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Il lavoro:

lesperienza dellio
in azione
Seminario del Dipartimento Lavoro
della Fondazione per la Sussidiariet
Indice
5 Limpatto sulloccupazione dei cambiamenti in atto
nel mercato del lavoro
Mario Mezzanzanica
19 Il lavoro: lesperienza dellio in azione
Giorgio Vittadini
Questo quaderno espressione di quanto emerso durante il seminario di stu-
dio svoltosi il 13 novembre 2009 a Milano.
Il seminario stato organizzato per iniziativa del Dipartimento Lavoro della
Fondazione per la Sussidiariet, di cui responsabile Mario Mezzanzanica,
docente di Sistemi informativi presso la facolt di Scienze statistiche del-
l'Universit di Milano Bicocca.
L'obiettivo del seminario era riflettere sulla concezione del lavoro e sulle
dimensioni che da essa scaturiscono, che costituiscono la chiave culturale
di giudizio delle politiche del lavoro.
Vorrei proporre qualche spunto di riflessione in merito ad alcu-
ni cambiamenti che hanno avuto luogo negli ultimi anni nel
mercato del lavoro e che la crisi economica internazionale ha
enfatizzato e amplificato. Non si entrer nel merito delle
cause, a cui si far solo qualche cenno e ci si soffermer, nella
prima parte, nel mostrare alcune evidenze dei cambiamenti in
atto attraverso la rappresentazione di dati e indicatori di sinte-
si che emergono dalle attivit di ricerca in corso e nella secon-
da parte nellevidenziare aspetti critici che impattano sul siste-
ma complessivo del mercato e sui principali attori.
Il momento di lavoro che inizia con questo seminario rappre-
senta un punto di partenza per un giudizio culturale fondato
sullesperienza e sulla conoscenza dei diversi soggetti che par-
tecipano al dipartimento lavoro della Fondazione per la
Sussidiariet; un lavoro teso a mettere in comune e valorizza-
re le diverse competenze ed esperienze di persone che a vario
titolo sono coinvolte nel mercato del lavoro: accademici di
diverse discipline scientifiche, imprenditori, operatori di servi-
Limpatto sulloccupazione
dei cambiamenti in atto
nel mercato del lavoro
Mario Mezzanzanica
zi, sindacalisti e persone che lavorano con diverse funzioni
nelle istituzioni pubbliche.
Dai dati alcune evidenze e informazioni
sui cambiamenti in atto
Nellambito di attivit di studio e ricerca inerenti il mercato
del lavoro, basate su fonti amministrative ed effettuate su
popolazioni lavorative appartenenti a contesti territoriali regio-
nali, provinciali e comunali, sono state studiate le dinamiche
dei percorsi o le storie lavorative di diversi milioni di persone
che sono entrate o uscite dal mercato del lavoro o hanno cam-
biato posto di lavoro nel periodo temporale osservato. Lo stu-
dio dei dati amministrativi, abbinato a quello delle fonti stati-
stiche ufficiali, consente di ampliare significativamente
lanalisi dei fenomeni, con attenzione particolare ai livelli ter-
ritoriali. In particolare, le informazioni derivanti dai dati di
flusso amministrativi, rispetto alle possibilit offerte dagli
indicatori aggregati di uso pi comune, ampliano in maniera
assai significativa lo spettro delle analisi che possono essere
condotte, secondo prospettive differenti, viste complementari
e progressivi approfondimenti. Ci ha immediatamente due
conseguenze, sia da un punto di vista di metodo che di conte-
nuto; infatti, losservazione quasi diretta e puntuale dei
fenomeni in atto nel mercato del lavoro costringe, da una parte,
a rivedere le categorie interpretative con le quali ci si acco-
stati alla comprensione delle sue dinamiche e conseguente-
mente allimpostazione dei modelli e degli interventi di politi-
ca attiva; dallaltra, fa sorgere inevitabilmente una nuova
schiera di domande e apre il campo a nuovi studi che richie-
dono la convergenza e lintegrazione di diverse discipline.
6 IL LAVORO: LESPERIENZA DELLIO IN AZIONE
Dai dati elaborati emerge, in estrema sintesi, levidenza, sem-
pre pi marcata, dellaumento della dinamicit del mercato,
riscontrabile nella numerosit elevata della popolazione lavo-
rativa dipendente che si muove-cambia lavoro; valore che
pu essere rappresentato, da una parte, con la numerosit di
assunzioni e cancellazioni dei rapporti di lavoro e da unaltra
con un indicatore che mostra il tasso di mobilit della popo-
lazione che entra o esce dal mercato, o cambia lavoro, rispetto
al totale popolazione occupata appartenente alle forze di lavo-
ro.
Nel seguito si far riferimento particolarmente ai dati di flusso
e molto sinteticamente a quelli di stock del territorio della
Regione Lombardia (primi risultati di un lavoro ancora in
corso).
