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Lapocalisse necessaria.

Perch allearsi con la crisi rigenera la vita

Prima parte: Idee/relazioni, ovvero sulle tracce di una razionalit generativa


Riappropriarsi dei propri pensieri

Grazie a Dio, crollato tutto. Non un paradosso gratuito, la vita. Non c tutta quella continuit rassicurante - che noi vogliamo, invece, vedere nel corpo della vita. Con i suoi momenti e movimenti, con i suoi flussi e le disomogenee scanalature incastrate tra il tempo del prima e il tempo del dopo, la vita linedito assoluto. Non esistono dialettica e/o retorica in grado di ricucire ci che i movimenti immanenti alla vita e al vivere come persone consapevoli producono, spesso al di l delle loro intenzioni. Gli effetti non intenzionali sono, anzi, il sale della terra e della storia. In concreto: compiamo unazione, pensando astrattamente ad un certo esito e, invece, ne produciamo un altro, del tutto differente. Dopo questo esito, portando a casa un altro risultato, come si suol dire, spesso scopriamo che lesito imprevisto , alla fine dei conti, la pi grande benedizione per la nostra vita. Ma questo per ora un altro discorso. Il punto sul quale riflettere legato allesistenza di unintelligenza della/nella e per la vita (il pro life americano) che non cela affatto i suoi inganni e le sue astuzie, ma, anzi, in qualche modo radicalizza le contraddizioni e le spinte/controspinte, fino al punto di incendiare le rassicuranti strategie dei ragionieri umanoidi definiti stolidamente tecnici o esperti. Si tratta, in realt, di una setta, al pari degli illuminati esaltati nellantica dottrina
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gnostico-sapienziale: una lite in crescita costante. In un mondo privo di orientamenti sapienziali veri, si diffonde, infatti, lillusione, del tutto ideologica, che un manipolo di illuminati siano in grado di fare le cose necessarie o, in altri termini, di risolvere i problemi, operare, cio, un problem-solving rassicurante e strategicamente ultimativo. E sempre dallalto, tranciando via di netto i sogni-bisogni-desideri delle persone in carne ed ossa. Un mix pericoloso e inquietante di tecnocrazia e strategia soft di controllo della societ. Una dittatura costruita per governare dallalto la societ vivente, i nuclie vivi del vivere associato. Non stiamo parlando della risoluzione dei problemi esistenziali, concreti, urgenti, della vita; no, questa forma di dominio astratto della societ la vittoria del paradigma dei Manager al Potere, un vecchio arnese caro ai rivoluzionari di professioni tra i quali, in prima fila, Lenin. Non , dunque, quanto il filosofo Karl Popper, padre del fallibilismo epistemologico, avrebbe commentato in termini plasticamente umani, ossia: la vita un continuo problem-solving. E, questo, certamente un aspetto della vita e del vivere come movimento generativo. Pi semplicemente, la vita quel problema che fortunatamente non siamo in grado di risolvere in maniera tecnicamente perfetta, ossia addomesticare; ci-che-ci-sta-davanti (letimo spiega molto: problema deriva dal verbo greco pro-bllo, avere davanti, stare di fronte). Quando si nega che avere problemi significhi ci - ossia stare di fronte alla vita nel suo aspetto pi squisitamente generativo - si finisce per ingegnarsi a lobotomizzare le coscienze, magari dando fuoco alle memorie concrete e visibili dei popoli, addirittura allidea stessa di memoria come ordine del discorso compiuto e sintetico, in grado di fondare e ripensare, in ogni fase storica, un mondo pi umano e decente. Lideologia degli esperti, dei tecnici e degli illuminati rappresenta questo paradiso artificiale, oppiaceo. E come il pendant a scoppio ritardato della celebre sentenza di Marx sulla religione come oppio dei popoli. Ecco, questa religione senza Dio - e, al pari del comunismo, con il volto, spesso accattivante, di un hotel a cinque stelle -, , nei fatti, un lager o gulag postmoderno. E un Hotel Abisso, avrebbe detto un grande e raffinato marxista come Lukcs. In questo lager/gulag,
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c chi guida e chi subisce, soggiogato dal valore astratto di una violenta e assurda etica del sacrificio, secondo la quale i popoli e gli uomini sono carne da cannone, affinch il Progetto di Salvezza Nazionale si inveri come da protocollo. Dunque, sulla base di una strategia dellemergenza, chiunque venga meno alladesione a questo progetto da Grande Fratello sarebbe un folle o, peggio ancora, un pericoloso nemico del Potere. La sfida vera, il compito, anzi lo scopo recuperare quella che Pasolini definiva la virile e razionale capacit di comprensione1 e che potremmo ribattezzare razionalit generativa e, come tale, ri-generante. Una forma di razionalit che procede dalla realt concreta, dei singoli, personale e invischiata giocoforza con il reticolo dei poteri e dei saperi pubblici. Dobbiamo superare lidea, ideologica e puerile, di una vita individuale rigorosamente altra dalla vita pubblica, come se i singoli vivessero in un vuoto pneumatico e, infine, alienati dai bisogni e desideri collettivi, privi di relazioni, anche indirette, con quellinconscio collettivo che, con genialit rappresentativa, Jung collocava nel corpo del vivere-in-comune. Ricostruire una razionalit generativa equivale a riprendere il filo rosso della grande tradizione italiana, europea ed occidentale, una tradizione anti-nichilista e anti-relativista. Non necessariamente unidea religiosa di razionalit, perch lumanesimo laico non fu affatto nichilista, non ebbe nel corpo un progetto di annientamento sistematico dei fondamenti antropologici e comunitari. Ci sono santi religiosi e santi laici, come vedremo. E tutti formano la grande eredit alla quale dobbiamo riattingere per ri-leggere la nostra storia, con ci riafferrando, nellapocalisse contemporanea, le ragioni soggettive ed oggettive del vivere e del rigenerarsi costante. Nel qui-e-ora. Apocalisse vuol dire innanzitutto rivelazione delle cose nascoste e di quelle fin troppo chiare e rigonfie di luce. Troppa luce, del resto, acceca, come osservava Pascal.

Ri-definire il presente: lineamenti di una diversa cornice culturale


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19 gennaio 1975. Il coito, laborto, la falsa tolleranza del potere, il conformismo dei progressisti (art. pubblicato sul Corriere della Sera, col titolo: Sono contro laborto), in Scritti corsari, Garzanti, Milano, rist. 1990, p. 104.

E con questi congegni diabolici, dunque, che si costruisce la malattia degli uomini e dei popoli: se dissenti, se sei diverso, se hai altre idee, puoi esistere, s, ma a condizione di morire civilmente, oppure di vagare nel nulla delle relazioni umane, nellisolamento sociale. La profezia descritta da T.S. Eliot sugli uomini impagliati che vivono appesi al nulla e producono la fine del mondo con uno sbadiglio lo sfondo dellapocalisse del nostro tempo. Unapocalisse di lunga durata, che solo oggi assume certi connotati di particolare virulenza e drammaticit. Ma unapocalisse necessaria: sempre necessario cogliere la realt storica che si rivela. E sempre necessario far propria la visione sinistra, se vogliamo, della realt, perch, se da essa vogliamo uscire, dobbiamo attraversarla e, per certi versi, compierla, spingerla fino alle estreme conseguenze, per poi balzare fuori, come la tigre che fugge dal pericolo con la furia generativa di uno scatto in avanti. Anche con rabbia e dirompenza, aspetti anchessi generativi, se ricollocati adeguatamente nella cornice del vivere e delle energie e sinergie dei singoli e della plis. LEuropa postmoderna o protagonista di una modernit tardiva, come scrive una filosofa di forte tempra laica singolarista e liberale come Chantal Delsol. Per capire meglio, ricolleghiamoci allanalisi di Lyotard sulla fine delle Grandi Narrazioni. E, questa, la sfera esausta ed esaurita del post-moderno. Un tabernacolo popolato da di fuggitivi, un mondo vuoto e segnato da quella fine del gioco oracolarmente messa in scena da Beckett. Nessuna utopia, nessuna speranza, nessuna religione da professare: domina la nudit della scena vuota. Ma in questa deriva nichilista, esasperante ed esasperata non c solo langolo buio, limmagine rifratta del nulla, c anche il nucleo positivo e luminoso, da esplorare e valorizzare. C il crollo degli assoluti terrestri, come ha saggiamente osservato Dario Antiseri, rivalutando il lato creativo e rigenerante del pensiero debole. Si tratta di una debolezza necessaria, rispetto al furore ideologico e forte delle ideologie violente, incunaboli di ideo-crazie totalitarie. Questa idea collega la grande visione laica anti-relativista e liberale allindividualismo
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cristiano, drammatico e creativo, di uno scrittore come Unamuno. E latmosfera sana e realistica della cultura europea, la nostra cultura. Ma se caviamo fuori il succo buono e denso di questa lezione storica, ecco che abbiamo poi bisogno di un contenitore nel quale riversarlo. Di uno spazio anche storico nel quale co-abitare con i nostri limiti, non pi vissuti come direttivit originaria, ma come nuclei ri-generanti. Una domanda incalza la nostra mente di uomini tesi alla riconquista del presente: Dopo aver accumulato aspettative deluse, stiamo forse ritornando a quelle epoche antiche in cui gli uomini si accontentavano del vivere quotidiano, senza attendersi un futuro migliore?2. Domanda radicale e necessaria, come lapocalisse di cui vogliamo trattare. Anzi, domande come queste aiutano, con fare maieutico, a far luce dentro di noi, a scoprire quanto di fecondo rivelato dalla crisi. Dalla lunga crisi che stiamo vivendo, giorno dopo giorno, e che solo oggi, per molti, appare devastante fino al parossismo. Si fanno paragoni con la Grande Crisi del 1929, ma si trascura di sottolineare come quella crisi fu superata da popoli ancora saldamente ancorati alla civilt cristiana e comunque impregnati di una laicit non nichilista, con evidenti tratti di religiosit civile. La crisi di oggi non meramente finanziaria, come Benedetto XVI e uomini di Chiesa come lArcivescovo di Milano, Card. Angelo Scola hanno affermato, ma religiosa, etica ed antropologica. Questultimo, intervistato dal Corriere della Sera (venerd 22 dicembre 2011) ha affermato: In tutti questi anni, ho sempre avuto la percezione che la categoria di crisi da sola non riesca ad esprimere tutto quello che c in gioco. Quel che avvenuto ha come orizzonte la mutazione inedita che si prodotta dopo la caduta dei muri. Dopo la fine delle utopie del XX secolo, si sono succeduti rapidissimamente cambiamenti, pi che epocali, inediti: la civilt delle reti, la globalizzazione, la mutazione della percezione corrente della sessualit e dellamore, la possibilit irta di rischi di mettere le mani sul patrimonio genetico, i grandi sviluppi della fisica micromolecolare che indaga lorigine del cosmo si pensi alla cosiddetta particella di Dio -, e poi il meticciato di culture, i flussi migratoriMi pare chiaro che, se noi non
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C. Delsol, Elogio della singolarit. Saggio sulla modernit tardiva, Liberilibri, Macerata, 2008, p. 21.

collochiamo la lettura della crisi allinterno di questo travaglio inedito, non ne usciremo. Una lettura tesa ad individuare ricette tecniche non basta. Il punto chiave , infine, riscoprire e ripensare l humanum. Questa posizione e prospettiva teorica, con gigantesche ricadute pratiche, vogliamo svilupparla allinterno della cornice della modernit tardiva, che rappresenta, sul piano storico, quell inedito di cui ragiona Scola. Solo operando in questa direzione, si potr attraversare e superare la categoria, alquanto astratta e perfino equivoca, di crisi, riconsegnando direttamente nelle mani degli uomini la possibilit di ricostituire una razionalit generativa, con tutte le conseguenze sul piano etico che ci comporta. Useremo, per ci, la categoria di crisi come uno strumento usurato e provvisorio, indicando, nel corso del nostro lavoro, luscita generativa al di l della crisi. Perch evidente che quando descritto dallArcivescovo di Milano debba spingere chiunque abbia a cuore la verit e la libert delluomo ad interrogarsi sui nessi stringenti tra i fondamenti antropologici ed etici di una civilt e la sua crescita economica e civile. Senza valore immateriale religione, etica, fiducia, cultura -, non si d neanche crescita e sviluppo economico. Ecco, la crisi odierna sta manifestando, se mai ve ne fosse stato bisogno, questa faglia, questo strappo tra il desiderio di verit, libert e bellezza presenti nel cuore delluomo, il vero motore di ogni impresa e intrapresa umana ed economica, e la crescita socioeconomica. Non lo spread a definire i popoli e le civilt, ben altro, tuttaltro: per citare un grande pensatore tedesco, Max Horkheimer, il totalmente Altro. Pensare di morire per il Pil demenziale e pensiero dominante solo in una societ ad alto rischio di degenerazione psichiatrica, con buona pace della retorica tecno-nichilista dei Tecnici e dei guru della finanza. Anzi, questa svolta linguistica demenziale che domina da trentanni leconomia e la finanza la cartina di tornasole di un lungo tragitto verso la decomposizione della sana razionalit occidentale, della razionalit che noi definiamo generativa. Ma - di nuovo - si tratta di un lungo tragitto verso il nulla, fino a ieri, ripetiamo, celebrato da intellettuali, manager e politici: si chiama nichilismo. E il frutto di questo male oscuro, questa depressione
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dellintelletto, della ragion critica e perfino della ragion politica. Una malattia dellanima vera e propria e, con essa, si amplifica ogni malattia spirituale e, in ultima istanza, sociale. LOccidente smarrito e tale si sente e percepisce; e il suo volto di terra della cristianit e della libert laica, ovvero di una libert-per e non solo libert-da (qualcosa) sfigurato.

