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EL AUTOR DEL APOCALIPSIS Y LA TRADICION JOANICA Doglio C.

Gli antichi codici biblici e la tradizione unanime presentano questopera con il titolo Apocalisse di Giovanni: chiaramente il genitivo ne vuole indicare lautore. Ma chi questo Giovanni? Giovanni lapostolo e si identifica con levangelista del Quarto Vangelo oppure unaltra persona? La questione dellautore, pur non essendo molto importante ai fini dellesegesi, stata lungamente dibattuta fin dallantichit, ma soprattutto negli ultimi due secoli, senza tuttavia giungere a una soluzione che trovi daccordo tutti gli studiosi. La affrontiamo in tre tappe: esaminando i dati interni dellopera; considerando le antiche testimonianze dei Padri, presentando una panoramica sulle opinioni dei moderni a proposito della questione giovannea. 1. I dati interni allopera Lautore di questa riflessione liturgica sul senso della storia si presenta ripetutamente nel corso dellopera con il nome di Giovanni. Nel primo versetto, che serve da titolo e descrizione dellopera (1,1), viene presentata questa rivelazione come un dono simbolico realizzato con un intenso processo di tradizione che coinvolge tutte le persone partecipi della storia di salvezza: Dio, Ges Cristo, il suo angelo, il suo servo Giovanni, i suoi servi. Nei confronti dellintera comunit cristiana, destinataria del messaggio, il servo Giovanni svolge il ruolo del testimone (1,2): egli colui che, presentando con simboli ci che vide, testimoni la parola di Dio e la testimonianza di Ges Cristo.[1] Linizio epistolare (1,4) ripete il nome di Giovanni in quanto mittente dellopera, secondo lo schema classico con cui iniziano le lettere. Una terza volta il nome Giovanni compare, preceduto dallenfatico pronome io, nellintroduzione alla visione inaugurale (1,9), offrendo alcune ulteriori indicazioni: Giovanni il fratello delle comunit destinatarie; condivide con loro la sofferenza per le difficili situazioni, ma anche la capacit di sostenere la prova; inoltre dice di essersi trovato sullisola di Patmos, proprio a causa della sua opera di testimonianza (cf. 1,2); qui fu preso dallo Spirito in un giorno di domenica, memoriale della risurrezione (1,10), e dallincontro con il Cristo risorto ricevette lincarico di comporre lApocalisse (1,11.19). Da questo momento in poi, fino allepilogo, il nome non compare pi, ma si succedono senza interruzione le forme verbali in prima persona singolare (E vidi, e udii, ecc.), che devono avere naturalmente come soggetto lo stesso Giovanni. Alla fine dellopera, lepilogo ripropone il nome dellautore con una formula di autentificazione: E io (sono) Giovanni, colui che ascolta e vede queste cose (22,8). Oltre al nome proprio, dallinsieme dellopera possiamo ancora ricavare unindicazione preziosa: lautore si presenta ripetutamente con una connotazione profetica. Durante le visioni riceve lordine di profetare (10,11) e, per due volte, langelo interprete gli dice di essere un servo come lui e come i suoi fratelli profeti (22,9), che custodiscono la testimonianza di Ges, cio lo spirito della profezia (19,10). Riconosciamo cos che la comunit di Giovanni vive lesperienza degli antichi profeti e che la sua missione di scoprire e comunicare il senso del piano divino sulla storia. Giovanni, in quanto autore, si presenta come portatore del dono profetico, rinnovato nei tempi escatologici.[2] I dati interni, che abbiamo rilevato, sono importanti, ma non decisivi: non ci dicono chi sia questo Giovanni; nessun elemento esplicito lo identifica con lapostolo, levangelista, il figlio di Zebedeo e fratello di Giacomo; ma non troviamo neppure espliciti elementi che contraddicano questa identificazione.[3] Per avere ulteriori dati, dobbiamo ricorrere agli scritti degli antichi Padri, che ci permettono di conoscere la viva tradizione della Chiesa e lopinione che circolava nei primi secoli sullautore dellApocalisse. 2. La tradizione patristica

