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Anno IV n.

13 / Febbraio 2013
della comunit
della comunit
Parrocchia Santa Lucia - Gioia del Colle - BA
Bollettino parrocchiale a diffusione interna
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In questi giorni, la notizia che continua a fare scalpore
e a porre tante domande quella delle dimissioni del
Papa da vescovo di Roma e quindi dal ministe-
ro petrino. La notizia, per i cattolici e per tutto il mondo, stata
come quel fulmine che un turista per caso ha immortalato mentre
si abbatteva sulla cupola della basilica di san Pietro.
Benedetto XVI, con solenne semplicit ha comunicato a un gruppo
di cardinali riuniti in concistoro, che la sera del 28 febbraio prossi-
mo a partire dalle ore venti la sede episcopale di Roma rester
vacante e subito dopo verr convocato il conclave per eleggere il
successore dellapostolo Pietro. Cos specificato nel breve testo
in lingua latina che il Papa ha letto in concistoro.
I bene informati hanno detto che questa decisione il Papa labbia
presa da tempo, dopo il suo viaggio in Messico e a Cuba , ma
stata mantenuta segreta data la sua importanza storica e la sua
delicatezza. Per quanto la notizia delle dimissioni di Benedetto XVI
abbia portato sconcerto, sorpresa, stupore, commozione per la sua
straordinariet , bisogna pure ricordare che il codice di dirit-
to canonico contempla leventualit delle dimissioni di un Papa e
ne precisa le motivazioni: Nel caso che il Romano Pontefice rinun-
ci al suo ufficio, si richiede per la validit che la rinuncia sia fatta
liberamente e che venga debitamente manifestata, non si richiede
invece che qualcuno la accetti(Cjc. 332, 2).
Le motivazioni di tale grave decisione, il Papa le ha attribuite al
venir meno delle sue forze fisiche, causate dallet non pi adatte
per esercitare in modo adeguato il compito immane richiesto a
chi viene chiamato per governare la barca di san Pietro e annun-
ciare il Vangelo. Tale decisione il Santo Padre lha presa dopo
insistente e continua preghiera e dopo aver interrogato pi volte
davanti a Dio la sua coscienza. La sua rinuncia quindi
non pu essere letta come un segno di fragilit spirituale davanti ai
gravi problemi che assillano la storia della Chiesa in questo tempo
e neppure si pu pensare allintrigo dei palazzi vaticani, come
i dietrologi hanno osato pensare. E un gesto libero che
un uomo nella sua lucidit, rettitudine di coscienza e libert ha
voluto prendere per il bene della Chiesa. E tutto questo trova
riscontro nella linea pastorale che Benedetto XVI ha svolto in que-
sti otto anni di pontificato. Una linea luminosa, retta, coerente, sen-
za compromessi o ammiccamenti con chicchessia, serena anche
nella sofferenza di situazioni che hanno turbato il suo animo, come
Pastore della Chiesa universale.
In questa linea va letta la rinuncia al pontificato, libera e soprattutto
fiduciosa nella provvidenza di Dio. Il suo servizio alla Chiesa conti-
nuer con la preghiera, lo studio e il silenzio di una vita ritirata.
A questo Papa non possiamo dire altro che grazie per lesempio di
fede che ci ha dato in questi anni del suo splendido pontificato, per
le luminose e dotte encicliche che ci lascia, per i discorsi pieni di
pace e di attualit, per averci aiutati a fidarci di Dio amore, per
averci spinti a coltivare in noi la speranza, la giustizia, la pace, per
essere stato sempre il primo a soccorrere i poveri, per il suo diutur-
no lavoro a favore dellecumenismo e per la sua esemplare umilt,
prerogativa degli uomini grandi nello spirito. Per tutte queste ragio-
ni e per tanti altri motivi che sono sotto gli occhi di tutti e per i quali
moltissimi lo hanno amato e continuano ad amarlo, il ricordo di
questo Papa tedesco rimarr nel cuore dei cristiani e nella storia,
ricordandoci che la la fede gioia e Dio un oceano di amore e
lultima parola quella del Dio amore. Sar questa u-
na buona occasione per iniziare il cammino della Quaresima aman-
do e vivendo la Chiesa di Cristo.
Pagina 1
Nelle pagine interne
-in seconda:
D come Diaconato
Al via lo Sportello Famiglia
Di data in data
-in terza:
Una buona notizia
Noi che la Caritas Santa Lucia
25 della Riconsacrazione
-in quarta:
Letto per voi: Credo la vita eterna
Langolo del D.V.: Anno Giudiziario S. R.
