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PARTE SECONDA CAPITOLO VI

La letteratura italiana nellet dei Comuni (1226-1310) Dante esule e profeta

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[Rime, 47 (CIV)]

Dante Alighieri Tre donne intorno al cor mi son venute


Occasione e tema di questa *canzone lesilio da Firenze, al quale Dante fu condannato al principio del 1302. Ai mesi di poco successivi appartiene probabilmente la stesura del testo, che mostra Dante ancora in rapporto con gli altri esuli bianchi (rapporto interrotto a met del 1304) e parla dellevento in termini di attualit. Al centro della canzone stanno la difesa della propria dignit e la conseguente denuncia della condanna come provvedimento ingiusto. Anzi, la canzone diventa unoccasione per mettere in relazione il proprio caso personale con il generale decadimento della giustizia. Le tre donne che aprono il testo rappresentano appunto, *allegoricamente, la Giustizia universale, la Giustizia umana e la Legge naturale (come stato interpretato a partire da Pietro, figlio di Dante). probabile che questa canzone fosse destinata a essere commentata nel quattordicesimo trattato del Convivio, che doveva essere dedicato al tema della giustizia. Tre donne intorno al cor mi son venute, e seggonsi di fore: ch dentro siede Amore, lo quale in segnoria de la mia vita. Tanto son belle e di tanta vertute che l possente segnore, dico quel ch nel core, a pena del parlar di lor saita. Ciascuna par dolente e sbigottita, come persona discacciata e stanca, cui tutta gente manca e cui vertute n belt non vale. Tempo fu gi nel quale, secondo il lor parlar, furon dilette; or sono a tutti in ira ed in non cale. Queste cos solette venute son come a casa damico: ch sanno ben che dentro quel chio dico. Dolesi luna con parole molto, e n su la man si posa come succisa rosa: il nudo braccio, di dolor colonna, sente loraggio che cade dal volto; laltra man tiene ascosa la faccia lagrimosa: discinta e scalza, e sol di s par donna.

da D. Alighieri, Opere minori, a cura di D. De Robertis, Ricciardi, Milano-Napoli 1984.

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metrica Canzone formata da cinque stanze di endecasillabi e settenari. La fronte divisa in due piedi. Lo schema : AbbC, AbbC; CDdEeFEfGG. presente un doppio congedo: il primo ripete lo schema della sirma; il secondo, con schema AXaBBCC, probabilmente il frutto di unaggiunta successiva (dopo il 1304?). 1-8 Mi sono venute intorno al cuore tre donne, e prendono posto (seggonsi = si seggono) allesterno (di fore = di fuori) [di esso]: perch (ch) dentro [il cuore] ha sede (siede) Amore, il quale colui che governa (e in segnoria de) la mia vita. Sono a tal punto (tanto) belle e di cos grande (tanta) valore (vertute = virt) che il potente signore [: Amore], cio (dico) quello che sta () nel cuore, a [mala] pena riesce (saita) a rivolgersi loro (del parlar di lor). Limpostazione stilnovistica della *canzone (la visita delle donne, il potere di Amore sul cuore

del poeta) piegata a una finalizzazione nuova rispetto alla tradizione amorosa precedente: collocare, attraverso l*allegoria, la propria sventura biografica (lesilio) entro una visione complessiva e universale della realt. 9-18 Ciascuna appare (par) addolorata (dolente) e sgomenta (sbigottita), come una persona esiliata (discacciata) e stanca, alla quale (cui) tutti (tutta gente; prov. tota gen) vengono meno (manca) [: abbandonata da tutti], e alla quale non giovano (non vale) [n] valore (vertute) n bellezza (belt). [Vi] fu un tempo in passato (gi) nel quale, per quel che dicono (secondo il lor parlar), furono onorate (dilette); ora sono odiate (in ira) e disprezzate (in non cale) da tutti. Queste cos sole sole (solette) sono venute come a casa di un amico [: il cuore del poeta]: dato che (ch) sanno bene che dentro [il cuore c] colui (quel) che io dico [: Amore]. Le

