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[937a] Croce, BENEDETTO. Il primo scritto dedicato dal C.

. (Pescasseroli, LAquila, 1866 Napoli 1952) alla poesia virgiliana fu uno dei quattro articoli con cui, ancora studente di liceo, esordiva al pubblico nel 1882 di sulle colonne de LOpinione letteraria , supplemento settimanale del quotidiano politico LOsservatore che si stampava a Roma. Tema specifico di questo scritto: la rappresentazione dellamore nellepisodio di Didone.
Lanalisi prende le mosse dal rilievo, di chiara matrice romantica, che allantichit classica fossero mancate la raffinatezza nel sentire e la potenza di idealizzare le sensazioni , cio i presupposti per dare vita poetica alleterno dramma dellamore. Invano si cercherebbero nelle letterature greca e latina figure simili a quelle di Francesca e Paolo, Giulietta e Romeo, Ofelia e Amleto. Poeti quali Catullo, Tibullo e Properzio cantarono s lamore, ma lamore come semplice ebbrezza dei sensi. Il limite della mera naturalit fu superato nel mondo antico solo da V., che pertanto riusc a offrirci nella storia di Didone una fedele pittura delleterno romanzo damore . Straordinaria la arte virgiliana nel graduare lo sviluppo della passione in tutte le sue fasi, dissimulata e deprecata al suo primo manifestarsi, trionfatrice alla fine di ogni altro sentimento, anche della stessa vergogna. Questa linea progressiva rivela unintuizione sicura dellanimo umano, rara a rinvenirsi in tanta letteratura erotica (e qui il C. sembra alludere a certa narrativa a lui contemporanea), ove spesso si trascorre da una passione allaltra senza una logica di sviluppo. Didone nasconde sotto la maschera di regina sollecita del bene del suo popolo e di sposa fedele alla memoria del marito defunto la sua sensibilit di donna, che ha sottomesso ma non vinto lamore e quindi pu facilmente divenirne preda. Allamore ella finisce per sacrificare la popolarit e la castit di cui andava fiera, lorgoglio offeso dal comportamento dellamante, infine la stessa vita. In confronto di lei Enea appare un carattere scialbo, un fantoccio, che mosso dalla volont degli dei . La sua piet riesce sommamente antipatica, perch non si afferma in contrasto drammatico con un diverso sentimento. Il Rinaldo del Tasso abbandona Armida, [937b] ma ha delle esitazioni, dei rimpianti; dal labbro di Enea esce raramente una parola affettuosa, sicch si sarebbe tentati, giunge ad asserire il C., di preferirgli per questa parte lEnea del Metastasio, canterellante quanto volete, ma che sente qualche cosa, che ama e freme nellallontanarsi . La negativit etica ed estetica delleroe virgiliano ( una figura moralmente e poeticamente brutta ) non implica che se ne debba misconoscere la funzione di elemento chiaroscurale in questo episodio: senza il suo vile comportamento, la storia damore non avrebbe quel carattere tragico che la irraggia di bellezza. Concludono larticolo alcune considerazioni sulle fonti: si nega la derivazione dallAlcesti euripidea, non essendovi alcun elemento comune tra la situazione di una donna che ama disperatamente, abbandonata e si uccide e quella di una sposa fedele, che accetta la morte per salvare suo marito ; si ammette la validit di un confronto con la Medea di Apollonio Rodio, pur notandosi come nel rappresentare con verit e progressione lamore Apollonio seguisse la scienza psicologica del tempo, mentre V. i moti del proprio cuore di poeta : onde lepisodio del primo ha qualche cosa di duro che toffende , quello del secondo ha maggiore fusione di tinte, maggiori sfumature, ed, insomma, vera poesia .

A distanza di oltre mezzo secolo da questo scritto giovanile il C. ne avrebbe ripreso e approfondito il tema (Enea di fronte a Didone, 1938). Il suo antico moto di ripugnanza nei confronti del duce troiano non era stato un fatto isolato, incontrandosi in molti saggi e commenti dedicati a quellepisodio. Simili reazioni psicologiche e morali, di avversione per i personaggi di unopera poetica che incarnano la durezza, la perfidia e il tradimento e di simpatia per le loro vittime incolpevoli, vanno considerate come segno non di morbosa romanticheria, ma di un sano sentire e di un conforme giudicare, mosso da schietta umanit . Tuttavia questo moto giustificabile sul piano psicologico e morale pu divenire fonte di errore ove lo si trasferisca pi o meno consapevolmente a canone di valutazione critica. Spesso, infatti, i biasimi per luomo Enea si sono convertiti in censure a Virgilio poetai, laddove si sarebbe dovuto riconoscere il felice intuito di V. nel rappresentare Enea meschino, odioso e spregevole nei confronti di Didone. Tale scelta obbediva alla volont profonda del poeta, la sola che importi, e non alla sua consapevolezza critica, che forse qui gli faceva cercare e credere lopposto e tenere per iscusato e giustificato il suo eroe .
Il motivo dellepisodio lamore nella sua forza imperiosa , che costringe una donna di alto animo e di vita incontaminata a obliare ogni altro dovere, rendendola insensibile alla fama e alla gloria, pronta a umiliarsi nella preghiera, pronta a morire . Enea luomo in amore inferiore al-