La prima testimonianza, in ordine di tempo, relativa allautore dellApocalisse del filosofo Giustino, che visse a Efeso verso il 132, dove ambient il Dialogo con Trifone, primo saggio di ermeneutica cristiana delle Scritture. In questopera, rispondendo allebreo Trifone a proposito della ricostruzione di Gerusalemme e del millenarismo, Giustino porta la documentazione dellAntico Testamento, citando Is 65,17-25, e aggiunge la testimonianza dellApocalisse: Daltra parte anche da noi un uomo di nome Giovanni, uno degli apostoli del Cristo, in seguito a una rivelazione da lui avuta, ha profetizzato che coloro che credono nel nostro Cristo avrebbero trascorso mille anni in Gerusalemme... (Dialogo, 81,4). Il dato importante, perch linformatore attento e documentato: pochi anni dopo la composizione dellopera, nello stesso ambiente dorigine, Giustino ha conosciuto lApocalisse come opera di uno degli apostoli del Cristo. un dato non desunto dal testo stesso, ma provenente dalla tradizione orale che lo accompagnava. Testimone di questa viva tradizione anche il vescovo Ireneo, originario dellAsia Minore e discepolo dellanziano Policarpo a Smirne, una delle citt dellApocalisse (2,8): la familiarit con Policarpo permette a Ireneo di risalire direttamente alla sorgente della tradizione apostolica, giacch Policarpo fu istruito dagli apostoli e da essi fu stabilito per lAsia nella Chiesa di Smirne come vescovo ed ebbe relazioni con Giovanni e con gli altri che avevano visto il Signore e ricordava le loro parole e quel che aveva sentito raccontare da loro a proposito del Signore.[4]Nella sua grande opera contro la falsa gnosi, composta verso il 180, Ireneo cita ripetutamente lApocalisse e in alcuni casi dice qualcosa anche dellautore: Anche Giovanni, il discepolo del Signore, vedendo nellApocalisse la venuta sacerdotale e gloriosa del suo regno... Degli ultimi tempi [] ha parlato ancora pi chiaramente Giovanni, il discepolo del Signore, nellApocalisse, indicando quali sono i dieci corni visti da Daniele... (Contro le eresie, IV, 20,11; V, 26,1). Con lo stesso titolo discepolo del Signore Ireneo qualifica anche Giovanni apostolo ed evangelista, quando parla dellautore del Quarto Vangelo: chiaro cos che egli, ben informato sulla situazione della Chiesa dAsia, identifica lautore dellApocalisse con lautore del Vangelo e lo conosce come lapostolo Giovanni. Anche la scuola alessandrina testimone di questa tradizione: Clemente Alessandrino (150-215) considera lApocalisse uno scritto apostolico e conserva alcune interessanti tradizioni sulla figura di Giovanni;[5] anche Origene (185-254) parla dellApocalisse come opera dellapostolo Giovanni e non sembra conoscere alcuna obiezione su questo punto.[6]Lo stesso affermano gli scrittori latini. Tertulliano (II-III sec.) difende lautenticit dellApocalisse contro Marcione che la contestava e lescludeva dal canone;[7]Ippolito (III sec.), autore di un commento sullApocalisse andato perduto,[8]anche altrove si occupa di questo testo e ne considera autore il Giovanni, apostolo e discepolo del Signore;[9]Cipriano, vescovo di Cartagine (249-258), conferma la medesima opinione[10] come pure il frammentario Canone Muratoriano, scritto a Roma verso la fine del II secolo.[11] La comune diffusione dellApocalisse nei primi tre secoli e la concorde accettazione di questopera da parte di insigni rappresentanti della Chiesa antica costituiscono un dato importante anche per la questione della canonicit. Le antiche contestazioni La prima opinione discorde risulta quella di Gaio, scrittore romano vissuto fra il II e il III secolo. Egli scrisse unopera contro il montanista Proclo e consider non giovannei il Quarto Vangelo e lApocalisse, attribuendoli alleretico Cerinto. Scrive Eusebio: Sappiamo che in questo tempo sorse lautore di una nuova eresia, Cerinto. Gaio, da noi sopra gi citato, cos scrive di lui nella sua Ricerca: Cerinto, per mezzo di rivelazioni (apokalypseon) come scritte da un grande apostolo, mentendo ci racconta cose strabilianti come se gli fossero state manifestate da angeli.