Negli anni dal 2005 al 2008 la popolazione lavorativa lombar-
da cresciuta complessivamente del 3,7% passando da circa
4.2 a oltre 4.3 milioni. Gli occupati dipendenti sono cresciuti
del 5% arrivando a oltre 3.3 milioni circa e gli indipendenti
sono sostanzialmente rimasti costanti a un milione.
Uno dei fenomeni maggiormente rilevanti rappresentato dal
tasso di crescita, tra gli occupati dipendenti, dei cosiddetti
lavoratori a termine che crescono nei quattro anni di un valore
pari a circa il 20%, mentre i permanenti (lavoratori con con-
tratto indeterminato) crescono del 3,6%. I dati, derivanti dalle
indagini delle forze di lavoro dellISTAT, mostrano un eviden-
te innalzamento nel tempo della cosiddetta flessibilit connes-
sa sicuramente a una dinamicit elevata che caratterizza sem-
pre pi il mercato del lavoro.
Tramite i dati di flusso i fenomeni possono essere maggior-
mente analizzati e le dinamiche in atto osservate con maggio-
re puntualit.
7 LIMPATTO SULLOCCUPAZIONE DEI CAMBIAMENTI IN ATTO NEL MERCATO DEL LAVORO
IL LAVORO: LESPERIENZA DELLIO IN AZIONE
Fig. 1
8
Le osservazioni che seguono si riferiscono a dati che interes-
sano il periodo che va dal 2004 al 2008, riguardano comples-
sivamente oltre 17 milioni di eventi osservati (assunzioni, can-
cellazioni, proroghe e trasformazioni di contratti di lavoro) che
interessano circa 2.7 milioni di soggetti-persone.
interessante osservare landamento negli anni dellutilizzo
delle diverse tipologie contrattuali per leffettuazione delle
Andamento Avviamenti per tipologia contrattuale
Regione Lombardia, anni 2004 ... 2008
Anno
2004
2005
2006
2007
2008
Totale
complessivo
Non flessifili
605.419
569.164
629.866
767.447
631.760
3.203.656
Flessibili
701.580
780.641
910.656
1.320.151
1.536.305
5.249.333
Tasso di Crescita 04..08
Flessibili: circa 120%
Fonte dati: ARIFL, Osservatorio Federato Mercato del Lavoro della Regione Lombardia
Elaborazione dati: CRISP - Centro di Ricerca Interuniversitario per i Servizi di Pubblica Utilit
0
200.000
400.000
600.000
800.000
1.000.000
1.200.000
1.400.000
1.600.000
1.800.000
2004 2005 2006 2007 2008
701.580
780.641
910.656
1.320.151
1.536.305
605.419
569.164
629.866
767.447
631.760
Flessibili
Non flessibili
assunzioni (avviamenti) da parte delle aziende. Se raggrup-
piamo le tipologie contrattuali in non flessibili o permanenti
(tempo indeterminato e apprendistato) e flessibili (interinale,
tempo determinato, Co.Co.Pro.) si osserva un tasso di cresci-
ta nel periodo pari al 120% delle forme flessibili che somma-
te, negli anni arrivano ad acquisire un valore pari a oltre 5
milioni di contratti contro un valore pari a oltre 3 milioni delle
forme non flessibili (fig. 1).
Lindicatore di mobilit applicato allanno 2008, denominato
Total Worker Tournover (TWT), raggiunge complessivamen-
te un valore pari al 34% circa, con una tendenza sostanzial-
mente in crescita negli ultimi anni. Osservando il TWT per
LIMPATTO SULLOCCUPAZIONE DEI CAMBIAMENTI IN ATTO NEL MERCATO DEL LAVORO 9
Fig. 2
INDICATORE della Mobilit del Mercato del Lavoro
Regione Lombardia, anno 2008
TWT
Avv|at| U Cessat|
D|pendent|
33,8
Commerc|o e serv|z|
Avv|at| U Cessat| 786.740
D|pendent| 2.028392
TWT
Commercio e
servizi
38,8
TWT
Industria 27,6
Industr|a
Avv|at| U Cessat| 289.007
D|pendent| 1.047.000
Fonte dati: ISTAT e ARIFL, Osservatorio Federato Mercato del Lavoro della Regione Lombardia
Elaborazione dati: CRISP Centro di Ricerca Interuniversitario per i Servizi di Pubblica Utilit
Fig. 3
DINAMICA del Mercato del Lavoro
Regione Lombardia , anni 2004 2008
EVENTI
Il 24% degli avviamenti coinvolge popolazione straniera
Lvento 2004 200S 2006 2007 2008
1ota|e
comp|ess|vo
Va|ore
AvvlamenLo 1.380 1.423 1.60S 2.1S6 2.201 8.767 S1
Cessazlone 1.181 1.311 1.418 1.891 1.891 7.693 4S
roroga 49 43 47 SS 267 462 3
1rasformazlone 29 33 33 2S 89 211 1
1ota|e
comp|ess|vo
2.640 2.811 3.104 4.129 4.448 17.134 100
valori espressi in migliaia
Fonte dati: ARIFL, Osservatorio Federato Mercato del Lavoro della Regione Lombardia
Elaborazione dati: CRISP Centro di Ricerca Interuniversitario per i Servizi di Pubblica Utilit
settore di attivit economica, il valore sale al 39% per il com-
mercio e servizi e si attesta su un valore percentuale pari a
circa il 27% per lindustria (fig. 2).
