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Capitolo 7 Modello di danno non locale e plasticit per FRC

Nel presente capitolo si sviluppa un modello di danno non locale e plasticit per lo studio del comportamento a trazione ed a compressione del calcestruzzo brorinforzato. I modelli micromeccanici proposti nei capitoli precedenti hanno fornito alcuni suggerimenti fondamentali per lo sviluppo del modello macroscopico in grado di cogliere la risposta meccanica del FRC.

7.1

Introduzione

Nei capitoli precedenti si sono sviluppati dei modelli micromeccanici basati sui concetti della meccanica della frattura e sulle tecniche di omogeneizzazione per lanalisi del comportamento del calcestruzzo brorinforzato a trazione. Si notato come, in accordo con i dati sperimentali, la presenza delle bre migliora la risposta a trazione del materiale rendendolo pi duttile. La risposta a compressione del FRC, come mostrato dai dati sperimentali, riportati al Capitolo 1, risulta simile a quella della sola matrice. La meccanica del danno [9, 5] (vedi Capitolo 6) si dimostrata negli ultimi decenni un mezzo valido ed eciente per la formulazione di modelli costitutivi che riproducano il comportamento meccanico di softening di materiali fragili e quasifragili, come il calcestruzzo ed il calcestruzzo brorinforzato. La meccanica del danno in grado di studiare i processi di degrado della rigidezza e del carico limite legati allelevata concentrazione di microdifetti, ed in particolare di microfessure, che si manifestano in questi materiali se sollecitati. In questo capitolo si sviluppa un modello macromeccanico di danno e plasticit [1, 2] capace di cogliere il comportamento del FRC sia a trazione che a compressione. Alcuni suggerimenti per lo sviluppo di tale modello si sono ottenuti proprio dai risultati delle analisi micromeccaniche di celle rappresentative del materiale compos201

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CAPITOLO 7. DANNO NON LOCALE E PLASTICIT

ito, sviluppate nel Capitolo 4 e 5 [8, 7]. I risultati micromeccanici hanno mostrato come la presenza delle bre inuenza il comportamento post-picco a trazione del materiale, aumentando la duttilit e rendendo il ramo di softening pi dolce. Inoltre, anche quando la fessurazione della matrice completa, le bre continuano ad agire, si slano ma non si danneggiano, e questo produce una risposta plastica in corrispondenza di elevati valori della deformazione. Un modello di danno pu essere utilizzato per descrivere con successo il comportamento della sola matrice di calcestruzzo, mentre nel caso del FRC, la plasticit deve essere introdotta per tener conto della risposta anelastica del materiale durante il processo di slamento delle bre, quando la matrice risulta quasi interamente fessurata. Nel modello di danno non locale e plasticit sviluppato le evoluzioni dei processi di danneggiamento e di plasticit si considerano disaccoppiate. Per tener conto del processo di degrado del FRC si introduce una variabile continua scalare nella legge costitutiva del materiale. Il danneggiamento isotropo, in quanto la variabile di danno agisce in ugual misura su tutte le componenti della matrice di rigidezza. Levoluzione del danneggiamento controllata mediante una variabile che rappresenta una deformazione equivalente totale e che tiene conto del diverso comportamento a trazione e compressione dei materiali studiati. I modelli di danno, cos come tutti i modelli continui di softening, sono caratterizzati da problemi legati alleetto di localizzazione delle deformazioni e del danno. Infatti, come stato illustrato nel Capitolo 6, il progredire del danno a livello microstrutturale nei materiali quasi-fragili produce una risposta meccanica di softening. Gli elementi strutturali, realizzati con materiali caratterizzati da un comportamento di tipo softening, mostrano una localizzazione delle deformazioni e del danno in bande ristrette. I modelli costitutivi classici, basati sullipotesi di localit, se utilizzati per lo studio del comportamento di questi materiali, presentano problemi legati alla perdit di unicit della soluzione e di stabilit del materiale, e la soluzione numerica agli elementi niti fortemente dipendente dalla forma e dimensione della discretizzazione. Per superare questi problemi occorre utilizzare una tecnica di regolarizzazione [12]. In questo capitolo si propone una tecnica di regolarizzazione basata sullintroduzione del laplaciano del danno nella funzione che denisce il dominio ammissibile degli stati danneggiati del materiale [3, 2]. Si introduce un modello di plasticit perfetta in cui levoluzione della deformazione plastica controllata dal tensore delle tensioni ecaci ed valutata tenendo in conto il diverso comportamento del materiale a trazione ed a compressione. A tale scopo si utilizza una funzione di snervamento che dipende dalle tensioni ecaci ed caratterizzata da diverse soglie per i due stati di sollecitazione. Entrambi i processi evolutivi sono governati da condizioni di carico e scarico di Kuhn Tucker. Lalgoritmo numerico proposto si basa sullintegrazione temporale al passo delle equazioni che governano levoluzione del danno e della plasticit mediante una pro-

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cedura implicita backward-Euler. Il problema non lineare relativo al singolo passo temporale risolto utilizzando lo splitting method con una tecnica iterativa del tipo predictor-corrector [13, 14]. La fase di previsione elasto-plastica e valuta levoluzione della deformazione plastica mediante unulteriore tecnica iterativa basata su un classico algoritmo di return mapping, tenendo sso il danneggiamento. La fase di correzione calcola levoluzione del danno mediante la minimizzazione vincolata di un funzionale convesso, tenendo bloccati gli spostamenti. La procedura numerica sviluppata per il modello di danno e plasticit implementa nel codice agli elementi niti FEAP [18]. In seguito viene presentato il modello di danno e plasticit proposto per FRC ed alcune applicazioni numeriche eseguite su semplici elementi strutturali realizzati con il materiale composito per controllare lecacia del modello e della procedura numerica proposta.

7.2

Modello non locale di danno e plasticit

Si gi sottolineato come lintroduzione di bre corte dacciaio in una matrice di calcestruzzo migliori principalmente il comportamento a trazione del materiale. Il calcestruzzo caratterizzato infatti da un comportamento fragile con lo sviluppo di fessure, anche per bassi valori delle sollecitazioni. Leetto beneco fornito dalla presenza delle bre risulta chiaro sia dai dati sperimentali (vedi Capitolo 1), sia dagli studi micromeccanici (vedi Capitolo 4 e 5). I risultati delle analisi micromeccaniche insieme ai dati sperimentali forniscono dei validi suggerimenti per lo sviluppo di un modello macromeccanico per il calcestruzzo brorinforzato. La presenza delle bre dacciaio modica principalmente il comportamento post picco del materiale rendendo pi dolce il ramo di softening e fornendo una risposta plastica durante il processo di slamento delle bre stesse. Per tener conto di questo eetto si propone un modello di danno e plasticit bidimensionale assumendo uno stato piano di tensioni. Le ipotesi alla base del modello sono: levoluzione del danno controllata dalle deformazioni totali ; e levoluzione della deformazione plastica governata dalle tensioni ecaci . Lequazione costitutiva caratteristica del modello di danno e plasticit : = (1 D)2 C ( P ) (7.1)

dove C rappresenta il tensore del quarto ordine di rigidezza elastica, P rappresenta la deformazione plastica e D la variabile di danno scalare utilizzata per misurare il progressivo degrado del materiale; tale variabile, nellipotesi di isotropia, dipende solo dal punto e non dalla direzione considerata (vedi Capitolo 6). Il valore di D

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pu variare nellintervallo [0, 1] dove D = 0 corrisponde allo stato integro, mentre D = 1 allo stato completamente danneggiato. Il fattore moltiplicativo (1 D)2 tiene conto del degrado di rigidezza dovuto allevolversi del danneggiamento e agisce in ugual misura su tutte le componenti del tensore elastico C; in questo modo il legame costitutivo rimane isotropo. Il legame costitutivo fornito dalla (7.1) deriva dal principio di equivalenza dellenergia complementare proposto da Sidoro [17] e (vedi Capitolo 6). Sulla base di questo principio le tensioni ecaci sono denite dallespressione: e = = C ( P ) (7.2) (1 D)2

7.2.1

Modellazione del danneggiamento

Il modello di danno sviluppato isotropo e bidimensionale e tiene conto del dierente comportamento del materiale a trazione e a compressione. Le leggi evolutive che regolano la crescita del danneggiamento durante il processo di carico sono di tipo associato e sono governate dalle condizioni di Kuhn-Tucker:
. .