tre donne, personificazioni *allegoriche della giustizia, si sono recate intorno al cuore del poeta sapendo di trovarvi affettuosa accoglienza; mentre in ogni altro luogo sono ormai disprezzate e bandite. Si noti la ripresa nella *sirma di alcuni termini-chiave della *fronte: vertute (vv. 5 e 12) e venute (vv. 1 e 17). 19-26 Una di loro (luna) si lamenta (dolesi = si duole) assai (molto) con parole, e si appoggia (si posa) sulla (n su la; n = in) mano come una rosa recisa (succisa): il nudo braccio, appoggio (colonna; per *metafora) del dolore [: del volto addolorato], sente la pioggia (loraggio; franc.) [di lacrime] che cade dal volto; laltra mano tiene nascosta (ascosa) la faccia piangente (lagrimosa): [] seminuda (discinta) e scalza, e si mostra (par) nella propria signorilit (donna; lat. domina) solo grazie al proprio contegno (di s) [: e non per abiti o altri ornamenti; cio priva ogni dignit esteriore].

Luperini, Cataldi, Marchiani, Marchese LETTERATURA STORIA IMMAGINARIO [G. B. PALUMBO EDITORE]

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Come Amor prima per la rotta gonna la vide in parte che il tacere bello, egli, pietoso e fello, di lei e del dolor fece dimanda. Oh di pochi vivanda, rispose in voce con sospiri mista, nostra natura qui a te ci manda: io, che son la pi trista, son suora a la tua madre, e son Drittura; povera, vedi, a panni ed a cintura. Poi che fatta si fu palese e conta, doglia e vergogna prese lo mio segnore, e chiese chi fosser laltre due cheran con lei. E questa, chera s di pianger pronta, tosto che lui intese, pi nel dolor saccese, dicendo: A te non duol de gli occhi miei?. Poi cominci: S come saper dei, di fonte nasce il Nilo picciol fiume quivi dove l gran lume toglie a la terra del vinco la fronda: sovra la vergin onda generai io costei che m da lato e che sasciuga con la treccia bionda. Questo mio bel portato, mirando s ne la chiara fontana, gener questa che m pi lontana. Fenno i sospiri Amore un poco tardo; e poi con gli occhi molli, che prima furon folli, salut le germane sconsolate. E poi che prese luno e laltro dardo, disse: Drizzate i colli: ecco larmi chio volli; per non usar, vedete, son turbate.

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27-36 Non appena (come...prima) Amore attraverso (per) la gonna rotta la vide nelle parti [del corpo] che pudico (bello) tacere [: nelle nudit del sesso], egli, pietoso e triste (fello), domand (fece dimanda) di lei e del [suo] dolore. [Ella] rispose con parole (in voce) miste a (con) sospiri: Oh nutrimento (vivanda) di pochi, la nostra comune nascita (natura) ci porta (ci manda) qui presso di (a) te: io, che sono la pi addolorata (trista), sono sorella di (a) tua madre, e sono Giustizia (Drittura); [e sono] povera, [come] vedi, [quanto] a vesti (panni) ed a cintura. Ohvivanda: rivolto ad Amore, del quale si nutrono solo pochi eletti; con *metafora. Drittura: secondo il mito classico, Giustizia era figlia di Giove come Venere, madre di Amore. 37-44 Dopo che si fu manifestata (palese) e fatta riconoscere (conta; lat. cognita), dolore (doglia) e vergogna presero (prese; al sing. con due sogg.) il mio signore [: Amore], e [questi] chiese chi fossero le altre due [donne] che erano con lei. E questa, che era assai (s = cos) disposta (pronta) al pianto (di pianger), non appena (tosto che) lo (lui) ud (intese), si infiamm (saccese) [di] pi nel dolore, dicendo: Non soffri tu (a te non duol) per i (de

li) miei occhi [piangenti; cio non ti commuove il mio dolore]?. Amore colpito dalle misere condizioni della Giustizia, ma agli occhi di questa non appare sufficiente il coinvolgimento emotivo dellinterlocutore. 45-54 Poi cominci [a dire]: Cos come [gi] devi (dei) sapere, il Nilo nasce da una sorgente (di fonte) [come] piccolo fiume l (quivi) dove il sole (l gran lume = la grande luce) toglie alla terra le foglie (la fronda) degli arboscelli (del vinco) [: vicino allEquatore]: presso (sovra) le acque (onda) pure (vergin) [del Nilo] io generai costei che mi sta accanto (m da lato) e che si asciuga [le lacrime] con la treccia bionda. Questa mia bella figlia (portato = frutto di generazione) gener questa che mi sta (m) pi lontana, specchiandosi (mirando s) nella fonte (fontana) limpida (chiara). Figlia dunque di Giove, la Giustizia universale (o divina) ha generato la Giustizia umana, la quale ha generato a sua volta la Legge naturale (o storica); e ogni generazione avviene per partenogenesi. Nilo: identificato nel Medioevo con uno dei quattro fiumi del Paradiso Terrestre, e perc definito puro (cfr. vergin). Toglie...fronda: o perch nei pressi dellEquatore la forza del sole inaridisce le foglie e le fa seccare, o perch ne