Sostiene che dopo la risurrezione ci sar il regno terrestre di Cristo e che gli uomini, redivivi nei loro corpi, soggiorneranno a Gerusalemme, schiavi delle passioni e delle volutt. E in aperta opposizione con le divine Scritture, con la volont di ingannare, aggiunge che ci sar un millennio di feste nuziali (St.Eccl., III, 28,1-2).[12] Secondo Eusebio, che non riporta la notizia dellopposizione al Quarto Vangelo, Gaio fu ortodosso; secondo Dionigi invece fu un eretico. Dionigi, infatti, conserva anche alcuni brani di uno scritto di Ippolito (Capitoli contro Gaio), in cui si chiarisce che le obiezioni di Gaio allApocalisse riguardano presunte contraddizioni di questa rispetto agli scritti paolini.[13] A Gaio, inoltre, vengono abitualmente accostati quelli che Epifanio (Panarion 51) chiama gli Alogi, ovvero gli irragionevoli avversari del Logos, che si opponevano alle opere giovannee e le attribuivano anchessi a Cerinto. Sulla stessa linea si colloca Dionigi, vescovo di Alessandria (248-265). Secondo notizie riportate da Eusebio, egli compose lopera Sulle Promesse, per confutare linsegnamento di Nepote vescovo di Arsinoe che aveva provocato uno scisma in Egitto: la questione riguardava linterpretazione letterale del millennio e lApocalisse ne era il fondamento biblico. Dionigi, dunque, affront lo studio dellApocalisse in chiave polemica ed Eusebio dedica un intero capitolo per presentare la sua opinione al riguardo: Pi avanti, cos parla dellApocalisse di Giovanni: Alcuni di coloro che ci precedettero rigettarono e ripudiarono senzaltro questo libro; lo confutarono capitolo per capitolo, lo dichiararono inintelligibile e sconnesso e con un titolo menzognero. Dicono che non ne Giovanni lautore, che non si tratta di una rivelazione, perch questa celata sotto un velo di ignoranza spesso e oscuro; che non deriva da alcuno degli apostoli n da un santo, n da un membro della Chiesa, ma da Cerinto, il quale ha originato uneresia che da lui si denomina; ha voluto quindi attribuire la sua invenzione a un nome che le desse credito (St.Eccl., VII, 25,1-2). Forse fa riferimento a Gaio e ai suoi seguaci; in ogni caso li ritiene esagerati e preferisce seguire una via pi moderata. Non rifiuta il valore ispirato del libro e la sua canonicit; ma lo analizza con attenzione, applicando lacuta critica letteraria della scuola alessandrina. Prosegue infatti: Io non oso rigettare questo libro, tanto pi che molti fratelli ne sono entusiasti. Ben trovo che il pensiero in esso contenuto trascende la forza della mia intelligenza. Ma ci mi fa congetturare che in ciascuna sua parte sia latente un senso arcano e ammirabile. Del resto, se non comprendo, suppongo che nelle parole ci sia un significato molto profondo (St.Eccl., VII, 25,4-5). chiaro latteggiamento, finemente critico, di chi si oppone a una lettura superficiale e letterale; Dionigi pensava ai fondamentalisti del suo tempo che tanti problemi causavano alla sua Chiesa, e voleva invitarli a uno studio serio e approfondito, per poter cogliere il senso profondo e simbolico dellApocalisse. Nella citazione frammentaria del libro Sulle Promesse lattenzione di Eusebio si concentra poi sulla questione dellautore dellApocalisse e riporta diffusamente lanalisi critica di Dionigi, il quale non nega che lautore si chiami Giovanni, tuttavia trova difficile identificarlo con lapostolo, autore del Quarto Vangelo e dellepistola cattolica. Egli afferma espressamente di congetturare che non si tratta di uno stesso autore dal carattere dei due scritti, dalla forma della dizione e dal piano di organizzazione dellopera.