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EL TESTIMONIO EN EL APOCALIPSIS Filippini R. 1.

Apocalisse o testimonianza di Ges Il tema della testimonianza ha una presenza cos diffusa e un ruolo cos significativo nellApocalisse che potrebbe dare origine a una seconda titolazione del libro giovanneo: Apocalisse o Testimonianza di Ges. Del resto lespressione campeggia a tutto tondo gi nel piccolo prologo, dove si trovano le caratteristiche e, sinteticamente, il contenuto di tutta lopera: Rivelazione di Ges Cristo che Dio gli diede per mostrare ai suoi servi le cose che devono presto accadere e che egli manifest, inviando il suo angelo al suo servo Giovanni il quale testimoni la parola di Dio e la testimonianza di Ges Cristo, quanto ha visto. Beato chi legge e chi ascolta le parole di [questa] profezia e osserva le cose che in essa sono scritte, il tempo infatti vicino. (1,13) Il libro si propone, dunque, come la rivelazione (apoclupsis) che viene da Dio sullintero corso della storia umana: questo sembra significare la formula le cose che devono accadere, attinta da Dn 2,28. La frase ripetuta altre due volte nel corso del libro (cf. 1,19; 4,1) nellepilogo (22,6), come a riconfermare retrospettivamente lo scopo dellopera definita perci come parole di profezia, attuale Parola di Dio rivolta ai suoi servi, i profeti della Chiesa. Anzi, a un intero popolo di profeti manifestato il piano eterno di Dio: le cose che Giovanni profeta-visionario vede, quelle che sono e quelle che saranno dopo queste come leggiamo in Ap 1,19. Il tratto per che distingue questa apocalisse e profezia divina da tutte le altre possibili detto nel primo versetto: essa lapocalisse cio la rivelazione di Ges Cristo. Egli lha ricevuta da Dio stesso e lha resa nota, semantizzandola (esemnen) in simboli e visioni, attraverso linvio di un angelo a Giovanni che a sua volta testimoni [emartyresen] la parola di Dio e la testimonianza di Ges Cristo [tn lgon to theo ka tn martyran Ieso Christo]: le due espressioni, che sono in parallelismo sinonimico progressivo, indicano che il messaggio proprio di Dio arriva al servo-profeta attraverso lazione mediatrice di Ges, precisamente, attraverso la sua testimonianza. Questo ruolo di Ges riconfermato dal titolo di testimone fedele che gli attribuito al v. 5 e in Ap 3,14 e va iscritto nella teologia della testimonianza propria del Quarto Vangelo che ha il suo climax nellevento pasquale. Nel racconto della passione, di fronte a Pilato, Ges stesso proclama solennemente che il suo il regno della verit e che la sua missione regale si realizza nella testimonianza: Tu lo dici; io sono re. Per questo sono nato e per questo sono venuto nel mondo, per rendere testimonianza alla verit [na martyrso ti aletheai]: chiunque dalla verit, ascolta la mia voce (Gv 18,37). Siamo nel bel mezzo della concezione cristologica e soteriologica giovannea per cui salvezza e rivelazione si identificano in Ges, Parola eterna di Dio divenuta storia, piena di grazia e di verit (Gv 1,14), via, verit e vita (Gv 14,6). Innalzato sul patibolo-trono, il Figlio dellUomo testimonia e manifesta al mondo lamore del Padre (cf. Gv 3,14-16), instaura il suo regno e attira a s tutti gli uomini (cf. Gv 12,32). La formula testimonianza di Ges (martyran Ieso) di Ap 1,2 pu quindi indicare lopera intera del Cristo che dalla sua croce gloriosa, getta luce su tutta la storia umana e permette ai suoi servi di discernere negli eventi, la volont salvifica di Dio e di affrontare prove e sofferenze nella pazienza e nella fedelt.[1] In questo senso, unita a parola di Dio, forma unespressione pleroforica della rivelazione cristiana[2] e addirittura fornisce lidentit dei discepoli di Ges. I cristiani, infatti, sono indicati nellApocalisse come coloro che hanno la testimonianza di Ges (12,17) o semplicemente coloro che hanno la testimonianza (6,9). Luso del verbo avere (chein) sconsiglia il significato di testimonianza resa dai cristiani a Ges, mentre risulta del