Pur non avendo costruito tale indicatore a livello pluriennale
con un buon grado di certezza, si pu affermare che nellarco
di tre anni la mobilit della popolazione lavorativa dipendente
pu raggiungere e superare un valore pari al 50% della forza di
lavoro territoriale regionale.
Lalto livello di mobilit, certamente influenzato da diversi fat-
tori (settori economici di attivit, esigenze di flessibilit azien-
dali, trasparenza informativa sulle opportunit lavorative ecc.)
10 IL LAVORO: LESPERIENZA DELLIO IN AZIONE
Fig. 4
Durate medie delle diverse Tipologie contrattuali
Regione Lombardia, anni 2004 ... 2008
Tipologia contrattuale
Tempo indeterminato
Apprendistato
Tempo Determinato
Co.Co.Co
Lavoro Interinale
Durata media mesi*
12
12
6
7
2
Fonte dati: ARIFL, Osservatorio Federato Mercato del Lavoro della Regione Lombardia
Elaborazione dati: CRISP - Centro di Ricerca Interuniversitario per i Servizi di Pubblica Utilit
* Rapporti conclusi
rappresenta un elemento fortemente caratteristico del mercato
del lavoro odierno (fig. 3).
Circa il 70% dei contratti avviati si chiude nel periodo di
osservazione; contratti di lavoro che hanno una durata media
sempre pi breve per tutte le forme contrattuali in essere. In
particolare si osserva, per le principali forme contrattuali di
tipo subordinato, utilizzate nei diversi settori economici del
mercato, una durata media (in mesi solari) pari a circa 12 mesi
per il tempo indeterminato, 12 mesi per lapprendistato, 6 mesi
per contratto a tempo determinato, 7 mesi per i Co.Co.Pro. e 2
mesi per il lavoro interinale (fig. 4).
La breve durata di tutte le tipologie contrattuali particolar-
mente significativa per descrivere, come sopra gi ricordato,
11 LIMPATTO SULLOCCUPAZIONE DEI CAMBIAMENTI IN ATTO NEL MERCATO DEL LAVORO
IL LAVORO: LESPERIENZA DELLIO IN AZIONE 12
lelevata mobilit del mercato del lavoro degli ultimi anni, ele-
mento che interessa la quasi totalit delle tipologie contrattuali
in essere.
Si possono distinguere, tra le persone interessate, coloro che si
muovono senza problemi, sono cio in grado di cogliere le
opportunit che il mercato gli offre e si stabilizzano in con-
tratti a tempo indeterminato o migliorano la loro condizione
lavorativa ( la maggior parte della popolazione osservata
circa il 70%) e coloro che rimangono stabili-fermi in forme
contrattuali flessibili, interinale o tempo determinato, o peg-
giorano il loro percorso, il restante 30%.
La popolazione stabile o in altri termini che permane in una
forma contrattuale flessibile, pari a oltre 508.000 persone, per
il 74% stabile nel contratto a tempo determinato, per il 17%
nel Co.Co.Pro. e per il 9% nellinterinale.
Nella distribuzione per classi di et, si nota per tutti una con-
centrazione maggiore nella classe di et che va dai 15 ai 29
anni con una accentuazione per gli stabili nellinterinale e,
fenomeno estremamente critico, un innalzamento della con-
centrazione della quota nei contratti Co.Co.Pro. per gli oltre
cinquantenni. Le persone che peggiorano il loro percorso con-
trattuale sono oltre 342.000; la quota maggiore, circa il 73%,
collocata nel passaggio da contratto a tempo indeterminato
verso contratti flessibili in particolare il tempo determinato.
Contrariamente a quanto avviene per gli stabili in forme fles-
sibili, coloro che peggiorano da indeterminato a forme con-
trattuali flessibili si collocano maggiormente nelle classi di et
sopra i 30 anni (il 76%, di cui il 42% tra i 30 e i 40 anni e il
34% sopra i 40 anni).
evidente che queste persone vivono una situazione di diffi-
colt, di criticit in quanto la maggior parte di esse non riesce
LIMPATTO SULLOCCUPAZIONE DEI CAMBIAMENTI IN ATTO NEL MERCATO DEL LAVORO 13
o fa molta fatica a trovare un percorso professionale e lavora-
tivo di crescita.