D = F 0 dove:

F Y

(7.3)
. .

F = 0

(7.4)

F la funzione limite, o di carico e scarico, che denisce lo stato del materiale; Y la variabile associata al danno, che ne regola levoluzione;
.

il moltiplicatore anelastico, che fornisce lintensit dellincremento di danno ed una grandezza sempre positiva. Le condizioni di Kuhn Tucker (7.4) esprimono il fatto che i punti interni alla funzione limite F, per i quali risulta. F < 0, rappresentano stati del materiale per i quali non si ha evoluzione del danno = 0; mentre i punti appartenenti alla frontiera, . per i quali F = 0, costituiscono stati in cui il danneggiamento pu progredire 0. In accordo con la seconda legge della termodinamica la variabile di danno potr sia crescere sia rimanere costante ma mai diminuire in quanto il degrado di rigidezza un processo irreversibile. Sulla base della scelta della funzione limite F , riportata . in dettaglio nel seguito, il termine F/Y risulta sempre positivo, e quindi pu . essere sostituito da D nelle condizioni di Kuhn-Tucker (7.4). Come visto nel Capitolo 6, le leggi costitutive locali per materiali fragili e quasi fragili, caratterizzate da rami di softening generano problemi matematici e dipendenza dei risultati numerici dalla dimensione e forma della discretizzazione. In realt,

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qualora si verichino concentrazioni di deformazione e di danno appare ragionevole ritenere che la risposta in ciascun punto inuenzata dal comportamento meccanico dei punti in un suo intorno e rimuovere lipotesi di localit. La dimensione dellintorno non una quantit facile da determinare ed una grandezza caratteristica del materiale (vedi Capitolo 6). Il modello di danno sviluppato del tipo non locale con gradiente, in cui la regolarizzazione del legame locale avviene attraverso lintroduzione del laplaciano del danno nella funzione limite F , che denita dalla seguente espressione: F = (1 a D) Y K D Y0 + h2 D (7.5)

dove il simbolo 2 = = div loperatore laplaciano e K, Y0 , a e h sono quattro parametri caratteristici del materiale. In particolare h governa la dimensione della zona di localizzazione che dipende strettamente dalla lunghezza caratteristica del materiale. La funzione limite F risulta dipendente dalla variabile di danno D, dalla variabile ad essa associata Y, dal laplaciano del danno D e dai parametri K, Y0, a e h che . in questo modello si assumono costanti. La grandezza pu essere determinata applicando la condizione di consistenza alla funzione non locale F, fornita dalla (7.5): . . F . F . F 2 F = D+ Y + (7.6) 2 D = 0 D Y D Sostituendo la (7.3) nella (7.6) si ottiene unequazione alle derivate parziali nella . variabile . Nei modelli locali la condizione di consistenza permette di determinare direttamente lincremento della variabile di danno, come verr descritto di seguito. Nei modelli non locali occorre invece risolvere unulteriore equazione dierenziale. Si evidenzia che in unanalisi agli elementi niti per risolvere il problema incrementale con valori al contorno necessario introdurre una discretizzazione del campo di danno indipendente da quella adottata per il campo di spostamenti. Se si considera la versione locale del modello, la funzione limite F ottenuta dalla (7.5) ponendo h = 0 : F = (1 a D) Y K D Y0 Dalla legge di consistenza:
.

(7.7)

F =

F . F . D+ Y =0 D Y

(7.8)

si pu ricavare la legge evolutiva del danno in funzione della Y :


.

D=

(1 aD) . Y a Y +k

(7.9)

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CAPITOLO 7. DANNO NON LOCALE E PLASTICIT

che integrata nel tempo, tenendo conto che per D = 0 Y = Y0 , fornisce la relazione tra la variabile di danno D e la variabile ad essa associata Y per il caso di evoluzione monotona: Y Y0 D= (7.10) a Y +K Dalla (7.10) si pu notare che: K regola la velocit di evoluzione del danno, infatti per bassi valori di K levoluzione pi rapida; Y0 controlla la soglia di innesco del danno, infatti per Y Y0 risulta D = 0, mentre per Y > Y0 , D > 0; a inuenza landamento del ramo di softening. In letteratura esistono varie proposte per la denizione della variabile Y. Infatti la variabile associata al danno pu essere denita o in base alle deformazioni [13, 14, 10] o in base alle tensioni [13, 14, 6] o in funzione dellenergia di deformazione elastica [12, 3]. In particolare il modello di danno sviluppato denisce la variabile Y in funzione delle deformazioni. Danno a trazione Nel modello di danno solo a trazione proposto, la variabile associata al danno Y risulta una deformazione equivalente, denita in base alle deformazioni principali di trazione [10]: v u 3 uX i + |i | Y =t (7.11) hi i2 hi i+ = + 2 i=1

dove il simbolo hi i+ indica la parte positiva della deformazione. Si pu introdurre questa denizione per Y nel caso di materiali fragili, in quanto per tali materiali il processo di danneggiamento legato principalmente alle deformazioni di dilatazione. In gura 7.1 rappresentata la forma della funzione limite ottenuta dallespressione (7.7) sostituendo la variabile Y denita dalla (7.11) per 3 = 0, nel caso di materiale integro cio per D = 0. Per indagare sullinuenza che i parametri K ed a hanno sullevoluzione del danno e sulla legge costitutiva si riportano di seguito alcuni diagrammi. In gura 7.2 rappresentata la legge di danno, fornita dallespressione (7.10), con Y0 = 0.8 104 e K = 0.1 104 per dierenti valori del parametro a, mentre in gura 7.3 diagrammata la stessa legge di evoluzione del danno per Y0 = 0.8 104 e a = 0.97 per dierenti valori di K. Si pu vedere come entrambi i parametri a e K

7.2. MODELLO NON LOCALE DI DANNO E PLASTICIT

207

2
Y0t

D=0
Y0t

Figura 7.1: Funzione limite a trazione.

Figura 7.2: Legge di danno per diversi valori del parametro a.