tutto appropriato se si tratta della testimonianza che essi hanno ricevuta in consegna, come un tesoro prezioso da conservare, o piuttosto come un messaggio da custodire fedelmente e da far conoscere al mondo. Il possesso della testimonianza li costituisce testimoni a loro volta: testimoni della testimonianza-rivelazione di Cristo, anche a costo di subire lemarginazione e il confino come Giovanni relegato a Patmos (1,9) o la violenta aggressione del Dragone (12,17) e persino la morte (2,13; 6,9; 11,3; 17,6; 20,4). 2. La testimonianza di Ges lo Spirito di profezia Bisogna fare attenzione per a non intendere la testimonianza di Ges alla guisa di un depositum intoccabile e immutabile di verit rivelate che i discepoli dovrebbero trasmettere da una generazione allaltra, come la lezione di uno straordinario maestro. Per lApocalisse, lattestare di Ges non relegabile nel passato della sua vita terrena: un evento attuale nella Chiesa, per lazione dello Spirito che parla attraverso i profeti. Come leggiamo in uno dei testi pi tormentati del libro, la testimonianza di Ges lo spirito di profezia (19,10): la testimonianza che Ges ha offerto e offre ai suoi servi, che essi possiedono e che devono conservare e comunicare unazione che ha come ultimo soggetto lo stesso Spirito dei profeti : lo Spirito della profezia e della rivelazione.[3] Per confermarci in questa interpretazione, possiamo ripercorrere la sezione delle sette lettere,[4] al termine di ognuna delle quali si legge: Chi ha orecchi ascolti ci che lo Spirito dice alle Chiese (2,7.11.17.29; 3,6.13.22). Ma del resto qual la missione e il ruolo dello Spirito nella tradizione giovannea? In Gv 15,26 Ges promette: Quando sar venuto il Paraclito che io mander dal Padre mio, lo Spirito di verit che viene dal Padre egli render testimonianza su di me. Ma voi pure testimonierete, perch siete stati con me fin da principio. Il contesto in cui si inserisce questo annuncio quello dellodio del mondo (Gv 15,18-25) e delle persecuzioni (16,1-4). Sembra dunque una ripresa giovannea delle parole di Cristo nei Sinottici, sul compito che avr lo Spirito Santo, quando i discepoli saranno trascinati davanti ai sinedri e nei tribunali (cf. Mt 10,17-22; Lc 12,11-12; Mc 13,9-14). Lo Spirito testimonia perch i discepoli possano testimoniare; ma nel Quarto Vangelo lopera dello Spirito non consiste solo in un sostegno interiore alla confessione di fede in tempi di persecuzione. Giovanni insiste sul carattere rivelatorio della testimonianza dello Spirito: Quando egli sar venuto, lo Spirito di verit, vi condurr in tutta la verit; poich non comunicher nulla da se stesso, ma ci che egli ascolter lo comunicher e vi sveler le cose a venire (Gv 16,13). In altri termini, alla luce delle parole e dellopera di Ges, lo Spirito dar lintelligenza della nuova economia di salvezza, cio del nuovo ordine di cose uscito dalla morte e risurrezione di Cristo. Non precisamente questo lo scopo e lo stesso contenuto dellApocalisse: fornire ai cristiani, in vista di un tempo di grande tribolazione, la parola di Dio, testimoniata da Ges, interpretata e attualizzata nella storia dallo Spirito di profezia, perch tutti ne diventino testimoni e profeti? 3. Testimoni, profeti, martiri Come nellAntico Testamento i profeti sono gli intermediari ispirati della parola di Dio, i testimoni di Ges sono i portavoce della sua rivelazione, che lo Spirito prende e pone sulla bocca del profeta cristano.[5] Daltra parte, proprio questo accostamento con la profezia a muovere lidea della testimonianza verso quella del martirio. Limmagine del profeta contrastato e perseguitato a causa del suo messaggio presente fin dal periodo classico, basti pensare a Elia, ad Amos a Isaia e ancor pi decisamente a Geremia, quasi tipo del Servo sofferente. Ma soprattutto nel periodo postesilico che la raffigurazione del profeta acquista lo stereotipo del martire. Al tempo di Ges la tradizione del profeta-martire, doveva essersi largamente diffusa se la troviamo cos solidamente attestata in numerosi passi del Nuovo Testamento: nellultima