Si possono, in estrema sintesi, rappresentare due tipologie di
soggetti: la prima costituita da coloro che sono stabili nel
tempo indeterminato o migliorano la loro condizione contrat-
tuale e la seconda che comprende coloro che sono stabili in
forme flessibili o peggiorano la loro condizione contrattuale;
pur con accenti e condizioni diverse queste persone (la popo-
lazione appartenente ai diversi cluster chiaramente rappre-
sentabile in differenti sotto gruppi con gradi di criticit o posi-
tivit differenti) hanno in comune una esigenza: essere aiutate
e sostenute nei momenti di cambiamento del loro percorso.
Dai cambiamenti in atto
alcuni spunti di riflessione
Le analisi e osservazioni sopra esposte, pur nella loro essen-
zialit e sinteticit, consentono di sollevare alcuni spunti di
riflessione con lobiettivo di avviare un lavoro di approfondi-
mento sui diversi segmenti che costituiscono lodierno merca-
to del lavoro. In particolare si intendono evidenziare alcune
criticit che impattano sui diversi attori del mercato.
Istituzioni e politiche per il lavoro
Il sistema delle politiche per il lavoro, ai vari livelli di respon-
sabilit delle istituzioni a esse preposto, deve certamente esse-
re rivisto nellottica di migliorare la capacit di risposta alle
mutate caratteristiche del mercato ed esigenze delle persone e
imprese. Laccento viene qui posto sui modelli e sistemi di
protezione sociale (il sistema degli ammortizzatori sociali) e
su quello dei servizi (incontro domanda e offerta, formazione,
IL LAVORO: LESPERIENZA DELLIO IN AZIONE 14
accompagnamento...). La crisi economica internazionale ha
forzatamente imposto interventi che mostrano, al netto di evi-
denze comuni impermeate sul sostegno economico connesso
alla perdita del lavoro, due differenti approcci: uno teso a una
maggiore "stabilit garantita" (revisione della normativa con-
trattuale, il cosiddetto contratto unico a tempo indeterminato)
accompagnata da interventi di allargamento delle regole di uti-
lizzo degli ammortizzatori sociali a soggetti che fino a poco
tempo fa non potevano usufruirne (lavoratori flessibili - interi-
nali, con contratti a tempo determinato, Co.Co.Pro., ma anche
imprese che fino allo scorso anno non potevano usufruire della
cassa integrazione - artigiani, piccole unit commerciali e dei
servizi in senso lato); il secondo punta sulla creazione di un
sistema cooperativo/collaborativo tra i diversi attori del mer-
cato (istituzioni, operatori, persone, aziende) coniugando ser-
vizi con sostegno al reddito (si veda la dote lavoro
Lombardia).
Le persone, i lavoratori e le imprese
Le trasformazioni socio economiche intercorse negli ultimi
decenni cambiano radicalmente il lavoro sia nella forma che
nel contenuto. Laspetto pi significativo e con i maggiori
effetti sulla vita delle persone sicuramente il cambiamento
nella forma del lavoro. Venendo meno la stabilit originaria
delle organizzazioni e crescendo limplementazione di model-
li produttivi e organizzativi flessibili diventa pressoch impen-
sabile per le persone puntare esclusivamente sulla ricerca del
posto di lavoro che dura una vita allinterno della stessa
organizzazione, con la garanzia di una crescita professionale
(carriera) lenta e strutturata. Lesperienza lavorativa pi rea-
LIMPATTO SULLOCCUPAZIONE DEI CAMBIAMENTI IN ATTO NEL MERCATO DEL LAVORO 15
listicamente rappresentabile come un percorso lavorativo,
che pu svolgersi in settori e con mansioni molto diverse, che
richiede competenze e conoscenze forse anche piuttosto lonta-
ne tra loro.
Ci che si osserva oggi, e che probabilmente caratterizzer il
futuro del lavoro, un aumento considerevole della mobilit
occupazionale e professionale tra settori (anche piuttosto
diversi tra loro), tra imprese (diverse per dimensione, compar-
to di attivit ecc.) e allinterno della medesima organizzazione
(diversa posizione professionale, diverse mansioni da svolge-
re). Il cambiamento nella forma del lavoro non si esaurisce in
un incremento della mobilit a tutti i livelli, ma si manifesta
anche dal punto di vista dellorganizzazione del lavoro. Le
nuove strategie di gestione flessibile delle risorse umane adot-
tate dalle imprese, naturalmente sotto il vincolo delle norme
esistenti, modificano le posizioni (dipendente, indipendente,
collaboratore ecc.), la durata del rapporto (indeterminato,
determinato, a progetto ecc.), limpegno temporale (part time,
full time), i luoghi (tele-lavoro ecc.) e la retribuzione, quale
parte fondamentale di un rapporto di lavoro, rendendola pi
variabile e correlata ai risultati personali e aziendali.
