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1-LA DIFFUSIONE DEL CRISTIANESIMO Tra il I e il II secolo d.C.

vi fu una grande fioritura della cultura e la diffusione della scrittura anche tra le classi meno abbienti. Parallelamente entra in crisi la religione ufficiale di tipo politeistico, che non riusciva pi a reggere il confronto con i nuovi culti provenienti da Oriente. Dopo un aspra concorrenza tra le religioni a carattere salvifico, il Cristianesimo divenne maggioritario solo quando riusc a liberarsi dei toni apocalittici e dalle forti contestazioni sulle evidenti ingiustizie. Gi nel I secolo la comunit cristiana poggiava su una stabile gerarchia sacerdotale, e ben presto, i vescovi finirono per essere scelti tra quelle famiglie dellelites cittadina. Questa vicinanza tra amministratori pubblici e capi delle chiese conferir ben presto a questi ultimi autorevolezza anche sul piano civile. Fu solo per un breve tempo, quindi, che la chiesa segu il modello primitivo di perfetta carit. Uno dei maggiori problemi che il Cristianesimo dovette affrontare fu quello delle persecuzioni. Tra il II e il III secolo una crisi di norme proporzione (dovuta ad uno sviluppo abnorme delle citt, al progressivo abbono delle campagne da parte dei contadini, alle carestie, epidemie, rivolte e al brigantaggio.) invest le fondamenta stesse della societ romana. Lunico modo perch limpero riuscisse a riprendersi, allimperatore Diocleziano sembr essere un grandioso progetto di pace e unit su modello delle grandi monarchie orientali, che accentu per il carattere sacrale del potere imperiale, inaccettabile per i cristiani. Da questo momento saranno infatti visti come elemento di pericolo e soggetti a una dura persecuzione. Solo il suo successore, Costantino, intu il Cristianesimo come elemento di forza e riconobbe alle chiese cristiane la libert di culto. Agli inizi del IV secolo un prete, Ario di Alessandria sostenne che il figlio di Dio fosse a lui subordinato. Costantino fu costretto ad indurre il primo concilio ecumenico della storia, a cui parteciparono circa trecento vescovi, e in cui la dottrina di Ario fu condannata allunanimit. da questo momento in poi che si pu parlare di eresie, dottrine che si oppongono alla vertit e che provocheranno nel corso del secoli gravi lacerazioni interne alla Cristianit. 2-LA DIVISIONE DELLIMPERO Le rive del Reno segnavano il confine tra due sistemi di vita molto differenti e il cui contatto definitivo si ebbe solo con la conquista della Gallia da parte di Cesare: da una parte i romani con un mondo imperniato sulle citt e con sistemi socio-culturali assai complessi, dallaltro le popolazioni germaniche, dedite alla caccia e alla guerra, soggette a continui spostamenti e che vivevano delle continue razzie nei territori circostanti. Lorganizzazione dei germani era semplice, lunica gerarchia erano i capi militari, soggetti solo al controllo degli anziani e lunico modo per emergere in questa societ era aggregare intorno a se giovani per compiere razzie e scorrerie. A partire dal I secolo la penetrazione dei Germani nei territori dellimpero venne vista come indispensabile per il popolamento delle spopolate regioni periferiche e per il reclutamento nelle legioni(gi nel III secolo la presenza germanica nellesercito era ormai prevalente). Sembrava che fosse stato raggiunto un equilibrio tra mondo romano e germanico, fino allarrivo degli Unni(popolo turco-mongolo) che provocarono un grosso sconvolgimento tra le popolazioni germaniche, che travolse anche il mondo romano, riducendo limpero solo alla sua parte orientale. Limperatore Teodosio tent di restaurare lunit imperiale, con una politica di totale apertura verso le popolazioni germaniche, ma si rivel solo una situazione transitoria. Alla sua morte, infatti, divenne inevitabile che le due parti dello Stato, sempre pi diverse tra loro, venissero divise tra i due figli, al primo lOccidente con capitale Milano, al secondo lOriente con capitale Costantinopoli.

3-LIMPERO ROMANO DOCCIDENTE La politica di apertura verso le popolazioni germaniche che si stava cercando di mantenere, cominci a creare tensioni allinterno dellaristocrazia senatoria, e anche allinterno della corte crebbe lopposizione verso gli elementi di origine barbarica. Mentre in Oriente si arriv allestromissione dei germani dalle alte cariche militari, i Visigoti e gli altri Germani orientali diventavano sempre pi inquieti per la pressione degli Unni, finch nel 406 il confine del Reno non fu superato da Vandali, Alani, Svevi, Franchi e Burgundi. I Visigoti guidati da Alarico attraversarono la penisola e raggiunsero Roma, dove attuarono tre giorni di saccheggio. Questo ebbe un effetto pi psicologico che militare, e lautorit dellimpero dOccidente venne a ridursi sempre di pi. Ben presto apparve chiaro, per, che lelemento germanico era essenziale per la sopravvivenza di ci che restava dellimpero dOccidente, per cui si ritorn ad una politica di convergenza tra Romani e barbari. Il generale Ezio utilizzo infatti, con grandi risultati, i germani contro gli Unni. Alla morte di Ezio(ucciso dal suo successore), si susseguirono imperatori primi di potere effettivo, tanto da mandare lo Stato in una situazione sempre pi confusa. Odoacre tent infine di governare quello che restava dellimpero dOccidente in nome dellimperatore dOriente, e una delle sue primi tentativi per arginare i contrasti fu quello di inserire i Germani in modo meno traumatico possibile nella struttura sociale esistente. Alla sua morte lo sostitu Teodorico, re ostrogoto, che port in Italia con lui il suo popolo(circa 125 000 persone) e ottenne subito lappoggio dellaristocrazia fu dalla sua parte perch vide in lui luomo forte del momento. Il tentativo di convivenza non fu traumatico perch il declino demografico aveva fatto aumentare la disponibilit di terre e inoltre le due comunit rimasero distinte. Erano vietati i matrimoni tra Romani e Goti, il senato rimase presidio romano, mentre laristocrazia gota entrava a far parte solo del consiglio del re. Il sogno di Teodorico si infranse per per le resistenze sia del mondo romano che germanico. In seguito al ristabilirsi di una piena intesa tra papato e imperatore dOriente, vi fu un ulteriore irrigidimento tra i Goti, da sempre ariani, che port a un clima di totale diffidenza. 4-ALTRI REGNI ROMANO-BARBARICI Nello stesso periodo si consum il dramma dei Vandali dellAfrica, i cui rapporti con le popolazioni locali erano difficili per la brutalit delle confische e le persecuzioni. I Vsigoti in Aquitania mostrarono un dinamismo espansivo in Provenza e nella penisola iberica, che dovette scontrarsi con la resistenza Franca, che tolse loro lAquitania e li spinse definitivamente nella sola penisola iberica. I Franchi, originariamente divisi in tanti piccoli aggregati, furono via via inglobati nel dominio di Clodoveo, re dei Franchi Salii. Dopo aver eliminato lultima presenza romana in Gallia, egli si volse verso le altre popolazioni germaniche della Gallia, ponendole sotto il suo controllo o scacciandole. Alla base di questi successi militari cera la collaborazione con laristocrazia gallo-romana e soprattutto con lepiscopato cattolico, grazie alla conversione del popolo franco e delle stesso re al Cattolicesimo. Lordinamento pubblico era articolato in distretti, le contee, governati da rappresentanti del re, i conti. Alla morte di Clodoveo il regno venne diviso per equamente tra i quattro figli e questo ne blocc il dinamismo espansivo. 5-LIMPERO ROMANO DORIENTE Mente limpero dOccidente cedeva allinfluenza germanica, limpero dOriente mostrava una sorprendente capacit di resistenza, alimentata dalla fedelt alle tradizioni, e dalla capacit di adattamento a situazioni sempre mutevoli. Tutto questo perch loriente aveva citt pi numerose e popolose, con una struttura economica pi complessa, laristocrazia non godeva di una schiacciante superiorit, n aveva acquisito la maggioranza delle terre schiacciando i piccoli proprietari, la flotta 2

era stata rafforzata e lesercito era ben addestrato, inoltre lo Stato fu in grado di esercitare il pieno controllo sulla Chiesa, esaltando il ruolo dellimperatore quale difensore della dottrina cristiana. Attraverso la ristrutturazione urbanistica di Bisanzio, una modesta colonia greca, venne realizzata la nuova capitale, Costantinopoli, che conobbe in breve tempo un vero e proprio boom: la popolazione crebbe a ritmo sostenuto, superando quella di Roma, si mantenne lordine interno grazie alla distribuzione del grano e allallestimento di giochi nel circo. Le contraddizioni nacquero sulla questione barbarica; mentre in Occidente si tendeva ad un inserimento dei germani nellesercito e nei quadri dirigenti, in Oriente vi fu una netta chiusura nei loro confronti e si diede vita ad una politica di dirottamento verso Occidente dei germani orientali. La liberazione dalle pressioni barbariche consent di punta le energie sulla risoluzione di problemi interni gravi: le rivolte degli Isauri, popolo suddito dellimpero, e le agitazioni a carattere religioso. Gli Isauri vennero facilmente deportati in massa, mentre il problema religioso si rivel pi difficile da risolvere a causa delle controversie nate per i Monofisisti. Se limperatore fosse stato conciliane nei loro riguardi, ci sarebbero state rivolte a Costantinopoli e contrasti con la chiesa di Roma. Giustiniano tent di attenuare lintransigenza facendo loro qualche concessione sul piano dottrinale, ma ebbe come risultato la rottura con il papa e i vescovi dOccidente, creando un vero e proprio scisma. Uno degli obbiettivi principali di Giustiniano fu la riconquista dellOccidente, che ebbe buon esito in Africa(dove distrusse il regno dei Vandali), ma si rivel pi lunga e difficile in Italia. Al termine di questa guerra eman la pragmatica sanzione nella quale terre e greggi venivano restituite ai vecchi proprietari e le chiese ottennero le terre confiscate alle chiese ariane; lItalia venne divisa in distretti e lamministrazione civile affidata ad un iudex, mentre quella militare a un dux, si mise inoltre in piedi un efficiente apparato fiscale. Prima ancora che finisse la campagna di Italia, Giustiniano aveva gi posato lo sguardo sulla Spagna dei Visigoti. Loccasione per intervenire gli venne data da Atanalgido, auto proclamatosi re dei Visigoti con laiuto della nobilt, in quale chiese aiuto proprio allimperatore dOriente per aiutarlo nella guerra civile contro i sostenitori del precedente re Agila. Un corpo di spedizione bizantina conquist cos una vasta fascia costiera. Per portare avanti questo progetto espansionistico, Giustinano ebbe per bisogno di molte risorse finanziarie che pot reperire solo potenziando lapparato amministrativo e tenendo a freno laristocrazia che tendeva ad ampliare i propri latifondi, inglobando i piccoli proprietari terrieri. Nello stesso momento Giustiniano attu un progetto di riorganizzazione del patrimonio giuridico romano, da cui scatur il Corpus Iuris Civilis, destinato a restare alla base di tutta la produzione giuridica europea dei secoli seguenti. Il grandioso progetto di unificazione di Giustiniano dovette infine scontrarsi con limpossibilit di porre un freno ai problemi interni ed esterni allimpero: allinterno vi erano ancora tensioni religiose, vi era un sovraffollamento delle citt e una plebe troppo numerosa che costituiva una minaccia costante a causa della fame; gli stessi successi in politica estera si rivelarono non risolutive, le conquiste in Spagna e in Italia andarono presto perdute dopo la sua morte, e limpero fu costretto a ridimensionare le sue ambizioni di dominio. Nel corso del VI secolo fecero la loro comparsa nei territori bizantini dei Balcani gli Slavi, i quali assimilarono completamente le popolazioni preesistenti. Questa forza si and affievolendo a causa della divisione tra Slavi occidentali, orientali e meridionali, le cui differenze economiche, sociali e giuridiche diventarono sempre pi profonde. Furono gli Slavi meridionali ad insediarsi nei territori bizantini dei Balcani e la loro pressione, a cui si aggiunse quella degli Avari, culmin nellassedio di Tessalonica e Costantinopoli. Fu solo sul finire del VII secolo che i Bizantini tentarono di recuperare le loro posizioni, alternando terribili massacri, pressioni diplomatiche e intelligenti progetti di acculturazione ed evangelizzazione. Nonostante queste pressioni esterne e i contrasti religiosi e sociali interni, la sopravvivenza di Bisanzio fu resa possibile da una profonda riorganizzazione delle strutture dellimpero ad opera dellimperatore Maurizio. Le province occidentali (Italia e Africa) furono messe in grado di 3

provvedere con milizie locali alla propria difesa, sotto il comando di governatori militari. Tuttavia luccisione di Maurizio rese impossibile il progetto e anzi inaugur un periodo di lotte tra esponenti del governo attuale e precedente, rendendo limpero debole di fronte ai tradizionali nemici, i Persiani, che riuscirono ad invadere le province orientali. Il nuovo imperatore Eraclio, grazie al massiccio appoggio dellapparato ecclesiastico, riusc a mobilitare tutte le energie dellimpero per sconfiggere definitivamente i suoi nemici Persiani, apportando un duro attacco nel cuore stesso del loro impero e imponendo un trattato di pace che prevedesse la restituzione di tutti i territori occupati e il pagamento di unindennit di guerra. Appena terminata la guerra contro i Persiani, limperatore dovette fronteggiare lassedio di Costantinopoli da parte degli Avari e degli Slavi(come gi accennato prima) che furono ricacciati indietro con facilit. Risolti i problemi esterni, Eraclio si volse verso i problemi interni a carattere religioso, dovuti alleterna contrapposizione dei Monofisiti. Nel tentativo di accontentare tutte le parti si concluse per una nuova dottrina, che accettava la presenza in Cristo di due nature, umana e divina, unite da una sola volont. Questa dottrina ebbe inizialmente buona accoglienza, ma successivamente nacque un conflitto tra papato e impero, e non ebbe i risultati sperati in Oriente, dove fu respinta riaccendendo le lotte interne. Lotte e diminuirono la capacit di resistenza dellimpero verso i nuovi nemici, gli Arabi, che invasero ben presto i territori dellimpero, fin quando i monofisiti, sperando in una maggiore tolleranza religiosa islamica, non aprirono loro le porte di Alessandria. Era il 648. Anche se gli Arabi non riuscirono a venire a capo della dura resistenza bizantina, alla fine del VII secolo limpero era ormai ridotto a circa un terzo del territorio avuto al tempo di Giustiniano. 6-LITALIA LONGOBARDA E BIZANTINA I Longobardi (popolo di origine scandinava) giunsero in Italia attraverso il Friuli, conquistando lItalia settentrionale e centro-meriodionale. Avevano ancora un organizzazione di tipo militare, con un capo eletto dallaristocrazia nei momenti di necessit, limitato dallordinamento tribale del popolo. Non avevano mai avuto contatti con il mondo romano, quindi si imposero in Italia come una dominazione straniera politica e militare. La popolazione romana infatti non fu resa schiava, ma privata della capacit politica, e non esistette altra forma di ascesa sociale se non linserimento nella societ e tradizione dei dominatori. I Longobardi, da poco convertiti al cristianesimo ariano, non ebbero inoltre riguardi per la chiesa cattolica. Con la trasformazione in proprietari terrieri e la necessit di difendere i beni acquisiti da un possibile ritorno offensivo dei Bizantini, i Longobardi furono indotti a darsi un ordinamento politico pi stabile ed evoluto, su modello romano. Prima cosa fu rafforzare il ruolo del re, che si fece cedere dai duchi met delle loro terre per procurare alla monarchia i mezzi necessari al suo funzionamento, mentre papa Gregorio Magno oper in Italia un opera instancabile di conversione dei Longobardi, anche se ladesione della famiglia reale al Cattolicesimo non ottenne ladesione sperata. I duchi infatti, erano tenacemente legati alle loro tradizioni nazionali. Lo schieramento nazionalista e filo-cattolico si fronteggiarono ancora per tutto il VII secolo e il risultato fu che sul trono si alternarono re cattolici e re ariani. Solo con la salita al potere del re Liutprando(il pi grande re Longobardo) pu considerarsi definitiva la conversione dei Longobardi al cattolicesimo e il superamento della divisione etnica tra Romani e Longobardi. Forte di questa coesione interna, egli pens che fosse il momento di completare la conquista dellItalia, ma giunto alle porte di Roma, il papa riusc a convincerlo a rinunciare e a restituire i territori appena conquistati. Nel rinunciare al castello di Sutri Liutprando lo don alla chiesa romana, episodio che verr ricordato nella storia come riconoscimento della sovranit del papa su Roma e il territorio circostante. Linvasione longobarda segn una rottura con il passato anche nei territori ancora sotto il dominio bizantino; nonostante lorganizzazione sociale fosse rimasta tradizionale, il ceto dominate si andava avvicinando sempre di pi alle condizioni dellaristocrazia longobarda. Allorigine del cambiamento vi il problema vitale della difesa, che port allunificazione dei poteri civili e 4

militari nelle mani delle sole autorit militari. I proprietari terrieri furono inquadrati nellesercito, con obblighi corrispondenti alla loro base economica e al prestigio sociale. Inoltre la chiesa disponeva di immensi patrimoni terrieri la cui gestione era affidata con un contratto a lungo termine e rapporti di tipo clientelare con esponenti dellapparato politico, militare e le famiglie pi in vista. Ma fu a Roma che si ebbero sviluppi sociali e politici clamorosi, che portarono alla fine della dominazione bizantina e allinizio del dominio pontificio, grazie allabilit dei pontefici di legare a se laristocrazia e la burocrazia mediante la concessione di parti del vasto patrimonio di San Pietro. 7-GLI ARABI Come gi accennato, gli Arabi avevano apportato un duro colpo allimpero bizantino, che aveva visto ridotto fortemente il suo raggio dazione; inoltre, avendo lasciato un vuoto politico nel Mediterraneo centro-occidentale, la Chiesa di Roma e il regno dei Franchi ebbero maggiore libert per dare vita a quel progetto di nuova sistemazione politica dellOccidente, incentrato sulla collaborazione tra potere politico e papato. La penisola arabica, situata tra lAfrica e lAsia, si presentava come un grande tavolato desertico con rilievi lungo le coste che, arrestando i venti, contribuivano a rendere il clima molto caldo e secco. LArabia meridionale, favorita dalle piogge monsoniche, era popolata da stirpi di lingua diversa e con un alto livello di civilt, ma la grande maggioranza della popolazione si trovava nella parte centro-settentrionale, abitata da trib di beduini che praticavano lallevamento, ed erano comandate da un capo elettivo. Tuttavia, essendo la penisola luogo privilegiato per il transito delle merci provenienti da India o Africa, dirette verso il Mediterraneo, vi fu un notevole sviluppo di alcune citt, tra cui la Mecca, che divenne uno dei maggiori centri dellArabia. Con lavvento del messaggio religioso di Maometto e delle nascita dellIslam, la configurazione di quel mondo mut radicalmente, superando il carattere tribale e organizzandosi intorno ad una autorit centrale(Maometto), che era temporale e religiosa insieme. Alla sua morte, insorsero subito contrasti tra i seguaci per la designazione del successore, il califfo; che si cerc di risolvere attraverso lelezione di membri del ristretto gruppo dei parenti e dei primi compagni del profeta. Questo non risolse per il problema, e gli atti di violenza per lo scontento continuarono fino a culminare in una vera e propria rottura con lascesa al califfato di Al,genero di Maometto, il quale, deposto dopo una sentenza che lo vedeva colpevole di omicidio, si mantenne in armi con i suoi seguaci(detti sciiti) contrapposto alla maggioranza dei mussulmani ortodossi(detti sunniti). Queste lotte per la successione al Profeta non avevano per frenato lo slancio espansionistico della comunit mussulmana, ma anzi, lo avevano esaltato, servendo i successi esterni a coprire i disagi interni. Il risultato fu che in poco pi di venti anni limpero Persiano fu spazzato via e quello bizantino privato dellAfrica e della Siria. Allorigine di queste conquiste per, vi fu soprattutto la debolezza di bizantini e persiani, tradizionali nemici, indebolitisi a vicenda. Il governo di territori cos vasti rese bel presto evidenti le inadeguatezze degli ordinamenti sociali, e necessit di un nuovo apparato amministrativo, ereditato dalle precedenti dominazioni bizantine e persiane: a capo di ogni provincia fu messo un governatore, assistito da un corpo di guardie, da un giudice, e da un responsabile dellapparato finanziario. Questo nuovo ordinamento, che si tent di rendere uniforme in tutto il territorio, comport inevitabilmente il rafforzamento del ruolo del califfo, che per dare stabilit al suo ruolo, introdusse lereditariet del potere. La capitale venne trasferita a Damasco, in Siria. Riprese ben presto la spinta espansionistica che port gli arabi alle porte di Costantinopoli che, tuttavia, resistette; non resistettero invece le isole di Cipro, Creta e Rodi e la Spagna, conquistata in soli cinque anni, e grazie alle quali gli arabi diventarono padroni incontrastati del mediterraneo. Per completare il quadro dellespansione islamica, conquistarono la Sicilia, che sotto il dominio arabo, 5

