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Andrea Friggeri

insigne Pratico della materia (da oggi pure Teorico)

LA SIMULAZIONE DI STUDIO

Chi, potendo dire una cosa in dieci parole la dice in venti, lo credo capace di male azioni G. Carducci Bisogna sempre dire francamente e

chiaramente le cose al proprio avvocato: sar lui a imbrogliarle. A. Manzoni Perci va pure a scuola per non far scoppiar casini studia matematica ma comprati un violino impara a lavorare il legno e ad aggiustar ci che si rompe che non si sa mai, nella vita un talento serve sempre. E. Finardi

Premessa alla premessa


Ci sembra assolutamente futile procedere a una disquisizione tecnico-dogmatica sulla reale utilit della premessa, e per questo lo faremo senza indugio. Chi pensi che la premessa sia in qualche modo assimilabile al prologo si sbaglia di grosso. infatti ben noto che il prologo si prefigura come scopo quello di anticipare, sintetizzandola o preparandola, una vicenda perlopi narrativa. La premessa, invece, serve ad avvertire razionalmente il lettore circa alcune particolarit dello scritto, cos da permetterne una pi facile lettura, oppure, pi semplicemente, serve a cominciare a lavorare sul serio non da pagina 1, ma perlomeno da pagina 6, facendo cos pagare alcune pagine di carta igienica al modico prezzo della carta stampata. Per la verit, circa questa seconda, e a nostro avviso preminente funzione (tant vero che noi stessi ne stiamo mostrando proprio ora un esempio di applicazione), la distinzione fra la premessa e molti prologhi si fa assai sfumata. I punti di contatto, accentrati prevalentemente sul desiderio di sentirsi pi bravi per il solo fatto di aver scritto qualche fesseria prima della fesseria pi grande che viene dopo, si fanno talvolta tali e tanti da rendere giustificati un dubbio
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circa la reale distinzione fra prologo e premessa, e pi ancora un secondo, pressante problema: Ma perch cazzo si scrivono tante maronate?. La soluzione di questo difficile quesito ci porterebbe di sicuro molto lontano, probabilmente affanculo, quindi, onde evitare di farci subitamente mandare in cotesto loco, lasciamo ai posteri lardua sentenza. Pur ribadendo la netta distinzione sopra descritta tra prologo e premessa, ci sembra comunque di poter assimilare queste due figure in una sostanziale, e paradossalmente fertile, assoluta inutilit. Ci permetteremmo dunque di azzardare un inserimento della figura della premessa nel dettato dellautorevole Manifesto di Mal, formulato in ordine al prologo, al quale peraltro aderiamo pienamente. Gli insigni autori del Manifesto, infatti, proclamando un deciso no al prologo, sono apparsi un tantino frettolosi nel limitare il rifiuto alla figura del prologo, senza estenderlo a tutte quelle figure che, per analogia dovuta allevidente inutilit strutturale comune, si rivelano altrettanto censurabili. Tra queste ci pare di poter elencare in primis la premessa, per le argomentazioni precedentemente svolte, e, in contrasto con una parte considerevole della dottrina (A. Bassi), il proemio.

Chi sostiene lutilit del proemio lo fa invocandone la nobilt. Ma lopinione prevalente, della quale ci facciamo portatori, riconosce in esso un genere assai particolare di nobilt, definendolo una nobile coglionata. Questa diffusa opinione Mal. Come facile argomentare dopo aver letto le righe precedenti, ci pare a questo punto egregiamente raggiunto lo scopo di scrivere circa due pagine senza dire sostanzialmente nulla, quindi, proprio in forza del rifiuto che abbiamo appena sostenuto con notevole astuzia, altrettanto astutamente ci accingiamo a stendere la reale premessa a questo Studio. pare sufficiente a giustificare pienamente lestensione al proemio del rifiuto affermato nel Manifesto di

Premessa
Quanti di voi siano dunque giunti fin qui senza stracciare, giustamente indignati, tutto lindefinibile insieme di scempiaggini da noi spudoratamente proposto nella premessa alla premessa, si staranno probabilmente accingendo a farlo, e a trattenerli sar, con ogni probabilit, una sorta di allibito torpore scaturito dallimmediato riproporsi del quesito al quale non abbiamo voluto dare risposta precedentemente, ben consci che presto si sarebbe riaffacciato, pressante, alle menti di tutti i nostri lettori, riferito ovviamente a questo scritto. Ma gi che ci siete, provate a leggere anche quanto segue: se non altro straccerete il tutto con gusto ancora maggiore. Ci sorge proprio ora un dubbio: e se steste leggendo questa premessa solo perch avete saggiamente saltato a piedi pari la premessa alla premessa, e ora non steste affatto capendo niente di questi riferimenti, e quindi meditaste di tornare indietro a leggere quanto avete saltato? Beh, non fatelo, non vi siete persi niente (inteso non come niente di importante ma proprio come niente puro e semplice, ossia mancanza totale di qualsiasi contenuto). Veniamo dunque al dunque. Perch questo titolo e questa materia?