Sullo sfondo esiste un possibile rischio, per le imprese, di con-
tinua perdita del capitale umano; limpresa rischia per molti
lavoratori di diventare un punto di passaggio pi o meno inte-
ressante in funzione solo di alcune condizioni, di alcuni limi-
tati fattori che fanno parte di un rapporto di lavoro (condizio-
ni economiche, ruolo, orari, valenza dellesperienza per lo svi-
luppo del proprio curriculum vitae ecc.) tralasciando il legame
e il coinvolgimento della persona nello scopo dellimpresa,
nella partecipazione e costruzione del suo sviluppo.
Sistema e organizzazioni di servizio
La liberalizzazione del mercato del lavoro, iniziata circa dieci
anni fa, apre uno scenario di maggiore competitivit per le
organizzazioni di servizi, in un mercato che contemporanea-
mente richiede forte corresponsabilit nella risposta alle esi-
genze delle persone che cercano sicurezza per il loro futuro
lavorativo.
Si apre cos il tema della capacit del sistema del lavoro
(agenzie per il lavoro, istituzioni pubbliche di servizi, organiz-
zazioni datoriali e sindacali ecc.) di coniugare correttamente
lesigenza di flessibilit dellimpresa (oggi sempre pi indi-
spensabile per competere nel mercato globale) e la risposta
puntuale ai bisogni delle persone nel loro percorso e quindi
della qualit dei servizi disponibili.
evidente che il sistema in essere, basato sul paradigma del
posto fisso per la vita, ha fatto il suo tempo e non pi ade-
guato. Come riformare e sviluppare il sistema dei servizi per il
lavoro perch sia possibile supportare le persone ad accettare
la sfida del cambiamento? quali possono essere i cambiamenti
richiesti ai modelli organizzativi di agenzia? questo un tema
poco trattato nel nostro Paese e che necessita maggiore atten-
zione al fine di contribuire fattivamente e non ideologicamen-
te allo sviluppo di un mercato del lavoro in cui ciascuno veda
stimolata la propria responsabilit e tutelata la propria dignit.
Pi precisamente si apre il tema, per le imprese di servizi, di
aumentare la capacit di rispondere velocemente alle richieste
delle imprese loro committenti e nel contempo di tenere conto
delle esigenze di sviluppo corretto del percorso del singolo
individuo, evitando il rischio di perdere o trascurare una carat-
teristica fondamentale: imprese caratterizzate da un forte
scopo sociale.
16 IL LAVORO: LESPERIENZA DELLIO IN AZIONE
LIMPATTO SULLOCCUPAZIONE DEI CAMBIAMENTI IN ATTO NEL MERCATO DEL LAVORO 17
Questi sono alcuni spunti di criticit, di riflessione che posso-
no essere affrontati diversamente in funzione della concezione
che abbiamo del lavoro. Concezione che non pu essere una
premessa a cui segue un pi o meno brillante svolgimento del
tema, ma il punto che giudica il tentativo di risposta alle solle-
citazioni che la realt continuamente pone.
Giorgio Vittadini
Il lavoro:
lesperienza dellio in azione
Il mio contributo prende le mosse dal libro Lio, il potere, le
opere, nel quale don Luigi Giussani afferma: il lavoro
lespressione totale della persona [] in quanto luomo rap-
porto con linfinito, con leterno, col Mistero, [] allora il la-
voro prende veramente tutto e tutte le espressioni della persona.
Si chiama lavoro tutto ci che esprime la persona come rapporto
con linfinito. Perch per il muratore o il minatore i gesti che
fanno, mettendo su un mattone o zappando un sotterraneo, sono
rapporto con Dio: per questo devono essere rispettati, per que-
sto devono essere oggetto di giustizia reale e di amore anche, e
quindi di aiuto (L. Giussani, Lio, il potere, le opere, Marietti,
Genova 2000, p. 69). Ci significa che non si pu essere alie-
nati contro la propria volont: se un uomo se stesso fino in
fondo, ed mosso dal desiderio di verit, di giustizia e di bel-
lezza, lavorando ha modo di esprimere la sua personalit e di ac-
cettare le circostanze in cui si imbatte, in qualunque condizione
si trovi. Si lavora per trasformare la realt, per renderla pi vi-
cina al desiderio che ci costituisce nel profondo. Il primo punto
da evidenziare dunque che possibile esprimere la propria per-
IL LAVORO: LESPERIENZA DELLIO IN AZIONE 20
sonalit nel lavoro nella misura in cui non si riduce il proprio de-
siderio, ma lo si mette in gioco; cos facendo, in qualsiasi con-
dizione ci si trovi a operare, si sar in grado di mettersi in rap-
porto con la realt vivendola come segno di unultima positivit.
Questo diventa vero soprattutto per chi vive lesperienza cri-
stiana, e riconosce nella realt la presenza di Dio che si fatto
carne e, attraverso lAscensione, dimora nelle circostanze; al-
meno come spunto per unesperienza possibile a chiunque.