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Miei cari, almeno per la
quaresima riuscite a fare
lastinenza della lingua?
Qualcosa mi dice che sono
pi facili le dimmissioni
di un Papa.
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Voce della comunit
via Buonarroti 29 - 70023 Gioia del Colle
Redazione: don Giuseppe Di Corrado,
Vito Buttiglione, Francesco Giannini, Vito Sportelli,
Vito Giannelli,Angelina Passiatore, Giovanni Capotorto
Vieni a trovarci e a leggerci on line su
http://parrocchiasantaluciagioiadelcolle.blogspot.com
e su http://www.upgo.org/upgov1/
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Pag.2
Ol0llO0l
Anche questo anno, come quello appena trascorso,
denso di avvenimenti per la nostra Parrocchia.
- Il 30 marzo ricorre il 50 anniversario della morte di
don Vincenzo Angelillo, Rettore per quarant'anni della
Chiesa di S. Francesco ( che insieme al Convento divie-
ne propriet comunale nel 1813, 200 anni or sono ), Pa-
dre spirituale dell'omonima Confraternita, letterato, po-
eta, critico ed educatore.
- Il 22 giugno ricorre il 20 anniversario della morte di
don Paolo Meliota, secondo Parroco della Chiesa di
Santa Lucia.
- Il 1 settembre ricorre il 50 anniversario della morte di
don Rocco Passiatore, primo Parroco della Chiesa di
Santa Lucia.
Inoltre in questo Anno della Fede, voluto da Papa Bene-
detto XVI, a poco pi di 50 anni dall'apertura del Conci-
lio Ecumenico Vaticano II la nostra Parrocchia proporr
alcune giornate di riflessione e di riscoperta dei Docu-
menti Conciliari.
Francesco Giannini
D come Diacono
Dio onnipotente, sorgente di ogni grazia, dispensato-
re di ogni ordine e ministero, assistici con il tuo aiu-
to. Agli inizi della tua Chiesa, gli apostoli del tuo Fi-
glio, guidati dallo Spirito Santo, scelsero sette uomi-
ni stimati dal popolo, come collaboratori nel ministe-
ro. Con la preghiera e con l'imposizione delle mani
affidarono loro il servizio della carit, per potersi de-
dicare pienamente all'orazione e all'annunzio della
parola. Ora, o Padre, ascolta la nostra preghiera:
guarda con bont questo tuo figlio, che noi consa-
criamo come diacono perch serva al tuo altare nella
santa Chiesa.
Con queste parole comincia la preghiera di consacra-
zione mediante la quale il vescovo, successore degli
apostoli, chiede a Dio di consacrare per il ministero il
giovane eletto. In queste poche righe gi si pu evin-
cere lorigine e lo scopo per cui dallantichit, dagli
inizi della chiesa, stato istituito questo ministero. E
il terzo grado dellOrdine Sacro il diaconato, terzo
dopo il sacerdozio e lepiscopato. I primi apostoli eb-
bero la necessit di istituire questo servizio, con cui
gli eletti potessero dedicarsi allassistenza dei pove-
ri, che aumentavano di giorno in giorno, e
allannuncio della Parola di Dio, dando cosi loro la
possibilit di svolgere pi facilmente il ministero del
culto e dei sacramenti. Il diaconato non ha subto
molti cambiamenti nonostante i mutamenti storici e
culturali susseguitisi nel corso dei secoli, senza di-
menticare nel Concilio Ecumenico Vaticano II
limportanza che ad esso stato data come vero e
proprio Ordine Sacro accanto al sacerdozio e
allepiscopato. Cosi appunto si esprimono i padri
conciliari a riguardo, in modo particolare nella Costi-
tuzione Lumen Gentium al n. 20 dove si parla dei ve-
scovi, che come successori degli Apostoli, hanno
assunto il ministero della comunit, insieme con i
presbiteri e i diaconi loro collaboratori, e presiedono
a nome di Dio il gregge di cui sono pastori. La figura
del diacono nella chiesa cattolica presente attraver-
so il diaconato permanente e il diaconato detto
transeunte. Il diacono permanente colui, che ac-
cede a questo terzo grado dellOrdine, pur essendo
coniugato. Ma la scelta di essere sposato con una
donna deve precedere la scelta del diaconato, perch
sposarsi dopo aver ricevuto lOrdinazione non per-
messo. Il diacono permanente a differenza del diaco-
no transeunte non pu accedere al successivo ordi-
ne del presbiterato o sacerdozio; infatti chi come me
ha ricevuto lOrdinazione diaconale vive questo mini-
stero per circa sei o sette mesi, a di-
screzione del proprio vescovo, e poi
accede al secondo grado del presbite-
rato. Ma con lordinazione sacerdotale
non annullata lOrdinazione diacona-
le la cui peculiarit quella del servi-
zio. Da preti non bisogna dimenticare
di essere stati diaconi, altrimenti si ri-
schia di diventare solo pastori e mae-
stri ma non testimoni. Per usare una
immagine del servo di Dio don Tonino
Bello il sacerdote sotto la casula non
deve mai dimenticare di avere la stola
diaconale.