208

CAPITOLO 7. DANNO NON LOCALE E PLASTICIT

Figura 7.3: Legge di danno per diversi valori del parametro K. inuenzino la velocit del danneggiamento e quindi la pendenza del ramo di softening. Inne la legge costitutiva, che tiene conto del solo fenomeno di danneggiamento senza plasticit, si ottiene introducendo nella (7.1) lespressione del danno, fornita dalla (7.10) ed assumendo P = 0: 2 Y Y0 E = 1 a Y +K (7.12)

Nelle gure 7.4 e 7.5 rappresentato il legame tensione-deformazione (7.12), nel caso monodimensionale, per Y0 = 0.8 104 e rispettivamente per K = 0.1 104 al variare del parametro a e per a = 0.97 ssato al variare di K. Si pu osservare come il parametro a inuenzi principalmente la pendenza del ramo di softening, mentre il parametro K determina il valore della tensione e della deformazione di picco. Tali parametri del modello macroscopico Y0 , a e K possono essere valutati dai dati sperimentali anche con laiuto dei risultati delle analisi micromeccaniche parametriche sviluppate nei capitoli precedenti, in quanto dipendono dallenergia di frattura Gf e dalla resistenza a trazione ft del materiale. Danno a trazione e a compressione Nel modello di danno a trazione e compressione proposto si lascia inalterata lespressione della F e si denisce la variabile di controllo Y in modo da tener conto anche

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Figura 7.4: Legame tensione-deformazione per diversi valori del parametro a.

Figura 7.5: Legame tensione-deformazione per diversi valori del parametro K.

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del danneggiamento del materiale a compressione. Lespressione della Y risulta: Y = Y0c Yt + Y0t Yc (7.13)

dove Y0t e Y0c rappresentano le soglie di innesco del danno rispettivamente a trazione ed a compressione e le grandezze Yt e Yc sono denite rispettivamente in base alle deformazioni principali positive e negative dalle seguenti espressioni: v u 3 uX i |i | Yt/c = t (7.14) hi i2 hi i = 2 i Le costanti K, Y0 e a sono espresse in funzione delle corrispondenti grandezze a trazione e compressione: K = t Y0c Kt + c Y0t Kc Y0 = Y0c Y0t a = t at + c ac

(7.15) (7.16) (7.17)

dove Kt e Kc sono parametri che governano la velocit di evoluzione del danno a trazione ed a compressione, at e ac sono i parametri che regolano la pendenza dei rami di softening ed t e c sono deniti come segue: t = |Yt | |Yt | + |Yc | c = |Yc | |Yt | + |Yc | (7.18)

In gura 7.6 rappresentata la funzione limite a trazione e compressione, nel piano delle deformazioni principali 1 e 2 , ottenuta dallespressione (7.7) sostituendo la variabile Y denita dalla (7.13) con 3 = 0 ed i parametri K, Y0 e a deniti rispettivamente dalle (7.15), (7.16) e (7.17), con Y0t = 0.8104 , Kt = 0.1104 , at = 0.97, Y0c = 0.8 103 , Kc = 2.5 103 , at = 0.85. La funzione limite rappresentata con una linea punteggiata per il materiale non danneggiato e con linea continua nel caso di D = 0.3. Come si pu osservare in gura 7.6 la funzione F assume la forma nel piano delle deformazioni positive e negative di archi di circonferenza caratterizzati rispettivamente dai raggi Rt ed Rc che allaumentare del danno assumono i seguenti valori: Rt/c = Y0t/c per D = 0 Rt/c = Y0t/c + Kt/c D 1 at/c Y0t/c + Kt/c 1 at/c per 0 < D < 1

Rt/c =

per D = 1

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Figura 7.6: Funzione limite a trazione ed a compressione nel piano delle deformazioni principali.

Figura 7.7: Funzione limite a trazione ed a compressione nel piano delle tensioni principali.

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Figura 7.8: Legame tensioni deformazioni con la legge di danno proposta, nel caso di h = 0.

In gura 7.7 rappresentata la funzione limite nel piano delle tensioni principali per gli stessi valori dei parametri. La curva con linea punteggiata si riferisce al caso D = 0, quella con linea continua a D = 0.3 ed inne quella tratteggiata a D = 0.8. Dalla gura si pu notare un iniziale incrudimento positivo del materiale per bassi valori del danno seguito da un comportamento di softening con il progredire del danneggiamento. In gura 7.8 rappresentato il legame costitutivo, ottenuto dallespressione (7.12) nel caso di modello di danno a trazione e compressione, con i seguenti valori dei parametri: Y0t = 0.8104 , Kt = 0.1104 , at = 0.97, Y0c = 0.8103 , Kc = 2.5103 , at = 0.85. Considerazioni analoghe a quelle fatte per il modello di solo danno a trazione riguardo linuenza dei parametri K ed a sulla legge di danno e sul legame costitutivo, possono essere estese ai parametri Kt/c e at/c del modello di danno a trazione e a compressione. La denizione della variabile di controllo a compressione Yc pu essere ulteriormente modicata per consentire la variazione della forma della funzione limite F a

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Figura 7.9: Inuenza del fattore sulla forma della funzione limite a compressione compressione: v u 3 3 uX X u < i >2 + Yc = t < i > < j >
i=1 j=1/j6=i

(7.19)

In gura 7.9 rappresentata la funzione limite a compressione nel piano delle deformazioni principali 1 e 2 , con 3 = 0, per i seguenti valori del parametro : = 0 (linea tratteggiata), = 0.45 (linea continua). Ovviamente per = 0 si ottiene di nuovo un arco di circonferenza. Inne si sottolinea che nel modello non locale di danno a trazione e compressione il parametro h che governa la dimensione della zona di localizzazione dato dalla seguente espressione: (7.20) h = (Y0c t + Y0t c ) h dove h il valore di h che si utilizza nel modello di danno non locale solo a trazione o solo a compressione. La denizione di h, fornita dalla (7.20), fa s che la funzione limite del modello non locale a trazione e compressione nei casi puri di sollecitazione coincida con la funzione limite denita nel modello di danno non locale di sola trazione ovvero di sola compressione. Infatti, nel caso di sollecitazione di trazione pura risulta: t = 1 c = 0 e Yc = 0 (7.21)

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quindi la funzione limite del modello di danno a trazione e compressione non locale che espressa dalla seguente equazione: F = (1 (t at + c ac ) D) (Y0c Yt + Y0t Yc ) (t Y0c Kt + c Y0t Kc ) D Y0c Y0t + (Y0c t + Y0t c ) h2 D diventa: F = (1 at D) Y0c Yt Y0c Kt D Y0c Y0t + Y0c h2 D = Y0c (1 at D) Yt Kt D Y0t + h2 D (7.23) (7.22)

Risultando il parametro Y0c sempre positivo, le disuguaglianze sulla funzione, denita dalla (7.23), sono equivalenti a quelle sulla funzione limite del modello di danno di trazione, rappresentata dalla seguente espressione: F = (1 at D) Yt Kt D Y0t + h2 D (7.24)

Analogamente, nel caso di sollecitazione di pura compressione, quando cio c = 1, t = 0 e Yt = 0, si ottiene: (7.25) F = Y0t (1 ac D) Yc Kc D Y0c + h2 D che equivalente alla funzione limite denita per il modello di danno solo a compressione, risultando Y0t sempre positivo. Operatore tangente Loperatore tangente costitutivo CD relativo al problema dellevoluzione solo del t danno denito dallespressione: = CD t
. .

(7.26)

ed determinato dierenziando la relazione tra tensione e deformazione fornita dalla .P (7.1) nellipotesi di = 0: = (1 D)2 C 2 (1 D) D C ( P )
. . . .

