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SEMIOTICA

lanalisi del testo


patrizia magli
marco crisafulli - IULM

Compito da assolvere nel manuale: Esporre una teoria (edificio teorico). Quale? La semiotica, in quanto disciplina pi adatta allanalisi empirica testuale (Umberto Eco); Configurare il linguaggio della disciplina: Poich il lessico assume un ben preciso significato: non sono entit autonome da estrapolare dal contesto teorico. C un REGIME DI INTERDEFINIZIONE (Le nozioni sono collegate fra loro in una fitta rete di relazioni reciproche) l edificio teorico quindi un sistema topologico di relazioni fra i concetti (topologico: luogo dove il soggetto agisce, in questo caso i concetti svolgono un azione di interazione fra di loro); In questo sistema i concetti sono sottoposti a un processo evolutivo nei rapporti: ogni nozione ha un ETIMOLOGIA, una storia che ci porta a comprendere il perch e il come oggi usiamo in un certo modo quel concetto. Quindi nel libro si cerca di Rendere conto dei fondamenti storici della semiotica generativa (che sistema topologico di relazioni fra i concetti) per comprendere meglio i concetti. Si vuole capire la definizione di ogni nozione, e a partire da questa: Capire a cosa essa serva; Come funzioni nellanalisi empirica dei testi; In che modo operi nella comprensione dei fenomeni segnici. Si vuole quindi definire una nozione + osservarla in azione analisi della storia di Calvino come esemplificazione.

1. SEMIOTICA DEL TESTO: SOGLIE E FRONTIERE 1.1 IL TESTO COME SEGNO LINGUISTICO
Eco: la narrativa svolge una funzione terapeutica per luomo, ed per questo che dallinizio dellumanit esso racconta storie. La narrativa permette di organizzare le esperienze in una totalit organizzata secondo quelli che sono i criteri della mente, temporalit e successione. La svolta testuale. Luomo comunica con complesse concatenazioni segniche, ovvero attraverso testi. Dagli anni 70 per la semiotica solo il testo nella sua totalit risulta avere senso compiuto. Il testo il segno linguistico primario. un sistema significante costituito dalla correlazione tra 2 piani del linguaggio: - Del significante; - Del significato. Il compito dellanalisi semiotica consiste nello spiegare perch una certa articolazione del significante rinvii ad un determinato significato.

1.1.1

SIGNIFICANTE E SIGNIFICATO

Saussure, linguista ginevrino (1916): cos il segno linguistico? Un segno lunione inscindibile di un significante e di un significato. Allinizio per lui - il significato era un concetto astratto, e - il significante era unimmagine acustica, non materiale e traccia psichica che il suono del significato lascia dentro di noi. Da Saussure in poi il significante la parte che permette al segno di manifestarsi PERCETTIVAMENTE: il piano esterno al linguaggio manifesto ai nostri sensi.

1.1.2

MATERIA, ESPRESSIONE, CONTENUTO, FORMA E SOSTANZA

HJEMSLEV (1943), linguista danese, distingue 2 piani del linguaggio: piano dellespressione (ex significante) e piano del contenuto (ex significato): il primo sta in presupposizione reciproca al secondo. LA SEPARAZIONE FRA I 2 PIANI AVVIENE SOLO PER RAGIONI IMPOSTE DALLA RICERCA. HJEMSLEV/SAUSSURE. Diversa concezione della forma semiotica. - S.: la semiosi prodotta dallunione di s+s. - H.: la semiosi prodotta dalla correlazione di 1 forma dellespressione + 1 forma del contenuto. HJEMSLEV CONIA LA FUNZIONE SEGNICA (STOP SEGNO), che ha luogo grazie alla semiosi. I SUOI FUNTIVI SONO ESPRESSIONE E CONTENUTO. Semiosi: in semiologia, processo per cui unespressione (acustica, visiva ecc.) assume un valore di segno. La funzione segnica soggetta a slittamenti di senso: spesso configurazioni espressive con il tempo possono svuotarsi della loro funzione originaria per assumerne altre. Forma e sostanza sono in regime di reciproca presupposizione: la sostanza materia tagliata in forma per opera di un sistema semiotico quale la lingua. La forma informa la materia semiotizzandola. La materia substrato comune si tutte le lingue ed identificabile con luniverso mondo e comprende tutto ci di cui si pu avere esperienza ma che non si ancora esperito, ovvero: conosciuto, interpretato ed espresso. Quindi non conoscibile se non da esperita, poich conoscerla significa averla gi organizzata in forme/categorie concettuali. La materia pu essere semiotizzata attraverso vari metodi semiotici: si da luogo cosi a diverse sostanze dellespressione.

1.1.3

SOLIDARIET TRA PIANI DEL LINGUAGGIO E COMMUTAZIONE

LA SEPARAZIONE FRA I 2 PIANI PER LORO NATURA SOLIDALI E DI RECIPROCA PRESUPPOSIZIONE AVVIENE SOLO PER RAGIONI IMPOSTE DALLA RICERCA, ATTRAVERSO IL METODO DELLA COMMUTAZIONE. Fonologia: Studio dei fonemi dal punto di vista della loro funzione in un sistema linguistico. La f. nomina linsieme dei suoni che compongono una generica lingua tratti distintivi (o FEMI): essi sono quindi gli elementi minimali del sistema espressivo, - che combinandosi danno luogo ai fonemi OVVERO QUELLE FIGURE SONORE CHE IN UNA LINGUA SONO DISTINTIVE DI SIGNIFICATO e sono le unit minime del PIANO dellESPRESSIONE infatti sono figure (no senso) e non segni (senso). LA PROVA DI COMMUTAZIONE SCOPRE QUANTI FONEMI POSSONO AVERE ORIGINE IN UNA LINGUA A PARTIRE DA UN DETERMINATO TRATTO DISTINTIVO: consiste in pratica nel confrontare coppie di suoni (=tratti distintivi) allinterno di parole (piano dellespressione): nel caso avvengano eventuali cambiamenti di significato (piano del contenuto) vengono scoperti i fonemi di una lingua. EX suono /e/. Psca & Psca. Se i 2 suoni del tratto distintivo /e/ una volta commutati danno luogo a due significati diversi siamo di fronte a 2 diversi fonemi: // & /e/. I fonemi sono la ricostruzione/reinterpretazione artificiale di fasci di tratti distintivi che di per s non sono conoscibili essendo categorie del metalinguaggio teorico. I fonemi sono quindi manifestazione sensibile della materia formata, ovvero della sostanza. Nessuno pronuncia i fonemi in modo perfetto. Esistono inoltre inflessioni dialettali: se esse non provocano cambiamenti sul piano del contenuto esse sono dette allofoni del fonema.

1.1.4

LESSEMA E FONEMA

Ci che avviene in una parola sul piano espressivo avviene anche per il piano del contenuto (organizzazione semantica).
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Un termine, o lessema, si distingue da altri lessemi in quanto fascio di elementi differenziali detti semi.

<<TESTA>>
Sistema espressivo (analisi fonologica)

Sistema del contenuto (analisi semantica)

ELEMENTI MINIMALI/DIFFERENZ. TRATTI DISTINTIVI o FEMI (suoni) Occlusiva/fricativa Dentale/labiodentale SEMI (categoria semantica) Testa nei sensi di: 1) sferoidit 2) estremit

UNIT MINIME FONEMI (figure sonore identificate tramite la commutazione) /t/ o /f/ Sememi (con-testo semantico) Testa nei contesti di 1) testa vuota 2) testa del corteo MORFEMI
(Unit minima portatrice di un significato || m. grammaticale, che esprime una o pi funzioni grammaticali (p.e. la desinenza o in amico esprime genere e numero)

PAROLA /testa/ o /festa/

LESSEMI (parola segno) TESTA

FRICATIVA: agg. In fonetica, di suono emesso senza chiusura del canale orale SIN costrittivo (si oppone a occlusivo); in it. Lo sono f, v, s, z. OCCLUSIVA: agg. Relativo a unocclusione || di suono che si articola mediante una chiusura completa del condotto orale; in it. P e b (bilabiali), t e d (dentali), c e g (velari) e, secondo alcune classificazioni, anche m, n e gn (nasali).

Lanalisi dei due piani deve precedere in modo conforme proponendosi di stabilire lesistenza delle unit costitutive (semi/femi). TUTTAVIA NON ESISTE ISOMORFISMO TRA I 2 PIANI COME MOSTRA LA TABELLA PRECEDENTE: ESSI NON SONO EQUIDIMENSIONALI CARATTERISTICHE DELLE LINGUE NATURALI: BIPLANARIT O DOPPIA ARTICOLAZIONE.

1.1.5

BIPLANARIT DI MARTINET

Martinet linguista francese intende doppia articolazione nel senso in cui: La prima articolazione che si incontra nellanalisi del piano dellespressione quella delle parole dotate di significato Mentre la seconda quella del livello dei fonemi, individuati post con la commutazione.

Sul piano del contenuto non esiste nulla che corrisponda ai singoli fonemi: lunit minima autonoma invece uninsieme pi vasto di componenti. Le unit minime autonome sul piano del contenuto sono quindi di dimensioni molto pi grandi dei fonemi dellespressione. Questa dualit di dimensioni nellarticolazione permette la creazione di molte parole combinando un pacchetto limitato di suoni (come gli amminoacidi e le proteine!): pochi fonemitanti lessemi! 1 seme (pesca) + 2 femi = 2 fonemi 2 sememi = 2 lessemi/parole!

1.1.6

SISTEMI DI SIGNIFICAZIONE CONFORMI E NON-CONFORMI

I sistemi a doppia articolazione si dicono non conformi, biplanari o duali o semiotici; I sistemi dove si hanno corrispondenze 1 a 1 fra piano dellespressione e del contenuto sono detti conformi, monoplanari o simbolici.

1.1.7

SISTEMI SEMIOSIMBOLICI

La semiotica successiva a Hjemslev ha individuato un terzo tipo di sistemi: i semiosimbolici, dove la corrispondenza si ha fra coppie oppositive di unit dellespressione e coppie oppositive del contenuto. In termini greimasiani si parla di corrispondenza fra CATEGORIE del piano espressivo e del piano contenutistico. Jakobson fa lesempio della gesticolazione per dire si e no (vedi pg. 25): sul piano espressivo si ha la coppia di movimenti verticale-orizzontale della testa (si/no) che sul piano del contenuto corrisponde ad affermazione o negazione.

1.2 DAL LESSEMA AL TESTO, LA SVOLTA TESTUALE (GREIMAS)


GREIMAS (anni 70, fondatore della s. strutturalista) affronta lo studio dei lessemi secondo una prospettiva testuale: il lessema considerato un TESTO VIRTUALE, la condensazione di tutte le possibilit che un testo dispiega nel suo svolgimento sintagmatico (tutte le valenze che pu assumere). Il TESTO lespansione delle possibilit/configurazioni semantico narrative virtualmente condensate nel lessema. Fra testo e lessema la differenza dimensionale. Quando analizziamo un oggetto, gi il nome che lo designa condensa in s tutta linformazione semantica nel suo fascio di virtualit. Ex. Lessema <<collera>> (Greimas): allo stato virtuale questo vocabolo contiene un potenziale semantico che va dallincassamento di situazioni, a comportamenti e stati danimo. Gli stati danimo possono andare da un semplice scontento, allaggressivit, o alla rassegnazione finale. seconda del contesto questo testo/lessema attuer alcune virtualit (=determinati significati) e ne disilluder altre.

1.2.1

NOME, TITOLO, TEMA

Il titolo costituisce il primo livello di manifestazione testuale. un apparato paratestuale che media la relazione tra il testo e il suo destinatario, interpellando a funzione apostrofica la sua attenzione e instaurando con egli una relazione di presenza. Affinch il testo risulti riconoscibile dallesterno, il titolo deve (DUPLICE FUNZIONE DEL TITOLO) - annunciarne rapidamente lesistenza, FUNZIONE D INTERTESTUALIT - segnalandone la singolarit. FUNZIONE DIDENTIFICAZIONE. IL TITOLO - Segnala caratteristiche proprie del testo, - Spesso nomina il tema di fondo di un opera, funzionando come unanticipazione, - Crea unattesa e aspettative. - un indice puntato verso il testo che ne anticipa il contenuto. Una sorta di nome proprio del testo. Nel mondo della finzione il none proprio scelto dallautore proprio in funzione del ruolo che un personaggio chiamato a svolgere (EX. Fermo, Lucia, Fra Cristoforo). - PREDICAZIONE DI IDENTIT; - INCARNAZIONE DI UN PROGETTO. La nominazione degli oggetti di design. Lattribuzione di un nome agli oggetti lavora come identificatore/costruttore didentit: il nome opera una semantizzazione che avvolge la struttura funzionale delloggetto; partecipa e contribuisce alle sue procedure di personificazione, alla sua narrativizzazione, lo fa divenire unattore dotato di intenzioni e passioni. Quindi il nome influenza la ricezione delloggetto testuale nel mondo del design essi sono spesso scelti in funzione di alcuni valori eufonici la scelta del nome fa parte dello stesso progetto generativo di un oggetto.

1.2.2

PRIMA DEFINIZIONE DI TESTO

Il testo un sistema significante costituito dalla correlazione tra i due piani del linguaggio: espressione e contenuto con legame di presupposizione reciproca. sistema significante di unit di espressione correlate a unit del contenuto. Grandezza variabile che passa dallentit minima (es. enunciato) alla pi complessa (es. romanzo), pu essere un dipinto, una sinfonia, un film o uno spot pubblicitario. Affinch un evento segnico venga definito testo occorrono alcune condizioni, servono requisiti fondamentali come chiusura, autonomia, limiti definiti, coerenza interna, coesione.

