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SESTERZI DI RITORNO? Alzi la mano chi vuole leuro!

Sorprendentemente, oltre agli italiani nostalgici delle svalutazioni competitive, anche i serissimi tedeschi (quelli che stavano dai due lati del Muro) rivorrebbero indietro il loro adorato marco. Domanda: un Paese membro condannato a vita alleuro o pu tornare indietro, rispetto allunione monetaria? I Trattati non lo prevedono, per non lo vietano (e come potrebbero? In caso contrario, quale sanzione economica potrebbe mai applicarsi in euro!- a colui che si chiami unilateralmente fuori dallaccordo?). Certo, ma per fare che cosa? Nessuno di Noi ricorda pi, per caso, che vita dinferno facemmo, a causa di uninflazione a due cifre, durante i decenni 70-80? E, poi, visto che i debiti italiani sono espressi in euro, al tasso ufficiale di cambio di 1.936, 27, i Nostri creditori si rifiuteranno certamente di convertire i loro crediti a quel livello, aspettandosi una pi che probabile svalutazione della lira rediviva. Ma, perch, in fondo, tanto risentimento verso leuro, da parte dei popoli europei? Forse, la ragione da ricercarsi nel fatto che la moneta unica nasce con il fine esplicito di tenere linflazione sotto stretto controllo (rendendo, di fatto, impossibile la svalutazione), al fine di favorire la liberalizzazione delle economie assistite europee (italiana, francese e tedesca, in particolare). Ed proprio contro questo liberalismo calato dallalto che hanno votato No i francesi, lo scorso 29 maggio. Probabilmente, il rifiuto franco-olandese non servir a bloccare lAgenda di Lisbona sulla competitivit, per un piano decennale di sviluppo, anche se a Bruxelles circolano ipotesi (tutte da verificare) sulla possibilit di consentire gli aiuti di stato, limitatamente a quelle aziende che offrano un contributo tangibile alla crescita europea, in linea con gli obiettivi fissati dalla stessa Agenda di Lisbona. Il problema, per, che potrebbero non esserci sufficienti risorse in bilancio, per finanziare politiche di sviluppo, dato che britannici ed italiani, per motivi opposti, sono determinati a fare la faccia feroce, al momento di votare il bilancio 2007-20013. Da un lato, infatti, gli inglesi non vogliono cedere sui privilegi strappati dalla Thatcher allUnione, che fece uno sconto alla Gran Bretagna sul contributo da versare, calcolato in base al Pil nazionale, privilegio questultimo che la Germania, in particolare, tende a rimettere in discussione il prossimo 16 giugno (quando si riunir il Consiglio Europeo per discutere il bilancio pluriennale), visto il buon andamento delleconomia britannica. Finora, lo sconto, ottenuto a partire dal 1984, ha reso allInghilterra una media di 4,5 miliardi di euro allanno di rimborso effettivo, pari a 2/3 del contributo netto dovuto da Londra allUnione! Dallaltro, gli italiani temono di perdere -a favore dei nuovi Paesi membri dellEst- la corsa ai fondi strutturali, per sostenere le Nostre aree depresse del Mezzogiorno. Come accadde, non molto tempo fa, tra comunismo, fascismo e capitalismo, lEuropa di nuovo dilaniata tra ladesione al modello liberale anglosassone, contrapposto al modello sociale francese. Eppure, le apparenze ingannano. Mai come oggi gli inglesi sono stati cos poco liberali, favorendo pratiche di deficit spending per finanziare i loro servizi pubblici (scuole ed ospedali), compensate da un ricorso alla leva fiscale, con un conseguente aumento delle tasse. Daltra parte, negli ultimi 20 anni, grazie allEuropa, la Francia ha ampiamente liberalizzato la sua economia: i mercati finanziari sono triplicati in valore, mentre i 2/3 delle grandi compagnie statali sono state integralmente o parzialmente privatizzate, determinando un ingresso massivo di capitali esteri nel mercato borsistico francese. Eppure, sul piano del welfare, qualsiasi timido tentativo di mettere mano alle riforme, ha visto scatenarsi violente e massicce proteste di piazza, malgrado che, in Francia, gli aderenti al sindacato siano, proporzionalmente, meno di quelli statunitensi, ma molto pi inclini a fare le barricate! C da chiedersi quanto tempo potr resistere il modello francese in un mondo globalizzato, pieno di gente disposta a lavorare pi a lungo e a guadagnare meno, rispetto ai minimi salariali garantiti! Malgrado le grida manzoniane della Lega Nord e di Bertinotti, prima o poi liper-regolamentazione e gli attuali livelli

di tassazione dovranno cedere il passo a riforme pi liberali, per il rilancio delleconomia. Tuttavia, i rigidi vincoli monetari e fiscali, imposti da Maastricht, sono altrettanto responsabili, quanto i ritardi strutturali, del declino economico di molti Paesi europei. Basta prendere, come pietra di paragone, i sistemi britannico e statunitense, che rappresentano due grandi economie occidentali non soggette ai parametri di Maastricht e che non hanno smesso di crescere, in un mercato globalizzato ed iper-competitivo. Dove sta, quindi, la differenza? Innanzitutto, nel fatto che la Banca Centrale Europea (BCE) stata concepita dal Trattato per combattere le spinte inflazionistiche, ma non per rilanciare leconomia, in periodi di crisi come questo. N i Governi della UE sono legittimati ad attuare politiche di deficit-spending, dovendo rispettare il vincolo del 3% nel rapporto deficit/Pil. Invece, Londra e Washington hanno, nel frattempo, adottato strategie flessibili di politica monetaria e di bilancio, perseguendo politiche sofisticate di obiettivi multipli (v. Robert A. Levine, in International Herald Tribune dell8 giugno 2005). Ad esempio, pur tenendo docchio linflazione, la Federal Riserve (Fed) americana e la Banca di Inghilterra hanno incoraggiato gli investimenti e la crescita, attraverso la leva del cambio e del tasso di sconto, variando il saggio di interesse in modo pragmatico e rapido (al fine di favorire, da un lato, le esportazioni e, dallaltro, i consumi interni). In base alle convinzioni radicate nel Trattato di Maastricht, gli Stati Uniti avrebbero agito irresponsabilmente, stimolando la crescita economica ed occupazionale con manovre di deficit-spending, pur mantenendo stabile il livello della tassazione. Il confronto tra i diversi bilanci della crescita , per, presto fatto: nel triennio 2002-2004 la BCE ha ridotto i tassi di interesse di 1,3 punti, contro i 3,7 della Fed e della Banca dInghilterra; la Francia ha aumentato il suo rapporto deficit/Pil di 1,7 punti, la Germania dello 0,7, contro il 4,5 degli USA ed il 3,7 dellInghilterra. In compenso, nel periodo considerato, gli Stati Uniti sono cresciuti in media del 3% e lInhilterra il 2,7, contro l1,2 della Francia e lo 0,4 della Germania (senza, poi, calcolare che i due grandi Paesi europei hanno visto crescere la disoccupazione interna a livelli del 10%). Ecco, perch, forse, un ripensamento globale su Maastricht non sarebbe poi tanto sbagliato, senza stare a favoleggiare sul cambio euro lira (o sul ritorno ai sesterzi!). Roma, giugno 2005 Maurizio Bonanni