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Parte 12b.

Riduzione a forma canonica


A. Savo Appunti del Corso di Geometria 2011-12

Indice delle sezioni 1. 2. 3. 4. 5. 6. Coniche, 1 Esempio di riduzione, 4 Teoremi fondamentali, 6 Come determinare lequazione canonica, 8 Classicazione, 14 Appendice, 15

Coniche
C : a11 x2 + 2a12 xy + a22 y 2 + 2a13 x + 2a23 y + a33 = 0.

Chiameremo conica unequazione di secondo grado in x, y, quindi del tipo: (1)

La matrice simmetrica

a11 a12 a13 A = a12 a22 a23 a13 a23 a33

` detta matrice della conica. Notiamo che: e a11 e a22 sono, rispettivamente, i coecienti di x2 e y 2 , e a12 ` il coeciente di xy e diviso 2. a33 ` il termine noto, e a13 , a23 sono, rispettivamente, il coeciente di x (risp. e di y) diviso 2. Lequazione (1) si scrive, in forma matriciale x (x, y, 1)A y = 0. 1 La sottomatrice di ordine due Q= a11 a12 a12 a22 1

(2)

corrispondente alla forma quadratica dei termini di secondo grado, ` detta la parte prine cipale di A. Assumeremo Q = O (altrimenti C ` unequazione di primo grado). e Fissato un riferimento cartesiano (O; x, y) le soluzioni di (1) rappresentano un insieme di punti del piano (detto graco della conica). Esempio Consideriamo la conica C : 4x2 4xy + y 2 + 8x 4y + 3 = 0. 4 2 4 4 2 La sua matrice ` A = 2 1 2, con parte principale Q = e . Notiamo 2 1 4 2 3 che: 4x2 4xy + y 2 + 8x 4y + 3 = (2x y + 1)(2x y + 3) Dunque linsieme delle soluzioni di C ` dato dallunione delle due rette parallele: e 2x y + 1 = 0, Esempio La conica C : 2x2 3y 2 4 = 0 2 0 0 ha matrici A = 0 3 0 e Q = 0 0 4 i membri: 2 0 , entrambe diagonali. Dividendo per 4 ambo 0 3 x2 y 2 4 = 1, 2 3 2x y + 3 = 0.

si vede che C rappresenta uniperbole. Esempio La conica C : 2x2 + 2y 2 + 2xy + 2x 2y 1 = 0, 2 1 1 2 1 ha matrici A = 1 2 1 e Q = . In questo caso ` pi` dicile determinare e u 1 2 1 1 1 il graco dellequazione.

1.1

Forme speciali

Diamo ora un elenco di forme speciali in cui si presenta lequazione di una conica, per le quali ` facile determinare la geometria delle soluzioni. Vedremo poi che questo elenco, e a meno di un opportuno cambiamento di riferimento, descrive tutti i casi possibili. Per evidenziare questi casi speciali converr` scrivere le variabili in maiuscolo: X, Y . a 1. Ellisse reale. X2 Y 2 + 2 = 1, a2 b

che gi` conosciamo. a 2. Ellisse immaginaria. X2 Y 2 + 2 = 1, a2 b Questa conica non ha soluzioni (dunque, rappresenta linsieme vuoto). 3. Ellisse degenere. X2 Y 2 + 2 = 0, a2 b Questa conica si riduce alla sola origine. 4. Iperbole. X2 Y 2 2 = 1. a2 b 5. Iperbole degenere. X2 Y 2 2 = 0, a2 b Poich`: e X Y X2 Y 2 2 = + 2 a b a b questa conica ` lunione delle due rette e bX + aY = 0, 6. Parabola. Y 2 = 2pX, con p = 0. 7. Coppia di rette parallele. Y 2 = h2 , X Y a b

bX aY = 0.

con h = 0. Questa conica rappresenta lunione delle due rette parallele Y h = 0 e Y + h = 0. 8. Coppia di rette coincidenti. Y 2 = 0. 9. Coppia di rette parallele immaginarie. Y 2 = k 2 , con k = 0. Anche questa conica non ha soluzioni reali. Le coniche 7, 8, 9 si chiamano anche parabole degeneri. Nella Sezione 5 dimostreremo il seguente Teorema Sia C una conica di equazione (1). Allora esiste sempre un riferimento (O ; X, Y ) nel quale lequazione di C assume una delle forme 1, . . . , 9. Ne segue che linsieme delle soluzioni di C ` uno dei seguenti: linsieme vuoto, un punto, e unellisse, uniperbole, una parabola, o una coppia di rette (eventualmente coincidenti).

