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Politecnico di Milano

Corso di Analisi e Geometria 1


Federico Lastaria
federico.lastaria@polimi.it
Le derivate
Ottobre 2010.
Indice
1 Derivate 1
1.1 Denizione di derivata . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 1
1.2 Dierenziabilit`a . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 3
1.3 Il dierenziale. Approssimazione al primo ordine. . . . . . . . . . . . . . . . . 5
2 Regole sulle derivate 6
2.1 Derivata della somma . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 6
2.2 Derivata del prodotto . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 6
2.3 Derivata della funzione composta . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 7
2.4 Derivata della funzione inversa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 8
2.5 Derivata della funzione reciproca
1
f
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 8
2.6 Derivata del quoziente . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 9
2.7 Derivata di x
n
, n N . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 9
2.8 Alcuni limiti importanti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 10
2.9 Derivata di exp e log . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 12
2.10 Derivata di x

, ( R, x > 0) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 14
2.11 Derivata di sinx e cos x . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 14
3 Nota storica. Fluenti e ussioni 15
1 Derivate
1.1 Denizione di derivata
Sia I
f
R una funzione denita su un intervallo aperto I dellasse reale e sia x
0
un punto
di I. Si chiama rapporto incrementale di f relativo ad x
0
la funzione
x
f(x) f(x
0
)
x x
0
(1.1)
che risulta denita in I \ {x
0
}.
1
Denizione 1.1 Si dice derivata di f nel punto x
0
il limite, quando esso esiste nito, del
rapporto incrementale relativo ad x
0
al tendere di x a 0, vale a dire il
lim
xx
0
f(x) f(x
0
)
x x
0
(1.2)
Posto x x
0
= h, tale limite si scrive nella forma equivalente
lim
h0
f(x
0
+ h) f(x
0
)
h
(1.3)
Se tale limite esiste, diremo che f `e derivabile in x
0
.
I simboli che pi` u spesso si usano per denotare la derivata di f in x
0
sono:
f

(x
0
), Df (x
0
),

f(x
0
),
_
df
dx
_
x=x
0
Derivata a destra e a sinistra
La denizione di derivata si pu`o estendere al caso in cui il punto x
0
sia il primo o il seondo
estremo di un intervallo. Supponiamo che la funzione f, a valori reali, sia denita su un
intervallo chiuso [a, b]. Diremo che f `e derivabile a destra nel punto x
0
= a, se esiste (si
intende nito) il limite del rapporto incrementale quando x tende al punto x
0
da destra, cio`e
quando esiste nito il
lim
xx
+
0
f(x) f(x
0
)
x x
0
(1.4)
Se tale limite esiste nito, si chiamer`a derivata a destra e lo si indicher`a con
f

+
(x
0
)
In modo analogo, una funzione reale f, denita su un intervallo [a, b], si dice derivabile in
x
0
= b se esiste il limite
lim
xx

0
f(x) f(x
0
)
x x
0
(1.5)
che si denoter`a (quando esiste nito) con il simbolo
f

(x
0
)
e si chiamer`a derivata a sinistra nel punto b.
A volte useremo ancora il simbolo f

, al posto di f

+
o f

, quando il signicato dei simboli


`e chiaro dal contesto.
Funzioni derivabili in un intervallo
Diremo che una funzione I
f
R, denita su un intervallo I R (che potrebbe essere chiuso
o no, limitato o no) `e derivabile in I, se ammette derivata in tutti i punti interni di I e inoltre
ammette derivata destra nel primo estremo di I e derivata sinistra nel secondo estremo di I,
quando questi estremi appartengono a I.
2
Se f `e derivabile in tutto I, si viene allora a denire una nuova funzione
I
f

R (1.6)
chiamata la funzione derivata di f, anchessa denita su I.
Se anche f

`e derivabile su tutto I, avremo la derivata seconda f

, ancora denita su I e
cos` via. La derivata n-esima (se esiste) verr`a indicata con il simbolo f
(n)
.
1.2 Dierenziabilit`a
Per denizione di derivata, se f `e derivabile in x
0
, si ha
f(x
0
+ h) f(x
0
)
h
= f

(x
0
) + (h) (1.7)
dove (h) `e una funzione innitesima con h, cio`e una funzione che tende a zero quando h
tende a zero:
lim
h0
(h) = 0 (1.8)
Possiamo scrivere luguaglianza 1.7 come
f(x
0
+ h) f(x
0
) = f

