tornarono al cantiere. Intanto a Gerusalemme, dalla preoccupazione iniziale per lassenza del Maestro, si arriv ben presto alla disperazione ed allo sgomento quando vennero notate alcune tracce di sangue allinterno del Tempio. Hiram morto! si continuava a ripetere Chi potr sovrintendere ai lavori per la costruzione del Grande Tempio, adesso che il Maestro scomparso per sempre? I segreti dellArte sono perduti per sempre! Le tenebre scendono e regnano ognidove. Cosa possiamo fare per riportare la Luce della saggezza su di noi? Allora intervenne Salomone: Facciamoci coraggio, non tutto perduto, e cerchiamo i resti mortali del Maestro, la sua sapienza non pu essere scomparsa con Lui Essa eterna!. Fu cos che il saggio Re mand a chiamare nove maestri, inviandoli alla ricerca del corpo a gruppi di tre: Viaggiate maestri! Viaggiate da oriente ad occidente, da settentrione a mezzod, finch non abbiate trovato Hiram.

Fu cos che dopo lungo vagare, attraversando il deserto del Libano, un maestro scorse in una piccola radura un ramo dacacia, appoggiandovisi not che era stato piantato di recente e la terra intorno pareva mossa da poco sospett allora che fosse proprio la sepoltura del grande architetto del Tempio, prestamente fece avvertire Salomone. Alla notizia il Re ordin che gli altri maestri, tornati nel frattempo, andassero a verificare e, nel caso, recuperare i resti del Maestro.

In breve tempo i nove maestri inviati alla ricerca tornarono con il corpo di Hiram che ricevette le esequie riservate solamente ai sovrani. Naturalmente, la mitologia liberomuratoria non si esaurisce con la morte del Maestro Hiram: negli alti gradi la leggenda sulla costruzione del Tempio di Salomone continua a lungo, si giunge invero addirittura alla cattivit di Babilonia ed alla costruzione del secondo Tempio ma questa unaltra storia.

Ricostruzione artistica del Tempio di Gerusalemme. Disegno di Christian Van Adrichom (1584).
52,0 x 74.9 cm Kyram Collection.

CENNI
MITO

SULLA VALENZA SIMBOLICA DEL

animico e spirituale) e sono cos rappresentati nei riti di iniziazione: la gola, simbolo della vita materiale; il cuore, sede dell'anima; la fronte, sede dell'intelligenza. 3. I tre atti violenti compiuti dai Compagni traditori a loro volta riproducono: la menzogna; l'ignoranza; l'ambizione. Questo mito serve a riassumere il lavoro che
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E ben evidente come la leggenda di Hiram contenga ed anticipi il sincretistico complesso simbolico della Libera Muratoria: 1. Gli attrezzi m uratori con cui i tre congiurati colpirono Hiram sono quelli alla base del lavoro di loggia e simboleggiano rispettivamente la retta e misurata azione, lequilibrio e la volizine. 2. Le parti del corpo ove Hiram fu colpito simboleggiano i tre piani (m ateriale,

ciascuno deve compiere al proprio interno per essere, giorno dopo giorno, un uomo migliore; evidente poi come i vizi siano il terreno fertile per le pi basse azioni che un essere umano possa compiere: invidia ed ambizione stanno alla base del tradimento, mentre menzogna ed ignoranza sono le fonti dellinfamia. Il primo passo quindi quello di scavare oscure prigioni ai nostri vizi, sostituendoli con i pi alti valori umani: sincerit verso s stessi ed il prossimo, benevolenza e tolleranza verso laltrui idea; raggiunto tale grado di Luce ne derivano grandi pregi attribuibili all Uomo, ovvero fratellanza, giustizia e libert di pensiero. Dobbiamo ora aggiungere che il pregiudizio il secondo muro da abbattere, ci rende ciechi di fronte alla realt, come un fitto velo che avvolge i nostri sensi e moltiplica lincapacit di vedere oltre lapparenza. In qualche modo molti grandi uomini lo hanno notato prima a causa del pregiudizio la forma delle cose ci appare sbiadita mentre la sostanza resta completamente ignota; in tale stato impossibile scorgere la via duscita, la scintilla divina che alberga in ciascuno di noi e che pu farci respirare lemanazione dellEssere Supremo, qualunque sia Dio, Allah etc. Impegno, perseveranza e volitiva applicazione debbono essere la base per sconfiggere prima i vizi e poi i pregiudizi cosicch, liberi da ogni vincolo, non dovremmo pi essere come moderni Sisifo3 che dopo lunghi sforzi si ritrovano sempre al punto di partenza. Hiram di Tiro, la cui capacit nel lavoro, lautorevolezza nelle relazioni e leterna sapienza nel pensare verranno ricordati da coloro che avranno la volont di migliorarsi, sar lesempio imperituro di cosa significhi essere Uomini, Iniziati ed anche Massoni.

massonico, si parla "dun albero che sarebbe spuntato dalla tomba di Hiram". Quale figura centrale della tradizione liberomuratoria quella di Hiram merita un approfondimento particolare. Innanzitutto importante concentrarci sulle fonti che sono di variegata origine: dalle bibliche sino alle massoniche del 700 passando per la letteratura giudaico-cristiana. Partendo dalle fonti pi antiche possiamo fare riferimento alla Bibbia. Di Hiram "il maestro", da non confondere con il Re di Tiro, si parla nel I Libro dei Re (7-13), che risale presumibilmente al periodo tra il 621 e il 586 a.C., a proposito degli arredi del Tempio, e poi ancora nel II Libro delle Cronache, che risulta per essere compilato due secoli pi tardi - in quanto descritta cronologicamente la successione davidica - quindi meno attendibile a priori. Il I Libro dei Re Cap.7: 13 Il re Salomone fece venire da Tiroun certo Hiram, 14 figlio di una vedova della trib di Neftali; ma di padre tirio, artefice in lavori di bronzo, di grande capacit tecnica e pieno di talento, esperto in ogni genere di lavoro in bronzo. Egli venne presso Salomone ed esegu tutti i suoi lavori. 15 Fuse due colonne di bronzo, ognuna alta diciotto cubiti e dodici di circonferenza -continua- 21 Salomone fece poi innalzare le due colonne davanti al vestibolo del Tempio: eresse la colonna di destra e le dette il nome di Iachin; elev quindi quella di sinistra e la chiam Boaz. (cio stabilit e forza) Pi avanti: 40 Hiram prepar infine le caldaie, le pale e dei bacini. Cos egli termin tutti i lavori che Salomone gli aveva ordinato per il Tempio del Signore: 41 cio, le due colonne, le loro due modanature sferiche in cui vennero inseriti i due capitelli posti sulla sommit delle colonne, le due reti dintreccio per coprire le modanature dei due capitelli, che erano sopra le colonne; 42 le quattrocento melagrane per le due reti dintreccio, due ordini di melagrane per ciascuna rete; 43 i dieci carrelli, i dieci bacini sui carrelli portanti; 44 il mare unico di bronzo ed i dodici buoi che lo sostenevano; 45 le caldaie, le pale e i bacini. Tutti questi oggetti, che Hiram prepar al re Salomone per il Tempio del Signore, erano di bronzo lucente.

LE FONTI
La Leggenda di Hiram cominci a diffondersi non prima del 1723 fra le Logge, che rivendicavano una discendenza diretta dai costruttori del Tempio di Salomone. Molte sono le versioni redatte che, pur presentando differenze formali, sono sostanzialmente equivalenti nella sostanza e nel simbolismo. La prima fonte certa: nel 1725, in un libello anti11

Rilievo rinascimentale raffigurante la Regina di Saba che incontra Re Salomone. Formella Lorenzo Ghiberti. Porta del Paradiso (est); Battistero di San Giovanni, Firenze.

Ed il II Libro delle Cronache, Cooperazione di Hiram (Re di Tiro), Cap.2: 12 Ti mando dunque un uomo esperto e di grandissima abilit, Hiram-Abi, 13 figlio di una donna Danita, e suo padre di Tiro: egli sa lavorare in oro, in argento, in rame, in ferro, in pietre, in legno, come pure in filati violetti, in porpora, in bisso e in cremisi; sa eseguire ogni sorta di intagli e tradurre in realt qualsiasi progetto artistico che gli venga affidato. Lavorer con i tuoi operai e con quelli del mio signore Davide, tuo padre. Questo secondo scritto trova alcune differenze con

il racconto riportato nellantecedente Libro dei Re, come per il nome di Hiram che in questo delle Cronache viene detto Huram e solo per uniformit abbiamo continuato a scrivere Hiram. Le incongruenze esistono in quanto come detto il Libro delle Cronache non antecedente al 400 a.C., le genealogie davidiche infatti giungono alla fine del V sec. Differenze, in parte spiegabili come errori di trascrizione quali laltezza delle colonne o il nome di Hiram, altre, come nella maternit dello stesso, imputabili a differenti notizie che per non sono incompatibili e di conseguenza non riconducibili

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ad errori veri e propri: la madre poteva essere danita e suo padre della trib di Neftali e residente a Tiro. Seppur in nessun modo Hiram venga menzionato quale Architetto del Tempio, possiamo affermare che gli viene conferita addirittura una valenza maggiore, in quanto descritto come maestro nella lavorazione dei metalli: lui lautore della meraviglia del Mare di Bronzo e delle due colonne Jakin e Boaz A questo proposito, bene ricordare che, al tempo, larte metallurgica era appannaggio di pochissimi e coloro che sapevano dominare e manipolare i metalli occupavano uno dei posti pi alti nella scala del ceto sociale: la potenza di uno stato si misurava attraverso la capacit di sfruttare i metalli per armi, decori, arte e costruzioni. Adesso, passando alle fonti pi recenti, vediamo come vari manoscritti, risalenti al periodo medievale-rinascimentale e di chiara origine massonico-esoterica, riportino varie versioni di quella che si definisce la leggenda di Hiram. Prima di tutto bene fare riferimento alle Costituzioni Gotiche: la pi antica raccolta di documenti massonici, databili dal 1150 ad oltre il 1550, cos chiamati per la prima volta nel 1738 da James Anderson. Secondo A.L.Vibert, uno dei maggiori studiosi fra coloro che tentarono una classificazione di questi manoscritti, afferma che la Storia Tradizionale degli antichi massoni giunta a noi in varie forme: La prima versione era molto breve ed conosciuta da noi per mezzo di due testi, il Ms.Regius e la parte conclusiva del Ms. conosciuto come il Cooke Text. La prima parte di questo stesso testo consiste in una Storia molto elaborata, la quale molto probabilmente fu compilata nel quindicesimo secolo, e poi fu riscritta al principio del sedicesimo, mentre le Ordinanze, le clausole

separate delle quali erano conosciute come Articoli e Punti, furono rifuse come un Codice dei Doveri Generali e Speciali e che si assunse essere stati approvati da Enrico VI e dal suo Consiglio, nel 1437. Dal sedicesimo secolo in poi, la grande maggioranza dei Manoscritti comprende una trascrizione della History quale allora venne riscritta, ed il Codice di Enrico VI, ma essi hanno tutti variazioni testuali loro proprie... Le versioni cadono in cinque principali gruppi o famiglie, note come Plot, Grand Lodge, Sloane Roberts e Spencer. Il gruppo Plot ha la History elaborata e quelli Grand Lodge, Sloane e Roberts hanno la History quale fu riscritta, ma tutti e quattro hanno il Codice di Enrico VI, al quale il Roberts ha aggiunto quanto viene indicato come New Articles e certi testi hanno anche speciali Apprentice Charges. Gli Spencer sono l'ultimo gruppo ed in questo la History stata ancora una volta revisionata. a questi documenti che Anderson si riferisce nella sua Intestazione, quando dice che la parte storica presa dai loro documenti generali e i suoi Charges estratti da antichi documenti.". (Cfr. A.L.Vibert,
Anderson's Constitutions, Introduzione alle Costituzioni di Anderson del 1723, Facsimile 2 edizione a cura della Q.C.L., London, 1978, p. xi.