beatitudine di Matteo: Cos infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi (Mt 5,12); nel lamento di Ges su Gerusalemme che uccide i profeti e lapida coloro che le sono inviati (cf. Lc 13,34; Mt 23,37); nella parabola dei vignaioli omicidi (cf. Mt 21,34-36); nei guai contro gli Scribi e i Farisei ipocriti che venerano, ora, i sepolcri dei profeti uccisi, un tempo, dai loro padri (cf. Mt 23,29-32); nella conclusione del grande discorso di Stefano in At 7,51-52: Quale dei profeti i vostri padri non hanno perseguitato? Essi uccisero quelli che preannunciavano la venuta del Giusto, del quale voi ora siete divenuti traditori e uccisori; e ancora in 1Ts 2,15; Eb 11,11.37; Gc 5,10. Ges stesso, in Lc 13,33, interpreta il suo destino nella linea del profeta martirizzato: ... necessario che oggi, domani e il giorno seguente io vada per la mia strada, perch non possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme. Per lautore dellApocalisse, i discepoli sono di fronte a un tempo di severa prova: si avvicina uno scontro mortale col mondo che va affrontato assumendo coscientemente gli atteggiamenti spirituali pi idonei. I cristiani, tutti potenzialmente profeti, vengono chiamati perci a collocarsi alla loro sequela, disponendosi a condividerne la sorte. Bisogna dire per il tenore delle lettere alle sette Chiese (2-3) che la persecuzione sembra gi iniziata, con manifestazioni locali e sporadiche che hanno visto daltra parte rare risposte di coerente testimonianza, come il caso di Antipas, testimone fedele fino alla morte (2,13). Chiss se lautore del libro non voglia anche mettere in guardia una Chiesa che, perso lo slancio delle origini, sta assimilandosi al mondo e, assestatasi nella storia, rischia di tradire la propria missione di convincere il mondo della verit di Cristo? Nellepisodio emblematico dei due testimoni (11,1-11)[6] egli vuole annunciare che i cristiani, compiuta la loro testimonianza, si ritroveranno bersaglio di unostilit feroce: Contro di loro far guerra la Bestia che sale dallAbisso, li vincer e li uccider (v. 7b). Affermando che i testimoni saranno vinti e uccisi, lApocalisse vuol presentare ai cristiani la persecuzione e il martirio come lesito naturale della loro vocazione. La morte stessa dei testimoni diventa per, un gesto profetico che proclama e ripresenta nel mondo levento centrale della storia: la morte del messia crocifisso. Come per il racconto del processo e della morte di Stefano in At 7, cos per i due testimoni di Ap 11, si ripete, in una mimesi puntuale, la passione di Ges. E come per Ges, anche per i suoi testimoni, la morte non lultima parola: Ma dopo tre giorni e mezzo, uno spirito di vita procedente da Dio entr in essi, e si alzarono in piedi e un grande timore cadde su quelli che stavano a guardarli (v. 11). Ci che si compiuto in Cristo, continua nei suoi portavoce: pu esserci un modo di comunicare pi adeguato di questo in cui il mezzo si identifica pienamente col messaggio? 4. La vittoria della testimonianza ovvero la forza della verit Lintero libro dellApocalisse si pu considerare una proclamazione in figuris della verit ultima della storia: Ha vinto il leone della trib di Giuda (5,5). Il versetto sembra uneco e un commento simbolico del grido di Ges nel Quarto Vangelo: Io ho vinto il mondo (Gv 16,33). Tutto viene a prendere il suo senso e il suo valore reale. I successi e le vittorie del DragoneSatana e dei suoi eserciti, nonostante lorrore con cui si realizzano e il senso di impotenza che infondono, sono realt transitorie e senza futuro, come leggiamo in Ap 17,14: Combatteranno contro lAgnello ma lAgnello li vincer, perch il Signore dei signori e il Re dei re e quelli con lui chiamati e eletti e fedeli. sottinteso vinceranno: si parla qui dei cristiani che parteciperanno alla vittoria di Ges. Ebbene, per otto volte nel libro, il Signore promette le ricompense del regno e della nuova Gerusalemme a coloro che riporteranno la vittoria.[7] Proprio da questi testi (cf. anche 3,5.12; 21,7) ci rendiamo conto che si tratta di una vittoria da riportare sulla terra, altrimenti lesortazione sarebbe priva di senso. Non si tratta certamente della risurrezione, n dellentrata delle anime in cielo. La vittoria dei cristiani non consiste nemmeno in una dominazione temporale sulle potenze politiche o religiose e neppure conferisce una sorta