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Lidea ci venuta constatando lampia bibliografia inerente la materia studio. Senza scendere nel merito della discussione etimologica della parola (dal latino studere, applicarsi...ah! ah!) di questo abusato termine, facile osservare come tutte le opere scritte fino ad ora si siano occupate diffusamente e sotto vari aspetti dellargomento studio inteso in senso positivo, vale a dire in rapporto ai problemi, le tecniche, i metodi, ecc. scaturiti dallattivit dello studiare. Se a questo proposito le opere esistenti sembrano quasi esaurire la materia, dopo un attento esame della bibliografia di nostra conoscenza, ci siamo trovati a contemplare un vuoto desolante, che chiedeva a gran voce di essere riempito, riguardo a unattivit che, a nostro avviso, sopravanza numericamente, per la quantit di ore ad essa dedicate, quella dello studiare: lattivit del non-studiare, vale a dire lattivit dello studio in senso negativo. Con questo termine, non-studiare, non intendiamo, si badi, la mera quantit di ore che non vengono dedicate allo studio, ma qualcosa che ben lungi dallavere una semplice rilevanza passiva: ci riferiamo a quellinsieme di azioni, pensieri, tecniche che occupano in modo attivo lingegno e il subconscio del non-studente, nel tentativo di conseguire il risultato di trascorrere ore che sarebbero per loro natura dedicate allo studio, nella faticosa attivit del non-studiare.
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Le pagine che seguono hanno il dichiarato scopo di cercare di dare una prima sistemazione alla materia, senza pretendere di esaurire un argomento cos vasto e cos indicato, come si vedr, per una trattazione interdisciplinare. Avremo raggiunto il nostro scopo se questo lavoro sar capace di dare il via a una serie pi vasta di opere, che possano finalmente sensibilizzare il mondo accademico circa un argomento cos importante e vasto, eppure cos assurdamente trascurato. Ancor pi avremo raggiunto il nostro scopo se questo lavoro potr mai vedere la luce e far sorridere qualcuno, senza che ci si trovi poi a meditarlo pentiti e chiusi in una camicia di forza. Giunti a questo punto, le pagine pressoch prive di concetti sono almeno quattro, ed venuto senzaltro il momento di iniziare la nostra trattazione sistematica.

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Simulazione di Studio: una prima definizione


Quella che nella premessa stata genericamente definita attivit del non-studiare , a nostro avviso, denominabile con il termine senzaltro pi suggestivo, e del resto pi adeguato ad una sintesi estrema delle implicazioni logicometodologiche di questa attivit, di SIMULAZIONE DI STUDIO. Questa denominazione pare invero pi adatta a sottolineare la differenza sostanziale, che il termine non-studiare poteva forse indurre a non tenere in considerazione, tra la mera assenza di studio, che pu concretarsi nelle pi svariate attivit, e la materia che invece si intende trattare in questa sede. A distinguere le due figure , fondamentalmente, la prevalenza o meno di un fine ulteriore, che sopravanzi per importanza, nella sfera interna del non-studente, quello del non-studiare. Sosteniamo infatti che la semplice volont di eludere gli obblighi scolastici sia condizione necessaria, ma non sufficiente ad integrare la complessa figura della Simulazione di Studio, che necessita di un ulteriore elemento: la posizione di preminenza di questo interesse (quello di non studiare) rispetto a qualsiasi altro, anche

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quello che sarebbe naturalmente ricollegato allattivit in questione. Per contro, occorre rilevare anche limplicazione inversa: non basta che lattivit alternativa allo studio consti di un interesse suo proprio, che la renderebbe suscettibile di esecuzione anche a prescindere dalla sua funzione elusiva dello studio, per escludere la figura della simulazione: occorre, per aversi questa figura - che potremmo denominare preordinazione dolosa allo studio (visto che, di norma, nella legislazione familiare lattivit scolastica viene preordinata ad ogni altra, rendendo automaticamente illecita ogni sua subordinazione a qualsivoglia altro interesse) - occorre, si diceva, che il sopracitato interesse sopravanzi di importanza, nella sfera interna del soggetto, quello di evitare lo studio. Per chiarire con un esempio i concetti sopra esposti, prendiamo in esame una situazione-tipo. Si ponga che un soggetto debba sostenere, fra alcuni giorni, un esame di diritto civile. Si immagini poi che il soggetto ami scrivere, e stia componendo un trattato demenziale sulla Simulazione di Studio. Premesso che il soggetto non certo pronto a sostenere lesame, e comunque non al punto da potersi permettere di perdere uno dei pomeriggi immediatamente precedenti la prova scrivendo cazzate in proporzioni ciclopiche, si ipotizzi
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che questi smetta di studiare per scrivere, ad esempio, questo paragrafo. Ci troviamo di fronte a una fattispecie caratterizzata da alcuni elementi: a) Il soggetto si trova nella necessit impellente di studiare per non essere trombato. b) Lattivit dello scrivere gode di unautonoma rilevanza nella sfera interna del soggetto, che spesso la pone in essere a prescindere dal fatto che essa possa essere alternativa allo studio. c) Il soggetto non ha la bench minima voglia di perdere ore a leggere le oscenit di chi scrive con un tenore analogo a quello di queste pagine, ma di argomenti assai pi pallosi, e perlopi prendendosi sul serio. d) Il soggetto manda a cagare Diritto Civile e scrive questo paragrafo.

Per stabilire se io stia o meno ponendo in essere una simulazione di studio, occorrer verificare, sostanzialmente, se il divertimento che sto provando mentre scrivo queste pagine per me pi importante del fatto che, scrivendo, non studio e, di conseguenza, non mi trituro le palle.
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In caso di risposta affermativa non si dovr parlare di simulazione di studio, ma di preordinazione dolosa allo studio; infatti, pur avendo io il dovere di studiare, il piacere dello scrivere sarebbe, in questa ipotesi, tale da indurmi a preordinarlo (con la precisa coscienza dellilliceit del fatto) al dovere di preparare lesame. Nel caso opposto, invece, pur essendo presente linteresse per la scrittura, questo passerebbe in subordine rispetto al fondamentale compito che darei internamente alla stesura del paragrafo: quello di distogliermi dalla doverosa necessit di studiare. Qui, in questa fondamentale elusione del dovere, si trova tutta lessenza del concetto di Simulazione di Studio. Alla luce di quanto detto, quindi, ci pare di poter definire la Simulazione di Studio come ogni attivit, fisica o intellettuale, tenuta con il fine principale, anche se non esclusivo, di non studiare pur trovandosi nel dovere di farlo. Un importante problema riguarda lelemento volitivo della simulazione: occorre la coscienza della stessa perch sussista, o basta il mero comportamento, privo di una chiara volont simulatrice? Ci pare che la seconda ipotesi sia preferibile, in rapporto alla rilevanza, a nostro avviso, dellinconscio in un particolare genere di simulazione che analizzeremo pi avanti, nel quale lelemento volitivo risulta

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cos sfumato da non poter essere considerato determinante: la simulazione verso se stessi. Per dovere di completezza, ci pare di dover concludere risolvendo il quesito relativo allesempio esaminato. Abbiamo buoni motivi di ritenere che si tratti senzaltro di simulazione di studio.

