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DANTE ALIGHIERI

La vita Nato a Firenze tra il 14 maggio e il 13 giugno 1265, Dante Alighieri apparteneva ad una famiglia della piccola nobilt guelfa. Le vicende biografiche di Dante si allacciano strettamente alle vicende politiche della sua citt. A parte ci le sue vicende esteriori si condensano in poche notizie: nel 1285 sposa Gemma Donati da cui ha tre (o quattro ) figli. La sua formazione giovanile si bas sullo studio della grammatica presso un precettore. Essenziale fu per lui linsegnamento ed il modello di Brunetto Latini, la sua attenzione alla retorica e la sua coscienza del valore politico dellimpegno culturale. Importante fu anche lamicizia con Guido Cavalcanti con il quale si impegna nella poesia damore dello Stil Novo. Gli anni giovanili sono anche gli anni dellincontro con Beatrice, donna realmente esistita (identificabile con una Bice figlia di un Folco Portinari e morta nel 1290). Nellamore per Beatrice Dante concentra tutto il senso ed il valore del proprio impegno morale; lamata rappresenta per Dante un valore supremo nel quale rispecchiare le proprie scelte ed il proprio desiderio di giustizia e verit. Dopo la morte di Beatrice Dante si interessa di studi teologici e filosofici, studi che lo allontanano da Cavalcanti. Nel 1295\6 inizia la sua attivit politica: si iscrive alla corporazione dei medici e degli speziali e viene eletto nel Consiglio speciale del popolo per il semestre novembre 1295 - aprile 1296; entra, successivamente a far parte del Consiglio dei Cento e partecipa al governo della citt in un periodo delicato. Dobbiamo ricordare, a questo punto, che in quegli anni si era prodotta a Firenze una spaccatura nel governo guelfo (che aveva preso il potere nel 1266): da una parte si era situata la parte Bianca che faceva riferimento alla famiglia dei Cerchi (ed era per lautonomia della citt) - fazione di cui faceva parte Dante stesso; dallaltra parte cera la fazione dei guelfi Neri (facenti riferimento ai Donati) che erano legati al papa da interessi mercantili. Nonostante limpegno di Dante ad allontanare lingerenza papale nelle vicende fiorentine, il governo bianco viene destituito (a favore dei neri) dalle truppe angioine (1301). Gi fuori Firenze, Dante viene condannato, in contumacia, allesilio con accuse false (1302), esilio che sarebbe durato fino alla morte. Da questo momento Dante passer da una corte allaltra: prima si allontaner dagli altri fuoriusciti bianchi che pensavano di rientrare in citt con la forza, poi soggiorner in diversi luoghi. Sono gli anni in cui Dante si avvicina a posizioni ghibelline sperando che limperatore Arrigo (Enrico) VII, eletto nel 1308, possa portare un periodo di pace e felicit. Le speranze di Dante crollarono con la morte dellImperatore (1313). Nel 1312 alla corte di Cangrande della Scala, dove rimase fino al 1318, anno in cui si rec a Ravenna, alla corte di Guido Novello, dove moriva nel 1321. La Vita nuova Agli anni intorno al 1290 si situano le liriche dedicate a Beatrice, successivamente raccolte dal poeta in un testo (la Vita nuova) composto da 42 capitoli prosastici che collegano una serie di rime. Il titolo pu essere riferito o alla giovane et del poeta (nova = giovane), o alla novit (del sentire e del poetare) di queste liriche che sono il manifesto del Dolce Stil Novo. In primo piano c lidentificazione di amore e gentilezza, intesa come condizione morale e non come eredit di sangue; lamore principio di ogni virt e modo di operare del cuore nobile; inoltre lesaltazione

