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ALMA MATER STUDIORUM - UNIVERSIT DI BOLOGNA

SEDE DI CESENA FACOLT DI PSICOLOGIA CORSO DI LAUREA MAGISTRALE IN PSICOLOGIA CLINICA

MONETE SOCIALI PER LA COMUNIT LOCALE

Tesi di laurea in Modelli teorici ed operativi della Psicologia di Comunit

Relatore Prof.ssa ZANI BRUNA

Presentata da BERTONI GIOVANNI

Sessione III Anno Accademico 2010/2011

MONETE SOCIALI PER LA COMUNIT LOCALE

INDICE
INTRODUZIONE ............................................................................................................. 4 CAPITOLO I: RIPENSARE IL DENARO ...................................................................... 6 1. FUNZIONI DEL DENARO ................................................................................... 7 1.1. Deposito della ricchezza ...................................................................................... 8 1.2. Mezzo di pagamento .......................................................................................... 11 1.3. Unit di conto ..................................................................................................... 13 1.4. Intermediario di scambio ................................................................................... 15 2. SIMBOLO E FIDUCIA ........................................................................................ 17 2.1. Fiducia certificata ........................................................................................... 18 3. PARADIGMI PSICOLOGICI .............................................................................. 20 3.1. Prospettiva psicosociale ..................................................................................... 24 3.2. Scarsit e competizione ...................................................................................... 28 4. QUESITI DI (RI)PARTENZA ............................................................................. 33 CAPITOLO II: IL COMPORTAMENTO PROSOCIALE ............................................ 35 1. TRA ALTRUISMO ED EGOISMO ..................................................................... 35 1.1. Spiegare il comportamento prosociale ............................................................... 37 2. COOPERAZIONE ................................................................................................ 39 2.1. Il Dilemma Del Prigioniero e lUltimatum Game .............................................. 40 2.2. Tipologie strategiche .......................................................................................... 49 2.3. Variabilit culturale............................................................................................ 50 3. RECIPROCIT E DONO .................................................................................... 52 3.1. Il dono oggetto-s............................................................................................... 57 4. SOLIDARIET .................................................................................................... 60 CAPITOLO III: LE MONETE SOCIALI ...................................................................... 63 1. PREMESSE .......................................................................................................... 63 1.1. Economie senza denaro ...................................................................................... 63 1.2. Il Sufficiency of Money Game ....................................................................... 67 1.3. Monete complementari nella storia .................................................................... 69 2. CARATTERISTICHE DELLE MONETE SOCIALI .......................................... 71 2.1. Variet ................................................................................................................ 72 2.2. Analisi delle funzioni ......................................................................................... 75 2.3. Alcune esperienze .............................................................................................. 78 2.3.1 Fureai Kippu .................................................................................................... 79 2.3.2 Club del Trueque.............................................................................................. 80 2.3.3 Chiemgauer ...................................................................................................... 82 2.3.4 cec .................................................................................................................. 83 3. CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE................................................................... 85 BIBLIOGRAFIA............................................................................................................. 90 SITOGRAFIA ............................................................................................................. 100

INTRODUZIONE
Il presente lavoro muove dal presupposto che il denaro sia uno tra i prodotti pi originali dellintelletto sociale, poich ha consentito una semplificazione senza precedenti delle modalit di accesso a beni e servizi necessari alla vita. Gi nelle forme pi arcaiche, questa sua utilit negli scambi apparsa evidente rispetto alle forme di baratto puro e da allora loggetto moneta ha avuto uno sviluppo ed un impiego sempre maggiore fino a diventare un elemento complesso, sempre pi essenziale per la sussistenza della quasi totalit delle persone. Allo stesso tempo per il denaro rappresenta un elemento di disuguaglianza e resta un argomento tab pi forte di molti altri. Inoltre, si osserva come la sua diffusione ha allontanato sempre pi luomo dalla dimensione della comunit, perch lo ha sempre pi svincolato dal mutuo aiuto e dal sostegno del gruppo. Unaltra considerazione fondamentale ha origine dal costatare che il denaro, che permette di far lavorare le persone, un mezzo sempre pi scarso tanto che sempre pi difficile utilizzarlo per unire bisogni non soddisfatti e risorse non usate. Pare quindi legittimo riaprire una riflessione, in termini psicosociali, su cosa sia effettivamente questo strumento, cos come attualmente concepito, e su cosa comporti il suo utilizzo sulla percezione e nelle relazioni interumane. Questa analisi, lontana dalla pretesa di esaurire largomento, si propone pertanto, in una serie di passaggi, di far emergere che parlare di denaro corrisponde in sostanza a parlare di relazioni e di fiducia cio, in ultima analisi, costituisce un elemento imprescindibile dellinterfaccia tra sfera personale e sociale. Premesso ci, il tema che sar sviluppato riguarder la concreta possibilit di ripensare ad un bmoneta, non come unica ed univoca, ma come forma di connessione orizzontale che, per prima cosa, necessita di una ridefinizione a partire dalle dimensioni locale e comunitaria. Infatti, la definizione di una moneta sociale permette di richiamare lattenzione su come dovrebbe essere uno strumento monetario alla portata di tutti e al servizio della comunit locale; ci costituisce il punto cardine che permette larticolazione del ragionamento sulla possibilit che economia di mercato ed economia delle relazioni coesistano nella prospettiva di un benessere condiviso. Nel primo capitolo, lanalisi del denaro ci servir a comprendere meglio la sua natura ed in particolare quali aspetti siano implicati nella sua percezione e quali vadano ad interessare le sfere cognitiva e relazionale-affettiva. In questo percorso analizzaremo per prima cosa le funzioni classiche del denaro soffermandoci sui risvolti psicosociali e sui significati simbolici che questo assume; questanalisi

sar poi ripresa servendoci dellapporto di specifici paradigmi delle scienze psicologiche. Nel secondo capitolo sar esaminato il comportamento prosociale iniziando da una riflessione sulla problematica dualistica egoismo-altruismo. Sempre in questo ambito, servendoci del contributo della teoria dei giochi, saranno analizzate le dinamiche della collaborazione in situazioni paradigmatiche come il Dilemma del Prigioniero e il Gioco dellUltimatum. Ci soffermeremo inoltre sullosservazione di alcune variabili culturali e sullinterazione tra specifici profili definiti in base alle modalit preminenti di cooperazione. Ancora sul tema del comportamento prosociale, particolare attenzione sar dedicata al concetto di reciprocit e ai significati del dono, arrivando poi ad ampliare la prospettiva grazie al concetto di solidariet. Questa base teorica sar propedeutica allintroduzione dellargomento relativo alle monete sociali, oggetto specfico del terzo capitolo. Qui si esamineranno le monete sociali come strumenti che permettono la ridefinizione del denaro come un mezzo al servizio della comunit in quanto simbolo di un rinnovato patto di collaborazione fiduciaria tra i membri di uno specifico territorio.

RIPENSARE IL DENARO

La filosofia comincia con un senso di mistero e meraviglia nei confronti di ci che ogni persona sana di mente considera troppo ovvio per preoccuparsene Searle, 2004

Noi tutti abbiamo una consolidata esperienza di cosa sia il denaro, ci appare chiaro come funziona e possiamo dare una definizione empirica partendo dallutilizzo che ne facciamo abitualmente, ma spiegare con precisione di cosa si tratti e quali siano le implicazioni cognitive, affettive e relazionali del suo utilizzo pu rivelarsi una questione complessa e per certi aspetti controversa. Come affermano Ferrari e Romano (1999) il denaro, nella sua interezza, un concetto troppo complesso perch possa essere affrontato per pura addizione di argomentazioni, che in successione lineare esauriscano il tema (p. 166). Oggi ci troviamo immersi in uneconomia che si basa quasi esclusivamente sullutilizzo di denaro; grazie ad esso che, specialmente nelle aree cittadine, possiamo accedere alla totalit dei beni di consumo o dei servizi che rispondono alla maggior parte delle nostre necessit quotidiane. Il sociologo George Simmel notava questo fenomeno gi nel 1900, affermando, nella sua opera pi importante, che leconomia del denaro domina la metropoli. Degno di particolare nota il fatto che, pur condizionando fortemente un elevato numero dei nostri comportamenti, le problematiche sollevate da questo strumento rimangono un argomento tab pi forte di tanti altri, come se una sorta di pudore esercitasse un effetto inibitorio sugli psicoanalisti e in egual modo sullintera societ (Viderman, 1993). Ad un primo sguardo lanalisi del denaro appare dominio esclusivo delle scienze economiche, mentre unindagine pi completa non pu che richiedere lapporto di importanti contributi dalle scienze sociali (es.: Beattie, 1978; Polanyi, 1983; Auriti, 2003) e filosofiche (es.: Simmel, 1900; Pound, 1933; Mathieu, 1985; Coluccia, 2002). Il campo psicologico in particolare, appare imprescindibile da percorrere considerando le implicazioni affettive e relazionali che il denaro porta con s. Inoltre, come afferma Margrit Kennedy (1995), il denaro una delle questioni centrali della vita di molti ed strettamente connesso con la percezione che la gente ha di se stessa e del mondo (pp. 71-72). Sorprende a tal proposito

che, proprio in questo campo, come stato rilevato da Furnham e Lewis (1986) e da Moscovici (1991), i lavori prodotti sullargomento siano relativamente scarsi e appaiano inoltre isolati e scollegati. Anche Webley (2001) nota come sia sorprendente il fatto che il comportamento delle persone con, e nei confronti, dei soldi sembra talmente basilare e fondamentale quanto sia ignorato dagli psicologi (Zappal e Sarchielli, 2001 p. 37). Se allo stato attuale doveroso annoverare un incremento dei contributi scientifici e divulgativi da parte delle scienze psicologiche (es.: Vohs, 2008; Zhou et al., 2009) permane comunque unevidente frammentariet.

1. FUNZIONI DEL DENARO

Sia il dizionario Garzanti (2007) che lEnciclopedia Zanichelli (2006) descrivono un primo significato della parola denaro abbastanza convergente, defininendolo come ogni tipo di odierna moneta metallica, cartacea o di qualsiasi altro tipo di supporto, che destinata a costituire mezzo di pagamento per lacquisto di beni e servizi e per lestinzione di debiti, ma anche unit di misura del valore. LEnciclopedia Britannica (2012) definisce il denaro come un bene accettato dal consenso generale come mezzo di scambio economico. il mezzo in cui sono espressi i prezzi e valori; come valuta, circola in forma anonima da persona a persona e da paese a paese, in modo da facilitare gli scambi, ed la principale misura della ricchezza. Nellaccezione pi tecnica il denaro semplicemente uno strumento e, in quanto tale, pu essere definito a partire dai suoi aspetti funzionali. Questa prospettiva costituisce un utile punto di partenza per la sua comprensione ma non pu esaurire il significato che effettivamente assume per le persone che lo adoperano. Inoltre occorre notare che limitarsi ad una connotazione funzionale pone il rischio di mettere a fuoco solo lo strumento in s, portandoci a credere che si tratti di qualcosa di idealmente neutrale, slegato dal suo fondamentale significato simbolico. Su questultimo aspetto lEnciclopedia Britannica riporta infatti che in denaro anche una convenzione sociale [] di rara forza a cui le persone si attengono anche sotto le pi estreme provocazioni. Tralasciando per adesso la connotazione simbolica, muoviamo dalla prospettiva funzionale. Cos come riportato nel Nuovo Dizionario di Borsa e Finanza (2002),

le definizioni tecniche classiche degli strumenti monetari attuali (es.: Polanyi, 1983; Kennedy, 1995; Pittau, 2003; Lietar, 2007) propongono la distinzione di quattro funzioni base: deposito di ricchezza, mezzo di pagamento, unit di conto, intermediario di scambio. A partire da questi quattro aspetti, analizziamo con specifica attenzione le implicazioni psicologiche e relazionali sottese o da questi derivate.

1.1. Deposito della ricchezza

La funzione di deposito della ricchezza, definita anche con i termini riserva di valore, consiste nella possibilit di accumulare oggetti quantificabili per poterne disporre in futuro o solamente per tesaurizzarli. Nel primo caso lindividuo si priva di un consumo immediato per rinviarlo in un momento futuro, nel secondo caso la tesaurizzazione motivata dai vantaggi derivanti dal mero possesso (e dalleventuale ostentazione), cio dal prestigio e dal potere che derivano. Gi Aristotele distingueva questo utilizzo del denaro che riconduceva a quella forma di economia chiamata crematistica per differenziarla dalle attivit finalizzate alla giusta cura della casa e della comunit (Zappal e Sarchielli, 2001): loikonomia. Laccumulo effettuato tramite la privazione di un consumo immediato in vista di un beneficio futuro, ha precise connotazioni psicologiche. Nella prospettiva psicoanalitica, un Io equilibrato riesce a mediare le spinte dellEs gestendo la soddisfazione delle pulsioni e ci permette la realizzazione di progetti a media e lunga scadenza che conferiscono vantaggi futuri maggiori rispetto alle soddisfazioni immediate. Interessante appare il comportamento dellaccumulo costante che, oltre ad un certo limite, pu arrivare ad assumere quei connotati che potremmo definire compulsivi; ed proprio ci che permesso e sostenuto in uneconomia di tipo capitalistica. Deleuze e Guattari (1980) ritengono che, come regola generale, si abbia un sistema di accumulo, tutte le volte in cui avviene il montaggio di un apparato di cattura, con la violenza molto particolare che crea, o contribuisce a creare quello su cui essa si esercita e che, perci presuppone se stessa (p. 654). Fondamentale per lapparato di cattura in questione il meccanismo del debito e del tasso di interesse. Un comportamento patologico, complementare allaccumulo e relativo alluso, pu derivare da quella caratteristica che rende il denaro spendibile con estrema

facilit. Esso, infatti, in qualit di rappresentante di tutto ci che in grado di comprare, permette la soddisfazione immediata di qualsiasi desiderio trovi una risposta commerciale. Tale comportamento, in unaccezione pi sociologica comunemente denominato consumismo e risulta evidente nelle sue forme pi estreme come nella psicopatologia1; in altri termini esso consiste in quegli atti che sono riconducibili a particolari forme di fruizione del piacere definibili tramite la metafora del tracannare. Erich Fromm (1977) illustra questa metafora partendo dal concetto di incorporazione. Incorporare una cosa, ad esempio mangiandola o bevendola, una forma arcaica di possesso che tipica di una certa fase dello sviluppo infantile. Per Fromm, consumare oggi la principale forma dellavere: latteggiamento implicito del consumismo quello dellinghiottimento del mondo intero e il consumatore un eterno lattante che strilla per avere il poppatoio (ibidem p. 46). Anche dalla seconda accezione di deposito di ricchezza, quella che si riferisce ai vantaggi conseguenti il mero possesso, scaturiscono importanti implicazioni di ordine psicologico. Il prestigio che deriva dal semplice possesso di denaro, presuppone che vi sia una qualche forma di ostentazione. Secondo una prospettiva espressivo-comunicativa, oltre un secolo fa Weblen (1899) introduceva il concetto che il denaro, per i ricchi, permetterebbe il consumo vistoso, ossia lidea che oltre ad una certa soglia, si acquistino beni per mettere in evidenza classe sociale e ricchezza. Da ci deriva che tali comportamenti possono essere studiati utilmente anche come forma di comunicazione e tale possibilit ben evidenziata negli studi sociali sullofferta di doni (es.: Mauss, 1924). Lo scambio di doni, infatti, pu assumere una grande variet di significati come rappresentare lapertura di una relazione di interesse o di fiducia, indicare una distanza sociale o una relativa intimit. Le caratteristiche della tesaurizzabilit e dellaccumulabilit, connesse a quella della scarsit intrinseca del denaro, aprono la sfaccettata questione del potere e quindi quella del disempowerment. Il denaro qualcosa che ben reifica il concetto di potere che pu essere esercitato da chi ne possiede su chi ne ha un accesso limitato. Alcuni autori, come ad esempio Cavalieri (2009), affermano che questo aspetto si possa considerare come una funzione a s stante: unulteriore funzione della moneta, sistematicamente ignorata nei libri di testo di economia, di
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Si consideri come il denaro sia il mezzo tramite il quale si attuano comportamenti che stanno alla base di dipendenze senza sostanza come lo shopping compulsivo e il gioco dazzardo.

prestarsi ad essere uno strumento di dominio. Chi possiede moneta dispone in uneconomia di mercato di un potente strumento di dominio, che permette di esercitare un potere di condizionamento sugli altri. Questo avviene perch il mercato non attribusce uguale diritto di voto ad ogni individuo, ma ad ogni unit di moneta. Chi ha un dollaro vota per uno e conta pochissimo, mentre chi ha un milione di dollari dispode sul mercato di un milione di diritti di voto. Questa la logica del mercato, che unistituzione utile, ma tutt'altro che democratica (Cavalieri, 2009 p. 319). In unottica pi antropo-psicologica si possono evidenziare altre facce che il potere presenta in relazione al possesso di denaro. Consideriamo laspetto vitale e costruttivo di questo concetto, cio il potere di invece che il potere su, inteso come la capacit specie-specifica delluomo di padroneggiare e plasmare non solo la natura ma anche lincognito. Il potere cos inteso rispecchia una condizione basilare dellessere umano; assumendo questa prospettiva, ci si rende conto di quanto sia impressionante il numero di persone che ancora oggi nel mondo vivono una condizione di disempowerment, costretti ad uno stato di impotenza pressoch totale rispetto allaccesso alle cose vitali pi semplici (Amerio, 2000). Se il potere pu essere inteso come un elemento che compone la relazione, la ricchezza monetaria certamente uno strumento della relazione di potere che, come dice Stoppino (1990), permette di indurre un altro a fare certe cose solo nella misura in cui laltro disposto, o costretto da circostanze esterne, a tenere quel comportamento. Nellambito della psicologia ingenua quotidiana il potere posseduto come se fosse una cosa concreta, una sostanza (Amerio, 2000) ed il denaro concretizza molto bene la possibilit di avere influenza sugli altri determinando relazioni asimmetriche sulla base del suo mero possesso. In sintesi, il denaro la manifestazione pi visibile del rapporto di potere tra gli uomini moderni, rapporto che per viene oggettivato, cio svuotato delle dimensioni relazionali e ideologiche; allo stesso tempo, con esso inoltre viene veicolata una degradante semplificazione dei rapporti umani (Ferrari e Romano, 1999). La funzione di deposito di ricchiezza appare particolarmente evidente quando si pensa alle somme che giacciono nei conti deposito, dove il denaro rimane fermo anche perch garantisce una rendita dovuta al pagamento di interessi sul deposito stesso. Come fa notare Borruso (2002), ci appare in contraddizione con la funzione, che sar esaminata pi avanti, di intermediario di scambio. La tendenza allaccumulo di una riserva di valore pu essere analizzata anche come processo di acquisizione di oggett-s (Kohut, 1988) che, permanendo nellet adulta,

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contribuisce alla composizione del S esteso cosi come definito da Belk (1988). In questo senso significativa laffermazione di Erich Fromm: se il mio s costituito da ci che io ho, sono immortale se le cose che ho sono indistruttibili [] nella misura in cui sono proprietario di capitali, divengo immortale (Fromm, 1977 pp. 113-4). A tal proposito, appaiono cruciali le questioni del tasso di interesse e del debito. Anche se a noi sembra scontato chi si paghi e si riceva una percentuale sulluso del denaro, non si pu ignorare che tale propriet renda lodierno oggetto moneta lunica merce che, oltre a non avere costi di deposito, in grado di moltiplicare se stessa. Margrit Kennedy (1995), nel suo volume La moneta libera da inflazione e da interesse, dimostra in modo chiaro come il tasso di interesse sia connaturato ad ogni prezzo e non riguarda solo chi chiede un prestito. Considerando che proprio per definizione sono i pi poveri a pagare il prezzo delluso del denaro, come se tutti noi consentissimo che un meccanismo occulto di redistribuzione trasferisca incessantemente la ricchezza in modo iniquo da quelli che devono lavorare per vivere e quelli che vivono di rendita (Kennedy, 1995 p. 13). Deleuze e Guattari (1980) definiscono questo sistema di accumulo come una violenza che si pone sempre come gi fatta, bench la si rifaccia ogni giorno. Il meccanismo del tasso di interesse perci contribuisce a fornire unambivalente percezione del possesso del denaro: per chi lo detiene esso s una riserva di ricchezza ma da un punto di vista pi ampio mina la solidit comunitaria, rompe i legami di solidariet esistenti e fa scontrare con la concezione strumentale: come pu una entit inanimata generare altro denaro? (Bustreo e Zatti, 2007 p. 58). Se il connaturato meccanismo distributivo dellinteresse non fa altro che concentrare il denaro nelle mani di chi gi ne possiede, pare legittimo domandarsi quale pu essere leffettiva percezione di controllo da parte delle persone che ne hanno accesso limitato e solo tramite la fatica del proprio lavoro. La questione che ancora rimane aperta e senza una risposta soddisfacente cosa in concreto permetta alloggetto denaro di avere valore per persone. In altre parole cosa ne conferisce effettivamente la capacit di acquistare i beni.

1.2. Mezzo di pagamento

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Il pagamento, nel senso moderno del termine ladempimento di unobbligazione mediante la consegna di unit quantificate. Tale caratteristica appare ovvia perch consolidata nella nostra esperienza ma la nozione di origine indipendente del pagamento era presente nelle civilt arcaiche, dove lobbligazione poteva essere estinta con una grande variet di consuetudini come ad esempio con un sacrificio o lo svolgimento di servizi utili. Oggi, infatti, ci si dimentica che il pagamento per millenni ha tratto origine delle obbligazioni religiose, sociali o politiche anzich dalle trattazioni economiche (Polanyi, 1983). Si pu dire che attualmente questa funzione diventata appannaggio esclusivo del denaro. Secondo Maurizio Pallante (2005), fino a non molto tempo fa, ci che era necessario per vivere poteva essere autoprodotto o scambiato (in particolare i beni derivati dalla divisione del lavoro e dalle eccedenze) allinterno della propria comunit e diventava oggetto di acquisto solo se non poteva essere reperito in loco con le prime due modalit. Con lavvento dellindustrialismo le merci si diversificano, si parcellizzano le produzioni, aumenta la divisione del lavoro; pi il lavoratore si specializza pi si allontana dallautosufficienza e viene a dipendere totalmente dal denaro (Fini, 1998). Nelleconomia odierna, dove la ricchezza di un paese misurata dai beni scambiati come equivalenti a merci (vedi ad esempio la critica al P.I.L.2 come misura del benessere in Pallante, 2005 o il paradosso di Easterlin3, 1974, cfr. Kahneman, 2004), ed essendosi sempre pi eclissata la pratica dellautoproduzione e dello scambio reciproco, la possibilit di soddisfare ogni genere di necessit sempre pi limitata allatto vendere-comprare. Perci, chi ha un limitato accesso allormai esclusivo mezzo di pagamento, di conseguenza ha una proporzionata limitata possibilit di soddisfare i propri bisogni. Secondo il filosofo Ivan Illich (1981), nella societ occidentale la trasformazione dei bisogni in richiesta di merci ha dato origine alla versione moderna della povert che consiste nella menomazione delle capacit e dellindipendenza degli individui. A partire dagli anni 70, per povert si iniziato ad intendere la misura universale astratta del sottoconsumo e dove regna questo
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Nello storico discorso allUniversit del Kansas (18 marzo 1968), il P.I.L. (Prodotto Interno Lordo) fu descritto da Robert Kennedy come ci che misura tutto, eccetto ci che rende la vita degna di essere vissuta.
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Il paradosso di Easterlin o paradosso della felicit venne definito da Richard Easterlin ricercando le ragioni per la limitata diffusione della moderna crescita economica. Egli evidenzi che nel corso della vita la felicit delle persone dipende molto poco dalle variazioni di reddito e di ricchezza. Questo paradosso, secondo Easterlin, si pu spiegare osservando che, quando aumenta il reddito, e quindi il benessere economico, la felicit umana aumenta fino ad un certo punto, poi comincia a diminuire, seguendo una curva ad U rovesciata (Easterlin, 1974).

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tipo di povert, impedito o criminalizzato qualsiasi modo di vivere che non dipenda da un consumo di merci (ibidem p. 9). Con questa nuova forma di povert, prosegue Illich, non si intende semplicemente il divario tra ricchi e poveri, poich non si tratta soltanto delliniquit della distribuzione delle ricchezze, ma il fatto che ci sia una falsa ricchezza che produce frustrazione. Questa situazione imputabile allistituzione monetaria attuale, che come altre istituzioni moderne create per migliorare la condizione umana, adesso non raggiungono pi efficientemente il loro scopo; al contrario, sorpassata una certa soglia di complessit, queste arrivano a peggiorarla, privando luomo di quella capacit di far fronte autonomamente alle difficolt e alle necessit che gli si presentano nel corso della sua vita. I poveri sono meno capaci di prendere iniziativa, afferma Viderman (1993 p. 176), e ci rappresenta una condizione sempre pi evidente e diffusa di disempowerment che, pur essendo sotto gli occhi di tutti, continua ad essere placidamente ignorata.

