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UNIVERSIT DEGLI STUDI DI PADOVA

FACOLT DI SCIENZE POLITICHE


Corso di laurea Magistrale in Politica Internazionale e Diplomazia _______________________________________________

LEVOLUZIONE ATIPICA DELLE SOCIET DI CALCIO, TRA INTERVENTI STATALI E DOPING AMMINISTRATIVO

Relatore: Prof. JACOPO TOGNON Laureando: ALBERTO MARTIN matricola n. 622264 / PID

A.A. 2011/2012

SOMMARIO

PREFAZIONE .................................................................................................................... 5 INTRODUZIONE............................................................................................................... 9 Capitolo 1 LALBA DEL CALCIO MODERNO .............................................................................. 13 Capitolo 2 LA SOCIET DI CALCIO .............................................................................................. 23 2.1. Dalle origini alla legge 91/1981................................................................................. 23 2.1. Dall'emanazione della legge 91/1981 ad oggi............................................................ 29 Capitolo 3 SCANDALI CALCISTICI ............................................................................................... 39 3.1. Scommessopoli '80..................................................................................................... 41 3.2. Passaportopoli ............................................................................................................ 49 3.3. Il passaporto di Recoba .............................................................................................. 53 3.4. Calciopoli ................................................................................................................... 57 3.5. Premiopoli.................................................................................................................. 69 Capitolo 4 DOPING CONTABILE .................................................................................................... 73 4.1. Plusvalenze fittizie ..................................................................................................... 77 4.2. La finta compravendita del marchio .......................................................................... 90 Capitolo 5 INTERVENTO UE E U.E.F.A. ........................................................................................ 95 CONCLUSIONI.............................................................................................................. 103 BIBLIOGRAFIA ............................................................................................................ 107

Ai miei nonni con gratitudine

PREFAZIONE

Il gioco del calcio dentro tutti noi, quasi fosse nel nostro DNA. Il calcio largomento preferito tra amici1, tanto da far s che milioni di italiani compiano esattamente lo stesso atto, alla stessa ora dello stesso giorno2. Esso unisce le classi sociali3. Citt intere si ritrovano ad incitare i propri ragazzi, ad ammirare il medesimo spettacolo dai 360 gradi disponibili attorno al palco. Sempre e solo 22 attori, il copione non cambia mai, ma il finale sempre a sorpresa. Il calcio d dipendenza senza trasformarsi in assuefazione; pi se ne ha e pi se ne vorrebbe. Si contano i giorni che mancano alla partita della domenica pomeriggio e, una volta conclusa, si corre a casa per non perdere il posticipo alla televisione4.
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Secondo unindagine internazionale commissionata da Heineken, sponsor ufficiale della Uefa Champions League, allistituto di ricerca OnePoll e ribattezzata Tutti pazzi per il calcio, in Italia il pallone largomento pi trattato. Tra gli uomini italiani intervistati, infatti, il calcio rientra come primo argomento tra amici con il 78%, le donne si piazzano al secondo posto con il 56% dei discorsi tra maschi. Terzo il lavoro con il 37%. Ma questa malattia non unesclusiva italiana. Anzi. Il Bel Paese, infatti, finito solo a met della classifica che vede gli uomini di tutto il mondo avere il calcio nella testa per quasi 5 ore alla settimana. Lindagine internazionale, basata su un campione di circa 5.300 uomini di et compresa tra i 25 e i 40 anni, ha dimostrato che anche i cinesi (94%) e i russi (93%) vedono il calcio come largomento pi importante di cui discutere. LItalia si posiziona cos solo al settimo posto, mentre sono i fan inglesi quelli che spendono il maggior tempo a guardare e, soprattutto, a parlare di calcio, assicurandosi il primo posto in classifica. Alle loro spalle i thailandesi, che precedono di poco quelli brasiliani. Fonte: http://it.eurosport.yahoo.com 2 Oltre 9 milioni frequentano abitualmente gli stadi. Fonte: Centro Studi Lega Calcio.
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Sono 320 i biglietti che vengono gratuitamente riservati allAmministrazione comunale, allo stadio, per ogni manifestazione di San Siro. Lo prevede la convenzione sottoscritta fra le societ calcistiche e il Comune di Milano, per la concessione duso e la gestione degli impianti. Fonte: www.calciomercato.com Pi di quaranta auto blu in coda davanti alla sede del Coni di Roma per ritirare i biglietti della partita Roma-Arsenal. Ed erano tutte in servizio. Sirene, lampeggianti, palette esposte dagli autisti, contrassegni Servizio di Stato, Camera dei Deputati, Senato della Repubblica, Palazzo Chigi Presidenza del Consiglio dei Ministri Fonte: Corriere della sera, 13/03/2009. 4 Quasi 23 milioni seguono abitualmente il calcio in televisione, circa 2,6 milioni (15,2% di share) assistono in media ad oltre 340 ore di telecronache calcistiche (fonte: auditel) e complessivamente le emittenti televisive italiane dedicano oltre tremila ore totali annue di programmazione al calcio (compresa la televisione a pagamento e le trasmissioni non specializzate) (fonte: sport system Italia). Le 25 trasmissioni televisive pi viste nella storia dellauditel sono tutti incontri di calcio (fonte: auditel).

La stagione pi spensierata, solare e calda dellanno si trasforma in un incubo per gli amanti del gioco calcio: in estate non c campionato. Fortunatamente c il calciomercato. Questa tuttaltra materia: i soggetti principali sono diversi come pure lo spazio in cui si ambientano le vicende. Si parla di cifre, di anni di contratto e si fanno decine di nomi che fanno sognare i tifosi. Si parla tanto ma non si bada alla fondatezza di ci che vien detto. Il popolo dei tifosi ama le contraddizioni solo se si parla di calcio. Per fare un esempio: il giornale sportivo pi diffuso in Italia, la Gazzetta dello Sport, il 12 luglio 2011 intitolava: Tevez-Corinthians, ci siamo, per proseguire () A detta del suo agente, Kia Joorabchian, le trattative sarebbero molto ben avviate e il club brasiliano avrebbe gi piazzato unofferta di 37 milioni di sterline: ora lultima parola tocca al Manchester City (). Esattamente due settimane dopo, il 26 luglio 2011 invece intitolava: In Argentina nessun dubbio. Inter-Tevez: si pu fare, spiegando che () La voce che rimbalza dallArgentina riferisce infatti di un imminente matrimonio tra lInter e Carlos Tevez (); ma il 27 agosto 2011, cambia nuovamente destinazione: Tevez non lascia il City. Mancini: Importante per noi, proseguendo con un () Carlos Tevez ha deciso di restare a Manchester (). Tanto si detto, ma infine, nulla si fatto. Il tifoso felice lo stesso, ha goduto nel leggere gli articoli mano a mano che venivano battuti e mandati in stampa oppure pubblicati su internet in tempo reale. Questo Aspettando Godot in veste sportiva ci piace, ed anche parecchio5. E come se ci si appassionasse tanto ad un film quanto alla cronaca del lavoro che ne precede la realizzazione, sognando gli attori, curiosando tra le

Il sito www.calciomercato.com, una delle pi seguite fonti di informazioni in materia di mercato calcistico, nel luglio 2008 ha contato 2 milioni di visite da parte di utenti unici con 50 milioni di pagine viste. Fonte: intervista a Cosimo Baldini, amministratore unico del sito, che cita dati tratti da google analytics.

indiscrezioni sul nome del regista e sulla trama che eventualmente verr data alla pellicola. Le uniche certezze sono la casa di produzione e la data di uscita nelle sale, del resto non si sa nulla. Il calcio anche capace di trasformare i nostri ritmi di vita, lorario dei pasti e del lavoro6. Talvolta il gioco si spezza e lincantesimo svanisce, facendo venire a galla tutti i mali di questo sport che noi, sognatori romantici, non vorremmo mai vedere. Il calcio un mondo composto da persone che occupano ruoli eterogenei: dietro alle 22 pedine che si muovono sul prato verde, vi sono decine di strateghi che hanno la capacit di influire, con diversa incisivit, sulle sorti della squadra. La loro presenza necessaria e desiderata, in quanto si considera che non ci possano essere eserciti forti senza comandanti capaci. Immaginando lo stratega come un giocatore di carte, il danno alla salute del pianeta calcistico avviene quando egli nasconde lasso nella manica (il caso di partite comprate). Al gioco del Monopoli rapportabile invece uno scandalo che ha coinvolto diverse squadre a partire dal 2002: il caso delle plusvalenze fittizie nella compravendita dei giocatori; come se due giocatori fortemente indebitati si scambiassero territori, pompandone il valore solo per far quadrare i bilanci e ritrovandosi quindi in attivo e potendo proseguire con la sfida a danno di coloro che avevano adottato una politica di corretta valutazione dei rischi. Quando vengono alla luce questi scandali, tutti accompagnati dal suffisso -poli che potrebbe ispirare la poesia del malcostume con i suoi calciopoli, premiopoli,

The F.I.F.A. World Cup is the world's most widely viewed sporting event; an estimated 715.1 million people watched the final match of the 2006 F.I.F.A. World Cup held in Germany and the 2010 event in South Africa was broadcast to 204 countries on 245 different channels. Inside the stadiums, a total of 3,170,856 spectators attended the 64 matches an average of 49,670 per match and the third highest aggregate attendance behind USA 1994 and Germany 2006. Fonte: www.F.I.F.A..com Se si considera questo dato rapportandolo alla popolazione mondiale del 2006, che si attestava sui 6,5 miliardi, risulta che circa l11% stesse assistendo allevento in diretta alla televisione. Se si considera la sola popolazione italiana, su 58,7 milioni (fonte: istat) ben 28,3 milioni (pari al 48%, fonte auditel) erano davanti alla televisione di casa ed alcuni milioni di fronte ai numerosissimi maxischermi dislocati su tutta la Penisola (solo nel centro di Padova le postazioni erano superiori a dieci).

scommessopoli e farsopoli, ci si indigna, ci si sente traditi con la stessa intensit con la quale si aveva amato questo pazzo gioco. Basta per lasciar trascorrere un breve lasso di tempo e il desiderio di tifare si riappropria di noi e del nostro tempo, abbandonando tutti i malumori alle spalle. Questo il calcio, che fa si che in una stessa famiglia ben sei generazioni possano amare la stessa squadra, identificandosi negli stessi colori. Fenomeno che certamente Sir Charles Alfred Payton, baronetto dell'Impero Britannico, nonch Console generale di Sua Maest la Regina Vittoria a Genova, ma soprattutto socio fondatore del Genoa Cricket and Football Club nel 1893, non avrebbe mai potuto immaginare.

INTRODUZIONE

Nell'intenzione di offrire una visione globale del sistema calcio al lettore, dalle origini ai giorni nostri, mi sono dedito alla consultazione di fonti cartacee, siti internet specializzati e pure a visionare documentari televisivi che mi permettessero di concepire un'idea dell'insieme, mi ispirassero prima ed ordinassero in seguito gli argomenti trattati. La ricerca effettuata e la conseguente rielaborazione dei concetti, vedono la mia tesi divisa in blocchi stagni solo all'apparenza. Il primo capitolo ripercorre l'evoluzione del gioco della palla dalle fonti pi antiche pervenuteci al calcio professionistico odierno. Esso parte dai cenni ad una danza con la palla, presenti nell'Odissea di Omero, passando per l'antica Roma, sostando per per la Cina della dinastia Han, per poi soffermarsi soprattutto sul calcio praticato a Firenze. Il secondo capitolo analizza l'unit associativa, il club, che si trasformato dall'essere un sano circolo di amici, praticanti l'attivit per puro divertimento, alla degenerata industria multinazionale specchio della realt attuale. Anche questo capitolo propone una lettura cronologica dei principali eventi, delle leggi e delle sentenze che hanno snaturato questo gioco. Si parla dell'origine del Genoa, ovvero della prima squadra di calcio nata in Italia. Essa al principio era composta da soli cittadini inglesi e non poteva essere differente, visto che proprio in Inghilterra avvenne la scissione tra rugby e football. La societ era la stessa attuale, il che rende i suoi supporters particolarmente fieri. I club vedranno snaturarsi con grandi accelerazioni dovute alla decisioni politiche nazionali ed europee. Il terzo capitolo studia in profondit le grandi crisi che questo sport eccezionale ha vissuto, denotando una preoccupante vulnerabilit alla corruzione a tutti i

livelli, conseguente alla degenerazione dell'etica sportiva. Le autorit che dovrebbero vigilare non sono in grado di garantire il rispetto delle regole, diventando complici di questo gioco simile a guardia e ladri. La parte iniziale si occupa di uno dei primi casi di calcioscommesse, una piaga che purtroppo si ripropone con una certa regolarit proprio perch non si in grado di stroncarla sul nascere. E' un malaffare che preoccupa tutte le Federazioni calcistiche in quanto scalfisce con efficacia l'anima di questo sport: l'imprevidibilit del risultato. Nulla, in linea teorica, si colloca agli antipodi come l'attivit sportiva e i soldi. Su un campo da gioco, come in corsia di atletica, ricco e povero posseggono gli stessi mezzi di partenza per primeggiare. Eppure il calcio sembra essersi rassegnato all'idea di essere fonte di guadagno pi che di divertimento. La seconda parte racconta la vergognosa vicenda dei passaporti falsi, procurati ad alcuni giocatori extracomunitari affinch potessero partecipare alle competizioni. L'analisi si sofferma soprattutto sulla quasi inesistente condanna sportiva per questo grave illecito, che ha influito anch'esso sulla regolarit del campionato. La terza fase racconta del caso pi discusso e pi grave (da qualunque parte lo si veda) del nostro calcio del nuovo millennio: calciopoli. L'iter per la ricerca della verit non si ancora concluso, tuttavia si pu ritenere che nessuno, dagli accusati alle presunte vittime, passando per gli organi di controllo, stia uscendo con la dignit intatta. L'ultima parte del terzo capitolo parla di un caso minore, ma pur sempre interessante, ovvero quello dei premi di formazione riconosciuti a squadre che non hanno formato realmente il giocatore. Il caso ancora in fase di indagine e quindi si vedr se scoppier un nuovo polverone o se si tratter di malfidenza o poco pi. Il quarto capitolo parla di come le societ calcistiche, in perenne recessione, si siano impegnate ad ovviare al problema economico con fantasiosi trucchi come la false plusvalenze derivanti da cessioni fittizie di giocatori, alla (sempre finta)

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vendita del marchio...a se stesse! L'ultimo capitolo espone l'importanza che le massime istituzioni politiche e sportive europee ricoprono per il mondo calcistico. Viene analizzata da una parte la tardiva considerazione dello sport come realt essenziale, e dall'altra l'intervento in esso con azioni trasversali (ad esempio la sentenza Bosman) per la sua forte valenza economica. Per ultimo presento il cosiddetto fair play finanziario, un progetto promosso e difeso a spada tratta dal presidente della U.E.F.A., Michel Platini, che si pone l'obbiettivo di risanare i bilanci delle societ calcistiche. Mi auguro che il lavoro possa comunicare, a colui che lo legger, la mia passione per la materia unita alla personale preoccupazione per le sorti di questa particolare realt.

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CAPITOLO 1 LALBA DEL CALCIO MODERNO

Nel cercare le origini ancestrali del football odierno, ci si imbatte in un buon numero di documenti che provano lesistenza di attivit fisiche praticate nei millenni scorsi in diversi punti del globo, che presentano alcune caratteristiche riferibili al calcio odierno. Il calcio praticato in 11 contro 11, col divieto di colpire la sfera con gli arti superiori e con lo scopo di indirizzarla verso la porta avversaria dotata di rete storia piuttosto recente. Lorigine del gioco del calcio rivendicata da diverse civilt.
Nelle man tosto la leggiadra palla Si recaro, che ad essi avea lindustre Polibo fatta, e colorata in rosso. Lun la palla gittava in vr le fosche Nubi, curvato indietro; e laltro, un salto Spiccando, riceveala, ed al compagno La rispingea senza fatica o sforzo, Pria che di nuovo il suol col pi toccasse. Gittata in alto la vermiglia palla, La nutrice di molti amica terra Co dotti piedi cominciaro a battere, A far volte e rivolte alterne e rapide, Mentre lor sapplauda dagli altri giovani Nel circo, e acute al ciel grida salzavano (OMERO, ODISSEA, LIBRO VIII)

Con queste parole circa tremila anni fa Omero descriveva lo spettacolo cui assistette Ulisse sullisola di Scheria (lattuale Corf) durante il ritorno da Troia. Egli venne accolto dal re Alcinoo, i cui figli (Laodamante ed Alio) si esibirono in una danza con tratti simili alla pallamano7.
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www.storiedicalcio.altervista.org

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Nonostante si tratti di un racconto e non una cronaca di fatti realmente accaduti, vi compaiono due elementi chiave: la palla in movimento e il pubblico festante. Due aspetti imprescindibili e indissolubilmente legati. Inoltre, la sfera passa da un compagno allaltro, denotando gi lesistenza del fondamentale concetto di squadra. Gi alcuni secoli avanti cristo, i Greci praticavano un gioco, lepiscyros, tra due squadre di 14 persone ciascuna che si contendevano una palla. Gli arti superiori erano i mezzi maggiormente utilizzati, il loro bando vicino ai giorni nostri. In Cina, gli appartenenti della dinastia Han, al potere dal 206 a.C. al 220 d.C., promossero lorganizzazione di partite del loro gioco preferito, il cuju, che fino a quel momento era stato solo un allenamento per le truppe imperiali e che divenne da allora lo spettacolo pi seguito dalla classe agiata. In Europa i legionari di Giulio Cesare praticavano lharpastum (volgarmente detto piede-palla), una combinazione di calcio, rugby e boxe, tanto coinvolgente che il medico greco Claudio Galieno disse che (...) La superiorit del gioco della palla rispetto alle altre discipline non mai stata sufficientemente analizzata (...) io affermo che il migliore di tutti gli sport quello che non solamente fa lavorare il corpo, ma serve anche a divertire (...), con ci facendo intendere che l'indefinibile fascino del nostro calcio permeava anche quell'antico gioco8. A queste discipline si aggiungono diverse altre, tra cui lhornusse svizzero, la soule francese e il kemari giapponese, ma nessuna di queste tanto si avvicina alla nostra concezione del gioco del calcio come il calcio fiorentino, certamente erede quasi diretto dellharpastum romano. Filo conduttore tra i due , oltre agli aspetti tecnici del gioco in s, il contesto nel quale tale attivit veniva praticata. Intrinsechi tanto nellharpastum quanto nel calcio fiorentino, erano la violenza, la virilit ed il senso di appartenenza al gruppo.

Ibidem.

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Il punto di forza del calcio fiorentino e dellharpastum, non era la spettacolarit, ma lopportunit che offrivano ai miliziani romani e ai soldati fiorentini, di sviluppare le doti organizzative e fisiche e di rafforzare la coesione del gruppo; non era attivit ludica ma piuttosto disciplina educativa militare9. Il calcio fiorentino veniva praticato solo in alcune piazze cittadine in quanto a causa della sua violenza veniva considerato altamente diseducativo ed era quindi vietato in alcuni quartieri cittadini. Ancora oggi possibile osservare, in diversi punti di Firenze, lapidi murate in cui riportato tale divieto. Una di queste scritte, risalente al 1645 (via Dante Alighieri), recita: Li Sig. Otto proibiscono il gioco di palla pallottole et ogni altro strepitoso vicino alla Badia a braccia venti sotto pene rigorose. Il gioco era, addirittura, totalmente abolito da ordinanze in alcune citt. Spulciando negli annali di storia inglese, non difficile scovare ordinanze come quella di Nicholas de Farndone, Lord Mayor di Londra nel 1314, che interdiva, pena larresto, il gioco del football in citt10. Cinquant'anni dopo Edoardo III confermava tale editto, consigliando ai popolani che volevano conseguire sano divertimento nei giorni di festa il tiro con l'arco e le frecce piuttosto che il violento gioco con la palla11. Il calcio e Firenze sono da considerarsi strettamente legati, tanto che alcuni interpretano i sei bisanti dello stemma dei Medici, simboli riferibili a palloni. Le regole del calcio fiorentino rendono questo pi simile al rugby piuttosto che al soccer, in quanto la palla trattenuta con le mani e le due compagini hanno come obiettivo quello di portarla oltre la barriera del lato corto difeso dagli avversari, una sorta di meta. Il calcio fiorentino paragonabile ai giochi che i Romani praticavano nel
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LAGO U., BARONCELLI A., SZYMANSKY S., Il business del calcio. Successi sportivi e rovesci finanziari, Egea, 2004. 10 The game causes great noise in the city, caused by hustling over large foot balls and from which many evils might arise. Fonte: www.slideshare.net/FantaFoot/football-bans-and-prohibitions 11 www.storiedicalcio.altervista.org

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Colosseo e nel Circo Massimo nella politica del panem et circenses (Giovenale) che permetteva a Roma di rispecchiarsi nelle sue vittorie. Cosi la rivalit contradaiola, sportivamente parlando, non faceva altro che rafforzare in realt lo spirito non solo all'interno di ogni singola comunit, ma anche della societ tutta12. In Inghilterra, solamente nel 1617, grazie alla promulgazione da parte del re Giacomo I della Declaration of Sports che abrogava tutti i divieti precedentemente imposti nell'ambito sportivo, il gioco della palla riprendeva l'importante ruolo nella societ che aveva momentaneamente lasciato tre secoli prima. Difatti riprese ad essere praticato allinterno dei college del regno. Re Carlo I, successore al trono di Giacomo I, prorog alla domenica i giorni in cui la pratica del calcio era lecita, dopo aver prestato servizio in chiesa. Questa sua concessione, contenuta allinterno del book of sports provoc il malcontento dei puristi che consideravano il calcio troppo violento da essere svolto nel giorno del Signore13. Va ricordato che la scissione tra il rugby ed il football non era ancora avvenuta, e le due parole non avevano lo stesso significato di oggi in quanto appartenenti al medesimo gioco. Ci avvenne nei primi decenni dellOttocento, quando si apr, sempre in Inghilterra, unaccesa discussione su quali fossero le regole che uniformemente avrebbero dovuto essere seguite. Due scuole, quella di Cambridge e quella di Rugby, adottarono due linee guida differenti per quello che, fino ad allora, era il medesimo sport, portando alla nascita nel 1863 della Football Association e nel 1871 della Rugby Football Union. In questo frangente avvenne la separazione di quello sport in due correnti, chiamate rispettivamente rugby e football. Il nome football contiene il s lelemento di rottura: il piede come quasi unico arto legittimato a colpire la sfera, mentre rugby prende il

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PIANTONI G., Lo sport tra agonismo, business e spettacolo, Etas, 1999. http://history.hanover.edu/early/CHARLESI.html

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nome dalla cittadina inglese nel cui college vennero decise le regole che lo contraddistinguono14. Lo strumento per colpire la palla non era l'unico elemento caratterizzante le due nuove discipline derivate. Difatti esse erano immerse in due auree differenti, rappresentavano due stili alternativi, proprio come accade oggi. Il gioco praticato a Rugby era irruento e decisamente incline alla violenza perch permetteva il contatto fisico, mentre quello praticato a Cambridge e diffusosi in altri atenei era pi signorile ed elegante. A sottolineare ulteriormente la comune origine, il termine che individua lobbiettivo del gioco; ossia la meta ed il goal. 'Meta' una parola greca, indica attraversare e obiettivo, mentre 'goal' la sua traduzione inglese15. Nel 1846 era intanto nata la prima squadra di calcio moderno, e non poteva essere che quella che aveva dettato le regole del gioco, ovvero il Cambridge University Association Football Club. In pochi anni nacquero in Inghilterra, a macchia di leopardo, molti football club. Nel 1863 i rappresentanti di undici squadre londinesi si riunirono per creare la English Football Association, lattuale F.A., ovvero la Federcalcio inglese. Fu necessario che essi si riunissero per redigere le regole comuni a tutti coloro che avessero voluto praticare questo sport. Furono decise le dimensioni del campo da gioco, la durata della partita, il numero di giocatori, i falli e la pena da comminare a coloro che avessero usato le mani. Fu concesso al solo portiere il loro utilizzo e il fallo di mano in area avrebbe comportato la pena pi grave (il penalty kick). La regola dell'unico legittimato per squadra era 'rigorosa', da qui il nome dell'area 'di rigore'. E' interessante osservare quanto l'uso delle mani sia stato fin dallinizio fortemente osteggiato, ed curioso l'aneddoto della squadra di Harrow, nata nel 1855, che pretendeva che i calciatori giocassero indossando guanti bianchi per

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www.rugbyfootballhistory.com www.perseus.tufts.edu/hopper/

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scovare i trasgressori della regola16. Non ci volle molto prima che questo sport moderno di diffondesse oltremanica. La prima squadra apparsa ufficialmente in Italia datata 7 settembre 1893, ed il Genoa Cricket and Athletic Club. Essa fu fondata da un gruppo di soci/giocatori inglesi, appartenenti alla numerosa comunit britannica stabilitasi a Genova, che traeva le sue fortune dai ricchi traffici marittimi conseguenti allapertura del Canale di Suez nel 186917. Solo dal 1897 nel club furono ammessi soci italiani. Nel 1890 la squadra genoana esisteva gi ufficiosamente, ma si dedicava sia al cricket che al calcio e ci causa di contesa per il primato di prima societ italiana di calcio con lInternational Football Club di Torino, che dalla nascita (1891) si dedic esclusivamente al gioco del calcio18. La prima partita tra due club italiani venne disputata a Ponte Carrega, un quartiere di Genova, il 6 gennaio 1898, e le compagini non potevano essere che Genoa Cricket and Athletic Club vs International Football Club. Sempre nello stesso anno, il 15 marzo fu fondata la Federazione Italiana del Football (F.I.F.), con sede a Torino, alla quale aderirono quattro club: il Genoa Cricket and Athletic Club, il F.C. Torinese, lInternational Football Club e la Societ Ginnastica di Torino. Le stesse diedero vita al primo campionato di calcio italiano, iniziato e concluso lo stesso giorno, l8 maggio 1898 che consacr il Genoa vincitore del primo dei suoi attuali nove scudetti (sei dal 1898 al 1904 e gli altri nelle stagioni 1914-15, 1922-23 e 1923-24)19. Questa piemontesizzazione dello sport giustificata dalla presenza a Torino di un grande centro industriale, che avvicina la citt al modello inglese e alla sua

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http://cronologia.leonardo.it/sport/crono9.htm Charles De Grave Sells, S.Green, G.Blake, W.Riley, D.G.Fawcus, Sandys, E.De Thierry, Jonathan Summerhill Senior e Junior, e soprattutto Charles Alfred Payton. Questi, futuro baronetto dell'Impero Britannico, era il Console generale di S.M. la Regina Vittoria a Genova. Fonte: http://www.genoacfc.it 18 AA.VV., Almanacco illustrato del calcio, Edizioni Panini, 1979. 19 GHIRELLI A., Storia del calcio in Italia, settima edizione, Einaudi, Torino, 1990.

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manifestazione sportiva, prediligendo il gioco del calcio; il modello tedesco, manifestazione del nazionalismo, spinge ad introdurre la ginnastica ed il tiro a segno, il modello francese, ispirato alla modernizzazione, invece le competizioni ciclistiche ed automobilistiche20. Nello stesso anno del primo campionato, era nata sempre a Torino, la F.I.F., acronimo di Federazione Italiana del Football, della quale facevano parte le tre squadre torinesi, il Genoa e la Unione Pro Sport Alessandria. La F.I.F. diventer l'attuale F.I.G.C. (Federazione Italiana Giuoco Calcio) nel 1909, e vedr sempre pi squadre partecipanti e non solo limitate al Nordovest. Nel 1913 viene organizzato il primo campionato nazionale con doppio girone; uno al nord ed uno al centro-sud. Naturalmente i mezzi di trasporto dell'epoca, le impegnative spese di viaggio, il fatto che i giocatori non fossero ancora retribuiti ma definibili con il termine attuale 'dilettanti' e il tragico periodo storico della Grande Guerra, non permettevano lunghi spostamenti. Per questo motivo, per pi di un decennio, gli spettatori poterono assistere quasi solo a derby. Lo sviluppo del paese, unito all'entusiasmo della popolazione per i loro eroi sportivi che seguivano allo stadio, port all'unione dei due gironi e alla creazione del girone unico nazionale nel 193121. La macchina del calcio era ormai ben avviata: la folla pagante che gremiva le tribune, unita a facoltosi e nobili mecenati che investivano le loro ricchezze in questa passione, stavano trasformando quello che era un passatempo domenicale praticato sui campetti dei patronati italiani, nella genesi del calcio-show-business. A dire il vero in Inghilterra, la retribuzione dei giocatori era gi un'abitudine dal 1876 e fu ufficializzata nel 1885, quando i calciatori inglesi vennero equiparati alle altre categorie di lavoratori, godendo in conseguenza del compenso per

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PIANTONI G., Lo sport tra agonismo, business e spettacolo, Etas, 1999. www.figc.it

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l'opera prestata. Lo stipendio (o il rimborso spese generoso) rientrava in un circolo virtuoso: con esso si potevano attirare giocatori pi capaci o con un appeal sportivamente pi attraente, per far si che la squadra potesse ambire a premi pi ricchi e i tifosi paganti diventassero pi numerosi. L'obbiettivo non pi celato era di organizzare uno sport professionistico. Stava cambiando non solo la concezione del giocatore, ma si stavano trasformando anche gli aspetti in apparenza accessori quali la gestione del club che veniva affidata a manager capaci, lo stadio veniva strutturato perch fosse il pi capiente possibile e per consentire che gli spettatori potessero godere di servizi (a pagamento). Venivano create anche piste di atletica e di ciclismo per differenziare le fonti di guadagno. La stessa partecipazione al campionato non era pi solo per diletto, ma per vincere e aggiudicarsi l'intera posta in palio. Il mecenate non era pi un semplice filantropo, ma nelle gesta e nei successi della squadra da lui sostenuta coltivava un ritorno in termini di visibilit e di carisma. I problemi connessi alla gestione di una societ di calcio sono gli stessi (anche se appaiono in forma diversa) delle societ industriali o commerciali. Come in qualsiasi altro tipo di impresa, le societ devono generare ricavi, vendendo i prodotti ai loro clienti: devono quindi investire nella comunicazione, nel marketing e nella promozione, devono investire nelle strutture che offrono la possibilit di vendere i loro prodotti nell'ambiente giusto e, soprattutto, devono pagare gli stipendi ai giocatori e investire nello sviluppo dei talenti per poter assicurare livelli di performance elevati22. La societ deve quindi operare in un ambiente ostile, dettato dalla concorrenza, ma allo stesso tempo deve cooperare con i rivali nell'organizzazione delle competizioni e nella scelta di regole di base comuni a tutti i partecipanti al torneo. La Federazione deve sviluppare nuove iniziative che possano tradursi in
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LAGO U., BARONCELLI A., SZYMANSKY S., Il business del calcio. Successi sportivi e rovesci finanziari, Egea, 2004.

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benefici per l'intero settore. Gli elementi fondamentali del business del calcio sono rimasti gli stessi presenti fin dalle origini del calcio professionistico, ovvero: un prodotto in vendita (l'intrattenimento offerto dal gioco stesso); i clienti (i tifosi ed altri spettatori); i lavoratori stipendiati (giocatori, allenatori, consulenti tecnici); i campi da calcio e i fabbricati (gli stadi); gli equipaggiamenti; un ambiente competitivo che necessita anche di cooperazione con i concorrenti.

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CAPITOLO 2 LA SOCIET DI CALCIO

2.1. Dalle origini alla legge 91/1981


Le prime squadre sportive sorsero con l'organizzazione tipica del club, con i soci che praticavano attivamente lo sport caratterizzante la squadra stessa. Il giocatore-socio era vincolato alla squadra avendo anche un ruolo simildirigenziale poich tramite le quote pagate in maniera diretta (l'iscrizione al club stesso) o indiretta (pagamento della retta del college) ne era proprietario. Il player rappresentava la squadra e la squadra rappresentava a sua volta il circolo o l'istituto scolastico. Il club in Italia, possedeva lo status di 'associazione non riconosciuta' quando ancora era di stampo dilettantistico, ed era disciplinata dagli artt. 36, 37 e 38 del codice civile. Ancora oggi le societ di calcio non professionistico sono riconosciute allo stesso modo. Art. 36 - Ordinamento e amministrazione delle associazioni non riconosciute. L'ordinamento interno e l'amministrazione delle associazioni non riconosciute come persone giuridiche sono regolati dagli accordi degli associati. Le dette associazioni possono stare in giudizio nella persona di coloro ai quali, secondo questi accordi, conferita la presidenza o la direzione. La societ, nella fattispecie che stiamo analizzando, pone al centro l'accordo in essere tra i soci partecipanti. La natura dell'accordo ha generalmente forma scritta ed uno statuto che contiene i principi e le regole di condotta che i soci si impegnano a rispettare e promuovere. Essendo il fulcro che garantisce l'esistenza riconosciuta della societ, lo statuto rimane fonte primaria di disciplina dell'ente. Lo scopo dell'ente al quale gli associati tendevano, doveva essere lecito,

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determinato, esplicito, realizzabile e il pi ideale possibile; doveva essere non solo non lucrativo, ma il meno possibile economico ed imprenditoriale; doveva farsi promotore degli ideali e dei principi esplicitati nell'atto costitutivo, allontanandosi dall'idea di tipo egoistico che intrinseca nella societ giuridica. Qualora ci fosse stata un'attivit economica sostenuta dalla societ sportiva dilettantistica, gli eventuali utili avrebbero dovuto essere reinvestiti comportando l'ulteriore sviluppo e rafforzamento dell'associazione stessa e non un arricchimento dei soci. Il fine era, in conclusione, di tipo mutualistico e ricreativo. Da qui l'articolo 37 che cita: I contributi degli associati e i beni acquisiti con questi contributi costituiscono il fondo comune dell'associazione. Finch questa dura, i singoli associati non possono chiedere la divisione del fondo comune, n pretendere la quota in caso di recesso. Il contratto associativo aperto, ovvero vi sempre la possibilit che nuovi associati aderiscano all'associazione. L'amministrazione in tutti i suoi poteri non vincolata dall'obbligo di ammettere coloro che sono in possesso dei requisiti. Forte di questo principio il Genoa cricket and football club dalla sua fondazione nel 1893, al 1897, rigettava la richiesta di partecipazione di tre cittadini non anglosassoni, del tutto tutelato dal diritto civile italiano; solo nel 1897 fu concessa l'adesione alle persone di altre nazionalit. Sul fondo comune i consociati non potevano far valere alcun diritto: non era possibile chiedere la divisione degli utili e tanto meno alienare la propria quota. Gli unici soggetti legittimati a ci erano i creditori terzi all'associazione, se potevano far valere le obbligazioni da contratto nei confronti del convenuto in veste di persona giuridica. Art. 38: Per le obbligazioni assunte dalle persone che rappresentano l'associazione i terzi possono far valere i loro diritti sul fondo comune. Delle obbligazioni stesse

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rispondono anche personalmente e solidamente le persone che hanno agito in nome e per conto dell'associazione. Alla luce di questi tre articoli si possono analizzare i primi decenni di vita associativa del Genoa Cricket and football Club. Nato il 7 settembre 1893, nell'atto di fondazione figuravano solo dieci soci, tutti di nazionalit britannica. Il football rimase per per i primi anni il secondo sport praticato dai componenti in quanto appartenendo essi all'alta borghesia, preferivano il cricket al gioco proprio delle classi meno agiate. Nel 1896 con l'arrivo a Genova del filantropo appassionato di soccer, James Richardson Spensley, il calcio divenne sempre pi praticato con sempre maggiore partecipazione popolare, portando all'ingresso nel club di decine di nuovi soci (arruolati tra i lavoratori del porto) e stipulando contratti per l'affitto di campi da gioco. Il club aveva definitivamente avviato il cammino verso l'acquisizione della fisionomia propria della societ calcistica moderna. Mr. James Richardson Spensley per il Genoa Cricket and football Club e il nobile Luigi Amedeo di Savoia Aosta, futuro duca degli Abruzzi, per il Football Club Torinese, incarnano alla perfezione l'idea di mecenati filantropi che si pongono alla guida dei club. Essi, divenendo presidenti delle rispettive squadre, rispondevano personalmente alle esigenze del bilancio in quanto responsabili per le obbligazioni sociali e per i movimenti in entrata e in uscita delle finanze sociali23. Il rendiconto finanziario prendeva in considerazione solo il movimento di denaro effettivo. Il club, sebbene nello statuto fosse contemplato che l'azione endogena fosse quella della promozione dell'attivit sportiva, la conseguenza esogena era che, nei confronti degli spettatori e degli appassionati, agiva come erogatore di spettacoli. Le entrate erano alla voce biglietti e donazioni o quote sociali, mentre le uscite erano alla voce affitto del campo e trasferte.

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RUSCONI G., Il bilancio d'esercizio nell'economia delle societ di calcio, Cacucci editore, Bari, 1990.

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Paradossalmente, non venivano considerate le spese per lingaggio dei giocatori e l'ammortamento degli oneri di contratto aventi durata pluriennale. Il giocatore non era considerato patrimonio contabile, come se in un'industria venissero prese in considerazione solo le vendite e non le spese per acquistare i macchinari e il loro valore in seguito. Eppure il giocatore, originariamente socio a livello paritario, si era evoluto a professionista alle dipendenze dei dirigenti. La trasformazione del suo ruolo era venuta con il passaggio dalla natura ricreativa a quella competitiva di tipo programmatico delle societ di calcio. Il sempre maggiore successo della disciplina, la sua diffusione e la conseguente nascita di nuove compagini, aveva fatto sorgere l'elemento concorrenziale. I dirigenti procuravano al proprio allenatore di riferimento i giocatori pi capaci e costoro dedicavano il proprio tempo a perfezionarsi fisicamente e tecnicamente per garantire prestazioni sportive migliori, con la logica conseguenza di dover abbandonare il proprio lavoro per cimentarsi in questo. Contemporaneamente nasce lesigenza, da parte degli atleti che spendono sempre maggior tempo nel miglioramento dei risultati sportivi, anzitutto di essere esonerati dal pagamento delle quote sociali e poi di essere rimborsati delle spese sostenute, oltre che del mancato guadagno derivante dalla distrazione delle proprie normali attivit verso quelle agonistiche24. Paradossalmente l'unica figura in grado di trarre profitto diretto dalla sua attivit, era proprio colui che non figurava nei libri contabili: ovvero il calciatore (ai soci non era concesso a causa dell'articolo 37 del codice civile). In un primo tempo a far fronte a queste spese era soprattutto il mecenate, che contribuiva a fondo perduto a sostituire con il salario ci che prima era semplice soddisfazione del sacrificio per la vittoria. In un secondo momento, quando il movimento di capitali era diventato insostenibile avvalendosi solamente delle
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DE VITA G., Il bilancio di esercizio nelle societ di calcio professionistiche, Universit degli studi di Napoli Federico II, 1998.

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quote e delle donazioni, si cercarono vie alternative che permettessero ulteriori introiti. Una di queste era la sponsorizzazione. Lo stesso industriale diventava presidente della societ, godendo del lucro indiretto dipendente dalla visibilit della squadra. Da questo momento in poi lo sport diventa industria: i giocatori professionisti diventano i fattori della produzione, la societ di appartenenza diventa datore di lavoro, l'evento agonistico diventa il bene offerto sul mercato, gli spettatori diventano i consumatori che si allineano lungo una normale curva di domanda a seconda del prezzo che sono disposti a pagare per assistere allo spettacolo25. Nel 1949 la Federazione Italiana Giuoco Calcio (F.I.G.C.) permise il tesseramento degli atleti stranieri. Questa delibera permise l'innalzamento qualitativo e quantitativo dello spettacolo offerto e fu un ulteriore passo verso la sua industrializzazione che, grazie all'esplosione dei mezzi di informazione, aveva espanso il bacino d'utenza a tutta la Penisola. La natura di associazione non riconosciuta, promotrice della cultura dello sport e dei suoi valori ed erogatrice di spettacolo per il semplice sostentamento, strideva con il giro d'affari in salita vertiginosa. In questa veste, i club non erano pi credibili, e lo sarebbero stati sempre meno a causa del boom economico che stava vivendo la popolazione italiana negli anni '60. Il 16 settembre 1966 il consiglio della F.I.G.C., deliber lo scioglimento delle vecchie associazioni calcistiche professionistiche, vincolando la trasformazione in societ commerciale l'iscrizione al campionato del 1966-1967. Il massimo organo del calcio italiano sciolse i consigli direttivi di ogni associazione e nomin per ognuna un commissario straordinario allo scopo di procedere con la liquidazione delle stesse ed alla loro costituzione in societ per

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Ibidem.

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azioni26. Impose uno statuto obbligatorio per tutte le societ professionistiche dei campionati maggiori, il cui contenuto prevedeva:

l'impossibilit di ripartire gli utili fra i soci in caso di scioglimento; una volta definiti i rapporti con i terzi e la restituzione ai soci del capitale da loro versato, la somma residua fosse devoluta ad un fondo speciale di assistenza del C.O.N.I.;

qualora il socio sciogliesse il suo rapporto con la S.p.A., gli fossero riconosciute solo le quote nominali delle azioni da lui possedute27.

Rimane obbligatoriamente assente la finalit di lucro della societ calcistica sotto qualsiasi forma. L'intervento della Federazione sugli statuti e la pubblicit dei bilanci, avrebbero in teoria offerto a terzi la garanzia di trasparenza e sostenibilit. Non si pu certo dire che, prima, la gestione delle associazioni rispondesse ai fondamentali requisiti di veridicit e correttezza. L'acquisto del cartellino del calciatore e il suo ammortamento per gli anni di contratto non erano voci del bilancio, che considerava solo le entrate e le uscite di cassa. Non vi era una regola precisa e condivisa a livello federativo su chi dovesse sobbarcarsi il costo delle prestazioni dei calciatori. L'assenza di ci port a perdite di gestione e a un crescente deficit. Il passaggio da associazione non riconosciuta a societ per azioni con personalit giuridica, imposto dalla F.I.G.C., era illegittimo dal punto di vista legale: la Federazione aveva posto in essere un vincolo che non era nei suoi poteri, ma esclusiva pertinenza della legge. Per ottenere il passaggio dall'associazione a societ per azioni, si dovette quindi
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NICOLIELLO M., Stato dell'arte e prospettive dell'azienda calcio in Italia: un approccio economico aziendale, Universit degli studi di Brescia, 2007. 27 CIRENEI M., Le associazioni sportive per azioni, Rivista di diritto commerciale, n.1/1970.

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percorrere la via dell'incentivo: il ministero del turismo e dello spettacolo condizion l'erogazione di un mutuo ad interesse agevolato e diretto al risanamento delle societ calcistiche, all'assunzione da parte degli enti sportivi della forma societaria di S.p.A.28. Nonostante la fruizione del mutuo di interesse agevolato, il disavanzo delle societ stava diventando insostenibile. Da 18 miliardi di lire del 1972, si era passati agli 86 del 198029. Cifra astronomica che spingeva il mondo del pallone a chiedere una nuova ed urgente riforma. Essendo un mondo dal forte impatto economico e sociale, l'intervento del governo con una legge ad hoc fu l'unica soluzione in grado di cambiare la situazione.

2.1. Dall'emanazione della legge 91/1981 ad oggi


Il Parlamento in data 23 marzo 1981 eman la legge 91, pietra miliare in materia calcistica. Con quest'atto l'autorit legislativa pose le regole cardine alle quali le societ di calcio professionistiche avrebbero dovuto attenersi. L'attivit sportiva a qualsiasi livello, innanzitutto libera30 ed praticata da atleti dilettanti e professionisti31 e l'eventuale contratto deve soddisfare alcune

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NICOLIELLO M., Stato dell'arte e prospettive dell'azienda calcio in Italia: un approccio economico aziendale, Universit degli studi di Brescia, 2007. cfr RUBINO F., Un approccio manageriale della gestione delle societ di calcio, Franco Angeli, Milano, 2004. 29 18 miliardi di lire nel 1972 corrispondono a 148 milioni di euro nel 2011 e 86 miliardi nel 1980 corrispondono agli attuali 220 milioni di euro. Cifra rapportata al 2011 tramite il coefficiente di rivalutazione monetaria istat. 30 Articolo 1. Attivit sportiva. L'esercizio dell'attivit sportiva, sia essa svolta in forma individuale o collettiva, sia in forma professionistica o dilettantistica, libero. 31 Articolo 2. Professionismo sportivo. Ai fini dell'applicazione della presente legge, sono sportivi professionisti gli atleti, gli allenatori, i direttori tecnico-sportivi ed i preparatori atletici, che esercitano l'attivit sportiva a titolo oneroso con carattere di continuit nell'ambito delle discipline regolamentate dal C.O.N.I. e che conseguono la qualificazione dalle federazioni sportive nazionali, secondo le norme emanate dalle federazioni stesse, con l'osservanza delle direttive stabilite dal C.O.N.I. per la distinzione dell'attivit dilettantistica da quella professionistica.