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della donna a strumento di perfezione etica, il primo accenno ad una mistica trasfigurazione e liturgia del sentimento amoroso. Il poeta circoscrive il proprio oggetto nella lode della donna-angelo, scesa per miracolo del cielo a purificare il suo cuore e a bearlo. La donna diventa un idolo. Ella fonte di salute, grazia, umilt. La Vita nuova parla di questo amore di Dante per Beatrice, amore reale, ma anche avventura intellettuale. Importante notare alcuni elementi quali il simbolo 9 (che ricorre in tutta lopera e attraverso cui Dante vuol dare allintera vicenda un senso di predestinazione - visto che il nove, multiplo perfetto del 3, il simbolo della perfezione e quindi di Dio), la simbologia dei colori (con la predominanza del bianco, simbolo della purezza, e del rosso, simbolo della passione), il saluto (che dona salvezza, poich fa il termine deriva dal latino salus, che significa appunto salvezza). Dante inizialmente maschera questo amore attraverso il riferimento a due donne (donne-schermo), per nascondere il suo vero amore. Successivamente canter la loda di Beatrice. Presto, per, Beatrice muore, e in un periodo di sbandamento Dante si innamora di unaltra donna (la donna gentile). Da questo periodo Dante si ritrarr, riavvicinandosi a Beatrice con lintenzione di cantarla in un pi alto poema (la Commedia). Il Convivo Con il Convivio Dante ci d unopera in volgare concepita come commento in prosa di canzoni dottrinali, con lintento di creare una enciclopedia filosofica divulgativa. Il progetto originario prevedeva 15 trattati (di cui il primo introduttivo e gli altri dedicati al commento di altrettante canzoni). Dante si ferm ai primi quattro trattati, commentando solo tre canzoni. La data di stesura del Convivio compresa tra il 1303/1304 (ma forse il IV trattato pi tardo). Al centro di questa razionalizzazione figurano la filosofia di Aristotele ed il pensiero aristotelico del secolo XIII, di cui Dante segue diversi indirizzi (tomistico, averroistico, ecc.). Dante si propone di raggiungere un pubblico pi vasto rispetto alla cerchia dei fedeli damore, anche coloro che non hanno potuto dedicarsi agli studi. I trattato - Giustifica il fine ed il titolo dellopera: un convivio (banchetto) che offre, a chi lo desidera, la conoscenza di una difficile vivanda (le canzoni), accompagnata da un pane (commento) che ne illustrer i significati facilitandone lassimilazione. Volendo prevenire anche delle critiche, Dante dice che: a) parla della sua propria esperienza per difendersi dalle accuse che hanno segnato la condanna allesilio; b) lopera difficile perch in questo modo le si d pi autoritade egravezza; c) scrive il volgare e non in latino per allargare la cerchia dei lettori. Dante spiega poi che il commento alle canzoni sar svolto secondo quattro sensi: letterale, allegorico, morale, anagogico. II trattato - Commenta la canzone Voi che ntendendo il terzo ciel movete che era riferita alla donna-gentile. Dante dice che questa donna era la Filosofia. Importanti sono una serie di digressioni sulla struttura dei cieli, sulle intelligenze angeliche che li muovono, sullimmortalit dellanima. III trattato - Commenta la canzone Amor che ne la mente mi ragiona, di lode per la donnagentile (cio la Filosofia). Si svolge intorno allelogio della sapienza. La filosofia rende luomo beato, pur non concedendosi a lui interamente; suo effetto la moralit, seconda beatitudine delluomo. IV trattato - Commenta la canzone Le dolci rime damor chi sola, canzone non allegorica ma dottrinale. Qui viene esposta la dottrina della gentilezza o della nobilt. Dante confuta in particolare lopinione di Federico II sulla nobilt come di ununione di antica ricchezza e belli costumi. Avendo citato lopinione di un re, analizza il concetto di autorit imperiale, facendola discendere direttamente da Dio: compito dellimpero di permettere agli uomini una vita ordinata e felice, e di assicurare la pace. LImpero romano fu voluto dalla Provvidenza divina per assicurare al mondo lunit e la pace convenienti alla venuta di Dio in terra (la nascita di Cristo). Queste riflessioni saranno ampliate nel trattato De Monarchia).