Testo deriva dal latino textus (tessuto) Quintilliano, inteso come sistema di interdipendenze interne (trame, tessuti, fili, tela) richiamando i meccanismi di coesione su cui si basa la struttura testuale. Questa loro caratteristica immediatamente identificabile a livello di superficie, nella loro manifestazione discorsiva, per quanto riguarda i meccanismi di coesione (per esempio utilizzo di connettivi quali dunque..). - non sempre all- apparente coesione corrisponde una coerenza interna, - o spesso un testo pu sembrare sconnesso in superficie ma non esserlo in profondit. La coerenza riguarda i livelli profondi del testo. In quanto dotati di coerenza interna i testi vanno intesi come sistemi dinterdipendenze (EX.: RILKE & RODIN pg. 31). COHAERERE = ESSERE IN RELAZIONE COHAERENTIA = RELAZIONE INERNA. La coerenza quella che fa di un testo un organismo unitario. Jurij Lotman semiotico russo 1985 sostiene che i confini del testo sono mobili e riguardano i rapporti testo/contesto: per esempio in base al mutare del codice estetico (es. il considerare o no parte del testo la cornice o il piedistallo di unopera). In un romanzo i limiti del testo sono quelli fisici del libro, negli altri casi il testo diventa luogo di contrattazione: secondo Sandra Cavicchioli i limiti del testo sono sempre oggetto di negoziazione. I limiti del testo sono sempre il risultato di stipulazione/contratto. In semiotica il primo gesto dellanalista quello di stabilire i confini del testo esaminato, anche quando sono empiricamente fissati.

1.2.3

DUE ORIENTAMENTI RIGUARDO ALLO STATUTO DEL TESTO: INTERPRETATIVO E GENERATIVO

IL TESTO UN OGGETTO PREESISTENTE AD OGNI NOSTRA INTENZIONE CHE GIUNGE A CONTATTO CON NOI O UNA COSTRUZIONE DATA DALLA PROSPETTIVA DELLANALISTA? Diverse prospettive in semiotica hanno dato luogo a orientamenti metodologici diversi: la svolta testuale stata anche luogo di confronto e polemiche tra le varie tendenze. Il tentativo che accomuna i due orientamenti semiotici quello di saldare la riflessione teorica con la diversit dellesperienza sensibile. Inoltre rivendicano al testo autonomia e immanenza indipendenti dalle intenzioni di autore/lettore. Teoria dellinterpretazione. Tendenza alla speculazione filosofica, parte dalla definizione di segno del filosofo americano Pierce: <<qualcosa che sta per qualcosaltro>>. Questo orientamento basandosi su una visione di rinvio, ha posto al centro della teoria il concetto di inferenza. Il suo massimo esponente Eco. - Linferenza il processo con il quale da una proposizione accolta come vera, si passa ad una seconda proposizione la cui verit dedotta dal contenuto della prima. - attivit, ragionamento, processo, procedimento che permette il passaggio da una proposizione o serie concatenata di proposizioni (premesse) presupposte come vere ad una nuova proposizione o serie concatenata di proposizioni (conclusione) che consegue, direttamente o tramite la mediazione di altri enunciati, dalle premesse e la cui verit in esse contenuta. Semiotica strutturale. Il massimo esponente Greimas e i suoi fondatori sono Saussure e Hjemslev: concilia la linguistica con le teorie narratologiche ponendo al centro della teoria il concetto di generativit.
Partendo da diversi presupposti la semiotica strutturale e generativa assume anche una diversa prospettiva riguardo al modo i n cui si deve intendere la stessa analisi semiotica. Algirdas Julien Greimas ha definito un modello di analisi semiotica adattabile ai pi svariati oggetti di ricerca. Prima di tutto secondo Greimas la narrativit deve essere ritenuta il modello generale di organizzazione di ogni testo . Questo significa che ogni testo contiene al proprio interno una struttura basata su di uno sviluppo narrativo anche solo potenziale. In questa prospettiva al centro dellattenzione dellanalisi non pi quindi il processo di interpretazione e i suoi meccanismi, ma la narrativit e le sue strutture allinterno del testo. Importante nella costruzione del modello greimasiano stato il riferimento allopera delletnografo russo Vladimir Jakovlevic Propp Morfologia della fiaba pubblicato nel 1928. Propp, analizzando un corpus limitato di fiabe di magia russe aveva individuato una struttura ricorrente di trentuno funzioni narrative presenti in tutte le fiabe con varianti relative (tassonomia). Aveva inoltre individuato il

ricorrere di sette sfere dazione che caratterizzavano i ruoli di alcuni personaggi nelle fiabe in analisi. Dalle sfere dazione Greimas elabora un modello pi astratto delle funzioni svolte dai personaggi potenzialmente adattabile ad ogni forma di narrazione. Chiama quest e funzioni attanti e le identifica in tre coppie essenziali: soggetto/oggetto; destinante/destinatario; aiutante/opponente.

1.2.4

LE 3 INTENZIONI DEL TESTO

Rapporto testo/autore/lettore tricotomia dellinterpretazione: Umberto Eco ne I limiti dellinterpretazione (1990) la riprende cos: a. Intentio auctoris,(propositi che hanno spinto lautore alla produzione) cercare nel testo ci che esso dice indipendentemente dalle intenzioni dellautore; scartando questa intentio giungiamo alla successiva: b. Intentio lectoris, bisogna individuare nel testo ci che il destinatario vi trova in corrispondenza/riferimento ai propri sistemi di significazione e non in riferimento ai suoi arbitrii, desideri/pulsioni. c. Intentio operis, cercare nel testo ci che esso dice in riferimento ai sistemi di significazione a cui si rif e alla propria coerenza contestuale. Bisogna rivendicare le ragioni del testo, che rappresenta una presenza confortevole, un paradigma a cui attenersi. Greimas: fuori del testo non c salvezza solo dentro il testo che si deve cercare ci che il destinatario pu trovare in riferimento ai propri sistemi o desideri e arbitrii.

1.2.5

AUTORE E LETTORE MODELLO: CONFLITTO/COOPERAZIONE INTERPRETATIVA

Un testo prodotto allinterno di una strategia comunicazionale. Ogni autore struttura il proprio testo in funzione di effetti che vuole produrre. Queste intenzioni sono simulacri inscritti nella natura negoziale dellopera stessa e costituiscono i processi di cooperazione autore/destinatario. Il testo una macchina pigra: esige un lavoro dinterpretazione che vada a riempire i gap del non-detto. Ma altres il testo un sistema di istruzioni: ci chiede di individuarle per capire: - Come vuole essere letto; - Ci che esso presuppone, promette, implicita. Ovvero la giusta pista testuale. Nella comunicazione il significato va dallemissione alla ricezione: non si ha mai un corretto controllo deleffetto del nostro messaggio sul destinatario: lautore costretto a farsi unidea sul fruitore del testo, delle sue cultura, aspettative, fobie. Generare un testo significa attuare una strategia di cui fan parte le previsioni delle mosse altrui, per rendere vincente questo Altrui nellinterpretazione tramite la sua collaborazione (potersi muovere a livello interpretativo come lautore si mosso a livello generativo, in simbiosi): il LETTORE MODELLO fa parte del progetto generativo del testo. A sua volta il Lettore cercher nel testo le intenzioni dellAutore Modello. Il Lettore Modello un ipotesi generativa L Autore Modello un ipotesi interpretativa Sono 2 tipi di strategie inerenti al testo, immanenti ad esso.

1.2.6

PROSPETTIVE TEORICHE DIVERSE COMPORTANO PERCORSI METODOLOGICI DIVERSI

A seconda del punto di vista adottato il testo potr essere analizzato: - Prendendo in considerazione la sua manifestazione espressiva e da questa inferirne il contenuto; SEMIOTICA INTERPRETATIVA, DAL CONCRETO ALLASTRATTO, PROCEDURA INFERENZIALE/CONGETTURALE. - Partendo da unipotesi forte sul contenuto e da questa risalire al piano dellespressione. SEMIOTICA STRUTTURALE DALLASTRATTO AL CONCRETO.

S. Interpretativa metodo inferenziale Piano del CONTENUTO astrattezza Piano DELLESPRESSIONE concretezza

S. Strutturale metodo generativo/deduttivo

Il procedimento interpretativo il tipico adottato delle semiotiche particolarmente attente ai testi estetici. Il problema di questo metodo riguarda da vicino il modo in cui lorganizzazione della manifestazione espressiva condiziona il contenuto [SCRIVO DIFFICILE SEMBRA DIFFICILE]: per Jakobson la costruzione del significante produce determinati effetti di senso; per Eco pi un testo complesso, tanto pi complessa APPARE la relazione espressione/contenuto. Inversamente la procedura deduttiva abbandona il piano espressivo per concentrarsi su livelli ipotetici profondi del contenuto: dallimmanenza alla manifestazione. POTR SEMBRARE ECCESSIVAMENTE ASTRATTO PER UNA SEMIOTICA ARTICOLATA CHE SI PROCLAMA DEL TESTO, MA CI CHEINTERESSA AL SEMIOTICO CONFIGURARE UNA TEORIA GENERALE DELLA GENERAZIONE DEL SENSO AL DI L DELLE DIVERSIT FENOMENOLOGICHE DEI SINGOLI TESTI.

Greimas per comprendere ci che accomuna i testi al di l delle loro differenti manifestazioni fenomenologiche ha ritenuto necessario (Abbandonare il piano dellespressione, per il momento, per) trovare il luogo della generazione del senso ai livelli profondi del loro contenuto, che ci che accomuna maggiormente i testi.

2. I MODELLI FORMALI 2.1 IMMANENZA E MANIFESTAZIONE


La distinzione tra essere e apparire vecchissima: ad essa appartiene uno dei concetti fondamentali della semiotica strutturale: la generativit. La g. sta a fondamento del percorso del senso, che va dai livelli di immanenza verso quelli di manifestazione; la semiotica si appunto orientata al problema della produzione del senso, intendendo pi dinamicamente la relazione semiosica come produzione: lattivit produttrice consiste nella CAPACIT delluomo di articolare la materia fonica, grafica, plastica in modo da renderla significante. Quindi ci che conta pi delle forme prodotte il processo sovrintendente la loro produzione: vedere le cose sotto la luce del perch e del come esse sono cos. In altre parole si fissa lattenzione su una RICOSTRUZIONE (IPOTETICA).

2.2 TESTO E PERCORSO GENERATIVO DEL SENSO


Lobiettivo dellanalisi del testo consiste nel ricostruire i modi della sua produzione: un percorso generativo (una serie di trasformazioni) che va da uno stato iniziale astratto dimmanenza pi semplice a uno finale manifestato e pi complesso (concreto) questa serie di trasformazioni ci permette di capire il processo produttivo dallo stato virtuale al testo realizzato. Il Percorso Generativo (PG) il modello generale che rende conto ella forma stessa della teoria ricostruzione ipotetica del percorso dai livelli logico semantici fino alla struttura narrativa di superficie, grazie alle procedure dellenunciazione. Ogni testo nella sua manifestazione lineare non altro che levidenza e la memoria della sua storia generativa. Il PG abbandona il piano espressivo per concentrarsi sul contenutistico: infatti un viaggio dentro il contenuto articolato in una forma (sintassi) e in una sostanza (semantica). A livello pi astratto e profondo = semionarrativo, bisogna individuare la grammatica che articola qualsiasi tipo di testo , ricondurre leterogeneit ad un unico modello descrittivo. Insomma ricondurre ad un paradigma generale le singole manifestazioni. A livello discorsivo, invece, bisogna recuperare la specificit di ogni singolo testo.

2.3 ANALISI E MODELLI TEORICI: OPERAZIONE E PROCEDIMENTO


Lobiettivo dellanalisi del testo arriva a esplorare i meccanismi in base ai quali i testi funzionano. Bisogna capire cosa permette ad un testo di funzionare, e andare oltre per rapportare i singoli casi ai meccanismi generali della significazione. Lanalisi semiotica deve porsi come obiettivo il confronto con la teoria generale. Il tentativo di costruire un metalinguaggio descrittivo adeguato per ogni singolo testo e simultaneamente definire concetti generali tra i meriti principale della semiotica strutturale. Questa duplicit di intenti riposa sulla distinzione di Hjelmslev tra operazione e procedimento: - Operazione, in quanto descrizione esauriente di un singolo fenomeno di significazione in accordo con il principio empirico; - Procedimento, in quanto sistema descrittivo interdefinito, in grado di fornire gli strumenti per comprendere non solo il fenomeno esaminato ma qualunque altro.

2.4 LANGUE E PAROLE


La distinzione hielmsleviana OP/PROC fa riferimento alla dicotomia saussuriana che distingueva

Langue organizzazione sistematica della lingua: costituita da un


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Parole Ricchezza fenomenologica nelluso individuale della

numero finito di unit e controllabile in base ad un sistema astratto di regole che governano le relazioni fra le unit. Costituisce le abitudini linguistiche di una comunit grazie alle quali gli individui possono interagire fra loro comprendendosi.

lingua collettiva; consiste nella realt concreta di ogni espressione linguistica, rappresentando la creazione individuale.

Esse stanno in regime d interdipendenza: la langue necessaria perch la parola sia intelligibile e produca i suoi effetti; ma la parole indispensabile perch la langue si stabilisca. Storicamente la langue precede sempre, la parole che fa evolvere la langue (Saussure). AUTONOMIA, RIGORE, IMMANENZA METALINGUAGGIO SCIENTIFICO DISOMOGENEA, MANIFESTA ATTO CONCRETO E INDIVIDUALE DI PRODUZIONE SEGNICA

Il testo assimilabile alla parole.

2.5 IL VALORE LINGUISTICO IN SAUSSURE


La langue per Saussure un sistema di entit linguistiche che devono essere delimitate. Delimitarne una significa considerarla in regime sistemico di relazione con altre: le unit hanno valore poich differiscono allinterno del sistema. I segni linguistici soddisfano una duplice condizione: 1. Il loro potere di scambio serve a designare una realt linguistica che non gli appartiene, indipendente da essi; 2. Il valore del segno linguistico strettamente condizionato dai rapporti che lo uniscono agli altri segni della lingua in modo che non lo si pu valutare senza porlo in una rete di relazione intra-linguistiche. Il valore consiste nelle relazioni di opposizione e di differenza: ci vale per significante e significato. Il problema della significazione posto da Saussure in termini di valori relativi, differenziali: i valori delle unit linguistiche non hanno esistenza isolata ma si determinano gli uni in rapporto con gli altri, il senso risiede nelle differenze tra le parole: <<nella lingua non ci sono che differenze>>. Il valore di un testo preso in analisi non dato in se stesso ma nella differenza che ha con gli altri della stessa specie: solo vedendolo in un sistema di opposizione e differenza possibile metterne in risalto la specificit, lidentit.

2.6 IL CARATTERE LINEARE DEL SIGNIFICANTE


Il significante per essere compreso e interpretato deve mostrare un certo ordine che Saussure definisce linearit del significante. Basti pensare ai testi di natura uditiva o alla scrittura. S. afferma che si comunica per insiemi strutturati di segni, mediante masse organizzate. Queste si dispiegano secondo una linea temporale, in sequenze di termini in successione (chiamate solidariet sintagmatiche).