(x
0
) h + h(h) (con lim
h0
(h) = 0). (1.9)
Come primo risultato, deduciamo subito il
Teorema 1.2 (Derivabilit`a implica continuit`a) Se f `e derivabile in x
0
, allora `e contin-
ua in x
0
.
Dimostrazione. Quando h tende a zero, il secondo membro di 1.9 tende a zero. Allora si ha
lim
h0
[f(x
0
+ h) f(x
0
)] = 0, ossia lim
h0
f(x
0
+ h) = f(x
0
)
Questo prova che f `e continua in x
0
. 2
Prima di procedere, ricordiamo la notazione o-piccolo. Siano f(x) e g(x) due funzioni
denite in un intorno di x
0
. Si dice che f(x) `e o(g(x)) (si legge: o-piccolo di g(x)) per
x x
0
, se lim
xx
0
f(x)/g(x) = 0:
f(x) `e o(g(x)) per x x
0
significa : lim
xx
0
f(x)
g(x)
= 0 (1.10)
Ad esempio, f(x) = x
2
`e o(x), quando x 0. Un altro esempio: se f(x) = x
5
e g(x) = x
3
,
allora f(x) `e o(g(x)) per x 0. Se f(x) `e o(g(x)), per x x
0
, potremo dire che f(x) `e
trascurabile rispetto a g(x), per x 0.
1
1
Se f(x) `e un o-piccolo di x (per x x
0
), si scrive anche f(x) = o(x). Per` o in questo contesto il simbolo =
va usato con cautela, perche o(x) non designa alcuna particolare funzione, ma una propriet`a di una funzione,
ossia un insieme di funzioni (linsieme di tutte le funzioni per le quali lim
x0
f(x)/x = 0). Ad esempio, non
avrebbe senso usare la propriet`a transitiva delluguaglianza, nel senso che da x
2
= o(x) e x
3
= o(x) (per
x 0) non potremmo certo dedurre che la funzione x
2
`e uguale alla funzione x
3
(nemmeno in un intorno di
x
0
= 0). Quando si legge una uguaglianza del tipo f(x) = o(x), dovremmo pensare al simbolo = come a un
simbolo di appartenenza (pi` u che di uguaglianza).
3
Usando la notazione dello-piccolo, possiamo allora esprimere luguaglianza 1.7 nel modo
seguente.
Teorema 1.3 (Derivabilit`a implica dierenziabilit`a) Se una funzione f (reale, di varia-
bile reale) `e derivabile in x
0
, allora si pu`o scrivere, per h in un intorno di 0,
f(x
0
+ h) = f(x
0
) + f

(x
0
) h + o(h) (1.11)
Dimostrazione. Infatti, si ha ovviamente
lim
h0
f(x
0
+ h) f(x
0
) f

(x
0
) h
h
= 0
La propriet`a di dierenziabilit`a a sua volta implica la derivabilit`a di f in x
0
. Pi` u precisa-
mente, vale il seguente fatto.
Teorema 1.4 (Dierenziabilit`a implica derivabilit`a) Supponiamo che esista un numero
A R con la propriet`a che, per h vicino a 0, si possa scrivere:
f(x
0
+ h) = f(x
0
) + A h + o(h) (1.12)
Allora f `e derivabile in x
0
e f

(x
0
) = A.
Dimostrazione. La dimostrazione `e ovvia. Se vale la condizione di dierenziabilit`a 1.12, il
rapporto incrementale di f `e dato da:
f(x
0
+ h) f(x
0
)
h
= A +
o(h)
h
Quindi il limite del rapporto incrementale esiste ed `e uguale al numero A:
lim
h0
f(x
0
+ h) f(x
0
)
h
= lim
h0
_
A +
o(h)
h
_
= A + lim
h0
o(h)
h
= A
Esercizio 1.5 Dalluguaglianza
(x
0
+ h)
3
= x
3
0
+ 3x
2
0
h + 3x
0
h
2
+ h
3
dedurre che la derivata della funzione x
3
`e 3x
2
.
4
1.3 Il dierenziale. Approssimazione al primo ordine.
Denizione 1.6 Sia I
f
R (I R) una funzione derivabile in un punto x
0
I. Si chiama
dierenziale di f in x
0
, e si denota df
x
0
, lapplicazione lineare
R
df
x
0
R, h df
x
0
(h) = f

