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I

IETTER
DI

RAFFAELLO D'URBINO
A
>o

DI

NUOVO POSTA

IN LUCE

DAL CAVALIERE

COMMISSARIO DELLE ANTICHIT ROMANE, PRESIDENTE ONORARIO DEL MUSEO CAPITOLINO, CONSIGLIERE NELLA COMMISSIONE GENERALE CONSULTIVA PER LE ANTICHIT' E BELLE ARTI PRESSO IL CAMERLENGATO DI S. R. C, DEPUTATO NELLA SEZIONE DIRETTRICE DEI PUBBLICI LAVORI DI BENEFICENZA SOCIO ORDINARIO E SEGRETARIO PERPETUO DELLA PONTIFICIA ACCADEMIA ROMANA DI ARCHEOLOGIA, ACCADEMICO D'ONORE DELL'INSIGNE E PONTIFICIA ACCADEMIA DI S. LUCA CORRISPONDENTE DELLA R. ACCADEMIA ERCOLANESE E DELLA P0NTAN1ANA DELLA PONTIFICIA ACCADEMIA DI BELLE ARTI IN BOLOGNA, DELL'I. R. SOCIET' ANIMATRICE DELLE ARTI DI PIETROBURGO.
1 ,

ROMA
Tipografia delle Scienze

Fia Rosa Num.

io.

184.0.

ALLA ECCELLENZA

DEL SIGNOR CONTE ffmasaSG &T$(&&IDlt) GOMMAVO

M
DI

CAVALIERE DI GRAN CORDONE DEL PERINSIGNE PONTIFICIO ORDINE DI S. GREGORIO MAGNO, GRAN CROCE CON LE INSEGNE IN DIAMANTI DI QUELLO DI CRISTO, COMMENDATOR DELL' ORDINE DI LEOPOLDO DAUSTIUA E DI TARI ALTRI, GENTILUOMO DI CAMERA

DI

SUA MAEST

IL

RE

SARDEGNA

P^IMO SEGRETARIO IN SECONDO DEL GRAN MAGISTERO D:Ll'oUJINE DEI SANTI MAURIZIO E LAZZARO, GRAN MAESTRO E C0N32U7AT0HE GENERALE DELLA CASA DI SUA MAEST*

LA REGINA

Al ARI

A CRISTINA

IL

CAVALIERE PIETRO ERCOLE VISCONTI

|f|8Ef
1

IH| ^E^ Urbino

a celebre lettera presentata a Leone X. da Raffaello di


con la delineazione

della antica citt di

per lui ristaurata e rifatta dalle sue mine,,

Roma

comparisce

nuovamente

alla luce

sotto gli auspici dell' Eccellenza stra.


Il

Vo-

vostro

nome

per tanti
di

titoli il-

lustre

ben degno

andare unito

con quei nomi famosi. Quel buon genio che avete di tante guise dimostrato a vantaggio delle lettere
e delle arti
,

debbe rendervi accet-

ta questa tanto insigne

memoria
dell'

che

appartiene

alla

istoria

delle

arti e dei

monumenti

eterna

nostra citt.

Piacciavi dunque di accogliere con la bella cortesia , che tanto

adorna
sto

il

nobile vostro animo, que;

rispettoso mio dono dando pi alla qualit

riguar-

che alla

mole

opera pi all'autore che che a me che ve la la compose


dell'
;
,
l

presento.

Con che pregando


gni
felicita
f

ali

E. V. oosse-

cllii

maggiore

quio passo a rassegnarvi la devota

mia

servit.

Di Roma

il

1.

di

Luglio dell'anno fSj.o.

PREFAZIONE

// marchese
fra
i

Scipione Maffei conservava suoi manoscritti questa lettera diretta


si

a Leone X. nella quale con molto affetto parla dei monumenti delV antica Roma, e

di

lavori impresi onde delinearli per modo, che vestissero sembianza dd primitivo loro stato.

Stimando che fosse cosa


sare Castiglione, la

del conte JJaldasai Volpi,


i

mando

quali

ne ristampavano

le opere: e questi la fecero

comparire nel 173 , aggiungendola

in fine del

volume gi compiuto, col titolo seguente: Lettera non pi stampata elei conte Bau '.issare
Castiglione a papa Leone X ; comunicataci dopo Unito il volume dal Signor marchese Scipione Maffei , presso il quale si conserva.

Sessantasei anni dopo quando gi quella lettera era stata riprodotta nella edizione co-

8
miniano, delle opere del conte, sorse il dotto abate Daniele Francesconi, e con belle congetture, che si ebbero fin oV allora per dimo-

strazioni certissime, addito quella lettera essere veramente delV insigne pittore Raffaello

a Urbino
//

(*)

volume nel quale


il

il

dotto
il

uomo comdiscorso com-

prese

testo di essa lettera,

posto per rivendicarla alV urbinate, e che arricch di note copiosissime da illustrare s

Vuno

N
se

e fatto oggi assai raro. quella preziosa lettera fu poi riprodotta, e s


altro
,

non solo in edizioni mole, ne si fece uso di


(

opere di gronde altri argomenti, che


di

valessero a dichiararla, salvo quelli dal Francesconi additati 2 Non era per decorso
)
.

un anno dopo

la pubblicazione dello scritto

Padova, e il eh. Iacopo Morelli faceva conoscere un documento


del dotto bibliotecario di
del

pi grande
di

rilievo

intorno agli studi di

Raffaello sulle romane antichit.


