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Protagonista e narratore

In questa lezione si prendono in esame altri due modelli di presentazione del protagonista, modelli molto diversi tra loro, ma che hanno una caratteristica in comune: il protagonista anche il narratore del film. Questa soluzione corrisponde, in romanzo, al racconto in prima persona. I due diversi modelli sono: 1. La voce fuori campo ( o Voce Off) del protagonista si sovrappone alla scena, anche quando lo stesso protagonista gi compare nella scena. E un modello che proviene dalla narrativa e in particolare dal noir, dai gialli in cui il protagonista (spesso un detective, ma non necessariamente) ricostruisce e racconta i fatti dopo che essi sono avvenuti. Il racconto dunque racconto del passato, la voce narrante la voce della memoria: la memoria del protagonista e la futura memoria di chi ascolter il suo racconto. Billy Wilder ha usato questo modello in modo esemplare in due suoi capolavori:La Fiamma del Peccato , in cui il protagonista-narratore si confessa al registratore, gi moribondo, e Viale del Tramonto in cui il protagonistanarratore addirittura un morto, il suo racconto dunque il racconto di un fantasma. C sempre un tono di confessione drammatica, anche quando il racconto non indulge affatto al sentimentalismo, in questo procedimento narrativo. Usarlo fuori da questo contesto non in linea di massima consigliabile. 2. Il protagonista parla direttamente al pubblico, in voce e in persona, guardando nella macchina da presa e presentandosi, spesso su sfondo neutro. Questo modello proviene dal teatro, dove si chiama part. Nella commedia dellarte e nel teatro settecentesco derivato dalla commedia dellarte (vedi Marivaux o Goldoni) la rappresentazione, al principio o in corso, viene come congelata e sospesa. Il protagonista fa un passo avanti e si rivolge direttamente alla platea, a volte per rivelare propri pensieri nascosti ( che devono restare nascosti agli altri personaggi) a volte per instaurare un rapporto diretto con il pubblico, uscendo cos dalla storia narrata e rivelandosi come narratore, commentatore, persino come autore della messa in scena. Questo modello tipico della commedia brillante. C infatti unevidente ironia nel fatto che il protagonista prenda, come narratore, distacco dalla vicenda e persino da se stesso come personaggio. Coshanno in comune dunque questi modelli? Il coro, che nel modello parlano di lui della Prima Lezione esercitava di fatto il ruolo di chi introduce al pubblico il protagonista e riferisce le premesse indispensabili a comprendere la storia che seguir, perde la sua coralit, non un insieme di voci, ma una galleria di figure distinte: gli altri personaggi . Non il coro (la societ) a narrare i fatti, ma lo stesso protagonista (lindividuo). La vicenda tutta raccontata dal punto di vista del protagonista. Loggettivit di quanto accade dunque una ricostruzione soggettiva. Questo comporta una scelta che dominer tutta la narrazione successiva. Il protagonista pu raccontare solo fatti cui ha assistito personalmente o di cui venuto direttamente a conoscenza. Dunque lo sceneggiatore non potr facilmente staccare su unaltra situazione, su eventi paralleli che il protagonista non ha vissuto e non conosce. Il protagonista sar sempre in scena. E quando non ci sar dovr comunque essere al corrente di quanto accaduto indipendentemente da lui. Il genere drammatico e quello comico si prestano particolarmente ai due diversi modelli proprio perch in entrambi il protagonista, le sue riflessioni, la sua esperienza di vita, sono il vero centro della narrazione. E la narrazione anche racconto della sua presa di coscienza. Questo non significa per che ogni altro personaggio debba diventare per forza di cose secondario, anzi vero lopposto. Nei due film di cui esamineremo in breve linizio, ma che vi raccomando di vedere nella loro interezza, lesperienza del protagonista segnata dallincontro con una donna (con un altro da lui, anzi una sua opposizione). Fin dal titolo chiaro che questaltra persona presentata dal protagonista come la vera protagonista della vicenda che lo ha visto coinvolto. Infatti il primo film si intitola Gilda e il secondo, nelloriginale, Annie Hall (solo nella versione italiana diventato Io e Annie). Il protagonista narratore ( Glenn Ford nel primo film, e Woody Allen nel secondo) mentre si presentano, in realt cedono o simulano di cedere la scena alla donna che drammaticamente nel primo caso, simpaticamente nel secondo, hanno travolto la loro vita. Insomma lego trip abbastanza inevitabile in questo genere di racconto viene opportunamente corretto da una sorta di cessione della scena allaltra, e lautobiografia del protagonista anche la storia di una contraddizione svelata, di un cambiamento nella propria vita, di unirruzione fatale che ha spezzato il narcisismo del protagonista