2.7 HJELMSLEV:IL TESTO COME PROCESSO


Anche un testo visivo, per quanto mostri una gravitazione simultanea i tutti i suoi elementi nello stesso tempo e nello stesso spazio, di fatto, costituito da una sorta di successione topologica in base alla quale la comprensione si organizza attraverso una serie di percorsi orientati. Lordine sintagmatico definito da Hjelmslev come processo. Testo e processo per H. sono sinonimi. Il testo una struttura che non consiste della presenza delle sue parti ma delle relazioni fra queste. Le relazioni sono di due tipi - Dipendenze fra parti relazioni sintagmatiche o processo; - Dipendenze fra le parti e il tutto sistema.

2.8 SINTAGMA E PARADIGMA, SISTEMA E PROCESSO


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Di queste relazioni, Saussure chiamava sintagmi le combinazioni di tipo sequenziale: costituite dalla successione di unit che possono andare dalla semplice parola composta fino a sequenze discorsive. Allinterno di esse un termine acquisisce valore perch in relazione con quello che lo precede e quello che lo segue allinterno di ununit superiore. Rapporto in praesentia retto dalla funzione <<e>>, detta congiunzione. La funzione fra i membri del sintagma la relazione. Il processo o testo rende conto del sintagma. Un altro tipo di rapporto intrattenuto dalle unit testuali quello associativo o strutturale: un termine si oppone agli altri con cui <<ha qualcosa in comune>> (per somiglianza o differenza) ma che non compaiono nel testo. Rapporto in absentia retto dalla funzione <<o>>, detta anche disgiunzione. La funzione fra i membri del paradigma la correlazione. Il sistema rende conto del paradigma. Per quanto riguarda lanalisi di un testo questa dovr porsi come obiettivo la registrazione di entrambe le dipendenze: paradigmatiche e sintagmatiche: a) Individuare le relazioni di opposizione che intrattengono fra loro i valori e come tutto ci faccia sistema; b) Analizzare come le unit si dispongono le une in rapporto alle altre secondo un ordine di successione sequenziale.

2.9 IL QUADRATO SEMIOTICO


Roland Barthes chiedendosi da dove si dovesse cominciare nellanalisi testuale, giunse ad affermare che per cogliere un testo nella sua totalit bisogna concentrarsi sulle prime sequenze e su quelle finali: lo studio della loro comparazione permette di rendere conto della trasformazione narrativa. Propp prima e Greimas dopo considerano la narrativit una trasformazione da uno stato iniziale a uno finale grazie ad uninversione della situazione di partenza. Ma linversione dei contenuti o dei valori non sufficiente alla comprensione di un testo: bisogna capire i passaggi di queste trasformazioni. Il sistema delle relazioni tra i valori e le loro trasformazioni pu essere rappresentato da quadrato semiotico / modello costituzionale di Greimas: una struttura elementare della significazione. La struttura di qualunque micro/macro-universo semantico si dispiega sotto forma di opposizioni, che a livello profondo costituiscono il sistema assiologico (ovvero il sistema valoriale) su cui si basa un testo. Quindi: struttura semanticabasata su opposizioni tra valoricostituenti il sistema assiologico del testosenso del testostruttura semantica. Il quadrato semiotico la rappresentazione visiva delle articolazioni logiche del sistema assiologico: se per Hielmslev il sistema basato sulle correlazioni oppositive (<<oo>>) il quadrato articola qualunque categoria semantica secondo le corrispondenti relazioni di contrariet, contraddizione, complementariet.

Correlazioni opp. <<oo>> a) Qualitative b) Privative c) Partecipative.

In pratica Bello vs. brutto Bello vs. non bello Bello vs. non brutto

Relazioni oppositive Contrariet Contraddizione Complementariet

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Il quadrato semiotico un metodo di classificazione dei concetti pertinenti ad una data opposizione di concetti quali maschile-femminili, bello-brutto, ecc. e di classificazione dellontologia pertinente. stato introdotto dal linguista e studioso di semiotica lituanoAlgirdas Julien Greimas, derivato dal quadrato logico di Aristotele. A partire da unopposizione data di concetti S1 e S2, il quadrato semiotico per prima cosa presuppone lesistenza di altri due concetti, ossia ~S1 and ~S2, che stanno tra loro nelle seguenti relazioni:

S1 e S2: sono contrari S1 e ~S1, S2 e ~S2: sono contraddittori ~S1 e ~S2: sono subcontrari (possono avere in comune delle zone intermedie) S1 e ~S2, S2 e ~S1: complementariet (sono legati da una relazione di implicazione)

Il quadrilatero semiotico introduce anche prodotti, i cosiddetti meta-concetti, che sono dei composti. Tra questi, i pi importanti sono:

S1 e S2 n S1 n S2

Per esempio, dalla coppia di concetti opposti maschile e femminile, si pu ottenere:

S1: maschile S2: femminile ~S1: non maschile ~S2: non femminile S1 e S2: maschile e femminile, cio ermafrodite, bisessuale n S1 n S2: n maschile n femminile, asessuato

Alcune varianti alternative al quadrilatero semiotico sono state proposte in letteratura, come ad esempio il diagramma concettuale o lamatrice concettuale. Dal quadrato semiotico possibile ricavare altre strutture: il Quadrato di veridizione usato soprattutto per descrivere la situazione dei personaggi e il Quadrato di Floch usato per classificare diversi tipi di pubblicit.

Il quadrato si costituisce come un modello descrittivo in grado di rendere conto dellorganizzazione testuale permettendone 2 tipi di lettura: 1. Uninterpretazione statica, - considera sul quadrato solo il sistema delle opposizioni a livello paradigmatico; 2. Uninterpretazione dinamica, - ci che interessa nei testi in quanto processi, ovvero la trasformazione dei valori e il passaggio dagli uni agli altri: consiste dunque nel registrare sul quadrato le trasformazioni sintagmatiche, i percorsi che esse seguono. Il sistema delle trasformazioni determina la logica della narrativit (ex vita-morte pg 57).

2.10

ARTICOLAZIONE E SEGMENTAZIONE

Lanalisi del testo deve prevedere 2 momenti: a) Segmentazione, - scomposizione della sequenza lineare a livello sintagmatico, b) Articolazione. rilevare il sistema soggiacente al testo a livello paradigmatico, al contrario della precedente unopera di riunificazione. La segmentazione dunque il primo compito dellanalisi dal momento che il testo si presenta nella sua linearit sintagmatica poich il primo livello fenomenologico che si pu osservare. Questa concezione del testo costituisce una sorta di modello teorico per la semiotica: il sistema delle relazioni a livello di sintagma e delle correlazioni a livello di paradigma, presentano il testo come una totalit costituita da una gerarchia di livello.

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3. SINTASSI NARRATIVA 3.1 PROPP, LE FIABE E LO STUDIO DELLE FORME


Gran parte degli sviluppi moderni della narratologia riconosce la propria origine nella pubblicazione della Morfologia della Fiaba di V. Propp uscita in URSS 1928 e a Parigi nel 1958. La morfologia lo studio delle forme: Propp ha effettuato un analisi comparativa su un vasto corpus di fiabe, notando che questi racconti presentano unincredibile variet di personaggi, luoghi, situazioni, ma rivelano uninsospettata ripetitivit: una grammatica che le accomuna.

3.1.1

GLI ELEMENTI COSTITUTIVI DELLA FIABA, LE FUNZIONI

Nella fiaba le componenti di base sono di numero finito, cambiano i personaggi ma non le loro azioni. Queste, ripetendosi, costituiscono le funzioni: combinazioni infinite di componenti di base finiti. Allontanamento: alcuni membri della famiglia che si allontanano da casa Divieto: alleroe sempre imposto un divieto di fare qualcosa Infrazione: divieto infranto, frattura nellequilibrio che porta alla nascita dellantagonista (negativo) Investigazione: antagonista tenta una ricognizione Delazione: antagonista riceve informazioni sulla vittima Tranello: antagonista tende un tranello alla vittima Connivenza: la vittima cade nellinganno favorendo il nemico a. Danneggiamento: antagonista arreca danno a uno dei componenti della famiglia, funzione molto importante per Propp perch fa iniziare la narrazione vera e propria b. Mancanza (manque): uno dei membri della famiglia sente che gli manca qualcosa Mediazione, momento di connessione: introduzione delleroe nella favola con una preghiera o un ordine Inizio della reazione: leroe acconsente o decide di agire Partenza: eroe abbandona la casa Prima funzione del donatore: eroe messo alla prova Reazione delleroe: leroe aiuta o soccorre colui che, in seguito, sar il suo donatore Fornitura, conseguimento del mezzo magico: il donatore dona un pezzo magico alleroe Trasferimento nello spazio tra due reami, indicazione del cammino: leroe si reca verso loggetto delle sue ricerche, la lontananza pu essere orizzontale (oggetto in un paese lontano) o verticale (montagna, sottacqua) Lotta: eroe e antagonista combattono Marchiatura: alleroe impresso un marchio (es. ferita) Vittoria: antagonista viene vinto Rimozione della disgrazia o della mancanza: funzione che crea coppia con il danneggiamento Ritorno: ritorno delleroe con le stesse modalit dellandata Persecuzione, inseguimento: il nemico insegue leroe Salvataggio: salvataggio delleroe Arrivo in incognito: eroe torna a casa sotto mentite spoglie (es. lOdissea) Pretese infondate: il falso eroe avanza pretese infondate Compito difficile: alleroe proposto un compito difficile Adempimento: compito eseguito Identificazione: eroe riconosciuto per un segno particolare Smascheramento: del falso eroe o dellantagonista Trasfigurazione: leroe assume nuove sembianze Punizione: antagonista punito Nozze: leroe si sposa e sale al trono

1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8.

9. 10. 11. 12. 13. 14. 15.

16. 17. 18. 19. 20. 21. 22. 23. 24. 25. 26. 27. 28. 29. 30. 31.

La successione delle funzioni ubbidisce a leggi, di ordine cronologico e causale. Esiste una necessit estetica secondo la quale ciascuna funzione deriva dallaltra. Non accade mai che lordine sia invertito, invariabile e Propp lo identifica come lo schema generale delle fiabe. - Propp ha individuato elementi costanti, - Ha cercato di scoprire un sistema di relazioni tra questi elementi.

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3.1.2

LE TRE PROVE E IL SENSO DELLA VITA

Riportata alla formulazione pi astratta, la fiaba di magia definibile come uno svolgimento il cui punto di partenza il danneggiamento la manque iniziale e il punto darrivo la riparazione e ricompensa liquidazione della manque con il Riconoscimento finale e adeguata ricompensa delleroe, punto al quale si giunge grazie ad una serie di funzioni intermedie: - Che Propp chiama move - E Lvi Strauss partie (partita e ripartizione). Questo schema sintattico-semantico, semplice e generale, stato considerato da Greimas, che ha evidenziato come si presti a fornire uno strumento di grande efficacia per lanalisi di questi testi - Sia per larticolazione paradigmatica, consiste nellinversione dei contenuti: manque e liquidazione della manque, lotta e vittoria, assegnazione compito e adempimento di esso, il carattere polemico della fiaba (conflitto eroe/antieroe) e quello contrattuale (contratto fra eroe/mandante & eroe/donatore). - Che per la successione sintagmatica. Altre funzioni si presentano invece in successione lineare: ex: danneggiamento, invio, decisione di reagire, partenza costituiscono la sequenza dellesordio. Ogni trasformazione di contenuti/situazioni si compie attraverso un trasformazione, che implica un processo: per Greimas, questa sequenza nella Morfologia si articolerebbe nella successione delle 3 prove: A) La prova qualificante, - acquisire la competenza necessaria allazione. B) La prova decisiva, - azione, lotta con antierore, porta alla liquidazione della manque che rovesci era le sorti della storia. C)La prova glorificante. leroe acclamato e compensato. Questo schema canonico per G. costituisce nei testi un fattore di prevedibilit, e sembra riflettere il senso della vita attraverso 3 episodi presenti in tutta la narratologia e mitologia mondiale: a) La qualificazione del soggetto, acquisizione di 1 competenza, spesso tramite rituali diniziazione o riti di passaggio. b) La realizzazione del soggetto attraverso lazione, durante la prova decisiva. c) Il riconoscimento del compito eseguito, da parte della comunit.

3.1.3

PERSONAGGI E SFERE DAZIONE

I personaggi delle fiabe non sono identificati per se stessi o per quello che sono, ma per quello che FANNO. Sono definiti in base alle loro sfere dazione. Secondo queste avremo 7 tipi di personaggi: lantagonista, il donatore, laiutante, pa principessa o il re, il mandante, leroe, il falso eroe.

3.2 DALLA NARRATOLOGIA ALLA NARRATIVIT 3.2.1


FABULA E INTRECCIO

Lordine delle funzioni della fiaba stata dorigine di una nota distinzione dei Formalisti: quella tra fabula e intreccio. Una volta terminato la lettura di un romanzo o di un racconto, possiamo ricostruirne retrospettivamente, lordine dei fatti che quasi mai coincide con lordine seguito durante la lettura. Questa ricostruzione crono-logico/causale degli eventi chiamata dai formalisti fabula. Lintreccio invece linsieme degli stessi eventi nella successione in cui sono presentati dal testo senza rispettarne la successione cronologica. Un racconto pu iniziare anche dalla fine di una fabula e ricostruirla tutta in flashback. Lintreccio una sorta di scardinamento della linearit, un montaggio che introduce digressioni e spostamenti temporali: pu eliminare intere sequenze di funzioni attraverso lellissi, oppure pu operare salti temporali in avanti le prolessi, o allindietro analessi. Quasi tutta la narrativa gioca sugli scarti tra il tempo della fabula e quello dellintreccio. Genette: lintreccio dipende da una logica estetica. Ci sono 2 livelli discorsivi: 1. Il recit, considerato come il narrato, significato.
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2. Il discours, inteso come il modo di narrare il significato. Greimas riprende questa distinzione. Fabula e intreccio sono pensati come articolazioni del significato, ma situati a livelli diversi del Percorso Generativo. - La fabula (logico-causale) essendo larmatura immanente, fa parte della sintassi narrativa a livello pi astratto e profondo del pg. - Lintreccio, essendo il risultato di una particolare strategia enunciativa, appartiene al livello della manifestazione discorsiva.