Un uomo vive unalienazione nella misura in cui riduce il suo
desiderio. E questo accade di solito in due modi. Il primo
quando si riduce il valore del lavoro alla sola carriera, cio al-
lottenimento di una posizione di prestigio e potere, non come
strumento per una pi efficace trasformazione della realt, ma
come scopo in s. Laltra modalit di alienazione confondere
una sacrosanta esigenza di stabilit, con unidea di occupa-
zione come diritto da pretendere a prescindere da tutto. Tutto
questo indica con chiarezza i limiti sia della mentalit liberista
che di quella marxista: lalienazione figlia della mancanza di
significato, non delle condizioni in cui ci si trova. I momenti di
difficolt e di crisi, in tutte le posizioni di lavoro (dipendente,
manuale, imprenditoriale) possono essere superati solo vi-
vendo fino in fondo quello che don Giussani chiama senso re-
ligioso: la tensione a vivere un significato in qualunque circo-
stanza ci si imbatta. Il primo punto di cambiamento unidea di
s come qualcosa di pi grande dei condizionamenti imposti dal
sistema.
Il professor Marco Martini diceva che i limiti dello sviluppo
economico, in teoria, sarebbero stati raggiunti gi nel
Settecento, tant vero che si sono sviluppate teorie come quel-
la di Malthus sulla fine dello sviluppo, ma che stato uno
scatto nel soggetto umano a permettere di superare questi
IL LAVORO: LESPERIENZA DELLIO IN AZIONE 21
limiti, generando nuovo sviluppo e nuove risorse. Ogni conce-
zione meccanicista che descrive un sistema in modo statico
necessariamente limitata: il soggetto che protagonista del
lavoro sempre pi grande delle capacit del sistema stesso.
Ci non significa non tener conto (come afferma anche il
Papa) dei suoi limiti: sulla questione dellambiente, per esem-
pio, un soggetto alienato da se stesso quello che distrugge
senza criterio le risorse del pianeta. per un problema che
non pu essere risolto semplicemente attraverso linserimento
di nuove regole, ma solo da un soggetto umano equilibrato,
consapevole della scarsit delle risorse e della necessit di dis-
tribuirle in modo equo.
Educare le persone alla ricerca di un significato
La questione pi urgente dunque educare le persone alla
ricerca di un significato, guidando lesperienza elementare
presente in ciascuno ad avere uno sguardo che tenga conto di
tutti i fattori. Prima ancora che listruzione quello che manca
leducazione. Nei primi capitoli de Il senso religioso don
Giussani, affrontando il tema del realismo, della ragionevolez-
za e della moralit, afferma che essere morali e adeguati alla
realt significa sviluppare in modo equilibrato tutti gli aspetti
della propria personalit. Il lavoro il punto dove viene alla
luce questa mancanza di equilibrio, perch quasi inevitabile
focalizzarsi su un aspetto parziale. C una mancanza di edu-
cazione a tenere conto di tutti i fattori, per cui o si sacrifica
tutto per la carriera oppure si persegue lutopia di un astratto
diritto alloccupazione, e se il lavoro non c si cerca di assi-
curare artificialmente la presenza di condizioni in cui ci si illu-
da di lavorare.
Leducazione valorizza tutti gli aspetti del soggetto umano in
termini equilibrati, ma non pu aver luogo in solitudine, come
ricordava don Giussani nel suo intervento ad Assago nel 1987
(in Lio, il potere, le opere, cit.), accennando a movimenti, luo-
ghi, realt che permettano unesperienza di questo tipo.
Lalternativa altrimenti tornare alle teorie di Hobbes e di
Smith, per cui, dato che luomo non capace di superare i pro-
pri limiti, occorre organizzare il lavoro in modo coercitivo,
oppure sviluppare un sistema sociale egoistico nel quale lo svi-
luppo generale assicurato da pochi a discapito di molti, come
si sente dire in questo momento di crisi in cui si parla di uno
sviluppo senza occupazione.
Occorrono dunque movimenti, realt sociali e associative dove
questa educazione al significato di ci che si fa venga conti-
nuamente tenuta presente, e dove lio, che non sostituibile,
venga messo in condizione di esprimersi. Questo possibile
anche in una piccola realt aziendale che, senza confondere
paternalisticamente i ruoli, pu essere un luogo dove venga
assicurata uneducazione al lavoro, e dove realt associative di
impresa o realt sindacali assicurino, con modalit diverse,
anche in dialettica fra loro, la permanenza di diversi aspetti
fondamentali a cui le persone vengano richiamate. Altri luoghi
come la famiglia, la scuola e altre realt educative come la
Chiesa, educando a un significato generale, insegnano ad
affrontare anche il lavoro in modo particolare. Anche per ci
che riguarda lincremento del capitale umano, oltre allinse-
gnamento di un lavoro, fondamentale tutto ci che pu valo-
rizzare liniziativa dellio, che poi si rifletter anche sul
lavoro. Riassumendo, i primi due punti che abbiamo trattato
sono, prima di tutto, lirriducibilit dellio come domanda di
significato, non alienabile contro la sua volont, e poi la neces-
22 IL LAVORO: LESPERIENZA DELLIO IN AZIONE
sit di luoghi di educazione in cui le persone abbiano la possi-
bilit di esprimersi.