di immunit, perch detto esplicitamente che essi saranno messi a morte dalla Bestia: abbiamo visto che essa li vincer e li uccider (11,7), riporter su di essi, cio, una superiorit fisica. Tuttavia, malgrado questa sconfitta, i cristiani che sono stati messi a morte nella persecuzione, sono chiamati vincitori: Vidi pure come un mare di cristallo misto a fuoco e i vincitori della Bestia e della sua immagine e del numero del suo nome, che stavano ritti sul mare di cristallo (15,2). Ma in che cosa consiste allora questa vittoria? Non possiamo capirlo che accostandola alla missione della testimonianza. Il testo pi chiaro a riguardo sembra Ap 12,10-11: Ora si compiuta la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo. Poich stato precipitato laccusatore dei nostri fratelli, colui che li accusava davanti al nostro Dio, giorno e notte. Ma essi lo hanno vinto per mezzo del sangue dellAgnello e della parola della loro testimonianza e hanno disprezzato la loro vita fino alla morte. Laccento cade nuovamente sulla testimonianza come atto di comunicazione. Il testo, infatti, considera la morte come la prova suprema della parola che lavversario vorrebbe respingere nel silenzio. Non nella sofferenza sopportata eroicamente o nella forza danimo contro la resistenza del corpo che si trova la grandezza dei testimoni, ma nella loro fedelt alla rivelazione da trasmettere. Il dovere dei cristiani, in prima istanza, non quello di soffrire, ma di proclamare a ogni costo la verit perch essa risuoni nel mondo: qui sta la loro vittoria.[8] Colui che testimonia, senza arrestarsi neppure di fronte alle minacce di morte, mortalmente pericoloso per il Principe di questo mondo e le sue armate e le vince, perch lo scontro fra Dio e il male, pur rappresentato da immagini militari e da sconvolgimenti cosmici, si situa in realt al livello del contrasto verit-menzogna. Lopera di Satana infatti volta a sedurre luniverso intero (cf. 12,9). Il titolo di Seduttore che troviamo pi volte nel libro (cf. 12,9; 18,23; 20,3.8.10), esplicita le altre denominazioni del Dragone: il Serpente antico, il Diavolo (12,9) e riprende lindicazione del Quarto Vangelo: Menzognero e padre della menzogna (Gv 8,44). Il mondo, secondo la rappresentazione di Ap 13, come racchiuso in un incantesimo menzognero di cui gli uomini diventano vittime e insieme complici. Il Dragone pu tranquillamente rimanere fermo sulla spiaggia del mare, quasi fuori scena, mentre dirige la sua guerra da dietro le quinte e le due Bestie che da lui prendono forza e potere, agiscono per lui. La loro forza e il loro potere non sono solo fisici: esse destano ammirazione (v. 3) e seducono (v. 14), condizionando le menti e le coscienze. Il fulcro del sistema sta infatti in questa capacit illusionistica dei due mostri, uno che imita diabolicamente lAgnello immolato (v. 3), laltro, lo pseudoprofeta, che con i suoi prodigi propagandistico-religiosi, scimmiotta i testimoni-profeti (cf. v. 13 con 11,5) e costruendo un immagine della prima Bestia, persuade tutti ad adorarla; infine omologa lumanit intera, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi, con un marchio senza il quale non possibile vivere, comprare e vendere (v. 17). Perch, frattanto, a questo si ridotta la vita: uno scambio interminabile di oggetti per la mera soddisfazione di bisogni.[9] Niente di Altro n di Ulteriore: il mondo senza il cielo di Dio. Difatti solo volgendosi verso il cielo, o portandolo nel cuore, che si pu smascherare linganno del Drago e non piegarsi allossequio della adorazione: Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della Bestia, perch un numero duomo (v. 18). La seduzione allora perde il suo potere: ci che appariva eterno si rivela provvisorio, ci che sembrava onnipotente si scopre limitato, ci che veniva presentato come lunica possibilit di vita si manifesta nella sua realt di morte e una certa morte preferibile allapparenza della vita: Chi ha orecchi, intenda: Chi deve andare in prigionia, vada in prigionia; chi deve essere ucciso di spada, sia ucciso di spada. Qui sta la resistenza paziente e la fede dei santi (v. 9-10). Solenne risuona il richiamo ad affrontare con calma e fortezza danimo la persecuzione e la

