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IL POPOLO VENETO

Fondato nel 1921 n.05/2013 www.ilpopoloveneto.it Direttore: Emanuele Bellato

di Emanuele Bellato Il Re della televisione e il Re della rete sono i veri vincitori delle elezioni politiche 2013. Il Pd di Bersani, partito superfavorito, si aggiudica solo la Camera e si lecca le ferite, mentre aleggia lo spettro dellingovernabilit. Ma andiamo con ordine nel fare le prime considerazioni sul voto. Cominciamo col dire che Berlusconi si conferma un animale da campagna elettorale; con qualche promessa populista da mercante di sogni irrealizzabili riuscito per lennesima volta a convincere una parte dellelettorato italiano a dargli la fiducia, annullando cos il gap con il centrosinistra. Sia chiaro, non che gli elettori del centrodestra siano degli imbecilli; sulla loro scelta ha sicuramente inciso positivamente il nuovo atteggiamento antieuropeista, in chiave antiausterit, sfoderato dal Cavaliere, e poi le costanti critiche alla Germania della Cancelliera Merkel e contro il sistema bancario e loppressione fiscale. Per paradosso il Pdl ha assunto una posizione politica molto pi simile a quella delle sinistre radicali europee che ai partiti conservatori, cos come li conosciamo. Dalle urne, esce ridimensionata la Lega Nord che si salva solo grazie all (>>)

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alleanza con il Pdl. Indubbiamente hanno pesato i recenti scandali e il dopo-Bossi, con un Maroni segretario part-time impegnato nella corsa per la Regione Lombardia. Lo stesso dicasi per il segretario federale della Liga Veneta Flavio Tosi. Molto probabilmente il sindaco di Verona, fiero avversario di Berlusconi, ha mal digerito lalleanza con il Pdl e non riuscito ad imprimere lentusiasmo necessario ad un elettorato tradito e disorientato, conquistato dalle sirene di Grillo. Tra gli sconfitti non si pu non annoverare lex Presidente del Consiglio Mario Monti. La sua lista, Scelta civica, prima delle elezioni, anche se adesso affermano il contrario, aveva grandi aspirazioni, poi venute meno con lavvicinarsi del voto. Un misero dieci per cento in entrambe le camere, raggiunto dopo aver governato oltre un anno, dopo lannuncio trionfale di aver salvato lItalia dal baratro finanziario, e che poteva contare sullappoggio dei maggiori leader europei ed il sostegno di importanti esponenti del mondo dellindustria, tra cui Luca Cordero di Montezemolo, ed infine lalleanza con Casini e Fini (non pervenuto). Anche lobiettivo minimo di costituire lago della bilancia, vecchio pallino centrista, caduto poich i pochi eletti di Scelta Civica non saranno determinanti per costruire maggioranze. Passando al fronte della sinistra lo stato danimo non dei migliori. Il Pd, appena un anno fa, poteva presentarsi alle urne con il favore dei pronostici, invece con la scusa della responsabilitha preferito affidarsi al disegno tecnocratico del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano con la strana ed inedita alleanza tra Pd, Pdl, Udc, Fli e labbracciomortale con Monti. Inoltre ha pesato non poco il grande scandalo della banca Monte dei Paschi di Siena tradizionalmente legata a settori della sinistra. Molti elettori, tra le altre cause della sconfitta, imputano alla dirigenza un finto rinnovamento. Con il giovane Renzi molto probabilmente sarebbe andata diversamente, ma con i se e con i ma non si fa la storia e nemmeno la politica. Di certo i 3 milioni di elettori alle primarie hanno illuso il segretario Bersani di avere gi la vittoria in tasca; i democratici si sono adagiati e non sembrano mai essere entrati in (>>)

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campagna elettorale, gestendo un vantaggio solo virtuale, senza fare i conti con una legge elettorale degna del suo soprannome:porcata, che poteva e doveva essere cambiata. Adesso viene il bello, anzi il brutto. Senza una maggioranza al Senato cosa inventer il Pd o il Presidente della Repubblica? Una riproposizione della grande coalizione potrebbe cancellare definitivamente il Pd ingrossando le fila di Grillo, che gi dichiara di opporsi agli inciuci. In molti ripenseranno a quando in occasione delle primarie per la segreteria Pd chiusero le porte a Grillo. In queste ore spopola in rete la frase di Fassino che diceva: Se Grillo vuole diventare segretario di partito, ne fondi uno e si faccia eleggere democraticamente e poi vedremo quanti voti prender. Le ultime parole famose. Sconfitta ancora pi cocente quella di Antonio Ingroia. Rivoluzione Civile, nata a poche settimane dal voto, nonostante lautorevolezza dellex pm di Palermo, si trovata stretta tra la richiesta del voto utile del Pd e la freschezza del Movimento 5 Stelle, molto simile nelle proposte. Inoltre, il progetto dal basso promosso soprattutto da Cambiare si pu e Alba con lapporto di diversi intellettuali si scontrato con le vecchie elite dei partiti componenti il cartello elettorale. Pi che una novit, Rivoluzione Civile stata percepita come una riedizione della raffazzonata Sinistra Arcobaleno. Ma arriviamo al vero vincitore delle elezioni, il Movimento 5 Stelle. Il partito che ha come ispiratore il vulcanico comico genovese Beppe Grillo si imposto come il primo partito italiano con il 25,5% alla Camera e il 23,7% al Senato , superando addirittura lexploit di Forza Italia nel 1994. Grillo spesso dipinto come un personaggio contraddittorio, ma comunque la si pensi, non si pu sottovalutare il suo messaggio di rinnovamento e la sua proposta politica. Allo stesso tempo non si pu liquidare la scelta elettorale data al M5S come un semplice voto di protesta. Il taglio alle spese militari; il reddito minimo di cittadinanza; la lotta agli sprechi della Casta; la scuola, la sanit e i servizi pubblici; lopposizione alla TAV; la battaglia ecologista; letica della buona amministrazione; il rifiuto del rimborso elettorale; se per i professionisti della politica non costituiscono un serio programma di governo, sono comunque proposte dettate dal buon senso. Verrebbe da dire che ha vinto la sinistra senza sinistra. Lasciamoci dunque stupire da questi giovani, non dobbiamo avere paura della democrazia.