Il percorso generativo primario: dalla libert liberanda alla libert liberata

La libert vi far liberi e, allora sarete liberi davvero, scritto nel Vangelo: il nostro mondo ha fatto di questa cifra spirituale e antropologica un fondamento culturale e perfino socioeconomico. Distrutto questo fondamento, rimane in piedi soltanto la terra desolata di Eliot, le ceneri ancora calde di una civilt che, prima di tutto, era e voleva essere una Weltanschauung, una visione del mondo. Il filosofo Romano Guardini si permise perfino di pensare ad una Weltanschauung cattolica, che, come provocazione intellettuale, oggi avrebbe il suo peso specifico. A questa antica visione tanto metafisico-spirituale, tanto antropologico-culturale appartiene la visione sapienziale e religiosa che pu saldare il desiderio di verit, libert, giustizia e bellezza delluomo di oggi (e di sempre) con le verit perenni, intramontabili, universali. Le antiche civilt riconoscevano un significato collettivo alla vita ed alla realt; ci appariva come unevidenza quasi tangibile, quella che molta psicologia della personalit chiamerebbe oggi sistema di convinzioni. Un motore sempre acceso in grado di far camminare la macchina della realt, senza che gli eventuali guasti fossero vissuti come catastrofi insuperabili. Era tutto inscritto in un Ordine delle cose. Gli di dovevano essere propizi agli uomini e, per propiziarseli, gli uomini facevano riti e fondavano miti, ordini del discorso sacro: dipendevano dalle divinit e, cos, sapevano di essere uomini, creature. In questa cornice religiosa, etica e culturale, tutto si tiene. Crollati gli assoluti terrestri, come abbiamo visto, tutto si rimette in moto, per
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riconsegnare alluomo la responsabilit della propria esistenza. Questo passaggio non azzera certamente la componente religiosa ed etica, ma indubbiamente la ri-dimensiona, nel senso che le ri-dona un aspetto estatico individuale, un fascino appeso alla ricerca individuale e dei singoli, che ha un quid di mistico. Non si pu negare. E il passaggio come ha acutamente osservato Baget Bozzo - dal sacro al mistico3. Un mistico pi laicamente iscrivibile nel quotidiano e nel vasto raggio di esperienze di ricerca di Dio che affollano i giorni di molte affilate coscienze contemporanee. E lo spazio di ricerca di uno storico come Leo Moulin, l itinerario spirituale di un agnostico. E il nostro mondo, cos fragile e cos ricco, nel contempo, di fascinazioni e insinuazioni del/sul Dio della vita nelle pieghe dei frammenti dispersi. Ma tutto questo accumulo disordinato, quando non caotico, di esperienze ed aspirazioni non conduce direttamente e deterministicamente alla fine dei significati universali, anzi, in essi vi traluce un roveto ardente capace di impegnare gli uomini in altri progetti o itinerari. Se San Bonaventura ha pensato e vissuto l Itinerarium mentis in Deum, oggi ci troviamo di fronte all Itinerarium cordis in vitam, litinerario del cuore verso la vita, con i suoi interrogativi sulla pienezza dei significati e della realt umana e storica. Uno spazio che, come l open space in una casa, dilata la prospettiva e la stessa collocazione fisica dei movimenti e dei posizionamenti individuali. Una nuova geometria variabile, in cui la pietra scartata pu diventare testata dangolo, a patto di riconoscere, nei suoi limiti, soprattutto una chance, piuttosto che una diminutio irrimediabile. E, del resto, sempre cos nella vita: o la realt ti domina e schiaccia, oppure trovi in te stesso le energie per ri-definirla, re-incorniciarla e renderla tua alleata. Cos, con questa strategia apparentemente minore, di scaltrezza evangelica, la stessa crisi diventa tua alleata, una leva, una sponda per attraversare il pantano dellesistenza, altrimenti oscura metafora della fine. Puri come colombe e scaltri come serpenti: linvito del Vangelo. Ges aveva previsto lirrompere degli eventi urticanti della vita e, col suo spirito positivo e sapiente, invita ad integrare anzich scardinare, col rischio di essere
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Dal sacro al mistico. Parlare del cristianesimo come se fosse la prima volta, Feltrinelli, Milano, 1981.

scardinati. E la via spirituale dellesistenza, un approdo che aiuta in ogni campo, frutto di scienza della vita, saggezza e spirito pratico. La via antiideologica. Dunque, se dora in avanti desiderassimo vivere senza progetti per il futuro, dovremmo riappropriarci della dimensione spirituale, attraverso la quale lesistenza acquista un significato e supera se stessa finanche nella quotidianit4. Un universo spirituale integrale per sua natura e dunque capace di accogliere la complessa realt tecnologica, frutto, in realt, del vasto pianeta culturale creato dal genio della civilt cristiana, dalla cristianit come civilt religiosa e umana. Non possibile pensare in altro modo, se non si voglia o schiumare di rabbia dialettica di fronte alle perdute brame della vita o farsi imbrigliare nella depressione, vinti ed esausti. Il mondo deve avere in s la luce della opportunit di cambiamento e le strategie per uscire fuori dallangolo. Allessere appartiene la luce: la lezione cristiana, del positivo inscritto nellessere, nella vita. La lezione di San Tommaso dAquino. Un mondo appiattito sulle technicalities, l accountability e altre realt tecnico-strumentali, non , in altre parole, in grado di auto-sostenersi e auto-porsi come significato universale, al di fuori di una cornice semantica e spirituale capace di fornire senso, significato, orientamento attivo e cifra esplicativa specifica ai suoi progressi ed alle sue contraddizioni. Luomo deve dare senso a ci che fa e al mondo in cui vive, se no scoppia, magari di finta salute fisica, di benessere senza ben-essere: una legge stabile, uninvarianza spirituale universale. Tradotto in un linguaggio psicoterapeutico: parliamo di due stili esplicativi diversi, ma, mentre il primo integrale, dunque non soggetto a psicosi, il secondo parziale e, dunque, psichiatricamente a rischio, come ogni parzialit che voglia ergersi a totalit. Il particolare elevato a totalit pura nevrosi, ansia di controllare attraverso strumenti il mistero della vita. E il laboratorio della depressione intellettuale e morale. E, si badi, non stiamo facendo la guerra alla vasta e utile strumentazione tecnologica, che, alla fine, produce anche cultura, linguaggi, saperi. Si tratta ancora una volta - di re-incorniciare gli accessori e strumenti (i tools, nel gergo tecnico) in una cornice
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C. Delsol, Elogio della singolarit, cit., p. 22.

spirituale, religiosa, etica ed antropologica, che ne rilanci la fisionomia e ne faccia cogliere perfino la specificit squisitamente tecnica come tale, in una modalit ancor pi significativa e convincente. Ormai chiaro: una tchne non in grado di auto-sostenersi come ratio o lgos, intelligenza immanente alla vita, logica del vivente. E, dunque, necessaria la ricostruzione di una cornice e un contesto generativo: ecco la sfida. Un compito tanto imponente quanto necessario. Non assaltare il palazzo dinverno della tchne, bens riaprire i giardini della verit, affinch la tchne possa ritrovare il suo fare anima specifico, la sua gemmazione spirituale, incardinata in un percorso di liberazione dellintelligenza umana, scaturente dalla civilt cristiana e dalla laicit autentica, tesa ecco la laicit consapevole e avvertita alla ricerca della verit, costi quello che costi. Anche a detrimento delle ideologie individuali e/o delle convenienze sociali. La moralit della ricerca tutta qui: cercare la verit, al di l di se stessi e degli sguardi che ci fissano come individui sociali, ossia integrati. Senza questa ricerca dellanima, senza questavventura individuale, personale, da parte del singolo, non ci sar mai n pensiero, n sviluppo e, dunque, crescita delleconomia e della societ (per quanto, sviluppo e crescita non siano concetti semanticamente coestensivi e sovrapponibili, come lenciclica di Benedetto XVI, Caritas in veritate, dimostra efficacemente). Di pi: senza il monito evangelica la verit vi far liberi, non esisterebbe addirittura neanche il marketing. Perch il mercato e la scoperta di nuovi mercati un processo relazionalegenerativo, non tecnico-funzionale. E non basta aggiungere aggettivi su aggettivi al marketing per salvarlo da questa resa incondizionata al nichilismo dei subagenti del nulla: guerrilla marketing, marketing tribale, per citare due etichette la page. Il nodo fondativo, non astrattamente definitorio. Il linguaggio esprime un certo ordine della realt, se non hai chiaro questo ordine, puoi giocare con le parole quanto vuoi, ma il classico esperimento del topo nel secchio: sbatte sempre la testa prima di individuare luscita. E non esce mai dalla sua prigione. E, questa, la trappola mortale in cui si cacciata lintelligenza umana di questa modernit tardiva. Ad una libert liberanda che si affanna nel
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tentativo di liberarsi deve subentrare una libert liberata, frutto della verit che rende liberi. E il percorso generativo primario. Il primo passo, la prima necessit, la conditio sine qua non di ogni movimento ulteriore. Se non strappi con la falsa zona di comfort della libert sulle palafitte, non vai da nessuna parte. Questo il dato, se vogliamo urticante, ma reale. Se accetteremo questa realt - che costituisce una zona dombra, incastonata nel percorso di crescita, sempre drammatico e affascinante, del S finiremo per ritrovarci, come i cavalieri nei miti medievali, dallaltra parte di noi stessi, nella zona di luce dellessere individuale. La strada della vita diventa un viaggio delleroe. A questo punto, domandiamoci: per quali vie e con quali strumenti raggiungibile la sponda della liberazione?

La modernit tardiva: un altro paradigma di razionalit

Dallangolo della crisi, dalle strettoie della vita si esce soltanto con un altro paradigma, inventando una strada altra, un altra strada, con altri linguaggi e perfino altri rottami (in unet di rottamazione, non si butta via niente); dunque, un pensiero sparigliante, laterale, altrimenti siamo sempre alla recita a soggetto, riveduta e corretta, nella migliore delle ipotesi. Cos, il niente di nuovo sotto il sole del Qolet qui non porta niente di buono. La strada dobbiamo crearcela da soli, i copioni scontati degli autori meno dotati lasciamoli ai replicanti di mestiere. La partita qui la gioca il singolo, che dobbiamo fare di tutto per non lasciar morire come solitario o lupo della steppa, perch, come scriveva il poeta John Donne, nessun uomo unisola. La questione merita particolare attenzione, un
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vero e proprio caso serio. Perch coinvolge il destino di ogni uomo e, in particolare, di quella fascia di uomini e donne che vivono il loro presente con un senso di nausea e di angoscia opprimenti. Per alcuni, poi, linsopportabilit del presente, congiunta ad unimpraticabilit, spesso sperimentata crudamente sulla pelle, del futuro, si traducono nella fuga in riti dionisiaco-autodistruttivi. Una finzione stanca del dionisiaco, a pensarci bene. Perch il dionisiaco grande, immenso, vitalistico, dunque ha a che fare con il mondo misterioso dei riti e dei miti, con i baccanali dei desideri e delle ricerche inesauribili, insomma con le fondazioni delle civilt. Pensiamo agli Etruschi, con il loro rituale duplice, tra la morte e la vita, percepiti come barbari, estranei al resto del mondo antico, ma, proprio cosiffatti, un unicum eroico, cosciente della fine. Concepirono la vita del loro mondo con una scadenza inscritta nel disegno complessivo: c linizio e la fine. Una genialit eroica intrinseca. Ecco, anche questo il dionisiaco ancestrale e francamente attraente. Ma, quando si perde il paganesimo come filtro coestensivo del mondo e del divino, e gli di fuggono dallorizzonte vitale, allora il dionisiaco la coca svenduta agli adolescenti e il crack nei rave party: la morte in svendita. I saldi della fine stagione permamente. Del resto, questo processo di destrutturazione di ogni ritualit e senso del mito ormai il linguaggio del nostro tempo e frutta molto al finto mercato del benessere senza ben-essere. Infatti, esiste, da decenni, un ciclo nichilistico diffuso coinvolgente strati di giovani inutili al big system, se non come consumatori, sui quali lassenza del lavoro, inteso come generatore di senso, produce le spinte a un uso stupefatto del desiderio e della volont. E in questa zona di finto comfort, al limite del patologico, che si alimenta il massimo di produzione di scorie della macchina sociale. Anche la scoria-fiume che riempie le carceri, come, del resto, pi di un secolo fa, la scoria umana del paleo-industriale aveva riempito sanatori e manicomi. In questa terra di nessuno e di tutti nello stesso tempo, abitano le moltitudini anarcoinsurrezionaliste, teorizzate da Toni Negri e Michael Hardt e un filone parassitario e spento di pensiero post-operaistico. Questi fantasmi metropolitani sono i protagonisti dei saccheggi di Londra, come dello
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sfascio di Roma e di altre metropoli: i mestieranti senza mestiere del preferirei di no di Bartleby lo scrivano, singolare personaggio uscito fuori dalla mente vulcanica di un romanziere come Melville, e cos caro a menti eterodosse, situate ai limiti delleversione, come il filosofo francese Gilles Deleuze5 e Flix Guattari, suo compagni di avventura, co-autore di una celebre ricerca sul nesso tra capitalismo e schizofrenia6. Ecco, allora: se la realt impazzita e la ragione distrutta, la situazione manicomiale diventa la cifra del presente. Ritorna alla mente il paradosso, spesso in bocca al senso comune popolare, secondo il quale i matti stanno fuori. C del vero, con una prospettiva di allargamento delle fasce dei matti, nel senso che di matti gonfi di arroganza tecnocratica o di assenza di sana affettivit pieno un mondo abbandonato dalla percezione del divino immanente in ogni cosa. Sono gli stolti e con la dura cervice, rampognati giustamente da Ges. In una visione moderna: gli ideologi del potere, i servi volontari del regime linguistico e mentale dominante. Siamo agli antipodi del prologo al Vangelo di San Giovanni: Et verbum caro factum est. Ecco lunica verit universale, insopprimibile, e autenticamente laica, perch profondamente mistica e religiosa: Il Verbo si fatto carne. Occorre, comunque, anche in questo caso, un avvertito uso del discernimento spirituale e intellettuale, perch non sempre il contrario della verit una menzogna. Spesso si tratta di unaltra verit magari parziale che si applica altrettanto obiettivamente nel suo contesto e nel suo specifico, nella sua zona ecologicamente controllata. Sia come sia, un mondo cos colonizzato dallassenza di fiducia nella ragione aperta e autenticamente laica, generatrice di fondamenti del vivere dei singoli e delle comunit ecco il portato di tutta la civilt cristiana e autenticamente laica, nel significato sopra esplicitato -, un mondo popolato di tristi eroi del vuoto (Chantal). Uno spazio che non riesce ad accogliere le esperienze umane come visioni della complessit e della verit, come paradigmi che sussumono, comprendono i casi concreti dei singoli, non soltanto portatori o di astratte ragioni intellettualistiche o vaghi sentimenti
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Cfr. G.Deleuze, G.Agamben, Bartleby. La formula della creazione, Quodlibet, Macerata, 1993. Millepiani (Milles Plateaux), Castelvecchi, Roma, 2003.

