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LITALIA DELLA POVERT APPARENTE Puntuale come sempre, arriva il tormentone del rapporto Censis sullo stato di salute

del nostro Bel Paese. Vizi e virt degli italiani; paure, speranze ed angosce collettive sono indagati con la stessa volutt di chi guarda dal buco della serratura ci che succede nellalcova. Allora, a parte che siamo tutti un po pi invecchiati, confinati nel nostro egoistico emisfero consumista in crisi, incapaci di fare figli e di accettare quelli degli altri, che ci vengono portati in dono con i flussi di immigrazione, pare che prevalga in Noi la sensazione di essere diventati molto pi poveri, dopo lintroduzione delleuro, in base a quella che gli esperti definiscono come inflazione percepita. In pratica, per i nostri portafogli il costo della vita di fatto raddoppiato, mentre per lIstat soltanto aumentato di uninezia (meno del 3%, su base annua). A parte il vizio degli statistici del mezzo pollo a testa anche per chi muore di fame, c davvero da sentirsi presi in giro. Ma, nessuno di loro va mai al ristorante, o consuma regolarmente frutta e verdura? Eppure, sono in tanti a poter esibire le ricevute di pasti (gli stessi) consumati prima e dopo il fatidico change-over, per accorgersi del cambio reale 1 euro = 1000 lire. Ovviamente, tutta colpa probabilmente delle caratteristiche con cui viene costruito il paniere, in base al quale lIstituto di Statistica calcola il costo della vita: i picchi pi elevati fanno media con quelli pi bassi e, quindi, scompaiono nel conto finale. Il Rapporto, tuttavia, risente del forte condizionamento sociologico dello staff dei compilatori, ricco com di perifrasi colte, alle quali, tuttavia, non segue un elenco credibile di rimedi efficaci, se si escludono le analisi un po lise sulleffetto della comunicazione sulla percezione collettiva di benessere/malessere, che condiziona landamento dei mercati di uneconomia capitalista. Vorrei vedere che cos non fosse: chiedetelo a quei risparmiatori anonimi, pensionati, piccoli imprenditori, casalinghe, etc., che si sono visti bruciare in un soffio i risparmi di una vita, a seguito di operazioni scriteriate, come quelle relative allemissione ed alla sottoscrizione dei bond Parmalat e Cirio. Con i titoli di Stato che rendono quasi nulla (e per fortuna, visto che gli alti saggi di interesse di un tempo erano legati allinflazione a due cifre ed al deficit-spending) non resta agli italiani che attuare, a quanto pare, una fuga in massa verso il mattone, che sta facendo lievitare il mercato immobiliare verso unennesima bolla speculativa, destinata prima o poi ad esplodere. Certamente, abbastanza sospetta certa campagna di stampa (di cui il quotidiano scalfariano La Repubblica il capofila), che riserva intere pagine di cronaca ai nuovi poveri, esagerando con ogni probabilit la vera dimensione del problema, che pure esiste al di fuori di ogni dubbio. Prova ne siano le dissennate campagne sugli acquisti immediati con pagamenti differiti, con il povero consumatore costretto a destreggiarsi tra Taeg e Tag vari, materia per commercialisti esperti e vero rompicapo per le persone comuni. A causa dello stato di indebitamento delle famiglie (le rate, prima o poi, bisogna pur iniziare a pagarle!), aumentano le insolvenze, anche perch il credito -solo apparentemente facile- al consumo viziato da un chiaro effetto dopante, per cui le famiglie continuano ad acquistare, indebitandosi, gli stessi beni di lusso (telefonini ed altri gadget high-tec ultimo modello) ai quali erano abituati con i redditi precedenti, falcidiati dallintroduzione delleuro. Ne deriva una sovraesposizione con le banche e la necessit di ricorrere alla tutela di associazioni organizzate dei consumatori, per cercare di ottenere dagli istituti creditori un riscaglionamento dei debiti individuali.

Guarda caso, le prime vittime di questa nuova frattura ricchi/poveri sono le famiglie a reddito fisso, per non parlare di quelle monoreddito. Molte sono, poi, le verit sullo stato dellarte. Basti pensare a quelle situazioni diffuse di coppie che si separano: chi se ne va di casa stenta molto spesso a trovarne unaltra, a causa dei prezzi stratosferici degli affitti, ed costretto ad una vita grama, affidandosi alla solidariet di amici e parenti. Per non parlare dei quarantenni che rimangono in famiglia, a causa dellimpossibilit pratica di formarsene una loro, in considerazione della precariet degli attuali impieghi e della scarsit di reddito individuale disponibile, per affrontare le spese di affitto di una casa propria e della cura dei figli. Quindi, come si rid fiducia ad un Paese con il morale rasoterra? Il Censis, ovviamente, non lo dice, dato che a parlare dovrebbe essere, giustamente, la politica. Berlusconi ci ha provato, facendo leva su di una contenuta riduzione dellIrpef. E se la quota di reddito aggiuntivo, conseguente a tale detassazione, fosse utilizzata per accrescere il risparmio delle famiglie, anzich i consumi, come da tutti auspicato? In questo caso, chi potrebbe mai dare torto ai nostri concittadini? Tutti noi ancora aspettiamo spiegazioni da qualcuno sul fatto che, malgrado leuro forte e la drastica diminuzione del costo a barile del greggio, il prezzo della benzina non scenda, rafforzando in tal modo la nostra percezione di povert. Roma, Dicembre 2004 Maurizio Bonanni Torino, 7 dicembre 2004 Caro Direttore, sono veramente in tanti a parlare della recente pubblicazione del CENSIS sullo stato di salute del sistema-Italia e dei cittadini di questo Paese. A me sembra, tuttavia, che qualcuno continui a non raccontarla, la storia, dal verso giusto, non decidendosi mai a chiamare (come dicono i france-si) "gatto un gatto". No, qui il gatto (che scrive) mascherato da volpe, ma sempre gatto rimane, per chi conosce misure e denti della volpe. Non vorrei insistere, ma quelli di De Rita mi sembra che continuino a nascondersi dietro un dito, evitando di dire le cose come stanno. Ad esempio: a quanto potrebbero ammontare gli immensi sprechi della PA? Ad un intero PIL o, addirittura, al doppio, fatti i calcoli per un quinquennio? E poi: vogliamo, o no, togliere il valore legale ai titoli di studio, per liberare, nell'ordine: a) le famiglie, cos la finiscono di credere nel valore taumaturgico del "pezzo di carta" per sistemare i propri figli che, in tal modo, dovranno darsi veramente da fare per acquisire autentici strumenti professionali; b) le imprese ed i cittadini tutti dal fardello parassitario degli ordini professionali e delle loro tariffe da monopolio, per quanto riguarda prestazioni molto spesso assolutamente inadeguate; c) le Universit che, finalmente, diventerebbero veramente autonome, finalmente libere dalla camicia di Nesso delle materie curriculari, uguali per tutti?

Perdoni, caro Direttore, il piccolo sfogo, in merito al quale mi riprometto, per, di scrivere un pezzo degno dell'Opinione.

Amichevoli saluti. Maurizio Bonanni