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VINCE LINGOVERNABILITA

di Ivano Maddalena Rompo il mio silenzio in ambito politico a bocce ferme e faccio alcune considerazioni. Non far un minimo accenno a percentuali e numeri di seggi assegnati o meno, anche se ci ha valore e la lettura parte comunque da li. Mi limiter ad alcune considerazioni. Non ci sono vincitori che possano salire sul carro del trionfo ma neppure vinti, eccetto alcuni che son proprio spariti dalla scena politica, che far ora fini vien da chiedersi, ma anche altri. Nonostante le forze politiche traggano conclusioni che lasciano basiti, c da dire che nessuno pu ergersi sui piedistalli e sbandierare vittoria. Ci mi sembra da un lato tragico, si rischia lingovernabilit, ma dallaltro un monito ai politici che devono imparare a servire il Paese e finire di godere di privilegi e vantaggi che aprono solchi di ingiustizia di fronte ai quali montata la protesta e qualcuno stato di gi mandato a casa. Ma non ci si deve soffermare a un sterile confronto dellattuale situazione con il recente passato. Un simile voto dice che una buona fetta di italiani vuole e chiede un cambiamento possibile, giusto e che garantisca il bene comune. Emerge chiaro che si chiede alla politica e a chi la vive di rispondere a un bisogno di novit diffuso, di cui non hanno saputo tener conto nei loro programmi i partiti tradizionali. Molti in campagna elettorale hanno affermato di voler difendere linteresse di tutti i cittadini, ma una fetta considerevole di cittadini non ha (>>)

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premiato costoro e neppure chi ha tartassato il popolo nellultimo anno in vista di una salvezza che il risultato di simili risultati mette seriamente a rischio. Il voto ha maturato la mancanza di una maggioranza netta. Ci preoccupante da un lato, perch il rischio ingovernabilit c, ma dallaltro lato abbiamo gi visto come i grandi numeri non sono effettiva garanzia automatica di governo e di un buon governo. Ma una parte del popolo italiano ha memoria corta. Altro capitolo la disaffezione degli italiani nei confronti della politica. Spiace constatare che lastensione ha avuto un suo peso. Chi non vota, si taglia fuori da un diritto sacro santo e dispiace. Che lettura pu avere un simile voto? Il voto di un popolo che, drammaticamente, vive una crisi culturale profonda, una non appartenenza, una crisi morale ineludibile e che viene quasi accettata. La stampa estera assai preoccupata di quanto emerso dalle urne e dalle prospettive cos lugubri che prendono vita nelle menti. La Borsa di Milano ha chiuso molto male e lo spread rimbalzato in alto. Di fatto tutte le Borse, pure quella di Tokio, sono negative e percorse dalla paura, dal timore che il giaguaro non smacchiato sia ancora cos in campo e che dire di Grillo? I mercati hanno paura di Grillo e del suo movimento. Proprio per questo molti ci ritengono un popolo assurdo e inaffidabile. Molti italiani pensano di emigrare idealmente via da unItalia che andata al voto con una legge elettorale oscena, una vera e propria porcata varata nel 2005 e che ci restituisce oggi, dopo il voto, un Senato paralizzato, rischio ingovernabilit appunto. Esito prevedibile e che si sarebbe potuto evitare cambiando per tempo la legge elettorale. Il male sta anche qui. Nel modo in cui andiamo a votare. Occorreva cambiare. Lingovernabilit non da addursi al risultato elettorale di Grillo e del suo Movimento 5 Stelle. La colpa, semmai, dei soliti noti. Molti di loro sono stati mandati a casa dagli elettori, ma ancora troppi siedono in Parlamento. Bersani, Berlusconi, Monti e i loro rispettivi alleati si dichiarano allarmati per il risultato emerso dalle urne. Il Senato privo di una maggioranza ben definita, di conseguenza il Parlamento non in grado di funzionare. Non si mai votato in febbraio poi. Con un tempo inclemente, anche questo prevedibile, che un po ha impedito a molte persone di andare al voto. Non ci sono molti altri discorsi da fare: stiamo attraversando un momento di chiara totale confusione. Incertezza prima del voto, ancor di pi dopo il voto. C di che preoccuparsi davvero. C di che preoccuparsi in quanto smarrita la via della logica del bene comune, di una politica volta al bene e alla promozione del cittadino nel rispetto dei suoi diritti e doveri. Il voto ci dice che monta il malessere rispetto allo stile della classe politica. Voto di protesta, ma ora che un quarto di questi protestanti entra in Parlamento come porteranno avanti quanto detto in campagna elettorale? Auspicabile che i neoletti, coscienti della responsabilit a cui sono chiamati, sappiano dialogare e almeno attuare alcune riforme, in primis la legge elettorale. Utopia? Lo dir la storia dei prossimi giorni.