A ognuno il suo lavoro
Il terzo postulato si pu riassumere con lespressione a ognu-
no il suo lavoro: lo scopo di un sistema del lavoro che cia-
scuno possa avere il suo impiego. Noi non potremo mai con-
cepire un sistema come quello dei kulaki russi, in cui una parte
della popolazione stata lasciata arricchire per poi essere mas-
sacrata, in modo da far crescere il benessere collettivo, perch
lo scopo di unattivit economica che ogni io, unico e irri-
petibile, che si affaccia una volta sola sulla scena del mondo,
possa stare meglio esprimendo le sue potenzialit. Qualunque
motivo che subordini a un progetto astratto il breve periodo
della vita di un uomo non tollerabile, come non pu esserlo
concepire tranquillamente la disoccupazione come un aspetto
normale di un sistema che cresce. Su questo punto don
Giussani ha scritto pagine indimenticabili, in cui afferma la
necessit fondamentale che tutti lavorino perch tutti possano
esprimere la loro personalit.
Questo comporta alcune conseguenze. Per prima cosa occorre
evitare il manicheismo, presente anche nel mondo cattolico,
per cui da una parte si afferma la necessit di creare lavoro, e
dallaltra si stigmatizza il fatto che qualcuno dia vita a impre-
se che creano ricchezza e occupazione. Il lavoro non qualco-
sa che pu essere inventato dallo Stato, occorre una capacit
imprenditoriale che sappia creare ricchezza in un Paese.
Secondo una concezione propria di un certo mondo sindacale
e di un certo mondo cattolico, il problema della distribuzione
delle risorse e delloccupazione affrontato a prescindere dal
23 IL LAVORO: LESPERIENZA DELLIO IN AZIONE
tema dello sviluppo, mentre indispensabile innanzitutto che
ci sia qualcuno che investa e crei ricchezza. Allo stesso tempo,
se il lavoro condizione dellespressione dellio, in ogni
situazione lavorativa devono essere garantite condizioni di
giustizia che evitino ogni tipo di sfruttamento.
Lo sviluppo e la giustizia sociale sono due aspetti strettamen-
te connessi, e questo un tema che ci mette in polemica rispet-
to alle concezioni che vanno per la maggiore, e che si collega
allo slogan coniato tanti anni fa dal professor Martini: dal
posto al percorso.
Se vero che il problema creare ricchezza, il passaggio dal
posto al percorso auspicabile, perch compiendo un percor-
so si ha la possibilit di migliorare, di accrescere la propria
capacit di creare lavoro e di rispondere allesigenza di occu-
pazione. Questo slogan non implica necessariamente il ricorso
al precariato, ma anzi pu essere benissimo coniugato con la
stabilit, perch il bisogno di una piccola e media impresa non
di avere della gente che va e viene, dal momento che il suo
valore aggiunto, nel lungo periodo, connesso proprio alla sua
stabilit.
Daltra parte, lottare contro il precariato non significa soste-
nere una politica egualitaria dove salari, stipendi e qualifiche
non sono legate a capacit personali e produttivit, come pur-
troppo succede, per esempio, nel mondo della scuola. Non
strano che nella nuova riforma universitaria ci sia tutto allin-
fuori dellidea di premiare il merito? Le universit straniere
funzionano come le squadre di calcio, si accaparrano i profes-
sori migliori, diversificando gli stipendi, per stimolare allec-
cellenza. Questo da noi inconcepibile, come pure manca
totalmente lidea di una educazione permanente. Tutta la clas-
se dirigente americana, compresi gli insegnanti, torna alluni-
24 IL LAVORO: LESPERIENZA DELLIO IN AZIONE
IL LAVORO: LESPERIENZA DELLIO IN AZIONE 25
versit verso i trentanni, dopo aver effettuato un certo per-
corso professionale perch lapprendimento continuo consi-
derato un elemento fondamentale. Il nostro sistema educativo
invece fa s che il 98% degli italiani smettano di formarsi
dopo gli anni delluniversit. Tra laltro, assurdo che la for-
mazione di alto livello sia affidata ai sindacati e alla
Confindustria, e non alle universit, che dovrebbero gestire al
meglio questo segmento della formazione, utilizzando risorse
che giacciono inutilizzate.