lamore , un debole che ha messo non sa lui stesso come, il pi nellamorosa pania , pronto a ritrarnelo non appena altri affari, di diversa natura e per lui di maggiore importanza, gli si presentano e lo chiamano a s . La vita e la poesia, osservava qui il C., sono piene di condanne di tali caratteri e tali comportamenti; e adduceva, a conferma, una serie di esempi, dallaneddoto storico a reminiscenze letterarie (e il citare personaggi e motivi di Flaubert, Ibsen, Baudelaire non costituiva una forzatura storica, perch lintento qui era il caratterizzare uneterna condizione umana variamente riflessa dallarte e non una determinata esperienza poetica attraverso accostamenti inopportuni). V. non condanna Enea, se mai procura di giustificarne e difenderne il comportamento; tuttavia il poeta, che in V. sovrasta, svolgendo inesorabile la logica della poesia, non lo risparmia, anzi lo ritrae nei soli atti e con le sole parole che gli si confanno .

[938a] Alla luce di questa considerazione il C. esamina con molta finezza i momenti salienti dellepisodio, fino a quello che ne costituisce il tratto pi intenso e il suggello, lincontro di Enea con la ombra di Didone nella gran selva degli inferi, quando Enea si fa sempre pi piccolo e miserevole, ed ella pi alta nel dolore e nel disdegno e alle parole meschine e inintelligenti di lui non risponde e si rifugia presso lombra del primo marito. Questo gesto, in cui la storia di Didone si assomma e si conclude, il C. sottolinea con una chiosa che potrebbe apparirne lamplificazione psicologica ma che in realt ne svela con penetrante intelligenza critica lintimo significato: Col lamore costante, lamore puro, nel quale soltanto il cuore ferito ed esacerbato ritrova qualche dolcezza, soffocata la tremenda passione, non dimenticato il passato ma convertitone lo strazio nella lassitudine della malinconia . Le censure solitamente rivolte a V. per il modo di porre in azione il protagonista del suo poema in questo episodio sono ritenute infondate dal C., che tuttavia ammette che qui il poeta sia incorso in un errore artistico. Ma lerrore non determina il fallimento della poesia, in questo episodio felicissima e sublime , bens il fallimento della intenzione di Virgilio di restituire qualche coerenza alla struttura del suo poema e alleroe che lo regge . La tragedia dellamore-passione, che accese la fantasia e il cuore del poeta, entra nellEneide attraverso questo errore: con la funzione qui assegnata a Enea la storia di Didone trova la sua coerenza e la sua verit; n tale funzione sminuisce la poeticit di Enea qual rappresentato in altre situazioni e in altri momenti del poema. Inutile e sofistica la ricerca di una coerenza del personaggio, non meno della ricerca mirante ad affermare la compatta unit poetica dellopera, che a taluni appare negata e disgregata dalla distinzione da cui non pu prescindere la critica come di fatto non prescinde ogni lettore fornito di gusto. Questo saggio il C. avrebbe incluso, segno dellimportanza che vi annetteva, nel volume antologico delle sue opere: Filosofia. Poesia. Storia (1951), da lui stesso curato. Nel 1939 apparve su La Critica lo studio Intorno a due carmi didascalici. Il De rerum natura e i Georgica , che intendeva riprendere e definire in modo pi esatto i termini di un confronto varie volte istituito e concluso di solito con il riconoscere la poeticit al carme virgiliano, pur non mancando chi talora gli preferisce la robustezza poetica di Lucrezio. In verit il De rerum natura potette essere riconosciuto opera di poesia per la forma del verso e per le immagini poetiche in cui si espresse il pensiero e la passione che animava il pensiero, solo perch non a tutti e non sempre sta chiara e netta la distinzione tra espressione passionale ed espressione poetica, soggezione alla passione ed atteggiamento libero di contemplazione, sincerit di parole e creazione di bellezza, lirismo e lirica . Al contrario il motivo non didascalico nei Georgica poetico e non passionale e, daltro canto, quello didascalico non vale di per s ma come sostegno della poesia. Con ci non si nega che V. fosse esperto di cose campestri e della relativa lette- [938b] ratura o che si proponesse anche un fine etico-politico, quello di ridestare la gioia del lavoro e lamore dei campi, da cui la guerra civile aveva distratto le popolazioni italiche. Ma il suo poema, proprio per lalto valore poetico, riusc infelice a tale scopo. Tuttavia il suo pregio estetico non fu sempre riconosciuto per via del pregiudizio che specie in et romantica si ebbe nei confronti della didascalica. Ma riconoscerne il carattere poetico non implicava ritenerlo una pura lirica in tutto il suo svolgimento. Potr ben dirsi alessandrino per la raffinatezza della sua

