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La vita IMMANUEL KANT nacque a Konigsberg, nella Prussia orientale, nel 1724. Qui mor nel 1804.

Studi nel Collegium fridricianum, di impostazione pietistica. Ai primitivi interessi scientifici (soprattutto per Newton) si affiancarono gli studi filosofici. Nel 1770 ottenne la cattedra di logica e metafisica nellUniversit di Konigsberg, che tenne per 26 anni. Tra gli scritti precritici ricordiamo la Storia universale della natura e teoria del cielo, I sogni di un visionario e la dissertazione De mundi sensibilis atque intelligibilis forma et principia. Dalla lettura degli empiristi inglesi, in particolare Hume, Kant venne risvegliato dal sonno dogmatico. Da Rousseau impar ad incamminarsi sulla via di imparare ad amare gli uomini. Nella sua maturit Kant affermer il primato della ragione pratica su quella pura. La sfiducia nelle ricerche di carattere metafisico si manifestano nei Sogni di un visionario (1766), dove, con modi satirici, mostrata la facilit nel costruire ipotesi spiritualistiche indimostrabili. Gli ultimi anni della sua vita sono caratterizzati da un penoso declino fisico e intellettuale. Un anno prima della morte aveva perduto completamente la memoria. La vita di Kant caratterizzata da unimpressionante povert di avvenimenti esteriori e da unestrema metodicit. Sensibile pi alla bellezza della natura che a quella artistica, ebbe una fede profonda di stampo deistico. Epigrafe della sua vita pu considerata essere la frase che chiude la Critica della ragion pratica: Due cose riempiono lanimo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente quanto pi spesso e pi a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me e la legge morale in me.

Gli scritti pre-critici Negli scritti pre-critici Kant si interessa dello studio della natura. Nel 1755 Kant scrive la Storia universale della natura e teoria del cielo. Saggio sulla costituzione e sullorigine meccanica di tutto luniverso secondo i principi di Newton, che per per una serie di vicende rester sconosciuta per molto tempo. Kant dimostra di aver assimilato la fisica di Newton. Nel libro sono analizzati vari problemi (c unipotesi sulla formazione del sistema solare, una sulle origine delle comete e dellanello di Saturno, una teoria dellevoluzione delluniverso, ecc.). Il filosofo rifiuta di ricorrere a cause esterne per spiegare lorigine del mondo (per es. Dio), ma gi riconosce nellordine delle cose lespressione di una legge non puramente meccanica. Nei Sogni di un visionario Kant manifesta una profonda sfiducia nella metafisica: il filosofo polemizza con il mistico svedese Swedenborg, che aveva scritto di comunicare quotidianamente con il mondo ultraterreno. Kant conclude lopera affermando che quelli del visionario sono appunto sogni, pazzie, ma abbastanza simili a molta metafisica che pretende di spiegare, razionalmente, lesistenza di esseri spirituali (e dunque la fede nellimmortalit dellanima). Nellopera c una pregnante definizione di metafisica: La metafisica scienza dei limiti della ragione umana. La metafisica intesa come determinazione dei limiti entro i quali la ragione valida, perch, prima di occuparsi di questioni determinate, deve stabilire se la conoscenza possa comprendere il loro oggetto o debba ignorarlo, in quanto si colloca al di l dei suoi confini che sono segnati dallesperienza, su cui debbono poggiare tutti i nostri giudizi. Kant nega che il mondo intelligibile sia oggetto di conoscenza, ma non che possa essere oggetto di fede, ma non la fede nellimmortalit dellanima a fondare la morale ma viceversa: Pare che sia pi conforme alla umana natura e alla purezza dei costumi fondare laspettazione di un mondo futuro sulle sensazioni di unanima dabbene, anzich inversamente fondare il suo ben operare sulla speranza di un altro mondo. Nella dissertazione Della forma e dei principi del mondo sensibile e intelligibile (1770) c una revisione della distinzione fatta da Leibniz fra conoscenza sensibile e intellettuale (le prime confuse e

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oscure, le seconde chiare e distinte). Per Kant la conoscenza sensibile ha per oggetto i fenomeni (= le cose che appaiono); la conoscenza intellettuale invece la facolt del soggetto di rappresentarsi ci che per sua natura non pu presentarsi al senso, ed ha per oggetto le cose che sono in s, i noumeni. Queste idee saranno riprese da Kant nella estetica trascendentale della Critica della ragion pura. Il criticismo Le teorie del criticismo kantiano sono esposte nelle tre Critiche: della ragion pura (1781), della ragion pratica (1788), del giudizio (1790), in cui sono esaminate lattivit teoretica, pratica e "sentimentale", dal punto di vista dei loro limiti. Il problema centrale della filosofia kantiana cos sintetizzato dallautore: Che cosa posso sapere? Che cosa debbo fare? Che cosa mi lecito sperare?. Ricordiamo brevemente i termini fondamentali della gnoseologia moderna. Secondo Cartesio, noi conosciamo solo idee e non cose; alcune idee (per es. quella di estensione e di movimento) sono innate, non derivate dallesperienza. Cos dalle poche idee chiare e distinte (perch innate) si pu dedurre lintera fisica. Anche per Leibniz lanima, monade dotata di forza rappresentativa, conosce verit necessaria. Locke, contro Cartesio e Leibniz, sosteneva che tutte le idee derivano dallesperienza, che noi conosciamo solo idee e che dunque la fisica non potr mai essere una scienza rigorosa come la matematica. Lempirismo per Kant sfociato nello scetticismo, insistendo sul carattere soggettivo delle nostre rappresentazioni. Il razionalismo sfociato nel dogmatismo, fondando la metafisica su verit assolute di ragione. Entrambi i movimenti reputano inutile una ulteriore ricerca della verit. A questi Kant contrappone il criticismo, che vuole stabilire i limiti della ragione umana, esame critico della ragione che, sottoponendo a giudizio se stessa come dinanzi a un tribunale (crino = giudico), giudichi quali sono le sue possibilit e la legittimit delle sue pretese: una critica delle facolt della ragione in generale riguardo a tutte le conoscenze alle quali essa pu aspirare indipendentemente da ogni esperienza. CRITICA DELLA RAGION PURA La rivoluzione copernicana Nella prefazione alla seconda edizione della Cdrp Kant esalta gli scopritori dei primi teoremi geometrici e di Galilei e Torricelli, per i loro esperimenti nel campo della fisica: Essi compresero che la ragione vede solo ci che lei stessa produce secondo il proprio disegno, e che [...] deve essa entrare innanzi e costringere la natura a rispondere alle sue domande [...]