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condizioni particolari32. Importanti sono la durata massima quinquennale33 della collaborazione (rinnovabile) e la celebre indennit di preparazione e promozione che deve essere riconosciuta dalla societ che stipula un nuovo contratto al calciatore, nei confronti della societ con la quale il rapporto lavorativo scaduto oppure nella quale il giocatore si formato34.
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Articolo 3. Prestazione sportiva dell'atleta. La prestazione a titolo oneroso dell'atleta costituisce oggetto di contratto di lavoro subordinato regolato dalle norme contenute nella presente legge. Essa costituisce, tuttavia, oggetto di contratto di lavoro autonomo quando ricorra almeno uno dei seguenti requisiti: a) l'attivit sia svolta nell'ambito di una singola manifestazione sportiva o di pi manifestazioni tra loro collegate in un breve periodo di tempo; b) l'atleta non sia contrattualmente vincolato per ci che riguarda la frequenza a sedute di preparazione od allenamento; c) la prestazione che oggetto del contratto, pur avendo carattere continuativo, non superi otto ore settimanali oppure cinque giorni ogni mese ovvero trenta giorni ogni anno. Articolo 4. Disciplina del lavoro subordinato sportivo. Il rapporto di prestazione sportiva a titolo oneroso si costituisce mediante assunzione diretta e con la stipulazione di un contratto in forma scritta, a pena di nullit, tra lo sportivo e la societ destinataria delle prestazioni sportive, secondo il contratto tipo predisposto, conformemente all'accordo stipulato, ogni tre anni dalla Federazione sportiva nazionale e dai rappresentanti delle categorie interessate. La societ ha l'obbligo di depositare il contratto presso la Federazione sportiva nazionale per l'approvazione. Le eventuali clausole contenenti deroghe peggiorative sono sostituite di diritto da quelle del contratto tipo. Nel contratto individuale dovr essere prevista la clausola contenente l'obbligo dello sportivo al rispetto delle istruzioni tecniche e delle prescrizioni impartite per il conseguimento degli scopi agonistici. Nello stesso contratto potr essere prevista una clausola compromissoria con la quale le controversie concernenti l'attuazione del contratto e insorte fra la societ sportiva e lo sportivo sono deferite ad un collegio arbitrale. La stessa clausola dovr contenere la nomina degli arbitri oppure stabilire il numero degli arbitri e il modo di nominarli. Il contratto non pu contenere clausole di non concorrenza o, comunque, limitative della libert professionale dello sportivo per il periodo successivo alla risoluzione del contratto stesso n pu essere integrato, durante lo svolgimento del rapporto, con tali pattuizioni. Le federazioni sportive nazionali possono prevedere la costituzione di un fondo gestito da rappresentanti delle societ e degli sportivi per la corresponsione della indennit di anzianit al termine dell'attivit sportiva a norma dell'articolo 2123 del codice civile. 33 Articolo 5. Cessione del contratto. Il contratto di cui all'articolo precedente pu contenere l'apposizione di un termine risolutivo, non superiore a cinque anni dalla data di inizio del rapporto. ammessa la successione di contratto a termine fra gli stessi soggetti. ammessa la cessione del contratto, prima della scadenza, da una societ sportiva ad una altra, purch vi consenta l'altra parte e siano osservate le modalit fissate dalle federazioni sportive nazionali. 34 Articolo 6. Premio di addestramento e formazione tecnica. 1. Nel caso di primo contratto deve essere stabilito dalle Federazioni sportive nazionali un premio di addestramento e formazione tecnica in favore della societ od associazione sportiva presso la quale l'atleta ha svolto la sua ultima attivit dilettantistica o giovanile. 2. Alla societ od alla associazione sportiva che, in virt di tesseramento dilettantistico o giovanile, ha provveduto all'addestramento e formazione tecnica dell'atleta, viene riconosciuto il diritto di stipulare il

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L'ammontare di tale premio da versare era definito da una tabella della Federazione Italiana Giuoco Calcio che teneva conto dell'et dell'atleta e la media dei compensi lordi percepiti dal calciatore nell'ultimo biennio. Questa norma era espressione concreta della visione bilanciocentrica, che mirava innanzitutto a permettere la sopravvivenza del club e la sua sana gestione finanziaria. Difatti, tale indennizzo, garantiva in primo luogo tali entrate alle piccole societ che avevano la fortuna di tesserare giocatori appetibili per le grandi squadre; in secondo luogo permetteva di considerarne nel bilancio la quasi certa entrata al momento della conclusione del contratto. Questa regola verr totalmente stravolta nel 1995 da una celebre sentenza Bosman. L'articolo 10 ribadisce l'obbligo di costituire una societ di capitali, il cui fine non sia di lucro. Il lucro diretto soggettivo non permesso, in quanto lucro oggettivo35 deve essere reinvestito per il bene e lo sviluppo della societ. Leventuale vantaggio economico soggettivo concesso quello indiretto, come possibile conseguenza del successo e del prestigio sportivo del club36.

primo contratto professionistico con lo stesso atleta. Tale diritto pu essere esercitato in pendenza del precedente tesseramento, nei tempi e con le modalit stabilite dalle diverse federazioni sportive nazionali in relazione all'et degli atleti ed alle caratteristiche delle singole discipline sportive. 3. Il premio di addestramento e formazione tecnica dovr essere reinvestito, dalle societ od associazioni che svolgono attivit dilettantistica o giovanile, nel perseguimento di fini sportivi (3). 35 MARAS G., Societ sportive e societ di diritto speciale, Rivista societ, 1982. 36 Articolo 16. Abolizione del vincolo sportivo. Le limitazioni alla libert contrattuale dell'atleta professionista, individuate come "vincolo sportivo" nel vigente ordinamento sportivo, saranno gradualmente eliminate entro cinque anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, secondo modalit e parametri stabiliti dalle federazioni sportive nazionali e approvati dal C.O.N.I., in relazione all'et degli atleti, alla durata ed al contenuto patrimoniale del rapporto con le societ. Le societ sportive previste dalla presente legge possono iscrivere nel proprio bilancio tra le componenti attive, in apposito conto, un importo massimo pari al valore delle indennit di preparazione e promozione maturate alla data del 30 giugno 1996, in base ad una apposita certificazione rilasciata dalla Federazione sportiva competente conforme alla normativa in vigore. Le societ che si avvalgono della facolt di cui al comma precedente debbono procedere ad ogni effetto all'ammortamento del valore iscritto entro tre anni a decorrere dalla data del 15 maggio 1996, fermo restando l'obbligo del controllo da parte di ciascuna Federazione sportiva ai sensi dell'articolo 12. Le societ appartenenti a federazioni sportive che abbiano introdotto nei rispettivi ordinamenti il settore professionistico in epoca successiva alla data di entrata in vigore della presente legge, oltre che avvalersi della facolt prevista dal secondo comma, possono altres provvedere ad un ammortamento delle immobilizzazioni, iscritte in sede di trasformazione o di prima applicazione del vincolo di cui al primo comma, entro un periodo non superiore a tre anni, a decorrere dalla data del 15 maggio 1996.

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Larticolo 16 elimina gradualmente il vincolo dello sportivo, portando alla diminuzione del potere contrattuale del club, ma ampiamente compensato dall'introduzione dell'indennit di preparazione promozione. Per quanto riguarda la libert del giocatore, la risoluzione del vincolo sportivo non ha portato ad alcun vantaggio in quanto esso stato sostituito dall'istituzione dell'indennit che gli limita la mobilit nella fase di calciomercato. Nell'autunno del 1990, il belga Jean-Marc Bosman, calciatore in scadenza di contratto del club RFC Lige, si era accordato con il club francese Dunkerque per il suo trasferimento. Il Dunkerque non offr per la quota di indennizzo sufficiente al RFC Lige che quindi neg il trasferimento. Inoltre la squadra belga offr il rinnovo contrattuale con uno stipendio inferiore a quello corrisposto precedentemente. Bosman rifiut il rinnovo e, a causa della divergenza tra domanda ed offerta dei due club, fu obbligato alla disoccupazione calcistica per un anno Bosman fece causa alla societ, che fu portata a giudizio presso il tribunale di Liegi. Il giudice di secondo grado, chiese alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea di pronunciarsi in via pregiudiziale, in quanto l'atto del RFC Lige sarebbe stato contrario al principio di libera circolazione dei lavoratori all'interno della Comunit Europea. Chiese anche il parere sul diritto di ogni Federazione nazionale a definire il limite massimo di giocatori stranieri (europei) ingaggiabili per ogni team. La Corte di Giustizia dell'Unione Europea, secondo l'articolo 234 del Trattato che istituisce la Comunit Economica Europea, competente nel pronunciarsi in via pregiudiziale : 1. sullinterpretazione del trattato; 2. sulla validit e linterpretazione degli atti compiuti dalle istituzioni della Comunit Europea e della BCE; 3. sullinterpretazione degli statuti degli organismi creati con atto del Consiglio, quando gi previsto dagli statuti stessi.

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La Corte, visto il parere della Corte Europea di Giustizia, dichiar: 1. lart. 48 del Trattato CEE osta allapplicazione di norme emanate da associazioni sportive secondo le quali un calciatore professionista cittadino di uno Stato membro, alla scadenza del contratto che lo vincola ad una societ, pu essere ingaggiato da una societ di un altro Stato membro solo se questa ha versato alla societ di provenienza unindennit di trasferimento, di formazione o di promozione. 2. lart. 48 del Trattato CEE osta allapplicazione di norme emanate da associazioni sportive secondo le quali, nelle partite delle competizioni che esse organizzano, le societ calcistiche possono schierare solo un numero limitato di calciatori professionisti cittadini di altri Stati membri. 3. leffetto diretto dellart. 48 del Trattato CEE non pu essere fatto valere a sostegno di rivendicazioni relative a indennit di trasferimento, di formazione o di promozione che, alla data di questa sentenza, siano state gi pagate o siano ancora dovute in adempimento di unobbligazione sorta prima di tale data, fatta eccezione per coloro che, prima della stessa data, abbiano intentato azioni giudiziarie o esperito rimedi equivalenti ai sensi del diritto nazionale vigente in materia. Il rapporto societ-giocatore, tramite questa sentenza, spost lago della bilancia verso quest'ultimo. Da societcentrico divenne atletacentrico, facendo s che il giocatore potesse godere di una grandissima forza contrattuale. Venne dichiarato illegittimo l'obbligo di dipendere, a fine contratto, dagli accordi economici tra l'ex squadra e quella nuova di un altro Stato membro, facendo venir meno il premio di preparazione. Inoltre, il calciatore, in quanto lavoratore, era libero di cercare in assoluta autonomia qualsiasi club europeo senza il limite del tetto massimo di stranieri comunitari. Le conseguenze per le societ furono talmente deleterie che venne meno l'utile nel bilancio societario derivante dal trasferimento una volta conclusosi il

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rapporto lavorativo. Oltre a questo, non essendo pi richiesto laccordo con il club di appartenenza, veniva alimentata la concorrenza tra le societ per ottenere i calciatori, portando ad un aumento vertiginoso degli stipendi offerti per rendere pi appetibile una destinazione piuttosto che un'altra. Per correre ai ripari dopo questa sentenza destabilizzante, il Parlamento italiano intervenne con tempismo per modificare la legge 91/1981 tramite il Decreto Legge 272 del 17 marzo 1996; tale decreto abrogava l'indennit di preparazione e promozione ed introduceva la possibilit delle federazioni sportive di prevedere un premio di addestramento e formazione tecnica. Tale quota sarebbe stata destinata alla societ presso la quale il calciatore aveva svolto l'ultima giovanile. Il decreto decadde pi volte venendo reiterato tramite il Decreto Legge 383 del 22 luglio 1996 e dal Decreto Legge 485 del 20 settembre 1996. Quest'ultimo Decreto, fu definito spalma-perdite, in quanto veniva concesso alle societ di diluire in tre esercizi le svalutazioni dell'indennit di preparazione e promozione non pi incassata dopo il caso Bosman. Divenne legge 586 il 18 novembre 1996. L'articolo 10 comma 2 abrogava l'obbligo della societ di investire gli utili nell'attivit sportiva facendola diventare una societ con scopo di lucro, cambiando radicalmente lo spirito originale. Il club era diventato un'impresa che poteva differenziare le forme di guadagno e i cui utili cos prodotti potevano essere reinvestiti nell'attivit sportiva o spartiti tra soci. La possibilit di svolgere esclusivamente attivit sportive ed attivit ad esse connesse o strumentali37 permetteva la creazione di un management proprio di
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Articolo 10. Costituzione e affiliazione. Possono stipulare contratti con atleti professionisti solo societ sportive costituite nella forma di societ per azioni o di societ a responsabilit limitata. In deroga all'articolo 2488 del codice civile in ogni caso obbligatoria, per le societ sportive professionistiche, la nomina del collegio sindacale. L'atto costitutivo deve prevedere che la societ possa svolgere esclusivamente attivit sportive ed attivit ad esse connesse o strumentali. L'atto costitutivo deve provvedere che una quota parte degli utili, non inferiore al 10 per cento, sia destinata a scuole giovanili di addestramento e formazione tecnico-sportiva. Prima di procedere al deposito dell'atto costitutivo, a norma dell'articolo 2330 del codice civile, la societ deve ottenere l'affiliazione da una o da pi federazioni sportive nazionali riconosciute dal C.O.N.I.. Gli effetti derivanti dall'affiliazione restano sospesi fino all'adempimento degli obblighi di cui all'articolo 11.

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un'azienda, il sondaggio di tutte le possibili fonti di guadagno per diversificare le entrate. La gestione business-oriented diventata di medio lungo periodo, ha comportato: 1. lo sviluppo del marketing; 2. la vendita allasta dei diritti per trasmettere le partite alla televisione; 3. ll pay per view; 4. lo sfasamento degli incontri per garantire maggiori introiti televisivi; 5. la quotazione in borsa dei club. Nel 1998, la S.S. Lazio ebbe accesso alla quotazione in Borsa. Fu il primo club italiano a farlo e ci avvenne in seguito alla licenza concessa alle societ sportive di considerarsi come S.p.A., con la possibilit di distribuzione gli utili ai soci. Con la legge 485/96 le societ professionistiche di calcio fecero il loro debutto a Piazza Affari. La sottoscrizione di quote azionarie della S.S. Lazio, godette di un notevole successo: la domanda dei piccoli risparmiatori fu di dieci volte superiore all'offerta. La vendita delle azioni frutt 60 milioni di euro, di cui circa la met and ad alimentare le casse societarie e la restante met invece and alla Cirio, la societ controllante. Oltre alla gi citata legge 485/96, la quotazione in borsa dei club calcistici venne agevolata anche da un nuovo regolamento del 1997 che ridusse i vincoli per l'ammissione al mercato azionario. Difatti viene meno l'obbligo di presentare e rendere pubblici i bilanci degli ultimi tre anni38. Nel 2000-2001 si quotarono in Borsa la A.S. Roma e la Juventus F.C.. Il club torinese fu quello che offr il progetto di quotazione pi credibile, poich

L'atto costitutivo pu sottoporre a speciali condizioni l'alienazione delle azioni o delle quote. L'affiliazione pu essere revocata dalla Federazione sportiva nazionale per gravi infrazioni all'ordinamento sportivo. La revoca dell'affiliazione determina l'inibizione dello svolgimento dell'attivit sportiva. Avverso le decisioni della Federazione sportiva nazionale ammesso ricorso alla giunta esecutiva del C.O.N.I., che si pronuncia entro sessanta giorni dal ricevimento del ricorso. 38 NICOLIELLO M., Stato dell'arte e prospettive dell'azienda calcio in Italia: un approccio economico aziendale, Universit degli studi di Brescia, 2007.

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garantiva un management pi stabile ed un progetto di reinvestimento delle risorse finanziarie, reperite tramite la vendita azionaria, decisamente concreto e sostenibile. La Juventus progettava la realizzazione di un nuovo stadio (inaugurato l'8 settembre 2011) sulle ceneri dell'obsoleto Stadio Delle Alpi. Lo stadio di propriet unito ad una sviluppata rete di merchandising che sfruttava il marchio sociale, l'organizzazione di eventi e la creazione di strutture che permettessero di vivere esperienze legate alla squadra durante tutta la settimana (cinema, centri commerciali, circoli, musei) erano necessari per la differenziazione delle entrate nell'ottica del fair play finanziario imposto dalla U.E.F.A.39. Da questo punto di vista la Premier League era (ed ) decisamente pi avanzata rispetto alla serie A. Prendiamo come esempio il Manchester United, che a differenza dei cugini del Manchester City non gode delle grazie economiche del presidente sceicco Mansour Bin Zaid Al Nahyan e che deve la propria sopravvivenza alle abilit manageriali e sportive del suo staff. Lo stadio Old Trafford, culla del calcio inglese, appartiene al club; i suoi punti di ristoro servono la Manchester United Cola e nei panini presente la salsa Manchester United Ketchup; si pu passeggiare sette giorni su sette presso la struttura e i suoi negozi di gadget vendono tutto il materiale necessario per l'attivit fisica e per vivere circondati dai colori e dai simboli dei Red Devils (portachiavi, portafogli, spille, articoli da bagno, cancelleria...). Poich la struttura interamente propriet del Manchester United, tutti gli incassi dello stadio (biglietti ed abbonamenti) vanno nelle casse societarie40. Tornando alla situazione italiana, la legge spalma-perdite, unita all'entrata in Borsa di alcuni club, non ha negli anni rivitalizzato i bilanci societari, in perenne deficit finanziario. Gli investimenti azzardati in giocatori dal compenso elevato, senza che la squadra raggiungesse i risultati minimi attesi per poter godere del

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Si fa rinvio al capitolo 5. LAGO U., BARONCELLI A., SZYMANSKY S., Il business del calcio. Successi sportivi e rovesci finanziari, Egea, 2004.

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premio economico, assieme alla sfrontatezza di alcuni presidenti e della gestione creativa delle risorse e degli introiti (inferiori rispetto alle aspettative dal fronte dei diritti televisivi), facevano s che si prospettasse lo stato di insolvenza per alcune societ. Per scongiurare un simile rischio, che avrebbe portato ad onorare gli impegni con lo Stato tramite la capitalizzazione dei beni societari venduti all'asta dal curatore ma che avrebbe comportato pure un terremoto economico e sociale, il Parlamento adott nel luglio del 2002 il Decreto Legge 138, convertito nella Legge 178/ 2002. Questa legge, detta anti-insolvenza, in quanto dettata per i motivi sopracitati, venne rubricata come Interventi urgenti in materia tributaria, di privatizzazioni, di contenimento della spesa farmaceutica e per il sostegno dell'economia delle aree svantaggiate. Come spesso accade, quando l'atto legislativo risulta sconveniente per una possibile reazione negativa dell'opinione pubblica, lo si inserisce tra le pieghe di una manovra di pi ampio respiro. La legge prevedeva che, tutte le societ e di qualsiasi natura, potessero qualora fossero insolventi, spalmare il pagamento del debito fiscale fino a un massimo di cinque rate annuali41. La legge entr in vigore proprio quando il crack Cirio stava trascinando al default anche la Lazio. Sergio Cragnotti, alla guida della controllante Cirio e della controllata Lazio, nel novembre del 2002 venne dichiarato insolvente da un trustee rappresentante gli obbligazionisti, a causa di un bond di 150 milioni di euro non rimborsato.
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Lart. 2 della Legge n. 178 dell8 agosto 2002, stabilisce che lAgenzia delle entrate, dopo l'inizio dellesecuzione coattiva, pu procedere alla transazione dei tributi iscritti a ruolo dai propri uffici il cui gettito di esclusiva spettanza dello Stato in caso di accertata maggiore economicit e proficuit rispetto alle attivit di riscossione coattiva, quando nel corso della procedura esecutiva emerga l'insolvenza del debitore o questi assoggettato a procedure concorsuali. Alla transazione si procede con atto approvato dal direttore dellAgenzia, su conforme parere obbligatorio della Commissione consultiva per la riscossione di cui all'articolo 6 del decreto legislativo 13 aprile 1999, n. 112, acquisiti altres gli altri pareri obbligatoriamente prescritti dalle vigenti disposizioni di legge. I pareri si intendono rilasciati con esito favorevole decorsi 45 giorni dalla data di ricevimento della richiesta, se non pronunciati espressamente nel termine predetto. La transazione pu comportare la dilazione del pagamento delle somme iscritte a ruolo anche a prescindere dalla sussistenza delle condizioni di cui all'articolo 19, commi 1 e 2, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602. Il pagamento rateale dei debiti per contributi, premi e accessori di legge, iscritti a ruolo dagli enti gestori di forme di previdenza e assistenza obbligatorie, pu essere consentito, in deroga a quanto previsto dallarticolo 2, comma 11, del decreto-legge 9 ottobre 1989, n. 338, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 dicembre 1989, n. 389, nel limite massimo di sessanta mesi con provvedimento motivato degli stessi enti impositori.

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Eevoluzione legislativa dagli anni '60 ad oggi

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L'era Cragnotti alla Lazio aveva portato a grandi successi sportivi, come il secondo scudetto della storia della squadra, la vittoria della Coppa U.E.F.A., della Supercoppa Europea, la doppia conquista della Coppa Italia e delle due Supercoppe Italiane. Ma la corazzata laziale era stata allestita spendendo cifre folli e difatti gi nel breve periodo la gestione aveva iniziato a diventare insostenibile contraendo debiti poi lasciati in eredit alle gestioni successive, quella Longo in primis e Lotito in seguito. Sfruttando la legge anti-insolvenza e avviando una transazione con l'erario, si giunse alla concessione di una proroga di 23 anni, per poter estinguere ratealmente il debito tributario di 107 milioni di euro della societ laziale. Questo un esempio dell'atipicit delle societ calcistiche che suscitano timore nel Governo di turno tanto da possedere un forte potere nella contrattazione.
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BRAGHERO M., PERFUMO S., RAVANO F., Per sport e per business: tutto parte del gioco, Franco Angeli, 1999. Tabella corretta ed aggiornata.

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CAPITOLO 3 SCANDALI CALCISTICI

Dai tempi di Tangentopoli, il suffisso '-poli' vede l'alienazione del significato greco di 'citt' e assume quello pi indecoroso di 'scandalo'. Scommessopoli, passaportopoli, premiopoli, calciopoli, sono solo alcuni degli scandali che riguardano la corruzione dell'etica gestionale, ai quali bisogna purtroppo aggiungere le odiose vicende di doping, violenza e mobbing che periodicamente balzano agli onori della cronaca. Negli ultimi trent'anni il calcio italiano ha visto di tutto e i tifosi hanno dovuto subire le pi grottesche situazioni. Di volta in volta sono stati adottati provvedimenti finalizzati alla rapida soluzione del caso, che hanno per portato ad infliggere pene cos lievi da permettere ai protagonisti di ogni pi losco caso di riabilitarsi in breve tempo. L'Italia possiede una cultura giurisprudenziale garantista ed una cultura etica che spinge alla redenzione ed al perdono. Quest'indole, associata agli interessi economici, portano ad affrontare le difficolt con il celebre detto the show must go on. Per ricordarci che il calcio doggi carico di interessi che nulla hanno a che vedere con il sentimento sportivo, utile ricordare alcune dichiarazioni rilasciate dal presidente della Lazio dal 1992 al 2003 (a due riprese), Sergio Cragnotti: Nessuno incedibile e nel nostro calcio moderno non esistono pi le bandiere. Dipendesse da me non ci sarebbero giocatori che rimarrebbero a vita in una squadra... I tifosi? Sono solo clienti e poi Dobbiamo cambiare la mentalit, dobbiamo farlo diventare un business, un generatore di ricchezza; dicevo a Cecchi Gori (ex presidente della Fiorentina dall'1993 a 2002, che port il club al fallimento) che, come gli americani vendono cinema, noi dobbiamo vendere

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calcio. Il gruppo Cirio e il gruppo Cragnotti&Partners manterranno il controllo della societ con una quota tra il 40 e il 51%43. Verso la fine della stagione 1979-1980 scoppi il caso calcioscommesse, che vide quindici finanzieri recarsi presso lo stadio Adriatico di Pescara per eseguire il mandato di cattura di alcuni giocatori di Pescara e Lazio. Nonostante la gravit dell'illecito, i giudici si fecero accecare dalla magnanimit. Cos come per il reato dei passaporti falsi si perdonarono i protagonisti, giudicati colpevoli anche dalla giustizia ordinaria. Curioso e imbarazzante, il caso del passaporto falso del giocatore uruguagio dell'Internazionale F.C., Alvaro Recoba. Mentre da una parte sia il mandante che il beneficiario dell'illecito negarono il loro coinvolgimento nell'affaire, riuscendo ad apparire credibili all'organo sportivo giudicante (nonostante poi gli stessi ammetteranno, durante il processo penale, la loro colpa patteggiando la pena); dall'altra, l'ultima istanza ovvero la Camera di Conciliazione del C.O.N.I., permise un notevole sconto di pena (perch seppur non il dolo, comunque venne constatata la colpa) sostenendo La disponibilit del calciatore Alvaro Recoba a collaborare in attivit di propaganda dei valori sportivi e del gioco del calcio, nonch ad iniziative che favoriscano la prevenzione di episodi di violenza e razzismo in occasione di manifestazioni sportive. Un vero e proprio paradosso. Per la teoria del chiodo-scaccia-chiodo, terminato uno scandalo se ne trova subito un altro che fa dimenticare quello precedente. A distanza di pochi anni il club su cui si abbatt la tempesta era cambiato, la vittima era diventata il carnefice e viceversa. La Juventus era diventata il male e i nodi di una gestione al limite erano venuti al pettine. Moggi, Giraudo e Bettega divennero il capro espiatorio di tutti i mali che il calcio

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BEHA O., DI CARO A., Il calcio alla sbarra, Bur Rizzoli, 2011.

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stava vivendo. Per torto dell'accusa o per merito della difesa, la giustizia non riuscita a fare chiarezza, ma ci che certo che essi erano i rappresentanti di un modo di agire e di fare management che riguardava quasi tutti coloro che lavorano dietro le quinte in questo ambiente. L'ultimo scandalo in ordine temporale quello che riguarda il riconoscimento in denaro per i meriti di formazione di un giocatore durante le giovanili, consegnato al destinatario sbagliato. In questo caso per dolo. Difatti anche i rimborsi, che appaiono pi un'elemosina o una donazione rispetto ai numeri del giro di affari generato dal calcio, fanno gola agli squali.

3.1. Scommessopoli '80


Il 1 marzo 1980 il commerciante all'ingrosso di frutta e verdura Massimo Cruciani si rec presso la Procura della Repubblica di Roma a raccontare perch si trovasse, assieme al socio Alvaro Trinca, con un debito di 960 milioni di lire e minacciato da decine di creditori. La sua deposizione fu la seguente: Ill.mo Signor Procuratore, io sottoscritto Cruciani Massimo nato a Roma, il 15-81948, sottopongo alla cortese attenzione della S.V. Ill.ma il seguente esposto, i fatti sottoelencati sono necessariamente scarni data la estrema complessit della vicenda; per cui, nel pormi a completa disposizione della S.V. Ill.ma fornir in prosieguo tutti i dettagli che la S.V. medesima riterr utili ai fini dell'indagine. Verso la met del 1979, frequentando il locale ristorante Le Lampare, di propriet del Sig. A. T. che rifornivo di frutta possedendo un magazzino all'ingrosso, ebbi modo di conoscere alcuni giocatori di calcio, tra i quali in particolare Giuseppe Wilson, Lionello Manfredonia, Bruno Giordano, Massimo Cacciatori. Intervennero gradualmente, con costoro, dei rapporti di amicizia, alimentati dal mio interesse per il calcio e per le scommesse clandestine e non che ruotano

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intorno al mondo del pallone. I quattro giocatori, in proposito, mi dissero chiaramente che era possibile truccare i risultati delle partite, con il che, ovviamente, scommettendo nel sicuro. Mi precisarono, a titolo di esempio, che era scontato il risultato della partita Palermo-Lazio (amichevole) verificatasi, mi pare, nel mese di ottobre 1979 attraverso l'intervento d Guido Magherini, giocatore del Palermo. Accettai l'idea e decisi di intraprendere una serie di attivit di gioco d'accordo con i suddetti giocatori e gli altri che a volta a volta, come mi si disse, si sarebbero dichiarati disponibili. Inizi cos, per me, una vera e propria odissea che mi ha praticamente ridotto sul lastrico ed esposto ad una serie preoccupante di intimidazioni e minacce. Come ho gi detto, tutta la vicenda costellata di tali e tanti episodi dettagliati che, in questa sede, mi limiter ad illustrarne alcuni, riconfermandomi a disposizione della S.V. Ill.ma per tutto il resto. Successivamente, ad esempio, alla partita Palermo-Lazio accennata, presi contatti con il Magherini per combinare il risultato della partita Taranto-Palermo prevista per il 9-12-1979. In proposito il Magherini organizz il pareggio delle due squadre a patto che io giocassi sul risultato, nel suo interesse, 10.000.000 e altri 10.000.000 consegnassi a Rossi Renzo e Quadri Giovanni del Taranto. Contrariamente ai patti, vinse il Palermo. Il Magherini, a tal punto, avrebbe dovuto rifondermi i 10.000.000 giocati per lui ed i 10.000.000 consegnati ai giocatori del Taranto, ma si rifiut. Inoltre in seguito al mancato rispetto degli accordi ho perduto, insieme ad altri scommettitori che meglio preciser in prosieguo, L. 160.000.000 presso svariati allibratori clandestini. A seguito delle mie rimostranze, il Magherini mi promise il risultato certo della partita Lanerossi Vicenza-Lecce. Nella stessa occasione egli combin, d'accordo con i citati giocatori della Lazio il risultato Milan-Lazio (entrambe le partite ebbero luogo il 6-1-1980). Per quanto riguarda la Partita Lanerossi VicenzaLecce il Magherini mi mise in contatto con Claudio Merlo giocatore del Lecce, il

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quale ricevette da me un assegno di L. 30.000.000 assicurando la sconfitta della sua squadra. Per quanto riguarda l'altra partita Milan-Lazio i giocatori biancazzurri Giordano, Wilson, Manfredonia e Cacciatori si accordarono con Enrico Albertosi del Milan affinch si verificasse la vittoria di quest'ultima squadra. Per quest'ultima partita consegnai tre assegni da 15.000.000 e due da 10.000.000 a Giordano, Wilson, Manfredonia, Viola e Garlaschelli, affidandoli materialmente a Manfredonia. Ulteriore assegno di L. 15.000.000 consegnai a Cacciatori Massimo (Lazio) il quale provvide ad incassarlo intestandolo a certo sig. Orazio Scala. Il Milan, da parte sua, contribu alla combine con l'invio di L. 20.000.000 liquidi che mi port a Roma, nel mio magazzino di Via (omissis) il giocatore di tale squadra Giorgio MORINI, due giorni dopo il rispettato esito dell'incontro. In conseguenza nei citati accordi, ed in cambio del loro contributo, Wilson, Manfredonia, Giordano e Cacciatori mi chiesero di puntare per loro 20.000.000 sulla sconfitta della Lazio. La vincita di lire 80.000.000 d'accordo con i quattro anzich consegnarglieli avrei dovuto usarli per pagare i giocatori dell'Avellino (Cesare Cattaneo, Salvatore Di Somma, Stefano Pellegrini) i quali avrebbero dovuto perdere contro la Lazio la settimana successiva. Io ed altri scommettitori, in base agli accordi di cui sopra, abbiamo scommesso per l'accoppiata costituita dai due risultati concordati, circa 200.000.000 di lire: cifra perduta per il mancato rispetto dell'impegno assunto dalla squadra leccese la quale ha pareggiato 1-1. Tutto quanto sopra, costituisce una esemplificazione di come si svolgessero i moltissimi episodi di cui costellata questa storia, che, come pi volte precisato illustrer in prosieguo, nei dettagli, alla S.V. Ill.ma. Desidero peraltro precisare che le squadre coinvolte in questa storia sono anche l'Avellino, il Genoa, il Bologna, la Juventus, il Perugia, il Napoli. Ci nel senso che i relativi giocatori o meglio alcuni di essi come Carlo Petrini (Bologna), Giuseppe Savoldi (Bologna), Paris (Bologna), Zinetti (Bologna), Dossena

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(Bologna), Colomba (Bologna), Agostinelli e Damiani (Napoli), Paolo Rossi e Della Martira e Casarsa (Perugia), Girardi (Genoa) ed altri hanno partecipato agli incontri truccati percependo denaro o richiedendo, in cambio dei loro favori, forti puntate nel loro interesse. Ho invece perduto, insieme ad altri scommettitori, centinaia e centinaia di milioni per scommesse perdute in seguito al mancato rispetto di precisi e retribuiti accordi da parte di giocatori. Preciso ancora che molti allibratori clandestini i quali a seguito delle recenti notizie giornalistiche hanno capito di avermi talora pagato vincite in ordine a risultati precostituiti, hanno preteso con gravi minacce la restituzione di circa 300.000.000 (da me ed altri scommettitori) trattenendo peraltro, ovviamente, le ben pi ingenti somme perdute in seguito ai non rispettati accordi di cui sopra. Sono ormai completamente rovinato eppure vivo ancora nel terrore di minacce e rappresaglie. Nel confermarmi a completa disposizione della S. V. Ill.ma e riservandomi di depositare la documentazione in mio possesso, precisare nomi di testimoni e tutte quelle circostanze che la S. V. medesima riterr utili, porgo deferenti ossequi. Roma, 1 marzo 1980 44 Massimo Cruciani, appassionato di calcio scommesse al totonero45, ebbe modo di conoscere tramite Alvaro Trinca, quattro giocatori della Lazio: Giuseppe Wilson, Lionello Manfredonia, Bruno Giordano e Massimo Cacciatori. Una volta entrato in confidenza, tramite l'aiuto a rifornirsi di spesa e benzina a prezzi stracciati presso il Vaticano46 in cambio di biglietti gratuiti allo stadio, i suddetti giocatori prospettarono a Cruciani e al ristoratore Trinca, la possibilit di mettere in atto
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www.storiedicalcio.altervista.org L'insieme delle scommesse clandestine ed illegali sui risultati di incontri sportivi. MARRESE E., E quel giorno dell'80 il pallone fin in galera, la Repubblica, 23/03/2005.

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diverse combine al fine di raggiungere sul campo il risultato delle partite previsto dalle scommesse dei due puntatori. I giocatori direttamente coinvolti avrebbero a loro volta incaricato i due scommettitori di puntare ingenti somme di denaro per conto loro. La prima partita combinata fu Taranto vs Palermo del 9 dicembre del 1979 e il risultato previsto era il pareggio. La coppia Cruciani - Trinca punt sul risultato certo 180 milioni di lire, in parte loro in parte dei giocatori. L'accordo, garantito dal palermitano Guido Magherini in campo, avrebbe messo in atto la truffa ai danni dei suoi compagni, dei tifosi e del pianeta calcio. Ma non and a buon fine: il Palermo si impose 2 a 1. Il conto partiva subito il rosso: meno 180 milioni di lire. La necessit di corrompere i calciatori per ripianare il buco iniziale port Cruciani ad anticipare i soldi da consegnare ai giocatori compiacenti, ad aumentare il giro di partite da indirizzare e a puntare somme sempre pi ingenti. Lo stesso Magherini, il calciatore del Palermo che non mantenne la promessa, per sdebitarsi sugger a Cruciani di scommettere sull'abbinata certa della vittoria del Vicenza sul Lecce e la contemporanea vittoria del Milan sulla Lazio. Anche in questo caso furono staccati assegni di decine di milioni di lire ai vari giocatori partecipanti che mantennero, nel caso del Milan, gli impegni assunti. I leccesi pareggiarono 1a1, annullando totalmente la vincita pecuniaria in quanto si trattava di una puntata in accoppiata. I club coinvolti in questo scandalo furono sette, di cui cinque di serie A (Avellino, Bologna, Lazio, Milan e Perugia) e due che militavano nella serie cadetta (Palermo e Taranto). I giocatori coinvolti furono in totale venticinque, oltre a quattro tra membri di staff tecnico e presidenti. Lo scandalo dest scalpore per la tempistica con cui la Finanza notific gli ordini di cattura. Difatti il Colonnello della Guardia di Finanza Gaetano Nanula piazz 15 agenti intorno agli spogliatoi dello stadio Adriatico di Pescara all'intervallo della partita Pescara- Lazio, per poi farli entrare in azione non appena avvenne il

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triplice fischio. In un colpo solo e ancora con le divise da gioco addosso, furono ammanettati Giordano, Wilson, Cacciatori e Manfredonia. Nello stesso momento allo stadio San Siro dopo Milan - Torino, vennero bloccati Albertosi e Morini, mentre a Roma capitava lo stesso per il giocatore del Perugia: Della Martura, Zecchini e Casarsa. Insieme a loro finirono a Regina Coeli il giocatore Pellegrini dell'Avellino, ma anche Magherini del Palermo, Merlo del Lecce e Girardi del Genoa; mentre Paolo Rossi, Dossena, Savoldi e Damiani furono invitati a presentarsi in procura per accertamenti e per chiarire le loro posizioni47. I giornali dell'indomani pubblicarono in prima pagina ci che era venuta a galla con il titolo Manette negli stadi, presentando le immagini che gi la trasmissione 90 minuto48 aveva trasmesso in diretta televisiva. A livello penale il processo prese subito il via per concludersi nel dicembre dello stesso anno non assolvendo gli imputati, ma addirittura prosciogliendoli tutti in quanto i fatti contestati non costituivano reato penale per la giustizia ordinaria49. In ambito calcistico il fatto costituiva un grande illecito, perci il processo sportivo segu tutto l'iter, giungendo all'adozione di provvedimenti per buona parte dei protagonisti. Le sentenze di primo grado e di appello giunsero nell'estate del 1980, prima dell'inizio della nuova stagione. La sentenza di appello emise condanne difformi rispetto a quanto sentenziato in primo grado: a giugno alle sette squadre furono applicati in totale 15 punti di penalizzazione, una retrocessione e due assoluzioni; mentre in appello i punti furono 25 e le retrocessioni due.

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www.storiedicalcio.altervista.org Celebre trasmissione televisiva della Rai, andata in onda per la prima volta durante il campionato 1970-1971 dallo share altissimo (punte di 20 milioni durante gli anni 70) perch diffondeva per prima le azioni salienti del campionato di calcio della domenica. 49 (...) il 23 dicembre 1980 fu emessa la sentenza di assoluzione: truccare partite non era reato. MARRESE E., E quel giorno dell'80 il pallone fin in galera, la Repubblica, 23/03/2005.

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In seguito, il dettaglio delle decisioni della giustizia sportiva:


Figura 1 Sentenza di 2grado

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Il vero colpo di scena per non furono le condanne e nemmeno l'acquisto del silenzio dell'accusatore Cruciani (poi condannato anche lui) da parte di Petrini su volere di Boniperti durante il processo in corso50. Il vero scandalo dello scandalo avvenne qualche anno dopo. Difatti, sull'onda dell'entusiasmo conseguente alla vittoria dei Mondiali di Spagna '82, la Federazione Italiana Giuoco Calcio, fece una sorta di amnistia generale, condonando due anni a coloro che erano ancora sotto squalifica. Con quest'atto, che rese tutti felici e soddisfatti (tifosi in primis), si concluse la prima vera pagina marcia della nostra storia calcistica. L'atteggiamento, non solo dei calciatori e della classe dirigente, ma anche degli organi di controllo e di giustizia sportiva, lese profondamente la credibilit di questo sport. Nella stessa vittoriosa estate del 1982, ci furono dei cambiamenti anche nel regolamento per la squalifica dei tesserati: il massimo era stato fissato a cinque anni con proposte di radiazione, e il potere di comminazione passava dalle mani dei giudici sportivi a quelle del Presidente Federale. Questa proroga di competenza non dev'essere considerata come involuzione da un sistema democratico ad uno di stampo quasi oligarchico, poich anche la struttura entro alla quale fu emessa la sentenza sportiva non garantiva gli standard minimi necessari per poter essere considerata credibile agli occhi della giustizia ordinaria, difatti () la giustizia sportiva delle Federazioni soffre endemicamente della mancanza di tre requisiti cardine (imparzialit, indipendenza e soprattutto terziet, ricordando come i giudici che decidono le controversie - in ispecie quelle disciplinari - sono nominati dalle stesse Federazioni) che la rendono, dunque, non solo criticabile ma anche aggredibile da parte dell'ordinamento dello Stato51. I casi di calcio scommesse in Italia seguono un moto ciclico e si ripresentano, a
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PETRINI C., Nel fango del dio pallone, Kaos edizioni, 2000. TOGNON JACOPO, Unione Europea e sport: evoluzioni e sviluppi di un rapporto particolare, Diritto Comunitario dello Sport, Giappichelli editore, Torino, 2009.

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livello meno grave, con frequenza. Nell'ultimo decennio quasi annualmente. Sintomo visibile di questo malessere generale sono le case da gioco virtuali che, in quanto sponsor ufficiali, appaiono su numerose divise da gioco o addirittura sul nome della serie cadetta, che passata da chiamarsi serie B a serie Bwin52. Le case da gioco virtuali hanno contribuito all'incremento del 16% del ricavo da sponsorizzazioni nella stagione 2011-2012 rispetto a quella precedente53. Negli ultimi cinque anni, le inchieste che hanno riguardato addetti a vario titolo, che hanno partecipato a scommesse al fine presunto (o reale) di alterare i risultati, sono state diverse. L'ultima in ordine temporale riguarda il campionato appena concluso. L'inchiesta ha preso avvio dalla denuncia della Cremonese dopo un malore di cinque suoi giocatori nell'intervallo di una partita. Le analisi tossicologiche hanno rivelato che erano stati intossicati da un sonnifero dissolto nella borraccia di gara. Nomi celebri coinvolti in questa inchiesta sono Beppe Signori, Vincenzo Sommesse e Cristiano Doni.

3.2. Passaportopoli
Lo scandalo dei passaporti falsi una vicenda che scoppi in Italia il 6 aprile 2000 con il caso Veron. Quel giorno venne a galla una realt illecita conseguente alla sentenza Bosman del 1995, che vide calciatori, procuratori, tesserati a vari livelli impegnarsi nella creazione di documentazione falsa al fine dell'ottenimento del passaporto comunitario (quando non direttamente la produzione del documento stesso). Una delle regole federali del 1995 fu quella del divieto di avere in rosa pi di cinque giocatori extracomunitari di cui tre schierabili in campo contemporaneamente. I giocatori con cittadinanza comunitaria avevano, come oggi, diritti equiparabili a
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Bwin intende Bet and win, ovvero scommetti e vinci. E' indicativo il fatto che nel sito ufficiale della serie B, www.legaserieb.it venga dato moltissimo risalto non tanto alle informazioni riguardanti gli aspetti dei match, quanto piuttosto le quotazioni dei vari risultati. 53 DI DIO M., La crisi non pesa sulle maglie della serie A, sponsor aumentano investimenti, il Giornale, 06/09/2011, che cita dati tratti dal bilancio tracciato dall'istituto di ricerca Sporteconomy.

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quelli dei colleghi di nazionalit italiana per quanto riguarda il diritto di circolazione e lavoro nel club54. La stagione immediatamente dopo la sentenza, quella 1996-1997, vide l'invasione di calciatori provenienti da altre Federazioni: arrivarono 46 giocatori stranieri in serie A, 18 in serie B e 8 in Serie C55. Da parte dei calciatori extracomunitari, ci fu una ricerca spasmodica di individuare un lontano parente originario di un paese appartenente alla Comunit Europea per poterne ereditare la nazionalit e giocare in Italia in qualit di oriundo, lasciando liberi i posti per i tesserati extracomunitari. Lo scandalo scoppi con il caso Veron, centrocampista argentino che aveva prodotto una documentazione falsa per ottenere il passaporto italiano. Il 13 settembre, sempre del 2000, alla dogana di Varsavia vengono bloccati i giocatori brasiliani dell'Udinese Warley e Alberto, trovati in possesso di due passaporti palesemente contraffatti. Passaporti falsi, passaporti veri ottenuti con documenti falsi, societ che tutto sapevano ed improvvisamente cadono dalle nuvole, giocatori-star strapagati complici dell'imbroglio ed impuniti: perch i campioni della pedata sono bravissimi a strappare ingaggi miliardari grazie ai loro fedeli procuratori, ma se nasce un problema diventano come le tre scimmiette, non vedono, non sentono e non parlano56. Accadde la paradossale situazione che ci fossero quattordici giocatori coinvolti, assieme a quindici dirigenti di societ, ma che nessuno ammettesse le proprie responsabilit e addirittura, nel caso dei presidenti delle societ, si dichiarassero parte lesa. Vennero coinvolti nell'inchiesta: Jeda e Ded (Vicenza), Dida e Roque Junior (Milan), Recoba (Inter), Assunao, Caf e Bartelt (Roma), Mekongo, Ze
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Per quanto riguarda la partecipazione del giocatore alla nazionale del suo paese, ci sono regole precise della F.I.F.A. che derogano quelle comunitarie. 55 NICOLIELLO M., Stato dell'arte e prospettive dell'azienda calcio in Italia: un approccio economico aziendale, Universit degli studi di Brescia, 2007. 56 BEHA O., DI CARO A., Il calcio alla sbarra, Bur Rizzoli, 2011.

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Francis e Job (Sampdoria), Quiroga (Napoli), Escalona (ex Torino), Cvitanovic (Verona), Toledo (ex Udinese). Inoltre, vennero messi sotto osservazione i documenti di: Guly e Chamot (Milan), Zanetti (lnter), Tapia (Perugia), Ayala e Coloccini (ex Milan), De Gregorio e Markic (Bari), Almeyda e Amoroso (Parma), Aldair, Zago, Guigou e Fabio Junior (Roma), Diaz e Sosa (Udinese) , Pineda (Napoli) e Navas (ex Udinese)57. Nacque una polemica a distanza tra l'allora allenatore della A.S.Roma, Fabio Capello, e il presidente della S.S.Lazio, Sergio Cragnotti, il quale annunci azioni legali nei confronti dell'allenatore giallorosso poich alle sue dichiarazioni in merito dell'affaire Veron venne attribuito il calo del valore delle azioni laziali del 3%58. Lo scandalo assunse una forte rilevanza sul piano mediatico, invece sul piano interno (federativo e dei singoli club) non accadde nulla di quanto fosse normale aspettarsi di fronte a episodi di tale gravit. Oliviero Beha e Andrea Di Caro, nel libro Il calcio alla sbarra, sostengono che la Federcalcio evit controlli pi severi e accett senza difficolt i passaporti contraffatti. Inoltre, hanno considerato che la reazione tiepida degli addetti ai lavori ed il fatto che nessuno alzasse la voce indignato, fosse da attribuire agli scheletri nell'armadio che ogni club nasconde. L'atteggiamento dei giudici sportivi della commissione di appello federale nei confronti degli imputati e cos riassumibile59:

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Ibidem. Ansa 05/02/2001. Dati legacalcio e fonte www.coni.it camera di conciliazione ed arbitrato dello sport.

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Figura 2 Sentenza di appello

I termini 'inibizione' ed 'interdizione' sono due concetti riferibili al diritto del lavoro ed indicano rispettivamente il divieto di intavolare trattative in prima persona (inibizione), e l'impossibilit coatta di amministrare i beni della societ (interdizione).

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3.3. Il passaporto di Recoba


A parte la diatriba tra Fabio Capello e Sergio Cragnotti, il caso pi discusso per l'importanza del club (Inter) e per come si era sviluppato, stato quello del passaporto falso di Alvaro Recoba, stella affermatasi in Sudamerica e approdato in Italia nel 1997. Il 30 gennaio 2001 il Pubblico Ministero di Udine, Paolo Alessio Verni, ordin un'ispezione nella sede della societ interista in via Durini e nell'abitazione di Alvaro Recoba. Al ritrovamento del passaporto contraffatto da parte degli inquirenti, la societ nerazzurra emise il seguente comunicato: La societ totalmente estranea all'oggetto dell'inchiesta e ha totale fiducia nella buona fede di Recoba. Secondo il PM di Roma, Silverio Piro, il dirigente interista Oriali, su suggerimento del collega romanista Franco Baldini, si era recato presso un'apposita agenzia in Argentina che, dopo il pagamento di 80.000 dollari, avrebbe fornito il passaporto italiano. Senza nessuna richiesta di emissione del medesimo passaporto presso le autorit italiane, il 9 settembre 1999 venne consegnato il documento (stranamente datato novembre 1998 e con residenza fittizia a Roma) direttamente all'uruguagio. N il giocatore e nemmeno un dirigente interista, in due anni, si accorsero di queste incongruenze e lo dichiararono al Pubblico Ministero. La giustizia sportiva si mise immediatamente in moto. Le parole del presidente della Corte Federale, Andrea Manzella, furono: La regolarit delle partite un bene assoluto, e su questo non si transige: la buona fede di societ o singoli non conta, conta solo che alle gare abbiano partecipato giocatori che non avevano diritto. L'Authority ha deciso di aspettare la dichiarazione di falsit della magistratura a meno che il falso risulti macroscopico, ictu oculi60, o che vi sia ammissione di colpa del club o del giocatore. In questi casi le sanzioni sarebbero immediate.
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Locuzione latina che significa a colpo d'occhio.

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L'Inter, secondo i regolamenti, avrebbe dovuto subire la sconfitta a tavolino ed essere sanzionata con un punto di penalizzazione per ogni partita in cui Recoba era stato schierato in campo. L'ammontare della penalizzazione in classifica sarebbe stata di 56 punti (su 58 totali ottenuti alla fine del campionato). Una punizione eccessiva per la tradizione del nostro calcio, Un duro colpo anche per il campionato successivo che, a causa delle ripercussioni delle penalizzazioni, sarebbe consegnato nelle mani di chi dallo scandalo non stato travolto. () Di colpo di spugna si era parlato a lungo. Ma non si pu ormai cancellare uno scandalo che ha investito almeno sei procure, una ventina di giocatori una quindicina di dirigenti, dal direttore generale dell'Inter ai presidenti di Roma e Lazio. Non si pu cancellare uno scandalo che la F.I.F.A. stessa chiede di reprimere duramente. Non si possono chiudere gli occhi quando in Francia hanno gi penalizzato le squadre e in Spagna si sono gi sospesi dei giocatori. Se non un colpo di spugna, almeno una via d'uscita allora (...)61. Qual la via d'uscita nominata da Fabrizio Bocca in La Repubblica? Si tratta del progetto su cui stavano lavorando i principali imputati (Galliani, Moratti, gli avvocati Franco Coppi per l'Udinese, e Taormina per la Roma) per ottenere il congelamento della situazione e a fine stagione istituire un maxiprocesso con tutte le altre societ imputate62 e nel frattempo lavorare per rendere illegale il fatidico articolo 40.7 N.O.I.F.. L'articolo 40 comma 7 delle Norme Organizzative Interne Federali citava al tempo: Le societ che disputano i Campionati organizzati dalla L.N.P. e dalla L.P.S.C. possono tesserare liberamente calciatori provenienti o provenuti da Federazioni estere, purch cittadini di Paesi aderenti all'U.E. (ed all'E.E.E.). A tal fine le richieste di tesseramento vanno corredate da attestazione di cittadinanza. Le

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BOCCA F., Ad handicap il prossimo campionato, la Repubblica, 12/03/2001. (non firmato), la Repubblica, 19/04/2011.