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annaspanti nel vuoto. I singoli, infatti, sono figure concrete e, insieme, complesse, fatte di storia e potenzialit di crescita, da valorizzare e rendere protagoniste del/nel presente. Non possiamo abbarbicarci alle pulsioni del n-n: n Tradizione, n Utopia. Anche se dobbiamo riconoscere la potenza euristica di questa formula: pensiamo al n destra-n sinistra di Alain De Benoist. Ma, in questo contesto, dobbiamo discernere bene, perch questo luogo di non-realt potrebbe condurci alla depressione e allinazione. Due situazioni esasperanti. Non possiamo poi sottacere che un n-n distorcente rischia di essere il brodo di coltura delle varie prospettive tecno-nichilistiche, che spacciano ai singoli e alle comunit la droga facile delle soluzioni, spesso con larmamentario del sacrificio necessario, per poi lasciare povert spirituale e annichilimento sul terreno. Il finto problem-solving dei vecchi tecnocrati nichilisti, contro la consapevolezza plastica e umana dellantico homo religiosus. Il mondo delle cose contro il mondo dei simboli. Luomo come homo religiosus. Con lanima gonfia di quel senso religioso, di cui ha scritto esemplarmente Luigi Giussani. Luomo spaesato, smarrito e spiritualmente morto manifesta due posizioni: o accetta tutto questo, digrignando i denti e spingendosi fino al limite estremo della violenza reattiva, oppure si piega supinamente al giusto fio del sacrificio necessario come panacea di ogni male, sentendosi inadeguato a rispondere in prima persona, insieme ad altri, della crisi attuale. In entrambi i casi, la realt da unaltra parte, a cercare menti eroiche, come scriveva Emerson. Infatti, se lo spirito vita, come insegna san Paolo, alla fine, senza spirito vitale, giunger inevitabilmente la morte del pensiero e, di conseguenza, dellazione. Il pericolo incombente, allora, non sorella morte, ma la incontenibile e paradossalmente mortifera paura di vivere. Che fa il paio con lansia, altrettanto mortifera, di felicit, votata ad una ricerca spasmodica e frustrante. E cos che la morte diventa il respiro quotidiano, senza la presenza fisica della bara. Dal principio-speranza al principiodisperazione: spesso si tratta del rovesciamento della prima nella seconda. Perch, se la prima non si fonda su una realt trascendente in grado di donare senso (orientamento) e significato (consapevolezza) a ci che
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luomo vive e patisce, la seconda soltanto laltra faccia della luna. Alcuni mirabili versi della poetessa polacca Wisawa Szymborska descrivono il crollo spirituale che riverbera sullumano, ad opera della sterile utopia: Domina sulla valle la Certezza Incrollabile. Dalla sua cima si spazia sullEssenza delle Cose. Malgrado le sue attrattive lisola deserta, e le tenui orme visibili sulle rive sono tutte dirette verso il mare. Come se da qui si andasse soltanto via, immergendosi irrevocabilmente nellabisso. Nella vita inconcepibile.

Lodierna disperazione osserva ancora Chantal Delsol - indice dellimpossibilit di vivere contemporaneamente nel mondo ereditato dai secoli che ci hanno preceduto, e nel mondo sognato dalle utopie: nel primo, perch stato rinnegato, nel secondo perch si dimostrato definitivamente irrealizzabile7. Certo, i disinganni delle utopie fanno male, ma siamo forse giunti ad un punto di non ritorno? Al punto in cui si direbbe che la sola cosa che ormai ci piace sia ci che lesatto contrario di ieri e di un tempo?8 Viviamo, dunque, in un contesto che contiene ancora in s il germe latente e spiritualmente ricco - ricca potenzialit storica - di NeoMonasteri e riEvoluzione9, ma , comunque, un contesto sfibrato, che ha dato tutto quello che poteva dare. Non c pi niente da spremere. La storia squadernata di fronte a noi: la new economy
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C. Delsol, Op.cit., ibidem. C.Delsol, Op.cit., p. 23.

Cfr. Alessandro Meluzzi, NeoMonasteri e rivoluzione. Utopia, comunit e spiritualit nellera della new economy, Marsilio, Venezia, 2001.

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sideralmente distante dal nostro presente, disgregata da un paio di gigantesche bolle speculative, a breve distanza luna dallaltra; e quanto sta oggi accadendo ha i tratti della nuova territorialit e della svolta retorica e linguistica di poteri e saperi inter-connettivi del tutto fuori controllo, impersonali, certo, ma non distanti da nuove stanze dei bottoni, con nuovi personaggi a inventare nuove paludate governance. Luoghi eccentrici di potere che producono il nuovo linguaggio tecno-nichilistico. Non pi il lessico tecnico immediatamente trasferito sul piano produttivo e distributivo - come nel caso della Internet Revolution - qui siamo nellambito del capitale che sussume immediatamente i mezzi di produzione, soprattutto tecno-burocratici, e, con essi, i linguaggi e i saperi di queste lites: serve ancora il Marx della sussunzione reale del lavoro umano al capitale. Sono, questi, linguaggi che divengono poi - dopo un processo di polverizzazione dei significati antropologici e tradizionali - il pane quotidiano della massaia, come del commercialista. Le trasformazioni della modernit tardiva sono sempre di valore universale. Pi che una rivoluzione concetto abusato, equivoco e mai chiarito fino in fondo -, si tratta di una dislocazione incontrollabile di masse e flussi di conoscenze, saperi e poteri connessi a soggettivit divenute portavoci di lites tecno-nichilistiche. E proprio un altro scenario. Parallelamente a questi mutamenti, sono emersi alcuni fattori significativi: 1) il cammino lineare verso le magnifiche sorti e progressive finito, lasciando il posto al sogno di un tempo ciclico, caratteristico della cultura pre-cristiana e pagana; 2) svanisce lidea di avvenire e, con essa, lutopia di una societ futura; 3) il lavoro come realt prometeica, da un lato, e generatrice di senso per la vita, si indebolisce ed emerge il desiderio crescente di tempo libero e perfino di inattivit contemplativa; 4) lidea di famiglia fondata sulla paternit/maternit lascia il posto ad unorganizzazione tribale priva di gerarchie; 5) lidea cristiana, laica ed umanistica del primato delluomo sulla natura lascia il posto alla valutazione omogenea e indifferenziata di tutti gli esseri viventi, incluse le piante; 6) lidea di una societ fondata sulla libert dei singoli e le verit universali cede il passo rispetto al flusso non gerarchizzato dei sentimenti e delle emozioni degli individui, in una
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corsa sfrenata verso il benessere sia fisico che economico. Ecco, questa cultura pu essere definita modernit tardiva, allo stesso modo in cui esistita una antichit tardiva10. E sempre difficile caratterizzare il presente. Il vocabolo post-modernit reca inevitabilmente con s una connotazione ideologica: indica, cio, il rifiuto del vecchio mondo, considerando erroneamente come gi acquisite e ratificate le trasformazioni in corso. Il concetto di modernit tardiva, invece, esprime soltanto ci che avviene alla fine di un ciclo, senza pregiudicare le ripercussioni o le rinascite possibili. E tardi: ci significa che siamo vecchi, e in effetti lo siamo. Ma da questo non dobbiamo inferire lidea di decadenza, almeno se ci si vuole veramente liberare dalla fobia del declino, cos pervasiva nel XIX secolo e agli inizi del XX: la nostalgia non ha mai alimentato una cultura11. Ecco, allora, il messaggio: tardi. Forse troppo tardi? Ci sarebbe, allora, da domandarsi: ma per cosa? La rincorsa alle favole della felicit da necrologio anticipato stata, infatti, consumata da lunga pezza. Siamo, comunque, vecchi e, forse, la vecchiezza non riguarda soltanto lanagrafe, ma - pi vastamente - lo stato spirituale dellessere.

Modernit tardiva e perenne adolescenza delluomo-in-transizione

Sono vecchi anche molti adolescenti tardivamente moderni. Soffermiamoci sulla realt delladolescenza, a m di documentazione di questa transizione infinita verso una modernit quasi senza tempo e, insieme, che tarda a compiere le sue promesse di senso e significato. Ladolescenza gi di per s un territorio di confine. Rischiamo di avercelo addosso come perenne realt di confine, nel senso che molti cinquantenni rischiano di essere adolescenti senza pi ladolescenza e senescenti senza mai avere
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C.Delsol, Op.cit., ibidem. C.Delsol, Op.cit., p.24.

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sperimentato la vera saggezza, equilibrio sempre instabile e affascinante tra il Senex e il Puer. E certo che ladolescenza rappresenti, per sua stessa intrinseca natura, un territorio a rischio per le emozioni e i comportamenti. E come la sfida della vita elevata allennesima potenza, ma una sfida in qualche modo lanciata senza che la posta in gioco sia gi delineata e chiaramente di fronte agli occhi dei contendenti. Una specie di Viaggio dellEroe con eroi instabili e malcerti. Infatti, la dinamicit evolutiva dellesistenza, lincertezza nelle relazioni di identificazione genitoriale e il bisogno di essere accettati in un gruppo di coetanei pari rappresenta linizio di molte sfide, ma anche va da s di consistenti problemi. Sul piano della diagnostica clinica facente capo allormai classico e celeberrimo DSM-IV (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders), domina un disturbo-contenitore che si chiama disturbo boderline di personalit, che riflette la complessit e lindefinitezza di questo quadro di riferimento. Ma tale disturbo evoca anche, in qualche modo, la possibilit di richiamare molti aspetti della stessa fenomenologia storica dei comportamenti umani, sempre pi caratterizzati da anomalie della personalit e da molteplici turbolenze psicodinamiche. E ci si manifesta anche come un fenomeno storicamente determinato, frutto di questi tempi di modernit tanto tardiva quanto indefinita, un non-tempo che attende redenzione. Tutto cambia con un click e tutto favorisce lo scollamento della tenuta dei rapporti e dei legami fondamentali. Il borderline diventa una sorta di marchio di fabbrica della modernit tardiva. Del resto, il quadro in questione labile come le relazioni di attaccamento che sono alla base dellinsorgenza del disturbo stesso. Un disturbo tipico di adolescenti che hanno sviluppato incerte relazioni di attaccamento e legami affettivi insicuri in una societ, come la nostra, che vive unintensa e permanente transizione didentit e di fenomenologia storica, nonch di ruolo della famiglia e della stessa coppia, spesso, non a caso, in crisi, proprio nei momenti pi delicati dello sviluppo psico18

affettivo della prole. Ci troviamo, dunque, di fronte a genitori borderline che finiscono per rispecchiarsi con gravi ricadute conflittuali in figli altrettanto borderline? O forse il nostro tempo di permanente e indefinita transizione esso stesso borderline, foriero di sbriciolamenti di rapporti, legami e relazioni di attaccamento primario? La questione non soltanto psico-clinica, ma anche psico-storica e psico-fenomenologica. In un contesto storico cosiffatto, la stessa modernit sociale e politica deve subire delle riforme strutturali. Non pensabile, infatti, che una situazione spirituale e psico-storica cos labile e stratificata possa sopportare lazione autoritativa di un Leviatano post-moderno o di un welfare state di ultima generazione. Si liberano risorse dei singoli tuttaffatto diverse dalle energie prettamente moderne e socialmente controllabili. Energie, magari non disciplinabili, e perfino pericolose ( il caso delle moltitudini in lotta contro il Sistema, a Londra, come a Parigi; a Roma, come a New York), ma certamente non ascrivibili al mondo ideologico interamente novecentesco. Come parimenti al mondo sociologico della fine delle grandi narrazioni (Lyotard), che rimane, piaccia o meno, ancorato al mondo culturale che lo precede, proprio perch di questultimo si dice post, dunque, in modalit pi o meno generose, figlio, bastardo o meno, legittimo o meno, ma comunque figlio. Che sia stato riconosciuto dal Grande Padre Novecento tuttaltra questione, ma di filiazione si pu, in ogni caso, parlare o, pi filosoficamente, di senno del post. Altra questione la modernit delladolescenza perenne e dellinfinita transizione di cui lItalia specchio creativamente fedele -: qui si gioca la partita della singolarit in pericolo e, insieme, della liberazione delle risorse emozionali, spirituali, culturali profonde dello stesso singolo, a caccia di libert, di liberazione, dunque di generativit primaria. Di passaggio dalla libert liberanda un gerundio incoativo alla libert liberata, un participio passato carico di ulteriori promozioni dellidentit del singolo. Perch presuppone il participio presente
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permanente: liberante quel movimento che genera, appunto, consapevolezza attiva, nel qui-e-ora, e da essa fa muovere passi nuovi e rimuovere pregiudizi antichi e ancillari. Il re-formare permanente della vita, coniato sul re-formare continuo della Chiesa e dello spirito umano alla ricerca della verit eterna, precede il riformismo politico-istituzionale. E questa la grande lezione cristiana e rinascimentale, che coinvolge, ad esempio, una personalit del calibro di Erasmo. Mentre il 900 la saga della Struttura contro lIndividuo, il nostro tempo, la modernit tardiva e stanca, lincunabolo della metamorfosi spirituale del singolo, della persona consapevole, pi o meno, delle proprie potenzialit e risorse, che cerca di liberarsi delle pastoie leviataniche dello stato e della stessa societ, intesa come idea su ci che deve essere sociale e socialmente utile. La stessa democrazia viene oggi ripensata e vissuta come un residuo passivo novecentesco, tanto a destra che a sinistra, e non si tratta di un mero fatto storico-politico e/o culturale, ma squisitamente spirituale: la democrazia diventata il serbatoio dei collettivi, delle corporazioni e dei gruppi serratamente dominanti e volti a massimizzare la potenza coattiva nei confronti dei singoli. Ma, dopo il fallimento del Leviatano sociale, ovvero del welfare state, tutto ci soltanto una bestemmia totalitaria, una vera e propria blasfemia nei confronti della sacralit dellanima del singolo. Al collettivo si preferisce, oggi, il gruppo o la trib, ma sapendo che tutto debba dipartire dai singoli e dai singoli compresi magari in una comunit che viene: il rovesciamento del paradigma novecentesco. E chiaro che tutto ci non storicamente compiuto, ma germinalmente in divenire. Ecco perch ancora, a tutti gli effetti, un pro-blema, qualcosa che sta davanti a noi e ci provoca nella libert. Questa provocazione permanente, questa sfida accelera il percorso della generativit primaria, di cui si detto sopra. La storia crea i suoi eroi e anche i suoi problemi, i problemi per cos dire generativi. Ha ragione il filosofo e storico della scienza - che non crede, per molto agli eroi (e qui non sa cosa si perda, in
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realt, la scuola di Brecht amara e scarsamente generativa) Georges Canguilhem, quando osserva: Non si diventa automaticamente saggi e chiaroveggenti se si individui di una certa specie, se si hanno occhi e se si pu vivere solo muovendosi nella luce (a differenza delle piante, che crescono nella luce); dal momento che abbiamo occhi, ci vediamo, ma essere saggi non come vederci coi propri occhi; non esiste una saggezza sociale simile alla saggezza del corpo. Saggi bisogna diventarlo, appunto: bisogna diventarlo12. Nella fenomenologia di transizione oggi in atto, che spinge i singoli a diventare saggi, in una lotta contro i collettivi (inibizione necessaria, re-azione al problema) e a favore (generativit primaria) dei propri ideali, sono da attivare anche tutte le risorse pubbliche, di privato sociale, di volontariato e, pi in generale, della societ civile come fattore salutare di passaggio dinamico da un welfare state presunto onnipotente e onnicomprensivo a una welfare community sensibile, flessibile, intelligente ed efficiente, capace, quindi, di integrare in rete networking: un lavoro-di/con/per-rete tutte le risorse disponibili nel superamento di unantica distinzione, per la verit prevalentemente italiana, in cui pubblico solo ci che diretta emanazione e gestione dello stato, laddove una pi corretta definizione di questambito dovrebbe dirci piuttosto che pubblico ci che risponde allesigenza pubblica. Superando, con ci, anche lillusione di una pianificabilit a priori di domande-esigenze e risposte pubbliche, collettive e solidali, spesso in rapidissimo e imprevedibile divenire, cio anchesse in perenne transizione, linguaggi non pi canonici, ma dialetti locali, non pi generali e, in forza di ci, generativi.