[14] Nessuna notizia storica e nessun dato tradizionale viene citato da Dionigi per accreditare la propria opinione: si tratta, dunque, di un semplice ragionamento ipotetico da studioso, basato su criteri letterari di somiglianza e differenza. Anche la notizia sui due Giovanni sepolti a Efeso riferita per sentito dire; gli scavi archeologici finora hanno restituito ununica tomba. Dionigi non parla di Giovanni il Presbitero; ipotizza semplicemente un altro Giovanni, diverso dallapostolo evangelista. Lo storico Eusebio (265-340) testimone di qualche incertezza nellaccoglienza dellApocalisse.

Quando presenta lelenco dei libri canonici neotestamentari, fra quelli universalmente riconosciuti (homologomena) inserisce linteressante nota: Credendolo opportuno si pu aggiungere anche lApocalisse di Giovanni, su cui si sono pronunciati giudizi diversi; ma fa lo stesso anche per lelenco dei libri contestati (ntha): ...e, se si vuole, anche lApocalisse di Giovanni, della quale sopra si osservato che, mentre alcuni la rigettano, altri laggiudicano tra gli scritti di riconosciuta canonicit (Soria Ecclesiastica, III, 25,2.4). Eusebio non sembra favorevole a questo libro. La lettura dellopera di Dionigi dAlessandria deve avergli offerto spunti per togliere valore e credibilit allApocalisse. Egli poi trova conferma allipotesi di Dionigi negli antichi scritti di Papia di Gerapoli. In alcune sue oscure espressioni Eusebio convinto, infatti, di poter identificare la figura di Giovanni il Presbitero: Cos ha conferma quanto sostengono alcuni, che nellAsia ci furono due personaggi omonimi; esistono tuttora a Efeso due tombe col nome di Giovanni. necessario por mente a questo particolare, perch, qualora si voglia escludere il primo (Giovanni lapostolo), verosimile che fu il secondo (Giovanni il presbitero) ad avere le visioni dellApocalisse, attribuite appunto a Giovanni (St.Eccl., III, 39,6). Laffermazione non fondata storicamente, ma presentata come comoda ipotesi comoda; se nellantichit non ebbe fortuna, fu accolta favorevolmente da molti critici moderni. Solo pregiudizi dottrinali e questioni letterarie avevano portato alcuni studiosi a dubitare della paternit apostolica dellApocalisse; esse erano circoscritte alla scuola di Antiochia e alla Chiesa di Siria; tutte le altre comunit cristiane, secondo la generale testimonianza dei Padri, greci e latini, attribuivano pacificamente lApocalisse allapostolo Giovanni, autore del Quarto Vangelo. 3. La questione giovannea La critica moderna ha ripreso le osservazioni di Dionigi e ha elaborato, con grande fantasia, una immensa gamma di soluzioni possibili. Il problema riguarda i rapporti fra le singole opere del Nuovo Testamento attribuite a Giovanni: il Quarto Vangelo, le tre Lettere e lApocalisse. I dati interni e le notizie fornite dalla tradizione patristica non pongono particolari problemi di incongruenza. Questi nascono dallo studio letterario comparato delle varie opere giovannee, giacch moltissimi critici moderni hanno pensato di trovare serie differenze fra lApocalisse e il Quarto Vangelo sul piano della lingua, dello stile e della teologia.