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VINCE IL RISENTIMENTO CONTRO LAUSTERITA, MA LA SINISTRA E SOMMERSA DALLE MACERIE

di Luigi Pandolfi Le urne hanno parlato un linguaggio chiaro. Chiarissimo, oserei dire. Venti milioni di italiani hanno votato contro lagenda del rigore e le folli misure recessive imposte dallEuropa. Lhanno fatto scegliendo Berlusconi e Grillo, quelli che pi abilmente, pi proficuamente, ancorch da un versante populista, hanno saputo cogliere la portata del risentimento di larga parte della popolazione italiana nei confronti delle politiche di austerit che, nellultimo anno e mezzo, hanno messo in ginocchio il paese. Il paradosso di questa competizione elettorale stato questo: il tema della lotta allausterit, allEuropa delle banche, stato sequestrato dalla destra e dal neopopulismo; stato declinato attraverso il loro linguaggio demagogico, ipocrita, immaginifico. Daltronde non cerano sul mercato elettorale altre alternative. O meglio: non cerano altre alternative avvertite come tali. Si, cera Rivoluzione Civile, che anchio ho votato e provato a sostenere, ma, ora che i giochi sono fatti, possiamo dirlo francamente: gli elettori hanno percepito questa lista per ci che effettivamente era: una sommatoria non amalgamata di fallimenti politici, con un leader certamente rispettabile sul piano umano, ma assolutamente inadeguato al compito cui era stato rocambolescamente chiamato. E poi le mille contraddizioni che ne hanno segnato il profilo, fin dalla nascita. Vale la pena ricordare che i promotori primigeni di un polo (>>)

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alternativo al partito unico del rigore e del ce lo chiede lEuropa, coloro che avevano lanciato lappello di Cambiare si pu, gli intellettuali di Alba, tante esperienze di movimento, sono stati ad un certo punto emarginati, mentre quelli che avevano perorato fino ad un minuto prima le ragioni di un accordo col Pd, partecipando perfino alle primarie della coalizione di centrosinistra (Diliberto e Di Pietro), ne sono diventati i pi influenti protagonisti. Vogliamo parlare del modo in cui si sono fatte le liste? Sono state mortificate le legittime aspettative dei territori, storie personali ed esperienze di lotta, esasperando il sistema delle candidature multiple a vantaggio dei parlamentari uscenti e dei burocrati di partito, peraltro acquattati penosamente dietro personalit, seppure meritevoli di rispetto, della societ civile. Sarebbe stato senzaltro meglio scegliere i candidati della prima fascia seguendo il criterio della qualit e della rappresentativit, sia politica che territoriale, senza contrapposizioni inutili, ancorch ipocrite, tra societ civile e societ politica, attraverso percorsi il pi possibile democratici, partecipativi. Cera il tempo per farlo. E invece no: si interpretato lo spirito del porcellum alla lettera: 4-5 uomini doro, a tavolino, hanno preteso di decidere chi doveva andare in parlamento. Col risultato di ritrovarti lavvocato di Cosenza in Lombardia e il comunista di Ferrara in Calabria, solo per fare due esempi calzanti. Diciamola tutta: i piccoli leader delle formazioni politiche residuali che hanno dato vita a Rivoluzione Civile, fidando nel valore aggiunto che avrebbe portato Antonio Ingroia, hanno concepito la lista come un tram per ritornare in parlamento, ma mai come la via per rifondare nel paese una sinistra nuova ed allaltezza dei tempi. Rimane il rammarico, perch se si fosse partiti con qualche mese danticipo, investendo con convinzione tutte le risorse a disposizione in un progetto di chiara alternativa sia alla destra che ai tecnocrati eterodiretti dalla Bce ed al Pd, oggi forse ci troveremmo ad un altro punto, avremmo certamente sfondato il muro del 4% e riportato in parlamento una rappresentanza adeguata della sinistra alternativa. Insieme al tonfo di Rivoluzione Civile va registrato il naufragio di Sinistra Ecologia e Libert. Altra forza che, da sinistra, pensava di condizionare un futuro governo a guida Pd. I numeri parlano chiaro: il 3% su scala nazionale e la vittoria di Berlusconi in Puglia hanno certificato il fallimento della strategia di Vendola, che, ad ogni buon conto, non pu essere compensato dalla conquista di una misera postazione

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parlamentare. Vendola poteva essere lAlexis Tsipras italiano, il leader di un raggruppamento di sinistra antiliberista, che, in questa tornata elettorale, avrebbe potuto catalizzare una parte significativa del voto popolare intercettato da Grillo e lo stesso Berlusconi. Anche lui, come altri esponenti di Rivoluzione Civile ( Diliberto, Di Pietro, De Magistris), ha pensato, tuttavia, che sarebbe stato meglio garantirsi dei seggi sicuri alla Camera ed al Senato, che cimentarsi in unoperazione pi rischiosa, ma certamente pi importante sul piano politico. Almeno a lui questa operazione riuscita, gli altri, con la sola eccezione di Paolo Ferrero che ha sempre perorato la causa di una Syriza italiana, hanno dovuto obtorto collo ripiegare su una soluzione nella quale non hanno mai seriamente creduto, inficiandone peraltro il risultato. La situazione di ingovernabilit venutasi a creare potrebbe aprire le porte ad un governissimo di cui andrebbero a far parte, nuovamente, coloro che hanno dato vita e sostenuto il governo Monti. Una riedizione della maggioranza ABC. Forse. O forse si potrebbe tornare prestissimo alle urne. Nelluna e nellaltra ipotesi sarebbe opportuno che a sinistra si aprisse una costituente per la formazione di un nuovo soggetto politico, di chiara impronta antiliberista, fortemente critico verso lattuale modello di costruzione europea. Un soggetto, insomma, che possa colmare il vuoto venutosi a determinare con queste elezioni, sottraendo alle forze populiste e di destra la rappresentanza delle istanze di cambiamento che promanano dalla societ. A questo obiettivo dovrebbe concorrere, ovviamente, anche Vendola, prendendo atto dellimpossibilit di far vivere certe idee di cambiamento dentro una coalizione del tutto appiattita sulle logiche di compatibilit euro-finanziarie, dal fiscal compact in gi. Non ci sono alternative. A meno che non ci si voglia arrendere allidea che nel paese che ha conosciuto il partito comunista pi grande e vivace dellOccidente, una sinistra critica tra le pi attrezzate dEuropa sul piano culturale, grandi movimenti per lemancipazione del lavoro, delle donne, non abbia pi diritto di cittadinanza una soggettivit politica che si ponga concretamente il tema della trasformazione dellattuale modello di societ.
IL POPOLO VENETO. Fondato nel 1921 Anno 92 n. 05 / 2013 www.ilpopoloveneto.blogspot.com www.ilpopoloveneto.it e-mail: ilpopoloveneto@gmail.com Direttore Responsabile: Emanuele Bellato . Vice-direttrice: Francesca Monti. Reg. Tribunale di Rovigo Numero 16/04 . Stampa in proprio (28/02/2013). Giornale gratuito. Non riceve finanziamenti pubblici e privati. Esce come e quando pu