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Successivamente Dante afferma la sua idea di nobilt: essa dono divino che consiste nella perfezione delle facolt proprie ad ogni essere. Nelluomo essa attitudine al compiuto esercizio delle virt morali ed intellettuali, da cui discende naturalmente la felicit. Il Convivio non un trattato con pretesa di elaborazione originale, ma uno scritto di alta divulgazione. I maggiori riferimenti filosofici sono San Tommaso, SantAlberto Magno e i francescani. Il Convivio la prima vera prosa volgare italiana. De vulgari eloquentia Contemporaneo al Convivio il De vulgari eloquentia (Sulleloquenza volgare), in prosa latina legata ai modelli della trattatistica retorica. Lopera non ha intenti divulgativi, ma vuole convincere i dotti del valore della lingua volgare Per questo motivo scritta, a differenza del Convivio, in latino). Il progetto originario prevedeva almeno 4 libri, ma lopera rimase interrotta al capitolo XIV del secondo libro. Il trattato imposta la questione di una lingua italiana (letteraria) unitaria, questione che ha provocato discussioni secolari. Lintento di insegnare, ad uso e beneficio dei pi, una dottrina del parlare non a caso, ma con discernimento e a regola darte; fornire una tecnica dei mezzi espressivi nellambito delleloquenza volgare che patrimonio di tutti gli uomini in quanto uomini. Il procedimento usato quello della tecnica medievale, cio ricondurre i dati della storia e dellesperienza attuale ai principi logici forniti dallanalisi deduttiva, attingendo a tutte le fonti della dottrina, e rielaborando queste nozioni, rifondendole in una visione organica e personale. I libro - Parla del carattere naturale della lingua volgare. Per questo pi nobile del latino che invece artificiale, costruita. Nel seguito del libro traccia una storia delle lingue umane, a partire dalla lingua parlata da Adamo nellEden, fino alla confusione voluta da Dio per punire la superbia delluomo (episodio della torre di Babele). Si sofferma, infine, sulle lingue romanze (oc, oil e s), con particolare attenzione alla nostra lingua (del s): esistono quattordici volgari che la contraddistinguono, ma nessuno illustre (che d lustro a chi lo usa): fa sentire il suo profumo in ogni citt, ma non ha dimora in alcuna. Il volgare illustre deve essere anche cardinale (cardine comune di tutti gli altri volgari, come il cardine intorno a cui ruota una porta), aulico (dovrebbe essere parlato in una reggia [aula] italiana, se esistesse), curiale (perch le sue regole andrebbero elaborate dalla curia dItalia, riunita attorno ad un sovrano). Mancando queste condizioni le sue regole andrebbero stabilite da una curia ideale (composta dagli maggiori scrittori italiani). Dante non propone, come credono molti. la creazione artificiale di un volgare illustre ottenuto prendendo il meglio dei vari volgari italici, ma indica come modello la produzione poetica dei migliori poeti italiani, che lo avrebbero appunto usato. II libro - Analizza luso del volgare illustre nella poesia (partendo dalla poesia perch considerata superiore alla prosa). Analizza gli argomenti che andrebbero adottati per questo volgare (i pi elevati come il valore nelle armi [virtus], lardore amoroso [venus]o la retta volont [salus]) e la forma pi degna (la canzone). Infine Dante ci d anche una tripartizione degli stili: tragico, comico ed elegiaco. Solo allo stile tragico si addice luso del volgare illustre. Nella Vita nuova Dante accettava il principio che il latino la lingua dei letterati e che il volgare utilizzabile solo per le poesie damore. Col Convivio la canzone filosofica apre nuove prospettive. Il De vulgari eloquentia scritto in latino per mostrare che la scelta di utilizzare il volgare nelle opere precedenti non derivava