conobbe un periodo di floridezza e benessere, e la ricchezza di sorgenti della regione consent lo sviluppo di quella che pu essere considerata lagricoltura pi avanzata del tempo. La situazione precipit quando gli Abbassidi presero il potere con una insurrezione armata, promossa dagli sciiti e spostarono il baricentro dellimpero dalla Siria allIraq, con nuova capitale Baghdad. Il modello del nuovo stato furono le monarchie orientali, e il califfo divenne rappresentante di Dio sulla terra. La cultura araba crebbe in campi nuovi, quali medicina, filosofia, fisica, astronomia, matematica, geografia, e vi fu una piena fioritura anche degli studi letterari e giuridici. Sul piano economico il maggiore settore produttivo restava lagricoltura che venne potenziata grazie al perfezionamento dei sistemi di irrigazione e lintroduzione di nuove colture. Vennero fondate nuove citt, sedi di attivit produttive, commerciali e intellettuali. Ben presto un ruolo egemone sul piano economico acquisirono i negozianti e i commercianti, vera e propria borghesia mercantile. Elementi di debolezza avrebbero per di l a poco minato la stabilit del mondo arabo: la ricchezza e la concentrazione delle terre in mano a pochi funzionari, militari e borghesi, aveva creato squilibri sociali enormi; lo sviluppo delle citt era avvenuto a scapito delle campagne; insorsero fortissime spinte autonomistiche con alla base motivazioni etniche e religiose, vi furono rivalit allinterno della dinastia regnate. La grandezza dellimpero arabo croll definitivamente quando Baghdad fu messa a ferro e fuoco dalle orde mongole. 8-LA SOCIETA DELLALTO MEDIOEVO LOccidente cristiano conosce tra il VI e lVIII secolo una grave decadenza e un processo involutivo, che investir tutti i settori della societ. Ovunque le citt scompaiono o vedono ridotta la loro estensione; scompaiono inoltre anche quella fitta rete di villaggi, disseminati nei pressi delle vie di maggiore traffico. Parallelamente si assisteva ad una dilatazione delle foreste, dove si praticava la libera caccia, il pascolo degli animali, si raccoglievano i frutti spontanei e la legna, ma il bosco assunse per le popolazioni medioevali unimportanza che andava al di l dellambito economico e materiale, costituendo lo sfondo pi frequente per la narrativa popolare e i racconti a carattere agiografico. Allorigine di un cos grande cambiamento cera lo spopolamento delle citt e delle campagne: guerre, devastazioni(operate soprattutto dai Longobardi), epidemie provocarono vuoti nella popolazione. Con le citt scomparse o ridotte si allentarono anche i flussi di scambio tra citt e campagna, che comunque era soggetta ad un livello assai basso di produttivit, dovuto al carattere rudimentale degli attrezzi e delle conoscenze tecniche. La scarsa disponibilit di denaro dei contadini non permetteva loro di dotarsi di attrezzi meno rudimentali e di animali, e port anche ad una tendenza allautoconsumo per la quale il contadino produceva da se anche gli utensili da lavoro, fatto che danneggi molto lartigianato cittadino. Lunico modo per far produrre la terra era coltivandola con la rotazione biennale(tecnica per cui ogni anno una parte della terra coltivata e laltra a riposo) che contribuiva per a tenere basso il reddito essendo coltivata solo met della terra. In questa condizione di decadenza la vera ricchezza non era pi possedere bene, quanto uomini, di qui la tendenza ad accasare parte degli schiavi e a dotarli di un pezzo di terra e di una casa. Al padrone erano tenuti a corrispondere una parte del raccolto e un certo numero di giornate lavorative(courvees) oltre a prestazioni di natura(polli, uova, oggetti di artigianato). Concessioni di terre erano fatte anche a coltivatori liberi, ma privi di terra, ai quali si chiedeva una quota minore di raccolto e un numero non alto di giornate lavorative. Ai signori si rivolgevano anche i piccoli proprietari terrieri, i quali in cambio di protezione erano disposti a rinunciare alla loro terra, che veniva loro affittata in cambio di un canone. Il signore possedeva quindi terra date in concessione a coloni liberi, dette massaricio, e terre genstite direttamente dal proprietario grazie ad amministratori di fiducia, dette riserva patronale; una terza parte era data dai boschi, dai prati, dagli stagni e dalle terre incolte sulle quali i coloni 6

avevano diritti duso; le tre parti insieme formavano la curtis. Le dimensioni della curtis erano in continuo mutamento, soprattutto quelle degli enti ecclesiastici, in seguito a donazioni e divisioni ereditarie. La curtis mirava a produrre tutto al proprio interno, alcune di esse, sorgendo in zone ricche di giacimenti ferrosi o salgemma erano attrezzale alla loro estrazione e lavorazione, ma se era possibile vendere al mercato le eccedenze per acquistare utensili non esitava a farlo. Nonostante il suo attuale impoverimento lEuropa era pur sempre in grado di esportare qualcosa in Oriente, come legno, metalli, pelli, schiavi e non tutto lOccidente era economicamente depresso: in Italia meridionale, collegata direttamente con lOriente bizantino e arabo i commerci non conobbero interruzione e contemporaneamente cresceva la potenza di Venezia, la cui flotta commerciale aveva raggiunto dimensioni di rilievo. 9-LIMPERO CAROLINGIO Il regno dei Franchi conobbe, dopo la morte di Clodoveo, un progressivo indebolimento del potere regio e lemergere di quattro organismi politici, la Neustria, lAquitania, lAustrasia e la Borgogna, in concorrenza tra loro. Nel corso del VII secolo la lotta per legemonia si venne restringendo allAustrasia e alla Neustria(a cui si era unita la Borgogna). Protagonisti di queste lotte non erano i sovrani, bens i loro maetri di palazzo, effettivi detentori del potere; e nel corso della seconda met del VII secolo si imposero definitivamente quelli dellAustrasia con Pipino II, che fu arbitro assoluto del potere sui tre organismi, mentre lAquitania si veniva configurando come una realt indipendente allantico regno dei Franchi. Degno successore di Pipino II fu Carlo Martello che estese subito il proprio potere anche a quelle regioni in cui fino ad allora il dominio franco non si era imposto in maniera definitiva. Pass infine ad occuparsi dellAquitania, sotto lincalzare del pericolo arabo. La vittoria che riport su di loro non valse a ricacciarli indietro, ma gli confer comunque prestigio. Questo gli consenti,dopo la scomparsa senza eredi del re merovingio, di comportarsi come un re a tutti gli effetti, tanto che divise il regno tra i suoi due figli, Carlomanno e Pipino il Breve. I due fratelli non furono per in grado di proseguire sulla strada paterna, per cui per venire a capo dellopposizione da parte dellaristocrazia, ripristinarono la monarchia merovingia elevando al trono un re fantasma. Quando Carlomanno abdic lasci campo libero al fratello Pipino, che di l a poco, volendo dare sanzione formale al suo potere, si fece acclamare re da una assemblea di grandi, facendosi poi ungere con lolio santo da Bonifacio e altri vescovi. In questo modo lapprovazione pontificia e lunzione davano al suo potere un fondamento sacro, facendolo discendere direttamente da Dio e ponendo le premesse per la nascita della monarchia di diritto divino. Anche i franchi, come tutte le popolazioni germaniche, erano stati per definizione popoli in armi, con lattitudine guerriera. I sovrani e gli esponenti della nobilt avevano infatti continuato a mantenere intorno a se un seguito armato pi o meno grande; ma con la fine delle guerre di conquista e non potendo quindi ripagarli con i frutti di razzie e scorrerie, non restava che accasarli mediante la concessione di terre. In cambio essi si impegnavano, mediante un giuramento, a prestare servizio militare in caso di bisogno. Per indicare questa ricompensa in cambio del servizio si inizi ad utilizzare la parola feudo. Allinterno dellesercito venne quindi acquistando un ruolo preminente il nucleo vassallatico, che operava sotto il comando del rispettivo capo. Di seguiti armati i Pipinidi disponevano con maggiore larghezza rispetto ad altre famiglie, avendo grossi possedimenti fondiari in Austrasia. Lovvia opposizione dei vescovi fu facilmente aggirata offrendo loro un servizio armato da prestare in difesa della cristianit, minacciata dagli arabi. Con questa forte macchina da guerra Pipino il Breve diede inizio ad una nuova fase di espansione in Europa; a farne le spese per primi furono i Longobardi: il re longobardo Astolfo, arriv a minacciare Roma tanto che il pontefice si rec in Francia dove confer al re il titolo di protettore della Chiesa romana e lo esort ad intervenire in Italia contro Astolfo. La spedizione militare di Pipino in Italia mostr la chiara diversit di potenziale bellico tra i due regni: lesercito longobardo, 7

formato da uomini liberi, costretti alle armi dal re, fu travolto dalle schiere franche. A seguito della vittoria, Pipino si accontent di cedere al papa Ravenna e altri territori sottratti ai Bizantini. Bast per che egli lasciasse lItalia perch Astolfo riprendesse gli attacchi a Roma, tanto che Pipino fu costretto ad una nuova spedizione e questa volta lo sconfisse definitivamente imponendogli la cessione immediata alla Chiesa dei territori della costa romagnola. Il nuovo re longobardo Desiderio, mostr invece propositi meno bellicosi nonch la volont di intrattenere rapporti di amicizia con i Franchi, rapporti sanciti anche dal matrimonio dei figli di Pipino con le figlie di Desiderio. Dopo la morte del fratello, rimasto unico sovrano Carlo(detto poi Magno) ripudi subito la moglie longobarda e scacci la vedova del fratello con i figli che si rifugiarono presso re Desiderio. Questi mosse improvvisamente un attacco ai territori da poco consegnati al pontefice e alla stessa Roma. Il papa chiese lintervento di Carlo che sconfisse Desiderio portandolo con se in Francia. Nel 774 cinse a Pavia la corona di re dei longobardi, mentre la maggior parte dei duchi ed esponenti dellaristocrazia longobarda si sottomisero al vincitore per conservare i propri patrimoni fondiari e la possibilit di mantenere in piedi lapparato amministrativo e le leggi preesistenti. Un tentativo di sollevazione dei duchi, costrinse per Carlo a immettere nella penisola conti e vassalli franchi, che assicurarono al sovrano un pieno controllo del territorio. Con larrivo in Italia dei franchi arrivarono anche i rapporti vassallatico-beneficiari, conoscendo subito unampia diffusione. Gli anni successivi la conquista del regno longobardo videro Carlo impegnato in una serie incessante di guerre: condusse un corpo di spedizione oltre i Pirenei con lobbiettivo di mettere fine una volta per tutte alla minaccia dei mussulmani(o saraceni) in Spagna, ma fu costretto a ritirarsi per far fronte alla rivolta dei Sassoni; durante la ritirata cadde in una imboscata dei Baschi e persero la vita molti suoi guerrieri. Solo nell800 riusc a dare inizio ad una nuova campagna, che procedette lentamente e con difficolt, ma port alla conquista di un nuovo distretto, la Marcha Hispanica, con capitale Barcellona. Nel tempo intercorso tra la prima e la seconda spedizione in Spagna, Carlo fu impegnato su altri due fronti: a nord ci mise trentanni per venire a capo della resistenza dei Sassoni i quali prima ancora del dominio franco, rifiutavano in Cristianesimo; difficolt comport poi il controllo della Frisia e della Baviera, anchesse incorporate poi nei regno di Carlo. Con queste ultime conquiste il suo potere si estendeva su un territorio vastissimo, comprendente quasi tutta lEuropa centrale. Quando papa Leone III fu imprigionato dalla nobilt romana che lo accusava di spergiuro e adulterio, implor laiuto di Carlo, il quale lo liber e lo fece scortare fino a Roma dove fu convocata una grande assemblea davanti alla quale il papa giur la sua innocenza venne cos riabilitato. Due giorni dopo nella chiesa di san Pietro, durante la celebrazione del Natale, il papa incoron Carlo Magno imperatore. Con latto di incoronazione, il papa riaffermava inoltre la supremazia religiosa della Chiesa di Roma, unica in grado di dare legittimit e funzione sacrale ad un potere. A Carlo spettava cos la difesa della cristianit occidentale nonch la protezione e il controllo dellapparato ecclesiastico. In ambito di ordinamento pubblico, Carlo mir alla creazione di distretti a capo dei quali pose un proprio funzionario con il titolo di conte e con il compito di provvedere alla difesa e allamministrazione della giustizia; nelle zone di frontiera dove era necessaria una maggiore protezione, i distretti erano affidati invece a un marchese. Grandi distretti erano infine i ducati. Nelle mani di questi funzionari pubblici venivano quindi a concentrarsi vasti patrimoni di terre, quindi un secondo problema fu quello di mantenerne il controllo, insediando nei territori dei vassi dominaci, fedeli diretti del re. Inoltre si fece un sempre pi largo uso dellimmunit: nei territori immuni non potevano entrare funzionari pubblici, ma i poteri erano demandati allimmunista, titolare di una concessione; queste terre, sottratte allautorit del conte, ne riducevano ovviamente lautorit. Inoltre la stretta compenetrazione tra stato e chiesa andava al di l dellambito ideologico; agli ecclesiastici si conferivano incarichi di natura politica e il compito di limitare il potere dei conti, procedendo con loro nella designazione di chi doveva provvedere al mantenimento dellordine pubblico dei territori 8

immuni. Lamministrazione dellimpero era nelle mani di tre ufficiali, stretti consiglieri dellimperatore: larcicappellano, che si occupava di affari ecclesiastici; il cancelliere, capo del personale addetto alla redazione di testi legislativi e i conti palatini, responsabili dellamministrazione della giustizia. Carlo Magno tent di dare inoltre omogeneit allimpero attraverso una intensa attivit legislativa. Si tenevano infatti due importanti assemblee dette placiti, una a porte chiuse dove partecipavano i principali consiglieri, e un'altra con la partecipazione anche dei funzionari minori e dei vassalli regi. Materie di discussione erano diritto pubblico, organizzazione ecclesiastica, lintegrazione delle leggi nazionali dei popoli dellimpero, intervenendo nel diritto penale e privato. Carlo Magno diede vita ad una grandiosa opera di restaurazione ecclesiastica, tramite la riforma delle Chiese e dei monasteri, che estese a tutto limpero. Le Chiese si articolavano in province, diocesi e pievi, le prime erano rette da arcivescovi e comprendevano al loro interno un numero pi o meno grande di diocesi, che a loro volta erano divise in pievi, grandi circoscrizioni parrocchiali. Per quanto riguarda i monasteri impose a tutti le regole Benedettine. Per attuare questo vasto progetto fu necessario elevare il livello culturale di monaci e chierici; furono perci istituite scuole presso le chiese e i monasteri. 10- LA CRISI DELLORDINAMENTO CAROLINGIO Il problema pi grave si rilev quello della successione, per la quale il sovrano mostr di volersi attenere alla tradizione franca: divise il regno i suoi tre figli. Ad eliminare ogni incertezza intervenne per la morte prematura di due dei tre fratelli, per cui lultimo figlio, Ludovico, raccolse lintera eredit paterna. Egli era pi portato ad accentuare il carattere sacro del potere imperiale, uno dei suoi primi provvediti fu pertanto quello che risolveva il problema della successione, proclamando indivisibile limpero che veniva destinato al primogenito Lotario, mentre gli altri due figli Pipino e Ludovico(detto il Germanico) assegnava territori periferici. Lotario oper in maniera energica emanando la Constitutio romana, con la quale si stabiliva che il papa avrebbe dovuto prestare giuramento di fedelt allimperatore prima di essere consacrato. Limperatore Ludovico, per, debole di carattere non riusc a tenere a bada i figli minori, intorno ai quali si veniva coagulando linteresse di famiglie aristocratiche. Ne nacquero tensioni che videro alla fine lo stesso Lotario ribellarsi al padre insieme ai fratelli. Per difendersi limperatore non trov altro modo che allargare la schiera dei suoi vassalli, impoverendo cos il patrimonio del fisco, principale fonte di reddito della monarchia. Proprio in questo momento di crisi, la Chiesa annunci un nuovo principio che affermava che se limperatore non fosse stato in grado di assolvere ai suoi compiti spettava alla chiesa intervenire(in questo modo si ponevano le premesse per lintervento della chiesa nella sfera politica). Alla morte dellimperatore si giunse allo scontro tra Lotario e i fratelli, risultando questi ultimi vincitori. I fratelli stipularono poi un patto solenne promettendosi aiuto reciproco e costrinsero Lotario ad accettare il trattato di Verdun, con il quale si sanc definitivamente la divisione dellimpero in parte orientale, occidentale e centrale. Lotario avrebbe conservato il titolo imperiale, ma in realt, al di fuori dei suoi domini, non avrebbe avuto alcun potere. Allimperatore successe il figlio Ludovico II, che fu a lungo impegnato in Italia contro i Saraceni; alla sua morte Carlo il Calvo consegu la corona, ma la sua morte senza eredi permise al figlio di Ludovico il Germanico, Carlo il Grosso, di riunire nelle sue mani tutta leredit di Carlo Magno. Ma fu solo una restaurazione effimera perch limperatore non si dimostr in grado di fronteggiare le incursioni dei Normanni e fu costretto ad abdicare e limpero nuovamente diviso.(il regno verr attribuito da unassemblea di nobili a Berengario) L dissoluzione dellimpero invest anche lorganizzazione politica del mondo carolingio a tutti i livelli. Ormai assai debole era diventata la capacit delle monarchie di controllare i poteri locali. Strumento essenziale di dominio erano infatti la disponibilit di vassalli, e ormai si riducevano di numero quelli legati al re e perfino i conti nelle contee faticavano ad esercitare una reale egemonia sui centri minori di potere. Chiunque possedesse possedimenti fondiari e quindi di vassalli, 9

tenevano a ritagliarsi domini pi o meno ampi, pur essendo sprovvisti di una formale delega da parte della monarchia. Inoltre continua era la minaccia delle popolazioni seminomadi; una vasta area era ancora quella occupata dagli Slavi, in cui nel IX secolo fecero irruzione gli Ungari. Il loro stabilizzarsi in quelle terre non cambi le loro abitudini predatorie, tanto che continuarono a compiere incursioni in Europa. Davanti a loro le formazioni politiche nate dalla dissoluzione dellimpero carolingio si dimostrarono impotenti a garantire la difesa della popolazione. A farne le spese fuorono soprattutto monasteri, ricchi di oggetti preziosi, e centri abitati privi di adeguate difese. Fortunatamente a mettere fine alla loro scorrerie intervennero due fattori: la riorganizzazione del regno di Germania ad opera della dinastia di Sassonia, e la loro conversione al cristianesimo. Contemporaneamente lEuropa veniva aggredita anche da sud e da nord. Dopo la conquista della Sicilia i mussulmani continuarono gli attacchi allOccidente, sottoforma di razzie e incursioni. Inserendosi nelle lotte tra i vari poteri locali(come mercenari o come creatori di autonome dominazioni politiche) costituirono emirati a Bari e Taranto, facendone punti di partenza per incursioni in tutta Italia. Visto che la resistenza armata non ebbe esiti risolutivi, lunico modo per fermali era il versamento di pesanti tributi in denaro. Le regioni dEuropa risparmiate da Ungari e Saraceni furono invece invase dai Normanni o dai Vichinghi. Citt e monasteri isolati venivano assaliti e saccheggiati se non venivano versate somme in denaro; dovette versarle anche limperatore Carlo il Grosso per salvare Parigi. I sovrani dei regni, seppur tentarono di riorganizzare le difese, non riuscirono a mantenere il controllo della situazione data la grande mobilit di un nemico che colpiva di sorpresa e si ritirava. La situazione era cos difficile che spesso i signori fondiari prendevano liniziativa di fortificare le loro ville o costruire castelli anche senza lautorizzazione regia. La costruzione di castelli condizion fortemente lorganizzazione del territorio. Il signore chiamava a contribuirvi gli abitanti delle terre circostanti , considerando che anche loro se ne sarebbero serviti, imponendo turni di guardia e servizi di manutenzione. In questa maniera egli veniva a svolgere compiti di natura puramente politica e, trasformandosi ben presto anche nel loro giudice, attribuendosi compiti di natura giudiziaria. Nel moneto in cui si preoccup di far sorgere anche una chiesa per lassistenza religiosa allinterno del castello il territorio si configur definitivamente come un organismo politico completo. Il X secolo fu considerato secolo di ferro. Un signore radicato in un territorio aveva anche possedimenti aveva non di rado possedimenti minori in localit lontane. La tendenza che emerse fu quella di coordinare questi poteri riservando a se la difesa del territorio e lalta giustizia e riservando ai minori signori fondiari la bassa giustizia, cause civili. Non sempre si arriv in maniera pacifica ad accordi di questo genere, perci il risultato fu una guerra di tutti contro tutti, che giustifica la definizione del secolo. Anche le relazioni di vassallaggio subirono la crisi e vennero a snaturarsi completamente. Mentre prima lelemento pi importante era la fedelt al signore, che veniva poi ricompensata con il feudo, ora era il feudo lelemento decisivo e la fedelt era pi o meno grande a seconda dellentit del feudo, tanto che un cavaliere prestava omaggio anche a pi signori. Parallelamente alla crisi dellordine pubblico si ebbe anche quella dellordine ecclesiastico. Si vennero a diffondere usi, costumi e consuetudini che andavano contro i precetti della chiesa. I vescovi dedicavano pi tempo allesercizio dei loro poteri signorili, piuttosto che alla cura delle anime e concedevano in feudo ai loro vassalli le risorse delle chiese e le decime versate dai fedeli venivano usate per pagare servizi di natura militare. Inoltre non era meno diffusa la tendenza di imperatori e re di imporre i propri candidai alla guida delle diocesi come delle grandi abbazie. 11-LASITUAZIONE ITALIANA il quadro politico della penisola era assai frammentato sul piano giuridico-politico. LItalia settentrionale e buona parte di quella centrale formavano il Regno dItalia; Puglia, Basilicata e 10

