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GESU CRISTO CENTRO DELLA NOSTRA STORIA E DELLA NOSTRA FEDE

Premessa Nella nostra civilt occidentale la figura di Ges Cristo assolutamente centrale, se non altro perch in ogni caso il suo un nome conosciuto. Le recenti vicende legate alla questione del crocifisso nelle aule, comunque le si intenda giudicare, hanno manifestato una sorta di interventismo in difesa di Ges: magari non lo si segue, per lo si difende, sa creare interesse quando torna di attualit. Insomma, lidentit cristiana che ci contraddistingue, per tanti motivi sopita, sonnacchiosa, nascosta, ha dei momenti nei quali riemerge, e dice di esserci. Chi poi si pone sul serio davanti a questa figura, ne resta affascinato ed entusiasta. Questo perch Ges per il credente non solo un grande predicatore, un grande pensatore, un grande innovatore. Per il credente Ges colui per il quale addirittura vale la pena di giocarsi la vita, per lui si pu anche dare tutto, da qui la sua assoluta particolarit e pretesa. Il cristiano sente che di Ges ci si pu fidare, che a lui pu affidare il desiderio di una esistenza realizzata, egli sa, inoltre, che la pretesa di Ges che chiede ai suoi amici una radicalit di donazione inaudita, pienamente legittima e doverosa e che ad essa si pu e si deve rispondere con un s generoso e convinto. Nessun uomo politico della storia pu ragionevolmente chiedere tanto, se non attraverso una imposizione! 1

Ges cos di gran lunga il personaggio che pi di tutti ha influito nella storia della societ occidentale, tanto che non possibile comprendere la nostra cultura prescindendo dal suo messaggio e dal movimento che da lui nato, il cristianesimo. La fede cristiana non perci un qualcosa di generico, di fumoso, di vago riferimento al divino, essa ha invece al centro una persona, dai tratti ben definiti, che ha solcato le vie della storia per un suo piccolo, ma decisivo tratto, venti secoli fa. Cos Ges di Nazaret al centro della nostra fede credente, ma allora lo anche della storia, come titola questa conversazione, della storia di una umanit non a caso separata da un prima e dopo Cristo, ma anche della singola e personale storia di ognuno di noi (anchessa forse separata in un prima e dopo Cristo) che da lui, e solo da lui, trova senso e prospettiva. Perci la domanda: Chi Ges di Nazaret ? di quelle che non hanno tempo. 1. Cosa la gente diceva di lui. Non difficile immaginare la sorpresa, la meraviglia, lentusiasmo che si diffuse in Israele con la predicazione di Ges: Chi mai costui al quale i venti e il mare obbediscono? (Mt 8, 27) la domanda che sar rimbalzata continuamente in quei luoghi. Lui stesso pone la domanda sulla sua identit agli apostoli a Cesarea di Filippo, ai piedi del monte Ermon dove nasce il Giordano: La gente chi dice che io sia? Voi chi dite che io sia? (Mt 16, 13-15). Ed ecco le risposte della folla, degli avversari, degli apostoli:

A) La gente meravigliata per il suo modo di predicare: parla con autorit, la sua dottrina nuova, non quella degli scribi che continuamente tramandano e conservano i medesimi contenuti. E meravigliata perch scaccia i demoni, la gente intuisce che in Ges vi qualcosa di divino: un profeta! Ma non va oltre. B) Per gli avversari giudei non pu sorgere profeta dalla Galilea (Gv 7, 52), egli un bestemmiatore perch dice di poter rimettere i peccati (Mc 2, 6-7), profana il sabato, mangia con i peccatori (Mc 2, 16), un indemoniato (Mc 3, 30), perfino un impostore (Mt 27, 63). Per i romani Ges un ingenuo, ma pericoloso, sobillatore. C) Solo i discepoli per lo potevano conoscere bene e Pietro risponde: Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente (Mt 16, 16), questa la risposta giusta, ma Pietro lha potuta dare in virt di una rivelazione del Padre. 2. Cosa Ges diceva di se stesso C come un mistero che avvolge la figura di Ges, lui stesso quando parla di s non si esprime in maniera esplicita. Ges lascia agli altri dedurre la sua identit a partire dai gesti che compiva e dalla sua predicazione, in tal modo intendeva evitare il rischio di essere frainteso. Egli applica a s lespressione volutamente ambigua di Figlio delluomo (frase che poteva indicare semplicemente uomo, ma che Ges intendeva riferire alla profezia di Dn 7. Egli stesso afferma davanti a Caifa: E vedrete il Figlio delluomo seduto alla destra della potenza di Dio e venire sulle nubi del cielo: Mc 14, 62). Dopo la professione di fede di Pietro, Ges impone il silenzio sulla sua identit (Mc 8, 30) ancora per evitare una incomprensione sul suo modo 3