(x
0
) h (1.13)
Se f `e una funzione derivabile su tutto un intervallo I R, si chiama dierenziale di f,
e si denota df, la funzione che a ogni punto x I associa il dierenziale df
x
nel punto x.
Dunque il dierenziale df deve essere visto come una funzione di due variabili:
I R
df
R, (x, h) df
x
(h) (1.14)
Un problema cruciale `e approssimare il valore f(x
0
+h), per h piccolo, vicino a un punto x
0
in cui f sia derivabile. Vedremo che ci sono tante possibili approssimazioni di una funzione in
un intorno di un punto: approssimazioni al primo ordine, al secondo ordine, al terzo ordine
eccetera, a seconda della regolarit`a della funzione f. Con la derivata prima, possiamo denire
lapprossimazione al primo ordine.
Sappiamo che si ha:
f(x
0
+ h) = f(x
0
) + f

(x
0
) h + o(h) (1.15)
La approssimazione al primo ordine, o approssimazione lineare, di f in x
0
si ottiene trascu-
rando il termine o(h) e prendendo in considerazione, come valore approssimato di f(x
0
+h),
soltanto la somma di f(x
0
) con il dierenziale df
x
0
(h) = f

(x
0
) h. Dunque:
Lapprossimazione al primo ordine di f(x
0
+ h) `e
f(x
0
) + f

(x
0
) h (h piccolo) (1.16)
ovvero, in modo equivalente, lapprossimazione al primo ordine di f(x), vicino a x
0
, `e
f(x
0
) + f

(x
0
) (x x
0
) (x vicino a x
0
). (1.17)
Lequazione della retta tangente al graco di f(x) nel punto (x
0
, f(x
0
)) `e
y = f(x
0
) + f

(x
0
) (x x
0
) (1.18)
Dunque, dalla 1.17 segue che approssimare al primo ordine (o in modo lineare) una funzione
f(x) in un intorno di x
0
signica confondere, vicino a x
0
, il graco di f(x) con la retta
tangente nel punto di coordinate (x
0
, f(x
0
)).
Ad esempio, lapprossimazione lineare di sinx vicino a x
0
= 0 `e x. Infatti, sappiamo che
lim
x0
sinx
x
= 1
Questo signica che
sinx
x
1 = (x) `e una funzione che tende a zero per x 0. Dunque
sinx = x + x(x), con lim
x0
(x) = 0
5
Ricordando che sin0 = 0, possiamo dedurre che la derivata di sinx in x
0
= 0 `e uguale a
1 e che lapprossimazione lineare di sinx vicino a x
0
= 0 `e x. Interpretazione geometrica:
vicino allorigine, il graco di sinx si confonde (al primo ordine) con la retta tangente (che `e
la bisettrice del primo e del terzo quadrante).
2 Regole sulle derivate
2.1 Derivata della somma
Ricordiamo che la somma di due funzioni f e g `e la funzione denita da
(f + g)(x) = f(x) + g(x)
Teorema 2.1 (Derivata della somma) Siano f e g funzioni a valori reali, denite su un
intorno del punto x
0
e entrambe derivabili in x
0
. Allora la funzione f + g `e derivabile in x
0
e si ha
(f + g)

(x
0
) = f

(x
0
) + g

(x
0
) (2.1)
Dimostrazione. Il rapporto incrementale, a partire da x
0
, della funzione f + g si scrive:
(f + g)(x) (f + g)(x
0
)
x x
0
=
f(x) f(x
0
)
x x
0
+
g(x) g(x
0
)
x x
0
Quando x tende a x
0
il secondo membro tende a f

(x
0
) + g

(x
0
). 2
2.2 Derivata del prodotto
Date due funzioni f e g, a valori reali, il loro prodotto f g (oppure fg) `e la funzione denita
da
(f g)(x) = f(x) g(x)
Teorema 2.2 (Derivata del prodotto. Regola di Leibniz) Siano f(x) e g(x) funzioni
a valori reali, denite su un intorno del punto x
0
e entrambe derivabili in x
0
. Allora la
funzione prodotto f(x)g(x) `e derivabile in x
0
e
(f g)

(x
0
) = f

(x
0
)g(x
0
) + f(x
0
)g

(x
0
) (2.2)
Prima dimostrazione. Scriviamo il rapporto incrementale della funzione prodotto f g.
Notiamo che vale lidentit`a
f(x)g(x) f(x
0
)g(x
0
)
x x
0
= f(x)
g(x) g(x
0
)
x x
0
+ g(x
0
)
f(x) f(x
0
)
x x
0
che si ottiene con il trucco di sommare e sottrarre a secondo membro il termine f(x)g(x
0
).
Quando x tende a x
0
, il termine f(x) tende a f(x
0
) (per la continuit`a di f in x
0
), il rapporto
6
g(x) g(x
0
)
x x
0
tende a g

