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GUIDO CAVALCANTI (Firenze 1250 circa-Sarzana 1300) 1.

La vita Sono scarse le notizie tramandate intorno alla vita di GUIDO CAVALCANTI. La sua famiglia, notevolmente danneggiata dalla vittoria dei ghibellini a Montaperti (1260) era fra le pi potenti di parte bianca, e dopo la sconfitta definitiva dei ghibellini, aveva avuto un ruolo centrale nella storia di Firenze. Nel 1267 si fidanz a Bice, orfana di FARINATA DEGLI UBERTI, che era stato capo potente della fazione ghibellina. Fu un tentativo di mediazione tra famiglie nemiche. La precoce partecipazione alla vita politica lo port ad una personale e acerrima inimicizia verso CORSO DONATI, capo di parte nera, il quale pose un agguato a Guido, che poco dopo avrebbe cercato di vendicarsi. Guido era in rapporto con i maggiori rimatori del tempo: invi sonetti a Guittone e a Gianni Alfani. Era legato damicizia a Lapo Gianni e a Dante, che riconobbe il maestro della poesia amorosa (anche se i due si allontaneranno per motivi filosofico-teologici). Nel 1280 fu garante di parte guelfa allincontro che doveva sancire la pace con i ghibellini. Nel 1300 i priori del Comune di Firenze (tra cui Dante) decisero di esiliare i rappresentanti pi faziosi dei vari gruppi politici. Guido fu esiliato a Sarzana, il 24 giugno del 1300. Richiamato poco dopo a causa del clima insopportabile, mor probabilmente di febbre malarica il 27 agosto 1300. Giovanni Boccaccio gli dedicher una novella del Decamerone. Con Cavalcanti entra in scena una nuova figura di intellettuale, che alle caratteristiche del gentiluomo cortese unisce i tratti del colto distaccato e impegnatissimo nella riflessione, al punto da essere incompreso dal mondo e ad esso inadattato. Nelle sue poesia emerge la consapevolezza forte di far parte di unlite, e quindi di essere distaccato dalle persone volgari. Il colto diventa modello e vertice di tutte le esperienze umane. 2. La struttura delle Rime Le Rime di Cavalcanti non costituiscono un organico Canzoniere: sono state ordinate perci in base a criteri stilistici, mancando qualunque riferimento che ne permetta la datazione. I componimenti sono in tutto 52, di cui: - 36 sonetti - 11 ballate - 2 canzoni - 2 stanze isolate - 1 mottetto. Si possono dividere (Favati) in questi raggruppamenti: 1) Rime legate alla tradizione siciliana e guinizzelliana; 2) Rime che presentano il motivo dello sbigottimento; 3) Rime che presentano il motivo del coro e dellautocommiserazione; 4) Rappresentazione mentale della donna come oggetto damore e sondaggi sulla potenza damore della donna; 5) Rime che presentano il motivo dellintrospezione e del dolore damore; 6) Rime di corrispondenza (inviate a Dante per lo pi, per esempio in risposta al primo sonetto della Vita nova e al sonetto Guido, io vorrei, o a Gianni Alfani, oltre che ad amici sconosciuti);

7) Sonetti di carattere comico e parodico (autoparodistici oppure dedicati ad amori bassi, per contadine e simili); 8) Poesia pastorelle, dove vengono tratteggiate graziosi ritratti femminili su sfondi primaverili. 3. La concezione amorosa e la cultura filosofica Si ammette generalmente che nel Cavalcanti maturo operi fortemente il principio averroistico dellamore come affezione dellanima sensitiva (da cui consegue la aprioristica impossibilit della mente s contemplare lideale della donna amata). AVERRO (1126-1178), il maggiore dei filosofi arabi, diede uninterpetazione nuova rispetto ai filosofi cristiani di Aristotele. Due le sue maggiori teorie: - quella sulleternit del mondo (che esclude la creazione libera di Dio); - quella sulla separazione di intelletto e anima (che esclude limmortalit dellanima). Le teorie di Avverro si diffusero in Occidente soprattutto ad opera di SIGIERI DI BRABANTE (1235-1284), maestro allUniversit di Parigi. Sigieri insegnava che, se lanima sensitiva perfezione delluomo, vuol dire che perfezione non lintelletto, che resta una sostanza separata, e che essa pu dirsi parte dellanima solo nel senso che, unendosi allanima vegetativosensitiva forma con questa unanima composta. Nelluniverso poetico di Guido, di impronta averroistica (e ricordiamo che Dante metter il padre di Cavalcanti nel girone degli eretici, insieme al suo consuocero Farinata), vi un fondamentale dualismo fra lamore ideale e il sensibile, il corporeo (opposta alla risoluzione della contemplazione della bellezza fisica che diventa amor spiritualis di Guinizzelli e di Dante). Cavalcanti a partire da questa concezione tutta fisica dellamore crea scene drammatiche in cui varie personificazioni (spiriti) agiscono la storia di una vicenda amorosa. Gli spiriti una volta entrati sulla scena cavalcantiana ne producono eccezionale animazione: sono deboletti, paurosi, gentili, violenti, soli, ecc. Egli opera inoltre una distinzione tra le potenze organiche del corpo: - il cuore sede degli affetti - lanima sede delle facolt vitali - la mente sede delle immaginazioni e delle visioni. Con Cavalcanti nasce compiutamente uno dei maggiori temi della lirica europea: lidea dellamore come battaglia interiore, combattuta fra figure che rappresentano tutta la condizione umane. Per questo egli non pu liberarsi di questa battaglia, pur lamentandosi della violenza delle conseguenze: il dolore derivato dallaffezione amorosa naturale, cio elemento costitutivo delluomo (Cavalcanti scopre la naturalit della passione amorosa). Il suo compito allora quello di vivere fino in fondo questa esperienza umana, e di rappresentarla drammaticamente. Nella poesia Chi questa che vien, chogni om la mira, che pure risente delle teorie e dei modi di Guinizzelli, Cavalcanti polemizza a distanza col bolognese, che nel sonetto Io voglio del ver la mia donna laudare, attraverso una comparazione con la natura, puntava a suggerire come la donna si possa conoscere. Cavalcanti invece proclama limpossibilit del nostro intelletto di attingere la comprensione, non solo per la assoluta superiorit della donna, ma anche per la debolezza della nostra mente. La donna che scende tra gli uomini pur sempre una presenza ineffabile. Da qui il dramma gnoseologico.