3.2.2

NARRATIVIT
In che modo linfluenza di Propp su Greimas ha permesso al ricostruzione di un modello narrativo che si sganciato dallanalisi del racconto e generalmente dal testo verbale.

Calvino: <<tutti i testi scritti raccontano una storia>>. R. Barthes: <<innumerevoli sono i racconti del mondo>>. Greimas tenta di estendere al massimo il campo di applicazione dellanalisi narrativa, per trovare strutture narrative trasversali ai diversi generi testuali. In questottica ha elaborato il concetto di narrativit collocandolo a livello semio-narrativo, un livello immanente sufficientemente astratto e profondo in modo da garantirne luniversalit: una sorta di troncone strutturale comune ad ogni testo. La narrativit un diverso modo di intendere la produzione del senso: esso nasce fin dallinizio come senso orientato, come tensione, come nucleo narrativo organizzato che attende di essere sviluppato in maniera pi compiuta. La narrativit un rovesciamento di paradigma nel pensiero generativista: intesa da Greimas come una grammatica che a livello immanente del senso articola le strutture universali dellimmaginario si pu esemplificare con unidea gi potenzialmente configurata di ci che si vuole creare, cos come il creatore pu averla gi in testa a livello embrionale.

3.2.3

SCHEMA NARRATIVO CANONICO

Situato sullasse sintagmatico, la successione delle 3 prove rivelerebbe, secondo Greimas, lesistenza di uno schema narrativo canonico comune a qualsiasi tipo di testo: interpretate come un ordine di presupposizione logica, sembrerebbe retta da unintenzionalit riconoscibile e paragonabile a quella che serve a spiegare in genetica lo sviluppo di un organismo (ordine nel quale viene a inscriversi il senso della vita); lo schema narrativo greimasiano prevede, oltre le 3 prove di Propp, il sintagma narrativo della manipolazione che inquadra a livello cognitivo il momento pragmatico dellacquisizione di Competenza.

PROPP Prova qualificante Prova decisiva Prova glorificante

GREIMAS Manipolazione Competenza Performanza Sanzione

3.3 GLI ATTANTI 3.3.1 CASI GRAMMATICALI E ATTANTI


Le funzioni proppiane, secondo Greimas, sono ancora troppo peculiari ad un certo tipo di testualit. Al loro posto prende in considerazioni non le azioni, ma chi le compie: lattante. Attante colui che fa o subisce un atto. Anche Propp aveva definito i personaggi in base alle sfere dazione, ma la nozione di attante in Greimas molto pi astratta/generica. Due plus: - La lista degli attanti pi ristretta di quella delle funzioni.

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- Il sistema di relazioni tra gli attanti si presta di natura ad una rappresentazione paradigmatica, piuttosto che sintagmatica. Scopo di Greimas era fondare un modello attanziale su alcuni caratteri universali dellazione umana: progetto realizzabile solo allinterno di un livello astratto quale il sistema della langue, delle lingue naturali. Articola 2 categorie attanziali: 1. Soggetto/oggetto; 2. Destinante/destinatario. Possiamo identificare questo schema con i casi tradizionali della grammatica: a) Nominativo, caso del soggetto. b) Accusativo, caso delloggetto. c) Dativo, complemento di termine (a chi, a cosa). NEGLI ENUNCIATI PER QUANTO CAMBI LA DISPOZIONE DEI TERMINI A LIVELLO DI MANIFESTAZIONE DISCORSIVA (FRASTICA), I CASI PROFONDI NON MUTANO. La diversa costruzione frastica del discorso riguarda invece un interessante problema di prospettiva nel discorso: cambiano i modi di vedere il testo e di focalizzazione dellattenzione, ma le relazioni stabilite fra le funzioni attanziali appartenenti alla sintassi narrativa non cambiano. A livello discorsivo / superficiale gli attanti sono manifestati dai cosiddetti attori: questi ultimi sono identificabili con i personaggi, ma anche con soggetti non antropomorfi quali la citt o il vento o si suoni appartenenti ad un testo musicale.

3.3.2

CONTRATTO E CONFLITTO

Le figure del contratto e del conflitto rappresentano le relazioni tra i personaggi della fiaba. Questa non solo la storia delleroe e della sua ricerca, ma anche la storia parallela dellantieroe: 2 percorsi interpretativi che si svolgono in 2 direzioni opposte ma caratterizzate dal fatto che i due soggetti mirano ad un unico oggetto. Tuttavia anche fra rivali possono verificarsi momenti di pausa, di alleanze momentanee e accordi tattici: accanto alla struttura del conflitto troviamo quindi anche quella del contratto, tramite la quale due soggetti stabiliscono degli obblighi reciproci. Nello schema narrativo il contratto consiste nella relazione che intercorre tra soggetto e destinante, in seguito alla quale il soggetto passa attraverso una serie di prove per assolvere gli impegni assunti e infine viene giudicato, sanzionato, glorificato dal suo destinante.

3.3.3

PROPOSITI, DESIDERI E INTENZIONALIT: LOGGETTO DI VALORE

Allinterno della sintassi attanziale Greimas reintroduce il concetto semantico di intenzionalit: essa regola la relazione tra soggetto e oggetto sotto la figura del desiderio: Il soggetto sembra annunciarsi in quanto soggetto perch inizialmente soggetto di desiderio, di una mancanza. Mancanza delloggetto. Soggetto e oggetto stanno quindi in regime dinterdefinizione: non v luno senza laltro. In Propp era presa in carico dalla funzione <<leroe si mette in cerca della persona scomparsa>> e nei suoi propositi. Le fiabe di magia sono tali grazie alla presenza delloggetto magico dato alleroe in modo che possa essere facilitato nel ricongiungersi con loggetto del desiderio. Nella fiaba quindi abbiamo 2 tipi di oggetti: quelli desiderati e quelli magici: Greimas astrae la distinzione in: a) Oggetti che forniscono beni, identificabili con i valori desiderabili. b) Oggetti che forniscono servizi, identificabili con gli aiutanti modali.

3.4 MODALIT
LATTANTE, si detto, colui che fa o subisce un atto. dunque definito da un predicato, ovvero da un verbo che lo mette in relazione con un altro attante. Ma un predicato raramente si presenta isolato. Se qualcuno offre qualcosa a qualcun altro non gliela offre soltanto: gliela offre volentieri o di malavoglia. Un predicato, dunque, spesso preceduto da un altro predicato che in qualche modo lo modifica, e lo sovra determina, lo condiziona. Nella sintassi narrativa la dipendenza di un predicato da un altro riguarda il problema delle modalit.
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Le modalit sono predicati che modificano altri predicati. Difficilmente dichiariamo di sapere semplicemente qualcosa; diciamo piuttosto che crediamo di sapere qualcosa, oppure che siamo certi di saperla o forse no. Cos moralizziamo il predicato sapere. La manipolazione un far fare; L competenza un essere del fare; La performanza un far essere; La sanzione un essere dellessere.

3.4.1

MANIPOLAZIONE

Nella manipolazione, il far fare, lazione che spinge allazione unimpresa di tipo cognitivo: lavora sulla competenza di un altro agente. il fare esercitato dal destinante sul destinatario-soggetto. Il destinante unistanza trascendente rispetto al soggetto. Talvolta questo fare di tipo persuasivo , come uno spot pubblicitario, che invita lutente ad acquistare qualcosa. In questi casi si tratta di una manipolazione che si avvale di far sapere e di far credere. La manipolazione pu essere provocazione, invito, evocazione del desiderio di qualcosa che fino a quel momento non sapevamo ci mancasse. il serpente che tenta Eva, o un sorprendente packaging che invita ad essere scartato e acquistato. Spesso invece la manipolazione pu assumere laspetto autoritario di un dovere da compiere o un divieto da non infrangere.

3.4.2

COMPETENZA E PERFORMANZA

Nelluniverso della fiaba, gli oggetti magici fornivano alleroe un aiuto nella ricerca e raggiungimento delloggetti di valore/desiderio. In semiotica sono propriet intime, si tratta di vere e proprie protesi della competenza umana, in grado di dotarla di sorprendenti capacit. Gli oggetto magici di Propp sono definiti da Griemas aiutanti modali, e hanno sfere di competenza rispondenti ai predicati del POTERE e del SAPERE. Gli aiutanti modali sono quindi modalit, che articolano la competenza secondo i modi di esistenza semiotica: - Modalit di esistenza Virtualizzante volere e dovere - Modalit di esistenza Attualizzante sapere e potere - Modalit di esistenza Realizzante far essere La competenza dunque una catena orientata, il tracciato testuale ove sinscrive la storia della qualificazione del soggetto tramite il desiderio (volere), per passare al processo di acquisizione di propriet che gli permette di giungere allazione (potere e sapere), per concludersi nellazione vera e propria che lo trasforma in soggetto realizzato. - Esistono soggetti velleitari, che nonostante siano pieni di propositi non riescono a passare allazione (come il protagonista de Luomo senza qualit di Musil che per eventi pi grandi di lui resta impigliato nella sua competenza passionale e cognitiva). In base al regime di interdefinizione tra soggetto e oggetto (si definiscono reciprocamente non v luno senza laltro) il soggetto sar: - Virtuale se disgiunto dalloggetto: S U Ov - Realizzato se congiunto con loggetto: S Ov Il <<voler essere>>. La competenza modale, in quanto voler fare, sottintende una necessit pi profonda che Greimas chiama esistenza modale, ovvero un voler essere. Ex: chi compra una Ferrari vuole correre pi veloce e vuole essere potente. Il valore delloggetto di valore in realt un valore di natura esistenziale.

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3.4.3

SANZIONE E VERIDIZIONE

MANIPOLAZIONE COMPETENZA
Sequenza Pragmatica della CORNICE COGNITIVA

PERFORMANZA

SANZIONE
La sanzione chiude la sequenza pragmatica della cornice cognitiva: con la sanzione il destinante chiamato a valutare lesito della trasformazione prodotta dal soggetto; giudica la sua conformit in base al contratto iniziale. La fase riconoscimento/sanzione la prova glorificante, momento fondamentale per il senso della vita: se i risultati dellazione sono inosservati e non giudicati, restano inadempiuti. La sanzione in quanto essere dellessere, coinvolge le modalit veridittive fondandosi su un fare interpretativo: valuta se ci che appare corrisponde allessere, se chi agisce sincero o imbroglione o ingenuo. Le modalit veridittive proiettate sul quadrato articolano la Veridizione: - vero ci che ed appare; - ci che non e n appare falso; - menzogna ci che sembra ma non ; - segreto ci che , ma non appare.

Alla Veridizione appartengono alcuni comportamenti: - la SIMULAZIONE: fingere un sentimento provandone un altro. Nelle pratiche relazionali giudicata negativa poich sta dalla parte della menzogna. - la DISSIMULAZIONE: celare le proprie passione, nellimpedire che si manifestino. Non sprezzata come la simulazione poich sta dalla parte del segreto.

Se il Riconoscimento il controllo di ci che o sembra essere conforme al contratto (e i risultati possono essere sia positivi che negativi), la sanzione si configura come un atto epistemico ovvero come atto di stabilimento della verit. Greimas aggiunge: <<latto epistemico pu essere rappresentato sotto il suo duplice aspetto di affermazione o rifiuto>> (accetto e ammetto questa verit rifiuto questa verit).

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3.5 LA NARRAZIONE COME TRASFORMAZIONE DI STATI 3.5.1 ENUNCIATI ELEMENTARI


Lattante definito dallatto (che compie o subisce), ovvero dalla funzione svolta dal predicato. Lenunciato lespansione di questo predicato: costituito dalle relazioni che gli attanti intrattengono fra di loro. Narrazione = Successione di Enunciati (i quali sono la messa in scena delle relazioni fra Attanti). Quindi, gli enunciati differiscono a) per il numero di attanti ce mettono in gioco: i. BINARI; Gli enunciati elementari a due attanti si distinguono in: a. Enunciati di stato o giuntivi: statici, retti da predicati qualificativi, di stato (essere o avere); giuntivi perch il soggetto pu essere congiunto o disgiunto dalloggetto di valore (U). b. Enunciati di trasformazione o dinamici: producono un cambiamento di situazione (dinamici); sono retti da predicati del fare () prendere, picchiare, dare . Il predicato, dunque, determina la natura dellenunciato e anche del soggetto. ii. TERZIARI. Sono retti esclusivamente da predicati di traslazione e di trasferimento, che prevedono il passaggio di un attante-Oggetto da un attate-Destinante ad un attanteDestinatario: D1 O D2. b) Per il tipo di relazione che li caratterizza: i. Di congiunzione SO ii. Di disgiunzione SUO iii. Di trasformazione S iv. Di trasferimento D1 O D2.

Enunciati BINARI: EN = f(S;O) Enunciati TERNARI: EN = f(D1; O; D2)

Cosa regge la successione di enunciati elementari alla base della sintassi narrativa? La narrazione una trasformazione di stati, da uno di congiunzione ad uno di disgiunzione/viceversa. EN1 (S U O) EN2 (S) EN3 (S O) Enunciati di stato (essere). La proiezione della categoria giunzione (predicati di stato) sul quadrato mostra che esistono altre 2 forme di enunciati: due posizioni intermedie, i sub-contrari di non-congiunzione & non-disgiunzione. La sospensione segna momenti di passaggio, spesso di trasformazione o di metamorfosi; sono momenti in cui il rapporto soggetto-oggetto subisce una conversione ed una sospensione : spesso uno stato dattesa. Enunciati di trasformazione (fare). Analoga la proiezione della categoria di trasformazione sul quadrato (predicati del fare): posso avere una trasformazione congiuntiva opposta ad una disgiuntiva con passaggi intermedi (fare non-congiunto & fare non-disgiunto). Non sempre le azioni sono volte alla trasformazione degli stati:ad esempio nel mantenimento (enunciati non trasformativi) le azioni sono mirate alla conservazione dello status quo (impedire che qualcosa accada). (VEDI QUADRATI SEM. PG 89). Se, quindi, la narrazione si configura come una trasformazione di stati, la sintassi pu essere rappresentata come una successione sintagmatica di enunciati di stato retti da predicati del fare. EN1E --- EN2F --- EN3E --- EN4F --- EN5E La freccia indica la successione cronologica delle unit sintattiche (): la narrazione si presenta come una tensione fra la situazione iniziale e quella finale. Il percorso si configura come

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intenzionale da parte delleroe per congiungersi con loggetto, e ogni ostacolo che si frappone aumenta la tensione delle prove qualificanti. In sintesi, lanalisi del testo, a livello di sintassi narrativa, consiste nello stabilire una serie di stati e le loro relative trasformazioni, indicando i passaggi intermedi che li collegano. Questi passaggi intrattengono tra loro una relazione logica in vista della trasformazione finale. Classificazione attanti enunciato.