1.3. Unit di conto

Il sociologo Karl Polanyi (1983) porta allattenzione laspetto fisico e laspetto operazionale degli oggetti che vengono designati come moneta: un oggetto moneta per esser tale deve basarsi in modo imprescindibile su un supporto che deve consentire la sua quantificazione. Con la funzione di unit di conto (o misura di valore), lunit fisica adottata presa come referente nelle situazioni in cui necessario compiere operazioni aritmetiche su oggetti di natura differente come nel caso in cui si debbano sommare ad esempio pere e mele. Loperazione cognitiva fondamentale, prima ancora del calcolo aritmetico, consiste nellattribuzione di un valore numerico ad almeno una delle unit; ci permette la somma di pere e mele in modo significativo in riferimento allunit di misura (Polanyi, 1983). A testimonianza della sua origine indipendente, tale funzione era gi applicata, prima dellinvenzione della moneta vera e propria, per facilitare gli scambi in forma di baratto poich permetteva di valutare i beni di tipologia differente e sommarne i valori. Nella teoria delle rappresentazioni sociali di Moscovici (1989), lassunto del pensiero come ambiente dice che la condotta di ognuno di noi regolata da sistemi di simboli e significati costruiti dal pensiero e reificati nellambiente. Due sono i processi basilari sottesi: loggetivazione e lancoraggio. Loggettivazione

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il processo mediante il quale, dapprima si conferisce qualit iconica ad unidea, e in seguito, tale immagine del concetto cessa di essere un segno e diviene una replica della realt, un simulacro nel vero senso della parola. [] Lancoraggio un modo per dare nome a qualcosa, per ricondurre il nuovo tra i ranghi del risaputo, entro una cornice consueta (Ferrari e Romano, 1999 pp. 112-114). Nel paradigma delle rappresentazioni sociali il pensiero come ambiente incanala lagire entro una rete di simboli e significati costruiti s dai singoli ma vincolanti e vincolati entro forme di reciproca influenza. Questo aspetto funzionale si interseca con la questione del valore. Capita spesso, di fronte ad un oggetto, ad un bene di consumo, di domandarsi quale sia il suo valore, quanto costi. Riprendendo le parole di Moscovici (1991), il denaro lesempio pi evidente della trasformazione di una forma in materia, di unimmagine mentale (il valore) in una cosa. [] Esso assicura, in particolare nel mondo moderno, la preponderanza del sistema di rappresentazione, e quindi della convenzione e del simbolo, sullinsieme degli oggetti e dei rapporti affettivi. [] nella sua natura fisica sostituirsi alle cose, servire allo scambio e, per la sua qualit e il suo peso, prestarsi ad essere misurato e trasportato. Ed nella sua natura intellettuale valere per associarsi a dei segni e permettere il calcolo (p. 380). Questa funzione anche definita da Sblano (2008) come numeraria e, come vedremo, ci che accomuna la moneta allorologio o al metro. In questo senso si utilizza il termine di metro monetario, che sta ad indicare la funzione di misura del valore cos come lora unit di misura del tempo e il metro della lunghezza. Anche letimo del nome Lira, che deriva dal latino libra, cio bilancia, testimonia questaspetto: la moneta era per gli antichi romani misura del valore in rapporto alla quantizzazione del peso del metallo, prezioso o meno, di cui era fatta. In questo senso, si rivela fondamentale che lunit di misura sia a tutti accessibile, venga in altre parole identificata in modo semplice, univoco e definitivo cosicch lacquirente, detentore della moneta, possa ragionevolmente eseguire latto dello scambio. Un metro monetario come criterio stabile razionalizza gli scambi permettendo alle comunit umane di riappropriarsi dellautodeterminazione economica. Infatti, in assenza di tale funzione stabile si perde il rapporto convenzionale, ma condiviso, con ci che esso misura, cio il prodotto del lavoro umano. Questa caratteristica, oltre a facilitare gli scambi di beni e servizi, contribuisce alla formazione del pensiero razionale, processo ben esemplificato dal concetto di conto mentale proprio della psicologia economica. I conti mentali sono una sorta di sistema personale di controllo e di gestione relativo al budget e alle spese individuali o familari; essi permettono agli individui di organizzare la

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propria attivit lavorativa e i propri acquisti tramite lutilizzo di borselli psicologici distinti per aree di pertinenza (Webley, 2004). Ci in definitiva permette di razionalizzare le energie personali in ragione di specifici scopi sia immediati che futuri.

1.4. Intermediario di scambio

La moneta impiegata come mezzo di scambio svolge la funzione di intermediario quando utilizzata negli scambi indiretti. NellEnciclopedia Britannica (2012) indicata come la funzione di base del denaro poich consente che lacquisto sia separato dalla vendita, permettendo cos il commercio che si attua senza la cosiddetta doppia coincidenza del baratto. In linea di principio, il credito potrebbe svolgere questa funzione ma, prima di fare credito, il venditore vorrebbe essere informato sulle prospettive del rimborso. Ci richiede molte pi informazioni sul compratore e impone i costi di tali informazioni e delle verifiche che luso del denaro [invece] evita. Se una persona ha qualcosa da vendere e vuole qualcosa in cambio, luso del denaro in questo senso evita la necessit di cercare qualcuno in grado o disposto a fare lo scambio desiderato. Chi dispone di un surplus pu venderlo in cambio di una voce generale di potere dacquisto, cio il denaro, a chi vuole comprare e poi pu utilizzare il ricavato per acquistare loggetto desiderato da chiunque voglia venderlo (cfr. Enciclopedia Britannica, 2012). Con due passaggi consecutivi quindi gli oggetti monetari fungono da termine medio, realizzano cio un credito e unaspettativa che consiste nella possibilit di essere ricambiati a piacere dal venditore con altri oggetti (ad es. mele e pere) o servizi purch alla base vi sia un rapporto prefissato di equivalenze di valore (Bustreo e Zatti, 2007). Questultima premessa realizzata dalla funzione di unit di conto. Lo scambio indiretto delle scienze economiche quindi si realizza con questa funzione che ha come presupposto una situazione originaria di baratto e un mezzo per facilitarla: lacquisizione di questo mezzo avverrebbe in questo caso con lo scopo ultimo di essere scambiato dallacquirente con i beni o servizi desiderati. Tuttavia, una volta accettato lo scambio indiretto, la sequenza pu iniziare con una certa quantit di moneta e terminare con una maggiore (o minore) quantit di essa (Bustreo e Zatti, 2007). Tale funzione indicata da Firth (1923) come criterio essenziale che rappresenta uno degli assunti pi potenti del pensiero economico moderno.

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Lanalisi di questa funzione permette di focalizzare lattenzione sulle reti sociali in cui il denaro ponte: esso pu essere visto come un fluido connettivo che, come dice Viderman (1993), apre la via a relazioni a catena tali che costituiscono il cuore stesso della civilt [e, circolando, diviene] quellenergia motrice che spinge in avanti, sviluppa e fa vivere tutta la societ (p. 61). Pi avanti, prosegue affermando che esso circola nella societ come il sangue nel corpo e, in questa metafora, lavaro che lo tesaurizza un omicida in potenza. Tale funzione appare perci in evidente contrasto con quella di deposito di ricchezza: se infatti il denaro ristagna, o circola poco, come sempre pi accade a livello locale, si possono verificare delle ischemie socio-economiche. Il denaro quindi, visto come un fuido vitale, non solo il tramite tra venditore ed acquirente fungendo da mezzano tra la pulsione e loggetto ma, anche nelle transazioni che sembrano fredde o indifferenti, permette lincontro tra due desideri che si affrontano per essere soddisfatti. In sostanza possiamo affermare che il denaro sotto questo aspetto un intermediario che permette di scambiare quella che la produzione di ogni individuo, cio il proprio lavoro, con i prodotti del lavoro di altri: cio semplicemente uninterfaccia tra le persone (Bernabei, 2011). Questo intermediario di scambio pu essere considerato come un potente facilitatore nella generazione di quei legami deboli che sono stati descritti da Mark Granovetter (1998). I legami deboli, costituiti dai rapporti tra conoscenti, si contrappongono ai legami forti, quelli pi frequenti ed intimi di familiari e amici. Mentre questi ultimi forniscono sicurezza, i primi costituiscono un tramite, unopportunit di accesso ad altre reti e a risorse non reperibili allinterno del proprio ambiente, dove le frequentazioni sono assidue. Il concetto di legame strettamente collegato al concetto di embeddedness relazionale che si riferisce al fatto che lazione degli individui socialmente situata, non cio attribuibile ad attori atomizzati e non pu essere spiegata interamente sulla base delle motivazioni individuali (ibidem). Secondo Schweitzer (1997) si pu distinguere una dimensione verticale dellembeddedness, rappresentata dai legami gerarchici che connettono gli attori locali con livelli pi ampi o extralocali della societ, economia, cultura, politica, e una dimensione orizzontale che si riferisce alle modalit con cui le transazioni economiche, relazioni sociali e attivit politiche possono intrecciarsi in un particolare sistema, culturalmente condizionato. In vario modo quindi i contesti sociali e le relazioni interpersonali plasmano, influenzano, rafforzano, sostengono, oppure condizionano e limitano le scelte individuali (Ambrosini e Boccagni, 2004 p. 21).

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2. SIMBOLO E FIDUCIA

Riprendiamo lanalizzare su cosa dia effettivamente valore al denaro e cosa implichi il suo utilizzo nellambito delle relazioni interumane. Il denaro un rappresentante del valore di ci che pu essere acquistato ma anche qualcosa di pi. Esso la rappresentazione di un segno che diviene simbolo sociale, un significante che rimanda al potere economico del suo possessore; un significante sociale ovvero qualcosa che sta per qualcosaltro: una relazione di rinvio tra un evento psichico, intellegibile, comprensibile cio soltanto dalla mente, nel rispetto di una comprensione e di uninterpretazione dipendente dal contesto di riferimento e dallesperienza culturale dei soggetti (Bustreo e Zatti, 2007 p. 23). Ci risulta particolarmente evidente nel momento in cui ha assunto lo status di rappresentate puro di tutto ci che permette di ottenere, quando cio ha abbandonato la sua convertibilit con il bene prezioso per eccellenza4 e ha acquisito di fatto lo stato di moneta puramenre convenzionale (o nominale) pur restando di fatto una merce. Questo dato apparso sotto gli occhi di tutti osservando i fenomeni inflattivi nei momenti di guerra, quando lemissione di immense quantit di moneta ha svelato la nominalit di tale valore. Nellultimo conflitto mondiale, ad esempio, persone che avevano ricchezze cos dette di carta non avevano pi niente e si sono ritrovate a contrattare enormi cifre per avere un uovo dal contadino (Bernabei, 2011). In questa prospettiva possiamo osservare il denaro come un simbolo il cui significato si colloca ben oltre la neutralit di semplice strumento cos come assunto dal punto di vista delle scienze economiche classiche. Polanyi (1983) specifica che eccezionalmente il termine moneta si applica anche a qualcosa di diverso dalle unit fisiche e che tali unit ideali sono segni scritti, parole pronunciate o registrazioni di fatti, che vengono impiegati con le funzioni della moneta. Loperazione cognitiva che loggetto monetario (fisico o ideale) sostiene la memorizzazione del credito e della aspettativa. Essa simboleggia un patto fiduciario tra le parti e la sua accettazione da parte di qualsiasi persona
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Gli Stati Uniti sono stati lultimo paese ad abbandonare ogni legame fisso con loro e il totale sganciamento della convertibilit del dollaro avvenuto nel 1971 (Enciclopedia Treccani).

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disposta a fornire un lavoro basata sullaspettativa che il medesimo riconoscimento di ripeter in futuro (Bustreo e Zatti, 2007). Afferma Mathieu (1985): quando si spende, ci che si spende veramente il credito, e le necessit di fornire un segno materiale di tale cessione si ha, di fatto unicamente quando il credito non lo si possiede in proprio, o non va usato in proprio: altrimenti basterebbe la parola (p. 72). Il denaro, come evidente nelle forme astratte che assume oggi, non un valore in s, ma lo specchio in cui linsieme dei valori si riflette (Viderman, 1993). perci rilevante soltanto nella misura in cui esso simbolo, ovvero in quanto rinvio a un contenuto la cui particolare realizzazione sta nel rapporto reciproco tra oggetti di scambio dotati di valore economico, esclusivamente in virt di questo rapporto di scambio (Bustreo e Zatti, 2007 p. 26).

2.1. Fiducia certificata

Per Giacinto Auriti (2003) il valore convenzionale si misura nel rapporto tra fasi di tempo ed perci una previsione e non una merce: cos come ad esempio una penna ha valore perch si prevede di scrivere, il coltello ha valore perch si prevede di tagliare, la moneta ha valore perch si prevede di comprare. Il valore pertanto il rapporto tra momento della previsione ed il momento previsto (p. 10). Tale rapporto presuppone da una parte che i soggetti che interagiscono posseggano e realizzino la capacit di costatare, prevedere e ricordare; dallaltra che esista un momento strumentale o funzionale delloggetto. Il valore funzionale di un simbolo non propriet della materia ma sempre una previsione, una realt spirituale e non materiale; il denaro, che un simbolo di costo praticamente nullo, ha validit perch conferisce al portatore la previsione di acquisto (ibidem). La validit del denaro, in questo senso, rappresenta unanomalia rispetto ad altri strumenti: se da un lato sta in rapporto a fasi di tempo, contemporaneamente in grado di trascedendere il tempo. Come osserva leconomista Piero Sanna (2007), per convenzione siamo ormai portati a pensare che i soldi abbiano un valore intrinseco assoluto grazie alla capacit di acquisto che permettono. Essi per, non avendo unutilit diretta, posseggono un valore indotto e non intrinseco; sono solamente un simbolo di ricchezza ma non costituiscono ricchezza vera. Il valore indotto il potere dacquisto, si basa sulla semplice promessa di

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pagamento, in pratica sulla previsione della sua accettazione come merce di scambio da parte della collettivit. In breve il simbolo [moneta] acquista valore monetario per il semplice fatto che ci si mette daccordo che lo abbia (Auriti, 2003 p.12) mentre il simbolo numerico, rappresentante la misura del valore, una simbologia gi definita e comprensibile da tutti. La grande invenzione che sta dietro la moneta sta nel fatto che essa diventata una certificazione della fiducia indiretta che funzionale agli scambi commerciali che avvengono tra le persone anche se non si conoscono. Inizialmente tale fiducia era riflessa nelle simbologie religiose e nei valori politici che la circolante moneta rotonda portava impresse su di s. La sua veloce diffusione ha allontanato sempre pi luomo dalla dimensione della comunit perch lo ha sempre pi svincolato dal mutuo aiuto e dal sostegno del gruppo. Come affermano Bustreo e Zatti (2007) ogniuno per s, forti della fede riposta nel nuovo oggetto onnipotente: il denaro. Infatti, alla fiducia riposta nella trib, nella comunit, [] sopravviene la diffidenza e la paura della povert, dellincapacit di procurarsi dei beni e della solitudine sociale (p. 57). Con una semplificazione possiamo dire che la moneta fiducia, un segno che apre un credito con il mondo esterno dando a chi lo possiede la sicurezza che in un futuro potr procurare beni e servizi tramite la sua cessione. In altre parole, il denaro ha liberato dalla personalizzazione dei rapporti, [ma lo ha fatto] trasferendo al sistema prima statale ora finaziario lautorit da cui trarre la fiducia dei rapporti sociali (ibidem p. 11). Il carattere fiduciario che sottintende la sua circolazione come merce basato su di un patto sociale contratto tra le parti che attualmente garantito dalle Banche Centrali nazionali (o sovranazionali come nel caso della B.C.E.5 per lEuro) a controllo privato; tali garanti assicurono la sua circolazione anche grazie alla legislazione che conferisce quella propriet monetaria definita corso forzoso, cio lobbligo che il denaro sia accettato da tutti come mezzo di pagamento6. Prima lo Stato, ora la Banca Centrale, in qualit di istituto stabile, offre la garanzia di far circolare la moneta con facilit. Oggi le masse monetarie circolano attorno al globo secondo le leggi del mercato; leconomia infatti forma
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Oggi la Banca Centrale Europea , di fatto, lautorit pi indipendente del mondo nel prendere decisioni (Pittau, 2003).
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Lart. 693 del codice penale italiano prevede la sanzione amministrativa per chiunque rifiuti di ricevere, per il loro valore, monete aventi corso legale nello Stato.

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unassiomatica mondiale (Fromm, 1977), unenergia cosmopolita universale che rovescia ogni barriera ed ogni legame, una sostanza mobile convertibile come il valore del prodotto annuale. Oggi possibile definire uno scenario dove una enorme massa monetaria, definibile come apolide, circola attraverso gli scambi e le frontiere, sfuggendo al controllo degli Stati, formando una organizzazione ecumenica mondiale, e costituendo una potenza sovranazionale di fatto insensibile alle decisioni dei governi (J.Saint-Geours, 1979). Considerando che il controllo dellemissione del denaro circolante anchesso una prerogativa esclusiva delle Banche Centrali7 e che si costretti ad utilizzarlo per legge come esclusivo mezzo di pagamento, ancora una volta ci si pone la questione di quale possa essere leffettivo senso di controllo che questo simbolo di fiducia trasmetta.

3. PARADIGMI PSICOLOGICI

Da ci che emerso fin qui analizzando le funzioni del denaro si nota come le implicazioni dellutilizzo di questo strumento siano tuttaltro che psicologicamente neutrali. Partendo dai punti di vista delle scienze psicologiche classiche ci soffermeremo qui su ulteriori valenze simboliche, relazionali ed emotive che scaturiscono dallutilizzo di questo particolare strumento. La riflessione di Freud sullargomento appare per la prima volta nellopera Charakter und Analerotik (1907) e si colloca allinterno della sua teoria dello sviluppo psicosessuale. La prospettiva psicoanalitica pu aiutarci a comprendere almeno in parte le ragioni che fanno del denaro un tab. Il bambino gioca con le sue feci sia per protrarre il piacere della defecazione trattenendole, sia sotto forma di interesse oggettuale. Per effetto di successive proibizioni delleducazione linteresse si sposta su oggetti che rappresentano sostituti simbolici e tra essi, appunto, il denaro (Ferrari e Romano, 1999). Pertanto, per il padre della psicoanalisi, il denaro simbolicamente assimilato alle feci e, nella fase anale, sarebbe leducazione sfinterica a determinare sia il rapporto che si avr con esso sia i tratti caratteriali legati allostinatezza, alla precisione e alla parsimonia. Per
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Alla scarsit naturale delloro si sostituita la saggezza del governatore pare abbia detto Einaudi.

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Melanie Klein le feci hanno valore solo quando vanno a costituire un legame tra madre e figlio: esse sono come il granello di sabbia su cui si forma la perla, quellelemento insignificante su cui la relazione si dispiega ma senza il quale non si avrebbe un prodotto di valore (Viderman, 1993). In un lavoro successivo Freud osserva che le faccende di denaro sono trattate dalle persone civili in modo del tutto analogo alle cose sessuali, con la stessa contraddittoriet, pruderie e ipocrisia (Freud, 1913 p. 341). A distanza di un secolo da questa affermazione sembra che parlare di denaro sia rimasto l'ultimo dei tab. Furnham e Argyle (1998) notano infatti che: parliamo pure di sesso, ma i soldi sono ancora terreno proibito. [] Mentre il sesso e la morte sono stati rimossi dalla lista dei tab in molti Paesi occidentali, i soldi sono ancora una materia che sarebbe da villani discutere (in Atichieri, 1998 p.31). Viderman (1993) osserva come linsieme dei problemi sollevati dal denaro sia coperto da una sorta di pudore, talvolta incomprensibile; tali problemi si collocano nella semioscurit in cui il denaro e coloro che se ne servono paiono trovare il loro clima di elezione (p. 46). Tale concetto pare assimilabile ad una rimozione del senso inconscio che attiva sia in campo individuale che in quello sociale. Viderman sottolinea inoltre limportanza simbolica racchiusa in questoggetto che da tempo immemorabile svolge il ruolo di convertitore assoluto affermando che esso la mimesi narcisistica che rappresenta tutto ci che in grado di comprare, il jolly universale, la logica della materia. Egli propone unanalogia tra segno monetario e segno linguistico dicendo che il denaro il corpo, cio il significante, di tutti i concetti, cio i significati dei beni esistenti. Sotto questo aspetto si avvicina alla concezione di Polanyi (1983) che afferma che il denaro dovrebbe essere un sistema semantico simile, in senso generale, al linguaggio o ai pesi e alle misure anche se vi differisce per le sue finalit. Viderman prosegue la metafora: il segno linguistico arbitrario, ma una volta stabilito il collegamento tra le sue due facce, queste ultime divengono inseparabili quanto le due facce di una moneta. [] Il segno monetario pi libero, pi immateriale. La sua faccia significata non rimanda ad una cosa ma a tutte le cose in cui il valore mercantile equivalente alla cifra inscritta. [] Se il significato [] pu rimandare a tutti i valori acquistabili offerti dal mercato e a nessuno in particolare, se divenuto puro concetto di valore, il significante monetario subisce unevoluzione storica che tende anchessa [] a fondarsi solo su supporti la cui materialit non cessa di ridursi (Viderman, 1993 pp. 79-81). In questo discorso si anticipa anche la questione della smaterializzazione della moneta su cui torneremo pi avanti.

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Il valore del denaro intrecciato strettamente e indissolubilmente con la nostra capacit di astrazione cognitiva (come abbiamo visto nella funzione di misura del valore) ma anche con la dinamica dei nostri sentimenti (Bustreo e Zatti, 2007). Il denaro infatti ed sempre stato un simbolo emozionalmente non neutrale e oggetto di affetti ambivalenti anche nelle forme non patologiche. Da sempre gli uomini si scambiano, e ricevono simboli e come argomentano Bustreo e Zatti (2007), si tratta di strumenti utili a costituire relazioni privilegiate tra gli uomini: mentre i segni rappresentano gli elementi differenziali di un codice e valgono soltanto per le loro differenze, i simboli assumono significato per la loro capacit di creare legami e delle affinit (p. 24). A generare ambivalenza della percezione del denaro contribuisce la posizione etico-religiosa tipica della cultura occidentale. Secondo l'etica giudaico-cristiana, infatti, chi guadagna denaro onestamente visto come superiore, perfino virtuoso, ma allo stesso tempo, chi crede chiamato all'altruismo, perfino all'ascetismo (Altichieri, 1998). Ci si riscontra anche nel concetto di etica protestante del lavoro introdotto da Weber (1976), che stato oggetto di numerose ricerche psicologiche per quanto riguarda la misura dei suoi correlati, ma non ha suscitato interesse scientifico ci che concerne la sua natura storica, politica e sociologica (Furnham, 1984). Secondo la prospettiva psicodinamica la questione dellambivalenza, intesa come sovrapposizione di movimenti di avvicinamento e di repulsione, risulta cruciale nella percezione di ogni individuo. Bleuler (1911) distingue tra lambivalenza conscia e quella incoscia. La prima viene considerata un processo normale, mentre la seconda produce contrasto (cfr. Freud 1913c). Rimanere invischiati nellambivalenza porta a situazioni di angoscia e conflitto, anche se un certo grado di angoscia accettabile e forse funzionale alla crescita (ibidem). Per quanto riguarda lapproccio neopiagettiano, tra i vari studi si evidenziano i contributi di Strauss (1952) e di Berti e Bombi (1981). Lapproccio di questi autori, secondo Webley et al. (2004), si concentra pi che altro sul processo di comprensione delluso del denaro e stupisce che questultimo venga trattato come qualcosa di chiaramente definito che i bambini devono arrivare a capire per essere dei buoni agenti economici. Fin dallinfanzia i bambini infatti vengono educati ad impiegarlo, a rispettarlo, a custodirlo e a considerarlo un elemento naturale della vita (Pittau, 2003). Webley et al. (2004) rilevano che, a seconda degli studi, sono stati identificati dai tre ai nove livelli di sviluppo per quanto riguarda la comprensione del denaro; al di l dei modelli elaborati, gli autori propongo per

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un riesame critico di assunti impliciti come il fatto che i bambini siano semplicemente degli apprendisti delleconomia adulta:il mondo dellinfanzia visto come una preparazione allet adulta e i bambini sono considerati inadeguati fino a quando non hanno raggiunto le competenze degli adulti (ibidem p. 73). Secondo una prospettiva comportamentista, come quella di Skinner, il denaro considerato uno stimolo rafforzatore condizionato associato ad una grandissima variet di rafforzatori incondizionati come cibo o qualsiasi bene di consumo. In questa concezione, come osservano Ferrari e Romano (1999) il rafforzatore il fattore di costituzione-stabilizzazione dei modelli comportamentali-cognitivi e su tali presupposti sono stati effettuati numerosi studi con i token (economia a gettoni). Leconomia a gettoni o economia simbolica una tecnica psicologica utilizzata in alcuni contesti educativi, od in protocolli di riabilitazione riferiti a casi di psicosi croniche o gravi disabilit cognitive (Michielin, 1998). Gli psichiatri Mazzonetto e Dinelli (2006) evidenziano la critica che viene spesso rivolta ai sistemi basati su ricompense tangibili: l'eliminazione del rinforzo materiale porta a un rapido ritorno ai comportamenti di base; molti studi infatti (es.: Sibbach e Ball, 1977; OLeary, 1978) confermano l'efficacia della token economy fino a quando essa viene messa in atto. Altri ricercatori ritengono che sia possibile programmare una generalizzazione di ci che stato appreso: Martin e Pear (1992) propongono di stabilire una graduale restrizione di comportamenti che meritano l'erogazione di token, e di aumentare gradualmente il tempo che passa tra l'esecuzione di un comportamento positivo e la consegna del token; inoltre propongono di rendere sempre pi autonomi i bambini stessi nel controllo dei rinforzi, per imparare ad autoregolarsi e in seguito anche ad autovalutarsi. Secondo Erich Fromm (1977) invece, il denaro avrebbe una carica motivazionale autonoma, che va ben oltre la forza indiretta che eserciterebbe da semplice stimolo rafforzatore e a conferma di ci, uno studio di Lea e Webley (2006) apporta evidenze neurobiologiche che lo assimilano ad una sostanza psicoattiva. Per la psicologia economica, secondo Webley e Lea (1993), il denaro ci che permette, attraverso il mercato, quelle attivit che sono normalmente considerate comportamenti economici nel senso pi ristretto, cio acquistare, lavorare, risparmiare ecc. In senso pi ampio tutti i comportamenti possono essere considerati economici, ma il concetto sotteso alla prima accezione di scarsit, tipico dellimpostazione neoclassica. Come gli stessi autori osservano, questa visione non risulta particolarmente feconda se non si adotta un approccio

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realmente interdisciplinare. La moderna psicologia economica ci fornisce studi che hanno ampiamente mostrato la componente affettivamente non neutrale del denaro, anche se tali risultati difettano di giustificazioni. Neppure ricorrendo allirrazionalit umana, concetto chiave del paradigma economico dominante, si giustifica la sua non neutralit poich, come affermano Ferrari e Romano: il denaro nato dalla rottura dei legami interpersonali, di comunit, di corporazione, di clan ecc. e ha parzialmente sostituito, soprattutto per la sua grande visibilit sociale il legame diretto di potere e di dominio tra gli individui e inoltre che la storia delle idee religiose e morali sul denaro influenza, nel profondo, la cultura e sopravvive nella forma di rappresentazione sociale e di pregiudizio influenzando gli atteggiamenti (Ferrari e Romano, 1999 p. 234). In linea con quanto affermato in merito alla funzione di deposito di ricchezza, in base ad una prospettiva espressivo-comunicativa, Veblen (1899) introduce la nozione di consumo vistoso per spiegare come una certa tipologia di consumo sia una sorta di sistema di comunicazione. Riprendendo ad esempio la nozione di S esteso, che evidenzia come le persone incorporino le cose possedute nella definizione di se stesse, appare chiaro che in questo senso un comportamento economico come ad esempio lacquisto di un certo tipo di vestiario un modo per comunicare efficacemente lappartenenza ad una categoria sociale (McCracken, 1990).