Calabria e Campagna costiera erano inserite nellimpero bizantino. LItalia divenne quindi terra di incontro e scontro tra i due imperi, che rivendicavano entrambi il diritto alla sovranit sui territori Longobardi rimasti in meridione e, come abbiamo detto prima, queste lotte interne crearono le premesse per un inserimento dei Saraceni. Il fattore di maggiore complicazione del quadro politico italiano era, tuttavia, rappresentato dal papato, che esercitava in maniera incerta e discontinua la sua signoria su buona parte del Lazio, Umbria e Marche. Berengario fu iniziatore di una serie di re che si susseguirono in maniera rapida e avventurosa. Contro di lui si lev Guido, duca di Spoleto che lo sconfisse riusc a ottenere la corona di imperatore; ma Berengario si tenne pronto a rientrare in gioco, impegnandosi subito nella guerra contro gli Ungari invasori e contro i Saraceni che riusc a espellere dalla loro base alla foce del Garigliano. Ottenne cos dal papa la corona imperiale. La fortuna gli volt le spalle quando fu sconfitto da Rodolfo di Borgogna, facendolo uscire di scena. A Rodolfo si contrappose poi il marchese Ivrea Berengario, appoggiato dal re di Germania Ottone I di Sassonia, e lo sconfisse cingendo, una volta scomparso Lotario, la corona di re dItalia. La vedova di Lotario, perseguitata da Berengario, chiese aiuto al re di Germania, che scese prontamente in Italia, accolto dalla feudalit che gli fece atto di sottomissione insieme allo stesso Berengario che riusc cos a conservare il regno in qualit di vassallo. Quando Ottone si allontan dallItalia, per, ne approfitt per recuperare lindipendenza arrivando a minacciare i territori della Chiesa. La Chiesa richiam Ottone che, ritornato in Italia, fece prigioniero Berengario, cingendo sia la corona regia che quella imperiale. Ottone contribu in Germania, nonostante anchessa fosse divisa in ducati, alla formazione di uno spirito di identit nazionale tedesca, attraverso la consapevolezza delle varie stirpi germaniche di vivere allinterno di un regno comune. Il progetto che attu Ottone per ottenere un governo solido, fu quello di sostituire duchi e funzionari pubblici con membri della sua famiglia. Inoltre coinvolse i vescovi nel governo di citt e conte, facendone dei signori territoriali(vescovi e abati erano anchessi scelti tra le famiglie a lui strettamente legate); mentre lui esigette da loro un pari impegno in capo religioso per cui quei fenomeni di indisciplina e rilassatezza dei costumi apparivano in Germania molto meno gravi. Intanto il papato vedeva ridimensionato il suo ruolo allinterno della Cristianit, trovandosi in balia dellaristocrazia romana, che divenne arbitra delle elezioni papali, tutto ci mentre la citt appariva sempre pi immiserita e spopolata. Nel momento in cui Ottone rimase in Italia tent di risollevare le sorti del papato, assicurandosi per il futuro la correttezza dellelezione papale e attribuendosi il diritto di giudicare leletto prima della consacrazione. Successivamente volte la sua attenzione verso lItalia meridionale, tentando di imporvi la sua autorit: i principi Longobardi si riconobbero subito suoi vassalli, mentre non ebbe la stessa fortuna con i Bizantini. Ma con il nuovo imperatore bizantino Zimisce le trattative ripresero, e questultimo gli riconobbe il titolo imperiale acconsent le nozze tra Ottone II e sua figlia che avrebbe dovuto portare in dote i territori dellItalia meridionale. Quando Ottone I mor per, ricominciarono le resistenze dei duchi e la situazione Italiana sfugg di mano al nuovo imperatore; a Roma laristocrazia aveva ripreso a imperversare e i bizantini non mostravano pi di voler onorare i patti matrimoniali. Quando mor lasci il peso dellimpero al figlio Ottone III, che tent subito di dare un contenuto effettivo alla teoria del carattere universale dellimpero e del connubio tra regno e sacerdozio. Il primo atto di governo fu pertanto la nomina a pontefice di un suo parente e trasferendosi anchegli a Roma, per governare a stretto contatto con il pontefice. Il suo programma prevedeva inoltre la sottomissione di tutte le monarchie fino ad allora indipendenti. Ma tutti i suoi progetti si scontrarono con ostacoli insormontabili che venivano proprio dai suoi domini: in Germania cresceva lo scontento dellaristocrazia per la scarsa considerazione che limperatore sembrava avere dei problemi del paese; mentre in Italia i grandi feudatari, abituati ad essere indipendenti, non gradivano la presenza stabile dellimperatore e laristocrazia romana si vedeva privata della sua tradizionale influenza sul papato. Il risultato fu una sollevazione di feudatari italiani che costrinse Ottone III a lasciare la citt. 11

Gli successe il figlio Enrico II che lasci cadere tutti i propositi di potere universale del padre, concentrando i suoi sforza sulla Germania, alle prese con la pressione degli Slavi sulle frontiere e si preoccup in seconda sede di combattere la rilassatezza dei costumi del clero e dei monaci incoraggiando movimenti di riforma. Ebbe anche lui, come tutti gli imperatori tedeschi, difficolt a rendere effettivo il suo potere in Italia, a causa delle tendenze autonomistiche dei signori locali che riconoscevano solo formalmente lautorit regia e imperiale. Vi contribuiva il fatto che in Italia non ci fosse stata la formazione di grandi principati territoriali capaci di coordinare le forze signorili locali. Lo avevano impedito il protrarsi per pi di un secolo delle incursioni saracene e ungare, che avevano contribuito al proliferare dei castelli, e dallaltro la vitalit delle citt che mantenevano una orgogliosa coscienza di se. Le citt apparivano, infatti, avviate verso una ripresa economica e demografica, grazie allemergere di nuovi ceti legati allartigianato e al commercio, alla partecipazione del popolo alla gestione del potere, allemergere della coscienza cittadina e della consapevolezza di giocare un ruolo importante sul piano politico. 11- SPLENDORE E DECLINO DI BISANZIO Alla fine del VII secolo, limpero bizantino contava complessivamente un terzo del territorio del tempi di Eraclio. Per vero la met dellIX secolo ebbe la forza di risollevarsi, recuperando parte dei territori perduti. Questa forza da attribuire allo sforzo compiuto dalle varie dinastie per rinnovare lorganizzazione statale e metterla in grado di far fronte alle difficolt del momento. Miravano infatti a radicare nel territorio i soldati, rendendoli allo stesso tempo colonizzatori e proprietari delle terre che avevano il compito di difendere; erano esentati dalle tasse e ricevevano un piccolo stipendio. Parallelamente si favor anche la formazione di una piccola propriet di contadini liberi, principale base economica e finanziaria dello Stato, che non imped per che nelle citt costiere si sviluppassero attivit commerciali e produttive. LImpero bizantino venne inoltre ad acquisire un carattere di tipo orientale, superando il diritto romano e introducendo consuetudini di origine orientale, tra cui la sempre pi stretta compenetrazione tra vita civile e religiosa. Dalle province orientali dellimpero, pi soggette allinfluenza dellIslamismo e del Giudaismo, part un movimento contrario al culto delle icone che diede il via alla controversia iconoclasta. Il movimento assunse particolare rilevanza quando sul trono sal Leone III che, o perch convinto spiritualmente o per rafforzare lunit dello Stato, accolse le richieste che provenivano da quelle province, infliggendo cos un duro colpo ai monaci, troppo indipendenti dal potere imperiale e dotati di grande influenza sul popolo. Nonostante lopposizione del pontefice, con un decreto proib il culto di tutte le immagini. Con lavvento al trono di Constantino VI sembr per che si volesse rinunciare al proposito e infatti il Concilio Ecumenico di Nicea condann liconoclasmo come eresia. Il trionfo dellortodossia sulleresia venne non a caso a coincidere con lattenuarsi del pericolo arabo, a cui collegato una ripresa della grande propriet terriera. Nonostante le leggi in difesa degli stratioti e dei contadini liberi che costituivano il nerbo degli eserciti e degli apparati produttivi bizantini, non si riusc ad rallentare quel processo per cui i contadini impoveriti preferivano cedere le terre a un potente e mettersi sotto la sua protezione, come avveniva gi in Occidente. Tuttavia, grazie ad un apparato pubblico di gran lunga pi efficiente, non si ebbe quel totale trasferimento dei poteri nelle mani dei signori, che aveva caratterizzato le campagne europee. Potendo contare su questo efficiente apparato burocratico, limperatore aveva strumenti di direzione politica e di intervento nella vita sociale, sconosciuti ai sovrani dOccidente e la sua posizione si era venuta progressivamente rafforzando: limperatore era considerato rappresentante di Dio sulla terra, capo dellesercito e delamministrazione, garante della giustizia e della pace, nonch difensore della Chiesa e della vera fede.

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Limperatore decideva infatti in merito allelezione del patriarca e legiferava in materia di fede,tanto che ne risult un legame strettissimo tra Stato e Chiesa, molto pi stretto di quello che si cercava di realizzare in Occidente. A rafforzare la figura dellimperatore erano inoltre i successi sul piano militare, dovuti ad un potenziamento della marina militare, che portarono alla riconquista dellimportante centro strategico di Emessa, al recupero di Creta, del Libano, della Palestina e di buona parte della Siria. Vi erano tuttavia tensioni tra la Chiesa di Roma e quella di Costantinopoli, per via della dottrina della derivazione dello Spirito Santo non solo dal padre, ma anche dal Figlio, che non corrisponde a quella stabilita nel Concilio di Nicea(per il quale deriva solo dal Padre). A questo problema se ne aggiunsero altri nel corso degli anni, come il matrimonio dei preti e luso del pane lievitato nella celebrazione dellEucarestia. La situazione esplose a met del XI secolo, quando alla guida delle due chiese vennero a trovarsi prelati intransigenti, nemici di ogni compromesso, che port presto allo scisma. Sul piano economico le attivit produttive e commerciali, che avevano la loro sede nelle citt, apparivano in piena ripresa e la moneta bizantina era forte sul mercato internazionale. Costantinopoli era allora il pi importante centro commerciale del Mediterraneo. Proprio quando il prestigio di Bisanzio era al culmine, apparvero i segni di un rapido declino. Con la fine della dinastia macedone cominci un mezzo secolo di lotte per il potere tra lalta burocrazia e la nobilt da una parte e laristocrazia fondiaria dallaltra. A vittoria di questultima porto allabbandono di una politica a difesa della piccola propriet contadina, e allintroduzione di ampi privilegi per i signori, esentati dal pagare le tasse, cosa che ridusse fortemente le risorse finanziarie dello Stato. Tutto ci mentre aumentava la pressione sulle frontiere ed era necessario trovare i mezzi per arruolare truppe mercenarie, perch la rovina della piccola propriet aveva privato lo Stato dellapporto militare degli stratioti. A oriente premevano i Turchi, ma il pericolo maggiore erano i Normanni; dopo aver infatti espulso i bizantini dallItalia puntarono addirittura a Costantinopoli, limperatore chiese aiuto a Venezia, aiuto che gli venne dato in cambio di ampi privilegi in base ai quali i veneziani potevano commerciare liberamente in tutte le citt dellImpero, senza pagare dazi e tasse. Questo port ad uno progressiva svalutazione della moneta bizantina e ad un aumento della pressione fiscale, mentre i veneziani divennero arbitri della vita economica dellimpero risucchiandone le risorse finanziarie e, nel secolo seguente, assumendone diretto controllo. 12- PROGRESSI DELLEUROPA NEI SECOLI XI-XII Agli inizi del nuovo millennio, dopo il calo dei secoli precedenti seguiti da una stagnazione, era di nuovo in aumento e ci comport la nascita di nuovi villaggi. Le citt si ripopolano e diventano centri di scambio e attivit produttive. I prodotti agricoli trovano nel mercato cittadino uno sbocco molto pi consistente che nel passato. Ovunque era in atto un ampliamento delle terre messe a coltura attraverso opere di disboscamento e bonifica, risultato di un contratto tra proprietario terriero e coltivatore: il primo concedeva la terra per consentire di avviare lattivit produttiva, chiedendo in cambio il pagamento di un canone in natura a partire dal momento in cui la terra avrebbe cominciato a produrre. Un ruolo assai importante nellespansione dei territori coltivati ebbero anche i nuovi ordini monastici, conseguenza diretta del loro stile di vita e desiderosi di riscoprire lo spirito originario della regola benedettina.; intorno a questi nuovi monasteri sorsero inoltre villaggi di contadini. Tuttavia questi progressi nono sono da considerarsi generali, in molte zone i successi furono limitati e molti villaggi scomparvero quando la terra messa a coltura si rivelava poco produttiva. Il fenomeno interess anche aree fino ad allora quasi deserte, come le zone costiere dei Paesi Bassi, disseminate di paludi e acquitrini. Nellarco di due-tre secoli lintera zona fu bonificata e sulle aree recuperate si procedette a impiantare aziende agrarie e di allevamento. Un risultato del genere fu possibile grazie allintervento di conti e signori feudali. Nello stesso tempo in Spagna la messa a 13

coltura di nuove terre procedeva pari passo con la riconquista, da parte dei cristiani, dei territori occupati dagli Arabi. Ma fu la Germania che produsse il pi intenso slancio espansivo; i principi territoriali si diedero ad una poderosa spinta verso oriente, guidando coloni al di l delle frontiere, dove conquista, colonizzazione ed evangelizzazione forzata procedettero pari passo. Flussi migratori cos intensi ebbero notevoli ripercussioni sulle terre di origine degli emigrati, poich i signori si dovettero preoccupare di evitare la partenza dei loro contadini e si resero conto che lunico modo era quello di venire incontro alle loro esigenze di maggiore libert, tra cui il riconoscimento di usi e costumi locali e la possibilit di gestire la riscossione delle imposte e la polizia campestre. Furono introdotte anche nuove tecniche agrarie e colture; strumenti come laratro pesante in grado di smuovere terreni pesanti come erano quelli sottratti agli acquitrini e alle foreste, la sostituzione della bordatura con un collare rigido che permetteva allanimale di respirare liberamente, la ferratura dello zoccolo del cavallo, introduzione sempre pi ampia della rotazione triennale(una per la semina autunnale, una per la primaverile, e una a riposo), anche se in Europa meridionale si continu ad usare la rotazione biennale a causa delle primavere troppo brevi e asciutte. I progressi dellagricoltura valsero a creare le condizioni per la ripresa del commercio e dellartigianato nelle citt. Le popolazioni pi attive a riguardo erano quelle che si trovavano nei punti di incontro tra aree economiche diverse: i Veneziani, che mettevano in collegamento il mondo bizantino con lEuropa centrale; gli Amalfitani, che collegavano lItalia centro-meridionale con i mercati bizantini e arabi e gli Ebrei, unici ad avere un raggio di azione intercontinentale essendo intermediari tra due mondi lontani e diversi. Dopo il X secolo si vide quindi un ampliarsi dei mercanti di professione e la crescita di importanza delle fiere, che cominciarono a superare lambito locale. La fiera pi importante che collegava larea mediterranea con quella nordica, era la fiera di Champagne, in Francia; considerata il pi grande mercato internazionale del tempo che, favorendo lincontro di mercanti che parlavano lingue diverse e avevano usi e costumi diversi, contribu alla formazione di uno spirito europeo. Vennero inoltre ridefinendosi le rotte e gli oggetti di commercio che non erano pi solo articoli ricchi e di facile trasporto, ma merci di ogni tipo, tra qui genere alimentari per il rifornimento delle citt pi popolose; una merce importante erano inoltre gli schiavi, in genere negri, slavi, turchi, ma anche greci e spagnoli, richiesti soprattutto per i lavori domestici. I vari prodotti del commercio avevano zone di provenienza ben definite, la cui vocazione produttiva fin con lessere esaltata sempre di pi; si vennero cos delineando aree a specializzazione agricola, come la Borgogna, e aree a specializzazione manifatturiera e tessile, come le Fiandre. Vennero a ridefinirsi anche le posizioni di forza allinterno del mondo della mercatura: i pi attivi e intraprendenti restarono i Veneziani, seguiti dai Genovesi e, nel secolo seguente, dai Pisani. Furono introdotti miglioramenti tecnici che contribuirono a rendere pi sicuri i viaggi e convenienti dal punto di vista economico. Uno di questi fu linvestimento di capitali nella costruzione di navi pi sicure, grandi e manovrabili, seguito dallintroduzione della bussola, dei portolani(guide per naviganti compilate da uomini di mare che descrivevano le caratteristiche delle coste e dei porti), le carte nautiche, carri a due e quattro ruote per il commercio via terra e una rete viaria sempre pi fitta per abbreviare il viaggio. Lo sviluppo dei commerci richiese a un certo punto il superamento del sistema monetario creato da Carlo Magno e basato sulla libra dargento. Monete cos scadenti potevano andare bene per i piccoli traffici locali, ma non per quelli a carattere internazionale, per i quali si usavano abitualmente monete doro arabe o bizantine. Quando per anchesse cominciarono a prendere prestigio a causa del declino di Costantinopoli sia della riconquista cristiana della Spagna, i mercanti si dovettero porre il problema di dotarsi di una moneta stabile e capace di circolare ovunque. Liniziativa fu presa da Venezia, che coni il grosso dargento. Questo non valse per a risolvere il problema, perch rimanevano comunque monete dargento, mentre il volume di scambio richiedeva lusi delloro; tuttavia in occidente loro era scarso e i sovrani erano deboli economicamente a confronto con quelli bizantini e arabi. Solo agli inizi del XIII secolo si ebbero le condizioni per ribaltare la 14