Esempio di riduzione

In questo esempio vogliamo dimostrare che, con un opportuno cambiamento di coordinate, lequazione della conica assume una forma pi` semplice. u Esempio Consideriamo la conica C : 2x2 + 2y 2 + 2xy + 2x 2y 1 = 0, 2 1 1 2 1 con matrici A = 1 2 1 e Q = . 1 2 1 1 1 Primo passo. Diagonalizziamo la forma quadratica del gruppo omogeneo di secondo grado: q = 2x2 + 2y 2 + 2xy la cui matrice ` Q. Gli autovalori di Q sono = 1 e = 3 e gli autospazi sono e E() : x + y = 0, Dunque risulta D = M t QM con 1 M= 2 1 1 , 1 1 4 D= 1 0 . 0 3 E() = x y = 0.

Ponendo x y si ha: =M x y , ovvero

1 x = (x + y ) 2 1 y = (x + y ) 2
2 2

2x2 + 2y 2 + 2xy = x + 3y , e lequazione di C diventa: 2 2 x + 3y + 2 2x 1 = 0. (3)

Con una opportuna trasformazione ortogonale (la rotazione di /4 corrispondente alla matrice M ), abbiamo cosi eliminato il termine misto. Secondo passo. Completiamo i quadrati. Possiamo scrivere: 2 x + 2 2x = (x + 2)2 2. Poniamo X=x + Y =y che corrisponde a una traslazione. Lequazione (3) diventa: X 2 + 3Y 2 3 = 0, detta forma canonica di C. Questa si riscrive X2 Y 2 + = 1, 3 1 e quindi C rappresenta un ellisse, con semiassi a = 3 e b = 1. Inoltre, si verica che le coordinate dellorigine O del nuovo riferimento R = (O ; X, Y ) 1 1 (che chiameremo riferimento canonico di C) sono . Dunque O = ` il centro e 1 1 di simmetria dellellisse. Inne, gli assi di simmetria dellellisse sono, rispettivamente, lasse X e lasse Y . Questi assi sono paralleli agli autospazi di Q, e hanno equazione: asse X : x + y = 0, La conica ha il graco come in gura. asse Y : x y + 2 = 0. 2

O'

-5

-4

-3

-2

-1

-1

Figura 1: Riferimento canonico (O ; X, Y ) della conica (ellisse) 2x2 + 2y 2 + 2xy + 2x 2y 1 = 0. Equazione nel riferimento canonico X 2 + 3Y 2 = 3.

3
3.1

Teoremi fondamentali
Teorema di invarianza

Esaminiamo ora come cambia lequazione di una conica se si cambiano le coordinate. Sia dunque R = (O; x, y) il riferimento di partenza e sia R = (O ; x , y ) un secondo riferimento cartesiano. Allora lequazione (1) di C si trasforma in una equazione in x , y , sempre di secondo grado, che in forma matriciale si scriver`: a x (x , y , 1)A y = 0, 1 e la matrice della conica nel riferimento R sar` A . Nellappendice vedremo che la relazione a tra A e A `: e A = T t AT, dove T ` la matrice 3 3 che descrive il cambiamento di coordinate inverso da R a R. e Poich det T = 1, questo implica il seguente fatto importante, dimostrato in Appendice. e 6

Teorema di invarianza Il determinante della matrice di una conica non cambia nel passaggio da R a R : det A = det A . Si ha inoltre: rkA = rkA , det Q = det Q , trQ = trQ .

Diremo anche che il determinante di A ` invariante per cambiamenti di coordinate. Altri e invarianti sono quindi: il rango di A, il determinante e la traccia della parte principale Q.