(7.27)

La variazione del danno D pu essere espressa in funzione dellincremento della variabile Y che, nel modello proposto, funzione della deformazione totale: . dD . dD dY . D= Y = (7.28) dY dY d Sostituendo la (7.28) nella (7.27) si ottiene: dD dY . . 2 C ( P ) = (1 D) C 2 (1 D) dY d

(7.29)

7.2. MODELLO NON LOCALE DI DANNO E PLASTICIT da cui loperatore tangente di danno risulta: CD t dD = (1 D) C 2 (1 D) dY
2

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dY C ( P ) d

(7.30)

Il tensore CD nel modello sviluppato non soddisfa la simmetria maggiore per via t della denizione assunta per la variabile Y . Nella procedura numerica presentata di seguito si utilizza per il problema dellevoluzione del danno la matrice secante CD : s CD = (1 D)2 C s (7.31)

che rende generalmente lalgoritmo pi stabile anche se tende a ridurre la velocit di convergenza.

7.2.2

Modellazione della plasticit

Si introduce un modello di plasticit perfetta in cui si tiene conto del diverso comportamento del materiale a trazione ed a compressione. Levoluzione della deformazione plastica P regolata dalle seguenti equazioni: P = P FP
. .

FP e . 0 P 0
.

(7.32)
.

FP P = 0

(7.33)

dove P il moltiplicatore plastico e FP (e ) la funzione limite caratterizzata da una diversa soglia di snervamento a trazione ed a compressione che dipende dalle e tensioni ecaci denite dalla (7.2). . . Loperatore tangente costitutivo CP tale che = CP che caratterizza levoluzione t t plastica pu essere determinato dierenziando la relazione tra tensione e defor. mazione fornita dalla (7.1) nellipotesi di D = 0: . F . . . . P 2 2 = (1 D) C P = (1 D) C P (7.34) e
.

Il moltiplicatore plastico P pu essere valutato imponendo la condizione di consistenza: . FP . e (7.35) FP = =0 e Tenendo conto dellespressione (7.2), si ottiene: . . F . . . P e = C P = C P (7.36) e

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CAPITOLO 7. DANNO NON LOCALE E PLASTICIT

Figura 7.10: Funzione di snervamento adottata nel modello. che sostituita nella (7.35) fornisce: FP C e
.

Ricavando il moltiplicatore plastico P dallequazione (7.37): FP . C e P = FP FP C e e

. F . P =0 P e

(7.37)

(7.38)

Il tensore del quarto ordine CP non una funzione solo del tensore di elasticit C t e e ma anche, tramite FP / , della tensione corrente ecace . Si propone nel presente modello la funzione FP fornita dalla seguente espressione: FP (e ) = 3J2 + ( c t ) I1 c t

e sostituendolo nella (7.34) si determina loperatore tangente CP : t FP FP C e e CP = (1 D)2 C I t FP FP C e e

(7.39)

(7.40)

7.2. MODELLO NON LOCALE DI DANNO E PLASTICIT

217

dove t e c sono rispettivamente la tensione di snervamento a trazione ed a compressione e I1 e J2 sono linvariante primo del tensore delle tensioni ecaci e linvariante secondo del deviatore delle tensioni ecaci: I1 = x + y + z = 1 + 2 + 3 e e e e e e (7.41) 2 1 J2 = (ex y )2 + (ex z )2 + (ey z )2 + 6 exy + e2 + e2 e e e xz yz (7.42) 6 1 (e1 2 )2 + (e1 3 )2 + (e2 3 )2 = e e e 6

in cui x , y , z , exy , exz e eyz sono le componenti del tensore delle tensioni ecaci e e e nel sistema di riferimento x, y e z, mentre 1 , 2 e 3 sono le tensioni principali e e e ecaci. Dalla (7.32) levoluzione delle componenti del tensore di deformazione plastica si pu valutare con le seguenti formule: P x = P P y = P z = P xy = P xz = P yz =
. . . . . .

FP ex . F P P ey . F P P ez . F P P exy . F P P exz . F P P eyz


.

= P (2ex y z + c t ) e e = P (2ey x z + c t ) e e = P (2ez x y + c t ) e e


. . .

(7.43)

= P (6exy )
.

= P (6exz )
.

= P (6eyz )

mentre in termini di deformazioni principali risulta: P 1 = P P 2 P 3


. . . . FP = P (2e1 2 3 + c t ) e e e1 . F . P = P = P (2e2 1 3 + c t ) e e e2 . F . P = P = P (2e3 1 2 + c t ) e e e3 .

(7.44)

e Nel caso di tensioni piane, cio quando z = exz = eyz = 0 ovvero 3 = 0, le (7.43) e

218 diventano:

CAPITOLO 7. DANNO NON LOCALE E PLASTICIT

P x = P P y P z P xy e le (7.44) risultano: P 1 = P P 2 P 3
. . . . . .

FP ex . F P = P ey . F P = P ez . F P = P exy
.

= P (2ex y + c t ) e = P (2ey x + c t ) e
. . .

(7.45)

= P (ex y + c t ) e = P (6exy )

La funzione di snervamento adottata schematicamente rappresentata in gura 7.10 nel piano delle tensioni principali 1 2 nel caso piano di tensioni. e e

. FP = P (2e1 2 + c t ) e e1 . F . P = P = P (2e2 1 + c t ) e e2 . F . P = P = P (e1 2 + c t ) e e3 .

(7.46)

7.3

Aspetti computazionali

Si adotta nel seguito la notazione vettoriale per il campo di tensioni e di deformazioni. Nel problema bidimensionale, il campo di spostamenti, di deformazione e di tensione sono rappresentati dai seguenti vettori: u = [ux , uy ] = [x , y , xy ] = [ x , y , xy ] (7.47)

nei quali ciascuna componente funzione di (x, y). Nellipotesi di tensioni piane adottata z = 0 e la deformazione z pu essere determinata dalla seguente formula: z = ez + P z (7.48)

dove la ez la parte elastica che pu essere determinata dalle equazioni del legame costitutivo in funzione delle deformazioni elastiche ex e ey , mentre la P z la parte plastica che viene valutata utilizzando le leggi di usso (7.45).

7.3. ASPETTI COMPUTAZIONALI

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Le equazioni che governano il problema incrementale di danno e plasticit con valori al contorno sono riportate di seguito: LT + f = 0 . . = Lu
. 2 . .v

Tali equazioni sono valide nel volume V le condizioni al contorno risultano: n =F . .v u=u
. .s

. . .P = (1 D) C 2 (1 D) DC ( P ) . F . D= Y . . D0 FD = 0 F 0 . F . P P = P e . . FP 0 P 0 FP P = 0 su f V su v V
.