3.5.2

PROGRAMMI NARRATIVI

Il Programma Narrativo un programma dazione (con tutte le azioni dei personaggi) finalizzato al raggiungimento di uno scopo. Si tratta di ununit di natura sintattica costituita da un enunciato di fare che regge un enunciato di stato. PN1 = f [S1 (S2 Ov)] PN2 = f [S1 (S2 U Ov)] questo il PN di una TRASFORMAZIONE CONGIUNTIVA questo il PN di una TRASFORMAZIONE DISGIUNTIVA

In entrambi i casi si tratta di PN semplici. Tuttavia allinterno di un testo le cose sono pi complicate: spesso per realizzare il PN di base (quello finalizzato al raggiungimento dello scopo) sono necessarie altre azioni intermedie mirate al raggiungimento dei mezzi indispensabili alla riuscita finale: i Programmi Narrativi duso, finalizzati allacquisizione degli oggetti modali (ad es. il <<potere>> e il <<sapere>>). Lobiettivo finale cos differito grazie allutilizzo dei PN duso e in quanto digressione nel testo si crea leffetto suspense. Si tratta di un problema d tensione determinata dalla durata prodotta dal moltiplicarsi/estendersi dei PN duso; su queste procedure di espansione e contrazione basate sullincassamento/riduzione dei PN si fonda il ritmo del testo, la sua capacit di avere un effetto sul lettore: destare lattenzione, stupire, annoiare, terrorizzare. Questo stesso motivo di espansione il modo in cui prendono vita le forme infinitamente espanse della testualit mass mediatica: i mutamenti di stato nelle telenovelas/soap opera non sono mai rilevanti o eccezionali e tuttavia sono ripresi e commentati allinfinito dai vari personaggi.

3.5.3

LA CIRCOLAZIONE DELLOGGETTO DI VALORE

La sintassi narrativa un concatenarsi di congiunzione disgiunzioni tra soggetti e oggetti. Nella fiaba proppiana la circolazione di un solo oggetto di valore rivela una serie di ruoli attanziali opposti e simmetrici : spesso il traditore (S2) fa lacquisizione di un valore a spese di un altro, successivamente costretto a cederlo alleroe (S1), perdendolo. Si configura una sorta di trasmissione circolare di valori, utilizzando la successione eroe negativo eroe positivo, allinterno di una rete relazionale fortemente polemica. Una siffatta circolazione del tipo loggetto vale se posseduto in qualche forma da qualcuno non limitata al mondo rurale cui le fiabe sono espressione. Oggi, per esempio, nella moderna soap opera Beautiful, un solo oggetto di valore circola allinterno delluniverso chiuso di una famiglia: la bella Brooke, avendo amplessi con tutti i maschi della famiglia, loggetto del desiderio che circola allinterno della rete relazionale (legami familiari) producendo disordini e tempeste passionali. (S1 U Ov) (S2 U Ov) Per il trasferimento delloggetto ci sono quindi due percorsi simmetrici: lattribuzione di un oggetto di valore a S1 presuppone un altro soggetto S2 che ne stato privato o rimasto senza (viceversa). Acquisizione per S1 diviene perdita per S2. QUADRATO SEMIOTICO PG 94. Di qui la natura polemica che caratterizza questa forma di trasferimento. una questione di cambio di prospettive: grazie alle procedure di immedesimazione ci potremmo trovare a condividere valori che in altri frangenti rifiuteremmo ad esempio se ci mettiamo nei panni del cattivo (Diabolik) ci che un processo di peggioramento per lumanit invece miglioramento per il nostro eroe. Pu accadere che un soggetto operi volontariamente la spoliazione, rinunciando a favore di un altro: questa circolazione detta dono.
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Abbiamo dunque varie forme di traslazione delloggetto: 1. APPROPRIAZIONE 2. SPOLIAZIONE

PROVA (confronto polemico): appropriazione dellOv da parte di S1 e spoliazione simmetrica di S2 DONO (contratto): rinuncia di S1 a favore di S2

3. RINUNCIA 4. ATTRIBUZIONE

In entrambi i casi si tratta di una forma di comunicazione privativa. Nel caso della comunicazione partecipativa il dono non implica la rinuncia da parte del soggetto: loggetto di valore, passando da S1 a S2, non produce privazione. F (D1 Ov D2) Se D1 chiede uninformazione a D2, costui, offrendogliela, non la perde. Chi dispensa sapienza non la perde, e chi offre amore resta amante .

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4. SEMANTICA SEMIO-NARRATIVA 4.1 <<AMMOBILIARE UN MONDO>>


Per raccontare, dice Eco, necessario costruire un mondo, che permetta di immaginare di poterci entrare dentro. Dopo averlo visto, le parole si presenteranno quasi da sole per narrarlo. necessario ammobiliare questo mondo, situando i fatti in una situazione spazio temporale precisa, indicando chi fa lazione e chi la subisce. Abbiamo descritto il modello euristico universale della narrativizzazione come un processo orientato di enunciati del fare che reggono e trasformano enunciati di stato. Nella sintassi narrativa, queste trasformazioni erano di congiunzione e disgiunzione tra soggetti e oggetti (ristretto numero di attanti). In realt i testi sono fatti di situazioni concrete caratterizzate da tutta la ricchezza percettiva che ci offre la rappresentazione fenomenologica del mondo. Di questo ammobiliamento si occupa la semantica: - Semantica Narrativa, per quanto riguarda il livello profondo del PG; - Semantica Discorsiva per il livello della sua manifestazione.

4.2 LESSICO E NARRAVIT 4.2.1 DAL FORMALISMO ALLO STRUTTURALISMO


Per Propp le unit costitutive della fiaba sono le funzioni, non i personaggi che con tutte le loro qualificazioni esteriori sarebbero troppo permutabili (et, sesso, condizione, aspetto variabili di ricchezza polimorfica) e quindi difficilmente controllabili dallanalisi. Atti identici, possono essere compiuti da soggetti diversi con attributi diversi, quindi le funzioni sono Costanti, e i personaggi Variabili. Egli chiama: - CONTENUTO linsieme degli attributi, i quali stanno in opposizione alla - FORMA costituita dalle funzioni. Per formalismo sintende lo studio della forma, grazie alla sua trasparenza opposta allopacit del contenuto permutabile. proprio questopposizione che denunciata dallo strutturalismo come limite del formalismo: per lo s. non esiste opposizione poich la struttura contenuto allinterno della forma come direbbe Hjelmslev forma del contenuto. Le critiche di Levi - Strauss ebbero grande importanza: nella prefazione alla pubblicazione Morfologia La Struttura e la Forma sostiene che dopo di Propp non sappiamo pi in cosa differiscono le fiabe. Siamo arrivati dal concreto allastratto e non sappiamo pi tornare indietro. Per lo strutturalismo il fatto che unazione sa compiuta da un personaggio piuttosto che da un laltro molto rilevante: il valore stesso dellazione cambia. Prendiamo ad esempio il re e la pastorella: Strauss afferma che i significati di questi termini divengono i mezzi di costruzione di un sistema intelligibile di opposizioni:
RE area semantica Natura Vs. Cultura Vs. PASTORELLA

<<maschio>> <<alto>>

<<femmina>> <<basso>>

Quindi, i lessemi (che rappresentano i personaggi in questo caso) riflettono nella mia mente un sistema di opposizioni. Ed in questo sistema antitetico che agisce la struttura mitica, che, attraverso delle mediazioni, ne converte i contenuti inizialmente in opposizione. sistema di opposizioni funzioni mediatrici del dispositivo mito modificazione contenuti oppositivi Il mito uno strumento che <<consiste nel fornire un modello logico per risolvere una contraddizione>>.

4.2.2

IL LESSEMA COME LUOGO DI IRRADIAZIONE SEMANTICA: DALLINNOMINATO AL LOGO

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I lessemi, coloro che rappresentano gli agenti che compiono lazione, sono i mezzi sensibili di costruzione del sistema intelligibile di opposizioni: un personaggio sempre rappresentato da un lessema. Il lessema un fascio di elementi differenziali, detti semi. Grazie ad essi, quando un lessema viene inserito in un contesto, acquisisce subito un numero limitato di possibilit combinatorie, di compatibilit o incompatibilit (regole di correlazione e opposizione). Le parole, quindi, non sono un semplice rivestimento superficiale, bens fasci di elementi differenziali che agiscono su un continuum incessantemente decomposto e ricomposto secondo regole di opposizione e correlazione. Laquila e linnominato. Linstallazione della figura aquila allinterno di un contesto discorsivo sviluppa lallestimento di un campo figurativo di compatibilit semantiche, di marche semantiche (e lesclusione di altre). Ad esempio: potenza, dominio, rapacit, acutezza, regalit Nei Promessi Sposi lInnominato viene menzionato per la prima volta sotto laspetto animale: il lessema aquila introduce un percorso figurativo coerente con lintenzionalit descrittiva del personaggio selezionando solo alcuni aspetti, valorizzando alcune marche. Il logo della banca Crdit du Nord. Non diversa, ed esempio, la produzione di un logo commerciale in tempi odierni. Come sistema di significazione il logo articola i due piani del linguaggio: contenutistico (cosa) ed espressivo (come). Si tratta di selezionare alcuni elementi semanticamente rilevanti, e poi di manifestarli con un ridotto numero di tratti plastici. Jean Marie Floch parla del logo di questa banca, che soffriva da tempo di unimmagine abbastanza sfuocata. Decisero che la chiarezza sarebbe diventata il concetto chiave della nuova comunicazione. Nella costruzione del logo si esplorarono a livello semantico quali accezioni della chiarezza potesse dare una banca. A ben guardare, dice Floch, le rassomiglianze e le differenze fra tutti sinonimi/antonimi del vocabolario potevano essere organizzate in un numero ristretto di opposizioni, ovvero in alcune categorie. Si giunse cos ai concetti di estensione e di delimitazione, e di qui la proposta di una stella: essa chiara, quella Polare non inganna mai, il detto <<essere nati sotto una buona stella>>, ed di immediata riconoscibilit da chiunque. Deduciamo che - nello studio delle strutture narrative lanalisi lessematica un must, e che - una grammatica narrativa efficace ne deve tener conto nella sintassi: lerrore del formalismo per Lvi-Strauss consiste nellaver trascurato il valore semantico del lessico.

4.3 PRIME ARTICOLAZIONI DEL SENSO 4.3.1 SEMI, CLASSEMI, LESSEMI E SEMEMI
Il lessema un fascio di tratti distintivi, i semi, che si differenziano fra loro secondo una prima tipologia: - Semi nucleari, ovvero semi che restano invariati prescindendo dal contesto; - Semi contestuali o classemi, che invece sono subordinati alle regole di correlazione e opposizione contestuali - e quindi cambiando a seconda del contesto. Greimas fa lesempio del lessema <<testa>>, che possiede una costellazione di semi, quali: sfeoridit, anteriorit, estremit, contenente ecc. Alcuni semi resteranno invariati ed altri cambieranno a seconda del contesto: testa del corteo vs. spremersi la testa hanno in comune i semi nucleari di estremit e sferoidit ma differiscono nei classemi anteriorit e contenente.

Il crearsi di una diversa composizione semica a seconda dellinserzione contestuale d luogo ad una nota distinzione semiotica: quella fra lessema e semema. a) Il lessema pura virtualit, il termine considerato nella pienezza dei suoi semi prima dellinserzione in qualsivoglia contesto b) Il semema un lessema realizzato allinterno di un enunciato. linsieme di una figura semica (semi nucleari) e di una particolare selezione classematica (classemi) che subordinata al contesto in cui il lessema appare.

4.3.2

SEMI ESTEROCETTIVI, INTEROCETTIVI, PROPRIOCETTIVI

Esiste poi una terza tipologia di semi, derivata dalla psicologia della percezione di Piaget. costruita a partire dallinstallazione e dal rapportarsi delluomo - in carne ed ossa nel proprio ambiente.
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Poniamo dunque come substrato della significazione elementare lessere umano nelle sue dimensioni 1) Percettiva (lato sensibile) percepire sensibilmente il mondo esterno; 2) Cognitiva (lato cognitivo) - pensare concetti astratti; 3) Emotiva (lato patemico) sentirsi reagenti in rapporto allesterno e alle proprie pulsioni. Ad esse corrispondono: 1) Semi Esterocettivi o figurativi. Sono le figure rilevate dai nostri sensi che vanno a costruire il livello figurativo del testo (figurativizzazione, iconizzazione). 2) Semi Interocettivi riguardano i concetti astratti e, privi di un equivalente nel mondo sensibile. 3) Semi Propriocettivi o timici. Riguardano la categoria timica, fondamentale per larticolazione assiologia soggiacente a ogni testo, e per il sistema delle passioni.

4.3.3

CATEGORIA TIMICA: EUFORIA E DISFORIA

Soffermiamoci sui semi propriocettivi e che riguardano la categoria timica ovvero lopposizione tra euforia e disforia, che pu essere considerata il punto di partenza dellanalisi semiotica delle passioni. Ci che spinge un soggetto verso un programma dazione lattrazione, il desiderio che in termini modali indicano il voler fare o il voler essere, che sono attivati a livello passionale in profondit. Si tratta del timismo del soggetto, che consiste in un sistema di attrazioni/repulsioni, in base al quale un oggetto gli pare desiderabile o no. Questa categoria, proiettata sul quadrato, da luogo alle articolazioni - Fora: indica situazioni di orientamento timico marcato. - A-fora: indica situazioni della sua neutralizzazione, come lindifferenza o lapatia. Le articolazioni positive e negative si fanno carico dellorientamento euforico o disforico del soggetto nei confronti degli oggetti, dei programmi narrativi, e degli stati della propria competenza modale. il timismo ha una relazione privilegiata con alcune modalit: - Il potere e il volere sono sostanzialmente euforizzanti; - Il dovere appare timicamente ambiguo: euforizzante se stimolo allazione; in altri casi porta disforia. - Il sapere varia nel timismo a seconda delle relazioni che intrattiene con la verit: ci sono verit scomode che preferiamo non conoscere Il timismo ci conduce a fare una considerazione sul valore delloggetto di valore e su come questo sia strettamente vincolato al soggetto desiderante.