Con ci abbiamo compreso lorigine degli Antichi Doveri del 1723, ancora oggi alla base dellIstituzione massonica. Passando poi alle fonti pi recenti, gi il Reghini (in PAROLE SACRE E DI PASSO, ed. Atanor, Roma 1962), afferma che un breve cenno alla morte di Hiram (si parla della morte dellarchitetto del Tempio, senza nominarlo) si trova nel Talmud, e che nel MANOSCRITTO COOKE (143040) si menziona la morte di Hiram. Per Bonvicini, il c.d. Ms. Cooke (143040), a proposito di Hiram (senza nominarlo), dice: "Il figlio di Tiro era il capo" degli 80.000 operai muratori al "servizio" di

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Re Salomone per la costruzione del Tempio, iniziata da Re David; mentre il Sessa a proposito di tale manoscritto, facendolo risalire al 1410, riporta e il figlio del Re di Tiro era il suo Maestro Massone. Questa citazione sembra pi affidabile in quanto molti altri manoscritti dellepoca denominati racconti o MMss. goticiriportano lerrata traduzione di Abif, ed in luogo dellHiram biblico venivano utilizzati nomi sostitutivi quali Aymon (Ms. Dowland 1500c.) o Amnon etc., a tal proposito si pu fare riferimento allo studio del Tuckett. La sostituzione frequente in scritti latomistici e in tal senso viene spontaneo chiedersi se, sussistendo intenzionalit, tale pratica non debba significare qualcosa di profondo e nascosto. Personalmente, ricordando il Tuckett, mi sembra pi ragionevole pensare che la perdita del doppio nome Hiram Abif sia imputabile alleliminazione delle Bibbie protestanti inglesi durante il regno di Enrico VIII. Infine, giova ricordare anche Maurizio Nicosia che, nellarticolo La piramide del rito e la leggenda di Hiram, afferma che essa non ha origini bibliche, ma ricavata da un apocrifo dellAntico Testamento. E comunque una leggenda che troviamo in molte

tradizioni iniziatiche e religiose sin dai tempi degli antichi egizi: il mito di Neferotep (nefer= perfezione e bellezza, otep= pienezza) maestro architetto ucciso dai suoi adepti per denaro. Al di l delle fonti, certamente curiosa lassonanza con la vicenda di Osiride, tramandataci da Diodoro Siculo (cfr. F. Cumont, Le religioni orientali nel paganesimo romano, (1906), Roma, 1990, p. 79. Oltre Diodoro laltra fondamentale fonte sui misteri osiriaci Apuleio, Le metamorfosi o lasino doro.): "il dio (Osiride) alluscita del tempio cadeva sotto i colpi di Set (fratello di Osiride); si simulavano attorno al suo corpo le lamentazioni funebri, lo si seppelliva secondo i riti: poi Set era vinto da Orus, e Osiride, a cui la vita era resa, rientrava nel suo tempio dopo aver trionfato sulla morte. Lo stesso mito era rappresentato a Roma. Iside oppressa dal dolore cercava in mezzo ai pianti desolati dei preti e dei fedeli il corpo divino dOsiride, le cui membra erano state disperse da Tifone (altro nome di Set). Poi ritrovato, ricostituito, rianimato il cadavere si sprigionava una lunga esplosione di gioia". Oltre a questultima, una qualche corrispondenza con la vicenda hiramitica pu individuarsi -come suggeritomi dal Prof. L. Pruneti- nel racconto su Polidoro nellEneide virgiliana:

ENEIDE CANTO III POLIDORO


IN TRACIA: DE POLIDORI UMBRA (3.13-68) Tertia sed postquam maiore hastilia nisu adgredior genibusque adversae obluctor harenae, eloquar an sileam? Gemitus lacrimabilis imo auditur tumulo et vox reddita fertur ad auris: 'quid miserum, Aenea, laceras? iam parce sepulto, parce pias scelerare manus. non me tibi Troia externum tulit aut cruor hic de stipite manat. Heu fuge crudelis terras, fuge litus avarum: nam Polydorus ego. hic confixum ferrea texit telorum seges et iaculis increvit acutis LORRIBILE OMBRA DI POLIDORO (3.13- 68) Ma dopo che con maggior sforzo afferro il terzo rametto e con le ginocchia lotto con la sabbia avversa, - parlare o tacere?- si sente dalla profondit dell'altura un gemito lacrimevole e la frase data sale alle orecchie:Perch, Enea, torturi un infelice? orma risparmia un sepolto, risparmia di macchiare le pie mani. Troia non mi pose estraneo a te o questo sangue non emana da un legno. Ahim fuggi terre crudeli, fuggi un lido avido: io son Polidoro. Qui trafitto mi copr una messe ferrea di dardi e crebbe in acute lance

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Concludendo, bene precisare che la Leggenda di Hiram riportata solamente una rielaborazione di una delle molte versioni presenti in letteratura. Infine, importante ribadire che, per quanto riguarda la Leggenda, non fondamentale se veramente sia accaduto ci che narra, bens il valore iniziatico e simbolico rappresentati, cos come avviene per le parabole cattoliche. Chiarito ci, vitale comprendere gli insegnamenti contenuti nella vicenda del maestro per progredire ad un livello superiore di consapevolezza.

BIBLIOGRAFIA
Bonvicini E. Esoterismo nella Massoneria antica 2 vol., Atanr Editrice Bonvicini E. I Gradi della Massoneria di Rito Scozzese Antico ed Accettato, Bastogi Bonvicini E. Massoneria antica, dalla Carta di Bologna del 1248 agli antichi doveri del 1723, Atanr Editrice Bonvicini E. Massoneria di Rito Scozzese, Atanr Editrice Boucher J. La Simbologia Massonica, Atanr Editrice Di Castiglione R. Alle sorgenti della Massoneria, Atanr Editrice Di Castiglione R. Corpus Massonicum. Atanr Editrice Farina S. Rituali dei Lavori del Rito Scozzese Antico e Accettato, Arktos Fiche J.G. Filosofia della Massoneria, Bastogi Mola A.A. Storia della Massoneria in Italia, Bompiani Nicosia M. Il sepolcro dOsiride. Zenit Studi massonici - Le origini storiche del Rito Scozzese. www.zen-it.it Pike A. Morals and Dogma 6 vol., Bastogi Porciatti U.G. Simbologia Massonica: Gradi Scozzesi, Atanr Editrice Reghini A. PAROLE SACRE E DI PASSO, ed. Atanor, Roma 1962.

Per approfondire largomento: Sessa L. Hiram e la leggenda di Hiram, Bastogi.

Note al testo:
nome Hiram viene spesso aggiunta lespressione Abiff o Abif, che deriva dallebraico Ab padre, quindi suo padre, comunque molti autori sono propensi ad assegnare nel caso specifico il significato di maestro, capo ecc., utilizzato quale segno di rispetto. 2 Rielaborata e riassunta dal contenuto del volume Hiram e la leggenda di Hiram di Luigi Sessa edito da Bastogi Ed.
1 Al

3 Sisifo fu condannato per leternit da Zeus a causa della sua sagacia a trasportare dalla base alla cima di un monte un macigno che, ogni volta, una potente forza faceva rotolare di nuovo gi alla base, come riporta Omero nellXI libro dellOdissea (vers.593-598): Ssifo pure vidi che pene atroci soffriva/ una rupe gigante reggendo con entrambe le braccia./ Ma quando gi stava per superare la cima, allora lo travolgeva una forza violenta/ di nuovo al piano rotolando cadeva la rupe maligna.

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I Maestri dellesoterismo

Astrologia
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SecretaMENTE
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IL

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e molto altro ancora


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dautore e non solo... Le Interviste

i volta in volta, proporremo delle chiaccherate pi o meno formali con uomini di rilievo... Personaggi di primo piano non solo del mondo culturale e spirituale: cercheremo di spingerci pi in l, dando voce alle numerose sfaccettature della moderna societ, universale, globalizzata e multietnica.

Lo scopo principale...

far conoscere, far partecipare ed informare


coloro che lo desiderano, senza nessuna distinzione.
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LA REDAZIONE
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GIANMICHELE GALASSI Direttore Scientifico ed Editoriale

Comitato editoriale: Gerardo Lonardoni Ruggero Marino Marco Montori Giacomo Maria Prati Marco Rocchi Diego DInnocenzo

Collaboratori: Luca Bagatin Marco Bianchini Andrea Brogi Adelio De Benedetti Fabio Filippetti Irene Gheri Elio Occhipinti Mauro Paoletti Mario Sapia Vinicio Serino Francesco Simonetti Francesco Ventani Vito Foschi Gli artisti in copertina: Andrea Bianchini Vincenzo Cacace Gigino Falconi Nello Frontera Giuliano Giuggioli Angelo Marini

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dellEsoterismo I Maestri

regni animale, vegetale e minerale, gli elementi, i numeri e le loro proporzioni, la struttura cosmica, le divisioni temporali e spaziali... tutto rientra in un grande affresco di simboli che allude a un'esperienza iniziatica. I grandi maestri dello spirito hanno, in varie epoche, aperto delle finestre su questi mondi, permettendoci di intravedere cosa si cela al di l del non visibile.
Ho sempre pensato che ci sia un modo molto semplice per riconoscere gli autori di qualit. L'alchimia essenzialmente un'arte di amore e quindi ritengo si debba sempre percepire benevolenza e compassione in ci che si legge. Fulcanelli era un uomo buono. Eugne Canseliet era talmente bendisposto verso gli altri che non rifiutava mai nessuno, accoglieva tutti gentilmente e li ascoltava con attenzione dando consigli affettuosi. Mai un gesto brusco, una scortesia, una malignit. Paolo Lucarelli

Titus Burckhardt Jabir Ibn Hayyan Eugne Canseliet Cagliostro Marsilio Ficino Heinrich Khunrath Johannes Helvetius Michael Maier Michael Sendivogius Nicolas Flamel Paracelso Pico della Mirandola Isaac Newton J.B. van Helmont Jacob Bohme Johan Daniel Mylius Maslama Ibn Ahmad al-Majriti
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Giovanni Battista Della Porta Ren Gunon Johannes Theodorus de Bry John Dee John Mayow Elmire Zolla Jules Boucher Arnaldo da Villanova Avicenna Edward Kelley Conte di S. Germain Cornelio Agrippa Raimondo di Sangro F.M. van Helmont Fulcanelli Geronimo Cardano Robert Fludd

Religione e Mythos

a necessit di religiosit ha sempre accompagnato luomo, elemento essenziale in ogni cultura - presente e passata - in forme rituali che hanno valenza sociale, contenuti etici e filosofici.

Studiato dal vivo, il mito non una spiegazione che soddisfi un interesse scientifico, ma la resurrezione in forma di narrazione di una realt primigenia, che viene raccontata per soddisfare profondi bisogni religiosi, esigenze morali, esso esprime, stimola e codifica la credenza; salvaguarda e rafforza la moralit; garantisce l'efficienza del rito e contiene regole pratiche per la condotta dell'uomo. Il mito dunque un ingrediente vitale della civilt umana; non favola inutile, ma forza attiva costruita nel tempo. Bronislaw Malinowski

Nana Buruku Nwa Eracle Fuxi Muse Shennong Giove Il Grande Yu Merlino Pangu Marduk Kappa Gilgamesh Baba Yaga Nuada Graal Ptha

Bahamut Chimera Huitzilopochtli Ra Oghma Tethra Tanuki Art Tengu Mandragola Enea Gong Gong Pandora GayerAnd erso Banshee nC at. P hoto : Ox Achille yma n. G NU Free Cerbero Doc ume ntat ion Zhu Rong Lice nse
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GiacomoMariaPrati
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IL CANTICO DEI CANTICI


Capolavoro di Sapienza

Alla fine del I secolo dopo Cristo in Israele si tenne, nei pressi dellattuale Tel Aviv, autorizzato dallimperatore Vespasiano, il primo concilio rabbinico dopo la distruzione del Tempio. Alcuni dotti misero in dubbio lopportunit e la legittimit del mantenimento del Cantico dei cantici nel canone delle Scritture sacre e rivelate, forse per un suo uso sociale gi diffuso di tipo banchettistico e nuziale. Si alz in piedi allora Rabbi Aqib (50135 d.c.) e disse che il mondo intero non vale il giorno in cui stato dato ad Israele il Cantico dei Cantici, perch tutte le Scritture sono sante, ma il Cantico dei cantici il Santo dei santi, cio Santissimo.