[15] A partire da uno studio di J.S. Semler (1776) molti esegeti hanno negato lidentit fra lautore del Quarto Vangelo e quello dellApocalisse: per pi di due secoli gli studiosi hanno passato in rassegna le differenze linguistiche e teologiche dei due scritti e hanno proposto le ricostruzioni pi disparate. Pu essere opportuno, senza passare in rassegna tutte queste opinioni, riassumere schematicamente le scelte possibili: 1) LApocalisse e il Quarto Vangelo hanno lo stesso autore a) lapostolo Giovanni b) un altro autore a noi sconosciuto; 2) LApocalisse e il Quarto Vangelo sono opere di autori diversi a) lApocalisse di Giovanni, il Quarto Vangelo di un altro autore b) il Quarto Vangelo di Giovanni, lApocalisse di un altro autore c) i due scritti sono opere di autori diversi e sconosciuti. Tutte queste soluzioni sono state sostenute, con le ulteriori e innumerevoli sfumature che provengono dai tentativi di dare un nome agli autori sconosciuti e dalle ipotesi di fonti molteplici compilate nel tempo da diversi redattori. Tali proposte si basano unicamente su osservazioni letterarie e sono, inevitabilmente, soggettive: la giungla di opinioni conferma leccesso di soggettivismo critico. Il confronto attento delle due opere sul piano linguistico e teologico arriva a notare reali punti di

divergenza, ma anche molti punti di convergenza; nessuna osservazione, soprattutto, oggettivamente probante per una distinzione di autori. Il minuzioso confronto elaborato da E.-B. Allo[16] lo ha portato a dire con sicurezza che la critica interna conferma il dato tradizionale dellunit di autore, giacch la filologia stabilisce lesistenza di una lingua giovannea, la critica letteraria fa scoprire unarte giovannea molto personale e il confronto delle idee teologiche rivela per lo meno lesistenza di una scuola di pensiero giovanneo. A una conclusione analoga sono giunti recentemente anche O. Bcher e M. Hengel, sostenendo un unico ambiente dorigine, una comunit profetico-apocalittica in cui sono nate, in momenti diversi e con intenti e sfumature diverse, le varie opere giovannee.[17] Accertata lunit di ambiente dorigine e di autore, non significa per aver identificato lautore. Sicuramente il Giovanni che ha scritto lApocalisse dimostra una notevole autorit nei confronti delle comunit cristiane a cui si rivolge, contestando con forza certi comportamenti giudicati scorretti, dispone la lettura liturgica del suo scritto e non riconosce a nessun altro il diritto di aggiungere o togliere qualcosa alla sua opera. Difficilmente un anonimo e oscuro discepolo avrebbe visto accettare nella comunit cristiana un libro cos strano e difficile. Dionigi alessandrino notava come un limite lassenza di ogni titolo qualificante lautore; mentre la presenza del semplice nome sembra proprio un indizio a favore della paternit apostolica: infatti, solo una persona molto conosciuta e stimata pu permettersi di non dire chi ; basta il nome di Giovanni e tutti lo riconoscono. Anche il caso della abituale pseudonimia negli scritti apocalittici non contrasta lidentificazione tradizionale: i presunti autori delle apocalissi, infatti, sono personaggi molto antichi (come Enoc, Baruc o Esdra), vissuti secoli prima dellautore reale, in grado di descrivere tutto il corso della storia che interessa presentare come una profezia nascosta e finalmente rivelata. Giovanni, invece, coevo allopera che gli attribuita; il metodo pseudoepigrafico non ricaverebbe nulla da questo artificio, se non dar valore e credibilit allopera. Ma non si pu pensare che lambiente giovanneo avrebbe accettato in modo cos semplicistico unopera che non fosse dellapostolo. Se