(x
0
) e il rapporto
f(x) f(x
0
)
x x
0
tende a f

(x
0
). Quindi il limite del
secondo membro, quando x tende a x
0
, esiste ed `e uguale a
f(x
0
)g

(x
0
) + f

(x
0
)g(x
0
)
Dunque la regola 2.2 `e dimostrata.
Seconda dimostrazione. Per ipotesi, f e g sono dierenziabili in x
0
. Questo signica che
f(x
0
+ h) = f(x
0
) + f

(x
0
)h + o(h), g(x
0
+ h) = g(x
0
) + g

(x
0
)h + o(h)
Scriviamo per semplicit`a p(x) = f(x)g(x). Allora p(x
0
+ h) = f(x
0
+ h)g(x
0
+ h) si scrive
nel modo seguente:
p(x
0
+ h) = f(x
0
+ h)g(x
0
+ h)
=
_
f(x
0
) + f

(x
0
)h + o(h)
_
g(x
0
) + g

(x
0
)h + o(h)

= p(x
0
) +
_
f

(x
0
)g(x
0
) + f(x
0
)g

(x
0
)

h +
+ (f(x
0
) + g(x
0
)o(h) + f

(x
0
)g

(x
0
)h
2
+ f

(x
0
)ho(h) + g

(x
0
)ho(h) + o(h)o(h)
. .
Tutto questo termine, chiamiamolo R(h), `e un o(h)
Il resto R(h) `e un o(h), in quanto somma di cinque termini, ciascuno dei quali `e un o(h).
Infatti, basta notare quanto segue: una costante per un o(h) `e un o(h); h
2
`e un o(h); ho(h)
`e un o(h); e o(h)o(h) `e un o(h). Queste ultime aermazioni sono tutte ovvie. In denitiva
abbiamo scritto il prodotto p(x
0
+ h) come:
p(x
0
+ h) = p(x
0
) +
_
f

(x
0
)g(x
0
) + f(x
0
)g

(x
0
)

h + o(h) (2.3)
Allora possiamo concludere che il prodotto p(x) `e dierenziabile in x
0
e che la sua derivata
in x
0
vale proprio
p

(x
0
) = f

(x
0
)g(x
0
) + f(x
0
)g

(x
0
)
2
2.3 Derivata della funzione composta
Teorema 2.3 (Derivata della funzione composta)
2
Se `e denita la funzione composta
g f, f `e derivabile in x
0
e g `e derivabile in y
0
= f(x
0
), allora g f `e derivabile in x
0
e si ha
(g f)

(x
0
) = g

(y
0
) f

(x
0
) (2.4)
Dimostrazione. Lipotesi che f sia derivabile in x
0
si pu`o scrivere
f(x
0
+ h) = f(x
0
) + f

(x
0
) h + (h) h (2.5)
dove (h) 0 quando h 0. Posto f

(x
0
) h + (h) h = k, la 2.5 si scrive
f(x
0
+ h) = f(x
0
) + k (2.6)
2
Questa regola `e chiamata chain rule (regola della catena) in inglese.
7
dove la quantit`a k tende a zero quando h tende a zero. Similmente, lipotesi che g sia
derivabile in y
0
= f(x
0
) si scrive
g(y
0
+ k) g(y
0
) = g

(y
0
) k + (k) k (2.7)
dove (k) 0 quando k 0. Scriviamo ora il rapporto incrementale di g f:
1
h
_
g(f(x
0
+ h)) g(f(x
0
))

=
1
h
_
g(f(x
0
) + k) g(f(x
0
))

(per la 2.6)
=
1
h
_
g(y
0
+ k) g(y
0
)

=
1
h
_
g

(y
0
) k + (k) k

(per la 2.7)
= g

(y
0
)
k
h
+ (k)
k
h
= g

(y
0
)
f(x
0
+ h) f(x
0
)
h
+ (k)
f(x
0
+ h) f(x
0
)
h
Quando h tende a zero, il termine g

(y
0
)
f(x
0
+ h) f(x
0
)
h
tende a g

(y
0
) f

(x
0
), mentre
il termine (k)
f(x
0
+ h) f(x
0
)
h
(prodotto di una quantit`a che tende a zero per una che
tende a un limite nito) tende a zero. La formula 2.7 `e quindi dimostrata. 2
2.4 Derivata della funzione inversa
Teorema 2.4 (Derivata della funzione inversa) Sia f una funzione reale denita su un
intervallo I e invertibile. Se f `e derivabile in un punto x
0
I, allora la funzione inversa f
1
`e derivabile nel punto y
0
= f(x
0
) e si ha
(f
1
)