. necessario dunque che la ragione si presenti alla natura avendo in una mano i princpi, secondo i quali soltanto possibile che fenomeni concordanti abbian valore di legge, e nellaltra lesperimento, che essa ha immaginato secondo questi princpi (p. 18-19). Kant si vant di aver compiuto una rivoluzione copernicana nel campo della filosofia, ponendo al centro di tutto il processo cognitivo non una realt gi formata fuori di noi, ma lIo con le sue forme a priori, per cui non il soggetto a gravitare intorno alla natura ma la natura a gravitare intorno allIo. LIo universale ordinatore della natura attraverso la sua attivit sintetica. Luomo diventa dunque legislatore della natura: il soggetto che, sentendo e pensando, in virt delle leggi della propria sensibilit e del proprio intelletto, ordina i fenomeni. Il soggettivismo kantiano per non si risolve nello scetticismo, ma costituisce la giustificazione stessa di un sapere universale, sia pure limitato al mondo fenomenico.
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possibile una fondazione scientifica della metafisica, si chiede Kant? La metafisica una conoscenza speculativa razionale che si eleva al di sopra degli insegnamenti dellesperienza. Per tentare questa fondazione della metafisica necessario analizzare le facolt conoscitive delluomo, per sapere se esse possono costruire un sapere assoluto. Di qui lesigenza di unanalisi trascendentale delle facolt della sensibilit e dellintelletto. Trascendentale ogni conoscenza che ha a che fare non con oggetti, ma col nostro modo di conoscere gli oggetti in quanto deve essere possibile a priori. I giudizi analitici e sintetici Nella Critica della ragion pura Kant chiarisce che ogni nostra affermazione espressa nella forma logica del giudizio. Possiamo distinguere due tipi di giudizi: giudizi analitici e giudizi sintetici. Sono analitici quei giudizi in cui nel predicato si dice qualcosa che era gi implicito nel soggetto e che viene tratto per analisi. Per es.: tutti i corpi sono estesi. un giudizio analitico dal momento che il predicato dellestensione gi implicito nel concetto di corpo. I giudizi analitici sono universali e necessari. Sono sintetici i giudizi nei quali il predicato aggiunge qualcosa di nuovo alla definizione del soggetto. Alcuni corpi sono pesanti un giudizio sintetico perch il peso non pu essere tratto per analisi dal concetto di corpo. I giudizi analitici sono espressione tipica della posizione razionalista, che sosteneva la possibilit per la ragione di costruire una scienza attraverso giudizi analitici a priori. I giudizi sintetici sono espressione della posizione empirista, secondo cui il nostro sapere si viene costruendo attraverso una sintesi progressiva di dati fornitici dallesperienza (giudizi sintetici a posteriori). Entrambi i giudizi non rendono possibile la nascita di una scienza, i cui postulati debbono essere assoluti, universali ed estensivi. I giudizi analitici sono universali ma non estensivi; i giudizi sintetici hanno estensivit ma non universalit. I giudizi sintetici a priori La scienza per esistere dovrebbe presupporre lesistenza di giudizi sintetici a priori, che diano dunque un carattere estensivo e universale alla conoscenza umana. Esistono giudizi sintetici a priori? Per Kant essi esistono nel campo della matematica e della fisica. Laffermazione che 7+ 4 = 11 un giudizio sintetico a priori. Il predicato uguale a undici, contiene qualcosa di nuovo rispetto al 4 e al 7, dunque il giudizio sintetico. Nel medesimo tempo, possedendo un valore assoluto, ha carattere a priori. Per quanto riguarda la fisica, le sue proposizioni generali (ad es.: in tutti i cambiamenti del mondo corporeo la quantit della materia resta invariata) sono sintetiche, essendo nel predicato enunciato qualcosa che non riducibile al concetto del soggetto (la conservazione della materia non pensata nel concetto di materia). Per questo motivo matematica e fisica sono scienze. La risposta a come siano possibili giudizi che, pur derivando dallesperienza, abbiano tuttavia una validit universale, il fulcro del criticismo kantiano. Ogni conoscenza derivata dallesperienza ha un carattere sintetico. La sintesi dei dati empirici viene operata dal soggetto, che le sue forme a priori. La conoscenza sintetica a priori possibile perch i dati dellesperienza vengono ordinati, elaborati, sintetizzati secondo le forme a priori dellIo (Io non empirico ma universale). Le forme a priori dellIo sono universali. Viene superata la posizione scettica che voleva la conoscenza fenomeno soggettivo. Realt fenomenica e realt in s