4.4 I VALORI
Per comprendere la relazione che intercorre fra oggetto e soggetto, che sono categorie definite reciprocamente, bisogna indagare il concetto di valore. Loggetto sempre oggetto di valore: gli oggetti sono luogo dinvestimento di valori. Ma come avviene lattribuzione di un valore ad un oggetto? Come un oggetto pu divenire supporto di valori variabili? In semiotica il valore una nozione bifronte: se da un lato dipende dal posto che un oggetto occupa allinterno di un determinato sistema di oggetti (valore stabilito per via differenziale, ad esempio lautomobile, con tipi e sottotipi), dallaltro, qualcosa si costituisce come oggetto di valore anche perch c un soggetto che lo vuole, che ivi proietta la propria intenzionalit. Il valore delloggetto consiste dunque: a) In quello che definiamo valore differenziale questo concetto di Greimas analogo a quello di Saussure; b) Sullinvestimento di unaltra selezione valoriale sul basico valore differenziale: si tratta di ci che definiremmo valore fenomenologico, in quanto proiezione del timismo profondo di un soggetto volente su un oggetto voluto. Loggetto di valore, come luogo dinvestimento timico, pu essere un oggetto concreto ma anche la realizzazione di un programma narrativo finalizzato alla conquista di valori astratti/immateriali, quali la conoscenza, la libert, lonore, o il progetto di unintera vita.

4.4.1

VALORE DIFFERENZIALE: DAL VALORE LINGUISTICO AL VALORE SEMIOTICO

Per Greimas un oggetto definito semioticamente da tre componenti: a) La componente figurativa che considera loggetto in quanto scomponibile; b) La componente tassica che, attraverso i tratti differenziali, rende conto delloggetto in rapporto ad altri oggetti analoghi; c) La componente funzionale che pu essere di tipo
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- Strumentale: ovvero le prestazioni offerte dellautomobile; - Mitico: il prestigio e la potenza; - Estetico: la bellezza. Il valore, nella sua accezione linguistica, in quanto differenziale, fa parte della componente tassica. Analogamente al lessema, loggetto innanzi tutto si configura come un insieme di potenzialit che lo distingue da altri oggetti. Si tratta di valori virtuali/astratti che restano a disposizione. Parafrasando quanto dice Greimas per il lessema analogamente potremmo dire per loggetto che esso un tromp-oeil: non leggibile se no secondo alcuni dei suoi valori, che sono valori per un soggetto.

4.4.2

VALORE FENOMENOLOGICO

Soltanto nel momento dellincontro con un soggetto loggetto si costituisce come luogo dinvestimento di valori come laltrove greimasiano che media il rapporto che il soggetto ha con s stesso (loggetto come rel identitario): il soggetto nasce come soggetto in quanto relato alloggetto, in quanto tende verso di lui. Loggetto di valore ha valore per lui. a) Esempio Ferrari. Di fronte alla possibilit di comprare una Ferrari, molti ricconi desistono: o perch indifferenti alle macchine sportive, o perch semplicemente non vogliono apparire socialmente (valori per il soggetto). Tuttavia se consideriamo la Ferrari prima dellincontro col soggetto (tiepidi cultori o bramosi di averla) solo un supporto di valori virtuali. b) Esempio dei Funghi di Marcovaldo. Il difficile reperimento e la prelibatezza del fungo selvatico ne fanno un oggetto molto ambito e desiderato in generale (valori virtuali: si distingue dagli altri funghi) - tuttavia, se nessuno desiderasse mangiarli, non avrebbero alcun valore. Questa la base tassonomica che giustifica lo scatenarsi del conflitto tra i personaggi del racconto attorno ai funghi. Per Marcovaldo in persona, per, ci che li rende desiderabili non solo la loro rarit, bens quel qualcosa di naturale e genuino che essi rappresentano allinterno dellartefatto mondo cittadino (valori per il soggetto investiti).

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Dunque, il valore delloggetto di valore consiste in

VALORE LINGUISTICO

VALORE FENOMENOLOGICO

Valore semantico, differenziale (Saussure) Tassonomia Intenzionalit, timismo

4.4.3

TASSONOMIA, ASSIOLOGIA, IDEOLOGIA

Premessa: una TASSONOMIA la proiezione/articolazione sul quadrato di una categoria semantica. La tassonomia, quindi, lorganizzazione paradigmatica che articola le categorie semantiche. La tassonomia si configura, dunque, come una tra le forme di tipologia: TIPOLOGIE Tassonomia organizzazione paradigmatica che articola una categoria semantica La proiezione dei termini euforia e disforia su di una tassonomia d luogo allassiologia, che larmatura profonda del testo. Lassiologia dunque una tassonomia valorizzata dallinvestimento della categoria timica.

TASSONOMIA
BIANCO NERO (euforia) BIANCO

ASSIOLOGIA
(disforia) NERO

NON NERO

NON BIANCO

NON NERO (non disforia)

NON BIANCO (non euforia)

LASSIOLOGIA varia col variare del tempo e delle mode: il bianco e il nero hanno valenze diverse in culture diverse e tempi diversi. Spesso accade che lassiologia messa in scena dal testo non collimi affatto con quella che costituisce lorizzonte culturale allinterno del quale si muove un testo: ad esempio quando la valorizzazione cromatica allinterno di un quadro o di una poesia sottoposta a criteri interni al testo. Lassiologia presa in carico da un determinato soggetto detta da Greimas IDEOLOGIA, e si configura come ricerca individuale. TASSONOMIA Assiologia Ideologia (come ricerca individuale) Talvolta accade che la ricerca di un soggetto sia solitaria, o, come in epoca romantica, in drammatica opposizione con lassiologia collettiva: spesso la valorizzazione collettiva dei poli vita/morte pu essere rovesciata: la storia della ricerca della libert di un popolo oppresso, ma anche quella individuale di un ribelle o di un kamikaze. Ad esempio, nel racconto analizzato da Greimas (1975) I due amici, si parla di due amici che si rincontrano per caso nel periodo dellassedio prussiano di Parigi, che attraverso il rimembrare dei bei tempi passati di libert sfidano i divieti imposti: scoperti a pescare, scelgono di non tradire la libert recuperata attraverso un atto di rivolta, affrontano il sacrificio (morte) accedendo da eroi ad unaltra vita, dotata di uno statuto morale superiore a quello precedente: 1) La /vita/ in realt si configura per lideologia dei 2 individui come /non vita/ poich priva di libert; 2) la /morte/, ovvero la punizione per la ribellione, secondo lideologia dei 2 individui una /non morte/ poich fonte di libert; attraverso la morte/non morte che 3) si ritorna alla vera /vita/ ovvero completa di libert.

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Dalla vitanon vita si passa attraverso la mortenon morte alla vera vita, come concezione opposta a quella iniziale (rovesciamento: la vita iniziale diviene morte e la morte iniziale diviene vita).
IDEOLOGIA

Livello assiologico

VITA

MORTE NON VITA

Livello ideologico

NON MORTE

Le frecce costituiscono il percorso ideologico, che si muove sulla base assiologica /vita/ e /morte/. Le variabili di caratterizzazione dellassiologia di un racconto sono logicamente: 1) PUNTO DI PARTENZA e DINAMISMO del racconto ORIENTAMENTO del racconto 2) DIREZIONE del processo narrativo Con la proiezione sul quadrato di: 1. paradigma si indica lassiologia soggiacente; 2. sintagma si indicano i percorsi orientati (ideologie) che trasformano i contenuti tramite passaggi intermedi. Percorsi orientati sullassiologia = ideologie.

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5. SEMANTICA DISCORSIVA 5.1 LINSTALLAZIONE DEL SOGGETTO SENSIBILE


Lassiologia si manifesta allinterno di un contesto discorsivo, attraverso lenunciazione ovvero listanza in cui il soggetto parlante si fa carico delle potenzialit della langue dando vita ad un vero e proprio discorso, cio la parole. Attraverso il dispositivo del dbrayage il soggetto dellenunciazione inscena un mondo e lo popola di soggetti e oggetti, gli assegna spessore semantico con temi e figure, e infine colloca tutto questo a distanza da se stesso. Il debrayage riguarda procedure di: a. Attorializzazione; b. Spazializzazione; c. Temporalizzazione. Nel livello della Semantica Discorsiva si costituisce tutto lo spessore semantico, il senso, concernente tutte le modalit di percezione sensibile mirata alla produzione di effetti di realt come affetti, sensazioni, passioni (procedure di iconizzazione).

5.2 IL CONCETTO DI ISOTOPIA E LA COERENZA NARRATIVA 5.2.1 LETTURA E COERENZA DEL TESTO
La Semantica Discorsiva quel livello del Programma Narrativo dove avviene la lettura del testo: in questo livello si costituiscono falde omogenee di contenuto, dette ISOTOPIE, che sono le linee guida del testo e ne permettono una leggibilit coerente grazie alla loro reiterativit. Il concetto di isotopia fu introdotto da Greimas per designare linterattivit dei classemi, ovvero dei semi contestuali che garantiscono linserzione di un lessema in un campo di compatibilit. Successivamente Greimas ha ripensato le isotopie come la ripresa dei semi che si ripetono nel testo producendo ridondanza semantica questa reiterativit costituisce la strutturazione isotopica e permette la coerenza testuale nella lettura. Raramente una sola isotopia pu rendere conto della significazione di un testo. Altre isotopie possono manifestarsi e poi interrompersi: isotopie parziali. I testi sono attraversati da una fitta rete di isotopie: i testi aperti sono testi pluri-isotopici.

5.2.2

ISOTOPIE DEL PIANO DELLESPRESSIONE

Le isotopie sono presenti a tutti i livelli (sintattico, semantico, semio-narrativo, discorsivo) e le pi utilizzate sono quelle semantiche. Molta importanza ricoprono le isotopie a livello espressivo: isotopico pu essere un percorso allinterno di un architettura, o la serie di inquadramenti e movimenti i una macchina da presa in un film. Il discorso poetico, dal punto di vista del significante, pu essere visto come una proiezione di fasce sonore isotope con simmetrie / alternanze, consonanze / dissonanze, e infine trasformazioni di insiemi sonori - che rimandando ad altrettante consonanze semantiche sul piano del contenuto. La strutturazione isotopica pu coinvolgere,quindi, il piano dellespressione affidandosi a ridondanze cromatiche, eidetiche, tattili, e olfattive.

5.2.3

RELAZIONI ISOTOPICHE

I testi sono quasi sempre pluri-isotopici: presentano una sola isotopia che li percorre trasversalmente come un tracciato di senso omogeneo e su di essa si fondono isotopie parziali, oppure si avvicinano altre che costruiscono percorsi paralleli. Le relazioni fra isotopie sono variabili e possono essere di: - Gerarchia, - Derivazione, (di gerarchia o derivazione c per esempio fra isotopie tematiche, astratte/profonde, e figurative, concrete/superficiali) - Incassamento, - Corrispondenza,
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- Disgiunzione. Lisotopia semantica lisotopia fondamentale nel testo che ne consente una lettura coerente e uniforme ed spesso identificata con la fabula e intrattiene una relazione gerarchica con le altre in quanto portante.

5.3 TEMATICO E FIGURATIVO


Il TEMA: uno dei principali artifici che assicura - coerenza e - leggibilit, poich garantisce unallacciatura tra grammatica narrativa e struttura discorsiva: esso riprende nella Semantica Discorsiva i valori gi attualizzati dalla Semantica Narrativa inserendoli nelle strutture discorsive. Pu essere individuato come percorso narrativo che comprime il semantismo in un unico termine. Esso permette la riformulazione di un valore (in maniera astratta); nella storia I due amici ad esempio: LIBERT (valore) = * evasione (tema 1); * ribellione (tema 2). Poich manifestazione astratta, per essere realizzato necessita della concretezza delle articolazioni semantiche FIGURATIVE, come gli operatori spazio-temporali (Dove? Quando?). Secondo il percorso generativo del senso (da astratto a concreto), avremo: a) Le isotopie semantiche, costituite da semi pi astratti, b) Le isotopie figurative, costituite da semi pi concreti (gli esterocettivi); esse intrattengono 3 tipi di relazioni: 1) Lisotopia figurativa non ha corrispondenze a livello tematico; 2) Lisotopia figurativa corrisponde con unisotopia tematica; 3) Ununica isotopia figurativa rimanda a pi isotopie tematiche.

5.3.1

LE PISTE DEL SENSO. ANALISI DELLA STRUTTURAZIONE ISOTOPICA DEL TESTO

Una delle finalit dellanalisi del testo quella di evidenziare i livelli della sua strutturazione isotopica ed in particolare lo fa con quelli pi profondi, cio i costitutivi della struttura portante del testo assiologia. Funghi in citt di Calvino. i. Opposizione di fondo gi evidente dal titolo: NATURA vs CULTURA. Su questa si articola una tassonomia: NATURA Attore: Vento; Funghi selvatici; Attante: Marcovaldo Estensione attante: famiglia di marcovaldo Interstizi (terra sterile e incrostata) non CULTURA -

CULTURA Attore: Citt; Artefatti (Catelli Segnaletici..) Attante: Amadigi Estensione attante: gli altri, familiari e non Elementi residuali e spazzatura non NATURA

Il racconto si basa su una tassonomia investita dalla categoria timica (euforico, disforico), la quale, valorizzandola, la trasforma in assiologia. Attenzione! Non esiste una sola prospettiva assiologica, bens due: a) Quella di Marcovaldo Che valorizza euforicamente il concernente la natura; b) Quella di Amadigi Che considera disforicamente tutto ci che M. valorizza.
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ii. Individuati gli assi semantici portanti, possiamo procedere ad una prima strutturazione isotopica. Per fare ci necessario percorrere lintero testo, dai livelli marco ai micro. iii. Dallisotopia portante natura vs cultura, nascono altre isotopie tematiche: individuo vs collettivit, isotopia estetica, isotopia passionale. iv. Individuate le isotopie tematiche si pu cominciare a ipotizzare duna gerarchia fra queste e le figurative: prendiamo ad esempio quella estetica. Su questa sinnesta sua lisotopia figurativa sensoriale che quella culinaria. I funghi sono i connettori isotopici, ed in quanto tali, sono al centro della conversione narrativa delle isotopie: fondando il tema del dono, che avvelenato, prefigurano un secondo tema del tradimento; tema che coinvolgendo gli attori conclude la narrazione confermando lopposizione iniziale, con qualche vittima in pi.

