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15 novembre

LA NOZIONE DI CREATIVITA'
Entra a far parte dell'uomo solo nell'800. Nella cultura della Grecia antica era poco apprezzata, non fa parte della cultura, infatti non ci sono trattati di argomentazione. Platone critica qualsiasi cosa infranga le regole date dalla natura. Che idea di artista c'? dopo il 1800: nella cultura romantica l'artista creativo, inventore; prima del 1800: l'artista scopritore. L'artista deve scoprire i segreti del e tradurli in numeri con la simmetria, proporzione e armonia; un processo molto ambizioso.

La lingua della trattatistica fino al 1600 era il latino. La parola creatio non significa creativit ma creazione e veniva utilizzata solo quando ci si riferiva a Dio. Per Leon Battista Alberti l'artista stabilisce, per Raffaello d forma, per Leonardo utilizza forme che non sono in natura e le astrae (ci stiamo avvicinando al concetto di creativit non intesa come creatio ex nilo come Dio ma attraverso l'astrazione l'artista corregge la natura), per Vasari la natura vinta dall'arte. Secondo Tatarkiewicz il primo a parlare di creazione da parte dell'uomo fu uno studioso polacco. Nel 1700 compare la nozione di immaginazione che alla base della nozione di creativit ma non coincidono. E' un periodo ambiguo, ci sono sia spinte neoclassiche verso il passato sia spinte verso il futuro. Batteux: l'idea non ancora creativa (s immaginazione, no creativit in senso stretto). Nel 1800 nel giro di pochi anni avviene un ribaltamento totale con Hegel con l'eliminazione della natura come controparte dell'arte che ora si gestisce da sola. Edgar Allan Poe, a cavallo tra 1800 e 1900 nella Filosofia della composizione prende il suo poema Il corvo e afferma che gli artisti che fanno credere al pubblico che la creazione artistica avvenga sotto il patrocinio dell'invenzione commettono un atto di disonest intellettuale: per onest intellettuale infatti Poe spiega come avviene la composizione artistice e compie un resoconto passo per passo di come a fatto a scrivere il corvo ( anche fin troppo estremo): non c' briciola di invenzione ma solo una pianificazione razionale, tanto pi riesce a calcolare ogni minima cosa tanto pi la sua opera migliore. Silvana Berutti nella Filosofia dei sensi: figura della creativit parla della prosopopea della creativit. Una famosa prosopopea l'incisione di Drer che raffigura la Malinconia, una donna che pensa con viso triste e sola: sono due gli elementi nell'iconografia: lo specchio, che significa capacit di riflessione ed l'elemento razionale, e le rovine, a significare che qualunque processo creativo non mai creatio ex nilo ma si parte sempre da qualcosa di passato. La prosopopea della creativit nel romanticismo viene associata a quella della malinconia: c' un nutrimento dell'idea infatti secondo la quale essere artisti significa essere creativi e essere creativi significa essere malinconici, appartenere a una sfera lontana dalla logica; l'artista folle per antonomasia. E' creativo quel processo che prende qualcosa che gi c' ma lo trasforma (no creatio ex nilo). L'idea di creazione del 1800 parla di creazione di una realt fittizia, riferita all'attivit artistica. Nel 1900 l'uomo con capacit creativa crea la realt che c', non significa pi solamente creare opere d'arte, ma il mondo stesso, non le sue rappresentazioni artistiche. Goodman dice che ogni processo di simbolizzazione umana crea di fatto il mondo, come se il mondono non esistesse prima che noi lo descrivessimo. E' un esperimento mentale. Prendiamo ad esempio Keplero (eliocentrista) e Brahe (geocentrista). Prendendo in
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considerazione il sole su una collina, ciascuno vede due soli diversi perch partono da due idee diverse di sole. Non si ha mai la garanzia di avere la certezza: la convinzione geocentrica stata spazzata via da quella eliocentrica ma nulla ci garantisce che ci sar un ulteriore cambiamento. Ci sono due strade:

rinunciare all'idea di verit e considerare questa asintotica; credere che siano le singole versioni del mondo sufficientemente condivise a costruire il mondo, ossia principi di coerenza interna corroborati da una comunit scientifica e artistica che condividono questa idea.

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LA NOZIONE DI IMITAZIONE
Nel mondo antico non era affatto banale, era legata ai canti dionisiaci. L'icona medievale, che era il modo pi peculiare per fare arte, ha lo sfondo oro, che rappresenta un simbolo, un'astrazione, e ha l'oggetto (Dio e la Trinit), il tutto un'infrazione, non imitano nulla. Zeusi (pittore del V secolo a.C.) dipinge Elena di Troia: per riuscirci prende le 5 donne pi belle di Crotone, le fonde e crea una figura, opera un'astrazione, un modo di oltrepassare l'idea di immaginazione. Nel periodo tardo latino fino al Rinascimento la trattatistica ha 2 nozioni di natura: naturata: natura messa in forma (fiori, foglie etc...). E' una concezione pi banale, parla delle forme della natura, quella concreta; naturans: natura astratta, le leggi visibili che regolano l'ordine della natura.

Imitare la natura non semplice imitazione di quella naturata ma capire le leggi di quella naturans.

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LA NOZIONE DI ESPERIENZA ESTETICA


E' una nozione moderna, nasce nel 1700. Baumgarten, fondamento dell'estetica, si stabilisce che l'estetica (percezione sensibile del mondo) il primo grandino per la conoscenza del mondo. L'estetica quindi quella parte della filosofia che studia l'esperienza estetica che studia la gnoseologia (studio della conoscenza - ) inferior. Inferior rappresenta il primo gradino, superior il secondo gradino (scienza). L'estetica prima del 1700 era ingannevole, un realt ultrasensibile, era considerata un ostacolo. Con Hegel la conoscenza pi alta si snoda in un'articolazione tripartita secondo un ordine logico-cronologico: arte: gnoseologia inferior, conoscenza s ma grezza; religione; filosofia: punto di massima conoscenza.

Nel 1900 prende molto piede la fenomenologia. Tatarkiewicz fa un repertorio di classificazione del concetto di esperienza estetica. Tentare di definire all'interno dell'unico limite (no dogmatismo) non deve essere un blocco: un problema metodologico: non rinunciare (non dogmatizzare) al tentativo di definire un esercizio mentale preziosissimo: definire astrarre, non in senso stretto.

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