(7.49)

(7.50)

f v e Fs sono i vettori delle forze esterne di volume e di supercie, rispettivamente, uv il vettore degli spostamenti imposti sul contorno e C la matrice costitutiva elastica. Ponendo lequazione di equilibrio (7.491 ) e le condizioni di consistenza del danno in forma debole su tutto il volume V si ottengono le seguenti equazioni: . vi R .T h T . u L + f dV = 0 V (7.52) . . . R D F dV = 0 quando D > 0 V
. .

dove f V v V = V e f V v V = e n la tensione nella direzione della normale n al contorno. Nella (7.49) L una matrice simbolica di operatori dierenziali denita come segue: /x 0 0 /y 0 L = 0 (7.51) /y /x 0

dove u e D indicano le variazioni del campo di spostamenti e del campo di danno. La formulazione agli elementi niti delle equazioni precedenti richiede la discretizzazione indipendente del campo degli spostamenti e del campo del danno. Il problema evolutivo della deformazione plastica pu essere risolto a livello locale in ogni singolo punto di integrazione in quanto lequazione di consistenza della plasticit . locale e fornisce direttamente il moltiplicatore plastico P (vedi equazione (7.38)). Al contrario, come gi sottolineato in precedenza, la presenza del laplaciano del danno nella funzione limite rende lequazione di consistenza del danno unequazione

220

CAPITOLO 7. DANNO NON LOCALE E PLASTICIT

dierenziale che deve essere risolta a livello globale e richiede una discretizzazione del campo di danno indipendente da quella utilizzata per il campo di spostamenti. Quindi il sistema di equazioni a livello globale costituito dalle equazione di equilibrio e dallequazione di consistenza del danno. Lequazione di equilibrio in forma debole (7.521 ) pu essere riscritta utilizzando il teorema della divergenza e le equazioni di congruenza cinematica fornite dalla (7.492 ): Z Z Z dV =
.T .

u F dVf +

.T .s

u f dV

. T .v

(7.53)

Vf

dove data dalla (7.493 ). Il problema evolutivo del danno espresso in forma debole dalla (7.522 ) viene formulato come il problema di minimo vincolato di un funzionale convesso [3, 1, 2] denito come segue: n . o . min L D D0 dove . Z L D = " # . . . h T . . D2 (aY + K) (1 aD) DY + DD dV 2 2 (7.54)

ottenuto introducendo le condizioni al contorno aggiuntive che emergono dalla formulazione variazionale [11] (vedi Capitolo 6): . . D D n =0 su V (7.55) La soluzione di tale problema deve essere vericata imponendo lulteriore vincolo: 0D1 in V

Dallespressione (7.54) si pu notare come la formulazione scelta per il problema evolutivo del processo di danneggiamento consente di utilizzare funzioni di forma di classe C 0 anche per la discretizzazione del danno.

7.3.1

Algoritmo risolutivo

Si sviluppa una procedura numerica per integrare le equazioni evolutive del danno e della plasticit, basata su una tecnica al passo, che prevede lapplicazione del carico in una sequenza di passi temporali di ampiezza t. In ciascun intervallo temporale t = tn+1 tn si risolvono le equazioni evolutive mediante una tecnica predictorcorrector che si basa sullo splitting method. Tale tecnica risolutiva adottata in quanto il problema governato dalle equazioni di equilibrio e dallequazioni evolutive

7.3. ASPETTI COMPUTAZIONALI

221

della deformazione plastica e del danno; le equazioni di equilibrio e le equazioni che derivano dalla minimizzazione del funzionale L risultano accoppiate perch gli operatori di equilibrio e del danno dipendono sia dagli spostamenti sia dal danno, mentre i due processi evolutivi della plasticit e del danno sono disaccoppiati. Lalgoritmo si sviluppa nei seguenti due passi:

fase di previsione elasto-plastica di tentativo risolta mantenendo il danno costante;

fase di correzione di danno durante la quale si valuta levoluzione del danno risolvendo il problema di minimo vincolato, tenendo ssa la deformazione plastica.

Nella fase di previsione elasto-plastica oltre al calcolo dello spostamento e della deformazione totale, si valuta lincremento della deformazione plastica mediante un algoritmo di return mapping. Dunque la fase di previsione elasto-plastico si articola a sua volta nei seguenti due passi:

fase di previsione elastica di tentativo, durante la quale levoluzione della deformazione plastica rimane bloccata;

fase di correzione, durante la quale si valuta levoluzione della deformazione plastica mediante un algoritmo di return mapping.

Lincremento di danno si determina invece nella fase di correzione di danno, tenendo bloccati sia gli spostamenti che levoluzione plastica. Le due fasi di previsione e di correzione sono illustrate nelle seguenti tabelle:

222

CAPITOLO 7. DANNO NON LOCALE E PLASTICIT Previsione elasto-plastica Previsione elastica Correzione plastica . . . = Lu =0 ( . FP . P se FP 0 P = . e P = 0 0 se FP < 0 . . FP 0 P 0 FP P = 0 . . D=0 D=0 . . . . = (1 D)2 C = (1 D)2 CP

Correzione di danno =0 . P = 0 (
. .

D=

0 se F < 0 . . F 0 D 0 FD = 0 . . = 2 (1 D) DC ( P )

F Y

se F 0

Per semplicare la notazione nel seguito il pedice n indica una quantit valutata al tempo tn mentre nessun pedice indica una quantit valutata al tempo tn+1 . In forma discretizzata le equazioni che deniscono le due fasi di previsione e correzione diventano:

7.3. ASPETTI COMPUTAZIONALI Previsione elasto-plastica Previsione elastica Correzione plastica = Lu = 0 ( FP P P = e P = 0 0

223

se F P < 0 FP 0 P 0 FP P = 0 D = 0 D = 0 = (1 D)2 C = (1 D)2 C P Correzione di danno = 0 P = 0 D =

se F P 0

(1 D) se F 0 0 se F < 0 F 0 D 0 F D = 0 = 2 (1 D) D C ( P ) dove il simbolo utilizzato per indicare lincremento della grandezza nel passo temporale t. Nel seguito si descrive la procedura iterativa predictor-corrector utilizzando lapice (i) per indicare una grandezze valutata alliterazione iesima e lapice (i+1) una grandezza relativa alliterazione corrente. Fase di previsione elasto-plastica In questa fase non si fa evolvere il danno e con i valori del danno determinati alliterazione precedente si risolve il problema elasto-plastico determinando il campo di spostamenti, il campo di deformazioni totali e plastiche. In particolare lequazione di equilibrio fornita dalla (7.53) viene risolta. Lequazione discretizzata del legame tensioni-deformazioni, risulta: 2 = n + 1 D(i) C (P ) (7.56)

dove e P sono rispettivamente lincremento della deformazione totale e della deformazione plastica nellintervallo t e D(i) il valore del danno alliterazione precedente. Per calcolare la (i+1) e quindi la variabile associata al danno Y (i+1) si deve risolvere il problema elasto-plastico fornito dalle equazioni evolutive discretizzate riportate nelle tabelle precedenti. Il problema viene arontato adottando, allinterno

224

CAPITOLO 7. DANNO NON LOCALE E PLASTICIT

di ogni iterazione della procedura predictor-corrector globale, una ulteriore tecnica predictor-corrector a livello locale ed in particolare in unanalisi agli elementi niti in ogni punto di integrazione del singolo elemento nito. Tale tecnica basata su un algoritmo risolutivo return mapping [15, 4], che si sviluppa nei due passi seguenti: una previsione elastica di tentativo, detto trial, una correzione plastica che eseguita mediante la proiezione dello stato trial sulla supercie limite nel punto pi vicino.