Sin dalla luminosa apparizione dei primi versi si avvertono lo sgomento sbigottito e la carica di tremore che volgono i dati cortesi in una sorta di mistica naturalistica. Cavalcanti non accetta il mito guinizzelliano della donn-angelo, ma ne elabora uno diverso: la donna splendore vivente, e quindi non pi attingibile nelle sue qualit fisiche che scompaiono. Lineffabilit della donna nella incapacit da parte delluomo di farsene una rappresentazione adeguata. Linconoscibilit causa lo sbigottimento, che fa temere al poeta la morte, ossia la fuga degli spiriti vitali. Nella poesia Lanima mia vilmente sbigottita nella battaglia acerba delle vicende sentimentali gli spiriti recitano il ruolo di autentici personaggi in carne ed ossa in uno scontro cruento tra la vita e la morte. Lo schema unico nella nostra poesia delle quartine secondo alcuni significa anche strutturalmente, con il suo procedere asimmetrico, il violento sconvolgimento operato da Amore nellanima (si noti anche la rima Amore / ella more). Il tema della angosciosa morte, gi presente nella lirica precedente, assume in Guido un pathos sconosciuto. La morte nasce dallo scontro tra limmagine ideale della donna e il sentire passionale dellanimo in una scena interiore dove il conflitto tra contemplazione e passione porta alla disfatta del cuore e dei sensi. Dalla battaglia esce dunque sconfitto. La resa poetica di questo mondo affidata ad unestrema castit di mezzi espressivi: fissa e ristretta laggettivazione a minime oscillazioni, fitto il cumulo intensivo degli accoppiamenti, ampio lo spazio dellimpiego metaforico. La poesia di Guido non rinnova il bagaglio convenzionale della poesia cortese, ma lo rielabora personalmente. La ballata Perchi non spero di tornar giammai di solito si considera composta durante il breve esilio. In realt il topos della distanza dellamata era gi presente nella tradizione italiana (per esempio in Giacomo da Lentini), ma come sempre Cavalcanti vi infonde una carica tragica sconosciuta, elevandola a metafora dellintera esistenza. La morte e la consunzione si posano nella ballata alleggerite di ogni scoria drammatica. Si stende un velo di elegia, linvocazione si interiorizza in un soliloquio melodico. 4. La canzone dottrinale di Cavalcanti La poesia pi celebre complessa di Cavalcanti Donna me prega, citata da Dante nel De vulgari eloquentia come inizio della nuova poesia. In essa Guido espone la sua posizione averroistica sullamore: lanima sensitiva (che creata e corruttibile) e non quella intellettiva perfezione del corpo umano e da essa, e non da quella intellettiva, scaturisce lamore. Nellintelletto possibile (sostanza separata e incorruttibile comune a tutti gli uomini) non vi pu essere passione. Da questa teoria avverroista, che concepisce lamore come passione dellappetito sensibile, la quale ottenebra la ragione, deriva una morale che spiega il pessimismo della poesia di Cavalcanti. Sottratta al controllo della ragione, la passione amorosa diventa desiderio smodato, anche se questa passione pu nascere solo nei cuori gentili. Gli ostacoli tra il desiderio e la donna amata risvegliano lira. Per quanto luomo arda di desiderio, la passione gli impedisce di muoversi per arrivare alloggetto amato. Anche metricamente una della canzoni pi complesse della nostra tradizione. La canzone enuclea momenti distinti del processo amoroso: - lidea della bellezza, ricavata dallamante dalla ammirazione della donna; - il turbamento, che provoca smisurati desideri; - il dilagare tempestoso della passione di fronte allidea della bellezza ideale, che priva il soggetto della ragione e lo distrugge come la morte. Alla base di questa concezione amorosa c la irriducibile opposizione tra spirito e materia. 5. La fortuna