proietta unombra perpendicolare che non si disegna pertanto sulla terra. 55-62 I sospiri resero (fenno = fecero) Amore un poco lento (tardo) [a rispondere]; e poi con gli occhi, che prima erano stati (furon) scortesi (folli) [: perch non avevano riconosciuto le tre parenti], bagnati (molli) [di lacrime], salut le sorelle (germane) sconsolate. E dopo aver impugnato (e poi che prese) luna e laltra freccia (dardo), disse: Sollevate (drizzate) le teste (i colli): ecco le armi che io volli [: che ho ricevuto in sorte]; a causa del fatto di non essere usate (per non usar), [come] vedete, sono sciupate (turbate) [dalla ruggine]. Amore veniva rappresentato, nella mitologia classica, armato di due frecce; una doro e con la punta aguzza, fornita del potere di far innamorare chi ne fosse ferito; laltra di bronzo e con la punta arrotondata, capace di accendere odio. Rappresenteranno qui, in *allegoria, o il potere politico e quello spirituale, cio Impero e Chiesa (cos secondo Rossetti), o amore per il bene e odio per il male (cos Tommaseo e poi Barbi), o altri valori connessi al significato generale della raffigurazione; in ogni caso abitudini di giustizia e di bene perdute nel presente.

Luperini, Cataldi, Marchiani, Marchese LETTERATURA STORIA IMMAGINARIO [G. B. PALUMBO EDITORE]

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Larghezza e Temperanza e laltre nate del nostro sangue mendicando vanno. Per, se questo danno, piangano gli occhi e dolgasi la bocca de li uomini a cui tocca, che sono a raggi di cotal ciel giunti; non noi, che semo de letterna rocca: ch, se noi siamo or punti, noi pur saremo, e pur torner gente che questo dardo far star lucente. E io, che ascolto nel parlar divino consolarsi e dolersi cos alti dispersi, lessilio che m dato, onor mi tegno: ch, se giudizio o forza di destino vuol pur che il mondo versi i bianchi fiori in persi, cader co buoni pur di lode degno. E se non che de gli occhi miei l bel segno per lontananza m tolto dal viso, che mve in foco miso, lieve mi conterei ci che m grave. Ma questo foco mve gi consumato s lossa e la polpa che Morte al petto mha posto la chiave. Onde, sio ebbi colpa, pi lune ha volto il sol poi che fu spenta, se colpa muore perch luom si penta.

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63-72 La Liberalit (Larghezza) e la Misura (Temperanza) e le altre [virt] nate dal nostro [stesso] sangue vanno mendicando. Perci (per), se avviene () questo male (danno), piangano gli occhi e si dolga (dolgasi) la bocca degli uomini che sono arrivati (giunti) [: si sono trovati] a cos infima congiunzione astrale (a raggi di cotal ciel), [e] che sono colpiti (a cui tocca) [da tale male]; non noi, che apparteniamo alla (semo de l = siamo della) citt (rocca) eterna [: siamo esseri immortali]: perch (ch), se noi siamo ora colpiti (punti) [dal male], noi tuttavia esisteremo sempre (noi pur saremo), e torner ancora (pur) chi (gente che; impers.) far essere (star) lucenti queste frecce (dardo; il sing. una *metonomia). qui affermata la superiorit dei grandi valori ideali sulle contingenti vicende storiche, e cio una concezione provvidenzialistica della storia; per cui il riscatto delle virt positive assicurato dal fondamento trascendentale (divino) dei valori. Sta agli uomini che vivono in epoche segnate dalla corruzione lamentarsene; non alle virt, destinate comunque a tornare in auge. C anche un accenno profetico, che non possibile determinare in alcun modo (anche se qualche commentatore ha pensato allimperatore) e che tuttavia gi annuncia latteggiamento fiducioso di molti luoghi della Commedia. Larghezza e Temperanza: pi che un riferimento alle Virt cristiane (la Temperanza , come la Giustizia, una delle quattro Virt cardinali) qui presente un richiamo ai valori cortesi e cavallereschi (come dimostra anche la primazia concessa ad Amore), in chiave indubbiamente anche religiosa. 73-80 E io, che ascolto in questo divino discorso (nel parlar divino) dolersi e consolarsi esiliati (dispersi) cos nobili (alti), ritengo (mi tegno) un onore lesilio che mi