Previsione elastica dellalgoritmo di return mapping Considerando nota la deformazione totale (i+1) alliterazione corrente, la previsione elastica ottenuta mantenendo costante la deformazione plastica pari a quella delliterazione precedente e lo stato di tentativo caratterizzato da: (i+1) = (i) +
(i+1) P

(7.57) (7.58) (7.59) (7.60)

FP
(i+1)

e (i+1)
(i+1)

Se FP < 0 allora la deformazione plastica non cresce e la soluzione di tentati(i+1) vo elastica quella esatta. Se FP 0 la funzione di snervamento violata e lincremento di deformazione valutato nella fase di correzione plastica. Correzione plastica dellalgoritmo di return mapping Lalgoritmo utilizzato per determinare la deformazione plastica del tipo backwardEuler e proietta lo stato trial sulla funzione di snervamento. Il residuo del usso plastico e la condizione di snervamento sono deniti dalle seguenti espressioni:
(i+1) RP

(i+1) = C (i+1) P e = FP (i+1)

(i) P

FP

(i+1)

(i+1) e dove (i+1) = C (i+1) P . Il sistema di equazioni non lineari, dato dalla (7.61) e (7.62), risolto con il metodo di Newton-Raphson, fornisce la proiezione dello stato elastico trial sulla supercie di snervamento. Risultando la deformazione totale (i+1)

+ + e = FP (i+1)

(i+1) P

(i) P

(i+1) (i+1) FP P

(7.61) (7.62)

7.3. ASPETTI COMPUTAZIONALI


(i+1)

225

e = C1 (i+1) , costante durante lalgoritmo di return mapping si ottiene che P dove rappresenta la variazioni della generica grandezza del problema. Di seguito si indicano con lapice [k] le grandezze relative alliterazione kesima dellalgoritmo di return mapping e con lapice [k+1] quelle relative alliterazione corrente. Si linearizzano perci le equazioni (7.61) e (7.62) che diventano: 1 (i+1)[k+1] (i+1)[k+1] (i+1)[k] e 0 = RP = RP + A(i+1)[k] (7.63) +P
(i+1)[k] (i+1)[k+1] FP

0 = FP

(i+1)[k+1]

= FP

(i+1)[k]

e dove A = (C1 + P 2 FP / 2 ) ed il simbolo indica il prodotto scalare. Le equazioni (7.63) e (7.64) esprimono lannullamento del residuo e della funzione di snervamento alliterazione k +1. Tutte le grandezze alliterazione k sono note, quindi (i+1)[k+1] il sistema costituito dalle (7.63) e (7.64) pu essere risolto ottenendo P e (i+1)[k+1] e : ! (i+1)[k] FP (i+1)[k] (i+1)[k] FP RP A(i+)1[k] e (i+1)[k+1] ! = P (7.65) (i+1)[k] (i+1)[k] FP FP A(i+1)[k] e e ! (i+1)[k] FP (i+1)[k] (i+1)[k+1] e (7.66) P (i+1)[k+1] = A(i+1)[k] RP e Noto e(i+1)[k+1] si calcola la variazione della deformazione plastica P P
(i+1)[k+1] (i+1)[k+1]

FP e

(i+1)[k]

e (i+1)[k+1]

(7.64)

A questo punto possibile aggiornare la deformazione plastica P , il moltipli(i+1)[k+1] (i+1)[k+1] catore plastico P e la tensione e determinare la funzione limite (i+1)[k+1] (i+1)[k+1] FP ed il residuo RP : P e
(i+1)[k+1]

e = C1 (i+1)[k+1]

(7.67)
(i+1)[k+1]

= P = e = =

(i+1)[k]

+ P +

(i+1)[k+1]

(7.68) (7.69) (7.70) (7.71)

(i+1)[k+1] P (i+1)[k+1]

FP

(i+1)[k+1]

(i+1)[k+1] RP

e + (i+1)[k+1] e = FP
(i+1)[k+1] P

(i+1)[k] P (i+1)[k]

(i+1)[k+1] P (i+1)[k+1]

(i) P

(i+1)[k+1] (i+1) [k+1] FP P

(7.72)

226

CAPITOLO 7. DANNO NON LOCALE E PLASTICIT

Si ricomincia la procedura iterativa introducendo nelle equazioni (7.63) e (7.64) i nuovi valori calcolati per la deformazione plastica, la tensione, il moltiplicatore plastico, la funzione limite ed il residuo e risolvendo il sistema linearizzato cos ottenuto. La procedura iterativa termina quando la convergenza viene raggiunta, cio quando (i+1)[k+1] (i+1)[k+1] il residuo RP e la funzione limite FP delliterazione corrente risultano in norma minori di una pressata tolleranza. Matrice tangente consistente Simo e Taylor [15] hanno denito il concetto di matrice tangente consistente con lalgoritmo di return mapping. Essi hanno inoltre dimostrato che lutilizzo della matrice tangente consistente al posto della tangente costitutiva, fornita dalla (7.39), nel calcolo delloperatore di rigidezza della struttura migliora in modo signicativo la convergenza delle iterazioni di Newton-Raphson sulle equazioni di equilibrio globali, preservando la convergenza quadratica che altrimenti potrebbe essere persa. Di seguito viene determinata la matrice tangente consistente, detta anche tangente algoritmica, per il particolare problema di plasticit considerato. Dierenziando la relazione tensione-deformazione e la legge di usso discretizzate si ottiene: 2 (i+1) d (i+1) = 1 D(i) C d(i+1) dP (7.73) e e 2 FP (i+1) FP (i+1) (i+1) (i+1) (i+1) (i+1) dP = P de + dP e e 2 Sostituendo la (7.732 ) nella (7.731 ) si ricava la relazione algoritmica: e (i+1) FP (i+1) d (i+1) de (i+1) = = A(i+1) d(i+1) dP (i) )2 e (1 D (7.74)

Sostituendo la (7.74) nella (7.75) si determina lespressione di dP e FP (i+1) A(i+1) d(i+1) (i+1) e dP = (i+1) e e FP FP (i+1) A(i+1) e e

1 (i+1) 2 (i+1) e FP / 2 . Inoltre dierenziando la condizione dove A(i+1) = C1 + P di consistenza discretizzata FP (e ) = 0, si ottiene: e FP (i+1) de (i+1) =0 (7.75) e
(i+1)

(7.76)

7.3. ASPETTI COMPUTAZIONALI

227

Inne sostituendo la (7.76) nella (7.74) si ottiene la tangente consistente algoritmica b Ct : (i+1) (i+1) e e F FP P A(i+1) e e 2 (i+1) b (i+1) = 1 D(i) A (7.77) Ct I e e FP (i+1) FP (i+1) A(i+1) e e e e FP (i+1) FP (i+1) A(i+1) A(i+1) e e 2 (i+1) (i) = 1D A e e FP (i+1) FP (i+1) (i+1) A e e Fase di correzione di danno In questa fase viene risolto il problema del danno e la deformazione plastica mantenuta costante. Si determina la variabile associata al danno Y (i+1) funzione delle deformazioni totali; la funzione limite risulta allora: (7.78) F (i+1) = 1 a D(i+1) Y (i+1) K D(i+1) Y0 + h2 D(i+1)

dove

2 1 a Y (i+1) + K Dn + D(i+1) Y (i+1) Y0 Dn + D(i+1) V 2 i + h T Dn + D(i+1) Dn + D(i+1) dV 2 (7.81) Per la risoluzione del problema di minimo soggetto a vincoli non lineari (7.80) si utilizza la routine L-BFGS-B, basata su un algoritmo per problemi di ottimizzazione in grande scala [17]. L=

D(i+1) = Dn + D(i) (7.79) Se F (i+1) < 0 allora il danno non cresce e la soluzione di tentativo trovata nella fase predictor coincide con quella esatta. Mentre se F (i+1) 0 la funzione limite violata e lincremento di danno deve essere valutato in base alle condizioni di Kuhn-Tucker. Nella procedura proposta il problema evolutivo del danno viene riformulato come il problema di minimo vincolato del funzionale convesso L, in base allequazione di consistenza discretizzata, risulta: min L Di+1 (7.80) 0 Di+1 (1 Dn ) dove Z