rduo e spossante tentare di interpretare il Cantico dei Cantici. Ci si sente annichiliti, svuotati, ma pure coinvolti in un processo vivo e vivente di nobilitazione, sublimazione, evocazione. Shir ha-Shirim, il canto pi sublime fra ogni possibile canto. La sua interpretazione mistica e teologica costituisce una tradizione pi che millenaria, sia rabbinica che cattolica. Mentre le ricostruzioni semantiche cattoliche, da Origene e Gregorio di Nissa fino a San Bernardo, da Guglielmo di Saint Thierry a Santa Teresa dAvila, seppur assai frastagliate nella loro modulazione (allegorismo morale, uso meditativo ed ascetico, esplicazione dottrinale e parascritturale, apologetica) restano ad un livello pi statico, lessicale e analitico, piuttosto che dinamico ed evolutivo, seppur raggiungendo alti vertici di speculazione metafisica come in San Bernardo, i tentativi esoterici di riconfigurazione del Cantico dei Cantici, amato, fra i molti, da Pico della Mirandola, che ne commission un commento e una traduzione allebreo convertito Flavio Mitridate, e da Giordano Bruno, che lo cit pi volte nelle sue opere, forse riescono pi efficacemente ad intuire un idea di sviluppo unitario ed evolutivo del racconto biblico. Il loro limite storico si riscontra nellemergere carsicamente in frammentari rinvii, allusioni, accenni, tracce, ma senza approdare a studi tradizionali organici e completi, tranne opere recenti di impronta cabalistica, come il libro di Giuseppe Abramo e Nadav Eliahu Crivelli (Bastogi, 1999). Questo accade penso per due motivi: la stessa natura criptica e riservata della sapienza ermetica, e le oggettive difficolt ed enigmaticit testuali che rendono arduo riportare ad unit organica una rilettura profonda dei sensi del pi sublime fra i Cantici. Appare in ogni caso utile e prezioso tentare di riassumere i pi significativi passi testuali in cui sembra rivelarsi il senso della pi alta Sapienza, perfetto equilibrio di microcosmo e macrocosmo, via di elezione e trasmutazione dellessere. Gi nellautopresentazione iniziale dellAmata compare la celebre frase bruna sono ma bella. La concordanza con la Nigredo
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non il solo dato, di simbolismo cromatico, che ci induce, e indusse, a sospettare sensi misterici e alchemici. Facile e utile il confronto con linizio di Genesi dove si descrive la creazione divina della terra, ancora scura e informe, ma gi bella, in quanto cosa buona, creata direttamente e integralmente da Dio, ancora libera dalla corruzione. LAmata quindi anche la Terra, adombrata dallo Spirito di Dio, terra asciutta e pura, terra edenica e fertilissima, semplice e povera ma universale, cotta dal mistico Sole. LAmata stessa inizier a trasformarsi, nei colori e nelle aggettivazioni, in un processo di graduale disvelamento e palingenesi trionfale, non solo assimilandosi sempre di pi allAmato, ma inducendo e veicolando la stessa epifania del Diletto. Sposo e Sposa appaiono poi parallelelamente procedere in un percorso di identificazione con il Tempio. Il loro letto verdeggia come il Tempio di cedro, cipresso, e di palma, loro stessi profumano come le essenze e gli aromi dei sacrifici, e risplendono di oro, argento, porpora, avorio e zaffiro, segni sacri del Tempio/Lettiga di Salomone. Sia il Diletto che la Diletta sono poi paragonati al Sole e alla Luna, e questa circostanza non ha potuto che far rinviare, nei secoli, al tema ermetico delle Nozze, dellUnit reintegrata, costante dei testi alchemici, quali, fra i molti, la Tavola di Smeraldo. Questo testo potrebbe essere utilizzato quale approccio di analisi e di ricostruzione di tutto il Cantico dei Cantici, nel quale compare anche il Vento, anzi i due venti dellAntro delle ninfe di Itaca, quale soggetto cosmogenetico e trasmutativo. I due Sposi giungono infine ad apparire identici, icone trasfigurate e vive che riassumono in s loro e largento, il nero corvino, la porpora e il pi puro bianco. Non tutto luce e felicit nel Cantico pi sublime, ma pure la Notte del travaglio inclusa nellInno allAmore e alla Sapienza. La notte in cui lAmata, nel secondo notturno del testo, immersa nella mortifera mirra ed ella stessa effondente mirra, seppur preparata ritualmente, manca lappuntamento con lo Sposo, fonte della mirra, e si trova a vagare struggente nelloscura Citt dove le guardie,

inconsapevoli, la ridenudano, la colpiscono e la feriscono. Anche questo coagulo di immaginari stato riconfigurato ermeticamente, e ricorda le miniature dove lo sposo e la sposa sono celati nel sepolcro, oppure, come nello Splendor Solis, dove si dipingono scene di battaglie e di torture alle donne. Il travaglio erme-

tico, descritto in una ricchissima polisemanticit lessicale e linguistica da Dom Perteny nel suo Dizionario Mito-Ermetico, ci permette di valorizzare meglio anche il topos del sonno e della malattia damore (struggimento/dissoluzione/evaporazione) dellAmata, oltre a quello della pasquale, salina e catartica notte oscura.

"Il Duomo di Milano", fotografia depoca. Roberto Rive (18?-1889)

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Formella della lettiga di Salomone. Facciata del Duomo di Milano.

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Se lAmata come sotto cottura, lAmato, Oro fiammante, resta identico a se stesso, variando solo a livello manifestazionale, e Lui stesso porta alla luce le meravigliose qualit dellAmata: colomba, cio argento, nelle fenditure della filosofica Roccia. Un altro nodo che ha appassionato i curiosi dErmete rappresentato da frequenti riferimenti narrativi ai cervi, cerbiatti, volpi: figure mercuriali e trasmutative tipiche e tradizionali. Se a ci aggiungiamo la meravigliosa simbologia mistica e sapienziale di Galaad, monte santo di Israele (Giacobbe/Labano/Ela), ricco di pascoli, acque, aromi e resine, e la numerologa dei sessanta prodi armati, delle sessanta regine e delle ottanta vergini, e degli innumerevoli scudi e fanciulle, oltre alla moltiplicazione finale dei sicli dargento, si comprende ancor di pi il fascino, storico e metastorico, dellinterpretazione alchemica del sublime testo sacro. Il Cantico dei Cantici veramente la ricapitolazione di tutte le Sacre Scritture bibliche, seme e fiore, cuore e canto, quintessenza della misticit sacerdotale come della sacralit regale, percorso dentro Israele e la sua geografia sacra, sintesi degli immaginari dellAlleanza. La valle degli aromi non ricorda infine il sepolcro di Cristo e la sede della Fenice? Mai come nel Cantico dei cantici la polisemanticit appare aperta e cooperativa, trasversale e fertilmente invasiva. Sembra non esservi soluzione di continuit fra la dimensione mistica e religiosa e quella sapienziale ed iniziatico-rituale. San Paolo ci aiuta in questo nel suo celebre passo della Lettera gli Efesini (2,13-16) quanto parla della Croce di Cristo quale unificazione che ha fatto di due popoli una cosa sola abbattendo il muro di separazione. Nel Cantico si narra pi volte di un muro, di uno spiraglio, di una separazione, pur rivelativa e illuminante, che allontana e distingue fra il Diletto e la Sposa e che si scioglie gradualmente fino a scomparire del tutto nel finale del poema. Dopotutto lalchimia non parla spesso di se stessa quale processo e percorso che deve fare di due cose una cosa sola? E lalchimia non era un arte/scienza sacra che non distingueva fra gli aspetti mistici e simbolici da quelli pratici ed iniziatici? Vasta e profonda, anche se sottile e mai ostentata, linfluenza del poema sullarte. Basti pensare al Riposo
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nella fuga dEgitto del Caravaggio. Il dipinto ritrae Giuseppe mentre regge, di fronte allangelo che suona il violino, lo spartito di un mottetto del musicista franco-fiammingo Noel Bauldewijn che riprende alcuni versetti del Cantico dei Cantici (7,7-8; 7,6a.5a; 7,12a.13). Qu penso sia utile attirare lattenzione su di un altro prezioso esempio di visualizzazione ed esplicazione, tanto aperto alla vista di tutti per secoli, quanto rimasto in sordina nella sua preziosa presenza. Parlo delle 24 formelle della facciata del Duomo di Milano le quali mostrano alcuni riquadri precisamente dedicati a specifici passi del Cantico dei Cantici. Non solo una dotta citazione, ma anche unimplementazione di senso, una co-implicazione di significati e segni. Se il Cantico anche un percorso dottrinale per immagini, larte figurativa sapienziale analogamente cela e ri-vela allo stesso livello significati testuali profondi. Ripercorriamo le formelle pertinenti seguendo non la loro sequenza scultorea ma quella dei brani corrispondenti del testo. Possiamo riscontrare la descrizione in pietra della lettiga di Salomone (immagine nelle due pagine precedenti), con lindicazione di sei prodi armati per i sessanta del Cantico dei cantici (Ct 3,7). Le colonne del letto a baldacchino appaiono a torciglioni come quelle del Tempio e i nodi del velo sembrano manifestare allusioni misteriche, presentandosi simili ai nodi del mantello di Mos raffigurato in altre formelle della facciata. Stupenda appare poi la ripresa del tema della Torre di Davide (immagine nelle due pagine successive) a cui Salomone assimila il collo dellAmata, torre fiera, imponente e ricoperta di innumerevoli scudi (Ct 4,4). Nel rilievo laffascinante emblema assume nuovi valori sapienziali in quanto la torre viene descritta articolata su tre stadi simbolici: quadrato, ottagono e cilindro. La torre ermeticamente chiusa e compaiono delle inferriate, ricorrenti anche nel testo dove si parla dellAmato che spia lAmata attraverso le inferriate. Lo stesso paesaggio suggestiona mistericamente e creativamente: una fila di cipressi, una strada che sale a spirale, una montagna di roccia sulla cui base si erge la torre/colonna, un muro che la connette ancor pi intensamente alla montagna. Oltre a ci la torre appare posta in obliquo, come rotante, come obliquo viene

descritto il raggio del Sole che ha abbronzato lAmata. La dialettica Amato/Amata riceve forza e narrativit ancora maggiore in questa formella del Duomo di Milano rispetto al testo archetipico. Un ulteriore caso di precisa visualizzazione si riscontra nel riquadro della facciata che descrive un pozzo/fontana sgorgante sito in un giardino recintato da un muro. Giardino chiuso tu sei, fontana sigillata (Ct,4,12). E ancora: Fontana che irrora i giardini, pozzo dacque vive.. (Ct4,15). Anche qui compare un simbolismo implicito aggiuntivo: otto boccali di pescaggio sulla catena del pozzo, una testa di pesce da cui zampilla lacqua che riempie una delle quattro piscine ellittiche, un vaso di gigli posto sulla balaustra, e molti altri dettagli eloquenti e significativi.Analoga, anche se dotata di un simbolismo pi allusivo e meno esplicito, un altra formella raffigurante un giardino con due gallerie/porte a pergolato duva che si incontrano e si incrociano, quasi ad indicare lAmato e lAmato e losmosi fra i loro due Giardini. Leggendo la facciata da destra a sinistra incontriamo infine due riquadri che indicano un percorso di sviluppo interno allo stesso Cantico dei cantici. La prima raffigura semplicemente un albero, probabilmente di fichi, con i primi frutti, grossolani e accennati. Il fico ha messo fuori i primi frutti (Ct, 2,13). Accanto un tronco secco tagliato. La dialettico secco/verde, decapitazione/fioritura una delle costanti delliconologia antica di origine biblica/vangelica. Basti pensare al Giudizio Universale di Michelangelo e al Tiepolo. Ma pure la si ritrova nelliconografia e nella spiritualit alchemica. La formella gemella raffigura lo stesso albero ma carico di molti frutti maturi. alle nostre porte c ogni specie di frutti squisiti (Ct, 7,14), segno del trionfo finale del poema, dove si raccolgono i frutti e i balsami. Lalbero scolpito presenta delle radici quasi aeree, si erge fra due balaustre e si nota a destra una stella di Davide ruotata e puntata. Assente il tronco secco. Domina la Vita restaurata e glorificata. Una circolarit perfetta fra testo e immagini, fra liconologia del Cantico e la narrativit delle formelle, vere e proprie icone di Sapienza. Il Mistero permane ineffabile e intatto, e le innumerevoli interpretazioni e raffigurazioni artistiche non fanno

che ampliare la profondit e sublimit del Cantico senza diminuirne la ricchezza espressiva, simbolica, e sapienziale, cos nel contempo ne ritorna dautorit lattualit per i tempi attuali, poveri di vero canto e di vera askesis, come per i secoli futuri. Anche la tipica, e tipologica, identificazione cristiana della Vergine Madre Maria con lAmata, Vergine Nera e perfetta Colomba, (Virgo et Mater, recita la Porta ermetica di Roma in Piazza Vittorio Emanuele, quale uno dei tre massimi mirabilia) non deve apparire riduzionistica o religiosamente ideologica. Mater, materia e matrice: identico letimo latino. La materia prima divina e umana, creazione perfetta, come lo Spirito lha pensata e plasmata, lanima universale docile al soffio divino e creatore, la Terra edenica priva di difetti. Realt e archetipo, ideale e sogno, nostalgia e desiderio di assoluto, irradiazione della Sostanza unica e della Gloria. Anche nelle tradizione di Israele le vergini, come le vestali, servivano al Tempio, riflesso umano del segno della presenza fisica della Shekin. E lo stesso Cantico Tempio, Corpo divinizzato e divinizzante, Poema senza fine, circolare, Musica che diventa Parola, congiunzione fra la massima e pi pura spiritualit con la pi appassionante e concreta fisicit. Lo stesso suo inizio ex abrupto, come nel corso di un rapporto dAmore gi palpitante, perch eterno, e la sua conclusione con il ritorno dellAmato sui monti aromatici, ci parlano di un hortus conclusus, di un Opera perfetta. Il Cantico dei Cantici quale eterna matrice di significazione rigenerativa e trasfigurante, testo che richiede non solo erudizione e studio, ma specialmente un animo capace di raccoglimento, dedizione, paziente contemplazione e profonda meditazione. Resta pure il Mistero della sequenza e delle scelte iconologiche della facciata del Duomo di Milano, preciso e preziosissimo percorso iniziatico dove la Bibbia si trova accostata ai miti greci, la Sacra Scrittura accostata ad immagini enigmatiche e misteriose, bisognose di specifici studi esoterici come quella, nella 24 formella, lultima e la pi misteriosa, raffigurante un cavaliere con la medusa sullo scudo e la sfinge sullelmo, che configge una lancia nel costato di un suo giovane guerriero, infiggendolo, sospeso, ad un albero.
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Formella della Torre di David. Facciata del Duomo di Milano.