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Sulla medicina.Scritti 1955-1989, Einaudi, Torino, 2007, pp.64-65.

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Sfuggire al suicidio della modernit: uno sforzo integrale e integrato della persona Dalla cornice storica e dalla fenomenologia storica e spirituale non dobbiamo, per, inferire conclusioni apocalittiche a buon mercato. La nostra apocalisse, lapocalisse da noi tematizzata, innanzitutto una rivelazione, perch questo significa innanzitutto apocalisse: Rivelazione. Ri-velazione nel duplice senso di disvelamento di una realt e, insieme, ulteriore nascondimento di essa. E come la-ltheia la verit - secondo la filosofia di Heidegger: manifestare/nascondere. La verit si manifesta e, manifestandosi, si cela allo sguardo del controllo umano su essa, quasi a voler sfuggire anchessa ad una sorta di ulteriore violenza e violazione del suo perimetro sacro. Dunque, tardi. Ma non ancora troppo tardi. Il che non significa adagiarsi sui finti allori delle permanenti transizioni, sempre pi dolci e privi di conflittualit interne, di asperit, trangugiate come gli sciroppi antichi, buoni per ogni colpo di tosse. Pensare soprattutto distinguere. Dunque, distinguiamo, discerniamo, apriamo la partita doppia delle differenze. Zygmunt Bauman ha parlato di interregno, citando Antonio Gramsci, dunque di un periodo storico descrivibile come un gi-e-non-ancora. Un mondo sia in frantumi, sia fin troppo iper-proceduralizzato, in preda ai sussulti, non soltanto dei mercati finanziari e delle agenzie di rating, ma anche delle infinite transizioni di cui abbiamo ragionato sopra. Un tempo in cui il privato e lo psichico diventano prolungamenti di flussi interconnettivi non immediatamente spendibili in politica e nellambito culturale. Non esiste pi, cos, la facilit alla traduzione dei linguaggi ancora una volta di gramsciana memoria -, perch ogni linguaggio disciplinare fragile e iper-procedurale, protocollare allennesima potenza, appare tanto debole, tanto incatenato a schemi rigidi, che, in quanto tali, sembrano forti, ma sono soltanto e sterilmente gabbie dacciaio. La caratteristica di questa modernit tardiva che la velocit di cui parlava Calvino nelle sue lezioni americane non
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data come visita degli di ulteriori, ma come stress tossico e tossina del pensiero, svuotato dalle infinite manovre di multitasking e sincronicizzazione virtual-interattiva. Non , questa, la morte dellintelligenza umana, la condensazione di un modello tossico, che necessita di un depuratore interno, e questo depuratore non pu che passare attraverso la ricerca libera dei singoli e, dunque, attraverso lanima. E un fatto spirituale, non meramente culturale: anche qui, saggiamo la profonda differenza con il 900. (La cultura , invece, di per s un fatto integrale umano e spirituale). Lideologia come ideo-logia, cio discorso su un mondo astratto da realizzare come modello assoluto contiene in s una duplice carica tossica: a) il platonismo, ossia il predominio del Modello sulla Realt; b) la distorsione cognitiva che produce anche tossicit psichica, malattie mentali e tic intellettuali assai prossimi alla paranoia. Il che non deve scandalizzare: luomo normale il ritratto, spesso, del serial killer. Non che dobbiamo stigmatizzare i ferventi adepti delle ideologie, tra i quali annoveriamo fior di geni, non questo il punto. E vero quanto osservato da Hillman: Quanti di noi esibiscono tratti di personalit paranoidi: siamo rigidi, sospettosi, ipervigili, seriosi e pieni della nostra importanza, eppure ci sono stati risparmiati deliri e rivelazioni. Sindromi e persone possono sovrapporsi, ma non coincidono necessariamente13. Rimane, tuttavia, il fatto che ogni vero pensiero costitutivamente non-paranoico. La paranoia come rivela il Teeteto di Platone annienta la ragion critica e allontana inesorabilmente luomo dalloggetto della sua ricerca. Del resto, poi, ogni atto paranoico finisce, poco o tanto, per creare il suo oggetto ed elevarlo a cifra dellintera realt: dunque, nessuna paranoia produce concetto, ma nessuno di noi alieno dalla paranoia. Con questo senso del limite, si ricerca umilmente la verit, riaggiustando, di volta in volta, la mira. Andando avanti per tentativi ed errori. Nella storia degli errori che conducono alla verit, la paranoia ha un posto preciso. Perch essa parte integrante della illustre e variegata battaglia per la conquista dei significati o, per meglio dire, per il riconoscimento dei significati. Infatti, la rinascita
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La vana fuga degli di, Adelphi, Milano, 1991, p. 61.

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spirituale, di cui abbiamo tratteggiato i contorni, legata al singolo e allindividuo, perfino ai suoi limiti psichici, senza escludere latteggiamento paranoico, per certi versi latteggiamento principe delle distorsioni cognitive. Queste distorsioni spesso agiscono come effetti che potremmo definire non intenzionali. In altre parole, esemplificando: si pensa di arrivare dritti allo scopo, poi il percorso si avvita e, alla fine, si capisce di aver raggiunto, con fatica favorita dallazione gratuita degli di, la meta. Non , dunque, di obitori e cimiteri fase 1 e 2 della decadenza ultima, in sostanza che dobbiamo parlare; si tratterebbe, ancora una volta, di una strategia della rassicurazione alla rovescia. Ci che lancia lindividuo nella disperazione lopposto speculare e figlio della stessa menzogna demonica dellottimismo eudemonistico, un tanto al chilo. Non dobbiamo ricavare alcun sentimento di decadenza, n pensarci post, postumi rispetto a tutto quello che pretendiamo sia alle nostre spalle, una volta per tutte. Dobbiamo, invece, recuperare e valorizzare, nel presente, tutto larsenale necessario alla rigenerazione di una razionalit vivente e di uneducazione alla libert generativa. Dobbiamo farlo tra le rovine, ma senza la fascia nera al braccio. La lezione della generativit primaria proprio legata al superamento della sterile e infantile dicotomia pessimismo/ottimismo. La realt umana si estende per lintero arco esperienziale che va dalla libert liberanda alla libert liberata. Allora, dobbiamo, in altre parole, sfuggire al suicidio della modernit14. A quel punto zero del sistema cerebrale e intellettuale che assapora i momenti della fine come un cocainomane, ossia in uno stato alterato e privo di freni inibitori, con dentro i sensi una pulsione auto-distruttiva spacciata per libert. Le modalit del suicidio sono tante come tante sono le tipologie dellessere umano. La partita da giocare, allora, ha a che fare con la vasta e incalcolabile gamma delle caratteristiche dei singoli, che sono, s, soggetti alluniversalit del genere umano, ma, nel contempo, sono lazzardo della singolarit che non teme llea degli di. Che il singolo sia uni-versale: ecco la sfida: uno e uniersale. Unico e in-con-per tutti. E, questo, uno sforzo integrale e integrato della persona. Integrale: perch riguarda tutti
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Cfr. Raffaele Iannuzzi, Il suicidio della modernit, Cantagalli, Siena, 2008.

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i sensi e le facolt di ciascuno di noi. Integrato: perch si realizza se - e solo se - sia co-generato (e co-generatore) di simboli, idee-forza, spinte e progetti basati su significati universali. Senza che ci bene chiarire equivalga ad astratte pulsioni unanimistiche, nevroticamente rassicuranti e omologanti. Solo il vecchio, come sapeva Pirandello, riesce a parlare al giovane che abita nel suo cuore, al Puer; e ci riesce al Senex (il Vecchio), perch quel Puer (il Fanciullino) non ha mai traslocato dagli alloggi della sua anima, per quanto, in qualche caso, un po impolverati. Del resto, di cosa ha avuto bisogno luomo, da sempre, per vivere come creatura orientata ad un fine? Non vero quel che ha detto Brecht: Beato il popolo che non ha bisogno di eroi. Non cos e la grande narrazione di Joseph Campbell sul mito come base metafisica e spirituale delluomo e sul Viaggio delleroe lo spiega bene. E impossibile che un popolo non abbia bisogno di eroi. Se non ci sono, si inventano, ma devono esserci e popolare il nostro immaginario. Let post-eroica la nostra, per una certo filone culturale triste e fa il paio con le passioni tristi. Unet interamente ricacciata nellangolo delle piccole e grandi paure o nelle piccole paure divenute draghi invincibili, la cosa, alla fine, non muta molto la sostanza. In realt, se non ci sono modelli forti di identificazione, difficile perseguire il bene, essere cio dotati di un orientamento certo e sicuro, al di l di ogni scetticismo e paura. Lumanit ha avuto sempre bisogno di eroi. Limitazione delleroe di natura generativa, appartiene al respiro umano e vitale dellio, dunque sana, addirittura terapeutica, proprio perch non dettata dallinvidia, ma dallemulazione. E trascinata dal desiderio, non strappata via dal rancoroso affanno per unesistenza frustrata da redimere a spese degli altri. Ma questa pedagogia eroica, a un certo punto, incontra altri due archetipi narrativi e, in fondo, anche etici. Il primo il fanciullino: in ognuno di noi vive un bambino, che forse la parte migliore di noi, capace ancora di stupirsi e meravigliarsi. La verit nasce dallatteggiamento del fanciullino, che si lascia stupire, come spiega Aristotele allinizio della sua Metafisica. E latteggiamento originario di ogni scoperta e anche della stessa filosofia. Nella nostra modernit tardiva, ancora pi bisognosa di modelli ai quali ispirarsi, il cuore delleroe
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incontra il cuore del fanciullino. Un grande incontro, anchesso generativo, di base primaria, originaria, strutturale, paradigmatica. Poi c la seconda figura archetipica: il martire. Colui che sacrifica la sua vita per coloro che ama. Martire significa testimone: la pi grande testimonianza del nostro grande s alla vita intuito, nella sua poderosa e dionisiaca grandezza anche da Nietzsche lamore. A-mor: senza-morte. Donarsi equivale a ri-donare la vita ad un volto, magari sconosciuto, che, per, nel dono ricevuto, diventa amico, vincendo lestraneit originaria. Gi nel Cantico dei cantici, c tutta lessenza di questa singolare e inafferrabile realt: Forte come la morte lamore. Una civilt che non concepisca la vita come incunabolo della dedizione di s e apertura al mistero grande del martirio, dunque della morte per farsi tutto a tutti, gi un gigantesco cimitero, un affresco catacombale sul quale non agisce alcun tratto consolatorio e redentivo. Non c amore pi grande che dare la vita per i propri amici, dice Ges. E anche: Vi ho chiamati amici. Non dice fratelli, ma, significativamente, amici. Come a dire: il fratello ti dato, lamico lo scegli, ma con quel di pi dato da un vincolo di donazione e di accoglienza del dono dellaltro. Co-generazione pura, infine; siamo, cos, ben oltre lastratto eticismo procedurale e legalistico. Ben oltre le pur nobili generosit e filantropia. E un altro ordine ontologico, reale, e, in pi, un altro ordine del discorso. Un altro lessico della vita. Ecco, leroe, il martire e il fanciullino ci forniscono il vero modello emulativo del mondo contemporaneo e di sempre: il santo. Il santo luomo vero, realizzato. E tutto genialmente inscritto nella formula della piccola via di Teresa di Lisieux, la santa pi moderna che ci sia, a cavallo tra la fine di un percorso e linizio di un altro, assai prossimo al nostro: linfanzia spirituale. Se cadiamo come bambini, ci facciamo meno male e siamo pi a contatto con la terra. Dove c la terra, lhumus, c la vera umilt, e humus vuol dire terra. Con i suoi odori e sapori. La stessa sapienza appartiene a questordine di realt umane e spirituali, perch spere vuol dire appunto gustare: la vita, la realt, lumanit in me e negli altri, il divino che circola nella mia anima e in quella del mio amico, che fa un pezzo di strada insieme a me. Lumilt, come matrice vera della sapienza, la verit del
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singolo. Anche qui dice bene Teresa di Lisieux: lumilt verit. Laltra, la falsa umilt, il suo opposto, frutto del pensiero del demonio, e spira da venti ostili allumano. Con questo apparato tanto denso quanto leggero di segni, simboli e strumenti, possiamo camminare alla ricerca della verit, senza temere lesaurimento delle nostre energie. Anzi, in unottica spirituale, pi ci si addentra nella verit e pi aumentano le energie, anche fisiche. La verit ha una componente erotica e ancestrale: pi la tocchi, pi ti ecciti e cadi una sana forma di dipendenza da essa. In ogni momento sacro, di ogni religione e sapienza, ancor pi nettamente nella fede cristiana, tutto ci evidente. La Bibbia, del resto, ce lo insegna, con le sue figure esemplari, da Mos ad Abramo, per giungere al grande percorso mistico degli apostoli, da San Paolo a San Giovanni. Siamo alla fine di un lunghissimo e, per molti aspetti, indecifrabile periodo di crisi e destrutturazione di simboli e culture. Ora una cosa certa: non possiamo pi permetterci il lusso di trascurare questi processi cos significativi, complessi e stratificati, pensando o di superarli retoricamente con il senno del post o di subirli come sterili retoriche magari eticistiche, come ultimi decadenti fuori tempo massimo alla ricerca dei soliti astratti e algidi Valori. In altre parole: o utilizzando etichette o millantando etiche, non meglio definite. In una dimensione integrale-integrata di ristrutturazione dellio, non basta fare appello ai valori. E un processo sterile e asfittico, denuncia soltanto gli esiti di una drastica cura dimagrante del pensiero, ormai privo di tensione spirituale e intenzionalit progettuale. Di pi: tutto lapparato ideologico e oleografico dedicato allauspicato ritorno dei valori, altro non che unapologia indiretta dellagnosticismo pi radicale e, in ultima analisi, nichilista. Non questa la strada da perseguire per re-integrare la verit nel corpo della vita individuale. La questione dei valori come fondamento della vita attraversa non soltanto la cristianit ma, pi in generale, la cultura moderna. Certo, essa afferra per il bavero il cristianesimo nel moderno. Loperazione castrante certamente legata alla sua riduzione ad una sfibrata filosofia dei valori, magari con un'oncia di spiritualit presa a prestito da qualche manuale di
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pia pratica religiosa. Sull'altare dei "valori", la battaglia della fede gi persa. Ma persa anche la battaglia della vita come apertura integrale e integrata ai significati certi, stabili e inconcussi. Non si d vita senza auto trascendenza e ricerca dei significati e questi ultimi valgono quel tanto che la verit appresa li fa valere, s, ma di per s assai di pi dei valori. Per avere valori, ci vuole il Valore sul quale fondare ogni altra tavola delle leggi valoriali. E questo Valore non pu che attraversare e toccare radicalmente, talvolta brutalmente, la vita concreta e materiale degli uomini. E quel quid pluris che vale al di l di ogni cosa, non una tavolozza di colori dai quali scegliere le tonalit di bon ton a cui dedicarsi maggiormente. E un altro livello ontologico, quello al quale si debba guardare. Pensiamo al pensiero e alla parabola esistenziale del grande filosofo russo Vladimir Solovev, il profeta di un secolo intriso di equivoci ed eresie con esiti devastanti. Egli tratteggia la figura dell'anticristo esattamente come una sorta di dispositivo creatore di valori per il mondo e, in questa griglia di moralit intramondana e utopismi costruttivistici, galleggia e poi naufraga la fede ridotta a mera disposizione aprioristica all'apertura verso l'altro, costi quello che costi, anche a detrimento della verit . Dunque: nellaprirsi senza costrutto e senza griglia intellettuale, lio si indebolisce, illudendosi di incontrare laltro. In realt, incontra soltanto il setaccio delle proiezioni delle sue debolezze, cavate fuori dallo scantinato della sua buia coscienza. Siamo nel cuore dellillusionismo ideologico, che preferisce affondare la corazzata dellIo, pur di portarsi avanti nel lavoro di distruzione della realt umana. Ha valore ci che il Valore universale della vita, e questa realt da ricercare come un assoluto terrestre e trascendente. In un lungo processo coinvolgente il S e i suoi dinamismi di autoregolazione e crescita. Luomo tardivamente moderno ha, invece, bisogno di solida realt, di quel parto concreto che soltanto la nuda terra e la soda sapienza possono consegnargli. Ha bisogno di conoscere per fede. Di affidarsi ad un testimone autorevole che sappia indicargli la strada, concedendo alla razionalit fiduciale almeno un iniziale credito. Per conoscere e conoscersi, non si pu mai partire dal nucleo delle impressioni originarie dellIo, si deve elaborare e rielaborare un paradigma di elaborazione e costruzione di un punto di vista anche ontologico che sappia rispondere a questa domanda: chi sono io? E subito dopo, ecco la domanda epistemologica: come faccio a sapere che io sono davvero io? E dove mi
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colloco come io? Senza questa rete di conoscenze e di processi-relazioni, non c lavoro, come non c carriera, non c management, come, parimenti, non c lavoro dipendente. Non c lIo come tale. E vero quanto segnalato da molti autori: in questepoca, cos pesantemente segnata dal moltiplicarsi dei richiami allio, il soggetto sempre pi debole e incapace di individuarsi come S, motore mobile di generativit, come abbiamo sostenuto fin qui. Anzi. Il fatto stesso che la filosofia dei valori sia di fatto una filosofia di punti, come osserva Carl Schmitt, e letica dei valori unetica di punti, non fa altro che depotenziare e svuotare la corazza dellio, impedendo alla soggettivit un percorso di individuazione di vasta natura simbolica15. E, senza simboli, luomo in bala del suo conato di riscatto dalle cose e dal mondo esterno. Lesito di questo processo, al di fuori di una tessitura simbolica, non sar altro che la deriva ideologica. E, appunto, la filosofia ed etica dei valori per punti , in buona sostanza, unideologia di secondo livello. Non come il marxismo o leconomicismo deterministico, ma quel costrutto mentale che, parassitariamente, si aggrappa ai modelli socioeconomici moderni, onde fornirne unimmagine extra-materiale ed extra-sociale, in chiave di giustificazione dellagire individuale. Si agisce con unetica dei valori e ci segnando per punti ci che vale da ci che non vale, e questo processo si definisce come lunico processo possibile in una societ cosiddetta moderna: ecco lideologia di secondo livello. Ma pur sempre unideologia. Niente simboli, niente fede. Qual , allora, il punto dirimente? Semplicemente questo: l'avvenimento cristiano un uomo che, a un certo punto della storia, si detto Dio - non pu essere ridotto alla ruota di scorta delle ideologie contemporanee e non pu, in pari misura, essere schematicamente inscritto nel codice dell'agire umano, censurando completamente l'origine divina inafferrabile eppure sensibilissima e presente, qui e ora, di Cristo. Con questa dinamica, salveremo ogni frammento di valore e di simbolo inscritto nella vita personale di ciascuno di noi. Sia chiaro: i valori anche come punti - non sono trascurabili nella vita degli uomini, ma non possono essere concepiti come l'alfa e l'omega della vicenda della cristianit e dell'incarnazione come momento di rivelazione del Dio della storia e della vita. L'esito, mediato dalla cultura umana, i
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La tirannia dei valori, Adelphi, Milano, 2008, p. 53.