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Luniversalit delle forme a priori dellIo d carattere di universalit alla sintesi dei dati derivati dallesperienza. Nel processo conoscitivo Kant distingue due elementi fondamentali: un contenuto ed una forma. Il contenuto rappresentato dagli elementi che lesperienza ci fornisce: dunque a posteriori. La forma risiede invece nelle forme a priori dellIo. Dalla sintesi tra contenuto e forma scaturisce la sintesi a priori. Ci che noi conosciamo attraverso le nostre rappresentazioni non la realt in s, ma la realt quale a noi appare, in funzione della sintesi operata dallIo. Per questo motivo Kant distingue tra una realt fenomenica (fenomeno = ci che appare), oggetto del sapere scientifico, e una realt in s (noumeno = cosa pensata), inconoscibile anche se pensabile, poich in noi ne esistono rappresentazioni. Ovvero, i limiti del nostro conoscere sono pi angusti del nostro stesso pensare. Il concetto di noumeno ribadisce la finitezza della ragione umana vincolata allintuizione sensibile. Un ipotetico intelletto infinito che fosse capace di intuizione intellettuale coglierebbe la realt in s senza passare attraverso la prospettiva spazio-temporale della sensibilit. La ricerca trascendentale Le forme a priori dellIo hanno per Kant un carattere trascendentale, in quanto non sono n immanenti, n trascendenti lesperienza. Esse, pur non derivando dallesperienza, non la trascendono completamente perch sono di continuo applicate ad elaborare i dati dellesperienza. Le forme a priori dellIo costituiscono la condizione indispensabile, il presupposto senza le quali lesperienza non sarebbe possibile. Le tre facolt fondamentali nellattivit teoretica dellIo sono: la sensibilit lintelletto la ragione La ricerca trascendentale dunque divisa in tre sezioni: - estetica trascendentale - analitica trascendentale - dialettica trascendentale Lestetica trascendentale Nellestetica trascendentale (aistesis = sensibilit) Kant cerca le forme a priori della conoscenza sensibile. Esistono due forme di sensibilit: sensibilit esterna e sensibilit interna. Lelemento formale comune a tutte le rappresentazioni esterne la spazialit. Tutto ci che ci rappresentiamo fuori di noi ce lo rappresentiamo come occupante un determinato spazio. La spazio dunque la forma a priori del senso esterno. Lelemento distintivo delle rappresentazioni interne la durata, la temporalit. Il tempo la forma a priori del senso interno, ma anche delle rappresentazioni esterne. Lo spazio e il tempo sono le forme a priori della sensibilit in genere, il tempo costituisce lunica forma a priori della sensibilit interna. Poich non esiste nessun dato sensibile esterno che non accada nel tempo interno della coscienza, cio che non soggiaccia al tempo, il tempo la forma suprema dellattivit sensibile. Spieghiamolo in parole pi semplici: lesperienza ci fornisce dei dati che, elaborati dalla nostra sensibilit, nelle forme dello spazio e del tempo, si risolvono in rappresentazioni spaziali e temporali. Lo spazio e il tempo in cui le cose stanno sono le condizioni dellapparire a noi delle cose. Kant chiama intuizioni empiriche le rappresentazioni che si formano attraverso lesperienza. Lo spazio e il tempo sono invece intuizioni pure. Lanalitica trascendentale

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Nellanalitica trascendentale Kant ricerca i concetti puri, ovvero le condizioni a priori necessarie allintelletto per pensare loggetto dato nellintuizione. Lintelletto, - a differenza della sensibilit, che permette la formazione di rappresentazioni sensibili - la facolt per mezzo della quale, attraverso una elaborazione delle intuizioni (che dobbiamo alla conoscenza sensibile), perveniamo a dei concetti a successivamente alla formulazione di giudizi. Mediante lo spazio e il tempo loggetto viene situato qua e l, prima , durante e dopo, ma ancora non ha un nome, neutro, anonimo. In quanto dato esso per disponibile ad un ulteriore processo nel quale il soggetto conoscente non figura pi come recettivit ma come attivit ordinatrice. La conoscenza intellettuale si distingue da quella sensibile perch conoscenza per concetti. Ma conoscere mediante concetti giudicare. La logica mostra che vi sono modi diversi in cui il giudizio unifica le nostre rappresentazioni (forme del giudizio) e che questi modi permangono identici nel variare delle nostre rappresentazioni in quanto sono determinati dalla natura stessa del pensiero e non dalla natura particolare delle rappresentazioni. Kant analizza i vari tipi di giudizi che siamo capaci di formulare. I giudizi intellettivi possono essere suddivisi in 4 classi fondamentali:
- giudizi di qualit [attribuendo al soggetto una particolare qualit (es.: i corpi sono pesanti)] - giudizi di quantit [determinando quantitativamente il soggetto in relazione al predicato] - giudizi di relazione [indicando un modo dessere del soggetto (es.: le nuvole sono causa della pioggia)] - giudizi di modalit [indicando un modo dessere del soggetto (es.: Tizio malato)].

Ciascuna delle quattro classi tripartita. I giudizi dunque sono ridotti a 12 tipi fondamentali: - giudizi di qualit: affermativi, negativi, infiniti - giudizi di quantit: universali, particolari, singolari - giudizi di relazione: categorici, ipotetici, disgiuntivi - giudizi di modalit: problematici, assertori, apodittici) A questi giudizi devono corrispondere nellintelletto altrettante forme a priori, raggruppabili sotto quelle di qualit, quantit, relazione, modalit. Tali forme a priori dellintelletto Kant le chiama categorie, che dunque saranno anchesse 12: - categorie di qualit: affermazione, negazione, limitazione - categorie di quantit: unit, molteplicit, totalit - categorie di relazione: sostanza e accidente, causa ed effetto, relazione reciproca - categorie di modalit: possibilit e impossibilit, esistenza e non esistenza, necessit e causalit. Le categorie sono per Kant il presupposto del nostro concepire e giudicare: esse sono quei concetti dellintelletto che unificano il molteplice sensibile, il quale ci dato attraverso le forme dello spazio e del tempo a formare loggetto della conoscenza vera e propria, il fenomeno pienamente determinato nelle sue connessioni con gli altri fenomeni. Le categorie possono essere chiamate concetti puri, come intuizioni pure erano le forme a priori della sensibilit. Lintelletto applica le categorie ai fenomeni, formulando dei giudizi. Non dobbiamo confondere le categorie kantiane con quelle di Aristotele, che erano i generi sommi della realt ai quali sono riconducibili tutte le determinazioni dellessere e che perci consentono la definizione esatta degli enti. Per Kant invece le categorie non designano pi i modi di essere della realt, ma i modi propri del soggetto mediante cui lintelletto conosce la realt, funzioni della mente (che riguardano la sfera logico-conoscitiva non quella ontologica).