[stato] assegnato (dato): dato che (ch), se il giudizio [divino] o la forza della sorte (di destino) vogliono infine (vuol pur) che il mondo cambi (versi) i fiori bianchi in [fiori] neri (persi), [il fatto di] essere colpiti (cader) insieme ai (co = coi = con i) buoni tuttavia (pur) degno di lode. qui il nucleo (oltre che loccasione biografica) della canzone: se sono cos in ribasso e travolti dalle contingenze storiche, per volont divina o per i rivolgimenti della fortuna, i valori universali, ecco che la disgrazia individuale di Dante diventa il segno della sua dignit, un onore da rivendicare con energia (il v. 76 di quelli divenuti proverbiali). Quanto ai vv. 79-80, prevale oggi lidea che vi sia generica allusione al mutarsi della sorte, non senza che i fiori neri definiscano, con la loro innaturalit, un esplicito pervertimento dei valori elementari di giustizia e di verit, rappresentati dalla purezza dei fiori bianchi; ma tuttavia difficile escludere qui un riferimento politico diretto ai Bianchi compagni desilio, sui quali i Neri avevano imposto il proprio dominio e che a Dante dovevano apparire, nel primo periodo dellesilio, buoni travolti insieme a lui dalla sventura. Se poi si insiste sulla precisa sfumatura cromatica del colore perso (un misto di purpureo [rosso] e di nero si dice nel Convivio), sarebbe suggestivo immaginare un riferimento al sangue che ha macchiato i Bianchi (o addirittura il giglio di Firenze) nelle repressioni fiorentine (e perso e sanguinoso si trovano contigui in Inf. V. vv. 89 e 90; e cfr. anche il v. 21). 81-90 E se non fosse che [con lesilio] a causa della (per) lontananza mi sottratta (tolto) dalla vista (dal viso = dallo sguardo) dei miei occhi il belloggetto (segno) che mi ha (ve) fatto innamorare (in foco miso; miso =

messo, sicil.) [: Firenze], reputerei per me (mi conterei) lieve [: sopportabile] ci [: lesilio] che mi pesante (grave). Ma questo fuoco [damore] mi ha (mve) gi consumato le ossa e la carne (la polpa) a tal punto (s = cos) che Morte mi ha gi posto la chiave al petto [: sta per chiudere la mia vita, intervenendo sul cuore]. Per cui (onde), se io [pure] sono stato colpevole (ebbi colpa), il sole ha fatto passare (volto) molti mesi (pi lune) dal momento in cui (poi che) fu cancellata (spenta), se [ vero come vero] che la colpa si estingue (muor) con il pentirsi (perch luom si penta; impers.). La certezza di essere nel giusto renderebbe dunque lesilio ben sopportabile, se il dolore per la distanza dalle cose amate non ferisse a tal punto il poeta da avviarlo alla morte: la rivendicazione del proprio buon diritto non cancella cio i doloranti sentimenti umani. Il bel segno dellamore di Dante , poi, piuttosto Firenze e gli affetti ivi abbandonati che non una donna in particolare (e magari, come si pure pensato, la moglie Gemma Donati). Pi difficile definire la colpa che Dante qui si riconosce, e varie sono infatti le ipotesi: il peccato originale o comunque una colpa privata e personale, oppure una colpa pubblica e presumibilmente politica, contratta forse volgendosi contro Firenze nel tentativo di resistere alle decisioni dei Neri; e in effetti questultima possibilit parrebbe la pi calzante, se non fosse che lallusione al pentimento per tale azione costringerebbe a datare la canzone almeno a due o tre anni dopo linizio dellesilio (quando Dante si separ dai Bianchi fuoriusciti e si oppose ai loro tentativi armati di rientrare in patria), il che reso problematico da altri indizi.