tessitura, in cui sintrecciano armonicamente riflessione e ispirazione. Di tale caratteristica nel suo significato e nel suo limite al C. appariva esempio il celebre episodio di Orfeo ed Euridice, ornamentale e decorativo piuttosto che tragico. Questo tono riflette latteggiamento nei confronti della natura che pervade i Georgica: natura non intesa come simbolo o metafora di stati danimo, n vagheggiata con la voluttuosa contemplazione dei decadenti o osservata con la freddezza dello scienziato, ma considerata come ordine di esseri di ccui luomo segue le vicende con simpatia, pur avvertendone la realt diversa da quella umana e quindi la estraneit ai suoi pi esaltanti o tormentosi rapporti. E non da un centro tragico o drammatico sirraggiano le rappresentazioni della vita dei campi fissate da V. in una serie di liriche squisite legate nella trama didascalica come perle in una collana o monile. Agiva anche in questo caso la distinzione di poesia e struttura, non irrigidita in contrapposizione di momenti irrelati: larte elegante e squisita di V. ne costituirebbe il legame, creando lunitario ritmo dellopera. Lanalisi di alcuni squarci di poesia si conclude nel rilievo che il poemetto virgiliano rest come modello di un genere, che avrebbe trovato in seguito eleganti letterati ma non pi un autentico poeta.
Oltre questi tre specifici saggi vanno ricordati riferimenti e considerazioni, riguardanti lopera di V. e la sua varia fortuna, sparsi qua e l negli scritti crociani. Trattando di Omero e la poesia primitiva (in La filosofia di Giambattista Vico, 1910), il C. ricorda come Vico ammirasse V. per la profonda scienza delle antichit eroiche ma sostenesse limpossibilit di paragonarlo a Omero per forza poetica . Con pi articolato discorso, recensendo il libro di G. Finsler, Homer in der Neuzeit von Dante bis Goethe (ne La Critica del 1912), avrebbe mostrato come il capovolgimento operato dal Vico del giudizio che proclamava la superiorit di V. su Omero giudizio predominante nella critica del Rinascimento italiano e del classicismo francese si fondasse su una nuova teoria della poesia; sulla Logica poetica o Estetica, che risolve in s lantiquata teoria dei generi e della rettorica ; e avrebbe ripercorso in un breve excursus storico la vicenda del confronto variamente istituito fra il poeta greco e il latino: dal Vida, che nella sua Poetica (1527) attribuiva al primo il merito dellinvenzione, al secondo quello del perfezionamento; al Castelvetro, che distinse la narrazione poetica in universalizzata e particolareggiata , luna simile alle pitture piccole e sfumate che nascondono i difetti, laltra alle pitture grandi e fortemente disegnate che li palesano (il primo pi facile tipo sarebbe quello di V., il secondo quello di Omero); al Beni, che nel 1607 defin Tasso oro, Virgilio argento, Omero rame; al Dryden, che nellEssay on dramatic Poesy paragon Omero a Shakespeare e V. a Ben Jonson, i primi due geni da amare, gli altri due poeti corretti da ammirare. Su questo sfondo culturale pu intendersi il gran passo compiuto dal Vico pel quale Omero il poeta spontaneo e pos- [p. 939a] sente, Virgilio quello dotto e di cultura; gli eroi passionali omerici sono veri eroi, quelli virtuosi di Virgilio appartengono alleroismo galante dei tempi tardi .

In funzione di alcuni principi che veniva teorizzando, nel capitolo In che cosa consiste larte o poesia primo dellAesthetica in nuce (1928) il C. esamin con rapide e suggestive notazioni lepisodio dellincontro di Enea con Eleno e Andromaca (E 3, 294 ss.). In ogni poesia sincontrano due elementi costanti: un complesso di immagini (qui Andromaca che celebra riti funebri per Ettore e Astianatte, presso un fiume ribattezzato Simoenta; il nuovo Xanto; lingresso di Enea nella piccola Troia; la nuova Porta Scea che egli si china a baciare; ecc.) e un sentimento che non pi del poeta che nostro (qui un umano sentimento di pungenti memorie, di rabbrividente orrore, di malinconia, di nostalgia, dintenerimento, persino di qualche cosa che puerile e insieme pio, come in quella inane restaurazione delle cose perdute ). Questi elementi sono due solo nellastratta analisi: nella poesia il sentimento si tutto risolto nellimmagine, onde la poesia pu ben dirsi contemplazione del sentimento o intuizione lirica .
Sullepisodio il C. si sofferma ancora in un altro capitolo, Ci da cui larte si distingue, dellAesthetica in nuce, osservando, per mostrare come larte non sia storia, che alla qualit di poesia della poesia virgiliana affatto indifferente lesistenza storica di Enea, Eleno, Andromaca; e, per mostrare come larte non sia sentimento nella sua immediatezza, osservando che Andromaca alla vista di Enea diviene amens, deriguit visu in medio, labitur, longo vix tandem tempore fatur e nel parlare longos ciebat incassum fletus, ma lui, il poeta, non delira, non impietra nel viso, non barcolla,

