Sei sulla pagina 1di 3

Chi osa scrivere il cuore

Luca Doninelli
CULTURA - DAVID FOSTER Iniziamo un viaggio tra autori che accompagnano il lavoro su Il senso religioso. La prima puntata dedicata a DAVID FOSTER WALLACE. Perch come pochi ha descritto lesperienza elementare. Che pone alluomo unalternativa: vivere come un automa o accettare la ferita che lo attraversa da capo a piedi Lane Dean jr. vede tutto questo, e prova piet, e anche qualcosa di pi, qualcosa a cui non sa dare un nome, che gli viene donato sotto forma di una domanda che mai, in tutte le riflessioni e le scissioni di quella lunga settimana, gli anche solo venuta in mente: perch cos sicuro di non amarla? Perch un tipo di amore dovrebbe essere diverso da un altro? E se non avesse la pi pallida idea di che cos lamore? Cosa farebbe lo stesso Ges? Perch fu solo in quel momento che Lane sent le due piccole mani morbide e forti di lei sulle sue, per farlo girare. E se fosse stata solo questione di paura, se la verit non fosse stata altro che quella, e se la cosa per cui pregare non fosse stata neppure lamore ma il semplice coraggio, il coraggio di guardarla negli occhi mentre lei glielo dice, e di fidarsi del proprio cuore?. Potrebbero essere queste le ultime parole che lo scrittore americano David Foster Wallace ha messo nero su bianco nella sua vita, interrotta bruscamente il 12 settembre 2008, quando fu trovato dalla moglie impiccato in casa. Nella sua morte c unoscurit - loscurit di una condizione esistenziale molto difficile - che la lettura dei suoi libri non pu dissipare, sebbene i paesaggi di certi suoi scritti (come nel romanzo Infinite Jest, dove unintera parte degli Stati Uniti viene trasformata in una specie di orribile discarica) sembrino accennare ad altre ombre, pi profonde - come di una malattia mortale che investe tutti gli uomini - ma anche a una luce sorprendente, che non scaturisce da quelle ombre (morte, disperazione) ma da qualcosaltro: un po come ne La vocazione di Matteo di Caravaggio, dove una finestra chiusa ci rivela che la luce viene da altro. Tutta lopera di Foster Wallace, da un certo punto di vista, potrebbe essere letta come una sistematica, acutissima lotta contro il suicidio, che Wallace tratta abbondantemente, sia come tema delle sue narrazioni, sia come argomento nei suoi saggi e nei suoi interventi pubblici. Ci nonostante, lultima parola che (probabilmente) questo grande scrittore mise nero su bianco la parola cuore, e il brano citato in apertura, tratto dal racconto Brave persone (raccolto nellultima edizione della raccolta La ragazza dai capelli strani, ed. Minimum Fax) ci dice anche come queste parole vanno intese. Prima, per, di tracciare il ritratto di questo grande autore vorrei precisare che non si tratta di uno scrittore per tutti. Alcuni temi trattati dalla sua opera, che vastissima e tocca perci una molteplicit di aspetti della vita odierna, possono urtare la sensibilit di molti. Per questo, oltre che per la difficolt di molte sue pagine, bench si tratti di uno scrittore particolarmente consigliabile alle persone giovani (dai 18 in su), importante che questi giovani non siano lettori deboli. Attraversare lopera di un vero scrittore come attraversare un mare: ci vogliono buoni, rudi marinai. Bellezza divorata. La biografia di David Foster Wallace ci parla di una persona speciale, toccata fin dalladolescenza da una sofferenza particolare e atroce (una forma gravissima di depressione, come la chiamano oggi, per la quale dovette assumere una grande quantit di psicofarmaci) e da un talento straordinario, che lo port a dare contributi importanti non soltanto nella narrativa e nella saggistica di costume, ma anche in campi specifici come la linguistica e la logica matematica. I critici hanno sempre parlato molto del suo talento (basta guardare i risvolti di copertina dei suoi libri): una cosa sulla quale, come osserva lo scrittore italiano Tommaso Pincio, occorre stare bene in guardia. Parole come talento e genio vengono spesso usate per mascherare il fastidio che ci d qualcosa che non ci piace o qualcosa che non abbiamo capito. Per intenderci: nessuno dice che Dostoevskij aveva molto talento, nessuno dice che Dante era molto intelligente. Sono cose che si dicono di Umberto Eco o di Giuliano Ferrara. Quello che, viceversa, io noto che i giovani leggono facilmente David Foster Wallace (dora in avanti DFW), e che istintivamente ne riconoscono i caratteri elementari, che attraversano tutta la sua opera complessa e variegata: una grande capacit di attenzione ai particolari, unironia affilata che spesso si trasforma in comicit esilarante, ma soprattutto una grande generosit e una grande piet, di cui pieno il suo modo di guardare la persona umana e il suo destino.