3.2

Teorema di riduzione

Il teorema che segue (dimostrato in Appendice) mostra che esiste sempre un riferimento cartesiano in cui lequazione della conica assume una forma particolarmente semplice, detta forma canonica, che ci permetter` di individuarne il suo graco. Sia dunque C una a conica, e sia Q la parte principale della sua matrice. Indichiamo con e gli autovalori di Q. Poich |Q| = si avr` che: e a |Q| = 0 se e solo se e sono entrambi non nulli. |Q| = 0 se e solo se uno dei due autovalori ` nullo. Adotteremo in tal caso la e convenzione che sia il primo: = 0 (di conseguenza = 0, altrimenti Q ` nulla). e Teorema di riduzione Sia C una conica che, nel riferimento (O; x, y), ha equazione (1), e siano , gli autovalori della parte principale Q. Allora possiamo trovare un riferimento (O ; X, Y ) e numeri reali p, q, r tali che lequazione di C assume una delle seguenti forme, dette forme canoniche. I. Se |Q| = 0: X 2 + Y 2 + p = 0. II. Se |Q| = 0 e |A| = 0: Y 2 + qX = 0 III. Se |Q| = |A| = 0: Y 2 + r = 0. Inne, i nuovi assi coordinati X, Y sono paralleli, rispettivamente, agli autospazi E(), E(). Nel primo caso la conica rappresenta unellisse o uniperbole (eventualmente degeneri, o a punti immaginari), nel secondo una parabola e nel terzo una parabola degenere. con q = 0.

3.3

Assi di simmetria e centro


X 2 + Y 2 + p = 0,

Coniche di tipo I. Se la conica ` del primo tipo: e

si vede subito che gli assi X e Y sono assi di simmetria della conica, e dunque C possiede un centro di simmetria (lorigine O del riferimento R ). Diremo allora che C ` una conica e a centro. Una conica a centro ` dunque unellisse o uniperbole (eventualmente degeneri). e Un calcolo mostra che le coordinate (x0 , y0 ) del centro di simmetria, nel vecchio riferimento R, sono date da: 13 23 x0 = , y0 = , det Q det Q dove 13 (risp. 23 ) ` il complemento algebrico dellelemento a13 (risp. a23 ) della matrice e A. Dalla dimostrazione del teorema di riduzione ricaviamo inoltre che lasse X ` parallelo ale lautospazio E(), corrispondente al primo autovalore, e lasse Y ` parallelo allautospazio e E(). Conoscendo le coordinate del centro, questo ci permetter` di ricavare le equazioni a degli assi di simmetria nel vecchio riferimento R. Coniche di tipo II. Le coniche del secondo tipo rappresentano sempre una parabola e hanno equazione Y 2 + qX = 0, con q = 0. Esse hanno un solo asse di simmetria (lasse X) e pertanto non possiedono un centro di simmetria. Coniche di tipo III. Inne, le coniche del terzo tipo: Y 2 + r = 0 rappresentano una parabola degenere, cio`, a seconda del valore di r: e una coppia di rette parallele distinte, se r/ < 0, linsieme vuoto, se r/ > 0, una coppia di rette coincidenti, se r = 0. Osserviamo che, se C rappresenta una coppia di rette parallele (distinte oppure no), allora tali rette dovranno essere parallele allautospazio E(0) associato allautovalore nullo.

Come determinare lequazione canonica

Usando il teorema di invarianza e il teorema di riduzione, la forma canonica di una conica si individua semplicemente calcolando: il determinante di A, gli autovalori di Q. 8

4.1

Esempio

Classichiamo la conica (gi` vista in Sezione 2) a C : 2x2 + 2y 2 + 2xy + 2x 2y 1 = 0, 2 1 1 2 1 con matrici A = 1 2 1 e Q = . Gli autovalori di Q sono = 1 e = 3; 1 2 1 1 1 quindi |Q| = 3. Siamo nel primo caso del teorema di riduzione. La conica ` del tipo: e X 2 + 3Y 2 + p = 0, e nelle coordinate X, Y la sua matrice `: e 1 0 0 A = 0 3 0 , 0 0 p

dunque |A | = 3p.