situazione, quando nei mercati dellEuropa e del mediterraneo dominavano i mercanti delle citt italiane. Uno dei settori principali dellartigianato era il tessile(laniero in particolare), per la cui produzione si pu parlare di vera e propria industria, tuttavia non si ebbe mai la concertazione di un gran numero di lavoratori in un solo opificio, ma le numerose operazioni per raggiungere il ridotto finale comprendevano un buon numero di botteghe e lavoratori a domicilio. Altra attivit produttiva di rilievo era lestrazione e lavorazione dei metalli per la produzione di attrezzi di vario genere; Milano in particolare fu fiorente nella produzione di armi, rinomate in tutto il mondo. Un settore completamente nuovo fu invece quello della produzione della carta, l cui centro italiano principale fu Fabriano. Inoltre artigiani operavano molto anche in settori difficilmente distinguibili dallarte, come oreficerie, intarsio del marmo e dellavorio, vetro e ceramiche, i cui centri principali furono Venezia, Pisa e Firenze. Alla base di tutte queste attivit vi era la bottega dellartigiano, nella quale, accanto al titolare, lavorano i famigliari, collaboratori stabili e apprendisti che puntavano a diventare maestri. Diventare maestro significava non solo maggiore prospettiva di guadagno, ma anche inserirsi a pieno titolo nella struttura economica e sociale della citt, nonch partecipazione politica grazie allinfluenza sulle autorit delle associazioni di categoria, chiamate anche corporazioni di arti e mestieri. Esse provvedevano a tutelare gli interessi e i diritti dei propri membri, fornivano materie prime alle botteghe, fissavano salari e prezzi di vendita e controllavano qualit e quantit dei prodotti. Le citt furono una componente fondamentale della storia europea a partire dallXI secolo; mentre prima avevano una funzione poco rilevante se non marginale. Anzi nelle aree marginali dellantico impero romano le citt scomparvero del tutto, mentre in quelle che sopravvissero decisivo fu il ruolo del vescovo, la cui presenza nelle citt faceva si che esse continuassero ad essere un punto di riferimento delle popolazioni contadine dei dintorni. Le citt ora, invece, diventano fondamentali come centri di produzione e di scambi. NellItalia meridionale lo spazio commerciale bizantino e mussulmano si era andato ulteriormente dilatando e ad avvantaggiarsene di pi furono i maggiori centri costieri della Campagna e della Puglia. Le attivit manifatturiere vi erano in piena espansione e in crescita appaiono anche tutte le branche della produzione, dallindustria tessile a quella estrattiva, dalle manifatture artistiche alle costruzioni navali. Nonostante lo sviluppo dei commerci nelle citt meridionali si continu a perpetuare il predominio sociale e politico dellaristocrazia fondiaria, che riusc a imporre anche ai nuovi ceti i propri modelli culturali. NellItalia centro-settentrionale, invece, le citt marinare appaiono tutte proiettate verso il futuro. Innanzi tutto Venezia, si organizz ben presto in maniera sostanzialmente autonoma e la sua posizione di forza nel mediterraneo fu sancita dalla Bolla doro con la quale limperatore dava piena libert ai mercanti della citt di commerciare in tutte le citt dellimpero in cambio di aiuti miliari contro i Normanni. Ma mentre Venezia voleva far diventare il mare Adriatico sotto il suo controllo, spuntavano le mire di altre importanti citt marinare: Pisa e Genova. Queste due citt si unirono insieme con lobbiettivo comune di scacciare i Saraceni dal Tirreno; i Pisani li scacciarono dalla Sardegna, i genovesi puntarono i loro attacchi contro alcune citt islamiche della Spagna meridionale. In poco tempo genovesi, pisani e veneziani ottennero una posizione di preminenza assoluta. Il ruolo che nelle citt vecchie e nuove svolse il vescovo and ben presto molto al di l dellambito religioso e configurandosi come potere concorrente a quello dei funzionari pubblici, reso possibile dal fatto che il vescovo, in quanto eletto dal clero e dal popolo, era pur sempre espressione della citt. Con il ritorno della nobilt delle citt, dovuto alla migliore qualit della vita e alla presenza in citt di mercanti, uomini di legge e professionisti i quali fornivano lopportunit di nuovi rapporti economici e sociali, si vennero creando citt dinamiche e coscienti della propria forza, in grado di condizionare fortemente il governo del vescovo, per poi, successivamente, esautorarlo del tutto. La 15

rinascita urbana coinvolse anche Germania e Francia. I modi in cui avvenne furono due: o un signore feudale prendeva liniziativa e fondava un centro fortificato nei pressi di un luogo di mercato, o un gruppo di mercanti creava il proprio insediamento nei pressi di un castello, per riceverne protezione. Il borgo ben presto crebbe in estensione e in floridezza economica, fino a che una cinta muraria non inglob entrambi, sanzionando cos la nascita della nuova citt. In Germania, citt come Brena, Amburgo e tante altre della Germania settentrionale diedero vita ad una lega assai potente sul piano economico e militare, la lega Anseatica, per garantirsi il monopolio dei traffici nelle zone di loro interesse. Tuttavia le citt del medioevo occidentale non conobbero il fenomeno delle megalopoli; il massimo di estensione fu raggiunta agli inizi del trecento, quando citt come Milano, Firenze e Parigi avevano gi costruito una terza cerchia muraria; di minore densit erano invece le citt della Germania. La crescita del numero di abitanti delle citt fu reso possibile soprattutto dalla massiccia migrazione degli abitanti dalle campagne, spinti dal desiderio di sfruttare opportunit di lavoro fornite dalle nascenti industrie cittadine. Si veniva cos delineando una societ pi ricca e articolata, nella quale chi operava nel campo del commercio, del credito e delle manifatture svolgevano un ruolo di crescente importanza. La citt restava per divisa nei tre ordini sociali tradizionali: gli oratores, coloro che pregavano, i bellatores, coloro che difendevano il clero e la popolazione, e i laboratorse, i rustici che lavoravano la terra. nonostante giuristi e scrittori avessero preso coscienza della nuova classe dei borghesi, limmagine della societ rimase immutata nella sua rigida tripartizione, essendo strumento di difesa dellordine pubblico. Un elemento che accomuna tutte le citt europee fu la tendenza a dotarsi di una certa autonomia, intorno al XI e XII secolo, nei confronti dei principi e dei signori territoriali. Il movimento comunale nacque dalliniziativa dei cittadini che, sotto la guida di personaggi eminenti per ricchezza e prestigio, stipularono tra di loro giuramenti di pace e avviavano trattative con i signori per ottenere carte di comune, cio autorizzazioni a fare il comune, spesso sborsando ingenti somme di denaro o ricorrendo alla minaccia armata. A volte per liniziativa era nelle mani dei signori, i quali dopo aver promosso lo sviluppo del centro, concedevano la carta in cambio di denaro e del mantenimento di propri funzionari allinterno della citt. Anche nelle citt dellEuropa in cui lo sviluppo fu pi lento, i cittadini riuscirono comunque ad ottenere spazi di autonomia, attraverso lelezione di giudici e organismi amministrativi. 13-LA RIFORMA DELLA CHIESA Lordinamento ecclesiastico, privato del sostegno del potere politico perso in un groviglio di diritti signorili che non riusciva a disciplinare, non riusciva a funzionare a causa sia dellingerenza dei laici nelle nomine di papi, vescovi e abati, sia per il livello culturale e morale di prelati e chierici che trascuravano i loro compiti pastorali. A peggiorare questa situazione intervenne la diffusione della simonia, per cui si richiedevano somme di denaro in cambio del conseguimento di dignit ecclesiastiche. Ma mentre la crisi dellimpero dur ancora a lungo, il recupero delle funzionalit dellapparato ecclesiastico fu pi rapido ed efficace; probabilmente perch le manchevolezze della chiesa furono sentite come pi gravi e meno tollerabili da tutti i ceti della societ. Fu nei monasteri che si manifestarono i primigeni di rinnovamento; lesperienza che si mostr particolarmente feconda fu quella del monastero di Cluny dove abbiamo il primo esempio di ordine religioso. Mentre prima ogni monastero era dipendente dal suo abate e sotto la giurisdizione del vescovo, che non di rado usava i beni del monastero per il mantenimento dei suoi vassalli, ora i monasteri erano sotto la guida di un solo abate, quello di Cluny, che reggeva le comunit locali attraverso priori; rafforzato dallimmunit di cui fu ben presto dotata labbazia per sottrarla allingerenza dei funzionari pubblici. 16

Nelle occupazioni dei monaci vennero introdotte la lettura di salmi, solenni funzioni liturgiche, nuovi culti di santi, riti per i defunti, preghiere, distribuzione di pasti per i poveri, studio e attivit letteraria(il genere pi praticato fu lagiografia). Come reazione alla crisi delle istituzioni ecclesiastiche e politiche si diffuse leremitismo, che prevedeva la separazione totale dalla societ, di cui sorsero veri e propri ordini, come quello fondato da Romoaldo da Ravenna, da esso dipendevano vari monasteri, nei quali vivevano quei monaci, che non si sentivano forti abbastanza per affrontare i rigori della vita eremitica. Unaltra componente importante del movimento di riforma della chiesa fu costituita dalle comunit canonicati, dove ripristinare la vita comune del clero, prescrivendo la costruzione di appositi edifici in cui i chierici avrebbero dovuto vivere in comune. Ma le conseguenze furono che la vita in comune entr in crisi e i beni destinati al mantenimento della comunit canonicale furono divisi in quote assegnate ai chierici. Uninversione di tendenza si ebbe tra il X e lXI secolo nellambito delle cattedrali, dove il vescovo cominci ad affiancare ai suoi mille impegni politici e gestionali, una maggiore attenzione agli aspetti religiosi e pastorali; iniziando proprio dallo sforzo di ripristinare la vita comune, miglior rimedio contro il concubinato. Quelle che sembrarono iniziative isolate diventarono sempre pi numerose. Era tempo, infatti, che si tentasse di realizzare un coordinamento tra i vari filoni di riforme; questo coordinamento fu assicurato prima dal potere politico, poi dal papa stesso. Gli imperatori erano sempre stati fortemente interessati al corretto funzionamento dellordinamento ecclesiastico, perch vescovi, abati e rettori di chiese erano un prezioso sostegno al potere imperiale. Non sorprende quindi che gli imperatori si siano fatti interpreti e sostenitori per primi del rinnovo della Chiesa. Significati fu in particolare lopera dellimperatore Enrico III, che intraprese unopera di moralizzazione allinterno dellepiscopato e di sostegno ai monasteri, poich alcuni vescovi tenevano comportamenti non molto diversi da quelli dei feudatari laici. Volse poi la sua attenzione alla Chiesa di Roma, allora in profonda crisi, perch e rivalit tra le famiglie dellaristocrazia avevano portato allelezione contemporanea di ben tre papi. Limperatore li depose tutti e fece eleggere un suo candidato, che prese il nome di Clemente II; eman inoltre delle norme contro gli ecclesiastici colpevoli di simonia, che furono dichiarati decaduti. Intanto tra le schiere di intellettuali impegnati nellopera di riforma cominciava a diffondersi lidea che non era possibile unopera di rinnovamento senza limitare lingerenza dei laici e anche dellimperatore nella scelta dei papi, dei vescovi, degli abati e dei rettori. Fin cos che sempre pi esponenti del movimento si sentivano sempre meno solidali con limperatore, e, dallaltra parte, cresceva lostilit da parte di quei vescovi che non volevano adeguarsi alle nuove regole. Alla morte dellimperatore si cre una situazione di debolezza del potere imperiale, ma si evit per il momento lesplodere delle contraddizioni, consentendo al gruppo dei riformisti romani di trovare una buona strategia. Elaborare una strategia non era stata una cosa semplice per un gruppo gi diviso al suo interno in due posizioni: da una parte cera lo schieramento rigorista che propugnava una dipendenza della Chiesa dal potere regio e imperiale, nonch la condanna decisa dei vescovi simoniaci e lannullamento di tutti i loro atti; dallaltra parte cera chi riteneva impraticabili soluzioni di questo tipo, ritenendo i sacramenti validi indipendentemente dalla qualit morale di chi li amministra e che lannullamento avrebbe significato uno sconvolgimento della vita di troppe chiese, che si sarebbero trovate private dei loro rettori, inoltre sostenevano lunione inscindibile tra regno e sacerdozio. Intanto il papato si rafforzava politicamente e attuava una serie di interventi assai importanti in ambito disciplinare e organizzativo: riun un concilio di Laterano nel quale vennero modificate le procedure per lelezione papale, che venne riservata a un collegio di cardinali; fu rinnovato lobbligo al celibato, i vescovi simoniaci furono deposti, ma le ordinazioni fatte da loro fino a quel momento furono ritenute valide. Il nuovo imperatore Enrico IV si rese subito contro di quale effetto avrebbero avuto questi provvedimenti sul piano politico, privandolo del controllo delle abbazie e delle sedi vescovili e 17

avrebbe affrontato la questione in modo deciso. Nel frattempo saliva sul soglio pontificio Gregorio VII, luomo di punta dello schieramento riformatore. Dotato di una forte personalit e di unalta concezione della dignit papale, rivendic la suprema autorit del papa allinterno della Chiesa e nellambito della societ cristiana, attribuendosi la facolt di deporre non solo i vescovi ma anche lo stesso imperatore. Ne scatur una profonda spaccatura del movimento riformatore, dalla parte dellimperatore vennero a trovarsi i vescovi ostili alla riforma e gli ecclesiastici contrari alla concezione gregoriana del primato del papa; nacque una lunga lotta, detta lotta per le investiture e le due fazioni combatterono sia con le armi che con le campagne di stampa, di cui furono protagonisti gli scrittori schierati nei due fronti opposti. Enrico IV convoc a Worms nel 1076 unassemblea di nobili e ecclesiastci e con il consenso di tutti depose e fece scomunicare il pontefice. Per tutta risposta Gregorio VII scomunic i vescovi e limperatore. Enrico si rese subito conto della posizione pericolosa nella quale si trovava, poich il provvedimento papale dava legittimit allopposizione dellaristocrazia tedesca, che infatti gli impose di sottporsi al giudizio papale, convocando nel 1077 una dieta ad Augusta. Gregorio si mise in marcia per raggiungere la citt tedesca, fermandosi al castello di Canossa ospite della contessa Matilde, sua fedele alleata, aspettando l la scorta armata promessagli. Enrico ritenendo troppo umiliante per lui il giudizio davanti ad una pubblica assemblea, si present a Canossa per implorare lassoluzione dalla scomunica. Il papa rifiut di riceverlo, ma dopo gli concesse il perdono. Limperatore, una volta spezzato il fronte dei suoi oppositori, si volse nuovamente contro il papa che gli rinnov cos la scomunica. Enrico IV convoc allora due concili: il primo a Magonza, dove fece di nuovo deporre il papa, e il secondo a Bressanone dove fece eleggere papa Clemente III. Dopo di che scese in Italia, dirigendosi a Roma, dove dopo un lungo assedio la citt fu presa e qualche giorno dopo Clemente venne consacrato e incoron a sua volta Enrico imperatore. Dopo di ci niente fu pi come prima, limpero, messosi in contrasto con la Chiesa, era destinato a perdere la sua funzione religiosa e a cercare nuove legittimit sul piano giuridico. Quando sal sul soglio pontificio Urbano II, cerc subito collegamento con lepiscopato, rafforzandone lautorit allinterno delle diocesi e promuovendo la fondazione di canoniche che avrebbero dovuto aiutare i vescovi nellesercizio della cura delle anime. In breve tempo i vescovi della Germania e della Lombardia, da sempre schierati dalla parte dellimperatore, riconobbero lautorit del papa di Roma. Liniziativa ormai era tutta nelle mani del pontefice, che si attiv in particolare nel meridione, dove bisognava fronteggiare linfluenza della chiesa greca; mentre nel settentrione dovette incitare i suoi aderenti nello sforzo finale contro il partito filoimperiale. A Firenze ricevette anche gli ambasciatori greci, con i quali tratt della riunificazione delle due Chiese e, secondo la tradizione, ebbe da loro anche una richiesta di aiuto contro i Turchi. Da qui il papa deplor le lotte fratricide tra cristiani e promosse, invece, un pellegrinaggio in Terrasanta come mezzo di purificazione dai peccati e come occasione per recare aiuto alla chiesa orientale, minaccia dagli infedeli. Con il successore di Urbano II, Pasquale II, il papato sembr tornare sotto il controllo del partito rigorista di ispirazione gregoriana. Fu infatti rinnovato il decreto contro le investiture di chiese e monasteri fatte da laici, mentre cominciava a farsi strada la proposta che i vescovi avrebbero dovuto rinunciare ai beni e ai poteri ricevuti dallo Stato eliminando cos lintervento del potere politico nella loro nomina. Questa decisione sembr essere accolta sia dal papa che dallimperatore, i quali raggiunsero a Sutri un accordo in tal senso, ma lopposizione sia del seguito imperiale, sia degli ambienti ecclesiastici fu enorme. Stato e Chiesa erano infatti da sempre cos legati che non si riusciva a pensare uno stato privo dellappoggio dei vescovi e viceversa. Un concilio sconfess quindi Pasquale II, e successivamente Enrico V venne scomunicato. Nel giro di poco tempo tutto torn come prima.

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Da questi scontri e scomuniche ne usc rinforzata la posizione di chi appoggiava la possibilit di raggiungere un compromesso e finalmente nel 1122 fu possibile passare alla stipula del concordato di Worms con il quale si affermava il principio di non ingerenza del potere politico nellelezione del vescovi e degli abati, gli abati sarebbero stato eletti dalle comunit di monaci e i vescovi dal clero e dal popolo della diocesi. Lintervento dellimperatore sarebbe stato possibile in un secondo momento, durante linvestitura dei poteri temporali; tuttavia aveva il diritto di negare linvestitura delleletto se non fosse stato di suo gradimento. Il concordato di Worms fin per per essere stratificato dal Concilio lateranense del 1123, lassemblea alla quale parteciparono circa trecento vescovi e abati di tutto lOccidente, considerato il primo concilio ecumenico. Esso segn lavvio di un processo che port in tempi rapidissimi alla collocazione del papato al vertice della societ cristiana, mentre il potere politico non fu in grado di superare lo stato di disgregazione prodottosi del corso dellAlto Medioevo. La Chiesa di Roma una volta risolta la contesa con limpero, seppe invece riavviare una grandiosa opera di consolidamento in tutti i suoi campi. Strumento importantissimo per il governo pontificio fu listituto della legazione: rappresentanti(legati) inviati presso il sovrano o gli enti ecclesiastici; i loro poteri erano assai ampi, potevano decider in merito a controversie, consacrare o deporre vescovi, presiedere ai concili provinciali e in certi momenti assumendo tutti i poteri e configurandosi come governatori veri e propri. Attraverso loro il papato riusc nel corso del XII secolo ad attuare una forma assai avanzata di centralismo monarchico e ad ottenere una piena supremazia sia in ambito ecclesiastico che politico, trasformando la Santa sede in punto di riferimento di tutta la politica europea. 14-RINASCITA CULTURALE E NUOVE ESERIENZE RELIGIOSE Verso la met del secolo XI si ebbe una vivace rinascita culturale in Italia meridionale, da sempre in contatto diretto con il mondo greco e con quello arabo. NellItalia settentrionale, invece, era in atto, in quello steso periodo, la rinascita del diritto romano, sulla base dellintero Corpus iuris civilis di Giustiniano e Bologna era il maggior centro di studi in questo campo. Il paese in cui lattivit culturale appariva in piena ripresa in ogni campo era invece la Francia, soprattutto nel secolo seguente il fenomeno ebbe una forte accelerazione, per cui si parla di rinascita del secolo XII. Erano inoltre in piena fioritura ordini religiosi di nuova fondazione e fervidi centri di vita intellettuale furono le cattedrali, le quali avevano il vantaggio di essere pienamente inserite nelle citt. Il fenomeno fu particolarmente evidente nella Francia settentrionale, dove le scuole cattedrali divennero polo di attrazione per studenti provenienti dalla Germania, dallInghilterra e dallItalia. Queste scuole erano sotto il controllo dei vescovi, mancava per un vero e proprio programma di studio, n erano previsti esami finali e conferimento di titoli. Tutto questo avverr pi avanti con le universit. Le universit si presentarono allinizio come semplici associazioni di studenti e professori, ma ben presto mirarono ad ottenere il riconoscimento dellautorit civile ed ecclesiastica e la concessione di privilegi d carattere giuridico ed economico. Nello stesso tempo cercarono di fissare programmi di studio, compensi per i professori, le modalit degli esami e come conseguire la licenza di insegnamento. A Bologna luniversit nacque in ambito delle scuole laiche di diritto per iniziativa degli studenti. A Parigi le origini delluniversit sono invece da collegare con la scuola della cattedrale di Notre Dame; essa aveva tanti docenti e un cos grande prestigio da fare di Parigi la prima citt di insegnati che abbia avuto il mondo medievale. Qui liniziativa fu soprattutto dei maestri, con lobbiettivo di ridurre il potere del cancelliere arcivescovile, che interveniva anche in ambito dottrinale, stabilendo i libri da usare nellinsegnamento. Una filiazione di Parigi si pu considerare luniversit di Oxford, a cui segu Cambrige . 19