5.4 DAGLI ATTANTI AGLI ATTORI


Tematico e figurativo cercano di identificare gli attori/personaggi del testo. necessario vedere in che rapporto stanno gli attanti e gli attori. Livello di Sintassi Narrativa (astratto). Lattante colui che fa o subisce latto - a livello dimmanenza ununit sintattica puramente formale. Gli attanti dellenunciato (attanti narrativi) interdefiniti fra loro sono: Soggetto/Oggetto, Destinante/Destinatario, Adiuvante/Oppositore. Proseguendo il discorso nel testo un attante pu coprire una serie di ruoli attanziali che ne riguardano il modus operandi, la definizione sintattica, la posizione logico-evenemenziale nella narrazione. Livello di superficie discorsiva. A livello discorsivo, gli attanti sono manifestati dagli attori, che corrispondono grossomodo ai personaggi di Propp; abbiamo due forme di espansione dellattante: o ESPANSIONE MASSIMA: un attore per ciascun attante (fiabe). o ESPANSIONE MINIMA: un attore assume su di s tutti gli attanti e i ruoli attanziali. Si tratta di una struttura attoriale soggettivata (drammatizzazione interiore: possiamo essere Destinanti di noi stessi, assegnandoci un compito difficile, poi Soggetti del volere e del dovere, poi Soggetti pragmatici, ma anche Antisoggetti di noi stessi [masochismo]). o Si pu verificare il caso che un unico attante sia rappresentato da molte figure attoriali (per esempio pi figure attoriali si designano come Destinante).

5.4.1

IL RUOLO TEMATICO DELLATTORE

Lattore rappresenta un modo di OPERARE e di ESSERE, quindi luogo dove coincidono due componenti: o modus operandi componente sintattica che riguarda il ruolo attanziale; o modus essendi componente semantica che riguarda il ruolo tematico. Nel modus essendi lattore elemento del testo che si manifesta superficialmente e dunque di presenta sotto forma di lessema. Il ruolo tematico la rappresentazione di un tema sotto forma attanziale, ovvero la realizzazione allinterno di un contesto discorsivo preciso del fascio di virtualit inscritte allinterno di una configurazione. RUOLO TEMATICO : CONFIGURAZIONE DISCORSIVA = SEMEMA : LESSEMA

5.4.2

IL RUOLO PATEMICO DELLATTORE

Le passioni determinano il ruolo patemico dellattore: il suo come essere e il suo stato danimo. La passione svolge una funzione di configurazione a livello strutturale isotopico del testo, e quindi agisce sulla sua coerenza e prevedibilit: ogni cultura ha il suo modo di organizzare i propri universi affettivi e emozionali allinterno dei quali i ruoli tematici e attanziali si stabilizzano secondo schemi ripetitivi, producendo veri e propri stereotipi passionali. Gli stereotipi passionali funzionano come modelli di prevedibilit, ci fanno cio attribuire particolari caratteristiche fisiche a certe emozioni o a certi tipi di stati danimo. Anche gli OGGETTI sono caratterizzati da ruoli passionali, ma la passione non si limita alla caratterizzazione di oggetti e personaggi: una componente trasversale del testo che definisce un insieme
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di effetti di senso che si manifestano di frequente nellambito narrativo ESITO E MOTIVAZIONE DELLAZIONE: OLTRE AD ESSERE MOTIVAZIONI ALLAZIONE LE PASSIONI SONO ESSE STESSE CAUSA DI ALTRE AZIONI (RISVOLTO DELLAZIONE). La relazione passione-azione il livello pi profondo di quella fra lessere e il fare. Alla base della passione troviamo una doppia origine: a) SEMANTICA - riguarda la categoria timica, la relazione euforia/disforia e la loro distinzione fra passioni euforiche e disforiche secondo gli assi attrazione/repulsione, piacere/ dispiacere, gusto/disgusto; una categoria propriocettiva perch concerne i semi delle sensazioni di ogni essere vivente in relazione allambiente che lo circonda. b) SINTATTICA riguarda le modalit, in particolare quella del volere in quanto costitutiva del soggetto semiotico; anche il dovere modalizza la passione, ad esempio della vendetta (non poter non fare). Potere (le passioni del potere) e sapere sono uneccellente forma di passione (curiosit, gelosia); la componente modale nelle passioni coinvolge oltre alle modalit classiche altre modalit come le opposizioni certo/incerto possibile/impossibile; a questo livello, la passione fa si che il soggetto diventi pi sofisticato, perch definito dalla relazione di interdipendenza con loggetto. Come si traduce sul piano espressivo questa articolazione timico-modale? Per LeBrun le passioni, sul piano espressivo, sono definite in base a complesse articolazioni che affondano le radici nelle strutture del contenuto; si rivelano alla superficie del testo attraverso un sistema sintatticosemantico molto complesso, che per manifestarsi espressivamente si affida ad una codificazione semisimbolica, cio alla correlazione tra categorie appartenenti ai sistemi dellespressione e del contenuto in referenza reciproca. Per Charles Le Brun la passione un moto dellanima che serve ad evitare ci che le nuoce (passione negativadisforia) e ad accogliere ci che le fa bene (passione positivaeuforia), si crea un atteggiamento patemico-valutativo secondo il quale il soggetto si avvicina (amore) e si allontana (odio) dalloggetto.

5.5 MOTIVI E CONFIGURAZIONI DISCORSIVE


A met strada tra la dimensione semantica e quella sintattica ci sono le configurazioni discorsive (stereotipi testuali che aiutano la comprensione del testo), si leggono sul dizionario, sono chiamate anche sceneggiature o frames hanno funzione di prevedibilit e aumentano la comprensione. Una volta installata nel testo, fa scaturire aspettative prodotte dalle potenzialit del suo universo semantico; si possono distinguere - configurazioni tematiche (la dissipazione) e - configurazioni figurative (la festa di matrimonio).

5.6 PROCEDURE DI ICONIZZAZIONE ED EFFETTI DI REALT


La ICONIZZAZIONE (arricchisce le figure per rendere reale limmagine e determinando illusione referenziale) lultima tappa della figurativizzazione (converte i temi in figure), cerca di rendere reale il referente, far credere che esista, sia esistito o esister, mettere sotto gli occhi quello che legge, farglielo comparire davanti, trasformare il lettore in spettatore. leffetto di realt di Roland Barthes.

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6. SINTASSI DISCORSIVA 6.1 ENUNCIAZIONE


Un testo esiste se qualcuno lo ha enunciato; lenunciazione il dispositivo con cui le competenze linguistiche vengono convertite in enunciato, atto attraverso il quale il soggetto enunciante trasforma le potenzialit della langue in concrete parole costituendosi soggetto mediante il linguaggio ed ancorandosi allinterno dellenunciato grazie alle maschere pronominali/temporali/spaziali (io /qui/ora). I termini io e tu esistono solo insieme, c un IO (noi) se posso descriverlo ad un TU (voi) e viceversa, in interdefinizione reciproca reversibile identificando la persona. Esiste anche la non persona (colui o coloro ai quali non si parla direttamente, ma dei quali si parla - egli, loro).

6.1.1

STORIA E DISCORSO

Il dispositivo pronominale trasforma un semplice enunciato in vera e propria azione, d valore allatto linguistico in base al pronome personale usato : - io giuro: un atto, unassunzione di responsabilit; - egli giura ad ella: un semplice enunciato descrittivo Benveniste distingue due forme discorsive, storia e discorso o Storia (non persona, tempo passato): lenunciato distante dallenunciazione di cui viene cancellata ogni traccia nel narrare fatti capitali ad altri attori in tempi passati. La non persona (la terza persona come egli o loro) caratterizza la storia (un narratore esterno che descrive i fatti che accadono) e la persona (io, tu) caratterizza il discorso (una specie di monologo, io racconto); Discorso (persona, tempo presente): lenunciato simula unistanza enunciativa in atto, mette in scena un soggetto che si auto-rappresenta, un io che si riferisce ad un tu in un qui presente;

, con alla base due fattori: a) la categoria pronominale della persona: la non persona (la terza persona come egli o loro) caratterizza la storia (un narratore esterno che descrive i fatti che accadono) e la persona (io, tu) caratterizza il discorso (una specie di monologo, io racconto); b) la distribuzione particolare dei tempi verbali: il passato il tempo della storia, il presente quello del discorso.

6.1.2

MIMESIS E DIGESIS

Platone distingueva: Mimesi (imitazione): discorso diretto (puro il teatro). Diegesi (semplice racconto): discorso indiretto (puro la narrazione). Il modo diegetico pu contenere elementi mimetici senza cessare di essere cos, viceversa non possibile: il mimetico, se contiene elementi diegetici diventa a sua volta diegetico (Platone). Secondo Aristotele il mimetico ha un altro significato, designa ogni forma di imitazione, anche quella delle azioni; imitazione e rappresentazione dellazione. Genette distingue tre tipi di attore: a) narratore intradiegetico omodiegetico (colui che parla e partecipa alla storia): la voce narrante quella di un attore allinterno della scena del testo, lui che racconta la sua testimonianza diretta. b) Shhrazade: un personaggio della storia che racconta altre storie, narratore intradiegetico eterodiegetico (non fa parte della storia, ma della cornice). c) Voce narrante una semplice voce narrativa anonima il narratore extradiegetico, la voce fuori campo di funghi in citt che ogni tanto cede la parola ai personaggi intradiegetici.

6.1.3

ENUNCIAZIONE LINGUISTICA ED ENUNCIAZIONE PRAGMATICA

Studi di Benveniste: a) enunciazione PRAGMATICA: lattivit di chi parla a qualcuno realmente presente, in un contesto concreto, interazione vis vis in cui locutore e locatario si danno feedback, anche col linguaggio del
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corpo (indicatori/atti di riferimenti deittici o shifters); anche sede degli atti di linguaggio in cui una richiesta, in rapporto allespressione del viso o al tono della voce, pu trasformarsi in una supplica o in un ordine. b) enunciazione LINGUISTICA: interna al testo, mediazione tra sistema e processo, Greimas si occupa solo di questa perch sostiene che sia solo nel testo la possibilit di analisi della soggettivit, solo dal testo questa pu essere ricostruita, lenunciazione pragmatica solo simulacro. Nel PG del senso lenunciazione linguistica sta tra le strutture semio-narrative e discorsive, mediazione tra strutture superficiali e profonde e ne consente la conversione, relazione tra enunciato prodotto e soggettivit di produzione. Quindi lenunciato presuppone lenunciazione come latto che lha prodotto e ne conserva le tracce, cio il suo simulacro.

6.1.4

DEBRAYAGE, EMBRAYAGE

Lenunciato per essere autonomo si stacca dallistanza che lo produce. La situazione di produzione per Greimas irraggiungibile, ma si pu ricostruire con indizi e tracce nellenunciato. Il soggetto dellenunciazione non si pu identificare con quello dellenunciato. Il pronome personale io solo una maschera perch lenunciatore solo presupposto dallenunciato, nel testo appaiono solo i simulacri. Quando il soggetto si esprime (anche in prima persona) disgiunge e proietta fuori di s un suo simulacro costituendosi come un non io, questa proiezione (dbrayage) riguarda anche lo spazio/tempo oltre lattore, un processo di disgiunzione e proiezione dallistanza dellenunciazione. Da un Dbrayage pu partirne un secondo (per esempio in Striscia la Notizia Greggio e Iacchetti primo debrayage danno la parola a Staffelli per il Tapiro secondo debrayage si torna poi in studio e si seguono i commenti di ritorno, questo lEmbrayage). Il debrayage disgiunzione, lembrayage reiezione, ritorno al piano enunciativo del primo debrayage (es. in un racconto gli eventi narrati si interrompono per dar posto a una struttura dialogica). Nel dialogo un interlocutore pu debraiare dando vita ad un altro racconto ed embraiare tornando al momento in cui ha iniziato. In un qualsiasi testo ci possono essere debrayage di secondo e terzo grado incassati, che creano effetti di referenzializzazione interni al testo.

6.2 <<DBRAYAGE>> ATTANZIALE


Si fa carico della relazione tra enunciatore (o simulacri) ed enunciatario (o lettore implicito e suoi simulacri). a) Modi oggettivanti debrayage enunciativo (storia): il soggetto dellenunciazione non coincide con quello dellenunciato; se gli attori sono pronomi sono in terza persona o sotto nomi propri, situati in un altrove e in un tempo passato; lenunciazione resta implicita, lenunciato distaccato nello spazio/tempo dallenunciatore cancellandone ogni traccia nel testo. b) Modi soggettivanti debrayage enunciazionale (discorso - enunciazione enunciata simulacro di quella pragmatica): simulazione di un enunciatore rivelata nel testo attraverso pronome io in relazione a un tu in tempo presente in un luogo del qui. una strategia discorsiva per produrre effetti di realt. In uno stesso testo possono essere entrambi presenti, per Greimas non esistono storia e discorso allo stato puro, una conversazione pu dilungarsi e diventare racconto di un altrove in un altro momento e, viceversa, un racconto pu divenire dialogo in qualsiasi istante.

6.2.1

ENUNCIAZIONE NEI TESTI VISIVI

Il sistema pronominale funziona anche nei testi visivi per Paolo Fabbri, per esempio nella pittura di Louis Marin (tutti i personaggi a parte medusa si guardano in faccia, mentre lei da del tu allo spettatore, allosservatore) opposizione faccialit/ profilo (io-tu/egli). In base alla posizione dello sguardo c un significato particolare, nel cinema la soggettiva importante si possono instaurare dispositivi io/tu ecc. Questo pu avvenire in qualsiasi testo; stessa cosa degli sguardi accade coi gesti, la postura ecc. secondo Lotman ogni testo contiene principi di comunicazione fini a s stessi e non accomunabili a paradigmi.

6.2.2

ENUNCIAZIONE, ERGONOMIA E INTERFACCIA: RELAZIONE CON GLI OGGETTI

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La forma degli oggetti punta a creare un dialogo con i fruitori (convivialit tattile e visiva) ergonomicamente invitanti (affrodances) formano uninterfaccia tra luomo e gli oggetti duso.

6.2.3

IL RUOLO DEL NARRATORE: LE VOCI NEL TESTO

In base al debrayage enunciativo i personaggi si trasformano in locutori.