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PROSSIMAMENTE

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Sulle Orme degli Avi un testo che riscrive la storia del nostro pianeta evocando e riscoprendo memorie perdute dietro cui si celano presenze 'impossibili', reperti anacronisctici e fuori dal tempo come gli OOPARTs, conoscenze e miti senza tempo, continenti perduti e visitatori cosmici civilizzatori dell'umanit.
ePub ISBN 978-88-98232-08-6

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Nuove frontiere della Scienza

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Sciamanesimo
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Diego D'Innocenzo
Regista, documentarista televisivo. .

www.terra.tv.it

Diego DInnocenzo intervista...


Gianmichele Galassi ed Enrico Baccarini

Presentatevi
GG:: Sin da bambino avevo un sogno e un desiderio: il sogno di elevare me stesso e lumanit ed il desiderio di capire. La paura di gettare la mia esistenza nel nulla, di perdermi nelloblio della quotidianit, insomma la paura di trovarmi un giorno, senza rendermene conto, di fronte allo specchio ad osservare qualcuno che non conoscevo, di cui non condividevo le scelte ha sviluppato in me una sfrenata passione per la cultura umanistica che ha da sempre accompagnato gli studi scientifici, utili invece alla preparazione metodologica della ricerca in ogni campo. In definitiva, sono solamente un uomo del dubbio alla ricerca di qualche bagliore di luce, nelle tenebre dellinadeguatezza umana. EB: Nel percorso della vita ci imbattiamo in cammini e domande a cui cerchiamo di dare delle risposte. La scelta se e come voler affrontare questi cammini risiede in noi, nella volont di volerli scansare oppure di affrontarli ed iniziare il loro percorso. Fin da piccolo ho cercato di comprendere il mondo che mi attorniava, cercando di penetrarlo, per quanto possibile, e di scoprirne i suoi pi arcani recessi. stato nella volont di capire, comprendere, conoscere e vivere la realt che ho cercato di impostare uno degli aneliti del mio percorso di vita. Lungo questa strada ho scoperto la realt, o le realt, attraverso occhi diversi ed stato il fascino di quanto visto ad avermi ammaliato e stimolato verso la prosecuzione di questo percorso, un cammino che non ha ne potr avere mai fine.
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Cosa SECRETA?
GG: Per rimanere in tema vorrei che fosse un crogiolo culturale, un luogo a-dimensionale mosso dallo scambio di idee, con la forma di un vero e proprio dialogo fra culture, costumi e tradizioni diverse tese allarmonizzazione dellessere umano. Un faro diretto sulla centralit delluomo e sulla sua essenza, scevra da qualsiasi sovrastruttura che spesso ne impedisce il volo. Il motto di Secreta potrebbe essere: SCOPRIRE, RIFLETTERE, MEDITARE e PRATICARE. EB: Vuole essere un luogo di scambio e di incontro delle idee e per le idee, uno spazio in cui il rispetto reciproco e la volont individuale a crescere possano costituire un motore e uno stimolo silenzioso in ogni persona. Il nostro desiderio quello di poter donare ai nostri lettori strumenti che possano risvegliare in loro nuove visioni e nuovi spunti per proseguire il loro viaggio. Un compito certamente arduo ma che non sar vano laddove il contributo di ognuno, la volont di ogni individuo che vorr partecipare con la sua personale esperienza e conoscenza, costituiranno un nuovo ed ulteriore tassello nella costruzione di questo cammino.

E cosa non ?
GG: Non una vetrina per chi sa gi tutto o crede di saperlo. Non un mezzo utile a far prevalere una qualche ideologia sulle altre. Non uninutile rasse-

gna del sensazionale, di espressioni dogmatiche o verit assolute. EB: Non un luogo dove esaltare il proprio Ego o fare proseliti, non un mezzo pubblicitario ma uno strumento per la crescita comune. Non un luogo in cui far prevalere una idea ma un contenitore in cui dare spazio a tutte le voci. Non , ne vorr mai essere, un controaltare di altre realt perch nellevoluzione che si manifesta la metamorfosi e quello che non vorremmo mai sar una staticit dei contenuti e delle idee.

Gianmichele Galassi
(Siena, 1972)

Perch questo titolo di testata?


GG: Se la funzione secretoria non perduta completamente, le ghiandole possono essere stimolate e possono ricominciare a fare il proprio dovere: il vocabolo secreta, nellaccezione utilizzata, il participio passato del verbo secernere, con ci volevamo simbolicamente rappresentare tutto ci che luomo ha saputo produrre o per essere precisi elaborare ed emettere. EB: Rispetto a quando detto da Gianmichele mi piacerebbe solo aggiungere che attraverso la riscoperta del Secreto, quello nascosto dentro ognuno di noi, che potremo vedere il mondo attraverso occhi nuovi e comprenderne le multiformi realt e fascini che lo costituiscono.

Professore a contratto alla Facolt di Medicina e Chirurgia dellUniversit degli Studi di Siena, giornalista, direttore editoriale di YR Magazine, rivista trimestrale di cultura, studi umanistici ed attualit, Editor-in-chief del Journal of the Siena Academy of Science (JSAS), gi Atti dei Fisiocritici, rivista scientifica dellomonima Accademia delle Scienze di Siena, pubblicata ininterrottamente dal 1761. E direttore responsabile di EtruriaNatura, rivista di divulgazione scientifica. Autore di circa 100 pubblicazioni su riviste scientifiche e divulgative della cultura, internazionali e nazionali; nel 2005 ha pubblicato un Manuale di metodologia statistica, testo universitario edito dalla Societ Editrice Universo (SEU) di Roma.

Da dove partite e, soprattutto, dove volete arrivare?


GG: Si parte da unidea, un intento: parlare LIBERAMENTE delluomo e di tutto ci che lo riguarda. Cercare di approfondire gli argomenti normalmente preclusi alla cultura istituzionale, quei temi, per capirci, che non si dibattono - se non sporadicamente - nelle scuole e nei mass-media. Avremo successo solamente se riusciremo a far riflettere le persone su ci che veramente importante per ciascuna di loro: a volte scordiamo di essere parte di un tutto molto pi vasto, proviamo allora a risvegliare il nostro Io universale, troppo spesso sopito da quello materiale. EB: Le intuizioni accendono in noi una scintilla, le idee gli donano forza e le trasformano nel motore attraverso cui poterle realizzare. Assieme a Gianmichele abbiamo dato forza alle nostre intuizioni ed idee per poter realizzare un sogno, una visione che non mai stata personalistica bens collettiva e tesa a realizzare uno spazio di confronto e di dibattito in cui poter dialogare apertamente ed attraverso cui

Enrico Baccarini
(Firenze, 1980)

Giornalista pubblicista e scrittore professionista, si occupa di saggistica storica con un particolare interesse per ci che insolito e una predilezione per gli enigmi storici. Ha compiuto studi universitari in psicologia clinica e sperimentale focalizzandosi in particolare nel campo antropologico culturale. Ha collaborato con Notiziario UFO per lEditoriale Olimpia di Firenze, Ufo Notiziario per la Acacia Edizioni, Archeomisteri, Gli speciali dei misteri, HERA e i Misteri di HERA, FENIX, il Giornale dei Misteri, SECRETA nonch a diverse testate di settore. Ha partecipato come ospite e autore a trasmissioni per i principali canali radio-televisivi italiani, come MEDIASET e la RAI, svolgendo anche consulenze per alcuni programmi.

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poter indagare quelle tematiche considerate nicchie culturali. Il nostro punto di arrivo quello di riuscire a percorrere la strada nata da questo sogno condiviso nel miglior modo possibile verso il raggiungimento di obiettivi che siano comuni a tutti coloro che, come uomini del dubbio, vogliano cercare la Verit.

Quali sono i temi, in particolare?


GG: Ripeto. Tutti quei temi che hanno inerenza con luomo, lesistenza, la vita (e la morte) in generale. EB: Tutto ci che porti alla scoperta, il confronto, il dialogo cercando di stimolare nuove visioni e di aprire la strada verso nuove realt.

EB: Chi riuscito a sondare anche un solo frammento del creato un magister, una figura in grado di poter abbracciare e donare la conoscenza acquisita agli altri. La storia ci mostra innumerevoli figure che oltre che magister vitae furono Maestri in grado anche di donare sinceramente la propria esperienza agli altri per il bene collettivo. Come dicevano gli antichi non tanto importante la meta che vogliamo raggiungere quanto il percorso che affrontiamo per avvicinarci a Lei. Tutti coloro che hanno vissuto e sperimentato questo spirito sono nostri Maestri e noi ci ispiriamo a Loro nel cammino che abbiamo intrapreso.

Quali credete siano i punti di forza della rivista?


GG: Il punto di forza credo sia lassoluta libert: libert dal pregiudizio libert di parola e pensiero libert di contenuti libert di dialogo e confronto. E poipassione, amore e sentimenti tutti tesi a produrre qualcosa di positivo in noi stessi e nella societ che ci circonda. EB: Oltre ai punti indicati da Gianmichele penso di poter aggiungere solo un ulteriore elemento, il fascino, ovvero lattrazione profonda che lessere umano possiede e prova verso quanto lo circonda, la vita e i suoi misteri. Ci piacerebbe poter trasmettere questo fascino ai nostri lettori, appassionarli attraverso le nostre pagine ed emozionarli e coinvolgerli in questo cammino che ci eguaglia tutti.

A chi si rivolge la rivista?


GG: A tutti, ma soprattutto a coloro che avvertono la necessit di fare un percorso che li conduca pi avanti nella comprensione, se non fino alla risposta, alle tre grandi domande: Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo? A chi stanco di non aver modo di affrontare tutti quegli argomenti che hanno attanagliato luomo sin dal principio e che oggi sembrano abbandonati a favore della frivolezza e dellapparenza. EB: A tutti coloro che abbiano una mente aperta e uno spirito indagatore, a coloro che non si fermano davanti agli ostacoli ma lottano per risolverli e che vogliano indagare le pieghe pi nascoste dellessere umano. Ci rivolgiamo a chi considera la propria vita come un cammino ove imparare e conoscere, teso ad elevarsi ed elevare. Ci rivolgiamo a tutti coloro che vogliano veramente indagare se stessi e il mondo, lontano dalla mediaticizzazione o dalle commercializzazioni ma affianco e dentro la vera natura delle cose.

Cosa ha portato alla collaborazione col Rito di York e perch?


GG: Spiritualit, sentimento, desiderio di sapere e comprendere accompagneranno sempre luomo pensante e quindi perch trattare questi temi, oggi ed in modo serio, non dovrebbe avere senso? EB: Ogni passo che compiamo verso la Comprensione ha un senso sia sul piano fisico che su quello interiore. Ogni contributo una goccia in un mare ma anche una montagna che ci indica la strada. Siamo noi che diamo senso alle cose che ci attorniano e se le nostre pagine potranno dare anche un minimo significato, e forse anche uno spunto, alle domande di chi ci legger saremo riusciti nello scopo che ci siamo prefissati. Avremo dato un senso alla ricerca di molti uomini vissuti in ogni tempo e avremmo dato un valore al nostro lavoro.

Allopera di chi (studiosi, maestri o cosa) ispirata la rivista (e vi ispirate)?


GG: Chiunque si dedichi con passione alla ricerca, allo studio o addirittura alla pratica di qualcosa, pu essere un maestro nel proprio campo. Ciascuno di noi, persino le pi grandi menti che lumanit abbia concepito, ha sempre qualcosa da imparare: possiamo trovare un maestro in Platone, ma possiamo trovarlo altrettanto capace nelluomo incontrato per strada filosofia, conoscenza, saggezza e virt si possono ritrovare ovunque, come del resto vizi, debolezze, scelleratezza e stupidit si possono annidare anche nei pi grandi.

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Che senso pensate possa avere, oggi, una rivista di questo genere?
GG: Spiritualit, sentimento, desiderio di sapere e comprendere accompagneranno sempre luomo pensante e quindi perch trattare questi temi, oggi ed in modo serio, non dovrebbe avere senso? EB: Ogni passo che compiamo verso la Comprensione ha un senso sia sul piano fisico che su quello interiore. Ogni contributo una goccia in un mare ma anche una montagna che ci indica la strada. Siamo noi che diamo senso alle cose che ci attorniano e se le nostre pagine potranno dare anche un minimo significato, e forse anche uno spunto, alle domande di chi ci legger saremo riusciti nello scopo che ci siamo prefissati. Avremo dato un senso alla ricerca di molti uomini vissuti in ogni tempo e avremmo dato un valore al nostro lavoro.

Religione EsoterismoMistero. Ma non avere paura di disturbare qualcuno a parlare di queste cose?
GG: Certamente. Molti sono gli esempi storici di persecuzioni al libero pensiero. Nessun potere fondato su qualcosa o su unidea assoluta teme, come il diavolo lacquasanta, che qualcuno possa far riflettere gli uomini. Quindi gi sappiamo di disturbare chi contrario al dialogo ed alla libera circolazione delle idee: purtroppo da uomo del dubbio, questa una delle poche certezze che ho. EB: Mi piacerebbe rispondere con una frase pronunciata dal grande psicologo Carl G. Jung, Ogni novit si scontra sempre con la resistenza dellantico. stato sempre cos e cos sar sempre, fa parte dellautoregolazione degli eventi psichici. Il nostro obiettivo non lede lanimo, cerca solo di indagarlo. Non vogliamo lo scontro n tantomeno il conflitto, desideriamo solo un dialogo che sia costruttivo e propositivo. Non penso che questo percorso possa disturbare coloro che, anche se su vie differenti, perseguano i medesimi scopi e siano animati dallo stesso spirito.