Sar anche vero che i suoi personaggi sono quasi tutti un po pazzi e molto cervellotici - soprattutto i protagonisti di Infinite Jest, un romanzo di 1400 pagine (ed. Einaudi) - ma il bravo lettore, il lettore che non mette avanti la propria interpretazione ma affronta il testo con apertura e semplicit, sa che spesso la complessit raffigurata non corrisponde a una complicazione dorigine, ma allaccettazione di un dato molto vero: che la realt terribilmente difficile da capire. questa la sentenza a cui possono giungere il talento e lintelligenza, che per non possono fornirci il timone per navigare nel difficile mare del mondo, n tanto meno la mappa con lindicazione del porto pi sicuro. Ma i giovani che amano DFW sanno che proprio la ricerca di questo porto - ossia di qualcosa che non nelle nostre forze - costitu linteresse profondo dello scrittore, e per questo lo amano, come lo amo io, accettando tutte le sue stranezze. Nel racconto Caro vecchio neon (in Oblio, ed. Einaudi) il protagonista esordisce dicendo di essere stato per tutta la vita un impostore, di essersi sempre preoccupato solo della propria immagine, di piacere agli altri (ma aggiunge anche essere amato), di avere sempre studiato non per migliorare s stesso ma per prendere i voti pi alti e di avere divorato cos tutta la bellezza che la vita gli poteva offrire, sempre con il timore di non aver fatto abbastanza bene. Per non morire. Ecco unaltra cosa che rende DFW cos importante: la sua coscienza di una ferita che attraversa luomo da capo a piedi e lo obbliga a unalternativa fondamentale: o diventare delle specie di automi guidati solo dallo spirito di adattamento, perfettamente integrati in questo mondo e senza nessuna domanda, o accettare quella ferita e, con quella, le domande che ci attraversano, e alle quali non possiamo dare risposta con le nostre forze, perch pi scopriamo le nostre esigenze, pi ci accorgiamo che non possiamo risolverle da noi, n lo possono gli altri, uomini come noi (L. Giussani, Tracce desperienza cristiana). La ragione per cui iniziamo questo - si spera utile - cammino di accompagnamento alla lettura de Il Senso Religioso presentando, anzich un classico consolidato della nostra cultura, uno scrittore nato nel 1962, morto tragicamente e ancora molto controverso, sta in questo: che pochi scrittori come lui hanno descritto quella che chiamiamo esperienza elementare - o cuore, secondo il significato biblico di questa parola - con la stessa precisione, con la stessa certezza che il cuore non uninterpretazione o un sentimento, ma qualcosa di oggettivo, che esiste dentro di noi, ha leggi sue proprie e, quasi certamente ( lindirizzo che si coglie in lui sempre di pi, col passare degli anni) stato posto dentro di noi da qualcun Altro. Nel meraviglioso testo Questa lacqua, una conferenza del 2005 edita da Einaudi nel volumetto omonimo, a un certo punto lo dice chiaro e tondo: lateismo nella realt non esiste, ciascuno di noi deve adorare (lincondizionata devozione di cui parla don Giussani) qualcosa o qualcuno, inevitabile: ma, se questo qualcosa non Dio, se non una Presenza eccezionale portatrice di una pretesa fuori dal comune (Chi sei Tu per me? chiede Agostino, e la risposta : Io sono il tuo Dio) ogni altro dio scelto tra i particolari dellesperienza umana (ricchezza, bellezza fisica, successo, prestigio culturale) ci manger vivi, riducendoci a cadaveri ambulanti. Sempre in Questa lacqua, DFW si mette a parlare della verit, e dopo aver detto che il problema della verit non riguarda il futuro o la vita dopo la morte sbotta: La Verit con la V maiuscola riguarda la vita prima della morte. Riguarda la possibilit di riuscire ad arrivare ai trenta, o