non si vuole accettare lidentificazione di questo Giovanni con il figlio di Zebedeo, si pu ricostruire, come fa Hengel,[18] unaltra storica figura di Giovanni, soprannominato lAnziano e qualificato come apostolo, anche senza essere dei Dodici. Nato a Gerusalemme intorno al 15 d.C. come membro dellaristocrazia sacerdotale, questo Giovanni sarebbe stato attratto dal movimento del Battista e poi avrebbe seguito Ges stesso: testimone degli eventi pasquali e inserito nella grande schiera dei discepoli, sarebbe entrato a far parte della comunit apostolica di Gerusalemme, divenendo, allet di circa cinquantanni, fondatore della scuola in Asia Minore, che fior per circa trentacinque anni. Successivamente i suoi discepoli guardarono a lui come allAnziano, al discepolo del Signore, al discepolo che Ges amava, fondendo la sua figura con quella dellaltro Giovanni, lapostolo figlio di Zebedeo. [1] La stessa formula ricorre altre volte nellApocalisse in passi particolarmente significativi: 1,9; 6,9; 12,11.17; 19,10; 20,4. [2] Due studi recenti hanno ben focalizzato questa situazione letteraria e teologica: R. Filippini, La forza della verit. Sul concetto di testimonianza nell'Apocalisse, RivB 38 (1990) 401-449; M.E. Boring, The Voice of Jesus in the Apocalypse of John, NT 34 (1992) 334-359. [3] Un elemento che spesso viene considerato come contrario a tale identificazione il fatto che lautore parli dei nomi dei dodici apostoli dellAgnello, scritti sui fondamenti della nuova Gerusalemme (21,14): egli dovrebbe esserne escluso! [4] Contro le eresie, III, 3,4; Lettera a Florino, conservata da Eusebio, Storia Ecclesiastica, V,

20,6-7 (= St.Eccl.). [5] Quis dives salvetur?42; Pedagogo, II, 10,12; Stromati IV, 25; V, 6; VI, 13. [6] Commento a Giovanni, I, 1.2.6.14; V, 3; Commento a Matteo, XVI, 6. [7] Adversus Marcionem, III, 14.24; IV, 5; De praescriptione haereticorum, XXXIII, 10. Cf. anche De resurrectione carnis, 27: Apostolus Johannes in Apocalypsi ensem describit.... [8] Linformazione proviene da Girolamo, De viris illustribus, LXI, 2. [9] De Christo et Antichristo (ed. Lagarde, p.17). [10] Epistola XXVI, 4; De bono patientiae, 24. [11] Si menziona, in barbaro latino, lApocalisse di Giovanni alle linee 57-58 e poi 71-72. [12] La precedente citazione di Gaio (in II, 25,6) lo diceva uomo ecclesiastico vissuto al tempo di papa Zefirino (199-217). [13] Dionigi bar Salibi, morto nel 1171, ci ha lasciato forse lunico commentario siriaco allApocalisse, scoperto da Gwyn in un manoscritto del British Museum di Londra e pubblicato nel 1910 in CSCO.SS, t. 101, pp. 1-22, a cura di I. Sedlacek. [14] St.Eccl., VII, 25,7-27. Nei 9-11.18-26 vengono esposte le riflessioni letterarie di Dionigi sulle differenze fra Apocalisse e Quarto Vangelo. [15] Sono le osservazioni gi sviluppate da Dionigi dAlessandria, il quale concludeva: LApocalisse di un genere tutto diverso e differente da questi scritti. Non vi tra loro contatto n parentela. Non ha con essi, per cos dire, neanche una sillaba comune (St.Eccl., VII, 25,22). [16] LApocalypse de saint Jean (= Etudes Bibliques), Paris 19333, nel capitolo intitolato: La thse de lunit dauteur des crits johanniques devant la critique interne (pp. CXCIX-CCXXII). [17]O. Bcher, Johanneisches in der Apokalypse des Johannes, in NTS 27 (1981) 310-321; M. Hengel, La questione giovannea (= Studi biblici, 120), Paideia, Brescia 1998. [18]M. Hengel, La questione giovannea, cit., pp. 263-318.