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EnricoBaccarini

DANTE E I FEDELI D'AMORE


Avvolti dalle nebbie del tempo, oscurati agli occhi del mondo l'ordine dei Fedeli d'Amore si present come una societ segreta, iniziatica, di letterati che secondo la pi antica tradizione nacque dall'incontro tra due culture diverse quanto affascinanti; quella provenzale, fatta di trovatori e bardi, e quella pi mistica e ascetica dei sufi arabi.

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Statua di Dante. Uffizi, Firenze

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A sinistra: Ritratto di Dante. Questo affresco presenta uno dei pi antichi ritratti documentati di Dante Alighieri. Palazzo dell'Arte dei Giudici e Notai, Firenze. Photo: Sailko.

Nella pagina precedente: Amore (Eros) e Psiche. Affresco romano, 45-79 d.C., origine: Pompei. Museo Archeologico Nazionale, Napoli. Photo: Stefano Bolognini.

istica e prosa, iniziazione e tradizione esoterica furono l'elemento caratterizzante e portante che contrassegnarono l'Ordine nella sua manifestazione pubblica, prima cio che lo stesso si occultasse e ritornasse nell'ombra. Quale fermento pot originare questo incredibile movimento? Quasi a ricordarci la Setta dei Poeti Estinti del film L'Attimo Fuggente, i Fedeli d'Amore furono molto di pi e ancor pi seppero come e quando palesarsi e celarsi agli occhi del mondo. Come scrisse Gunon, le crociate furono un momento per ... attivi scambi intellettuali tra lOriente e lOccidente, un frangente storico entro cui le tradizioni cristiane d'occidente entrarono in contatto con quelle arabe, attente conservatrici di patrimoni e retaggi culturali oramai dimenticati o distrutti nei nostri territori. Cavalieri, mistici e letterati riportarono dalla loro permanenza in Terra Santa testimonianze e scritti di maestri come Ibn' Arabi, o studiosi come Averro ma anche testi e tradizioni in Occidente ormai bruciate da nuovi e pi forti orientamenti e credi. La storia della Fedelt dAmore d'Occidente non si ferma con la scomparsa o piuttosto con

la loro occultazione. In questo contesto si dovrebbe intendere la parola Occidente nel modo in cui ne parl Ren Gunon in Oriente e Occidente, ovvero come di spazio geografico, di tradizione cristiana in confronto ad un Oriente fondato su una tradizione semitica, musulmana o ebrea. La tradizione dei Fedeli dAmore anche una tradizione occidentale, nel senso che essa concerne le tre religioni monoteiste, abramitiche, o piuttosto i loro esoterismi rispettivi che sono la Cabala, nella tradizione ebraica, lesoterismo islamico e lesoterismo cristiano. Julius Evola e Ren Gunon sostengono che essa abbia il suo equivalente nell'estremo oriente, specialmente in India. Se i Fedeli d'Amore sono oggi conosciuti lo dobbiamo soprattutto ad un grande poeta e a quegli studiosi che, studiandolo, trovarono riferimenti di una sua possibile appartenenza all'interno delle sue opere. La figura di Dante Alighieri (1265 1321), immortale vate della poesia italiana, accostata a quella di sapiente esoterista, continua ancora nella nostra epoca a suscitare lo stesso effetto di un sasso lanciato in uno stagno.
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Che Dante, nelle proprie opere, abbia inserito volontariamente nozioni di alchimia, astrologia, cabala, numerologia ed esoterismo in generale oggi un fatto palese. Sulle pretese asserzioni che lo vorrebbero affiliato ad una setta vicino allOrdine Templare, o a protomovimenti di matrice rosacrociana, esistono invece minori verificabilit, informazioni e riscontri. Nella sua opera maxima, la Divina Commedia, sono ben evidenti influenze di dottrine eretiche come quella catara e del johanismo, ma nessun collegamento diretto ci permette di asserire indiscutibilmente che il divino poeta ne fosse membro. Tra le prime opere che tentarono di accostare il poeta fiorentino con il mondo esoterico troviamo un testo del 1854 di Eugne Aroux, intitolato Dante hrtique, revolutionnaire et socialiste con il sottotitolo altrettanto singolare di Chiave della Commedia anticattolica di Dante, pastore della Chiesa Albigese nella citt di Firenze, affiliato allOrdine del Tempio, che d la spiegazione del linguaggio simbolico dei Fedeli dAmore nelle composizioni liriche, nei racconti e nelle epopee cavalleresche dei trovatori, che pi che un sottotitolo potrebbe rassomigliare ad una voce esplicativa presente in un dizionario! Autori come Aroux lessero nelle diverse opere di Dante allusioni e metafore indirizzate a fratelli della stessa comunione eretica, ovvero esperimenti e componimenti letterari derivanti dai movimenti cui Dante sarebbe stato membro. Un passaggio del Purgatorio (Canto XXVII, 1622) ricorderebbe, per esempio, il martirio cataro avvenuto pochi anni prima che Dante stesso scrivesse la Commedia In su le man commesse mi protesi, Guardando il foco e immaginando forte, Umani corpi gi veduti accesi. Volsersi verso me le buone scorte, e Virgilio mi disse Figliol mio, Qui pu esser tormento me non morte. Ricordati! Ricordati!. Dante assiste alla caduta dellOrdine Templare e nasce poco meno di un ventennio dopo la fine della religione catara. Non dunque improponibile ipotizzare che nelle sue numerose peregrinazioni, soprattutto dopo lesilio da Firenze, egli fosse potuto venire a contatto con tale eresia. La sua stessa citt natale aveva ospitato numerosi catari poco prima e
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durante il periodo delle persecuzioni. Alla contestazione che Dante fosse un guelfo bianco, ovvero un moderato, i fautori dellipotesi esoterica contrappongono altrettanto energicamente i fatti storici ovvero il fatto che la stessa fazione di Dante lo perseguit costringendolo a rifugiarsi presso amici-nemici ghibellini. Lannosa disputa sullinterpretazione e la risoluzione di questo mistero non sembra trovare risposta, anzi sembra essere sporadicamente riaccesa da nuove scoperte o nuove interpretazioni. Si spesso discusso della sua possibile appartenenza allambito esoterico-religioso conosciuto come i Fedeli dAmore e alla setta della Santa Fede, terzordine templare. Per comprovare tali affermazioni diversi studiosi1 constatano che nel Museo di Vienna conservata una curiosa pietra, una sorta di medaglia di chiara origine medievale, in cui raffigurato Dante e sullaltro verso le enigmatiche lettere F.S.K.I.P.F.T., tradotte come Fidei Sanctae Kadosh, Imperialis Principatus, Frater Templarius2. Si tratta di una possibile interpretazione, valida come molte altre, ci a causa della presenza in acronimo della misteriosa scritta. Potremmo infatti dare anche altri significati a ci che pu risultare tanto apparente per alcuni. Tutto ci si potrebbe invece realmente riferire ad un Dante templare! Risolvere cos semplicisticamente il quesito sul Dante esoterico non sembra semplice. Il grande studioso ottocentesco di magia Eliphas Levi, nella sua Storia della Magia, ribadir che La rosa di Flamel, quella di Jean de Meung e quella di Dante, sono tutte nate nello stesso roseto3 volendo significare che sono nate tutte dalla stessa matrice alchemica. Un Dante che possedesse conoscenze alchemiche o esoteriche inficerebbe limmagine che abbiamo di lui? Probabilmente no, ma imporrebbe una differente valutazione di diverse sue opere e del suo pensiero. Ma chi erano i misteriosi Fedeli dAmore di cui Dante avrebbe fatto parte? La storia, curiosamente, ci presenta alcune informazioni a riguardo. I Fedeli dAmore furono un ordine iniziatico di stampo poetico-esoterico che nacque inizialmente in occidente, durante le crociate, per poi successivamente spostarsi in

paesi del Medio Oriente come lEgitto e la Siria. Scopo principale di tale cenacolo fu la coltivazione della poesia e la trasmissione iniziatica di una particolare corrente dottrinale esoterica. Studiosi come Guenon4 ipotizzano che tale movimento fosse stato in qualche modo infiltrato da conoscenze templari a loro volta attinte durante i contatti con la setta degli Haschischin ma, a tale riguardo, non sussistono prove inconfutabili. Comunque tale dottrina si pose come sovra-religiosa manifestando chiari interessi di tipo esoterico oltre che poetici. Ci che generalmente sappiamo su questa setta lo dovremmo5 direttamente a Dante, attraverso la sua Vita Nova, e a Guido Cavalcanti, nelle sue Rime che, attraverso alcuni versi6 avrebbero codificato informazioni e rituali su questo misterioso ordine. Una tesi alquanto singolare venne proposta nel lontano 1928 dallo studioso Luigi Valli7 in un testo che affascin profondamente studiosi come Guenon, Evola e Corbin. Secondo Valli, e successivamente lo stesso Guenon8, le diverse donne celebrate da poeti come Dante, Cavalcanti, Dino Compagni non dovrebbero essere considerate, nellopera, come realmente esistenti ma pi che altro come una raffigurazione della Dama, colei che Dino Compagni chiam Madonna Intelligenza, ovvero la Sapienza divina, la Gnosi. Tali speculazioni degli inizi del XX secolo possono essere non del tutto prive di una validit letteraria quanto esoterica. La dottrina dei Fedeli dAmore non fu, come ricorda Guenon9, anticattolica ma anzi si pose, citando Corbin, come una religione in cui ogni essere umano orientato alla ricerca della sua guida personale10. Le idee politiche di Dante non furono poi un segreto nella sua vita e come nella sua attivit letteraria. LAlighieri si oppose duramente allidea di cristianit proposta allora dalla Santa Sede testimoniataci dalla presenza nella Commedia di un forte atto di accusa contro i persecutori templari in onore della loro innocenza. Lattento esame dellopera dantesca ha favorito i sospetti che anche in questo caso, come in quello del gruppo di poeti che integrarono il movimento del Dolce Stilnovo, esista un codice simbolico abbinato ad indizi di un codice formalizzato in cui sarebbero state celate

informazioni di tipo esoterico e sapienziale11. La Dama, come abbiamo visto, avrebbe costituito lallegoria del processo alchemico interiore evocante lanima femminile, mentre il corpo fisico avrebbe incarnato il polo maschile e lamor cortese avrebbe rappresentato lanello di congiunzione dei principi presenti nella natura androgina dellessere umano. La Cruz12 si dice convinto che tanto il pensiero quanto il metodo e lestetica usata da Dante costituiscano una allegoria di questo processo. Virgilio, per esempio, rappresenterebbe la cultura antica mentre Beatrice personificherebbe, o alluderebbe, alla teologia. Dante non fu uneccezione, fino a quando ugualmente tutti i poeti del Dolce Stilnovo si mossero inserendo allusioni criptiche nelle loro opere13. Guenon, Evola, Valli e Aroux ritengono che tutta lopera poetica possa costituire una sorta di carteggio informativo entro i membri dei Fedeli dAmore, ritenendo che la funzione ultima di questo poema, nel caso di Dante, sia una trasmissione codificata di una ideologia e di una conoscenza in cui la Dama personifica il simbolo della Santa Conoscenza, della Gnosi. Se Dante sia stato realmente affiliato ad un gruppo templare o esoterico non lo sapremo mai realmente, anche se sicuramente con questordine condivise comunque uno spirito combattivo e di coraggio che lo animer fino alla sua morte. Parlare di un Dante esoterista sembra toccare ancora oggi il profondo dellanimo umano. La magnifica opera letteraria di cui si fece autore e linsaziabile sete di conoscenza che traspare in maniera alquanto evidente allinterno della stessa Commedia, potrebbero essere elementi sintomatici di una vita non spesa unicamente nelle lettere e nella lotta politica. Dante potrebbe effettivamente essere stato un cultore di materie esoteriche, come plausibilmente potrebbe essere stato membro di qualche setta o movimento, e diversi indizi sembrerebbero indicarlo. La storia, in merito, non ci ha concesso per alternative presentandoci un uomo che dedic lintera vita alla ricerca di ideali superiori e che lott perch le ingiustizie dei suoi tempi potessero essere giudicate. Tale lacuna per non deve costituire un limite, ma neanche una tabula rasa in cui poter o voler scriN.0 2013 44

A lato:

Amor e Psiche (1589). Jacopo Zucchi. Olio su tela, Museo e Galleria Borghese, Roma.

compiuta negli ultimi due secoli per cercare di rileggere, o di scoprire, valenze esoteriche allinterno dei suoi componimenti si alternata tra mere speculazioni, pure fantasticherie e evidenze oggettive. Dante sicuramente ebbe modo di conoscere in maniera approfondita lesoterismo, e forse anche di coltivarlo pi di quanto ci si possa immaginare! NOTE
1cfr. MORENA POLTRONIERI e ERNESTO FAZIOLI, E Dante scrisse di Magia, Hermatena 2002. 2Letteralmente Kadosh della Santa Fede, del Principato imperiale, Fratello del Tempio. 3ELIPHAS LEVI, Storia della Magia, Edizioni Mediterranee Roma 2003. 4REN GUENON, Orient et Occident, Editions Vitiano Paris 1964 & LEsoterismo di Dante, Atanor Roma 1990.