e compromesso/svelato la sua finta quanto esibita sicurezza di autosufficienza. Tutte queste implicazioni vanno tenute ben presenti, quando si sceglie di usare questi modelli. Usare la voce fuori campo come puro espediente di comodo per sintetizzare certi passaggi della vicenda una soluzione poco efficace e piuttosto misera, che pu risultare fastidiosa. Si pu invece benissimo usare la voce fuori campo di un terzo personaggio che non n il protagonista n la protagonista, ma un testimone della vicenda, una sorta di coro individuale . E la soluzione brillantemente usata da Clint Eastwood, nel suo recente Million Dollar Baby. Usare lautopresentazione al pubblico anche pi rischioso, anzitutto se il protagonista non un uomo di spettacolo o un movie maker che per esprimersi dabitudine usa la cinepresa (o la web cam) e il proprio corpo dattore, invece della carta scritta e del semplice racconto orale. Nellauto presentazione visiva inoltre implicita una buona dose di spudorata sincerit e di esibizionismo, dunque il modello applicato a un personaggio che non abbia queste caratteristiche non risulterebbe coerente, n credibile. In conclusione, questi modelli sono da usare con estrema consapevolezza e legano la narrazione molto di pi di quelli presentati nelle due precedenti lezioni. E va anche osservato che mentre i modelli delle prime due lezioni si possono sposare (guardate per esempio linizio di Lawrence dArabia che ci presenta il protagonista in corsa folle sulla sua motocicletta per morire subito, e poi alla sua celebrazione solenne dopo i funerali, mette in scena il coro che parla di lui) i due diversi modelli presentati in questa lezione molto difficilmente possono venire mescolati ad altri. 1. GILDA (1946) Soggetto di E.A.Ellington; Adattamento di Jo Elsinger; sceneggiatura di Marion Personnett ( revisionata dalla produttrice/sceneggiatrice Virginia Van Upp); regia di Charles Vidor. - Il protagonista maschile. Johnny Farrell ci appare, scarmigliato, in un vicolo mentre gioca a dadi. La sua voce fuori campo recita: Per me un dollaro era un dollaro in ogni lingua. Era la mia prima sera in Argentina e non sapevo molto degli abitanti del posto, ma conoscevo i marinai americani e sapevo che era meglio starne alla larga. Johnny vince una bella mazzetta di dollari e prudentemente si allontana. Verr fatto subito oggetto di unaggressione e la affronter con calma imperturbabile, fin quando uno sconosciuto, un nuovo e misterioso personaggio destinato ad essergli amico e socio, giunger a scacciare il ladro.

Il protagonista, un giocatore dazzardo, ci viene subito presentato in azione. E un uomo che si gioca la vita a dadi. Esperto e abituato a fronteggiare i rischi. In un minuto di rappresentazione, il suo ritratto gi compiuto. A rapidi stacchi vedremo Johnny passare dalle stalle alle stelle. Luomo che lo ha salvato nel vicolo proprietario di una lussuosa sala da gioco, nella quale Johnny fa rapidamente carriera fino a diventare braccio destro del capo. Il suo amico si fida a tal punto di lui, da lasciargli la gestione della sala, quando in viaggio. - La protagonista femminile. Gilda appare dopo un quarto dora dallinizio del film. La sua presentazione non improvvisa come quella di Johnny, ma ritardata in modo esasperato. Il biscazziere amico di Johnny tornato da uno dei suoi viaggi e Johnny lo va a trovare. C unaltra presenza in casa, si sente risuonare una musica dal primo piano e una voce femminile che canta. I due salgono le scale, attraversano una porta, sostano, in ascolto: Johnny a disagio come se presagisse il peggio, laltro fiero ma anche stranamente mellifluo. Attraversano unaltra porta. Per primo, il padrone di casa: Gilda, sei presentabile? Finalmente lei entra in campo, in primo piano, sollevando la testa di scatto e gettando i lunghi capelli allindietro. S. Nota la presenza di Johnny, si fa pi controllata, si tira su una spallina, ma fa la dura e aggiunge una frasetta che suona allusiva: Lo sono pi del necessario. Che significa? Ha gi conosciuto Johnny? E stata una conoscenza intima? Il film un noir. Gilda ha tutte le caratteristiche della femme fatale. Non importante sapere da dove viene, come e quando il biscazziere lha conosciuta, perch lha sposata. E importante vederla e coglierne il carattere: le piace il lusso, le piace cantare e curare il suo corpo, sa usare fino in fondo il suo fascino, non una sentimentale o se lo , lo nasconde sotto un atteggiamento sprezzante. Commento La prima cosa da segnalare che la sceneggiatura di questo film stata rielaborata fino allultimo, passando da diverse mani. Intere scene sono state aggiunte a lavorazione quasi ultimata e tra queste, due davvero fondamentali: i numeri musicali di Rita Hayworth ( Put the blame on me, Amado mio). Le due canzoni illuminano un contrasto interiore del personaggio, da un lato la sua fiera consapevolezza di essere