Cavalcanti influenz profondamente Dante, che per nella sua maturit non diede alla figura dellamico il dovuto risalto. Tramite Cino da Pistoia il suo insegnamento arriver a Petrarca e al manierismo del 1400, rivelandosi responsabile della linea elevata della poesia italiana. In epoca moderna Cavalcanti affascin i Preraffaelliti inglesi, e, soprattutto, Ezra Pound e T.S.Eliot.

FRESCA ROSA NOVELLA (Ballata di settenari) Fresca rosa nuova, primavera (senhal) piena di bellezza, per prati e campagne cantando gioiosamente il vostro raffinato valore comunico alla vegetazione. Il vostro valore raffinato sia rinnovato con gioia (nel canto) dei grandi e dei piccoli in ogni sentiero; e cantino gli uccelli ciascuno nel suo dolce linguaggio di sera e e di mattino su gli alberelli verdi. Tutto il mondo canti, dopo che viene la primavera, cos come si conviene, la vostra maggiore altezza (spirituale); perch siete una creatura angelica. Un aspetto angelico in voi, o donna: Dio, quanto temerario fu il mio desiderio. Il vostro volto gioioso poich supera e trascende le condizioni naturali e l'abitudine cortese, certo una cosa da ammirare. Fra loro le donne vi chiamano dea, come voi siete; tanto piena di ogni bellezza sembrate che io non so riferire in poesia; e chi potrebbe pensare al di la dei limiti naturali? Oltre la natura umana la vostra ricercata bellezza fece Dio, affinch voi foste superiore in tutto; perci la manifestazione sensibile della bellezza spirituale non sia sdegnosa nei miei confronti; non sia scortese la dolce prudenza. E se vi sembra offfesa che io sia dedito ad amarvi non lo biasimate: perch solo Amore mi costringe, contro cui non si pu opporre resistenza. - ineffabilit della bellezza della donna, simile ad una divinit; - amore come forza che l'uomo non pu controllare AVETE 'N VO' LI FIORI E LA VERDURA (sonetto) Avete in voi (la bellezza de) i fiori e la campagna e tutto ci che d luce ed bello da vedere; la vostra figura risplende pi del sole; chi non vi vde non pu ottenere il valore necessario all'amante.

In questo mondo non vi un'altra creatura cos piena di bellezza e di piacere; e se qualcuno ha paura dell'amore, il vostro bello sguardo lo rende capace di accogliere in s un sentimento cos elevato. Le donne che vi fanno compagnia m mi piacciono molto per l'amore che nutro per voi; ed io le prego di essere tanto gentili da farvi onore quanto pi poissibile e di aver caro il servirvi, perch voi siete la migliore. BILTA' DI DONNA E DI SACCENTE CORE (sonetto) Bellezza di donna e di cuore sapiente e cavalieri armati che siano gentili; canto di uccelli e ragionamenti d'amore; belle navi che corono velocemente nei mari; aria serena quando appare l'alba e neve bianca che scende senza vento; rive di fiumi e prati pieni di ogni fiore; oro, argento, lapislazzulo; tutte queste cose sorpassa la bellezza e il valore della mia donna e il suo cuore nobile, cosicch tutte le cose precedenti appaiono vili a chi la guarda; e tanto pi di ogni altra (donna) ha.... quanto il cielo maggiore della terra. Il bene non pu tardare il suo effetto positivo verso un fenomeno di questa natura. - elencazione secondo i canoni del plazer provenzale; - superiorit della donna rispetto a tutte le bellezze elencate CHI E' QUESTA CHE VEN CH'OGN'OM LA MIRA (sonetto) Chi questa che viene, che ogni uomo la guarda, che fa tremolare l'aria e conduce con s Amore, cos che nessun uomo pu parlare, ma tutti sospirano? O Dio, che cosa sembra quando gira gli occhi, lo dica Amore, che io non saprei riuscirci: donna tanto incline a benevolenza mi sembra, che ogni altra rispetto a lei io la chiamo ira. Non si potrebbe raccontare la sua bellezza, poich a lei si sottomette ogni virt nobile, e la bellezza la indica come sua divinit. Non fu cos elevato il nostro intelletto e non ci fu data a noi la capacit di poterne avere una conoscenza approfondita. l MIE' FOLL'OCCHI, CHE PRIMA GUARDARO (sonetto) I miei occhi scortesi, che prima guardarono il vostro corpo pieno di bellezza, furono quelli che di voi, donna, mi .... nel luogo doloroso dove regna Amore,