Un calcolo mostra che |A| = 9. Dal teorema di invarianza: |A| = |A | otteniamo p = 3 e la forma canonica X 2 + 3Y 2 = 3, che rappresenta lellisse X2 +Y2 =1 3 3, b = 1. Le coordinate del centro sono: 1 2 1 1 x0 = = 1, 3 quindi C = 2 1 1 1 y0 = = 1, 3

con semiassi a =

1 . Un calcolo mostra che gli autospazi di Q hanno equazioni rispettive: 1 E() = E(1) : x + y = 0, E() = E(3) : x y = 0.

Lasse (di simmetria) X ` la retta passante per il centro parallela a E(), dunque ha e equazione x + y = 0. In modo analogo, si verica che lasse Y ha equazione x y + 2 = 0. Lo studio della conica ` ora completo. e

4.2

Esempio

Classichiamo la conica C : x2 + y 2 + 4xy + 6y 3 = 0. 1 2 0 1 2 Le matrici sono A = 2 1 3 e Q = . Gli autovalori di Q sono = 3, = 1; 2 1 0 3 3 dunque |Q| = 3 e la conica ` del primo tipo: e 3X 2 Y 2 + p = 0. 3 0 0 La matrice nelle coordinate X, Y ` A = 0 1 0. Ma poich` |A| = 0 per il teorema e e 0 0 p di invarianza si deve avere |A | = 0 e quindi p = 0. Si ha la forma canonica: 3X 2 Y 2 = 0 Lequazione si scrive ( 3X Y )( 3X + Y ) = 0,

(4)

e dunque la conica ` una coppia di rette incidenti (iperbole degenere). e Il centro di simmetria ha coordinate: 2 1 0 3 x0 = = 2, 3 quindi C = 2 . 1 y0 = 1 2 0 3 = 1, 3

10

-6

-5

-4

-3

-2

-1

-1

Figura 2: Graco della conica (iperbole degenere) x2 + y 2 + 4xy + 6y 3 = 0. Equazione canonica 3X 2 Y 2 = 0.

Esercizio Dimostrare che, se |Q| = 0, allora la forma canonica ` e X 2 + Y 2 + |A| = 0. |Q|

In particolare, se |Q| < 0 e |A| = 0, la conica ` uniperbole degenere. e

4.3

Esempio

Classichiamo la conica x2 + 4y 2 + 4xy + 2x + 2y + 2 = 0. 1 2 1 1 2 Si ha A = 2 4 1 e Q = . Poich` |Q| = 0 e |A| = 1 la conica ` una parabola. e e 2 4 1 1 2 Gli autovalori di Q sono = 0 e = 5. Dunque siamo nel secondo caso del teorema di riduzione, e la forma canonica ` del tipo: e 5Y 2 + qX = 0. 11

La matrice nelle coordinate X, Y ` e q 0 0 2 A = 0 5 0 , q 2 0 0

con

|A | =

5q 2 . 4

5q 2 = 1, si ha q = 2/ 5. Prendendo la radice negativa, Uguagliando i determinanti: 4 otteniamo la forma canonica 2 5Y 2 X = 0, 5 che rappresenta la parabola 2 Y 2 = X, 5 5 come in gura:
4

-8

-7,2

-6,4

-5,6

-4,8

-4

-3,2

-2,4

-1,6

-0,8

0,8

1,6

-1

Figura 3: Graco della conica (parabola) x2 + 4y 2 + 4xy + 2x + 2y + 2 = 0.

Esercizio Dimostrare che, se |Q| = 0 a |A| = 0, la conica ` una parabola con equazione e canonica 4|A| Y2 = X. (tr Q)3 (usare il fatto che la traccia ` la somma degli autovalori). e 12