da ignoranza e per sanzionare, anche davanti al mondo dei dotti, lassunzione del volgare come lingua regolare, degna di tutti gli argomenti alti. Sicuramente lopera anche una poetica che vale per le opere precedenti alla Commedia (ovvero, esse, possiamo dire, sono scritte in volgare illustre). Ma poi Dante stesso, nellopera maggiore, non user un volgare illustre, ma comico: la materia da affrontare era troppo variegata per essere costretta alla purezza della lingua. Il vero realizzatore del programma linguistico dantesco sar, dunque, di l a poco, Francesco Petrarca. De monarchia
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Con questo trattato, in latino e suddiviso in tre libri, Dante interviene nella polemica sul rapporto tra Impero e Chiesa. Lopera, a differenza compiuta e scritta in latino, perch rivolta ai dotti dellepoca. Dante sempre stato un oppositore del potere temporale della Chiesa, con la Monarchia egli difende il punto di vista dellImpero. I tre dubbi a cui Dante vuole dare risposta sono i seguenti: se sia necessario lImpero al benessere del mondo, se il popolo romano legittimamente si sia attribuito lufficio imperiale, se lautorit del monarca dipenda direttamente da Dio o per il tramite di un suo vicario (il Papa). I libro - La monarchia universale (cio limpero) necessaria in quanto solo grazie ad essa (alla pace che porterebbe, alla unit, alla giustizia unica ed imparziale, alla concordia tra gli uomini, alla possibilit del libero arbitrio per tutti), la civilt umana pu tendere al suo fine primario che lattuazione di tutte le possibilit dellintelletto umano. Il monarca giusto in sommo grado perch esente dalla cupidigia (poich, essendo il proprietario di tutto, non ha niente da desiderare). II libro - LImpero romano ha avuto una origine divina. La sua grandezza e potenza stata permessa per far s che si diffondesse la parola del Cristo in un regime universale e civile. Ricordiamoci che per Dante la questione non era di mera ricostruzione storica, ma implicava un giudizio sul presente, perch lImpero uno solo: nato con i Romani (o meglio, gi con Enea fuggiasco da Troia), esso si dipanava nel tempo, fino allImpero carolingio e oltre, per giungere, appunto, agli imperatori germanici. III libro - Affronta il problema del rapporto tra Papato ed Impero. Dante confuta lidea che lImperatore dipenda dal Papa per volont divina. La Chiesa non pu essere causa del potere imperiale, perch esso esisteva gi prima (era nato infatti formalmente con Augusto nel I secolo a.C.). Infatti la sfera del potere temporale (propria dellImpero) non coincide con quella assegnata al papato, perch il regno della Chiesa non di questo mondo. Le due autorit sono indipendenti tra di loro ed autonome: luna bader ad assicurare la pace e la felicit necessarie a dedicarsi alla cura dello spirito cui sar preposta laltra autorit. Il percorso politico di Dante, acceso sostenitore in giovinezza dellideologia comunale, approda alla difesa dellimpero, in un momento in cui questa istituzione era quasi dissolta, comunque superata dai tempi che gi vedevano, contro luniversalismo medievale, laffermazione dei primi stati nazionali. Ma le sue posizioni non vanno confuse con quelle dei Ghibellini (anche se Foscolo nei Sepolcri definir Dante il ghibellin fuggiasco). Per questi ultimi, infatti, limpero era una costruzione naturale, per Dante essa divina e limperatore lunto da Signore. La funzione dellImpero non sarebbe stata quella di sovrapporsi alle altre forme esistenti di governo (monarchie, comuni, ecc.) ma di correlarle, disciplinarle, per fermare quegli scontri continui tra citt-stato che avrebbero ancora per molto impedito allItalia di diventare una nazione. LA DIVINA COMMEDIA La Divina commedia: datazione, pubblicazione, diffusione Le tre cantiche furono composte separatamente: lInferno non contiene riferimenti a fatti successivi al 1309 (quindi dovrebbe essere stato concluso e diffuso intorno a quella data); il Purgatorio non contiene allusioni a fatti successivi al 13 (e venne divulgato tra il 15 ed il 16); il Paradiso fu iniziato forse verso il 16 e terminato negli ultimi anni di vita del poeta. Il poema suscit immediato interesse; alla morte di Dante cominciarono ad apparire commenti al poema o a singoli canti. La Divina commedia: la genesi poetico-religiosa