e subito davanti a lui mostrarono che io ero vostro servo: perci sospiri e dolori mi presero, vdendo che il cuore aveva paura. Mi condussero senza indugio dove io travai persone che si dolevano fortemente di Amore. Quando mi videro, tutti con compassione mi dissero: Sei diventato servitore di una donna da cui non devi sperare altro che la morte. DEH, SPIRTI MIEI, QUANDO MI VEDETE (sonetto) Miei spiriti, quando mi vedete con tanta pena, perch non mandate fuori dalla mente parole piene di pianto, di dolore e di sbigottimento? Voi vedete che il mio cuore pieno di ferite inferte dallo sguardo (della donna), dalla bellezza e dalla modestia: vi prego di consolarlo, perch da lui sono volate via tutte le facolt. Io vedo apparire uno spirito grand e nobile e di cos grande valore che fa fuggire tutte le virt. Io vi prego di dire all'anima triste che parla con dolore che ella fu e sar sempre di Amore. - per la prima volta appaiono gli spiriti, termine di derivazione filosofica che indica l'oggettivazion visibile e il veicolo delle reazioni biologiche dell'uomo; corpi sottili che l'anima impiega come struemnti per le tutte le sue operazioni intellettive e conoscitive, e che costituiscono pertanto i tramiti della vita e delle azioni vitali. L'ANIMA MIA VILMENT' E' SBIGOTITA (sonetto) L'anima mia disperatamente colpita dall'assalto che le muove il cuore: al punto che s'ella sente soltanto un poco Amore pi vicino a lui (cuore) del solito, muore. Sta come una persona che non ha pi forze, che per paura sono fuggite via: e chi vedesse come le forze sono fuggite direbbe certamente: Questi morto. Attraverso gli occhi il cuore port il primo colpo, che sbaragli ogni energia in breve tempo, cosichdal colpo fu distrutta la mente. Qualunue uomo pur fosse in stato di grande letizia se vedesse gli spiriti fuggire via piangerebbe di grande compassione. TU M'HAI SI PIENA DI DOLOR LA MENTE (sonetto) Tu mi hai riempito la mente cos tanto di dolore che l'anima si sforza di volar via

e i sospiri che manda il cuore sofferente denunciano agli occhi che non possono resistere oltre. Amore, che sente il tuo valore, dice: Soffro che tu debba morire per questa donna fredda, che per niente sembra volere ascolare alcunch di pietoso su di te. Io vado in giro come un morto che sembri a chi lo guarda uomo fatto di rame o di pietra o di legno, che cammini solo per forza di artificio meccanico e porti nel cuore una ferita che sia evidente prova che egli morto. IO NON PENSAVA CHE LO COR GIAMMAI (ballata) Io non pensavo che il cuore in nessun tempo potesse avere tanto tormento che dalla mia anima nascesse un pianto che indicaase tramite lo sguardo agli occhi di chi guarda la morte. Non sento pi pace n ho riposo mai dopo che trovai Amore e la mia donna, il quale mi disse: Tu non vivrai, perch troppo il valore di questa. La mia forza vitale si allontan sconsolata dopo che lasci il cuore all'attacco sferrato dalla mia donna: la quale con i suoi occhi venne a colpirmi in tal modo che Amore costrinse con la forza gli spiriti ad uscire disordinatamente. Di questa donna non si pu dire: perch viene piena di tante perfezioni che una mente umana non pu sopportarle in modo che la nostra mente riesca a conoscerla nella sua essenza. E' tanto nobile che, quando io vi rifletto, l'anima sento tremare dentro il cuore, come qualcosa che non pu resistere dinanzi alla grande potenza che si manifestata in lei. Attraverso gli occhi ferisce il suo splendore, cosich chi mi vede dice: Non guardi tu quest'uomo degno di piet che fa le veci di un morto nel domandare grazia? E la mia donna non se ne ancora accorta! Quando mi viene il desiderio di dire ad un cuore nobile del suo valore, io mi trovo cos incapace che non oso perdurare nell'intento. Amore, che ha visto la sua bellezza, mi riempie cos di stupore cos che il cuore non riesce a resistere, sentendola arrivare, perch sospirando dice: Io non ti concedo speranza perch con il suo dolce sorriso tirai una freccia appuntita che ha forato il tuo cuore e ha allontanato il mio. Tu sai, quando sei venuto, che io ti dissi, dopo che l'avevi veduta, che era necessario che tu morissi. Canzone, tu sai che sui libri di Amore