(y
0
) =
1
f

(x
0
)
(2.8)
Dimostrazione. Poniamo x = f
1
(y). Scriviamo il rapporto incrementale di f
1
, a partire
a y
0
, come
f
1
(y) f
1
(y
0
)
y y
0
=
x x
0
f(x) f(x
0
)
=
1
_
f(x) f(x
0
)
_
/(x x
0
)
Ora si ricordi che se una funzione f `e continua su un intervallo e continua, anche la sua
inversa f
1
`e continua. Quindi, se y tende a y
0
, x tende a x
0
, e allora il limite a secondo
membro tende a
1
f

(x
0
)
. 2
2.5 Derivata della funzione reciproca
1
f
Teorema 2.5 (Derivata della funzione reciproca) Sia f una funzione reale denita in
un intorno di un punto x (ssato) in R, derivabile in x e diversa da zero in x. Allora la
funzione 1/f `e derivabile in x e si ha:
D
1
f(x)
=
f

(x)
_
f(x)

2
(2.9)
8
Osserviamo anzitutto che f, per ipotesi derivabile nel punto x, deve essere continua in x.
Quindi, essendo f(x) = 0, la funzione f si mantiene diversa da zero in tutto un intorno di x.
(Ad esempio, se f(x) > 0, esiste un intorno di x in cui f `e positiva). Ne segue che la funzione
1/f `e denita in un intorno di x, (perche il denominatore in quellintorno si mantiene diverso
da zero).
Dimostrazione. Il rapporto incrementale (rispetto al ssato punto x) si scrive:
1
h
_
1
f(x + h)

1
f(x)
_
=
1
h

f(x) f(x + h)
f(x)f(x + h)
Quando h tende a zero, il termine
1
h
(f(x) f(x + h)) tende a f

(x), mentre il denomi-


natore tende a f(x)
2
. Quindi il rapporto incrementale tende a
f

(x)
_
f(x)

2
. 2
2.6 Derivata del quoziente
Teorema 2.6 (Derivata del quoziente) Siano f(x) e g(x) due funzioni derivabili, con
g(x) = 0. Allora il rapporto f(x)/g(x) `e derivabile e si ha:
D
f(x)
g(x)
=
f

(x)g(x) f(x)g

(x)
_
g(x)

2
(2.10)
Dimostrazione. Basta notare che
f(x)
g(x)
= f(x)
1
g(x)
e usare la regola di Leibniz del prodotto
e la regola 2.10:
D
f(x)
g(x)
= D
_
f(x)
1
g(x)
_
= f

(x)
1
g(x)
+ f(x) D
1
g(x)
= f

(x)
1
g(x)
f(x)
g

(x)
[g(x)]
2
=
f

(x)g(x) f(x)g

(x)
_
g(x)

2
2.7 Derivata di x
n
, n N
Teorema 2.7 (Derivata di x
n
, n N) La derivata di x
n
, n N, `e
Dx
n
= nx
n1
(2.11)
9
Dimostrazione. Fissiamo un x in R. Se h `e un qualunque incremento, il rapporto incremen-
tale `e dato (per lo sviluppo del binomio di Newton) da:
1
h

_
(x + h)
n
x
n

=
1
h

_
x
n
+
_
n
1
_
x
n1
h +
_
n
2
_
x
n2
h
2
+ +
_
n
n
_
h
n
x
n

=
1
h

_
_
n
1
_
x
n1
h +
_
n
2
_
x
n2
h
2
+ +
_
n
n
_
h
n

=
1
h
h
_
nx
n1
+
_
n
2
_
x
n2
h + +
_
n
n
_
h
n1

=
_
nx
n1
+
_
n
2
_
x
n2
h + +
_
n
n
_
h
n1

Quando h tende a zero, lespressione contenuta nellultima parentesi quadra tende a nx