3.1. Prospettiva psicosociale

Una prospettiva socio-filosofica interessante aperta dallanalisi di Simmel (1900) nella quale la realt urbana assunta come paradigmatica. Egli afferma che il carattere quasi esclusivamente monetario delleconomia cittadina contribuisce a spiegare, accrescere e rafforzare lintellettualit, la razionalit del cittadino metropolitano. E ci concorda con quanto sopra rilevato sul denaro come unit di conto. Infatti, lesercizio della funzione di misura di valore, abitua luomo a rapportare tutto con il denaro e porta ad acquisire un atteggiamento pragmatico nel trattare gli uomini e le cose. La conseguente riduzione di qualsiasi qualit ed individualit ad una quantit fa s che laltro venga ad essere considerato solo, o prevalentemente, in termini di un egoistico tornaconto personale. In questottica le relazioni, le interazioni con gli altri divengono quasi sempre delle pure

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contrattazioni. Il tempo viene accuratamente misurato e monetizzato; lorologio scandisce i ritmi umani, misura la vita e la quantifica economicamente, consente la complessa organizzazione metropolitana dellelevato numero di persone che vive nella stessa citt e delle loro attivit. Ogni appuntamento mancato, ogni attesa diviene un intollerabile spreco di tempo che la societ non pu tollerare (Magnanimo). Moscovici (1991) osserva che il dramma delluomo moderno linvasivit del denaro nei rapporti interpersonali e la loro conseguente reificazione. Belk e Wallendorf (1990) hanno rilevato lattribuzione di una sacralit negativa che deriva dalla percezione comune del denaro come portatore di potere psicologico diabolico capace di degradare le relazioni interpersonali. Parafrasando Webley e Lea (1993), il denaro ci che permette, attraverso il mercato, quelle attivit che sono normalmente considerate, nel senso pi ristretto, comportamenti economici. Lanalisi dei comportamenti economici come razionali derivati dal calcolo rischia di portare con s un appiattimento ed una drastica semplificazione in quanto porta la riduzione a misura quantitativa delle relazioni interpersonali. Ferrari e Romano (1999) rilevano inoltre che la stessa qualit dei rapporti modificata dal denaro che determina le caratteristiche delle relazioni tra gli individui come intrinsecamente impersonali, transitorie, amorali e oggetto di calcolo (Bloch e Parry, 1991). Secondo Kathleen Vohs (2008) il denaro permette di svincolarsi dai legami comunitari e il solo pensare ad esso renderebbe egoisti. La domanda che la Vohs si posta se vincere una grande somma di denaro, o avere un consistente aumento di stipendio, pu far cambiare il proprio atteggiamento nei confronti degli altri. Tale interrogativo nasce da unosservazione di unesperienza personale: dopo aver avuto una promozione sul lavoro, si accorta di non avere pi chiamato gli amici per fare alcuni lavori, come per esempio un trasloco, visto che poteva permettersi di pagare dei professionisti. Nel suo esperimento la Vohs ha reclutato un centinaio di studenti e li ha poi messi di fronte a un puzzle molto difficile da comporre. Ad alcuni ha fatto vedere sul computer delle immagini di soldi, legate a qualche testo che parlava di denaro, agli altri ha fatto vedere delle immagini di pesci. Ha notato cos che coloro che erano stati esposti alle immagini del denaro ci mettevano il 70% di tempo in pi a chiedere aiuto a qualcuno ed erano meno propensi a comportamenti prosociali nei confronti dei compagni, rispetto agli appartenenti al gruppo che era stato esposto alle immagini di pesciolini. La Vohs fornisce una spiegazione di questo meccanismo inconscio:

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pensare al denaro ci farebbe automaticamente, e involontariamente, pensare al fatto che meglio non dipendere da nessuno e che nessuno dipenda da noi. Un altro recente studio riguardante agli effetti del denaro sulla psiche, pubblicato da Zhou e al. (2009) del Dipartimento di Psicologia della Sun Yat-Sen University, ha dimostrato che il denaro, specialmente se posseduto in grande quantit, pu essere un ottimo sostituto dei rapporti tra pari. Secondo i promotori della ricerca, avere a disposizione una notevole liquidit permette di compensare la sofferenza legata all'isolamento sociale e addirittura al dolore fisico. Le persone spesso ottengono quello che vogliono dal sistema sociale, e questo processo favorito sia dalla popolarit che dallavere denaro; il denaro, quindi, pu eventualmente sostituire l'accettazione sociale, dando a una persona la capacit di ottenere benefici dal sistema sociale. I ricercatori hanno scoperto anche che il desiderio di denaro proporzionale alla sensazione di rifiuto e sofferenza; ci significherebbe che pi ci si sente soli, pi si desidera possedere denaro. Per Harriet de Wit (2009) questa ricerca estende la comprensione della relazione tra sofferenza sociale e fisica. Inoltre mostra in che modo il valore simbolico acquisito dal denaro, forse a causa dell'associazione con potere e controllo, pu influenzare le risposte al dolore fisico ed emotivo. La de Wit prosegue affermando che i risultati ottenuti hanno una grande importanza per un sistema sociale come il nostro, caratterizzato da enormi differenze per quanto riguarda il benessere finanziario. Le relazioni tra il ricordo del denaro, l'esclusione sociale e il dolore fisico sarebbero attestati da sei studi precedenti (cfr. Zhou, et al. 2009): maneggiare denaro, piuttosto che carta senza valore, riduce lo stress legato all'esclusione sociale e diminuisce il dolore fisico, causato, come nellesperimento, da unimmersione in acqua calda. Ricordare di aver speso soldi, comunque, intensificherebbe sia il disagio sociale che il dolore fisico (Zhou, et al. 2009). Francesco Ingravalle, nella postfazione alla prima opera di Simmel (1899) sullargomento, rileva un processo storico di omologazione e di spersonalizzazione: il denaro emancipa lindividuo e, al culmine di tale processo di emancipazione, lo dissolve come individuo, speciale e irripetibile, esalta le qualit individuali in termini di fantasia imprenditoriale e poi le standardizza, le riduce a funzioni di un meccanismo globale e onnipervadente (p. 48). In considerazione di quanto fin qui osservato, possibile affermare che il maggior utilizzo di denaro rende pi liberi dai rapporti personali, in particolar modo dai rapporti locali; allo stesso tempo non permette svincolarsi da essi ma in grado di condizionarli fortemente. Un esempio c fornito dagli studi fatti negli

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anni del boom economico (ad es.: Alberoni, 1964; Fabris, 1971) che dimostrano lesistenza di un forte legame tra socializzazione e consumo, legame che si riscontrato esiste fin dalle origini del mercato. Il mercato, luogo di elezione degli scambi monetari, senza dubbio un luogo dincontro. Lantropologo John Beattie (1978) fa notare di non aver mai incontrato societ in cui scambi istituzionalizzati non svolgano un certo ruolo. In molte parti del mondo, anche dove si fa commercio solo mediante il baratto, si sono sviluppati sistemi di mercati. Per esempio, in Africa occidentale i mercati hanno una notevole importanza sociale; essi costituiscono il luogo dincontro di una grande variet di persone; consentono alle donne, che sono principali produttori di beni essenziali, contatti sociali altrimenti impossibili per esse; spesso diventano centri amministrativi []. Molti dei grandi mercati mondiali [] hanno raggiunto una fama internazionale, inquanto ivi si sono incontrati uomini di innumerevoli popoli diversi, che parlano molte lingue diverse (Beattie, 1978 p. 273). Assodato il concetto del valore aggregante del mercato, rimane ancora da far chiarezza su quale sia il ruolo specifico del denaro nella socializzazione. Per meglio comprende questaspetto ci utile riprendere la metafora del circolo sanguigno: Auriti (2003) paragona la moneta che distribuisce potere dacquisto al mercato, con il sangue che distribuisce ossigeno in tutto il corpo. Specifica inoltre che questo principio elementare non stato compreso dagli studiosi di economia monetaria perch, mentre l'oggetto prelevato e trasportato dal globulo rosso conosciuto esattamente come ossigeno, mancava fino ad oggi la definizione dell'ossigeno monetario: il valore indotto che il potere d'acquisto (Auriti, 2003 p. 36). Se il denaro come il sangue, esso un fluido connettivo che mette in contatto tutti i tessuti e tutti gli organi sociali, ed perci potenzialmente costruttore di coesione sociale. Ci evidente prendendo in esame gli oggettimoneta arcaici utilizzati come mezzi di scambio sociale (Godelier, 1970) ma non come depositi di ricchezza. Questi scambi, effettuati tra gruppi organizzati di individui, tra collettivit, consistono in qualcosa di pi che passaggi di semplici beni. Si tratta infatti di beni mai destinati allaccumulo, pena la perdita del senso ultimo dellazione, scambiati in un gioco di contrattazione di relazioni, di riti, e di feste. In altre parole tutto nellinsieme un contratto molto pi generale e molto pi durevole per lintero gruppo sociale (Bustreo e Zatti, 2007). Il denaro lunica cosa che funziona al contrario delle cose utili, manifesta cio la sua utilit privandosene. Fatta eccezione per le implicazioni sociali e per

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ambivalenza psicologiche che derivano dalla funzione di deposito di ricchezza, si tratta di uno strumento molto utile nella misura in cui, circolando di mano in mano, alimenta gli scambi e le interazioni locali in rapporto equilibrato con gli scambi esterni alla comunit. Ci che fondamentale in questo passaggio la possibilit di trovare conveniente il commercio prossimale in modo tale da permettere quel tipo di incontro di mano in mano che contribuisce a creare legami che vanno al di l della priorit di chiudere un affare.

3.2. Scarsit e competizione

Dire che uno Stato non pu perseguire i suoi scopi per mancanza di denaro come dire che un ingegnere non pu costruire strade per mancanza di chilometri. Ezra Pound

Serve denaro per conseguire la soddisfazione narcisistica dei propri desideri e, come si visto, per acquistare tutto ci che la societ dei consumi offre serve mettersi agli ordini delle regole del denaro (Bustreo e Zatti, 2007). A partire da questo affermazione, occorre domandarci quali condizioni pongono e impongono tali regole. Il denaro lasse portante delleconomia che per definizione la scienza che studia il comportamento umano in quanto rapporto tra fini e risorse scarse che hanno usi alternativi (Robbins, 1932 p. 16). Prendiamo in esame il concetto di scarsit con un esempio: se oggi fosse possibile convincere le persone che domani ci sar una penuria di latte, probabilmente domani il latte sar realmente introvabile, perch tutti ne compreranno il pi possibile (Helfrich, 2011). Questo esempio ci illustra quello che Cialdini (1987) chiama effetto scarsit, si tratta cio di un comportamento indotto da uneuristica, una scorciatoia del pensiero che semplifica il processo decisionale riducendo gli sforzi cognitivi. Ci significa che le risorse in generale non sono scarse ma possono essere rese tali. Pi propriamente possiamo dire che le risorse sono limitate ma non scarse e con ci si intende che nel loro utilizzo occorre rispettare una certa misura, un limite. Tornando alla questione del denaro, occorre precisare che la sua scarsit legata al meccanismo del debito, mentre la bassa velocit di circolazione che rallenta gli scambi connaturata alla funzione di deposito di ricchezza.

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Perci, riassumendo possiamo affermare che, divenuto esso stesso una merce sempre pi scarsa a causa della sua natura debitoria, il denaro ha fortemente diminuito la sua efficacia come intemediario di scambio, e ci appare evidente soprattutto a livello locale. Nonostante che questi suoi limiti siano sempre pi visibili, esso per continua a rivestire il ruolo indiscusso di scambiatore universale. In altri termini, lorganizzazione economica nella forma di mercato fa riferimento alla necessit di scelta che deriva dalla relativa scarsit di questo mezzo universalmente utilizzato. Quindi, nellodierna economia di mercato, la questione pu essere riconcettualizzata non come un problema di scarsit di risorse, bens un problema di scarsit di mezzi. Lattuale sistema monetario occidentale, concepito alla fine del XVII secolo, dal momento in cui si svincolato, come si detto, la creazione di valuta dalla disponibilit di oro, non ci ha liberato per dalla scarsit di moneta. Come afferma Amendola (2011) possiamo tristemente costatare che se una volta si moriva di fame per mancanza di cibo oggi si muore di fame per mancanza di soldi per comprare cibo. In questo senso possibile rivedere il concetto di povert che non possibile determinare in base al possesso di una piccola quantit di beni8, n una mera relazione tra bisogni e fini; soprattutto una relazione tra persone, una posizione sociale, e come tale uninvenzione della civilizzazione (cfr. Sahlins, 1972). Se si considera che nella logica economica la soddisfazione dei bisogni, anche solo quelli alla base della piramide di Maslow (1954), consiste in una serie di scelte individuali che seguono la razionalit massimizzatrice, il concetto di scarsit non pu che richiamare quello di competizione. Nelle scienze biologiche si usa il concetto di competizione per sfruttamento per indicare quella concorrenza di azioni effettuate indirettamente quando ci si trova in presenza di una risorsa limitata comune. Nel nostro caso tale risorsa qualcosa di assolutamente necessario affinch avvengano gli scambi dei beni e dei servizi. A questo punto occorre domandarsi se il meccanismo della scarsit/competizione sia il pi adeguato alla possibilit di soddisfare i propri bisogni. Come sar esaminato pi avanti, esistono delle situazioni paradigmatiche in cui cercare di massimizzare le proprie entrate a partire da scelte puramente individualistiche si rivela una soluzione scarsamente vantaggiosa.
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Si pensi anche a come la Banca Mondiale determina, tramite continue correzioni, la soglia di povert. Per tutti i paesi del globo questa misura avviene esclusivamente su base reddituale pro capite e secondo un criterio univoco misurato in dollari.

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3.3. Smaterializzazione e prospettiva della psicologia delle disabilit

Nel commentare lopera di Simmel, il filosofo Antonino Magnanimo afferma che: la tecnica nella sua oggettivit ha preso un cammino proprio, pi rapido della possibilit di sviluppo delle persone. Quanto pi la razionalit emigra dalla coscienza soggettiva e si insedia in automatismi e supporti materiali (come il denaro), tanto pi il singolo rischia dunque di venire svuotato delle sue precedenti prerogative. La razionalit tende a diventare priva di senso e il senso privo di razionalit. Il trasferimento della spiritualit entro automatismi oggettivi lascia tuttavia agli individui uno spazio sempre pi ampio di libert e di indeterminatezza. Lo sviluppo della tecnologia del pagamento tramite denaro sempre pi virtuale, porta ad una crescente spersonalizzazione dei rapporti di scambio che, se da una parte amplia a dismisura le possibilit di interazione, dallaltra crea rapporti automatizzati. In considerazione del fatto che il segno monetario pu rimandare a tutto ci che acquistabile nelleconomia di mercato e a niente in particolare, percettivamente esso divenuto puro concetto di valore (Viderman, 1993). Questa percezione confermata dal fatto che, mentre per la maggior parte della sua esistenza la forma classica del denaro stato un dischetto metallico, ora tende sempre pi alleffimero cos che pu muoversi pi velocemente, avvicinandosi in tal modo a corrispondere ad un concetto, unidea. Per meglio comprendere questo fenomeno, possiamo osservare il processo di evoluzione del supporto materiale del denaro, notando come questo vada sempre pi ad alleggerirsi fino a tendere ad assomigliare allidea stessa di valore. Da oggetto o materiale raro (fatto ad esempio di oro o argento) si passati a rappresentanti simbolici, cio le monete nominali concepite come titolo di credito rappresentativo della riserva. Unevoluzione successiva stata il passaggio alla circolazione delle note di banco (o banconote) anchessi in rappresentanza dei depositi presso i banchi di cambio. Oggi si assiste ad un ulteriore passaggio prima impensabile: lavvento della moneta elettronica. Il denaro, iscritto nella memoria di un computer, in pochi istanti attraversa il pianeta grazie alluso dei collegamenti telematici globali. Le tessere di plastica, nella societ contemporanea, danno accesso ai consumi e ben rappresentano

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quellapprossimarsi verso lindipendenza sia della materialit del mezzo di scambio che dal rapporto di fiducia personale che legava il commerciante al suo cliente (Bustreo e Zatti, 2007), e ci contribuisce a realizzare quella valenza emancipatrice di cui si discusso sopra. Tutto questo valido per i semplici acquisti familiari quotidiani, ma lo ancor pi per i grandi movimenti dei mercati di borsa, sempre pi decisivi per i destini di intere nazioni. Gli scambi necessitano sempre meno dellincontro tra le persone, ed il denaro, sotto forma di cifre su monitor, appare, si moltiplica, scompare a ritmi frenetici. Come si detto, il denaro tende a smaterializzarsi e si accosta sempre pi alla frontiera tra il concettuale ed il materiale e a confondersi con il concetto di valore in s. Sparendo, lascia lindividuo direttamente a contatto con il paradiso dei beni di consumo, favorendo una relazione pregenitale del rapporto essere umanomondo (Viderman, 1993). Il denaro ha cos abbandonato il legame con il segno e il rapporto con la fatica del lavoro ma lemancipazione del rapporto fiduciario non equivale, alla liberazione dalla dipendenza degli oggetti-merce, bens lesatto contrario. Tale processo di smaterializzazione della moneta ha portato ad un azzeramento del significato simbolico originario di scambio, di cui il denaro divenuto potente mediatore (Bustreo e Zatti, 2007). A differenza degli scambi che avvengono nelleconomia di mercato, nelleconomia di dono e nei circuiti di scambio non monetari, possibile una modalit di scambio in cui loggetto o il gesto permutati ricevono valore e significati in forza degli investimenti psicologici agiti dalle persone impegnate nella relazione. Ogni oggetto scambiato in uneconomia civile, locale, non monetaria, carico di spiritualit cio di quel significato affettivo che loggetto assume nel contesto relazionale tra due o pi persone (ibidem). Bustreo e Zatti fanno notare inoltre che il denaro, rappresentato da un oggetto-moneta in cui tutti gli aspetti corporei vengono meno, quindi dallaspetto sempre pi spirituale, metafisico e anti-materiale, costituisce quella dimensione ideale del credito che era anticamente associato alla logica del dono. Si tratta per di una logica che assume unaccezione particolare del significato di dono, quella che trova ragione nelle relazioni di subordinazione che si possono osservare con maggiore chiarezza nei rapporti di costrizione e di obbligo sociale (ibidem). Riassumendo, il denaro divenuto uno strumento sempre meno materiale e allo stesso tempo sempre pi complesso, tanto che oggi comprendere il suo effettivo funzionamento si rivela unoperazione mentale tuttaltro che semplice. Tale complessit-immaterialit contribuisce a produrre rappresentazioni eterogenee che

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sono intrise di aspetti emotivi, spesso con valenze opposte tra loro, i quali possono risultare destabilizzanti e in alcuni casi ansiogeni. Per comprendere meglio questo cruciale aspetto prendiamo in esame la nozione di satisficing e assumiamo ed estendiamo la prospettiva adottata nellanalisi e definizione delle disabilit. La nozione di satisficing di Herbert Simon (1956) si allinea idealmente al concetto di buona euristica negli studi sullintelligenza artificiale e si aggancia al concetto di razionalit limitata proprio delle scienze economiche. Il suo significato rientra nellambito della teoria delle decisioni e si riferisce alla strategia che ogni individuo assume cercando di soddisfare i propri bisogni secondo criteri di adeguatezza, piuttosto che individuare una soluzione ottimale. Il presupposto che gli esseri umani manchino sia delle risorse cognitive necessarie a tenere conto di tutte le possibili alternative di scelta sia di unformazioni complete sullambiente e non possanoperci prevedere con sufficiente precisione tutti i possibili esiti. Riprendendo le parole di Webley, il mondo reale [ed economico] cos complesso che ottimizzare, selezionare la migliore alternativa, richiede uno sforzo di calcolo di gran lunga eccessivo (Webley et al., 2004 p. 27) rispetto ad unalternativa sufficientemente buona che pu derivare da decisioni intuitive. Questo concetto ci aiuta a comprendere meglio come ci si possa servire di uno strumento complesso senza necessariamente comprenderne il funzionamento o le conseguenze effettive che derivano dal suo impiego. Dalla scienza psicologica che si occupa della disabilit prendiamo a prestito la definizione pi recente di disabilit, intesa come patologia sociale e strutturale (Soresi, 2007). Tale prospettiva assume in s un approccio ambientale che imputa le problematiche inerenti la persona disabile allorganizzazione dei servizi e ai fattori ambientali. In altre parole, sarebbe la struttura sociale stessa, pi che lindividuo, a necessitare di un intervento di abilitazione. Le capacit, i livelli di autonomia e autorealizzazione, le limitazioni personali, deriverebbero perci non tanto e non solo da caratteristiche individuali, ma dalle interazioni con gli ambienti di appartenenza, i quali risultano spesso handicappanti e incapaci di rispondere adeguatamente alle differenze (Landesman-Dwyer, 1981). Premesso ci, un intervento efficace non pu che focalizzarsi sulleliminazione delle barriere ambientali, siano esse architettoniche, sociali o economiche. La disabilit pu essere meglio concepita come una differenza piuttosto che unanomalia. In sostanza, non costituisce una caratteristica inerente in modo esclusivo la persona, ma il risultato di una interazione individuo/ambiente.

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Partendo da tale prospettiva si pu desumere che anche la tendenza allutilizzo della moneta nella forma elettronica, ad esempio da parte della popolazione anziana, potrebbe costituire una fonte di disabilit. Se si pensa al notevole incremento degli scambi attraverso le-commerce appare chiaro che, per chi non possiede un computer o non ha strumenti cognitivi per utilizzarlo, questi rappresentano una modalit escludente di commercio. E ancora, possiamo prendere in considerazione, a livello micro, la possibilit di comprendere la complessit tecnica e burocratica che si cela dietro laccensione di un mutuo9 o, a livello macro, la complessit dei meccanismi dellalta finanza che causano ad intere nazioni quegli effetti devastanti indiretti che si sono resi evidenti in questi ultimi anni.

4. QUESITI DI (RI)PARTENZA

In considerazione di quanto affermato fin qui appare legittimo chiedersi quale possa essere il livello reale di self-efficacy, e quale sia il senso di padronanza che deriva dallutilizzo del denaro cos come oggi concepito. Tenendo ben presente che la moneta una delle pi grandi invenzioni fatte delluomo, ci chiediamo cosa comporti la possibilit di disporre di uno strumento monetario che mantenga le funzioni utili ma escluda quelle che sono state individuate come disfunzionali. Si tratta di concepire una moneta che invece di generare esclusione sia in grado di promuovere relazioni di scambio pi significative e permetta la rivalutazione del ruolo della comunit locale nella soddisfazione dei propri bisogni. Proviamo a pensare ad uno strumento privo della funzione di deposito di ricchezza, la cui propriet sia di chi effettivamente lo utilizza. Il primo elemento significativo con il quale ci si confronta labbandono dellidea di denaro generatore di se stesso, cio una moneta senza rendita generata dallinteresse e dal debito. In secondo luogo, un simile strumento sarebbe privo di una garanzia dallalto e perci porrebbe la questione di come possa godere della fiducia delle persone che lo utilizzano. Gli interrogativi suscitati in realt sono molti ma
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Possiamo citare a titolo di esempio la truffa dei mutui subprime negli Stati Uniti emersa nel 2007 o i prestiti nascosti che si accendono dietro il semplice gesto di strisciare una carta revolving.

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nonostante le varie problematiche emergenti si registra in tutto il globo una crescente diffusione di sistemi di scambio non monetari che avvengono proprio tramite lutilizzo di un tale mezzo monetario. Possiamo concepire tali sistemi come idealmente confluenti nel movimento che Paul Hawken (2009) definisce moltitudine inarrestabile, termine con il quale lautore delinea lampio panorama delle organizzazioni e delle comunit che attualmente operano nel pianeta per la difesa dei diritti umani e civili10. Nel percorso di analisi di questo fenomeno procediamo attraverso la disamina delle dinamiche del comportamento prosociale. Questo passaggio, infatti, si rivela decisivo per comprendere quale sia il senso ultimo degli scambi non monetari. Leconomia di mercato necessita quantomeno dellintegrazione di circuiti solidali di scambio locale che possano rendere evidente il fatto che la rinuncia ad un vantaggio meramente personale, come lo ad esempio il guadagno derivante dal debito ad interesse, costituisce un beneficio multilaterale superiore alla somma dei guadagni che derivano dalle logiche massimizzatrici dei singoli individui.

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Da questa sorta di censimento effettuato da Hawken emerge che questo numero di associazioni e comunit impressionante in ogni luogo e senza differenza di razza e cultura. Secondo lAutore, queste organizzazioni di individui costituiscono nel loro complesso un movimento spontaneo ed auto-organizzato, senza un centro e senza un'ideologia portante, che sfugge alla categorizzazione classica al punto tale che i media non sono in grado di recepirne la portata ubiquitaria e di coglierne l'aspetto innovativo (Tamburrano, 2009).