io ti ho riprodotta quando vidi la mia donna: ora gradisci che io mi fidi di te e che tu vada presso di lei e che lei ti ascolti: e prego umilmente che da lei tu conduca gli spiriti fuggiti dal mio cuore, che a causa della sua virt sarebbero stati uccisi se non fossero indietreggiati e ora vanno soli, senza compagnia. e hanno molta paura. Perci accompagnali per la via fidata e poi dille, quando arrivi da lei: Questi spiriti fanno le veci di una persona che muore per lo spavento del colpo subito. VEDETE CH'I' SON UN CHE VA PIANGENDO (ballata) Vedete che io sono uno che va piangendo e recando visibile la condanna di Amore, e gi non trovo un cuore capaca di piet che, guardandomi, non sospiri almeno una volta. Un dolore appena sorto mi giunto nel cuore, il quale mi fa soffrire e piangere molto; e spesso accade che mi venga a trovare cos da vicino la Morte opprimente che le persone si accorgono del mio stato, che dicono fra di loro: Questo soffre, e dovrebbe avere, per quanto appaia fuori, avere dentro di s sofferenze eccezionali. Questa dolorosa opressione che discesa nel cuore ha distrutto gi alcuni spiriti, i quali erano venuti a difesa del cuore sofferente che li aveva chiamati. Questi spiriti lasciarono gli occhi quando pass nella mente una voce che diceva: Entra negli occhi, Bellezza, che egli morir; ma bada che non vi si trovi Piet. POI CHE DI DOGLIA COR CONVEN CH'I' PORTI (stanza isolata) Poich necessario che io sopporti il cuore addolorato e ricavi dall'affascinante immagine di lei una passione tormentosa e da uno stato di potenza vitale giunga ad una condizione di tale abbattimento, dir come ho perduto ogni forza vitale. Dico che i miei spiriti sono morti, e il cuore che combatte continuamente e ha poca vita, e se non fosse che il morire mi diventato gioia, ne farei di compassione piangere Amore. Ma per la vita fuori dalle regole che mi ha raggihnto mi allontano dalla mia ferma decisione per assumere un spetto conforme a quello comune, coich io non mostro quando sento affanno; ed proprio in ci che resto ingannato perch dentro il cuore mi passa Amore, che si porta via tutta la resistenza vitale interna. PERCHE' NON FUORO A ME GLI OCCHI DISPENTI (sonetto) Perch i miei occhi non furono annientati o tolti, cos che attraverso la loro vista non fosse giunta nella mia mente (la donna) a dire: Ascolta se mi senti nel cuore?

Una paura di inauditi tormenti mi apparve allore, cos crudele e acuta, che l'anima disse: Donna, aiutaci, affinch gli occhi ed io non ci sentiamo presi dal dolore. Tu li hai lasciati in una condizione tale che venne Amore a piangere sopra di loro pietosamente tanto che si ascolta una voce profonda che dice: Chi sente una gran pena guardi questo, e vedr che Morte porta in mano il cuore (del poeta) tagliato in croce. VOI CHE PER LI OCCHI MI PASSASTE 'L CORE (sonetto) Voi che con gli sguardi mi avete trafitto il cuore e svegliaste la mente che dormiva, guardate alla mia vita piena d'angoscia, che Amore distrugge tra i sospiri. Con tanta forza procede nella azione distruttiva che gli spiriti deboli se ne fuggono: rimane solo l'aspetto esterno in potere (di Amore) e un po' di voce che si esprime solo in termini di dolore. Questo potere d'amore che mi ha distrutto dai vostri nobili occhi veloce si mosse; mi scagli una freccia nel fianco. Giunse con tal forza il colpo al primo lancio che l'anima tremante si risvegli vedendo morto il cuore nella parte sinistra. SE M'HA DEL TUTTO OBLIATO MERZEDE (stanza isolata) Se mi ha del tutto dimenticato la Piet, la Fede non mi abbandona il cuore, anzi dice di voler servire disinteressatamente al cuore privo di piet. E chi sente me cos simile a lui, ci lo crede: ma chi vede (certo nessuno) che Amore mi dona uno spirito da lui stesso nutrito che appenna oggetivato nella persona muore? Perch, quando il desiderio di piacere mi attanaglia, tanto che mi spinga a sospirare, sembra che nel cuore discenda un dolce amore cos bello che io dico: Donna, sono tutto vostro. SE MERCE' FOSSE AMICA A' MIEI DESIRI (sonetto) Se la Piet fosse ben disposta nei confronti dei miei desideri, e il suo movimento si generasse dal cuore di quella bella donna, e la sua (della Piet) potenza mostrasse la sua capacit ai miei dolori, da dolorosi divenuti piacevoli i miei sospiri, che nascono dalla mente dove si trova Amore e vanno solo esprimendosi con dolore e non trovano persona che li guarda, anderebbero gli occhi con tanta forza, che il continuo e doloros lacrimare che fanno

si trasformerebbe in allegria e gioia. Ma vi nel cuore sofferente tanto dolore e all'anima triste vi tanta angoscia chee per disprezzo nessuno li saluta.