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La Divina commedia nasce da una visione pessimistica della realt che derivava a Dante dallo stato di decadenza in cui vedeva le due istituzioni volte ad assicurare vita materiale e spirituale corretta alluomo, cio limpero e il papato. Da questa decadenza derivava lo scatenarsi delle peggiori passioni umane, in particolare lavidit, che Dante vedeva trionfare nello scontro tra i vari comuni italiani e allinterno di essi. Perci egli immagine che stia per arrivare un inviato divino, il Veltro, che ripristiner lordine nel mondo dopo aver sconfitto la lupa, simbolo di cupidigia. Dante ritiene di aver una missione profetica e per questo deve compiere un viaggio nellaldil e poi raccontarlo agli uomini. Egli il terzo mortale a compiere tale viaggio, dopo Enea e San Paolo. La Divina commedia: gli antecedenti culturali del poema Dante utilizz lo schema della visione molto diffuso nel 1200 (si pensi a Bonvesin della Riva). Si ricolleg anche al poema allegorico (sul modello del Roman de la rose). Lo schema del viaggio rimanda al romanzo cavalleresco del ciclo arturiano. Vi poi linflusso dei libri profetici della Bibbia e quello dellEneide di Virgilio. La Divina commedia: i fondamenti filosofici La base filosofica del poema costituita dalla Scolastica, in particolare da San Tommaso dAquino, che rappresenta il culmine del filone razionalistico del Medioevo. Nel poema confluisce, per, anche il filone mistico, che concepisce lascesa a Dio non come percorso intellettuale ma come slancio damore che cerca di annullarsi in Dio. La Divina commedia: visione medievale e preumanesimo di Dante Dante crede di possedere la verit, ereditandola dalla teologia e della filosofia del suo tempo. Egli ritiene che la ragione umana abbia dei limiti che devono esser riconosciuti: luomo deve inchinarsi di fronte ai pi profondi misteri della fede. Luniverso appare a Dante retto da un ordine mirabile, regolato dalla volont divina: ogni elemento ha una giustificazione ed un fine. Egli ammira il mondo antico e, infatti, sceglie Virgilio ad incarnare la ragione umana. Si parlato di un pre-umanesimo di Dante per questa ammirazione. Ma non bisogna dimenticare che egli un uomo completamente medievale. Infatti, egli non percepisce una frattura tra mondo classico e mondo medievale. Lo stesso Virgilio appare come un saggio pi che come un poeta romano, e la stessa Eneide viene letta in chiave allegorica, ravvisando dietro le vicende narrate lanticipazione del mondo cristiano. La Divina commedia: allegoria e figura Nel Convivio Dante distingue tra allegoria dei poeti e allegoria dei teologi. Nellallegoria dei poeti il piano letterale uninvenzione sotto cui si nasconde la verit. Nellallegoria dei teologi il piano letterale vero (ad esempio: la fuga degli Ebrei dallEgitto, fatto vero, pu diventare lallegoria della redenzione dellumanit ad opera di Cristo). Lallegoria della Commedia quella dei teologi: ci significa che il piano letterale, per Dante, cio il viaggio nelloltretomba, vero, e i personaggi (Virgilio, Beatrice, ecc.) sono s allegorie (della Ragione, della Teologia) ma anche personaggi reali. Dante, dunque, non vuole che si legga il suo poema come una finzione poetica.