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CENTROSINISTRA E M5S, SI PUO FARE?

di Emanuele Bellato Il nostro giornale on line non mai stato tenero nei confronti di Bersani e del Pd. Con rigore ed onest intellettuale abbiamo sempre criticato e denunciato i limiti dellazione politica dei democratici ed in particolare il mancato rinnovamento della classe dirigente. Gli errori commessi sono tanti, tra cui: il sostegno, in sodalizio con il Pdl e lUdc, al governo tecnico guidato da Mario Monti ed etero diretto dalla troika europea, le ripetute aperture ai centristi e lappoggio alla controriforma del lavoro. Questo per il passato. Con lultima tornata elettorale si chiusa unepoca, nuove forze e nuovi protagonisti entreranno in Parlamento e con queste nuove realt si dovr confrontare il Partito Democratico. Non c pi tempo da perdere. Le stesse richieste di dimissioni del segretario Bersani che giungono dai renziani sono, al momento, inopportune. Ben venga invece il dialogo con il Movimento 5 Stelle, rispettando le singole autonomie. In questo senso positivo latteggiamento tenuto da Bersani durante la prima conferenza stampa dopo il voto. Questa in sintesi la sua proposta: "Un governo di cambiamento che ha come agenda quattro punti ben precisi: riforma delle istituzioni e riforma della politica, moralit pubblica e privata, difesa dei ceti pi esposti alla crisi e impegno per una politica europea pi rivolta al lavoro". Si va quindi verso un governo di minoranza con un programma limitato ma chiaro. Lappello di 4 punti rivolto a tutte le forze politiche, ma lutilizzo della parola cambiamento importante perch, tra le righe, significa una discontinuit rispetto al governo dei tecnici e sembra precludere qualsiasi inciucio di governissimo con Berlusconi. Ora la palla passa nelle mani di Grillo. Il Movimento 5 Stelle ha davanti a s unopportunit storica, quella di far uscire il paese dal momento di crisi e fragilit istituzionale - politica -sociale ed economica. Non si tratta di fare alleanze, ma sostenere e

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promuovere quelle riforme improrogabili per attivare la tanto auspicata crescita. E non si tratta nemmeno di una questione di responsabilit, parola deturpata oscenamente dai vari Scilipoti e Casini; bisogna semplicemente mettere al primo posto gli interessi della collettivit a quelli di fazione. In verit le prime reazioni di Grillo sembrano alquanto contraddittorie. Ieri ai giornalisti aveva dichiarato di non voler fare la guerra al mondo intero e di non aver costruito un movimento solo per sfasciare tutto. Oggi invece con un post sul suo blog attacca ferocemente Bersani:Lo smacchiatore fallito ha larroganza di chiedere il nostro sostegno, ed ancora Uno stalker politico che da giorni ci importuna con proposte indecenti. Parole di apertura vengono invece da importanti personaggi vicini a Grillo. Il Premio Nobel per la letteratura Dario Fo, gi a sorpresa sul Palco di Piazza San Giovanni a Roma durante la chiusura della campagna elettorale del M5S ed indicato dal comico genovese come possibile candidato alla presidenza della Repubblica (offerta declinata da Fo) ha suggerito pubblicamente a Grillo di allearsi con il PD. Con toni simili ritornato sul tema Adriano Celentano che recentemente ha composto una canzone per il Movimento. Il molleggiato, con un comunicato pubblicato sul suo sito, ha sottolineato anche le possibili divergenze; ecco le sue parole: Bersani ha vinto le elezioni ma non basta, dovr sedersi al tavolo con Grillo e vedere quali sono i possibili punti di incontro. Qualcuno, per esempio, dovr rinunciare alla Tav. E per Grillo non credo che questo sia un problema. Poi ci sono le grandi opere, gli F35, lo smaltimento dei rifiuti e tante altre cose che, purtroppo, li accomunano appassionatamente in un profondo disaccordo. Da segnalare infine liniziativa nata su facebook con il nome: Vogliamo un governo PD/SEL + M5S, promossa dal padovano Francesco Fiore, che propone il seguente programma: riforma della legge elettorale, conflitto di interessi, tagli drastici ai costi della politica, rilancio economico con la green economy, legge per togliere i partiti dalle banche e dalle societ partecipate, no F-35 e grandi opere (TAV e ponte sullo stretto), con spostamento dei fondi per i treni pendolari e le piccole opere di messa in sicurezza del territorio, si va in Europa a rinegoziare alla radice le politiche di austerit ed indica Laura Puppato come mediatrice tra grillini e piddini. In Sicilia il neo-governatore Rosario Crocetta ha dimostrato che il dialogo con il Movimento 5 Stelle non un azzardo e nemmeno unutopia, bens lunica strada da percorrere.