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societ che disputano il Campionato di serie A possono altres tesserare non pi di cinque calciatori provenienti o provenuti da Federazioni estere, se cittadini di Paesi non aderenti all'U.E (ed all'E.E.E.). Tuttavia solo tre di essi potranno essere inseriti nellelenco ufficiale di cui allart.61 delle presenti norme ed essere utilizzati nelle gare ufficiali in ambito nazionale. Le societ che disputano il Campionato di serie B hanno tale ultima facolt di tesseramento limitata a non pi di un calciatore (). La rettifica della norma ed il processo accorpato certamente avrebbero ridotto notevolmente le condanne inizialmente preventivate. Il colpo di spugna annunciato da Fabrizio Bocca arriv il 3 maggio 2001, quando, a sei giornate dalla fine del campionato e con Roma e Juventus a contendersi lo scudetto punto a punto, ci fu la modifica delle regole sul tesseramento degli extracomunitari, grazie al pronunciamento della Corte Federale, il cui capo Andrea Manzella aveva precedentemente rassicurato sul rigore dei procedimenti disciplinari. Il processo inizi il 12 giugno, cinque giorni prima dell'ultima partita di campionato, e si concluse il 27 dello stesso mese. (...) Le sentenze della commissione disciplinare sono una serie di carezze: assolto Veron, assolto Cragnotti, assolte tutte le societ che non vengono penalizzate, come qualcuno chiedeva e loro temevano, ma che se la cavano con qualche multa. Decisione prevedibile, viste le richieste dell'accusa, anche se i giudici sono andati pure oltre alla loro bont63. La pena pecuniaria inflitta alla Lazio (due miliardi di lire poi ridotti ad uno in Camera di Conciliazione del C.O.N.I.) venne subito reperita con la salita della quotazione delle azioni laziali in borsa, in risposta alla buona notizia

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(non firmato), Passaporti: Veron assolto e un anno a Recoba, la Repubblica, 27/06/2001.

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dell'assoluzione del presidente Cragnotti e dal calciatore Veron. 64 Per quanto riguarda il club interista, la disciplinare riconobbe la falsit del passaporto e l'estraneit del calciatore dal processo materiale di contraffazione, ma il calciatore risult colpevole perch non poteva essere all'oscuro dell'atto illegale che era stato posto in essere. A carico del dirigente Oriali gravava l'accusa di essersi adoperato per recuperare una fittizia origine italiana di Recoba, di pagare colui che avrebbe prodotto il documento e della consegna personale al calciatore. L'amministratore delegato Ghelfi venne assolto e quindi la responsabilit della societ venne estromessa, ma non risulta chiaro come possa essere accaduto che un dirigente pagasse 80.000 dollari ad un'agenzia senza ottenere alcun vantaggio personale e senza il benestare (o almeno l'informazione) della societ. L'Inter fece ricorso sentendosi danneggiata, poich la norma, che era stata modificata pochi mesi prima come desiderato, avrebbe reso illegale l'intero processo sportivo. Il nuovo articolo 40 non era retroattivo, ma nonostante questo il ricorso presso la camera di conciliazione del C.O.N.I. ridusse la squalifica e l'ammenda. Cos accade anche per le altre squadre coinvolte. La norma attualmente in vigore, cita: Art. 40. Limitazioni del tesseramento calciatori () comma 7. Le societ che disputano i Campionati organizzati dalle Leghe professionistiche possono tesserare liberamente calciatori provenienti o provenuti da Federazioni estere, purch cittadini di Paesi aderenti all'U.E. (o all'E.E.E.). A tal fine le richieste di tesseramento vanno corredate da attestazione di cittadinanza. Le norme in materia di tesseramento per societ professionistiche di calciatori cittadini di Paesi non aderenti all'U.E (o all'E.E.E.) sono emanate annualmente dal Consiglio Federale.

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Ibidem.

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Recoba vide la sua piena ridursi a tal punto da scontarla per met in estate e rientrare in campo il 31 ottobre 200165. Il processo penale si concluse nel 2006, con il tribunale di Udine che condannava Oriali e Recoba. Entrambi patteggiarono la pena dopo avere ammesso la colpa66. La farsa si finalmente conclusa: Oriali, che in sede sportiva ha negato di essere consapevole della contraffazione, si dichiara colpevole patteggiando la condanna in sede penale67.

3.4. Calciopoli
Nell'aprile 2004, Manfredi Palmieri aveva pubblicato un saggio intitolato La reputazione ed il valore del brand: il caso della Juventus F.C.68 nel quale
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La F.I.G.C., ribadita preliminarmente la legittimit ed intangibilit delle decisioni adottate dagli organi della Giustizia Federale, considerati: a) le determinazioni assunte dalla F.I.F.A., successivamente a dette pronunce, in ordine alla possibilit per i calciatori inibiti di rendere le proprie prestazioni allestero; b) la disponibilit del calciatore Alvaro Recoba a collaborare in attivit di propaganda dei valori sportivi e del gioco del calcio, nonch ad iniziative che favoriscano la prevenzione di episodi di violenza e razzismo in occasione di manifestazioni sportive; c) i titoli sportivi del tesserato Gabriele Oriali, campione del mondo nel 1982; si dichiara disponibile a conciliare le sanzioni irrogate nei confronti dei predetti e della FC Internazionale Milano S.p.a. Gli istanti prendono atto delle considerazioni sopra rassegnate dalla F.I.G.C. e per leffetto le parti tutte dichiarano di conciliarsi, come formalmente si conciliano, alle seguenti condizioni: 1) la squalifica del calciatore Alvaro Recoba viene ridotta al 31.10.2001; 2) linibizione al tesserato Gabriele Oriali viene ridotta al 31.12.2001; 3) lammenda a carico della FC Internazionale Milano S.p.a. viene ridotta a .1.400.000.000; 4) il calciatore Alvaro Recoba si impegna ad effettuare le prestazioni promozionali risultanti dal prospetto allegato, costituente parte integrante e sostanziale del presente verbale; 5) le parti istanti rinunciano ad ogni pretesa, a qualsiasi ragione e titolo rivendicabile, nei confronti della F.I.G.C., suoi organi e componenti. 6) Le parti si obbligano a dare esecuzione allaccordo a partire dal 12 ottobre 2001. 66 ANSA Il Gip del Tribunale di Udine, Giuseppe Lombardi ha accolto la richiesta di patteggiamento dell'attaccante uruguayano Alvaro Recoba dell'Inter e del dirigente nerazzurro Gabriele Oriali, infliggendo la pena di sei mesi di reclusione ciascuno (sostituita con una multa di 21.420 euro) per i reati di concorso in falso e ricettazione nell'ambito dell'inchiesta sulle procedure seguite per far diventare comunitari giocatori che non avevano antenati in Europa. Nell'inchiesta, divisa in vari filoni, sono coinvolte 31 persone fra le quali 12 calciatori. Oltre al concorso in falso per l'assenza di antenati in Europa, a Recoba e Oriali l'accusa contesta il reato di ricettazione relativo alla patente italiana ottenuta dal calciatore uruguayano, che faceva parte di un gruppo di documenti rubati negli uffici della Motorizzazione di Latina. 67 CAMBIAGHI E., Inter: la vera storia del passaporto di Recoba. 68 LAGO U., BARONCELLI A., SZYMANSKY S., Il business del calcio. Successi sportivi e rovesci finanziari, Egea, 2004.

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analizzava l'insieme delle reazioni positive dei consumatori verso i marchi che possedevano una buona reputazione. La buona condotta della societ juventina, rendeva tutti prodotti associati ad essa appetibili al pubblico, per la loro intrinseca qualit e garanzia. Palmieri ripercorreva la lunga storia bianconera, analizzando come, anche nei periodi bui in cui i successi scarseggiavano, il valore economico del marchio non si riducesse, raggiungendo l'ottimo 17 posto nella classifica mondiale del valore dei brand delle aziende che operano nello sport69. La classifica vede:
Figura 3 Valore del brand delle aziende che operano nello sport

In particolar modo, l'autore si soffermava sulla fortuna raggiunta in tutti i settori, da quello meramente sportivo a quello economico o d'immagine, grazie al prezioso apporto di tre dirigenti fortemente voluti dal dottor Umberto Agnelli nel

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Fonte: futurebrand

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1994 per il cambio di direzione gestionale. Essi rispondevano al nome di:


-

Antonio Giraudo: in passato manager Fiat, ora in veste di amministratore delegato; Roberto Bettega: importante giocatore nella storia del club, ora vicepresidente, simbolo di juventinit e tradizione; Luciano Moggi: talentscout e responsabile dell'area tecnica.

Il saggio descriveva il periodo felice vissuto dal club dopo l'insediamento della triade, dicendo: La Juventus torna ad essere competitiva per il titolo e riconquista cos il consenso popolare che aveva subito una lieve flessione negli anni precedenti. La societ raggiunge presto i livelli di efficienza tale da venire presa a esempio, in Italia e all'estero e, guardando al futuro, concludeva La reputazione della Juventus forte oggi pi che mai perch ha aggiunto alla fama sportiva, alle vittorie, ai gol, alle emozioni suscitate dal pubblico, alla passione di milioni di tifosi in Italia e nel mondo, anche la caratteristica dell'efficienza aziendale, che per molte societ di calcio italiane e non solo, un desiderio ancora irrealizzato, ma anche un traguardo da prefiggersi affinch sia garantita una stabilit di lungo periodo. Bench il saggio sia di pregevole fattura e l'analisi fatta da Palmieri descriva perfettamente la realt delle cose del tempo, bisogna mettere l'accento sulla sfortunata tempistica della pubblicazione: non pi tardi di due anni dopo sarebbe scoppiato il pi grande, discusso ed oscuro scandalo, chiamato Calciopoli, con al centro proprio la Juventus e i suoi dirigenti. Questi fatti hanno infangato il calcio italiano a tal punto che la vittoria ai campionati mondiali nel 2006 in Germania da parte della nostra nazionale, non servita a stemperare le polemiche. Calciopoli un affaire complesso che vede intrecciarsi giustizia ordinaria e giustizia sportiva, lotte di potere, condanne e assoluzioni popolari, media schierati che sostengono la loro tesi e muovono accuse contro i rivali della carta

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stampata, complotti, gravi perdite economiche di fronte ad inaspettati ricavi, tutto con un processo ancora in atto. La genesi di calciopoli risale al 2005, quando la Procura di Torino apr un'inchiesta nei confronti della dirigenza juventina e di altre squadre per fare luce su un' ipotetico uso di farmaci dopanti somministrati ai giocatori. L'indagine fu compiuta con una serie di intercettazioni telefoniche, ma venne archiviata dal Procuratore capo Marcello Maddalena per assenza di condotte penalmente rilevanti. Le conversazioni raccolte ed archiviate, con dirigenti e personaggi della Federcalcio coinvolti, vennero girate al presidente della F.I.G.C. Franco Carraro, che saputo dell'inchiesta, aveva chiesto di conoscere gli esiti per eventualmente proseguire con un'indagine interna al mondo sportivo. Carraro per non affid l'indagine ad alcun incaricato. Nel frattempo, la Procura di Napoli, che gi da qualche anno lavorava sul calcioscommesse, fece sue le intercettazioni della Procura torinese anche in seguito alla deposizione di Franco Dal Cin, vecchio dirigente dell'Udinese, che aveva parlato ai Pubblici Ministeri di una combriccola romana nella quale avrebbero preso parte figure di spicco della classe arbitrale in collusione con la GEA World70. Vennero disposte altre intercettazioni e l'indagine pass nelle mani dei Carabinieri di Roma, Attilio Auricchio e Giovanni Arcangioli, che proseguirono l'operazione denominata offside. La squadra di lavoro inizi a trascrivere ed analizzare parte dell'enorme mole di intercettazioni (circa 180 mila) eseguite utilizzando strutture e tecnologie della Telecom71. Risultano interessanti almeno al suo orecchio (di Attilio Auricchio ndr) quelle
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E una S.p.A, nata nel 2001, presieduta dal figlio di Luciano Moggi, Alessandro che gestiva le procure di molti calciatori e allenatori di serie A e serie B. 71 Parte della difesa degli imputati si basa anche sull'irregolarit dei metodi di acquisizione delle prove, visto che in quel periodo tra Telecom, Pirelli e Inter c'erano molte aree di contatto: Marco Tronchetti Provera, con Pirelli era sponsor dell'Inter e lo stesso con Guido Rossi (Che sostituir Carraro a capo della F.I.G.C.) e con Carlo Buora. Erano stati consiglieri di amministrazione dell'Inter e dirigenti di Telecom. MUGHINI G., BECCANTINI R., AA.VV., Che fine ha fatto la Juve?, Cardano editore, 2010.

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che girano intorno a Moggi, mentre di decine di migliaia di altre si perdono le tracce. Del resto, nel traffico di intercettazioni telefoniche si pu anche annegare... peccato che successivamente, tra brogli e brogliacci durante i tre anni di processo a Napoli, emergano telefonate interessantissime che riguardano un po' tutte le altre figurine del presepe, da Moratti a schiovere72 Dalle telefonate esaminate dalla squadra investigativa dei Carabinieri romani, emergevano rapporti equivoci tra dirigenti di club, designatori degli arbitri e vari esponenti della Federcalcio al fine di favorire le sorti sportive della Juventus e di altre societ coinvolte (Fiorentina, Lazio, Milan, Reggina e Arezzo). La struttura delle relazioni interpersonali venne denominata sistema Moggi73e la stampa pubblic, verso la fine di aprile 2006, alcune indiscrezioni anticipando la bufera che, alla fine del campionato a maggio, si sarebbe abbattuta sui principali indiziati. Le informative dei Carabinieri vennero consegnate ai magistrati, che mossero verso i protagonisti la grave accusa di associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva. Contemporaneamente al processo in corso in tribunale, si stava compiendo una gogna mediatica con il curioso accanimento dei giornali di cui di Agnelli erano soci o proprietari, ovvero la Gazzetta dello sport, il Corriere della Sera e La Stampa. La triade fu costretta alle dimissioni, anche su pressione di John Elkann, che desiderava gi dalla scomparsa di Umberto Agnelli il rinnovamento della dirigenza; sostenuto da Luca Cordero di Montezemolo, Franzo Grande Stevens e Gianluigi Gabetti; si oppose ai tradizionalisti umbertiani, ovvero la vedova Allegra Caracciolo, il figlio Andrea Agnelli e l'amministratore delegato Antonio Giraudo. Ancora prima di essere giudicata dai tribunali ordinario e sportivo, la Juventus
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Dal dialetto napoletano schiovere = piovere. BEHA O., DI CARO A., Il calcio alla sbarra, Bur Rizzoli, 2011. 73 Documentario: RUBINI S. (regia), Operazioni offside, trasmessa su LA7, 2009.

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aveva ricevuto la sentenza definitiva da parte dell'opinione pubblica: colpevole. Questo accanimento stato spiegato da diversi elementi (seppure nelle intercettazioni non sia stato riscontrato alcun illecito), ovvero: l indole misteriosa e il grande affiatamento dei tre componenti della dirigenza che trasmetteva all'esterno l'impressione che fossero protagonisti di azioni non proprio cristalline; il processo mediatico senza precedenti; il dominio totale in campionato che aveva fatto sorgere il sospetto che il valore sportivo della squadra, fosse sostenuti anche da un losco lavoro dietro le quinte; le dubbie scelte arbitrali in occasione di partite chiave che gi avevano fatto parlare di sudditanza psicologica dei direttori di gara74. Con i mondiali di Germania alle porte (inizio il 9 giugno) era necessario, se non risolvere la controversia, almeno dare stabilit alla Federazione e fornire risposte certe ai tanti dubbi. Per questo motivo la F.I.G.C. fu commissariata75. L'incarico di commissario straordinario fu affidato all'ex dirigente dell'Internazionale FC, l'avvocato Guido Rossi. Nel pieno esercizio delle sue funzioni speciali, Rossi decise di abolire un grado di giudizio del processo sportivo, passando da tre a

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Famosa fu Inter- Juve giocata il 26 aprile del 1998: in una manciata di secondi l'arbitro Ceccarini non assegn un rigore a Ronaldo mentre fischi uno a favore di Iuliano, consegnando di fatto lo scudetto ai bianconeri. 75 Il commissario straordinario, nell'ordinamento italiano, una figura istituita dalla legge 400/88. Disciplina dellattivit di Governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Art. 11. Commissari straordinari del Governo. 1. Al fine di realizzare specifici obiettivi determinati in relazione a programmi o indirizzi deliberati dal Parlamento o dal Consiglio dei Ministri o per particolari e temporanee esigenze di coordinamento operativo tra amministrazioni statali, pu procedersi alla nomina di Commissari straordinari del Governo, ferme restando le attribuzioni dei Ministeri, fissate per legge. 2. La nomina disposta con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri. Con il medesimo decreto sono determinati i compiti del commissario e le dotazioni di mezzi e di personale. lincarico conferito per il tempo indicato nel decreto di nomina, salvo proroga o revoca. Del conferimento dellincarico data immediata comunicazione al Parlamento e notizia nella Gazzetta Ufficiale sullattivit del commissario straordinario riferisce al Parlamento il Presidente del Consiglio dei Ministri o un Ministro da lui delegato.

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due; decise poi di sostituire gran parte dei membri del collegio giudicante di primo grado e sollecit i nuovi giudici affinch venisse fatta giustizia in maniera dura, esemplare e spietata76. Dopo aver nominato Procuratore Federale l'ex magistrato di mani pulite Francesco Saverio Borrelli ed essersi fatto consegnare dalla Procura di Napoli il materiale delle loro indagini, furono formulate le accuse. Nel complesso le accuse rivolte ai dirigenti erano la violazione degli articoli 1, 2, 5 e 6 del codice di giustizia sportiva, ovvero: Art. 1 (Doveri ed obblighi generali): 1. Coloro che sono tenuti allosservanza delle norme federali devono comportarsi secondo i principi di lealt, correttezza e probit in ogni rapporto comunque riferibile allattivit sportiva; 2. Ai soggetti di cui al comma 1 fatto divieto di dare comunque a terzi notizie o informazioni che riguardano fatti oggetto di procedimenti disciplinari in corso; 3. I dirigenti, i soci di associazione ed i tesserati, se convocati, sono tenuti a presentarsi dinanzi agli organi di giustizia sportiva. Art. 2 (Responsabilit delle persone fisiche e delle societ): 1. I soggetti dellordinamento federale sono responsabili delle violazioni delle norme loro applicabili commesse a titolo di dolo o di colpa, salvo diversa disposizione. I dirigenti che hanno la legale rappresentanza delle societ sono ritenuti anchessi responsabili, sino a prova contraria, delle infrazioni addebitate alle societ medesime; 2. II calciatore che funge da capitano della squadra in una determinata gara responsabile, ai sensi del presente Codice, degli atti di violenza a danno degli ufficiali di gara compiuti da calciatori della sua squadra non individuati. Tale responsabilit viene meno nel momento in cui comunque individuato lautore dellatto; 3. Le societ possono essere ritenute

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MUGHINI G., BECCANTINI R., AA.VV., Che fine ha fatto la Juve?, Cardano editore, 2010.

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responsabili anche a titolo di responsabilit oggettiva o di responsabilit presunta, nei casi previsti dal presente Codice; 4. Le societ rispondono direttamente delloperato di chi le rappresenta ai sensi delle norme federali e sono oggettivamente responsabili agli effetti disciplinari delloperato dei propri dirigenti, soci di associazione e tesserati. Art. 5 (Divieto di scommesse): 1. Ai soggetti dellordinamento federale, ai dirigenti, ai soci di associazione e ai tesserati delle societ sportive appartenenti al settore professionistico fatto divieto di effettuare o accettare scommesse, direttamente o per interposta persona, anche presso i soggetti autorizzati a riceverle, o di agevolare scommesse di altri con atti univocamente funzionali alla effettuazione delle stesse, che abbiano ad oggetto i risultati relativi ad incontri ufficiali organizzati nellambito della F.I.F.A., della U.E.F.A. e della F.I.G.C.; 2. Ai soggetti dellordinamento federale, ai dirigenti, ai soci di associazione e ai tesserati delle societ sportive appartenenti al settore dilettantistico e al settore giovanile fatto divieto di effettuare o accettare scommesse, direttamente o per interposta persona, presso soggetti non autorizzati a riceverle, o di agevolare scommesse di altri con atti univocamente funzionali alla effettuazione delle stesse, che abbiano ad oggetto i risultati relativi ad incontri ufficiali organizzati nellambito della F.I.F.A., della U.E.F.A. e della F.I.G.C..; 3. La violazione del divieto di cui ai commi 1 e 2, comporta per i soggetti dellordinamento federale, dei dirigenti, dei soci di associazione e dei tesserati delle societ sportive la sanzione della inibizione o della squalifica non inferiore a diciotto mesi. Art. 6 (Illecito sportivo e obbligo di denunzia): 1. Il compimento, con qualsiasi mezzo, di atti diretti ad alterare lo svolgimento o il risultato di una gara ovvero ad assicurare a chiunque un vantaggio in classifica, costituisce illecito sportivo; 2. Le societ, i loro dirigenti, i soci di associazione ed i tesserati che commettono direttamente o che consentono che

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altri compiano, a loro nome o nel loro interesse, i fatti di cui al comma 1, ne sono responsabili; () 5. I dirigenti, i soci di associazione ed i tesserati riconosciuti responsabili di illecito sportivo sono puniti con una sanzione non inferiore allinibizione o squalifica per un periodo minimo di tre anni. La sentenza di primo grado fu pronunciata il 14 luglio 2006, a poco pi di due mesi dall'inizio dell'inchiesta sportiva. Le condanne degli imputati furono, come richiesto, esemplari:

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Figura 4 Sentenza di primo grado calciopoli

Il giudizio di secondo grado fu emesso dalla Corte Federale composta dai giudici dell'organico dell'ex presidente Carraro. Per questo motivo le pene vennero decisamente attenuate:

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Figura 4 Sentenza di secondo grado calciopoli

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La giustizia sportiva fece il suo corso, con la rapidit dettata dall'imposizione da parte della U.E.F.A. di emettere le sentenze entro il 26 luglio, pena l'esclusione delle squadre italiane dalle competizioni europee77. Gli scudetti vinti sul campo dalla Juventus nelle stagioni 2004-05 e 2005-06, vennero revocati. Il primo non fu assegnato, mentre il secondo venne consegnato all'Inter in seguito alle penalizzazioni di Juventus e Milan che in classifica la precedevano. La scelta di assegnazione dello scudetto alla milanese venne presa da una commissione ad hoc decisa dal presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio, Rossi78. Il 27 ottobre 2006 furono diramate le definitive sanzioni nei confronti delle quattro societ di serie A coinvolte nello scandalo, questa volta da parte della Camera di Conciliazione e Arbitrato del C.O.N.I.. Ci furono degli sconti rispetto alle prime condanne emesse dal Tribunale Federale, per la stagione appena iniziata: la Juventus dovette scontare in B 9 punti di penalizzazione (al posto di 15), la Fiorentina 15 (al posto di 19), al Milan vennero confermati gli 8 punti, la Lazio 3 (al posto di 11), la Reggina 11 (al posto di 15) e all'Arezzo confermati i 6. Con quest'ultima sentenza e l'inizio del campionato, il processo sportivo si era concluso, ma le recriminazioni e i sospetti sarebbero rimasti per molto tempo, fino a far aprire una nuova indagine a distanza di quasi quattro anni. L'indagine effettuata tra il 2010 e il 2011 da parte del nuovo Procuratore Federale Stefano Palazzi, denominata calciopoli-bis, prese in considerazione le intercettazioni derivanti dall'indagine di Napoli che non erano state analizzate durante il processo sportivo del 2006. Dalle nuove indagini, comunicate alla F.I.G.C. tramite una relazione, veniva contestata la violazione dell'articolo 6 del

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(non firmato), Calciopoli, Uefa spaventa l'Italia, Tgcom, 30/06/2006.

La commissione era composta da Gerhard Aigner, ex segretario generale dell' UEFA; Massimo Coccia, avvocato ed esperto di diritto sportivo; Roberto Pardolesi, ordinario di diritto comparato presso la LUISS di Roma.

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codice di giustizia sportiva, ovvero quello riferibile all'illecito sportivo. Coloro che sarebbero dovuti venire a giudizio, se non fosse sopraggiunta la prescrizione, erano soggetti tesserati non coinvolti nel primo calciopoli, in particolare il presidente dell'Inter Massimo Moratti, il predecessore Giacinto Facchetti, il presidente del Cagliari, Massimo Cellino, e del Chievo Verona, Luca Campedelli. A causa della non rinuncia alla prescrizione mancavano anche i presupposti giuridici da parte della Federcalcio per revocare lo scudetto assegnato all'Inter nella stagione 2005- 0679. La Juventus, decisa a sostenere la revoca dello scudetto e la riapertura del processo anche per chiedere alla F.I.G.C. i danni civili della retrocessione subita, ricorse al T.N.A.S. (Tribunale Nazionale Arbitrale dello Sport) che si dichiar competente sul ricorso riguardante i meriti sportivi, ma non sulla richiesta di risarcimento danni80. Il procedimento presso il T.N.A.S. in corso e l'emissione del nodo arbitrale prevista per il 29 dicembre 201181.

3.5. Premiopoli
Nel 2010 nasce un nuovo caso, le cui indagini sono tuttora in corso da parte del Procuratore Federale Stefano Palazzi. Le cifre ipotizzate da alcuni quotidiani non fanno temere uno scandalo della portata di calciopoli, che ha stravolto (e si porta dietro diversi strascichi) il calcio italiano. Tuttavia il nuovo caso, denominato premiopoli, contribuisce ad aggravare ulteriormente la situazione di questo sport.
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(non firmato), Inter, no alla revoca dello scudetto 2006. Abete: ma doveva rifiutare alla prescrizione, Corriere della sera, 18/07/2011. 80 I danni stimati ammontano a circa 250 milioni di euro, cifra che si raggiunge sommando al grave danno d'immagine e reputazione, la svendita di top players, la mancata partecipazione a coppe europee, la perdita di 2/3 delle sponsorizzazioni, la diminuzione dei ricavi da diritti televisivi e da biglietti. 81 www.coni.it

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Premiopoli si riferisce al premio che la societ che ha ingaggiato un giocatore tenuta a versare alla societ nelle cui giovanili l'atleta si formato. Il corrispettivo soddisfa in s diverse funzioni: riconoscendo alla societ il contributo di formazione, le si permette l'esistenza, poich le realt minori sopravvivono anche grazie a queste quote che rendono meno dolorosa la cessione di una giovane promessa; vedendo premiati gli sforzi, le piccole societ e le societ satellite dei grandi club, promuovono lo sviluppo dei vivai nazionali, che sono sempre pi lanello debole della struttura (con forti ripercussioni sulla nazionale, che soffre di un difficile ricambio generazionale); contribuisce a rafforzare lo spirito sportivo e vede i club interdipendenti. L'ammontare preciso del contributo da accreditare alla societ fornitrice, dettagliatamente regolato dagli articoli 99 e 99 bis delle Norme Organizzative Interne della Federazione Italiana Giuoco Calcio, inserite all'interno del titolo settimo rapporti tra societ e calciatori82. La storia professionale di ogni singolo giocatore , per coloro che si sono tesserati dopo l'anno 2000, registrata in archivi informatici centralizzati, di facile consultazione per i funzionari dell'ufficio lavori e premi della Federcalcio. La difficolt degli addetti si presenta qualora si debba ricostruire la storia sportiva dei tesserati nel periodo precedente a tale data. Per ovviare alla mancanza di fonti dirette, si ricorre all'autocertificazione del calciatore, che deve redigere un documento con la propria storia formativa, del quale garantisce la veridicit. Questo il punto debole. Questa la zona grigia in cui la dichiarazione del tesserato pu far s che riconoscimenti onerosi vengano indirizzati ad una societ piuttosto che ad un'altra. Qui entrano gli interessi che vanno a spingere l'indicazione del percorso verso una discrezionalit che, in

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Vedasi allegato.

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realt, non dovrebbe esistere (in quanto il percorso formativo non pu essere che uno solo). Essendo prerogativa la non concessione della scelta, l'eventuale sottoscrizione di un percorso non realmente effettuato, violerebbe diversi articoli, sia del codice di giustizia sportiva che nel giustizia ordinaria (truffa, falso atto pubblico e appropriazione indebita). Il malfunzionamento del sistema premiale, le presunte false dichiarazioni per avvantaggiare un soggetto piuttosto che un altro, ha fatto s che alcune societ di serie A si siano rivolte al presidente della Federcalcio, Giancarlo Abete, considerandosi parte lesa. Abete in un primo momento aveva incaricato di far luce sulla vicenda il responsabile dell'ufficio 'lavori e premi', Amerigo Plichi, poi dimissionatosi per una non limpida gestione delle domande di ammissione ai finanziamenti, cos l'incarico di indagare stato assunto dal Procuratore Federale Stefano Palazzi. Viene messa in luce l'azione di non ben precisati intermediari, con una forte ingerenza nell'interno della Federazione. Questi faccendieri, in cambio di una percentuale, si occupavano di tutta la burocrazia falsificando i documenti per indirizzare i soldi verso una precisa societ, oppure accordandosi con il club di serie A affinch il finanziamento non andasse fatto. Chievo, Catania e Cagliari sarebbero le principali societ lese. Essendo le indagini ancora in corso, i nomi dei calciatori coinvolti sono ipotesi della stampa specializzata e non forniti da atti pubblici. Tra questi Federico Marchetti, classe 1983, attuale portiere della Lazio. Nel 2010, quando era propriet del Cagliari Calcio, aveva difeso la porta della nazionale ai mondiali del Sudafrica per poi essere inspiegabilmente messo fuori rosa. Questa anomala situazione venne giustificata dagli operatori di mercato, come un atto di mobbing da parte del presidente del club sardo Massimo Cellino, in ritorsione allambizione del giocatore di poter approdare ad una societ pi prestigiosa (nella fattispecie era la Sampdoria). Le vere motivazioni di questa esclusione, sospetta Palazzi, sarebbero da

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ricondurre ad una sua autocertificazione, con molte ombre, che attestava un passato giovanile nell'organico della Radio Birikina Luparense, formazione padovana di prima categoria. Questa certificazione, vera o fasulla, aveva costretto il presidente Cellino a consegnare alla societ indicata un assegno da 50.000 euro83.

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(non firmato), Premiopoli dopo calciopoli e scommessopoli?, L'espresso, 17/06/2011.

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CAPITOLO 4 DOPING CONTABILE

Dopo il doping farmaceutico, usato per decenni in tutti gli sport fino a riuscire a stravolgere le leggi della natura84, il doping contabile per anni riuscito ad abbellire i conti delle societ calcistiche riuscendo a far apparire dai bilanci sempre in passivo, incredibili utili (nel vero senso della parola, ovvero non credibili perch inesistenti). La produzione di utili non avvenuta mediante la vendita di immobilizzazioni immateriali (ovvero calciatori) importanti tali da produrre plusvalenze concrete, o dalla ricapitalizzazione della societ grazie al denaro immesso dalla propriet o dagli introiti dovuti alla vendita di biglietti...niente di tutto questo. Il pareggio di bilancio o il segno positivo, che ha permesso per diversi anni di evitare il fallimento, avvenuto nella maggior parte dei casi senza alcun movimento di denaro reale. I trucchi che hanno permesso ai diversi club italiani ed europei di apparire virtuosi ad ogni approvazione di bilancio del 30 giugno, mentre i debiti raggiungevano cifre vertiginose, sono diversi: dalle plusvalenze fittizie alla finta vendita del marchio, oltre alle false fideiussioni e ai movimenti finanziari delle societ organizzate come scatole cinesi per tappare le falle esistenti. Quando i giochetti non sono stati pi sufficienti, intervenuto dello Stato con una norma ad hoc, un Decreto Legge (poi diventato legge vera e propria) approvato in fretta e furia dal governo Berlusconi nel 2002. La legge stata nominata principalmente salva-calcio per motivo che l'ha ispirata, ma stata chiamata

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Famoso il caso della lanciatrice del peso Heidi Krieger, atleta della Germania Est ed oro agli Europei del 1986, alla quale fu somministrata una quantit cos massiccia di steroide Oral-turinabol da spingerla a cambiare sesso nel 1997.

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spalma-ammortamenti o spalma-perdite per l'intervento che andava ad operare. Quest'ennesima ingerenza statale nel mondo sportivo stata giustificata dai sostenitori come un necessario intervento per salvare un mondo, dai grandi risvolti sociali ed economici per il Paese e la sua popolazione (quella calcistica), ormai al collasso. Sempre secondo i promotori, se si fosse permesso il fallimento dei club, le conseguenze patite dalla gente sarebbero state drammatiche. La legge salva-calcio era stata proposta e voluta dal Primo Ministro Silvio Berlusconi, (proprietario del Milan, di tre televisioni che trasmettono calcio, dell'agenzia pubblicitaria che si occupa della nazionale italiana e capo di Adriano Galliani, presidente di Lega) e fortemente voluta dal suo amico Franco Carraro, presidente della Federcalcio nonch di MMC85, ovvero la banca di affari del Gruppo Capitalia86, la quale ha prestato molti (molti) soldi ad alcune squadre di serie A. Come si poteva rinunciare a tale credito?87. Fortunatamente intervenuta la Comunit Europea, attraverso la Commissione di controllo, spingendo il Governo ad approvare il Decreto Legge 115/2005 (poi tramutato in legge) che abrogava la legge salva-calcio. Tuttavia la finanza creativa non ha accusato il duro colpo, inventando nuove scappatoie tanto fantasiose quanto ai limiti della legalit. Il termine doping amministrativo venne coniato da Antonio Giraudo il 28 ottobre 2004, per controbattere le accuse di doping farmaceutico per le quali era sotto processo. Le accuse gli arrivavano soprattutto da Roma e quindi egli dichiar: Chi non paga le tasse un concorrente sleale. Andiamo a vedere i bilanci di certe societ. Occupiamoci di quel doping l!. Le parole di Giraudo
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Mediocredito centrale, la banca di investimento e sviluppo del gruppo Capitalia.

Capitalia ha coperto, ad esempio tramite fideiussioni, i debiti contratti dalla A.S. Roma verso la Lega Calcio, permettendo la sua iscrizione al campionato 2003-2004. Fonte: (non firmato), AS Roma: Lega calcio, debiti coperti fidejussione Capitalia, Il sole 24 ore, 05/08/2003. 87 CAMBIAGHI E., La legge spalmadebiti.

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andavano a sostenere l'accusa che, l'anno precedente, aveva mosso il patron del Bologna, Giuseppe Gazzoni Frascara. Il presidente rossoblu, dopo la sonora sconfitta della sua squadra contro la Roma per 0 a 4 del 23 novembre 2003, aveva dichiarato furioso: Vedo una Roma talmente forte... Per noi paghiamo 14 milioni di IRPEF e li paghiamo tutti gli anni. La questione fondamentale che regole vengono disattese: la Lazio non paga le imposte, la Roma non paga. Anche noi, se non le pagassimo, acquisteremmo quattro giocatori buoni, e con quattro giocatori si fa strada. Fece seguito un'intervista rilasciata all'Espresso, nella quale sosteneva la sue accuse nei confronti dei club indebitati che riuscivano a bypassare le regole rigide imposte dalla Co.Vi.So.C. per l'iscrizione ai campionati. La Co.Vi.So.C. la Commissione di Vigilanza sulle Societ di Calcio professionistiche, un organismo tecnico che presta il suo servizio per la F.I.G.C. e vigila che le societ di calcio soddisfino i requisiti necessari per la loro iscrizione al campionato ed il regolare svolgimento dello stesso. L'articolo 80.1 (attivit di controllo) delle N.O.I.F. cita: Al solo scopo di garantire il regolare svolgimento dei Campionati, cos come previsto dallart. 12,comma 1, della legge 23 marzo 1981, n. 91, modificato dalla Legge 18 novembre 1996, n. 586, alla Co.Vi.So.C. attribuita una funzione di controllo sullequilibrio economico-finanziario delle societ di calcio professionistiche e sul rispetto dei principi di corretta gestione (...). L'attivit della Co.Vi.So.C. quindi regolata dalle Norme Organizzative Interne alla Federazione e prevede norme precise per quanto riguarda il rendiconto finanziario che le societ devono presentarle, i controlli e i provvedimenti che la F.I.G.C. deve eventualmente adottare. Nello specifico, le norme che materialmente incidono sulla contabilit e sul bilancio, sono quelle che vanno dall'articolo 84 all'articolo 88 N.O.I.F.. In seguito all'intervista del presidente bolognese, nel febbraio del 2004 fu aperta un'inchiesta che vide la perquisizione in 56 societ professionistiche alla ricerca

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di bilanci e documentazione utile per constatare irregolarit nelle iscrizioni ai campionati, fideiussioni false, debiti non onorati con l'erario, plusvalenze fittizie e tutto ci che fosse proprio di un'amministrazione illegale della societ. Ci che ne sarebbe venuto fuori da quest'inchiesta non avrebbe salvato quasi nessuno: i club pi potenti (Inter, Milan, Roma, Lazio, Parma e Fiorentina) sarebbero risultati protagonisti delle pi losche, ed illegali, azioni e avrebbero poi patteggiato le miti condanne pecuniarie; la Juventus venne appena sfiorata solo per un'operazione finanziaria che poi non risult illegale (ma verr decapitata con calciopoli l'anno dopo); mentre i piccoli club virtuosi, come ad esempio il Bologna, retrocessero in serie B o ebbero vita dura nella lotta per la permanenza nella massima serie. Segno che per poter competere con le grandi squadre ci si doveva corrompere e prendere parte al circolo vizioso che avevano messo in atto. Il circolo vizioso al quale il Bologna non prese parte era il seguente: con i debiti si comprano i giocatori pi forti e si allestisce una rosa competitiva, cos si amplia il bacino di utenza di tifosi che seguono la squadra e di conseguenza si risulta pi appetibili a sponsor e televisioni che acquistano i diritti a prezzi pi alti, oltre al maggior numero di spettatori allo stadio; dal punto di vista agonistico si raggiungono posizioni migliori che permettono l'assegnazione di premi riservati dalla F.I.G.C. e dalla U.E.F.A. (qualora si riuscisse ad arrivare nelle prime sei posizioni); se la societ quotata in borsa, la quotazione gode dei successi positivi del club. Lo scotto da pagare sono gli ammortamenti per l'acquisto dei campioni e i loro stipendi, per i quali non sono sufficienti i ricavi di tutta una stagione. E' incredibile come le decine di milioni di euro garantite dalle pay-per-view, oltre che al prezzo del biglietto pagato da uno stadio intero e contratti di sponsor da favola, non bastino per pagare il personale che milita nel club. Le soluzioni sono le sopracitate scappatoie, che verranno ora analizzate nel dettaglio.

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4.1. Plusvalenze fittizie


Com' noto, l'aumento dei ricavi per i club di calcio nella storia stato accompagnato dall'incremento dei costi per poter godere delle prestazioni sportive dei giocatori e per il loro mantenimento. Per le entrate, soprattutto negli ultimi decenni, non sono state in grado di riempire i buchi finanziari dovuti all'acquisto dei giocatori e del pagamento dei loro stipendi da favola. Poich il fatturato dell'azienda non stato in grado di mantenere il costo del lavoro e le spese di gestione, la soluzione era di ripianare il bilancio in rosso con denaro fresco da parte del proprietario (o degli azionisti). Per molti anni in passato, quando i passivi si limitavano a pochi miliardi di lire, i facoltosi proprietari industriali immettevano nelle casse societarie il denaro sufficiente per poter permettere l'esistenza del club e la sua iscrizione al campionato. Ora succede solo per pochi club, soprattutto inglesi (Manchester City, Chelsea, Queens Park Rangers, Tottenham88), ma un tempo le ricche famiglie italiane di industriali, erano in grado di mantenere il loro giocattolo: gli Agnelli per la Juventus e i Pontello per la Fiorentina sono solo due esempi. Logica vuole che, se non si hanno i mezzi finanziari per mantenere un macchinario, ci si liberi di alcuni suoi ingranaggi vendendoli per poi sostituirli con alcuni meno costosi (o privandosene totalmente). In questo modo si avr una spesa inferiore ed in pi denaro fresco utile da reinvestire o da usare per pagare i debiti. La vendita del singolo pezzo permette quindi il ricavo, che tanto pi alto

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Secondo il Dailymail, la classifica dei proprietari di club pi ricchi di calcio in Gran Bretagna la seguente: 1. Lakshmi Mittal (QPR) 18.4 miliardi di sterline 2. Sheikh Mansour (Manchester City) 17 miliardi di sterline 3. Roman Abramovich (Chelsea) 7,8 miliardi di sterline 4. Joe Lewis (Tottenham) 2,5 miliardi di sterline 5. Stan Kroenke (Arsenal) 2,079 miliardi di sterline 6. Denis O'Brien (Celtic) 1,73 miliardi di sterline 7. Malcolm Glazer and family (Manchester Utd) 1,5 miliardi di sterline 8. Bernie Ecclestone (QPR) 1,466 miliardi di sterline 9. Alisher Usmanov (Arsenal) 1,3 miliardi di sterline 10. Lord Grantchester and family (Everton) 1,2 miliardi di sterline

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quanto il suo valore di mercato, ed definito plusvalenza. Immaginando il macchinario come la squadra di calcio, qualora si volesse diminuire la spesa di gestione bisognerebbe vendere un giocatore che abbia mercato e sostituirlo con un altro di pari capacit agonistica, ma di valore inferiore, adocchiato dai talent-scout. Questa la logica delle grandi squadre, mentre quelle che ambiscono a traguardi meno importanti generalmente vendono le loro promesse e le sostituiscono con altri giocatori provenienti dal proprio vivaio, cosi da trarre il maggior vantaggio economico, a scapito spesso della classifica. Per questi club non una scelta, ma un obbligo, perch non possono contare sugli importanti ricavi derivanti dalla gestione dello stadio, dagli sponsor e dalle televisioni. Come pareggiare un bilancio in negativo senza la vendita di giocatori importanti e senza la ricapitalizzazione da parte degli azionisti? Mediante le plusvalenze fittizie, vietate dalla giustizia sportiva, da quella ordinaria e comunitaria. La vendita del giocatore crea una plusvalenza, la si definisce fittizia se si aumenta arbitrariamente il suo valore rispetto a quello che avrebbe sul mercato. La domanda spontanea sarebbe: chi sarebbe disposto a comprare un giocatore sopravvalutato all'inverosimile rispetto alle sue reali capacit? Nessuno naturalmente. Invece il meccanismo funziona, perch sono molti a volersi scambiare (e non comprare) questi giocatori sopravvalutati. Con lo scambio di perfetti sconosciuti superquotati, non si muovono soldi e miracolosamente si sistemano i bilanci di entrambe le squadre che collaborano, poich mettono a bilancio come utile il prezzo di vendita e come segno negativo solo 1/5 del valore del giocatore scambiato, in quanto lo dividono per gli anni di contratto che ha firmato (al massimo cinque per legge). Il 20% che devono pagare ogni anno viene definito ammortamento. Il debito e il credito tra i due club si annullano a vicenda tramite questa plusvalenza fittizia incrociata. Supponiamo che il club X sia in negativo di 20 milioni di euro. Lo stesso vale per il club Y. La societ X si accorda con Y per venderle Marco Rossi, giocatore

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della primavera senza alcuna esperienza di rilievo, valutandolo 25 milioni di euro. Lo stesso decide di fare Y, vendendo ad X un certo Giulio Bianchi, ragazzo da poco maggiorenne dalle mille speranze (disilluse), valutato anch'egli 25 milioni di euro. I presidenti di X ed Y risolvono il loro debito-credito grazie alla compravendita di questi poveri ragazzi che non vedranno mai il campo di gioco, ma che hanno la quotazione (purtroppo per loro, non lo stipendio) di Ibrahimovic. Entrambi i presidenti delle societ non hanno pagato nulla, non hanno fatto nessun movimento di soldi in contanti, ma si sono scambiati immobilizzazioni immateriali per 25 milioni di euro, che verranno iscritte nel bilancio di quell'anno come plusvalenze. Paradossalmente le due societ sarebbero in attivo di 5 milioni di euro (e quindi in capacit di acquistare nuovi giocatori nel calciomercato), se non fosse per l'ammortamento di questi invisibili prodigi. Difatti il loro valore di 25 milioni dev'essere spalmato sui cinque anni di contratto che hanno firmato (nel caso di Simone Brunelli nel passaggio dal Milan all'Inter la firma fu addirittura falsificata), pesando sul bilancio per 5 milioni all'anno. Concludendo, sia X per la vendita a 25 milioni di Marco Rossi ma l'ammortamento di 5 milioni di Giulio Bianchi, e Y per la vendita di Giulio Bianchi ma l'ammortamento di 5 milioni di Marco Rossi, hanno inserito in bilancio ricavi per 20 milioni livellando il buco iniziale della stessa entit. Cos il club importante continua ad essere competitivo perch non ha tolto valore alla rosa (i due ragazzi verranno girati in prestito a qualche squadra di prima categoria e gli verr riconosciuto uno stipendio di poche migliaia di euro), si pu iscrivere al campionato e continua a giocare un ruolo di prim'ordine in Italia ed in Europa, vincendo preziosi premi. Da quando stata emanata la legge 91/1981, la societ di calcio stata considerata alla stregua di tutte le societ con fini di lucro. Perci deve attenersi alle norme che regolano le S.p.A., le quali regole sono enunciate nel Codice

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Civile, come ad esempio all'articolo 2426 comma 289 che detta le regole dell'ammortamento, cio che fa costare, nel caso di Rossi/Bianchi, all'anno il 20% del valore di esborso. Sempre dell'articolo 2426, il comma 3 dice: l'immobilizzazione che, alla data della deve essere iscritta a tale minore valore; (). Ci significa che, qualora ci sia discordanza tra il valore di acquisizione e quello reale, o tra valore reale e quello di possibile realizzazione tramite la cessione, nel bilancio dev'essere considerato il suo valore minore. Quindi, se il Milan volesse vendere Ibrahimovic a due anni dall'acquisto a 25 milioni di euro, e pensasse di realizzarne 40 cedendolo all'Anzi del magnate russo Kerimov, al bilancio dovrebbe comunque considerare i 15 milioni di reale immobilizzazione. Lo stesso, viceversa, dovrebbe essere scritto per il Rossi o Bianchi di turno, che dovrebbe essere iscritto al valore pi basso: ovvero verosimilmente 500.000 piuttosto che 25 milioni. E' evidente che nel caso delle plusvalenze fittizie ci non avviene. Non viene considerato il valore reale del bene, ma solo quello gonfiato per ottenere il ripianamento dei conti, trasgredendo ad una articolo vincolante di procedura contabile. Questa la dimostrazione che le plusvalenze fittizie sono illegali e sulla base di questa trasgressione la Procura di Roma ha avviato le indagini. Inoltre, per quanto inerente a Roma e Lazio, quotate in borsa, la truffa assume una gravit maggiore per le ripercussioni che tale trucco necessariamente comporta. Questa soluzione fantasiosa ed illegale ha aggiustato i conti per alcuni anni, ma i chiusura dell'esercizio, risulti durevolmente di valore inferiore a quello determinato secondo i numeri 1) e 2)

Art. 2426 comma 2. Il costo delle immobilizzazioni, materiali e immateriali, la cui utilizzazione limitata nel tempo deve essere sistematicamente ammortizzato in ogni esercizio in relazione con la loro residua possibilit di utilizzazione. Eventuali modifiche dei criteri di ammortamento e dei coefficienti applicati devono essere motivate nella nota integrativa.