Alessandro Decimo DAngelo
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Ci siamo! Lidea, matura-
ta negli incontri de
I durantel acatechesi
con i genitori dei bambi-
ni, che frequentano i vari
gradi delleducazione
religiosa, ha finalmente
trovato forma concreta
ed partita sabato 9
febbraio nei locali della Caritas Parrocchiale. Lazione
solidale della nostra Comunit trova un altro sbocco e
va incontro alle nuove esigenze e alle nuove povert,
che sono allordine del giorno della nostra societ in
crisi non solo economica...Ogni sabato quindi dalle
16,00 alle 17,00 vi aspettiamo, per mettervi a disposizio-
ne i vari esperti nei singoli campi e i volontari per le
nuove forme di carit, di cui la nostra Comunit ha
bisogno. Lo Sportello Famiglia questo: un servizio per
tutti noi! Ma anche e soprattutto un servizio da tutti
noi! Il gioco di parole si spiega semplicemente con la
richiesta di disponibilit a tutti noi di una parte del no-
stro tempo e delle nostre capacit per chi ne ha biso-
gno. Sar questa la nostra Banca del Tempo, a cui
invitiamo tutti a mettere a disposizione anche una sola
ora ogni tanto, per rendere disponibili gratuitamente per
la Comunit Parrocchiale i propri talenti e le proprie
capacit (anche semplicemente quella di fare compagni-
a a chi solo). Per dare la vostra disponibilit e per
chiarimenti sulliniziativa vi aspettiamo ogni sabato nei
locali Caritas Parrocchiale dalle 16,00 alle 17,00 nel cor-
so dei Idurantelacatechesi. Insieme possiamo far cre-
scere la famiglia parrocchiale e interpretare in modo
concreto la carit cristiana!
Vito Buttiglione
Pag.3
LODuOOOOllzl
Quante volte leggendo un giornale o
ascoltando il telegiornale siamo rimasti
delusi dalla presenza di troppe cattive
notizie.
In occasione della festa di San France-
sco di Sales, patrono dei giornalisti, l'U-
nione Cattolica Stampa Italiana di Puglia
in collaborazione con lIstituto Pastorale
Pugliese, la Comunit della Societ San Paolo e lIstituto Prezio-
sissimo Sangue di Bari ha organizzato una serie di incontri per
promuovere il Laboratorio della buona notizia, un progetto per
far emergere il positivo che c' in ogni notizia, dando spazio alle
relazioni vere e alle persone comuni, non pi relegati a semplici
fruitori passivi.
Scrivere al cuore della gente. E' questo il compito che il giornali-
sta deve recuperare nella sua professione, abbandonando un'in-
formazione urlata e attenta solo al sensazionalismo, che raccon-
ta solo tragedie e brutte notizie. Riprendere la sua missione di
parlare alla persona, al cuore del destinatario; solo cos si potr
trovare in ogni evento, anche negativo, il lato buono, il lato posi-
tivo della notizia, ricercando il lato umano che sta dietro l'evento.
Una buona notizia - secondo Enzo Quarto, presidente dell'UCSI
Puglia - portatrice di speranza, di condivisione, di solidariet,
di bellezza, in sostanza dei fondamenti alla base della relazione
tra le persone". Il "Laboratorio della buona notizia" - conclude
Quarto - "intende coinvolgere in questo progetto culturale le fa-
miglie, la scuola, gli oratori, le associazioni di volontariato e di
servizio, le associazioni d'impegno civile e sociale e non ultime
le istituzioni pubbliche e le imprese che, riconoscendosi nei va-
lori del progetto, vogliano dare il loro concreto supporto".