Esempio Classichiamo la conica x2 + 4xy + 4y 2 x 2y = 0. 1 1 2 2 1 2 4 1 e Q = Le matrici sono A = 2 . Si ha |Q| = |A| = 0, = 0, = 5 2 4 1 2 1 0 e, dal teorema di riduzione, la forma canonica ` del tipo: e 5Y 2 + r = 0, con r R. Abbiamo una parabola degenere, che a seconda del segno di r ` linsieme e vuoto, una coppia di rette parallele oppure una coppia di rette coincidenti. In questo caso, per`, il teorema di invarianza non ci aiuta a calcolare r (spiegare perch). o e Ora sappiamo che lautospazio associato allautovalore = 0 (in questo caso, E(0) : x + 2y = 0) ` parallelo allasse di simmetria della conica: quindi, se la conica si spezza e in due rette parallele (o coincidenti), queste rette dovranno essere parallele alla retta x + 2y = 0, e lequazione si fattorizza: x2 + 4xy + 4y 2 x 2y = (x + 2y + h)(x + 2y + k) con h e k da determinare. Svolgendo i calcoli, abbiamo il sistema h + k = 1 hk = 0 da cui h = 1 e k = 0 (oppure h = 0, k = 1). In ogni caso il graco `, in eetti, lunione e delle rette parallele x + 2y 1 = 0, x + 2y = 0, come in gura.

13

-5

-4

-3

-2

-1

-1

-2

Figura 4: Graco della conica (parabola degenere) x2 + 4xy + 4y 2 x 2y = 0.

Classicazione

Possiamo classicare una conica in base ai tre numeri: I1 = trQ, I2 = det Q, I3 = det A,

che, grazie al teorema di invarianza, sono gli stessi in un qualunque riferimento. Le coniche si dividono in coniche generali, se I3 = 0, e coniche degeneri, se I3 = 0. Otteniamo il seguente specchietto. I > 0 : I3 I1 > 0 ellisse immaginaria 2 I3 I1 < 0 ellisse reale Coniche generali: I3 = 0 I2 < 0 iperbole I2 = 0 parabola I2 > 0 ellisse degenere Coniche degeneri: I3 = 0 I2 < 0 iperbole degenere I2 = 0 parabola degenere 14

Questo dimostra, in particolare, il teorema della Sezione 1. Per vericare la validit` della a precedente classicazione, basta ricordare che, se e sono gli autovalori di Q, allora I1 = + , I2 = .

Quindi, si esaminano i tre casi del teorema di riduzione. Tenendo conto delle osservazioni della sezione precedente, si ha che, se I2 = 0 la forma canonica ` e I3 X 2 + Y 2 + = 0; I2 se I2 = 0 e I3 = 0 la conica ` una parabola, e se I2 = I3 = 0 la conica ` una parabola e e degenere. I dettagli sono lasciati al lettore. Esercizio Dal teorema di riduzione sappiamo che anche il rango di A ` un invariante. e Dimostrare allora che, se rkA = 1, la conica rappresenta una coppia di rette coincidenti (detta conica doppiamente degenere). Esempio La conica x2 + 3y 2 + 4xy + 2x + 2y = 0 ha matrici 1 2 1 1 2 A = 2 3 1 , Q = 2 3 1 1 0 e invarianti I1 = 4, I2 = 1, I3 = 0 dunque ` uniperbole degenere (coppia di rette e incidenti). Esempio Classichiamo la conica 3x2 + 3y 2 + 2xy + 2x 2y + k = 0 al variare di k R. Le matrici sono: 3 1 1 3 1 . A = 1 3 1 , Q = 1 3 1 1 k Invarianti: I1 = 6, I2 = 8, I3 = 8k 8. La conica ` un ellisse se k < 1, un ellisse degenere e (punto) se k = 1 e unellisse immaginaria (insieme vuoto) se k > 1.

6
6.1

Appendice
Dimostrazione del teorema di invarianza

Sia C una conica, sia A la matrice della conica nel riferimento R = (O; x, y) e A la matrice di C nel riferimento R = (O ; x , y ). Quindi A e A sono tali che: x x y = 0, (x , y , 1)A y = 0, (x, y, 1)A 1 1 15

Ricordiamo che il cambiamento di coordinate da R a R ` specicato da una matrice e m11 m12 x0 ortogonale M = e da un vettore di traslazione . Se poniamo m21 m22 y0 m11 m12 x0 T = m21 m22 y0 , 0 0 1 allora si ha: x x y = T y , 1 1

(5)

e quindi

(x, y, 1) = (x , y , 1)T t .