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nodi sono venuti al pettine quando il reiterarsi di tale comportamento ha portato ad una situazione insostenibile. In quel frangente intervenuto il governo con l'apposita legge salvacalcio, anch'essa illegale. Il gioco delle plusvalenze fittizie una soluzione a breve termine, perch posticipa e diluisce il problema negli anni di contratto. La difficolt per coloro che ne hanno usufruito, che i costi diluiti di molti singoli giocatori diventano un peso economico che rincara sempre pi. Per contrapporgli un segno + di valore equivalente, bisogna proseguire con un'altra plusvalenza fittizia ancora pi gonfiata, e cos via fino al collasso. Le uniche due soluzioni legali e concesse dalla Union of European Football Associations, sono la vendita reale dei diritti di sfruttamento delle prestazioni dei giocatori ad un altro club o il fallimento, mentre l'aumento di capitale sar permesso ancora per qualche anno fino a quando le regole sul fair play finanziario90 diventeranno pi stringenti. Continuando con l'esempio delle societ X ed Y, immaginiamo che si siano scambiate un giocatore del valore di 25 milioni di euro ciascuno all'anno, per quattro anni (dal 2000 al 2003), con contratti della durata di cinque anni. La situazione che ne conseguirebbe per X (o Y) sarebbe la seguente:

Entro il 30 giugno 2003, la societ dovr trovare una soluzione per bilanciare i 50 milioni di euro di eredit accumulati che naturalmente si aggiungono a tutte le altre spese (stipendi, affitto stadio nel caso della stragrande maggioranza dei club

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Tema approfondito al capitolo 5.

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italiani, ecc). L'ideale sarebbe cercare di diminuire (o azzerare) quei 50 milioni destinati a salire sempre pi e a portare al fallimento la squadra; ma come si pu senza vendere giocatori o quintuplicare prezzi di abbonamenti e contratti payperview o senza la generosa donazione del proprietario-mecenate? La soluzione ridurre drasticamente il buco in modo artificioso e trovare risorse, ora inferiori, per pareggiare il bilancio. La soluzione, sempre a breve termine, stata individuata con il Decreto Legge 282 del 22 dicembre 2002 e tramutato in legge il 27 febbraio 2003. La legge salvacalcio inventata, proposta ed approvata con gran rapidit dal governo della XIV Legislatura Parlamentare, con Berlusconi Primo Ministro e Mario Pescante sottosegretario ai beni culturali con delega allo sport ed attualmente vicepresidente del CIO91. Chi decideva di approfittare di questa legge, aveva modo di svalutare in un colpo solo una parte del totale degli ammortamenti del patrimonio giocatori, senza far pesare la perdita su un unico bilancio (come prevede il Codice Civile), ma spalmandola in dieci anni. Quindi, sempre tornando ad X, con 50 milioni di patrimonio di immobilizzazioni immateriali da dover far fronte, se usufruisse della legge 282/03 svalutandolo fino a met, si troverebbe con 25 milioni da appianare col primo bilancio (magari con le entrate delle partite o la vendita di un solo giocatore importante) e gli altri 25 milioni spalmati in 10 anni, che vadano a pesare sui bilanci futuri solo per 2,5 milioni di euro all'anno. Il debito del club X inventato, di soli 50 milioni, avrebbe non solo fatto invidia alle quattro principali squadre che hanno giovato di tale legge, ma sicuramente le avrebbe portate ad arrangiarsi senza trucchi di questo tipo. Purtroppo il patrimonio calciatori ammontava, al 30 giugno 2003, a 1318 milioni di euro per
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Il Comit International Olympique (Comitato Olimpico Internazionale) ha sede a Losanna e fu fondato da Pierre de Coubertin nel 1894 per far rinascere i Giochi Olimpici della Grecia antica.

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tutta la serie A92. In particolare le squadre milanesi e romane attinsero a piene mani da quest'aiuto: prima le plusvalenze gonfiavano il valore dei calciatori, poi la legge salvacalcio lo abbatte. Il Milan decise, nel 2003, di spalmare sui dieci anni a venire, svalutazioni per 242 milioni di euro, l'Inter 223,6, la Lazio 127,7 e la Roma 8093. Tra le societ pi importanti, la Juventus, Udinese e Fiorentina non usufruirono di questa scappatoia. Per la squadra di Firenze in particolare, non avendo prolungato l'agonia con plusvalenze fittizie in serie fino al godimento dei vantaggi della legge salvacalcio e avendo onorato i suoi debiti, fall nell'estate del 2002, lasciando il posto alla Nuova Florentia di Diego Della Valle, ammessa al campionato di C2. La Fiorentina paga dunque colpe reali, ma non cos diverse da quelle di altre squadre che per si salvano e vengono iscritte ai campionati, nonostante monti debitori enormi: in particolar modo la Lazio di Cragnotti costretto, dopo i suoi guai giudiziari, a lasciare la societ che viene prima mantenuta in vita da Capitalia e poi rilevata da Lotito, recordman mondiale della spalmatura: riuscir a rateizzare in 23 anni il debito con l'erario grazie all'aiuto del governo e alla minaccia della tifoseria sul piede di guerra. Insomma, duole ammetterlo, ma Cecchi Gori non era certo il pi disonesto...94. Capitava che quindi si spalmasse l'ammortamento di un giocatore il cui contratto fosse gi concluso perch raggiunto il naturale termine o per cessione. In quest'ultimo caso riescono le migliori magie degli amministratori finanziari,
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GALBIATI W., A caccia del doping amministrativo tra plusvalenze e tasse non pagate, la Repubblica, 27/02/2004. 93 GALBIATI W., LIVINI E., Il "doping" nei conti dei big del pallone. Perdite complessive oltre i 68 milioni, la Repubblica, 09/11/2006.
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BEHA O., DI CARO A., Il calcio alla sbarra, Bur Rizzoli, 2011.

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alcuni esempi: Hernan Crespo (Parma - Inter - Chelsea): acquistato nel 2002 dal Parma per 38 milioni di euro, viene venduto alla squadra londinese nel 2003 per 24 milioni. All'apparenza risulterebbe una minusvalenza disastrosa da dover sopperire in altro modo, in quanto il calciatore dopo un anno di ammortamento valeva 30,4 milioni, ma cosi non . Due mesi prima della cessione, l'Inter aveva svalutato il giocatore per circa 30 milioni di euro, facendolo valere solo 4,45. La vendita per 24 quindi permise alla squadra meneghina di godere di una plusvalenza di 19,55 milioni, regolarmente messa a bilancio95con notevole beneficio contabile. Fabio Cannavaro, pagato 23 milioni nel 2002 e passato alla Juventus nel 2004 per 10 milioni, anche se il valore reale sarebbe stato di 13,8. In realt era stato svalutato di ben 13,4 milioni, facendolo valere solo 400.000 euro, comportando quindi una plusvalenza utile per il bilancio di 9,6 milioni. I giocatori pi o meno conosciuti anche per le loro prodezze in campo, che funsero da pedine di scambio tappabuchi, furono numerosi dal 1998 al 2004. Tra questi: Alessandro Iannuzzi e Federico Crovari, passati dalla Lazio al Milan il primo, e viceversa il secondo. Questo avvenne nel 1998 e fu il primo caso che si ricordi. Garant 10 miliardi di lire di plusvalenze ad entrambi i club, ovvero circa 5,2 milioni di euro. Cifre assurde se si considera che nella stessa sessione di calciomercato il Milan vendette al Venezia il portiere Massimo Taibi e Filippo Maniero, mentre al Verona Christian Brocchi, incassando il totale di 3 miliardi di lire di plusvalenze reali (e la Lazio cedendo al Bologna Beppe Signori ne incass soli 4);

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G. Rocca, Fallimento alla milanese, sul sito internet: www.ildomenicale.it, confermato seppur con cifre leggermente diverse in le plusvalenze fittizie in MUGHINI G., BECCANTINI R., AA.VV., Che fine ha fatto la Juve?, Cardano editore, 2010.

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Guarenko, Poggi e Mangone ceduti dalla Roma al Parma nel 2001, in cambio di Lassissi (infortunato), Longo e Fuser. Lo scambio permise una plusvalenza fittizia incrociata di 25 milioni per i giallorossi di Sensi e 26 milioni per i ducali; Marco Amelia, Davide Bombardini, Cesare Bovo, Franco Brienza, Simone Casavola, Daniele Cennicola, Daniele De Vezze, Giuseppe Di Masi, Simone Farina, Alberto Fontana, Gianmarco Frezza, Armando Guastella, Daniele Martinetti, Giordano Meloni, Matteo Napoli, Simone Paoletti, Manuel Parla, Marco Quadrini, Cristian Ranalli, Fabio Tinazzi, Alfredo Vitolo. Ceduti dalla Roma nel 2002 a Cagliari, Cittadella, Ancona, Torino, Salernitana, Reggiana, Piacenza, Palermo, Cesena, Cosenza, Livorno, Messina, Napoli e Lecce. Questo folto gruppo, tra i quali solo Amelia, Bovo e Brienza ebbero una carriera degna di nota, permise al club della capitale di mettere a bilancio ben 95,3 milioni di euro di plusvalenze false. Naturalmente ebbe in cambio da ciascuna squadra un giovane di pari valore; nel 1999 e nel 2001 cambiarono casacca da Inter a Milan e viceversa: Paolo Ginestra, Matteo Bogani, Fabio Di Sauro, Davide Cordone, Andrea Polizzano e Marco Bonura, con plusvalenze comprese tra i 3,6 e i 5,2 milioni di euro96; nel 2002 il Milan cedette all'Inter Simone Brunelli, Matteo Definite, Matteo Giordano e Ronny Torna, ricevendone in cambio Salvatore Ferraro, Alessandro Livi, Giuseppe Ticli e Marco Varaldi. Valore tecnico dei cartellini prossimo allo zero, invece il prezzo concordato fu di 13,95 milioni di euro a quartetto. In base a questa serie di operazioni, il Milan port a casa una plusvalenza di 11,9 milioni e l'Inter incass 13,9 milioni;

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MALAGUTTI V., Va di moda il calciatore salvabilanci, Corriere della sera, 06/11/2002.

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anche campioni affermati passarono tra i club di via Turati e via Durini, come Francesco Coco e Clarence Seedorf, oltre a Pirlo, Guglielminpietro, Domoraud, West, Simic, Brncic, Umit e Brocchi, facendo nascere sospetti fondati. Oltre alla vicenda Helveg, preso dal Milan nel 1998 e ceduto all'Inter per 6,2 milioni nel 2001, che lo riprest immediatamente al Milan alla cifra simbolica di mille euro a stagione per poi riprenderselo nel 2003, a 32 anni e cederlo l'anno seguente97. Adriano Galliani, amministratore delegato del Milan, alle numerose domande sul perch di cos tanti cambi di casacche tra i due club meneghini, rispose con una freddura: Ci scambiamo i giocatori con l'Inter perch le loro mogli e fidanzate sono ormai abituate a vivere a Milano e non saprebbero pi farne a meno98. La Commissione di controllo della C.E., a novembre 2003, ha analizzato e poi bocciato la procedura spalma-ammortamenti obbligando il governo ad un passo indietro, avvenuto con il Decreto Legge 115/2005 tramutato nella legge 168 del 17 agosto 2005. Esso prevedeva l'obbligo di abbassare il patrimonio netto delle societ che avevano usufruito della legge salvacalcio, pari all'ammontare degli ammortamenti che si era deciso di spalmare. Il tutto entro il 31 dicembre 2006 per gli esercizi chiusi o il 30 giugno 2007 per quelli in corso. Tutti i milioni che sarebbero dovuti essere spalmati in dieci sessioni, dovranno essere invece spalmati in massimo cinque (dal campionato 2002/2003 al 2006/2007). Alle societ la scelta di come inserire nei bilanci del 2006 e 2007 il 70% degli ammortamenti ancora in stallo (sotto la voce oneri pluriennali da ammortizzare).

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BIANCHI F., La giustizia sportiva lumaca. I casi Moratti e Zamparini, la Repubblica, 10/06/2010. SCEVOLA G.P., Falso in bilancio. Ora c lInter nel mirino dei giudici, il Giornale, 21/06/2007. (non firmato), Milan e Inter, plusvalenze nel mirino, www.quotidiano.net, 17/01/2007. 98 SORRENTINO A., Inter e Milan sotto processo, la Repubblica, 06/02/2008.

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L'urgenza di come reperire rapidamente i fondi per ovviare a questa improvvisa ma giusta interferenza comunitaria, che bocciava tout court la manovra, spinse gli amministratori dei club a trovare nuovi stratagemmi. Quello pi usato fu la la falsa copravendita in casa del marchio. Victor Uckmar, ex presidente di Co.Vi.So.C., defin Un falso in bilancio legalizzato la manovra del governo, emanata con la piena consapevolezza del successivo rigetto istituzionale da parte della Comunit Europea. Mentre, per quanto concerne l'esposto fatto dal presidente del Bologna, Giuseppe Gazzoni Frascara, riguardo alle tasse non pagate dalle big, il debito tributario ammontava nell'estate del 2003, a 118,8 milioni per la Lazio (come abbiamo visto), 68,3 per la Roma e dai 21 ai 23 ciascuna per Milan, Inter e Juventus99. Nel tra la fine del 2007 e l'inizio del 2008, si conclusero i procedimenti penali per le varie societ coinvolte nell'inchiesta (Inter, Milan, Roma, Lazio, Udinese, Genoa, Sampdoria, Reggina e Juventus). Furono quasi tutte assolte perch il fatto non costituiva reato; solo la Roma fu dichiarata colpevole e dovette pagare 60.000 euro, mentre il presidente Sensi fu anch'egli assolto per giunta prescrizione. Inter, Milan, Sampdoria, Udinese, Genoa e Reggina furono deferite alla giustizia sportiva e vennero condannate al pagamento di una multa, in quanto patteggiarono la decisione della Commissione Disciplinare della F.I.G.C.100, usufruendo del trattamento favorevole introdotto dagli articoli 23 e 24 del nuovo Codice di giustizia sportiva, entrato in vigore il 1 luglio 2007. Essi enunciano: Art. 23. Applicazione di sanzioni su richiesta delle parti. 1. I soggetti di cui allart. 1 comma 1 possono accordarsi con la Procura
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GALBIATI W., A caccia del doping amministrativo tra plusvalenze e tasse non pagate, la Repubblica, 27/02/2004. 100 Sentenze complete disponibili negli allegati.

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federale, prima che termini la fase dibattimentale di primo grado, per chiedere allorgano giudicante lapplicazione di una sanzione ridotta, indicandone le specie e la misura. 2. Lorgano giudicante, se ritiene corretta la qualificazione dei fatti come formulata dalle parti e congrua la sanzione indicata, ne dispone lapplicazione con ordinanza non impugnabile, che chiude il procedimento nei confronti del richiedente. 3. Lapplicazione di sanzioni su richiesta delle parti esclusa nei casi di recidiva e nei casi di cui allart. 7, comma 6. Art. 24. Collaborazione degli incolpati. 1. In caso di ammissione di responsabilit e di collaborazione fattiva da parte dei soggetti sottoposti a procedimento disciplinare per la scoperta o laccertamento di violazioni regolamentari, gli organi giudicanti possono ridurre, su proposta della Procura federale, le sanzioni previste dalla normativa federale ovvero commutarle in prescrizioni alternative o determinarle in via equitativa. 2. In tal caso, la riduzione pu essere estesa anche alle societ che rispondono a titolo di responsabilit diretta od oggettiva101. Grazie alla sentenza definitiva (ordinanza non impugnabile), avvenne che la falsificazione dei bilanci (il patteggiamento indica la piena assunzione delle responsabilit), permise l'iscrizione al campionato di serie A dei club coinvolti. Senza plusvalenze fittizie, con la dichiarazione della reale situazione patrimoniale, non avrebbero soddisfatto i requisiti pretesi dalla Co.Vi.So.C.. Difatti lo scotto da pagare fu economico e non in termini di penalizzazioni in classifica, nonostante che il codice di giustizia sportiva preveda sanzioni ben pi rigorose (in particolare agli articoli 8 comma 4 e articolo 18 comma 1), ovvero:

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www.figc.it

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Art. 8. Violazioni in materia gestionale ed economica. 1. Costituiscono illecito amministrativo la mancata produzione, lalterazione o la falsificazione materiale o ideologica, anche parziale, dei documenti richiesti dagli Organi della giustizia sportiva, dalla Co.Vi.So.C. e dagli altri organi di controllo della F.I.G.C., nonch dagli organismi competenti in relazione al rilascio delle licenze U.E.F.A. e F.I.G.C., ovvero il fornire informazioni mendaci, reticenti o parziali. 2. Costituiscono altres illecito amministrativo i comportamenti comunque diretti a eludere la normativa federale in materia gestionale ed economica, nonch la mancata esecuzione delle decisioni degli organi federali competenti in materia. 3. Salva lapplicazione delle pi gravi sanzioni previste dalle norme in materia di licenze U.E.F.A. o da altre norme speciali, nonch delle pi gravi sanzioni che possano essere irrogate per gli altri fatti previsti dal presente articolo, la societ che commette i fatti di cui al commi 1 e 2 punibile con la sanzione dellammenda con diffida. 4. La societ che, mediante falsificazione dei propri documenti contabili o amministrativi ovvero mediante qualsiasi altra attivit illecita o elusiva, tenta di ottenere od ottenga l'iscrizione a una competizione cui non avrebbe potuto essere ammessa sulla base delle disposizioni vigenti, punita con una delle sanzioni previste dalle lettere g), h), i), l) dellart. 18, comma 1. Art. 18. Sanzioni a carico delle societ. 1. Le societ che si rendono responsabili della violazione dello Statuto, delle norme federali e di ogni altra disposizione loro applicabile sono punibili con una o pi delle seguenti sanzioni, commisurate alla natura e alla gravit dei fatti commessi: a) ammonizione; b) ammenda; c) ammenda con diffida;

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d) obbligo di disputare una o pi gare a porte chiuse; e) obbligo di disputare una o pi gare con uno o pi settori privi di spettatori; f) squalifica del campo per una o pi giornate di gara o a tempo determinato, fino a due anni; g) penalizzazione di uno o pi punti in classifica; la penalizzazione sul punteggio, che si appalesi inefficace nella stagione sportiva in corso, pu essere fatta scontare, in tutto o in parte, nella stagione sportiva seguente; h) retrocessione all'ultimo posto in classifica del campionato di competenza o di qualsiasi altra competizione agonistica obbligatoria; in base al principio della afflittivit della sanzione, la retrocessione allultimo posto comporta sempre il passaggio alla categoria inferiore; i) esclusione dal campionato di competenza o da qualsiasi altra competizione agonistica obbligatoria, con assegnazione da parte del Consiglio federale ad uno dei campionati di categoria inferiore; l) non assegnazione o revoca dell'assegnazione del titolo di campione d'Italia o di vincente del campionato, del girone di competenza o di competizione ufficiale; m) non ammissione o esclusione dalla partecipazione a determinate manifestazioni; n) divieto di tesseramento di calciatori fino a un massimo di due periodi di trasferimento. 2. Alle societ pu inoltre essere inflitta la punizione sportiva della perdita della gara nelle ipotesi previste dall'art. 17 del presente Codice.

4.2. La finta compravendita del marchio


Una volta bocciata dalla Commissione di controllo della Comunit Europea, la legge salvacalcio si tramut in uno specchietto per le allodole per le societ che ne avevano fatto uso. Esse, progettando nel 2003 di diluire in dieci anni la svalutazione degli ammortamenti, si ritrovarono di colpo nel 2005 nella situazione di dover reperire le finanze necessarie per affrontare il rimanente 70%.

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Le soluzioni lecite per farlo erano le stesse pre-scandalo degli scambi di giocatori, quindi: ricapitalizzazione in una o due tranches (con un esborso davvero macroscopico da parte dei soci questa volta) o la vendita di un buon numero di pezzi pregiati della squadra. Mancando i soldi e non volendo perdere competitivit, si diede un'altra volta libero sfogo alla finanza creativa: si ide la falsa vendita del marchio del club, ovvero l'operazione di trasferimento del marchio ad una societ direttamente controllata o fondata ad hoc pochi giorni prima dell'operazione. Dal punto di vista tecnico, la cessione del brand segue alcuni semplici passaggi: 1. La societ fa valutare tramite una perizia il proprio marchio. Se la perizia ad esempio dovesse valutarlo 220 milioni e il marchio nel bilancio era considerato a 20, vendendolo crea una plusvalenza di 200 milioni a favore del bilancio nuovo. 2. La vendita viene fatta ad una societ di leasing, che fa firmare al club un contratto di locazione finanziaria con oggetto l'uso del marchio a, per esempio, 15 milioni di euro l'anno come rata. In questo modo il club ha avuto una plusvalenza di 200 milioni e, al termine del pagamento delle rate sar nuovamente proprietaria a tutti gli effetti del marchio102. 3. Il club sfrutta il marchio tramite retrodatazione (lease-back) dello stesso. Tutto avviene tramite societ compartecipate, quindi non avviene un reale movimento di denaro. Il 30 settembre 2005 il Milan, che una delle poche societ calcistiche in Italia che chiude il bilancio al 31 dicembre e non al 30 giugno, ha trasferito il proprio marchio alla Milan Entertainment S.r.l, societ partecipata al 100%, per 183,6 milioni di euro (perizia del professor Paolo Jovenitti). L'importo residuo delle svalutazioni ammontava a 181,5 milioni, e la vendita del

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ROSCINI VITALI F., Un rimedio solo virtuale, Il Sole 24 ore, 26/06/2006.

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marchio ad una societ di cui era totalmente partecipata permise alla fine dell'anno di chiudere con il solo passivo di 4,5 milioni103, facilmente reperibili tra i soci di maggioranza oppure tramite un contratto apposito, magari con la stessa societ acquirente. Per il club rossonero avvenne proprio questo, difatti fu stipulato un contratto di servizi commerciali, marketing e vendite, servizi di gestione e amministrazione del personale, servizi gestione stadio, servizi amministrativi, logistici e generali, ammontante a euro 13,8 milioni annui di ricavi104. L'Internazionale di Massimo Moratti, il 29 dicembre 2005 ha venduto il proprio marchio per 158 milioni di euro (perizia del professor Giovanni Ossola) ad Inter Brand S.r.l. di Angelomario Moratti (figlio di Massimo), societ nata due mesi prima ed anch'essa partecipata al 100% dalla stessa Inter. Nello stesso giorno l'Inter Brand S.r.l. ha concesso in licenza d'uso il marchio alla squadra per 16 milioni all'anno. In seguito, il marchio Inter stato ceduto in pegno alla Banca Antonveneta in cambio di un finanziamento di 120 milioni, impiegato dalla societ Inter Brand S.r.l. per pagare il marchio alla casa madre. I restanti 38 milioni sono arrivati dalla societ di calcio grazie all'aumento di capitale. Anche altre squadre di media-bassa classifica avevano effettuato operazioni di questo tipo: la prima fu la Sampdoria, che nel 2003 ha conferito il marchio alla societ totalmente controllata Sampdoria Services S.r.l. per un valore di 20 milioni di euro (di plusvalenza). Successivamente San Quirico, la societ azionista della Sampdoria, ha comprato dalla squadra di calcio la societ proprietaria del marchio, chiamata Sampdoria Holding. Questultima lo stesso
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DRAGONI G., La via obbligata la ricapitalizzazione, Il Sole 24 ore, 13/05/2006. Relazione del consiglio di amministrazione sulla gestione al 31 dicembre 2006 della A.C. Milan S.p.A.. Fonte: www.mkt.it

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giorno, ha acquistato da San Quirico lintera quota (99,96%) della societ di calcio. Infine nel luglio 2005 il marchio stato ceduto in leasing per sei anni alla Selmabipiemme (Mediobanca - Banca Popolare di Milano) per 25 milioni di euro105. In seguito pure Brescia, Chievo, Reggina ed Ascoli faranno operazioni di leaseback, per importi decisamente minori (pur sempre importanti, tra i 5 e i 10 milioni di euro)106.

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NICOLIELLO M., Stato dell'arte e prospettive dell'azienda calcio in Italia: un approccio economico aziendale, Universit degli studi di Brescia, 2007. 106 DRAGONI G., Il marchio salva lAscoli, Il Sole 24 ore, 17/04/2007.

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CAPITOLO 5 INTERVENTO UE E U.E.F.A.

Lo sport fu considerato in ambito comunitario europeo per la prima volta in un documento ufficiale nel 1997, con la dichiarazione n. 29 allegata al Trattato di Amsterdam. Nonostante, per sua stessa natura, non avesse alcun valore vincolante, si pu dire che gi il fatto che gli Stati membri concordassero su tutta la serie di principi citati nella dichiarazione, fu un importante inizio. L'applicazione della stessa e le modalit, sarebbero dipese dalla volont dei singoli Stati. Un'altra pietra miliare dell'intervento comunitario in questa realt, si aggiunse nel 2000, con la Relazione di Helsinki sullo sport. In essa si ribadivano i principi cardine, come la necessit di valorizzarne il ruolo educativo e di combattere la piaga del doping. Punto chiave affrontato in questo atto, fu la necessit di chiarire la struttura giuridica dello sport. Le norme che regolano lo sport e le in iniziative che esso genera, devono essere conformi al diritto comunitario, ma lo stesso necessita di vedersi riconosciuta una propria specificit, che gli permetta di godere di deroghe in alcuni punti chiave (come ad esempio vincolare alla cittadinanza la partecipazione alla rappresentativa nazionale, oppure le regole del gioco vere e proprie). A questo riguardo, la giurisprudenza della Corte di Giustizia Europea, ha affermato costantemente che l'attivit sportiva rientra nel campo di applicazione del diritto comunitario soltanto in quanto costituisca attivit suscettibile di valutazione economica107. Della giurisprudenza comunitaria abbiamo gi visto, per quanto riguarda la
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TOGNON JACOPO, Unione Europea e sport: evoluzioni e sviluppi di un rapporto particolare, Diritto Comunitario dello Sport, Giappichelli editore, Torino, 2009.

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specialit calcistica, la sentenza Bosman del 1995 che ha inciso notevolmente nelle sorti del settore. L'intervento fu, in questo caso, dovuto ai risvolti economici della vicenda che legittimarono l'intervento della Corte di Giustizia Europea. Per quanto riguarda l'intervento della Commissione di Controllo Europea in riferimento alla legge salvacalcio, il giorno 11 novembre 2003 fu inviata una richiesta di spiegazioni della manovra effettuata, per la sospetta violazione della IV direttiva C.E.E. riferita ai bilanci delle societ che devono esprimere con evidenza, verit, chiarezza e precisione la situazione economico-patrimoniale: La Commissione europea ha deciso di richiedere allItalia informazioni concernenti due aspetti di una recente legge nazionale relativa al rendiconto dei bilanci da parte di societ sportive professionistiche comprese le squadre di calcio di serie A in Italia. In primo luogo la Commissione teme che la legge possa contravvenire alla normativa dellUnione Europea in materia di contabilit e, in secondo luogo, che essa possa comportare la concessione di aiuti di Stato. Entrambe le indagini rappresentano un primo passo nellambito dei procedimenti formali pertinenti e non pregiudicano uneventuale decisione finale sul fatto che le misure in esame contravvengano o meno al diritto comunitario. Se a determinate societ sportive vengono effettivamente concessi vantaggi finanziari rispetto ad altre in Europa, ci rappresenta una distorsione della concorrenza sia in termini commerciali - lambito disciplinato dal diritto dellUnione Europea in materia di mercato interno e di concorrenza - che, per estensione, in termini sportivi. Le autorit italiane hanno ora due mesi di tempo per fornire alla Commissione le informazioni richieste: se entro tale termine non presenteranno elementi soddisfacenti, la Commissione pu proseguire la procedura dinfrazione e, in ultima istanza, decidere di adire la Corte di Giustizia.108(). La Commissione analizza in modo molto obiettivo la situazione che si creata e
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La Commissione indaga sulle misure a favore delle societ sportive professionistiche in Italia (Salva calcio) da europa.eu

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le insidie degli stakeholders che hanno acquistato o che intendono comprare quote societarie (si ricordi che Lazio, Roma e Juventus sono quotate in Borsa): () Alla fine dello scorso anno lItalia ha adottato provvedimenti in relazione alle norme fiscali e contabili applicabili alle societ sportive professionistiche (Decreto Legge n. 282 del 24 dicembre 2002, convertito nella legge n. 27 del 21 febbraio 2003). Per effetto di questa legge, alcune societ sportive, in particolar modo le societ di calcio le cui maggiori uscite sono rappresentate dagli stipendi dei giocatori, possono presentare rendiconti che sottostimano i costi effettivi di un dato esercizio, nascondono perdite reali e forniscono un quadro distorto e fuorviante della situazione agli investitori, i cui finanziamenti sono messi a repentaglio. Un altro effetto collaterale . sebbene tale aspetto non sia direttamente interessato dal diritto comunitario - consiste nel fatto che le societ sportive in questione possono, almeno nel breve termine, acquistare giocatori a prezzi esorbitanti e pagarne gli elevati stipendi anche quando la loro effettiva situazione finanziaria non glielo consentirebbe, trovandosi quindi in una posizione di vantaggio109. Si sottolinea l'assurda questione che i contratti di durata massima quinquennale possano essere ammortizzati in una decade, cio quando l'immobilizzazione immateriale sar passata ad un'altra societ il primo club continuerebbe a pagarne l'ammortamento dell'acquisto: () La Commissione europea teme che tale misura violi tanto le norme contabili dellUnione europea quanto quelle in materia di aiuti di Stato. La Quarta (78/660/CEE) e Settima (83/349/CEE) direttiva del Consiglio (direttive contabili) relative ai conti annuali e ai conti consolidati dispongono che i contratti con i giocatori, quando siano considerati immobilizzazioni immateriali, debbano essere ammortizzati durante il periodo della loro utilizzazione, che corrisponderebbe in linea generale alla durata dei contratti stessi. Il contratto

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Ibidem.

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non pu essere ammortizzato su un periodo pi lungo della sua durata. Le direttive contabili dispongono inoltre che il valore assegnato alle immobilizzazioni debba essere diminuito al loro valore effettivo alla data del bilancio qualora si ritenga che la diminuzione del loro valore avr carattere permanente. Le direttive contabili stabiliscono altres il principio fondamentale in base al quale i rendiconti finanziari devono fornire un quadro fedele della situazione patrimoniale, delle responsabilit, della situazione finanziaria nonch del risultato economico delle societ. La Commissione ha pertanto motivo di credere che la legge italiana contravvenga alle direttive contabili in quanto consente che i contratti con i giocatori, considerati immobilizzazioni immateriali, siano ammortizzati su un periodo pi lungo della loro utilizzazione ()110. Sull'eccessiva ingerenza dello Stato e sul vantaggio discriminante offerto, porterebbe ad una distorsione della concorrenza nazionale ma anche comunitaria: Per quanto concerne leventuale violazione dellarticolo 87 del trattato CE, relativo agli aiuti di Stato, il vantaggio concesso potrebbe essere definito un ammortamento accelerato, secondo la definizione utilizzata nella comunicazione della Commissione sulle misure di tassazione diretta delle imprese. Tale misura pu comportare la rinuncia da parte dello Stato italiano, nei confronti di determinate societ sportive, ad un gettito fiscale ricavato invece da altre societ in analoga posizione finanziaria. Si assiste dunque ad una distorsione della concorrenza nonch ad unincidenza sugli scambi intracomunitari. Alcune attivit esercitate dalle societ sportive si svolgono evidentemente sui mercati internazionali, si consideri ad esempio lacquisto di giocatori e la vendita dei diritti di trasmissione per competizioni europee quali la Champions League ()111

110 111

Ibidem. Ibidem.

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L'Italia venne deferita per infrazione alla Corte di Giustizia Europea, comportando un passo indietro posto in essere con la legge 168/2005. Nell'ottobre del 2006, fu pubblicato il Rapporto indipendente sullo sport in Europa, prendendo come case study il settore calcistico. Il rapporto frutto di unampia collaborazione di molti esperti europei, di universit e di centri di ricerca; ha avuto il supporto dellU.E.F.A. e della F.I.F.A. ed ha partecipato un gruppo formato dai ministri dello sport di Germania, Italia, Spagna, Francia, Austria, Finlandia112. La commissione era presieduta dallex ministro portoghese Jos Lus Arnaut e sviluppa una disamina lucida e coraggiosa delle degenerazioni del mondo dello sport e soprattutto del calcio, lanciando un preoccupato grido dallarme ed indicando anche dei rimedi per rimettere in sesto il settore. Lanalisi lo conduce confermare la necessit di un intervento politico preferibilmente a livello europeo: Le osservazioni che ho fatto nel corso dellesame mi hanno lasciato profondamente preoccupato. Lo sport in generale ed il calcio in particolare non godono di buona salute. Solo il coinvolgimento diretto della leadership politica, lavorando insieme agli organismi che gestiscono il calcio, possono riportarlo sulla via di una corretta ripresa () in particolare sono convinto che se i temi sollevati nel rapporto non vengono affrontati urgentemente la propriet dei club di calcio, finir in mani sbagliate (wrong hands), gli autentici valori sportivi verranno erosi, ed il pubblico finir per diventare sempre pi disaffezionato al calcio inteso come bel gioco113. Facendo seguito al rapporto Arnaut, il Parlamento Europeo ha presentato il 29 marzo 2007 una proposta di risoluzione sul futuro del calcio professionistico in Europa, il cosiddetto Rapporto Belet.

112 113

www.contrappunti.info Ibidem.

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Pur non avendo un potere vincolante, esso conteneva i principi di una radicale ristrutturazione del movimento calcistico in totale assonanza con le istituzioni europee, interessate negli ultimi anni a d individuare una dimensione europea del fenomeno sportivo. Il Rapporto Belet, ovvero la Risoluzione del Parlamento Europeo 2006/2130, concentrava la sua attenzione su otto tematiche:
1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8.

governance delle societ di calcio; lotta alle attivit criminali; ruolo sociale, culturale ed educativo dello sport; aspetti occupazionali e sociali; lotta alla violenza, al razzismo e ad altre forme di discriminazione; regole di concorrenza e di mercato interno; vendita dei diritti televisivi; lotta al doping.

Pi che le istituzioni europee, che nella loro burocrazia non sembra che siano in grado di dare una sterzata celere a questo settore economicamente (e non solo) alla deriva, qualcosa sta facendo il massimo organismo europeo del calcio professionistico: la U.E.F.A.. Michel Platini, tre volte pallone d'oro da giocatore e presidente della U.E.F.A. dal gennaio 2007, ha assunto l'onere, ma che a giochi fatti nel 2019 diventer l'onore, di imporre dei paletti rigidi dal punto di vista contabile. Nell'estate del 2010 stato pubblicato il nuovo regolamento sulle licenze per club e sul fair play finanziario, in cui vengono esplicati i requisiti e i criteri necessari per il funzionamento delle competizioni calcistiche europee negli anni a venire. Il regolamento stato approvato all'unanimit dal comitato esecutivo nella riunione svoltasi a Nyon, il che dimostra la grande considerazione e la convinzione nell'efficacia di questo strumento per il raggiungimento del rigore

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finanziario fondamentale114. L'obbiettivo di arrivare al punto che un club non possa spendere pi denaro di quanto ne guadagna. Questa dovrebbe essere la costante nella filosofia e nell'etica gestionale, ma come abbiamo visto, purtroppo non affatto cos per la realt calcistica. Gli step prevedevano l'inizio della prima fase gi dal biennio 2010-2012, senza l'applicazione di limitazioni, ma solo con una supervisione dell'U.E.F.A., pronta eventualmente ad intervenire responsabilizzando il club ed informandolo che perseverando non sar in grado di ottemperare alle regole negli anni successivi. Nel triennio 2012-2015 le perdite (ovvero eccesso di spese rispetto ai ricavi) non potranno superare il valore complessivo di 45 milioni di euro, quindi una media di 15 milioni a bilancio solo se si proceda con un aumento di capitale. Qualora gli stakeholders non fossero in grado di ricapitalizzare, allora i conti potranno essere in rosso al massimo di 5 milioni complessivi. Nel quadriennio successivo, dal 2015 al 2018, il tetto massimo complessivo delle perdite sar di 30 milioni (sempre e solo con l'ipotesi di aumento di capitale) per poi, dal 2018-2019 raggiungere il pareggio di bilancio. La U.E.F.A. ha considerato saggio concedere una perdita annuale di 3 milioni di euro che verr valutata volta per volta, una sorta di deroga di salvataggio per quei club che abbiano vissuto un imprevisto calo di ricavi, dovuto ad esempio ad una retrocessione. Per favorire il rispetto di questi parametri imposti, tra le spese la U.E.F.A. non considerer gli stipendi e i costi d'acquisto degli under 18. Questa scelta mira a promuovere gli investimenti nei settori giovanili europei. Un'altra voce che non peser nel rendiconto, sar la spesa per la costruzione o il rinnovamento degli stadi e degli impianti sportivi in generale, promuovendo la privatizzazione degli

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www.uefa.it

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stessi (che genereranno incassi maggiori per i club).115 Le sanzioni per i club disubbidienti saranno di tre gradi in ordine crescente a seconda della gravit della violazione: si va dal divieto dell'impiego in campo dei giocatori acquistati durante il calciomercato (che hanno provocato la perdita in bilancio), alla trattenuta in percentuale dei premi U.E.F.A. all'esclusione dalle coppe116. Sar da vedere quanto avr la mano ferma la commissione esaminatrice qualora importanti club come il Manchester United ed il Barcellona non fossero in grado di rientrare nei parametri richiesti.

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CARLINI V., Ecco come l'Uefa rif i conti ai club. Squadre italiane in ritardo. Paolillo (Inter): Riforma necessaria, Il sole 24 ore, 09/06/2010. 116 LICARI F., Fair play finanziario. Chi sgarra rischia grosso, Gazzetta dello sport, 23/09/2011.

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CONCLUSIONI

Com' stato possibile capire leggendo questa mia produzione, la vera realt dei fatti che il grande edificio del calcio, innalzato con l'impiego di innumerevoli risorse ma con passione, salute ed amicizia come pilastri, sta vivendo la piena fase di sgretolamento. La decadenza sotto gli occhi di tutti e riguarda ogni suo aspetto. Da qualunque parte lo si osservi, dal punto di vista etico, economico o dell'ordine pubblico pare non abbia scampo...eppure mi ha spinto a parlare di lui. L'ho denigrato dalla prima all'ultima pagina ma nello stesso tempo gli ho dedicato l'unica e sola tesi di laurea magistrale italiana che ho scritto (e forse scriver). Perch tutto questo? Non lo so, ma fatto sta che la ricerca mi ha coinvolto ed interessato sempre pi e certamente mi spinger ad approfondire ulteriormente la materia. La ricerca delle informazioni per la redazione di questo scritto si mossa a 360 gradi, perch proprio la specificit dell'argomento e l'impostazione che volevo dargli mi ha spinto a farlo. Le fonti che ho incontrato erano di diversi tipi: i manuali spaziavano dal diritto sportivo allo stato puro (senza alcun riferimento ai fatti contemporanei) all'economia di gestione delle imprese sportive; i libri invece o trattavano lo sport in maniera piuttosto astratta oppure erano dei veri e propri Vangeli del tifo cieco di parte. Lo stesso discorso per le informazioni offerte dalla rete. Niente di organico e nulla che spiegasse dalla A alla Z l'evoluzione dei fatti. Ho avuto modo di vedere che di calcio si parla tanto ma spesso senza cognizione di causa, il che potrebbe essere vantaggioso per gli appassionati in quanto ci si ferma all'aspetto romantico e piacevole del gioco senza andare a scandalizzarsi

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per il malaffare radicato dietro le quinte. La stessa fonte pi informata, ovvero la Gazzetta dello sport, naturalmente cerca di soddisfare le richieste degli appassionati che sono affamati di gioco e gossip sportivo piuttosto che della sua politica e del management. Devo ammettere che io stesso, cercando le informazioni, rimanevo sorpreso da quante anomalie incontrassi e di cui non ero a conoscenza. Qualora il lettore dovesse provare le stesse sensazioni, vorr dire che sar riuscito nell'intento che mi ero predefinito perch era mia intenzione dare l'idea e offrire una panoramica del reale stato di salute di questo sport, la cui diagnosi un malessere cronico. Il calcio ha seguito la stessa evoluzione di tutto ci che gli ruotava intorno ed in tutto ci in cui immerso: nato come un gioco quando la societ e le istituzioni erano semplici, si trasformato in un'attivit decisamente violenta quando le citt si combattevano quotidianamente, fino a diventare una struttura estremamente burocratizzata ed intoccabile come l'attuale politica e vulnerabile come la societ contemporanea. C' stata, dunque, un'inarrestabile evoluzione che ha visto il calcio rispecchiare la sua epoca. Mi sono soffermato in particolare sugli scandali e sui trucchi abusati per abbellire il rendiconto finanziario di fine stagione. Nonostante definisca grave l'attuale situazione, non posso esimermi dal ricordare come in ogni epoca il calcio abbia vissuto le sue crisi. Eppure si sempre trasformato e mai si dissolto. Non sar pi grave un editto, come quello londinese del 1314 che vietava la pratica del football in citt? Per questo necessario che coloro che gestiscono questo sport oggi, siano coscienti del fatto che il livello di guardia sia stato ormai superato e che bisogni apportare delle modifiche al sistema. Ritengo che ci stia gi avvenendo e il fair play finanziario sia la dimostrazione. E' vero che ci sono sceicchi pronti a ricapitalizzare per salvare i bilanci, ma ho l'impressione che certi eccessi stile Cragnotti, non coperti da reali ricchezze, al momento non possano avvenire. Fare un passo indietro in questo momento non sarebbe un gesto di debolezza,

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quanto piuttosto un segno di responsabilit. In questa tesi ho voluto porre l'accento su alcuni avvenimenti che sottolineino l'eccezionalit di questo settore. Mi riferisco a come sia stato gestito il caso dei passaporti falsi e la ridicola pena commissionata o della superficialit con cui ex dirigenti dell'Inter siano giunti a distruggere l'unica societ virtuosa del calcio italiano di massima serie, ovvero la Juventus; oppure dei soggetti che proposero il Decreto salvacalcio in evidente conflitto di interessi. E' proprio vero che il calcio sia l'immagine della realt. Nonostante non abbia descritto una realt piacevole come l'Eden, mi auguro che il lettore di tale tesi, una volta giunto fino a qui, non smetta di ascoltare tutto il calcio minuto per minuto alla radio per poi dare una forma ai gol in differita su 90 minuto. Perch quello giocato lo spettacolo instancabile del calcio.

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Documentario RUBINI S. (regia), Operazioni offside, trasmessa su LA7, 2009.

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RINGRAZIAMENTI

Ringrazio il professore Jacopo Tognon per aver accettato questa tematica cos attuale, appartenente ad un ramo del diritto poco affrontato nel mio corso di studi. Gli sono grato anche per la passione che mi ha trasmesso durante il suo corso Sport e diritti umani nel diritto dell'UE, dal quale nata questa idea. Ringrazio la mia famiglia per avermi sostenuto da sempre ed in particolare in quest'ultimo periodo, dove si sono dimostrati degli ottimi conoscitori dell'argomento. Ringrazio anche Leslie per la presenza, per aver subito le mie chiacchiere calcistiche e per aver condiviso, suo malgrado, le partite settimanali di serie A e B. Ringrazio Giorgio per aver contribuito con le sue acute osservazioni, alla stesura della tesi. Ringrazio Emanuele per l'ispirazione nella scelta di questo specifico argomento e anche Barbara per essere stata particolarmente presente durante la scrittura e per avermi accompagnato durante le tappe burocratiche universitarie. Voglio altres ringraziare tutti gli amici che hanno condiviso con me la vita quotidiana di questi ultimi due anni di percorso accademico.

ALLEGATI

Legge 23 marzo 1981, n. 91

Norme in materia di rapporti tra societ e sportivi professionisti


(pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 27 marzo 1981, n. 86)

Capo I - Sport professionistico Articolo 1. Attivit sportiva. L'esercizio dell'attivit sportiva, sia essa svolta in forma individuale o collettiva, sia in forma professionistica o dilettantistica, libero. (1) (1) Vedi Circ. 4 giugno 1998, n. 141/E, emanata da: Ministero delle finanze; Circ. 26 febbraio 1997, n. 48/E, emanata da: Ministero delle finanze. Articolo 2. Professionismo sportivo. Ai fini dell'applicazione della presente legge, sono sportivi professionisti gli atleti, gli allenatori, i direttori tecnico-sportivi ed i preparatori atletici, che esercitano l'attivit sportiva a titolo oneroso con carattere di continuit nell'ambito delle discipline regolamentate dal CONI e che conseguono la qualificazione dalle federazioni sportive nazionali, secondo le norme emanate dalle federazioni stesse, con l'osservanza delle direttive stabilite dal CONI per la distinzione dell'attivit dilettantistica da quella professionistica. Articolo 3. Prestazione sportiva dell'atleta. La prestazione a titolo oneroso dell'atleta costituisce oggetto di contratto di lavoro subordinato regolato dalle norme contenute nella presente legge. Essa costituisce, tuttavia, oggetto di contratto di lavoro autonomo quando ricorra almeno uno dei seguenti requisiti: a) l'attivit sia svolta nell'ambito di una singola manifestazione sportiva o di pi manifestazioni tra loro collegate in un breve periodo di tempo; b) l'atleta non sia contrattualmente vincolato per ci che riguarda la frequenza a sedute di preparazione od allenamento; c) la prestazione che oggetto del contratto, pur avendo carattere continuativo, non superi otto ore settimanali oppure cinque giorni ogni mese ovvero trenta giorni ogni anno. Articolo 4. Disciplina del lavoro subordinato sportivo. Il rapporto di prestazione sportiva a titolo oneroso si costituisce mediante assunzione diretta e con la stipulazione di un contratto in forma scritta, a pena di nullit, tra lo sportivo e la societ destinataria delle prestazioni sportive, secondo il contratto tipo predisposto,

conformemente all'accordo stipulato, ogni tre anni dalla federazione sportiva nazionale e dai rappresentanti delle categorie interessate. La societ ha l'obbligo di depositare il contratto presso la federazione sportiva nazionale per l'approvazione. Le eventuali clausole contenenti deroghe peggiorative sono sostituite di diritto da quelle del contratto tipo. Nel contratto individuale dovr essere prevista la clausola contenente l'obbligo dello sportivo al rispetto delle istruzioni tecniche e delle prescrizioni impartite per il conseguimento degli scopi agonistici. Nello stesso contratto potr essere prevista una clausola compromissoria con la quale le controversie concernenti l'attuazione del contratto e insorte fra la societ sportiva e lo sportivo sono deferite ad un collegio arbitrale. La stessa clausola dovr contenere la nomina degli arbitri oppure stabilire il numero degli arbitri e il modo di nominarli. Il contratto non pu contenere clausole di non concorrenza o, comunque, limitative della libert professionale dello sportivo per il periodo successivo alla risoluzione del contratto stesso n pu essere integrato, durante lo svolgimento del rapporto, con tali pattuizioni. Le federazioni sportive nazionali possono prevedere la costituzione di un fondo gestito da rappresentanti delle societ e degli sportivi per la corresponsione della indennit di anzianit al termine dell'attivit sportiva a norma dell'articolo 2123 del codice civile. Ai contratti di cui al presente articolo non si applicano le norme contenute negli articoli 4, 5, 13, 18, 33, 34 della legge 20 maggio 1970, n. 300 (2), e negli articoli 1, 2, 3, 5, 6, 7, 8 della legge 15 luglio 1966, n. 604 (2). Ai contratti di lavoro a termine non si applicano le norme della legge 18 aprile 1962, n. 230 (2). L'articolo 7 della legge 20 maggio 1970, n. 300 (2), non si applica alle sanzioni disciplinari irrogate dalle federazioni sportive nazionali. (2) Riportata alla voce Lavoro. Articolo 5. Cessione del contratto. Il contratto di cui all'articolo precedente pu contenere l'apposizione di un termine risolutivo, non superiore a cinque anni dalla data di inizio del rapporto. ammessa la successione di contratto a termine fra gli stessi soggetti. ammessa la cessione del contratto, prima della scadenza, da una societ sportiva ad una altra, purch vi consenta l'altra parte e siano osservate le modalit fissate dalle federazioni sportive nazionali. Articolo 6. Premio di addestramento e formazione tecnica. 1. Nel caso di primo contratto deve essere stabilito dalle Federazioni sportive nazionali un premio di addestramento e formazione tecnica in favore della societ od associazione sportiva presso la quale l'atleta ha svolto la sua ultima attivit dilettantistica o giovanile.