5Il condizionale dobbligo poich i testi di Dante e Cavalcanti a cui ci si riferisce non presentano una esposizione chiara e testuale di tale Gruppo ma, secondo autori come la Poltronieri e Fazioli o Valli e Guenon, si dovrebbe leggere sotto le righe per comprendere che ci si riferisce ad un cenacolo culturale. Si tratterebbe di una sorta di corrente sotterranea culturale-esoterica che avrebbe influenzato numerosi autori nel corso dei secoli. 6Come il III capitolo della Vita Nova. 7LUIGI VALLI, Il linguaggio segreto di Dante e dei Fedeli dAmore, Roma 1928. 8REN GUENON, LEsoterismo di Dante, Atanor Roma 1990. 9 op. cit 10CORBIN HENRY, Lhomme et son ange, Initiation et chevalerie spiritelle, Fayard 1983. 11LUIS G. LA CRUZ, El Secreto de los trovadores, Edita Amrica Iberica Madrid 2003. 12op. cit. 13LA CRUZ, op. cit.

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uoghi sacri, magici, di culto, ricchi di linguaggio esoterico sparsi in tutto il mondo rivivono nelle minuziose descrizioni dei nostri esperti. Dettagli, significati, trascorsi storici e simbolismo saranno presentati in modo approfondito, ma comprensibili ai non addetti ai lavori.

Seguiremo insieme le flebili tracce di culture scomparse e dimenticate....


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Church of St. Andrew, Scozia.


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La cosa pi bella con cui possiamo entrare in contatto il mistero. la sorgente di tutta la vera arte e di tutta la vera scienza. Albert Einstein

Cappella di Rosslyn. Tombe templari allinterno.


photo: M. Romeo

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Citabili Citazioni
E tempo nel quale codesti labirinti di metafore, rese indecifrabili dal prevalere delle tecniche, tornino a parlare al nostro cuore di uomini. Perch tutto non sprofondi negli abissi dellinsignificanza e resti sul nostro corpo di uomini una qualche scommessa di speranza.
Alfonso di Nola

O voi ch'avete li 'ntelletti sani, mirate la dottrina che s'asconde sotto 'l velame de li versi strani.
Dante

Vago e nebuloso l'inizio di ogni cosa, ma non la sua fine ...


Kahlil Gibran

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Il Maestro disse: Se lo guidi con le leggi e lo regoli con le pene, il popolo mirer ad evitarle, e sar senza vergogna. Se lo guidi con la virt e lo regoli con i riti, conoscer la vergoConfucio gna e arriver a migliorarsi.

Ci che in basso come ci che in alto, ci che in alto come ci che in basso, per fare il miracolo di una cosa sola.
Tavola Smeraldina

Quando la pienezza del tempo? Quando non c' pi il tempo. La pienezza del tempo per chi, nel tempo, ha posto il suo cuore nell'eterno, e per cui sono morte tutte le cose temporali. L'amore non vuole essere in nessun altro luogo, se non dove eguaglianza e unit. Fra il signore e il servo non vi pace, perch non vi uguaglianza. L'uomo e la donna sono diversi l'uno dall'altra, ma nell'amore sono del tutto uguali.
Meister Eckhart

The Sun rising over Stonehenge on the morning of the Summer Solstice (21st June 2005). Photo Andrew Dunn.

GNU Free Documentation License

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Sopra: Re Art. Affresco a Palazzo Trinci, Foligno.


Photo: Georges Jansoone

Nella pagina a fianco: La statua di Re Art in bronzo con visiera alzata e scudo tra i cavalieri in lutto alla tomba dell'imperatore Massimiliano I (morto nel 1519), a Innsbruck. Fu realizzata da Peter Vischer The Elder su disegno di Albrecht Durer.

GerardoLonardoni

ARCHETIPI
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NELLA SAGA

DELLETERNO
ARTURIANA
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ArchetipidellEternonellasagaarturiana

Lepoca in cui furono scritti i pi importanti romanzi che costituiscono la saga della Tavola Rotonda cade tra la met del XII secolo e la met del XIII. gi stato notato che tale periodo corrisponde alla massima fioritura del53

aArchetipidellEternonellasagaarturia
Lultimo sonno di Art ad Avalon (The Last Sleep of Arthur in Avalon). Edward Burne-Jones (1898)

larchitettura gotica e, a partire dalle rivisitazioni ottocentesche dei romanzi medievali arturiani, si cercato di rintracciare in questi ultimi simboli e tradizioni segrete che vi si troverebbero celati.
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Largomento stato trattato da diverse opere, tra le quali segnaliamo in Francia Liniziazione cavalleresca nella leggenda di re Art di Dominique Viseux, e in Italia Il mistero del Graal e la tradizione ghibellina dellImpero di J. Evola. Il primo mette in risalto laspetto della ricerca del S, nel senso orientale dellespressione, celato in forma allegorica nei romanzi della Tavola Rotonda; il secondo riconduce la tematica arturiana alla tradizione ghibellina che, nel corso del medioevo, si sarebbe fermamente opposta al predominio della Chiesa cattolica, trovando un ideale veicolo di manifestazione nella saga cavalleresca del Graal, per poi spegnersi col tramonto dellidea imperiale del Barbarossa. Premesso che i romanzi che costituiscono nel loro insieme ci che viene chiamata materia di Bretagna, o saga di re Art, compongono un corpus letterario talmente vasto che possibile trarne quasi tutto ci che si vuole ( uscita nel 2000 in Italia unopera dal titolo Graal e alchimia, di Paul-Georges Sansonetti) riteniamo che nelle leggende del Graal sia possibile identificare ed esaminare alcuni archetipi che, per la loro

importanza, abbiamo definito dellEterno. Queste strutture simboliche si ritrovano nei personaggi e nei luoghi fondamentali delle leggende di ogni cultura. Gli archetipi dellEterno, nella saga arturiana, possono essere cos elencati: il Re (Art); il Mago (Merlino); il Guerriero (Lancillotto); il Cavaliere Perfetto (Galahad); la Fata (Morgana, o Viviana); il Regno Segreto (Avalon); la Visione dellEterno (il Graal).

Naturalmente se ne possono trovare molti altri, come Galvano il guerriero solare la cui forza cresceva con linnalzarsi nel cielo del sole, e calava con lavvicinarsi della notte; o Ginevra, la regina innamorata ma fedifraga; o Perceval, luomo dei boschi rozzo e selvatico, la cui rude purezza tuttavia gli consente di accostarsi al Graal. Ma ci sembra che nelleconomia complessiva delle vicende arturiane la loro importanza sia pi limitata rispetto ai precedenti.

A lato: Frontespizio del libro The Boy's King Arthur: Sir Thomas Malory's History of King Arthur and His Knights of the Round Table di N.C. Wyeth. Edited for Boys by Sidney Lanier (New York, Charles Scribner's Sons, 1922).

In basso: Fig.1 - La Tavola Rotonda a Winchester Castle.

samineremo ora gli archetipi che abbiamo elencato, eliminando tutto ci che nel corso dei secoli si stratificato intorno ad essi frutto a volte della fantasia dei poeti, a volte delle mode delle epoche per ritrovare di ciascuno il nucleo originario nella sua forma pi cristallina.

1)Re Art. il principale


protagonista della saga, ideatore e creatore della Tavola Rotonda; tanto pi perci desta sorpresa il fatto che le sue singole qualit, isolatamente considerate, non lo mettano in alcun modo in evidenza. Non il guerriero pi forte della Tavola Rotonda, poich questo ruolo di Lancillotto. Non luomo pi saggio: la Conoscenza personificata da Merlino. Non il cavaliere pi immacolato: la palma spetta a Galahad, che contempler il Graal ed in questestasi passer dalla vita mortale alla vita eterna. Chi dunque re Art? il punto centrale dellintera saga, la colonna portante della Tavola Rotonda: il suo ruolo quello dellUnificatore, di colui cio che raduna intorno a s gli eletti in vista di un compito universale. laxis mundi del sodalizio cavalleresco che egli stesso ha costituito, il fulcro o perno sul quale esso poggia ed intorno a cui ne ruotano le vicende. Non a caso, quando il tradimento di Ginevra mander in frantumi il mondo personale del Re, anche la Tavola Rotonda andr incontro alla propria

distruzione: perch il Re lanima del sodalizio cavalleresco che egli ha creato e che di conseguenza non pu sopravvivergli. Art diviene re della Britannia estraendo una spada che non Excalibur: questultima gli verr donata in seguito dalla Dama del Lago da una incudine posata su una roccia. Questa prova della regalit connaturata alla funzione della sovranit nelle societ tradizionali: il Re colui che predestinato a ricoprire quel ruolo e ad incarnare nella propria persona lessenza della sua terra. Anche Ulisse, tornato ad Itaca e dopo avere scoperto che stata invasa da pretendenti che usurpano le sue funzioni regali, dimostra la sua vera identit compiendo unimpresa marziale che lui solo in grado di eseguire, e cio attraversando con una freccia scagliata dal proprio arco gli anelli di dodici scuri allineate. Il numero dodici ha attinenza con i cicli cosmici e indica la capacit di Ulisse di restare al centro, di essere cio il perno o fulcro del proprio regno terreno. Allo stesso modo, la spada conficcata nellincudine un simbolo assiale e la sua estrazione da parte di Art sta a simboleggiare che, da quel momento in avanti, egli stesso diverr laxis mundi della Britannia. Art manca di capacit particolari, perch il suo unico compito quello di costituire il centro del suo universo, il motore immobile intorno al quale dovr ruotare la Tavola Rotonda. La sua qualit pre-

ponderante proprio la regalit, il cui possesso egli dimostra superando la prova della spada nellincudine. La sua successiva vittoria sui Sassoni, che avevano invaso la Britannia, una manifestazione tangibile di questa regalit, dopo la quale non si registrano altre grandi imprese di Art; la sua sola presenza mantiene unita ed attiva la Tavola Rotonda, ed il suo declino e la sua morte segneranno la decadenza e la fine dellintero sodalizio (fig.1).

2)Merlino.

il vero deus ex machina della Tavola Rotonda, eminenza grigia del re e dei suoi cavalieri. Dotato di poteri magici e di spirito profetico, consiglia Art e ne guida il destino fin da prima che nasca il futuro sovrano: infatti opera della magia di Merlino il concepimento di Art da parte della regina Igraine di Cornovaglia, della quale si era invaghito il re Uther Pendragon di Britannia. Uther vuole Igraine, ma lei sposata col duca di Cornovaglia lo rifiuta. Merlino, che sa che Art dovr nascere da quellunione contra legem, usa i propri poteri per far assumere ad Uther laspetto del marito di Igraine, durante lassenza di questultimo. Igraine rimane incinta di Art, che verr affidato da Merlino come figlio adottivo al nobile ser Ector, affinch lo allevi. Merlino, nelle saghe arturiane, il creatore del cerchio megalitico di Stonehenge, che grazie ai suoi poteri magici egli trasporta dallIrlanda alla Britannia.
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Merlino non vedr la fine della Tavola Rotonda: invaghitosi di una donna fatata, la Dama del Lago una creatura di un mondo parallelo nota anche come Viviana, o Nimue, di cui parleremo pi ampiamente ne verr spogliato dei poteri magici, e rinchiuso infine in una prigione daria o di cristallo in cui dovr rimanere per leternit. Da questa prigione egli tuttavia continua a seguire e consigliare i suoi amici di un tempo, Art e i suoi cavalieri; e vi riceve a volte la visita di Nimue. certo sorprendente il cattivo esito della relazione di Merlino con Nimue, considerati i grandi poteri e la grande saggezza del mago; e ci si chiede come abbia potuto egli, dotato di spirito profetico, accondiscendere a cedere tutte le proprie straordinarie qualit alla sua infida allieva, pur sapendo gi che ella lavrebbe infine tradito e rinchiuso entro un muro invalicabile. Si tratta del travestimento mitico di qualcosa di completamente diverso: la tradizione vuole che Merlino fosse figlio di una vergine, e di un demone incubo che laveva ingravidata durante il sonno. Traducendo le espressioni medievali in termini pi precisi, il mago un
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sapiente appartenente ad un livello dellEssere superiore al nostro, in cui disceso per svolgervi un compito specifico. Viviana, o Nimue alcuni testi mettono al posto di questultima Morgana la rappresentazione della Grande Dea celtica, che ora aiuta e ora ostacola Re Art e lintero suo sodalizio, come vedremo quando parleremo di lei. Merlino sparisce dal mondo perch si riassorbe volontariamente nella Grande Dea, al termine della sua missione terrena; vedremo che anche il suo protetto terreno, Art, al termine della saga rientrer simbolicamente nel grembo della Dea, per attendervi il giorno del proprio ritorno (fig.2).