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LO SPETTRO DELLINGOVERNABILITA
di Emanuele Bellato Lo spettro dellingovernabilit dopo il risultato elettorale si aggira per lItalia. E senza un governo il nostro paese rischia il default e il commissariamento da parte della BCE. Tutte le belle proposte e le manifestazioni dintenti dei nuovi protagonisti della politica saranno inutili se non si dar il via libera a Bersani. Le alternative non sono molte, o Parito Democratico e Movimento 5 Stelle trovano unintesa oppure bisogner ritornare alle urne. Ma se si ritorna al voto, bisogner sapere di chi la responsabilit e quali saranno i relativi costi. S, c anche lipotesi di un governassimo Pd - Pdl, ma questo significherebbe la morte della politica; come si pu pensare di cambiare il paese e fermare la spirale recessiva con il principale responsabile di questa situazione di crisi, ovvero Silvio Berlusconi? Ieri, abbiamo fatto anche noi un appello a Beppe Grillo per valutare con attenzione e coscienza la sfida lanciata da Bersani, ma il comico genovese sembra ancora in campagna elettorale. E vero, in tutti questi anni, il Pd ha fatto una finta opposizione, ma non era forse lo stesso comico genovese che nel 2009 voleva candidarsi alle primarie per la Segreteria del Pd con lo scopo di cambiare il Pd dallinterno? Bene, ora ha la possibilit di cambiare il principale partito della sinistra dallesterno, ma lingordigia di aumentare i propri consensi sembra prevalere rispetto alla costruzione di un progetto serio per il bene comune degli italiani. Se il suo intento quello di paralizzare lItalia ci sta riuscendo benissimo. Eppure il popolo a 5 stelle non vede negativamente una collaborazione per tagliare i costi della politica, dire stop agli sprechi, sburocratizzare, riformare la legge elettorale, mettere in discussione lattuale modello europeo ed attivarsi per la ripresa produttiva. In realt il M5S sar anche una novit politica, ma come tutti i vecchi partiti dimostra di vedere meno lontano dei propri elettori. Dicono che il movimento non ha capi e quadri intermedi, che a decidere una rete orizzontale e lo slogan : uno vale uno. Per, per ora, si vede luomo solo al comando, ancora in trance elettorale, con tanta voglia di vendetta. Ma la vendetta gi stata consumata aprendo il parlamento come una scatoletta, portando energie nuove e perch non ammetterlo, anche una ventata di onest. Vogliamo mandarli tutti a casa questi ragazzi di buona volont, solo perch al despota sta antipatico il grigio Bersani? Siamo stanchi dei giaguari da smacchiare, dei Gargamella, delle bambole da pettinare, delle barzellette sconce, dei morti che parlano e dei comici che sparlano, dei video registrati distribuiti alle tv e dei blog-comunicati. C bisogno di seriet. Inutile stupirsi ed offendersi se lEuropa ride di noi. Ormai le campagne elettorale si vincono solo con la comunicazione, e Grillo, insieme a Berlusconi, ha dimostrato di saperci fare, per nessun politico si ancora dimostrato allaltezza di guidare un governo capace di trarre lItalia fuori dal fango.

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BENEDETTO XVI, DA PAPA A PELLEGRINO

"Sono un pellegrino che inizia l'ultima tappa del suo pellegrinaggio qui sulla terra. Andiamo avanti insieme col Signore per il bene della Chiesa e dell'umanit. Grazie per il vostro amore e il vostro sostegno. Possiate sperimentare sempre la gioia di mettere Cristo al centro della vostra vita". Con queste parole Papa Benedetto XVI ha salutato i fedeli a Castel Gandolfo, dopo aver lasciato nel pomeriggio la Santa Sede, tra una immensa folla commossa, chiudendo il suo Pontificato durato quasi otto anni. Dalle 20:00 di gioved 28 febbraio, ora in cui diventata effettiva la rinuncia del Santo Padre al soglio petrino, la sede vacante. Il Papa ha raggiunto Castel Gandolfo a bordo di un elicottero, sorvolando Roma e San Pietro, salutato da tantissimi fedeli, alcuni dei quali sono saliti sui tetti dei palazzi per rendere omaggio al Pontefice. Joseph Ratzinger continuer a chiamarsi Sua Santit Benedetto XVI e sar Papa emerito e Vescovo emerito di Roma. Il Papa rester a Castel Gandolfo per due mesi, poi ritorner in Vaticano, dove risieder in un ex convento di clausura, pienamente disponibile a collaborare con il prossimo Papa e a servire la Chiesa. (f.m.)

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TRAGEDIA SUL LAVORO: MORTI DUE OPERAI POLESANI

Due tragedie del lavoro nel ferrarese. Erano manutentori esperti. Ma chiaro che lesperienza non basta ad esorcizzare la morte. La cultura della sicurezza deve essere metabolizzata dal tessuto produttivo del nostro paese. La prima soluzione: detassare gli utili investiti dalle aziende nella sicurezza dei lavoratori Intervento dellIngegnere Mauro Rossato Presidente dellOsservatorio sulla Sicurezza sul lavoro Vega Engineering di Mestre L'area del cantiere in cui stavano intervenendo venerd, per lavori di manutenzione ad una chiusa, era isolata dall'acqua da una paratia. Ma la paratia ha ceduto e due operai di Rovigo, di 53 e 56 anni, sono stati travolti dall'acqua che li ha sommersi e spinti in fondo ad un cunicolo lungo 15 metri a San Giovanni di Ostellato nel ferrarese. Per loro non c stata via di scampo: sono morti annegati. Una tragedia umana immane a cui si aggiunge un aspetto ancor pi inquietante: nessuno infatti si accorto dellincidente e della loro scomparsa sino a quando i familiari delle vittime, non vedendoli ritornare a casa per cena, hanno dato lallarme. Cos ai lutti del lavoro del 2013 (21 nel mese di gennaio - e 12 solo nei primi 15 giorni di febbraio) si aggiungono anche quelli delle famiglie di Guglielmo Bellan di 53 anni di Loreo (Rovigo), e di Fabrizio Veronese, di 56 di Rovigo. Un altro amaro capitolo nella sconfortante storia di un Paese in cui la cultura della sicurezza nei luoghi di lavoro sembra non essere ancora parte integrante del sistema occupazionale, ma