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IL COMPORTAMENTO PROSOCIALE

1. TRA ALTRUISMO ED EGOISMO

Laltruismo costiutisce un problema per il nostro universo cognitivo-relazionale, specialmente in una societ come la nostra, nella quale leducazione, i valori e i canoni di successo tipicamente occidentali concorrono a definire quei criteri che privilegiano lio rispetto al noi, lindividuo rispetto alla collettivit (Triandis, 1990). Per essere pi precisi, possiamo affermare che il fondamento della societ occidentale costituito dal primato dellinteresse e dellindividualit, e legoismo la norma culturale dominante (Moscovici, 1991). In realt, come fa notare Zani (2003), anche laltruismo si manifesta secondo norme culturali ed espressione di un consenso sociale sui riti e sulle forme che laiuto agli altri, lempatia e anche il sacrificio devono assumere (p. 90). Ci confermato dal fatto che, come vedremo, nelle diverse culture le persone manifestano unampia gamma e variet di comportamenti prosociali (Moghaddam, 2006). Prendendo in esame gli antitetici comportamenti altruistici ed egoistici, ci domandiamo cosa faccia propendere per luno o per laltro. I molti termini utilizzati in letteratura: altruismo, comportamento prosociale, comportamento sociale positivo, relazione daiuto, ecc riflettono la variet di impostazione teorica e metodologica adottata nei diversi studi, ma se consideriamo lo studio del fenomeno in concreto, i ricercatori fanno riferimento allintera gamma dei comportamenti intesi a recare beneficio allaltro, indipendentemente dalle motivazioni che li hanno guidati, con azioni attuate volontaziamente e intenzionalmente, volte a produrre, conservare o migliorare il benessere, fisico o psichico, e lintegrit dellaltro, senza aspettarsi nessuna ricompensa esterna (Zani, 2003 p. 92). Dalla met degli anni Settanta si assistito ad un fervore crescente su questo tema da parte dei ricercatori di psicologia sociale, gli studi e le ricerche si sono moltiplicati per rispondere sia a motivazioni pratiche, ovvero aventi il fine ultimo di promuovere il comportamento prosociale e migliorare le relazioni tra le persone, sia teoriche, per capire cio quali siano le motivazioni sottese al comportamento di tipo egoistico, altruistico, o se ne esistano di altre forme (Zani, 2003).

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Per spiegare meglio lorigine del comportamento prosociale assumiamo il modello ecologico person-process-context di Bronfenbrenner (1979), secondo cui qualsiasi fenomeno sociale va studiato come prodotto dellinterazione di individui che negoziano i significati dei loro comportamento allinterno di uno specifico contesto culturale. Occorre rilevare che unadeguata cornice teorica esige unimpostazione multidimensionale, poich si rivelano poco significative le spiegazioni che si basano sullo studio di caratteristiche soggettive o sociali slegate tra loro. Le ricerche condotte sul campo da Whiting e Edwards (1988) con bambini tra i 3 e gli 11 anni appartenenti a sei diverse nazioni, dimostrano due importanti elementi. Per prima cosa confermano che esistono notevoli variazioni nei comportamenti prosociali e, in secondo luogo, le modalit con cui questi si manifestano sono strettamente associate con le pratiche di socializzazione come ad esempio lesser coinvolti con responsabilit nella gestione familiare. Moghaddam riferisce, infatti, che un pi spiccato comportamento prosociale proveniva da coloro che erano stati socializzati fin da molto piccoli ad assumersi responsabilit allinterno della famiglia e della comunit non per ricompense materiali, ma perch lo si considerava la cosa giusta da fare. La precoce socializzazione orientata alla famiglia e alla comunit dei bambini nelle societ pi tradizionali contrasta con leducazione dei bambini negli Stati Uniti, dove i giovani tipicamente fanno i lavori in casa (pulire le finestre, prendersi cura di un fratellino pi piccolo, lavare lautomobile) solo per ricompense materiali (Moghaddam 2006, p. 222). Tale approccio educativo ricorda la tecnica della token economy alla quale si fatto riferimento nel capitolo precedente a proposito della scarsa efficacia nel lungo termine per linteriorizzazione dei comportamenti oggetto di apprendimento. Secondo lottica cognitivo-comportamentale, si pu affermare che questi studi indicano che negli Stati Uniti vi una maggiore tendenza a educare i bambini a manifestare un comportamento prosociale solo in contingenza a un rinforzo positivo materiale. Sebbene tali osservazioni possano portare facilmente a generalizzare traendo la conclusione che si tratti di una societ egoistica, altri studi, come ad esempio quelli di LArmand e Pepitone (1975), che raffrontano soggetti negli Stati Uniti con soggetti in India, rivelano che per comprendere la misura quantitativa di tale fenomeno, essenziale distinguere tra laiuto prestato ai membri del gruppo interno [come la propria famiglia, la cerchia di amicizie o la propria casta nella societ indiana] e a quelli di gruppi esterni (p. 222). Una distinzione basilare secondo Triandis (1994) andrebbe fatta valutando la percezione del noi e del loro: poich la linea di

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demarcazione tra ingoup e outgroup maggiormente marcata nelle culture interdipendenti, i membri di questa societ hanno minori probabilit di attuare comportamenti prosociali nei confronti di membri di un outgroup, rispetto alle persone che hanno avuto una socializzazione individualista. Perch si riceva aiuto necessario che gli altri ci vedano come appartenenti al loro ingroup, e ci soprattutto vero nelle culture collettiviste (Ting e Piliavin, 2000).

1.1. Spiegare il comportamento prosociale

La maggioranza delle spiegazioni dellaltruismo trovate dagli psicologi sociali ha una base sociale e/o culturale. Tali spiegazioni, invece di essere lette secondo motivazioni dicotomiche (egoistiche-altruistiche), possono essere collocate lungo un continuum ideale, in cui a un estremo abbiamo il presupposto che le persone siano egocentriche (e la maggior parte dei modelli si colloca verso di esso), mentre allaltro estremo collochiamo il presupposto che le persone sono genuinamente interessate a migliorare la situazione di coloro che aiutano. Partendo dal primo estremo troviamo il gruppo delle teorie dello scambio sociale. Questi modelli si basano sul presupposto che nel corso delle interazioni sociali le persone tengano un rendiconto mentale delle entrate e delle uscite, cercando di massimizzare il proprio profitto (es.: Homans, 1974). In tale ottica si ritiene che le persone siano egoiste anche quando offrono aiuto agli altri, perch questa azione viene intrapresa solo quando si prevede un adeguato ritorno. Fanno parte di questo gruppo, ad esempio, la teoria che assume spiegazioni socio-biologiche (Wilson, 1975; Dawkins, 1976), lipotesi del sollievo dallo stato danimo negativo (Cialdini et al., 1987), lipotesi della riparazione dellimmagine (Cunningham et al., 1980) e la teoria dellequit (Walster et al., 1978). Moscovici (1994) distingue un altruismo egoistico, attribuito a coloro che credono di poter ricevere senza dare, supponendo che gli altri siano obbligati a essere altruisti, e un egoismo altruistico attributo a coloro che, provando sentimenti di empatia, mettono in atto comportamenti daiuto per paura del peso emotivo. Muovendoci invece verso lestremo opposto, ci verso un minor livello di egocentrismo, troviamo le spiegazioni culturali (Whiting e Whiting, 1975) e la pi ottimistica ipotesi dellempatia-altruismo (Batson, 1991). Il fautore di questultima teoria ha trovato conferme nei risultati sperimentali, osservando che coloro che si trovano nella situazione di empatia elevata tendono ad aiutare la vittima anche quando

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lopzione di fuga loro aperta ed essi potrebbero non aiutare e allo stesso tempo evitare di osservare la persona in difficolt (p. 215). Batson (1991) afferma anche che, nel caso non si avverta empatia per laltro, entrano in gioco le preoccupazioni dello scambio sociale e laiuto sar fornito o meno secondo la possibilit di procurarsi un vantaggio, come ottenere approvazione sociale o accrescere il sentimento di autostima. Appare chiaro come ancora una volta si presenti arduo distinguere le cause del comportamento prosociale complesso. Un contributo utile alla nostra analisi ci viene da unulteriore distinzione che Moscovici (1994) opera in base alle rappresentazioni sociali dellaltruismo, definendone una tipologia partecipativa e una fiduciaria. Per altruismo partecipativo si intende quel comportamento caratterizzato da dedizione, impegno coinvolgente, partecipazione intensa alla vita comune, che lega i membri di uno stesso gruppo. Non rivolto ad un altro specifico, individuale, ma ad un noi (Zani, 2003 p. 108) che ci fa membri di un gruppo allinterno del quale si hanno e si creano dei legami di attaccamento. Questa forma di altruismo rimanda al concetto di solidariet su cui torneremo pi avanti. Nellaltruismo fiduciario, il comportamento prosociale stettamente correlato al livello di fiducia che si percepisce o che si indende stabilire. La fiducia, in questo senso, permette di comprendere il senso e di apprezzare il valore del gesto altruistico da parte del beneficiario. Secondo Moscovici (1994) lo scambio prosociale in ottica fiduciaria favorisce la formazione di un legame di partecipazione, cio rende possibile la creazione di un mondo intersoggettivo e nutre lintersoggettivit stessa (Zani, 2003 p. 108). Queste osservazioni ci forniscono elementi per credere che esistano altre motivazioni oltre al semplice tornaconto personale. Possiamo affermare che la distinzione tra forme genuine di altruismo e quelle pi strumentali, egoistiche costituisce un dibattito oramai superato dato che possibile riconoscere lesistenza di un complesso intreccio tra i molteplici fattori chiamati in causa. Includendo nellanalisi i processi cognitivi, dobbiamo prendere in considerazione fenomeni molto pi ampi e complessi, come la consepevolezza di s e dellaltro, la valutazione della situazione, le competenze di ruolo, lattribuzione di responsabilit (Zani, 2003).

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2. COOPERAZIONE

Secondo Pittau (2003) laltruismo che nasce a partire dai bisogni di relazione e di protezione psicologica una forma di reciprocit che tende a favorire lo scambio cooperativo. Il comportamento cooperativo non da intendersi come un residuo di societ arcaica e preindustriale, ma un elemento moderno e sempre pi essenziale nel mondo che si sta delineando. A supporto delle sua tesi Pittau porta in esempio il grosso impatto che attualmente ha il software Open Source11 nel mondo, sia in termini di popolarit sia di successo di mercato. Un altro esempio nella nostra societ di collaborazione di indubbia efficacia la possiamo riscontrare allinterno dei gruppi di mutuo-aiuto, nello studio dei quali Amerio (2000) rivela alcuni elementi distintivi comuni tra cui: lorigne dal basso, non dipendono cio da autori o istituzioni esterne; lobiettivo di fronteggiare i problemi comuni, migliorare le proprie capacit e superare la sensazione di impotenza; fonte di aiuto interna al gruppo stesso poich i membri sono sia fruitori sia fornitori di supporto; rapporto di parit tra i componenti e un generale clima di informalit. Dato che, come afferma Kropotkin (1902) nel suo studio, le origini del fenomeno sono da ricercarsi nei comportamenti cooperativi che gi si adottavano nelle societ preistoriche, corretto affermare che la storia della cooperazione coincidente con la storia delluomo. La modalit cooperativa della relazione interumana pu essere vista come un aspetto del meccanismo ipotetico che tiene insieme la societ e che ne alle origini (Amerio, 2000 p. 299), aspetto da cui non si pu prescindere se si ritiene che lindividuo umano non sia una monade, non viva cio isolato, al di l degli altri uomini ma insieme con essi. Nella relazione con lAltro, in posizione diametralmente opposta ma intrecciata, troviamo la modalit interattiva competitiva. Lo scopo competitivo nel rapporto interumano non deve essere inteso come espressione di un immaginario stato di natura, popolato da selvaggi egocentrati e dominati da un istintuale self-interest, ma inscritto in uno scenario di penuria di risorse, di difficolt per procurarsele, e [] di una disparit nelle risorse personali, fisiche e psichiche (ibidem). Attraverso linterazione competitiva, che anchessa attraversa tutta la storia umana, il potere
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Per Open Source si intende un software che permette a colui che lo utilizza quattro libert fondamentali: libert di eseguire un programma per qualsiasi scopo, libert di studiare il programma e di adattarlo alla proprie necessit, libert di farne copie in modo che sia utile per qualcun altro, libert di migliorare il programma e di distribuire i miglioramenti in modo che tutta la comunit possa trarne beneficio (Pittau, 2003).

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di fare diviene quella forma di potere che permette ad alcuni di utilizzare gli altri come mezzi per fare e trasformare in funzione del proprio benessere (ibidem). Questaspetto ci riporta alla questione della scarsit, indotta o percepita, e di come essa contribuisca a determinare da un lato la paura che tale stato scaturisce e dallaltro quel desiderio di dominio che si esprime come pura volont di prevalere sullAltro, in una identit che riesce ad esistere solo negando lidentit altrui (Amerio, 2000). Pi in generale occorre in ultimo sottolinare che la cooperazione, insieme alla partecipazione, sono nella teoria lewiniana i due fattori centrali che permettono la formazione ed il funzionamento di ogni gruppo umano, intendendo per questultimo un insieme di persone capaci di operare per un fine comune, unite non da forze esterne ma dalla loro attivit, di comunicazione, di scambio, di lavoro, ecc. (ibidem). Per meglio comprendere le dinamiche cooperative esaminiamo ulcune interazioni paradigmatiche prese in prestito dalla teoria dei giochi.

2.1. Il Dilemma Del Prigioniero e lUltimatum Game

Gli psicologi sociali chiamano dilemma sociale quel tipico conflitto intraindividuale in cui lazione pi favorevole per uno, se scelta anche da altri individui, diventa nociva per tutti (Aronson et al., 2006). Per esaminare questa situazione diverse prospettive di studio sono ricorse alla teoria dei giochi; questa teoria spiega linterdipendenza dei comportamenti e delle scelte individuali nelle situazioni sociali che presentano tre caratteristiche (Zappal e Sarchielli, 2001): 1. Sono coinvolti almeno due giocatori. 2. Ogni giocatore ha la possibilit di scegliere tra almeno due strategie in modo tale che il risultato finale dellinterazione sia dovuto alle scelte di tutti i giocatori. 3. Ciascun giocatore ha chiare preferenze riguardo a tutti i possili esiti dellinterazione, i quali possono essere espressi in termini numerici e sono detti esiti (o pay-off).

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Il secondo punto fondamentale poich stabilisce che ogni decisore esercita un controllo limitato sullesito dellinterazione. Lesempio pi classico nellambito della teoria dei giochi il Dilemma del Prigioniero perch ben dimostra come la ricerca del proprio tornaconto in molte situazioni si scontri, oltre che con il bene dei singoli individui, anche con il bene comune (Primavera, 2007). Due (o pi) giocatori, nelle vesti di prigionieri, hanno la stessa struttura di preferenze e le stesse informazioni. Essi sono sospettati di aver commesso il medesimo crimine, che non confessano e la polizia non ha prove sufficienti per dimostrarlo. Interrogati in celle separate vengono posti difronte alla seguente scelta: se nessuno dei due testimonia, la pena ascritta sar relativa a reati minori ed entrambi dovranno scontare un solo anno di prigione; se entrambi confessano che stato laltro, saranno condannati alla pena stabilita per quel crimine, cio tre anni di prigione; infine, se uno solo dei due testimonia contro laltro, il primo sar scagionato mentre il secondo sconter una pena di dieci anni di prigione. Linterazione schematizzata nella Tabella 1.

Tabella 1
Giocatori Strategie Confessa (C) PRIGIONIERO B Non Confessa (NC) 0, 10 1, 1 PRIGIONIERO A Confessa (C) 3, 3 Non Confessa (NC) 10, 0

Va precisato che il gioco nella sua formulazione originale propriamente definito non-cooperativo in quanto entrambi i giocatori, non potendo comunicare tra loro, non sono in grado di mettersi daccordo e di decidere una strategia comune. Si suppone inoltre che essi non siano legati da una relazione affettiva significativa. I prigionieri in questione sono di fronte ad un dilemma. Se entrambi fossero in grado di concordare di non confessare (in un modo che sia vincolante come in un contratto) allora ciascuno verrebbe condannato ad un solo anno di carcere, ma essi non possono comunicare e, anche se potessero farlo, emergerebbe la questione se fidarsi o meno luno dellaltro.

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Per ogni prigioniero confessare rappresenta la scelta pi razionale perch, indipendentemente dalla scelta dellaltro giocatore, il suo pay-off sarebbe pi alto confessando. Poich le persone spesso non sanno quanto possono fidarsi del loro partner, la strategia pi sicura di ogni giocatore pertanto riassumibile cos: io faccio meglio che posso indipendentemente da ci che fai tu e tu fai meglio che puoi indipendentemente da ci che faccio io. Lequilibrio del gioco posto dunque nella coppia di scelte C-C: i due prigionieri sconteranno entrambi tre anni di carcere. Questa situazione detta equilibrio delle strategie dominanti ma il suo risultato sub-ottimale perch, pur derivando da scelte razionali, esso non costituisce la migliore delle situazioni possibili. Appare evidente infatti che in realt sarebbe pi conveniente per entrambi i prigionieri non confessare (NC-NC), poich cos facendo sconterebbero entrambi un solo anno di detenzione. Ma questa giocata risulta estremamente rischiosa. Un caso particolare, pertinente alla presente trattazione ci viene fornita da Primavera (2007): tutti gli individui per raggiuingere il bene posizionale per eccellenza, il denaro, decidono di non cooperare e, adottando strategie razionali, intraprendono comportamenti ultracompetitivi ottenendo risultati sub-ottimali (p. 87). Esaminiamo ora una situazione apparentemente paradossale. A prima vista una giocata pi rischiosa sarebbe quella in cui la scelta strategica di entrambi sarebbe dettata dal caso come in un lancio di una moneta: le possibili coppie di esiti avrebbero quindi la stessa probabilit di verificarsi (Tabella 2).

Tabella 2
STRATEGIA Probabilit Combinazioni Esiti per giocatore 25% C-C 3 CASUALE 25% NC-C 10 25% C-NC 0 25% NC-NC 1 RAZIONALE 100% C-C 3

Nel confronto tra la strategia prima definita razionale e la strategia casuale, osserviamo che in questultima si ha la probabilit cumulativa del 75% di avere un esito uguale o minore rispetto allesito certo che si otterrebbe utilizzando la

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prima strategia. La situazione che si presenta pare paradossale in quanto rende evidente che la strategia casuale potrebbe rivelarsi migliore di quella razionale. In realt, la giocata casuale prevedrebbe un accordo (o una regola specifica) tra i giocatori che per escluso nelle premesse. Inoltre, un accordo preventivo porterebbe pi semplicemente a preferire una strategia NC-NC. Questo apparente paradosso non ci permette di uscire dalla logica razionale che impedisce di ottenere un risultato migliore di quello sub-ottimale, ma si rivela utile per esemplificare limportanza della comunicazione nello sabilire un accordo equilibrato tra le parti in gioco, anche se, come in questa situazione, sia lasciato alla sorte. Torneremo pi avanti sullimportanza della comunicazione per la risoluzione del dilemma, tramite lanalisi di un gioco cooperativo. Per una pi completa analisi, occorre mettere in evidenza che il gioco del prigioniero stato ideato, nella sua forma originale, in unottica individualista: i giocatori compiono scelte in qualit di singoli, come se dovessero massimizzare esclusivamente il proprio guadagno. Se invece prendiamo in considerazione la somma degli anni di carcere che si ottengono ad ogni esito, appare evidente come lequilibrio non pu che essere dato dalla strategia dominante NC-NC (Tabella 3). Questa situazione pu essere ipotizzata se si considera lesistenza di un legame tra i giocatori che li porti a pensare a se stessi e agli altri come ad un gruppo, e a considerarsi come parte di un sistema. Le persone che si conoscono bene sono spesso pi interessate ai benefici a lungo termine rispetto agli effetti immedianti (Aronson et al., 2006) e con maggior probabilit possono valutare le conseguenze delle proprie decisioni come relative al gruppo di appartenenza.

Tabella 3
Giocatori Strategie Confessa (C) PRIGIONIERO B Non Confessa (NC) 10 2 PRIGIONIERO A Confessa (C) 6 Non Confessa (NC) 10

Ma come si pu pervenire ad un comune intento cooperativo che sia frutto di reciproca convenienza al di l dellimplicazione dei rapporti affettivi consolidati?

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Ci che ci interessa resta infatti la possibilit di giungere ad una soluzione migliore di quella sub-ottimale, definita ottimo paretiano12, anche laddove non vi siano legami stretti. Interessanti osservazioni sulla teoria dei giochi si possono avere ponendoci difronte a situazioni pi complesse come ad esempio quelle che di presentanoanalizzando un gioco ripetuto pi e pi volte. Le interazioni ripetute e quelle che coinvolgono pi di due persone, infatti, avvicinano la teoria alla realt della vita sociale (Zappal e Sarchielli, 2001). Ferma restando la cornice teorica dellindividualismo razionale, se il gioco reiterato un piccolo e ben definito numero di volte, si avr quella situazione di stallo delle strategie dominanti che prende il nome di equilibrio di Nash13, cio quella condizione di bilanciamento dalla quale nessuno avr interesse a spostarsi unilateralmente (Primavera, 2007). Se invece, come nelle interazioni reali e locali, si ha una serie ripetuta di interazioni con termine indefinito, lanalisi degli esiti fa emergere nuove ed importanti considerazioni: proprio la ripetizione del gioco si rivela il pi naturale fra tutti i meccanismi che possono portare alla collaborazione tra A e B. Come afferma Santi (2010), professore alluniversit di Ferrara, nel Dilemma Del Prigioniero ci risiede nel fatto che ciascun giocatore prevede che una giocata non cooperativa possa portare il collasso della cooperazione in futuro. Se il valore di una futura collaborazione grande ed eccede ci che si pu guadagnare nel breve periodo non collaborando, allora, nel lungo termine, linteresse individuale dei giocatori pu distoglierli automaticamente dal non collaborare senza bisogno
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Lottimo paretiano si ottiene quando, in una data situazione, non possibile apportare miglioramenti che riguardano una riallocazione delle risorse in grado di migliorare la condizione di almeno un individuo senza peggiorare quella di altri, producendo quindi un aumento dellefficienza complessiva dellinterazione. In altre parole, fa riferimento alla situazione in cui non si pu migliorare la condizione di un soggetto senza peggiorare quella di un altro (Wikipedia).
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Lequilibrio di Nash rappresenta la situazione in cui nessun giocatore razionale ha interesse a cambiare strategia, situazione che frutto della scelta, da parte di tutti i giocatori, della propria strategia dominante. Rappresenta quindi il caso in cui il gruppo si viene a trovare se ogni componente fa ci che meglio per s, mira cio a massimizzare il proprio profitto a prescindere dalle scelte degli avversari. Tuttavia, non detto che l'equilibrio di Nash sia la soluzione migliore per tutti, infatti, se vero che in questo equilibrio il singolo giocatore non pu aumentare il proprio guadagno modificando solo la propria strategia, non detto che un gruppo di giocatori, o al limite tutti, non possano aumentare il proprio guadagno allontanandosi congiuntamente da questa situazione di stallo. noto infatti che l'equilibrio di Nash una condizione sub-ottimale e ci significa che esistono altre combinazioni strategiche che conducono a migliorare il guadagno di alcuni senza ridurre il guadagno di nessuno, o addirittura, come accade nel caso del Dilemma del Prigioniero, ad aumentare il guadagno di tutti (Wikipedia).