3)Lancillotto. il miglior
cavaliere del mondo, eroe archetipico della saga arturiana. Viene rapito ancora fanciullo dalla Dama del Lago, e allevato nel suo regno incantato; giunto alladolescenza chiede e ottiene di recarsi alla corte di Art per esservi nominato cavaliere. generoso e leale, imbattibile e cavalleresco, gloria della Tavola Rotonda e profondamente devoto ad Art, eppure sar la causa principale della rovina dellintero sodalizio a causa del suo amore

adulterino per Ginevra, moglie del re. Partecipa alla cerca del Graal, ma a dispetto della sua grande fama ottiene soltanto di coglierne una fugace visione, a causa del suo stato di peccato. Sar suo figlio Galahad, il Perfetto, a portare a termine con successo la Cerca e ottenere di transumanarsi nella contemplazione del Graal. Lancillotto incarna larchetipo del guerriero leale e coraggioso, ma per usare lespressione nietzschiana troppo umano. Le sue virt sono soprattutto mondane; brilla nella societ cavalleresca ma fallisce inesorabilmente nella sua ricerca dellEterno. Mentre Merlino soccombe allaspetto magico e superumano del Femminile, impersonato dalla Dama del Lago, Lancillotto cade davanti a quello terreno e sensibile incarnato da Ginevra. La sua attrazione per la moglie del suo re costituisce per lui un peso insormontabile e sembra simboleggiare il limite di tutti i cavalieri della Tavola Rotonda: uomini dal comportamento generalmente ineccepibile e con un severo codice donore, la cui ambizione principale tuttavia non spirituale o metafisica, ma

Nella pagina precedente: Fig.2 - Merlino, interpretato da Ben Kingsley, nel film L'Ultima Legione. Fig.3 - Lancillotto nel film King Arthur (2004), interpretato da Ioan Gruffudd. A lato: Fig.4 - Galahad dipinto dal pittore preraffaellita Dante Gabriel Rossetti, 1864

piuttosto quella di primeggiare nel mondo. Non a caso il Graal laspetto eterno e supremo del Femminile, la Coppa che apre laccesso ai mondi sovrasensibili sar conquistato solo da Galahad, che nella sua purezza adamantina non subisce la fascinazione della Donna (fig.3).

4)Galahad. forse il personaggio meno


noto al pubblico della saga; il suo ruolo di cavaliere perfetto non neppure del tutto fisso, tanto che Wagner, seguendo i poeti medievali Chretien de Troyes e Wolfram von Eschenbach, lo attribuisce a Perceval o Parsifal. Tuttavia una figura chiave della saga del Graal: il predestinato che giunge alla visione del Sacro Vasello e alla conquista dellimmortalit spirituale che rappresenta. figlio di Lancillotto, concepito con linganno: la sua futura madre Elaine, innamorata del grande cavaliere ma consapevole che egli legato soltanto a Ginevra, si finge questultima ed entra nel suo letto. Elaine figlia del custode del Graal, di cui ora parleremo; in tal modo Galahad, vincitore della Cerca del Graal, diretto discendente dellultimo custode del Graal, detto anche Re Pescatore. I racconti medievali forniscono diverse versioni della storia di Galahad e del Re Pescatore; poich seguirne tutti gli sviluppi nei vari autori sarebbe inutilmente dispersivo, evidenzieremo soltanto i temi comuni. Il Re Pescatore cos chiamato perch, a causa di una grave malattia che lha colpito a seguito di una ferita ai genitali, costretto a trascorrere il suo tempo pescando in un vicino torrente. Anche il suo regno desolato, perch la menomazione del re si trasmessa alla sua terra; questa concezione della regalit come legame tra il re ed il suo regno, comune a molte tradizioni. Vive nel castello di

Corbenic ove custodisce il Graal; egli verr risanato solo dallarrivo del cavaliere perfetto. Quando Galahad o Perceval in altri racconti giunge al castello, guarisce il Re Pescatore e risana cos al tempo stesso anche il suo regno. Galahad , dei personaggi arturiani, il pi etereo ed il meno caratterizzato, essendo investito di una missione trovare il Graal che trascende lumano. Appena la sua missione compiuta, viene rapito in estasi e svanisce dal mondo terreno. Rappresenta quindi, secondo la visione ind, il liberato in vita jivanmukti luomo giunto alla sua ultima incarnazione e gi proiettato verso un destino pi elevato. Lo stato di perfezione di Galahad gli consente altres di risanare il Re Pescatore e la sua Terra Desolata, poich la qualit delladepto di chi cio ha conquistato il Graal implica la capacit di portare soccorso agli esseri viventi ancora imprigionati nella materia. Il paragone tra il destino di Galahad e quello di Lancillotto, suo padre, viene spontaneo: mentre Galahad risana la terra desolata del Re Pescatore, Lancillotto, malgrado le sue virt cavalleresche, fallisce nella Cerca e causa infine la rovina del regno di Art. Il messaggio che traluce dalle vite comparate dei due pi grandi cavalieri del sodalizio, che soltanto la ricerca dellEterno pone luomo al riparo dallerrore. Le qualit di Lancillotto sono soprattutto mondane e per quanto splendenti di fama immortale, sono causa pi di danno che di vantaggio (fig.4).

5)La Fata. Due sono le figure che, nel


vasto corpus delle saghe arturiane, rivestono questo ruolo e spesso tendono a confondersi fra loro: la Dama del Lago, e Morgana. Sono entrambe manifestazione delle antiche dee celtiche dei corsi dacqua, con un possibile
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Fig.5a - La Dama del Lago prende l'infante Lancillotto. Illustrazione da Idylls of the King di Alfred Tennyson.

Fg.5b - La Dama del Lago nel film Excalibur di John Boorman.

imprestito dalla mitologia greco-romana attraverso il personaggio della dea Teti da un lato, delle ninfe dei fiumi dallaltro. Anche le caratteristiche della Dama del Lago e di Morgana tendono a sovrapporsi e a confondersi, ed entrambe rivestono un ruolo ora amichevole e positivo, ora ostile e negativo. Vediamole maggiormente nei dettagli. La Dama del Lago la fata che alleva Lancillotto bambino dopo averlo rapito ai genitori. Aspira ai poteri di Merlino lei stessa una maga e riesce a carpirglieli, come abbiamo gi visto, e a rinchiuderlo in una prigione daria o di cristallo, sfruttando linfatuazione per lei del vecchio veggente. Questa azione della Fata arreca un danno gravissimo alla Tavola Rotonda e ad Art; tuttavia la Dama del Lago anche la donna che dona al re la spada Excalibur, in tal modo conferendogli larma che lo contraddistinguer per tutta la vita. Il fodero di Excalibur ancora pi prezioso della spada, poich chi lo indossa non sanguiner per le ferite. Incidentalmente osserviamo che Excalibur non larma tratta da Art dallincudine nella roccia, sebbene spesso venga con essa confusa. Il personaggio della Dama del Lago che alleva Lancillotto, e che ad Art dona una spada che impedisce il sanguinamento deriva probabilmente dalla dea greca Teti, madre di Achille, che confer al figlio linvulnerabilit coi suoi poteri divini. Morgana la Fata anchessa una signora delle acque; la prima delle nove sorelle che governano lisola felice di Avalon. Le sue qualit sono simili a quelle della Dama del
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Lago e a volte le due fate vengono confuse tra loro. Anche Morgana nemica di Art, di cui sorellastra essendo entrambi figli di Igraine di Cornovaglia; tuttavia, quando Art morente viene portato via dalla battaglia di Camlann a bordo di una barca condotta da donne, Morgana lo attende nel suo regno di Avalon per curarlo dalle sue ferite. Questo aspetto di Morgana quale guaritrice deriva anchesso dalle antiche divinit femminili celtiche. La figura della Fata nelle saghe arturiane, come si intravede dalle brevi descrizioni sopra riportate, complessa e difficilmente definibile. Questo suo ruolo ambiguo evidentemente intenzionale, e ricollegabile direttamente alle dee celtiche da cui trae la propria origine. La natura di quelle dee estremamente libera e tendenzialmente ribelle; tendono a identificarsi con la Natura selvaggia e inafferrabile, di cui nessuno riesce a farsi padrone, neppure il sapiente Merlino. Queste creature femminili provengono da un misterioso regno delle acque, da identificare con il Sidhe, la terra oltremondana dei Celti ove fate e folletti hanno eletto la loro dimora, dopo essere scomparsi da questa terra; alcuni uomini mortali prescelti da loro possono anchessi recarvisi su invito, come Lancillotto e Art. Questo regno oltremondano a tratti interferisce con le vicende umane, ora per ostacolare ed ora per aiutare, secondo una dinamica che non corrisponde ai concetti usuali di alleanza o di ostilit, ma piuttosto ad unazione che appare libera ed imprevedibile. La dea non razionale e la sua azione

A sinistra: Fig.6a - Nimue, o la Dama del Lago, nel mazzo di Tarocchi Arthurian legend.

A destra: Fig.6b - Fata Morgana di Anthony Frederick Augustus Sandys (1864). Birmingham Art Gallery

svincolata da qualunque finalit. Tuttavia queste creature fatate con il loro intervento magico rendono in definitiva gli uomini pi forti; ora danno e ora tolgono, in tal modo mettendoli alla prova e conferendo agli eroi una qualit personale superiore. Lo stesso ruolo sembra incarnare anche Ginevra, che dopo lunghi anni di matrimonio felice causa la disperazione del re, e la fine di Camelot; bench umana, anchella ha le qualit delle antiche dee ed il suo comportamento si sottrae in definitiva alla morale comune (fig.5).

6)Il Regno Segreto. la dimensione


nascosta ai sensi fisici, in cui governa Morgana la Fata. Nelle saghe del Graal ha nome Avalon; corrisponde al Sidhe degli antichi Celti, il piano dellEssere in cui le creature dei mondi sottili posero la loro dimora secondo la mitologia irlandese dopo la loro scomparsa dal mondo fisico. Il sidhe un universo parallelo al nostro, che pu interagire con noi a determinate condizioni e specialmente in determinati momenti, il pi noto dei quali Samhain, che ha dato origine alla festa di Halloween. In quella giornata, si ritiene che il popolo del Sidhe e gli esseri umani possano avere contatti tra loro. Le leggende irlandesi narrano di un popolo di semidei, i Tuatha de Danaan i figli della dea Danu, secondo unetimologia non del tutto corretta che abitarono lIrlanda ma furono sconfitti dagli invasori Milesi, e si rifugiarono nel sottosuolo; l divennero gli elfi, i folletti e in genere ci che chiamato il buon Popolo, con termine che

appare apotropaico, in quanto non sempre i rapporti tra uomini e Sidhe, nelle leggende irlandesi, sono pacifici. Nelle saghe arturiane il Regno Segreto resta tra le quinte, pur essendo presente in ogni circostanza di rilievo. nel regno della Dama del lago, altra raffigurazione del Sidhe, che viene allevato Lancillotto, e da l proviene la spada Excalibur, simbolo per eccellenza del potere di Art. Merlino viene imprigionato in una prigione di aria o di cristallo dalla Dama del Lago, e Art morente trasportato ad Avalon dalla sua sorellastra Morgana la Fata. Si potrebbe dire che tutto inizia o finisce nel Sidhe, che costituisce lo sfondo misterioso delle azioni umane destinate a rimanere nella storia, e conferisce loro quella profondit e potenza che altrimenti non avrebbero. Si pu tracciare un parallelo fra la presenza del Sidhe nelle tradizioni celtiche, e lintervento degli dei nei poemi omerici. Bench il mondo degli uomini e lOlimpo siano ben separati tra loro, sempre possibile una interazione reciproca, dovuta al fatto che gli dei guardano con attenzione alle nostre vicende. Se ne potrebbe dedurre, bench nessun poeta osi affermarlo apertamente, che il regno divino non immune dagli effetti degli accadimenti umani; e che per tale motivo, gli abitatori fatati del Sidhe erano molto attenti alle gesta di Art e della Tavola Rotonda (fig.6).