Una buona notizia che vada oltre una comunicazione ormai uni-
direzionale, imposta dalle logiche del mercato, per fare spazio
ad un recupero del dialogo e delle relazioni umane. Un tentativo
di raccontare "il primato della persona sulla massa, del piccolo
numero sui grandi numeri, dell'essere sull'avere", fuori dai ghetti
delle rubriche buoniste, dagli spazi marginali riservati in genere
alle vicende edificanti.
Strumento di lavoro sar anche un sito internet attraverso il qua-
le convogliare e diffondere le notizie, raccolte sul campo da
"ragazzi inviati della buona notizia", dalle famiglie, le scuole, gli
oratori, le associazioni e non solo. Il laboratorio metter in rete
le iniziative sul territorio, con uno sguardo attento ai mass me-
dia, organizzer incontri di formazione per insegnanti e genitori
e altre iniziative per puntare su un modello di giornalismo che
metta al centro la persona con l'obiettivo di educare alla speran-
za.
Per approfondire
https://www.facebook.com/
LaboratorioDellaBuonaNotiziaUcsiPuglia
http://www.upgo.org/upgov1/content/view/920/2/
http://www.gioianet.it/attualita/6431-progetto-laboratorio-della-
buona-notizia-.html
Gianni Capotorto
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Inauguriamo con voi attraverso
questo spazio la condivisione
del nostro percorso nella cari-
tativa. Cominciamo col presen-
tarci. Il nostro gruppo forma-
to da cinque componenti: Ad-
dabbo Anna Maria, Antolino
Antonia, Curci Giuseppe,
DApolito Piera e Nacci Maria.
A questo gruppo si aggregano ulteriori presenze tra cui
le pi costanti sono: Benagiano Elvira e Povia Angela.
Ulteriori partecipazioni sono di tanti, che
nellanonimato ci sono vicini, ed a tal proposito coglia-
mo loccasione per ringraziarli ed in particolare la fami-
glia Gaudiomonte che fa da tramite coi vari parrocchia-
ni e la famiglia Natuzzi per limpegno personale . En-
trambe rendono possibili alcuni gesti di caritativa.
Come operatori della Caritas parrocchiale prestiamo il
nostro servizio di aiuto in una struttura parrocchiale,
sita in Via L. Da Vinci frequentata da chi vive in difficol-
t mettendo a disposizione quello che abbiamo: il no-
stro tempo, la condivisione dei problemi, lo sforzo di
cercare soluzioni.
Le iniziative che attualmente sono state messe in cam-
po sono le pi varie, da quelle emergenziali ,quali la
distribuzione di viveri e vestiari, a quelle dettate dalla
quotidianit, quali il chiarimento e laiuto nel campo sa-
nitario attraverso la competenza della Sig.ra Nacci ,a
quelle di alfabetizzazione ad alcune donne extracomu-
nitarie a cura dellins. Addabbo Anna Maria ed altre
problematiche a cui ,nel limite delle nostre possibilit,
possiamo dare risposte. Ma Il nostro desiderio sarebbe
quello che ci possiate venire a trovare , non per portare
cose ma per offrire una presenza che si fa solidariet
e pu trasformarsi in collaborazione operativa, magari
con qualche nuova iniziativa. Sar un segno di speran-
za.
Lobiettivo che ci siamo posti di aiutare tutti a vivere
la testimonianza alla carit, non solo come fatto privato,
ma come esperienza comunitaria . Passando dalla
delega a persone volenterose, al coinvolgimento di tut-
ta la Parrocchia, delle famiglie e dei singoli.
Perch la nostra comunit cristiana non deve limitarsi
a celebrare la Parola, ma deve vivere il comandamento
dellAmore, divenendo la Chiesa del grembiule che si
mette al servizio dei poveri pi poveri, lavando i piedi
s u l l e s e m p i o d i G e s .
Perch si prenda coscienza che laltro fa parte del
nostro mondo e che, rispondere a realt di bisogno,
aiuta a crescere umanamente e spiritualmente e ci ren-
de dono luno per laltro.
Giuseppe Curci
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Ecco il testo del saluto di Don Giuseppe al Vescovo:
Eccellenza Reverendissima,
siamo lieti di averLa tra noi, nella comunit parrocchiale di Santa Lucia, nello spirito del Natale, della cui gioia ancora ci sentiamo ani-
mati, per la ricorrenza del 25 della ri-consacrazione della nostra Chiesa parrocchiale, dopo i sette anni di lavoro di restauro dovuti a
causa dei gravi danni causati dal terremoto del 1980.