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piuttosto - incredibile eppure accade - una sorta diattivit accessoria aziendale. Invece le norme per garantire la sicurezza dei lavoratori ci sono e sono esaustive nella nostra legislazione. Purtroppo per, spesso, si preferisce aggirare la disciplina; perch da un lato si convinti di poter esorcizzare il rischio incidente, dallaltro perch si pensa che un eventuale infortunio possa essere meno impegnativo da affrontare sul fronte economico rispetto ai percorsi di formazione ed aggiornamento necessari, cos come alle altre misure di prevenzione e protezione da adottare. Mentre lesperienza quotidiana del nostro Osservatorio ci insegna che si muore ogni giorno in tutti i settori e in tutta Italia. Spesso poi la sottovalutazione del rischio una delle premesse agli infortuni mortali; complice magari lesperienza del lavoratore che pare possa rappresentare una sorta di implicita assicurazione sulla vita. Ma sappiamo che non cos. Tant che il maggior numero di vittime nei luoghi di lavoro viene registrato nella fascia det che va dai 45 ai 54 anni. Cinquantenni come i due manutentori morti annegati venerd. Anche loro lavoratori esperti. Un gravissimo episodio quello verificatosi venerd scorso che pone ancora una volta inevitabilmente sotto i riflettori lemergenza sicurezza nei luoghi di lavoro nel nostro Paese. Una drammatica vicenda che dovrebbe risvegliare non solo le coscienze sopite di qualche datore di lavoro poco incline al rispetto delle norme che tutelano il lavoratore, ma anche e soprattutto la politica. Lunica che ha i mezzi per abbattere lemergenza delle morti bianche in Italia. Lunica in grado di far metabolizzare al tessuto produttivo del Paese la vera cultura della sicurezza. Intraprendendo una nuova filosofia del lavoro che esordisca con atti concreti. E in un periodo di crisi come quello che stiamo attraversando certamente le agevolazioni fiscali per chi investe in sicurezza potrebbero essere un ottimo punto di partenza. Questo linvito che lOsservatorio sulla Sicurezza Vega Engineering di Mestre rivolge al nuovo Governo: la detassazione degli utili investiti dalle Aziende in attivit di sicurezza per i lavoratori, come dovrebbe fare ogni paese civile in cui si muore troppo per lavoro. Tali agevolazioni fiscali costituirebbero s un costo per lo Stato, ma comunque si tratterebbe di un investimento minore rispetto ai costi socio-economici che la collettivit sostiene a causa delle troppe morti bianche. Insieme alla politica indispensabile poi che tutti gli operatori della sicurezza, pubblici e privati, dimostrino maggior impegno sociale nel combattere il fenomeno infortunistico nel lavoro. Da parte nostra, con lOsservatorio, senza alcun aiuto o contributo pubblico, stiamo investendo socialmente da 3 anni in un lavoro di diffusione e studio dei dati finalizzato a sensibilizzare la collettivit e dare strumenti operativi a chi si occupa di sicurezza. Per questa ragione tutti i nostri dati sono disponibili gratuitamente sul sito www.vegaengineering.com.

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GRECIA, UN POPOLO EUROPEO CHE RISCHIA UNA CATASTROFE UMANITARIA IN TEMPO DI PACE

di Luigi Pandolfi Non sentivo C. da qualche anno. Donna greca di grande temperamento ed intelligenza, ebbi la fortuna di incontrala nel 2006, perch coordinatrice di un progetto europeo nel quale era coinvolto lente da me a quel tempo guidato. Lho ritrovata su facebook, grazie alla segnalazione di un amico comune, ma con uno pseudonimo. Mi ha spiegato poi che tenere il suo vero nome, postando articoli, documenti, materiali di denuncia sulla situazione del suo paese era diventato molto pericoloso: poteva rischiare di perdere il posto di lavoro, di cui, a questo punto, per ovvie ragioni, non riveler la natura. Che dire? Anche questo Grecia, oggi. Come i casi di pestaggio e di tortura ad opera di agenti delle forze dellordine, che vedrebbero come vittime predestinate, da quello che viene documentato sulla rete, attivisti politici, ladruncoli per necessit, minorenni. stato deccezione, in Grecia, diciamolo chiaramente. Forse anche per questo la protezione dei palazzi del potere sarebbe stata affidata a forze di sicurezza private, di provenienza statunitense. Le stesse forze che hanno molto fatto parlare di s in Iraq? Cos si vocifera. Se cos fosse, sarebbe il segno che la situazione laggi diventata davvero esplosiva. Mi sono occupato pi volte negli ultimi mesi di crisi in generale e della drammatica situazione che vive il popolo greco, ma non ero edotto di tutto, di tutto quello che realmente sta

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accadendo in questo sfortunato paese, a due passi da noi, nel cuore dellEuropa. Grazie a C., alla documentazione ed alle istantanee di vita quotidiana che mi ha fornito, ho approfondito la conoscenza di una situazione che a definire terribile davvero poco: nel silenzio di gran parte dei media del nostro paese e, immagino, di altri paesi europei, in Grecia si sta consumando una vera e propria tragedia sociale. Parlare semplicemente di crisi a proposito di questo paese ormai solo un modo per edulcorare lamara condizione di un popolo che ha gi varcato la soglia del baratro. Quella greca, infatti, non pi crisi finanziaria, del debito, ma crisi umanitaria, di cui quanto mai necessario parlare: tutti devono sapere coshanno comportato in questo paese la sublimazione della logica del rigore e la primazia delleconomia di carta sulla vita sociale ed economica. Una giornalista del The Guardian, uno dei pochi giornali europei ad occuparsi seriamente della situazione ellenica, ha scritto recentemente questo: Nelle societ europee si presume che le crisi umanitarie possano avvenire solo in seguito a calamit naturali, epidemie, guerre o conflitti sociali. Perci pensiamo che una simile crisi non possa verificarsi in un Paese europeo e men che meno in uno che fa parte dell Unione. Dobbiamo parlarne allora di questa crisi, entrando nel merito, perch ci riguarda pi di quanto possiamo immaginare. Prima di esaminare gli spetti pi propriamente sociali della questione bene per ritornare sulla gigantesca contraddizione tra politiche di risanamento da un lato e ripercussioni delle stesse sulleconomia reale, sulla vita materiale delle persone, dallaltro. Dal punto di vista finanziario la cura da cavallo imposta dalla Troika, fatta di tagli alla spesa sociale e di tassazione subdola ed esasperata, ha avuto i suoi effetti positivi, c chi parla addirittura di successo: il deficit di bilancio, ad esempio, dal 15,6 % del Pil del 2009 sarebbe sceso al 7% nel 2012, con la previsione, per lo stesso esercizio, anche di un avanzo primario (Saldo positivo tra entrate ed uscite dello Stato al netto degli interessi sul debito). Bene anche la borsa, che nel 2012 ha registrato la performance migliore nel quadro dei mercati