I pontefici, prima ancora dei sovrani, si resero conto dellimportanza delle nuove istituzioni ecclesiastiche e si adoperarono inserendosi nei contrasti tra universit e autorit cittadine e prendendole sotto la loro protezione. Ma il risultato fu tuttavia che le universit persero ben presto il loro tratto originario, trovandosi dipendenti e sottoporte ai pubblici poteri, dai quali proveniva lo stipendio dei maestri. Tuttavia le universit mantennero una loro autonomia organizzativa: linsegnamento era basato sulla lezione e sulla disputa; la prima consisteva nella lettura e nel commento di opere di autori fondamentali per la disciplina; per le seconde il maestro sceglieva un tema e dava lincarico agli assistenti di presentarlo e rispondere alle obiezioni, linsegnante dava poi una sintesi della discussione e presentava la sua tesi a riguardo. Dispute assai pi impegnative erano quelle organizzate due volte lanno alla presenza di tutti i membri della facolt e su qualsiasi argomento; qui il maestro e i suoi assistenti dovevano essere pronti a rispondere alle domande del pubblico. La nascita delle universit contribu a modificare radicalmente anche le condizioni in cui venivano prodotti i libri. Una commissione approvava infatti i testi ufficiali, da usare per linsegnamento, che venivano forniti agli stationarii riconosciuti dalluniversit; questi li utilizzavano sia per trarne le copie da destinare alla vendita sia per darli in prestito a chi volesse provvedere da solo a ricopiarli. La lingua dei testi universitari era il latino; i secoli XII-XII videro per la diffusione della cultura che andava molto pi in l degli ambienti universitari e che coinvolgeva nuovi ceti sociali. La stragrande maggioranza dei laici e anche molti esponenti del clero, non erano pi in grado di parlare il latino e le lingue volgari venivano parlate sia dal popolo sia dagli stessi dotti. Assistiamo anche alla diffusione di componimenti e di opere in lingua volgare, dapprima negli ambienti feudali francesi, dove emersero due lingue: dOc parlata a sud, e dOil parlata a Nord. In Italia il volgare acquist dignit letteraria solo nei primi decenni del Duecento, grazie soprattutto allattivit della Scuola poetica formatasi alla corte di Federico II e a quella immediatamente successiva dei poeti toscani. Inoltre sempre pi larga era la pratica della lettura e della scrittura, dovuta ad una precisa scelta delle autorit cittadine , che si preoccuparono di creare scuole aperte a tutti. Laumento del numero di coloro che sapevano leggere cre premesse per limmissione sul mercato di un nuovo tipo di produzione libraria dal costo pi basso. Il risultato fu che il sapere era ora pi largamente diffuso, e in questo senso possiamo parlare di laicizzazione della cultura, poich i laici erano diventati fruitori e produttori di letteratura, seppur ancora fortemente intrisa di valori religiosi. Si creavano anche i presupposti per un maggiore dinamismo dei laici anche sul piano religioso, che si manifest principalmente attraverso il proliferare di iniziative caritative, nate dalla necessit dei laici di ritagliarsi un proprio spazio organizzativo in ambito sia economico che religioso. Si trattava per di un fenomeno di massa, che non poteva appagare le ansie e il malessere di chi aspirava a un regime pi perfetto di vita spirituale e non trovava nella Chiesa dellet posgregoriana una qualche aderenza a quel modello della comunit cristiana delle origini. Tra il XII e il XIII secolo il dissenso si manifest tra spiriti semplici, non interessati alle sottili questioni teologiche, ma che muovevano unicamente da esigenze di carattere morale. Era cos che andavano crescendo in Germania e in Lombardia i seguaci di Valdo, ricco mercante di Lione, che rinunci a tutti beni per distribuirli trai poveri e le chiese. Essi cercarono disperatamente di ottenere lapprovazione delle autorit ecclesiastiche ma invano, e furono dichiarati eretici. Con la stessa decretale vennero condannati gli Umiliati e i Catari; questi ultimi avevano una loro dottrina e unorganizzazione ecclesiastica con vescovi, sacerdoti e particolari pratiche sacramentali. Nella lotta ai Catari la chiesa mobilit le autorit politiche bandendo una vera e propria crociata. Una delle esperienze pi singolari della spiritualit medievale furono tuttavia gli ordini mendicanti. Uno di questi nacque intorno alla figura di Francesco,figlio di un ricco mercante di Assisi, rinunci alle ricchezze per vivere in povert secondo linsegnamento di Cristo e predicare il Vangelo con lesempio. Ai suoi seguaci diede il nome di frati minori, in segno di umilt e gi questo nome creava una rottura con la situazione consolidata che vedeva gli ordini religiosi in possesso di beni fondiari e di poteri di natura signorile. Quindi uno stile di vita cos suscit subito la diffidenza da 20

darete delle gerarchie ecclesiatiche ; diffidenza che fu superata per la totale obbedienza che Francesco e dei suoi seguaci professarono nei confronti della Chiesa. Artefice di questa svolta fu Innocenza III che approv la regola di vita che Francesco aveva proposta ai suoi compagni. Intanto venne approvata anche unatra regola, quella dei frati predicatori (Domenicani). Anchessi avevano operato un rifiuto della ricchezza, ma rispetto ai francescani si caratterizzavano per la loro preparazione teologica e aveva scelto come principio la lotta contro gli eretici. Questo fece si che il papato impresse una svolta alla lotta contro gli eretici creando in ogni diocesi il tribunale dellinquisizione, direttamente dipendente da Roma e non a caso i giudici venivano scelti tra i domenicani. Ad essi ben presto si affiancarono per i francescani, i quali venivano cos ad assumere compiti certamente non conformi al tipo di testimonianza cristiana auspicata. Infatti nellordine erano emerse tensioni, poich il rapido sviluppo dellordine aveva comportato la stabilizzazione dei frati in edifici di tipo conventuale e ben presto anche allafflusso di donazioni in beni immobili. Nonostante questi contrasti per i frati minori seppero realizzare una presenza capillare in tutti gli ambienti sociali, fissando le loro sedi nei centri delle citt dove facevano da punto di riferimento per territori pi o meno ampi. Questo fece si che acquistassero ben presto un prestigio enorme. 15- LA NASCITA DELLA CAVALLERIA E I NUOVI RAPPORTI FEUDOVASSALLATICI il rinnovato dinamismo della societ europea, in piena crescita sul piano demografico ed economico, richiedeva condizioni di maggiore sicurezza per mercanti e contadini impegnati in grandi lavori di dissodamento. Per realizzarle, era necessario superare lo stato continuo di guerra. Una prima risposta fu data dalla Chiesa attraverso il movimento delle paci di Dio. Ne furono protagonisti i vescovi, i quali organizzarono grandi assemblee pubbliche di clero e popolo, per promuovere una mobilitazione collettiva a difesa dellordine pubblico, nonch delle categorie pi deboli. Contro i signori dei castelli e i loro eserciti armati, venivano mobilitati, insieme al popolo, anche i principi e i signori contrari alla violenza, i quali trovavano nelle iniziative vescovili anche unoccasione per tentare di riprendere il controllo dei loro indocili vassalli. Si cerc inoltre di garantire a tutti una maggiore sicurezza, proibendo qualsiasi attivit bellica in determinati giorni, quali la domenica, le festivit religiose e i giorni precedenti le festivit. Esse contribuirono da un lato a dare unulteriore legittimazione allopera dei principi e dei sovrani, impegnati nel difficile tentativo di coordinare gli organismi di potere esistenti allinterno dei loro territori, dallaltro a reprimere i disordini, prospettando al ceto inquieto dei guerrieri lideale del cavaliere al servizio dei deboli e delle fede cristiana. questo il periodo infatti in cui coloro che esercitavano una funzione militare o avevano poteri di comando a vario titolo, prendendo coscienza della loro particolare condizione giuridica, cominciarono a chiudersi in un ceto privilegiato, la nobilt, a cui si poteva accedere solo per volont del sovrano o di chi gi ne faceva parte. I nobili erano esentati dal pagamento delle tasse per le terre che possedevano, erano sottratti alla giustizia dei signori e potevano tramandare ereditariamente la loro condizione giuridica. A dare coesione a questo ceto contribuirono anche gli ecclesiastici i quali trasformarono linvestitura in un rituale religioso: il neocavaliere doveva sottoporsi a un bagno purificatore e passare una nottata in veglia in chiesa a pregare. Gli ideali cavallereschi e cortesi celebrati dagli scrittori e dai poeti non deve per farci dimenticare che nella realt lo stile di vita dei cavalieri restava fortemente intriso di violenza, finendo per lanciarli in qualsiasi impresa guerresca e vanificare cos le iniziative di pace dei vescovi. Il problema fu risolto in parte indirizzando i cavalieri verso lesterno della Cristianit, nella lotta contro gli infedeli. I vescovi, comunque, disciplinando queste forze, cercarono di sopperire alle carenze dellordinamento politico, che non era pi in grado di mantenere lordine nella societ.

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Nel corso del XII secolo si avvi una lenta ripresa anche sul piano politico e si tent di coordinare e disciplinare i vari poteri locali. Lo strumento sul quele si fece pi leva furono quei rapporti feudovassallatici che erano considerati la causa della frammentazione dello Stato. Alla ripresa contribuirono i giuristi che, sullonda della riscoperta del diritto romano, arrivarono a individuare nello Stato la fonte del diritto e di ogni potere, per cui lesercizio di qualsiasi funzione non era concepibile senza una formale delega da parte dellautorit sovranana. Il problema era una realt politica assai frantumata, che vedeva lesistenza di poteri privi ormai di ogni legittimazione e coordinamento. Furono i giuristi stessi a indicare una soluzione attraverso il feudo oblato, cio terre, fortezze o giurisdizioni che il proprietario donava a un signore per riaverle in feudo dopo aver prestato omaggio. Il vassallo si legava cos a un signore potente che gli chiedeva poco in cambio, tranne riconoscere in lui la fonte del suo potere, non schierarsi dalla parte die nemici e prestarli un servizio militare non gravoso, o una tassa sostitutiva. Il signore non acquisiva il dominio diretto dei territori riconosciuti come feudo del suo vassallo, ma affermava su di essi la sua superiore autorit. Nasce cos limmagine della piramide feudale che procede dal vertice verso il basso, fino a raggiungere attraverso valvassori e valvassini, i ceti rurali. 16- I COMUNI ITALIANI In Italia le comunit cittadine non erano formate solo da mercanti e artigiani, ma anche da esponenti della piccola e media nobilt. La situazione politica delle citt era per poco chiara: le funzioni pubbliche erano svolte dal vescovo, dal conte, dal capitolo cattedrale e dai grandi monasteri. Inoltre la comunit cittadina interveniva sempre e riusciva sempre a far sentire la propria voce alle autorit locali. Una quadro cos frammentato si rivel presto inadeguato a disciplinare le tensioni sociali e i contrasti familiari che sorgevano inevitabilmente nelle comunit cittadine. Grandi vassalli e piccoli feudatari, da sempre contrapposti, si erano dovuti unire contro gli attacchi del popolo stanco delle loro violenze e dei loro soprusi. Ne nacquero scontri nelle piazze e nelle strade. Lequilibrio era reso ancora pi precario dalle tensioni religiose e politiche provocate dalla riforma e dalla lotta per le investiture. Questultima si rivel unoccasione assai favorevole per lo sviluppo delle autonomie cittadine, data la necessit di pontefici e imperatori di guadagnarsi il favore delle comunit cittadine, alle quali concedevano grandi privilegi. Non a caso durante la lotta per le investiture a Milano alcune famiglie pi in vista avevano dato vita ad una associazione giurata che si faceva interprete del desiderio di pacificazione del popolo, assumendo direttamente il governo. Gli esponenti dellaristocrazia feudale costituivano il nucleo fondamentale del nuovo ceto dirigente, seguiti in posizione minoritaria, da esponenti del mondo mercantile e delle professioni, mentre era totalmente escluso il popolo. Tuttavia in alcune citt della Toscana e del Piemonte, a pi intenso sviluppo mercantile, a prevalere furono gli esponenti del mondo commerciale e imprenditoriale. Gli organi di governo erano per dovunque lArego, assemblea generale dei cittadini cui spettava di decidere in merito a problemi generali e il Collegio dei Consoli, cui spettava il potere esecutivo. Particolarmente ambiguo il rapporto con il vescovo, e cui prerogative giurisdizionali venivano continuamente ridimensionate allinterno della citt, ma strenuamente difese fuori di essa e nel territorio della diocesi, dove il comune riusciva a far arrivare la sua influenza solo con il sostegno del vescovo. Una politica di sistematica sottomissione del contado di ebbe solo sul finire del XII secolo. Lautorit imperiale era uscita fortemente scossa dalla lotta contro il papato, e si trov costretta a trovare nuove basi teoriche alla sua esistenza. Anche questa volta le basi furono fornite dai giuristi che rinnovarono la concezione del potere imperiale fondato dal diritto romano e non pi solo da motivazioni religiose.

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Enrico V non era riuscito ad assicurare una discendenza al trono di Germania, e alla sua morte i principi tedeschi, non senza conflitti, elessero re di Germania il duca di Svevia, Federico(detto Barbarossa). Il giovane sovrano mostr subito di voler ridare forza allautorit imperiale e indisse la dieta di Costanza, in cui espresse la sua convinzione che potere politico e spirituale dovessero collaborare; assicur di garantire prestigio alla Chiesa e ottenne in cambio di essere incoronato imperatore a Roma. Alla dieta comparvero anche due inviati della citt di Lodi, ai quali si aggiunsero ben presto alte citt lombarde, venuti a implorare la giustizia imperiale contro le prepotenze dei Milanesi. Limperatore volse subito la sua attenzione verso lItalia, poich citt che si arrogavano poteri di competenza del sovrano erano incompatibili con lambizioso programma politico di Federico. Egli mise la citt al bando privandola di tutte le regalie e distrusse Tortona, alleata dei Milanesi. Si diresse poi verso Roma per cingere la corona imperiale, ma prima di ci abbatt il regime comunale formatosi nella citt. Alla convocazione di una seconda dieta, a Roncaglia, vi furono invitati anche i quattro famosi giuristi di Bologna, ai quali Federico chiese di indicargli con recisione i diritti regi. Lelenco, molto lungo, comprendeva il diritto a battere moneta, a nominare magistrati, a imporre tasse, a riscuotere multe. Si trattava di diritti di cui i Comuni si erano appropriati da tempo e che limperatore era anche disposto a lasciare loro, a patto che versassero un tributo annuo e riconoscessero nellimpero la fonte di tutti i loro poteri. Eman anche una costituzione sulla pace, con la quale proib le leghe tra citt e le guerre private. Vennero inviati nelle citt funzionari imperiali per esigere i tributi e assumere il controllo diretto dei Comuni pi riottosi. Il risultato fu la formazione di un grande movimento di opposizione di cui facevano parte numerosi comuni lombardi e veneti, ma anche il pontefice. La reazione dellimperatore fu assai dura: il papa fu costretto a fuggire, Milano fu assediata e rasa al suolo. I comuni del Veneto si unirono nella lega veronese, seguiti poco dopo dalla lega cremonese, e dalla loro fusione nacque la lega lombarda. Ad essa si colleg lo stesso pontefice Alessandro III, in onore del quale i Comuni chiamarono la citt di Alessandria, costruita in posizione strategica. E proprio contro questa citt limperatore punt i suoi sforzi, senza risultati. Nel frattempo in Germania la situazione era difficile per la rivolta dei feudatari, che port limperatore a rinunciare allassedio per tornare in Germania. Durante il viaggio di ritorno fu per investito dallesercito della Lega e sconfitto a Legnano. A quel punto limperatore dovette puntare su una soluzione di tipo diplomatico; giunse cos ad un accordo col pontefice, impegnandosi a restituire alla Chiesa di Roma i territori e le regalie, mentre il papa si impegnava a fare da mediatore con i comuni. Questi per non gradirono il voltafaccia del pontefice e rifiutarono la mediazione. Si giunse perci alla stipula solo di una tregua di sei anni, che consentisse allimperatore di occuparsi degli affari in Germania. Sei anni dopo, nel 1183, fu stipulato un trattato di pace a Costanza, in cui si decise che tutti i poteri derivavano dallimperatore, ma i Comini della Lega avrebbero mantenuto le regalie di cui godevano da tempo, impegnandosi a versare unindennit. I consoli dei Comuni dovevano ricevere investitura formale dallimperatore ogni cinque anni. Le concessioni fatte da Barbarossa alla Lega, furono presto considerate valide per tutti i comuni, i quelli diventarono organismi politico-amministrativi pienamente legittimi e inseriti nella struttura dellimpero. Dopo la morte dellimperatore, i Comuni ne approfittarono per consolidar definitivamente le loro istituzioni e per avviare una sistematica sottomissione del contado. Il vescovo venne estromesso da ogni giurisdizione civile e si provvide a dotare le citt di edifici pubblici e di un codice di leggi(Statuti). Vennero creati borghi franchi per il controllo del territorio, insediamenti fortificati di nuova fondazione situati sui confini e i cui abitanti godevano di agevolazioni fiscali e aiuti di vario genere perch impegnati nella difesa da attacchi esterni. Gli operatori economici divennero sempre pi consapevoli della loro forza quindi non pi disponibili a lasciare la gestione delle cariche pubbliche completamente nelle mani della vecchia classe aristocratica. Questa, daltra parte cominciava a chiudersi sempre di pi man mano che cresceva il numero dei nuovi ricchi e dei nobili del contado. 23