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Applicando le categorie della quantit si forma in noi una rappresentazione della natura dalla quale sono esclusi il vuoto, linterruzione nel grado il caso cieco e la necessit assoluta. Le categorie ordinano i fenomeni, ma rinviano a loro volta a ununit originaria, principio sintetico del tutto. Questa unit (o appercezione trascendentale), percezione autocosciente che deve accompagnare tutte le rappresentazioni. La netta separazione tra la sensibilit e lintelletto pone alcuni problemi. Kant chiama deduzione trascendentale la spiegazione del come le categorie si possano riferire ad oggetti. Deduzione, termine tratto dal linguaggio giuridico, la dimostrazione di un diritto o di una pretesa. La pretesa qui da dimostrare quella da parte delle categorie (condizioni soggettive del pensare) di avere validit oggettiva. Il risultato della deduzione trascendentale quello di mostrare che le categorie hanno una validit oggettiva, ma solo per gli oggetti dellesperienza: ci che noi conosciamo solo il mondo dei fenomeni, la scienza non pu oltrepassarlo. Il secondo problema : come possono le categorie ordinare le intuizione, essendo sensibilit ed intelletto rigidamente separati? Per la loro natura intellettiva le categorie non possono essere applicate direttamente alle rappresentazioni sensibili. Bisogna trovare, cio, qualcosa che, stando tra le categorie e i fenomeni, consenta di applicare le une agli altri. Lintelletto perci crea, attraverso limmaginazione produttiva (= facolt di rappresentare un oggetto, anche senza la sua presenza, nellintuizione), lo schema trascendentale, che costituisce limmagine sensibile delle categoria. Questo schema trascendentale Kant lo individua nel tempo: esso per un verso la condizione per cui sono date tutte le sensazioni e pertanto omogeneo ai fenomeni; per un altro verso, in quanto forma della sensibilit, a priori, puro, perci omogeneo alle categorie. Per es.: lo schema della categoria di causa la successione nel tempo del molteplice: senza di essa il concetto di causa non potrebbe applicarsi ai fenomeni. Le categorie ordinano i fenomeni, ma rinviano a loro volta ad una unit originaria, principio sintetico del tutto: questa unit originaria lio penso, che Kant chiama anche appercezione trascendentale, ossia percezione autocosciente che deve poter accompagnare tutte le rappresentazioni. Senza di esso non potrebbe esistere una natura, cio ununit sintetica secondo le regole nella molteplicit dei fenomeni. La dialettica trascendentale Con la dialettica trascendentale Kant esamina la ragione (in senso proprio, non generale), facolt conoscitiva (accanto alla sensibilit e allintelletto) per mezzo della quale lIo tende ad andare oltre lesperienza, passando nel mondo della metafisica. La dialettica propriamente lanalisi degli errori che la ragione commette inesorabilmente avventurandosi oltre i confini dellesperienza. Lillusione metafisica nasce dal presentimento che il mondo noumenico sia intelligibile. La ragione compie sintesi di idee: lidea un concetto della ragione a cui non pu essere dato alcun oggetto congruente nei sensi e noi non possiamo conoscere oggetti se non ci sono dati dai sensi. La ragione aspira ad una sintesi totale della realt attraverso tre idee: lidea di mondo, di anima e di Dio. La ragione pensa il mondo come unit totale di tutti i fenomeni, lanima come principio al quale pu essere riferita la molteplice attivit del soggetto, Dio come unit trascendentale di soggetto e oggetto. La ragione tende dunque a fondare una metafisica che si articola in cosmologia, psicologia e teologia. La cosmologia razionale si occupa del mondo non come insieme di fenomeni (compito della fisica e delle scienze), ma come totalit in s sostanziale e per s esistente. Kant dimostra che una cosmologia razionale non possibile, cadendo in 4 antinomie, cio nella possibilit di dimostrare rigorosamente una tesi e il suo contrario:
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tesi - il mondo ha avuto un inizio nel tempo e ha un limite nello spazio: - il mondo consta di atomi indivisibili; - esiste una causa libera accanto alla causalit naturale - vi qualcosa di assolutamente necessario che sta alla base degli esseri condizionati

antitesi il mondo eterno e infinito il mondo divisibile allinfinito esiste soltanto la causalit naturale non esiste nulla di assolutamente necessario ma ogni essere condizionato

Dunque, impossibile dimostrare il mondo come sostanza. La psicologia razionale quella parte della metafisica che contiene la dottrina dellanima come soggetto spirituale e immortale. Essa non possibile come scienza perch trasforma lIo in una sostanza semplice, sempre identica a se stessa e immateriale oltre che considerarlo soggetto formale. Si compie un paralogismo, ossia un ragionamento apparentemente corretto ma sostanzialmente sbagliato: infatti la nozione di soggetto pensante puramente formale, mentre per ampliare la nostra conoscenza in merito occorrono dei contenuti che non possono mai essere ricavati senza esperienza. La psicologia non ci autorizza a trasformare la distinzione tra fenomeni corporei e fenomeni spirituali in distinzione tra due sostanze (come pretendeva Cartesio che distingueva res cogitans e res extensa): dunque, impossibile dimostrare lanima come sostanza. La teologia razionale quella parte della metafisica che vuole dimostrare lesistenza di Dio razionalmente. Per quanto riguarda la teologia Kant dimostra linsufficienza delle prove fornite sullesistenza di Dio, riducendole a tre. Confutazione delle tre prove tradizionali sullesistenza di Dio - Prova ontologica = se Dio lessere perfettissimo deve anche avere lattributo dellesistenza. Confutazione = dato che lesistenza non un predicato, lidea di essere perfettissimo non ci dice nulla intorno allesistenza di questessere. Il concetto di una