una peccatrice (Put the blame on me), dallaltro la sua capacit di essere unamante appassionata e devota, quando ci inevitabile ( Amado mio, love me forever) . Molti dialoghi vennero corretti a film gi terminato. Questo per farvi capire che il lavoro dello sceneggiatore non da considerarsi affatto concluso a copione terminato. Il lavoro dello/degli sceneggiatori sempre suscettibile di miglioramento e accompagna il film fino allultimo momento utile prima delledizione definitiva. Questa continua revisione pu certo seminare qualche incertezza e anche qualche lungaggine nel racconto ( intorno alla met del film, il racconto di Gilda si fa piuttosto confuso e certo smarrisce la brillantezza dellinizio), ma pu anche irrobustire il film con dei momenti che risollevano lattenzione del pubblico, narrativamente fondamentali ed espressivamente molto intensi. Studiatevi bene le scene che intercorrono tra la presentazione di Johnny e quella di Gilda, in particolare lincontro di Johnny con il biscazziere (Ballin Mundson) dove il dialogo pare la fiera dellirrealt e dellimprobabilit, scelta di grandissimo coraggio che da un lato asseconda la rapidit, dallaltra ci introduce a un mondo e a una vicenda in cui tutto pu accadere, anche se come presto capiremo, la vicenda predestinata, i suoi sviluppi inevitabili. E una storia che nasce e finisce sotto linsegna del Fato. E questo d anche ragione della scelta iniziale, cio del farla raccontare dalla voce off del protagonista. Seppure entrambe fulminanti, le apparizioni del protagonista (subito in campo) e della protagonista (ingresso ritardato) sono opposte e ci mettono dunque di fronte a due personaggi contrapposti. Il protagonismo maschile un protagonismo della presenza costante, quello femminile protagonista anche nella sua assenza, perch sa farsi aspettare e desiderare , e poi non delude certo lattesa, anzi la supera. E immagine pura, assoluta protagonista dellinquadratura, oltre che del film. Le prime parole dei due sono scolpite. Per me un dollaro era un dollaro in ogni lingua. Johnny si presenta attraverso la sua filosofia di vita. Sono pi presentabile del necessario. Gilda non parla della sua filosofia, ma del suo corpo. La sua consapevolezza consapevolezza fisica. La sua ironia una lama a doppio taglio: parla di s, ma anche un messaggio rivolto a qualcuno. 2. ANNIE HALL (Io e Annie) (1977) Scritto da Woody Allen e Marshall Brickman. Regia di Woody Allen. - Il protagonista maschile. Alvy Singer ( il personaggio interpretato da Woody Allen) parla, su fondo neutro, direttamente al pubblico, di fronte alla MDP che rimane fissa su di lui. C una vecchia storiella. Due vecchiette sono ricoverate nel solito pensionato per anziani e una di loro dice: Ragazza mia, il mangiare qui fa veramente pena. E laltra: S, uno schifo, ma poi che porzioni piccole! Beh, essenzialmente cos che io guardo alla vita: piena di solitudine, di miserie, di sofferenze, di infelicit e disgraziatamente dura troppo poco. E c unaltra battuta che importante per me. E generalmente attribuita a Groucho Marx, ma credo dovuta allorigine al genio di Freud e che in relazione con linconscio e che recita cos, parafrasandola: Non vorrei mai appartenere a nessun club che contasse tra i suoi membri uno come me Questa la fottuta chiave della mia vita di adulto nei confronti delle donne. Sapete, ultimamente i pensieri pi strani attraversano la mia mente perch sono sui quaranta e penso di attraversare una crisi o che so, chi lo sa oh, io non mi preoccupo di invecchiare, non sono di quei tipilo so, quass mi si apre una piazzetta, ma peggio di questo per ora non mi successo, anzi credo che migliorer invecchiando il tipo virilmente calvo, cio lesatto contrario del tipo argentato distinto, ecco e se no, nessuno dei due, divento uno di quelli che perdono i filini di bava dalla bocca, vagano per i mercatini con la borsa della spesa sbraitando contro il socialismo Annie e io abbiamo rotto e io ancora non riesco a farmene una ragione. Il protagonista, un commediografo di successo, ma in particolare un creatore di battute, si presenta senza bisogno di chiarire il suo mestiere, semplicemente dicendo una serie di battute. Attraverso le battute ci chiarisce la sua filosofia di vita. Ci chiarisce anche il suo carattere autoironico, ma anche autoindulgente. La sua attitudine a divagare, la sua inclinazione alla logorrea. Ci mette parecchio ad arrivare al punto, ma quando lo fa deciso, chiaro e inequivocabile. Io e Annie abbiamo rotto. Il protagonista continua la sua auto-presentazione risalendo allinfanzia ( che vediamo in alcune divertenti scene esemplari), alla sua famiglia, al suo quartiere, al suo successo da adulto, al suo migliore amico, finch lo ritroviamo importunato allingresso di un cinema da qualcuno che lo riconosce vagamente per averlo visto in TV. Dallinizio del film sono passati circa 9 minuti.