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finanziari dellEuropa occidentale, con un salto in avanti del 33%. Il contraltare di queste politiche di risanamento si chiama per grande depressione, una crisi economica di proporzioni epocali che sta martirizzando un popolo intero. Diamo unocchiata a qualche dato aggregato. Dal 2009 il PIL sceso da 211 a 171 miliardi di Euro, con un calo complessivo del 19%. In termini numerici il dato peggiore di quello registrato in Argentina dopo il default del 2001 e pi o meno equivalente a quello degli Stati Uniti e della Germania durante il periodo della Grande Depressione, negli anni '30. I consumi, rispetto al 2005, sono scesi del 25% ( 15% per prodotti alimentari), mentre la disoccupazione ha toccato la cifra record del 27% (Nellarea Euro dell11%), con quella giovanile che ha superato il 60%. Le piccole e medie imprese che hanno chiuso nel 2011 sono state pi di 60 mila e si prevede che lo stesso saldo si avr per il 2012. Soltanto negli ultimi 12 mesi hanno perso il lavoro pi di 320 mila persone (Ricordiamoci che la popolazione greca di soli 11 milioni di abitanti!). Sul versante dei salari e degli stipendi la cura ha determinato riduzioni nellordine del 30-40% (Oggi lo stipendio medio allincirca di 500 Euro al mese), mentre le pensioni sono state tagliate di oltre il 20%. Potremmo continuare a lungo su questi dati, ma ci fermiamo qui. Quello che importante sapere, adesso, quali effetti queste politiche hanno avuto sulla vita di milioni di cittadini. In altri termini ci che ci fa dire che la crisi umanitaria gi in atto, presto potrebbe presto degenerare in catastrofe. La stessa Unione europea non ha dubbi sul fatto che la Grecia sia gi un paese in condizioni di povert molto grave. Per essere pi precisi, la Ue aveva gi parlato nel 2010, a proposito di questo paese, di condizioni di deprivazione materiale estrema per pi dell11% della popolazione (Per lItalia il dato era del 6,9%). Un dato che oggi fa il paio con quello che fissa intorno al 40% della popolazione, circa 4 milioni di persone, il numero di coloro che hanno gi varcato la soglia della povert.

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Cosa si intende per povert? la stessa Ue che ce lo spiega: dieta alimentare scarsa, priva di cibi ad alto valore nutriente, come la carne e il pesce, assenza o riduzione ai minimi termini di riscaldamento domestico e di elettricit, impossibilit di far fronte alle spese di emergenza, comprese quelle per la salute, di pagare laffitto e le bollette per i servizi essenziali. In questo scenario desolante va inserito poi il dramma dei senzatetto, delle persone senza fissa dimora, che secondo le ultime stime sarebbero ormai pi di 40 mila, lo 0,4% della popolazione totale. la fame per tantissimi cittadini greci, inutile girarci intorno. Lo testimoniano i frequenti svenimenti per malnutrizione di bambini a scuola, la dimensione che ha assunto ormai la distribuzione di pasti caldi da parte delle Ong, il numero sempre crescente di mense per i poveri nei principali centri del paese. Solo la Chiesa ortodossa dichiara di distribuire ormai pi di 250 mila razioni giornaliere. In questo clima pu succedere anche che ti rechi in un supermercato e trovi attaccato ad uno scaffale, accanto ai cibi esposti, il cartello con la scritta scaduto,perch in tempo di crisi non pu mancare niente, figurarsi il cinismo! Come da pi parti hanno fatto osservare, un indicatore speciale per la classificazione di una situazione di crisi come crisi umanitaria senzaltro quello che si riferisce allaccessibilit alle cure sanitarie di base, alle visite mediche, ai ricoveri ospedalieri ed ai farmaci. Su questo versante la Grecia regredita di oltre trentanni, forse anche pi. La percentuale di coloro che si rivolgono alle strutture gestite dalle Ong ha raggiunto nei grossi centri la percentuale record del 60%. Un tempo a questo tipo di strutture si rivolgevano soltanto gli immigrati ed uninfima percentuale di greci. Intanto si fa sempre pi evidente il legame tra la crisi economica e la salute di alcuni gruppi sociali, col ritorno, su scala pi ampia, di patologie tipiche delle societ sottosviluppate: malattie sessualmente trasmissibili come la sifilide, condilomi e infezioni della pelle, epatiti e HIV. Poi ci sono, come abbiamo visto, gli effetti diretti della (>>)