7) La Visione dellEterno, o il Graal.


il punto culminante della saga arturiana, e costituisce un livello dellEssere che si distingue nettamente dallAvalon, o Sidhe; queN.0 2013 60

stultimo infatti appartiene ancora alla sfera della manifestazione mondana, bench si trovi sui piani sottili. Lapparizione del Graal implica lirruzione dellaspetto trascendente, e non pi immanente, nelle vicende umane. Ci richiede alcune parole di spiegazione sulla differenza tra sfera della manifestazione mondana e sfera dellEterno, tra i mondi che potremmo definire incantati da un lato, e la trascendenza dallaltro. Nelle antiche saghe e leggende di tutto il mondo si trovano molteplici riferimenti ad universi paralleli, in cui vivono creature come gnomi, elfi, fate spesso dotate di poteri che noi definiamo magici, ma che conducono una vita per molti aspetti simile alla nostra, con desideri e sentimenti. Questi mondi non hanno per a che fare con la ricerca dellEterno, che faute de mieux abbiamo chiamato aspetto trascendente dellEssere. Fate, elfi, folletti, o deva come oggi ci si compiace di chiamarli con termine mutuato dallOriente, non appartengono allEterno e alla sua visione, bens a mondi paralleli al nostro, generalmente invisibili ai sensi comuni. Questi mondi sono a volte contrassegnati da un livello evolutivo superiore al nostro, e ai loro abitanti vengono attribuiti una maggiore saggezza oppure poteri supernormali, tuttavia appartengono ancora al regno del Divenire, del Fenomenico. Non a caso, nelle tradizioni buddista e induista si vedono gli dei stessi che vengono ad ascoltare, dai grandi asceti umani come il Buddha, la Dottrina che pu liberarli dal ciclo delle rinascite: perch anche il mondo divino soggetto al mutamento e alla sofferenza che ne consegue. Solo alcune leggende trascendono anche questo livello, e si tuffano direttamente nellEterno; nelle saghe arturiane questo rappresentato dal Graal. Solo il cavaliere perfetto, Galahad o Perceval a seconda dei testi, pu giungere a transumanarsi in esso, dopo una ricerca che mette alla prova le sue superiori capacit; chi ancora limitato dai vincoli umani dellamore terreno il caso di Lancillotto non potr giungere a conseguire la meta, per quanto grandi possano essere le sue virt. questo un punto che differenzia nettamente le leggende in cui si riscontra laspetto che abbiamo definito trascendente, da quelle che si limitano allaspetto che abbiamo definito immanente: leroe di queste ultime ancora e soltanto un uomo, per quanto eroico e cavalleresco possa essere considerato. Il protagonista delle prime invece appartiene ad un livello superiore ed in Oriente si definisce jivanmukti, il liberato dal circolo delle rinascite; come
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Abbiamo terminato la nostra breve disamina dei simboli pi rilevanti delle saghe arturiane, che abbiamo definito archetipi dellEterno perch dimportanza fondamentale per la comprensione delluomo e del mondo; si possono trovare degli equivalenti in molte altre tradizioni, sebbene non sempre cos ben delineati. Pensiamo che unattenta riflessione sul loro significato possa fornire spunti tanto a chi si interessa di psicologia del profondo, quanto a chi segue una delle molteplici vie dello spirito, alla ricerca di s. Lesame di queste figure archetipiche, e dei loro tratti fondamentali, risulta essenziale anche per una migliore comprensione dei testi arturiani, in cui le caratteristiche di personaggi e situazioni subiscono spesso modifiche apparenti a causa delle diverse sensibilit dei loro autori, appartenenti a luoghi ed epoche spesso lontani fra loro. Tuttavia la presenza di un comune substrato e fondamento a tutti i rami in cui si suddivisa la materia di Bretagna, rende evidente che siamo in presenza di un mito dimportanza fondamentale della Tradizione Occidentale.

Galahad, colui che penetra nellEterno durante la contemplazione del Graal. Il Graal nei racconti viene definito variamente; la sua raffigurazione pi conosciuta come calice dellUltima Cena di Ges, in cui il suo discepolo Giuseppe dArimatea raccoglie il sangue dopo la crocifissione. Giuseppe porta il Graal in Inghilterra ove fonda la prima chiesa cristiana, pi antica secondo la tradizione bretone di quella di Roma. Il Graal viene custodito, nel corso dei secoli, da personaggi che ricevono il titolo di Re del Graal. Lultimo della successione, che vive al tempo delle saghe arturiane, ha ricevuto una ferita alla gamba o ai genitali che, in virt della tradizionale identificazione tra il Re e la sua Terra, rende questultima sterile. La sofferenza del Re Pescatore tragica e senza un termine preciso, poich il Graal che custodisce lo mantiene forzatamente in vita impedendogli di porre fine al suo dolore con la morte; solo larrivo del cavaliere predestinato potr guarirlo. Tanto Perceval quanto Galahad sono discendenti del Re Pescatore e, seppure in diverso modo nei diversi racconti, riusciranno a curare la malattia del re ferito e ridare quindi prosperit alla sua terra. I racconti del Graal, pur nella diversit dei

loro sviluppi dovuti ad autori ed epoche diverse, conducono tutti ad un tema comune: il simbolo dellEterno, cio il Graal, si trova in possesso di un uomo insignito di dignit regale ma decaduto e menomato, e quindi causa di dolore per s stesso e per la sua gente; la salvezza potr venire solo da un uomo di assoluta purezza, dello stesso sangue del re ma non macchiato dalle sue colpe. Fuor di metafora, si pu interpretare il simbolo nel seguente modo: il Graal arreca suprema felicit o completa sofferenza, a seconda dei meriti di chi lo detiene. La visione dellEterno non ammette mezze misure: chi vi si approssima deve esserne completamente degno, o ne ricever un danno incalcolabile, aggravato dal fatto che il Graal stesso lo mantiene vivo e gli impedisce di morire, perpetuando la sua sofferenza e quella di chi lo circonda. il consueto tema della prova iniziatica, da cui si esce rafforzati o distrutti. Il Re Pescatore non riesce a mantenersi allaltezza del suo compito e ne riceve una terribile punizione; al contrario il cavaliere perfetto, Galahad, potr transitare direttamente dal mondo terreno a quello dello spirito nella contemplazione del Graal (fig.7).

ESSENZIALE: J. Evola, Il mistero del Graal, ediz. Mediterranee. G. Ferrari e M. Zatterin, a caura di, Atlante del Graal, ediz. Il Minotauro. D. Viseux, la leggenda cavalleresca di Re Art, ediz. Mediterranee. P. Mac Cana, Celtic Mythology, Chancellor Press.
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BIBLIOGRAFIA

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Minacciosa e folgorante la "Campagna dItalia" condotta da Napoleone Bonaparte sul finire del XVIII secolo scardin l'assetto geopolitico della penisola. La Chiesa vide minacciati i propri territori mentre le patriotiche insorgenze antifrancesi cercarono di tamponare l'avanzata dell'orda imperiale. Parallelamente avvenne ci che Renzo De Felice defin un"ondata di miracoli" eventi che, soprattutto nel corso dellestate del 1797, dilagarono nel territorio dello Stato Pontificio. Dal 1796 al 1797 ben 26 immagini della Vergine, di cui 11 "Madonnelle", mossero gli occhi mentre a Roma, nel 1798, una statua di Maria pianse davanti a 50.000 testimoni. La ricerca storica condotta da Irene Gheri pone nuova attenzione sul contesto storico e sulle motivazioni che videro la nascita delle ribellioni antifrancesi analizzando nel dettaglio e per la prima volta londata di miracoli che coinvolse lo Stato Pontificio in quegli anni.
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Il viaggio pi emozionante sta per ricominciare... anche in lingua INGLESE

... alla scoperta dello

SPIRITO!

Recensioni:

Libri, Cinema, E
Uno dei nostri obiettivi sar quello di offrire gli strumenti utili ad avvicinarsi allopera artistico-letteriaria in modo pi consapevole, presentando le possibili chiavi interpretative e mettendone in luce le peculiarit stilistiche, formali e sostanziali. Cercheremo poi di inquadrare lopera nel contesto storico-sociale, contestualizzandone i contenuti all'interno di filoni pi ampi.

Alcuni pittori trasformano il sole in una macchia gialla, altri trasformano una macchia gialla nel sole. Pablo Picasso
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Eventi culturali.
Il cinema racchiude in s molte altre arti; cos come ha caratteristiche proprie della letteratura, ugualmente ha connotati propri del teatro, un aspetto filosofico e attributi improntati alla pittura, alla scultura, alla musica. Akira Kurosawa

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Considerate quel che avete nella pi piccola biblioteca scelta. Una compagnia dei pi saggi e arguti uomini che si potrebbero andare a pescare da tutti i paesi civili in mille anni, e che han messo nellordine migliore i risultati delle loro esperienze e della loro saggezza. Quegli uomini, di per s, erano nascosti e inaccessibili, solitari, insofferenti alle interruzioni, circondati da recinti di etichetta; ma il pensiero che essi non svelarono al loro pi intimo amico scritto qui in parole chiare e trasparenti a noi, stranieri di unaltra epoca.
(Ralph Waldo Emerson, "Libri")

Vecchi libri nella biblioteca del Merton College. (25 Agosto 2005). Photograph Tom Murphy VII.

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Dimenticata per secoli, la via Michelita costituisce un enigma storico senza precedenti, un viaggio alle origini stesse della nostra spiritualit e della nostra storia. All'alba dei tempi quando San Michele scacci Lucifero dal Paradiso la sua spada lasci sulla terra alcune tracce, luoghi in cui l'Arcangelo sarebbe ritornato chiedendo la costruzione di santuari in suo nome. Dall'Irlanda alla Grecia, fino al Monte Carmelo in Palestina, passando per l'Italia e altri paesi, vennero eretti degli eremi disposti lungo una direttrice celeste perfetta, un tracciato misterioso che si sarebbe trasformato in una via di pellegrinaggio. Attraverso un'analisi storica e documentale saranno ripercorse le tracce lasciate lungo la Via dell'Angelo scavando nei recessi pi remoti del nostro passato e di leggende millenarie.
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CONCLUSIONI...

Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare... Seneca

olto si detto e tutto si pu ancora dire riguardo lo spirito, luomo e linfinito. Purtroppo per, le risposte inerenti la nostra stessa esistenza sono tuttora in gran parte imperscrutabili: rimangono al di l delle nostre capacit e possibilit intellettive. Lintangibilit di ci che ci sta sopra, che ci superiore, insieme allimpenetrabile e incomprensibile essenza della divinit, sono realt di fatto per quasi tutti noi. Cos molti si affidano totalmente alla fede, con certezza assoluta si abbandonano alla struttura dogmatica di una delle numerose fedi che hanno via via, nel corso di millenni, abitato le varie culture. Costoro hanno trovato la propria strada, non hanno bisogno di alcunch! Ma potranno comunque scoprire, fra le nostre pagine, nuovi stimoli per elevare la propria spiritualit ad un grado superiore di consapevolezza. Tutti gli altri, alcuni spinti dalla curiosit, dal proprio vissuto, altri per naturale inclinazione avvertono lesigenza di un qualcosa. Quel non so cosa, che si traduce frequente nel tentativo di comprensione dellesistenza e si manifesta attraverso un processo gnostico, ovvero di ricerca della conoscenza, che risale alla notte dei tempi, alla genesi stessa delluomo. Sono costoro, filosofi, iniziati, pensatori, artisti, scienziati ed anche persone comuni di tutte le epoche che, attraverso lesercizio del dubbio, hanno trasmesso le conoscenze man mano acquisite dallumanit. Il dubbio solitamente sana occupazione del moderato, a volte se non ben indirizzato, pu divenire un feroce assalitore pronto in ogni istante ad esasperare colui che si perduto nella notte; ecco a chi ci rivolgiamo, a coloro che, allimmobilismo del dogma, della verit assoluta, contrappongono il dinamismo della ricerca gnostica: pongono luomo al centro di tutto e da l partono alla ricerca della propria verit, insomma ci rivolgiamo proprio a chi come noi vive in compagnia del dubbio. La sostanza di ci che ci proponiamo di trasmettere e diffondere ha notevoli implicazioni, volendo trattare di tradizione iniziatica, il contenuto da tramandare assume una valenza particolare che deve essere soppesata adeguatamente: la radice della gnosi iniziatica strettamente esoterica. Tale termine deriva dallaggettivo greco esoteriks (interno), utilizzato nellAccademia ateniese (Aristotele) per indicare gli insegnamenti riservati ad una ristretta cerchia di discepoli, in contrapposizione ad exoteriks (esterno) cio tutto ci che poteva essere, o rendersi, accessibile a tutti, ovvero a quanti non fossero iniziati alla comprensione specifica dellargomento. La rivista sar il mezzo per iniziare un dibattito su larga scala, intrapendere insieme la via filosofico-esoterica sino ad oggi riservata a pochi iniziati, i soli fortunati che potevano ambire a percorrere il cammino della vita guidati dal faro del proprio Maestro, detentore unico del metodo e del sapere millenario della propria scuola. D'altronde viviamo nel terzo millennio, segnato dal frenetico scorrere del tempo ad un ritmo sinora sconosciuto, a nessuno -o quasi- pi concesso il lusso di trascorrere le giornate conversando sugli alti sistemi con i propri pari. Dobbiamo quindi provare ad adeguare il metodo tradizionale alla situazione presente, il compito appare arduo, ma dalla nostra abbiamo la diffusione dei nuovi mass media. Attraverso luso attento della tecnologia tenteremo quindi di adattare ai tempi il metodo antico trasformandolo ad uso dei pi nessuno prima si mai cimentato su questo terreno, star a voi camminarci accanto; insieme, collaborando, potremo tendere alla realizzazione della grande opera, portando ciascuno il proprio contributo. Da oggi abbiamo iniziato con passo lento, deciso e fermo, a salire il primo gradino della lunga scala che conduce alla Luce. Gianmichele Galassi N.0 2013

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