Interessante interpretazione , infine, quella dellAuerbach che parla del concetto di figura (legato allinterpretazione dei testi biblici): la lettura della Commedia, sotto questo aspetto, dovrebbe svelare un rapporto tra figure che appartengono alla realt umana e storica e i significati ultimi che esse acquistano nellaldil. Nelloltretomba la natura umana raggiunge il suo compimento e si lega, cos, in modo definitivo, alla volont di Dio. La vita terrena non stata che un preludio a questa condizione immutabile. Facendo lesempio della liberazione degli Ebrei dallEgitto, diremmo che Mos figura del Cristo che libera lumanit dal peccato, Cristo adempimento di quella profezia.
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La Divina commedia: titolo e struttura Laggettivo divina fu usato per la prima volta da Boccaccio nella sua biografia dantesca, ma venne integrato a tutti gli effetti nel titolo solo a partire dal Cinquecento. Titolo originale inizialmente solo Commedia (nella forma pi antica Comeda). La spiegazione sembra fornirla Dante stesso nella Epistola a Cangrande della Scala. un titolo comunque singolare, riferito soprattutto al carattere composito dellopera, che mischia livelli stilistici diversi, sovrappone immagini basse e sublimi (quindi il titolo farebbe riferimento alla tripartizione stilistica di cui Dante ha parlato nel secondo libro del De vulgari eloquentia). Commedia sembra designare un universo che presenta i caratteri pi diversi della natura umana, mentre il linguaggio deve adeguarsi, di volta in volta, alla variet degli aspetti che intende rappresentare. Il poema si collega, ma solo esteriormente, alla tradizione medievale delle visioni dellaldil e a quella dei viaggi allegorici e morali. Narra, in prima persona, il viaggio del poeta (che dura circa una settimana ed inizia l8 aprile del 1300 nella notte del Venerd Santo) nei tre regni dellInferno, del Purgatorio e del Paradiso. Questo viaggio consente a Dante di comprendere la struttura delluniverso e di conoscere la condizione delle anime dopo la morte, e lo porta, infine, alla visione di Dio. Beatrice, che vive in cielo, ottiene di inviare al poeta, come guida, lanima di Virgilio che lo accompagna lungo lInferno ed il Purgatorio. Nellultimo cielo lo guider la stessa Beatrice. La struttura del poema, (come gi la Vita nuova) si basa su rigorosi rapporti numerici che prendono le mosse dal numero 3, ovvio riferimento alla Trinit divina che regge lUniverso intero. Raccogliendo lesperienza del sirventese (usato nella poesia del 200), Dante usa il metro della terzina o terza rima, costruita su sistemi di tre strofe, ciascuna di tre endecasillabi, che rimano secondo il principio della rima incatenata (e ciascuna rima si ripete tre volte). [N.B. : si ricordi che con terzina si intende la struttura di base dei componimenti in terza rima. si tratta di strofe di tre endecasillabi, ma intrecciate per la collocazione delle rime, poich il verso iniziale e quello finale di ciascuna strofa rimino tra loro e quello centrale rimi coi versi iniziale e finale della successiva: ABA/BCB/CDC/...] Un insieme continuato di terzine costituisce un canto. I canti si raccolgono in 3 cantiche che constano di 33 canti ciascuna tranne lInferno che ne ha uno in pi che vale come prologo generale. Il numero di canti finale quindi 100 (numero perfetto). Una serie di rispondenze, simmetrie e ripartizioni, fa s che la disposizione dei canti e dei regni , si regga sempre su una logica numerica [ciascuno divisibile in 10 parti (Inferno: 10 gironi; Purgatorio: spiaggia, antipurgatorio, 7 balze, Paradiso terrestre; Paradiso: 9 cieli e lEmpireo)].
La Divina commedia: il plurilinguismo

Lingua e stile si innalzano progressivamente nelle tre cantiche in corrispondenza con linnalzarsi della materia. NellInferno predomina lo stile aspro, fatto di termine rari e a volte dialettali, anche se talvolta il linguaggio si innalza (come nellepisodio di Paola e Francesca, intriso di termini dellamor cortese). Nel Purgatorio c una mescolanza di stili. Nel Paradiso Dante ricorre ad uno stile sublime, composto di latinismi, francesismi, neologismi. Egli, dunque, ha sperimentato difficili mescolanze linguistiche, intensificando lespressivit del linguaggio. Questo filone plurilinguistico si contrapporr nei secoli successivi a quello monolinguistico inaugurato da Petrarca.