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dellintervento di terzi. Tale concetto appare particolarmente interessante anche perch sottintende lipotesi che un comportamento cooperativo non necessiti di ausili esterni come lintervento di unautorit che certifichi la fiducia reciproca e la possibilit di ripetere positivamenete le transazioni. Questo discorso risulta centrale per comprendere come possano funzionare i circuiti di scambio che utilizzano, come vedremo, una tipologia di moneta che non coperta dalla garanzia dello Stato. In un gioco in cui non dato sapere a priori il numero delle ripetizioni, il carattere sequenziale della relazione reciproca tra i giocatori fa s che essi possono adottare strategie contingenti, ossia strategie che pemettano, ad ogni stadio del gioco, una scelta che dipende dagli esiti precedenti, in previsione di quelli futuri. La maggior parte delle strategie contingenti adottate sono dette trigger strategies (strategie grilletto). Un giocatore usa una strategia grilletto quando si comporta in modo cooperativo (Non Confessa) finch lavversario fa altrettanto, ma ad ogni defezione dellavversario, egli far seguire un periodo di punizione di lunghezza fissata, in cui gioca in modo non cooperativo (Confessa). Due delle pi note trigger strategies sono la grim strategy (strategia inflessibile) e la strategia tit-fortat (occhio per occhio). La grim strategy impone di collaborare (NC) con lavversario fino a che esso non devii dalla collaborazione; ma, allorquando ci sar una deviazione dellavversario, lo punir scegliendo di confessare per il resto del gioco. La strategia tit-for-tat (TFT) non ciecamente vendicativa come la strategia inflessibile ed famosa per la sua capacit di risolvere il Dilemma Del Prigioniero ripetuto, senza richiedere una punizione permanente. Giocare TFT significa collaborare (NC) con lavversario se esso coopera nel precedente stadio e non cooperare (C) se esso ha scelto di fare lo stesso nel precedente stadio; la fase punitiva dura cio finch lavversario continuer a scegliere di confessare (Santi, 2010). Dalle osservazioni sperimentali si nota che molti giocatori iniziano cooperando, e continuano cos fino a quando lavversario coopera. Ci risulta tipico almeno per i primi stadi di una serie definita. Pu accadere che in successive ripetizioni emergano deviazioni che si rivelano proficue se sostenute per un ragionevole periodo di tempo. Tale comportamento pu essere giustificato in vario modo senza dover supporre che i giocatori siano guidati da menti irrazionali. I giocatori potrebbero ritenere possibile che lavversario sia un cooperatore ingenuo e che quindi rischino poco nel tentare delle giocate devianti per alcune partite. altres possibile che i giocatori non siano certi che la relazione reciproca terminer nel

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momento stabilito e che rientrino dalla deviazione ritenendo che la loro reputazione di cooperatori porter loro vantaggi in futuro in giochi analoghi contro gli stessi o contro altri avversari (Scarcella, 2007). Axelrod (1985) ha compiuto due significative ricerche sperimentali sul gioco del Dilemma Del Prigioniero simulandolo su un calcolatore. Ogni strategia scelta per giocare era implementata sotto forma di programma informatico. Ad ottenere il miglior risultato fu il programma scritto da Anatol Rapoport che era composto soltanto delle cinque istruzioni di Fortran che definivano la strategia TFT. Differentemente, quei programmi che erano impazienti di deviare ottennero presto vantaggi ma dovettero poi sopportare la ripetizione di reciproche deviazioni e i vantaggi furono minimi. Daltra parte, quei programmi che erano sempre remissivi e cooperativi furono duramente maltrattati dai loro avversari (Scarcella, 2007). Anche le dimostrazioni puramente matematiche di Santi (2010) riguardo alla soluzione di questo gioco si rivelano significative in quanto mostrano quali elementi del calcolo sono cruciali quando un giocatore considera se gli conviene deviare (Confessare). Gli elementi pi ovvi sono il guadagno immediato della deviazione ed i costi futuri. Gli altri due elementi sono il fattore di sconto [cio la quantificazione del guadagno nel futuro rispetto al presente] e la probabilit che il gioco continui, i quali due congiuntamente determinano la misura dellimportanza del futuro rispetto al presente (Santi, 2010 p. 10). In altre parole, una giocata cooperativa fortemente condizionata dalla durata dellinterazione e dalla convenienza che trascende il guadagno immediato. Un esempio di applicazione in campo economico riportato dallo stesso autore: se i tempi sono cattivi ed unintera industria sullorlo del collasso, in modo che c poco futuro per gli affari, si osserver un comportamento meno cooperativo che in tempi normali (ibidem). inoltre importante precisare che il guadagno immediato che deriva dalla deviazione sar grande se non cooperare molto proficuo e se la deviazione non scoperta subito. Perci il successo di ogni strategia dipende anche da quanto bene e in fretta pu essere scoperta la deviazione. Per tale motivo la strategia TFT spesso considerata pericolosa giacch da considerare troppo inesorabile: piccoli errori nellesecuzione delle azioni o nella percezione di queste azioni possono portare i giocatori a continui turni di punizioni da cui essi non riescono pi ad uscire per lungo tempo, fino a che capita un errore di tipo contrario (ibidem). Unulteriore cosiderazione utile ci proviene dallo studio di Eiser e Bhavnani (1974) condotto su varianti del

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Dilemma Del Prigioniero. Questi ricercatori hanno rilevato che il comportamento era massimamente competitivo quando i giocatori ritenevano di essere valutati nel contesto di trattative economiche e ci ha permesso di concludere che i partecipanti abbiano considerato pi appropriato il comportamento competitivo quando era in gioco linteresse economico personale. A partire dai lavori di Axelrod sono stati scritti pi di mille articoli scientifici sul Dilemma Del Prigioniero e le sue applicazioni in varie discipline; un gioco semplice che secondo Allasia e Cerruti (2000) sembra suggerire che gli esiti ottimali si ottengono iniziando sempre con la cooperazione. Inoltre, come not lo stesso Axelrod (1985), la cooperazione, una volta affermata sulla base della reciprocit, riesce a proteggersi da sola dellinvasione di strategie meno cooperative. importate osservare che, rispetto alle interazioni reali, questo gioco rappresenta una situazione paradigmatica anche se chiaramente molto schematica e forse un po cinematografica (Zappal e Sarchielli, 2001). Il suo pregio sta nellesemplificare bene un dilemma sociale che risulta utile nellanalisi delle scelte interdipendenti effettuate in situazioni di incomunicabilit tra gli agenti. Prendiamo ora un altro esempio nellambito della teoria dei giochi che pi propriamente possiamo definire gioco collaborativo: lUltimatum Game (o Gioco dellUltimatum), nel quale il secondo giocatore chiamato a compiere una scelta in base alla mossa del primo. Il Gioco dellUltimatum fu concepito da un gruppo di economisti sperimentali ripartendo dai classici esperimenti sulla contrattazione degli psicologi Fouraker e Siege (1959 in Guala, 2009): al giocatore A viene messa a disposizione una somma di denaro, ad esempio 10 Euro, e gli viene chiesto di offrire una parte di questa al giocatore B, che gli estraneo. Il primo giocatore pu fare la sua offerta di suddivisione: se il ricevente accetta, la divisione avviene secondo la proposta ed entrambi otterranno il denaro, al contrario, se rifiuta, entrambi perderanno tutto. Il giocatore A quindi dovrebbe valutare attentamente una proporzione che permetta a B di accettare anche se questultimo, in teoria, agendo in maniera razionale, dovrebbe accettare qualsiasi proposta di divisione anche minima, dato che poco comunque meglio di niente. Supponiamo che il minimo che si pu offrire sia un Euro, assumendo la conoscenza comune del gioco e la razionalit di entrambi, la spartizione 1-9 lunico equilibrio di Nash di questo gioco (Guala, 2009). Nelle evidenze sperimentali per, i giocatori riceventi puniscono un offerente che non stato equo nella divisione, non accettandola e sacrificando cos il proprio guadagno

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monetario (Bruni, 2006). Dalle evidenze sperimentali, le proposte di ripartizione inferiore al 20% della somma in discussione sono respinte nel 50% dei casi e inoltre, i risultati suggeriscono che al crescere della quota di ripartizione decresce la probabilit che la proposta sia respinta (Clerico, 2008). Questo gioco si presenta utile anche per dimostrare la teoria dellequit (Walster et al., 1978). Questa teoria sostiene che le persone sono motivate a stabilire rapporti equi e perci saranno insoddisfatte nel momento in cui viene percepita una disuguaglianza, anche nel caso in cui queste possano trarre un beneficio personale da tale situazione. Tuttavia occorre precisare che, come osserva Moghaddam (2006), manipolando psicologicamente il valore di quanto viene messo in un rapporto e di quanto se ne trae, persino un rapporto oggettivamente squilibrato pu essere percepito come giusto. LAutore prosegue affermando che la teoria dellequit fortemente influenzata dalla cultura nella quale stata elaborata che in questo caso quella degli Stati Uniti dAmerica. In tale cornice, la teoria dellequit concettualizza le relazioni umane praticamente come una forma di scambio economico. Infatti, la stessa terminologia utilizzata (profitti, costi, ricompense, ecc) quella delleconomia di mercato. Uno degli obiettivi principali di ciascun individuo sarebbe massimizzare le entrate e le uscite personali manipolando costi e ricavi: le entrate sono i contributi (come le abilit, limpegno) che una persona o un gruppo mette in campo in una transazione, e le entrate sono le ricompense o le punizioni che si ricevono in ritorno (come i guadagni e le perdite monetarie o di status) (Moghaddam, 2006 p. 336). Alterazioni dellequilibrio nel concetto di equit possono essere giusificate, oltre che con la manipolazione psicologica delle entrate e delle uscite, anche con la colpevolizzazione della vittima: cos come diventa etico e auspicabile accumulare denaro, si portati a credere allopposto che chi non ha una riserva di questo valore, con probabilit o non ha saputo fare scelte adeguate o non meriti di possederlo. Questa visione rientra nellipotesi del mondo giusto secondo la quale, per mantenere un equilibrio psicologico si colpevolizza la vittima perch si motivati a considerare il mondo giusto; cosi, tutto ci che accade agli altri dovuto a colpe individuali anzich a pecche della societ. Presumibilmente ci sentiamo pi sicuri se concepiamo il mondo come luogo dove le cose brutte succedono solo a chi se le merita (Moghaddam, 2006 p. 337). Nel gioco dellUltimatum, se il primo giocatore considera la somma consegnatagli come di sua propriet, dalla quale deve sottrarre la parte da donare al secondo giocatore, allora possibile

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che qualunque sia questultima frazione, essa sia concepita come una concessione. In tale ottica qualsiasi scelta di suddivisione, anche se fortemente sbilanciata, pu essere presentata al ricevente come giusta. Lipotesi del mondo giusto potrebbe in questo senso spiegare come vengano giustificati i privilegi posseduti a discapito di altri, come ad esempio il diritto che la massa monetaria fornisca una rendita. Riassumendo, la concezione che sta alla base della teoria dei giochi, come il punto di vista della teoria dellequit, ha validit per la classe media nordamericana, la cui esistenza appare pervasa dai valori economici, tanto da coinvolgere persino le relazioni pi intime di simpatia e amore (Billing, 1976). Tuttavia vi sono prove che persino in questo contesto lequit diventa meno importante delluguaglianza per alcuni gruppi (Watson, 1985). Lanalisi delle defferenti tipologie strategiche individuali e di specifiche norme culturali del comportamento cooperativo si rivelano importanti perch ci permetteranno di far emergere elementi concettuali utili a comprendere meglio il senso di una moneta sociale.

2.2. Tipologie strategiche

Osserviamo cosa accade nellinterazione tra giocatori che adottano differenti strategie cooperative di base. Oltre alla sopra citata strategia condizionale tit-fortat (T), assumiamo i seguenti profili strategici: strategia non cooperante in nessun caso (N), il free rider o laltruista egoistico per Moscovici (1994); strategia gratuita (G), il reciprocatore incondizionato che coopera sempre; strategia cauta (C): il giocatore inizia non cooperando, coopera con chi coopera, non coopera con chi al primo turno non ha cooperato; strategia brave, coraggiosa (B): il giocatore inizia cooperando, ma smette di farlo se non vede gli altri fare altrettanto. I risultati sperimentali (cfr. Primavera, 2007) permettono di osservare nelle interazioni ripetute il ruolo critico dei tipi G: essi non devono essere pochi, altrimenti compromettono sia la loro esistenza sia quella di altri, come ad esempio i tipi B. Nelle intrazioni sociali, dove esiste la possibilit di non cooperare, gli atti incondizionati sono fondamentali, anche se non devono essere eccessivi, pena il rischio di diventare controproducenti. I tipi G hanno un ruolo essenziale perch esercitano lunica strategia in grado di attivare la cooperazione dei tipi C. Questi ultimi, infatti, in assenza dei primi non sperimenterebbero mai la cooperazione e non riponderebbero mai con atti cooperativi. Possiamo affermare pertanto che la

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presenza dei tipi G preziosa e necessita di essere tutelata. Il successo di molte esperienze di cooperazione dipende anche, e in certi casi soprattutto, dalla presenza di un numero anche piccolo di reciprocatori incondizionati che sono capaci di attivare persone che non si attiverebbero mai se messi in contatto soltanto con cooperatori condizionali (Primavera, 2007 p. 88). In altre parole, possiamo affermare che i tipi C fanno emergere e proteggono dellestinzione i tipi G; questi ultimi, di fatto, possono cooperare con sia con i C che con i B, ma vengono sfruttati dai tipi N. La cooperazione favorita dalleterogeneit nelle interazioni ripetute e per garantirla i tipi G non dovrebbero essere n troppi n assenti. Se si considera, ad esempio, uno scenario composto da sole strategie N, lunica esperienza possibile sarebbe la diffidenza reciproca. Per tali ragioni necessario proteggere le strategie dei tipi G. Anche in ottica oikonomica, essi gioverebbero di ogni tipo di azione che faciliti e aiuti lincontro e la reciproca conoscenza, che permetta cio lincontro di agenti leali, quegli individui che, pur non attribuendo un elevato valore intrinseco allazione prosociale, agiscono cooperando quando incontrano un altro individuo cooperante, invece di sfruttarlo. Tutto ci che favorice la riconoscibilit, la socializzazione e lo scambio, infatti, aumenta il grado di fiducia e la probabilit di comportamenti cooperativi (Primavera, 2007). Occorre sottolineare che anche questa distinzione in tipologie strategiche, trattandosi di una pura concettualizzazione logica, tiene presente solo alcune variabili ed perci una semplificazione del fenomeno reale; tuttavia i risultati restano significativi poich possono gettare luce su di una caratteristica tipica solo degli esseri umani, ovvero sulla ricchezza della socialit e sulla complessit delle azioni umane che non possibile piegare ai modelli deterministici pi stretti (Pittau, 2003 p. 88).

2.3. Variabilit culturale

Studi etnografici effettuati da ricercatori sul campo ci forniscono contributi utili allanalisi del comportamento prosociale permettendo di comparare culture differenti da quella occidentale (cfr. Guala, 2009). Le ricerche della McArthur Foundation (Henrich et al. 2004) mostrano che un comportamento pi o meno cooperativo correlato con diversi fattori in societ diverse (ricchezza, genere, et, strutture politiche, esposizione ai mercati, ecc.). In uno studio sugli Hadza, un

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gruppo di cacciatoriraccoglitori in Tanzania, Marlowe (2004) riporta ad esempio un grado sorprendentemente basso di condivisione e cooperazione, in una societ altrimenti profondamente egalitaria. La spiegazione proposta dallAutore si appella a una sottile distinzione fra ci che si vede (come ad esempio la cacciagione di grossa taglia) e ci che pu essere facilmente nascosto (come il denaro o piccoli gioielli). Le norme degli Hadza impongono la condivisione di ci che si vede, ma non proibiscono effettivamente il possesso e il consumo individuale di beni pi piccoli. Lavarizia tollerata quando non pu essere sanzionata in modo efficace, mentre il controllo sociale si applica alla caccia grossa. Patton (2004) riporta un livello di comportamento cooperativo pi alto fra gli Achuar che fra i Quichua, due gruppi che vivono molto vicini nella foresta amazzonica ecuadoriana. Queste relazioni si osservano sia nei dati sperimentali sia nelle pratiche di condivisione della carne osservate nelle due comunit. Tuttavia, le differenze allinterno dei gruppi mostrano che la maggiore generosit degli Achuar quasi interamente dovuta a una piccola elite di capi che la usano per scopi politici, in particolare per creare coalizioni forti e stabili fra famiglie e villaggi. I Quichua, che hanno una struttura politica meno stabile e fra i quali le coalizioni tendono a essere pi effimere, semplicemente non hanno prodotto una simile classe di condivisori politici. Un altro esempio affascinante fornito dalla ricerca sul campo ci viene da uno studio condotto da Fiske (1990) tra i Moose, che vivono nellarea centrale dellattuale Burkina Faso. Nonostante siano uno dei popoli pi poveri al mondo, i Moose condividono le loro scarse risorse con chiunque ne faccia richiesta: danno liberamente la terra che non usano senza chiedere un affitto, condividono lacqua anche se sono in un periodo di siccit, forniscono mano dopera a titolo gratuito per aiutare gli altri. Quando i Moose sono costretti a causa della mancanza di terra a spostarsi nella vicina Costa dAvorio per vendere la propria forza lavoro, al ritorno, non solo condividono ci che hanno guadagnato ma, pur avendo conosciuto leconomia di mercato e il sistema di accumulo di ricchezze personali, mantengono le loro abitudini prosociali e collettive. Non un caso che nel 1987 fu pronunciato da Sankara, lallora presidente del Burkina Faso, uno storico discorso sul debito. Davanti allOrganizzazione dellUnit Africana egli afferm che il debito una forma di neocolonialismo sapientemente organizzato nei confronti di un popolo, in modo che la sua crescita e il suo sviluppo obbediscano a delle norme che ci sono completamente estranee. In modo che ognuno di noi diventi schiavo finanziario, cio schiavo tout

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court, di quelli che hanno avuto lopportunit, lintelligenza, la furbizia, di investire da noi con lobbligo di rimborso (Sankara, 2006). Per trovare esempi di cooperazione non occorre certamente recarci in paesi distanti dal nostro ma da ci si pu dedurre che per spiegare il comportamento prosociale necessario in ultima analisi spiegare il significato che laiuto assume allinterno di un dato contesto culturale (Moghaddam, 2006) o situazionale. In ogni caso, per comprendere il senso della cooperazione la conoscenza della struttura di una societ e delle sue norme cruciale, perch le correlazioni [macroscopiche] sono spesso ingannevoli o inutili. Ogni caso diverso; ogni spiegazione locale (Guala, 2009 p. 11).

3. RECIPROCIT E DONO

La terra parl un tempo alleroe solare rama, figlio di Jamadagni, e quando egli ud il suo canto, la don tutta intera allo stesso Rsi Kacyapa, essa diceva nel suo linguaggio antico: Ricevimi Dammi Donandomi mi otterrai di nuovo Marcel Mauss - Saggio sul dono

Asprea e Villone Betocchi (1993) nel loro metastudio ritengono che ci sia un accordo tra gli studiosi su almeno due punti: i comportamenti prosociali possono essere messi in atto da chiunque (non esistono caratteristiche altruistiche o egoistiche intrinseche alla personalit) e la frequenza e la modalit con cui si compiono sono caratteristiche apprese. Questultimo aspetto fa riferimento ai processi di socializzazione e, pi in dettaglio, alle norme sociali elaborate, condivise e trasmesse nei contesti di socializzazione, norme che differiscono, nei diversi ambiti sociali e culturali, in relazione alla definizione di ci che accettabile, auspicabile, apprezzato (Zani, 2003 p. 105). Prendiamo in esame la norma della reciprocit intesa secondo lottica economica. In questa prospettiva il debito o la gratitudine sarebbero alla base dello scambio reciproco perch lhomo oeconomicus tenderebbe a ricambiare i favori ricevuti

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secondo un complesso di influenze reciproche che tende verso lequilibrio negli scambi. Il denaro permette lo scambio secondo la modalit di reciprocit diretta: due individui economici si incontrano in una relazione nella quale lequilibrio dato dal convergere dei rispettivi costi (ci che si d) e ricavi (ci che si ottiene). In un contesto dove vige lomnimercificazione (crf. Latouche, 1998) lunica forma di scambio possibile perci la reciprocit diretta. Questo tipo di interazione consisite in transazioni, che grazie allutilizzo del denaro come contropartita, permettono di concludere laffare e, potenzialmente, allo stesso tempo anche la relazione. Ognuna delle parti in gioco sa che laltro ha interesse a massimizzare il guadagno e ci ripropone la situazione prospettata nel gioco del Dilemma Del Prigioniero. Se concepiamo il comportamento di aiuto come parte di un sistema morale pi ampio che crea legami tra gli individui allinterno dei rapporti sociali (Miller e Bersoff, 1994), la reciprocit assume un significato pi esteso del semplice concetto di dare e prendere, anche perch laiuto scambiato deve essere apprpriato a un dato contesto. La finalit di tale atto diviene allora notevolmente superiore al semplice desiderio si massimizzare le ricompense materiali perch il valore dello scambio va ben oltre il beneficio materiale immediato. Con i termini reciprocit indiretta Pittau (2003) indica quellinsieme di comportamenti altruistici che si compiono senza aspettarsi un ricambio diretto da parte di chi riceve, ma dellambiente in cui latto altruistico si genera. In altre parole, la sequenza si apre con A che offre a B, che a sua volta offre a C, e cos a seguire; gli scambi si susseguono quindi in modo indeterminato ma lineare fino a che, con il ritorno ad A, si ha quella sequenza chiusa ad anello che Lvis-Strauss (1947) chiamava scambio generalizzato. In tale prospettiva appare chiaro che emergono elementi differenti dal puro calcolo economico messo in atto dai singoli individui razionali. Lo scambio di doni latto sociale paradigmatico utilizzato nello studio del comportamento di reciprocit indiretta perch si rivela utile per comprendere la molteplicit di significati che latto del dono stesso assume in situazioni e contesti culturali differenti. Marcel Mauss, nel suo famoso Saggio sul dono (1924), mette in evidenza tre fatti di particolare importanza. In primo luogo, fa notare che moltissime altre cose possono essere scambiate oltre ai beni economici. In secondo luogo, attira lattenzione sul fatto che gli scambi sono in un certo senso obbligatori: vi sempre il dovere sociale di contraccambiare un dono, o almeno di dare qualcosa al suo posto, anche nei casi in cui si nega convenzionalemente che vi sia un tale dovere. Il terzo fondamentale punto da lui sostenuto che scambi di

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doni di vario genere sono un mezzo per stabilire e mantenere rapporti sociali. Dallanalisi di Mauss perci emerge che lo scambio ha unimportanza che non strettamente legata alla condivisione di beni economici. Pi precisamente egli ammette che, anche se lo scambio non solo un fatto di rilievo economico, ai giorni nostri pu avere, e di solito ha, finalit economiche. Pi rilevante da un punto di vista psicologico il fatto che mediante lo scambio abituale e reciproco di beni e di prestazioni le persone si mettono costantemente, per cos dire, nelle mani di altre. Fare e ricevere doni equivale a trovarsi in una situazione intricata di debito reciproco con altre persone, e in tal modo ad accrescere la coesione e la solidariet comune. Coluccia (2002) afferma che nella relazione di reciprocit indiretta si ha laccettazione del rischio perch si pu dare senza avere alcuna certezza di ricevere quando si chiede. Torneremo pi in dettaglio su questo concetto perch di fondamentale importanza per comprendere il funzionamento dei circuiti di scambio non monetari. In un meccanismo di reciprocit diretta, afferma Pittau (2003), la circolazione delle cose spesso fallisce perch latto di rendere grava su una sola persona. Spesso di quello che luno pu rendere, laltro non ha bisogno e allora, o si evita in partenza di obbligarsi, oppure, se ci si gi obbligati, si cerca il modo di disobbligarsi, pena la perdita della buona reputazione. Il debito, considerato in questo modo, esige convenzionalmente una contropartita economica che chiude la trasazione. Per aprire il sistema occorre passare da una relazione bilaterale ed esclusiva a una relazione capace di includere il maggior numero possibile di persone ed ci che avviene quando non ci si aspetta di essere ricambiati direttamente dal destinatario del dono, ma dalla comunit degli aderenti al circuito. Capita dunque, dice Pittau (2003), che in una comunit si sviluppino forme di altruismo, come ad esempio il dono, e che queste vengano ritualizzate e diventino un valore (p. 88). proprio ci che ci insegna la storia dei Commons14 ma anche ci che oggi osserviamo accadere allinterno dei circuiti di scambio sostenuti da monete sociali.

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I Commons o beni comuni (come i boschi, i pascoli, pesce del fiume) circolano al di fuori del mercato, attraverso laccaparramento, la raccolta libera, la condivisione o l'economia del dono. Si pu dire che sono beni di fatto non escludibili, ossia per i quali non possibile imporre un prezzo. Oggi il tema dei beni comuni ha trovato un nuovo sviluppo, anche sulla spinta dellattualit di argomenti quali la privatizzazione dellacqua, la depauperazione di ecosistemi unici o la perdita di biodiversit, tutte risorse comuni delluomo e degli altri organismi viventi (Wikipedia).

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Ma esiste oggi il vero dono o esso oramai un residuo folkloristico o un mezzo per soddisfare il movente del guadagno? Per rispondere a questo quesito e per comprendere il linguaggio del dono ci serviremo del contributo di Godbout (1998). Un elemento curioso da rilevare che spesso le stesse persone che affermano che tutti gli individui nella societ mirano soltanto allacquisizione, aggiungeranno che ci non si applica al loro caso. Il dono si configura prima di tutto come un atto libero, cio un gesto caratterizzato dallassenza di obbligo, senza costrizione n contatto15 nei confronti di chi riceve e, allo stesso tempo, senza lobbligo di restituire per chi riceve. Questo aspetto diametralmente opposto al comportamento dellacquisto, nel quale si ha sempre un implicito contratto, a volte esplicitato come nellazione di firmare ad esempio una ricevuta. La libert che sta alla base del dono rappresenta una differenza importante rispetto ad altri modi di far circolare le cose in quanto comporta la non garanzia del ritorno. Pi importante per si rivela ci che implica questa assenza di garanzia nel rapporto tra donatore e ricevente. Anche se il gesto del dono fosse fatto al fine di ricevere, il presupposto di questo sistema di circolazione delle cose che ci sia una grande fiducia negli altri. Se si considera che dare avendo fiducia che non si sar imbrogliati la base di ogni societ [e che] se non c questa fiducia non c societ possibile (ibidem p. 26), appare chiaro come il mercato e lo stato (con il sistema del welfare) costituiscano due formidabili invenzioni perch hanno reso possibile laccrescimento della sicurezza materiale, diminuito le ingiustizie e concesso diritti a tutti i membri della societ. Daltra parte, Stato e mercato, che nel pensiero di Illich (cfr. 1981) hanno sorpassato quella soglia critica rispetto a complessit e pregnanza nella vita di ogni individuo, sono molto pratici quando non si desidera stabilire rapporti personali con gli altri (Godbout, 1998 p. 26). Stato e mercato, in quanto istituzioni neutre in questo senso, sono insuffcienti nei rapporti personali, in tutti quei rapporti che hanno pregnanza affettiva nelle vite delle persone. Il dono assume un significato fortemente dipendente dal contesto relazionale, pu infatti indicare una relativa intimit come una distanza sociale. Secono Godbout (1998), il linguaggio comune che accompagna questo gesto, da una parte serve a connotarlo come un atto libero (non avresti dovuto, non era necessario si dice a chi dona, liberandolo dallordine del dovere), dallaltra si intende dissimulare il sentimento di debito che viene a crearsi (ad esempio sminuendo il dono che si effettua). Ricevere ci che percepito come un libero dono porta ad una
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Si noti come le parole costrizione e contratto abbiano unetimologia comune.

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condizione di debito verso laltro, condizione che per lo pi dissimulata perch avvertita con un sentimento di vulnerabilit, ovvero di dominazione. Infatti, come lo stesso Autore afferma, perch si ammetta senza pericolo di aver ricevuto pi di quanto si dato, bisogna far intervenire un rapporto di fiducia tra gli attori (p. 51). Il dono assume un significato pi complesso nel momento in cui mettiamo da parte il postulato della reciprocit che implica lidea di equilibrio e prendiamo in considerazione lottica del debito positivo come rapporto sociale stabile, e non come qualcosa di provvisorio che deve essere ripianato al pi presto. Tornare pari ci che sposta il dono verso la logica mercantile, il rapporto di equivalenza infatti la regola del mercato e la moneta conferisce agilmente la possibilit di raggiungere lideale di eguaglianza nelle interazioni tra i soggetti. Godbout (1998) ha rilevato che nei legami familiari, questo rapporto egualitario caratterizza sia unuscita dal rapporto sia, al contrario, linizio di un rapporto (un rapporto immaturo), ma non rappresenta lo stato abituale. In una rete di scambi locali e consolidati, la norma sembrerebbe perci essere la sensazione di trovarsi nello stato di debito positivo. Pi precisamente, per debito positivo si intende uno stato in cui il restituire fondamento della reciprocit tende a dissorlversi come principio, al punto che al limite, in questi rapporti, non si restituisce pi, si d soltanto; o al contrario non si fa altro che restituire, dove limportante che la differenza tra restituire e donare si cancella e non pi significativa (ibidem pp. 58-59). In questo scenario appare evidente come i rapporti di debito positivo consentano i legami sociali e creino interdipendenza tra le persone, una dipendenza reciproca che non temuta ma ben accolta. Godbout prosegue: soltanto quando considerato desiderabile dai partner, voluto, [] che lo stato dindebitamento diventa uno stato reciproco positivo; quando non si traduce pi in un obbligo di restituire per ridurre il peso del debito (e al limite sdebitarsi o rendere laltro debitore) ma in un desiderio di dare il pi che possibile. In questo stato non si restituisce pi, si d. uno stato di fiducia reciproca che autorizza uno stato di debito senza senso di colpa, senza pericolo, senza inquietudine, senza angoscia (p. 66). Unesperienza indicativa in tal senso, anche se estrema, quella vissuta in prima persona da Heidemarie Schwermer (2007) a partire dal momento che ha scelto di vivere senza lutilizzo di denaro. A distanza di anni dallinizio del suo esperimenteo, Heidemarie afferma di vivere unesistenza basata sulla fiducia, spiega che lintento sotteso alla sua scelta di sviluppare progetti, dove le persone non si sentano pi vittime, ma possano agire in maniera ottimista, determinata e soprattutto che acquistino fiducia in se stessi e negli altri.