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Comportamento simulato e dissimulato. Alcune precisazioni terminologiche.


Chi mastichi un po di diritto non avr faticato a riconoscere nella definizione proposta una valida determinazione teorica dei possibili comportamenti dissimulati in una simulazione di studio. Per comportamento dissimulato si intende quello che realmente posto in essere dallagente, celato e costituente il principale interesse del soggetto. Ma sar parso altrettanto evidente a chiunque che non si pu parlare di negozio dissimulato, e tanto meno di simulazione, se non sussiste un corrispondente comportamento simulato, cio un comportamento che si ha interesse a far valutare a un qualsiasi soggetto come quello realmente posto in essere dallagente, mentre si realizza, in realt, qualcosa di completamente diverso. Nella fattispecie in questione, si potr considerare valida la definizione data di simulazione solo a patto che i comportamenti ivi descritti siano realizzati cercando di indurre un qualsiasi soggetto a credere che si stia studiando, e non facendo ci che si compie in realt. In pratica, si deve agire facendo finta di studiare. Possiamo quindi dare la definizione completa: Simulazione di Studio ogni attivit, fisica o intellettuale, tenuta con il fine principale, anche se non esclusivo, di non studiare pur
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trovandosi nel dovere di farlo, e realizzata in modo tale da indurre un qualsiasi soggetto a credere che si stia studiando.

Se abbiamo trattato cos velocemente il problema del negozio simulato, stato perch esso si trova inevitabilmente a coincidere con la materia Studio, e la stessa denominazione di Simulazione di Studio rendeva implicita (e fondamentale) la sussistenza dello studio come negozio simulato della Figura. Qualcuno potr criticare il termine, da noi utilizzato, di negozio, in quanto non corretto da un punto di vista dogmatico, in riferimento del tutto a quelli irrilevanti che sono in ordine meri alle comportamenti,

modificazioni della sfera giuridica del soggetto, e quindi non qualificabili come negozi. vero. Ma la ragione per la quale abbiamo deciso ugualmente di abusare di questo termine, impiegandolo impropriamente, ci parsa di tale immediatezza e gravit da giustificare una simile, difficile scelta: avevamo finito i sinonimi di comportamento, e negozio suonava particolarmente bene.

I pi attenti avranno notato che, riferendoci al soggetto che si intende ingannare con la simulazione di studio, non
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abbiamo mai usato il termine terzo (in diritto, il terzo un soggetto ulteriore rispetto alle parti che pongono in essere il negozio). Avremmo infatti potuto, ad esempio, dire che non c simulazione se non si cerca di far credere a un terzo che si sta studiando; si invece sempre usata la locuzione un qualsiasi soggetto, anche nella definizione completa. Questa attenzione lessicale stata dettata dallintenzione di proporre, in questa sede, una teoria che pensiamo non abbia precedenti nella storia della giurisprudenza, ma che riteniamo sufficientemente importante, per la materia che si sta qui affrontando, da richiedere una dicotomia che potrebbe far impallidire Ulpiano in persona. Ci riferiamo alla teoria della Simulazione Verso Se Stessi, che a nostro avviso deve essere nettamente distinta dalla Simulazione Verso Terzi. Avremo modo di riparlarne pi avanti, nella parte ad essa riservata, e di mostrarne, ci auguriamo, le straordinarie potenzialit innovative per quanto concerne lintera disciplina della Simulazione, nonch i numerosissimi spunti speculativi da essa ricavabili.

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La Simulazione Verso Terzi. Simulazione statica e dinamica.


Una volta chiarito analiticamente il concetto di Simulazione di Studio, e dopo averne data una definizione di cui ci pare di poter modestamente riconoscere la mirabile precisione e completezza, nonch una certa classe, pensiamo di poter procedere senza ulteriori indugi a una prima analisi della Simulazione Verso Terzi, cosa che porremo immediatamente in essere nonappena avremo terminato di darci chili di merda con questo periodo che assume, ad ogni carattere battuto, sempre pi laspetto di unaberrante masturbazione verbale. La Simulazione Verso Terzi, se presenta assai pochi stimoli dal punto di vista dellanalisi psicologica (dato che lagente se ne sbatte altamente dello studio, e si preoccupa solo di trarre in inganno i guardiani di turno), comunque caratterizzata da unenorme variet di tecniche, sviluppate da generazioni di non-studenti e tramandate perlopi mediante una tradizione orale che spesso ha sconfinato in una sorta di mitologia (giunta a creare persino figure di favolosi eroi, ad es. Bardelli lInafferrabile). Il campo di analisi, pertanto, risulta tanto vasto da meritare unattenzione che, per la brevit che ci siamo imposti di mantenere in questopera (e anche un po perch ci romperemmo i coglioni), non ci possibile dare. Ci

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limiteremo sistematica,

quindi

a un

tentativo che

di

classificazione consentano il

secondo

criteri

raggruppamento delle infinite possibilit in alcune categorie predefinite, e a tentare di illustrare alcune tecniche ormai meritevoli dellappellativo di classiche.

Una prima distinzione pu essere senzaltro proposta circa lesecuzione fisica della simulazione. In questo senso crediamo vada distinta una simulazione statica, ossia eseguita nel luogo che sarebbe naturalmente preposto allo studio (classe, camera ecc.) da una dinamica, che consiste nellabbandonare la sede eletta per lapprendimento scolastico, a vantaggio di altra attivit che, per le sue caratteristiche, necessiti di un diverso ambiente. Si badi, circa questa seconda categoria, che lautorit di controllo, sia essa il docente, il genitore o altri, deve trovarsi nella convinzione che il simulante stia adempiendo il suo dovere, o che, quantomeno, il motivo di abbandono sia giustificato da validi motivi (cosa che, ovviamente, non deve corrispondere al vero). Non si pu quindi parlare di simulazione se, ad esempio, si va a fare una partita a biliardo fregandosene altamente di quanto diranno i genitori, che sanno e che si doveva studiare e che invece di studiare si va al bar.