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valori appunto, non possono mai essere scambiati per l'origine della vita e della libert liberanda (in cerca della sua liberazione) delluomo. In ragione dellautotrascendenza delle facolt umane, la libert, come abbiamo gi chiarito, sempre, in prima battuta, liberanda. Per afferrare il cuore di questa vicenda di liberazione, occorre partire dal basso dellesperienza umana, cio dellincarnazione. In ci, il cattolicesimo si fa intelligenza integrale e sapienza integrante il percorso simbolico di individuazione dellio e della crescita organica e dinamica del S. Per dirla col gesuita Henri De Lubac autore di unopera fondamentale come Catholicisme (1938): il cattolicesimo "confuta salvando", salvando il cuore delle aspirazioni umane e, proprio per amore dell'uomo, incalzando, nel medesimo momento, la libert dell'io ad una pi elevata consapevolezza del disegno divino immanente nella storia. Non sar la terapia tecnica delle parole senza carne a salvare luomo dal suicidio e la modernit dalla deriva suicidaria del nichilismo violento. Per far ci, occorre ripensare interamente il percorso di individuazione del singolo e dellio in una cornice di adesione fiduciale alla verit e in una sfera di generativit accesa dalla fiducia nella trama oggettiva dei significati di volta in volta guadagnati, in un gioco di libert-risposta tanto drammatico quanto affascinante. Con un approccio cos incline alla generativit e centrato sul S e sul processo di individuazione non soltanto psichica, ma anche simbolica, possibile non subire la realt, ma starci dentro con un atteggiamento di adesione attiva. Subire, infatti, equivale a vivere in quel senso di colpa buono a tutte le celebrazioni nichilistiche, a ogni sussulto di auto giustificazione indiretta: Non potevo farci niente, si sa, la vita cos, il mondo oggi impazzito. Il peana del decadente, lanti-pensiero per definizione. Di contro, proprio qui riemerge oggettivamente lidea pasoliniana di una virile e razionale capacit di comprensione, di cui abbiamo ragionato in precedenza. Ritorna anche come intreccio di spezzoni di pensiero laico, agnostico, ma spiritualmente affine al nostro itinerario un nucleo costituito da autori a dir poco eterogenei, se non inavvicinabili, pi precisamente, di autori e opere, da Fritz Perls16 a Robert
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Cfr., ad esempio, Qui e ora. Psicoterapia autobiografica, Sovera, Roma, 1991.

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Bly17; da James Hillman18 a Zygmunt Bauman19; da Alexander Lowen20 a Viktor Frankl21. Non si tratta di una miscela teorica e psicopedagogica buona per ogni occasione, dellabito di Arlecchino che, comunque, a ben guardare, esprime una magia della vita che, comunque, non pu soprattutto oggi, nel tempo del rinsecchimento dellanima - essere trascurata. Non eclettismo fine a se stesso, anche se leclettismo tuttaltro che un ismo da buttar via. Anzi, forse quell ismo minore da non cestinare. Ma si tratta piuttosto del metodo dellintegrazione, in questo caso non riferito agli oggetti o alle discipline, bens ai problemi: sono i problemi, infatti, a dominare nella vita degli uomini, e le discipline e/o gli autori servono, s, ma in funzione della ricerca di soluzioni e originali tematizzazioni di quesiti decisivi, scoperta o riscoperta di aree vitali, comunicative, simboliche ed espressive. E dalla realt che nascono i problemi e - in un contesto di modernit tardiva - questi ultimi non sono gi pre-giudicati e ancor meno risolti, ma costituiscono una pro-vocazione lancinante, alla quale si deve rispondere e replicare, stando alla stessa altezza del punto di partenza di tutto: la vita degli uomini. Hegel comprese fin da giovane che la filosofia era degna di essere coltivata perch e unicamente per questa ragione essa rispondeva ai bisogni degli uomini. E questo approccio che dobbiamo riscoprire, senza avere a cuore e a tema lo spirito sistematico e la costruzione di un sistema logicofilosofico come quello edificato da Hegel. Ma la matrice originaria rispondere ai bisogni/desideri degli uomini -, questa s, che deve essere fatta nostra.

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Cfr. Il piccolo Libro dellOmbra, Red, Novara, 2003. Tra i tanti testi geniali, cfr. Lanima del mondo e il pensiero del cuore, Adelphi, Milano, 2006. Per quel che concerne il nostro tema, cfr. Larte della vita, Laterza, Roma-Bari, 2008. Magnifico e contestuale il saggio Paura di vivere, Astrolabio, Roma, 1982. Alla ricerca del significato della vita, Mursia, Milano, 1974.

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Non uomini vuoti e non come la moglie di Lot: linedito contenuto nelle radici

Non ci siamo arresi al nichilismo violento ed abbiamo continuato a lottare per i significati generativi e per i simboli originari e fecondi, per la fecondit del ventre di una donna incinta. Ma la guerra per creare uno spazio di riconquista di verit, significati e simboli lunico compito delluomo di oggi appena cominciata. Siamo ancora uomini sospesi nel vuoto. Che non di per s una posizione censurabile, anzi. Crisi significa in fondo solo trasformazione. E non c stata una sola epoca storica non segnata, anche profondamente, dalla crisi. Anche la fede messa a dura prova nei periodi di crisi. La storia prova e segna lanima delluomo. Possiamo essere e siamo - uomini di fede, credenti, carichi di aspirazioni trascendenti e cifra simbolica, ma non per questo scampati una volta per tutte alla furia del drago, che tenta di divorarci, a cominciare proprio dallanima. E noi siamo vivi e possiamo dirci tali appunto perch abbiamo unanima. Siamo figli di un mondo perennemente giovane e afflitti, nel contempo, dalla vecchiaia che rischia di trasformarsi in stasi dei sensi materiali e spirituali. Ecco allora che, in questa condizione di Puer-Senex, rischiamo di trovarci sospesi tra la figura degli uomini vuoti (The Hollow Men) creata da T.S. Eliot e la figura biblica della moglie di Lot, che si volta indietro, mentre Sodoma e Gomorra vengono ridotte in cenere da Dio, diventando cos una statua di sale. La moglie di Lot si volta indietro, non accetta di superare il passato ed elaborarlo; non fa che lasciarsi prendere dalla nostalgia e, con ci, si rende pietra da s, si paralizza, anzi come soggiogata dal suo stesso sentimento; cerca la logica del controllo dellansia, della fatica di vivere, assumendo la postura della rassicurazione vacua, e cos svuota lelemento generativo presente nel suo cuore. Non riesce a passare allAltro, verso altro, per un Altro. Passate allaltra riva, ordina Ges ai suoi discepoli, frustrati dalla misera pesca condotta soltanto con le loro forze. E laltro punto di vista, laltro versante della vita, della strada, dove alligna lOmbra, ma, insieme ad essa,
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la necessaria verit, che fa vibrare i cuori pronti ad accoglierla. Sono due le due posizioni in campo: la prima, gli uomini vuoti, di Eliot; la seconda, figura biblica, la moglie di Lot. Gli uomini vuoti. Siamo gli uomini vuoti. Siamo gli uomini impagliati. Che appoggiano lun laltro la testa piena di paglia. Ahim! Le nostre voci secche, quando noi insieme mormoriamo, sono quiete e senza senso (meaningless), come vento nellerba rinsecchita o come zampe di topo sopra vetri infranti nella nostra arida cantina. Citati uno dietro laltro, cos, in sequenza immediata e frenetica, i versi di Eliot rapiscono lanima e fanno strapiombare lintelligenza sopra i dirupi che cerca costantemente di rimuovere: gli uomini vuoti sono accanto a noi, anzisiamo noi. Questa la terra morta. Questa la terra dei cactus. Qui le immagini di pietra. Sorgono, e qui ricevono la supplica della mano di un morto, sotto lo scintillio di una stella che si va spegnendo. E proprio cos, nellaltro regno della morte, svegliandoci soli. La terra morta. La terra desolata. Il niente che alligna, come gramigna, nellanima, e impedisce di attraversare la realt con le domande acute e pungenti, perch tutto gi rimosso e il principio di negazione, gi analizzato da Freud, dominante, il Dominus il no alla vita, per cui tutto paglia. Non nel senso finale ed estremo di San Tommaso dAquino, rivolto alla sua intera monumentale opera: Tutto questo paglia. Qui c limmane umilt del servo di Dio. Luomo impagliato , invece, vuoto e finito, prima ancora di nascere. E lossatura scabra e dozzinale dellinibizione: si cerca sempre di NON fare qualcosa. Di NON accendere i motori, di vivere cio - se di vivere si pu parlare - con il freno a mano tirato. La trazione della
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macchina, ferma. La morte senza neppure lombra del cimitero, perch anche quello inutile, basta il quotidiano stremato dal niente. E quel movimento che impedisce, cos, senza alcuna obiezione proveniente dallorganismo, di vivere gustando gli istanti del quotidiano, come doni e sapori di ulteriori beatitudini. E il motosenza-direzione di chi lavora solo per i soldi. Laddove, per contro, come molte ricerche hanno dimostrato, la condivisione a titolo gratuito e loblazione pura che inscrivono con maggiore efficacia lazione umana nel quadro della produzione. Chi capace di lavorare gratis, anche solo per un breve periodo, e di farlo senza bestemmiare o lagnarsi infantilmente, vedr, in seguito, aperte molte porte di fronte a s. Perch il sacrificio e la capacit di sacrificio una ricchezza di valore inestimabile in unazienda o in un qualsiasi altro luogo di lavoro. Per non parlare poi della famiglia. Nellumano, insomma, non contano le cose, ma conta la relazione tra le cose e lidentit umana si definisce in una relazione nella dimensione del dono. Non importante ci che contiene lo scambio, ma davvero importante il fatto che si scelga di donare senza aspettarsi nulla in cambio. lunica occasione che ha la coscienza per creare qualcosa. E alla fine della nostra vita ci rimarr soltanto ci che abbiamo donato. Benedetto XVI ha attraversato la categoria di gratuit, soprattutto nellenciclica Caritas in veritate, ricavando una messe di significati primari ai quali facciamo riferimento in queste pagine e alle quali rimandiamo. Questa dimensione umana radicata nel terreno dellessere e dellagire. Agere sequitur esse, diceva san Tommaso
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dAquino. Ma vero anche laltro corno della posizione: Esse sequitur agere. Perci le uniche affermazioni sulla verit sono quelle che si basano sulla concretezza dei nostri comportamenti. In questa metafisica dellazione non fondamentale ci che riceviamo, ma essenziale il fatto che scegliamo di donare. Infatti solo ci che doniamo viene creato da noi stesi. In realt, a ben guardare, creiamo solo ci che doniamo. Questo pensiero non solo tipico del Cristianesimo, ma un discorso fatto proprio anche da un pensatore laicissimo come Bataille, secondo cui il dono lunica forma di economia possibile. Questa legge economica mi sembra possa essere estesa anche alla politica della coppia. Quali sono le uniche coppie che rimangono solide? Quelle coppie in cui entrambe le parti non fanno il saldo alla fine di ogni giornata, di ogni mese e dellanno. Chi decide di vivere in modo oblativo, accettando fino in fondo la croce del sacrificio, riesce a ottenere esiti sorprendenti. E, nel cuore delluomo, risiede una misteriosa predisposizione al sacrificio. Osiamo un giudizio: senza dono e sacrificio, non ci sarebbe stata evoluzione. Anzi, levoluzione nella umana non il portato alla delladattamento competizione agonistica volta