cosa non lesistenza di una cosa. - Prova cosmologica = Dio la causa prima delle cose. Confutazione = Kant nega limpossibilit di risalire allinfinito da una causa allaltra. - Prova fisico-teologica = lordine del mondo deve essere causato da Dio. Confutazione = Kant afferma che dalleffetto non si pu argomentare la natura della causa, ovvero che a creare il mondo potrebbe essere stato anche un sublime. Kant approda dunque ad un agnosticismo metafisico, ovvero allimpossibilit di pervenire ai valori della metafisica attraverso la ragione pura. La metafisica, al contrario della matematica e della fisica, non una scienza. LA CRITICA DELLA RAGION PRATICA: IL MONDO MORALE Nella Critica della ragion pratica Kant passa a considerare le possibilit della ragione da un punto di vista pratico, per accertare le capacit della ragione di determinare la volont, costruendo un mondo morale. La ragion pratica possiede sempre un oggetto (la determinazione della volont): compito di questa critica sar allora non quello di stabilire i limiti (come nella critica della ragion pura).
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Kant ritiene che esista una universale legge morale: La legge morale data come un fatto della ragione pura, del quale noi siamo consapevoli a priori, e che apoditticamente certo. Dunque la realt oggettiva della legge morale non pu essere dimostrata mediante nessuna deduzione. Fondamenti delletica kantiana sono lindipendenza dellatto morale dalla scienza e la sua irriducibilit a sentimento. La legge morale, per avere valore universale e necessario, deve essere pura, interamente a priori, cio non ricavata dalla esperienza. Al mondo non esiste nulla di assolutamente buono allinfuori di una buona volont. Tutto ci che consideriamo buono (il denaro, la salute, il coraggio, ecc.) pu risolversi in male se non sorretto da una buona volont (per es.: il coraggio rende pi temibile un assassino). Per valutare unazione dal punto di vista morale, non possiamo limitarci a considerarla solo nelle sue manifestazioni interiori, ma dobbiamo addentrarci ad analizzare latto di volont da cui lazione scaturita. Sulla base di questo principio si pu fondare la distinzione tra diritto e moralit. Mentre le norme di diritto si riferiscono solo allesteriorit del comportamento, le norme morali non possono prescindere dallesame delle intenzioni dellagente. Quando il diritto per esempio mi impone di non uccidere, ad esso interessa solo che io mi comporti in quella maniera; alla morale interessa invece chiarire quali sono i motivi che mi trattengono dalluccidere. Alcune azioni, allora, pur essendo conformi al dovere, possono non avere valore morale. Le azioni conformi al dovere possono essere compiute per interesse o per inclinazione. Tali azioni, pur non essendo immorali, sono amorali. Esistono azioni compiute per dovere con la convinzione razionale che sia nostro dovere realizzarle. Solo le azioni conformi al dovere e compiute per dovere hanno pieno valore morale. Ogni azione preceduta da un comando, ovvero da un imperativo della volont (principi pratici che hanno validit oggettiva, per tutti). Gli imperativi della volont possono essere: ipotetici e categorici. Limperativo ipotetico quando lazione comandata non considerata nella nostra volont come necessaria in se stessa, ma solo quale mezzo per il conseguimento di uno scopo particolare (non uccidere, se non vuoi andare in prigione). Limperativo categorico quando lazione comandata considerata dalla volont necessaria per se stessa, di una necessit assoluta e razionale, indipendentemente dal conseguimento di qualsiasi fine particolare (non uccidere). Mentre gli imperativi ipotetici hanno solo il carattere di regole pratiche, gli imperativi categorici si risolvono in vere norme morali. Unazione per essere morale deve essere comandata categoricamente dalla realt. La categoricit dellimperativo ha due conseguenze importanti: 1) limperativo morale non sar formulabile mediante massime particolari, rivolte a prescrivere questa o quella azione particolare. Tale conseguenza porta Kant a prendere posizione contro tutte le morali contenutistiche ed a cercare di esprimere limperativo categorico con una legge esclusivamente formale, una legge cio che prescriva come la volont debba atteggiarsi, non quali singoli atti debba compiere. Ovvero: non morale ci che si fa, ma lintenzione con cui lo si fa. Lessenza dellimperativo categorico consiste non nel comandarmi ci che debbo volere, ma come debbo volere ci che voglio. La moralit consiste non in ci che si fa, ma nel come si fa ci che si fa. 2) limperativo categorico non potr provenire da nessuna autorit esterna. Per Kant il contenuto del dovere si pu dedurre razionalmente dalla sola analisi della natura umana. Si tratta infatti di stabilire non come gli uomini agiscono, ma come dovrebbero agire. Partendo dalla premessa che gli uomini sono esseri ragionevoli, potremo stabilire che cosa il dovere, fissando in quale maniera gli esseri ragionevoli debbano comportarsi. Kant ricava tre formule dellimperativo categorico: FORMULE DELLIMPERATIVO CATEGORICO