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Al di l del valore di scambio e del valore duso di quel che circola, il dono sembra veicolare un terzo tipo di valore che Godbout (1998) chiama valore di legame, cio quello che esprime lintensit del rapporto tra i partner del dono. Inoltre questo valore sembrerebbe direttamente proporzionale al grado di libert del gesto del donatore cos com percepito dal donatario (p. 81). Va tenuto presente che anche nelle forme di dono in cui linteresse pi evidente (come il dono utilitario, pi o meno presente a seconda del contesto culturale), permane la non garanzia della restituzione e dunque necessaria quella fiducia che sta al cuore del gesto stesso di dono. LAutore si spinge ancora oltre affermando che questo fenomeno anche al cuore della societ: il comportamento del donatore esclude la garanzia del ritorno ma esprime laffermazione della sua fiducia negli altri, della sua fede nel legame sociale.

3.1. Il dono oggetto-s

Lunico regalo, lunico dono un frammento di te stesso Waldo Emerson, 2000

Lobbligo che scaturito dallo stato di debito positivo, afferma Mauss (1924), dovuto al fatto che dare qualcosa a qualcun altro equivale in un certo senso dargli una parte di se stessi. Per Mauss il dono non inerte ed in questo senso diviene il surrogato di un riconoscimento dellaltra persona che, anche se non ancora realizzato, simbolicamente desiderato. Il riconoscimento appare evidente solamente osservando il dono in un contesto di mutualit, sia dal punto di vista del donatore, inteso in senso passivo (essere riconosciuto), che da quello del ricevente, in senso attivo (riconoscenza). Secondo la prospettiva esistenziale gli oggetti sono un mezzo per la costruzione e la trasmissione della propria identit. Belk (1988) dimostra che gli oggetti possono diventare, sul piano simbolico, un elemento sostanziale dellesistenza di un individuo: essi infatti divengono elementi costitutivi dellindividuo stesso tramite processi di appropriazione (che si accompagna alla personalizzazione), creazione e conoscenza. Un esempio indicativo compare nel lavoro di Collodi et

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al. (2005) ed il collezionismo; in ottica propriamente psicologica rappresenta la pratica attraverso la quale si verifica unidentificazione del soggetto con i beni oggetto della collezione (cfr. Belk, 1988). Lapproccio alla psicologia evolutiva della Klein (1985) ci permette di analizzare ancora pi in dettaglio le dinamiche del dono in qualit di oggetto-s. Allinterno della teoria delle relazioni oggettuali consideriamo il dono del narcisista patologico. Al narcisista, in questo caso, il dono potrebbe servire per crearsi o mantenersi ammiratori attraverso una seduzione di tipo manipolativo, egli tuttavia non tollerar in nessun modo di ricevere o di dipendere da tali ammiratori poich sarebbe una cessione di potere imperdonabile. Nel narcisismo sano, il dono costituirebbe invece il timbro del proprio stile che la persona desidera imprimere sulle scelte, sui gesti e sugli incontri; per questo motivo si contenti di fare un regalo, con il desiderio che questo segno, proprio nel suo essere per laltro\a, dica anche qualcosa di s, anzi consegni qualcosa di s allaltro\a (Parolari, 2006 p. 35). Il ricevente che riconosce questo aspetto del dono impara ad accogliere e apprezzare anche i doni pi piccoli ma personali. In tale ottica, persino il dono pi magnanimo e meno possessivo lo si fa sempre anche per se stessi, cercando di confermare e raggiungere ci che si desidera essere (ibidem). Nel narcisismo patologico il dono pu portare a un riconoscimento dellaltro nel caso in cui questo gesto non dovesse risultare apprezzato dal beneficiario, recando al donatore un sentimento di delusione; in questo tipo di interazionee si ha la possibilit di osservare che laltro non pi un riflesso di s, un alter-ego, ma qualcuno che agisce e pensa in modo differente (Zani, 2003). Prendendo invece come riferimento la formazione dello stile di attaccamento, Parolari (2006) suggerisce che la gioia e la gratitudine dovuti al ricevere portano il bambino a corrispondere e ricambiare il piacere e, in seguito, lo dispongono alla generosit. Se si assimilato non solo il latte dal seno, ma anche loggetto buono madre, si potranno dividere i doni con gli altri e questo lo si pu presto osservare nel modo con cui il bambino condivide gli oggetti del gioco. Se invece prevale laspetto conflittuale con loggetto, come ad esempio il desiderio di essere come laltro o di desiderare quello che laltro desidera, una persona sar presa dal sentimento dellinvidia o della gelosia o dellavidit16 (Klein, 1985).
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Linvidia un sentimento di rabbia perch unaltra persona possiede qualcosa che desideriamo e ne gode - limpulso quello di portarla via o danneggiarla. Inoltre linvidia implica un rapporto con una sola persona ed riconducibile al primo rapporto esclusivo con la madre. La gelosia deriva dallinvidia e coinvolge per lo meno altre due persone; infatti si riferisce ad un amore che il

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In conclusione possiamo affermare con le parole di Lefort che il dono al contempo lo stabilirsi della differenza e la scoperta della similitudine. [...] ci che permette al tempo stesso di esprimere la propria identit soggettiva e di mostrare la propria appartenenza sociale (Lefort, 1951, p. 27). Inoltre al cuore del dono si ritrova quella tensione insolubile tra obbligo e libert, quella tra lIo e il Tu, il Noi ed il Voi. Questo strano obbligo di essere spontaneo, tensione fondatrice del legame sociale, di fronte alla quale lo scienziato sociale dovr sempre restare modesto, riconoscere i propri limiti ed esser pronto a cedere il posto alle altre scienze umane, ai filosofi e ai poeti (Godbout, 1998). Ogni dono un salto misterioso al di fuori della logica del determinismo, qualcosa non del tutto estranea allesperienza mistica che alla portata del comune mortale. Una sorta di democratizzazione dellesperienza mistica e di accesso al sentimento oceanico17, in una societ che sempre pi dimentica limportanza dellesperienza non razionale. Se torniamo a chiederci il perch si dona, a questo punto possiamo rispondere, con le parole di Godbout (1998), che lo si fa per collegarsi, per mettersi in presa con la vita, per far circolare le cose in un sistema vivente, per rompere la solitudine, per far parte di nuovo della catena, trasmettere, sentire che non si soli e che si appartiene, che si fa parte di qualcosa di pi vasto e in particolare dellumanit, ogni volta che si fa un dono auno sconosciuto, a uno straniero, a qualcuno che vive dallaltro capo del pianeta, che non si vedr mai (p. 28).

soggetto sente come suo e che gli stato portato via o in pericolo di essergli portato via da un rivale. Nel significato corrente di gelosia, un uomo o una donna si sentono privati della persona amata da una terza persona. Lavidit un desiderio imperioso e insaziabile che va al di l dei bisogni del soggetto e di ci che loggetto vuole e pu dare (Klein, 1985 pp. 17-18).
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Il sentimento oceanico, nel dibattito tra Freud e Rolland, quel particolare sentimento di partecipazione a un tutto, quella dimensione di unit di tutte le cose in cui anche soggetto e oggetto sono una cosa sola, il senso della eternit, di illimitato, di sconfinato. Tale sentimento sarebbe un fatto puramente soggettivo, non un articolo di fede ma sarebbe la fonte di quell'energia religiosa che viene captata, immessa in particolari canali, e indubbiamente anche esaurita, dalle varie chiese e sistemi religiosi (cfr. Freud, 1929).

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4. SOLIDARIET

Per completare la serie degli attrezzi concettuali propedeutici alla comprensione delle implicazioni dovute alluso di una moneta sociale, prendiamo in esame il concetto di solidariet. Per Amerio (1996) tale concetto sempre pi si identifica con il rivolgersi agli altri nellottica di una concezione della societ che vede la giustizia, la dignit, luguaglianza nellambito di un fondamentale bene comune (p. 112). In questa prospettiva si pu spostare lattenzione dal singolo (o dalla coppia donatore-ricevente) alla collettivit. Interessante lesaltazione delle componenti umane nel pensiero di Leroux (in Amerio, 2000); egli definisce la solidariet come quella dimensione innanzitutto psicologica che consente di conciliare due istanze fondamentali dellindividuo, quali il sentimento di appartenenza ad una collettivit e lesigenza di esprimere la propria individualit (p. 391). La solidariet da considerare, in definitiva, come la condizione stessa dellesistenza della societ, e perci accettata come un aspetto naturale dellinterdipendenza degli uomini. Questa interdipendenza, cio il legarsi agli altri venendosi incontro, ha anche la valenza di garantire la propria identit personale e di riconoscere il senso di ci che si fa (Amerio, 2000). Pi in dettaglio possiamo distinguere le componenti del concetto di solidariet in tre punti: la condizione connessa al sentimento di identit personale, per cui il legame reciproco corrisponde anche alla condizione per riconoscere il senso delle proprie azioni (Melucci, 1991); lorientamento alleguaglianza, per cui le azioni intraprese allinterno della comunit tendono a rendere uguale per tutti lappartenenza; lessere un sistema di rapporti funzionali alla formazione dellidentit collettiva e una risorsa per la mobilit conflittuale (Zani, 2003 p. 113.). Secondo Zani (2003), perch la solidariet si formi, sono necessari tre fattori dinamici di base: il riconoscimento comune, in cui si ha lidentificazione in un Noi differenziato rispetto agli Altri; la reciprocit utile a disporre agli interscambi; la responsabilit che indica limpegno che si intende assumere e per il quale si disposti a pagare un costo. La solidariet vive quindi sia delle espressioni di dono reciproco, sia delle pi comuni espressioni di scambio di prestazioni o cose, rispettando le obligazioni sociali esistenti (ibidem p. 113). Non perci qualcosa di innato, ma un atteggiamento che va nutrito con leducazione e la partecipazione, un valore profondo necessario per una rifondazione della societ che abbia come obbiettivo essenziale la giustizia sociale (Amerio, 2000). Secondo la prospettiva psicosociale di Mucchi Faina (2001) la

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solidariet da considerare come un valore e/o una motivazione che prescrive atteggiamenti partecipativi e/o condotte prosociali (p. 96), cio non un semplice atteggiamento, ma la base di specifici atteggiamenti e comportamenti. Inolte, pu nascere non solo dalla somiglianza ma anche dalla differenza. Si pensi alla dimensione affettiva e a come la solidariet possa essere eterocentrata, cio ha origine dalle considerazione della distanza o dalla differenza tra S e laltro da s, oppure gruppocentrata, che si forma in ragione di una comune appartenenza. In questo senso, se da una parte la dimensione solidale dipende dallampiezza del concetto di Noi che una persona ha acquisito, dellaltra essa implica costantemente la questione dellalterit, ripropone in altre parole la domanda: perch mobilitare una responsivit verso una persona, diversa da noi, estranea, distante psicologicamente? (Zamperini, 2001). La possibilit che venga tenuto costantemente aperto questo questito serve a ricordare che la solidariet non pu essere assicurata completamente n da una legge naturale n da una norma culturale. Da queste osservazioni arriviamo a concludere che la forma moderna e organizzata di solidarit, che chiamiamo welfare state, non solo non pu essere sufficiente ad assicurare il sentimento di comunit e il buon fuonzionamento di essa (e sempre meno lo potr fare con lattuale organizzazione economica), ma necessita in misura sempre maggiore di espedienti utili, promossi dal basso, che permettano lincontro, il riconoscimento reciproco, lo scambio e il coseguente rispetto delle rispettive differenze. Le comunit locali hanno bisogno di nuove strade per offrire lavoro alle persone e per pagare i servizi locali come la formazione, la cura dei bambini, la sanit, la gestione dei rifiuti, la protezione civile e la sicurezza, le infrastrutture e l'amministrazione locale (Lietaer e Hallsmith, 2007). Nelle comunit ci sono bisogni non soddisfatti per questi servizi ed allo stesso tempo ci sono risorse poco usate disponibili che potrebbero colmare le lacune. La barriera principale che impedisce di abbinare i bisogni non soddisfatti con risorse poco usate attribuita alla mancanza di denaro. In generale si riscontra un crescente accordo nella necessit di dover superare la visione contrapposta tra pubblico e privato per poter rifondare quella che Amerio (2000) chiama una solidariet di cittadinanza, intendendo con questa una sinergia in grado di coordinare le forze e le risorse presenti nella societ civile e nel sistema pubblico. In questa prospettiva possibile rispondere alla necessit di trovare un nuovo punto di incontro tra le aree costituite dallo stato, dal mercato e dallazione volontaria in senso lato; a questo livello che possiamo comprendere

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limportanza dei circuiti di scambio non monetari e in particolare quelli sostenuti da monete locali che sono oggetto della nostra riflessione.

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LE MONETE SOCIALI

Non cambierai mai le cose combattendo la realt esistente. Per cambiare qualcosa costruisci un modello nuovo che renda la realt obsoleta Buckminster Fuller

1. PREMESSE

1.1. Economie senza denaro

Possiamo definire gli scambi non monetari, o economie senza denaro, tutte quelle esperienze in cui gli aderenti, su base volontaria, si scambiano beni e servizi senza lintermediazione del denaro, secondo un rapporto di reciprocit (Pittau, 2003). Pi precisamente, tali scambi avvengono sostituendo il denaro istituzionale con particolari monete e il fine ultimo comune di questi sistemi cercare il benessere sociale e individuale attraverso le relazioni interpersonali, piuttosto che con il consumo dei beni (ibidem p. 6). importante sottolineare che gli scambi non monetari non rappresentano uneconomia alternativa, ma vanno a costituire circuiti complementari ai sistemi monetari tradizionali allinterno delleconomia di mercato. Ci significa che le economie complementari non nascono per raccogliere le vittime della competitivit, ma per conciliare iniziativa e solidariet. Punto di partenza la considerazione che, come abbiamo detto, il denaro moderno si sviluppato dalla rottura dei legami interpersonali, e inoltre, nellattuale economia di mercato dove domina linterconnessione planetaria, non si conosce pi il proprio vicino (cfr. Bauman, 1996), i luoghi della socializzazione perdono di senso e cresce correlativamente lisolamento, la solitudine di un individuo sempre pi spaesato, privo didentit e tendenzialmente schizofrenico (Perna, 1998 p. 16). In questo scenario possiamo comprendere il senso delle monete sociali, le quali, in una logica non solo individualista ma anche comunitaria, favoriscono le dinamiche di socializzazione trascurate dalle leggi, dai contratti e dalla razionalit economica. Pittau (2003) osserva che non tutte le esperienze formalizzate di scambio non monetario muovono dalle medesime

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motivazioni e perseguono gli stessi obiettivi specifici, ma il principio comune sempre quello di restituire allessere umano leconomia con i sui prodotti, e farla ritornare a tutti gli effetti uno strumento di benessere condiviso (p. 9). Lietaer (2010) afferma che esistono numerose prove empiriche e accademiche che mostrano che l'effetto del tipo di moneta utilizzata non neutrale n sulla transazione n sulle relazioni tra gli utilizzatori e perci, quando si introduce una moneta sociale, possiamo costatare che le persone agiscono in modo differente con questa. Ci che si intende dimostrare in sostanza che, quando si scambiano beni e servizi senza moneta ufficiale, ma tramite tipologie specifiche di moneta complementare, si valorizza il ruolo della persona nella comunit, ponendolo in primo piano rispetto a ci che oggetto di mercificazione. Lanalisi dei circuiti di scambio non monetari locali riguarda in particolar modo lo studio di quelle forme nelle quali si utilizzano possibili strumenti di controllo sociale che puntano a evidenziare le possibilit di uneconomia complementare alleconomia convenzionale, che potranno rinforzare il denominato settore delleconomia solidale e proporre, da un punto di vista economico, la costruzione di un nuovo modello di organizzazione sociale capace di trasformare il modello di accumulazione capitalista (Primavera e Wautiez, 2001 p. 3). Dal punto di vista socio-economico, lattuale situazione di crisi, ma anche di opportunit, dei modelli di trasformazione sociale radicale che linsieme delle societ reclamano, rende particolarmente evidente la condizione di trovarsi davanti ad una rottura paradigmatica, nella quale un cambiamento nel sistema monetario, esercitato dal basso, pu portare alla creazione di nuove possibilit per la costruzione di una societ responsabile, pluralistica e solidale (ibidem). Come ben riassumono gli economisti Amato e Fantacci (2005) la questione pu essere racchiusa nel chiedersi a quali condizioni sia concepibile non tanto e non solo unaltra moneta, quanto piuttosto uno strumento monetario con il quale sia possibile avere un rapporto differente da quello che sembra potersi imporre oggi come unico ed univoco. Questi autori rilevano una stretta connessione tra denaro, terra e lavoro, rapporto che a sua volta ci reintroduce nella questione della solidariet. Essi, infatti, affermano che una moneta che ambisca a essere veramente tale deve poter essere non solo locale, e comunitaria, ma deve anche esplicitamente integrare questi aspetti in una forma unitaria. Il termine solidale deriva da una radice linguistica che indica lintero, il tutto. La solidariet che dovrebbe caratterizzare le monete complementari non pertanto un processo volontaristico di integrazione, quanto piuttosto il riconoscimento che lintero precede le parti, e che dunque nessuna parte componente di un intero (comunit e territorio, nel loro

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rapporto) pu essere questo stesso intero. Le comunit sono necessariamente articolate sulla base di una molteplicit e di una differenza irriducibili (Amato e Fantacci, 2007 p. 8). Lattenzione al fenomeno delle monete complementari, ossia delle monete non emesse in regime di monopolio da unautorit centrale, ancora ad una fase embrionale ma in costante crescita. Lo testimoniano sia il numero crescente di esperimenti in tutto il mondo, sia la proliferazione delle denominazioni con le quali si tenta di cogliere il carattere alternativo e innovatore di tali esperienze (Amato e Fantacci, 2007). Infatti, si registra un elevato numero di qualificazioni per questo tipo di monete: locali, sociali, comunitarie, solidali, parallele, complementari, ecc. In particolare, lultima denominazione, attribuita a Lietaer (cfr. 2001), quella che pi sta prendendo campo secondo limpostazione economica. Anche se le molte denominazioni menzionate rendono evidente soltanto una qualit particolare della moneta senza essere tuttavia in grado di riferirla a un tratto fondamentale unificante, nella presente trattazione preferiremo la denominazione indistinta di locali o sociali per porne laccento sullaspetto che pi ci preme, cio la comune vocazione comunitaria in rapporto al territorio. Possiamo riassumere quanto detto sopra nei termini seguenti: nella misura in cui la moneta complementare una moneta solidale, essa anche moneta sociale. Occorre inoltre precisare che una moneta sociale non nasce propriamente per costruire comunit, ma piuttosto una via per rafforzare e rendere pi significativo e simbolicamente visibile il legame sociale e di solidariet fra i membri di una comunit sul piano degli scambi di beni e servizi. In generale, in una prospettiva pi strettamente economica, la moneta comunitaria permette di generare ricchezza reale nelleconomia locale, attraverso l'abbinamento di bisogni non soddisfatti e risorse non usate. Inoltre fornisce una strada per far s che la ricchezza prodotta localmente vada ad avvantaggiare i residenti di una localit, piuttosto che essere travasata al di fuori di essa, da aziende che delocalizzano la produzione o lapprovvigionamento di materie prime. Queste forme di circuiti locali di scambio possono perci contribuire al sostegno dello sviluppo economico locale nonch della solidariet sociale. Infatti, esse costituiscono, per aeree economiche depresse, una fonte supplementare di potere dacquisto specificamente destinato a chi ne meno provvisto, mettendolo in condizione di esprimere una domanda economica effettiva allinterno di quella stessa area e supportando in tal modo a loro volta lattivit produttiva e loccupazione locali. In tale prospettiva, levidente impatto sociale generato

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dallintroduzione di questa moneta pu apparire un sottoprodotto di uniniziativa puramente economica, ma losservazione degli effetti sullo sviluppo di comunit si rivela un fenomeno di dimensioni tali da far pensare che laspetto economico sia secondario allempowerment che viene favorito. Come notano Fantacci e Amanto (2007) lo studio delle monete complementari non ha una collocazione determinata nel quadro disciplinare delle scienze sociali e forse non appartiene affatto allambito di ricerca delleconomia, almeno nella sua configurazione attuale. Infatti, la scienza economica corrente non ammette nemmeno lesistenza di monete complementari in quanto tali: per la teoria economica, da almeno un paio di secoli, ovvero dalla sua costituzione in disciplina autonoma, la moneta una merce tra le altre e, in quanto merce, essenzialmente sostituibile, e non complementare (p. 40). Le economie non monetarie, supportate da monete sociali, possono essere meglio definite come forme di economia solidale. Queste forme di scambio si occupano in sostanza della produzione di beni che prima di tutto sono relazionali, cio non sono goduti isolatamente ma soltanto nella relazione tra chi offre e chi domanda. Si tratta quindi di una vasta gamma di beni quali i servizi alla persona, i servizi culturali, artistici o semplicemente ci che prodotto localmente e passa letteralmente di mano in mano; pi semplicemente, quei beni che sono in grado di rispondere alla crescente domanda di qualit della vita. Inoltre, lo stretto legame col territorio ed il carattere locale delle attivit che operano nellambito delleconomia solidale, permettono di controllare lintero ciclo di vita del prodotto e, di conseguenza, avviare la progettazione di uneconomia ecologicamente compatibile (Greco, 2003). In breve, lespansione delleconomia solidale, attraverso la produzione di beni relazionali, non solo restituisce valore alleconomia locale, ma costituisce anche una potente via per la realizzazione di unoikonomia pi equilibrata, arginando il processo di concentrazione della ricchezza cui stiamo assistendo. Per una migliore comprensione del fenomeno delle monete sociali, descriviamo per prima cosa una sorta di gioco di comunit, passando in seguito ad un breve cenno storico, per arrivare poi a cercare di far chiarezza tra le tante forme che sono (e sono state) adottate in diverse parti del mondo, rendendo evidenti le caratteristiche utili alle comunit che ne fanno uso.

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1.2. Il Sufficiency of Money Game

Proponiamo qui per intero il Sufficiency of Money Game, un gioco ideale che Lietaer (2001) ha concepito per far comprendere il senso della moneta sociale. Si pu giocare da soli, in famiglia o in gruppo di amici o di sconosciuti. Per tutta la durata del gioco si deve immaginare che non ci sia alcun problema di scarsit di denaro. Il vincolo finanziario alla realizzazione dei sogni e delle aspirazioni perci magicamente innalzato e tutti i giocatori hanno quindi tutte le risorse finanziarie necessarie ad effettuare i cambiamenti desiderati nella comunit sui quali scelgono collettivamente di concentrarsi. Lambiente su cui si scegliere di operare pu essere anche la propria famiglia, un quartiere, unintera regione, o una comunit non-geografica, come una comunit di interessi. Si richiede di rispondere a queste tre domande: 1. Qual la vostra rispettiva visione per questa comunit? Cosa vi piacerebbe che accadesse ad ognuno? 2. Quali capacit e quale supporto sono necessari per realizzare le vostre aspirazioni? 3. Chi sono le altre persone o le organizzazioni di cui avete bisogno per riuscire nei vostri intenti? Se si gioca a questo gioco con gli altri, si trascorre il primo turno ottenendo da tutti unindicazione e una motivazione riguardo al proprio sogno o alla propria visione, e una spiegazione sul perch ci li ispira. Nel secondo turno, si esplora ci che necessario per realizzare il proprio sogno e come sia possibile mettesi nelle condizioni di aiutarsi a vicenda. Lietaer (2001) afferma che in questo modo si riscontra spesso che le rispettive aspirazioni si rafforzano tra loro e si creano sinergie con modalit inaspettate. Alcuni degli obiettivi comunitari che emergono da questo gioco possono includere interventi che riguardano leducazione di qualit per bambini, migliore istruzione o assistenza agli anziani, riparazione di infrastrutture o di alloggi, migliori trasporti pubblici, pulizia ambientale, arte, musica, danza, teatro, divertimento, ecc. Ci che si scopre quando si gioca a questo gioco che c' molto lavoro che deve essere fatto nelle proprie comunit, nelle proprie citt, tra vicini e nella propria famiglia. Si scopre inoltre che le persone capaci e disposte a fare questi lavori ci sono (o comunque c chi in grado di reperirle), persone con competenze e conoscenze adeguate a realizzare

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queste attivit. Le problematiche umane non sono causate dalla scarsit di persone o di idee ma dalla scarsit di denaro. Tale concetto rievoca la questione gi affrontata della povert, non come relazione tra bisogni e fini, ma come relazione tra persone. A questo punto del gioco possibile osservare un fenomeno semplice ma affascinante: tutte le persone sono in attesa di denaro. Immaginiamo che un extraterrestre faccia visita ad un quartiere povero e veda la comunit in rovina, la gente che dorme per le strade, i bambini senza educatori, gli alberi e i fiumi che muoiono per mancanza di cure, disastri ecologici e tutti gli altri problemi che abbiamo di fronte. Il visitatore verrebbe anche a scoprire che sappiamo esattamente cosa fare di tutte queste cose. Vedrebbe inoltre che molte persone, che sono disposte a lavorare, sono o disoccupate oppure utilizzano solo in parte le loro abilit. Vedrebbe infine che molti hanno un lavoro ma non fanno ci che li appassiona. Immaginamo ora che lextraterrestre chieda che gli si spieghi cosa sia questo strano denaro che sembra stiamo attendendo. Come potremmo rispondere con tono serio che siamo in attesa di un accordo allinterno della comunit di usare qualcosa (in realt quasi tutto) come mezzo di scambio? E di rimanere in attesa? Lextraterrestre ripartirebbe chiedendosi se ci sia vita intelligente su questo pianeta. Secondo Lietaer (2010), in questa prospettiva che si rendono necessari due sistemi complementari economici che lavorano in parallelo. Da una parte uneconomia cooperativa locale e solidale, alimentata da valute esclusivamente locali, create con lo scopo di svolgere quelle funzioni sociali che la moneta nazionale non soddisfa, dallaltro, un'economia competitiva globale guidata dal tradizionale sistema di denaro nazionale. Nell'economia competitiva rientra il lavoro cos come oggi concepito, pagato con moneta nazionale scarsa, mentre l'economia cooperativa potrebbe abbracciare tutte quelle attivit che le persone sono felici di pagare per la comunit in valute sempre disponibili a sufficienza. La disoccupazione e la sottoccupazione potrebbero essere risolte con persone che lavorano per migliorare la propria comunit, pagandole in valuta locale. Questo gioco, come quelli pi propriamente logici esaminati allinterno della teoria dei giochi, descrive senza dubbio una situazione semplificata della realt ma ci permette di osservare meglio alcuni aspetti. In particolare illustra intuitivamente linterrelazione esistente tra moneta e comunit, e richiama per certi aspetti, anche se in modo approssimativo, un intervento di comunit. Il Sufficiency of Money Game rende comprensibile ci che Edgar Cahn (in Lietaer, 2001), creatore del circuito Time Dollars, intende quando afferma che il prezzo

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reale che le persone pagano per luso del denaro equivale al blocco che provoca al senso di ci che possibile, costituendo una sorta di prigione per la propria immaginazione. Un fatto nodale che questo gioco mira a evidenziare che ci sarebbe abbastanza lavoro per tutti nella propria comunit da tenere occupate tutte le persone per il resto della loro vita. Si tratterebbe inoltre di lavori che permettono lespressione della creativit personale se non ci fosse lattuale scarsit di denaro, n la paura connessa a questa condizione. Naturalmente, con questo gioco non si nega che vi siano risorse limitate in natura e che un limite al denaro convenzionale sia idoneo allo scambio di tali risorse. La questione centrale emergente che si giunti a credere che tutti gli scambi tra le persone debbano poter contare su una valuta sola, che si rivela ora sempre pi inadeguata poich caratterizzata, come si detto, da scarsit crescente e bassa circolazione a livello di scambio locale.