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A questo proposito, ci sia consentita una breve digressione. La Simulazione di Studio, in special modo quella verso terzi, una partita a scacchi, e non un semplice espediente unilaterale. La sua riuscita, quindi, dipende non solo dallabilit di chi la realizza, ma anche e soprattutto dallintelligenza e dallindulgenza di chi siede dallaltra parte della scacchiera, ossia lAutorit alla quale si deve rendere conto del proprio operato. Questa, pur godendo della potest di comando, si trova a dover fare i conti con i problemi ad essa connessi, e concernenti la globalit dei rapporti con il sottoposto, nella fattispecie il simulante; ed proprio su queste problematiche che dovranno esprimersi labilit e lopportunismo del buon simulatore. Larma migliore nelle mani del non-studente senza alcun dubbio la Fiducia. Questa entit quasi sacramentale, alla quale si rivolgono le invocazioni di tutti i sottoposti a puntuali controlli, ha il potere di ridurre lAutorit in uno stato di perenne conflitto interiore, suscitando in essa continui sensi di colpa, e contribuendo ad elevare in essa la valutazione del sottoposto. Si tratta per della pi classica arma a doppio taglio: una fiducia disattesa legittima le peggiori e pi spietate azioni di controllo, tarpando spesso le ali anche ai simulatori pi abili ed estroversi. Ci sentiamo quindi di consigliare un uso accorto e parsimonioso di questa potente arma, evitando di basare qualsiasi tentativo di
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simulazione esclusivamente su di essa, e riservando soltanto ai casi di estrema necessit anche il semplice nominarla: pi la si invoca, infatti, pi perde efficacia nella sua azione principale, quella di pugnale nella coscienza dellautorit severa. Se nominata di rado pu trafiggere il cuore del guardiano, smembrando anche i controlli pi stretti, specie se ancora allo stato di minaccia. Se troppo invocata, invece, legittima nellautorit una sorta di insensibilit e di pregiudizio, inducendola a pensare che la stessa Fiducia non sia per il sottoposto un reale valore, ma solo unarma per conquistare maggior libert di azione (conformemente, perlopi, al vero), se poi si arriva addirittura a disattendere la fiducia riposta, la reazione sar di solito tale da determinare la distruzione totale di questo potente strumento: non la si potr mai pi invocare a propria difesa, ben sapendo quale risposta arriverebbe, e ci si dovr poi limitare a mezzi di efficacia secondaria, bazzecole quali il rispetto, lamore, la libert... tutte entit che possono benissimo sussistere a prescindere dallassenza di controlli inflessibili, e che quindi possono essere ugualmente dimostrate esistenti dallautorit senza ridurre li stessi.

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La Simulazione Dinamica
Labbandono della sede preposta al compimento del dovere lo strumento pi gradevole, per la grande variet di attivit alternative allo studio che consente di porre in essere, ma sicuramente il tipo di simulazione pi facile da riconoscere come tale da parte dellAutorit, e quindi il primo ad essere impedito al minimo decremento dei risultati scolastici. Conviene quindi non abusarne mai, in modo tale che gli eventuali fallimenti non possano essere facilmente ricollegati a questa simulazione, cosa che renderebbe la stessa oggetto di spietati controlli prima e radicali proibizioni poi. Una delle tecniche classiche di questo ramo lo studio in compagnia: Mamma, vado a studiare da Giovanni e poi si va a giocare a tennis con Luigi. In questi casi bene che il Giovanni di turno sia pronto a coprire eventuali controlli telefonici. In dottrina si discute se leffettivo studio in compagnia, che porta spesso, si sa, a non fare niente, sia da far rientrare nella simulazione dinamica verso terzi o se si tratti invece di una forma atipica di simulazione verso se stessi. Noi propenderemmo per questa seconda ipotesi. Altra grande categoria di simulazioni dinamiche quella del dovere: si invoca a propria discolpa il fatto di non aver potuto studiare a causa di un impegno assunto in precedenza, assolutamente (e falsamente) inderogabile, come sport,

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attivit sociali ecc. Qui c simulazione soltanto se limpegno era in realt derogabilissimo, o se, a causa di questo impedimento di, poniamo, due ore, si riesce a non fare un cazzo per tutto il pomeriggio. La simulazione dinamica di norma la pi pericolosa: di solito, se lAutorit becca il presunto studente impegnato in unavvincente partita ai videogames, gli fa un culo cos.

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La Simulazione Statica
I luoghi canonici in cui si pone in essere la Simulazione Statica sono la classe e la camera da letto (o lo studio). Non c in realt molto da dire, se non che, nella simulazione casalinga, si possono realizzare le pi svariate attivit, che spaziano dalla lettura di un fumetto al body building. Lassenza dellAutorit consente davvero ogni genere di attivit, mentre la sua presenza a portata dorecchio comporta alcune limitazioni (non si pu accendere lo stereo e far tremare i bicchieri di cristallo pompando a mille Another brick in the wall, ad esempio) nonch un perenne stato di preallarme acustico, pronti ad intercettare eventuali passi in avvicinamento, per buttarsi precipitosamente sul libro assumendo unaria innocente. Ci sentiremmo di consigliare una certa attenzione nella scelta dellattivit dissimulata, che necessita di una caratteristica fondamentale per avere buone garanzie di prolungata impunit: il facile occultamento. Occorre prodursi in attivit che permettano sempre una rapida conversione in atteggiamenti tipici dello studio, anche qualora lAutorit si trovi presumibilmente fuori portata dorecchio, perch non si sa mai, un rientro improvviso potrebbe vanificare il lavoro di lunghi mesi trascorsi fra mille attenzioni, se si confida troppo nel rispetto di date e orari.