n1
.
2
La derivata di x
n
, n intero positivo, si pu`o anche calcolare in un altro modo. Supponiamo
di avere gi`a vericato che Dx = 1. Allora, per la regola di Leibniz,
Dx
2
= D(x x)
= (Dx) x + x (Dx)
= 1 x + x 1 = 2x
Analogamente, per ogni n, si ha:
Dx
n
= D(x x)
= (Dx) x x + x (Dx) x + + x x x (Dx)
= 1 x x + x 1 x x + + x x 1 =
= x
n1
+ x
n1
+ + x
n1
= nx
n1
In modo pi` u formale, luguaglianza Dx
n
= nx
n1
si dimostra per induzione su n.
2.8 Alcuni limiti importanti
Ricordiamo alcuni fatti che riguardano il numero di Eulero e (detto anche costante di Napier).
La ragione per cui si preferisce scegliere il numero e come base per la funzione esponenziale
e come base per la funzione logaritmo sta nel fatto che, con tale scelta, si ha, come vedremo
pi` u avanti,
De
x
= e
x
, Dln(x) =
1
x
(In genere, useremo il simbolo ln per denotare il logaritmo naturale, ossia in base e. Se
necessario per evitare equivoci, scriveremo anche log
e
). Se invece si sceglie una base a
qualunque (purche positiva e diversa da 1), dimostreremo che valgono le regole di derivazione
pi` u complicate:
Da
x
= a
x
lna, Dlog
a
(x) =
1
x
log
a
e
Ricordiamo anzitutto che abbiamo denito il numero e come il limite della successione
(1 + 1/n)
n
:
e = lim
n+
_
1 +
1
n
_
n
(2.12)
10
Insistiamo sul fatto che luguaglianza appena scritta non `e un teorema, ma una denizione.
Pi` u precisamente, si dimostra che la successione (1 + 1/n)
n
`e crescente e limitata; quindi,
per la completezza di R, converge a un numero reale. Tale numero reale, per denizione, `e
chiamato e. Inoltre si dimostra senza dicolt`a (ma non riportiamo la dimostrazione) che si
ha anche:
lim
x+
_
1 +
1
x
_
x
= e (2.13)
lim
n
_
1 +
1
x
_
x
= e (2.14)
Di conseguenza, ponendo 1/x = y, ricaviamo limportante limite
lim
y0
_
1 + y
_1
y
= e (2.15)
che sar`a fondamentale per le nostre considerazioni.
Possiamo allora dimostrare che valgono alcuni limiti fondamentali:
Teorema 2.8 Per ogni base a (positiva e diversa da 1), si ha
lim
y0
log
a
(1 + y)
y
= log
a
e =
1
log
e
a
(2.16)
In particolare, se a = e,
lim
y0
ln(1 + y)
y
= 1 (2.17)
Dimostrazione.
lim
y0
log
a
(1 + y)
y
= lim
y0
log
a
_
(1 + y)
1
y

(Propriet`a dei logaritmi: log


a
b
c
= c log
a
b).
= log
a
lim
y0
_
(1 + y)
1
y

(Perche la funzione log


a
`e continua).
= log
a
e (Per il limite 2.15).
=
1
log
e
a
(Propriet`a dei logaritmi: log
a
b =
1
log
b
a
).
(Luguaglianza log
a
b =
1
log
b
a
segue dallovvia equivalenza
a
w
= b a = b
1/w
Infatti, per la denizione di logaritmo, tale equivalenza si legge: w = log
a
b se e solo se
1
w
= log
b
a). In particolare, se a = e, si ha log
a
e = log
e
e = 1, e quindi si ricava luguaglianza
2.17:
lim
y0
ln(1 + y)
y
= 1 (2.18)
2
Teorema 2.9 Per ogni base a (positiva e diversa da 1), si ha
lim
x0
a
x
1
x
= log
e
a (2.19)
In particolare, se a = e, si ha
lim
x0
e
x
1
x
= 1 (2.20)
11
Dimostrazione. Per ricondurci al precedente limite 2.16, operiamo il cambio di variabili
a
x
1 = y, da cui si ricava x = log
a
(1 + y). Quando x tende a zero, anche y tende a zero.
Allora, tenendo presente il limite 2.16, si ha:
lim
x0
a
x
1
x
= lim
y0
y
log
a
(1 + y)
= log
e
a
2
2.9 Derivata di exp e log
Teorema 2.10 (Derivata del logaritmo) La derivata di lnx (logaritmo naturale, in base
e) `e
Dlnx =
1
x
(2.21)
La derivata del logaritmo log
a
(x) in base arbitraria `e
Dlog
a
x =
1
x
log
a
e (2.22)
Dimostrazione. Per mettere meglio in evidenza il ruolo del numero e, calcoliamo dapprima
la derivata della funzione log
a
(x) con una base arbitraria (a = 1, a > 0):
lim
h0
log
a
(x + h) log
a
(x)
h
= lim
h0
log
a
_
x(1 + h/x)
_
log
a
(x)
h
= lim
h0
log
a
(x) + log
a
(1 + h/x) log
a
(x)
h
= lim
h0
log
a
(1 + h/x)
h
= lim
h0
1
x
log
a
(1 + h/x)
h/x
=
1
x
lim
h0
log
a
(1 + h/x)
h/x
=
1
x
lim
y0
log
a
(1 + y)
y
(Si `e posto h/x = y).
=
1
x
lim
y0
log
a
_
(1 + y)
1/y