In quella triste circostanza, tutti i fedeli si sono mobilitati, attraverso offerte e autotassazione, perch la Chiesa tornasse presto ad es-
sere agibile, ma soprattutto non perdesse il suo significato di essere luogo di Dio tra le case degli uomini, luce che allontana le tenebre.
Infatti, anche nellarchitettura slanciata e luminosa, ledificio ecclesiale riflette la luminosit della sua titolare Santa Lucia che da pochi
giorni abbiamo festeggiato.
Per tutti questi motivi, insieme a Lei e con Lei vogliamo rievocare quel 27 Dicembre 1987 in cui il compianto arcivesco-
vo Mons. Magrassi ri-consacrava la Chiesa, e chiedere a Colui dal quale discende ogni bene, di continuare ad elargire copiose benedi-
zioni su di lei, sulla nostra famiglia parrocchiale e su tutta la comunit Diocesana di Bari-Bitonto.
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LellOe|vOl`L|e0OIvllele|OL|IOP|lP|llOlL0.FOIlOe
LAnno della fede
appena proclama-
to e la ricorrenza
delle Ceneri im-
pongono una ri-
flessione su uno
dei temi pi impe-
gnativi: crediamo
che la vita sia
eterna? A questo
proposito since-
ra la professione
di fede che si reci-
ta durante la litur-
gia domenicale
oppure flatus
vocis, un semplice esercizio stilistico? E
anche il tema affrontato dal card. Carlo Ma-
ria Martini nella sua ultima pubblicazione
Credo la vita eterna delle Edizioni San
Paolo, la cui disamina prende le mosse dalla
paura della morte. In una specie di crescen-
do parallelo, questa aumenta tanto pi se la
si vuol sconfiggere attingendo alla ragione o
a logiche matematiche, e tanto pi cresce
lesigenza di conforto, man mano che questa
si avvicina. Non manca una levata di scudi
dellAutore contro il relativismo ed il secolari-
smo che, traendo linfa dallIlluminismo del
diciottesimo secolo, hanno creato il falso
mito delluomo autosufficiente, in quanto si
sente padrone di s e del destino del mon-
do. Questo si ammanta di una sorta di erro-
nea emancipazione totale, in cui pensa di
gestire la vita secondo i propri calcoli e pro-
getti, anche con lobiettivo ultimo di rimuove-
re la paura della morte, in nome di una ra-
gione che- si perdoner la presunzione di
interpretare il pensiero dellAutore- definirei
nichilista. Conseguenza di ci divenuto,
nei tempi successivi e fino ad oggi, quello
che lAutore definisce un anelito
allarrivismo e la frenesia di unesistenza
spesa per leffimero fino al punto che, nelle
sue accezioni pi estreme, definite da card.
Martini influsso dello smarrimento della post
modernit, tale anelito non conduce nem-
meno pi ad una spiritualit da cui affrancar-
si, ma ad una spiritualit di cui non si avver-
te pi il peso, in quanto lascia indifferenti, il
che ancor meno commendevole. Qual
allora il suggerimento dellAutore per uscire
dalle secche di questo immobilismo in cui
rischia di rimanere impantanata la fede?
Due sono le pedine da muovere nello scac-
chiere della vita terrena. La prima com-
prendere che dove luomo si chiude in se
stesso o pretende di abbracciare lintero
universo trionfano langoscia la solitudi-
ne. Pensi a questo punto il lettore se
langoscia, in ultima analisi, non la paura
della morte, di percepire la vita come transe-
unte: proprio qui che cade il teorema del
relativismo e delluomo autosufficiente. La
seconda guardare alla vita ed alla storia,
anche quella quotidiana di ogni singolo uo-
mo, come un pellegrinaggio in salita verso il
Padre, al quale abbandonarsi con fede, e
dunque prepararsi a questincontro vivendo
nellobbedienza, anche nei rovesci che ine-
sorabilmente costellano lesistenza di ognu-
no, seguendo linsegnamento e lesempio di
Ges. LAutore ripercorre i giorni ed i temi
della Passione, in cui Ges supera il timore
della morte a caro prezzo; lo supera affron-
tandolo, pregando e lasciandosi confortare
da Dio. Senza che ci sia unico puntello
della fede di ogni cristiano, ma semmai ele-
mento che la consolida, vi infine la rifles-
sione dellAutore sul fatto storico della Re-
surrezione di Ges, attestata anche dalle
Sue apparizioni a Maria Maddalena ed ai
Suoi discepoli, che sono ripercorsi attraver-
so la Lettura dei Vangeli. Alla fine di questa
ampia disamina, qual dunque la conclusio-
ne dellAutore? Come un cristiano pu scon-
figgere la paura della morte? Occorre torna-
re a scandagliare lUomo, ma non secondo
le interpretazioni ed i dettami post illuministi-
ci, bens facendo appello alle virt teologali
della fede, della speranza, della carit.