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In

questo

senso,

alcune

attivit

sembrano

davvero

sconsigliabili per la loro difficile conversione in credibili situazioni di studio: ad esempio, eviteremmo di produrci in opere di affresco delle pareti della camera, o nella ricostruzione in scala 1:1 dello scheletro di brontosauro. Potrebbe far sorgere qualche sospetto anche lallestimento di un tatami sul pavimento della camera da letto, con i relativi esercizi di karate, specie se eseguiti con il canonico kimono e la fascia rossa alla Rambo sulla fronte. Allo stesso modo sconsiglieremmo lesercizio di pratiche orgiastiche in costume depoca, per evidenti ragioni dingombro. In ogni caso, qualunque cosa si faccia, c una norma fondamentale che non va mai trasgredita: deve essere sempre pronto, aperto e a portata di balzo, il libro di testo con relativa matita e/o evidenziatore, preferibilmente con la lampada della scrivania accesa. Fondamentale anche latteggiamento che, una volta individuato per tempo lavvicinamento dellAutorit, deve essere tenuto. Innanzitutto la posizione del corpo. Questa dipende fondamentalmente da ci che si stava facendo prima e dalle caratteristiche individuali di studio (che pu essere fatto da seduti, in piedi passeggiando, sdraiati sul tappeto o sul divano, con la testa sul pavimento e i piedi arrampicati sullo schienale della poltrona, appesi per le caviglie al lampadario, in equilibrio sulle nocche delle dita, ecc.) ma il
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canone vuole che la posizione di studio ideale sia quella curvilineo-scoliogenetica sul libro, gli occhi a 3-6 cm. dal piano del foglio, ai limiti estremi dello strabismo convergente, gli arti superiori in frenetica crisi da sottolineatura schizoide, quelli inferiori in tremito da iperconcentrazione. Nel momento dellinterruzione, allapertura della porta, lespressione del volto pu variare dallo stile incazzato-maperchmhaiinterrotto a quello stravolto-nonnepossopi al soave-angelicoguardacomefaccioilmiodovere. Suggeriremmo di variare la scelta dellespressione per rendere pi credibile il fatto che la propria vita sia fatta solamente di studio, e che solo allinterno di questo si possano validamente manifestare i vari aspetti della personalit. Nonostante, quindi, la grande variet di attivit che possibile realizzare nella simulazione casalinga, vista la necessit di assumere il suddetto atteggiamento nel pi breve tempo possibile (talvolta il preallarme acustico concede solo pochi secondi), ci sembra di potere senzaltro indicare la lettura di romanzi come il pi sicuro dei mezzi simulatori a disposizione del non-studente, per levidente affinit formale con lo studio reale: sufficiente tenere il libro aperto a fianco di quello di testo, con la copertina ben nascosta, per dare limpressione, anche ai pi improvvisi controlli, che si stiano studiando ben due testi contemporaneamente.

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Evidentemente

fumetti

non

possono

essere

visti

dallAutorit, quindi, per questo genere, senzaltro pi pericoloso, di simulazione, la tecnica classica sembra essere quella in grado di fornire le maggiori garanzie: occorre porsi in posizione frontale rispetto all porta dingresso della stanza, tenere il libro di testo sollevato e il fumetto aperto sulle pagine del libro (che, ovviamente, sar di formato maggiore del fumetto), in modo che, entrando nella stanza, sia possibile scorgere soltanto un diligente studente intento nella lettura di un testo di cui risulta visibile solo la copertina, ma non le pagine interne. Sar opportuno accertarsi che il libro-paravento non sia messo a rovescio. Questo specifico genere di simulazione ha fatto grande fortuna, pi che fra le mura domestiche, nelle aule scolastiche, grazie alla disposizione frontale banco-cattedra e a causa della perfetta conoscenza, da parte dellinsegnante, dellaspetto esteriore del libro di testo, cosa che renderebbe vana anche la pi sicura simulazione-romanzo. Assieme a questa vanno ricordate alcune tecniche classiche della simulazione in classe, che non possono essere passate sotto silenzio: il tris e la battaglia navale sotto la veste di scrittura di appunti, le pratiche porno-pittoriche a margine dei libri di storia e filosofia, lincisione a bassorilievo dei banchi e la contemplazione delle gambe della supplente sotto forma di estatica attenzione per largomento trattato.

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Simulazione fisica e dialettica


La simulazione statica e quella dinamica sono per soltanto due sottocategorie della simulazione fisica, ossia quella simulazione che consta di comportamenti concreti, immagini di studio che si cerca di imprimere nella mente dellAutorit al fine di accrescere in essa il convincimento di avere sotto controllo un soggetto innamorato dello studio e felice di dedicarvisi, cos da coprire anticipatamente gli inevitabili insuccessi nel reale profitto scolastico. Va subito premesso che la simulazione fisica di gran lunga la pi importante nella formazione di un simile concetto, e in particolar modo quella statica: nulla, pi che la concreta immagine del proprio figlio immerso nello studio pu convincere un genitore che i mediocri risultati scolastici sono in realt frutto di ripetute, sfigatissime coincidenze, se non addirittura di deliberate persecuzioni da parte dellarcigno insegnante. Ma guardi che mio figlio studia, sa! Studia tantissimo, passa ore ed ore sui libri!. Frasi come questa, magari pronunciate ai ricevimenti dei docenti, sono la massima delizia del simulatore liceale, il premio a tanti sforzi e tante precauzioni, il coronamento ultimo dellestro e dellaccuratezza simulatoria di ogni non-studente diligente e scrupoloso.