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Canzone, a panni tuoi non ponga uom mano, per veder quel che bella donna chiude: bastin le parti nude; lo dolce pome a tutta gente niega, per cui ciascun man piega. Ma selli avvien che tu alcun mai truovi amico di virt, ed e ti priega, fatti di color novi, poi li ti mostra; e l fior, ch bel di fori, fa disar ne li amorosi cori. Canzone, uccella con le bianche penne; canzone, caccia con li neri veltri, che fuggir mi convenne, ma far mi poterian di pace dono. Per nol fan che non san quel che sono: camera di perdon savio uom non serra, ch l perdonare bel vincer di guerra.

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91-100 [O] canzone, nessuno (non...uom; impers.) osi mettere mano (ponga) ai tuoi vestiti (panni) per vedere quel che una bella donna nasconde (chiude): bastino le parti [gi] nude [: visibili]; nega a tutti (a tutta gente) il dolce frutto (pome) [: il tuo contenuto], per il quale (cui) ciascuno stende (piega) la mano. Ma se accada (selli avvien; elli = egli) che tu trovi eccezionalmente (mai) qualcuno (alcun) amico della virt, ed egli (e = ei) ti prega [di mostrargli il tuo contenuto *allegorico], renditi (fatti) di colori eccezionali (novi) [: pi attraenti o lieti], poi rivlati (ti mostra) a lui (li); infatti (e) il fiore, che bello esternamente (di fori = di fuori), provoca desiderio (fa disar) [di maggiore conoscenza] nei cuori disposti allamore (amorosi). il primo congedo, con il quale si conclude la maggior parte degli antichi codici. Vi affermato il rispetto dovuto alle difese messe in opera dal testo rispetto agli sguardi che non siano degni del suo contenuto profondo; mentre solo i virtuosi infiammati dallamore per la verit e la giustizia han-

no il diritto (e la possibilit) di penetrare pi a fondo nell*allegoria. Il senso affidato a due *metafore: quella dei vestiti e della nudit delle donne (qui trasportata sul corpo stesso della canzone) e quella del rapporto tra fiore e frutto. Laspetto esteriore del testo sia una difesa verso sguardi indiscreti (a ci adibita la metafora dei vestiti), sia un appagamento superficiale di fuggevoli curiosit (le nudit gi visibili, cio le evidenti ricercatezze formali), sia un invito rivolto ai giusti affinch vadano a fondo nella conoscenza (il fiore, cio il valore estetico). Tra significato letterale e significato allegorico dunque tracciato un confine determinabile innanzitutto in chiave morale. 101-107 [O] canzone, va a caccia di uccelli (uccella; imp.) avendo le (con le) penne bianche; [o] canzone, [va a] caccia con i (li) cani (veltri) neri, che fui costretto (mi convenne) a fuggire ma mi potrebbero (poterian) fare dono del perdono (di pace). Non lo (nol) fanno [: perdonare] perch (per...che; per = perci) non sanno

ci (quel) che io sono [: il mio modo attuale di pensare]: chi saggio (savio uom) non chiude lo spazio (camera) del perdono, dato che (ch) in guerra perdonare una nobile vittoria (bel vincer). il secondo *congedo, assente in molti codici e, se pure non sia *apocrifo (come qualcuno ha ipotizzato), certamente aggiunto da Dante in un secondo momento: forse dopo la met del 1304, quando rinunci ai tentativi violenti di rientrare in Firenze, si dissoci dagli altri fuoriusciuti bianchi e si diede intensamente da fare per ottenere la revoca delle condanne. I vv. 101-102 alludono senza dubbio ai Bianchi e ai Neri; e non chiaro se indichino unaperta dichiarazione di ostilit verso i Bianchi (che si ritrova in Par. XVI, 61-66) e di conseguenza unadesione, sotto questo profilo, allazione dei Neri, o, meno fortemente, un desiderio di essere ascoltato e rispettato da tutte le parti in causa, di essere riconosciuto nella propria imparzialit e lealt.

esercizi
Analizzare e interpretare 1 2 Chi sono le tre donne? Perch ciascuna par dolente e sbigottita? A quale situazione storico-politica si riferisce Dante? Rintraccia nel testo i riferimenti alle proprie vicende biografiche. 3 4 In quale passo si riafferma la fiducia nel valore delle virt contro le smentite della storia? Perch il secondo congedo della canzone stato aggiunto in un secondo momento, dopo la met del 1304? Da che cosa si pu dedurre?

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