=
1
x
log
a
lim
y0
_
(1 + y)
1/y

(Per la continuit`a di log


a
).
`
E a questo punto che si impone allattenzione il numero denito dal limite
lim
y0
_
(1 + y)
1/y

Abbiamo gi`a visto che tale limite esiste ed `e chiamato e. Allora, dallultima uguaglianza
scritta, segue la tesi 2.22
Dlog
a
(x) =
1
x
log
a
e
12
Se poi scegliamo come base dei logaritmi proprio il numero a = e, si ha log
a
e = log
e
e = 1, e
quindi
Dlog
e
(x) =
1
x
2
Teorema 2.11 (Derivata dellesponenziale) La derivata dellesponenziale e
x
`e
De
x
= e
x
(2.23)
La derivata di a
x
`e
Da
x
= a
x
lna (2.24)
Dimostrazione. Calcoliamo la derivata di e
x
, in un generico punto ssato x in R, come limite
del rapporto incrementale:
lim
h0
e
x+h
e
x
h
= lim
h0
e
x
e
h
e
x
h
= lim
h0
e
x
e
h
1
h
= e
x
lim
h0
e
h
1
h
= e
x
1 (Per il limite 2.20)
= e
x
Esattamente nello stesso modo, usando il limite 2.19, si dimostra che Da
x
= a
x
log
e
a:
lim
h0
a
x+h
a
x
h
= lim
h0
a
x
a
h
a
x
h
= lim
h0
a
x
a
h
1
h
= a
x
lim
h0
a
h
1
h
= a
x
log
e
a (Per il limite 2.19)
Naturalmente, si pu`o dimostrare De
x
= e
x
vedendo la funzione e
x
come linversa di ln(x) e
usando il teorema della derivazione della funzione inversa. Posto exp(x) = y, x = ln(y), si ha
(exp)

(x) =
1
(ln)

(y)
=
1
1/y
= y
= exp(x)
2
13
2.10 Derivata di x

, ( R, x > 0)
La funzione x

, con numero reale arbitrario, `e denita per x > 0. La sua derivata `e x


1
:
Teorema 2.12 La derivata di x

, ( R, x > 0) `e
Dx

= x
1
(2.25)
Dimostrazione. Basta scrivere x

come e
ln(x

)
e usare le regole di derivazione dellesponen-
ziale e della funzione composta:
Dx

= De
ln(x

)
= De
ln(x)
= e
ln(x)

1
x
= x


1
x
= x
1
2
2.11 Derivata di sin x e cos x
Per calcolare la derivata di sinx dobbiamo ricordare che vale il seguente limite fondamentale:
lim
x0
sinx
x
= 1 (2.26)
Da tale limite si ricava:
lim
h0
cos h 1
h
= 0 (2.27)
Infatti,
cos h 1
h
= =
(cos h 1)(cos h + 1)
h(cos h + 1)
=
cos
2
h 1
h(cos h + 1)
=
sin
2
h
h(cos h + 1)
=
sinh
h

sinh
cos h + 1
che tende a zero, perche
sinh
h
1 e
sinh
cos h + 1
0.
Teorema 2.13
Dsinx = cos x (2.28)
e
Dcos x = sinx (2.29)
14
Dimostrazione. Scriviamo il rapporto incrementale e usiamo le formule di addizione del seno:
sin(x + h) sinx
h
=
1
h

_
sinxcos h + cos xsinh sinx

= sinx
cos h 1
h
+ cos x
sinh
h
Quando h tende a zero,
cos h1
h
tende a 0 e
sin h
h
tende a 1. Quindi il rapporto incrementale
tende a cos x.
Con un conto analogo, usando le formule di addizione del coseno, si dimostra che Dcos x =
sinx:
cos(x + h) cos x
h
=
1
h

_
cos xcos h sinxsinh cos x

= cos x
cos h 1
h
sinx
sinh
h
da cui segue che il limite del rapporto incrementale `e sinx. Oppure, si pu`o osservare che
cos x = sin(