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Un ruolo importante, comunque, giocato anche dalla c.d. Simulazione Dialettica, vale a dire tutto quellinsieme di frasi, espressioni e atteggiamenti volti a fare presupporre allAutorit lintensit dellimpegno scolastico, nonch la seriet e lapplicazione del presunto studente. , a dire il vero, in questo genere di attivit che il simulatore chiamato a dimostrare tutto il suo valore: occorre dare sfoggio di abilit linguistica, astuzia, mimica, recitazione ecc. Lattivit simulatoria in questione pu essere a nostro avviso distinta in due differenti categorie temporali, la prima denominabile come Simulazione Dialettica Preparatoria o Garantista (per levidente finalit di creare delle garanzie concettuali a priori, in preparazione del futuro insuccesso), la seconda come Simulazione Dialettica Giustificativa, volta cio a ingenerare a posteriori la convinzione che si era fatto tutto il possibile per evitare il disastro. Ci sembra quasi superfluo osservare che la prima di gran lunga la pi importante e credibile, cos come la seconda costituisce il pi temerario fra gli esercizi simulatori, anche per leffettivo rischio di provocare reazioni aggravate, dovute al tentativo stesso di giustificazione, qualora questo non ottenga successo.

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Una regola fondamentale della simulazione dialettica la discrezione: sbandierare ai quattro venti il lavoro (reale o simulato) svolto di certo sistema poco efficace, a causa della sua idoneit a generare nellAutorit sospetti circa la genuinit di quello studio che tanto ci si premura di porre in evidenza. Le cose migliori si fanno invece con i sottintesi, gli sguardi, i riferimenti quasi incidentali a uno studio che si deve suggerire, e non raccontare, accennare, e non palesare. Cos facendo si otterr un risultato pi convincente e suggestivo, perch si lascia alla fantasia dellAutorit il compito di dare una delimitazione precisa a questo ipotetico studio; e la fantasia, si sa, ingigantisce. Non ci si deve, a tal proposito, far prendere dal timore che limpegno simulatorio passi inosservato o venga sottovalutato; c una regola che non va mai dimenticata: per quanto concerne lo studio, allAutorit non sfugge NULLA (compresa la falsit di certe altisonanti dichiarazioni di studio...). La tecnica dialettica pi efficace (sempre nellottica del suggerire pi che mostrare) a nostro avviso quella vittimistica. La rinuncia a qualcosa di gradevole, sia il cinema con gli amici o la partita allo stadio, , agli occhi dellAutorit, la manifestazione pi tangibile dellimpegno scolastico, il sigillo di garanzia della seriet del sottoposto. Per questo motivo bene fare intendere, ogni qual volta, per i pi svariati motivi, capiti di restare in casa anzich uscire

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come di consueto, che le motivazioni sono di ordine scolastico: I miei amici oggi vanno a XXX... Davvero? E tu come mai stai a casa? Beh, non che mi andasse un gran che... e poi domani ho il compito di mate.... Si badi che, anche se andare a XXX ci che il soggetto preferisce al mondo, non dovr assolutamente far pesare questo fatto allAutorit: anzi, questultima, che sa benissimo quanto al soggetto piaccia andare a XXX, apprezzer moltissimo lo sforzo di minimizzare, e quindi riterr il sacrificio un esempio eccezionale di maturit e seriet. A questo punto della conversazione lAutorit, pi che mai bendisposta verso langelico sottoposto, facilmente dir: Di, lo so che ti piace tanto andare a XXX... i giorni scorsi hai studiato tanto (se stato un previdente simulatore statico...) che potresti anche andare, secondo me. Ed a questo punto che si vede se il simulatore ha le palle quadre: la tentazione sar fortissima, quasi irresistibile, ma otterr il massimo dei punti stima se avr il coraggio di dire: No, guarda... un compito troppo importante. Si badi che questo risultato sar ottenuto dal soggetto anche se i giorni precedenti li aveva passati a miniare i margini di un manoscritto trecentesco, e quel pomeriggio lo impiegher completamente in pratiche orientali di autoerotismo. Se poi il compito (rectius, quando) andr male, il lavoro effettuato

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lo render pressoch immune da paternali ed eventuali provvedimenti punitivi. Evidentemente, una vittoria del genere il frutto di unattenta simulazione statica coordinata con una mirabile simulazione dialettica; infatti lazione congiunta di queste due tecniche lunica in grado di produrre risultati di efficacia quasi matematica, capaci di proteggere il soggetto anche dalle pi pesanti realt di profitto scolastico.

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La simulazione verso se stessi


Quella giuridica scienza fra le pi antiche che si pratichino tuttora, antica quanto la civilt, proprio perch ogni civilt ha bisogno di regolare il comportamento degli associati per potersi considerare tale. Ma se vero che lantichit di una disciplina garanzia di stabilit e ponderatezza, pure innegabile che tanto pi una tradizione lunga e autorevole, tanto pi sar fonte di presunzione e rigidit da parte di coloro che vengono ad esserne, di volta in volta, gli esponenti, e quindi di particolare lentezza nel recepire levolversi della realt sociale nei campi che non le sono strettamente propri, e nelladattare le proprie categorie concettuali alle pi recenti realt, specie se di carattere interdisciplinare. A riprova di ci sta il fatto che in dottrina non si ancora realizzata una risistemazione della disciplina della Simulazione, istituto di antichissima origine, che ci pare di unurgenza ormai impossibile da ignorare, viste le recenti (in rapporto alla millenaria vita della giurisprudenza) conquiste della psicologia che, sebbene assai spesso elargisca stronzate a profusione, ormai da tempo assorta a rango di scienza a tutti gli effetti. Noi sosteniamo che la giurisprudenza basi gran parte delle proprie costruzioni dogmatiche su di un equivoco di fondo,