1.3. Monete complementari nella storia

Il fenomeno delle monete complementari precede le valute nazionali e lutilizzo simultaneo di pi circuiti monetari, in realt, non una pratica esclusiva della post-modernit, ma una consuetudine ben nota agli storici economici (es. cfr. Palermo, 1993; 2008). Anche se gli esempi che possiamo citare sono molti, ci limiteremo qui ad un escursus molto rapido. Gi negli usi della moneta greca era presente una distinzione fondamentale tra moneta locale e moneta esterna alla polis. Questa era una netta dicotomia rappresentata da una distinzione tra monete dargento di piccolo valore, di conio locale, destinate propriamentre al commercio interno, e monete dargento di maggior valore, come lo statere, che circolavano quasi escusivamente sulla base del valore del metallo stesso, destinate al commercio estero (Bustreo e Zatti, 2007). Nella Roma repubblicana, gi prima dellinizio delle guerre puniche, fu fissata una tariffa che disciplinava una situazione definita bimetallismo, cio due tipi di monete diverse, una ad alto valore (il denarius dargento) laltra a basso valore (lasse di bronzo), circolavano contemporaneamente secondo un rapporto di cambio fisso (Bernabei, 2011). A partire dallAlto Medioevo, in Europa, la pratica del bimetallismo era consolidata: le cosiddette monete piccole, di metallo povero (rame o bronzo) o di bassa lega avevano perlopi un valore fisso in termini di unit di conto al punto che alcune di queste recavano impressa la loro denominazione, corrispondente allunit

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monetaria (Amato e Fantacci, 2005). In questo senso, la moneta piccola, definita anche divisionaria o sussidiaria, dava corpo allunit di conto, e costituiva perci un valore che non si identificava con le sue dimensioni materiali. Il bimetallismo fu mantenuto senza difficolt fino a che, a seguito dellimportazione di metalli preziosi dalle Americhe, si ebbero grosse variazioni del valore dei metalli preziosi a causa delle scoperte di nuovi giacimenti. Il sistema monetario europeo perci, fino alla nascita dei sistemi monetari nazionali intorno al 1800, funzionava con un doppio regime: cerano monete con una circolazione locale e monete per i traffici internazionali. Un altro aspetto interessante delle antiche vicissitudini monetarie costituito dalle cosiddette monete immaginarie o ideali, che, a differenza di quelle reali le quali soltanto potevano essere impiegate nei pagamenti effettivi, servivano per fini di contrattazione e di contabilizzazione. Questo dualismo tra moneta astratta e moneta effettiva esaur la sua funzione alla fine del 18 secolo. [] La cosiddetta moneta immaginaria costituiva gi un esempio di monetasegno, sprovvista cio di un effettivo contenuto intrinseco in metalli preziosi (Enciclopedia Treccani). Amato e Fantacci (2005) avanzano la seguente definizione: il sistema monetario dantico regime costituisce un sistema compaginato di monete complementari, ed in questo modo fornisce, a ciascuna comunit che lo adotta, una moneta capace di costituire per essa un emblema degno di fede (p. 17). Da ci possibile evincere che i circuiti di scambio locale costituivano una sorta di riflesso della fiducia reciproca tra i membri di una comunit. In tempi moderni il movimento delle monete complementari nato parallelamente in Germania e negli Usa per rispondere alla crisi del 29, quando limprovvisa sparizione dalla circolazione della moneta determin un crollo dellattivit produttiva e, quindi, inflazione. Poi stato rilanciato negli anni 90, periodo nel quale sono partiti tra i 2 e i 3 mila esperimenti di monete complementari in tutto il mondo, alcuni resistono ancora oggi mentre altri sono scomparsi (Meggiolaro, 2006). Pittau (2003) afferma che se in passato sono state utilizzate le valute locali ogni volta che una comunit voleva proteggere leconomia interna da fattori esterni quali la guerra o la depressione, oggi le motivazioni che le sorreggono sono differenti. Occorre per precisare che per certi aspetti la protezione verso stravolgimenti esterni rimane una caratteristica importante di alcuni di questi circuiti monetari locali.

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2. CARATTERISTICHE DELLE MONETE SOCIALI


Nel mondo oggi esistono migliaia di circuiti di monete complementari di vario genere, utilizzate in diverse comunit e con vari scopi particolari, non tutti per possono definirsi propriamente sociali. La maggior parte delle persone ha gi esperienza dellutilizzo di monete complementari specifiche, quelle commerciali. Queste sono, ad esempio, i buoni pasto come i ticket restaurant e i punti dei programmi fedelt come frequent flyer miles18 per gli aerei o carte fedelt nei supermercati. Tali sistemi permettono il pagamento di una quota di prezzo (o della sua totalit) tramite un mezzo che libero di essere accettato e libero da tasso di interesse; essi inoltre sono creati con lo scopo primario di fidelizzare il cliente. Esistono per anche monete complementari create secondo una progettualit sociale. Per dare una prima classificazione rileviamo che alcune di esse si basano sulla concessione di crediti reciproci che non generano interessi come quelli in moneta ufficiale e questo il caso del LETS (Local Exchange Trading System, o Sistema di Scambio di Servizi Locale), nato negli anni '70 e diffuso in Gran Bretagna e Australia. Altre si basano sullo scambio di prestazioni misurate in ore di lavoro, secondo un sistema di equivalenze come avviene con le Banche del Tempo. Altre ancora sono nate da accordi tra aziende, come nel caso della Wir Bank svizzera, nata come cooperativa con l'obiettivo di sopperire alla crisi del '29 e concede crediti in moneta complementare Wir a circa 60.000 imprese che vogliono fronteggiare le crisi di liquidit e agevolare gli scambi. Vale la pena soffermarsi a riflettere sulla fattibilit della coesistenza di differenti tipologie di moneta in un medesimo territorio. Lidea che sistemi monetari distinti non siano destinati a competere, ma piuttosto a coesistere, servendo differenti scopi, forme o spazi di relazioni socio-economiche, ha cominciato ad emergere solo pi recentemente in campo accademico (Blanc, 2000) come, parallelamente,
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Inizialmente, le frequent flyer miles erano soltanto un espediente di vendita e potevano essere usate solo per comprare i biglietti aerei delle alcune singole compagnie aeree. Ad oggi quattordici miliardi di miliardi di frequent flyer miles sono state emesse da cinque alleanze globali di linee aeree (molto pi di tutti i dollari o gli Euro messi insieme), possono essere guadagnate senza aver mai messo piede in un aereo (per esempio usando specifiche carte di credito) e sono diventate spendibili non soltanto per i viaggi aerei, ma anche per gli autonoleggi, i servizi telefonici di lunga distanza e per una variet di prodotti in aumento (cfr. Lietaer, 2007).

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in studi non accademici (es.: Lietaer, 2001; Kennedy, 2006). In riferimento a ci si pensi non solo alla funzione che le monete locali hanno gi avuto in passato ma anche alla ricchezza culturale che ogni prodotto locale in grado di esprimere e preservare. Le monete comunitarie sono concepite infatti per circolare allinterno di una comunit di scambi, circoscritta in termini geografici, secondo confini che spesso riflettono lidentit storica di una popolazione, dai comuni caratteri economici e sociali. In questottica la pluralit monetaria pu essere considerata una risorsa, da difendere contro ogni forma di monopolio legale sulla moneta, e come una sorta di biodiversit, costituisce qualcosa in s meritevole di tutela, unopportunit e una ricchezza, da salvaguardare e da promuovere (Fantacci e Amanto, 2007). Illuminante si rivela il confronto con il pensiero dei teorici della complessit: in particolare, i risultati delle ricerche di Ulanowicz (in Jrgensen et al., 2007), mostrano che la durata di una rete complessa misurabile e che il suo equilibrio ottimale si situa tra l'efficienza e la resilienza. Un sistema in una rete complessa non praticabile se non alla condizione che non ci sia n troppo poca n troppa diversit ed interconnettivit. Un sistema con insufficiente diversit sar forse molto efficace, ma diventa anche sempre pi fragile. Daltro canto, occorre rilevare che se si diversifica troppo, il sistema diventa stagnante per mancanza d'efficacia e di direzione (cfr. Lietaer, 2010). a tal proposito che si evidenzia la necessit che gli strumenti monetari locali siano ideati con cura e siano introdotti con lottica di soddisfare scopi specifici.

2.1. Variet

Anche se estrarre dati accurati sullintero panorama delle monete sociali e fornire unanalisi dettagliata delle loro caratteristiche complessive non oggetto di questo lavoro, si intende qui tracciare un quadro sufficientemente esplicativo del fenomeno servendosi degli studi di Bernard Lietaer (2001; 2007; 2010), di Fantacci e Amato (2007) e dellanalisi dellarchivio presente nel Complementary Currency Resource Center. Innanzitutto possiamo caratterizzare le monete sociali in base allo spazio in cui circolano, esso infatti sempre opportunamente circoscritto. Tale delimitazione, per, non deve essere intesa necessariamente in termini geografici dato che numerose forme di pagamento sono state concepite come monete di particolari comunit virtuali, come ad esempio il Mojo Nation o il Ripple Monetary System

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che sono stati ideati rispettivamente per regolare lo scambio di file e lutilizzo di software open-source allinterno di comunit online. Come stato detto, ciascuna forma di moneta comunitaria normalmente concepita, emessa e regolata per soddisfare uno o pi scopi, per i quali la moneta ufficiale non risulta quantitativamente sufficiente o funzionalmente adeguata. Esiste un'ampia variet di bisogni non soddisfatti che possono essere abbinati a risorse non usate tramite una moneta locale creata ad hoc: bisogni sociali quali cura degli anziani o aiuto ai giovani; bisogni economico-sociali come disoccupazione o sotto-occupazione; bisogni commerciali come aiuto ai negozi e alle aziende locali per meglio competere con la grande distribuzione organizzata; attivit ecologiche, culturali, educative o di identit regionale; supporto alle associazioni locali no-profit ed ai progetti comunitari. Soltanto limmaginazione limita ci che pu essere fatto con i sistemi di moneta sociale. In coerenza con largomento del presente lavoro, si evidenziano due particolari scopi: la ricostruzione della comunit e il rafforzamento dellidentit. Il primo il motivo pi popolare per creare sistemi di valuta locale nei quartieri urbani in cui non c' alto livello di disoccupazione o situazioni economiche di difficolt. Vari tipi di disegno sono stati usati a tale scopo, tra cui i sistemi Time Dollar e i LETS. Una delle ragioni secondarie per cui alcune valute locali sono state introdotte stata quella di rafforzare la sensibilit di appartenenza ad una comunit o ad una zona particolare, da parte dei suoi membri. Per esempio, il logo sulle banconote di Ithaca Hours sostiene fiero "In Ithaca we trust", Crediamo in Ithaca, giocando in contrapposizione con "In God we trust" scritto sui dollari Usa. Allo stesso modo la caratteristica della maggior parte delle valute basate su carta di avere raffigurate sulle banconote soggetti della geografia e della storia locale, piante locali, come mezzi per rafforzare l'identit locale. Questo ad esempio il caso dellEco-Aspromonte sperimentato nel 2004 da Tonino Perna nellomonimo parco nazionale calabrese. Fantacci e Amato (2007) forniscono una distinzione in base alla modalit di emissione: si possono avere monete fiduciarie (fiat currencies), monete dotate di copertura (backed currencies) e monete scritturali di tipo bancario (mutual credit currencies). Le prime, analogamente alla moneta ufficiale, sono monete fiduciarie, cio emesse da un organo di riferimento senza copertura. In questa situazione un credito accordato ai partecipanti anche senza contropartita, allatto dellingresso nel circuito e ci permette di aggiungere un elemento di creazione fiduciaria di credito a cui non corrisponde alcun debito. Questo il caso delle

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Ithaca Hours americane. Il secondo caso interessa per lo pi valute complementari commerciali e riguarda monete coperte totalmente o parzialmente, essendo emesse sulla base di un deposito di controvalore equivalente o proporzionale, che pu consistere: in valuta ufficiale ( il caso del credito telefonico), in metallo prezioso ( il caso di una moneta virtuale on line denominata e-gold), in un paniere di beni (come i punti assegnati dalla grande distribuzione ai propri clienti, ai quali corrispondono premi in palio preventivamente depositati). Nella terza modalit di emissione, la moneta sociale viene creata, in analogia con la moneta scritturale bancaria, come posta attiva del conto corrente di un soggetto, a fronte della contemporanea iscrizione di una posta passiva equivalente in capo alla controparte. In questo caso, la moneta si crea al momento dello scambio e consiste, in un sistema di compensazione centrale, nella trascrizione contestualmente dellimporto corrispondente a credito del venditore e a debito dellacquirente. Questultimo il meccanismo che sta alla base dei LETS diffusi in ambito anglosassone, dei SEL (Systmes dEchanges Locaux) in Francia, delle centrali Dai e Prendi in Germania, dei Fueai Kippu giapponesi, nonch delle Banche del Tempo. La modalit di emissione ci pone la questione determinante della affidabilit di tali circuiti. Come stato detto, la moneta davvero tale solo entro la speranza che quelloggetto-moneta ricevuto possa essere a sua volta ceduto. Questa fiducia un elemento intermedio fra laccettazione e la spesa, e non producibile soggettivamente (Amato e Fantacci, 2005), ma richiede una legittimazione collettiva autorevole quando la moneta non certificata e imposta da unautorit centrale. Tale problema , seppur per motivi diversi, in realt relativo anche alla moneta ufficiale. In tal senso, indicativo come la ricerca di legittimazione si possa riscontrare nella simbologia posta su antichi e nuovi coni: simboli religiosi, raffigurazioni di divinit, effigi di regnanti, di presidenti, fino ad arrivare a simboli di tipicit nazionali. La moneta sociale pu avanzare pretese di circolazione fiduciaria solo quando espressione di scambi locali connotati da un elevato livello di prossimit e di possibilit di interazione. Allopposto, gli scambi tramite la moneta ufficiale sono impersonali dato che, essendoci in questo mezzo una legittimazione posta al di fuori della relazione e della comunit, non necessitano della conoscenza reciproca degli interagenti, n favoriscono quei benefici che trascendono lutilit dello scambio in s ma che sono frutto della mutua riconoscenza. La possibilit di favorire la riconoscenza reciproca tramite interazioni ripetute ci fa rievocare la situazione presentata dal Gioco Del Prigioniero reiterato; infatti, in questa situazione ciascun giocatore compie scelte

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prosociali nella previsione che una giocata non cooperativa possa portare il collasso della cooperazione futura. In una situazione pi complessa, come quella reale, allargando la prospettiva cos come stato fatto nel passaggio dal concetto di comportamento prosociale a quello di solidariet, possibile affermare che linterazione reciproca, multipla e a termine indefinito pu portare a conseguenze che vanno ben oltre i diretti benefici agli agenti del singolo scambio, ma riguardano lintera comunit di appertenenza.

2.2. Analisi delle funzioni

Per prima cosa prendiamo in esame la funzione di unit di conto o misura del valore. La maggior parte delle monete sociali esistenti quantifica lunit di conto tramite un rapporto fisso con la moneta ufficiale. Ad esempio, le Ithaca Hours, banconote ideate da Paul Glover nella comunit rurale di Ithaca (NY), hanno un controvalore di 10 dollari corrispondenti idealmente ad una paga oraria. I circuiti che hanno per oggetto lo scambio di servizi, piuttosto che di beni, adottano spesso unit di tempo come riferimento diretto, generalmente lora di lavoro. questo il caso delle banche del tempo e dei Time Dollars. Una terza categoria rappresentata da monete basate su entit fisiche; tra gli esempi contemporanei citiamo due modelli giapponesi: il WAT, la cui l'unit equivalente al valore di 1 KWH di corrente elettrica generato da cooperative di cittadini tramite fonti rinnovabili, e il grammo di carbone di legna usato come unit bioregionale a Osaka. Le monete che si riferiscono alle valute nazionali convenzionali hanno la familiarit come loro vantaggio principale. Inoltre evitano le problematiche di contabilizzazione dovute alla molteplicit di sistemi di prezzo e rappresentano una scelta sensata specialmente quando la valuta nazionale stabile, come per esempio i WIR in Svizzera che equivalgono al franco svizzero. Lo svantaggio consiste naturalmente nel fatto che se la valuta nazionale entra in una crisi importante, come accadde ad esempio al rublo russo nel 1998, il rischio che la valuta complementare si deprezzi in contemporanea. Le valute che usano il tempo come unit di conto sono immuni da questultimo problema, e hanno inoltre il vantaggio che possono facilitare gli scambi con altri sistemi basati sul tempo. Si portati a pensare che questi sottointendano che il tempo di ognuno abbia lo stesso valore, ma ci attualmente non cos: niente impedisce ad un professionista di

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chiedere ai clienti un multiplo di unit di un'ora per un'ora di lavoro, poich la sua attivit richiede un addestramento pi lungo e un'apparecchiatura costosa, rispetto ad un'ora di lavoro non qualificato. Quando si cerca di prezzare dei beni con le unit di tempo si riscontra un altro svantaggio che stato risolto in alcuni casi assicurando unequivalenza approssimativa di tempo al valore in moneta convenzionale. Questo il motivo per cui un'ora di Ithaca equivalente a 10 dollari; o un WAT nel Giappone a 100 Yen. Le valute che usano unit di conto fisiche, le libbre, i grammi, o i chili di qualcosa, ecc. presentano i vantaggi simili alle valute basate sull'unit di tempo. Tali unit forniscono spesso un collegamento fisico reale e se il prodotto in questione ampiamente usato e prodotto in una zona, possono essere considerate logicamente come valute bioregionali. Ma hanno inoltre le stesse problematiche riguardo alla prezzatura come le valute di tempo e la soluzione potenziale la stessa. A Osaka, per esempio, un grammo di carbone di legna considerato equivalente a 1 Yen. La moneta sociale un mezzo di pagamento complementare alla moneta ufficiale, cio non intende sostituirsi ad essa ma va a formare dei circuiti di scambio che permettono un margine dazione pi ampio per le persone che hanno accesso limitato alleconomia convenzionale. Prendendo in considerazione ad esempio le monete locali che circolano su base fiduciaria, si nota come il pagamento tramite esse non consenta che la transazione si conclude in s. Ci vuol dire che se una persona accetta un pagamento in valuta locale sa che potr rispenderla solo nei confronti di chi sceglie liberamente di accettarla. Chi paga con questo mezzo consapevole di usare un qualcosa di puramente convenzionale (cos come lo in realt anche la moneta legale) e tale consapevolezza contribuisce alla formazione di ci che abbiamo definito come stato di debito positivo. Si pu dire che per la quasi totalit dei sistemi di valuta sociale, la funzione di intermediario di scambio quella basilare e per tal motivo si pone in contrasto con la funzione di deposito di ricchezza. Perch la moneta sociale possa fungere da intermediario di scambio, allinterno dellambito di circolazione cos delimitato, occorre che non solo sia definito il suo rapporto con lunit di conto, ma anche che il valore dei beni e dei servizi da scambiare sia espresso nella medesima unit di conto. Se si parte dal presupposto che la questione problematica riguardi prima di tutto il mezzo monetario e non il fatto che esista il libero mercato va da s che la definizione dei prezzi sia lasciata alla libert contrattuale degli scambianti. In questo caso, i prezzi dei beni e dei servizi

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scambiati saranno determinati in conformit a meccanismi di mercato, in analogia con quanto comunemente avviene per la moneta ufficiale. il caso, per esempio, dei LETS o di Ithaca Hours, dove ogni partecipante libero di determinare il prezzo, in moneta sociale, di quanto offre in vendita allinterno del circuito. In altri casi, la fissazione dei prezzi in valuta complementare determinata dalle regole stesse del sistema. Si pensi, ad esempio alle banche del tempo, dove il compenso per i servizi forniti commisurato alle ore effettive di lavoro, eventualmente moltiplicate per un fattore di correzione, in maniera da tener conto, sempre in conformit a criteri prestabiliti, del differente grado di preparazione o di rischio inerente a differenti attivit. Anche utilizzando monete sociali possibile che, una volta effettuato lo scambio indiretto la sequenza possa iniziare con una certa quantit di moneta e terminare con una maggiore (o minore) quantit della stessa. Questa possibilit definita da Firth (1923) come uno degli assunti pi potenti del pensiero economico moderno, non per lo scopo principale con il quale vengono concepiti gli strumenti monerari locali. Proprio a merito della loro caratteristica di complementariet, si riconosce che lo spazio dellazione competitiva e remunerativa lasciato alleconomia convenzionale. L'ultima funzione classica della moneta quella di deposito di ricchezza. Come gi affrontato, questa funzione ci che conferisce alla moneta ufficiale attuale unutilit controversa e contribuisce a determinarne una percezione ambivalente. Esiste inoltre una contraddizione implicita fra la funzione di riserva di valore e quella di mezzo di scambio: abitualmente quando qualcuno accumula denaro, priva altri del poter usare la moneta come mezzo di scambio19. pertanto desiderabile avere come valuta sociale una moneta che non possegga la caratteristica di riserva di valore, e cos nella quasi totalit dei casi. Nello specifico, se si vuole favorire la circolazione di una valuta, una buona strada per farlo scoraggiarne la tesaurizzazione attraverso vari meccanismi applicati alla valuta, quali il demurrage e le date di scadenza. Di conseguenza, per molte monete sociali, lanalisi della dimensione deposito di ricchezza strettamente collegata alle modalit temporali con le quali si concepisce la loro spendibilit. La vasta maggioranza delle valute comunitarie funziona semplicemente senza interesse, pertanto sono emesse e, ove possibile, prestate senza ricevere un
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Il sistema bancario risolve solo parzialmente il problema prestando nuovamente i fondi monetari che le persone depositano presso di esse. Ma, specialmente da un punto di vista locale, non c' alcuna garanzia che il denaro divenga disponibile all'interno della stessa comunit o zona dove hanno avuto origine, riducendo quindi l'utilit del riuso di questi fondi attraverso il sistema bancario.

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addebito di interesse. L'opposto della valuta fruttifera invece una moneta caricata di demurrage. Il demurrage un tributo correlato al tempo, che pu essere immaginato come una "tassa di parcheggio" della valuta, o in altre parole si pu dire che il portatore di tale moneta paga un importo per detenerla, defnito appunto demurrage. Funziona esattamente come un tasso di interesse negativo applicato sulla valuta ed usato come disincentivo ad accumulare la valuta. I contributi di Gesell (1916), che speriment il demurrage negli anni trenta, e di altri autori hanno fornito un fondamento teorico forte a questo metodo. Borruso (2002) riporta uninteressante reazione allintroduzione della noneta fondente di Gesell nella citt di Wrgl:Al principio alcuni ridevano, altri gridavano alla frode o sospettavano contraffazione. Ma vedendo che i prezzi non aumentavano, che la prosperit cresceva e che le tasse venivano pagate in anticipo e immediatamente spese per lavori e servizi pubblici, i ghigni si trasformarono ben presto in espressioni di stupore e i lazzi in voglia di imitazione (p. 2). Un esempio attuale di demurrage la rete tedesca del Regio in cui sono operativi gi 28 sistemi locali e 37 sono in fase di avviamento. Il pi conosciuto il Chiemgauer, attivo nel sud della Baviera, che per mantenerne il valore facciale richiede, ogni trimestre, che venga applicato su ciascuna cartonota un timbro che rappresenta il 2% del suo valore nominale. Lidea sempre quella di evitare di farne uno strumento di risparmio, favorendone piuttosto la circolazione come strumento di scambio. Come abbiamo gi osservato, il vantaggio delle valute ufficiali, che sono portatrici di interesse attivo, consiste nel fatto di fornire un reddito a coloro che prestano (o che emettono) la moneta. Questo vantaggio implica un trasferimento sistematico di denaro dalle persone che non ne possiedono a quelle che gi lo possiedono, tende quindi a favorire in modo esponenziale la concentrazione della ricchezza tramite lincentivo allaccumulo. Allopposto, le valute caricate di demurrage, contrastando laccumulo, determinano un incentivo alla loro circolazione e favoriscono inoltre l'esecuzione di investimenti di lunga durata.