A ME STESSO DI PIETATE VENE (sonetto) Provo piet di me stesso per la dolente angoscia che io vedo in me; sento l'anima coprirsi di dolori quando mi abbandono per la debolezza. Mi struggo, perch io sento bene che la mia vita peggiore di ogni angoscia; la giovane donna cui chiedo piet continua questo doloroso attacco: per cui quando io guardo verso di lei, mi rivologe gli occhi sdegnosi con tanta ferocia che distrugge il cuore. Allore si allontana ogni potenza vitale da me e il cuore fermandosi diviene bersaglio dove vengono lanciate le frecce d'amore.

S'IO PREGO QUESTA DONNA CHE PIETATE (sonetto) Se io prego questa donna che Piet non sia nemica del suo cuore nobile, tu dirai che io sono scortese e inerte all'amore e disperato e pieno di futilit. Da dove viene questa straordinaria crudelt? Eppure sembri a chi ti vede benevola, saggia, bella e prudente e intelligente e creata in aspetto di dolcezza. L'anima mia dolente e piena di paura piange nei sospiri che trova nel cuore, sicch essi (sospiri) escono fuori bagnati di pianto. Allora pare che nella mente discenda una figura di donna chiusa in dolorosa malinconia che venga per vedere morire il mio cuore

NON SIAN LE TRISTI PENNE ISBIGOTITE (sonetto) Non siano le tristi penne affrante, le forbici e il coltello dolenti, per il fatto ce abbiamo scritto con dolreo quelle parole che voi avete udito. Ora vi diacimao perch noi siamo partite e siamo venute da voi immediatamente; la mano che ci muoveva dice che sente terribili figurazioni apparse nel suo cuore; le quali hanno cos distrutto questi che lo hanno condotto quasi alla morte, che altro gli rimasto che sospirare. Ora vi preghiamo quanto pi fortemente possibile che non sdegniate di tenerci con voi, tanto che un poco di piet vi prenda.

IO PREGO VOI CHE DI DOLOR PARLATE (ballata media) Io prego voi che parlate dolorosamente che, in grazia di una sconosciuta piet, non disdegniate di ascoltare la mia pena. Davanti ai miei occhi io vedo il cuore e l'anima dolorante che viene uccisa, che muore a causa di un colpo che gli ha dato Amore e nel preciso momento che vide la mia donna. Il suo sorriso nobile, questi quello che si da sentire (di pi) da me, il quale mi dice: Tu dovrai morire. Se voi sentiste come il cuore soffre, nel vostro cuore voi tremereste: erch egli mi dice cos dolci parole, che implorereste con sospiri piet. E soltanto voi lo capireste: un alro cuore non potrebe pensare n dire quanto il dolore che io debbo sopportare. Lacrime salgono dalla mia mente, non appena percepisce la presenza di madonna, che aprono la strada attraverso gli occhi per cui passa uno spirito sofferente, che entra nei miei occhi cos debolmente che non pu percepire bene i colori in modo da concretizzarsi definitivamente in figura. (La figurazione della donna, penetrando per gli occhi dell'uomo, li trova ostruiti dalle lacrime: di conseguenza non pu accompagnarsi a una visualizzazione del colore, e l'immagine resta genrica e inadeguata per il contemplante, Contini).

O TU, CHE PORTI NELLI OCCHI SOVENTE (sonetto) O tu, che porti negli occhi spesso Amore che tiene tre saette in mano, questo mio amore che viene dal profondo dell'anima affida a te l'anima che soffre, la quale ha gi ferita nella mente con due frecce l'arciere siriano; allunga l'arco per scagliare la terza freccia, ma cos piano che non mi ragiunge proprio perch mi trovo in tua presenza. perch sarebbe dalvezza dell'anima che quasi giace tra le membra, uccisa da due frecce che fanno tre ferite: la prima d piacere e dolore la seconda cerca la potenza della grande salvezza insita nella terza (freccia). O DONNA MIA, NON VEDESTU' COLUI (sonetto) O mia donna, non vedesti tu colui che sul cuore mi teneva la mano quando io rispondevo debolmente e piano per il timore dei suoi colpi? Egli era Amore, che, trovandomi, si ferm con me che venivo da lontano, come un veloce arciere di Siria esperto soltanto nell'uccidere. E trasse poi dai tuoi occhi sospiri, i quali mi scagli con tale forza nel cuore, che mi allontanai fuggendo. Allora mi apparve la Morte, accompagnata da quelle sofferenze che portano la genere a consunzione a forza di piangere. VEDER POTESTE, QUANDO V'ISCONTRAI (sonetto) Poteste vedere, quando vi incontrai quello spirito d'amore che incute timore, il quale solo appare quando un uomo muore, e in un altro modo non appare mai. Egli mi fu cos vicino che io pensai che stesse per uccidere il cuore sofferente: allora divenne d'un pallore mortale l'anima sofferente preparandosi a emettere lamenti; ma poi si trattenne, quando vide uscire dai vostri occhi una luce di piet, che distese nel cuore una straordinaria dolcezza: e lo spirito degli occhi soccorse gli altri spiriti, che credevano di morire, essendo gravati da un doloroso abbattimento. IO VIDI LI OCCHI DOVE AMOR SI MISE