Si formarono cos due schieramenti, la nobilt e il popolo. La vecchia classe dirigente, che era stata capace di condurre i Comuni alla vittoria contro Barbarossa, non appariva pi in grado di gestire la pace; la soluzione venne trovata con la sostituzione della magistratura collegiale dei consoli con il potest, prima locale, poi forestiero per garantire la sua indipendenza dai centri di interesse della citt. Il suo compito era quello di eseguire le decisioni prese dai Consigli cittadini, di applicare le leggi, amministrare la giustizia e sovrintendere allapparato burocratico del comune. Il podest forestiero nei primi tempi riusc a svolgere unopera di mediazione tra i gruppi sociali, ma verso la met del Duecento le tensioni riesposero. Non si trattava pi della sola contrapposizione tra vecchia classe dirigente e borghesia in ascesa, ma di lotte che dividevano anche i membri dello stesso ceto, a causa di odi familiari. I clan riuniti in federazioni formavano due schieramenti opposti detti guelfi(filopapali) e ghibellini(filoimperiali). I due termini persero presto il loro valore, diventando copertura ideologica di conflitti allinterno della nobilt, e dei Comini stessi sulla base di interessi. Non meno complessa era la situazione del ceto popolare, tenuto insieme solo dalla lotta contro la nobilt; ma bastava che la tensione si allentasse, che esplodessero le contraddizioni al suo interno. Le stesse corporazioni none erano pienamente solidali tra loro, perch le categorie con una forza economica maggiore avevano maggiore pressione sul governo. Le esigenze delle lotte contro i nobili fece si che queste differenze si accantonassero, per cui mercanti, artigiani, intellettuali, laici, diedero vita ad una propria associazione: societas populi, con capi e consigli. Il risultato fu che in citt vi era la coesistenza di pi centri di potere, dotati di notevole raggio dazione. A complicare ulteriormente la situazione politica fu il fenomeno del fuoriuscitismo, vale a dire lespulsione dalla citt degli esponenti della parte perdente, con relativa confisca dei beni. I fuoriusciti si riorganizzavano per anchessi in comune, stabilendo collegamenti con Comuni rivali, e spesso riuscivano a rientrare in citt espellendo i loro nemici. Di queste lotte approfitt il popolo, che non poche volte riusc a prendere il potere. Tuttavia i governi popolari si rivelarono incapaci a mantenere a pace, poich non tutelavano le classi pi povere, spingendole alla rivolta, e avevano atteggiamenti punitivi verso la vecchia classe aristocratica del cui apporto avevano invece bisogno sul piano militare. Inoltre anche in questi casi, il potere fu sempre nelle mani delle arti maggiori e medie, che tennero fuori artigiani e ari minori, nonch i salariati delle industrie cittadine. 17-LA DIFFUSIONE DEI RAPPORTI FEUDO-VASSALLATICI I rapporti feudo-vassallatici raggiunsero nel XI-XII secolo la massima diffusione, perch furono esportati anche in territori dove non erano mai stati sperimentati in precedenza. Ne furono protagonisti soprattutto i cavalieri provenienti dal ducato di Normandia, formato nella Francia settentrionale in seguito allo stanziamento dei Vichinghi. I Normanni erano attratti dallInghilterra, in cui avevano compiuto ripetute incursioni senza riuscire a dar vita a vere dominazioni. Ci tentarono dopo il mille, ma alla morte del re, lInghilterra recuper lindipendenza con il re Edoardo il Confessore. Alla sua morte priva di eredi, gli successe il cognato, contro il quale si lev il duca di Normandia Guglielmo che riusc a sconfiggerlo. Con lascesa al trono di Guglielmo, detto poi il Conquistatore, lInghilterra si venne legando strettamente alla Francia. Giunsero infatti nellisola la lingua e i costumi francesi. Il Conquistatore e i suoi successori si posero il duplice obbiettivo di rendere accetto alla popolazione il nuovo ceto dirigente e di rafforzare il potere monarchico, perci lasciarono intatta la divisione del regno. La potenza della monarchia inglese si accrebbe ancora di pi verso la met del secolo XII, quando sal al trono Enrico II, con lui i domini della corona in territorio francese si ampliarono a dismisura. Altri cavalieri provenienti dalla Normandia erano impegnati gi da qualche decennio nella creazione di una salda dominazione politica al centro del Mediterraneo. I Normanni in Italia meridionale non giunsero come un esercito di conquistatori, ma a piccoli gruppi e con la speranza di 24

farvi fortuna. Il loro inserimento fu facilitato dalla situazione politiche che trovarono al loro arrivo: i principi longobardi, nominalmente i pendenti da Bisanzio, erano da tempo praticamente autonomi, mentre la Sicilia era sotto il dominio mussulmano. Essi cominciarono quindi ad inserirsi da protagonisti nelle lotte tra le varie formazioni politiche locali, offrendo i loro servigi ora a una ora allaltra, a seconda dellentit del compenso. Verso la met del XI secolo la minaccia normanna cominci ad essere evidente a tutti, ma fu il pontefice Leone IX a farsi promotore di una coalizione contro i temibili cavalieri francesi. Tuttavia la coalizione antinormanna fu rovinosamente sconfitta in Puglia e lo stesso pontefice fatto prigioniero, fu liberato solo quando riconobbe le loro conquiste in cambio dellappoggio politico e militare. Forte dellinvestitura papale si avviarono alla conquista della Sicilia mussulmana, allora in piena fioritura economica e culturale ma in crisi sul piano politico a causa delle tendenze autonomistiche delle signorie locali, il che favor la conquista normanna. Ma la cultura arabo-siciliana continu a fiorire nelle citt, tanto che la corte normanna assunse un carattere del tutto particolare nel panorama politico-culturale dellOccidente cristiano. Quando anche lultimo possedimento bizantino in Italia, Bari, fu conquistato, si sottomisero Amalfi e Salerno. Si formava cos uno dei regni destinati a durare fino al 1860. Il Regno di Sicilia, con Ruggero II si configur in breve tempo come uno dei meglio organizzati del tempo, lui e i suoi successori seppero infatti sfruttare a fondo le strutture di governo ereditate da Arabi e Bizantini, dotando il regno di un efficiente amministrazione. Questo diede loro una grande capacit di produrre leggi e di procurarsi entrate fiscali e il controllo dellapparato ecclesiastico. I sovrani normanni costituivano il vertice di una piramide feudale in cui erano inseriti a vari livelli i discendenti degli antichi conquistatori. Le citt riuscirono quindi a conservare le loro consuetudini e alcune forme di autonomia, grazie alla capacit dei sovrani di realizzare un equilibrio tra forze locali e autorit regia. 18-LE CROCIATE come gi detto, papa Urbano II, dopo avre deplorato le guerre fratricide tra cristiani, esort a intraprendere un pellegrinaggio in Terrasanta come mezzo di purificazione dei peccati e come occasione di recare aiuto alla Chiesa orientale, minacciata dagli infedeli. Se le parole dei pontefice ebbero una vasta risonanza, fu perch la societ europea della fine del XI secolo era pervasa da un forte slancio espansivo. Allappello dei pontefice rispose infatti il fio fiore della feudalit: cavalieri francesi, fiamminghi, lorenesi e italiani si diressero subito in Terrasanta, mossi non solo da spirito di avventura e dal desiderio di conquista, ma anche dallentusiasmo religioso, senza il quale non si potrebbe spiegare come riuscissero a superare gravissime difficolt di carattere ambientale e organizzativo. La spedizione si mosse nel giugno del 1097 e procedette in mezzo a gravi difficolt. La stagione estiva non era la pi propizia per un esercito di cavalieri armati in maniera inadeguata alle condizioni climatiche di quelle regioni. Ci nonostante il 25 luglio del 1099, dopo cinque settimane di assedio, si giunse alla conquista di Gerusalemme, che fu accompagnata dal massacro quasi totale della popolazione mussulmana ed ebraica. Questo successo fu reso possibile anche dalle lacerazioni esistenti allinterno del mondo mussulmano. La situazione cambi agli inizi del XII secolo, quando lemiro di Mossul fu in grado di esercitare una forte pressione sugli stati crociati, che si mostrarono militarmente e politicamente impreparati a farvi fronte. La prima a cadere fu Edessa. La notizia dest preoccupazione in Occidente e fu organizzata una nuova crociata, mobilitando i pi potenti sovrani dOccidente. Liniziativa si risolse per in un completo fallimento, perch ognuno dei sovrani perseguiva solo i propri obbiettivi. Solo alla fine si giunse a una forma di coordinamento tra i vari corpi di spedizione, che non valse per a evitare loro ripetute sconfitte. 25

La piena riscossa mussulmana arriv qualche decennio dopo, ad opera di un curdo, Saladino il quale si reso completamente indipendente da Banghdad, creando un sultanato che andava dallEgitto al Tigri. Nel 1187 sconfisse i Franchi ed entr trionfate a Gerusalemme. La gravit dellevento provoc in occidente una mobilitazione ancora pi grande, ma non vi furono ancora risultati. Gerusalemme rimase in mano ai mussulmani e il clima di entusiasmo religioso si era ormai definitivamente dissolto. Ala morte di Saladino il suo impero si frantum in varie formazioni politiche in lotta tra loro e di ci si aveva piena consapevolezza in Occidente; uno dei papi pi grandi di tutti i tempi Innocenzo III, si fece quindi promotore di una grande crociata, con il duplice obbiettivo di riconquistare Gerusalemme e ricondurre la Chiesa dOriente sotto la sovranit pontificia. Ma i crociati attuarono un cambiamento di programma, e attaccarono Costantinopoli nel 1203, assumendo il controllo della citt, che fu orrendamente saccheggiata. Dopo che lingordigia di bottino si fu placata, i conquistatori procedettero alla formazione dellimpero latino dOriente. Questo impero si rivel da subito una costruzione politica assai debole, soprattutto a causa dellostilit della popolazione. Naufrag quindi sul nascere la speranza di Innocenzo III di giungere a uneffettiva riunificazione delle due Chiese. Ma aveva dimostrato di non voler rinunciare a recuperare Gerusalemme e altri luoghi santi della Palestina; riusc a far bandire cos una nuova crociata, conclusasi prima ancora di cominciare. Anche il re di Francia Luigi IX, considerato lultimo vero esponente del movimento crociato, fall entrambe le spedizioni che guid in Egitto, a causa dei Mamelucchi, una casta di schiavi-guerrieri molto forti, che avviarono una riconquista sistematica dei territori rimasti in mano ai cristiani. Questi eventi chiusero definitivamente la vicenda della presenza politica cristiana in Terrasanta. 19-INNOCENZO III Innocenzo III era un papa dotato di una concezione altissima della sua dignit e di una lucida visione dei rapporti tra i poteri operanti allinterno della comunit cristiana. Il suo primo intervento riguard il Regno di Sicilia, che la Chiesa considerava da sempre suo feudo. La morte della regina Costanza, vedova di Enrico VI, forniva ora la pontefice lopportunit di tradurre quella sovranit teorica in un governo effettivo. La regina, per tutelare i diritti del figlio Federico, che aveva appena pochi anni, lo pose sotto la tutela proprio del pontefice, che approfittando della vacanza del trono imperiale si ergeva come arbitro nella contesa tra i pretendenti alla successione di Enrico VI. La scelta cadde su Ottone, del partito guelfo. Tuttavia il nuovo imperatore si dimostr meno docile del previsto, puntando addirittura ad impadronirsi del Regno di Sicilia. La reazione del pontefice fu assai dura: Ottone venne scomunicato come traditore e la corona imperiale fu assegnata proprio al giovane Federico. Risolta la questione, a Innocenzo ora preoccupavano le iniziative contro i mussulmani. Egli infatti considerava che fossero soprattutto gli eretici a minacciare lintera comunit cristiana e la sua attenzione nei primi anni del duecento si concentr sui catari, stanziati soprattutto nella contea di Tolosa, in Francia, dotata di grande autonomia e dove godevano di un largo consenso e della benevola protezione di tutti gli strati sociali. Tutto cominci con luccisione da parte dei catari di un delegato papale, che indusse il pontefice a bandire contro di loro una vera e propria crociata, alla quale accorsero molti cavalieri e che ebbe successo. Questo successo fu dovuto da un lato alla prospettiva di guadagnare meriti spirituali, dallaltro la speranza di un bottino ricco. Il risultato fu che stragi e saccheggi, nonostante gli inviti papali alla moderazione, furono in diverse citt non meno orrendi di quelli perpetuati a Gerusalemme. Si concludeva cos definitivamente la parabola dellideale della crociata, da fenomeno religioso a strumento politico nelle mani dei papa. Innocenzo III continu poi la sua intensa attivit che culmin nel 1215 con il IV Concilio lateranense che vide per la prima volta in Occidente la partecipazione unita di prelati, abati vescovi, principi e re e nella quale molto spazio fu dato alla definizione di una strategia globale contro leresia. 26

20- LA RESTAURAZIONE IN EUROPA Il re di Francia Filippo Augusto, dotato di grande energia e di notevole abilit politica, oper con pari impegno sia allinterno del regno sia in politica estera, tentando di indebolire il suo potente vassallo inglese. Sembrava che i rapporti tra i due regni dovessero migliorare con lascesa al trono di Riccardo, insieme al quale Filippo aveva partecipato alla terza crociata, ma il sovrano francese aveva ben chiari i suoi interessi. Filippo si schier con limperatore Enrico VI, nemico di Riccardo, che durante il viaggio di ritorno dalla crociata imprigion questultimo e lo liber solo quando ebbe prestato giuramento di vassallaggio. Con la morte di Riccardo e di Enrico limpero entr in una lunga fase di declino, mentre sul trono inglese saliva il debole Giovanni Senza terra; arbitro della situazione restava sempre, insieme a Innocenzo III, il re francese, che progett di conquistare lInghilterra ma dovette fermarsi per labile mossa di Giovanni che si mise sotto la protezione del papato, dichiarandosi feudo della Chiesa. Lo scontro frontale tra le due potenze era per solo rinviato. Loccasione fu fornita dalla situazione politica della Germania, dove aveva conseguito la corona Ottone; quando il papa promosse una coalizione contro di lui, Filippo ader e ci perch tra gli alleati dellimperatore di Germania cera anche Giovanni. Lesercito anglo-germanico fu posto in rotta e Filippo Augusto impose il riconoscimento di tutti i territori da lui incorporati negli ultimi anni, alla sua morte il territorio soggetto al dominio della corona francese si era triplicato. Dopo la sconfitta, Giovanni dovette affrontare la reazione dellopinione pubblica e della nobilt, irritate per il carico fiscale che diveniva sempre pi pesante a causa della guerra. Quando londa crescente di protesta invest la stessa Londra, baroni e grandi ecclesiasti passarono alla rivolta aperta imponendo al re la concessione della Magna Charta Libertatum(confermata e redatta in forma definitiva nel 1217). Con essa il sovrano si impegnava a rispettare i diritti di cui godevano i nobili, gli ecclesiastici e tutti i liberi del regno, le concessioni a favore di Londra e delle altre citt, il diritto dei sudditi di condizione libera di essere giudicati da tribunali di pari, le consuetudini vigenti in materia di libera circolazione dei mercati. Si obbligava a non imporre tasse nuove senza lapprovazione della nobilt e del clero e a farsi assistere negli affari di governo da una curia di 25 baroni. I rivoltosi volevano soltanto garantire il rispetto della tradizione, limitando gli abusi dei funzionari regi in materia giudiziaria e fiscale. La promulgazione della carta port alla sconfessione di Giovanni ad opera del papa e il risultato fu che i ribelli lo dichiararono decaduto e offrirono inizialmente la corona a Luigi, figlio di Filippo Augusto, ma in nome del nascente sentimento nazionale, si prefer infine lasciare la corona al figlio di Giovanni, Enrico III. Federico II, intanto, dovette fare fronte allostilit dei sostenitori italiani e tedeschi di Ottone e decisivo si rivel lappoggio dei vescovi e dei principi ecclesiasti, i quelli gli fornirono aiuti militari. aiuto grazie al quale riusc a farsi incoronare re di Germania dallarcivescovo di Magonza. Non si trattava per di un aiuto disinteressato, dato che si chiese a Federico di emanare nel 1213 la Bolla dOro con la quale rinunci ai diritti del concordato di Worms sullelezione di vescovi e abati. Nel frattempo Innocenzo III aveva tentato di risolvere lantico problema della divisione della corona di Sicilia da quella imperiale, per evitare che lo Stato della Chiesa venisse a trovarsi tra due domini di uno stesso sovrano. Si era fatto quindi promettere da Federico che avrebbe rinunciato al trono di Sicilia in favore del figlio Enrico. La scomparsa del pontefice due settimane dopo indusse per il sovrano a ritrattare la promessa. La ritrattazione era stata possibile grazie allindole remissiva del nuovo pontefice Onorio III, con la sola idea della riconquista di Gerusalemme in mente. Fu possibile a Federico mantenere le due corone unite grazie alla sola promessa di partire prima possibile per la crociata. Subito dopo Federico II si trasfer nel Mezzogiorno; il regno era rimasto in balia dei comandanti militari tedeschi, feudatari e comunit cittadine avevano approfittato della debolezza della monarchia per estendere i loro domini e le loro autonomie. Il suo primo obbiettivo fu quindi quello di rivendicare tutti i diritti regi con la dieta di Capua in cui si decise di far abbattere i castelli costruiti abusivamente, di annullare le pi avanzate autonomie cittadine e riesaminare i privilegi concessi. Subito dopo affront il problema dei Saraceni di Sicilia, 27

che erano diventati padroni di vaste zone dellisola, sottraendosi completamente al controllo della monarchia. Dopo numerose campagne i ribelli furono sconfitti. Contemporaneamente cerc di risollevare la situazione economica del regno, facilitando gli scambi, costruendo porti e garantendo la sicurezza delle strade. evidente che Federico aveva gi chiari i ruoli e le prerogative del potere regio: prerogative che egli pensava di riuscire ad esercitare anche in Italia centro-settentrionale, dove intanto una lunga crisi dellimpero aveva consentito ai Comuni di svilupparsi ulteriormente in assoluta autonomia. Indisse pertanto una dieta a Cremona in cui si sarebbe dovuto discutere del ripristino dei diritti imperiali; ma le citt lombarde preoccupate per i piani imperiali, si unirono nuovamente nella lega lombarda e si appellarono al pontefice. Limperatore ritenne opportuno non forzare la situazione e annull la dieta. Intanto moriva il mite Onorio III e gli succedeva lintransigente Gregorio IX, che assunse verso Federico un atteggiamento di grande fermezza e imponendogli di partire per la Terrasanta come aveva promesso. Questa volta limperatore non pot pi sottrarsi allimpegno che aveva assunto. Immediatamente convoc i crociati, ma una epidemia, che colp lo stesso Federico, imped la partenza. Il papa non credendo alla malattia lanci contro di lui una scomunica. Federico, appena guarito, riprese tuttavia i preparativi per la crociata e part di nuovo, nonostante la scomunica. Trov subito un intesa con il sultano, arrivando a stipulare un trattato, grazie al quale Gerusalemme fu restituita ai cristiani, ma prevedeva anche lo smantellamento di tutte le fortificazioni della citt. Gregorio IX trov scandalosi i buoni rapporti stabiliti da Federico con gli infedeli e il risultato fu che limperatore ritornato in Italia dovette fronteggiare unaltra crociata bandita per contro di lui dal pontefice. Respinto lesercito crociato pot raggiungere finalmente un compromesso con il papa; limperatore fu prosciolto dalla scomunica, ma dovette rinunciare ad ogni forma di controllo sullelezione dei vescovi. Il boccone amaro ingoiato consent comunque allimperatore di potersi dedicare al consolidamento del suo regno, di cui tent a pi riprese di migliorare lorganizzazione amministrativa. Il momento pi significativo fu lemanazione nel 1231 delle Costituzioni di Melfi, con le quali dot il regno di un codice di leggi, ispirato alla tradizione giuridica romana. Anche in Germania promulg un importante codice di leggi, la Costituzione di pace imperiale, emanata a Magonza nel 1235, con la quale riordin tutto il diritto penale tedesco. A questo punto limperatore ritenne di essere ora in grado di imporre la sua volont alla Lega lombarda. Ed effettivamente nel 1238 inflisse ad essa una grave sconfitta presso Bergamo; commise per lerrore di imporre condizioni di pace eccessivamente dure, che sortirono leffetto di spingere le citt ad una resistenza a oltranza. A incoraggiarle contribuiva Gregorio IX, che mostrava crescenti segni di irritazione per la politica dellimperatore, il quale non rispettava gli obblighi assunti interferendo con lattivit dei vescovi. Il Papa diede inizio, infatti, ad una intensissima attivit diplomatica per mettere fine alle divisioni tra potenziali nemici dellimperatore e coalizzarli contro di lui. Fu perfino possibile unire in una lega le citt di Genova e Venezia. Lanci infine la seconda scomunica contro Federico II e scaten una campagna diffamatoria contro di lui, additandolo come lincarnazione dellAnticristo, molti comuni italiani abbandonarono il partito ghibellino, lo schieramento filoimperiale, per passare a quello guelfo, a cui faceva capo il papa. Fatti che resero terribili i suoi ultimi anni di vita, nel tentativo frenetico di contrastare i suoi nemici. Dopo la morte anche del figlio il trono rimase vacante, fino a quando fu eletto il debole Rodolfo dAsburgo. Ma mentre in Germania tramontava la possibilit di creare un saldo organismo politico, nel Regno di Sicilia gli sforzi di Federico non andarono perduti; se ne fece continuatore, infatti, il figlio naturale Manfredi, che si fece incoronare re a Palermo. Tuttavia il papa era deciso a eliminare definitivamente gli Svevi dalla scena politica e contro di lui chiam in Italia Carlo dAngi, fratello del re di Francia. Manfredi cerc di bloccarlo ma fu sconfitto e mor combattendo. Il nuovo sovrano prosegu lopera di consolidamento dellapparato burocratico - amministrativo. Intanto la Spagna era alle prese con il movimento di liberazione dal dominio mussulmano, ma solo raramente si trasform in compagne militare, trattandosi per lo pi di incursioni a scopo di razzia. Solo tra il X e XI secolo il movimento assunse maggior vigore, connotandosi anche come 28