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1) Agisci in modo che la massima delle tue azioni possa divenire norma universale. Siccome una norma per essere razionale deve essere anche universale, agire razionalmente significher attenersi a principi che possano diventare norme universali (per es.: non potrai ammettere come massima morale il suicidio, perch esso non universalizzabile). 2) Considera lumanit, sia in te come negli altri, sempre come un fine e mai come un mezzo. Gli enti si possono distinguere in persone e cose. Le persone sono soggetti, le cose oggetti. Le persone si servono delle cose come di un mezzo per realizzare dei fini. Se ci serviamo degli altri li trasformiamo in oggetti, in cose. 3) Dobbiamo considerare la nostra volont come essa stessa istitutrice di una legislazione universale. Agendo moralmente noi ci sottoponiamo ad una legislazione che non esiste gi bella e fatta, ma di cui la volont razionale umana essa stessa istitutrice. LIo il legislatore del mondo. La concezione etica di Kant assume il carattere di morale autonoma: la legislazione morale ha la sua fonte nella libera volont delluomo. Sono invece eteronome le concezioni morali utilitaristiche (che dicono bene ci che utile alla maggior parte delle persone) e quelle che si fondano su principi di carattere religioso. Polemizzando con gli Illuministi, in particolare Rousseau, Kant sostiene che lo stato di natura solo apparentemente uno stato di libert, nel quale luomo soggiace ai domini dei propri istinti. La libert non consiste nel sottrarsi a qualsiasi vincolo, ma si ottiene sottoponendosi consapevolmente al mondo morale. La vita morale. attraverso unesteriore limitazione di libert, ci consente al contrario di realizzare pienamente la nostra libert. Per essere morale la volont che sta a base dellazione deve essere determinata immediatamente dalla sola legge, cio non attraverso la mediazione del sentimento, di qualunque specie esso sia. Se faccio carit ai poveri per puro dovere, faccio azione morale; se la faccio per compassione o per farmi vedere generoso, faccio azione legale o ipocrita, ma non morale. La legge morale in quanto esclude linflusso di tutte le inclinazioni sulla volont, esprime una costrizione pratica delle inclinazioni, una loro sottomissione. Al termine della ricerca Kant condotto a rivalutare alcuni principi di carattere metafisico, riconosciuti come presupposto indispensabile della vita morale. La libert del volere umano, limmortalit dellanima, lesistenza di Dio, sebbene indimostrabili, debbono essere postulati, cio presupposti, per unesigenza di carattere morale. Essi sono dei postulati della ragion pratica. POSTULATI DELLA RAGION PRATICA 1) Da un punto di vista pratico se non postulassimo la libert del volere, la stessa possibilit dellagire morale verrebbe a mancare. 2) Limmortalit dellanima serve a superare il dissidio che nella vita permane tra virt e felicit e per permettere la realizzazione piena e completa della virt, cio la santit come perfetta conformit delle intenzioni alla legge morale che per luomo raggiungibile solo attraverso un processo allinfinito.
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Kant, in maniera molto innovativa, immagina il Paradiso e la vita eterna non come una condizione statica ma come un processo infinito. 3) Lammissione di una vita futura ci porta a postulare lesistenza di Dio, sommo bene e garante dellordine morale. Kant parte dal concetto di sommo bene: esso da una parte la virt, dallaltra anche bene pi completo, nel quale alla virt si accompagni la felicit. Poich la virt non si accompagna sempre alla felicit nella vita umana, bisogna postulare lesistenza di Dio, garanzia che si dia in un altro mondo quelladeguamento di virt e felicit che richiesto dalla ragione, ma in questo mondo negato. La base dei postulati della ragion pratica non un io so, ma un io voglio: io voglio che vi sia Dio. voglio che la mia esistenza in questo mondo sia anche unesistenza nel mondo intelligibile, voglio che la mia durata sia senza fine. I postulati della ragion pratica esprimono un conoscere meramente analogico n potranno mai convertirsi in un vero e proprio sapere; ma nemmeno potranno venire posti in crisi da alcun risultato della ricerca scientifica. on i postulati noi afferiamo la certezza di verit che per la ragion pura rimangono semplicemente possibili; la nostra conoscenza non si allarga, e nondimeno, grazie ai postulati, abbiamo la certezza che le nostre aspirazioni non sono vane. Kant conclude la sua seconda Critica affermando il primato della ragion pratica sulla ragion pura. LA CRITICA DEL GIUDIZIO La Critica del giudizio definisce il finalismo del sistema kantiano e linterpretazione estetica della realt: Una critica della ragion pura, cio delle nostre facolt di giudicare secondo princpi a priori sarebbe incompleta se non fosse trattata come una parte speciale di essa la Critica del Giudizio che, in quanto facolt di conoscenza, pretende anchesso di giudicare secondo principi a priori. C un abisso immenso - riconosce Kant - tra il mondo delineato nella Critica della ragion pura, fenomenico e retto dal determinismo, e quello delineato nella Critica della ragion pratica, noumenico e retto dalla libert.. La ragione teoretica pu accedere al mondo dei fenomeni senza mai poter rappresentare i suoi oggetti come cosa in s. La ragione pratica pu rappresentarsi i suoi oggetti come cosa in s, ma non ne ha conoscenza teoretica. La scissione porta Kant a teorizzare lesistenza di un fondamento dellunit tra il soprasensibile che sta a fondamento della natura e quello che il concetto della libert contiene praticamente. Il concetto della libert deve realizzare nel mondo sensibile lo scopo posto mediante le sue leggi, e la natura, per conseguenza, deve potere essere pensata in modo che la conformit alle leggi che costituiscono la sua forma, possa almeno accordarsi con la possibilit degli scopi, che in essa debbono essere realizzati secondo le leggi della libert. Tale fondamento non oggetto di conoscenza e viene colto da una facolt distinta, intermedia fra intelletto (= facolt conoscitiva) e ragione (= facolt pratica), che la facolt del Giudizio (diversa dallatto del giudizio). Giudicare significa sussumere il particolare sotto luniversale, ovvero facolt di pensare il particolare come contenuto nelluniversale. I giudizi intellettivi (o determinanti) sono il risultato dellapplicazione delluniversale (categorie) al particolare (rappresentazioni sensibili). Kant li chiama giudizi determinanti, perch lintelletto applica le categorie allesperienza e la determina (ne abbiamo parlato nella Critica della ragion pura).