6.2.4

IL RUOLO DELLOSSERVATORE: LO SGUARDO NEL TESTO

Il debrayage cognitivo prevede la presenza di un attante informatore. A differenza dellinformatore, lattante osservatore non sempre si manifesta in un vero e proprio attore perch spesso rimane implicito nel testo. Lattante osservatore il luogo dorigine della prospettiva intesa come punto di vista sul mondo.

6.2.5

FOCALIZZAZIONE E PUNTO DI VISTA

Il narratore cede la parola ad uno dei personaggi interni al testo, allo stesso modo pu delegare parte della sua competenza ad osservatori nel testo che originano la messa a fuoco, la focalizzazione (Genette): qualsiasi delega a un soggetto cognitivo da parte dellenunciatore - un processo di installazione nel discorso dellosservatore che costituisce il nostro punto di vista proiettato nel testo. focalizzazione anche loperazione che sottolinea il focus del discorso che privilegia alcuni elementi a danno di altri. La focalizzazione pu cambiare in base allattante osservatore che pu vedere/sentire (udire), questo diventa sentimento che usa i sensi che vanno dalla vista alludito. Il sapere nel testo distribuito in modo disomogeneo ai vari personaggi che hanno la loro visione parziale di ci che avviene. Partendo dallinstallazione dellattante osservatore nel testo si articolano le strategie di focalizzazione. Anche la parola viene ceduta in base al meccanismo dellalternanza di sguardi (allindietro/in avanti) con movimenti narrativi che Genette chiama analessi e prolessi.

6.3 <<DBRAYAGE>> TEMPORALE


Secondo Christian Metz ogni racconto possiede allinterno due tempi: a) Il tempo della cosa raccontata: la programmazione temporale con cui si converte lorganizzazione dei programmi narrativi in un processo cronologicamente ordinato. il tempo proprio della storia raccontata (quello scandito in sette giorni del Nome della Rosa); b) Il tempo del racconto: la localizzazione temporale (temporalizzazione in senso stretto) che utilizza le procedure di dbrayage ed embrayage, stabilendo il quadro dove sinscrivono le strutture narrative. Dal dcalage di questi due assi temporali partono i fenomeni di durata, rapidit, dilatazione, contrazione, ordine e disordine. Laspettualizzazione trasforma i fenomeni narrati in processi che si svolgono sotto gli occhi dellosservatore nella scena del testo.

6.3.1

ASPETTUALIZZAZIONE

Laspetto (aspectus = veduta) il punto di vista sullazione: lattante osservatore osserva e segue, da un certo punto di vista, lazione che di fronte a lui si svolge come PROCESSO. Il suo evolversi presuppone non solo un qualcuno che osservi, ma anche il modo in cui esso osserva: un fenomeno pu presentarsi nel micro-cosmo dellosservatore in modo irruento o lentissimamente secondo una certa temporalizzazione. Le marche aspettuali modulano la temporalit interna allazione in base ai semi di durativit e puntualit, incoativit o terminativit. Lazione, infatti, convertita in processo prevede: inizio (incoativit), durata (durativit) e termine (terminativit). Laspettualizzazione una sovra-determinazione della temporalizzazione, se la focalizzazione consiste nel chi vede, laspettualizzazione riguarda il come si vede. Azione osservatore + punto di vista processo (marche aspettuali).

6.3.2

RITMO

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Per Greimas lattesa tra due raggruppamenti di elementi con stessa formazione sia nel piano dellespressione (suoni, rime) che del contenuto (episodi che rimano tra loro ripetendosi ad intervalli regolari).

6.3.3

TENSIONE

prodotta dai processi di espansione e condensazione, possono essere distensivi (calo emotivo o distensione) o intensivi (crescita della tensione). spesso alla tensione si lega la passione (marcovaldo attende impazientemente che i funghi crescano).

6.4 <<DBRAYAGE>> SPAZIALE 6.4.1 SPAZIO NARRATO E SPAZIO NARRANTE


C un effetto di spazio costituito dallelemento figurativo del testo a livello di manifestazione discorsiva che va distinto dalla spazialit vera e propria presente nellimmanenza: da una parte lo spazio narrato (raccontato), dallaltra lo spazio narrante (principio organizzatore di ogni discorso). Quindi, lo SPAZIO occupa due livelli del percorso generativo del senso: a) livello delluniverso figurativo: mondo percepito dai nostri sensi sotto forma di figure, la rappresentazione dello spazio in quanto spazio narrato; Dello spazio narrato propria la localizzazione spazio-temporale che inquadra un evento e fa da sfondo alla narrazione (citt, paesaggi, montagne, fiumi, strade, interni) crea lillusione referenziale. b) livello pi astratto e profondo: riguarda la spazialit come dispositivo strutturante il testo. Ovvero lo spazio narrante, che linvestimento di valori narrativi profondi in cui i soggetti e le loro azioni formano unarticolazione topologica che trova rivestimento figurativo in superficie. La funzione figurativa e quella astratta si fondono insieme e si riflettono una nellaltra.

6.4.2

I LUOGHI, I DOVE, LE INTENZIONI, LE SENSAZIONI E I DESIDERI

Lo spazio narrato, cio le prime figure dello spazio incontrate nel testo, prodotto dellenunciazione, e le sue figure hanno relazioni tra di loro e con un soggetto osservatore. Dallenunciazione si instaura la categoria di luogo; il debrayage pu partire dal non-qui per generare lo spazio enunciativo dell altrove oppure quello enunciazionale del qui; tra i due ci sono rapporti di debrayage ed embrayage: sulla categoria del non qui (altrove/qui) possono instaurarsi altre categorie 1) la categoria della tridimensionalit: o verticalit (alto/basso), o orizzontalit (sinistra/destra), o prospettivit (davanti/dietro; vicino/lontano); 2) il volume o inglobante/inglobato; 3) la superficie o circondante/corcindato. Lo spazio pu essere considerato anche in rapporto al volume, come spazio contenente/inglobante o contenuto/inglobato (la citt = cultura ingloba la natura di Funghi in citt), in rapporto alla superficie pu essere circondante/circondato (come la cornice dei quadri). Lo spazio prende forma in base allosservatore, oggettivato/razionalizzato. lumore di chi guarda la citt che gli d la forma, leffetto spazio prodotto attraverso strutture aspettuali e tensive (entrare in una stanza con un forte odore di cipolla che chiude lo stomaco e riduce lo spazio, entrare in una discoteca dove la musica lo dilata). Nel discorso non esistono spazi assoluti, ma solo percepiti e distanze vissute.

6.4.3

SPAZIO E ILLUSIONE REFERENZIALE

Lo spazio delineato da chi lo osserva, la qualit dello sguardo dona coefficiente di realt. Losservazione parte da un punto di vista, c la messa in prospettiva: da ci parte laspettualizzazione come modalit di vedere e rappresentare lo spazio. L illusione referenziale non semplice passaggio da un luogo allaltro, ma delineata da focalizzazioni multiple, plurisensoriali e dinamiche interne al testo; una
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ricostruzione che segue un ordine processuale sullasse del sintagma, la direzionalit pi importante della dimensionalit. Spazio inteso in senso dinamico grazie ai soggetti che lo vivono, in contrasto con quello oggettivo descritto dallosservatore onnisciente. Il punto focale pu cambiare, lautore di un testo pu assumere prima il punto di vista dellattante cognitivo onnisciente per passare alla presa diretta dellosservatore allinterno della scena che vede lo spazio come accumulazione di frammenti prodotti da prospettive discontinue (Manzoni ne I promessi sposi parte da una panoramica del lago, poi passa alla descrizione delle stradine del paese per arrivare alla descrizione dello sguardo di don Abbondio che cammina col rosario in mano).

6.4.4

SPAZIO COME METAFORA COGNITIVA

L attante osservatore non solo chi vede, ma anche chi sa. Oltre alla spazializzazione e alla localizzazione spaziale la semiotica narrativa usa lo spazio cognitivo (rende conto dell inscrizione nello spazio delle relazioni fra soggetti relative al dispositivo della conoscenza). Lo spazio non solo ordina il sapere, ma permette anche l espansione passionale del soggetto che grazie ai luoghi, proiettandosi, legge i suoi stati danimo.

6.4.5

LOCALIZZAZIONE DEI PROGRAMMI NARRATIVI

Dinamica dellintreccio il contrasto eroe/antagonista, ma anche il movimento delleroe nello spazio/tempo: lazione, intorno cui ruota la narrativit, successione di azioni che avvengono in un determinato luogo, in un tempo. Nel racconto proppiano ad ogni luogo corrisponde unazione - sono i CAMPI FUNZIONALI. Il viaggio la struttura narrativa che meglio spiega il passaggio oltre che da un luogo allaltro anche da uno stato dellessere allaltro, viaggio come trasformazione qualitativa. Propp distingue uno spazio familiare da uno spazio estraneo. Greimas parla di localizzazione spazio-temporale, identifica lo spazio dellaltrove come spazio topico e gli spazi circostanti come spazi eterotopici. Lo spazio eterotopico si divide in: a) spazio utopico: dove si compie lazione eroica delleroe, nelle fiabe in luoghi straordinari (cielo, acqua, sottoterra); b) spazio paratopico: leroe acquisisce la competenza a fare (sapere, potere, volere, dover fare). Lazione inizia con la manque in uno spazio eterotopico, per spostarsi nello spazio topico (utopico e paratopico) per tornare poi nelleterotopico.

6.4.6

SPAZIO E ASSIOLOGIA

Definizione semantica di spazialit a o livelli profondi del testo (schema assiologico) e o definizione sintattica (schema narrativo): il racconto, in particolare quello mitico, unalgebra combinatoria; lo spazio, come supporto figurativo di un sistema assiologico, ha codificazione semi-simbolica che combina la dimensionalit con la direzionalit (alto/basso, davanti/dietro, intensivo/estensivo, centrato/decentrato) - come nel Germinal di Zola in cui alto la superficie esterna alla miniera (borghesia, luce) opposto al basso che rappresenta lo stato di minatore, tenebre, morte; salita euforia, discesa disforia. Ogni testo narrativo ordina la spazialit secondo due livelli: a) piano della rappresentazione iconica del mondo: spazio figurativo narrato; b) piano della costruzione simbolica: discorso astratto che riguarda linterpretazione del senso, spazio narrante. Linsieme figurativo dello spazio si configura come supporto stesso dellinterpretazione, ovvero della cosiddetta isotopia ERMENEUTICA.

6.5 <<DBRAYAGE>> PERCETTIVO COGNITIVO PASSIONALE


Debrayage cognitivo (distribuzione del sapere nel testo) prevede, oltre allinformatore, lattante osservatore. Losservatore soggetto cognitivo installato nel testo attraverso debrayage dallenunciatore con fare ricettivo ed interpretativo; al contempo egli diventa attore con ruoli patemici ed etici: vive i personaggi del romanzo ed essere di passione, diventa connotateur tonal (Philippe Hamon), giudica in modo sempre
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meno cognitivo e pi passionale perch legge il testo in base ad enunciati non solo descrittivi, ma che gli fanno realmente sentire quello che legge (es. in Funghi in citt ci sono espressioni non solo descrittive, ma che evocano immagini precise, Marcovaldo non si limita ad osservare la crescita dei funghi in modo cognitivo/pragmatico, ma, tenendoli docchio dallo spazzino instaura anche la polemica delleroe/anti-eroe che produce passioni come smania, timore, gelosia di possesso). Losservatore quindi non solo percepisce, ma reagisce e patisce. Tre tipi di debrayage: 1) dbrayage cognitivo: risponde alla domanda: chi vede? chi sa? proprio di categorie legate allattivit scopica (visione e senso del vedere); 2) dbrayage percettivo: modalit di percezione del sensibile e degli effetti della realt; 3) dbrayage patemico: risponde alla domanda chi sente? chi patisce? riguarda non solo chi agisce, ma anche chi reagisce. Gli stati passionali moralizzano sia il sensibile che il cognitivo. Un bosco fitto pu essere percorso fischiettando con un amico o di corsa col cuore in gola inseguiti da un qualcosa che ci rantola dietro.

6.6 EFFETTO PASSIONE


Lazione suscita passioni e viceversa. La passione non una configurazione statica, n unitaria, ma al procedere della trama narrativa si evolve e si trasforma nel tempo, costituita da stati danimo via via pi forti. Oltre alla componente modale della passione troviamo: 1) componente TEMPORALE: nella passione c temporalit, passioni che guardano al futuro (speranza, ansia, apprensione, inquietudine, paura); nel presente troviamo il terrore (paura in presa diretta); passioni del passato sono nostalgia, rammarico, disperazione per qualcosa di perso. Il ritmo narrativo pu creare tensioni passionali (se accelerato crea frenesia, se dilatato crea attesa, suspense, noia). 2) componente ASPETTUALE: legata alla temporalit (durativit, incoativit sorpresa, terminativit disillusione) 3) componente ESTESICA: sensorialit inscritta nelle passioni. Relazione tra soggetto e mondo in cui il corpo fa da tramite perch nello stesso tempo parte del mondo e punto di vista sul mondo. Secondo Greimas il profumo timico (insieme delle categorie propriocettive della mediazione del corpo) modalizza e trasforma i pensieri e la percezione. Non esiste passione senza corpo (la paura sbianca, la collera paonazza, vergogna arrossisci, timore tremi), le passioni sono moti regolati da un ritmo proprio di ciascuna di esse; sono anche sentite attraverso sensazioni tattili (amore un caldo nel petto, tristezza stringe il cuore e congela il petto ecc), stessa cosa vale per la voce e il suo timbro (tremulo, falsetto): c quindi una semiotica incorporata delle sensazioni fisiche (es. Marcovaldo sente la pioggia, annusa lodore di acqua, balza sul letto, chiama i figli a raccolta ecc). In Funghi in citt si parte da uno stato di a-foria per arrivare ad euforia e infine disforia. Secondo Isabella Pezzini va distinto il discorso sulla passione da quello della passione, perch in semiotica da un lato le passioni sono rappresentate/nominate/citate/raccontate dal testo e dallaltro sono un effetto di senso indotte dallazione del testo sui destinatari/lettori/fruitori/ascoltatori/utenti. I testi non solo rappresentano qualcosa (fatto/funzione/storia), ma sono agenti attivi perch stabiliscono relazioni dirette coi destinatari riconfigurando la competenza cognitiva, stimolando e trasformando le emozioni.

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