ai cinquantanni, senza che vi venga voglia di spararvi un colpo alla testa. Riguarda, insomma, la vita: qui e adesso. La caratteristica pi prodigiosa della sua scrittura sempre stata quella di penetrare nei meccanismi mentali dei suoi personaggi. Non gli interessava tanto la psicologia, n la psicoanalisi. Gli interessava la struttura mentale mediante la quale le persone - che, guardate da questo lato, ben difficilmente possono risultare normali stabiliscono, perdono, riguadagnano, devastano, ricostruiscono il loro rapporto con questa cosa misteriosa che la realt. Qualcuno ha scritto che i suoi personaggi sono inverosimili, che non sono umani, che il suo mondo cervellotico. Questo qualcuno (che in realt sono pi di uno) dovrebbe spiegare per perch i giovani lo trovano invece cos leggibile, cos vicino al loro modo di guardare il mondo, cos partecipe dei loro problemi reali, che spesso non sono quelli codificati, sociologicamente definibili e ripetibili, ma altri ai quali pi difficile dare un nome. Una lotta imperdibile. Nel racconto citato in apertura di questo articolo - dove tra laltro DFW dimostra un grande coraggio mettendo al centro del suo racconto una parola, cuore, che i puristi della letteratura (che lo idolatravano) considerano impronunciabile tanto retorica - si parla di un bravo ragazzo che vorrebbe far abortire

una brava ragazza (gente di parrocchia, lui come lei) che ha messo incinta. Il racconto ne riprende uno celebre di Hemingway, che descrive la stessa dinamica. Ma mentre nel racconto di Hemingway (Colline come elefanti bianchi) alla fine le ragioni di lei cedono alla forza, alla violenza psicologica di lui, qui le cose cambiano perch compare un personaggio assente dal racconto di Hemingway: il cuore umano, un personaggio che compare pochissimo nella letteratura del nostro tempo, per non dire mai. Chi ha pi il coraggio di rappresentare luomo alle prese con la Verit, il dramma umano come una lotta tra quello che listinto ci ordina e la libert di ascoltare il cuore, che spesso ci indica vie diverse? David Foster Wallace, unico nella sua generazione, unico negli ultimi decenni, ha avuto questo coraggio: questa lotta il centro del dramma che agita tutto il suo mondo. Perci, per quanto le sue pagine possano essere talvolta irritanti, bizzarre, incomprensibili, addirittura disgustose, val la pena seguirlo, accettando in lui anche quello che ci urta. Concludo con un po di bibliografia. Ciascuno pu naturalmente seguire il percorso che gli pare. Io per direi che per cominciare due sono i libri imperdibili: La ragazza dai capelli strani e Una cosa divertente che non far mai pi, dove la dinamica che ho descritto si rivela nel modo pi semplice. Nel primo, grazie alla luce che Brave persone getta sugli altri racconti, chiarendo quanta parte di invocazione, di domanda si nasconda sotto la stranezza di certe situazioni. Nel secondo, grazie allo straordinario autoritratto di uno scrittore che affronta la sua materia con lintento di mantenersi estraneo ad essa per poi scoprire che, per quanto ridicola possa essere una situazione, chi la osserva, se onesto, non pu ritenersi estraneo ad essa. A questi testi vanno poi aggiunti Oblio e, soprattutto, il testo della conferenza Questa lacqua. Dopo di che, si pronti per affrontare i racconti di Brevi interviste con uomini schifosi e i saggi di Tennis, tv, trigonometria, tornado... e di Considera laragosta. Io terrei in fondo La scopa del sistema e il capolavoro Infinite Jest perch altrimenti si corre il rischio di chiuderli immediatamente. A meno che non siate comero io a sedici anni, che per partito preso amavo cominciare sempre dalle cose pi ardue (vizio che mi rimasto).