2.3. Alcune esperienze

Esaminiamo pi in dettaglio quattro tipi di moneta sociale: i Fureai Kippu giapponesi, i Creditos che circolano nei Club del Trueque argentini, i Chiemgauer che fanno parte della rete tedesca Regio e per uttimi i buoni locali cec

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(Solidariet ChE Cammina), utilizzati in varie zone dItalia, che attualmente rappresentano lesperienza pi avanzata.

2.3.1 Fureai Kippu

Un esempio interessante ci viene dal Giappone ed rilevante in modo diretto per il settore della sanit. Come lItalia, il Giappone ha un tasso di invecchiamento della popolazione molto elevato20. Oggi un gran numero di giapponesi ha bisogno di cure quotidiane ed valutato che il numero di persone non autosufficienti si raddoppier durante la decade prossima (Lietaer e Hallsmith, 2007). Allo stesso tempo i giovani che hanno lasciato il nucleo familiare di origine sono un numero molto pi grande che in tutte le generazioni precedenti. Il sistema giapponese, introdotto nel 1993 da unassociazione no profit, si chiama Fureai Kippu che letteralmente significa "biglietti di relazione di cura" o biglietti di assistenza comunitaria (Pittau, 2003). Questi biglietti elettronici sono versati in un conto di risparmio automatizzato agli individui che aiutano anziani o portatori di handicap, in merito ad ogni aspetto della loro cura che il sistema sanitario nazionale giapponese non copre: si tratta di servizi destinati a far rimanere il pi a lungo le persone con disabilit nelle proprie case, come ad esempio aiuto all'alimentazione, aiuto nel fare il bagno quotidiano (rituale giapponese), aiuto nel fare la spesa o nella preparazione dei pasti, aiuto alla lettura per i ciechi, ecc. L'unit di conto del Fureai Kippu l'ora di servizio. Ci sono tassi differenti applicati a servizi differenti (per esempio per un'ora impiegata per fare la spesa o di lettura accreditato un Fureai Kippu, ma l'aiuto nella cura del corpo stimato due Fureai Kippu per ogni ora di servizio). Questi Fureai Kippu possono essere conservati dall'individuo per il proprio uso in avvenire, o essere trasferito a qualcuno di loro scelta, tipicamente un membro della famiglia o un genitore che vive altrove nel paese e che ha bisogno di aiuto dello stesso tipo. Attualmente, circa 487 organizzazioni senza scopo di lucro nel Giappone partecipano allo scambio di Fureai Kippu nel Paese e li emettono attraverso due stanze di compensazione centrali automatizzate, attraverso il coordinamento della Fondazione Sawayaka Healthcare (Lietaer e Hallsmith, 2007; Lietaer, 2010). Poich gli anziani ora
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Secondo i dati 2009 delle Nazioni Unite, il Giappone, lItalia e la Germania hanno la pi elevata percentuale al mondo di ultrasessantenni in rapporto allintera popolazione statale. Rispettivamente 30%, 26% e 26%. (United Nations, 2009).

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hanno un sistema di supporto a casa loro, viene posposto in modo significativo il tempo in cui dovranno essere spostati verso costose residenze di cura ed inoltre viene ridotto il tempo di permanenza in ospedale dopo un problema medico, perch vi la certezza di una costante ed efficiente assistenza domiciliare. Tutto questo riduce fortemente i costi sociali della cura degli anziani, allo stesso tempo migliora la qualit della vita degli anziani stessi, e incide positivamente anche sulla vita dei giovani che prendono parte a questo circuito. Uno dei risultati pi sorprendenti di questo esperimento sociale, oltre a coinvolgere ormai centinaia di giovani in tutto il Giappone, che le persone anziane, se possono scegliere, preferiscono i servizi pagati con Fureai Kippu alle ore di assistenza di cooperative specializzate pagate in yen: Secondo gli anziani, i giovani del Fureai sono pi motivati perch pensano al proprio futuro o alle ore che accantonano a favore dei propri familiari. (Meggiolaro, 2006). Margrit Kennedy (2006) spiega che il Fureai un esempio di come le valute complementari siano in grado di creare nuove relazioni sociali. Da questo punto di vista lattuale sistema monetario carente poich una volta che si pagato non ci si senti pi obbligati nei confronti di nessuno. Riassumendo, questo sistema genera un flusso di risorse che non necessita di sovvenzioni n della burocrazia dello Stato, n di assicurazioni private, e persino non richiede valuta nazionale per funzionare. La trasferibilit dei Fureai Kippu rende questi biglietti un mezzo di scambio finalizzato allo specifico settore della cura degli anziani, e contemporaneamente questo circuito svolge la funzione di combattere lisolamento sociale.

2.3.2 Club del Trueque

La Red global de trueque (rete globale di baratto) una rete di monete locali che ha avuto grande diffusione nel territorio dellArgentina. Il progetto nato nel 1995 nella periferia di Buenos Aires e, in pochi anni, arrivato a coinvolgere circa 2,5 milioni di Argentini (Sanna, 2007). Carlos De Sanzo (2002), psicologo cofondatore della rete, spiega che lidea ha preso vita da unoriginale fusione tra unorganizzazione che si occupa di ecologia applicata, il gioco del Monopoly, e i gruppi di auto-aiuto concepiti per superare la difficolt attraverso un sistema di reciprocit. La rete dei trueques una realt composta da club interconnessi tramite dei nodos, a loro volta collegati tra loro formando una rete nazionale. I membri dellintera rete soddisfano le loro necessit materiali, di formazione,

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ricreative e di salute attraverso luso dei creditos, monete sociali dalla forma cartacea di valore equivalente al peso, che non generano interesse, non sono cumulabili e vengono pertanto adoperati solamente come intermediari di scambio. Il numero degli aderenti di ogni club limitato allo scopo di facilitare il senso di comunit e di solito non supera le 200 persone (Pittau, 2003). Ogni aderente non ha, di fatto, limiti di tempo, spazio n lobbligo di reciprocit nello scambio. In altre parole ogni nodo A pu effettuare un acquisto da B senza lutilizzo di denaro, anche se B non interessato direttamente ai beni di A. Inoltre il trueque per il fatto di rendere i partecipanti parte attiva, ne risveglia sia la coscienza critica, sia quella sociale, e riporta lindividuo ad essere responsabile del suo credito. In questo senso indicativo che sia stato coniato il termine prosumatori per indicare i membri appartenenti, poich questi sono produttori e consumatori allo stesso tempo. Ci significa che ognuno produce una merce o un servizio e a sua volta consuma quello che altri membri della rete offrono (Sanna, 2007). De Sanzo (2002) spiega che in pratica ci sono solo tre regole fondamentali in questo sistema: in primo luogo, non si esclude nessuno dal gioco, neanche chi bara; in secondo luogo, la moneta sociale distribuita in equal misura, cio cinquanta creditos per ogni socio senza interessi; in terzo luogo, vietato cambiare la valuta formale sociale. La diffusione dei club di baratto interpretata dai suoi attori come un processo di innovazione sociale che nasce e si estende in risposta a condizioni a cui n lo Stato n il mercato stanno ponendo rimedio: laumento significativo dei livelli di povert; laumento delliniquit; laumento della criminalit urbana; laumento delle disuguaglianze nellaccesso alle nuove tecnologie (Greco, 2003). Questa economia parallela stata intesa come un sistema che, oltre alla soddisfazione di necessit immediate, fornisce lopportunit di sviluppare fiducia, prodotti e abilit. Se lobiettivo di questesperimento di economia dal basso era, e tuttora , il miglioramento della qualit della vita delle persone attraverso lo scambio di prodotti, servizi e conoscenze, si giunti per a riscontrare anche altre significative conseguenze, infatti molte piccole comunit hanno cominciato a riscoprire le tradizioni e le peculiarit storico-culturali del loro territorio e a staccarsi dal cordone ombelicale degli aiuti statali e internazionali (Pittau, 2003 p. 142). L'esempio argentino emblematico, i suoi abitanti hanno potuto disporre di uno strumento monetario al servizio delle comuni necessit; migliaia di famiglie hanno potuto contare su un mezzo che ha permesso loro di superare le crisi finanziarie, ha contribuito a rinsaldare la comunit, a far nascere piccole imprese e a ridare alle persone fiducia in se stesse.

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2.3.3 Chiemgauer

Il Chiemgauer un'esperienza di moneta locale Regio appartenente alla rete del RegioNetzwerk, realizzata nel gennaio 2003 a Prien am Chiemsee, nella regione della Baviera e tuttora attiva. Questo progetto stato lanciato da Christian Gelleri, un insegnante della Scuole Superiori, e dai suoi allievi che si sono incaricati della progettazione e della stampa dei vouchers, della gestione, della contabilit, della pubblicit e degli altri servizi. Sono state emesse cartonote da 1, 2, 5, 10 e 20 Chiemgauer, equivalenti ad 1, 2, 5, 10 e 20 Euro, su cui applicato un tasso di demurrage del 2% ogni 3 mesi. Gli obiettivi esplicitati nel progetto sono i seguenti: la creazione di occupazione tramite lassunzione degli studenti che ricevono una paghetta; la promozione delle attivit culturali, educative ed ambientali: il sistema Chiemgauer sostiene le attivit non-profit di chi lavora per tali scopi; la promozione della sostenibilit: cibi biologici ed energie rinnovabili tra le altre; il rinforzo della solidariet: aumento del rapporto umano fra i clienti locali ed i commercianti; lo stimolo dell' economia locale: Il Chiemgauer mantiene il potere di acquisto all'interno della regione in modo pi efficace rispetto allEuro e favorisce il piccolo commercio locale, stimolando le transazioni per mezzo del demurrage. Il Chiemgauer circola nella citt di Prien e nei paesi vicini apportando benefici ai vari settori. Ad esempio, le associazioni senza scopo di lucro possono comprare 103 Chiemgauer a 100 Euro e rivenderli a 103 Euro, guadagnando 3 Euro che possono essere spesi per le proprie attivit. Gli acquirenti scambiano 103 Euro in 103 Chiemgauer presso unassociazione noprofit che vogliono aiutare, permettendogli di avere un introito extra senza fare una donazione, e possono spendere i Chiemgauer nei negozi locali per il valore pieno stampato, aiutando in tal modo sia il settore no-profit sia i commercianti locali. I commercianti accettano 103 Chiemgauer a valore pieno stampato e li spendono per i loro acquisti oppure scambiano 103 Chiemgauer per 97,85 Euro, perdendo il 5% per le commissioni in valuta ufficiale ma guadagnando la possibilit di attrarre i membri di Chiemgauer che acquisteranno da loro prodotti e/o servizi. Lufficio Chiemgauer vende 103 Chiemgauer a 100 Euro e ne ripaga 97.85 Euro per ogni riconversione da Chiemgauer a Euro della stessa cifra; trattiene quindi 2,15 Euro per la copertura dei costi di amministrazione. Gelleri (in Meggiolaro, 2006) spiega: Il consumatore non ha vantaggi immediati, non puo approfittare di sconti sulla merce che compra solo perch paga in valuta

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regionale. Tuttavia sa che, se paga in Chiemgauer, mette in moto un meccanismo che rende disponibili nuove risorse per il suo gruppo sportivo, per la sua parrocchia, per il suo coro o per la scuola presso la quale studiano i suoi figli. Il commerciante, che paga una commissione del 5% quando cambia i Chiemgauer in Euro, apparentemente ci perde. In realt ha dei vantaggi superiori alla perdita di valore dei soldi. Perch, quando entra nel circuito, le associazioni non profit destinatarie del 3% fanno pubblicit per lui e per gli altri esercizi commerciali che accettano i Chiemgauer. E quindi la sua clientela aumenta. Se dovesse comprare spazi pubblicitari sui giornali, alla radio o in TV spenderebbe molto di pi. [] Stiamo dimostrando che, oltre a non recare disturbo [alla Banca Centrale], abbiamo anche un impatto positivo sulleconomia e sul tessuto sociale dei nostri distretti (pp. 24-25). Questo sistema coinvolge attualmente oltre 2400 famiglie iscritte, pi di 600 attivit commerciali e oltre 200 associazioni no-profit. Genera inoltre un volume di scambi locali in aumento costante ogni anno e ha un effetto moltiplicatore su questi: in media 2,5 transazioni sono fatte in Chiemgauer prima che questi vengano riscambiati in Euro e vadano a finire fuori dalla regione, mentre in Euro la media 1,7 passaggi.

2.3.4 cec

Lo cec nato nel 2007 a Napoli ed stato preso a modello dallassociazione nazionale Arcipelagocec che ha riunito in s i progetti di moneta locale partiti in varie zone dItalia (ad esempio lEco Roma a Roma, il Kro a Crotone, il Tau ad Altopascio (LU), i Danee a Milano, i Talenti a Torino e gli Scec stessi a Napoli) per dare risposte positive a tutte le precedenti domande ed aspettative umane e sociali. In particolare risponde ai quesiti aperti dallextraterrestre nel Sufficiency of Money Game e a quello di Amato e Fantacci (2005) in merito alla possibilit di concepire non tanto e non solo unaltra moneta, quanto piuttosto uno strumento monetario con il quale sia possibile avere un rapporto differente da quello che sembra potersi imporre oggi come unico ed univoco. Lo cec permette di riportare lattenzione sulleconomia reale a partire dallosservazione che quella finanziaria si trova sempre pi alla deriva ripetto alla capacit di rispondere ai bisogni umani. La moneta merce resta unentit storica, del passato, per fare posto alla vera moneta come entit logica. proprio in chiave logica che la vera moneta

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pu essere al servizio delle comunit rispettando la povert volontaria, e distinguendola da quella involontaria che si ritiene debba andare estinguendosi. La svolta prospettica aperta da questa unit di misura monetaria simpone per la semplicit e luniversalit della sua concezione logica autofondante. Infatti, termini come solidariet, uguaglianza, libert e fraternit acquistano senso in riferimento ad una verit logica semplice e disponibile a tutti. Lo cec fondato su un principio matematico ed un metro monetario che rendono pertanto significative le parole come valore, scambio, giustizia commutativa, reciprocit, ecc. Arcipelagocec unassociazione culturale che ha tra le finalit la promozione di una moneta, e della sua cultura, idonea per lessere umano cos come concepito nella Dichiarazione Universale dei Diritti dellUomo (United Nations, 1948). Come si evince dallo statuto associativo, non un caso se la prima S di cec fa riferimento alla solidariet quale fondamento per nuove relazioni sociali ed economiche giuste e pacifiche, la promozione del rispetto della dignit umana e dellambiente, e la promozione di strumenti di supporto alle relazioni umane considerati funzionali alleffettiva affermazione della persona. A differenza del Chiemgauer tedesco, lo cec non si definisce una moneta ma un buono locale solidale che emesso dallassociazione in nome della collettivit, alle persone fisiche che si iscrivono al circuito. Lemissione e la distribuzione avvengono a titolo gratuito, la circolazione fiduciaria, non cio garantita per legge, ed avviene assieme alla moneta a corso legale. Il valore dello cec misurato in funzione del suo metro monetario in rapporto di equivalenza con lEuro (1:1) solo per una questione di praticit momentanea, ma non con questultimo convertibile. Questo buono locale il simbolo concreto di un patto tra persone che ha il fine di promuovere localmente lo scambio di beni e servizi tramite una percentuale di sconto sul prezzo di vendita (rappresentato appunto dagli cec). Il socio accettatore indica la percentuale, che solitamente varia da un 5% ad un 30%, con la quale desidera scontare il prezzo del bene o del servizio che offre; teoricamente tra privati possibile arrivare ad usare lo cec anche al 100 %. La quantit di cec emessi equivalente alla quantit di sconto riconosciuto dai soci ordinari (accettatori). Questo buono locale pertanto serve a costituire un circuito di scambio preferenziale, fondato su un sistema econometrico di propriet degli associati, adatto a determinare e sviluppare al suo interno attivit socioeconomiche eque, solidali e sostenibili, coerenti con i principi del consumo responsabile. In altri termini, lo cec pu essere descritto figurativamente come il mezzo della contabilit della reciproca fiducia, un metro di misura della

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solidariet fattiva, economicamente circolare e per tutti conveniente. La convenienza reciproca sta di fatto nel far compiere un passo indietro al singolo a beneficio dellintera comunit locale in modo tale da uscire dalla situazione di stallo che abbiano osservato nellequilibrio di Nash. In conclusione possiamo definire lo cec come uno strumento di valenza sociale ed economica, di intervento sul territorio inteso come patrimonio collettivo e inalienabile, capace di favorire la nascita di una rete solidale nellambito della quale sia possibile effettuare scambi fuori dalle abituali logiche speculative, quelle cio attualmente operanti nelleconomia di mercato. Come emerge da un verbale dassemblea lacquistare dellassociato con luso dello cec completamente riformato rispetto allacquisto che lo stesso associato fa con la moneta legale. Il socio consapevole della differenza agisce apparentemente come le altre persone ma con unautocoscienza completamente opposta (Arcipelagocec, Verbale Assemblea, Cerveteri 2-3 aprile 2011). Oggi sono operative tredici isole regionali che, grazie allopera volontaria di tante professionalit, si prestano a diffondere i progetti che utilizzano questo buono come un mezzo al servizio della comunit.

3. CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

Lietaer e Hallsmith (2007) riportano che, nelle esperienze da loro esaminate, il singolo fattore pi importante che predetermina il successo o il fallimento di ogni progetto di moneta sociale , oltre alla qualit del coordinatore, la qualit del gruppo di supporto locale. Il gruppo di supporto locale deve innanzitutto raggiungere una massa critica, deve cio avere un numero sufficiente di membri allinterno della comunit tale da rendere agevoli gli scambi: perch la rete funzioni bene, la quantit delle combinazioni possibili di scambi non monetari deve diventare grande a sufficienza in modo che ciascun partecipante possa trovare facilmente a chi dare e da chi ricevere (Pittau, 2003). Il gruppo di supporto locale si rivela fondamentale specialmente perch il contatto diretto e la partecipazione dei destinatari sono elementi critici di successo della moneta comunitaria. Inoltre, se lobiettivo consiste nellottenere un effetto reale sullambiente sociale, necessario che gli stakeholders siano coinvolti

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attivamente nel disegno e nell'implementazione della moneta. Nel momento in cui l'idea comincia a girare, si scoprono altre persone di cui il gruppo ha bisogno, come ad esempio reppresentanti di istituzioni, imprenditori, tipografi, o altre aziende. necessario perci che il gruppo di supporto locale coinvolga tutti gli attori locali e non solo: pi la gente viene informata ed ha voce in capitolo su come la moneta dovr funzionare, pi probabile che riuscir a funzionare. Ricordando che la moneta sociale uno strumento di propriet della comunit, e non di unautorit esterna, limpegno dellazione del gruppo locale si rende necessario affich sia possibile utilizzare questo mezzo per la realizzazione di progettualit che abbiano mete collettive. Riassumendo, in base allo scopo principale si pu definire la moneta sociale come uno strumento che permette alla comunit locale di trasformare relazioni di scambio esclusivamente mercantili in relazioni di condivisione. In altre parole consente, allinterno dello scambio indiretto di beni e servizi, di riappropriarsi degli elementi propri delleconomia di dono, cio quei valori emotivi, sentimentali e simbolici. Specialmente in questo momento storico, la diffusa percezione che allinterno delleconomia di mercato si abbia una sempre pi limitata possibilit di scelta, in particolar modo dovuta alla sempre maggiore scarsit di denaro legale, rappresenta una condizione favorevole alla rivalutazione dellottica delleconomia di condivisione. La maggiore interdipendenza che emerge nella comunit nel momento in cui viene introdotto uno strumento monetario che favorisce la condivisione pone la questione del timore della dipendenza reciproca. Questa paura, tipica del pensiero occidentale, proprio il sentimento che ha contribuito alla diffusione del denaro cos come concepito attualmente, proprio in virt dellillusione di indipendenza che questo conferisce a chi ne pu disporre. In una prospettiva interculturale occorre precisare che gli effetti che si mira ad ottenere corrispono ad un aumento della reciprocit nellingroup nelle societ individualiste e nei confronti di un outgroup per i membri delle societ interdipendenti. Una risposta efficace in merito alla paura della dipendenza reciproca ci proviene da Heidemarie Schwermer che, a distanza di dieci anni dallinizio della sua esperienza di vivere senza denaro, affermava: Mi sento molto pi libera di prima. Il denaro spesso separa gli esseri umani invece che unirli. E piacevole pagare con il denaro, ma questo alla fine ti isola dal mondo, ti separa dalle altre persone. Quando si usa il denaro non c confronto, non c dialogo. La mia una sorta di lotta contro lanonimato della nostra societ, tant vero che da quando vivo

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senza denaro i contatti e le relazioni si sono intensificati (in Seneghini, 2006). Certamente, come la Schwermer stessa spiega, la sua unesperienza estrema che non da auspicare come soluzione percorribile attualmente. Il concetto che esprime per resta valido e corrisponde a quanto dichiarato da Stephen Burke (in Haley, 2009), presidente del consiglio di amministrazione di Ithaca Hours: Le Ithaca Hours agiscono come il denaro, ma c' qualcosa che va al di l di questo. [] Si crea cameratismo [] Quando qualcuno entra nel mio negozio, se si paga con un assegno o una carta di credito, non si parla. Ma quando qualcuno usa le Ithaca Hours si inizia una conversazione. In aggiunta, dato che il mezzo monetario sociale interessa trasversalmente tutte le categorie di persone che vivono in un medesimo luogo, oltre al dialogo che viene elicitato allinterno delle relazioni puramente di scambio, ci che viene favorito in sostanza un incontro ed un confronto che non sono ostacolati da differenze apparentemente insormontabili come le ideologie politiche (Haley, 2009). Incontrarsi e progettare unoikonomia non significa limitare le proprie possibilit di scelta, ma corrisponde alloccuparsi della giusta cura del proprio ambiente, compreso quello relazionale, e della comunit. Per questo motivo, pi che la portata in se degli obiettivi specifici di ogni moneta sociale, ci che si rivela importante sono le connessioni da queste elicitate a livello locale. In conclusione ipotizzabile che si possa avere un effetto inportante sul benessere dellintera comunit, tramite un mezzo rappresentante un rinnovato patto di fiducia in grado di favorire lo scambio indiretto e ripetuto tra gli individui di un medesimo ambito locale. Tali scambi potrebbero essere mossi in primo luogo dal semplice atto di soddisfare i propri bisogni primari (come ad es. acquistare cibo o riparare la caldaia) arrivando per, pi o meno indirettamente, ad interessare anche bisogni di ordine superiore (come ad es. il sentirsi parte di una comunit o il rafforzamento della capacit di agency propria e di quella collettiva). Come si visto, linterazione ripetuta a termine indefinito porta a trascendere la massimizzazione del vantaggio meramente personale a favore di scelte pi consapevoli inerenti le conseguenze future delle proprie scelte e il coinvolgimento di attori terzi. In altri termini, questa condizione permette di riportare lattenzione sullinsolubile tensione tra obbligo e libert, cio quella che sta tra lIo e il Tu, il Noi ed il Voi. Questa tensione non tanto differente da ci che si riscontra allinterno dei gruppi di mutuo-aiuto; in queste comunit di sostegno viene favorita la nascita di reti

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artificiali21 dal momento in cui un espediente che accomuna fa si che si operi per s stessi e per gli altri in un medesimo tempo, si d e si ottiene senza che si riesca ad individuare esattamente il pareggio di bilancio. Come stato detto approposito della condizione di debito positivo permanente, ci si trova nella situazione in cui il confine tra donare e restituire tende sempre pi a dissolversi. In questi contesti la condivisione non pi un qualcosa che minaccia la propria integrit e diviene un valore preminente rispetto alla possibilit di commercio proprio per il fatto che, durante linterazione, si diviene consapevoli che il contributo di ognuno ha conseguenze su tutto il sistema comunit. Sempre in tale ottica, riprendendo la classificazione tipologica in base alle strategie dominanti di scambio, possibile formulare lipotesi che un contesto del genere possa facilitare lincontro tra dei tipi C, coloro che adottano una strategia cauta, e i tipi G, i reciprocatori incondizionati i quali, cooperando sempre, non avrebbero grande margine di sopravvivenza in uneconomia esclusivamente mercantile. Leconomia della relazione attuata tramite uno strumento pacifico, alla portata dellazione comunitaria, senza interventi burocratici di alcun tipo, provvede ad una sorta di tutela dei soggetti che non sono in grado di concepire o di accettare la logica competitiva che domina lattuale sistema di scambio. In questo senso interessante il concetto di embeddedness cos come rielaborato da Granovetter (1991): tale concetto afferma che leconomia incapsulata nella societ e sottolinea il ruolo delle relazioni personali e delle strutture (o network) di tali relazioni nel generare fiducia e nello scoraggiare le prevaricazioni (p. 29). Facilitare gli scambi tra soggetti appartenenti ad un medesimo territorio permette inoltre di riportare lattenzione al livello locale senza escludere la dimensione globale: proprio nella comunit locale che necessario emergano soluzioni originali ma concrete da parte di chi meglio conosce lambiente specifico, cio i suoi abitanti. Si allunga la coperta alle economie locali ed alle famiglie, arginando lemorragia di ricchezza, e nello stesso tempo per si ha la possibilit di allargare il raggio delle interazioni anche con soggetti esterni alla comunit locale. Ci avviene sia perch lo strumento monetario sociale complementare e non alternativo alla moneta ufficiale, ma anche perch con questo possibile costituire circuiti che connettono comunanze di interessi i quali necessitano anche di scambi
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Sono reti create intenzionalmente con lo scopo di fornire sostegno sociale: ogni membro appartiene alla rete in quanto compie uno sforzo personale per andare a ricevere o dare aiuto mediante la reciproca interazione con altri soggetti che condividono unanaloga situazione esistenziale (Zani, 2003).

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extraterritoriali. Esistono inoltre circuiti locali che prevedono la possibilit di adesione anche a soggetti esterni che compiono scambi occasionali con la comunit locale. Ci costituisce un vantaggio per quel che riguarda la possibilit di estendere quelli che sono definiti legami deboli, cio quei legami che hanno un importante ruolo nellaffrancare la distanza sociale tra i gruppi e nella macrointegrazione. Come afferma Elena Stagni (1998), i legami deboli acquistano una sempre maggiore rielvanza per levoluzione della rete sociale poich costituiscono ponti lungo i quali le innovazioni attraversano i limiti insiti ai gruppi comunitari, contriubuendo di fatto al potenziamento di questultimi.

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