2
x)
e usare la regola della derivata di funzione composta:
Dcos x = Dsin(

2
x)
= (1) cos(

2
x)
= sinx
2
3 Nota storica. Fluenti e ussioni
Fluentium quantitatum momenta (i.e., earum partes indenite parvae, quarum
additamento per singula temporis indenita parva spatia augentur) sunt ut uendi
celeritates. Quare si cuiusvis ut x momentum per factum ex ejus celeritate m et
innite parva quantitate o (i.e. per mo) designetur, caeterorum v, y, z momenta
per lo, no, ro designabuntur, siquidem lo, mo, no e ro sunt inter se ut l, m, n e r.
Jam cum quantitatum uentium (ut x et y) momenta (ut mo et no) sint
additamenta innite parva quibus illae quantitates per singula temporis innite
parva intervalla augentur, sequitur quod quantitates illae x et y post quodlibet
innite parvum temporis intervallum futurae sunt x + mo et y + no.
Isaac Newton, Tractatus de Methodis Serierum et Fluxionum, 1671. D.T.
Whiteside, The Mathematical Papers of Isaac Newton (Cambridge University
Press), III, p. 79-81.
(I momenti delle quantit`a uenti (vale a dire, le loro parti innitamente piccole, per
aggiunta delle quali esse si accrescono in singoli spazi innitamente piccoli di tempo), sono
come le velocit`a di usso. Per questa ragione, se il momento di una qualunque di esse,
diciamo x, `e espressa dal prodotto della sua velocit`a x e di una quantit`a innitamente
15
piccola o (vale a dire, `e espressa da xo), i momenti delle altre, v, y, z[...], saranno espresse
da vo, yo, zo, [...], in modo tale che vo, xo, yo, zo siano negli stessi rapporti di v, x, y, z.
Poiche i momenti (come xo, yo) delle quantit`a uenti (come x e y) sono gli incrementi
innitamente piccoli di cui queste quantit`a si accrescono in singoli intervalli di tempo
innitamente piccoli, ne segue che dopo un intervallo di tempo innitamente piccolo
queste quantit`a diventeranno x + xo e y + yo).
Nel De Methodis Serierum et Fluxionum
3
Newton esplicita che le quantit`a alle quali si
applica il suo metodo analitico sono quantit`a geometriche generate da un processo di usso
nel tempo.
4
Ad esempio, il movimento nel tempo di un punto genera una linea, e il movimento
continuo di una linea genera una supercie.
Nel linguaggio di Newton, le quantit`a generate dal usso sono dette uenti. Le velocit`a
istantanee sono dette ussioni e verranno indicate (ma solo dopo il 1690) con il punto:
x, y eccetera. I momenti delle quantit`a uenti sono le loro parti innitamente piccole, per
aggiunta delle quali esse si accrescono in singoli spazi innitamente piccoli di tempo. I
momenti sono denotati da Newton inizialmente con notazioni poco pratiche e poco espressive:
i momenti delle quantit`a uenti x, v, y.. sono denotati
5
rispettivamente con mo, lo, no. (Si
veda il testo latino). Dopo il 1690 questi momenti verranno denotati, rispettivamente, con
le notazioni pi` u signicative xo, xo, xo. Dunque, dopo un intervallo di tempo innitamente
piccolo, la quantit`a uente x diventer`a quindi x + xo. (Noi oggi scriveremmo che il valore
di una quantit`a x in un istante t + h molto vicino a t `e x(t + h) = x(t) + x(t)h + o(h). Si
badi che il nostro simbolo di o-piccolo non ha il signicato che aveva in Newton). Si noti
che Newton scrive che i momenti sono come le velocit`a di usso(ut uendi celeritates).
Lidea `e che, in un intervallo di tempo innitamente piccolo, la ussione rimane costante (la
velocit`a media coincide con la velocit`a istantanea) e quindi il momento `e proporzionale alla
ussione (alla velocit`a istantanea).
In stile newtoniano
6
, la regola della derivata del prodotto si potrebbe giusticare nel modo
seguente. Siano x e y due quantit`a uenti. Al tempo t +o (dove o `e un intervallino di tempo
innitamente piccolo) la uente prodotto z = xy diventa:
z(t + o) = z + zo = (x + xo)(y + yo) = z + ( xy + x y)o + x yo
2
Possiamo allora scrivere
zo = ( xy + x y)o + x yo
2
Di qui, dividendo per o e trascurando il termine innitamente piccolo x yo, si ottiene il
risultato cercato z = xy + x y.
3
Redatto in latino nel 1671, sar`a pubblicato soltanto nel 1737 in Inghilterra e nel 1740 in Francia.
4
N. Guicciardini, Isaac Newton on Mathematical Certainty and Method, MIT Press, 2009.
5
Nella traduzione in italiano, i momenti sono stati denotati come xo, yo eccetera.
6
Roger Godement, Analyse Mathematique I, Springer, 2`eme edition corrigee, 1998, pag. 267.
16