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residuato di una concezione assai primitiva delluomo: la presunzione di unit dellanimo umano. Nella disciplina della Simulazione questo equivoco espresso nel modo pi chiaro: si ha simulazione quando un soggetto pone in essere un dato atto, ma si comporta in modo tale da indurre uno o pi soggetti terzi a ritenere che ne abbia realizzato uno diverso. Questo (salve tutte le possibili varianti del caso) esaurisce, dal punto di vista concettuale, tutta lessenza della simulazione, secondo la disciplina classica. quanto mai evidente che lazione dellindividuo viene considerata in modo del tutto unitario: un soggetto pu volere solo A o solo B, e comportarsi in modo tale da indurre solamente uno o pi terzi a credere che lui voglia A o B; nella sfera interna del soggetto, insomma, non contemplato alcun conflitto; egli, per la dottrina, vuole ottenere un risultato, e solo quello, e per questo, in completo accordo con se stesso, agisce in un determinato modo nei confronti dei terzi, e di quelli soltanto. Lindividuo visto come una sorgente di atti e fatti giuridici sempre assolutamente coerente e, per cos dire, unidirezionale, ossia da s ai terzi, e mai verso se stesso. Non viene mai considerato giuridicamente rilevante e tanto meno, ci pare, possibile che egli compia atti per conseguire un risultato che abbia rilevanza nei confronti non dei terzi ma di se stesso o, per meglio dire, di quella parte conflittuale di s che svolge

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nellatto il ruolo di terzo, se rapportata a quellaltra parte di s che porta allesecuzione dello stesso. Ci che sosteniamo qui che la sfera interna del soggetto non sia monolitica, unitaria, coerente, ma che anzi, come ognuno sa, la maggior parte delle scelte che si compiono sono il risultato di battaglie interiori anche durissime, che vedono una divisione interna al soggetto a volte fortissima, al punto che talora un atto pu avere come destinatario del suo effetto pi la parte soccombente di s che i soggetti terzi. Nella disciplina della simulazione questa riconsiderazione polimorfa dellanimo umano porta inevitabilmente a un ampliamento della materia che estenda il novero dei possibili soggetti vittima della simulazione al soggetto agente stesso. In altre (e assai pi semplici) parole, riteniamo che spesso si agisca pi per ingannare se stessi che altri, cercando di favorire, con latto che si compie, quella parte di noi che spinge per vedere soddisfatti dati interessi, a discapito di unaltra parte che ne vorrebbe soddisfatti di diversi. Talora lo scontro interiore si risolve con franca brutalit, ossia considerando lucidamente gli interessi divergenti e facendo una scelta precisa delluno a discapito dellaltro (ad esempio, voglio strappare il 6 in matematica, ma desidero
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altrettanto fortemente dire alla prof. che una lurida bagascia. Molto tranquillamente dovr decidere se insultarla o tacere. In ogni caso avr soddisfatto un interesse e non laltro, pur essendo entrambi ugualmente nobili e degni di essere soddisfatti). Talora, per, lo scontro brutale tra le due (o pi) fazioni interne dellagente non pu essere realizzato senza innescare noiosi meccanismi come il senso di colpa, il timore delle punizioni, il rimorso ecc. Ci si trova, in questi casi, ad avere una grossa superiorit dal punto di vista quantitativo dellanimo in una direzione (ovviamente quella illecita), che per si va a scontrare con una parte di s che, sebbene in inferiorit, spinge in senso opposto con una grande capacit di penetrazione, che viene da anni di educazione a cazzate quali onest, correttezza, senso del dovere ecc. qui la lotta spesso durissima, e talvolta del tutto improponibile. Scattano cos dei meccanismi interiori che permettono di aggirare lostacolo, anzich affrontarlo. Simili meccanismi consistono in palliativi che diano alla parte corretta di s la sensazione di avere agito, almeno in parte, conformemente al dovuto, ma che in realt consentano di realizzare ci che con pi forza si voleva, o forse pi spesso, di non fare ci che si doveva.

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La simulazione verso terzi , al confronto di questa, un gioco da ragazzi: davvero difficile placare la coscienza pur riuscendo ad agire in modo tale da non cederle completamente. Simulare verso se stessi significa fare delle azioni senza in realt compierle, o trovare delle giustificazioni della cui validit riusciamo a convincerci pur rimanendo perfettamente consci della loro pretestuosit (altrimenti non sarebbe pi simulazione). C simulazione verso se stessi, insomma, soltanto quando si riesce a convincersi di non aver trasgredito il proprio dovere, pur rimanendo perfettamente consapevoli di non averlo affatto compiuto. Se si travalica questo ambiguo confine, ossia si riesce a non compiere il proprio dovere e a convincersi, nel contempo, di averlo perfettamente eseguito, la faccenda si fa pi seria, ci sentiremmo di dire anche psicopatologica.

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La Simulazione di Studio verso Se Stessi


Venendo pi specificatamente alla nostra materia, facile intuire quale abbondanza di applicazione della summenzionata figura si possa riscontrare nella specifica e polivalente attivit del non-studiare. Se la Simulazione di Studio verso Terzi realizzata prevalentemente a livello di scuole superiori (per via dei controlli pi stretti e dello studio a scadenze ravvicinate, con i compiti in classe, le interrogazioni ecc.), la Simulazione verso Se Stessi, sebbene presente anche a livelli scolastici inferiori, trova la sua massima applicazione nello studio universitario. Quello accademico , infatti, un tipo di impegno che postula necessariamente una certa dose di responsabilit e di voglia di lavorare nel soggetto che vi si applica, e le caratteristiche del sistema universitario sono tali da lasciare tutto nelle mani dello studente: frequenza solo raramente obbligatoria, esami plurimensili, ampi periodi di preparazione ecc. comportano necessariamente unautogestione del tempo a disposizione dello studente, che deve quindi trovare prevalentemente in se stesso gli stimoli per aprire il libro e mettersi a studiare: non c nessun premuroso insegnante che ti aiuta a studiare con costanza dandoti un compito in classe tutte le settimane (e rompendoti pure il cazzo).