Io vidi gli occhi dove Amore prese dimora quando mi volle incutere timore, che mi guardorono come se io fossi spiacevole a guardarsi: allora il mio cuore si spezzo; e se non fosse accaduto che la donna sorridesse, io parlarei in modo tanto addolorato che renderei turbato Amore stesso, che fece l'immagine che mi conquist. Dal cielo venne uno spirito, nel preciso momento che quella donna si degn di guardarmi, e si venne a posare nella mia mente: egli mi racconta di Amore al punto che mi sembra di vedere ogni suo potere cos come se io stessi nel suo cuore. UN AMOROSO SGUARDO SPIRITALE Amore ha di nuovo creato per me lo spirito visibile apportatore d'amore, tanto gradito che molto pi di quanto non fosse solito fare in precedenza mi assale e mi costringe a pensare con tutto il cuore della mia donna, a confronto della quale non serve grazia n piet n apparire sofferente, perch spesso mi d una talep ena che del mio cuore vive solo una parte. Ma quando sento che uno sguardo cos dolce attraverso gli occhi mi pass nel cuore e vi pose uno spirito di gioia, io non tardo a ringraziarla: cos fosse pregata da Amore in modo che ella si degnasse di mostrare un po' di piet. POSSO DEGLI OCCHI MIEI NOVELLA DIRE (ballata mezzana) Posso dei miei occhi dire qualche cosa che tale che piace cos al cuore che di dolcezza ne sospira Amore. Questo straordinario piacere che il mio cuore sente nacque solo dalla visione di una donna vista, la quale cos nobile e bella e tanto splendida che il cuore la saluta. Non la sua bellezza conosciuta da gente indegna, perch il suo aspetto richiede una capacit conoscitiva troppo elevata. Io vedo che nei suoi occhi risplende una cos nobile dote d'amore che si percepisce in essa la presenza di ogni tenera bellezza; e muove verso di loro uno spirito sottile, e rispetto ad essa ogni altra donna volgare: e su di lei non si pu far altro commento che questo: Questa uno straordinario splendore. Vai, o ballatetta, e trova la mia donna, e tanto chiedeli di grazia che muova gli occhi pietosi verso di te a favore di colui che ha rivolto tutta la sua costanza amorosa a lei.;

e se ella ti concede questa grazia dici parole piene di allegria, che mostrino che quella ti ha reso lieta accoglienza. VEGGIO NEGLI OCCHI DE LA DONNA MIA Vedo negli occhi della mia donna una luce piena di sentimenti d'amore, che porta un piacere straordinario nel cuore, in modo da svegliarvi un entusiasmo vitale. Cosa mi accade, quando io sono in sua presenza, che io non lo posso dire alla mente: vedere mi sembra dal suo volto un cos bell'aspetto, che la mente non pu comprenderla a pieno, che subito ne nasce una terza immagine di straordinaria bellezza, dalla quale sembra che si muova una stella che annunci: E' apparsa la tua salvezza. L dove questa donna appare si ascolta una voice che la precede e sembra che canti in accenti di benevolenza esaltando il suo nome, cos dolcemente che, se io volessi raccontarlo, sento che la sua altezza mi farebbe tremare; e si muovono nell'anima sospiri che dicono: Guarda, se ammiri questa, vedrai che la sua virt alberga nel cielo.

DONNA ME PREGA (canzone) Una donna mi prega cos che io voglio dire una qualit accidentale che sovente crudele ed cos tirannicamente signore da essere chiamato amore (a-morte): cos chi nega tale parentela (Amore-Morte), possa provare personalmente la verit. E nella presente occasione chiedo come destinatario un esperto conoscitore perch io non mi attendo che un uomo di scarsa sensibilit disponga di doti conoscitive adeguate a comprendere tale dimostrazione razionale, perch non ho intenzione di provare senza basarmi su dimostrazioni inerenti alla filosofia naturale dove Amore risiede, chi lo crea, quali siano le sue facolt, potenza e natura, ogni movimento che genera, il piacere che lo fa chiamare amare, e se lo si pu mostrare attraverso la vista. Amore in quella parte della persona dove si trova la memoria (anima sensitiva) si insedia portato ad atto, cos come l'oggetto trasparente lo grazie alla luce da un'oscurit che viene da Marte; Amore stato creato, il suo nome denota qualcosa di sensibile, abito dell'anima e desiderio del cuore. Amore proviene dalla immagine sensibile dell'oggetto impressa nel senso della vista, divenuta forma che intelligibile; perci essa si insedia stabilmente nell'intelletto possibile, in quanto esso soggetto. Amore assolutamente non ha potere sull'intelletto possibile, perch questo non deriva dalle qualit fisiche; in lui risplende solo l'effetto esterno; non riceve il piacere ma contemplante; con la conseguenza che non pu offrire l'immagine astratta assimilata a s, su cui si fonda la conoscenza intellettiva. Amore non virt, ma discende da quella virt dell'anima che perfezione dell'uomo, perch tale considerata: non quella razionale, intendo dire, ma quella sensitiva (il desiderio amoroso nasce dalla conoscenza sensibile). Amore, in conseguenza di ci, trattiene al di fuori del sano equilibrio l'attivit del giudicare, poich la tensione sensitiva si sostituisce alla ragione: discerne male colui in abita Amore che ne vizia l'equilibrio. Effetto della sua potenza spesso morte, ne caso che risulti ostacolata la virt vegetativa che aiuta la via opposta alla morte: non perch Amore sia cosa non naturale, ma in quanto, per avventura sia deviato dal vene perfetto (la felicit), uno non pu dire d'avere vita, poich non ha dominio stabile (di se stesso). Ad analogo effetto pu giungere che si astiene da Amore. L'essenza (d'Amore) si riconosce quando il desiderio tanto grande che trabocca oltre i limiti naturali, poich non ha mai pace. Amore trasforma facendo cambiare colore il riso in pianto e, tramite la paura, fa distogliere lo sguardo dalla figura amata; dura poco; inoltre in lui constaterai che per lo pi si trova gente di valore. La qualit eccezionale d'Amore provoca sospiri e impone che uno si appunti su un oggetto non tradotto in forma - cos destandosi in lui un sentimento focoso di ribellione (non pu immaginarlo chi non lo prova) e (impone) che non si muova pur se altri impulsi lo attraggano non si volga altrove per trovare a ci sollievo, e la mente certo non ha saggezza, n tanta n poca.