non ritrova a stento la parola, non rompe in lungo pianto, ma si esprime in versi armoniosi, di tutte quelle commozioni avendo fatto loggetto del suo canto .

Il carattere esemplificativo dellanalisi non irrigidisce le considerazioni in uno schematismo logico: anche in questo caso la riflessione teoretica si sviluppa dal concreto esercizio critico, cui a sua volta porta luce in uno scambio fecondo e continuo.
In altre pagine crociane sincontrano ulteriori riferimenti alla poesia di Virgilio. Non rari, p. es., nel libro La poesia (1936): a proposito dei poeti autentici, che avvertono le imperfezioni della propria opera e si studiano di rimuoverle senza riuscire in certi casi a vincere lintima insoddisfazione, ricordato lordine dato da V. morente di bruciare lEneide; altra volta i tibicines dellEneide sono additati a esempio della presenza nella poesia di tratti opachi e di parti provvisorie, cui lartista si rassegna nellatto della creazione, pur di non lasciarsi sfuggire limpulso felice e che spera poi di eliminare, anche se poi dinanzi a essi sovente esita a porvi mano temendo di far guasti perch la mente fredda non pi la fantasia calda ; e ancora il componimento di Enea di fronte a Didone riproposto a illustrare il significato delle parti strutturali informative e glossatrici dei poemi e dei romanzi; o a prova del valore spesso ingannevole delle classificazioni osservato che, se nulla pi discreditato del poema didascalico, pure quel poema pu essere i Georgica. Questi e altri riferimenti che potrebbero citarsi sono certo segno della familiarit in cui il C. ebbe lopera di Virgilio. A titolo di curiosit, ricorderemo come dalle Georgiche trasse una serie di epigrafi destinate a figurare sulle case coloniche dei suoi poderi foggiani. BIBL. B. Croce, Didone, LOpinione letteraria 1, nr. 49, 7 dic. 1882 (rist. in Il primo passo. IV Scritti critici, Napoli 1910, 23-30; in [p. 939b] Pagine sparse I, ibid. 1943, 429-37; in Nuove pagine sparse II, Bari 19662, 292-300); Studi su poesie antiche e moderne. XIII. Virgilio. Enea di fronte a Didone, La Critica 36, 1938, 401-08 (rist. in Poesia antica e moderna, Bari 1941, 55-64, e in Filosofia. Poesia. Storia, Milano-Napoli 1951712-19); Studi su poesie antiche e moderne. XIX. Poesia latina. Intorno a due carmi didascalici. Il De rerum natura e i Georgica , La Critica 37, 1939, 241-52 (rist. in Poesia antica e moderna, Bari 1941, 39-54); La filosofia di Giambattista Vico, Bari 1911, cap. XVI Omero e la poesia primitiva, 185-98; rec. a G. Finsler, Homer in der Neuzeit von Dante bis Goethe (Italien. Frankreich. England. Deutschland), Leipzig u. Berlin 1912, La Critica 10, 1912, 449-57 (rist. con il titolo Il Vico e la critica omerica, in Saggio sullo Hegel seguiti da altri scritti di storia della filosofia, Bari 1913, 269-82); Aesthetica in nuce, Napoli 1929 (testo ital. della voce Aesthetics redatta dal Croce per la Encyclopaedia Britannica, London-New York 192914; rist. in Ultimi saggi, Bari 1935, 3-42, e in Filosofia. Poesia. Storia, Milano-Napoli 1951, 195223): si vedano i due capitoletti In che cosa consiste larte o poesia e Ci da cui larte si distingue; La poesia. Introduzione alla critica e storia della poesia e della letteratura, Bari 1936, passim; A. Cajati, Le epigrafi virgiliane di B. Croce per le sue propriet foggiane, Altamura 1981 (si pubblicano diciotto epigrafi tratte dalle Georgiche seguite dalla trad. it. del Croce: non tutte le epigrafi furono utilizzate); P. Rasi, Bibliografia virgiliana: 1910-11, AAM n. s. 5, 1913, 78-79; C. Buscaroli, Il libro di Didone, Milano 1932, passim; P. Treves, Croce e lantico, in AA. VV., Lezioni crociane, Trieste 1967, 43-82. MARIO SCOTTI