morte, tenendo presente lintero disegno di Dio[10] in cui anchesse ricevono un senso. La morte dei testimoni nellApocalisse non tanto il coronamento di un eroismo individuale, quanto un elemento del dramma escatologico, un episodio necessario nella storia dei progetti divini sul mondo e si iscrive nel dibattito fra Dio e le nazioni a proposito della vera sovranit e della vera adorazione.[11] Perci i cristiani si rifiutano di adorare ci che sanno non essere divino e si oppongono alla Bestia e al suo sistema, senza accettare la sua logica e senza rispondere alla violenza con la violenza. Il loro unico armamento la Parola e la testimomianza di Ges: Sanno di far parte del numero delle anime sotto laltare, che non ancora completo, e di non sfuggire al dolore. Essi oppongono pazienza e fede alla rabbia della Bestia. la pazienza che vive della pazienza di Cristo (cf. Ap 3,10), ed la fede che Cristo ha testimoniato.[12] I discepoli di Ges sono consapevoli che lo scontro si fa sempre pi acuto e spietato, senza esclusione di colpi, ma essi non possono usare le stesse armi dellavversario, pena il cadere sotto il suo inganno e la sua seduzione. La loro forza solo quella di Ges, la forza della verit. Proclamando che la storia ormai stata giudicata da Dio nel Crocifisso e che proprio quelluomo, agli occhi del mondo sconfitto e fallito, ne lunico criterio di senso, i testimoni dichiarano impotenti e nulli gli sforzi dellantico Serpente e nella propria morte rendono presente lamore sofferente e sovversivo di Cristo, il suo regno che non di questo mondo. Essi stessi diventano il luogo in cui la sconfitta del male e il giudizio escatologico sono anticipati ed in loro che Ges Signore regna. I testimoni vincono e regnano con il Signore, per latto stesso della loro testimonianza che trasforma tutta la loro vita e persino la loro morte, in vittoria. [1] Cf. R. Filippini, La forza della verit. Sul concetto di testimonianza nellApocalisse, in Rb 4 (1990) 401-449. [2] H. Strathmann, Mrtys, in GLNT VI, col. 1350. [3] Cf. R. Filippini, La forza della verit, cit.,pp. 430-432; F. Mazzaferri, Martyra Ieso Revisited, in The Bible Translator 39 (1988) 114-122. [4] Vedi lampio commento in Parole di vita 2 (2000) 12-18, 19-25. [5] G.B. Caird, The Revelation of St. John the Divine, London 19842, p. 238. [6] Cf. R. Filippini, I due testimoni (Ap 11,1-11), in Parole di vita 3 (2000) 39-43. [7] Il tema delle promesse ai vincitori nellambito delle lettere alle sette Chiese trattato in Parole di vita 2 (2000), al quale rimandiamo. [8] Cf. J. Comblin, Le Christ dans lApocalipse, Tournai 1965, pp. 165-166. [9] Cf. J.Calloud, Apocalypse 12-13. Essai danalise smiotique, in Foi et vie LXXV/4, p.57: Il diritto di comprare e di vendere una definizione della vita, e correlativamente della morte ma in un ordine completamente utilitarista e senza significato. La vita e la morte al livello dei bisogni o se lo si preferisce, la vita ridotta alluso degli oggetti e della moneta. In luogo della comunicazione dei soggetti, lo scambio degli oggetti. tutto quello che proposto a questa collettivit strettamente controllata. [10] Cf. B. Prete, Il testo di Apocalisse 13,9-10: una minaccia per i persecutori o unesortazione al martirio?, in Studi Biblici Francescani 27 (1977) 102-118. [11] J. Comblin, Le Christ, cit., pp.160-161. [12] Interessante a riguardo della fede il testo di Ap 14,12: Qui sta la pazienza dei santi che osservano i comandamenti di Dio e la fede di Ges. Anche qui bisognerebbe chiedersi: genitivo soggettivo od oggettivo? E che rapporto ha questa formula con martyra Ieso? Non hanno forse lo stesso contenuto?