dessere il Messia, egli sar il Messia sofferente e non il trionfatore glorioso che forse tutti aspettavano. I suoi gesti e la sua predicazione, comunque, dovevano essere sufficienti per testimoniare la sua identit. Infatti: 1. Ges non si esprime come gli antichi profeti, i quali parlavano a nome di Dio e ai loro insegnamenti premettevano sempre la frase Cos dice il Signore oppure Oracolo del Signore Dio. Ges parla sempre in prima persona: Io vi dico; In verit vi dico. Ma soprattutto lautorit che Ges rivendica verso le tre grandi istituzioni di Israele (la Legge, il Sabato, il Tempio) che ci segnala la sua convinzione di una superiorit assoluta. Ges, infatti, perfeziona e porta a compimento la Legge (Vi fu detto...ma io vi dico, questione dellindissolubilit del matrimonio, Mt 19, 6, contro le leggi di purit del Levitico circa i cibi da non mangiare) e dice di essere il signore del Sabato (Mc 2, 28). Circa il Tempio ne afferma addirittura la distruzione (Non rimarr pietra su pietra che non sia distrutta Mc 13, 1-2) e contesta i traffici affaristici che l si compivano e che i sacerdoti favorivano. I gesti grandi di Ges manifestano soprattutto che il Regno di Dio giunto: la gente guarisce, il demonio sconfitto, i peccati sono perdonati. Ges ritiene perfino di poter dire chi sono quelli che faranno parte del Regno e chi invece ne sar escluso, per affermare poi che il destino eterno di un uomo dipende dallaccettazione o dal rifiuto della sua persona (Mt 24, 31-46). Vi poi lassoluta intimit che Ges manifesta nei rapporti con il Padre che lui chiama Abb (Mc 14, 36). Da quanto dunque troviamo nei vangeli emerge in maniera evidente che Ges il Messia, linviato dal Padre, lui davvero via, verit e vita (Gv 14, 6).

3. Lo stare con Ges Non basta per conoscere e prendere atto di queste cose, questo necessario, ma non sufficiente. Ges non un letterato, un filosofo, un teorico che pu essere conosciuto appieno leggendo le sue opere o guardandolo da lontano. Chi ha pensato di poter fare cos non ha capito nulla di lui, pur magari conoscendo quasi tutto di lui. I discepoli sono il modello del credente, perch avevano accolto linvito a stare con lui (Mc 3, 14), Ges stesso aveva invitato i discepoli del Battista ad andare con lui (Gv 1,38-39). Non basta infatti ascoltare Ges (cos avevano fatto la gente, gli avversari) bisogna stare con lui. La fede cristiana nasce dallesperienza di un incontro che se incontro vero trasforma la vita di una persona dato il fascino immediato che Ges sprigiona. Giovanni annota nel suo vangelo la risposta di Ges alla richiesta dei discepoli del Battista: venite e vedrete ed talmente colpito da quellincontro da ricordarsene perfino lora: le quattro del pomeriggio (Gv 1, 35-39). Ma lo stare con Ges ha sempre una doppia faccia: il cammino verso il Tabor e quello verso Gerusalemme, verso la croce. Il fascino di Ges sempre accompagnato dal mistero che lo circonda che neppure i discepoli riescono a comprendere, fino al punto di abbandonarlo di fronte alla tragedia della sconfitta.