Il racconto stato svolto a rapidi stacchi. Pi di trentanni sono passati in questi nove minuti. - La protagonista femminile. Alvy, fuori dal cinema, era in attesa di Annie. Sopraggiunge un taxi. Lei scende, con un abito molto anni 70, casual, curato, ma senza sfoggio di eleganza n di seduzione. Non guarda neppure in faccia Alvy.Le sue prime parole sono: Sono proprio di pessimo umore. Il film una commedia. Lattesa per lapparizione della protagonista c, ma unattesa senza mitizzazioni, quotidiana. Lei scende da un taxi. La MDP non ce la mostra in PP, n da sola, ma a contrasto con lansia e latteggiamento normalmente risentito di lui, subito spezzato da una presa di distanza: niente discussioni, sono di pessimo umore. Come dire: un fatto mio, tu non centri niente. Lui non un avventuriero, lei non una dark lady. Sono due di noi. Commento. Nellassoluta diversit dei due film, divisi da trentanni, da generi opposti, da bianco e nero e colore, avrete notato le analogie narrative. Un minuto per la presentazione di Johnny, tre per lenfatica auto-presentazione di Alvy. Un passaggio narrativo in riassunto per sintetizzare il vissuto del protagonista e portarci al vero punto focale della storia: lapparizione di Lei. Di una Lei attesa. Di una Lei che si fa attendere. Le scene riassuntive sono comunque, in entrambi i casi, ben lontane dalla frettolosit di una narrazione sbrigativa e puramente informativa. Sono anzi costruite, in ogni singolo stacco, come scene con un principio e una fine. Il passato presentato per tappe e per momenti esemplari. Il dialogo riveste una funzione essenziale. I protagonisti maschili si presentano attraverso la loro filosofia di vita. Le protagoniste femminili attraverso la loro condizione, il loro essere nellistante. I protagonisti maschili narrano la storia (e narcisisticamente si inscrivono nella Storia) , le protagoniste femminili sono la vita, prima e al di l della biografia. I primi si proiettano, le seconde sono (proiettate quanto si vuole, ma in fondo inattingibili). I primi rievocano, le seconde vengono evocate. Si pu legittimamente obiettare a questa differenza di ruolo, del tutto culturale, ma quasi sempre presentata come naturale, come regola. Non sufficiente considerare che il primo film (Gilda) stato scritto da due sceneggiatrici e prodotto da una donna. I ruoli definiti sono comunque quelli. Si pu raccontare una situazione capovolta? Dove cio sia Lei a narrare, e Lui ad essere narrato? Naturalmente s, ma senza smarrire la consapevolezza di quanta attenzione anche psicologica sia necessaria per distinguere i ruoli e presentarli (nel primo quarto dora del film) nel modo pi coerente. Limpresa tale da far tremare i polsi se si considera che nessuno ha finora osato fare un remake di Gilda dal punto di vista di Gilda , per Diane Keaton in Looking for Mr. Goodbar (In cerca di Mr.Goodbar) qualcosa del genere lo ha fatto, e con notevole efficacia. Esercizio Lesercizio che vi propongo questo mese ha lo scopo di verificare se qualcuno di voi si preso la briga di studiare i film fin qui proposti. Dunque anche se potete continuare a mandare i vostri elaborati, questa volta consiglio di scegliere uno dei film fin qui esaminati e vederlo con attenzione, scena per scena. Rispondendo in particolare a questa domanda: a parte linizio del film, quale scena del film vi ha colpito di pi? Descrivetela. E valutate: Cosa accade al protagonista in questa scena? Dove collocata questa scena, a che punto del film? Perch secondo voi esemplare e cruciale? Il prossimo aggiornamento, ai primi di luglio. Nella prossima lezione, a partire da Taxi Driver di Martin Scorsese esamineremo il protagonista presentato in soggettiva dello stesso protagonista, cio attraverso il suo modo di vedere la realt. Lidentificazione del pubblico con il protagonista,viene spinta avanti al punto di farci vedere il film con gli occhi stessi del protagonista. Lezione 3 di Gianfranco Manfredi by www.gianfrancomanfredi.com