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malnutrizione, articolarmente evidenti nei bambini. Nikitas Kanakis, presidente di Mdecins du Monde Grecia, ha recentemente dichiarato che su 40 bambini trattati dal pediatra della struttura di Atene nel corso delle ultime due settimane, 23 presentavano segni evidenti di malnutrizione. Quando la crisi si fa dura, il degrado dietro langolo. Come la disperazione. Ecco allora che puntualmente aumenta la prostituzione, anche negli ambienti sociali che fino a qualche anno addietro non soffrivano di particolari problemi economici. aumentato, addirittura, il numero di coloro che non si fanno scrupolo di girare una parte sul set di un film porno, per mille Euro o poco pi. Poi pu accadere poi che alcuni contadini, fuori dal Ministero dellAgricoltura, ad Atene, improvvisino una distribuzione gratuita di frutta e verdura, contravvenendo alla follia di mandare al macero quelle produzioni. E cos pensionati, cittadini comuni, disoccupati, centinaia di persone, forse migliaia, saccalcano per mendicare un sacchetto di arance. Tanti si arrendono, non ce la fanno a sopportare il peso del disagio. La Grecia, fino a qualche anno fa era il paese con la pi bassa percentuale di suicidi del mondo occidentale. Negli ultimi due anni si avuto un incremento del 40%, 3 persone ogni 2 giorni. E la Grecia, di questi tempi n mezzo a tutto ci pu succedere, nondimeno, che in una fabbrica abbandonata dal datore di lavoro, i lavoratori decidano di assumerne loro il controllo. accaduto alla Vio.Me., industria mineraria di Salonicco, dove gli operai, con un comunicato pubblicato l'8 febbraio 2013, hanno annunciato lavvio dell'autogestione della produzione. Quello della Vio.Me. non comunque lunico caso di autogestione nella Grecia di questi giorni. Nella sanit, nella distribuzione, nelle campagne, sono ormai tante le esperienze di questo tipo, che mettono in luce il lato combattivo, reattivo, del popolo greco. Ma quello che il governo greco sta facendo, su ordine della Troika, contro la costituzione del paese e la stessa legislazione europea: a seguito di uninterrogazione di un europarlamentare di SYRIZA, Nikos Hounds, del 14 febbraio scorso, la stessa Commissione europea ha dovuto riconoscerlo, dichiarando che il governo ellenico deve garantire la conformit delle leggi approvate alla Costituzione greca. Daltronde sullincostituzionalit dei provvedimenti adottati dal governo Samaras si pronunciato ripetutamente il Tribunale Superiore ( La Corte costituzionale greca), perch riconosciuti come atti in violazione dei principi e dei doveri costituzionali in tema di rispetto e protezione della persona, di equit e di proporzionalit della tassazione, di tutela e valorizzazione del lavoro. evidente, ordunque, che la crisi greca non solo crisi sociale con gravi problemi umanitari, ma anche crisi della democrazia. La cecit della classe politica al governo sta minando anche la tenuta democratica del paese. A ci concorrono sia ladozione di misure economiche incostituzionali e luso della violenza, fisica o morale, contro il dissenso ed i fenomeni di devianza per necessit, da parte del potere costituito, sia le spinte eversive esterne (>>)

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incarnate dai rigurgiti neofascisti, che stanno inquinando il clima politico del paese ed infiltrando settori cruciali dello Stato, come i corpi di polizia. notizia di questi giorni, infatti, che una cellula di Alba Dorata, denominata Gruppo K, opererebbe indisturbata nelle forze di polizia della capitale. Alla mia domanda come vanno le cose? C. mi ha risposto la prima volta cos: lasciate ogni speranza voi che entrate, con chiara allusione allinferno dantesco. Unallegoria forte, terribile, acre come il fumo che in questo periodo avvolge il cielo di Atene. La crisi ha fatto schizzare alle stelle il prezzo del gas (+ 50%) e riscaldarsi accendendo le caldaie domestiche diventato un lusso per la stragrande maggioranza dei cittadini. Ripiegare sulla vecchia stufa a legna diventa allora una necessit, ma anche la legna costa tanto, soprattutto per chi abita nei centri urbani. Ed per questo che si diffusa la tendenza a bruciare nelle stufe di tutto, anche la plastica, con tutte le conseguenze per lambiente e la salute che si possono facilmente immaginare. Daltronde non ci sono alternative: lelettricit, al pari degli oli combustibili e del gas, diventata roba preziosa, con laggravante che nella bolletta c stata infilata perfino la tassa sulla casa, quella che i greci chiamano Haratsi, come un balzello dei tempi dellImpero Ottomano. Il numero di coloro che non pagano pi la corrente elettrica cresciuto perci a dismisura e si stima che ogni mese vengano tagliati circa 30 mila allacci da parte del gestore della rete, la societ Public Power Corporation SA. Risultato: i greci che sono stabilmente senza elettricit in casa ammontano ormai a pi di 400 mila. Intanto nato nel paese un movimento denominato Io non pago, che ha come scopo quello di ricollegare l'elettricit nelle case di chi, non avendo pagato la bolletta, si vista tagliata la fornitura di energia elettrica. In mezzo a questo disastro c chi ancora parla di salvataggio della Grecia. Notate questa asimmetria: in cambio di poco pi di 200 miliardi di Euro, lEuropa e il Fondo monetario hanno chiesto al popolo greco sacrifici immani, di rinunciare addirittura al proprio futuro; nello stesso periodo la Bce ha elargito alle banche private ben mille miliardi di Euro, ad un tasso dinteresse inferiore all1%. Facile conclusione: in questa Europa lausterit un concetto che vale soltanto per i cittadini, non per banchieri, lobby finanziarie e speculatori. Mentre chiudo questo pezzo mi vengono sotto gli occhi alcune cifre sulla crisi italiana. Ho per un attimo un senso di smarrimento: mi chiedo se parlare della Grecia non forse un modo per esorcizzare i problemi di casa nostra, per spostare in territorio straniero, lontano da noi, limmagine di un paese in forte difficolt. Si, certo, a pensarci bene in Italia non siamo a quei livelli, ma per quanto tempo ancora
[1] Commissione Europea, Europa 2020, una strategia per una crescita intelligente, sostenibile ed inclusiva, Bruxelles 03.03.2010.