impresa politica e religiosa e acquistando, poi, il carattere quasi di una crociata. Vi contribuirono i rapporti stretti con lOccidente, dove la rinnovata iniziativa papale aveva avuto come effetto anche larrivo di numerosi cavalieri in Spagna, per combattere contro i mussulmani. Gli Spagnoli mostravano per di perseguire soprattutto lobbiettivo di sottomettere politicamente i mussulmani e non di sterminarli, accontentandosi di imporre loro la propria protezione in cambio di un tributo annuo; i mussulmani conservarono perci i propri beni e le loro leggi, oltre alla possibilit di professare la loro religione. Solo nelle principali citt subirono restrizioni, e dovettero abbandonarle. Si comprende perci la delusione dei cavalieri venuti dallestero, i cui furori crociati mal si conciliavano con la politica dei sovrani spagnoli, improntata a una realistica considerazione dei propri interessi. Il movimento riprese poi alla fine del XII secolo, poich lavanzata cristiana non era pi contenibile. Verso la met del Duecento la reconquista poteva dirsi conclusa, essendo rimasto ai musulmani solo un piccolo territorio alle pendici della Sierra Nevada. Contro di esso i sovrani castigliani non rinunciarono mai ai loro progetti di conquista, ma per pi di due secoli non furono in grado di realizzare uno sforzo bellico risolutivo. La lunga guerra contro i mori lasci sulla societ spagnola una impronta destinata a mantenersi nel tempo: innanzitutto il carattere di guerra, richiedendo un continuo coinvolgimento delle popolazioni rurali e urbane, aveva permesso a queste di conseguire larghissimi spazi di autonomia. 21-LA RUSSIA E LIMPERO MONGOLO tra il VIII secolo pirati-mercanti provenienti dalla Scandinavia, i Vichinghi, si mossero lungo le due vie commerciali che collegavano il mar Baltico con i grandi imperi bizantino e arabo. Le popolazioni slave chiamavano Rus questi stranieri che creavano nuovi insediamenti o si stabilivano nei pressi dei mercati frequentati da arabi e da altri mercanti alla ricerca di miele e pellicce. Presto i Rus presero per ad imporsi sulle popolazioni locali, assumendo il controllo di centri commerciali dove erano gi numerosi. Rinforzati poi dallafflusso di altri gruppi provenienti dalla loro terra dorigine, diedero vita a una vasta dominazione territoriale, il principato di Kiev, che strinse subito rapporti commerciali con Bisanzio. La conversione del popolo al cristianesimo considerato uno degli eventi pi importanti della Cristianit, grande successo per i missionari bizantini. A partire dalla met del XI secolo il principato di Kiev cominci per a decadere, a causa delle lotte dinastiche alimentate anche dalla consuetudine di dividere il potere tra i vari membri della famiglia del principe. Vecchie e nuove formazioni politiche erano per destinate ad essere travolte dai Mongoli, popolazione seminomade e organizzati per la prima volta militarmente da Gengis Khan. Straordinaria fu la sua capacit di valorizzare a fondo la tradizione guerriera del suo popolo, ma ancora pi straordinaria fu la sua capacit di trasformare trib in continuo contrasto tra loro in una nazione stretta intorno ad un unico sovrano. Nei confronti delle popolazioni conquistate, Gengis Khan ebbe un atteggiamento improntato sulla duttilit: quelle che si sottomettevano spontaneamente non subivano danni, quelle ce si opponevano furono decimate e distrutte. Passata tuttavia la furia devastatrice della conquista, cominciarono ad apparire i primi segni del superamento della civilt nomade; ai territori soggetti fu imposta una rudimentale amministrazione affidata a funzionari mongoli e le citt distrutte furono ricostruite. La morte di Gengis Khan non valse a frenare lo slancio espansivo dei Mongoli, che completarono la conquista della Cina e della Corea e sottomisero la Persia. Nel giro di pochi anni, furono travolti i principati russi e quando la minaccia arriv alle porte di Vienna il papa lanci una crociata contro di loro, quando allimprovviso i mongoli ripiegarono e tornarono indietro. Le popolazioni europee tirarono un sospiro di sollievo. Continuarono invece lavanzata verso lEgitto, dove ebbero le prime sconfitte, poco dopo vennero cacciati anche dalla Mesopotamia e un'altra battuta darresto subirono in India. Questi insuccessi furono dovuti a rivalit interne sempre pi accese tra i familiari di Gengis e le tendenze separatiste, inevitabili in un organismo politico cos vasto. Si formarono cos 4 grandi imperi, destinati a prendere sempre di pi le distanze tra loro. Il maggiore degli imperi 29

mongoli fu quello che comprendeva grosso modo le attuali Mongolia e Cina; questultima in particolare aveva una prospera economia e una classe dirigente dallo stile di vita assai raffinato, che modificarono i costumi rozzi dei Mongoli. I primi a recarsi alla corte del Gran Khan, furono missionari e mercanti italiani, spinti dalla prospettiva di raggiungere direttamente i luoghi di produzione della seta e delle spezie(i primi furono proprio i veneziani), ma le missioni cattoliche non diedero per alcun risultato n sul piano politico che religioso. Lultimo degli imperi nati dalle conquiste di Gengis Khan fu lOrda doro, il primo ad acquisire una sua particolare fisionomia, distaccandosi dal mondo mongolo e integrandosi gi in quello islamicomediterraneo. Lo dimostrarono la conversione allIslam e gli stretti rapporti economici e culturali con lAsia minore e lEgitto. 22-LA CRISI DELLEUROPA Agli inizi del Trecento un po ovunque in Europa si registra un rallentamento di quella processo di crescita che aveva investito nei tre secoli precedenti. Innanzitutto cominciano a diradarsi le grandi opere di dissodamento; rallentato appare anche il ritmo della fondazione di nuovi insediamenti, poich le terre si erano rivelate sempre meno produttive. Perci quando il rapporto tra popolazione e territorio raggiunse il suo punto di rottura, non si pot evitare linsorgere di frequenti carestie. La conseguenza fu un aumento generale del tasso di mortalit al quale segu un calo del tasso delle nascite. A peggiorare la situazione intervenne il clima, sempre pi freddo e piovoso e le ricorrenti catastrofi naturali (i pi gravi furono i terremoti del 1348-1349). Lequilibrio tra risorse e popolazione era ovunque precario, soprattutto nelle citt , dove cercavano rifugio sempre pi abitanti delle campagne. Questo fece peggiorare le condizioni igieniche delle citt di quel tempo e rese il terreno propizio al dilagare di malattie e d epidemie. Disastrosa fu la peste del 1348, che provoc ovunque vuoti paurosi nella popolazione. Vuoti non facilmente colmabili dato che allora la peste si stabil in Europa in forma endemica, esplodendo pi o meno violentemente ora in una regione, ora in un'altra. Solo agli inizi del Cinquecento si torner al livello generale della popolazione europea dei primi del Trecento. A debilitare ancora di pi le popolazioni erano le guerre di espansione e tra signori, combattute ora soprattutto con milizie mercenarie, volte ad annientare lavversario attraverso la distruzione delle sue risorse e che non facevano molta differenza tra la popolazione che erano chiamati a difendere e quella nemica facendo gravare su tutte saccheggi e vessazioni di ogni tipo. Le spese militari sempre crescenti costrinsero inoltre gli Stati ad aumentare la pressione fiscale. Tutto questo contribu a far esplodere da un capo allaltro dellEuropa rivolte contadine e tensioni sociali. La pi famosa certamente la jacquerie francese che part dallIle-de-France e si estese rapidamente in una vasta area, trovando anche lappoggio del ceto mercantile di Parigi. Violenta fu la reazione della nobilt la quale nel giro di pochi giorni ebbe la meglio sui rivoltosi. Anche in Inghilterra la rivolta ebbe nei contadini lelemento propulsivo, ma coinvolse in seguito anche operai salariati e artigiani, trovando perfino copertura ideologica in non pochi esponenti del clero; il re Riccardo II e i nobili si videro costretti ad accogliere buona parte delle richieste dei rivoltosi e a concedere unamnistia. Nelle citt che avevano avuto un forte incremento dellartigianato e un conseguente aumento della concentrazione di un gran numero di salariati, si assist alle loro rivolte, dovute alla mancanza di tutela sindacale e per il fatto di non potersi riunire in associazioni di mestieri come i loro datori di lavoro riuniti nelle corporazioni. Inoltre lattivit produttiva legata allandamento del mercato, aveva conseguenze drammatiche per le famiglie dei lavoratori, ai quali il livello basso dei salari non permetteva di risparmiare per superare periodi di disoccupazione. A pi nota delle rivolte urbane del Trecento scoppi a Firenze ad opera dei Ciompi, operai tessili, che non si limitavano a chiedere aumenti dei salari, ma riproponevano di modificare completamente i rapporti di potere allinterno della citt. Chiesero quindi la creazione di unarte di operai tessili che tutelasse dalle pretese dei padroni e granisse la loro partecipazione al governo, allenandosi con e arti 30

minori discriminate dalle maggiori. La strategia dei rivoltosi diede allinizio i frutti sperati; ottenendo la creazione di nuove arti e la presenza di rappresentanti allinterno della massima magistratura cittadina(priorato). Per i contrasti tra datori di lavoro e lavoratori non erano sanati, ma solo trasferiti cos allinterno della struttura di governo. I rivoltosi pretendevano labolizione delle gabelle sui cereali e labbassamento dei prezzi dei generi di prima necessit; i datori di lavoro ricorsero allora alla serrata, chiudendo le loro botteghe. A quel puntosi ruppe lalleanza dei Ciompi con le arti minori, interessate alla ripresa delle attivit, i rivoltosi rimasti soli non riuscirono a fronteggiare i datori di lavoro e la loro corporazione fu soppressa. 23-MONARCHIE IN EUROPA Il problema del ruolo di impero e papato nella politica europea si venne chiarendo agli inizi del Trecento grazie anche al rapido succedersi di eventi, soprattutto in Italia, Francia e Germania. Il primo ebbe come protagonisti il re di Francia Filippo IV il Bello e il pontefice Bonifacio VIII, il quale era asceso al trono pontificio in mezzo ad aspri contrasti di natura politica e religiosa. La sua elezione, infatti, era stata contestata sia dalle altre famiglie della nobilt, sia da quei settori degli ordini mendicanti e del laicato poi, che reclamavano con sempre maggiore forza un rinnovamento della Chiesa allinsegna del ritorno ai valori evangelici di povert e carit. Il nuovo pontefice non si lasci intimidire dalle accuse e dai sospetti e si mosse con determinazione contro i suoi oppositori, coronando una serie di iniziative volte a riaffermare il ruolo centrale del papato e della Chiesa. Questi progetti si scontravano con lopera di consolidamento dello Stato attuata da Filippo e che aveva coinvolto anche il clero, imponendogli tributi senza autorizzazione della Santa Sede. Il conflitto che ne deriv fu risolto solo con un compromesso, che concedeva al re il diritto di tassare il clero in caso di necessit senza lautorizzazione di Roma. Ma a seguito dellimprigionamento da parte di Filippo di un vescovo molto legato al papa, questi annull la concessione fatta. Il sovrano riun allora a Parigi gli Stati generali(con rappresentati del clero, della nobilt e della borghesia) per far approvare la sua politica di indipendenza da Roma. Il Papa eman allora la Unam Sanctam, con cui riaffermava la sottomissione del sovrano al pontefice, che deteneva entrambi i poteri, spirituale e temporale, ma che affidava ai laici quello temporale. Dopo una violenta campagna scandalistica contro il pontefice, Filippo concep lrdito disegno di tradurlo davanti a un tribunale francese, per sottoporlo a giudizio. Alla testa di un manipolo di uomini raggiunse il suo palazzo, e lo trascin via. A quel punto la popolazione insorse, costringendo i Francesi a battere in ritirata. La condanna dellazione del sovrano fu generale, ma senza conseguenze per lui, essendo morto Bonifacio pochi giorni dopo. Anzi, si trov addirittura in condizione di esercitare un controllo diretto sul papato in seguito al trasferimento della sede pontificia da Roma ad Avignone. Clemente V, prima arcivescovo di Bordeaux, era succeduto a Bonifacio, e temendo unaccoglienza ostile da parte dei Romani, prefer stabilirsi ad Avignone. In Germania, invece, il particolarismo politico si era particolarmente accentuato a causa delle spinte autonomistiche delle citt e del rafforzamento dei principati laici ed ecclesiastici. Quando divenne re di Germania Enrico VII tent di restaurare lautorit regia, unendo di nuovo ad essa la dignit imperiale, per cui giunse in Italia per cingere la corona di imperatore. Limpresa registr un totale fallimento dato che mor lanno dopo. Il suo successore si orient verso unaltra interpretazione del suo ruolo, e non curandosi della scomunica ricevuta dal papa, si fece incoronare imperatore a Campidoglio da un rappresentante del popolo romano. Ci valse a creare il presupposto per la riforma dellelezione imperiale, operata nella dieta di Rehns nel 1338 dai principi tedeschi, che decisero che la dignit imperiale era attribuita automaticamente a chi era stato eletto re di Germania e incoronato ad Aquisgrana. Il nuovo imperatore Carlo IV diede poi sanzione definitiva a quanto deciso con la celebre Bolla dOro, precisando che lelezione spettava a 7 grandi elettori: 4 laici e 3 ecclesiastici.

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Rafforzamento e riorganizzazione delle Stato erano in atto anche in Inghilterra, sebbene la magna Charta concessa. Il Concilio che intanto aveva preso il nome di Parlamento aveva cominciato a riunirsi sempre pi spesso, articolandosi in una Camera di pari, comprendente i grandi nobili e gli alti ecclesiastici, e in una Camera dei comuni, che accoglieva la piccola nobilt, il basso clero e rappresentati della citt. Il contemporaneo consolidamento delle istituzioni in Francia e in Inghilterra si scontrava con la realt di una monarchia inglese, il cui titolare avendo molti feudi in Francia, era vassallo del re di Francia. Questultimo a sua volta si vedeva nellimpossibilit di esercitare diritti sovrani su un vassallo tanto forte; a ci si aggiungeva la concorrenza che le due monarchie si facevano sul controllo delle Fiandre. Un terzo terreno di scontro era rappresentato dalla Scozia che i re inglesi ambivano ad avere sotto il loro controllo, ma che i Francesi erano interessati a difendere per evitare la crescita del potente rivale. Ne nacque una serie interminabile di conflitti tra i due regni, protrattisi dal 1337 al 1453, e che presero il nome di guerra dei cento anni. La prima fase di questa guerra fu favorevole agli inglesi e in Francia landamento negativo delle azioni belliche unite alle epidemie di peste creavano una situazione esplosiva a livello sociale. Si giunse cos alla pace di nel 1360, con la quale il re inglese rinunciava ai suoi diritti sul trono di Francia, ma riceveva in cambio la piena sovranit su un terzo del territorio francese. Le ostilit ripresero nel 1369. Intanto in entrambi gli stati il potere veniva scosso da gravi crisi dinastiche e conflitti sociali che portarono allavvento sul trono inglese della dinastia dei Lancaster, il sovrano inglese sbarcato in Normandia travolse lesercito francese occupando gran parte della Francia nordoccidentale, compresa Parigi. Avvenne allora un fatto inatteso. Giovanna dArco, una pastorella animata da forte spirito patriottico, rivel di aver avuto alcune visioni attraverso le quali Dio stesso le avrebbe ordinato di salvare la Francia dagli invasori e di restituire il regno al legittimo sovrano. La Francia sembr percorsa da unondata di entusiasmo patriottico e i risultati non si fecero attendere. Tuttavia Giovanna fu fatta prigioniera dai Borgoni e portata in territorio inglese dove fu processata e condannata al rogo per eresia. La scomparsa delleroina non ferm per la riscossa francese, favorita anche dalla situazione di debolezza in cui si trovavano gli inglesi per la minore et del loro sovrano Enrico VI. Parigi fu riconquistata in pochi anni insieme a tutto il centro della Francia; quando le operazioni militari cessarono non era rimasto quasi nulla nelle mani degli inglesi. La Francia usc esausta dalla guerra dei centanni, ma in condizione di riprendersi rapidamente, soprattutto grazie al neonato spirito nazionale che si era formato nel popolo durante il conflitto. Grazie a questo il nuovo imperatore Luigi XI pot intraprendere una politica antifeudale molto spregiudicata, che lo port and estendere la sua autorit su gran parte del territorio francese e a recuperare feudi sui quali la giurisdizione dei sovrani era da secoli solo teorica. Molto pi incerta era invece la situazione politica in Inghilterra, in cui la monarchia era indebolita per la mancanza di eredi a Enrico VI. Questo fece si che gran parte dellaristocrazia diventasse arbitra del potere, dividendosi in due fazioni e cercando i ipotecare la successione al trono. La lunga e rovinosa guerra civile che ne scatur prese il nome di guerra delle due Rose, dal momento che i sostenitori della casa di York avevano come simbolo una rosa bianca e quelli della casa dei Lancaster una rosa rossa. Dopo circa venti anni di lotte sanguinose e di continui ribaltamenti dei rapporti di forza tra i contendenti, il successo sembr arridere ai primi. Ma una rivolta capeggiata da Enrico Tudor, discendete dei Lancaster, mise fine in soli due anni al nuovo regno e segn linizio della dinastia dei Tudor. Il nuovo sovrano pot intraprendere finalmente lopera di restaurazione dellautorit regia, sottraendosi quasi completamente al controllo del Parlamento. In questa sua azione un elemento di forza fu costituito, come in Francia, dal sentimento nazionale che anche qui si era formato a seguito della guerra dei centanni. In Spagna si erano formati dal plurisecolare movimento di reconquista i tre regni di Portogallo, Pastiglia e Aragona, tutti nel corso del tre-quattrocento sconvolti da violente crisi dinastiche e gravi tensioni sociali. 32