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I giudizi riflettenti sono espressione del sentimento, il quale, senza partire da a priori universali, si muove dal particolare nel quale aspira a cogliere valori universali. Essi pongono il problema della relazione fra loggetto e il soggetto giudicante come soggetto capace di porre liberamente dei fini. Il principio in base a cui questi giudizi avvengono non possono essere una regole che essi prescrivono alla natura: questo principio universale lidea di finalit. Questi giudizi non possono avere valore di scienza e vengono definiti riflettenti, perch riflettono il nostro modo di sentire lesigenza di un ordine di fronte alla contemplazione della natura. Nel giudizio riflettente noi cogliamo le cose come in armonia le une con le altre e anche in armonia con noi. Il finalismo nella natura lo possiamo trovare in due maniere differenti: riflettendo sullordinamento della natura o riflettendo sulla bellezza. Esistono allora due tipi di giudizi riflettenti: - se laccordo tra natura e lo spirito come libert pensato mediante il concetto di fine abbiamo il giudizio teleologico; - se tale accordo appreso immediatamente nel sentimento, abbiamo il giudizio estetico. Il giudizio teleologico (telos = fine) si risolve nel riconoscimento dellesistenza di una finalit nella natura (finalit materiale, oggettiva, di tipo interno), che non poteva essere affermata attraverso lintelletto. Vi sono fenomeni naturali (come gli organismi) che non solo si lasciano pensare secondo il concetti di fine, ma esigono di essere pensati come se avessero una finalit interna Il sentimento ci fa intravedere che, sia pure attraverso nessi necessari, i fenomeni naturali tendono verso una finalit superiore (ed la stessa vita della natura), che coincide con la finalit morale a cui aspiriamo liberamente attraverso lattivit morale. Il giudizio teleologico ci consente di unificare mondo della natura e mondo morale, attraverso lammissione di ununica finalit, a cui tendono la volont umana liberamente, la natura necessariamente. Dunque, il giudizio teleologico ha un uso regolativo. Il giudizio estetico (o di gusto) si fonda sullammissione kantiana del sentimento come facolt autonoma di cui possibile fare la critica, ravvisando il principio a priori di quel sentimento in quella finalit della natura che consente di pensare laccordo fra natura e libert. Il bello, per Kant, pi che essere una propriet delle cose, legato ad un particolare sentimento di piacere che le rappresentazioni suscitano in noi, dandoci limpressione che gli aspetti che ci rappresentiamo costituiscano un tutto armonico e finalisticamente (di una finalit formale soggettiva) ordinato: quando la natura si manifesta orientata verso le nostre facolt conoscitive (loggetto sembra fatto apposta per il soggetto, al fine di mettere in moto armonicamente le sue facolt) proviamo un sentimento di piacere, il quale dunque unaffezione positiva del sentimento suscitata dallaccordo della forma delloggetto con il libero gioco delle nostre facolt conoscitive. Kant d uninterpretazione anti-intellettualistica dellarte, precorrendo la sensibilit romantica. Il piacere estetico un piacere disinteressato, non legato n ad interessi conoscitivi, come la scienza, n ad interessi pratici. Esso il risultato di una semplice contemplazione. soddisfatta in se stessa. Il bello ha inoltre carattere di piacere universale. Tale universalit. pur non poggiando su concetti a priori, ha alla sua base una comune natura sentimentale degli uomini: il bello ci che pu piacere a tutti. Dal sentimento del bello Kant distingue quello del sublime, che si identifica con lo stato danimo che noi proviamo di fronte a spettacoli grandiosi della natura. Limmensit della natura che colpisce negativamente il sentimento evoca la nostra destinazione sovrasensibile, la nostra dignit morale che nulla pu compromettere, evocazione cui si accompagna un sentimento di piacere: Limpossibilit di resistere alla potenza naturale ci fa conoscere la nostra debolezza in quanto esseri della natura umana, cio la nostra debolezza fisica, ma ci scopre contemporaneamente una facolt di giudicarci indipendenti dalla natura, ed una superiorit che abbiamo su di essa, da cui deriva una facolt di conservarci ben diversa da quella che pu essere attaccata e messa in pericolo
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dalla natura esterna; perch in virt di essa lumanit della nostra persona resta intatta, quandanche dovessimo soggiacere allimpero della natura. La rappresentazione del sublime non serena come quella del bello ma commossa e drammatica. La conclusione della CdG che, vista nellottica del Giudizio riflettente, la realizzazione del fine morale delluomo lo scopo della natura e che luomo non soltanto il fine della natura, ma lo scopo ultimo della natura, in modo che rispetto a lui tutte le altre cose naturali costituiscono un sistema di fini. HANS GEORG GADAMER ha scritto in Verit e metodo che parallelamente allaffermarsi di un ideale scientifico di conoscenza, modellato sulle scienze naturali, si afferm nella civilt europea una mentalit estetista, che tendeva a relegare larte in una zona dello spirito che non aveva a che fare con la verit e la conoscenza. La fondazione dellarte come regno dellapparenza accanto al mondo della realt inizi, per Gadamer, proprio con Kant.