2. Alla societ od alla associazione sportiva che, in virt di tesseramento dilettantistico o giovanile, ha provveduto all'addestramento e formazione tecnica dell'atleta, viene riconosciuto il diritto di stipulare il primo contratto professionistico con lo stesso atleta. Tale diritto pu essere esercitato in pendenza del precedente tesseramento, nei tempi e con le modalit stabilite dalle diverse federazioni sportive nazionali in relazione all'et degli atleti ed alle caratteristiche delle singole discipline sportive. 3. Il premio di addestramento e formazione tecnica dovr essere reinvestito, dalle societ od associazioni che svolgono attivit dilettantistica o giovanile, nel perseguimento di fini sportivi (3). (3) Cos sostituito dall'art. 1, D.L. 20 settembre 1996, n. 485 (Gazz. Uff. 21 settembre 1996, n. 222), convertito in legge, con modificazioni, dalla L. 18 novembre 1996, n. 586 (Gazz. Uff. 20 novembre 1996, n. 272), entrato in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione. In precedenza, modifiche al presente articolo erano state disposte dal D.L. 17 maggio 1996, n. 272 (Gazz. Uff. 18 maggio 1997, n. 115) e dal D.L. 22 luglio 1996, n. 383 (Gazz. Uff. 22 luglio 1996, n. 170), non convertiti in legge, i cui effetti sono stati fatti salvi dalla suddetta legge n. 586 del 1996. Articolo 7. Tutela sanitaria. L'attivit sportiva professionistica svolta sotto controlli medici, secondo norme stabilite dalle federazioni sportive nazionali ed approvate, con decreto Ministeriale della sanit sentito il Consiglio sanitario nazionale, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge (4). Le norme di cui al precedente comma devono prevedere, tra l'altro, l'istituzione di una scheda sanitaria per ciascuno sportivo professionista, il cui aggiornamento deve avvenire con periodicit almeno semestrale. In sede di aggiornamento della scheda devono essere ripetuti gli accertamenti clinici e diagnostici che sono fissati con decreto del Ministro della sanit. La scheda sanitaria istituita, aggiornata e custodita a cura della societ sportiva e, per gli atleti di cui al secondo comma dell'articolo 3, dagli atleti stessi, i quali devono depositarne duplicato presso la federazione sportiva nazionale. Gli oneri relativi alla istituzione e all'aggiornamento della scheda per gli atleti professionisti gravano sulle societ sportive. Per gli atleti di cui al secondo comma dell'articolo 3, detti oneri sono a carico degli atleti stessi. Le competenti federazioni possono stipulare apposite convenzioni con le regioni al fine di garantire l'espletamento delle indagini e degli esami necessari per l'aggiornamento della scheda. L'istituzione e l'aggiornamento della scheda sanitaria costituiscono condizione per l'autorizzazione da parte delle singole federazioni allo svolgimento dell'attivit degli sportivi professionisti. Per gli adempimenti di cui al presente articolo le regioni potranno eventualmente istituire appositi centri di medicina sportiva.

(4) Con D.M. 15 settembre 1983 (Gazz. Uff. 30 settembre 1983, n. 269) sono state disposte norme per la tutela dei ciclisti professionisti. Detto decreto, peraltro, stato abrogato dall'art. 10, D.M. 13 marzo 1995, riportato al n. F/XII. Articolo 8. Assicurazione contro i rischi. Le societ sportive devono stipulare una polizza assicurativa individuale a favore degli sportivi professionisti contro il rischio della morte e contro gli infortuni, che possono pregiudicare il proseguimento dell'attivit sportiva professionistica, nei limiti assicurativi stabiliti, in relazione all'et ed al contenuto patrimoniale del contratto, dalle federazioni sportive nazionali, d'intesa con i rappresentanti delle categorie interessate. Articolo 9. Trattamento pensionistico. L'assicurazione obbligatoria per la invalidit, la vecchiaia ed i superstiti, prevista dalla legge 14 giugno 1973, n. 366 (5), per i giocatori e gli allenatori di calcio estesa a tutti gli sportivi professionisti di cui all'articolo 2 della presente legge. I contributi per il finanziamento dell'assicurazione per l'invalidit e la vecchiaia dovuti per gli assicurati di cui al presente articolo sono calcolati sul compenso globale annuo, nei limiti del massimale mensile e nelle misure previste dalla legge 14 giugno 1973, n. 366 (5), per i giocatori e gli allenatori di calcio. Ai fini del calcolo del contributo e delle prestazioni, l'importo del compenso mensile degli sportivi professionisti titolari di contratto di lavoro autonomo determinato convenzionalmente con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale di concerto con il Ministro del turismo e dello spettacolo, sentite le federazioni sportive nazionali. I contributi sono ripartiti tra societ sportive e assicurati nella proporzione di due terzi e un terzo; sono interamente a carico degli assicurati i contributi riguardanti gli sportivi titolari di contratto di lavoro autonomo. Del comitato di vigilanza previsto dall'articolo 5 della legge 14 giugno 1973, n. 366 (5), fanno parte anche due rappresentanti dei professionisti sportivi previsti dal presente articolo designati dalle organizzazioni sindacali di categoria a base nazionale. In mancanza di tali organizzazioni, i due rappresentanti sono nominati con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale di concerto con il Ministro del turismo e dello spettacolo, su proposta del presidente del CONI. Ai fini della determinazione del diritto alla pensione e della misura di essa, i professionisti sportivi di cui al presente articolo possono riscattare, a domanda, i periodi di attivit svolta anteriormente alla data di entrata in vigore della presente legge con le norme e le modalit di cui all'articolo 13 della legge 12 agosto 1962, n. 1338 (6). Gli sportivi professionisti iscritti al fondo speciale, istituito con legge 14 giugno 1973, n. 366 (5), possono conseguire il diritto alla pensione al compimento del quarantacinquesimo anno di et per gli uomini e del quarantesimo anno di et per le donne, quando risultino versati o accreditati in loro favore contributi per almeno venti anni, compresi quelli versati per prosecuzione volontaria.

La contribuzione di cui al comma precedente deve risultare versata per lavoro svolto con la qualifica di professionista sportivo. (5) Riportata alla voce Lavoratori dello spettacolo (Ente nazionale di previdenza e di assistenza per i). (6) Riportata alla voce Invalidit, vecchiaia e superstiti (Assicurazione obbligatoria per). Capo II - Societ sportive e federazioni sportive nazionali Articolo 10. Costituzione e affiliazione. Possono stipulare contratti con atleti professionisti solo societ sportive costituite nella forma di societ per azioni o di societ a responsabilit limitata. In deroga all'articolo 2488 del codice civile in ogni caso obbligatoria, per le societ sportive professionistiche, la nomina del collegio sindacale (7). L'atto costitutivo deve prevedere che la societ possa svolgere esclusivamente attivit sportive ed attivit ad esse connesse o strumentali (8). L'atto costitutivo deve provvedere che una quota parte degli utili, non inferiore al 10 per cento, sia destinata a scuole giovanili di addestramento e formazione tecnico-sportiva (8). Prima di procedere al deposito dell'atto costitutivo, a norma dell'articolo 2330 del codice civile, la societ deve ottenere l'affiliazione da una o da pi federazioni sportive nazionali riconosciute dal CONI. Gli effetti derivanti dall'affiliazione restano sospesi fino all'adempimento degli obblighi di cui all'articolo 11. L'atto costitutivo pu sottoporre a speciali condizioni l'alienazione delle azioni o delle quote. L'affiliazione pu essere revocata dalla federazione sportiva nazionale per gravi infrazioni all'ordinamento sportivo. La revoca dell'affiliazione determina l'inibizione dello svolgimento dell'attivit sportiva. Avverso le decisioni della federazione sportiva nazionale ammesso ricorso alla giunta esecutiva del CONI, che si pronuncia entro sessanta giorni dal ricevimento del ricorso. (7) Periodo aggiunto dall'art. 4, D.L. 20 settembre 1996, n. 485 (Gazz. Uff. 21 settembre 1996, n. 222), convertito in legge, con modificazioni, dalla L. 18 novembre 1996, n. 586 (Gazz. Uff. 20 novembre 1996, n. 272), entrato in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione. (8) Il comma secondo stato cos sostituito dall'art. 4, D.L. 20 settembre 1996, n. 485 (Gazz. Uff. 21 settembre 1996, n. 222), convertito in legge, con modificazioni, dalla L. 18 novembre 1996, n. 586 (Gazz. Uff. 20 novembre 1996, n. 272), entrato in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione. Lo stesso art. 4 ha cos aggiunto l'attuale comma terzo.

(8) Il comma secondo stato cos sostituito dall'art. 4, D.L. 20 settembre 1996, n. 485 (Gazz. Uff. 21 settembre 1996, n. 222), convertito in legge, con modificazioni, dalla L. 18 novembre 1996, n. 586 (Gazz. Uff. 20 novembre 1996, n. 272), entrato in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione. Lo stesso art. 4 ha cos aggiunto l'attuale comma terzo. Articolo 11. Deposito degli atti costitutivi. Le societ sportive, entro trenta giorni dal decreto del tribunale previsto dal quarto comma dell'articolo 2330 del codice civile, devono depositare l'atto costitutivo presso la federazione sportiva nazionale alla quale sono affiliate. Devono, altres, dare comunicazione alla federazione sportiva nazionale, entro venti giorni dalla deliberazione, di ogni avvenuta variazione dello statuto o delle modificazioni concernenti gli amministratori ed i revisori dei conti. Articolo 12. Garanzia per il regolare svolgimento dei campionati sportivi. 1. Al solo scopo di garantire il regolare svolgimento dei campionati sportivi, le societ di cui all'articolo 10 sono sottoposte, al fine di verificarne l'equilibrio finanziario, ai controlli ed ai conseguenti provvedimenti stabiliti dalle federazioni sportive, per delega del CONI, secondo modalit e princpi da questo approvati (9). (9) Cos sostituito dall'art. 4, D.L. 20 settembre 1996, n. 485 (Gazz. Uff. 21 settembre 1996, n. 222), convertito in legge, con modificazioni, dalla L. 18 novembre 1996, n. 586 (Gazz. Uff. 20 novembre 1996, n. 272), entrato in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione. Articolo 13. Potere di denuncia al tribunale. Le federazioni sportive nazionali possono procedere, nei confronti delle societ di cui all'articolo 10, alla denuncia di cui all'articolo 2409 del codice civile (9). (9) Cos sostituito dall'art. 4, D.L. 20 settembre 1996, n. 485 (Gazz. Uff. 21 settembre 1996, n. 222), convertito in legge, con modificazioni, dalla L. 18 novembre 1996, n. 586 (Gazz. Uff. 20 novembre 1996, n. 272), entrato in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione. Articolo 14. Federazioni sportive nazionali. Le federazioni sportive nazionali sono costituite dalle societ e dagli organismi ad esse affiliati e sono rette da norme statutarie e regolamentari sulla base del principio di democrazia interna. Alle federazioni sportive nazionali riconosciuta l'autonomia tecnica, organizzativa e di gestione, sotto la vigilanza del CONI. Per l'espletamento delle attivit di amministrazione da parte degli uffici centrali, le federazioni sportive nazionali si avvalgono di personale del CONI, il cui rapporto di lavoro regolato dalla legge 20 marzo 1975, n. 70 (10). Per le attivit di carattere tecnico e sportivo e presso gli organi periferici, le federazioni sportive nazionali possono avvalersi, laddove ne ravvisino l'esigenza, dell'opera di

personale, assunto, pertanto, in base a rapporti di diritto privato. La spesa relativa graver sul bilancio delle federazioni sportive nazionali. Le federazioni sportive nazionali devono adeguare il loro ordinamento alle norme della presente legge entro sei mesi dall'entrata in vigore della legge stessa. (10) Riportata alla voce Impiegati civili dello Stato. Capo III - Disposizioni di carattere tributario Articolo 15. Trattamento tributario. Ai redditi derivanti dalle prestazioni sportive oggetto di contratto di lavoro autonomo si applicano le disposizioni dell'articolo 49, terzo comma, lettera a), del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 597 (11), e successive modificazioni ed integrazioni. L'indennit prevista dal settimo comma dell'articolo 4 della presente legge soggetta a tassazione separata, agli effetti dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, a norma dell'articolo 12 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 597 (11), e successive modificazioni ed integrazioni. L'imposta sul valore aggiunto per le cessioni dei contratti previste dall'articolo 5 della presente legge si applica esclusivamente nei modi normali ed in base all'aliquota dell'8 per cento di cui alla tabella A, parte III, allegata al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633 (12), e successive modificazioni e integrazioni. Per l'attivit relativa a tali operazioni le societ sportive debbono osservare le disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633 (12), e successive modificazioni e integrazioni, distintamente dalle altre attivit esercitate, tenendo conto anche del rispettivo volume d'affari. Le somme versate a titolo di premio di addestramento e formazione tecnica, ai sensi dell'articolo 6, sono equiparate alle operazioni esenti dall'imposta sul valore aggiunto ai sensi dell'articolo 10 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633 (12) (13). Le trasformazioni, compiute nel termine di cui al primo comma dell'articolo 17, in societ per azioni o in societ a responsabilit limitata delle associazioni sportive che abbiano per oggetto esclusivo l'esercizio di attivit sportive sono soggette alla sola imposta di registro in misura fissa. fatta salva l'applicazione delle disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 598 (14), recante istituzione e disciplina dell'imposta sul reddito delle persone giuridiche. Le cessioni di diritti alle prestazioni sportive degli atleti effettuate anteriormente alla data del 31 dicembre 1994, in applicazione di norme emanate dalle federazioni sportive, non costituiscono cessione di beni agli effetti dell'imposta sul valore aggiunto (15) (16).

(11) Riportato alla voce Redditi delle persone fisiche e delle persone giuridiche (Imposte sui). (12) Riportato alla voce Valore aggiunto (Imposta sul). (13) Comma cos sostituito dall'art. 2, D.L. 20 settembre 1996, n. 485 (Gazz. Uff. 21 settembre 1996, n. 222), convertito in legge, con modificazioni, dalla L. 18 novembre 1996, n. 586 (Gazz. Uff. 20 novembre 1996, n. 272), entrato in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione. In precedenza, modifiche al presente comma erano state disposte dal D.L. 17 maggio 1996, n. 272 (Gazz. Uff. 18 maggio 1996, n. 115) e dal D.L. 22 luglio 1996, n. 383 (Gazz. Uff. 22 luglio 1996, n. 170), non convertiti in legge, i cui effetti sono stati fatti salvi dalla suddetta legge n. 586 del 1996. (14) Riportato alla voce Redditi delle persone fisiche e delle persone giuridiche (Imposte sui). (15) Per l'interpretazione autentica dell'ultimo comma del presente articolo, vedi l'art. 4, L. 1 dicembre 1981, n. 692, riportata alla voce Bollo (Imposta di). (16) Comma cos modificato dall'art. 66, D.L. 30 agosto 1993, n. 331, riportato alla voce Imposte e tasse in genere, nel testo modificato dalla relativa legge di conversione. Capo IV - Disposizioni transitorie e finali Articolo 16. Abolizione del vincolo sportivo. Le limitazioni alla libert contrattuale dell'atleta professionista, individuate come "vincolo sportivo" nel vigente ordinamento sportivo, saranno gradualmente eliminate entro cinque anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, secondo modalit e parametri stabiliti dalle federazioni sportive nazionali e approvati dal CONI, in relazione all'et degli atleti, alla durata ed al contenuto patrimoniale del rapporto con le societ. Le societ sportive previste dalla presente legge possono iscrivere nel proprio bilancio tra le componenti attive, in apposito conto, un importo massimo pari al valore delle indennit di preparazione e promozione maturate alla data del 30 giugno 1996, in base ad una apposita certificazione rilasciata dalla Federazione sportiva competente conforme alla normativa in vigore (17). Le societ che si avvalgono della facolt di cui al comma precedente debbono procedere ad ogni effetto all'ammortamento del valore iscritto entro tre anni a decorrere dalla data del 15 maggio 1996, fermo restando l'obbligo del controllo da parte di ciascuna federazione sportiva ai sensi dell'articolo 12 (17). Le societ appartenenti a federazioni sportive che abbiano introdotto nei rispettivi ordinamenti il settore professionistico in epoca successiva alla data di entrata in vigore della presente legge, oltre che avvalersi della facolt prevista dal secondo comma, possono altres provvedere ad un ammortamento delle immobilizzazioni, iscritte in sede di trasformazione o di prima applicazione del vincolo di cui al primo comma, entro un periodo non superiore a tre anni, a decorrere dalla data del 15 maggio 1996 (17).

(17) Comma aggiunto dall'art. 3, D.L. 20 settembre 1996, n. 485 (Gazz. Uff. 21 settembre 1996, n. 222), convertito in legge, con modificazioni, dalla L. 18 novembre 1996, n. 586 (Gazz. Uff. 20 novembre 1996, n. 272), entrato in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione. In precedenza, modifiche al presente articolo erano state disposte dal D.L. 17 maggio 1996, n. 272 (Gazz. Uff. 18 maggio 1996, n. 115) e dal D.L. 22 luglio 1996, n. 383 (Gazz. Uff. 22 luglio 1996, n. 170), non convertiti in legge, i cui effetti sono stati fatti salvi dalla suddetta legge n. 586 del 1996. Articolo 17. Trasformazione delle societ e decorrenza degli articoli 3, 4 e 5. Le societ di cui all'articolo 10 devono adeguare il loro ordinamento alle norme della presente legge entro il 31 dicembre 1994 (16). La disciplina prevista dagli articoli 3, 4 e 5 si applica dal 1 luglio 1981 e non ha effetto retroattivo. (16) Comma cos modificato dall'art. 66, D.L. 30 agosto 1993, n. 331, riportato alla voce Imposte e tasse in genere, nel testo modificato dalla relativa legge di conversione. Articolo 18. Applicazione della legge 8 luglio 1977, n. 406, agli organi del CONI. Nei confronti dei membri degli organi di amministrazione del CONI per i quali prevista la designazione elettiva, si applica l'articolo unico della legge 8 luglio 1977, n. 406 (18), ancorch siano nominati con decreto ministeriale. (18) Modifica l'art. 32, L. 20 marzo 1975, n. 70, riportata alla voce Impiegati civili dello Stato.

Sentenza Bosman SENTENZA DELLA CORTE 15 dicembre 1995 * Libera circolazione dei lavoratori - Regole di concorrenza applicabili alle imprese - Calciatori professionisti - Regolamenti sportivi sul trasferimento dei calciatori, che obbligano la nuova societ calcistica a pagare indennit alla societ di provenienza - Limitazione del numero di calciatori cittadini di altri Stati membri che possono partecipare alle partite Nel procedimento C-415/93, avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, a norma dellart. 177 del Trattato CEE, dalla Cour dappel di Liegi (Belgio) nelle cause dinanzi ad essa pendenti tra Union royale belge des socits de football association ASBL e Jean-Marc Bosman, tra Royal club ligeois SA e Jean-Marc Bosman, SA dconomie mixte sportive de lunion sportive du littoral de Dunkerque, Union royal belge des socits de football association ASBL, Union des associations europennes de football (UEFA), fra Union des associations europennes de football (UEFA), e Jean-Marc Bosman, domanda vertente sullinterpretazione degli artt. 48, 85 e 86 del Trattato CEE, LA CORTE, dai signori G.C. Rodrguez Iglesias, presidente, C.N. Kakouris, D.A.O. Edward, G. Hirsch, presidenti di sezione, G.F. Mancini (relatore), J.C. Moitinho de Almeida, P.J.G. Kapteyn, C. Gulmann, J.L. Murray, P. Jann e H. Ragnemalm, giudici, avvocato generale: C.O. Lenz cancelliere: R. Grass, cancelliere, e signora D. Louterman-Hubeau, amministratore principale viste le osservazioni scritte presentate:

Lingua processuale: il francese.

per lUnion royale belge des socits de football association ASBL, dagli avv.ti G. Vandersanden e J.-P. Hordies, del foro di Bruxelles, e dagli avv.ti R. Rasir e F. Moses, del foro di Liegi; per lUnion des associations europennes de football (UEFA), dallavv. I.S. Forrester, QC;

per il signor Bosman, dagli avv.ti L. Misson, J.-L. Dupont, M.-A. Lucas e M. Franchimont, del foro di Liegi; per il governo francese, dalle signore H. Duchne, segretario degli affari esteri presso la direzione affari giuridici del ministero degli Affari esteri, e C. de Salins, vicedirettore presso la stessa direzione; per il governo italiano, dal professor L. Ferrari Bravo, capo del servizio del contenzioso diplomatico del ministero degli Affari esteri, assistito dal signor D. Del Gaizo, avvocato dello Stato; per la Commissione delle Comunit europee, dai signori F.E. Gonzlez Daz, membro del servizio giuridico, e G. de Bergues, funzionario nazionale messo a disposizione del servizio giuridico, e dallavv. Th. Margellos, del foro di Atene, vista la relazione dudienza, sentite le osservazioni orali dellUnion royale belge des socits de football association ASBL, rappresentata dagli avv.ti F. Moses, J.-P. Hordies e G. Vandersanden, dellUnion des associations europennes de football (UEFA), rappresentata dallavv. I.S. Forrester, e dallavv. E. Jakhian, del foro di Bruxelles, del signor Bosman, rappresentato dagli avv.ti L. Misson e J.-L. Dupont, del governo danese, rappresentato dal signor P. Biering, kontorchef presso il ministero degli Affari esteri, in qualit di agente, del governo tedesco, rappresentato dal signor E. Rder, Ministerialrat presso il ministero federale dellEconomia, del governo francese, rappresentato dalla signora C. de Salins e dal signor P. Martinet, segretario degli affari esteri presso la direzione affari giuridici del ministero degli Affari esteri, in qualit di agenti, del governo italiano, rappresentato dal signor D. Del Gaizo, e della Commissione, rappresentata dai signori F.E. Gonzlez Daz e G. de Bergues e dalla signora M. Wolfcarius, membro del servizio giuridico, alludienza del 20 giugno 1995, sentite le conclusioni dellavvocato generale, presentate alludienza del 20 settembre 1995, ha pronunciato la seguente Sentenza 1 Con sentenza 1 ottobre 1993, pervenuta in cancelleria il successivo 6 ottobre, la Cour dappel di Liegi ha sottoposto a questa Corte, ai sensi dellart. 177 del Trattato CEE, talune questioni pregiudiziali vertenti sullinterpretazione degli artt. 48, 85 e 86 dello stesso Trattato. 2 Le dette questioni sono state sollevate nellambito di varie controversie, delle quali la prima fra lUnion royale belge des socits de football association ASBL (in prosieguo: lURBSFA) e il signor Bosman, la seconda fra il Royal club ligeois SA (in prosieguo: il RCL) e il signor Bosman, la SA dconomie mixte sportive de lunion sportive du littoral de Dunkerque (in prosieguo: la societ di Dunkerque), lURBSFA e lUnion des associations europennes de football (UEFA) (in prosieguo: lUEFA), e la terza fra lUEFA e il signor Bosman.

Lorganizzazione del gioco del calcio 3 Lo sport di football association - generalmente noto come giuoco del calcio -, professionistico o dilettantistico, viene praticato, nella forma organizzata, nellambito di societ che, in ciascuno degli Stati membri, sono consociate in associazioni nazionali, dette anche federazioni. Solo nel Regno Unito esistono pi federazioni nazionali, e precisamente quattro, rispettivamente competenti per lInghilterra, il Galles, la Scozia e lIrlanda del Nord. LURBSFA la federazione nazionale belga. Dalle federazioni nazionali dipendono altre associazioni secondarie o sussidiarie, incaricate dellorganizzazione del gioco del calcio in taluni settori o in talune regioni. Le federazioni organizzano campionati nazionali, ripartiti in pi serie secondo il valore sportivo delle societ che vi partecipano. 4 Le federazioni nazionali aderiscono alla Fdration internationale de football association (in prosieguo: la FIFA), associazione di diritto svizzero che organizza il gioco del calcio a livello mondiale. La FIFA suddivisa in confederazioni continentali, i cui regolamenti sono soggetti alla sua approvazione. La confederazione competente per lEuropa lUEFA, anchessa associazione di diritto svizzero. Ne fanno parte circa cinquanta federazioni, fra le quali, segnatamente, le federazioni nazionali degli Stati membri che, conformemente allo statuto dellUEFA, si sono impegnate a rispettare sia lo statuto sia i regolamenti e le decisioni di questultima. 5 Ogni partita di calcio organizzata sotto legida di una federazione nazionale devessere giocata fra due societ appartenenti alla detta federazione oppure da associazioni secondarie o sussidiarie affiliate. La squadra schierata da ciascuna societ composta di calciatori qualificati dalla federazione per tale societ. Ogni calciatore professionista devessere iscritto come tale alla propria federazione nazionale e figura come attuale o ex dipendente di una specifica societ. La disciplina dei trasferimenti 6 Secondo il regolamento federale dellURBSFA del 1983, vigente allepoca dei fatti di cui alle cause a quibus, si devono distinguere tre rapporti: laffiliazione, che lega il calciatore alla federazione nazionale, il tesseramento, che lega il calciatore ad una societ, e la qualificazione, che costituisce il necessario presupposto della partecipazione del calciatore alle partite ufficiali. Il trasferimento definito come il procedimento mediante il quale il calciatore affiliato ottiene una variazione temporanea di tesseramento. In caso di trasferimento temporaneo il calciatore resta tesserato presso la sua societ, ma qualificato per unaltra societ. 7 A norma dello stesso regolamento, tutti i contratti dei calciatori professionisti, la cui durata varia da uno a cinque anni, scadono il 30 giugno. Prima della scadenza del contratto, e non oltre il 26 aprile, la societ deve proporre un nuovo contratto al calciatore, il quale, in caso contrario, considerato dilettante ai fini dei trasferimenti con la conseguente applicazione di altre disposizioni del regolamento. Il calciatore libero di accettare o di respingere tale proposta. 8 Nel caso in cui la respinga, egli viene iscritto in un elenco di calciatori che possono essere oggetto, fra il 1 e il 31 maggio, di un cosiddetto trasferimento imposto, il quale non richiede il consenso della societ cui il calciatore appartiene, ma comporta il versamento a questultima, da parte della nuova societ, di una cosiddetta indennit di formazione, calcolata moltiplicando il reddito lordo annuo del calciatore per coefficienti che variano da 14 a 2, secondo la sua et.

9 Il 1 giugno ha inizio il periodo dei cosiddetti trasferimenti liberi, che richiedono il consenso delle due societ e del calciatore, in specie per quanto riguarda lammontare dellindennit di trasferimento che la nuova societ tenuta a versare a quella di provenienza, a pena di sanzioni che possono arrivare fino alla radiazione della prima per debiti. 10 Se non ha luogo alcun trasferimento, la societ della quale il calciatore fa parte deve offrirgli un nuovo contratto per una stagione, che prevede le stesse condizioni stabilite dal contratto proposto entro il 26 aprile. Se il calciatore lo respinge, la societ ha il diritto di adottare, entro il 1 agosto, un provvedimento di sospensione, in mancanza del quale linteressato riacquista la qualifica di dilettante. Il calciatore che persiste nel rifiuto di firmare i contratti proposti dalla societ di appartenenza pu ottenere un trasferimento come dilettante, senza il consenso della societ, dopo due stagioni di inattivit. 11 I regolamenti dellUEFA e della FIFA, dal canto loro, non si applicano direttamente nei confronti dei calciatori, ma sono inclusi nei regolamenti delle federazioni nazionali, le sole ad avere il potere di farli applicare e di disciplinare i rapporti fra le societ e i calciatori. 12 LUEFA, lURBSFA e il RCL hanno sostenuto dinanzi al giudice nazionale che le norme che si applicavano allepoca dei fatti di causa ai trasferimenti tra societ di Stati membri diversi o tra societ facenti parte di federazioni nazionali diverse nellambito dello stesso Stato membro erano contenute in un documento intitolato principi di collaborazione tra le federazioni aderenti allUEFA e le loro societ, approvato dal comitato esecutivo dellUEFA il 24 maggio 1990 e in vigore dal 1 luglio 1990. 13 Tale documento prevede che, alla scadenza del contratto, il calciatore sia libero di stipulare un nuovo contratto con la societ di sua scelta. Questultima deve informarne immediatamente la societ di provenienza, la quale, a sua volta, ne informa la federazione nazionale, che tenuta a redigere il certificato internazionale di trasferimento. Tuttavia, la societ di provenienza ha il diritto di ricevere dalla nuova societ unindennit di promozione o di formazione, il cui importo, in caso di disaccordo, viene fissato da una commissione costituita nellambito dellUEFA, moltiplicando il reddito lordo del calciatore nella stagione precedente per un coefficiente variabile da 12 a 1, secondo let dellinteressato, e con un massimo di 5 000 000 SFR. 14 Lo stesso documento precisa che i rapporti economici fra le due societ per quanto riguarda la fissazione dellindennit di promozione o di formazione non influiscono sullattivit del calciatore, il quale libero di giocare per la societ da lui prescelta. Tuttavia, se questultima non versa immediatamente lindennit alla societ di provenienza, la commissione di controllo e di disciplina dellUEFA esamina il caso e rende nota la sua decisione alla federazione nazionale interessata, che pu a sua volta infliggere sanzioni alla societ inadempiente. 15 Il giudice di rinvio ritiene che nella fattispecie oggetto delle cause a quibus lURBSFA e il RCL non abbiano applicato il regolamento dellUEFA, ma quello della FIFA. 16 Allepoca dei fatti questultimo regolamento disponeva, in particolare, che un calciatore professionista non poteva lasciare la federazione nazionale presso la quale era tesserato fintantoch fosse vincolato dal suo contratto e dai regolamenti della sua societ e della federazione nazionale, per quanto rigidi questi potessero essere. Il trasferimento internazionale era subordinato al rilascio, da parte della federazione nazionale di provenienza, di un certificato di trasferimento con il quale essa riconosceva che tutti gli obblighi di carattere finanziario, compresa uneventuale somma per il trasferimento, erano stati adempiuti.

17 Successivamente allepoca suddetta lUEFA ha intavolato trattative con la Commissione delle Comunit europee. In particolare, nellaprile 1991 essa si impegnata a far inserire nei contratti dei calciatori professionisti una clausola che consentisse a costoro, alla scadenza del contratto, di stipulare un nuovo contratto con la societ di loro scelta e di giocare immediatamente per essa. Disposizioni in tal senso sono state inserite nei principi di collaborazione tra le federazioni aderenti allUEFA e le loro societ, adottati nel dicembre 1991 e in vigore dal 1 luglio 1992. 18 Nellaprile 1991 la FIFA ha anchessa adottato un nuovo regolamento relativo allo statuto e ai trasferimenti dei calciatori. Tale documento, come modificato nel dicembre 1991 e nel dicembre 1993, dispone che il calciatore pu stipulare un contratto con una nuova societ se il contratto che lo vincola alla propria societ giunto a scadenza, stato risolto o scadr entro sei mesi. 19 Norme particolari vigono poi per i calciatori non dilettanti, definiti come i calciatori che, per lattivit calcistica o per una qualsiasi attivit inerente al calcio, hanno percepito unindennit superiore allimporto delle spese sostenute nellesercizio di tale attivit, a meno che non abbiano riacquistato lo status di dilettante. 20 In caso di trasferimento di un calciatore non dilettante, o che diviene non dilettante entro tre anni dal trasferimento, la societ di provenienza ha diritto ad unindennit di promozione o di formazione, il cui ammontare devessere convenuto fra le due societ interessate. Nellipotesi di disaccordo la controversia devessere sottoposta alla FIFA o alla confederazione competente. 21 Tali norme sono state integrate dal regolamento UEFA relativo alla fissazione dellindennit di trasferimento, adottato nel giugno 1993 e in vigore dal 1 agosto 1993, il quale ha sostituito i principi di collaborazione tra le federazioni aderenti allUEFA e le loro societ del 1991. Questo nuovo regolamento ribadisce il principio secondo cui i rapporti economici fra le due societ interessate non influiscono sullattivit sportiva del calciatore, il quale libero di giocare per la societ con cui ha stipulato un nuovo contratto. Esso dispone inoltre che, in caso di disaccordo fra le societ interessate, spetta alla competente commissione dellUEFA determinare limporto dellindennit di formazione o di promozione. Per i calciatori non dilettanti, il detto importo calcolato in base al reddito lordo ottenuto dallinteressato nei dodici mesi precedenti, o al reddito fisso annuo garantito nel nuovo contratto, aumentato del 20% per i calciatori che hanno giocato almeno due volte nella prima squadra nazionale rappresentativa del loro paese, e moltiplicato per un coefficiente compreso fra 12 e 0 a seconda dellet. 22 Dai documenti presentati alla Corte dallUEFA risulta che taluni regolamenti in vigore in altri Stati membri contengono anchessi disposizioni che, in caso di trasferimento di un calciatore fra due societ della stessa federazione nazionale, obbligano la nuova societ a pagare alla societ di provenienza, alle condizioni fra di esse convenute, unindennit di trasferimento, di formazione o di promozione. 23 In Francia lindennit pu essere richiesta solo se la societ di provenienza quella con cui linteressato ha stipulato il primo contratto da professionista; in Spagna solo se il calciatore trasferito di et inferiore a 25 anni; in Grecia, anche se la nuova societ non espressamente tenuta a pagare unindennit, il contratto fra la societ e il calciatore pu subordinare il trasferimento di questultimo al versamento di un determinato importo che, secondo quanto dichiarato dallUEFA, in realt per lo pi posto a carico della nuova societ. 24 Le norme che si applicano in materia sono dettate, a seconda dei casi, dalle leggi nazionali, dai regolamenti delle federazioni calcistiche nazionali oppure da contratti collettivi.

Le norme sulla cittadinanza 25 A partire dagli anni sessanta numerose federazioni calcistiche nazionali hanno adottato norme che limitavano la possibilit di ingaggiare o di far partecipare alle competizioni calciatori aventi cittadinanza straniera (in prosieguo: le norme sulla cittadinanza). Per lapplicazione di tali norme la cittadinanza definita con riferimento alla possibilit, per il calciatore, di essere qualificato per giocare nella squadra nazionale o nella squadra rappresentativa di un paese. 26 Nel 1978 lUEFA si impegnata nei confronti del signor Davignon, membro della Commissione delle Comunit europee, da un lato, ad abolire le limitazioni del numero dei contratti stipulati da ciascuna societ con calciatori di altri Stati membri e, dallaltro, a fissare a due il numero di tali giocatori che possono partecipare a ciascuna partita. Questultima limitazione non applicabile ai calciatori stabiliti da oltre cinque anni nello Stato membro interessato. 27 Nel 1991, a seguito di nuovi incontri con il signor Bangemann, vicepresidente della Commissione, lUEFA ha adottato la cosiddetta regola del 3+2, che prevede la possibilit, per le federazioni nazionali, di limitare a tre il numero di calciatori stranieri che una societ pu schierare in una partita di serie A del campionato nazionale, pi due calciatori che abbiano giocato nel paese in cui opera la federazione nazionale interessata per un periodo ininterrotto di cinque anni, tre dei quali in squadre giovanili. Tale limitazione vale anche per le partite giocate nellambito di tornei per squadre di club organizzati dallUEFA. I fatti allorigine delle cause a quibus 28 Il signor Bosman, calciatore professionista di cittadinanza belga, stato occupato, dal 1988, dal RCL, societ belga di serie A, in base ad un contratto valido fino al 30 giugno 1990, che prevedeva una retribuzione mensile media di 120 000 BFR, premi compresi. 29 Il 21 aprile 1990 il RCL ha proposto al signor Bosman un nuovo contratto per la durata di una stagione, in base al quale la sua retribuzione mensile era ridotta a 30 000 BFR, vale a dire al minimo previsto dal regolamento federale dellURBSFA. Essendosi rifiutato di firmare tale contratto, il signor Bosman stato iscritto nellelenco dei calciatori cedibili. Lammontare dellindennit di formazione stato fissato nel suo caso, ai sensi del detto regolamento, a 11 743 000 BFR. 30 Poich nessuna societ aveva manifestato il proprio interesse ad un trasferimento imposto, il signor Bosman si messo in contatto con la societ calcistica francese di Dunkerque, di serie B, che lo ha poi assunto con una retribuzione mensile di circa 100 000 BFR ed un premio dingaggio pari a circa 900 000 BFR. 31 Il 27 luglio 1990 stato del pari stipulato, fra il RCL e la societ di Dunkerque, un contratto che prevedeva il trasferimento temporaneo del signor Bosman per un anno, contro il versamento, da parte della detta societ al RCL, di unindennit di 1 200 000 BFR, esigibile al momento in cui la Fdration franaise de football (in prosieguo: la FFF) avesse ricevuto il certificato di trasferimento rilasciato dallURBSFA. Il contratto accordava inoltre alla societ di Dunkerque unopzione irrevocabile per il trasferimento definitivo del calciatore in cambio della somma di 4 800 000 BFR.

32 Entrambi i contratti, quello fra la societ di Dunkerque e il RCL e quello fra la detta societ e il signor Bosman, erano tuttavia sottoposti ad una condizione sospensiva secondo cui il certificato di trasferimento doveva essere inviato dallURBSFA alla FFF anteriormente alla prima partita della stagione, che doveva aver luogo il 2 agosto 1990. 33 Dubitando della solvibilit della societ di Dunkerque, il RCL non ha chiesto allURBSFA di trasmettere il detto certificato alla FFF. Di conseguenza, i due contratti sono rimasti inefficaci. Il 31 luglio 1990 il RCL ha inoltre sospeso il signor Bosman, impedendogli cos di giocare per lintera stagione. 34 L8 agosto 1990 il signor Bosman ha intentato dinanzi al Tribunal de premire instance di Liegi unazione contro il RCL. Contestualmente egli ha proposto una domanda di provvedimenti urgenti diretta, in primo luogo, a far ingiungere al RCL e allURBSFA di versargli una provvisionale di 100 000 BFR al mese fintantoch egli non avesse trovato un nuovo ingaggio, in secondo luogo, a far inibire ai convenuti di ostacolare le sue possibilit di ingaggio, segnatamente mediante la riscossione di una somma di denaro, e, in terzo luogo, a far sottoporre una questione pregiudiziale alla Corte di giustizia. 35 Con ordinanza 9 novembre 1990, il giudice dellurgenza ha ordinato al RCL e allURBSFA di versare al signor Bosman una provvisionale mensile di 30 000 BFR ed ha ingiunto loro di non ostacolare un suo eventuale ingaggio. Esso ha inoltre sottoposto alla Corte di giustizia una questione pregiudiziale (causa C-340/90) vertente sullinterpretazione dellart. 48 del Trattato con riguardo alla normativa che disciplina i trasferimenti dei calciatori professionisti (in prosieguo: le norme sui trasferimenti). 36 Nel frattempo, il signor Bosman era stato ingaggiato nellottobre 1990 dalla societ francese di serie B di Saint-Quentin, subordinatamente alla condizione sospensiva del successo della sua domanda di provvedimenti urgenti. Tale contratto stato per risolto alla fine della prima stagione. Nel febbraio 1992 il signor Bosman ha stipulato con la societ francese di Saint-Denis de la Runion un nuovo contratto, che stato anchesso risolto. Dopo altre ricerche in Belgio e in Francia, egli stato infine ingaggiato dallOlympic di Charleroi, militante nella serie C belga. 37 Secondo il giudice a quo, una serie di presunzioni gravi e concordanti autorizzano a ritenere che, malgrado lo status di libert attribuitogli dai provvedimenti del giudice dellurgenza, il signor Bosman sia stato vittima di un boicottaggio da parte di tutte le societ europee che avrebbero potuto ingaggiarlo. 38 Il 28 maggio 1991 la Cour dappel di Liegi ha riformato lordinanza recante provvedimenti provvisori del Tribunal de premire instance di Liegi nella parte in cui sottoponeva una questione pregiudiziale alla Corte di giustizia. Essa ha confermato per la condanna del RCL a pagare una provvisionale mensile al signor Bosman ed ha ingiungo al RCL e allURBSFA di mettere il signor Bosman a disposizione di qualsiasi societ che intendesse avvalersi delle sue prestazioni, senza esigere da questa unindennit. Con ordinanza 19 giugno 1991, la causa C-340/90 stata cancellata dal ruolo della Corte di giustizia. 39 Nellambito del giudizio di merito instaurato dinanzi al Tribunal de premire instance di Liegi, lURBSFA, che, contrariamente a quanto era avvenuto in sede di procedimento sommario, non era stata convenuta, intervenuta volontariamente il 3 giugno 1991. Il 20 agosto 1991 il signor Bosman ha citato lUEFA per farla intervenire nella causa da lui intentata contro il RCL e lURBSFA e per esperire direttamente nei suoi confronti unazione basata sulla sua responsabilit nella redazione dei regolamenti che gli arrecavano pregiudizio. Il 5 dicembre 1991 il RCL ha

chiamato in causa la societ di Dunkerque per essere garantito contro uneventuale condanna nei suoi confronti. Il 15 ottobre 1991 e, rispettivamente, il 27 dicembre 1991, il sindacato francese di categoria Union nationale des footballeurs professionnels (in prosieguo: lUNFP) e lassociazione di diritto olandese Vereniging van contractspelers (in prosieguo: la VVCS) sono intervenuti volontariamente nella causa. 40 Con nuove conclusioni depositate il 9 aprile 1992, il signor Bosman ha modificato la sua domanda originaria contro il RCL, ha esperito una separata azione preventiva nei confronti dellURBSFA ed ha sviluppato la domanda proposta contro lUEFA. Nellambito di tali procedimenti egli ha chiesto che le norme sui trasferimenti e le norme sulla cittadinanza fossero dichiarate inapplicabili nei suoi confronti e che, a causa del loro comportamento illecito in relazione al suo mancato trasferimento alla societ di Dunkerque, il RCL, lURBSFA e lUEFA fossero condannati a versargli, da un lato, la somma di 11 368 350 BFR, come risarcimento del danno da lui subito dal 1 agosto 1990 sino alla fine della sua carriera, e, dallaltro, la somma di 11 743 000 BFR, corrispondente al lucro cessante subito dallinizio della sua carriera a causa dellapplicazione delle norme sui trasferimenti. Il signor Bosman ha chiesto inoltre che fosse sottoposta alla Corte di giustizia una questione pregiudiziale. 41 Con sentenza 11 giugno 1992, il Tribunal de premire instance di Liegi si dichiarato competente a conoscere del merito delle cause. Esso, inoltre, ha ritenuto ricevibili le domande proposte dal signor Bosman contro il RCL, lURBSFA e lUEFA e dirette segnatamente a far dichiarare inapplicabili le norme sui trasferimenti e le norme sulla cittadinanza nonch a far sanzionare il comportamento delle tre organizzazioni. Per contro, il detto Tribunale ha respinto la domanda proposta dal RCL nei confronti della societ di Dunkerque e volta a far ordinare lintervento in garanzia della societ, ritenendo che non fosse stato provato che questultima non avesse adempiuto correttamente le sue obbligazioni. Infine, rilevando che lesame delle pretese avanzate dal signor Bosman nei confronti dellUEFA e dellURBSFA implicava un giudizio sulla compatibilit delle norme sui trasferimenti con il Trattato, esso ha chiesto alla Corte di giustizia di pronunciarsi sullinterpretazione degli artt. 48, 85 e 86 del Trattato (causa C-269/92). 42 A seguito dellappello interposto contro tale provvedimento dallURBSFA, dal RCL e dallUEFA, il procedimento dinanzi alla Corte di giustizia stato sospeso. Con ordinanza 8 dicembre 1993, la causa C-269/92 stata infine cancellata dal ruolo in conseguenza della nuova sentenza della Cour dappel di Liegi che ha dato origine al presente procedimento. 43 LUNFP e la VVCS non sono stati citati in appello e si sono astenuti dallintervenire in tale sede. 44 Nella sentenza di rinvio la Cour dappel di Liegi ha confermato la sentenza impugnata nella parte in cui dichiarava il Tribunal de premire instance di Liegi competente e le azioni ricevibili e in quanto rilevava che lesame delle pretese avanzate dal signor Bosman nei confronti dellUEFA e dellURBSFA implicava quello della legittimit delle norme sui trasferimenti. La Cour dappel ha considerato inoltre che lesame della legittimit delle norme sulla cittadinanza era necessario, poich la domanda al riguardo proposta dal signor Bosman era basata sullart. 18 del Code judiciaire belga, il quale consente le azioni esperite allo scopo di prevenire la lesione di un diritto gravemente minacciato. Ora, il signor Bosman avrebbe prodotto vari elementi obiettivi i quali farebbero presumere che il danno da lui temuto, ossia che le norme sulla cittadinanza ostacolino la sua carriera, si produrr effettivamente.