Quello che le super per primo fu il Portogallo, grazie allimpulso che il sovrano diede in tutto il paese alle attivit marinare, per cui agricoltori e pastori si trasformarono in marinai e mercanti. In politica estera si consolidava intanto lalleanza con lInghilterra. In Castiglia, invece, si fece sentire il peso della nobilt, la quale si divise in fazioni contrapposte e si inser nelle contese dinastiche con tutto il potenziale bellico e laggressivit possibile. La situazione miglior nel corso del quattrocento, perch le citt, riunitesi in fratellanze, acquistarono una situazione preminente consentendo cos alla monarchia di farne un efficace contrappeso. Il regno di Aragona si presentava invece come una realt composita dal punto di vista economicosociale e politico e cominci a guardare con interesse alle coste della Spagna meridionale e verso le isole del Mediterraneo arrivando ad acquisire il controllo prima delle Baleari e di Valencia, e successivamente della Sicilia e della Sardegna, che port il regno a diventare un vero e proprio impero marittimo. Inoltre grazie al matrimonio del figlio del re, Ferdinando, con Isabella di Castiglia, si posero le basi per una vera e propria egemonia nel Mediterraneo. Il matrimonio non port per lunione dei due regni, che mantennero le loro individualit e istituzioni, ma nel frattempo i due regnanti si riproposero di far nascere una coscienza nazionale spagnola, puntando sul fattore religioso. Ne fecero le spese gli Ebrei e i mussulmani, costretti a scegliere la espulsione o conversione; molti preferirono partire impoverendo cos lagricoltura delle regioni interne. Isabella e Ferdinando si trovarono presto a svolgere un ruolo di primo piano in un evento destinato a dilatare le frontiere del mondo: la scoperta dellAmerica da parte di Cristoforo Colombo. Gi dopo la prima spedizione fu necessario definire le aree di influenza Spagnole e Portoghesi, attraverso la bolla Inter cetera si giunse al trattato di Tordesillas, che prevedeva la divisione dellOceano Atlantico: la parte orientale era destinata ai portoghesi, quella a occidente agli spagnoli; trattato che avrebbe scatenato in breve tempo il malcontento delle altre grandi potenze europee e la conflittualit internazionale. Del tutto particolare fu lesperienza della Confederazione Svizzera, poich il processo di ricomposizione politico-territoriale avvenne per iniziativa di comunit di contadini liberi, sorte nelle regioni alpine, a prevalente economia pastorale ma che aveva acquisito importanza militare per il controllo dei valichi, importanti per gli scambi tra Italia e Centro Europa. Sul finire del XIII secolo era passata sotto la sovranit degli Asburgo, e fu proprio per contrastarli che le comunit locali diedero vita ad una lega che riusc a sconfiggere i cavalieri austriaci, destando stupore in Europa. Presto ai tre cantoni che avevano formato la lega se ne aggiunsero altri, tra cui citt e fu necessario darsi un ordinamento unitario a cui segu un patto militare. 24- IL MEZZOGIORNO Le novit di carattere amministrativo e finanziario che si sono viste emergere nellorganizzazione degli Stati Europei dellOccidente, si ritrovarono anche nellantico Regno di Sicilia che, ricco, ordinato e in una posizione strategica nel Mediterraneo attir su di se le mire dinastiche straniere. Il regno fu conquistato da parte di Carlo dAngi, sotto sollecitazione del pontefice; egli si propose due obbiettivi: rendere effettivo il vincolo feudale che subordinava la monarchia meridionale alla Chiesa romana; e procurarsi un valido sostengo per riunire intorno al papato tutte le forze guelfe dellItalia centro-settentrionale. Sotto gli Angioini vi fu un forte sviluppo delle autonomie cittadine; mentre al Nord i Comuni avevano perso la loro autonomia politica, al Sud le amministrazioni locali si sottraevano sempre di pi al controllo di funzionari regi. I progetti del giovane Carlo, per, solo in parte coincidevano con quelli papali. Egli mirava, infatti, ad attuare un ampio disegno di egemonia europea e mediterranea, che, facendo perno sulla Sicilia, sarebbe dovuto culminare nella conquista di Costantinopoli. Questo piano fece nascere i dissapori con il papa, ai quali si andavano aggiungendo e lamentele della popolazione per i soprusi dei funzionari regi e per il carico fiscale eccessivo a causa dei costi sempre pi alti della sua politica espansionistica, cui si affiancava una massiccia penetrazione in Italia centro-settentrionale, dove tutti i comuni guelfi accettarono il protettorato. Il malcontento esplose e venne represso duramente, ma comport anche un 33

rinnovamento della feudalit, con limmissione nei suoi ranghi di numerosi cavalieri francesi, e il malcontento si diffuse ancora di pi. In questo clima non sorprende la vasta adesione che ebbe in Sicilia il moto insurrezionale scoppiato a Palermo, dopo lo scontro avvenuto allora del Vespro(di qui il nome rivolta del vespro) tra giovani siciliani e soldati francesi. I Siciliani subito dopo la rivolta avevano offerto la corona di Sicilia a Pietro III, un Aragonese, opponendosi a qualsiasi tipo di accordo che riportasse alla situazione anteriore; a spingere vero quella soluzione era invece il pontefice che consider gli Aragonesi come usurpatori arrivando a bandire contro di loro una crociata. La situazione sembr doversi sbloccare con la salita di papa Bonifacio VIII che cre le condizioni perch si arrivasse a un trattato( il Trattato di Anagni, 1295) col quale il nuovo re dAragona, in cambio dellinvestitura del regno di Sardegna e Corsica, rinunciava alla Sicilia che restava in mano agli Angioini di Napoli. Ma i Siciliani si ribellarono e offrirono ancora una volta la corona agli Aragonesi. Federico III dAragona fu riconosciuto cos re, con lintesa per che alla sua morte lisola sarebbe tornata agli Angioini. Le cose non andarono tuttavia cos perch lisola rimase sotto la dinastia Aragonese e inutilmente i dAngi tentarono la riconquista. Questi ripetuti tentativi di riconquista costrinsero i successori di Federico ad un impegno bellico costante, che li mise in condizioni di debolezza nei confronti della nobilt la cui collaborazione era indispensabile sul piano militare. Si giunse cos con il consenso del re alla divisione del regno in due parti, orientale e occidentale e alla sua morte il regno venne diviso addirittura tra quattro nobili vicari. Una svolta fu rappresentata dalla comparsa sulla scena del re dAragona Pietro IV che fece rapire Maria, unica figlia di Federico, per darla in moglie al nipote Martino. Martino scese cos in Sicilia alla testa di una armata impegnandosi nella lotta ai baroni ribelli e nella riorganizzazione del regno, che fu dotato di un parlamento. Si instaur cos una pi equilibrata dialettica tra monarchia e poteri locali e nello stesso tempo riprese la crescita delleconomia. La morte di Martino segn per la fine dellindipendenza Siciliana perch lisola rimase definitivamente legata allAragona, passando al futuro re di Napoli Alfonso il Magnanimo. Per acquisire il regno di Napoli, Alfonso dovette ingaggiare una dura lotta con un altro pretendete al trono Luigi III dAngi, preferito dalla regina Giovanna II regina di Napoli, senza eredi. Le sorti del conflitto volsero a favore di Luigi, ma la morte della regina fece esplodere di nuovo la guerra. Ancora una volta le cose si misero male peri il sovrano aragonese, fatto prigioniero e condotto a Milano dai Visconti, alleati degli Angi; per avvenne un colpo di scena, il prigioniero non solo pi a farsi liberare, ma convinse i Visconti a stringere con lui unalleanza, destinata a mantenersi anche in futuro quando ai Visconti succederanno gli Sforza. Forte del sostegno Milanese, riprese allora la conquista del regno, giungendo a impadronirsi della stessa Napoli nel 1442. IL regno di Sicilia era ora riunito e acquistava cos un prestigio maggiore nellEuropa mediterranea. 25-LITALIA SETTENTRIONALE Lesperienza comunale fu caratterizzata dappertutto da una perenne instabilit delle istituzioni, e allorigine di questa c una dinamica sociale assai vivace che, nel contesto di una economia in espansine, portava allascesa di nuove famiglie e al tentativo di categorie sociali di allargare gli spazi; cera per anche lincapacit dei Comuni di dotarsi di pi saldi ordinamenti. Tutti questi motivi di instabilit appaiono in superamento nel corso del Trecento. Alla base del superamento cera lintraprendenza di alcune famiglie dellaristocrazia feudale che, facendo leva sulle clientele vassallatiche dei loro domini e hai collegamenti con potenti consorterie nobiliari della citt, diedero una forte spinta alla crisi delle istituzioni e alla loro evoluzione in senso signorile. Il primo caso quello di Ferrara, citt nella quale la vita del Comune era stata fortemente condizionata dalle lotte per il predominio tra le varie fazioni aristocratiche, lotte che si conclusero con la vittoria definitiva degli Estensi. I da Romano, famiglia dotata di grandi patrimoni fondiari e di estese clientele vassallatiche nel Veneto, si impose invece si Verona, Vicenza, Padova e Treviso. I Pelavicino si crearono un vasto dominio tra Piemonte, Lombardia ed Emilia. I Monferrato nella Padania occidentale. Per queste 34

istituzioni politiche signorili si rivelarono ben presto effimere, per il carattere spiccatamente feudale e il fatto di non essere legate davvero a nessuna delle citt inglobate. Il successo arrise invece a quelle stirpi militari che ne raccolsero leredit in sede locale e che erano legate anche alla realt di una citt, dove avevano ricoperto incarichi per contro del Comune o ai vertici delle istituzioni ecclesiastiche. Questo il caso dei Visconti di Milano, degli Scaligeri a Verona e dei Gonzaga a Mantova. A Verona, Mastino della Scala non assunse il titolo di signore, ma solo quello di potest e successivamente di capitano del popolo, per cui non ci fu formalmente una cambiamento di costituzione politica, ma si tratt di una esperienza esclusivamente veronese, in quanto ovunque ci fu una fase pi o meno lunga in cui le istituzioni furono svuotate di contenuto, ma non ancora abbattute. Questo fu il caso anche di Milano, in cui il superamento del regime comunale avvenne lentamente e con vari espedienti formali. Allinizio si imposero con il sostegno del popolo e consolidarono la loro signoria solo con il conferimento a Matteo Visconti, nel 1294, del vicariato imperiale. In questo modo il signore di Milano, configurandosi come funzionario dellimperatore, mostrava di considerare il suo potere non pi basato sul consenso dei cittadini, ma su una delega concessa dallaltro. Cento anni dopo limperatore conferir alla famiglia il titolo di duca e principe, in questa maniera la signoria si rendeva autonoma dallo stesso imperatore. Non dovunque il passaggio da Comune a Signoria fu un atto irreversibile. Gli esempi pi numerosi sono offerti dalla Toscana in cui la signoria fu riconosciuta per brevi periodi e solo per far fronte a circostanze eccezionali: a Pisa durante la lotta tra guelfi e ghibellini, a Firenze durante le agitazioni dei salariati dellindustria tessile. In questultimo caso la situazione precipit quando si realizzo una convergenza tra grandi e popolo minuto ad opera di Brienne, protetto da Roberto dAngi, che impadronendosi poi del potere concep lardito disegno di instaurare una propria signoria eliminando dal governo sia il popolo grasso che i grandi che lo avevano sostenuto; il suo primo provvedimento fu il disarmo immediato di tutti i gruppi sociali. Tuttavia un cambiamento cos era troppo per una societ che non era disposta a rinunciare alla proprie tradizioni politiche e Brienne fu cacciato con una insurrezione generale. Questa vicenda contribu a mettere in moto un fenomeno che altrove era gi in atto alla fine del Duecento, vale a dire la formazione di regimi di tipo oligarchico. Lavvento del popolo al governo, l dove si realizz, aveva comportato un allargamento degli spazi di iniziativa politica, che si era rivelato troppo ampio rispetto alle possibilit reali della societ che continuava ad essere suggestionata dai valori e dallo stile di vita del ceto aristocratico. Non si spiegherebbe diversamente il fenomeno contraddittorio dei grandi del popolo, famiglie schierate con il popolo, esponenti di ceti mercantili e bancari, che coronavano la loro ascesa economica conseguendo dignit cavalleresche o fama di grandi. il caso della famiglia bolognese dei Principi, in una posizione di primo piano nellambito della vita mercantile cittadina agli inizi del Duecento, a met del secolo successivo appaiono gi integrati nel ceto aristocratico, di cui assunsero lo stile di vita; culminando nella loro espulsione dalla citt perch impegnati con altri grandi ad escludere dal governo della citt la stessa categoria di mercanti e artigiani da cui erano provenuti. Un altro fenomeno diffuso fu la nascita di un patriziato cittadino, risultante dalla convergenza del vecchio ceto cavalleresco e lalta borghesia, tendenzialmente chiuso e compatto nel frenare lascesa sociale e politica di nuove famiglie, ma nello stesso tempo con un pi alto livello culturale. Il caso pi notevole fu quello di Venezia, che non aveva conosciuto le tensioni sociali e linstabilit politica delle altre citt, data lassenza nella laguna di forti consorterie nobiliari e la disponibilit dei nobili di accogliere nella sfera del potere le nuove famiglie che si erano arricchite attraverso i traffici. Ma ben presto a che a Venezia il ceto dirigente aristocratico-borghese cominci a chiudersi, attuando addirittura la cosiddetta Serrata del Maggior consiglio, grazie alla quale laccesso al principale organo di governo veniva riservato alle famiglie che gi ne avevano fatto parte nei precedenti quattro anni; la chiusura divenne ancora pi forte quando si espanse anche agli altri organismi di governo.

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A Firenze, lindomani della cacciata di Brienne, il vecchio ceto magnatizio, ottenne la revoca degli ordinamenti emanati da Brenne, ma mostr anche di voler spadroneggiare nel governo cittadino suscitando cos la violenta reazione delle ripristinate compagnie armate di popolo. Furono allora subito introdotti provvedimenti di Giustizia, che colpirono per solo i pi pericolosi e potenti, staccando da loro quelli meno possenti che furono accolti tra le famiglie di popolo e ammessi negli organismi del comune, tappa che fu fondamentale nel processo di fusione fra nobilt guelfa e grandi mercanti e quindi nella formazione di un patriziato cittadino. Questo patriziato era per scarsamente solidale al suo interno e la sua egemonia era continuamente scossa da difficolt a causa della crescita del debito pubblico, del crollo delle grandi banche, dalle agitazioni dei salariati, dalle peste nera. Il fallimento della rivolta dei Ciompi rafforz per il ruolo politico delle arti maggiori e la coesione del patriziato cittadino, anche se questo non mise fine alle lotte interne fra famiglie. Vincitori di queste lotte erano senza dubbio gli Albizzi, esponenti di rilevo della parte guelfa, ebbero ora la possibilit di prendere in mano direttamente la guida del Comune, grazie allabilit politica del loro capo Maso. Questi oligarchi procedettero a una serie di riforme istituzionali perch le cariche pubbliche venissero riservate ai loro pi fedeli partigiani; ma al loro interno erano gi divisi tra chi intendeva restare fedele il pi possibile alle vecchie istituzioni e chi voleva consolidare un potere personale. La situazione peggior con la morte di Maso, al quale successe il figlio, molto diverso dal padre. Intanto i discendenti dei Medici stava accumulando sempre pi ricchezze e beni fondiari, e accrescendo il loro prestigio di mercanti-banchieri. Artefice principale delle fortune della famiglia fu Giovanni. Le gravi difficolt finanziarie in cui si dibatteva il governo e linsorgere del malcontento e del disagio, port allemergere di una corrente moderata del patriziato cittadino inclini ad attribuire il ruolo di maggiore influenza proprio ad degno figlio di Giovanni, Cosimo de Medici. Gli Albizzi rendendosi conto del progressivo logoramento della loro posizione, fecero arrestare Cosimo, mandandolo in esilio a Padova. Intanto i suoi sostenitori conducevano a Firenze una efficiente propaganda in suo favore. Il risultato fu che fu richiamato in patria, e mentre i suoi avversari prendevano la via dellesilio lui dava inizio alla sua signoria. La formazione delle signorie coincise in Italia con lavvio di una serie di tentativi espansionistici, che portarono alla semplificazione del quadro politico della penisola attraverso la creazione di organismi politici di pi vaste dimensioni. Nella stessa direzione andava anche leconomia del tempo caratterizzata da una circolazione sempre pi intensa di uomini e di beni. Nel Veneto protagonisti di unambiziosa politica di potenza furono gli Scaligeri che per pi di un secolo esercitarono una grande influenza anche in Toscana e in Lombardia. Di questultima si diceva che volesse diventare re, ma fu bloccato dalla violenta reazione di Firenze, Venezia e Milano. Il crollo di questi disegni espansionistici apr definitivamente le porte ai Visconti, i quali continuavano ad estendere il loro dominio. Raggiunsero lapice della potenza con Gian Galeazzo il quale, dopo aver stretto legami con la casa regnate francese facendo sposare la figlia con il duca DOrleans, conquist nel Veneto, Padova, Verona, Vicenza e Treviso, volgendosi poi verso la Toscana, dove conquist Pisa e sconfisse ripetutamente Firenze, senza per mai fiaccarne la resistenza. La guerra fu combattuta non soltanto sui campi di battaglia, ma anche attraverso la propaganda nelle piazze e nelle corti di tutta Italia. I proclami dei Visconti non caddero nel vuoto, come si vide nel caso di Bologna che si sottomise spontaneamente e i suoi poeti di corte gi chiamavano Galeazzo re, quando la morte mise fine alla sua scesa. Seguirono per il ducato anni di anarchia, complicati dal protagonismo dei capi delle truppe mercenarie, che ambivano a ritagliarsi spazi autonomi di potere, finch Filippo Maria Visconti non avvi il recupero dei territori perduti, riprendendo nellarco di un decennio il controllo dellintera Lombardia e di Genova. Firenze dopo essersi tanto battuta contro i Visconti in nome della libert dal tiranno, imbocc essa stessa la strada delle conquiste territoriali; le tappe pi importanti di questo processo furono lannessione di Arezzo, Pisa, Cortona e Livorno. Lobbiettivo principale di Venezia era invece il dominio del Mediterraneo orientale e dei mercati che su di esso gravitavano, obbiettivo che la pose prima in competizione e poi in conflitto aperto 36

con Genova che aveva assunto il controllo del commercio tirrenico dopo la vittoria su Pisa. La lunga guerra sembr volgere a favore dei genovesi, ma Venezia fece ricorso a tutte le sue forze e invest la base genovese di Chioggia, capovolgendo la situazione. Si decise allora di stipulare a Torino un contratto di pace che comport per Venezia la perdita di Trieste, ma le consent di uscire senza danni irreparabili da una situazione di grave pericolo. Per gi si prospettava allorizzonte lespansionismo dei Visconti e il risultato fu che Venezia si trov per presto coinvolta in posizione di primo piano nella politica italiana. Contemporaneamente cresceva in Piemonte la potenza dei Savoia i quali avevano cominciato a volgersi verso la pianura padana e seppero ben inserirsi in un complesso gioco di alleanze che li port a ottenere il controllo dellintero Piemonte. Anche lo stato Pontificio mir alla costruzione di una salda dominazione territoriale, giustificata dallesigenza di tutelare la liber della chiesa e il progetto si and realizzando nel corso del Duecento e comprendeva grosso modo le regioni dellattuale Umbria, Marche, e parte dellEmilia Romagna. Non avevano mai costituito una coerente dominazione territoriale per lesistenza di numerosi centri di potere locale che lo rendevano impossibile. La situazione mut a partire dagli inizi del Duecento, e il papato non solo riusc a recuperare i territori da tempo sottratti alla sua sovranit, ma anche annettersi lintera Romagna. Contemporaneamente si cerc di trasformare il dominio papale in governo effettivo, dividendo il territorio in sette province ognuna delle quali rette da un preside. Si trattava comunque di un equilibrio assai precario, continuamente scosso dalla vitalit dei maggiori centri urbani. La situazione peggior di molto con il trasferimento della curia papale ad Avignone. Il contrasto tra la realt misera del presente e il ricordo dellantica grandezza cre le condizioni per la singolare avventura politica di Cola di Rienzo, che si impadron del potere grazie allesasperazione del popolo che lo innalz contro la nobilt. Egli concep lardito disegno di ridare grandezza a Roma e a tal proposito convoc unassemblea di signori italiani e rappresentanti dei Comuni che mostrarono entusiasmo per le sue iniziative. Tuttavia gli eccessi della sua dittatura lo portarono allarresto e fu condotto dal papa Innocenzo VI ad Avignone. Questi per inaspettatamente lo accolse bene decidendo di utilizzarlo per riprendere controllo su Roma. Cola, investito del titolo di senatore fece ritorno a Roma, seguito dal legale papale, ma privo come era di reali capacit di governo si alien ancora una volta le simpatie del popolo, che stanco dei suoi procedimenti tirannici, si sollev e lo mise a morte. Le dinastie e le citt si ponevano in quel periodo il problema di dare un assetti stabile a organismi politici di ampie dimensioni. Innanzitutto i Visconti, che avevano inglobato un gran numero di Comuni ognuno retto da propri ordinamenti, si posero come obbiettivo lomogeneizzare il tutto imponendo le stesse leggi, ma si rivel impossibile non disponendo di una adeguata burocrazia. Nel frattempo si fece largo uso anche delle istituzioni feudo-vassallatiche, che non furono messi in crisi neanche dal nuovo Stato territoriale. Alquanto diverso fu il modello organizzativo seguito da Firenze, la quale si trov ad esercitare il suo dominio su citt che avevano inoltre un vasto contado molto legato a loro. Si punt infatti a spezzare questi rapporti, ridando maggiore autonomia alla campagne; le comunit rurali dovettero ripristinare lantico parlamento e dotarsi di nuovi statuti oltre che di nuovi organi amministrativi. Questa politica suscit subito la protesta delle citt per cui a un certo punto Firenze ritenne necessario in insistere su quella strada. Un modello intermedio fu quello adottato da Venezia, che lasci tutta lamministrazione locale nelle mani dei patriziati urbani, ma restando presente in tutte le questioni e nei contrasti, il risultato fu la costruzione di uno stato abbastanza omogeneo al suo interno. Diversa invece la situazione dei domini dei Savoia, in cui lautorit del duca potette affermarsi in maniera pi agevole, non dividendo imporsi su grandi citt. Fu possibile attuare cos un ordinamento che prevedeva la divisione del ducato in dodici province, a loro volta divise in castellanie, le une e le altre rette da funzionari scelti dal duca.

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