4. Ges Cristo, Signore della storia Che in una persona storicamente determinata sia presente Dio eterno e infinito, che Ges sia il criterio assoluto della verit, del bene e del male per ogni uomo di ogni tempo sembra essere affermazione inaudita. Ci fa problema. Qui, infatti, non si tratta semplicemente di Dio che si serve di alcuni uomini per rivelare la sua volont. Nel Natale, in Ges, Dio si fa uomo, non si rivela semplicemente nella storia, ma si fa lui stesso storia, per dare un senso alla storia tutta. il problema delleterno e dellinfinito che entrano nel temporale e nel finito. Dio entra dentro la storia: la novit assoluta del cristianesimo. Dare un senso alla storia Dare un senso allinnumerevole numero di fatti che continuamente accadono sempre stato il grande ideale della filosofia. Dare senso anche alle cose negative, incomprensibili che ci sfuggono o, peggio, ci sovrastano, una esigenza, perch ne abbiamo timore, paura, spavento. Nessuno dei tanti tentativi della ragione umana ha dato una risposta esauriente su questo punto. Non si mai potuto trovare quellelemento umano superiore in grado di dare significato al tutto, semplicemente perch esso non c. Si offre qui, allora, come piena di senso la proposta cristiana, piena di senso ed anche di suggestione: Cristo il datore di senso, grazie a lui la storia non un caotico succedersi di avvenimenti senza scopo o ordine, ma ha un fine che il realizzarsi del Regno di Dio. Perci Cristo il re delluniverso, come ci invita ad affermare la liturgia. 6

Quando diciamo che Cristo al centro della storia intendiamo poi affermare che con il Natale la storia ha raggiunto il suo apice, che non dobbiamo pi attendere niente e che il tempo che stiamo vivendo solo il lento realizzarsi di quanto in embrione comunque accaduto: la venuta definitiva del Regno di Dio. A questo compimento ognuno di noi collabora in forma attiva e responsabile contribuendo, con la propria condotta di vita, al suo pieno realizzarsi. 5. Lincontro con Ges (lo stare con lui) rivela alluomo la sua grandezza e dignit Ges anche il Signore della nostra singola storia personale che solo nello stare con lui pu dirsi veramente realizzata. Infatti: Chiunque segue Cristo, luomo perfetto, diventa anchegli pi uomo (GS 41). Dio ha creato luomo a sua immagine e somiglianza, ma Cristo limmagine del Dio invisibile (Col 1,15), dunque luomo perfetto immagine di Cristo e Cristo stato il modello nel fare luomo. I padri della chiesa dicevano che Dio nel fare luomo aveva pensato allincarnazione del Figlio, dunque in lui possiamo trovare tutti quegli atteggiamenti e comportamenti umani necessari per rispondere alle intenzioni originarie del creatore. Pi noi siamo come Cristo, cio cristiani, pi mettiamo in pratica il progetto di Dio su di noi, pi siamo felici e realizzati. Luomo peccatore ha per rifiutato tutto ci rovinando il progetto iniziale, ma anche pagando le conseguenze. La venuta di Cristo ha reso possibile il ritorno alla situazione di partenza, oggi alluomo data questa possibilit per la grazia di cui Cristo ci ha fatto dono. 7

6. Come possibile credere oggi in Ges Cristo? Per avere la disposizione a credere in Cristo sono allora necessarie alcune condizioni previe: 1. Accettare che vi siano realt che sono al di l della nostra comprensione, andando oltre una mentalit materialista e positivista e superando lo scientismo per il quale non possiamo sapere nulla di ci che oltre i nostri sensi e non sperimentabile. 2. Ritenere che lincarnazione di Dio non contraddice lessere di Dio, in quanto nel farsi uomo Dio non ha cessato di essere Dio, questo un mistero, certo, ma non un mistero contraddittorio. La seconda persona della Trinit resta tale pur facendo lesperienza umana del nascere, soffrire, morire. In Ges vi sono due nature, la divina e lumana, ma una persona, quella del Figlio di Dio, della seconda persona della Santissima Trinit. 3. Essere convinti che Dio, se esiste, infinita libert e infinito amore. Cos Dio non era obbligato ad incarnarsi, ma si incarnato perch amore. Nellincarnazione Dio comunica ad una natura umana la divinit e in essa, e per mezzo di essa, a tutta lumanit, e cos eleva lumanit al rango della divinit. Nellincarnazione Dio si dona alluomo per salvarlo e farlo partecipe della sua natura divina. Libert e Amore indicano personalit, siamo distanti da quei filosofi che negano la personalit a Dio riducendolo ad un principio, o ad un Assoluto impersonale (Aristotele, Plotino, Spinoza...). La ragione umana non ha obiezioni contro la possibilit che Dio si faccia uomo, se Dio Amore anche colui che nel salvare luomo compie il suo 8

