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Ho partecipato alla conferenza sui Cropcircles tenuta da Adriano Forgione a Milano l'estate scorsa, ricevendo importanti ed interessantissimi spunti

di riflessione. Seguo da parecchio il fenomeno, nella mia indole approfondire finch non trovo qualcosa che mi soddisfi. Ho letto il libro di Haseloff, ho visto la vostra videocassetta e seguito la cosa sui vari siti che nella rete offrono informazioni degne di questo nome. Naturalmente non possibile ottenere un quadro esaustivo della realt considerando i singoli fenomeni a comparti stagni, cosicch seguo la vostra rivista e tutto ci che similarmente costituisce degna fonte di informazione, cercando interconnessioni, correlazioni, cause ed effetti tra i fatti del mondo, rimanendo obiettivo per quanto possibile (attivit, queste, in cui voi eccellete direi, e me ne congratulo). In particolar modo il trafiletto riguardante i Cerchi nel Grano di Adriano Forgione apparso su Hera Magazin di gennaio ha innescato in me una reazione a catena di intuizioni/consderazioni di cui voglio fare partecipi voi in primis, perch credo tra l'altro che valga proprio la pena di approfondire tale riflessione. L'ipotesi proposta da Adriano (e dagli scrittori da lui nominati) secondo cui la stessa formazione della struttura del DNA, analogamente al fenomeno dei Cropcircles, sia scaturita da una ben precisa azione/interazione del sole e della Terra ha gigantesche implicazioni. Innanzitutto, se prescindiamo dall'interpretazione letterale delle religioni e delle cosmogonie esoteriche (di un'astrazione generalmente troppo slegata dalla tangibilit dell'esistenza), per quanto ne so essa rappresenta l'unica spiegazione valida - concepibile dall'essere umano medioevoluto - per ora esistente sull'inizio della vita sulla Terra, unica a contrapporsi a quella secondo cui noi esisteremmo per puro caso; ipotesi che peraltro -voi mi confermate- ormai non regge nemmeno in ambiente scientifico. Che il caso non esista, almeno per me non una novit. Ma.. voi mi suggerite che il caso non esiste ad un livello tale -difficilmente contenibile da mente umana - che la molecola del DNA DOVEVA formarsi?! Mi suggerite che la vita sulla terra paragonabile ad una nota della scala musicale, o meglio, all'effetto che ha la suddetta nota sulla sabbia inanimata. Se ad emettere la nota fosse stato il sole, e a fare da cassa di risonanza fosse stata la Terra, ...vorrebbe dire che il sole sarebbe veramente nostro padre (e dio), i suoi "raggi" i semi (il Verbo); e la Terra veramente nostra madre, le sue acque l'utero. La simbologia e la realt fenomenica arrivano a coincidere! Se il salto evolutivo del cervello umano avvenuto nella preistoria avesse delle relazioni con un'eventuale cambiamento delle vibrazioni solare/terrestre di quei tempi, significherebbe un precedente; significherebbe che di nuovo potrebbe accadere, e che altre volte potrebbe essere accaduto: l'ascesa e la caduta di Atlantide, del mondo Egizio -tanto per citarne alcuni-sarebbero il risultato di un gioco tra forze cosmiche, Sole e Terra, e solo Dio sa chi, che palleggiano con la nostra evoluzione al ritmo dei millenni. La storia del mondo, conosciuta e sconosciuta, potrebbe essere indissolubilmente legata a questi fenomeni, un punto di partenza per avvicinarci alla comprensione di leggi cos sottili che fin'ora abbiamo faticato a concepire. Significherebbe che noi tutti siamo indissolubilmente legati alla terra e al sole molto pi di quanto "vaneggiano" ( ironico) le credenze di culture come quella degli indiani d'America e dei figli dei fiori - antichi e moderni in generale; che esiste davvero

un'intelligenza talmente superiore alla nostra che chiamarle entrambe "intelligenza" sarebbe gi indice di ignoranza.. che siamo di tanto in tanto suscettibili di evoluzione -e di involuzione?-, volenti o nolenti; e in questo caso, quanta influenza hanno le nostre scelte? A mio avviso una verit simile rappresenterebbe la sorgente di tutte le religioni, delle tradizioni antiche; il motivo per cui tante sapienti culture si prodigarono per innalzare monumenti, costruire immensi calendari di pietra, studiare e prevedere il moto degli astri, e dedicarono le loro conoscenze e le loro preghiere al sole e alla terra. Non azioni dettate da credenze e fedi religiose astratte, ma un impegno, il pi valevole per l'essere umano, al fine di avvicinarsi concretamente alla comprensione della realt del Tutto. Il tanto agognato punto di unione, almeno logico, tra scienza, religione, leggenda, alchimia ed esoterismo! E una necessit imperativa per noi oggi di cercare la comprensione di questa unione, spinti dalla consapevolezza che qualcosa da cercare esiste. Il pensiero mi stordisce non poco, ma non finisce qua. Se effettivamente il sole avesse un ruolo di agente per conto di un'"intelligenza" o per lo meno di un "progetto creativo", c' da considerare che il nostro astro uno solo degli infiniti suoi "fratelli" sparsi per l'universo, e che, se un senso esiste, questa "tendenza creatrice" diffusa ovunque. Da quanto ipotizzato sopra si evince che l'atto di considerare il Sole un dio, come dall'alba dei tempi ogni cultura e religione ha fatto (basti solo pensare che il Natale un'antichissima celebrazione solare "rivisitata e corretta"), ha fondamenti che vanno al di l della simbologia; ma parallelamente dobbiamo renderci conto che solamente il nostro dio, sicuramente non al vertice della "gerarchia celeste", da cui emanano le leggi di cui lui semplicemente un agente, un tramite, uno dei tanti. Un dio che nei millenni per forza di cose abbiamo adorato, implorato, seguito, quasi per un fenomeno di imprinting, ignari della vastit che si espande oltre, della matrioska pi esterna irrangiungibile. Esistono delle trib che non sono MAI entrate in contatto col mondo "civilizzato", ma proprio MAI. Ho visto in un documentario un incontro tra un gruppo di esploratori bianchi e una delegazione di ometti indigeni di non ricordo quale foresta sperduta, che non avevano mai visto un uomo bianco; il capo trib (dopo un'oretta di esitazione per la paura di trovarsi davanti ad un demone) si avvicinato ad uno degli esploratori e con circospezione ha cercato di strofinargli via il bianco dalla faccia col dito... Poi il gigante bianco ha acceso un accendino e gli ometti sono scappati nella foresta. Un accendino: figuratevi un aereo, una pistola, un grattacielo, una PlayStation. E se fossimo noi gli ometti africani? Cio, se la nostra conoscenza del mondo -nella sua completezza- fosse limitata come la loro rispetto al nostro mondo?? Se scoprissimo che basta un moto del pensiero per teletrasportarci dove vogliamo, invece di arrabattarci in mezzo al traffico, come gli ometti africani si arrabattano per accendere un fuocherello sfregando due ramoscelli? Tanto per dire che la fantascienza e il paranormale potrebbero essere dietro l'angolo - oppure dietro a un albero. Se ad un certo punto uscissimo dalla nostra foresta per renderci conto che c' sempre stato un mondo molto pi gigante, che conteneva il nostro, tutto da esplorare? E se questa fosse la morte? O l' Illuminazione? Ecco come la fine diventa il nuovo inizio... Vi ringrazio tanto per avermi regalato queste riflessioni, e vi saluto calorosamente. Continuate cos Gianluca Forti

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