45 Il giudice di rinvio ha considerato segnatamente che lart. 48 del Trattato, al pari dellart. 30, pu vietare non soltanto le discriminazioni, ma anche gli ostacoli non discriminatori per la libera circolazione dei lavoratori, se non possono essere giustificati da esigenze imperiose. 46 A proposito dellart. 85 del Trattato, esso ha osservato che i regolamenti della FIFA, dellUEFA e dellURBSFA potrebbero costituire decisioni di associazioni di imprese mediante le quali le societ calcistiche limitano la concorrenza che si fanno per acquisire i calciatori. Anzitutto, le indennit di trasferimento avrebbero una funzione dissuasiva e determinerebbero la riduzione delle retribuzioni dei calciatori professionisti. Inoltre, le norme sulla cittadinanza vieterebbero di ottenere i servizi offerti da calciatori stranieri oltre una determinata quota. Infine, il commercio fra Stati membri sarebbe pregiudicato, in particolare dalla limitazione della mobilit dei calciatori. 47 La Cour dappel prospetta poi lesistenza di una posizione dominante detenuta dallURBSFA o di una posizione dominante collettiva a vantaggio delle societ calcistiche, ai sensi dellart. 86 del Trattato, mentre le limitazioni della concorrenza rilevate nellambito dellart. 85 possono costituire abusi vietati dal detto art. 86. 48 La Cour dappel ha respinto listanza dellUEFA diretta a far chiedere alla Corte di giustizia se la soluzione della questione sollevata a proposito dei trasferimenti sarebbe diversa nel caso in cui un regolamento consentisse al calciatore di giocare liberamente per la sua nuova societ, anche se questa non ha versato lindennit di trasferimento alla societ di provenienza. Essa ha in particolare osservato al riguardo che, a causa della minaccia di rigorose sanzioni a carico delle societ che non paghino la detta indennit, la facolt del calciatore di giocare per la nuova societ resta subordinata ai rapporti economici fra le societ calcistiche. 49 In base a tali considerazioni, la Cour dappel di Liegi ha deciso di sospendere il procedimento e di chiedere alla Corte di giustizia di pronunciarsi, in via pregiudiziale, sulle seguenti questioni: Se gli artt. 48, 85 e 86 del Trattato di Roma del 25 marzo 1957 vadano interpretati nel senso che vietano: che una societ calcistica possa pretendere di percepire il pagamento di una somma di denaro allorch un giocatore gi tesserato per la stessa societ, dopo la scadenza del contratto con essa stipulato, viene ingaggiato da una nuova societ calcistica; che le associazioni o federazioni sportive, nazionali ed internazionali, possano includere nei rispettivi regolamenti norme che limitano la partecipazione di giocatori stranieri, cittadini dei paesi aderenti alla Comunit europea, alle competizioni che organizzano. 50 Il 3 giugno 1994 lURBSFA ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Cour dappel, chiedendo che gli effetti della pronuncia fossero estesi al RCL, allUEFA e alla societ di Dunkerque. Con lettera 6 ottobre 1994, il Procuratore generale presso la Cour de cassation del Belgio ha comunicato alla Corte che nel caso di specie il ricorso non ha effetto sospensivo. 51 Con sentenza 30 marzo 1995, la Cour de cassation ha respinto il ricorso dichiarando che il rigetto privava di oggetto le domande relative allestensione degli effetti della sentenza. La Cour de cassation ha trasmesso copia della sua sentenza alla Corte di giustizia. Sulle domande di provvedimenti istruttori

52 Con lettera pervenuta alla cancelleria della Corte il 16 novembre 1995, lUEFA ha proposto unistanza diretta a far disporre un mezzo istruttorio ai sensi dellart. 60 del regolamento di procedura allo scopo di acquisire informazioni integrative sul ruolo svolto dalle indennit di trasferimento nel finanziamento delle societ calcistiche di piccole o medie dimensioni, sui sistemi di ripartizione degli introiti nellambito delle strutture organizzative del gioco del calcio e sullesistenza o sulla mancanza di sistemi alternativi per lipotesi in cui il sistema delle indennit di trasferimento fosse abolito. 53 Dopo aver nuovamente sentito lavvocato generale, la Corte ha ritenuto di dover respingere tale istanza, proposta in un momento in cui, ai sensi dellart. 59, n. 2, del regolamento di procedura, la fase orale del procedimento era chiusa. In effetti, dalla giurisprudenza della Corte (v. sentenza 16 giugno 1971, causa 77/70, Prelle/Commissione, Racc. pag. 561, punto 7) risulta che unistanza del genere pu essere accolta soltanto se riguarda fatti che possono esercitare uninfluenza decisiva e che linteressato non ha potuto far valere prima della chiusura della fase orale. 54 Nel caso presente basta rilevare che lUEFA avrebbe potuto proporre la detta istanza prima che la fase orale fosse dichiarata chiusa. Inoltre, la questione se lo scopo di conservare lequilibrio finanziario e sportivo, e specificamente di garantire il finanziamento delle societ di piccole dimensioni, possa essere conseguito con altri mezzi, come la ridistribuzione di una parte degli introiti del gioco del calcio stata trattata, in particolare, dal signor Bosman nelle sue osservazioni scritte. Sulla competenza della Corte a pronunciarsi sulle questioni pregiudiziali 55 LURBSFA, lUEFA, taluni dei governi che hanno presentato osservazioni e, nel corso della fase scritta, la Commissione, hanno contestato, per motivi diversi, la competenza della Corte a pronunciarsi su tutte o su parti delle questioni sollevate dal giudice a quo. 56 In primo luogo, lUEFA e lURBSFA hanno sostenuto che le cause a quibus costituiscono un artificio procedurale diretto ad ottenere che la Corte si pronunci in via pregiudiziale su questioni obiettivamente irrilevanti per la decisione delle controversie. A loro dire, infatti, il regolamento dellUEFA non stato applicato in occasione del mancato trasferimento del signor Bosman a Dunkerque e peraltro, se fosse stato applicato, il detto trasferimento non sarebbe stato subordinato al versamento di unindennit di trasferimento e quindi avrebbe potuto aver luogo. Di conseguenza, linterpretazione del diritto comunitario chiesta dal giudice nazionale non avrebbe alcun rapporto con gli aspetti concreti o con loggetto delle cause a quibus e, secondo una costante giurisprudenza, la Corte non sarebbe competente a risolvere le questioni sottopostele. 57 In secondo luogo, lURBSFA, lUEFA, i governi danese, francese e italiano, cos come la Commissione nelle sue osservazioni scritte, hanno sostenuto che le questioni relative alle norme sulla cittadinanza non sono pertinenti alle controversie, che riguardano unicamente lapplicazione delle norme sui trasferimenti. Infatti, gli ostacoli che il signor Bosman ritiene provocati, nello sviluppo della sua carriera, dalle norme sulla cittadinanza sarebbero puramente ipotetici e non costituirebbero un valido motivo perch la Corte si pronunci sullinterpretazione del Trattato sotto tale profilo. 58 In terzo luogo, lURBSFA e lUEFA hanno rilevato alludienza che, secondo la sentenza 30 maggio 1995 della Cour de cassation belga, la Cour dappel di Liegi non ha ritenuto ricevibili le domande con cui il signor Bosman ha chiesto la declaratoria dellinapplicabilit, nei suoi confronti, delle norme sulla cittadinanza contenute nel regolamento dellURBSFA. Le cause a quibus non

verterebbero quindi sullapplicazione delle dette norme e la Corte non dovrebbe risolvere le questioni sottopostele a tale proposito. Il governo francese ha aderito a questa conclusione con riserva, per, dellaccertamento della portata della sentenza della Cour de cassation. 59 Si deve rilevare a questo proposito che, nellambito della collaborazione tra la Corte e i giudici nazionali istituita dallart. 177 del Trattato, spetta esclusivamente al giudice nazionale, cui stata sottoposta la controversia e che deve assumersi la responsabilit dellemananda decisione giurisdizionale, valutare, alla luce delle particolari circostanze di ciascuna causa, sia la necessit di una pronuncia pregiudiziale per essere in grado di pronunciare la propria sentenza sia la rilevanza delle questioni che sottopone alla Corte. Di conseguenza, se le questioni sollevate dal giudice nazionale vertono sullinterpretazione del diritto comunitario, la Corte, in via di principio, tenuta a statuire (v., in particolare, sentenza 5 ottobre 1995, causa C-125/94, Aprile, Racc. pag. I-0000, punti 16 e 17). 60 Nondimeno la Corte ha considerato che, per verificare la propria competenza, le spettava esaminare le condizioni in cui era adita dal giudice nazionale. Infatti, lo spirito di collaborazione che deve presiedere al funzionamento del rinvio pregiudiziale implica che, dal canto suo, il giudice nazionale tenga conto della funzione attribuita alla Corte, che quella di contribuire allamministrazione della giustizia negli Stati membri e non di esprimere pareri consultivi su questioni generali o ipotetiche (v., in particolare, sentenza 16 luglio 1992, causa C-83/91, Meilicke, Racc. pag. I-4871, punto 25). 61 Proprio in considerazione di tale funzione la Corte ha ritenuto di non poter statuire su una questione sollevata da un giudice nazionale qualora appaia in modo manifesto che linterpretazione o il giudizio sulla validit di una norma comunitaria chiesti da tale giudice non hanno alcuna relazione con leffettivit o con loggetto delle cause a qua (v., in particolare, sentenza 26 ottobre 1995, causa C-143/94, Furlanis costruzioni generali, Racc. pag. I-0000, punto 12), oppure qualora il problema sia di natura ipotetica e la Corte non disponga degli elementi di fatto o di diritto necessari per fornire una soluzione utile alle questioni che le vengono sottoposte (v., in particolare, sentenza Meilicke, citata, punto 32). 62 Nella fattispecie si deve osservare anzitutto che le cause a quibus, considerate nel loro insieme, non hanno natura ipotetica e che il giudice nazionale ha esposto con precisione alla Corte il loro ambito fattuale e normativo e le ragioni che lhanno indotto a ritenere necessaria, per poter emettere la propria sentenza, una pronuncia sulle questioni da esso sollevate. 63 Inoltre, anche ammesso che, come sostengono lURBSFA e lUEFA, il regolamento di questultima non sia stato applicato in occasione del mancato trasferimento del signor Bosman alla societ di Dunkerque, resta sempre il fatto che ad esso si fa riferimento nelle azioni preventive del signor Bosman contro lURBSFA e lUEFA (v. sopra, punto 40) e che uninterpretazione della Corte circa la compatibilit con il diritto comunitario del sistema di trasferimento istituito dal regolamento dellUEFA potrebbe essere utile al giudice a quo. 64 Per quanto riguarda in particolare le questioni relative alle norme sulla cittadinanza, risulta che le domande al riguardo proposte nellambito delle cause a quibus sono state giudicate ricevibili in base ad una norma processuale nazionale che consente di esperire unazione, anche a fini declaratori, per prevenire la lesione di un diritto gravemente minacciato. Come emerge dalla sua sentenza, il giudice a quo ha ritenuto che lapplicazione delle norme sulla cittadinanza potesse effettivamente ostacolare la carriera del signor Bosman, riducendone le possibilit di essere ingaggiato da una societ di un altro Stato membro o di giocare per essa. Il detto giudice giunto quindi alla conclusione che le domande del signor Bosman dirette a far dichiarare inapplicabili nei

suoi confronti le norme sulla cittadinanza soddisfacevano i presupposti prescritti dalla norma summenzionata. 65 Non compete alla Corte, nellambito del presente procedimento, sindacare tale giudizio. Anche se le azioni esperite nel caso di specie hanno carattere declaratorio e, mirando a prevenire la lesione di un diritto minacciato, devono necessariamente basarsi su previsioni per loro natura incerte, esse sono nondimeno consentite dal diritto nazionale come interpretato dal giudice a quo. Alla luce di tali considerazioni, le questioni sollevate dal giudice nazionale risultano obiettivamente necessarie per la soluzione delle controversie con cui esso ritualmente adito. 66 Infine, dalla sentenza 30 marzo 1995 della Cour de cassation non risulta che le norme sulla cittadinanza siano estranee alle cause a quibus. La Cour de cassation ha semplicemente dichiarato che il ricorso proposto dallURBSFA contro la sentenza del giudice a quo si basava su unerrata interpretazione di questultima. Nel ricorso per cassazione lURBSFA aveva in effetti sostenuto che il giudice suddetto aveva ritenuto ricevibile una domanda del signor Bosman diretta a far dichiarare le norme sulla cittadinanza contenute nei regolamenti della detta federazione inapplicabili nei suoi confronti. Orbene, emerge dalla sentenza della Cour de cassation che, secondo la Cour dappel, la domanda del signor Bosman era diretta a prevenire ostacoli che sarebbero potuti derivare per la sua carriera dallapplicazione non gi delle norme sulla cittadinanza contenute nel regolamento dellURBSFA, che riguardavano calciatori di cittadinanza diversa dalla belga, ma delle analoghe norme contenute nei regolamenti dellUEFA e delle altre federazioni nazionali aderenti a tale confederazione, che potevano riguardarlo in quanto calciatore di cittadinanza belga. 67 Da quanto precede risulta che la Corte competente a pronunciarsi sulle questioni sottopostele dalla Cour dappel di Liegi. Sullinterpretazione dellart. 48 del Trattato con riguardo alle norme sui trasferimenti 68 Con la prima delle sue questioni il giudice a quo chiede in sostanza se lart. 48 del Trattato osti allapplicazione delle norme, emanate da associazioni sportive, secondo le quali un calciatore professionista cittadino di uno Stato membro, alla scadenza del contratto che lo vincola a una societ, pu essere ingaggiato da una societ calcistica di un altro Stato membro solo se questa ha versato alla societ di provenienza unindennit di trasferimento, di formazione o di promozione. Sullapplicazione dellart. 48 alle norme emanate da associazioni sportive 69 Su questo punto, occorre esaminare in limine taluni argomenti presentati relativamente allapplicazione dellart. 48 alle norme emanate da associazioni sportive. 70 LURBSFA ha sostenuto che soltanto le maggiori societ calcistiche europee possono essere considerate imprese, mentre societ come il RCL esercitano unattivit economica trascurabile. Inoltre, la questione del giudice nazionale relativa alle norme sui trasferimenti non riguarda i rapporti di lavoro fra i calciatori e le societ, ma i rapporti economici fra le societ e le conseguenze della libert di tesseramento presso una federazione sportiva. Pertanto, lart. 48 del Trattato non si applicherebbe in un caso come quello di specie. 71 Dal canto suo, lUEFA ha fatto valere in particolare che le autorit comunitarie hanno sempre rispettato lautonomia dellattivit sportiva, che difficilissimo distinguere gli aspetti economici del calcio da quelli sportivi e che una pronuncia della Corte sulla situazione degli

sportivi professionisti potrebbe rimettere in discussione lintera organizzazione del gioco del calcio. Di conseguenza, anche se lart. 48 del Trattato dovesse applicarsi ai calciatori professionisti, sarebbe necessario attenersi a criteri di elasticit in considerazione della specificit di tale attivit sportiva. 72 Il governo tedesco ha sottolineato anzitutto che nella maggior parte dei casi uno sport come il calcio non ha indole di attivit economica. Ha poi rilevato che lo sport in generale presenta analogie con la cultura, ricordando che, ai sensi dellart. 128, n. 1, del Trattato CE, la Comunit deve rispettare la diversit nazionale e regionale delle culture degli Stati membri. Infine, ha menzionato la libert di associazione e lautonomia di cui godono, in base al diritto nazionale, le federazioni sportive per concludere che, secondo il principio di sussidiariet, considerato come principio generale, lintervento delle autorit pubbliche e, in particolare, della Comunit nella materia considerata devessere limitato allo stretto necessario. 73 A proposito di tali argomenti si deve ricordare che, considerati gli obiettivi della Comunit, lattivit sportiva disciplinata dal diritto comunitario in quanto sia configurabile come attivit economica ai sensi dellart. 2 del Trattato (v. sentenza 12 dicembre 1974, causa 36/74, Walrave, Racc. pag. 1405, punto 4). E questo il caso dellattivit dei calciatori professionisti o semiprofessionisti che svolgono un lavoro subordinato o effettuano prestazioni di servizi retribuite (v. sentenza 14 luglio 1976, causa 13/76, Don, Racc. pag. 1333, punto 12). 74 Si deve del pari osservare che, ai fini dellapplicazione delle norme comunitarie relative alla libera circolazione dei lavoratori, non comunque necessario che il datore di lavoro abbia la qualit di imprenditore, giacch il solo elemento richiesto lesistenza di un rapporto di lavoro o la volont di instaurare tale rapporto. 75 Lapplicazione dellart. 48 del Trattato non neppure esclusa dal fatto che le norme sui trasferimenti disciplinino i rapporti economici fra societ calcistiche, anzich i rapporti di lavoro fra societ e calciatori. Invero, la circostanza che le societ datrici di lavoro siano tenute a versare indennit quando ingaggiano calciatori provenienti da altre societ influisce sulla possibilit degli interessati di trovare un ingaggio, nonch sulle condizioni alle quali lingaggio offerto. 76 Per quanto riguarda la difficolt di separare gli aspetti economici del calcio da quelli sportivi, la Corte ha riconosciuto, nella citata sentenza Don, punti 14 e 15, che le norme comunitarie sulla libera circolazione delle persone e dei servizi non ostano a normative o a prassi giustificate da motivi non economici, inerenti alla natura e al contesto specifici di talune competizioni sportive. La Corte, per, ha sottolineato che tale restrizione delle sfera dapplicazione delle dette norme deve restare entro i limiti del suo oggetto specifico. Pertanto, essa non pu essere invocata per escludere unintera attivit sportiva dalla sfera dapplicazione del Trattato. 77 Quanto alle eventuali conseguenze di questa sentenza per lorganizzazione del gioco del calcio nel suo complesso, va rilevato che, secondo una costante giurisprudenza, bench le conseguenze pratiche di ogni pronuncia giurisdizionale debbano essere vagliate accuratamente, ci non pu indurre a scalfire lobiettivit del diritto ed a compromettere la sua applicazione a motivo delle ripercussioni che tale pronuncia pu provocare. Tuttal pi le dette ripercussioni potrebbero essere prese in considerazione per decidere eventualmente, se necessario, di limitare lefficacia di una sentenza nel tempo (v., in particolare, sentenza 16 luglio 1992, causa C-163/90, Legros e a., Racc. pag. I-4625, punto 30). 78 Nemmeno pu essere accolto largomento relativo alle pretese analogie fra sport e cultura, giacch la questione sollevata dal giudice nazionale verte non gi sulle condizioni dellesercizio di

competenze comunitarie di rilievo limitato, come quelle basate sullart. 128, n. 1, ma sulla portata della libera circolazione dei lavoratori, garantita dallart. 48, che costituisce una libert fondamentale nel sistema della Comunit (v., in particolare, sentenza 31 marzo 1993, causa C19/92, Kraus, Racc. pag. I-1663, punto 16). 79 Per quanto concerne gli argomenti relativi alla libert di associazione, occorre riconoscere che tale principio, sancito dallart. 11 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti delluomo e delle libert fondamentali e scaturente dalle tradizioni costituzionali comuni agli Stati membri, fa parte dei diritti fondamentali che, secondo la costante giurisprudenza della Corte, peraltro riaffermata dal preambolo dellAtto unico europeo e dallart. F, n. 2, del Trattato sullUnione europea, sono oggetto di tutela nellordinamento giuridico comunitario. 80 Tuttavia, non si pu ritenere che le norme emanate da associazioni sportive e menzionate dal giudice nazionale siano necessarie per garantire alle dette associazioni, alle societ calcistiche o ai calciatori lesercizio di tale libert o ne costituiscano una necessaria conseguenza. 81 Infine, il principio di sussidiariet, come interpretato dal governo tedesco, ossia nel senso che lintervento delle autorit pubbliche, e segnatamente delle autorit comunitarie, nella materia considerata devessere limitato allo stretto necessario, non pu avere leffetto che lautonomia di cui godono le associazioni private per adottare normative sportive limiti lesercizio dei diritti conferiti ai privati dal Trattato. 82 Respinte le obiezioni relative allapplicazione dellart. 48 del Trattato ad attivit sportive come quelle dei calciatori professionisti, occorre ricordare che, come la Corte ha dichiarato nella citata sentenza Walrave, punto 17, il detto articolo non disciplina soltanto gli atti delle autorit pubbliche, ma si applica anche alle normative di altra natura dirette a disciplinare collettivamente il lavoro subordinato. 83 La Corte, infatti, ha considerato che labolizione fra gli Stati membri degli ostacoli alla libera circolazione delle persone sarebbe compromessa se leliminazione delle limitazioni stabilite da norme statali potesse essere neutralizzata da ostacoli derivanti dallesercizio dellautonomia giuridica di associazioni ed enti di natura non pubblicistica (v. la citata sentenza Walrave, punto 18). 84 Inoltre, la Corte ha rilevato che nei vari Stati membri le condizioni di lavoro sono disciplinate talvolta da norme di natura legislativa o regolamentare, talvolta da convenzioni e altri atti di natura privatistica. Pertanto, se loggetto dellart. 48 del Trattato fosse limitato agli atti della pubblica autorit, potrebbero verificarsi disparit nella sua applicazione (v. la citata sentenza Walrave, punto 19). Tale rischio particolarmente evidente in un caso come quello di specie poich, come si sottolineato nel punto 24 di questa sentenza, le norme sui trasferimenti sono state emanate da enti diversi o secondo tecniche differenti nei vari Stati membri. 85 LUEFA obietta che questa interpretazione si risolve nel conferire allart. 48 del Trattato un valore pi vincolante per i privati che per gli Stati membri, dato che solo questi ultimi possono avvalersi di limitazioni giustificate da motivi di ordine pubblico, di pubblica sicurezza e di sanit pubblica. 86 Tale argomento poggia su una premessa errata. Nulla osta, infatti, a che le giustificazioni attinenti allordine pubblico, alla pubblica sicurezza e alla sanit pubblica siano invocate da privati. La natura pubblicistica o privatistica della normativa di cui trattasi non incide affatto sulla portata o sul contenuto delle dette giustificazioni.

87 Si deve pertanto concludere che lart. 48 del Trattato si applica a norme emanate da associazioni sportive come lURBSFA, la FIFA, o lUEFA per stabilire le condizioni alle quali gli sportivi professionisti esercitano unattivit retribuita. Quanto al carattere puramente interno della situazione cui si riferisce il giudice nazionale 88 LUEFA rileva che le cause pendenti dinanzi al giudice a quo si riferiscono ad una situazione puramente interna allo Stato belga, che esula dalla sfera dapplicazione dellart. 48 del Trattato. Esse riguarderebbero infatti un calciatore belga il cui trasferimento non ha potuto aver luogo a causa del comportamento di una societ belga e di unassociazione belga. 89 Certo, risulta da una giurisprudenza costante (v., in particolare, sentenze 28 marzo 1979, causa 175/78, Saunders, Racc. pag. 1129, punto 11; 28 giugno 1984, causa 180/83, Moser, Racc. pag. 2539, punto 15: 28 gennaio 1992, causa C-332/90, Steen, Racc. pag. I-341, punto 9; e Kraus, citata, punto 15) che le disposizioni del Trattato in materia di libera circolazione dei lavoratori, e segnatamente lart. 48, non possono essere applicate a situazioni puramente interne di uno Stato membro, ossia in mancanza di qualsiasi criterio di collegamento ad una qualunque delle situazioni previste dal diritto comunitario. 90 Tuttavia, dagli accertamenti di fatto compiuti dal giudice a quo risulta che il signor Bosman aveva stipulato un contratto di lavoro con una societ di un altro Stato membro per esercitare unattivit retribuita nel territorio di tale Stato. Come ha giustamente osservato linteressato, egli ha, ci facendo, risposto ad unofferta di lavoro effettiva ai sensi dellart. 48, n. 3, lett. a). 91 Poich la situazione di cui alle cause a quibus non pu qualificarsi puramente interna, largomento prospettato dallUEFA devessere respinto. Sullesistenza di un ostacolo alla libera circolazione dei lavoratori 92 Occorre quindi accertare se le norme sui trasferimenti costituiscano un ostacolo alla libera circolazione dei lavoratori, vietato dallart. 48 del Trattato. 93 Come la Corte ha affermato pi volte, la libera circolazione dei lavoratori costituisce uno dei principi fondamentali della Comunit e le norme del Trattato che garantiscono tale libert hanno effetto diretto sin dalla fine del periodo transitorio. 94 La Corte ha inoltre considerato che linsieme delle norme del Trattato relative alla libera circolazione delle persone mira a facilitare ai cittadini comunitari lesercizio di attivit lavorative di qualsivoglia natura nel territorio della Comunit ed osta ai provvedimenti che potrebbero sfavorirli qualora intendano svolgere unattivit economica nel territorio di un altro Stato membro (v. sentenze 7 luglio 1988, causa 143/87, Stanton, Racc. pag. 3877, punto 13, e 7 luglio 1992, causa C370/90, Singh, Racc. pag. I-4265, punto 16). 95 In tale contesto i cittadini degli Stati membri dispongono, in particolare, del diritto, conferito loro direttamente dal Trattato, di lasciare il paese dorigine per entrare nel territorio di un altro Stato membro ed ivi soggiornare al fine di esercitare unattivit economica (v., in particolare, sentenze 5 febbraio 1991, causa C-363/89, Roux, Racc. pag. I-273, punto 9, e Singh, citata, punto 17).

96 Le disposizioni che impediscano ad un cittadino di uno Stato membro di lasciare il paese dorigine per esercitare il suo diritto di libera circolazione, o che lo dissuadano dal farlo, costituiscono quindi ostacoli frapposti a tale libert anche se si applicano indipendentemente dalla cittadinanza dei lavoratori interessati (v., anche sentenza 7 marzo 1991, causa C-10/90, Masgio, Racc. pag. I-1119, punti 18 e 19). 97 Daltro canto, la Corte ha rilevato, nella sentenza 27 settembre 1988, causa 81/87, Daily Mail and General Trust (Racc. pag. 5483, punto 16), che, sebbene le norme del Trattato relative alla libert di stabilimento mirino in particolare a garantire il beneficio del trattamento nazionale nello Stato membro ospitante, esse ostano parimenti a che lo Stato dorigine ostacoli lo stabilimento in un altro Stato membro di un suo cittadino o di una societ costituita secondo la sua normativa e corrispondente, peraltro, alla definizione dettata dallart. 58. I diritti garantiti dallart. 52 e seguenti del Trattato sarebbero vanificati se lo Stato dorigine potesse vietare alle imprese di lasciare il suo territorio per stabilirsi in un altro Stato membro. Le stesse considerazioni valgono, sotto il profilo dellart. 48 del Trattato, per le norme che ostacolano la libera circolazione dei cittadini di uno Stato membro che intendano svolgere unattivit lavorativa subordinata in un altro Stato membro. 98 Ora, vero che le norme sui trasferimenti contestate nelle cause a quibus si applicano anche ai trasferimenti di calciatori fra societ appartenenti a federazioni nazionali diverse nellambito dello stesso Stato membro e che norme analoghe disciplinano i trasferimenti fra societ appartenenti alla stessa federazione nazionale. 99 Tuttavia, come hanno fatto notare il signor Bosman, il governo danese e lavvocato generale nei paragrafi 209 e 210 delle sue conclusioni, tali norme sono idonee a limitare la libera circolazione dei calciatori che vogliono svolgere la loro attivit in un altro Stato membro poich impediscono loro di lasciare le societ cui appartengono, o li dissuadono dal farlo, anche dopo la scadenza dei contratti di lavoro che li legano ad esse. 100 In effetti, prevedendo, come fanno, che un calciatore professionista pu esercitare la sua attivit in una nuova societ stabilita in un altro Stato membro solo se questultima ha versato alla societ di provenienza lindennit di trasferimento il cui importo stato convenuto fra di esse o determinato ai sensi dei regolamenti delle federazioni sportive, le dette norme costituiscono un ostacolo alla libera circolazione dei lavoratori. 101 Come ha rilevato correttamente il giudice nazionale, tale conclusione non inficiata dal fatto che norme sui trasferimenti emanate dallUEFA nel 1990 hanno disposto che i rapporti economici fra le due societ non influiscono sullattivit del calciatore, il quale pu giocare liberamente per la sua nuova societ. Questultima, infatti, resta tenuta a versare lindennit di cui trattasi, a pena di sanzioni che possono giungere fino alla sua radiazione per debiti; e ci le impedisce con altrettanta efficacia di ingaggiare un calciatore proveniente da una societ di un altro Stato membro senza prima pagare la detta indennit. 102 La conclusione dianzi esposta non infirmata nemmeno dalla giurisprudenza della Corte, invocata dallURBSFA e dallUEFA, la quale esclude che lart. 30 del Trattato si applichi a provvedimenti che limitano o vietano talune modalit di vendita, purch essi valgano per tutti gli operatori interessati che esercitano la loro attivit nel territorio nazionale e incidano in uguale misura, in diritto come in fatto, sullo smercio dei prodotti nazionali e dei prodotti provenienti da altri Stati membri (v. sentenza 24 novembre 1993, cause riunite C-267/91 e C-268/91, Keck e Mithouard, Racc. pag. I-6097, punto 16). 103 Basta rilevare, invero, che, sebbene le norme di cui si discute nelle cause a quibus si applichino anche ai trasferimenti fra societ facenti parte di federazioni nazionali diverse

nellambito dello stesso Stato membro e siano analoghe a quelle che disciplinano i trasferimenti fra societ aderenti alla stessa federazione nazionale, resta pur sempre il fatto che esse condizionano direttamente laccesso dei calciatori al mercato del lavoro negli altri Stati membri e in tal modo sono idonee ad ostacolare la libera circolazione dei lavoratori. Esse non possono quindi venire assimilate alle normative riguardanti le modalit di vendita delle merci che la sentenza Keck e Mithouard ha ritenuto esulare dalla sfera dapplicazione dellart. 30 del Trattato (v. anche, in materia di libera prestazione di servizi, sentenza 10 maggio 1995, causa C-384/93, Alpine Investments, Racc. pag. I-1141, punti 36-38). 104 Di conseguenza, le norme sui trasferimenti costituiscono ostacoli alla libera circolazione dei lavoratori vietati, in linea di principio, dallart. 48 del Trattato. Ad una diversa conclusione si potrebbe giungere solo se le dette norme perseguissero uno scopo legittimo compatibile con il Trattato e fossero giustificate da imperiosi motivi dinteresse pubblico. Anche in tale ipotesi, per, la loro applicazione dovrebbe essere idonea a garantire il conseguimento dello scopo perseguito e non dovrebbe eccedere quanto necessario per farlo (v., in particolare, sentenza Kraus, citata, punto 32, e sentenza 30 novembre 1995, causa C-55/94, Gebhard, Racc. pag. I-0000, punto 37). Sullesistenza di giustificazion 105 LURBSFA, lUEFA e i governi francese e italiano hanno anzitutto sostenuto che le norme sui trasferimenti sono giustificate dallintento di conservare lequilibrio finanziario e sportivo fra le societ e di sostenere la ricerca di calciatori di talento e la formazione dei giovani calciatori. 106 Considerata la notevole importanza sociale dellattivit sportiva e, specialmente, del gioco del calcio nella Comunit, si deve riconoscere la legittimit degli scopi consistenti nel garantire la conservazione di un equilibrio fra le societ, preservando una certa parit di possibilit e lincertezza dei risultati, e nellincentivare lingaggio e la formazione dei giovani calciatori. 107 Per quanto riguarda il primo di questi scopi, il signor Bosman ha giustamente rilevato che lapplicazione delle norme sui trasferimenti non costituisce un mezzo adeguato per garantire la conservazione dellequilibrio finanziario e sportivo nel mondo del calcio. Tali norme non impediscono alle societ economicamente pi forti di procurarsi i servigi dei migliori calciatori n impediscono che i mezzi finanziari disponibili costituiscano un elemento decisivo nella competizione sportiva e che lequilibrio fra le societ ne risulti notevolmente alterato. 108 Quanto al secondo scopo, si deve ammettere che la prospettiva di percepire indennit di trasferimento, di promozione o di formazione effettivamente idonea ad incoraggiare le societ a cercare calciatori di talento e ad assicurare la formazione dei giovani calciatori. 109 Tuttavia, essendo impossibile prevedere con certezza lavvenire sportivo dei giovani calciatori e poich solo pochi di essi si dedicano allattivit professionistica, le dette indennit si caratterizzano per incertezza e aleatoriet e, comunque, non hanno alcun rapporto con le spese effettivamente sostenute dalle societ per formare sia i futuri calciatori professionisti sia i giovani che non diventeranno mai tali. Ci considerato, la prospettiva di ricevere indennit del genere non pu svolgere un ruolo determinante nellincentivare lingaggio e la formazione dei giovani calciatori n costituire un mezzo idoneo per finanziare tali attivit, soprattutto nel caso delle societ calcistiche di piccole dimensioni.

110 Peraltro, come ha rilevato lavvocato generale nei paragrafi 226 e seguenti delle sue conclusioni, gli stessi scopi possono essere conseguiti in modo almeno altrettanto efficace con altri mezzi che non intralcino la libera circolazione dei lavoratori. 111 Inoltre stato sostenuto che le norme sui trasferimenti sono necessarie a salvaguardare lorganizzazione mondiale del gioco del calcio. 112 A questo proposito si deve rilevare che il presente procedimento verte sullapplicazione delle norme in esame allinterno della Comunit e non riguarda i rapporti tra le federazioni nazionali degli Stati membri e quelle dei paesi terzi. Daltra parte, lapplicazione di norme diverse ai trasferimenti fra societ facenti parte delle federazioni nazionali della Comunit e ai trasferimenti fra tali societ e quelle aderenti alle federazioni nazionali dei paesi terzi non pu creare difficolt particolari. Infatti, come emerge dai precedenti punti 22 e 23, le norme che a tuttoggi disciplinano i trasferimenti nellambito delle federazioni nazionali di alcuni Stati membri differiscono da quelle che si applicano a livello internazionale. 113 Infine, largomento secondo cui le dette norme sono necessarie per compensare le spese che le societ hanno dovuto sostenere per pagare indennit al momento dellingaggio dei loro calciatori non pu essere accolto, giacch tende a giustificare la conservazione di ostacoli alla libera circolazione dei lavoratori con il semplice fatto che tali ostacoli possono essere esistiti in passato. 114 Di conseguenza, la prima questione devessere risolta nel senso che lart. 48 del Trattato osta allapplicazione di norme emanate da associazioni sportive secondo le quali un calciatore professionista cittadino di uno Stato membro, alla scadenza del contratto che lo vincola ad una societ, pu essere ingaggiato da una societ di un altro Stato membro solo se questa ha versato alla societ di provenienza unindennit di trasferimento, di formazione o di promozione. Sullinterpretazione dellart. 48 del Trattato con riguardo alle norme sulla cittadinanza 115 Con la seconda questione il giudice nazionale chiede in sostanza se lart. 48 del Trattato osti allapplicazione di norme emanate da associazioni sportive secondo le quali, nelle partite delle competizioni che esse organizzano, le societ calcistiche possono schierare solo un numero limitato di calciatori professionisti cittadini di altri Stati membri. Sullesistenza di un ostacolo alla libera circolazione dei lavoratori 116 Come la Corte ha rilevato sopra, nel punto 87, lart. 48 del Trattato si applica a norme emanate da associazioni sportive che determinano le condizioni alle quali gli sportivi professionisti esercitano unattivit retribuita. Pertanto, occorre accertare se le norme sulla cittadinanza costituiscano un ostacolo alla libera circolazione dei lavoratori, vietata dallart. 48. 117 Lart. 48, n. 2, dispone espressamente che la libera circolazione dei lavoratori implica labolizione di qualsiasi discriminazione basata sulla cittadinanza fra i lavoratori degli Stati membri per quanto riguarda loccupazione, la retribuzione e le condizioni di lavoro. 118 La citata disposizione stata attuata, in particolare, dallart. 4 del regolamento del Consiglio 15 ottobre 1968, n. 1612, relativo alla libera circolazione dei lavoratori allinterno della Comunit (GU L 257, pag. 2), ai sensi del quale le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri che limitano, per impresa, per ramo di attivit, per regioni o su scala nazionale, il

numero o la percentuale degli stranieri occupati non sono applicabili ai cittadini degli altri Stati membri. 119 Lo stesso principio osta a che le norme dei regolamenti delle associazioni sportive limitino il diritto dei cittadini di altri Stati membri di partecipare, come professionisti, ad incontri di calcio (v. sentenza Don, citata, punto 19). 120 A questo proposito, il fatto che tali norme non riguardino lingaggio dei detti calciatori, che non limitato, ma la possibilit, per le societ cui appartengono, di farli scendere in campo nelle partite ufficiali irrilevante. Poich la partecipazione a tali incontri costituisce loggetto essenziale dellattivit di un calciatore professionista, evidente che una norma che limiti detta partecipazione incide anche sulle possibilit dingaggio del calciatore interessato. Sullesistenza di giustificazioni 121 Essendo stata accertata lesistenza di un ostacolo, occorre verificare se esso possa essere giustificato con riguardo allart. 48 del Trattato. 122 LURBSFA, lUEFA e i governi tedesco, francese e italiano osservano che le norme sulla cittadinanza sono giustificate da motivi non economici, attinenti unicamente allo sport in s e per s. 123 Infatti, esse servirebbero, in primo luogo, a preservare il legame tradizionale fra ogni societ calcistica e il proprio paese, che molto importante per consentire al pubblico di identificarsi con la squadra preferita e per far s che le societ che partecipano a gare internazionali rappresentino effettivamente il proprio paese. 124 In secondo luogo, le dette norme sarebbero necessarie per costituire unadeguata riserva di calciatori nazionali che consenta alle squadre nazionali di mettere in campo calciatori di alto livello in tutti i ruoli. 125 In terzo luogo esse contribuirebbero a conservare lequilibrio sportivo fra le societ impedendo a quelle economicamente pi forti di ingaggiare i migliori calciatori. 126 Infine, lUEFA sottolinea che la regola del 3+2 stata elaborata di concerto con la Commissione e devessere riesaminata regolarmente in funzione dellevoluzione della politica comunitaria. 127 Va sottolineato al riguardo che nella citata sentenza Don, punti 14 e 15, la Corte ha riconosciuto che le norme del Trattato in materia di libera circolazione delle persone non ostano a normative o prassi che escludano i calciatori stranieri da determinati incontri per motivi non economici, attinenti al carattere e allambito specifici di tali partite e che quindi hanno natura prettamente sportiva, come, ad esempio, nel caso di incontri fra le rappresentative di paesi diversi. La Corte ha sottolineato, per, che tale restrizione della sfera dapplicazione delle norme di cui trattasi deve restare entro i limiti del suo oggetto specifico. 128 Nella fattispecie le norme sulla cittadinanza non riguardano incontri specifici fra rappresentative nazionali, ma si applicano a tutti gli incontri ufficiali tra societ calcistiche e, quindi, alla parte essenziale dellattivit esercitata dai calciatori professionisti.

129 Alla luce di quanto precede le norme sulla cittadinanza non possono essere considerate conformi allart. 48 del Trattato. Questa norma sarebbe altrimenti privata del suo effetto utile e il diritto fondamentale di accedere liberamente a unoccupazione, che essa conferisce individualmente ad ogni lavoratore della Comunit (v., sentenza 15 ottobre 1987, causa 222/86, Heylens, Racc. pag. 4097, punto 14), sarebbe vanificato. 130 Nessuno degli argomenti fatti valere dalle associazioni sportive e dai governi che hanno presentato osservazioni pu inficiare tale conclusione. 131 In primo luogo si deve rilevare che il legame fra una societ calcistica e lo Stato membro nel quale essa stabilita non pu considerarsi inerente allattivit sportiva, in ogni caso non pi del legame che unisce tale societ al suo quartiere, alla sua citt o alla sua regione, oppure, come nel caso del Regno Unito, al territorio di competenza di ciascuna delle quattro federazioni. Nei campionati nazionali, infatti, si affrontano societ di regioni, di citt o di quartieri diversi, ma nessuna norma limita, relativamente a tali partite, il diritto delle societ di schierare in campo calciatori provenienti da altre regioni, da altre citt o da altri quartieri. 132 Inoltre, la partecipazione alle gare internazionali riservata alle societ che hanno ottenuto determinati risultati sportivi nel loro rispettivo paese, senza che la cittadinanza dei loro calciatori rivesta un ruolo particolare. 133 In secondo luogo, va osservato che, anche se le squadre nazionali devono essere composte di calciatori cittadini del paese interessato, questi non devono essere necessariamente qualificati per le societ di tale paese. Peraltro, ai sensi dei regolamenti delle associazioni sportive, le societ che hanno alle loro dipendenze calciatori stranieri sono tenute a permettere loro di partecipare a determinati incontri nelle file della nazionale del loro paese. 134 Inoltre, se vero che la libera circolazione dei lavoratori, rendendo accessibile il mercato del lavoro di uno Stato membro ai cittadini degli altri Stati membri, ha leffetto di ridurre le possibilit dei lavoratori nazionali di trovare unoccupazione nel territorio dello Stato cui appartengono, anche vero che essa offre loro in cambio nuove prospettive di occupazione negli altri Stati membri. Manifestamente, tali considerazioni valgono anche per i calciatori professionisti. 135 In terzo luogo, per quanto riguarda lequilibrio sportivo, occorre rilevare che le norme sulla cittadinanza, che impedirebbero alle squadre pi facoltose di ingaggiare i migliori calciatori stranieri, non sono idonee a conseguire questo scopo giacch nessuna norma limita la loro facolt di ingaggiare i migliori calciatori nazionali, che compromette in misura non diversa il detto equilibrio. 136 Infine, per quanto riguarda largomento relativo al fatto che la Commissione ha partecipato allelaborazione della regola del 3+2, si deve ricordare che, al di fuori dei casi in cui tali competenze le sono espressamente attribuite, la Commissione non ha il potere di dare garanzie quanto alla compatibilit di un determinato comportamento con il Trattato (v., anche, sentenza 27 maggio 1981, cause riunite 142/80 e 143/80, Essevi e Salengo, Racc. pag. 1413, punto 16). Essa, in ogni caso, non dispone del potere di autorizzare comportamenti contrari al Trattato. 137 Da quanto precede risulta che lart. 48 del Trattato osta allapplicazione di norme emanate da associazioni sportive, secondo le quali, nelle partite delle competizioni che esse organizzano, le societ calcistiche possono schierare solo un numero limitato di calciatori professionisti cittadini di altri Stati membri.

Sullinterpretazione degli artt. 85 e 86 del Trattato 138 Poich i due tipi di norme menzionate nelle questioni pregiudiziali sono in contrasto con lart. 48, non occorre pronunciarsi sullinterpretazione degli artt. 85 e 86 del Trattato. Sugli effetti di questa sentenza nel tempo 139 Nelle loro osservazioni scritte e orali lUEFA e lURBSFA hanno attirato lattenzione della Corte sulle gravi conseguenze che dalla sua sentenza potrebbero risultare per lorganizzazione del gioco del calcio nel suo complesso, qualora essa giudicasse incompatibili con il Trattato le norme sui trasferimenti e le norme sulla cittadinanza. 140 Dal canto suo, il signor Bosman, pur osservando che una soluzione in tal senso non ineluttabile, ha rilevato che la Corte potrebbe limitare nel tempo gli effetti della sua sentenza per quanto riguarda le norme sui trasferimenti. 141 Secondo una giurisprudenza costante, linterpretazione che la Corte d di una norma di diritto comunitario nellesercizio della competenza attribuitale dallart. 177 del Trattato chiarisce e precisa, se necessario, il significato e la portata della norma stessa, come deve o avrebbe dovuto essere intesa e applicata dal momento della sua entrata in vigore. Ne deriva che la norma cos interpretata pu e deve essere applicata dal giudice anche a rapporti giuridici sorti e costituiti prima della sentenza che statuisce sulla domanda dinterpretazione, purch sussistano i presupposti per sottoporre al giudice competente una lite relativa allapplicazione della detta norma (v., in particolare, sentenza 2 febbraio 1988, causa 24/86, Blaizot, Racc. pag. 379, punto 27). 142 Solo in via eccezionale la Corte, applicando il principio generale della certezza del diritto inerente allordinamento giuridico comunitario, pu essere indotta a limitare la possibilit di qualunque interessato di far valere una norma, da essa interpretata, allo scopo di rimettere in discussione rapporti giuridici costituiti in buona fede. Tale limitazione pu essere ammessa soltanto dalla Corte nella stessa sentenza che statuisce sullinterpretazione richiesta (v., in particolare, sentenze Blaizot, citata, punto 28, e Legros e a., citata, punto 30). 143 Nel caso di specie i peculiari aspetti delle norme emanate dalle associazioni sportive per quanto riguarda i trasferimenti di calciatori fra societ di Stati membri diversi, come pure il fatto che le stesse norme, o norme analoghe, si applicavano sia ai trasferimenti fra societ aderenti alla stessa federazione nazionale sia ai trasferimenti fra societ facenti parte di federazioni nazionali diverse nellambito dello stesso Stato membro, possono aver creato uno stato dincertezza quanto alla compatibilit delle dette norme con il diritto comunitario. 144 Pertanto, considerazioni imperative di certezza del diritto ostano a che situazioni giuridiche che hanno esaurito i loro effetti nel passato siano rimesse in discussione. Occorre prevedere, tuttavia, uneccezione a favore delle persone che abbiano preso tempestivamente iniziative per salvaguardare i loro diritti. Infine, si deve precisare che la limitazione degli effetti della detta interpretazione pu essere ammessa solo per le indennit di trasferimento, di formazione o di promozione che, alla data di questa sentenza, siano state gi pagate o siano ancora dovute in adempimento di unobbligazione sorta prima di tale data. 145 Di conseguenza, si deve statuire nel senso che leffetto diretto dellart. 48 del Trattato non pu essere fatto valere a sostegno di rivendicazioni relative a indennit di trasferimento, di formazione o di promozione che, alla data di questa sentenza, siano state gi pagate o siano ancora

dovute in adempimento di unobbligazione sorta prima di tale data, fatta eccezione per coloro che, prima della stessa data, abbiano intentato azioni giudiziarie o esperito rimedi equivalenti ai sensi del diritto nazionale vigente in materia. 146 Per quanto riguarda invece le norme sulla cittadinanza, la limitazione temporale degli effetti di questa sentenza non pu essere ammessa. Infatti, alla luce delle citate sentenze Walrave e Don, nessuno poteva ragionevolmente ritenere che le discriminazioni derivanti da tali norme fossero compatibili con lart. 48 del Trattato. Sulle spese 147 Le spese sostenute dai governi danese, tedesco, francese ed italiano e dalla Commissione delle Comunit europee, che hanno presentato osservazioni alla Corte, non possono dar luogo a rifusione. Nei confronti delle parti nelle cause principali il resente procedimento costituisce un incdente sollevato dinanzi al giudice nazionale, cui spetta quii statuire sulle spese. Per questi motivi, LA CORTE, pronunciandosi sulle questioni sottopostele dalla Cour dappel di Liegi con sentenza 1 ottobre 1993, dichiara: 1) Lart. 48 del Trattato CEE osta allapplicazione di norme emanate da associazioni sportive secondo le quali un calciatore professionista cittadino di uno Stato membro, alla scadenza del contratto che lo vincola ad una societ, pu essere ingaggiato da una societ di un altro Stato membro solo se questa ha versato alla societ di provenienza unindennit di trasferimento, di formazione o di promozione. 2) Lart. 48 del Trattato CEE osta allapplicazione di norme emanate da associazioni sportive secondo le quali, nelle partite delle competizioni che esse organizzano, le societ calcistiche possono schierare solo un numero limitato di calciatori professionisti cittadini di altri Stati membri. 3) Leffetto diretto dellart. 48 del Trattato CEE non pu essere fatto valere a sostegno di rivendicazioni relative a indennit di trasferimento, di formazione o di promozione che, alla data di questa sentenza, siano state gi pagate o siano ancora dovute in adempimento di unobbligazione sorta prima di tale data, fatta eccezione per coloro che, prima della stessa data, abbiano intentato azioni giudiziarie o esperito rimedi equivalenti ai sensi del diritto nazionale vigente in materia. Rodrguez Iglesias Kakouris Edward

Hirsch Jann Kapteyn Ragnemalm

Mancini Gulmann

Moitinho de Almeida Murray

Cos deciso e pronunciato a Lussemburgo il 15 dicembre 1995.