La Divina commedia: linterpretazione Dante parla del suo viaggio come se si fosse realmente compiuto. I significati del viaggio vanno comunque al di l di una narrazione fantastica. Per Dante il suo viaggio anzitutto un percorso di redenzione e riscatto, percorso che conduce alla verit e alla salvezza; nello stesso tempo questo viaggio vuole offrirsi come immagine esemplare di ogni esperienza umana. In questo senso la Commedia unopera dottrinale, che trasmette verit religiose, morali e filosofiche.
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Le singole fasi del viaggio nascondono altri significati che non sono quelli pi manifesti, ma lallegoria in senso stretto presente solo in alcune figurazioni particolari. La maggior parte delle figurazioni si mostrano, piuttosto come simboli indeterminati, oppure richiamano, per analogia, episodi della storia sacra o motivi filosofici e religiosi. Questo rilievo vale anche per le figure di Virgilio e Beatrice: Virgilio rappresenta la ragione umana, che guida luomo ad un primo livello di conoscenza; Beatrice (lamata celebrata nella Vita nuova, colei che dona beatitudine) rappresenta la fede e la scienza divina, lunica che permette di cogliere i misteri pi insondabili. Ma molti altri significati sono propri delle due figure: giustizia umana e divina; luce naturale e luce della grazia; ecc. Comunque non possibile ridurre il tutto a figurazioni allegoriche; lo stesso Virgilio e Beatrice si impongono come figure vive. La Divina commedia: filosofia, cosmologia, teologia La concezione dantesca delluniverso si basa sulla filosofia aristotelica, ed in particolare sullinterpretazione che di questa poesia avevano dato S. Tommaso. Dante tiene inoltre presente la tradizione platonica aggiungendo, al razionalismo aristotelico, una prospettiva mistica (mettendo laccento sullimpulso dellanima a salire verso Dio). Dante crede che la conoscenza si compia con un processo che, partendo dallosservazione della realt sensibile, raggiunge i suoi livelli pi alti attraverso la fede. Dio pura sapienza, pura volont e puro amore; contiene in s tutto luniverso, e da Lui parte il primo movimento che si propaga attraverso i cieli (che sono 9 e ruotano a velocit diverse luno allinterno dellaltro). La trasmissione del movimento dovuta ad intelligenze angeliche (anchesse in numero di 9, una per ogni cielo). Al centro dei cieli immobile la terra. Tutta questa concezione gerarchica, ci fa vedere come in primo piano ci sia lidea della societ umana propria della civilt feudale. Il corpo delluomo e parte della sua anima (quella sensibile) si inseriscono in questa struttura, ma la parte razionale delluomo creata direttamente da Dio. Alluomo lasciata la responsabilit delle proprie azioni (libero arbitrio). La terra, secondo la geografia dellepoca, precolombiana, considerata divisa in due emisferi: quello boreale, ricoperto dalle terre abitate, i cui limiti estremi sono le Colonne dErcole (lo stretto di Gibilterra, tra la Spagna e il Marocco) a Occidente, e il Gange a Oriente; e quello australe, ricoperto solo dalle acque, che nessun uomo ha solcato tornando vivo, e con al centro lisola del Purgatorio. Al centro della terra, in fondo allInferno, che sprofonda in un baratro nei pressi di Gerusalemme e scende come un grande imbuto, conficcato Lucifero. La terra, ritirandosi per evitare il contatto di Lucifero scagliato da Dio dopo la rivolta degli angeli, ha dato luogo alla montagna del Purgatorio nellaltro emisfero. In cima si trova il Paradiso Terrestre da cui luomo stato cacciato per il peccato originale. Nellaldil le anime si distinguono in tre schiere: dannati, penitenti e beati. Quando il mondo e la storia finiranno con il Giudizio universale, le anime recupereranno i loro corpi risorti e vivranno in eterno (dannati o beati). La Divina commedia: politicit