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Si pu quindi presumere che, tranne rare eccezioni, lo studente universitario sia per definizione interessato allo studio e responsabilizzato. Ne discende il corollario che un simile, aberrante individuo arrivi persino a sentirsi in colpa nel caso in cui dovesse arrivare impreparato a un esame, e che quindi giunga allestrema follia nel ritenere doveroso passare lunghe ore sui libri in preparazione di pallosissime materie, innescando ridicoli processi di autocensura in rapporto alla prospettiva di trasgredire il programma autoimpostosi. Ma anche malati di questo genere sono tentati, e spesso, di buttare tutto quanto in vacca e andare a giocare a carte tutto il giorno, invece di perdere la vista e la grazia di Dio nellaugurare ogni due righe terribili morbi allautore cerebroleso di un illeggibile testo di, poniamo, diritto romano. Cos, allinterno dei sciagurati universitari, si scatenano conflitti di coscienza tali da rendere quello dellInnominato, al confronto, un banale ripensamento; conflitti che trovano nella Simulazione verso Se Stessi lunica alternativa alla perdita della ragione. La simulazione in questione, che divideremo in Dilatoria e Interruttoria, ha come presupposto un dato di fatto inconfutabile: mentre si studia, qualsiasi attivit diversa dallo studiare stesso assume in un sol colpo i requisiti di fascino irresistibile e urgenza assoluta. Cos, nel bel mezzo
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delle mansioni del Presidente della Giunta Comunale ci si trova ad accarezzare con volutt pseudoerotica la licenziosa prospettiva di correre nellorto a estirpare le erbacce che rischiano di soffocare le neonate pianticelle dei fagiolini, e gi ci si sente in colpa per tutte quelle creaturine che stanno proprio ora morendo a causa della nostra indifferenza, lasciando chiss quanti germoglietti orfani e privi di un tetto che li ripari; e allora ci si precipita nellorto e, con minuzia da certosini, si estirpano le crudeli erbacce (una per una, pur di metterci pi tempo), e ci si sente dei benefattori, certi che i fagiolini ci saranno grati per sempre. E il bello che i fagiolini ci hanno sempre fatto vomitare.

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Simulazione Dilatoria e Interruttoria


Premesso quindi che, durante lo studio, ogni genere di attivit (che chiameremo attivit alternativa) diventa automaticamente urgente e desiderabile (notevole il fatto che, una volta superato lesame, quelle stesse attivit diventano immediatamente pallose o detestabili), resta da vedere in che modo il simulatore le ponga in essere per eludere lo studio e, contemporaneamente, la coscienza. Un primo metodo quello Dilatorio, caratteristico soprattutto della prima parte della preparazione dellesame, quella pi lontana dalla data fatidica, durante la quale ci si pu illudere di avere tanto tempo a disposizione e di potersi permettere anche qualche pausa. In questo periodo si accarezza con la mente lattivit alternativa a lungo, la si immagina, la si progetta fin nei minimi particolari, finch si decide che tanto necessaria da rendere indispensabile una dilazione dello studio, che viene perci rimandato al giorno dopo o a pi tarda ora. Si chiude il libro e ci si dedica allattivit alternativa, senza mezze misure, certi di aver agito per il meglio. E si rimane irrimediabilmente indietro sul programma. Pi sottile la Simulazione Interruttoria. Questa si verifica quando lurgenza dello studio tale da non permettere il pi comodo strumento dilatorio, come nel caso in cui la parte da

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studiare appena stata oggetto di dilazione o, pi frequentemente, quando lesame tanto vicino e la preparazione tanto scarsa da non rendere nemmeno ipotizzabile la prospettiva di rimandare ulteriormente. In queste condizioni la mente scarta automaticamente tutti gli impegni che comporterebbero eccessivi sprechi di tempo, tali da non poter eludere il controllo della coscienza, e si concentra su tutto quel complesso di piccole interruzioni che, senza distogliere dal ruolo di soggetto studiante, consentono di tirare il fiato e allontanare la mente dallodiata materia. Cos il non-studente diventa immediatamente soggetto a iperattivit vescicale, alzandosi ogni 15/20 minuti per andare a pisciare, oppure tragicamente analfabeta, consultando il dizionario per tutte le parole di difficolt superiore a casa o pesce. Gli oggetti della stanza in cui si studia acquistano un potere magnetico spaventoso, e si inizia a vagare per lo studio consultando ogni libo, aprendo ogni cassetto, manipolando avidamente ogni gomma o pennarello che giunge a portata di mano. Le etichette e le iscrizioni poste allesterno di qualunque cosa assumono un interesse superiore a quello della finale di Coppa dei Campioni: il non-studente interruttore alla fine della giornata non sapr un cazzo di quanto doveva studiare, ma in compenso sapr recitare a memoria la composizione mineralogica dellacqua Panna.

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Il risultato di un simile atteggiamento sar quello di aver studiato, tra una cosa e laltra, quanto ci si era prefissi di fare (o poco meno), ma il livello di apprendimento rasenter lo zero assoluto. In ogni caso, il semplice fatto di poter constatare che, fisicamente, si sono sfogliate diverse pagine, funziona di solito a sufficienza come anestetico per la coscienza.

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Epilogo
Lardito lettore cos giunto al termine di questa trattazione pionieristica, la prima di tutte quelle che, ne siamo certi, daranno vita ad una nuova branca della giurisprudenza sociologica, o della psicologia, o dellantropologia, o forse ad una nuova, indipendente scienza, capace di raggruppare interdisciplinarmente alcune correnti delle predette materie. Quindi, o lettore, sii ben conscio dellevento che oggi si compie di fronte ai tuoi occhi e del quale, tuo malgrado, sarai testimone di fronte ai posteri. No, o lettore, no mandarmi affanculo per lennesima volta, ti prego: se sei giunto fino qui, se sei arrivato al punto di leggere senza fermarti prima tutte le vaccate che ho sciorinato da una ventina di pagine in qua, allora non sei meglio di me. E come me pensi che, forse, la cultura sarebbe assai pi amata se la si prendesse un po meno sul serio.

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