sopravvivenza. Infatti, levoluzione nasce nella cooperazione della comunit, come la teoria dei giochi ha dimostrato e come molta teoria politica ha sostenuto, sulla base di esempi storici concreti. Insomma, il dono lelemento fondativo. Luomo non pu prescindere dallamore che ha in s sempre un orizzonte di eternit e di assoluto. In altre parole, luomo ha in s due
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scintille del divino: leterno e linfinito. Quando vive un amore, luomo lo vive in maniera assoluta. Dopo aver gi accennato alla figura delladolescente vecchio, si pu ora analizzare la situazione odierna tramite lo studio dei figli contemporanei. I figli sperimentano il danno dellimpermanenza del rapporto, perch da piccoli i bambini non hanno vissuto relazioni di attaccamento stabili. E se non sperimentano relazioni di attaccamento stabili, i figli crescono instabili. Oggi c una grande quantit di giovani borderline. Non c bambino che di fronte a due genitori in conflitto non chieda loro di rimanere insieme. Cos come non c bambino con genitori separati che non sogni che i genitori tornino insieme, perch la memoria di uno stato di grazia originale della relazione creativa e creatrice inscritta nella profondit del cuore delluomo. C in ogni uomo una scintilla di divino, a cui si pu sostituire, in un orizzonte agnostico e non credente, la parola evoluzione, ma entrambi - divino e evoluzione - hanno privilegiato lamore. Lamore, inteso come capacit di donarsi anche nel sacrificio, nello specifico dellevoluzione umana il marcker fondamentale dellumano. Oserei dire che si pu parlare di uomini nella storia dellumanit di fronte a tre fattori: la tendenza a seppellire i morti presupponendo unaspettativa di sopravvivenza dopo la morte; la tendenza a raffigurare attraverso rappresentazioni artistiche canti e affreschi su roccia, prefigurando la realizzazione di un evento (preghiera); il culto del sacrificio personale. Questultimo aspetto rappresenta la posizione delleroe e del santo. Quando qualcuno, nel branco, sceglie di donare la propria vita per amore degli
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altri membri del proprio gruppo, allora nasce questo culto. Nessuno ama pi di colui che offre la propria vita non solo per coloro che ama, ma soprattutto per coloro che non ama. Questa lavventura umana, il cuore della posizione umana che spinge un io maturo e consapevole a rompere gli indugi ed a produrre un percorso nuovo. Se pensiamo a molti manager codardi o a nuovi codardi di mare, ci accorgiamo che, se produzione di novit e di ricchezza affettiva e materiale per gli altri non vi stata, la ragione non da addebitare al gap tecnologico o ad altri motivi puramente esteriori e strumentali. La ragione insita nel cuore di chi molla la presa e si perde, senza pi accettare la necessit della decisione per lesistenza. Vale per tutti, non vedo perch non dovrebbe valere per i manager, considerati marziani o extra-terrestri, figli di divinit superiori, ma in realt uomini come tutti gli altri e capaci di grandi cose o di grandi cadute a cagione del tasso di verit e di ricerca dei significati giacenti nel proprio orizzonte di vita e nel proprio S. Vale anche per chi si sposa solo per sistemarsi o per stare in qualche ruolo. E, questa, pi in generale, la ritualit stagnante di chi non pensa, per paura delle conseguenze di questo atto tanto originario lunico eversivo, insieme alla preghiera quanto barbaro, incontrollabile, speciale e singolare. Di chi non pensa e di chi non agisce, affermando concretamente la verit in cui crede e per la quale disposto a dare la vita. Senza verit, non c ricchezza. Materiale e immateriale. La verit dovrebbe essere inclusa nel non meglio definito parametro del pil. Ma la verit non si misura (?). Forse, chiss, sarebbe bene pensarci adeguatamente, perch chi di verit vive, con verit opera, e ci cambia concretamente le cose. Molti risultati tangibili sono, cos, in qualche modo misurabili. Ma, al di l di questa ipotesi di lavoro, certo che, senza questa mappa della verit e della ricerca dei significati, siamo alla castrazione della singolarit: Cade lOmbra. Non c senno del post che tenga: qui non c nessuno che risponda al superamento, al post. Esempi concreti ce ne son fin troppi: si fanno corsi per stare dove dice il capo, oppure si fa lamore per
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ingenerare in s il furore di un coito che si vorrebbe pervasivo, inscritto nellordine della realt viva. E, questo, il germe della coscienza infelice, senza sapere di esserlo. Senza che nessuno sappia e possa spiegarlo, esprimerlo per quel che realmente . Non leroismo etico e teoretico di Kierkegaard e non neanche la figura descritta genialmente da Hegel nella sua Fenomenologia dello spirito. No, solo la frigida subcultura del piagnisteo, lassolutizzazione della crisi come baluardo e alibi per stare al palo e fare lo spettatore, con il valium della retorica del sacrificio a portata di mano, ormai fuoriuscito da ogni logica della vita sacra e, dunque, tuttaltro che votato al sacrum-facere. A-teismo decadente e senza spinte eversive, una regolare pressione bassa. Tutto qua. Ecco, questa la prima figura da scandagliare e poi rigettare, ma criticamente, perch siamo ormai lo sappiamo duali, Senex-Puer, dunque pensiamo simultaneamente due pensieri. Dobbiamo farlo: et-et. Il pensiero cattolico laura della liberalit del pensare, oltre la crisi e le sue declinazioni ideologiche: et-et. Non disgiuntivo come l aut-aut perch, in questo caso, si insinuerebbe il fumo di Satana, com accaduto nella Chiesa dopo il Concilio, secondo Paolo VI. Lutero l aut-aut inibitorio, dialettico, castrante. Il cattolicesimo, amante della vita, come il Dio biblico, creativamente dialogico, pronto a smascherare la protervia di qualsiasi Super-Io prometeico e arrogante. Il bene della vita sta tutto dentro l et-et. Non c unoncia di confessionalismo in unapertura culturale, antrpologica ed etica che si richiami a questa compresenza di fattori: et-et. Sia lalto che il basso, ad esempio, perch luomo guarda vero lalto, avendo i piedi ben piantati per terra. E la sua natura di uomo a porlo cos nel mondo, il suo specifico essere-nel-mondo. Ecco, allora, che si tratta di riposizionare tutto, ogni azione, anche quella apparentemente pi distante da questa visione, come leconomia e il management, in questa cornice non disgiuntiva e di compresenza dei distinti. E questo il modo in cui il mondo finisce. E questo il modo in cui il mondo finisce. E questo il modo in cui il mondo finisce. Non gi con uno
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schianto ma con un piagnisteo. Poi sopraggiunge la cultura del piagnisteo e rende ideologia senza materia quanto realizzato concretamente da un manipolo di derelitti della storia. Ogni non si pu della storia frutto di questa cultura tossica. Ed tossica come tossiche sono certe persone che fanno come le zecche sul corpaccione del bisonte, succhiano sangue e vita, senza dare nulla. Tossici sono anche quegli ambienti umani, familiari, aziendali, sociali, culturali e politici, non pi in grado di rigenerarsi e riallineare convinzioni e finalit, cos da auto legittimarsi solo nella misura dellultimo badile di terra sulla tomba dellultimo uomo. La plastica descrizione dellatmosfera spirituale del nostro tempo, quello che gli accademici di una volta amavano definire Zeitgeist, spirito del tempo: la (sub-)cultura frigida e parassitaria del piagnisteo. Frequentata da una genia di mordaci mosche cocchiere, di ogni ordine e grado. La crisi inibisce, se irrigidita in schemi e soluzioni precotte, prefabbricate, ad uso e consumo di chi fa il manovratore in quel preciso momento storico. Ma non c democrazia da amare e sostenere, se completamente impastata con questa intrinseca violenza persecutoria. E, poi, chi lha detto che la democrazia debba essere la religione del nostro tempo? Una religione senza pi di eccitati ed eccitanti, valida e protocollare, proceduralmente esatta, come voleva Norberto Bobbio, comunque sia, perfetta: che sia detta sociale, liberale, economica, in questorgia di aggettivi astrattamente qualificativi e privi di carne sostanziale. La via della liberalit cattolica del pensiero verte, invece, proprio sulla ragion critica: i falsi di sono tali, e i falsi fondamenti sono fatti per costruire gli uomini vuoti di domani. Con la complicit di quelli di oggi. Continua la fine del mondo, tra lo spread e il piagnisteo. Un mondo senza pi il Dio amante della vita e con gli di fuggitivi, per dirlo con Hillman, pu anche attribuirsi patenti di progresso democratico, ma rimane comunque incartapecorito nel viscerale annientamento dei sensi giudicanti e vitali: la morte nella pi vasta provetta sociale. Ogni figura ha il suo modo di fare. Il Senex ride non sguaiatamente, con cortesia e rispetto per luomo,
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sempre, ma allunga la mano verso il Puer, che giace nel profondo della sua anima. Al Puer non piace il piagnisteo, perch il Fanciullino vuole vivere e godere dellistante, nellistante, nel qui e ora, rappresenta la possanza virile della generativit maschile, vista nella sua prefigurazione di nascita e contatto sereno e palpabile con lOmbra. E il dionisiaco luminoso, germinale. Nessuna paura: cos il S vince sempre. Il talento adeguato alla vita nasce e cresce nellesercizio, pura poiesi, creazione artigianale, il culto spido e ispirato del pr-blema, della realt che ci sta davanti e che, grazie a Dio, possiamo vedere e toccare. In questo bailamme esageratamente sfigurato rispetto ai candori ideologici novecenteschi, ci d pi a pensare, fornendo materiali per ri-costruire il presente, pi una famosa canzone di Giorgio Gaber, Destra-Sinistra, che centinaia di esami diagnostici prodotti nel laboratorio del nulla: Lideologia, lideologia malgrado tutto credo ancora che ci sia il continuare ad affermare un pensiero e il suo perch con la scusa di un contrasto che non c se c chiss dov, se c chiss dov. Lideologia anche la passione, lossessione della tua diversit che al momento dove andata non si sa, dove non si sa, dove non si sa Qui si tocca con mano lo scarto vero, storicamente determinato, perfino rispetto alla percezione dellomologazione culturale, questultima non pi strisciante o insorgente, come scriveva Pasolini negli anni 70 del secolo scorso, ma, allorigine, lunica strada suggerita dagli pseudo-educatori: lo scenario del totalitarismo soft della modernit tardiva. Il Senex senescente e devitalizzato qui si rinchiude nellospizio dellindecenza antropologica. Finisce tutto con la morte in tasca. Qualcun altro aveva
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detto: avere il sole in tasca. E una metafora pi bella, pi da Puer. Meglio della tecnocrazia stanca e vecchia. Ancora Gaber, la canzone Il desiderio: Il desiderio la cosa pi importante lemozione del presente lesser vivi in tutto ci che si pu fare non solo nellamore il desiderio quando inventi ogni momento quando ridere e parlare una gran gioia e questo sentimento ti salva dalla noia.