e storicit Dante si attribuisce il compito, distinguendo le tre schiere, di presentare al lettore gli effetti del giudizio di Dio. La sua esigenza di giustizia si connette ad una visione generale della storia dellumanit. Il 1300 (anno del viaggio di Dante e anno del giubileo) aveva provocato nel mondo cristiano, lattesa di una prossima affermazione della giustizia (attesa condivisa da Dante stesso). La concezione dantesca della storia rivaluta anche la funzione del mondo pagano, in particolare dellImpero Romano (modello di giustizia umana e razionale), a cui sarebbe mancata solo la conoscenza delle fede, la grazia divina. Secondo la concezione dantesca (ripresa dal De monarchia) lumanit deve essere retta dai due poteri della Chiesa e dellImpero. Dalla compromissione della Chiesa col potere temporale nato un conflitto tra i due poteri che ha portato corruzione nel mondo e vizi (di cui il pi pericoloso la cupidigia). Il mondo contemporaneo teatro di lotte feroci, e la tematica politica si affaccia ovunque nel poema. La Divina commedia: Dante personaggio-poeta Il cammino di Dante verso Dio non significa una dimenticanza o cancellazione dellesperienza passata. Lo testimonia il fatto che il viaggio muova anche alla ricerca di Beatrice. La Beatrice stilnovistica innalzata ad
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un livello ancora pi alto, diventa immagine dei valori che conducono alla conoscenza di Dio (fede, scienza divina, luce della grazia). Nello stesso tempo resta per una donna reale. Dante riprende, dunque, il proposito finale della Vita Nuova (dire di lei quello che mai fu detto di altra donna). Il racconto del viaggio ultraterreno si intreccia col farsi del poema e con la storia dellesperienza personale e letteraria di Dante. Questo evidenziato dal fatto che prima guida di Dante Virgilio, il maggiore poeta latino. (daltra parte allEneide era attribuito un forte valore di anticipazione del messaggio cristiano, e secondo lesegesi medievale la quarta ecloga delle Bucoliche virgiliane, nellannuncio della nascita di un fanciullo che avrebbe riportato il mondo alla perfezione delle origini, annunciava, pur essendo pagano, la venuta di Cristo; infine, Virgilio era stato il cantore di quellEnea dalla cui discendenza sarebbe sorto lImpero). Con Virgilio Dante supera le difficolt del viaggio, arriva a conoscere tutto ci che accessibile alla ragione umana, e risolve i problemi della scrittura del poema. Virgilio conduce Dante a ritrovare e glorificare Beatrice (cardine di tutta lesperienza dantesca). La Divina commedia: le forme della rappresentazione Abbiamo parlato precedentemente di figura; su questo concetto Auerbach ha parlato di realismo figurale e cio: attraverso il punto di vista delleternit, le forme terrene acquistano una veste definitiva e assoluta, pur mantenendo la loro concretezza. nelloltretomba la vita mondana continua ad agire in parte come ricordo del passato terreno, in parte come partecipazione al terreno presente, in parte come ansia del terreno futuro. Ogni trapassato sente la propria condizione nellaldil come lultimo atto (ancora in corso e per sempre) del suo dramma terreno. Loltretomba non scioglie i legami con la storia umana. Il compimento, che qui avviene, non del resto definitivo: lo sar dopo la resurrezione dei corpi, quando ogni cosa, non pi soggetta al tempo, ricever carattere eterno. Nei tre regni il realismi figurali di Dante, acquista forme diverse: nellInferno la rappresentazione si accanisce a precisare i caratteri della sofferenza fisica (daltra parte molto forte la corporeit dei dannati); nel Purgatorio la figuralit pi sfumata fino a giungere, nel Paradiso, ad un regno di sole immagini (la luce acquista carattere predominante) non misurabili dallocchio umano.

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