228

CAPITOLO 7. DANNO NON LOCALE E PLASTICIT

Schema dellalgoritmo risolutivo In denitiva, lo schema dellalgoritmo risolutivo del problema evolutivo di plasticit e danno non locale il seguente. 1. Inizializzazione: i = 0, D(0) = Dn , P = P n . 2. Previsione elasto-plastica 1 (i) (a) Calcolo spostamenti: u(i+1) = Ku u(i) , D(i) R
(0)

(d) Calcolo evoluzione plastica

(b) Calcolo deformazioni totali: (i+1) = Lu(i+1) (c) Calcolo variabile associata: Y (i+1) = Y (i+1) = P . i. Inizializzazione: k = 0, P ii. Previsione elastica (i+1)[k] e (i+1)[k] = C (i+1) P (i+1)[k] [k] P e =F FP
(i+1)[k] RP (i+1) [0] (i)

(i+1)[k] P

(i) P

(i+1)[k] (i+1) [k] FP P

Se FP

T R [k]

(i+1)[k] < T OL1 , e RP < T OL2 , allora = P P (i+1) e e = (i+1)[k] (i+1) (i+1)[k] P = P A (i+1) = A (i+1)[k]
(i+1) (i+1)[k]

vai al punto v., altrimenti iii. Correzione plastica A. Calcolo dei moduli tangenti consistenti:
(i+1)[k]

2 (i+1)[k] FP C1 + P e 2

(i+1)[k]

!1

7.3. ASPETTI COMPUTAZIONALI

229

B. Calcolo incrementi della deformazione plastica e della tensione: ! (i+1)[k] FP (i+1)[k] (i+1)[k] FP RP A(i+1)[k] e (i+1)[k+1] ! P = (i+1)[k] (i+1)[k] FP FP A(i+1)[k] e e ! (i+1)[k] (i+1)[k] (i+1)[k+1] FP (i+1)[k+1] (i+1)[k] e RP = A P e Noto e(i+1)[k+1] si calcola la variazione della deformazione plas (i+1)[k+1] tica P : P
(i+1)[k+1]

C. Aggiornamento del parametro di consistenza e della deformazione plastica: P P


(i+1)[k+1] (i+1)[k+1]

e = C1 (i+1)[k+1]
(i+1)[k]

= P

+ P

(i+1)[k+1] (i+1)[k+1]

= P

(i+1)[k]

+ P

3. Correzione del danno

iv. Aggiorna k = k + 1 e vai a ii.. v. Calcolo operatore tangente consistente: (i+1) (i+1) e e F FP P A(i+1) e e 2 (i+1) b I Ct = 1 D(i) A e e FP (i+1) FP (i+1) A(i+1) e e

(a) Risoluzione del problema di minimo vincolato: min L Di+1 0 Di+1 (1 Dn ) dove L= Z
V

2 1 a Y (i+1) + K Dn + D(i+1) Y (i+1) Y0 Dn + D(i+1) 2 i + h T Dn + D(i+1) Dn + D(i+1) dV 2

230

CAPITOLO 7. DANNO NON LOCALE E PLASTICIT (b) Aggiornamento del danno e delle tensioni Di+1 = Dn + Di (i+1) 2 (i+1) (i+1) = n + 1 D(i+1) C P

4. Test di convergenza energetico: se soddisfatto, esci, altrimenti vai a 2.

(c) Calcolo della matrice tangente consistente plastica e secante nel danno Ku u(i+1) , D(i+1) e del residuo R(i+1)

7.3.2

Formulazione agli elementi niti

Il modello di danno e plasticit proposto implementato in elementi niti piani a tre e a quattro nodi, nel codice di calcolo FEAP [18]. Sia per il campo di spostamenti che per quello del danno suciente utilizzare funzioni di forma di classe C 0 . Per quel che riguarda la discretizzazione agli elementi niti delle equazioni di equilibrio che governano la fase predictor elasto-plastica si adotta la formulazione agli spostamenti. Il campo di spostamento interpolato con funzioni di forma lineari: u = Na = LNa = Ba (7.82)

dove a il vettore che contiene i valori nodali dellincremento di spostamento nellintervallo temporale t ed N la matrice delle funzioni di forma. Le equazioni di equilibrio (7.53) risultano: ) Z (Z Z T T v Tb s B Ct B dV a N F dVf N f dV = 0
V Vf V

(7.83)

cio in forma compatta:

Ku a = Fu dove: Ku Fu Z b BT Ct B dV = ZV Z T T v s = N F dVf + N f dV
Vf V

(7.84)

in cui Fs e f v sono i vettori delle forze nodali. Si evidenzia che nella versione dellalgoritmo implementato nel codice FEAP si b utilizza la matrice tangente consistente con Ct fornita dalla (7.77) al posto della P tangente costitutiva Ct (7.39).

7.4. APPLICAZIONI NUMERICHE

231

Per quanto riguarda la fase corrector anche il campo del danno discretizzato per mezzo di funzioni di forma lineari: T b n + D b D = ND D (7.85) b D = NT D D T b n + D b D D = ND (7.87)

(7.86)

b b dove Dn il vettore che contiene i valori nodali del danno al passo temporale n, D il vettore degli incrementi di danno nodali al passo corrente ed ND il vettore delle funzioni di forma. Utilizzando le espressioni (7.85), (7.86) e (7.87) la formulazione agli elementi niti del funzionale convesso (7.81) risulta: R 1 T b b b b b i+1 = NT Dn + Di+1 [ (a Y i+1 + K) NT Dn + Di+1 L D D D vol 2 b b (Y i+1 Y0 ) NT Dn + Di+1 + D T h NT D + Di+1 T i+1 bn b b b ND Dn + D dV D 2 (7.88) che in forma compatta pu essere riscritto: 1 T b b b b Di+1 K Di+1 + F Di+1 (7.89) L Di+1 = 2 dove K ed F sono forniti dalle seguenti espressioni: h K = a Y i+1 + K ND ND + ND ND (7.90) 2 b b (7.91) F = Y i+1 Y0 ND a Yi+1 + K Dn +h ND T Dn

7.4

Applicazioni numeriche

Nelle applicazioni numeriche svolte si adottato il modello di danno e plasticit bloccando levoluzione del danneggiamento quando il danno raggiunge un ssato valore limite Ds . Quando D = Ds il danno rimane costante mentre continua ad evolversi la deformazione plastica. Da un punto di vista sico questa soglia di danneggiamento per FRC rappresenta il momento in cui la matrice si interamente danneggiata mentre le bre non si danneggiano ma iniziano a slarsi. Quindi in questa fase la risposta del materiale puramente plastica. Per quanto riguarda lalgoritmo descritto nel paragrafo 7.3.1 nella fase corrector bisogna solo tener conto del fatto che il danno varia nellintervallo [0, Ds ] e quindi il problema di minimo del funzionale convesso L viene ridenito come segue: min L Di+1 (7.92) 0 Di+1 (Ds Dn )