Il cancelliere R. Grass

Il presidente G.C. Rodrguez Iglesias

FEDERAZIONE ITALIANA GIUOCO CALCIO


00198 ROMA - VIA GREGORIO ALLEGRI, 14
CASELLA POSTALE 245O

COMUNICATO UFFICIALE N. 194/A


IL CONSIGLIO FEDERALE attesa lopportunit di un adeguamento normativo al comma 11 dellart. 40 delle Norme Organizzative Interne della F.I.G.C., nonch di una integrazione regolamentare al fine di meglio disciplinare il tesseramento per societ della L.N.D. dei calciatori non aventi cittadinanza italiana, residenti in Italia; visto lart. 24 dello Statuto Federale; deliber a di approvare le modifiche al comma 11 dellart 40 delle N.O.I.F. nonch di introdurre il comma 11bis secondo il testo di seguito riportato:

NORME ORGANIZZATIVE INTERNE VECCHIO TESTO Art. 40 Limitazioni del tesseramento calciatori NUOVO TESTO Art. 40 Limitazioni del tesseramento calciatori

1. Gli allenatori professionisti e gli arbitri non 1. INVARIATO possono tesserarsi quali calciatori. II calciatore che si iscrive nell'albo degli allenatori professionisti o che consegua la qualifica di arbitro decade dal tesseramento e non pu pi tesserarsi quale calciatore. 2. Gli iscritti negli elenchi degli allenatori 2. INVARIATO dilettanti possono richiedere il tesseramento quali calciatori solo per la societ per la quale prestano attivit di tecnico. I calciatori non professionisti possono richiedere il tesseramento quali allenatori dilettanti solo per la societ per la quale sono tesserati quali calciatori. 3. I calciatori che non hanno compiuto 3. INVARIATO anagraficamente il 16 anno di et possono essere tesserati soltanto a favore di societ che abbia sede nella regione in cui risiedono con la famiglia, oppure che abbia sede in una

provincia, anche di altra regione, confinante con quella di residenza, salvo deroghe, concesse dal Presidente Federale, in favore delle Societ, per il tesseramento di giovani che abbiano compiuto almeno 14 anni e proseguano gli studi al fine di adempie re allobbligo di istruzione. Le richieste di tesseramento in deroga per i calciatori sopra indicati dovranno pervenire entro il 15 novembre di ogni anno e dovranno essere corredate dal certificato di stato di famiglia, dalla certificazione attestante la iscrizione o la frequenza scolastica e del parere del Settore per lAttivit Giovanile e Scolastica. II rinnovo delle richieste di deroga dovr pervenire entro il termine del 15 settembre di ogni anno, trascorso il qua le, in assenza di detta richiesta o della concessione del rinnovo della deroga, il calciatore sar svincolato dautorit. Per ogni singola stagione sportiva verranno resi noti termini e modalit inerenti il suddetto tesseramento in deroga. 4) Non consentito il tesseramento 4. INVARIATO contemporaneo per pi societ. In caso di pi richieste di tesseramento, considerata valida quella depositata o pervenuta prima. Al calciatore che nella stessa stagione sportiva sottoscrive richieste di tesseramento per pi societ si applicano le sanzioni previste dal Codice di Giustizia Sportiva. 5) I calciatori non possono assumere impegni di 5. INVARIATO tesseramento futuro a favore di societ diversa da quella per la quale sono tesserati, salvo diverse ipotesi previste dalle presenti norme o da que lle sull'ordinamento interno delle Leghe. Gli impegni assunti in violazione di tale divieto sono nulli ad ogni effetto. 6) Possono essere tesserati i calciatori residenti 6. INVARIATO in Italia, che non siano mai stati tesserati per Federazione estera. Allatto del tesseramento il richiedente deve documentare la residenza in Italia e deve dichiarare sotto la propria responsabilit di non essere mai stato tesserato per Federazione estera. Tuttavia il Presidente Federale pu autorizzare il tesseramento di calciatori provenie nti da Federazioni estere, a condizione che sia rilasciato il transfert internazionale dalla

Federazione di provenienza, con indicazione della qualifica di professionista o non professionista ed osservate le norme seguenti. 7) Le societ che disputano i Campionati 7. INVARIATO organizzati dalla L.N.P. e dalla L.P.S.C. possono tesserare liberamente calciatori provenienti o provenuti da Federazioni estere, purch cittadini di Paesi aderenti all'U.E. (ed all'E.E.E.). A tal fine le richieste di tesseramento vanno corredate da attestazione di cittadinanza. Le societ che disputano il Campionato di Serie A possono altres tesserare non pi di cinque calciatori provenienti o provenuti da Federazioni estere, se cittadini di Paesi non aderenti all'U.E (ed all'E.E.E.). Tuttavia solo tre di essi potranno essere inseriti nellelenco ufficiale di cui allart.61 delle presenti norme ed essere utilizzati nelle gare ufficiali in ambito nazionale. Le societ che disputano il Campionato di Serie B hanno tale ultima facolt di tesseramento limitata a non pi di un calciatore. In caso di retrocessione dalla Serie A alla Serie B, consentito alla societ retrocessa di mantenere il tesseramento di calciatori cittadini di paesi non aderenti all'U.E. (ed all'E.E.E.) gi tesserati nel corso dell'antecedente stagione sportiva. In tal caso non consentita la novazione, quanto al temine, del contratto stipulato con tali calciatori. In caso di retrocessione di una societ dalla Serie B alla Serie C, qualora tale societ abbia tra i propri tesserati un calciatore extracomunitario, potr mantenere tale tesseramento ed impiegare il calciatore sino alla scadenza del contratto, con divieto assoluto di prorogare o rinnovare il contratto stesso, e di sostituire il calciatore con altro extracomunitario. Non vengono considerate nei limiti di tesseramento di cui sopra le acquisizioni da parte di societ di L.N.P., di calciatori cittadini di paesi non aderenti allU.E. (ed allE.E.E.) provenienti da Federazione estera, se depositate contestualmente alla documentazione relativa alla cessione del calciatore medesimo a societ di altra Federazione. Il tesseramento, anche nelle stagioni sportive successive, di tali calciatori, sar subordinato alla

compatibilit numerica con i limiti imposti dalla normativa relativa al tesseramento di calciatori cittadini di paesi non aderenti allU.E. (ed allE.E.E.). Le societ non partecipanti ai predetti campionati professionistici non possono tesserare calciatori cittadini di Paesi non aderenti allU.E. (ed allE.E.E.). 7.bis.L'elenco ufficiale di gare di cui all'art. 61 delle presenti Norme pu contenere, per tutte le gare ufficiali che disputano societ di Serie A, i nominativi di cinque calciatori, di cui due assimilati, non selezionabili per le Squadre Nazionali e purch no n cittadini di Paesi aderenti all'U.E. (ed all'E.E.E.). 8) Calciatori assimilati sono definiti quelli provenuti da Federazione estera, aderente all'U.E.F.A., che siano stati tesserati per la F.I.G.C. per cinque anni continuativi, di cui almeno tre nella fascia di et fissata dall'articolo 9 dello Statuto Federale. 9) consentito alle sole societ che disputano il Campionato di Serie A di tesserare non pi di due per societ, calciatori di et non superiore a tredici anni provenienti da Federazione estera aderente all'U.E.F.A.. fatta salva la facolt di mantenimento del tesseramento anche nel caso di retrocessione della societ dal Campionato di Serie A a quello di Serie B. 10) Non sono assoggettati alla disciplina di cui ai commi 6 ultima parte, 7, 7 bis, 8, e 9 nonostante siano provenienti o provenuti da Federazione estera, i calciatori cittadini italiani che abbiano ininterrottamente mantenuto la cittadinanza italiana, che siano figli di cittadini italiani nati in Italia, che abbiano la residenza stabile in Italia e che non siano stati convocati per Squadre Nazionali o Rappresentative di Federazione diversa da quella italiana. Ai fini del tesseramento, tali calciatori debbono comprovare documentalmente la propria cittadinanza italiana, la nascita in Italia dei propri genitori, la propria residenza stabile in Italia, nonch dichiarare, sotto la propria responsabilit, di non essere stati mai convocati per Squadre Nazionali o Rappresentative di Federazioni diverse da quella italiana. I calciatori provenienti o provenuti da Federazione estera, cittadini di

7.bis INVARIATO

8. INVARIATO

9. INVARIATO

10. INVARIATO

Paesi non aderenti allU.E. (ed allE.E.E.) che abbiano ottenuto anche la cittadinanza italiana o di paese aderente allU.E. (ed allE.E.E.), sono equiparati ai fini interni, con decorrenza immediata, ai calciatori italiani o cittadini di paesi aderenti allU. E. (ed allE.E.E.); il possesso dei requisiti suddetti va documentalmente approvato attraverso la produzione del certificato di cittadinanza italiana o di Paesi aderenti allU.E. (ed allE.E.E.). 11) Le societ della Lega Nazionale Dilettanti 11) Le societ della Lega Nazionale Dilettanti possono tesserare, entro il 31 Dicembre, e possono tesserare, entro il 31 Dicembre, e schierare in campo un solo calciatore schierare in campo un solo calciatore straniero, ovvero una sola calciatrice straniero, ovvero una sola calciatrice straniera, che siano stati tesserati per societ straniera, che siano stati tesserati per societ appartenenti a Federazioni estere, purch in appartenenti a Federazioni estere, purch in regola con le leggi vigenti in materia di regola con le leggi vigenti in materia di immigrazione, ingresso e soggiorno in Italia, immigrazione, ingresso e soggiorno in Italia, e sia documentato: e sia documentato: 1. Calciatori extracomunitari: 1. Calciatori extracomunitari: a) la qualifica di non professionista a) la qualifica di non professionista risultante dal transfert internazionale; risultante dal transfert internazionale; b) lo svolgimento di attivit lavorativa b) lo svolgimento di attivit lavorativa mediante esibizione di certificazione mediante esibizione di certificazione dellEnte competente attestante la regolare dellEnte competente attestante la regolare assunzione; assunzione; c) in alternativa, se studente, lo svolgimento c) in alternativa, se studente, lo svolgimento dellattivit di studio mediante esibizione di dellattivit di studio mediante esibizione di certificato di iscrizione o frequenza a corsi certificato di iscrizione o frequenza a corsi scolastici o assimilabili riconosciuti dalle scolastici o assimilabili riconosciuti dalle competenti autorit; competenti autorit; d) la residenza o il permesso di soggiorno d) la residenza e il permesso di soggiorno per un periodo non inferiore ad un anno o per un periodo non inferiore ad un anno o che comunque sia valido per lintero periodo che comunque sia valido per lintero periodo di tesseramento. La residenza o il permesso di tesseramento. La residenza e il permesso di soggiorno deve risultare nel Comune sede di soggiorno devono risultare nel Comune della societ o in Comune della stessa sede della societ o in Comune della stessa Provincia o di Provincia limitrofa. Provincia o di Provincia limitrofa. 2. Calciatori comunitari: 2. Calciatori comunitari: a) la qualifica di non professionista a) la qualifica di non professionista risultante dal transfert internazionale; risultante dal transfert internazionale; b) la residenza che, nel caso di minori di b) la residenza che, nel caso di minori di et, deve essere necessariamente fissata nel et, deve essere necessariamente fissata nel Comune sede della societ o in Comune Comune sede della societ o in Comune della stessa Provincia o in Provincia della stessa Provincia o in Provincia limitrofa; limitrofa; I calciatori tesserati a norma dei precedenti I calciatori tesserati a norma dei precedenti punti 1) e 2) non possono essere trasferiti ed punti 1) e 2) non possono essere trasferiti ed il tesseramento ha validit per una stagione il tesseramento ha validit per una stagione sportiva; sportiva;

3. I calciatori di cittadinanza italiana residenti 3. I calciatori di cittadinanza italiana residenti in Italia, anche se provenienti da Federazione in Italia, anche se provenienti da Federazione estera, sono parificati, ad ogni effetto, ai estera, sono parificati, ad ogni effetto, ai calciatori italiani. In tale ipotesi richiesta la calciatori italiani. In tale ipotesi richiesta la sola qualifica di non professionista sola qualifica di non professionista risultante dal transfert internazionale. risultante dal transfert internazionale. a) I calciatori non professionisti di a) I calciatori non professionisti di cittadinanza italiana, trasferiti allestero, non cittadinanza italiana, trasferiti allestero, non possono essere nuovamente tesserati per possono essere nuovamente tesserati per societ italiane nella stagione sportiva in cui societ italiane nella stagione sportiva in cui avevano ottenuto il transfert avevano ottenuto il transfert internazionale, salvo che la richiesta di internazionale, salvo che la richiesta di tesseramento sia a favore della stessa societ tesseramento sia a favore della stessa societ italiana per cui erano stati tesserati prima del italiana per cui erano stati tesserati prima del trasferimento allestero. trasferimento allestero. Il tesseramento dei calciatori di cui al Il tesseramento dei calciatori di cui al presente comma decorre dalla data di presente comma decorre dalla data di autorizzazione della F.I.G.C. autorizzazione della F.I.G.C. 11bis I calciatori di cittadinanza non italiana, residenti in Italia, di et superiore ai 16 anni che non siano mai stati tesserati per Federazione estera e che richiedono il tesseramento per societ della L.N.D. devono presentare la dichiarazione di non essere mai stati tesserati per Federazione estera, il certificato di residenza anagrafica attestante la residenza in Italia da almeno dodici mesi e, qualora fossero di nazionalit extracomunitaria, devono presentare anche il permesso di soggiorno valido almeno fino al termine della stagione sportiva corrente. Il tesseramento decorre dalla data di comunicazione della F.I.G.C. e, per i calciatori extracomunitari che non potranno essere trasferiti, avr validit fino al termine della stagione sportiva 12) I calciatori residenti nella Repubblica di San 12. INVARIATO Marino o nella Citt del Vaticano sono parificati, ad ogni effetto, ai calciatori italiani. PUBBLICATO IN ROMA IL 25 GIUGNO 2004 IL SEGRETARIO Avv. Giancarlo Gentile IL PRESIDENTE Dott. Franco Carraro

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FEDERAZIONE ITALIANA GIUOCO CALCIO

DECISIONI DELLA C.A.F.

Testi integrali relativi al

COMUNICATO UFFICIALE N. 3/C (2001-2002)

Riunioni del 17-18 luglio 2001

Sede Federale: Via Gregorio Allegri, 14 00198 Roma

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TESTI DELLE DECISIONI RE LATIVE AL COM. UFF. N. 3/C - RIUNIONI DEL 17-18 LUGLIO 2001
l - APPELLO DELLA S.S. LAZIO AVVERSO LA SANZIONE DELLAMMENDA DI L. 2.000.000.000, INFLITTALE A SEGUITO DI DEFERIMENTO DEL PROCURATORE FEDERALE, PER VIOLAZIONE DELLART. l, COMMA l, C.G.S., IN RELAZIONE ALLA POSIZIONE DI TESSERAMENTO DEL CALCIATORE VERON JUAN SEBASTIAN (Delibera della Commissione Disciplinare presso la Lega Nazionale Professionisti - Com. Uff. n. 507 del 27.6.2001) 2 - APPELLO DEL SIG. PULICI FELICE MOSE AVVERSO LA SANZIONE DELLA INIBIZIONE FINO AL 30.6.2002, INFLITTAGLI A SEGUITO DI DEFERIMENTO DEL PROCURATORE FEDERALE, PER VIOLAZIONE DELLART. 1, COMMA 1, C.G.S. (Delibera della Commissione Disciplinare presso la Lega Nazionale Professionisti Com. Uff. n. 507 del 27.6.2001) 3 - APPELLO DEL PROCURATORE FEDERALE AVVERSO IL PROSCIOGLIMENTO DEL CALCIATORE VERON JUAN SEBASTIAN, DEI SIGG.RI CRAGNOTTI SERGIO E GOVERNATO NELLO, NONCHE AVVERSO LINCONGRUITA DELLA SANZIONE DELLAMMENDA DI L. 2.000.000.000 INFLITTA ALLA S.S. LAZIO (Delibera della Commissione Disciplinare presso la Lega Nazionale Professionisti - Com. Uff. n. 507 del 27.6.2001) Con decisione pubblicata sul Comunicato Ufficiale n. 507 del 27 giugno 2001, la Commissione Disciplinare presso la Lega Nazionale Professionisti, su deferimento del Procuratore Federale, ha dichiarato il Sig. Pulici Felice Mos, dirigente della S.S. Lazio, responsabile della violazione dellart. 1 comma 1 C.G.S. irrogandogli la sanzione dellinibizione fino al 30 giugno 2002; ha dichiarato altres la S.S. Lazio oggettivamente responsabile ai sensi dellart. 6 comma 2 C.G.S., infliggendole lammenda di L. 2.000.000.000. Ha, invece, prosciolto dalladdebito di violazione dellart. 1 comma 1 C.G.S. il calciatore Veron Juan Sebastian, nonch i Sigg.ri Cragnotti Sergio e Governato Nello, rispettivamente presidente e dirigente della S.S. Lazio. Avverso tale decisione hanno proposto ritualmente appello: il Procuratore Federale, che ha chiesto la dichiarazione di responsabilit del Veron, del Cragnotti e del Governato, con squalifica del primo fino al 30 giugno 2002 ed inibizione a svolgere attivit in seno alla F.I.G.C. ed a ricoprire cariche federali ed a rappresentare la societ Lazio fino al 30 giugno 2002, per gli altri due. Ha inoltre chiesto ulteriore ammenda di L.1.000.000.000 alla S.S. Lazio per responsabilit diretta ed oggettiva ai sensi dellart. 6 nn. 1 e 2 C.G.S.; la S.S. Lazio, in persona del presidente Cragnotti Sergio chiedendo una riduzione dellammenda comminata alla societ; il Sig. Pulici Felice Mos che ha chiesto il proscioglimento dalladdebito o, in subordine, lirrogazione della sanzione minima prevista dalla normativa federale. Ritiene questa Commissione dAppello che la sentenza di primo grado, adeguatamente ed ampiamente motivata, debba essere sostanzialmente confermata, nel senso che non possa trovare accoglimento limpugnazione proposta dal Procuratore Federale avverso i proscioglimenti di Veron, Cragnotti e Governato. Come messo in evidenza nella

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decisione della Commissione Disciplinare, infatti, il caso Veron si differenzia da tutti gli altri simili esaminati in questa sede, in quanto non si tratta di uno status di calciatore comunitario ottenuto mediante lesibizione ai competenti organi federali di un passaporto apparentemente emesso da uno o laltro degli Stati dellUnione Europea, in tutto o in parte falsificato o comunque sequestrato dallAutorit giudiziaria ed oggetto di indagine penale. Veron, al contrario, ha prodotto un certificato di cittadinanza italiana, rilasciatogli dal Comune di Roma in data 10.9.1999, non invalidato successivamente da alcun provvedimento amministrativo o giudiziario; allo stato, quindi, Veron ha acquisito la cittadinanza italiana ed tuttora, a tutti gli effetti, cittadino italiano, condizione che non venuta meno a seguito del procedimento penale aperto nei suoi confronti ed avente ad oggetto lasserita falsificazione di alcuni documenti costituenti il presupposto per lottenimento della cittadinanza italiana. Correttamente la Commissione Disciplinare ha ritenuto di non dover attribuire valore determinante alla decisione del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma che ha disposto il rinvio a giudizio di Veron e degli altri deferiti, sia perch a tale atto non pu essere conferito alcun valore decisorio, sia, soprattutto, perch lambito del presente procedimento disciplinare non ha certo per oggetto laccertamento di fatti penalmente rilevanti, bens solo la valutazione di comportamenti rilevanti sotto il profilo disciplinare e segnatamente se da parte di soggetti tesserati F.I.G.C. sia stata posta in essere una condotta sleale ed antisportiva vietata dallart.1 comma 1 C.G.S.. Si deve condividere anche il pensiero del Giudice di primo grado di porre a fondamento della ricostruzione dei fatti il contenuto della relazione datata 15.12.1999 diretta dal Consolato Italiano in La Plata al nostro Ministero degli Affari Esteri, sulla base del quale si pu considerare accertata la linea familiare del Veron fino al capostipite Ireneo Portela, nato nel 1853, di nazionalit argentina. Sarebbe costui quel tale Porcella Giuseppe Antonio che dalla documentazione rilasciata dal Comune di Fagnano Castello sarebbe emigrato in Argentina dove il suo nome sarebbe stato trascritto come Jos Portela. Sulle modalit attraverso le quali si pervenuti allottenimento della suddetta documentazione non stata fatta sufficiente luce e, anche se non si pu aderire in tutto e per tutto alla tesi difensiva secondo la quale si sarebbe trattato dellopera di quella tal Tedaldi fatta oggetto di denuncia-querela per truffa presentata dalla S.S. Lazio, non v dubbio che sulla consapevolezza della irregolarit della documentazione dalla medesima procurata non esiste una prova tranquillante. E ci non solo per il Veron, ma anche per il presidente Cragnotti e per il suo stretto collaboratore Governato. Senza scendere in ulteriori particolari, in quanto pu far propria la pi che esauriente motivazione della Commissione Disciplinare, questa Commissione dAppello ritiene che il proscioglimento dei tre suddetti deferiti, per mancanza di prova certa sullelemento soggettivo, vada pienamente confermato, cosi come la decisione di segno contrario adottata, invece, nei confronti dellaltro dirigente della societ Lazio, Pulici Felice Mos. Nei confronti di questultimo, infatti, la Commissione Disciplinare ha evidenziato, oltre a tutti gli altri elementi di sospetto validi anche per gli altri inquisiti, un elemento di fatto di particolare valore probatorio quale il ritrovamento nella sua abitazione, nel corso della perquisizione effettuata dalla Polizia Giudiziaria, di un foglio dattiloscritto riportante l'albero genealogico del Veron con una annotazione manoscritta, che lo stesso Pulici ha ammesso di aver personalmente effettuato, recante la correzione del nome del capostipite in linea materna del Veron, da Ireneo in Giuseppe. Tale elemento aggiunto alla circostanza che il Pulici, per sua stessa ammissione, segu personalmente, per conto della S.S. Lazio, tutta la procedura per lottenimento della cittadinanza italiana del Veron, tenendo fin dallinizio, e fino alla conclusione della vicenda, i contatti con la Tedaldi, portano alla

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convinzione, condivisa da questa Commissione, che egli abbia avuto contezza della irregolarit della documentazione esibita al Comune di Roma. Con ci non si vuol certo dire che lintera vicenda sia stata da lui orchestrata e diretta senza che il Presidente e gli altri dirigenti ne fossero a conoscenza, bensi solo che, mentre agli altri si pu - come si detto - concedere il beneficio del dubbio, a tale risultato non si pu pervenire per il Pulici raggiunto, invece, da prova sufficiente di responsabilit. Pu, peraltro, essere accolta la sua subordinata richiesta di riduzione della sanzione (inibizione fino al 31.12.2001, anzich fino al 30.6.2002) in considerazione della sua indubbia correttezza precedente al fatto di che trattasi e del suo comportamento collaborativo nel corso delle indagini. Non pu invece essere accolta listanza di riduzione della sanzione a favore della S.S. Lazio, apparendo congrua la misura dellammenda come fissata dalla Commissione Disciplinare. Per questi motivi la C.A.F., riuniti gli appelli come sopra proposti dalla S.S. Lazio di Roma, dal Sig. Pulici Felice Mos e dal Procuratore Federale, cosi decide: - respinge gli appelli della S.S. Lazio di Roma e del Procuratore Federale; - in parziale accoglimento dellappello del Sig. Pulici Felice Mos, riduce al 31.12.2001 la sanzione dellinibizione gi inflitta dai primi giudici; - ordina restituirsi la tassa versata dal Sig. Pulici Felice Mos; - ordina incamerarsi la tassa versata dalla S.S. Lazio. 4 - APPELLO DELLUDINESE CALCIO AVVERSO LAMMENDA DI L. 3.000.000.000, INFLITTA A SEGUITO DI DEFERIMENTO DEL PROCURATORE FEDERALE AI SENSI DELLART. 6, COMMA 2, C.G.S. (Delibera della Commissione Disciplinare presso la Lega Nazionale Professionisti - Com. Uff. n 507 del 27.6.2001) 5 - APPELLO DEL SIG. MARCATTI SIGFRIDO AVVERSO LA SANZIONE DELLA INIBIZIONE FINO AL 31.10.2001, INFLITTAGLI A SEGUITO DI DEFERIMENTO DEL PROCURATORE FEDERALE, PER VIOLAZIONE DELLART. 1, COMMA 1, C.G.S. (Delibera della Commissione Disciplinare presso la Lega Nazionale Professionisti Com. Uff. n. 507 del 27.6.2001) 6 - APPELLO DEL SIG. POZZO GINO AVVERSO LA SANZIONE DELLA INIBIZIONE FINO AL 30.6.2003, INFLITTAGLI A SEGUITO DI DEFERIMENTO DEL PROCURATORE FEDERALE, PER VIOLAZIONE DELLART. 1, COMMA 1, C.G.S. (Delibera della Commissione Disciplinare presso la Lega Nazionale Professionisti - Com. Uff. n. 507 del 27.6.2001) 7 - APPELLO DEL CALCIATORE DOS SANTOS WARLEY SILVA AVVERSO LA SANZIONE DELLA SQUALIFICA FINO AL 30.6.2002, INFLITTAGLI A SEGUITO DI DEFERIMENTO DEL PROCURATORE FEDERALE, PER VIOLAZIONE DELLART. 1, COMMA 1, C.G.S. (Delibera della Commissione Disciplinare presso la Lega Nazionale Professionisti - Com. Uff. n. 507 del 27.6.2001) 8 - APPELLO DEL CALCIATORE DA SILVA MERCADO ALEJANDRO DAMIAN AVVERSO LA SANZIONE DELLA SQUALIFICA FINO AL 30.6.2002, INFLITTAGLI A SEGUITO DI DEFERIMENTO DEL PROCURATORE FEDERALE, PER VIOLA-

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ZIONE DELLART. 1, COMMA 1, C.G.S. (Delibera della Commissione Disciplinare presso la Lega Nazionale Professionisti - Com. Uff. n. 507 del 27.6.2001) 9 - APPELLO DEL CALCIATORE VALENTIM DO CARMO ALBERTO NETO AVVERSO LA SANZIONE DELLA SQUALIFICA FINO AL 30.6.2002, INFLITTAGLI A SEGUITO DI DEFERIMENTO DEL PROCURATORE FEDERALE, PER VIOLAZIONE DELLART. 1, COMMA 1, C.G.S. (Delibera della Commissione Disciplinare presso la Lega Nazionale Professionisti - Com. Uff. n. 507 del 27.6.2001) 10 - APPELLO DEL CALCIATORE AMARAL DE CASTRO JORGE HENRIQUE AVVERSO LA SANZIONE DELLA SQUALIFICA FINO AL 30.6.2002, INFLITTAGLI A SEGUITO DI DEFERIMENTO DEL PROCURATORE FEDERALE, PER VIOLAZIONE DELLART. 1, COMMA 1, C.G.S. (Delibera della Commissione Disciplinare presso la Lega Nazionale Professionisti - Com. Uff. n. 507 del 27 6 2001) Con decisione pubblicata nel Comunicato Ufficiale n. 507 del 27 giugno 2001 la Commissione Disciplinare presso la Lega Nazionale Professionisti, su deferimento del Procuratore Federale, ha inflitto ai calciatori Dos Santos Warley Silva, Da Silva Mercado Alejandro Damian, Valentim Do Carlo Alberto Neto ed Amaral De Castro Jorge Henrique la sanzione della squalifica fino al 30 giugno 2002; al Procuratore speciale della societ Udinese Calcio Pozzo Gino la sanzione dellinibizione a svolgere attivit in seno alla F.I.G.C., a ricoprire cariche federali ed a rappresentare la societ fino al 30.6.2003; al segretario dellUdinese Marcatti Sigfrido la stessa inibizione fino al 31.10.2001; tutti in quanto ritenuti responsabili di violazione dellart. l comma 1 C.G.S.; alla societ Udinese Calcio lammenda di L. 3.000.000.000, per responsabilit oggettiva, ai sensi dellart. 6 comma 2 C.G.S.. Ha invece prosciolto dalla stessa ipotesi di violazione dellart. 1 comma 1 C.G.S. il consigliere delegato e direttore generale dellUdinese Marino Pierpaolo. Avverso tale decisione hanno ritualmente proposto appello: Il Dr. Franco Soldati in qualit di presidente e legale rappresentante della Udinese Calcio e quale procuratore speciale di Valentim Do Carmo Alberto Nato, Do Santos Warley Silva, Da Silva Mercado Alejandro Damian ed Amaral De Castro Jorge Henrique, e il Sig. Marcatti Sigfrido in proprio. Nellatto di impugnazione si lamenta la mancata acquisizione degli atti del procedimento penale gi in corso e la carenza di motivazione soprattutto nellelemento soggettivo, in quanto tutti i calciatori incolpati avrebbero subito un vero e proprio raggiro dai rispettivi procuratori che li avrebbero forniti di falsi passaporti al fine di essere tesserati immediatamente come comunitari ( il caso di Valentim Do Carmo Alberto Neto e di Da Silva Mercado Alejandro Damian) o per ottenere, dopo liniziale tesseramento come extracomunitario, la variazione di stato in comunitari. Gli argomenti addotti dalla difesa (che, peraltro, non ha neppure tentato di contestare laccertata falsit dei passaporti, tutti apparentemente rilasciati dal famigerato - e inesistente - funzionario della Guardia Civile di Lisbona Ferreira) non intaccano, per, la solidit della dettagliata motivazione della delibera di primo grado che ha spiegato nei particolari, per ogni singolo caso, le circostanze in cui i documenti falsi vennero emessi e consegnati agli interessati. Appare inutile riportare in questa sede quanto gi detto dalla Commissione Disciplinare le cui argomentazioni vanno in toto condivise e la cui decisione va conferma-

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ta pienamente sia per quel che riguarda la responsabilit dei calciatori che dei dirigenti dellUdinese Calcio, Pozzo Gino e Marcatti Sigfrido. Anche in ordine alla misura delle sanzioni inflitte, la decisione impugnata pu essere condivisa, ad eccezione della sanzione comminata al Pozzo che pu essere, per motivi di equit sostanziale, limitata al 31.12.2002. La responsabilit oggettiva dellUdinese Calcio deriva automaticamente dalla illecita condotta dei suoi tesserati ai sensi dellart. 6 comma 2 C.G.S., senza che possano avere alcun valore le allegazioni di buona fede e di mancanza di colpa. Com noto, infatti, la responsabilit oggettiva opera al di fuori di ogni tipo di dolo o di colpa e si identifica nel trasferimento automatico sullente sociale della responsabilit soggettiva degli agenti individuali, suoi tesserati. LUdinese Calcio, peraltro, deve rispondere anche - in via diretta - della violazione ascritta al Pozzo che, allepoca dei fatti (febbraio - agosto 1999) riguardanti il tesseramento di Amaral De Castro Jorge Henrique, detto Jorginho, era procuratore speciale della societ e ne aveva quindi la legale rappresentanza. Per questi motivi la C.A.F., riuniti gli appelli come sopra proposti dallUdinese Calcio di Udine, dal Sig. Marcatti Sigfrido, dal Sig. Pozzo Gino e dai calciatori Dos Santos Warley Silva, Da Silva Mercado Alejandro, Valentim Do Carmo Alberto Neto e Amaral De Castro Jorge Henrique, cos decide: - respinge gli appelli dellUdinese Calcio di Udine, del Sig. Marcatti Sigfrido e dei calciatori Dos Santos Warley Silva, Da Silva Mercado Alejandro, Valentim Do Carmo Alberto Neto e Amaral De Castro Jorge Henrique; - in parziale accoglimento dellappello del Sig. Pozzo Gino, riduce al 31.12.2002 la sanzione dellinibizione gi inflitta dai primi giudici; - ordina restituirsi la tassa versata dal Sig. Pozzo Gino; - ordina incamerarsi le tasse versate dallUdinese Calcio, dal Sig. Marcatti Sigfrido e dai calciatori Dos Santos Warley Silva, Da Silva Mercado Alejandro, Valentim Do Carmo Alberto Neto e Amaral De Castro Jorge Henrique. 11 - APPELLO DEL VICENZA CALCIO AVVERSO LAMMENDA DI L. 1.000.000.000, INFLITTA A SEGUITO DI DEFERIMENTO DEL PROCURATORE FEDERALE AI SENSI DELLART. 6, COMMA 2, C.G.S. (Delibera della Commissione Disciplinare presso la Lega Nazionale Professionisti - Com. Uff. n. 507 del 27.6.2001) 12 - APPELLO DEL SIG. SAGRAMOLA RINALDO AVVERSO LA SANZIONE DELLA INIBIZIONE FINO AL 30.6.2002 E LAMMENDA DI L. 10.000.000, INFLITTAGLI A SEGUITO DI DEFERIMENTO DEL PROCURATORE FEDERALE, PER VIOLAZIONE DELLART. 1, COMMA 1, C.G.S. (Delibera della Commissione Disciplinare presso la Lega Nazionale Professionisti - Com. Uff. n. 507 del 27.6.2001) 13 - APPELLO DEL PROCURATORE FE:DERALE AVVERSO LINCONGRUITA DELLA SANZIONE DELLINTERDIZIONE FINO AL 31.12.2001, INFLITTA AL SIG. BRIASCHI MASSIMO, A SEGUITO DI PROPRIO DEFERIMENTO PER VIOLAZIONE DELLART. 4 N. 1 C.G.S. IN RELAZIONE ALLART. 13 DEL REGOLAMENTO DEIPROCURATORI SPORTIVI (Delibera della Commissione Disciplinare presso la Lega Nazionale Professionisti - Com. Uff. n. 507 del 27.6.2001) 14 - APPELLO DEL CALCIATORE CAPUCHO NEVES JEDAIS AVVERSO LA SAN-

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ZIONE DELLA SQUALIFICA FINO AL 30.6.2002, INFLITTAGLI A SEGUITO DI DEFERIMENTO DEL PROCURATORE FEDERALE, PER VIOLAZIONE DELLART. 1, COMMA 1, C.G.S. (Delibera della Commissione Disciplinare presso la Lega Nazionale Professionisti - Com. Uff. n. 507 del 27.6.2001) 15 - APPELLO DEL CALCIATORE LEONI ANDRE AUGUSTO AVVERSO LA SANZIONE DELLA SQUALIFICA FINO AL 30.6.2002, INFLITTAGLI A SEGUITO DI DEFERIMENTO DEL PROCURATORE FEDERALE, PER VIOLAZIONE DELLART. 1, COMMA 1, C.G.S. (Delibera della Commissione Disciplinare presso la Lega Nazionale Professionisti - Com. Uff. n. 507 del 27.6.2001) 16 - APPELLO DEL SIG. BRIASCHI MASSIMO AVVERSO LA SANZIONE DELLA INTERDIZIONE FINO AL 31.12.2001, INFLITTAGLI A SEGUITO DI DEFERIMENTO DEL PROCURATORE FEDERALE PER VIOLAZIONE DELLART. 4 N. 1 C.G.S. IN RELAZIONE ALLART. 13 DEL REGOLAMENTO DEI PROCURATORI SPORTIVI (Delibera della Commissione Disciplinare presso la Lega Nazionale Professionisti - Com. Uff. n. 507 del 27.6.2001) Con decisione pubblicata nel Comunicato Ufficiale n. 507 del 27 giugno 2001 la Commissione Disciplinare presso la Lega Nazionale Professionisti, su deferimento del Procuratore Federale, ha inflitto ai calciatori del Vicenza Calcio Capucho Jedais Neves ed Andr Augusto Leoni la squalifica sino al 30 giugno 2002 per violazione dellart. 1, comma 1, C.G.S.; al direttore generale Sagramola Rinaldo la sanzione dellinibizione sino al 30 giugno 2002 e dellammenda di L. 10.000.000 per violazione dellart. 4 C.G.S. ed art. 1 comma 1 C.G.S., al procuratore sportivo Briaschi Massimo la sanzione dellinterdizione ai sensi dellart. 13 del Regolamento dei Procuratori Sportivi, sino al 31 dicembre 2001, per violazione dellart. 4; alla societ Vicenza Calcio lammenda di L. 1.000.000.000 per responsabilit oggettiva ai sensi dellart. 6 comma 2 C.G.S.. Avverso tale decisione hanno proposto rituale ricorso: Leoni Andr Augusto che ha chiesto lannullamento della decisione della Commissione Disciplinare nei suoi confronti, per difetto di giurisdizione - competenza in quanto non pi tesserato per la F.I.G.C. sin dal 24 settembre 2000 e, nel merito, il proscioglimento per carenza di prove o, in subordine, una riduzione della sanzione; Jedais Capucho Neves che ha chiesto lapplicazione della meno grave delle sanzioni previste dal C.G.S. o comunque una riduzione della squalifica inflitta; Sagramola Rinaldo che ha chiesto il proscioglimento nel merito per la violazione dellart. 4 C.G.S.; Briaschi Massimo che ha chiesto lannullamento della decisione della Commissione Disciplinare nei suoi confronti per difetto di competenza e, nel merito, il proscioglimento per inesistenza dellattivit di mediazione; la societ Vicenza Calcio che ha chiesto il proscioglimento nel merito e, in subordine, una riduzione della sanzione pecuniaria inflittale; il Procuratore Federale, nei confronti del Briaschi, per il quale ha chiesto lapplicazione della sanzione dell'interdizione fino al 30 giugno 2002. Ritiene questa Commissione dAppello che leccezione di difetto di giurisdizione sostenuta dalla difesa del calciatore Leoni non possa trovare accoglimento come correttamente deciso dal Giudice di primo grado. Per costante giurisprudenza di questa Commissione, infatti, devono ritenersi assoggettati alla competenza degli organi di giusti-

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zia sportiva tutti coloro che rivestivano la qualit di tesserato al momento del fatto contestato, nulla rilevando la eventuale perdita successiva di tale condizione. Ad analoga soluzione deve pervenirsi per quel che riguarda il difetto di competenza eccepito in via preliminare dalla difesa del procuratore sportivo Briaschi Massimo; non pu, infatti, ritenersi fondata la tesi secondo la quale laccertamento delle infrazioni e lapplicazione delle sanzioni nei confronti dei procuratori sportivi sarebbero attribuiti in via esclusiva alla Commissione prevista dallart. 7 del Regolamento dei Procuratori Sportivi. Questa Commissione dAppello ritiene di dover pienamente condividere lorientamento giurisprudenziale che prevede dei limiti precisi alla competenza disciplinare della Commissione dei Procuratori Sportivi che si estende solo alla violazione dei doveri elencati dallart. 12 del citato Regolamento, relativi alla specifica attivit del procuratore sportivo. Correttamente quindi la Commissione Disciplinare ha respinto leccezione di che trattasi, considerando la violazione ascritta al Briaschi non rientrante fra le prescrizioni del citato articolo 12 del Regolamento dei Procuratori Sportivi e sanzionabili invece secondo la giurisdizione ordinaria alla quale il procuratore sportivo rimane sempre assoggettato ai sensi dellart. 10 comma 4 dello stesso Regolamento. Per quanto attiene al merito delle contestazioni ed in particolare alla non autenticit dei passaporti, ritiene questa Commissione che la esauriente e particolareggiata motivazione del Giudice di primo grado debba essere integralmente condivisa in quanto le argomentazioni svolte, basate su inoppugnabili dati di fatto risultanti dalla documentazione ufficiale, non sono state minimamente scalfite da quanto esposto negli atti di appello e sostenuto oralmente dai difensori. Limpugnata decisione va anche confermata nella parte relativa alla accertata responsabilit di Briaschi Massimo e di Sagramola Rinaldo per violazione dellart. 4 comma 1 C.G.S., per aver il primo svolto attivit di mediazione nel quadro del trasferimento dei calciatori Capucho e Leoni alla societ Vicenza Calcio e per essersi il secondo, quale dirigente della societ suddetta, avvalso dellopera di mediazione del Briaschi. Come ben messo in evidenza dal primo giudice, gli atti processuali hanno consentito di ricostruire con sufficiente chiarezza le varie fasi delloperazione ed in particolare i rapporti avuti dal Briaschi con il mediatore brasiliano Careca al fine di metterlo in contatto con il Vicenza tramite il Sagramola. Come s gi detto, siffatto comportamento integra quellattivit di mediazione vietata dal citato articolo 4 comma 1 C.G.S. che, in particolare, fa divieto a tutti i soggetti dellordinamento federale (e quindi anche ai procuratori sportivi) di avvalersi di mediatori nello svolgimento di pratiche comunque attinenti al trasferimento o al tesseramento di calciatori. La pur dotta e completa memoria della difesa del Briaschi pone, in effetti, dei sostanziali problemi relativi, da un lato, ai limiti dellattivit del procuratore sportivo e, dallaltro, alla competenza specifica della Commissione dei Procuratori Sportivi a giudicare dei comportamenti degli iscritti allapposito elenco. Si tratta, purtroppo, di una materia ancora in fase di evoluzione anche, e soprattutto, in campo internazionale e non pu non formularsi lauspicio di una pi che sollecita sistemazione di tutte le problematiche che ne derivano. Allo stato, dovendosi necessariamente applicare la normativa vigente e rientrando, come s visto, la violazione ascritta al Briaschi ed al Sagramola fra le ipotesi di cui allart. 4 C.G.S., deve applicarsi anche al primo - in accoglimento del ricorso del Procuratore Federale - la sanzione della inibizione non inferiore ad un anno, come previsto al n. 5 del succitato articolo. Per questi motivi la C.A.F., riuniti gli appelli come sopra proposti dal Vicenza Calcio di Vicenza, dal Sig. Sagramola Rinaldo, dal Procuratore Federale, dal calciatore Capucho

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Neves Jedais, dal calciatore Leoni Andr Augusto e dal sig. Briaschi Massimo, cos decide: - respinge gli appelli del Vicenza Calcio, del Sig. Sagramola Rinaldo, dei calciatori Capucho Neves Jedais e Leoni Andr Augusto e del Sig. Briaschi Massimo; - accoglie lappello del Procuratore Federale, rideterminando al 30.6.2002 la sanzione dellinterdizione inflitta al Sig. Briaschi Massimo; - ordina incamerarsi le tasse versate dal Vicenza Calcio, dal Sig. Sagramola Rinaldo, dai calciatori Capucho Neves Jedais e Leoni Andr Augusto e dal Sig. Briaschi Massimo. 17 - APPELLO DELLA.C. MILAN AVVERSO LAMMENDA DI L. 1.000.000.000, INFLITTA A SEGUITO DI DEFERIMENTO DEL PROCURATORE FEDERALE AI SENSI DELLART. 6, COMMA 2, C.G.S. (Delibera della Commissione Disciplinare presso la Lega Nazionale Professionisti - Com. Uff. n. 507 del 27.6.2001) 18 - APPELLO DEL CALCIATORE DE JESUS SILVA NELSON AVVERSO LA SANZIONE DELLA SQUALIFICA FINO AL 30.6.2002, INFLITTAGLI A SEGUITO DI DEFERIMENTO DEL PROCURATORE FEDERALE, PER VIOLAZIONE DELLART. 1, COMMA 1, C.G.S. (Delibera della Commissione Disciplinare presso la Lega Nazionale Professionisti - Com. Uff. n. 507 del 27.6.2001) Con decisione pubblicata sul Comunicato Ufficiale n. 507 del 27 giugno 2001, la Commissione Disciplinare presso la Lega Nazionale Professionisti, su deferimento del Procuratore Federale, ha ritenuto il calciatore De Jesus Silva Nelson Dida, tesserato per l A.C. Milan, responsabile della violazione dellart.1 comma 1 C.G.S. (per uso di irregolare passaporto portoghese al fine di ottenere il tesseramento come comunitario), infliggendogli la sanzione della squalifica fino a tutto il 30 giugno 2002. Conseguentemente ha dichiarato il Milan oggettivamente responsabile ai sensi dellart. 6 comma 2 C.G.S. comminandogli la sanzione dellammenda di L.1.000.000.000. Avverso tale decisione ha proposto appello il Milan A.C. in proprio e nellinteresse del calciatore Nelson De Jesus Silva, chiedendo il proscioglimento da ogni contestazione o, in subordine, il riconoscimento di circostanze attenuanti con congrua riduzione delle sanzioni inflitte. La difesa degli appellanti fa perno, in via preliminare, sulla decisione 5 maggio 2001 della Corte Federale della F.I.G.C. che avrebbe abrogato la norma che limitava il tesseramento dei calciatori extracomunitari, con effetto retroattivo, con ci facendo venir meno, ex tunc, ogni profilo di illiceit sportiva. Conseguentemente sarebbe impossibile ipotizzare la fattispecie di comportamento sleale ed antisportivo di cui allart.1 comma 1 C.G.S., nella fattispecie in esame, non essendo stato violato alcun precetto contenuto nelle carte federali. Va osservato al riguardo che la Corte Federale, con la succitata decisione, ha dichiarato lillegittimit dellart. 40 comma 7 delle N.O.I.F., solo nella parte in cui prevede che soltanto tre dei calciatori tesserati come provenienti da paesi diversi dallUnione Europea possano essere utilizzati nelle gare ufficiali in ambito nazionale. Perfettamente in vigore, invece, rimasto laltro limite previsto dallo stesso art. 40 comma 7 relativo alla possibilit di tesserare non pi di cinque calciatori extracomunitari. Ne consegue, a parere di questa Commissione, che il comportamento del calciatore tendente ad ottenere il suo tesseramento con lo status di comunitario, mediante luso di un passaporto falso o comunque irregolare, ben possa concretizzare la fattispecie di condotta sleale ed antisportiva prevista dallart. 1 comma 1 C.G.S. come contestata al De Jesus Silva Nelson dal Procuratore Federale.