(6)

Dalla (6) segue che x x 0 = (x, y, 1)A y = (x , y , 1)T t AT y , 1 1 dunque A = T t AT. (7) Si verica inoltre con un calcolo diretto che, se Q ` la parte principale di A , allora si ha e Q = M t QM, dove Q ` la parte principale di A. e Possiamo ora dimostrare il teorema di invarianza. Dallespressione di T in (5) si vede subito che, poich M ` una matrice ortogonale, si ha e e det T = 1. Applicando la formula di Binet allequazione (7) otteniamo immediatamente: det A = det T, e quindi il determinante di A ` invariante. Ora si dimostra facilmente che, se B, C sono e matrici n n, e se C ` invertibile, allora rk(BC) = rk(CB) = rkB. Dunque, poich` T e e e T t sono invertibili: rk(A ) = rk(T t AT ) = rk((T t A)T ) = rk(T t A) = rkA, e il rango di A ` anchesso invariante. Inne la (8) mostra che Q e Q sono matrici simili: e di conseguenza hanno stesso determinante e stessa traccia. La dimostrazione ` completa. e 16 (8)

6.2
Sia

Dimostrazione del teorema di riduzione


C : a11 x2 + 2a12 xy + a22 y 2 + 2a13 x + 2a23 y + a33 = 0 (9)

lequazione di una conica nel riferimento R = (O; x, y). Dimostriamo che possiamo sempre trovare un riferimento (O; X, Y ) nel quale lequazione assume una delle forme I, II, III. Primo passo. Diagonalizziamo la forma quadratica del gruppo omogeneo di secondo grado. Risulter` a 2 2 a11 x2 + 2a12 xy + a22 y 2 = x + y , (10) dove , sono gli autovalori della parte principale Q = che, se M = m11 m12 m21 m22 x y a11 a12 . Sappiamo inoltre a12 a22 0 allora ` la matrice ortogonale tale che M t QM = D = e 0 x y , ovvero x = m11 x + m12 y y = m21 x + m22 y . (11)

=M

La (11) mostra che x e y dipendono linearmente da x e y : sostituendo (10) e (11) nellequazione della conica arriviamo a unequazione del tipo: x + y + ax + by + c = 0,
2 2

(12)

per opportuni a, b, c R. Dunque, mediante una trasformazione ortogonale (quella di matrice M ) abbiamo eliminato il termine misto. Secondo passo. Distinguiamo due casi. Primo caso: |Q| = 0, quindi e sono entrambi non nulli. Possiamo allora completare i quadrati in (12). Si avr`: a 2 a2 x 2 + ax = x + a , 2 4 2 y 2 + by = y + b 2 b , 2 4 Ponendo: a X = x + 2 b Y = y + 2

17

(che equivale a una traslazione degli assi) e sostituendo in (12) lequazione assume la forma canonica del tipo I: X 2 + Y 2 + p = 0 per unopportuno p R. Secondo caso. Assumiamo ora |Q| = 0: dunque uno degli autovalori ` nullo. Per e convenzione, dobbiamo porre = 0 e necessariamente = 0. Lequazione (12) si scrive y + ax + by + c = 0, Completiamo i quadrati nei termini in y : y 2 + by = y + e poniamo X = x Y = y + lequazione (13) diventa Y 2 + aX + r = 0 per unopportuno r R. Se a = 0 otteniamo la forma canonica del tipo III: Y 2 + r = 0. Se a = 0, con lulteriore traslazione X = X + r a Y = Y lequazione (14) si trasforma nella forma canonica del tipo II: Y
2 2

(13)

b 2

b2 , 4

b 2 (14)

+ aX = 0,

(15)

con a = 0. In conclusione, per arrivare alla forma canonica abbiamo eettuato solamente trasformazioni ortogonali e traslazioni degli assi, vale a dire, cambiamenti di coordinate. Inne, notiamo dallequazione (15) che la matrice della conica nelle coordinate X , Y `: e a 0 0 2 a2 A = 0 0 , con |A | = = 0. 4 a 0 0 2 Dallinvarianza del determinante: |A| = |A | = 0 concludiamo che la forma canonica II si ottiene esattamente quando |Q| = 0, |A| = 0. Quindi si ottiene III se e solo se |Q| = |A| = 0. La dimostrazione ` completa. e 18