Luomo dispone di quello che gi la fisica
epicurea aveva definito il clinamen, succes-
sivamente rinominato libero arbitrio, ma il
cristiano non inclini le proprie scelte di vita
alleffimero, al transeunte, ai valori mera-
mente terreni. Scelga invece di appellarsi
alla fede ed alla speranza, ma soprattutto
praticando la carit, come viene predicato
anche da San Paolo in una delle Sue Lettere
ai Corinzi recentemente ricordata dalla litur-
gia domenicale. Luomo che cammina nelle
dodici ore del giorno non inciampa, fino a
quando, in una sorta di nemesi al contrario,
la morte diventer quello che card. Martini
definisce il dies natalis, il giorno della nasci-
ta in Dio. Se invece, come attesta Giovanni,
luomo cammina di notte, inciampa, perch
la luce non in lui. Sembra quasi un preav-
vertimento di quel relativismo accennato da
card. Martini ed avverso il quale Papa Bene-
detto XVI ha diretto lazione pastorale del
Suo Pontificato, ma i cui risultati non dipen-
dono dal Suo insegnamento, poich sono
rimessi alle scelte della vita quotidiana di
ognuno, come concordemente si esprime
lAutore nel testo sottoposto alla nostra at-
tenzione.
Vito Sportelli
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Il 26 gennaio us., secondo la consueta prassi, dopo la celebrazione della messa de spiritu santu
presieduta dal Card. Segretario di Stato Bertone, il Sommo Pontefice ha incontrato il Collegio dei
giudici rotale insieme agli avvocati. Benedetto XVI ha affrontato due temi di grande importanza sia
sul piano pastorale che prettamente giuridico circa la validit del consenso emesso. In primo luogo, il Pontefice ha esami-
nato la posizione giuridica dei nubendi che si accostano alle nozze senza la necessaria fede nel sacramento, che stanno
per celebrare. Benedetto XVI rifacendosi alla vasta discussione avvenuta in seno alla dottrina ed alla giurisprudenza ha
dichiarato: Il patto indissolubile tra uomo e donna, non richiede, ai fini della sacramentalit, la fede personale dei nuben-
di; ci che si richiede, come condizione minima necessaria, lintenzione di fare ci che fa la Chiesa. Ha poi fatto riferi-
mento a quanto gi sostenuto davanti al medesimo consesso Giovanni Paolo II un atteggiamento dei nubendi che non
tenga conto della dimensione soprannaturale nel matrimonio pu renderlo nullo solo se ne intacca la validit sul piano
naturale nel quale posto lo stesso segno sacramentale. In sostanza, l'esclusione della sacramentalit pu integrare
una fattispecie di simulazione parziale del consenso. Il Papa si poi soffermato sul bene dei coniugi: La fede impor-
tante nella realizzazione dellautentico bene coniugale, che consiste semplicemente nel volere sempre e comunque il be-
ne dellaltro, in funzione di un vero e indissolubile consortium vitae. In verit, nel proposito degli sposi cristiani di vivere
una vera communio coniugalis vi un dinamismo proprio della fede, per cui la confessio,la risposta personale sincera
allannuncio salvifico, coinvolge il credente nel moto damore di Dio. "Confessio" e "caritas" sono i due modi in cui Dio ci
coinvolge, ci fa agire con Lui, in Lui e per lumanit, per la sua creatura ... La "confessio" non una cosa astratta,
"caritas", amore. Solo cos realmente il riflesso della verit divina, che come verit inseparabilmente anche amo-
re. Fede viva e vita matrimoniale autentica sono due facce della stessa medaglia. Gli sposi sono dunque chiamati a
testimoniare la fede nella vita matrimoniale per la costituzione di una autentica communio vitae. Vito Giannelli.
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