E la via aurea di Jacques Lacan, lo psicanalista della resistenza di fronte alle falsi narrazioni gi dette (e per ci cosiddette) post-moderne. Per desiderare e generare desiderare/generare: cos -, occorre avere il duale dentro: Senex/Puer. Desiderare guardare le stelle senza volerle affittare agli impiegati del catasto. Anche se al governo di un paese sempre pi per vecchi. I pi forti dominatori sempre in una comunit che muore. E matematico: vincono loro, il resto gi da buttare. Viviamo, allora, realmente in una societ aperta? Gi porsi questa domanda salutare. E una domanda carica di laica consapevolezza della crisi strutturale di tutti i sistemi di pensiero e di produzione (economica e culturale).
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Le ultime fatiche filosofiche di Augusto Del Noce, un geniale pessimista cattolico, descrivevano la realt italiana, europea ed occidentale come la gabbia dacciaio dei desideri dellanima. Viviamo in un mondo sedicente liberale e, in realt, cos apertamente nichilista: non , questa, unindecenza morale e un affronto intellettuale? Eppure esiste: sotto i riflettori pi scintillanti e sotto i nostri occhi distratti, ormai incapaci di percepire, al pi buoni soltanto a guardare, che altra cosa. Eppure Eppure non possiamo negarlo: abbiamo bisogno di un nomos possibile del soggetto, soprattutto in un tempo che vogliamo leggere come afferrato dalla crisi, ma gi oltre la crisi (et-et), in un assetto inedito e forse, per molti versi, ancora inattingibile. Per far ci, dunque, abbiamo bisogno dellarmamentario della singolarit e della voce della verit sottilmente presente nellanima, una voce calda e spesso soffocata. E come un processo maieutico, che chiamiamo generativo e ri-generante. Fa parte di un corollario speriamo efficace, che non trascura di considerare le gesta dei nostri contemporanei, che vanno a farsi le vacanze nei monasteri tibetani pur di riacciuffare uno scampolo di alterit rispetto al gorgo nichilista che, da uomini vuoti (talvolta, malgrado le loro contrariet), vedono e vivono, ogni giorno. Daltra parte, si ri-genera solo ci che giace nel luogo caldo dellanima: la lezione dei Padri della Chiesa. Lo dice bene Jung: Un essere dotato di anima un essere vivente. Lanima la parte vivente delluomo, ci che vive di per s e d vita; se Dio ha soffiato in Adamo un soffio di vita perch potesse vivere. Con astuzia e con giocoso inganno, lanima attira verso la vita lindolenza della materia che non vuole vivere. Fa credere alluomo cose inverosimili: affinch la vita sia vissuta22. La mistica nasce da questa scaturigine, da questa sorgivit. E la mistica leffusione dellanima del singolo che aspira ad incontrare il suo Dio. Il Dio vivente, non lidolo del foro ideologico dei cattolici militanti o dei fans di un Moloch elevato a regolatore della societ e della vita privata. No, la mistica il cuore di ogni fede e la mistica cattolica il cor ad cor loquitur di cui parlava il Card. John Henry Newman. Il
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Gli archetipi dellinconscio collettivo, Bollati Boringhieri, Torino, 2011, p. 47.

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pensiero del cuore presente in questo itinerarium mentis in Deum, che, stavolta, si collega allitinerarium cordis in vitam. Se pensiamo allopera di Hillman, un maestro pagano antico e moderno ci fa molto modernit tardiva -, che muore lucido fino alla fine e con la serenit e la volont di essere tale, senza rimpianti e senza bestemmiare contro le divinit cos a lungo frequentate, rivediamo di fronte a noi molta potenza individuale e perfino qualche significativo tratto di santit laica. Nel suo libro, Il codice dellanima, si vuole dimostrare, ad esempio, contro le posizioni di una certa psicologia, dai comportamentisti skinneriani a Freud, che noi siamo ci che siamo in base a infinite variabili dellAnima. Ma che ciascuno di noi sarebbe lemersione potente di un principio di individuazione individuale e universale misteriosamente inserito in lui. Per cos dire, un Archetipo personale. Un po come la cresta di unonda che si alza da un oceano generale e che ha la sensazione di essere unentit mentre altro non che lemersione di un tutto olistico da cui emerge lillusione del soggetto. Tale illusione, del soggetto, sorgerebbe anche con unentelecheia forte, una finalit ultima assoluta, un destino ineluttabile. Se quercia, sar ghianda e tutta la vita sar alla ricerca di quella ghianda. Quando Kissinger, uomo di potere, forte, violento, duro, capace di ordinare bombardamenti in Vietnam, di fronte al quesito di cosa avesse provato da bambino ebreo in una fase della storia in cui iniziavano le persecuzioni razziali e il nazismo, disse, con paura: Sapevo che quelle cose non sarebbero state cos importanti e, quindi, non ho avuto alcun trauma infantile. Mi sono mosso con decisione sulla base di unonda e di una spinta profonda che mi muoveva verso qualche cosa che neppure io sapevo, ma che era gi dentro di me. Egli intendeva verosimilmente, secondo la prospettiva hillmaniana, questo qualche cosa, questo quid di individuale, sprigionante dal potere del singolo, misterioso principio di individuazione, traslato, per, in una dimensione collettiva. In uno spazio che potremmo definire come legato alla tradizione, alla forza potente della memoria, che pu permetterci di ricercare le tracce del nostro futuro nella cifra del nostro passato. Il nostro progetto radicato nellidentit delle radici. E il tema della modernit tardiva: il Senex cerca il Puer e
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questultimo sa di non poter/dover procedere senza la sapiente pregnanza del primo. Una circolarit misteriosamente presente nelle circostanze della vita dei singoli e che, in qualche modo, lancia in avanti il processo di individuazione. Un percorso da affrontare con il duplice e apparentemente contraddittorio senso della libert obbediente e della libera obbedienza. Siamo tutti esposti al nostro destino: ecco la misura del mistero e della crescita umana. E questa, in fondo, anche la dimensione tradizionale appartenente allesoterico. E di tutti i racconti dellapocalisse, di cui sono piene le pagine dei giornali. Talvolta sono apocalissi da gazzettieri e pur tuttavia anchesse documentano un tormento e unestasi non decifrabile con le mere categorie del raziocinio pallido, astratto, cartesiano. Quando poi si vogliono definire le radici di qualcosa o di qualcuno si costruisce una grande mitologia e mitopoiesi sul dove si va. Tutte le conoscenze esoteriche e mistiche occidentali si fondano contemporaneamente, e ci a partire dal conosci te stesso della tragedia greca e delloracolo di Delfi, e dallethos scaturente da questa visione, che ha come obiettivo la lotta civile contro la - larroganza del dominio umano nei confronti della realt e perfino del divino - e laffermazione dello spirito apollineo sullo spirito dionisiaco. Re-impadronirsi del mito di fondazione evidentemente un elemento forte che consente di conciliare con uno sforzo lOccidente nascente e rinascente in molteplici forme e figure ci fa parte del profilo mitografico e storico-genealogico dellOccidente -, oggi quasi posseduto da un demone che nega ogni limite. Ma il limite viene poi posto dalla storia e dalla realt nel suo stratificarsi incontrollabile e non manipolabile da pianificazioni ideocratiche. Forse stiamo parlando, per, di una cifra archetipo, difficilmente sradicabile. E destrutturante, questa cifra, e pur tuttavia non sradicabile: il daimon interno un demone che non si arrende. Come il diavolo, la grande individualit, gi descritta da Freud in un geniale saggio su un caso di nevrosi demoniaca23. La singolarit umana impastata fin dallorigine con il demone, il diavolo, colui-che-separa ( questo significa: separare): saperlo favorisce lascesi dellintelletto e dellanima.
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Una nevrosi demoniaca, Il Notes Magico, Padova, 2010.

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La dimensione misterica il portato di un assoluto che si incarna nella storia e, in ultima istanza, si fa mistagogia, ovvero percezione concreta e spirituale della vita. Nessun uomo cos concreto come l uomo spirituale, secondo linsegnamento di santIgnazio di Loyola, grande contemplativo nellazione. E questa in fondo la stessa percezione dei Padri della Chiesa, dei Padri Greci innanzitutto, di SantIgnazio di Antiochia e dei Padri Cappadoci, di Origene. Ecco, questa dimensione rilancia la laicit della ricerca, perch non vi mistica pura che non sia fecondo incunabolo della laicit. Certo, ognuno di noi ha identit diverse (che non vuol dire multiple) e ci ci espone ad un rischio che deve essere circoscritto attraverso leducazione alla communio o comunionalit, allespansione dell homo communis, che si incunea tra le pieghe della vita, come singolo, aprendosi, nel contempo, allaltro. Lio-in-relazione. Anche la ricerca sinergica sempre spirituale, questa sinergia, comunione di energie di un comune destino espone al rischio della ricerca, ma anche dellobbedienza paradossalmente legata alla libert. Schivando lastratta e costruttivistica futurologia, potremmo dire che la ricerca di unidentit forte nella dimensione della mistagogia e della tradizione religiosa (un linguaggio di comunione, non dimentichiamolo mai) la vera bussola da seguire. Il nichilismo uccide il Puer in culla, mentre il Senex non ha pi il tempo di versare calde lacrime. Non si vive e si muore per il pil. La profezia nella storia umana stata sempre, pi che previsione del futuro o divinazione, lirrompere delle trascendenze tra il popolo e i suoi travagli. I profeti di Israele o il Virgilio della IV Egloga evocavano radici, magari affabulatorie, del passato, per fondare il presente, piuttosto che pretendere di segnare il futuro. Qualcuno ha detto, non sbagliando, che il modo migliore di prevedere il futuro prepararlo. A questo livello che apre laicamente nessi imprevedibili, anzi inediti -, il liberale Popper che ha fatto dellazione progettuale libera e creatrice, quindi generativa, il paradigma della sua societ aperta, si avvicina quasi naturalmente al teologo cattolico Balthasar, che pensa il tutto nel frammento. Ossia lassoluto totalizzante nella singolarit specifica. E, forse, questa la genealogia
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concreta della libert come scaturigine della verit dinamica che rende libero ogni uomo. Abbiamo, cos, gi nelle cose il contatto originario e, insieme, la differenza con la moglie di Lot: la pietrificazione, la fissit, la rigidit nevrotica della paura di vivere. La ripetizione morte. Chi non ascolta il fluire della vita nellanima, irrigidisce i suoi disturbi, anche psichici. Non un caso che, in un mondo cos sopraffatto dalla tecnica e dalle soluzioni facili, la psiche degli uomini sia cos disturbata e sottoposta a violente espropriazioni di senso. E lesito del nichilismo sul versante antropologico. E, infatti, il nichilismo che nega violentemente la ricerca di verit delluomo, che nega alla radice che la verit esista, che la verit, la sua assenza, possa essere perfino causa di nostalgia; come anche lassoluto ingenera nostalgia, perch senza metafisica e trascendenza lio si riduce a pulviscolo di materia soggiogato dai leviatani ricorrentemente foraggiati dalle globalizzazioni elevate a deit senzanima. Cos non emerge la domanda cruciale, espressa con sincerit e rara spontaneit da una psicanalista di orientamento junghiano, Maya Liebl: E che cosa ostruisce alluomo la sua capacit di vivere con Senso?. E, poi, sulluomo, con enfasi sullaspetto evolutivo gi richiamato sopra: Egli in perenne evoluzione. Quali sono le cause di malcontento generale? Vengono sempre citati rapporti, sia su un piano individuale che su un piano collettivo24. Benedetto XVI ricorso alla figura biblica di Lot, alla sua fissit come esito di un rincorrere le paure - il voltarsi indietro, con la distruzione della citt diabolica, a simboleggiare la catastrofe dellumano segnato dal peccato e dal male, dallinsignificanza - perch la verit dinamismo, e negare la vita (fissando la morte, cosalizzandola, oggettivandola) include la nevrotica rincorsa al nascondimento, alla sindrome del piagnucolare stentoreo di fronte alle asprezze della vita. Deve sempre esserci qualcosa di eroico nellesistere, nel vivere e con-vivere, altrimenti lo stress soggioga la psiche, lOmbra si tramuta in mostro divoratore e non si appalesa, invece, come spazio di ri-nascita e positiva individuazione, dunque libert
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Il senso nella psiche, Belforte Editore Libraio, Livorno, 1985, p. 49.

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liberata, come abbiamo sopra tratteggiato. Ma sia chiaro un punto: il Moderno costellato di eroismo e di vitalit, anche barbara e generativa. La ritroviamo anche in molta psicanalisi e, ad esempio, nella bioenergetica di Alexander Lowen. Un passaggio la documenta perspicuamente: Il fallimento ha sempre avuto un effetto positivo su di me, stato il mio migliore maestro: mi ha costretto a fermarmi e a considerare il mio comportamento autodistruttivo. Mi ha dato la capacit di cominciare da capo con tutta la vitalit e lentusiasmo che comporta un nuovo inizio25. Entusiasmo parola magica. Vuol dire stare nel flusso di Dio, pura energia mistica che traduce in energia fisica, muscolare, psichica e intellettuale. La strada delleroe. Il viaggio delleroe. Questa posizione non sterile ideologia vitalistica, il palpito vitale e generativo dellio sano e ribelle di fronte alle catene che il nichilismo violento di oggi ci mette addosso, facendole passare per pietre miliari della cosiddetta libert. Non c vita senza eroismo generativo. Prima o poi, sarai chiamato a dare ragione della tua speranza, qualunque essa sia, e quello sar il tuo campo di battaglia, il culmine della tua individuazione come uomo e persona. Senza lo stress positivamente assunto come pungolo della vita e del coniugarsi fecondo degli istinti e delle passioni, la vita diventa la terra desolata di Eliot o il luogo della mancata condivisione, il Partage, di cui scrive Edmond Jabs: C tutta la notte da attraversare per approdare al mattino. Lottare contro tutte le ombre, senza affrontarle, ma assumendole su di s. Aggirare abilmente la difficolt. Eludere le loro manovre26. La strategia della crescita per assunzione di continue responsabilit, in modo libero e personale, con la leggerezza tipica del saggio o addirittura del sapiente: la verit si deve prima amare, con limpronta quasi ludica del Puer, infine accostare, per poi lasciarsi ri-generare da essa. La moglie di Lot lantitesi di questo dinamismo generativo, il tentativo diabolico di fissare nevriticamente la realt, voltandosi, girando le spalle al presente e al di-fronte, a ci che compare come segno e cifra del mistero e della vita: sembra la scena di molti deliri contemporanei, in cui la parola della
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Paura di vivere, Astrolabio, Roma, 1982, p. 215. Il libro della condivisione, Cortina, Milano, 1992, p. 23.

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retorica esterna, prodotta dagli opinionisti e dai predicatori daccatto, in realt non fa che rafforzare il delirio stesso. Un circolo vizioso. La trappola dellideologia stanca del nichilismo gaio, avrebbe detto uno scrittore vulcanico come Testori. Un caso di ideologia senza pi storia e progetto: solo mentalismo insano. Appunto: la moglie di Lot, irrigiditasi nella mossa del controllo esasperato della realt, senza amore per le sue contraddizioni. Una sorta di strategia della rassicurazione declinata con strategia malsana. Il trucco non funziona, la storia non si ripete: limmagine fissa non pi limago Dei. La morte della vita dovuta alla pulsione inibitoria. E linibitorio contro il generativo. Noi reggiamo le armi del generativo, come luogotenenti disciplinati, nel crocevia della disputa sulla vita e sulla morte, la nostra permanente guerra contro il solito abbandono al nulla cosificato. Non stiamo n con gli uomini vuoti, n con la moglie di Lot. Ma la fatica del cammino che ancora ci aspetta non solo mera fatica del concetto, come Hegel lintendeva. E il travaglio del parto, come la generativit impone. Il travaglio del movimento permanente del pensiero che concreta il metodo del suo approccio al reale facendosi guidare dalloggetto e non da unIdea da applicare alla realt. Come scandito dal pensiero-movimento di Emmanuel Mounier: Ho sempre pensato che dovremo durare, in virt del carattere organico dei nostri inizi: dalla terra, dalla solidit, che deriva necessariamente un parto pieno di gioia (ci stato mosso il rimprovero di non avere ancora costruito abbastanza) e il sentimento paziente dellopera che cresce, delle tappe che si susseguono, aspettate quasi con calma, con sicurezza (tranne lo sconforto dei giorni dangoscia)27. Dunque: Occorre soffrire perch la verit non si cristallizzi in dottrina, ma nasca dalla carne28.