gesto pi alto damore, se Dio potenza infinita, pu fare tutto, anche sperimentare lumiliazione pi totale. La gloria di Dio si pu cos manifestare perfino sulla croce. NellAntico Testamento la gloria era la manifestazione potente, gloriosa, vincente, pi alta di Dio. Il Nuovo Testamento ci rivela che, poich Dio amore (1Gv 4, 8), la sua gloria si manifesta nel pi grande gesto damore che costituito dalla croce di Ges (Gv 13, 31-32: quando Giuda esce dal cenacolo per tradire, Ges afferma che il Figlio delluomo stato glorificato). Per credere a Ges Figlio di Dio non bisogna dunque n rinunciare alla ragione, n porsi contro la storia. Ma, al tempo stesso, per poter affermare che Ges Cristo il Figlio di Dio necessario: 1. Avere la grazia della fede che per un dono che Dio fa a tutti. 2. Essere attratti da lui, avere il cuore aperto a Dio, essere disposti verso Dio, sentire il desiderio di qualcosa daltro. Luomo immerso nel materialismo nelledonismo, fatica ad ascoltare la voce di Dio. Se luomo chiuso nei pregiudizi della cultura e della scienza, se punta solo al successo, se orgoglioso e superbo. Ecco perch Ges parlava di puri di cuore, di un atteggiamento di bambini, dei miti, dei pacifici. Resta il dramma di chi rifiuta e preferisce le tenebre alla luce (Gv 3, 19), si rifiuta Cristo luce del mondo che via, verit e vita. Felice luomo che alla domanda che Cristo continuamente rivolge nella storia: Tu chi dici che io sia? sa rispondere: Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente e cos pu entrare nella vita divina: In verit in verit vi dico, chi crede in me ha la vita eterna (Gv 6, 47). 9

GESU CRISTO CENTRO DELLA NOSTRA STORIA E DELLA NOSTRA FEDE Premessa: centralit della figura di Ges di Nazaret per la civilt occidentale, identit cristiana della nostra gente. Di fronte allevento Ges di Nazaret ogni uomo prima o poi si deve interrogare. 1. La reazione dei contemporanei di Ges: cosa la gente diceva di lui Meraviglia per le parole e le opere, profeta da seguire, operatore di miracoli di cui approfittare, ma anche avversario da eliminare, sobillatore pericoloso. Per Pietro Ges il Figlio del Dio vivente. 2. Il suo proporsi: cosa Ges diceva di se stesso Figlio delluomo, messia sofferente, parla con autorit, libert dalle istituzioni di Israele (legge, sabato, tempio). Guarisce, esorcizza, perdona i peccati. Chiama Dio Padre Abb. via, verit, vita 3. Limportanza di stare con Ges per una piena conoscenza (di mente e di cuore) di lui.
Il giorno dopo Giovanni stava ancora l con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Ges che passava, disse: Ecco lagnello di Dio! . E i due discepoli, sentendolo parlare cos, seguirono Ges. Ges allora si volt e, vedendo che lo seguivano, disse: Che cercate? . Gli risposero: Rabb (che significa maestro), dove abiti? . Disse loro: Venite e vedrete. Andarono dunque e videro dove abitava e quel giorno si fermarono presso di lui; erano circa le quattro del pomeriggio. (Gv 1, 35-39).

Le conseguenze dello stare con Ges: salire il Tabor (trasfigurazione) e il Golgota (crocifissione) 4. Ges Cristo, Signore della storia Dio infinito presente nel finito di una vicenda storica la quale carica di senso la storia tutta dellumanit che nel Natale ha gi raggiunto il suo apice: Cristo il re delluniverso. 5. Ges ci rivela la grandezza delluomo ed modello e via della sua (delluomo) piena realizzazione Ges, uomo perfetto il modello della umanit realizzata. Egli stesso ci dona la grazia di attuare un tale progetto. Chiunque segue Cristo, luomo perfetto, diventa anchegli pi uomo (GS 41).

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6. Si pu ancora oggi credere in Ges di Nazaret? Oltre una mentalit materialista. Lincarnazione del Natale non contrasta lessere di Dio che infinita libert e infinito amore. Credere in Ges di Nazaret non chiede la rinuncia alla ragione, n il porsi contro la storia. Il dono della fede e il suo accogliersi da parte delluomo. Cristo la luce, ma gli uomini preferiscono le tenebre.

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