Prevedere percorsi alternativi
C per un ulteriore passaggio: non tutti possono compiere un
percorso, perch le condizioni personali e sociali non sono
uguali per tutti, e non riconoscerlo vuol dire pretendere di eli-
minare la diversit umana. Facciamo degli esempi: ci sono
giovani che fanno fatica a entrare nel mondo del lavoro non
solo e non sempre perch non ne hanno voglia, ma perch non
ne hanno le capacit. C gente che costretta a uscire dal
mercato del lavoro a cinquantanni, perch una multinazionale
quando uno costa molto e non ha pi il dinamismo di prima,
tendenzialmente lo elimina; reinserirsi allo stesso livello
impossibile, ma non vengono offerti mercati alternativi. Il
mercato del lavoro deve prevedere posti che non possono esse-
re percorsi, a partire dalle caratteristiche delle persone, senza
scadere nellassistenzialismo. Il mondo del non profit potreb-
be essere un mercato alternativo per ex manager che, estro-
messi a cinquantanni dal mercato del lavoro, evidentemente
non guadagnerebbero pi quello che guadagnavano prima, ma
avrebbero la possibilit di intraprendere carriere alternative;
oppure occorrerebbe prevedere degli impieghi rivolti a gente
IL LAVORO: LESPERIENZA DELLIO IN AZIONE 26
priva di istruzione, di capacit o di competenze. Lattenzione a
chi non riesce a inserirsi corregge il discorso dal posto al per-
corso, perch, se il valore fondamentale la persona, bisogna
prevedere anche percorsi alternativi.
Lultimo aspetto che voglio sottolineare che le politiche atti-
ve del mercato del lavoro devono essere flessibili, intelligenti,
creative, continuamente modificabili a seconda del tipo di esi-
genze che si incontrano. Il percorso intrapreso anni fa che con-
siderava anche il lavoro interinale come parte di un mercato
del lavoro concepito come un tuttuno, in cui ognuno pu tro-
vare un posto, anche riqualificandosi, una questione fonda-
mentale, che si impatta armoniosamente col fatto che oggi, per
assicurare a tutti un impiego (permettendo che qualcuno giun-
ga al vertice, ma che tutti gli altri possano vivere), occorre pre-
vedere un sistema di strumenti il pi possibile variegati, quasi
personalizzati.
Tutto ci radicalmente in opposizione con chi ritiene che la
politica attiva del mercato del lavoro debba sparire, e che
sostanzialmente si debbano dare stipendi fissi a tutti quelli che
si trovano disoccupati, nellattesa che il mercato li riassorba.
Questo significa avere una fiducia nella capacit di intervento
del mercato a dir poco fideistica, e concepire lo Stato sostan-
zialmente come un ente assistenziale. Da questo punto di vista
tra le politiche attive del mercato del lavoro andrebbe incluso
il sostegno a realt, come quelle non profit, che possono assi-
curare un lavoro non assistenziale, ma reale. Cos pure, grazie
alla recente riforma che prevede la possibilit di cooperative
miste che possono fornire assistenza agli handicappati, ma
anche creare lavoro, si rende possibile una forma di integra-
zione sociale, permettendo a gente che era fuori dal mercato
del lavoro di rientrare.
IL LAVORO: LESPERIENZA DELLIO IN AZIONE 27
Si tratta di un punto tendenzialmente rivoluzionario: nel set-
tembre 2009 durante un seminario ad Assisi, padre
Compagnoni, rettore emerito della Pontificia Universit San
Tommaso, affermava addirittura che sul tema del lavoro la
riflessione della Dottrina sociale della Chiesa comincia di fatto
con Giovanni Paolo II e con don Giussani, mentre prima era un
tema trattato in termini difensivi, rispetto ai limiti delle conce-
zioni marxista e liberista; con la Laborem Exercens il tema del
lavoro inizia a essere affrontato in termini propositivi nuovi.
Una riflessione basata sulla concezione del lavoro come
espressione di s, anche in polemica con le ideologie sinora
dominanti, costituisce una battaglia culturale ancora tutta da
sviluppare.
Solo un soggetto umano diverso in azione pu offrire, dal
punto di vista sia teorico che operativo, validi spunti di dialo-
go e di discussione al mondo sindacale, imprenditoriale e
sociale.
I Quaderni della Sussidiariet
Quaderno n. 1
Famiglia e DiCo: una mutazione antropologica
Quaderno n. 2
Il rischio di educare nella scuola
Quaderno n. 3
Persona e Stato
Quaderno n. 4
Questioni di biopolitica
Quaderno n. 5
Una scuola che insegna a ragionare: il metodo dell'esperienza
Quaderno n. 6
Coscienza religiosa e cultura moderna:
percorsi della ragione e dell'istruzione
Quaderno n. 7
La rivincita della responsabilit.
A proposito della nuova Legge per il federalismo fiscale
Quaderno n. 8
La consegna tradita. Riflessioni sul senso della storia