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Lettere sul dolore, Rizzoli, Milano, 1995, p. 39. Lettere sul dolore, cit., p. 40.

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Seconda parte: Leggere i segnali nel sistema-mondo

Psico-mistagogia rigenerazione

simbolica

spirituale:

il

territorio

della

Da che parte ri-cominciare, allora? Intanto, una verit, spesso censurata, per le ragioni sopra accennate: la vita pi segmentata e definita da spirali che da rette. Essa ha pi a che fare con la vocazione che con la convenzione, con tutto il rispetto che si deve ai riti e ai rituali sociali, associati a quello strano stratega dellinsolito e dellapparente casualit che Jung chiamava inconscio collettivo. Alla vita non appartengono le magnifiche sorti e progressive, perch gi di per s il progresso un mito intriso di ideologia, come dimostrato da un filosofo come Gennaro Sasso. Se poi ad esso facciamo fare le cose che non pu fare, come governare lidea stessa della vita individuale, con le sue contraddizioni, i saliscendi, le dicotomie e malattie (sempre ri-generative, perch i sintomi sono le visite purificatrici degli di), allora cadiamo nel gorgo dellestraneit allumano, nel dis-umano, nellalienazione pi oscura. La storia non segue il progresso, ma sceglie le faglie pi contraddittorie per generare realt pi grandi: la lezione della filosofia della storia. Il filosofo della modernit per eccellenza, Hegel, parlava di astuzie della ragione, di moti e modi appunto non intenzionali, e per ci non prevedibili, per condurre lumanit verso il meglio, facendole affrontare linferno delle circostanze non controllabili. La teologia della storia affonda ancora di pi il colpo: Dio apre il cammino alluomo attraverso il male, affinch egli possa giungere, navigando nelle contraddizioni e nel peccato, al bene. E SantAgostino a spiegarcelo e molto pensiero cattolico e religioso si affaticato su questo problema, che poi il problema del male delluomo e delle conseguenze sugli altri e, dunque, sulla materia
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viva della storia. Ecco, la vita individuale, dellanima appartiene pi al regime delle contraddizioni e di un ordine superiore da realizzare, attraverso un percorso fatto di faglie e scarti, piuttosto che allideologia delle magnifiche sorti e progressive, secondo la quale alla tesi segue lantitesi e, con un triplo salto carpiato (indimostrabile, per altro), si raggiunge il paradiso in terra della sintesi. Non realistico, questo processo, soltanto un prodotto mentale e giace nella testa degli illuminati e dei tecnici che, infatti, sembrano pi funzionari del catasto che esseri abituati alla ricerca della verit, fissi e irrigiditi nello schema, nella funzione e nel copione. Invece, nella vita vissuta come vocazione, la funzione e il ruolo, che pure esistono, sono lesito di un percorso lacerante e contraddittorio generante pi un metodo che una risposta rassicurante. Il metodo spesso conta pi della risposta: del resto, metodo, in greco, vuol dire proprio percorso. Dunque: vita. C molta sana razionalit in tutto questo, ma non una razionalit tecnicistica e procedurale, volta a trovare una casella agli elementi che sfuggono alle regole dellordine del potere linguistico e sociale. Si tratta della coscienza della realt nella totalit dei suoi fattori, direbbe Luigi Giussani. Una visione e una consapevolezza dei processi, un approccio aperto, una razionalit aperta, per dirla con lepistemologo Edgar Morin: alla vita appartiene lapertura della ricerca e la ragion vitale, non il programma Excel per le spese e larchiviazione dei dati. Dopodich, anche l Excel ritrover il suo giusto ordine, la sua specifica funzione, in una cornice di ri-orientamento delle funzioni allinterno di un mondo di significati consapevolmente consaputi. In questa cornice, le apparenti banalit degli eventi rendono ancora pi netti gli scarti tra il mondo interiore e gli sviluppi culturali, antropologici e sociali, i riti pubblici: ma tutto si gioca, in realt, nellinsieme del vivere e del con-vivere. Dunque, del generare e co-generare. Quella specifica modalit di essere-nel-mondo che Ortega y Gasset definiva ragione storica si lega oggettivamente allesperienza personale, individuale, del singolo, che cerca e ri-cerca la verit di s e del mondo e, dunque, deve innanzitutto riappropriarsi dei propri pensieri. Cio di quel cumulo caotico di idee, relazioni e sentimenti affastellati nella sede sua propria che, nello
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spazio del sistema limbico dedicata alla memoria, vale a dire lippocampo, con le sue connessioni con la corteccia prefrontale, che svolge delicate funzioni deputate alla decisione, alla pianificazione ed alladattamento alle nuove situazioni; il tutto, alleandosi plasticamente con l amigdala, la preziosa sede delle emozioni, la parte del cervello che governa soprattutto la paura. Il cervello dotato di questo ordine, in qualche modo gerarchico, di stratificazioni interne e pu, quindi, allearsi con lo spettro delle varie e originali situazioni concrete della vita, governandole mai come un dispotico Grande Fratello e recependole come indizi di generativit e libert del singolo. La mente , infatti, neuroplastica, co-generatrice di vita e vissuto relazionale, e ci fin dallorigine dellumanit. La neuroplasticit della mente un aspetto generativo e co-generativo della vita. Dunque, della libert umana. Richiama direttamente laspetto anti-ideologico della vita, che si presenta sempre come un luogo generativo e co-generativo, tutto da scoprire e interrogare. Richiama, infine, la funzione della memoria come genius loci della vita. Il genius loci lessenza, lanima divina che abita un luogo concreto, determinato, come concreta e determinata la vita di un singolo, di una persona. Letimo della parola individuo si appella alla vocazione di unicit del singolo, perch esso in-divisibile, unico e insostituibile, non si pu perci sostituire come fosse il pezzo di un ingranaggio meccanico, di quelli che, da piccoli, vedevamo sul tavolo da lavoro degli artigiani, oppure nei laboratori delle scuole tecniche. Non esistono elementi sovrapponibili nella realt dei singoli, il ciascuno non mai ognuno, ma sempre il mio e il tuo: unicuique suum, a ciascuno il suo. La vera soluzione umana, pura, semplice e integrale del problema della giustizia, consiste non tanto nella redistribuzione di risorse in pari misura ad ogni individuo, quanto nelleccezione alla regola della redistribuzione, secondo la quale ognuno cos singolarmente se stesso da meritare quanto la sua libert generativa sar in grado di fornirgli. Non il bisogno a decidere, qui, ma la scelta di vita, il rischio, lhabitus alla virt di essere se stesso nel rispetto degli altri. E il mondo della liberalit sacra ucciso dai leviatani totalitari, che, alla fine, hanno prodotto nuove caste di
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predoni, padroni dei singoli come nel passato, arricchitisi sui corpi dei popoli senza speranza: legualitarismo di stato produce sempre violenza ineguale sui corpi dei singoli. Il totalitarismo parla sempre la lingua della giustizia e delleguaglianza, anche alla luce di buone, anzi ottime intenzioni, dopodich quel che ne esce fuori la volont generale di Rousseau, ossia lomologazione globale e per giunta spacciata per panacea di ogni male. E la strada degli illuminati finanche quando siano sedicenti liberali: sempre il mondo delle cose a predominare su quello dei simboli. Al di fuori della relazione, anche il mercato soltanto una cosa. E le cose non aiutano a costruire le case della verit e della libert. Sembra un ragionamento astratto, invece coinvolge lidea stessa di mercato, ricchezza, economia, marketing e cultura. Come pu esistere, infatti, una cultura dimpresa che non abbia chiarito il concetto di impresa, interamente determinato dallazione individuale, dal rischio e, dunque, dalla ricerca dei singoli e dalla libert generativa in azione? La vita , nella sua essenza, azione, movimento e divenire, scardinamento delle casematte dei pensieri e delle funzioni, onde gettar luce sulla conditio humana, sul modo di essere e di porsi del singolo nel pi vasto contesto dellambiente che gli dato. Del destino che gli dato. Della storia che deve vivere e, come appare in qualche frangente, sopportare. La vita il vivere consapevole e consaputo, dunque vivere e con-vivere, vivere/attraverso e vivere-per; relazione e decisione per la stessa esistenza, come afferma Luigi Giussani; ma non mai la replica scontata di un format costruito a immagine e somiglianza di un feticcio mortifero e astratto. Quando diciamo vita diciamo vivere, dunque decliniamo in verbo puntuale ogni momento/movimento del nostro quotidiano. E non si pu avere consapevolezza piena di ci che si fa nel qui e ora, nel presente, senza avere una memoria cordiale, umanamente generativa, creativa, fertile come fertile il campo dissodato, ripulito dalle erbacce e dai rovi. Il vivere generativo si lega indissolubilmente alla memoria purificata. Spesso, per congiungere la vita alla memoria, senza che questultima diventi un inferno a ciclo continuo, occorre perdonare. E, questo, un tema non meramente religioso, ma anche filosofico. In sostanza, quando
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diciamo memoria, dichiariamo aperta la partita con il tessuto ancestrale non tanto o soltanto dei vaghi ricordi, ma dellapprensione cosciente e consapevole di ci che noi oggi siamo. Non vi , infatti, memoria senza consapevolezza e selezione puntuale. Separare il grano dal loglio , come ci insegna il Vangelo, operazione di pura semplicit, ragionevolezza e semplicit. La zizzania devastante anche nel vasto campo della memoria. Per ritrovarsi nella memoria, occorre avere un cuore che riconosce le tappe di un percorso e riesce a donare senso e significato al medesimo. Ci lo si pu fare soltanto ripulendo lacqua dalle scorie, senza avere a che fare con i pozzi avvelenati della cattiva memoria. In questoperazione semplice, sebbene non facile -, di grande utilit ed importanza la lezione degli Esercizi spirituali di santIgnazio di Loyola, in particolare quella sezione appositamente dedicata al discernimento degli spiriti. Dunque: ricordare, come ci avverte santAgostino, significa ricondurre la vita al cuore dellio, del singolo concreto, in carne ed ossa, che fa esperienza di autentica relazione generativa e co-generativa. Tutto contenuto nella memoria e lio si declina in quanto essere-con-memoria. Un essere-chevive un essere-con-memoria che agisce anche a partire dalla memoria e, in un certo senso, per la memoria, pro memoriam suam. E lio, questo essere storico e, insieme, capax Dei, osserva sempre santAgostino, e la sua struttura interna, quando sana e gode di compiuta consapevolezza, pro-attiva, vive in funzione di un orizzonte di esperienza che si estende ben oltre la cronaca quotidiana. Un vasto orizzonte di aspettativa (Koselleck). Tra il presente e linfinito, si staglia la presenza dellio, che si dibatte tra mille contraddizioni interne e intende costruire e progettare insieme agli altri: questa la struttura antropologica sana dellhomo faber. Una figura ben lungi dallessere trascesa dai movimenti postmoderni, anzi, ancor pi tematizzabile, oggi, dopo la rottura di tutti gli ordini del discorso novecenteschi. Si cerca, certamente, un altro paradigma di homo faber, non colonizzata dallideologia produttivistica alle nostre spalle, ma neanche divorata dai rifiuti tossici del relativismo nichilistico e radicalmente negatore della possibilit delluomo di conoscere la verit. La memoria ritorna protagonista e deve tornare a troneggiare sul disgregato
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presente. Ci pu accadere a patto di riconfigurare il profilo del ricordo soggettivo, la sua apparente vaghezza. Essa si attraversa e supera con unoperazione strategica e geniale di riflessione consapevole e di attenzione pura. Il singolo veramente se stesso e pu riappropriarsi dei propri pensieri a condizione di usare la memoria come leva della sua consapevolezza. La memoria personale e quella transpersonale, come indica anche la psicologia transpersonale. Vivere in questo mondo senza pi memoria, allinsegna del re-inventarsi in ogni fase della vita, come entrare nel cortocircuito delle sliding doors dei significati, quanto di pi deleterio e devastante vi sia, anche sotto il profilo psichico. Re-inventarsi senza essere-con-memoria come suicidarsi con lo strumento pi alla moda del momento: listante diventa il paradiso artificiale del momento e, in mezzo, c il nulla. Appesi a questo nulla, i singoli ormai in bala delle proprie malattie pulsionali e dei diktat dei commedianti illuminati. Se questo non un totalitarismo soft, allora diteci voi cos. Mentre la riappropriazione dei pensieri del singolo e la riscoperta della memoria sono gli architravi della ripresa di uneducazione alla libert generativa. Un modo efficace del fare anima insieme agli altri, di spostare lattenzione dal proprio ombelico per ricevere nutrimento dal semplice essere degli altri che ci vivono accanto. Lanima non laspetto narcisistico del vivere, come lo scantinato buio e oscuro dei propri lamenti, ma , al contrario, quel tratto non completamente dominato dallio, dunque impersonale, che, per, favorisce la ricerca della verit e la riconquista della memoria come gesto consapevole e condiviso. Questa proposizione pu, ora, apparire astratta, ma, come ogni cosa nella vita, si decliner nella sua semplicit, passo dopo passo. Del resto, il nostro un percorso delineato da una spirale, perch coestensivo alla vita, che ormai lo sappiamo non accetta, n apprezza processi cumulativi e rigorosamente progressivi. Spesso il presente frutto di un apparente primitivismo che non ne vuol sapere di evolvere, n di progredire: ma il processo di crescita diverso dal progresso ideologico. E, anzi, lopposto. Ecco perch si fatica perfino a descriverlo.
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I versi dei Quattro Quartetti di T. S. Eliot descrivono i movimenti del fare anima attraverso la riconquista della memoria:

Il tempo presente e il tempo passato Son forse presenti entrambi nel tempo futuro, E il tempo futuro contenuto nel tempo passato Se tutto il tempo eternamente presente Tutto il tempo irredimibile. Ci che poteva essere unastrazione Che resta una possibilit perpetua Solo nel mondo delle ipotesi Ci che poteva essere e ci che stato Tendono a un solo fine, che sempre presente.

E necessario un lavoro puro, pulito e trasparente in grado di coniugare la verit con lautenticit. La verit senza lautenticit astratta; lautenticit senza la verit narcisistica.

Ecco, per realizzare questa alleanza, necessaria, occorre fare uso di attenzione pura, al grado zero. Lattenzione uno sforzo osserva Simone Weil -, forse il pi grande degli sforzi, ma uno sforzo negativo. Di per s non comporta fatica.
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