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LA PEDAGOGIA Le indicazioni di Kant sulla pedagogia si trovano nellultima parte della Critica della ragion pratica, nella Metafisica dei costumi e in un corso universitario intitolato Pedagogia, non corretto per dallautore. Leducazione deve tendere a formare uomini atti non solo a pensare, ma anche ad agire in termini universali: capaci di superare legoismo della individualit empirica per innalzarsi a volere ci che, secondo ragione, dovrebbe essere voluto da tutti. Mentre negli animali il destino della specie si attua completamente in ogni individuo, luomo spinto ad oltrepassare la natura animale. Il raggiungimento della piena ragionevolezza e autonomia si delinea come il fine, perennemente aperto, proposto sia alla vita del singolo, sia alle generazioni della storia del mondo. La pedagogia dunque non deve realizzare un modello definitivo di uomo, ma deve tener presente questa perfettibilit infinita. Proprio il fatto che lo sviluppo della ragione non abbia limiti e che il processo di perfezionamento della specie umana sia infinito, libera lindividuo dallangoscia di dover lavorare alla costruzione di un paradiso dei cui beni non a lui, ma solo alle generazioni pi tarde sar concesso di godere. Leternit del processo storico attribuisce valore assoluto allimpegno, anche infruttuoso del singolo. Dunque, leducazione ha un duplice compito: - far assurgere luomo dalla naturalit allumanit, realizzando il superamento degli istinti nella moralit; - far progredire il genere umano, di generazione in generazione. Kant contrario alla pedagogia negativa di Rousseau: luomo non pu accontentarsi dellistinto per tracciare la direzione della sua condotta; egli ha bisogno della ragione. Poich la ragione nella fanciullezza non sufficientemente sviluppata, necessario lintervento esterno. Luomo si realizza pienamente solo tramite leducazione. Ogni educazione unarte. Leducazione si articola in vari momenti: - allevamento: si provvede ai bisogni di vita e di crescita del fanciullo; - disciplina: si trae il fanciullo dallo stato di animalit e lo si sottopone a leggi; - istruzione: si sviluppano le attitudini e lo si rende capace di vivere in societ; - formazione: si conduce il fanciullo ad adeguarsi ai fini disinteressati, universali e necessari. Lopera educativa, mediante la disciplina, conduce cos dautorit allosservanza della legge, portando leducando alluso della libert, nella quale si diventa norma a se stessi in conformit della legge interna del dovere. Kant distingue tra educazione fisica e pratica. La prima si riferisce a tutto quanto natura; la seconda, morale, quella che eleva luomo. Leducazione fisica si occupa di regolare la crescita del fanciullo e lesercizio delle attivit psichiche (immaginazione, memoria, ecc.). Leducazione pratica deve mirare allacquisizione della moralit. Dal punto di vista pratica egli riteneva che leducazione pubblica fosse preferibile a quella privata. Praticamente egli consigliava uneducazione rude che evitasse le comodit. Tra i castighi possono bastare quelli morali. Il rigorismo kantiano esclude, ovviamente i premi, che sarebbe un modo per rendere calcolatori gli uomini. Il miglior metodo per comprendere fare, il processo pi efficace lautoapprendimento, il miglior metodo fare. I ragazzi, inoltre, vanno istruiti in quelle cose che convengono alla loro et. Nella visuale kantiana il gioco deve preparare al lavoro e leducazione deve elevare al concetto del dovere nel superamento delle inclinazioni. una follia educativa credere che si possa far apprendere tutto giocando. Nella scuola andrebbe dunque coltivata la disposizione al lavoro. Il fine delleducazione, come abbiamo gi detto, la formazione morale del carattere. Bisogna, dunque, ispirare odio al vizio e amore al bene. Bisogna far comprendere che le azioni buone vanno compiute non perch meritorie, ma perch doverose. Lapplicazione effettiva, anche se inconsapevole, dei principi pedagogici kantiani sar attuata da Pestalozzi.
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IL DIRITTO, LA POLITICA, LA STORIA Il diritto prescinde dallintenzione a differenza della morale. Kant definisce il diritto come: linsieme delle condizioni per mezzo delle quali larbitrio delluno pu accordarsi con larbitrio dellaltro secondo una legge universale di libert. Garantire queste condizioni compito dei governi, che non hanno invece il compito di badare alla felicit dei cittadini, perch essi hanno il diritto di distinguere da s ci che utile e ci che dannoso. Per lo stesso motivo (la limitazione della libert) lo stato non dovr cercare di rendere pi buoni i cittadini. Alla base della societ c un contratto, ma non di carattere storico (come in Rousseau). Il patto non sorge (come in Hobbes) perch utile, ma perch doveroso. Principi fondamentali del diritto sono: - la libert di ogni membro della societ in quanto uomo - luguaglianza di fronte alla legge - lindipendenza in virt della quale ognuno partecipa al potere legislativo. In sintonia con Montesquieu, Kant pensa che questi diritti possano essere garantititi dalla repubblica, fondata sulla divisione dei poteri. Ma Kant intende con questo termine un regime opposto al dispotismo come assenza di legalit, per cui essa storicamente si potr realizzare come monarchia, come aristocrazia e come democrazia (ipotesi remota per Kant, che considera il popolo una massa disordinata e irrazionale). Nel saggio Per la pace perpetua (1795) Kant osserva che la costituzione repubblicana potr attuarsi pienamente allinterno dei singoli stati solo se questi sapranno creare una federazione internazionale, superando il conflitto e la guerra. Questo stato sovranazionale dovrebbe gradualmente arrivare ad abbracciare tutta la terra. La storia asseconda questo processo di pace e unificazione. Garanzia di questo processo la natura che ha fatto in modo che gli uomini costituissero tra loro rapporti.

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