232

CAPITOLO 7. DANNO NON LOCALE E PLASTICIT

Risultati analisi macromeccaniche Sono presentati due esempi in cui si studia la risposta meccanica del calcestruzzo brorinforzato utilizzando il modello di danno e plasticit, descritto nei paragra precedenti, e trascurando la deformazione ortogonale al piano dellanalisi. La risposta del FRC inoltre confrontata con quella del solo calcestruzzo determinata mediante un modello di solo danno non locale. I valori utilizzati nel modello di solo danno sono riportati di seguito: Em = 3.0 104 N/mm2 Y0t = 0.8 104 Kt = 1.0 104 at = 0.97 h = 2.0mm2 m = 0.2 Y0c = 0.8 103 Kc = 2.5 103 ac = 0.85

I valori adottati nel modello macroscopico di danno e plasticit sono: Em = 3.0 104 N/mm2 Y0t = 0.9 104 Kt = 1.5 104 at = 0.99 h = 2.0mm2 t = 100N/mm2 m = 0.2 Y0c = 0.9 103 Kc = 2.5 103 ac = 0.90 Ds = 0.9 c = 200N/mm2

Si pu notare che sono stati assunti dei valori pi elevati per parametri Kt , at e ac nel modello di danno e plasticit per tener conto della presenza delle bre che migliora la risposta post-picco del materiale composito rispetto al comportamento della sola matrice. Il primo esempio riguarda una prova di trazione mentre il secondo una prova a essione. Per la discretizzazione si utilizzano elementi quadrilateri a 4 nodi e triangolari a 3 nodi. Prova a trazione Si analizza il comportamento a trazione della trave rappresentata in gura 7.11. Poich la trave a sezione variabile si verica la localizzazione del danno e della deformazione. I parametri geometrici che caratterizzano la trave analizzata sono: L = 500 mm w = 100 mm In gura 7.12 rappresentata la distribuzione del danno a diversi passi dellanalisi ed in particolare, in gura 7.12(a) per uno spostamento imposto pari a u = 0.04mm, in gura 7.12(b) per u = 0.06mm ed in gura 7.12(c) per u = 0.2mm. Si pu notare come lintroduzione del laplaciano del danno nella funzione limite del danno F impedisce la localizzazione del danno in una striscia ristretta allestremit della trave e come quando il danno raggiunge il valore limite Ds rimane costante.

7.4. APPLICAZIONI NUMERICHE

233

Figura 7.11: Trave a sezione variabile: geometria e condizioni al contorno. In gura 7.13, sono rappresentate le curve carico-spostamento ottenute mediante il modello di danno e plasticit considerando due diverse discretizzazione agli elementi niti e la risposta del solo calcestruzzo determinata mediante il modello di puro danno. Si pu sottolineare come il modello proposto sia in grado di riprodurre la risposta a trazione tipica del FRC (vedi risultati prove sperimentali Capitolo 1). Nella fase post-picco, infatti, in corrispondenza del processo di slamento delle bre, il ramo di softening pi dolce rispetto a quello del solo calcestruzzo, inoltre lintroduzione della plasticit perfetta fa s che il carico totale sopportato dalla trave tenda ad un valore limite legato allazione di richiusura delle bre. Inne si pu notare come i risultati ottenuti con il modello sviluppato sono indipendenti dalla dimensione della discretizzazione. Prova a essione Si analizza la trave mostrata in gura 7.14 sottoposta ad una prova di essione su tre punti. La trave soggetta ad uno spostamento imposto allestremit superiore della sezione di mezzeria. I parametri geometrici che caratterizzano la trave analizzata sono: L = 800 mm w = 250 mm In gura 7.15 rappresentata la distribuzione del danno per dierenti valori dello spostamento imposto v. Il danno nella trave inizia allestremit inferiore della sezione di mezzeria (vedi gura 7.15(a)) dove si concentrano le massime deformazioni di trazione, e si propaga verso lestremit superiore della sezione di mezzeria (vedi gura 7.15(b)) dove le deformazioni di compressione sono signicative. In gura 7.15(c) si pu notare come il danno rimane costante una volta raggiunto il valore limite Ds . Il modello di danno e plasticit proposto permette di cogliere il classico meccanismo di collasso di una trave soggetta a essione in tre punti. In gura 7.16 rappresentata la curva carico-spostamento per FRC determinata mediante il modello di danno e plasticit e la risposta del solo calcestruzzo valutata mediante il modello di puro danno. Anche in questo caso il modello proposto in

234

CAPITOLO 7. DANNO NON LOCALE E PLASTICIT

Figura 7.12: Evoluzione del danno: a) u = 0.04 mm, b) u = 0.06 mm, c) u = 0.2 mm.

7.4. APPLICAZIONI NUMERICHE

235

200 180 160 140 120

FRC (35 elementi) FRC (60 elementi) cls (60 elementi)

R (N)

100 80 60 40 20 0 0.00

0.05

0.10

0.15

0.20

0.25

0.30

0.35

0.40

u (mm )

Figura 7.13: Curva carico-spostamento per FRC e per il calcestruzzo.

Figura 7.14: Test a essione su tre punti: geometria e condizioni al contorno.

236

CAPITOLO 7. DANNO NON LOCALE E PLASTICIT

Figura 7.15: Evoluzione del danno: a) v = 0.2 mm, b) v = 0.5 mm, c) v = 1.2 mm.

7.5. CONCLUSIONI
1 0 0

237

8 0

F R C F R C c ls

(1 7 5 (3 6 5

e le m e n ti) e le m e n ti)

6 0

(N )
4 0

R
2 0 0 0 .0

0 .2

0 .4

0 .6

0 .8

1 .0

1 .2

1 .4

v (m m )

Figura 7.16: Curva carico-spostamento per FRC e per il calcestruzzo. grado di cogliere la risposta post picco tipica del calcestruzzo brorinforzato ed i risultati sono indipendenti dalla dimensione della discretizzazione.

7.5

Conclusioni

Nel presente capitolo stato sviluppato un modello di danno non locale e plasticit per il calcestruzzo brorinforzato. Le ipotesi alla base del modello sono che levoluzione del danno dipenda dalla deformazione totale e che levoluzione della deformazione plastica sia governata dalle tensioni eettive. Per quanto riguarda levoluzione del danno si tiene conto del diverso danneggiamento del materiale a trazione ed a compressione. Per evitare i problemi connessi al comportamento di tipo softening dei materiali fragili e quasi fragili, il modello stato regolarizzato introducendo il laplaciano del danno nella funzione limite del danno. E stato presentato un modello di plasticit perfetta in cui si tiene conto del diverso comportamento a trazione ed a compressione del materiale utilizzando una funzione di snervamento con diverse soglie a trazione ed a compressione. Per le analisi numeriche si utilizzata una tecnica di tipo predictor-corrector per determinare la soluzione ad ogni passo temporale. La fase di previsione elasto-plastica, mentre la fase di correzione, dove si determina levoluzione del danno, stata formu-

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CAPITOLO 7. DANNO NON LOCALE E PLASTICIT

lata come un problema di minimo vincolato di un funzionale convesso. Lalgoritmo sviluppato stato implementato in un codice agli elementi niti. Le applicazioni numeriche hanno mostrato come il modello presentato in grado di descrivere la risposta meccanica ed i meccanismi di danneggiamento di elementi strutturali realizzati in FRC. I problemi analitici e numerici legati al fenomeno di localizzazione delle deformazione e del danno sono superati grazie alla tecnica di regolarizzazione scelta. Lalgoritmo risolutivo adottato si dimostrato stabile ed eciente anche nel caso di analisi con discretizzazioni molto tte, mostrando buone propriet di convergenza.

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