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In ordine alla non autenticit del passaporto presentato alla F.I.G.C. allo scopo di ottenere il tesseramento come comunitario, la sia pur sintetica motivazione della Commissione Disciplinare va condivisa, in quanto trattasi di passaporto sottoposto a sequestro dallAutorit giudiziaria perch del tutto identico ad altri (anchessi sequestrati) che risultano apparentemente rilasciati da un tal Ferreira funzionario della Guardia Civil di Lisbona, la cui inesistenza stata accertata in modo inequivoco. Per quel che riguarda la consapevolezza da parte del calciatore Dida circa la non autenticit del documento, non si pu non ritenere lassoluta inattendibilit della tesi difensiva (sia pure validamente ed abilmente sostenuta) secondo la quale il deferito, venuto in possesso del documento in questione, non si sarebbe minimamente reso conto che lo stesso attestava falsamente circostanze non corrispondenti al vero, come quella del rilascio al calciatore di una carta di identit in data 14.1.2000 a Lisbona, circostanza del tutto incompatibile con lattivit professionale svolta in quel periodo dal calciatore stesso in Brasile. Ritiene pertanto questa Commissione di dover pienamente confermare la decisione della Commissione Disciplinare sia per quel che riguarda la responsabilit diretta del calciatore che quella oggettiva della societ dappartenenza che consegue automaticamente e senza necessit di alcun elemento di colpa, ai sensi dellart. 6 comma 2 C.G.S.. Le sanzioni inflitte appaiono congrue in considerazione della gravit del fatto e non vanno ridotte. Per questi motivi la C.A.F., riuniti gli appelli come innanzi proposti dallA.C. Milan di Milano e dal calciatore De Jesus Silva Nelson, li respinge ed ordina incamerarsi le tasse versate. 19 - APPELLO DELLU.C. SAMPDORIA AVVERSO LAMMENDA DI L. 1.500.000.000, INFLITTA A SEGUITO DI DEFERIMENTO DEL PROCURATORE FEDERALE AI SENSI DELLART. 6, COMMA 2, C.G.S. (Delibera della Commissione Disciplinare presso la Lega Nazionale Professionisti - Com. Uff. n. 507 del 27.6.2001) 20 - APPELLO DEL CALCIATORE MEKONGO ONDOA JEAN CHRISOSTOME AVVERSO LA SANZIONE DELLA SQUALIFICA FINO AL 31.12.2001, INFLITTAGLI A SEGUITO DI DEFERIMENTO DEL PROCURATORE FEDERALE, PER VIOLAZIONE DELLART. 1, COMMA 1, C.G.S. (Delibera della Commissione Disciplinare presso la Lega Nazionale Professionisti - Com. Uff. n. 507 del 27.6.2001) 21 - APPELLO DEL CALCIATORE JOB IYOCK THOMAS HERV AVVERSO LA SANZIONE DELLA SQUALIFICA FINO AL 31.12.2001, INFLITTAGLI A SEGUITO DI DEFERIMENTO DE1 PROCURATORE FEDERALE, PER VIOLAZIONE DELLART. 1, COMMA 1, C.G.S. (Delibera della Commissione Disciplinare presso la Lega Nazionale Professionisti - Com. Uff. n. 507 del 27.6.2001) 22 - APPELLO DEL CALCIATORE ZE FRANCIS AVVERSO LA SANZIONE DELLA SQUALIFICA FINO AL 31.12.2001, INFLITTAGLI A SEGUITO DI DEFERIMENTO DEL PROCURATORE FEDERALE, PER VIOLAZIONE DELLART. 1, COMMA 1, C.G.S. (Delibera della Commissione Disciplinare presso la Lega Nazionale Professionisti - Com. Uff. n. 507 del 27.6.2001) Con decisione pubblicata sul Comunicato Ufficiale n. 507 del 27 giugno 2001 la Commissione Disciplinare presso la Lega Nazionale Professionisti, su deferimento del

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Procuratore Federale, ha dichiarato i calciatori Mekongo Ondoa Jean Chrisostome, Job Iyock Thomas Herv e Ze Francis della U.C. Sampdoria responsabili della violazione della norma di cui allart. l comma 1 C.G.S. infliggendo a ciascuno la sanzione della squalifica fino al 31.12.2001; ha dichiarato altres la responsabilit oggettiva della societ Sampdoria ai sensi dellart. 6 comma 2 C.G.S. infliggendole la sanzione dellammenda di L. 1.500.000.000. Ha infine dichiarato non luogo a deliberare nei confronti del direttore generale Salvarezza Emiliano e prosciolto dagli addebiti il presidente della Sampdoria Mantovani Enrico nonch i dirigenti Arnuzzo Domenico e Ronca Pierlugi. Avverso tale decisione hanno proposto appello sia singolarmente i calciatori Mekongo Ondoa Jean Chrisostome, Job Iyock Thomas Herv e Ze Francis che la U.C. Sampdoria, tutti chiedendo il proscioglimento nel merito o, in subordine, una congrua riduzione delle sanzioni inflitte. Va preliminarmente esaminata la questione, gi posta dalla difesa dei calciatori in primo grado e ribadita in questa sede, degli effetti sul caso in esame della decisione della Corte Federale in data 5 maggio 2001 relativa alla illegittimit dellart. 40 comma 7 delle N.O.I.F.. La tesi difensiva , in sostanza, basata sullaffermazione che lintervenuta abrogazione della norma ha prodotto i suoi effetti retroattivamente, abolendo, attraverso leliminazione del divieto di tesseramento, il profilo di illiceit ex tunc. La condotta degli inquisiti non sarebbe stata antigiuridica, mancando un valido divieto dellordinamento sportivo; conseguentemente non potrebbe configurarsi alcuna violazione dellart. 1, comma, 1 C.G.S. che, ponendo ai tesserati lobbligo di condotta conforme ai principi sportivi della lealt e probit, presupporebbe pur sempre lesistenza della violazione di un valido precetto. Va innanzi tutto osservato, al riguardo, che la citata decisione della Corte Federale ha annullato la norma dellart. 40 comma 7 N.O.I.F. solo nella parte in cui limita il numero dei calciatori extracomunitari utilizzabili dalle societ in gare ufficiali, mentre non stata annullata la previsione limitativa del tesseramento dei calciatori provenienti da federazione estere di paesi non aderenti allUnione Europea. Non stata quindi posta in essere alcuna abolitio criminis con riferimento alla violazione regolamentare contestata e resta pertanto ferma la censurabilit della condotta volta ad eludere lapplicazione di una norma relativa al limite dei tesseramenti, mediante atti fraudolenti quali lutilizzo di passaporti e documenti falsificati. Per quanto riguarda il merito del procedimento, deve ritenersi provato - senza ombra di dubbio - che i tre giovani calciatori camerunensi giunsero in Italia ed ottennero il tesseramento per la societ Sampdoria, usufruendo di documenti di identificazione comunitari fra cui passaporti (uno portoghese e due belgi) chiaramente contraffatti in quanto contenenti dati anagrafici (residenza, cittadinanza) smentiti dagli stessi tesserati. Tutto ci risulta, come diffusamente esposto nella parte motiva dellimpugnata delibera, dalla documentazione acquisita agli atti e dalle dichiarazioni confessorie dei tre giovani calciatori che, con dovizia di particolari, hanno spiegato come lintera vicenda fu organizzata e diretta dal loro manager Jean Claude Pagal. A tale riguardo la difesa ha sostenuto il difetto di imputabilit dei calciatori, in quanto minori di diciotto anni, non si sarebbero resi conto della illegittimit della condotta loro imposta dal Pagal del quale sarebbero stati in qualche modo succubi. La Commissione Disciplinare ha correttamente motivato il rigetto di tale tesi difensiva, affermando che i calciatori, pur avendo compreso la natura irregolare dei documenti posti a base del loro tesseramento, come chiaramente risulta dalle loro stesse dichiarazioni, ne hanno comunque usufruito per conseguire un interesse anche economicamente rilevante. La loro volont,

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pur in qualche modo condizionata dagli atteggiamenti del Pagal, ha sempre conservato un sufficiente livello di autonomia decisionale per cui sussiste, sebbene attenuata, la loro responsabilit in ordine alla violazione contestata. La responsabilit oggettiva della Sampdoria deriva automaticamente da quella dei suoi tesserati, a mente dellart. 6 comma 2 C.G.S. che, come noto, prevede una forma di responsabilit senza possibilit di prova contraria liberatoria, a nulla rilevando se la societ chiamata a rispondere dellillecito del proprio tesserato, abbia o meno cooperato alla causazione dello stesso. Per quel che riguarda la misura delle sanzioni inflitte, la decisione impugnata ha dettagliatamente motivato le ragioni in base alle quali ha ritenuto di quantificarle in termini di particolare tenuit onde non pu essere concessa alcuna ulteriore diminuzione. Per questi motivi la C.A.F., riuniti gli appelli come sopra proposti dallU.C. Sampdoria di Genova e dai calciatori Mekongo Ondoa Jean Chrisostome, Job Iyock Thomas Herv e Ze Francis, li respinge ed ordina incamerarsi le relative tasse. 23 - APPELLO DEL F.C. INTERNAZIONALE MILANO AVVERSO LAMMENDA DI L. 2.000.000.000, INFLITTA A SEGUITO DI DEFERIMENTO DEL PROCURATORE FEDERALE AI SENSI DELLART. 6, COMMA 2, C.G.S. (Delibera della Commissione Disciplinare presso la Lega Nazionale Professionisti - Com. Uff. n. 507 del 27.6.2001) 24 - APPELLO DEL CALCIATORE RECOBA RIVERO ALVARO AVVERSO LA SANZIONE DELLA SQUALIFICA FINO AL 30.6.2002, INFLITTAGLI A SEGUITO DI DEFERIMENTO DEL PROCURATORE FEDERALE, PER VIOLAZIONE DELLART. 1, COMMA 1, C.G.S. (Delibera della Commissione Disciplinare presso la Lega Nazionale Professionisti - Com. Uff. n. 507 del 27.6.2001) 25 - APPELLO DEL SIG. ORIALI GABRIELE AVVERSO LA SANZIONE DELLA INIBIZIONE FINO AL 30.6.2002, INFLITTAGLI A SEGUITO DI DEFERIMENTO DEL PROCURATORE FEDERALE, PER VIOLAZIONE DELLART. 1, COMMA 1, C.G.S. (Delibera della Commissione Disciplinare presso la Lega Nazionale Professionisti Com. Uff. n. 507 del 27.6.2001) 26 - APPELLO DEL PROCURATORE FEDERALE AVVERSO IL PROSCIOGLIMENTO DEL SIG. GHELFI RINALDO (Delibera della Commissione Disciplinare presso la Lega Nazionale Professionisti - Com. Uff. n. 507 del 27.6.2001) 27 - APPELLO DEL SIG. BALDINI FRANCO AVVERSO LA SANZIONE DELLA INIBIZIONE FINO AL 31.3.2002, INFLITTAGLI A SEGUITO DI DEFERIMENTO DEL PROCURATORE FEDERALE, PER VIOLAZIONE DELLART. 1, COMMA 1, C.G.S. (Delibera della Commissione Disciplinare presso la Lega Nazionale Professionisti Com. Uff. n. 507 del 27.6.2001) La Commissione Disciplinare presso la Lega Nazionale Professionisti, con delibera pubblicata sul Comunicato Ufficiale n. 507 del 27 giugno 2001 - su deferimento del Procuratore Federale - ha inflitto al calciatore Recoba Rivero Alvaro, tesserato per la societ F.C. Internazionale Milano, la sanzione della squalifica fino al 30.6.2002 per violazione dellart. 1 comma 1 C.G.S. e, per concorso con il Recoba nella stessa violazione,

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la sanzione dellinibizione fino al 30.6.2002 al Direttore tecnico della Societ Oriali Gabriele e la sanzione dellinibizione fino al 31.3.2002 al Sig. Baldini Franco, tesserato per la societ A.S. Roma. Per responsabilit oggettiva, ai sensi dellart. 6 comma 2 C.G.S., ha inflitto lammenda di L. 2.000.000.000 alla societ F.C. Internazionale Milano. Ha invece prosciolto dallo stesso addebito di concorso nella violazione dellart. 1 comma 1 C.G.S. lAmministratore delegato Ghelfi Rinaldo. Avverso tale decisione hanno ritualmente proposto appello: il calciatore Recoba Rivero Alvaro, il direttore tecnico Oriali Gabriele, il signor Baldini Franco e il F.C. Internazionale Milano che hanno tutti richiesto il proscioglimento nel merito o, in subordine, una congrua riduzione delle sanzioni loro rispettivamente inflitte; il Procuratore Federale avverso il proscioglimento del dirigente Ghelfi per il quale ha avanzato richiesta di inibizione fino al 30.6.2002, previa dichiarazione di responsabilit a titolo di concorso nella violazione dellart. 1 comma 1 C.G.S. come ascritta al Recoba. La difesa degli appellanti ha riproposto in questa sede la questione relativa alle conseguenze della decisione 5 maggio 2001 della Corte Federale che, dichiarando illegittima ed annullando con effetto immediato la norma di cui allart. 40 n. 7 N.O.I.F. nella parte in cui limitava a tre il numero dei calciatori utilizzabili in ogni singola gara ufficiale, avrebbe fatto venir meno lantigiuridicit della condotta addebitata agli incolpati. La Commissione Disciplinare ha correttamente ritenuto priva di fondamento tale tesi difensiva. Invero, oggetto del deferimento non la violazione del citato art. 40 n. 7 N.O.I.F., bens quella dellart. 1 comma 1 C.G.S. che, come noto, pone a tutti i soggetti losservanza delle norme federali, lobbligo di mantenere una condotta conforme ai principi sportivi della lealt, probit e correttezza morale e materiale in ogni rapporto di natura agonistica, economica e sociale. La violazione dellart. 40 N.O.I.F., pertanto, pu essere presa in considerazione solo quale movente della condotta sleale tenuta dagli incolpati, ma non pu costituire, come esattamente puntualizzato nellimpugnata delibera, un elemento integrante di tale condotta. Daltra parte non occorre ricorrere a dotte elucubrazioni giuridiche per rendersi conto che il servirsi di mezzi fraudolenti (quale appunto senzaltro luso di passaporto falso) per ottenere uno status diverso da quello al quale si ha diritto (calciatore comunitario anzich extracomunitario) concretizza senza alcun dubbio lipotesi di comportamento sleale ed antisportivo, vietato, come s detto, dallart. 1 comma 1 del Codice di Giustizia Sportiva. Tanto pi che la citata decisione 5.5.2001 della Corte Federale non ha affatto annullato la parte dellart. 40 n. 7 N.O.I.F. che pone il limite di cinque calciatori cittadini di Paesi non aderenti allUnione Europea per i quali le societ di Serie A possono ottenere il tesseramento. Essendo tale norma tuttora vigente ed essendo quindi evidente linteresse, sia per il calciatore che per la societ, ad un tesseramento come comunitario, ogni altra discussione relativa alla correttezza della contestazione appare ultronea. Sul punto della falsit del passaporto italiano utilizzato al suddetto fine e della consapevolezza del Recoba e dei dirigenti dellInternazionale di tale falsit, la decisione di primo grado appare esauriente e del tutto convincente, onde merita conferma. Recoba, in effetti, come risulta dagli atti dellindagine ed anche dalle sue dichiarazioni, non aveva alcun titolo al rilascio di un passaporto italiano, per inesistenza assoluta dei presupposti per ottenere la cittadinanza italiana. Come lui stesso ha chiarito, le notizie raccolte in famiglia si riferivano ad ipotetici antenati delle Isole Canarie, per cui, eventualmente, avrebbe potuto - una volta rintracciati tali antenati - aspirare ad una cittadinanza spagnola. Il passaporto apparentemente rilasciato dalla Questura di Roma nel set-

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tembre 1999 e consegnato a Recoba dallOriali, conteneva poi delle anomalie (data di emissione anteriore di un anno rispetto al momento dalla consegna allinteressato; indicazione di una residenza a Roma del tutto fantomatica; fotografia della quale lo stesso Recoba non aveva alcun ricordo) che, come ben esposto nellimpugnata delibera, non potevano passare inosservate e non far sorgere nel Recoba il dubbio sulla sua autenticit. N possono avere peso contrario determinante le circostanze su cui la difesa ha basato la richiesta di proscioglimento, quali la giovane et del soggetto ed il reiterato uso che egli aveva fatto del documento senza che le autorit di volta in volta interessate avessero mai nulla obiettato. Al contrario pu dirsi che Recoba tuttaltro che sprovveduto; professionista gi da diversi anni, ha dato prova di saper curare fin troppo bene i propri interessi. Cos come va confermato, per quanto fin qui detto, laffermazione di responsabilit del Recoba, altrettanto va fatto per Gabriele Oriali. Risulta dagli atti, infatti, che fu lui ad interessarsi fin dallinizio della questione relativa alla nazionalit del calciatore, avendone avuto mandato dalla societ Internazionale Milano interessata a far acquisire al Recoba lo status di comunitario. Fu Oriali a contattare il Baldini e poi, suo tramite, quel tal Krausz (da lui peraltro gi conosciuto) che ebbe infine a fornirgli il passaporto italiano. Fu proprio Oriali ad avere per primo la possibilit di esaminare detto documento e di far notare al Krausz la circostanza della data di emissione non corrispondente al momento della consegna. Le dichiarazioni rese spontaneamente da questultimo, del tutto attendibili data la sua estraneit, mettono in evidenza come non potesse sfuggire allesperto dirigente dellInter la provenienza non genuina del passaporto. Gli altri elementi indicati nella impugnata delibera (primo fra tutti il versamento di 80.000 dollari quale compenso per lottenimento del passaporto) eliminano ogni residuo dubbio sulla piena partecipazione dellOriali al compimento dellillecito. Dallaccertata responsabilit dei propri tesserati deriva quella oggettiva dellF.C. Internazionale Milano, ai sensi dellart. 6 comma 2 C.G.S., e nessuna valenza possono avere le affermazioni di estraneit e buona fede sostenute nellatto di appello. Come pi volte stato affermato e come anche esattamente detto nellimpugnata delibera, la suddetta norma contempla una forma di responsabilit per illecito altrui, senza possibilit di prova liberatoria, a nulla rilevando che la societ chiamata a rispondere dellillecito del proprio tesserato abbia o meno cooperato alla causazione dello stesso. Merita, al contrario, accoglimento, a parere di questa Commissione, lappello proposto dal Sig. Franco Baldini. Gli elementi di prova posti a base dellaffermazione di colpevolezza dalla Commissione Disciplinare, infatti, non consentono di ritenere che lincolpato abbia avuto un ruolo determinante nella vicenda del passaporto del calciatore Recoba. In effetti egli si limit ad indicare allOriali, che gli aveva chiesto se conoscesse qualcuno esperto in materia di nazionalit e passaporti, quel tal Sig. Krausz che poi port avanti la pratica del tutto indipendentemente dalla collaborazione del Baldini stesso. Successivamente questultimo si limit a fare, pi che altro, da tramite fra il Krausz e la Societ Internazionale Milano (e, per essa, lOriali e Rinaldo Ghelfi) ma ci non basta sicuramente a far ritenere sufficientemente provato il suo concorso, volontario e consapevole, nellottenimento di un passaporto irregolare. Il Baldini, pertanto, deve essere prosciolto dallincolpazione ascrittagli e conseguentemente ogni altra questione riproposta in questa sede (che peraltro non potrebbe essere accolta per gli stessi motivi esposti dalla Commissione Disciplinare) rimane assorbita ed ultronea. Va infine rigettato lappello proposto dal Procuratore Federale in ordine al proscioglimento del dr. Rinaldo Ghelfi, amministratore delegato della societ F.C. Internazionale

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Milano. Questa Commissione dAppello Federale, infatti, condivide pienamente quanto detto nella delibera di primo grado circa la mancanza di elementi probatori dai quali possa farsi risalire al Ghelfi - in modo certo ed univoco -ladozione di decisioni in merito allottenimento di passaporto comunitario per Recoba. Gli argomenti sui quali si basa lappello del Procuratore Federale sono gli stessi gi svolti in primo grado e oggetto di attenta disamina da parte della Commissione Disciplinare. Le sanzioni comminate da questultima appaiono congrue in relazione alla gravit dei fatti e non si ritiene di poter accogliere le subordinate richieste di riduzione. Per questi motivi la C.A.F., riuniti gli appelli come sopra proposti dal F.C. Internazionale Milano di Milano, dal calciatore Recoba Rivero Alvaro, dai Sigg.ri Oriali Gabriele e Baldini Franco e dal Procuratore Federale, cos decide: - respinge gli appelli del F.C. Internazionale Milano, del calciatore Recoba Rivero Alvaro, del Procuratore Federale e del Sig. Oriali Gabriele; - in accoglimento dellappello del Sig. Baldini Franco, annulla limpugnata delibera, prosciogliendo il deferito; - ordina incamerarsi le tasse versate dal F.C. Internazionale, dal calciatore Recoba Rivero Alvaro e dal Sig. Oriali Gabriele; - ordina restituirsi la tassa versata dal Sig. Baldini Franco. 28 - APPELLO DELLA.S. ROMA AVVERSO LAMMENDA DI L. 1.500.000.000, INFLITTA A SEGUITO DI DEFERIMENTO DEL PROCURATORE FEDERALE AI SENSI DELLART. 6, COMMA 2, C.G.S. (Delibera della Commissione Disciplinare presso la Lega Nazionale Professionisti - Com. Uff. n. 507 del 27.6.2001) 29 - APPELLO DEL CALCIATORE BARTELT GUSTAVO JAVIER AVVERSO LA SANZIONE DELLA SQUALIFICA FINO AL 30.6.2002, INFLITTAGLI A SEGUITO DI DEFERIMENTO DEL PROCURATORE FEDERALE, PER VIOLAZIONE DELLART. 1, COMMA 1, C.GS. (Delibera della Commissione Disciplinare presso la Lega Nazionale Professionisti - Com. Uff. n. 507 del 27.6.2001) Con decisione pubblicata sul Comunicato Ufficiale n. 507 del 27 giugno 2001 la Commissione Disciplinare presso la Lega Nazionale Professionisti - su deferimento del Procuratore Federale - ha inflitto ai calciatori Pereira Fabio Junior e Bartelt Gustavo Javier la sanzione della squalifica fino al 30.6.2002 per la violazione di cui allart. 1 comma 1 C.G.S. ed alla A.S. Roma la sanzione dellammenda di L. 1.500.000.000 per responsabilit oggettiva ai sensi dellart. 6 comma 2 C.G.S.. Avverso tale decisione hanno proposto appello: Bartelt Gustavo Javier che ha preliminarmente eccepito la violazione a suo danno del diritto di contraddittorio e difesa per omessa comunicazione del deferimento da parte del Procuratore Federale, chiedendo di conseguenza la dichiarazione di nullit del procedimento di primo grado e dellirrogata sanzione e, in subordine, una congrua riduzione della stessa; LA.S. Roma che ha chiesto il proscioglimento nel merito per insussistenza della prova circa la falsit del passaporto del Pereira e per insussistenza della responsabilit oggettiva; in subordine, congrua diminuzione della sanzione pecuniaria inflittale. Questa Commissione dAppello Federale ritiene di dover accogliere il ricorso del calciatore Bartelt per quel che riguarda leccezione di omessa o irregolare notifica della contestazione e dellatto di deferimento. Va osservato, infatti, che il ricorrente, se pur ancora

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sotto contratto con lA.S. Roma, non era tesserato per detta societ allepoca del deferimento e quindi gli atti processuali non potevano essergli notificati presso la sede dellA.S. Roma. Daltra parte risulta che, nel corso dellaudizione del 29.3.2001 da parte dellUfficio Indagini, il Bartelt ebbe a dichiarare il suo domicilio in Madrid dove giocava per il club Rayo Vallecano presso il quale il Procuratore Federale comunic poi il deferimento bench tardivamente. Come sostenuto dalla difesa, lincertezza sullesito della notifica, tenuto anche conto della delicatezza e gravit della contestazione, avrebbe dovuto comunque consigliare la sua ripetizione presso la societ di nuova appartenenza. Va dichiarata pertanto la nullit dellatto di contestazione e di tutti gli atti successivi (ivi compresa la irrogata sanzione) e la rimessione del procedimento alla Commissione Disciplinare per un nuovo giudizio. Tale soluzione, naturalmente, esime questa Commissione dallesame di ogni altra questione attinente il merito del giudizio. Per quanto attiene al ricorso dellA.S. Roma in ordine alla affermata responsabilit oggettiva, ai sensi dellart. 6 comma 2 C.G.S. nella violazione ascritta al proprio tesserato Pereira Fabio Junior, deve condividersi il giudizio ampiamente motivato del Giudice di primo grado, circa la accertata falsit del passaporto portoghese, apparentemente rilasciato al calciatore in data 30.7.1999, allegato alla richiesta di variazione dello status dello stesso - da extracomunitario a comunitario - inoltrata allUfficio Tesseramento della F.I.G.C.. Dalla relazione dellUfficio Indagini risulta che i fortissimi dubbi di non genuinit del documento erano basati sul fatto che la copia fotostatica consegnata alla Federazione appariva in tutto simile, in particolare per quanto atteneva alla firma del funzionario della Guardia Civil de Lisbona, a quella di altri documenti per i quali la magistratura ordinaria aveva gi accertato essere stati rilasciati da un tal Ferreira, funzionario del tutto sconosciuto alle autorit portoghesi. La richiesta di informazioni avanzata dallo stesso Ufficio Indagini alla societ (e per essa al direttore generale Lucchesi) rimasta senza il minimo risultato in quanto non stata fornita alcuna indicazione circa la provenienza del passaporto. Le ulteriori argomentazioni svolte al riguardo dalla Commissione Disciplinare nella impugnata decisione vanno integralmente condivise, cos come lirrilevanza - ai fini della decisione di colpevolezza per violazione dellart. 1 comma 1 C.G.S. - della decisione della Corte Federale che ha annullato la norma di cui allart. 40 comma 7 N.O.I.F. per la sola parte in cui limita il numero dei calciatori extracomunitari utilizzabili in gare ufficiali. Esattamente stato sostenuto che la modifica cos apportata al regolamento non comporta affatto una sorta di sopravvenuta irrilevanza disciplinare del fatto oggetto di incolpazione. Il dovere di mantenere una condotta conforme ai principi sportivi della lealt, probit e rettitudine, posto dallart. 1 comma 1 C.G.S., in ogni rapporto di natura agonistica, economica e sociale, risulta sicuramente violato dai comportamenti fraudolenti posti in essere al fine di eludere lapplicazione di norme in vigore allepoca del fatto. Accertata la responsabilit del calciatore Fabio Junior ne deriva automaticamente anche quella oggettiva dellA.S. Roma per la quale era tesserato, a norma dellart. 6 comma 2 C.G.S. che, com noto, stabilisce che le societ sono oggettivamente responsabili delloperato dei propri dirigenti, soci e tesserati, agli effetti disciplinari. Tale responsabilit oggettiva si configura come obbligo di rispondere per un fatto commesso esclusivamente da altri, senza che alla societ responsabile possa essere mosso alcun addebito diretto; opera, cio, al di fuori di ogni tipo di dolo o di colpa e si identifica nel trasferimento automatico sullente sociale della responsabilit soggettiva degli agenti individuali.

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Quanto sostenuto nella memoria difensiva dellA.S. Roma non pu avere alcun valore pratico, anche se in qualche modo si pu condividere lauspicio di una evoluzione dellordinamento nel senso di consentire alla societ oggettivamente responsabile una qualche difesa atta a dimostrare la propria assoluta estraneit. La sanzione pecuniaria appare congrua in relazione alla gravit del fatto e va quindi confermata. Per questi motivi, la C.A.F., riuniti gli appelli come sopra proposti dallA.S. Roma di Roma e dal calciatore Bartelt Gustavo Javier, cos decide: - respinge lappello dellA.S. Roma; - in accoglimento dellappello del calciatore Bartelt Gustavo Javier, annulla limpugnata delibera, ai sensi dellart. 27 n. 2 C.G.S., per nullit dellatto di contestazione e successivi, con rinvio degli atti alla Commissione Disciplinare per nuovo giudizio; - ordina incamerarsi la tassa versata dallA.S. Roma; - ordina restituirsi la tassa versata dal calciatore Bartelt Gustavo Javier. 30 - APPELLO DELLA REGGINA CALCIO AVVERSO LE SANZIONI INFLITTE ALLUDINESE CALCIO, A SUOI TESSERATI E A SUOI CALCIATORI, A SEGUITO DI DEFERIMENTO DEL PROCURATORE FEDERALE, PER VIOLAZIONE DELL'ART. 1, COMMA 1, C.G.S. ED AI SENSI DELLART. 6, COMMA 2, C.G.S. (Delibera della Commissione Disciplinare presso la Lega Nazionale Professionisti Com. Uff. n. 507 del 27.6.2001) 31 - APPELLO DELLA S.S.C. NAPOLI AVVERSO LE SANZIONI INFLITTE ALLUDINESE CALCIO, A SUOI TESSERATI E A SUOI CALCIATORI, A SEGUITO DI DEFERIMENTO DEL PROCURATORE FEDERALE, PER VIOLAZIONE DELLART. 1, COMMA 1, C.G.S. ED AI SENSI DELLART. 6, COMMA 2, C.G.S. (Delibera della Commissione Disciplinare presso la Lega Nazionale Professionisti Com. Uff. n. 507 del 27.6.2001) La S.S.C. Napoli Spa in persona del presidente Giorgio Corbelli e la Reggina Calcio Spa in persona del presidente Pasquale Foti, hanno, con separati atti, proposto reclamo avverso la delibera della Commissione Disciplinare presso la Lega Nazionale Professionisti, pubblicata sul Comunicato Ufficiale n. 507 del 27 giugno 2001, emessa nei confronti dei calciatori Dos Santos Warley Silva, Valentim Do Carmo Alberto, Amaral De Castro Jorge Henrique, Da Silva Marcado Alejandro, nonch dei dirigenti Marino Pierpaolo e Marcatti Sigfrido, del presidente Pozzo Gino e della societ Udinese, tutti deferiti dal Procuratore Federale per violazione dellart. 1 comma 1 ed art. 6 comma 2 (per quel che riguarda le societ) C.G.S.. Le societ reclamanti, sulla base di analoghe argomentazioni, hanno chiesto la modifica della suindicata decisione e, in particolare il Calcio Napoli, che venga dichiarato che i fatti di cui ai deferimenti costituiscono violazione dellart. 2 C.G.S. e non mera violazione dellart. 1 C.G.S. e che, in conseguenza, vengano rimessi gli atti alla Procura Federale per nuovo deferimento in tali termini, autorizzando lintervento della stessa Calcio Napoli quale terza interessata, ai sensi degli artt. 30 n.7 e 31 C.G.S.. In via autonoma, o comunque subordinata, che sia dichiarato che le sanzioni applicabili, ai sensi del combinato disposto degli artt. 7 nn. 4 o 5 ed 8 C.G.S. sono quelle della perdita di ogni singola gara (con illecito utilizzo di extracomunitari non tesserabili per violazione dellallora vigente art. 40 n. 7 N.O.I.F.) per 0-2.

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La Reggina, che venga irrogata alla societ Udinese per responsabilit oggettiva, la sanzione della retrocessione allultimo posto in classifica ovvero in altra misura che sar ritenuta congrua da scontare nel campionato appena concluso; in via subordinata che sia contestato l'illecito sportivo e le sanzioni previste per la suddetta violazione. Senza scendere nel particolare esame dei motivi addotti, questa Commissione ritiene inammissibili i ricorsi suddetti, in quanto proposti fuori dei casi previsti dallart. 23 C.G.S. che, dopo aver stabilito che sono legittimati a proporre reclamo le societ che abbiano interesse diretto al reclamo stesso, precisa, al n. 2 che, per i reclami in ordine allo svolgimento di gare, sono titolari di interesse diretto soltanto le societ ed i loro tesserati che vi abbiano partecipato. Precisa inoltre, al n. 3, che nei casi di illecito sportivo sono legittimati a proporre reclamo anche i terzi portatori di interessi indiretti, compreso linteresse in classifica. Linvocato art. 30 n. 7 C.G.S. ribadisce anche che legittimati a rivolgere istanza alla Commissione Disciplinare per essere ammessi a partecipare al dibattimento sono solo i portatori di interessi indiretti ai sensi dellart. 23 comma 3. Ci posto e poich il caso in esame non riguarda un illecito sportivo, bens solo la violazione del dovere di lealt e probit in ogni rapporto di natura agonista, economica e sociale, i ricorsi delle societ Napoli e Reggina non possono essere ammessi. Per questi motivi la C.A.F. dichiara inammissibili, in quanto proposti al di fuori delle ipotesi degli artt. 23, 27 e 30 del Codice di Giustizia Sportiva, gli appelli come sopra proposti dalla S.S.C. Napoli di Napoli e dalla Reggina Calcio di Reggio Calabria e dispone incamerarsi le relative tasse.

Stampa ATENA - Via di Val Tellina, 47 - Roma

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COMUNICATO STAMPA

Via Gregorio Allegri , 14 00198 Roma Telefono 06-84911

Roma, 12 giugno 2008

Il Procuratore Federale, esaminati gli atti e valutate le risultanze dellistruttoria espletata, ha deferito alla Commissione Disciplinare Nazionale tre societ di serie A, Genoa, Udinese e Reggina e alcuni dirigenti dei suddetti club. Di seguito il dettaglio dei deferimenti: Luigi Dalla Costa, gi Presidente del Consiglio di Amministrazione del GENOA CFC S.p.A.: A) per la violazione dei principi di lealt, probit e correttezza sanciti dallart. 1, comma 1, del C.G.S., per aver sottoscritto alcuni contratti attinenti a diritti alle prestazioni sportive di alcuni calciatori, con abnorme e strumentale valutazione dei diritti stessi; B) per la violazione dei principi di lealt, probit e correttezza sanciti dallart. 1, comma 1, del C.G.S e delle disposizioni di cui allart. 7, comma 3, del C.G.S. previgente, trasfuso nellart. 8, comma 4, del vigente C.G.S., per aver contabilizzato nei bilanci chiusi al 30 giugno 2002, plusvalenze fittizie derivanti dalla stipula di contratti attinenti a diritti alle prestazioni di calciatori con corrispettivi di gran lunga superiori a quelli realmente attribuibili ai diritti medesimi,

tutte condotte connesse e tutte finalizzate a far apparire perdite inferiori a quelle realmente esistenti e ad ottenere liscrizione al campionato di competenza della stagione 2003/2004 in assenza dei requisiti previsti dalla normativa federale;

Giovanni Blondet, gi Direttore Generale del GENOA CFC S.p.A., per la violazione dei principi di lealt, probit e correttezza sanciti dallart. 1, comma 1, del C.G.S., per aver sottoscritto alcuni contratti attinenti a diritti alle prestazioni sportive di alcuni calciatori, con abnorme e strumentale valutazione dei diritti stessi; Enrico Preziosi, Presidente del Consiglio di Amministrazione del GENOA CFC S.p.A. A) per la violazione dei principi di lealt, probit e correttezza sanciti dallart. 1, comma 1, del C.G.S., per aver sottoscritto alcuni contratti attinenti a diritti alle prestazioni sportive di alcuni calciatori, con abnorme e strumentale valutazione dei diritti stessi; B) per la violazione dei principi di lealt, probit e correttezza sanciti dallart. 1, comma 1, del C.G.S e delle disposizioni di cui allart. 7, comma 3, del C.G.S. previgente, trasfuso nellart. 8, comma 4, del vigente C.G.S., per aver contabilizzato nei bilanci chiusi al 30 giugno 2003 ed al 30 giugno 2004 nonch nella situazione

infrannuale al 31 marzo 2004 plusvalenze fittizie derivanti dalla stipula di contratti attinenti a diritti alle prestazioni di calciatori con corrispettivi di gran lunga superiori a quelli realmente attribuibili ai diritti medesimi, nonch per non aver svalutato nei bilanci al 30 giugno 2004 e 30 giugno 2005 e nelle situazioni infrannuali al 31 marzo 2004 e 31 marzo 2005 le poste attive contabilizzate al momento dellacquisizione dei diritti alle prestazioni dei calciatori,

tutte condotte connesse fra di loro e tutte finalizzate ad ottenere liscrizione al campionato di competenza delle stagioni 2004/2005 e 2005/2006 in assenza dei requisiti previsti dalla normativa federale.

la societ GENOA CFC S.p.A. per responsabilit diretta, ai sensi dellart. 2, comma 4, del previgente C.G.S., trasfuso nellart. 4, comma 1, del vigente C.G.S., con riferimento alle condotte contestate ai suoi Dirigenti e legali rappresentanti;

Pierpaolo

Marino,

gi

Vice

Presidente

del

Consiglio

di

Amministrazione dell UDINESE CALCIO S.p.A., per la violazione dei principi di lealt, probit e correttezza sanciti dallart. 1, comma 1, del C.G.S., per aver sottoscritto alcuni contratti attinenti a diritti alle

prestazioni sportive di alcuni calciatori, con abnorme e strumentale valutazione dei diritti stessi; Franco Soldati, Presidente del Consiglio di Amministrazione dellUDINESE CALCIO S.p.A., per la violazione dei principi di lealt, probit e correttezza sanciti dallart. 1, comma 1, del C.G.S e delle disposizioni di cui allart. 7, comma 3, del C.G.S. previgente, trasfuso nellart. 8, comma 4, del vigente C.G.S., per aver contabilizzato nei bilanci chiusi al 30 giugno 2003 ed al 30 giugno 2004 nonch nella situazione infrannuale al 31 marzo 2004 plusvalenze fittizie derivanti dalla stipula di contratti attinenti a diritti alle prestazioni di calciatori con corrispettivi di gran lunga superiori a quelli realmente attribuibili ai diritti medesimi, nonch per non aver svalutato nel bilancio al 30 giugno 2004 e nella situazione infrannuale al 31 marzo 2005 le poste attive contabilizzate al momento dellacquisizione dei diritti alle prestazioni dei calciatori, tutte condotte connesse fra di loro e tutte finalizzate a far apparire perdite inferiori a quelle realmente esistenti e ad ottenere liscrizione al campionato
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di competenza delle stagioni 2004/2005 e 2005/2006 in assenza dei requisiti previsti dalla normativa federale. la societ UDINESE CALCIO S.p.A. per responsabilit diretta, ai sensi dellart. 2, comma 4, del previgente C.G.S., trasfuso nellart. 4, comma 1, del vigente C.G.S., con riferimento alle condotte contestate ai suoi Dirigenti e legali rappresentanti;

Pasquale Foti, Presidente del Consiglio di Amministrazione della REGGINA CALCIO S.p.A. A) per la violazione dei principi di lealt, probit e correttezza sanciti dallart. 1, comma 1, del C.G.S., per aver sottoscritto alcuni contratti attinenti a diritti alle prestazioni sportive di alcuni calciatori, con abnorme e strumentale valutazione dei diritti stessi; B) per la violazione dei principi di lealt, probit e correttezza sanciti dallart. 1, comma 1, del C.G.S e le disposizioni di cui allart. 7, comma 1, del C.G.S. previgente, trasfuso nellart. 8, comma 1, del vigente C.G.S., per aver contabilizzato nella situazione infrannuale al 31 marzo 2004 plusvalenze fittizie derivanti dalla stipula dei contratti di cessione con corrispettivi di gran lunga superiori a quelli realmente attribuibili; C) per la violazione dei principi di lealt, probit e correttezza sanciti dallart. 1, comma 1, del C.G.S e le disposizioni di cui allart. 7, comma 3, del C.G.S. previgente, trasfuso nellart. 8, comma 4, del vigente C.G.S., per aver contabilizzato nel bilancio chiuso al 30 giugno 2004 plusvalenze fittizie derivanti dalla stipula dei contratti di cessione con corrispettivi di gran lunga superiori a quelli realmente attribuibili, nonch per non aver svalutato nel Bilancio al 30 giugno 2004 le poste attive

contabilizzate al momento dellacquisizione dei diritti alle prestazioni dei calciatori, tutte condotte connesse fra di loro e tutte finalizzate a far apparire perdite inferiori a quelle realmente esistenti e ad ottenere liscrizione al campionato di competenza della stagione 2005/2006 in assenza dei requisiti previsti dalla normativa federale; la societ REGGINA CALCIO S.p.A. per responsabilit diretta, ai sensi dellart. 2, comma 4, del previgente C.G.S., trasfuso nellart. 4, comma 1, del vigente C.G.S., con riferimento alle condotte contestate al suo Dirigente e legale rappresentante.

FEDERAZIONE ITALIANA GIUOCO CALCIO


00198 ROMA VIA GREGORIO ALLEGRI, 14 CASELLA POSTALE 2450

COMUNICATO UFFICIALE N. 64/CDN (2007/2008)

La Commissione disciplinare nazionale, costituita dallavv. Sergio Artico, Presidente, dallavv. Gianfranco Tobia, dallavv. Federico Vecchio, Componenti, dal Prof. Cesare Imbriani e dal dott. Carlo Purificato, Componenti aggiunti e con lassistenza alla Segreteria del sig. Claudio Cresta, si riunita il giorno 12 giugno 2008 e ha assunto la seguente decisione: (235) DEFERIMENTO DEL PROCURATORE FEDERALE A CARICO DI: ADRIANO GALLIANI (Vice Presidente vicario ed Amministratore delegato AC Milan SpA); GABRIELE ORIALI (allepoca dei fatti direttore tecnico attualmente dirigente FC Internazionale SpA); MASSIMO MORETTI (allepoca dei fatti Direttore generale FC Internazionale SpA); RINALDO GHELFI (gi Amministratore delegato e attualmente Vice Presidente FC Internazionale SpA); MAURO GAMBARO (allepoca dei fatti Amministratore delegato FC Internazionale SpA) E DELLE SOCIETA AC MILAN SpA E FC INTERNAZIONALE SpA (nota n. 2581/296-812pf06-07/SP/ma del 4.2.2008) Esaminato il deferimento del Procuratore federale disposto in data 4 febbraio 2008 nei confronti di: 1) Adriano GALLIANI, vice presidente vicario ed amministratore delegato dell'AC MILAN, per aver violato i principi di lealt, probit e correttezza sanciti dall'art. 1, comma 1, del CGS, ponendo in essere la condotta di abnorme e strumentale valutazione dei diritti alle prestazioni sportive dei calciatori indicati nella parte motiva ai punti 4.1, 4.5, 4.6 e 4.7; 2) Adriano GALLIANI, vice presidente vicario ed amministratore delegato dell'AC MILAN, per aver violato i principi di lealt, probit e correttezza sanciti dall'art. 1, comma 1, del CGS e le disposizioni di cui all'art. 7, comma 1, del CGS previgente, trasfuso nell'art. 8, comma 1, del vigente CGS, ponendo in essere la condotta consistente nella contabilizzazione nel bilancio chiuso al 30 giugno 2003 delle plusvalenze (fittizie) derivanti dalla stipula dei contratti di cessione con corrispettivi di gran lunga superiori a quelli realmente attribuibili, come meglio specificato nella parte motiva ai punti 4.11, 4.13, 4.14, 4.15 e 4.16; 3) Adriano GALLIANI, vice presidente vicario ed amministratore delegato dell'AC MILAN, per aver violato i principi di lealt, probit e correttezza sanciti dall'art. 1, comma 1, del CGS e le disposizioni di cui all'art. 7, comma 1, del CGS previgente, trasfuso nell'art. 8, comma 1, del vigente CGS, ponendo in essere le condotte consistenti nella mancata svalutazione nei bilanci chiusi nel 2004 e nella situazione patrimoniale al 31 marzo 2005, delle poste attive gi contabilizzate al 30 giugno 2003, come meglio precisato nella parte motiva ai punti 5.1, 5.2 e 5.3, condotte connesse fra di loro e con quelle di cui ai punti 1 e 2 della parte dispositiva, e tutte finalizzate a far apparire perdite inferiori a quelle realmente esistenti; 4) societ AC MILAN, per responsabilit diretta, ai sensi dell'art. 2, comma 4, del previgente CGS, trasfuso nell'art. 4, comma 1, del vigente CGS, con riferimento alle condotte contestate al suo vice presidente vicario ed amministratore delegato ai punti 1, 2 1

e 3 che precedono, tutte connesse fra loro e finalizzate a far apparire perdite inferiori a quelle realmente esistenti; 5) Gabriele ORIALI, all'epoca dei fatti direttore tecnico, attualmente dirigente, della FC INTERNAZIONALE, per aver violato i principi di lealt, probit e correttezza sanciti dall'art. 1, comma 1, del CGS, ponendo in essere la condotta di abnorme e strumentale valutazione dei diritti alle prestazioni sportive dei calciatori indicati nella parte motiva al punto 4.1; 6) Massimo MORETTI, all'epoca dei fatti direttore generale della FC INTERNAZIONALE, per aver violato i principi di lealt, probit e correttezza sanciti dall'art. 1, comma 1, del CGS, ponendo in essere la condotta di abnorme e strumentale valutazione dei diritti alle prestazioni sportive dei calciatori indicati nella parte motiva al punto 4.1; 7) Rinaldo GHELFI, gi amministratore delegato e attualmente vice Presidente della FC INTERNAZIONALE, per aver violato i principi di lealt, probit e correttezza sanciti dall'art. 1, comma 1, del CGS e le disposizioni di cui all'art. 7, comma 1, del CGS previgente, trasfuso nell'art. 8, comma 1, del vigente CGS, ponendo in essere la condotta consistente nella contabilizzazione nel bilancio chiuso al 30 giugno 2003 delle plusvalenze (fittizie) derivanti dalla stipula dei contratti di cessione con corrispettivi di gran lunga superiori a quelli realmente attribuibili, come meglio specificato nella parte motiva ai punti 4.11, 4.13, 4.14, 4.15 e 4.16, nonch le condotte consistenti nella mancata svalutazione nel bilancio chiuso al 30 giugno 2004 e nella situazione patrimoniale ai 31 marzo 2005, delle poste attive gi contabilizzate al 30 giugno 2003, come meglio precisato nella parte motiva ai punti 5.1, 5.2 e 5.3, condotte connesse fra di loro e con quelle di cui ai punti 5, 6 e 8 della parte dispositiva, e tutte finalizzate a far apparire perdite inferiori a quelle realmente esistenti. 8) Mauro GAMBARO, all'epoca dei fatti amministratore delegato della FC INTERNAZIONALE, per aver violato i principi di lealt, probit e correttezza sanciti dall'art. 1, comma 1, del CGS e le disposizioni di cui all'art. 7, comma 1, del CGS previgente, trasfuso nell'art. 8, comma 1, del vigente CGS, ponendo in essere le condotte consistenti nella mancata svalutazione nella situazione patrimoniale al 31 marzo 2005, delle poste attive gi contabilizzate al 30 giugno 2003, come meglio precisato nella parte motiva ai punti 5.1, 5.2 e 5.3, condotte connesse fra di loro e con quelle di cui ai punti 5, 6 e 7 della parte dispositiva, e tutte finalizzate a far apparire perdite inferiori a quelle realmente esistenti; 9) societ FC INTERNAZIONALE per responsabilit diretta, ai sensi dell'art. 2, comma 4, del previgente CGS, trasfuso nell'art. 4, comma 1, del vigente CGS, con riferimento alle condotte contestate ai suoi Dirigenti e legali rappresentanti sopra indicati ai punti nn. 5, 6, 7 e 8 che precedono condotte tutte connesse fra loro e finalizzate a far apparire perdite inferiori a quelle realmente esistenti; Ritenuto che allinizio del dibattimento i deferiti Galliani, Ghelfi, Gambaro, Oriali, Moretti, FC Internazionale SpA, AC Milan SpA, tramite i propri difensori, hanno proposto istanza di applicazione di sanzione ai sensi di quanto previsto dallart. 23 CGS. Considerato che su tali istanze ha espresso il proprio consenso il rappresentante della Procura Federale Visto lart. 23, comma 1, CGS, secondo il quale i soggetti di cui allart. 1, comma 1, possono accordarsi con la Procura Federale prima che termini la fase dibattimentale di primo grado, per chiedere allOrgano Giudicante lapplicazione di una sanzione rdotta, i indicandone la specie e la misura; Visto lart. 23, comma 2, CGS secondo il quale lOrgano Giudicante, se ritiene corretta la qualificazione dei fatti come formulata dalle parti e congrua la sanzione indicata, ne

dispone lapplicazione con ordinanza non impugnabile, che chiude il procedimento nei confronti del richiedente; Rilevato che nel, caso di specie, la quantificazione dei fatti come formulata dalle parti risulta corretta e le sanzioni indicate risultano congrue. P.Q.M. Dispone lapplicazione delle seguenti sanzioni: Adriano Galliani: ammenda di euro 60.000,00 (sessantamila/00) AC Milan SpA: ammenda di euro 90.000,00 (novantamila/00) Rinaldo Ghelfi: ammenda di euro 20.000,00 (ventimila/00) Mauro Gambaro: ammenda di euro 20.000,00 (ventimila/00) Gabriele Oriali: ammenda di euro 10.000,00 (diecimila/00) Massimo Moretti: ammenda di euro 10.000,00 (diecimila/00) FC Internazionale SpA: ammenda di euro 90.000,00 (novantamila/00) ^^^^^^^^^^ La Commissione disciplinare nazionale, costituita dallavv. Sergio Artico, Presidente, dallavv. Emilio Battaglia, dallavv. Valentina Ramella, Componenti; dal Prof. Cesare Imbriani e dal dott. Carlo Purificato Componenti aggiunti e con lassistenza alla Segreteria del sig. Claudio Cresta, si riunita il giorno 12 giugno 2008 e ha assunto la seguente decisione: (254) DEFERIMENTO DEL PROCURATORE FEDERALE A CARICO DI: GIUSEPPE MAROTTA (allepoca dei fatti Consigliere e Procuratore speciale UC Sampdoria SpA); GIUSEPPE MAROTTA (allepoca dei fatti ed attualmente Amministratore delegato UC Sampdoria SpA); RICCARDO GARRONE (Presidente del Consiglio di Amministrazione UC Sampdoria SpA) E DELLA SOCIETA UC SAMPDORIA SpA (nota n. 4150/688pf07-08/SP/ad del 14.4.2008) Esaminato il deferimento del Procuratore federale disposto in data 14 aprile 2008 nei confronti di: 1. Giuseppe MAROTTA, allepoca dei fatti Consigliere e Procuratore Speciale dellUC SAMPODORIA, per aver violato i principi di lealt, probit e correttezza sanciti dallart. 1, comma 1, del CGS, ponendo in essere la condotta di abnorme e strumentale valutazione dei diritti alle prestazioni sportive dei calciatori indicati nella parte motiva del deferimento; 2. Giuseppe MAROTTA, allepoca dei fatti ed attualmente Amministratore Delegato dellUC SAMPODORIA, per aver violato i principi di lealt, probit e correttezza sanciti dallart. 1, comma 1, del CGS e le disposizioni di cui allart. 7, comma 1, del CGS previgente, trasfuso nellart. 8, comma 1, del vigente CGS, ponendo in essere le condotte consistenti nella mancata svalutazione nei Bilanci successivi a quello chiuso il 30 giugno 2003 come meglio precisato nella parte motiva e nelle situazioni patrimoniali al 31 marzo 2004, al 31 marzo 2005 e al 31 marzo 2006, delle poste attive gi contabilizzate al 30 giugno 2003, condotte connesse fra di loro e con quelle di cui al punto 1 della parte dispositiva, e tutte finalizzate a far apparire perdite inferiori a quelle realmente esistenti; 3. Riccardo GARRONE, Presidente del Consiglio di Amministrazione della UC SAMPDORIA, per aver violato i principi di lealt, probit e correttezza sanciti dallart. 1, comma 1, del CGS e le disposizioni di cui allart. 7, comma 1, del 3

CGS previgente, trasfuso nellart. 8, comma 1, del vigente CGS, ponendo in essere la condotta consistente ne lla contabilizzazione nel bilancio chiuso il 30 giugno 2003 della plusvalenza (fittizia) derivante dalla stipula dei contratti di cessione con corrispettivi di gran lunga superiori a quelli realmente attribuibili nonch le condotte consistenti nella mancata svalutazione nei bilanci dei successivi esercizi, delle poste attive gi contabilizzate al 30 giugno 2003, come meglio precisato nella parte motiva, condotte connesse fra di loro e con quelle di cui al punto 1 della parte dispositiva, e tutte finalizzate a far apparire perdite inferiori a quelle realmente esistenti; 4. societ UC SAMPDORIA, per responsabilit diretta, ai sensi dellart. 2, comma 4, del previgente CGS, trasfuso nellart. 4, comma 1, del vigente CGS, con riferimento alle condotte contestate ai suoi Dirigenti e legali rappresentanti sopra indicati, tutte connesse fra loro e finalizzate a far apparire perdite inferiori a quelle realmente esistenti. Ritenuto che allinizio del dibattimento i deferiti, tramite i propri difensori, hanno proposto istanza di applicazione di sanzione ai sensi di quanto previsto dallart. 23 CGS. Considerato che su tali istanze ha espresso il proprio consenso il rappresentante della Procura Federale. Visto lart. 23, comma 1, CGS, secondo il quale i soggetti di cui allart. 1, comma 1, possono accordarsi con la Procura Federale prima che termini la fase dibattimentale di primo grado, per chiedere allOrgano Giudicante lapplicazione di una sanzione ridotta, indicandone la specie e la misura; Visto lart. 23, comma 2, CGS secondo il quale lOrgano Giudicante, se ritiene corretta la qualificazione dei fatti come formulata dalle parti e congrua la sanzione indicata, ne dispone lapplicazione con ordinanza non impugnabile, che chiude il procedimento nei confronti del richiedente. Rilevato che, nel caso di specie, la qualificazione dei fatti come formulata dalle parti risulta corretta e le sanzioni indicate risultano congrue. P.Q.M. Dispone lapplicazione delle seguenti sanzioni: Giuseppe Marotta : ammenda di 20.000,00 (ventimila /00); Riccardo Garrone : ammenda di 18.000,00 (diciottomila /00); UC Sampdoria SpA: ammenda di 36.000,00 (trentaseimila /00).

Il Presidente della CDN Avv. Sergio Artico Pubblicato in Roma il 12 giugno 2008

IL SEGRETARIO Antonio Di Sebastiano

IL PRESIDENTE FEDERALE Giancarlo Abete