Amore da un tale complesso di atteggiamenti trae uno sguardo che fa sembrare assicurato il piacere; non pu rimanere celato, quando giunto a questo punto. Dardo sono le bellezze, ma non gi quelle ignare di gentilezza, poich un desiderio del genere dissolto dal timore: consegue la sua ricompensa la persona che ferita. E Amore non si pu conoscere per mezzo della vista: in tale oggetto anche il bianco colore facilmente conosciuto manca e per chi intende (dell'oggetto d'amore) non si vede la forma; perci sar ancora meno visibile l'amore (il quale deriva da questa forma, di per s invisibile). Amore, privo di colore, separato dalla sostanza, installato in uno spazio oscuro, toglie la luce, Io, lontano da ogni volont di inganno, e degno di fede, dico che solo da Amore proviene ricompensa. Tu puoi andare con sicurezza, canzone, l dove ti piace, perch io ti ho abbellita in modo che assai lodata sar la tua argomentazione razionale dalle persone che hanno intelligenza: non devi stare con le altre (che non ne hanno).

GUIDO CAVALCANTI PERCH'I' NON SPERO DI TORNAR GIAMMAI Poich io non ho pi speranza di ritornare, o mia ballata, in Toscana vai, lieve e dolce, dalla mia donna, che per la usa virt e onest ti render onore. Tu porterai notizie dolorose, piene di dolore e di paura; ma stai attenta a non farti vedere da persona nemica delle nature nobili: perch certamente per mia disgrazia tu saresti osteggiata, tanto da lei biasimata che ci mi causerebbe angoscia; dopo la morte, dopo, pianto e rinnovato dolore. Tu senti, o ballata, che la morte mi incalza cos che la vita mi abbandona; e senti come il cuore pulsa veloce per quel che dicono gli spiriti vitali. Tanto distrutta gi la mia persona che io non posso resistere oltre: se tu mi vuoi rendere utile servigio porta la mia anima con te (molto ti prego di ci) quando uscir dal cuore. O ballatetta, io raccomando alla tua amicizia questa anima che trema; portala con te, nella condizione miseranda in cui , a quella bella donna a cui ti invio. O ballatetta, dille sospirando, quando le sarai davanti: Questa vostra serva viene per stare con voi, allontanata da colui che fu servo d'Amore. Tu, voce piena di stupore e debole che esci piena di pianto dal cuore che soffre, con l'anima e con questa ballata vai ragionando nella menta distrutta. Voi troverete una donna bella, di cos raffinato intelletto che vi procurer diletto starle sempre innanzi. Anima mia, adorala sempre nelle sue virt.

I'VEGNO 'L GIORNO A TE 'NFINITE VOLTE (A Dante) Io vengo durante il giorno da te infinite volte e ti trovo a pensare in maniera troppo vile; molto soffro della tua mente nobile e delle molte tue virt che ora non possiedi pi. Ti spiacevano prima molte persone; sempre evitavi le persone mediocri (i rimatori comici); eri interprete cos schietto del mio stesso sentimento che avevo apprezzato e fatto mie tutte le tue poesie. Ora non oso, a causa della tua vita vile, mostrare che le tue rime mi soddisfino, e non vengo da te di persona (ma soltanto con il pensiero), in modo che tu possa vedermi. Se leggi spesso questo sonetto lo spirito volgare che ti perseguita se ne andr dall'anima involgarita.