il

questo

sunto

una

lettera di

Marco Antonio Mi-

chiel di ser lettor, nella quale si trova nar-

rata tutta la cura che Raffaele spendeva nei. monumenti di Roma , /' espett azione somma

9
in che si viveva di tal
egli

suo lavoro
il

come

avesse gi compiuto

ristauro e la de-

lineazione di tutti quelli compresi nella prima regione della citt antica. Ne fuori del verosimile

appunto gli fosse occasione a scrivere la lettera che riproduciamo, presentando al pontefice cos buon saggio di

il

credere, che ci

una

intrapresa

per la quale

gli

era

stato largo d* incoraggiamenti e di aiuti. Le parole del Michiel sono le seguenti: El sten deva in

un
s

libro,
gli

siccome Ptolomeo ha iste so


antiqui de

il

mondo,

edificii

Roma, moforme

strando

chiaramente

le proportioni

et ornamenti loro, che averlo veduto haria iscusato ad ognuno haver veduta Roma an-

tiqua: et gi aveva fornita la prima regio ne ne mostrava solamente le piante delli


:

che con grandissima fa fica et industria dalle ruine s' avia racedifici et
il

sito,

il

ancora la faccia con li ornamen ti guanto da Vitruvio et dalla ragione della architettura et dalle istorie antiche, ove le
colto
,
-,

ma

ruine

non

la ritenevano

aveva appreso
(

espressivamente designava

<0
altra insigne testimonianza di questo archeologico ed artistico lavoro di Raf-

Ma

una

Celio Calcagnini. Sfugg questa alla diligenza del Francesconi, ed ho potuto additarla io stesso nelf epi-

faello, si

ha

nelli versi di

gramma

che
:

il

Calcagnini scrisse sotto que-

Della industria di Raffaello da Urbino,,. Fu pure in quella occasione, che tentai di renderlo volgare al modo che siesto titolo

gue

Tanti eroi poser Roma, ed in tanti anni;

Poi ne guastar tanti nimici il bello, Per cos lunga et volta d suoi danni.
Or Roma
in

Roma

cerca e la ritrova

grand' uomo cercando e Raffaello ; Bla ritrovando fa d* un dio la prova

Dopo due
di

cos fatte prove,

tutte le altre

poste in campo

dal Francese oni

divengono

abbia per questo a commendarne sempre assaissimo la industria ; ma certo il qui riprodurle, si stisi

minor nota.

Non

che

non

merebbe soverchio.
di

Il simigliarne si

ha a dire

molte delle note con

le quali illustr egli

il

testo della lettera. Pertanto noi riterremo

di tali

note appena ima ed uri altra. Alcune

poi se ne leggeranno da noi nuovamente aggiunte , spezialmente intorno ai monumenti


delf antica citt

daW urbinate

ricordati; cio

alla parte pi preziosa ed istorica di questo suo scritto. Bel quale poi tanta la

elegan-

za

la

veemenza

e la nobilt, che

non ne

lascia in forse, che sar veduto pi che vo-

da quanti sono alto animo e discreto.


lentieri

di cuore gentile e di

-.

13

NOTE
(i)

Congettura che ima

lettera

creduta di Baldassar Cail

stiglione sia di
ni

Raffaello d' Urbino. Firenze per

Brazzi-

1799.

8.

(2)
e.

La

riprodusse

Iioscoe:

172 e seg. Vita e Pontificato di Leone X.


la

Luigi Bossi nel voi. 11 a della traduzione dell'opera di Guglielmo


il

conte

Il

sig.

Longhe-

na

pose fra

le

aggiunte

della

sua traduzione della vita

di Raffaello scritta dal sig.

Quatremerede Quincy.
posto da
la

(3)

Questo sunto di una lettera del Michiel


ne' suoi diarii storici,

Marino Sanudo
volta edito dal
tizie di

venne per

eh. Iacopo Morelli a carte

210

delle

prima no-

opere del disegno nella prima met del secolo X\l.

Bassano 1800. 8,

(4)

Ecco

il

testo

di questo elegante

epigramma.

Baphaelis Sancii urbinatis industria.

Tot proceres Romani, tam

loncja slruxerat aetas,

Totque hosles et tot saecula dirucrant:

Nunc Romani in Roma

qaerit, repcritque Raphael,


est.

Qnerere magni homins, sed repciirc Dei


L'

epigramma

si

trova nel libro che ha per


lib.

titolo:

Ioa.

Baptistae Pignae Carminimi

IV. scq. Caelii Calcagnini

Carmina, Ludovici Arcosli da me riprodotto ncll'

eie.

Vcnel. Yalgrisii

553. Fu

opera

e Istoria

del ritrovamento delle

>,

spoglio

mortali di

Raffaello Sanzio

da Urbino

scritta

dal

Pietro Odescalchi dei duchi del Sirmio , con principe D. delle notizie annedote raccolte dal cav. Pietro 1' aggiunta

Ercole Visconti segretario perpetuo della pontilicia accade-

mia romana

di

archeologia, e di una canzone del marchese

Luigi Biondi presidente della medesima accademia. Roma presso Antonio Boulzaler i833. 8. fig. a e. 76. Di questa
si

pubblicata

una seconda e pi

nitida edizione dalla

belle arti. tipografia delle

DI

RAFFAEILO

D*

II

R B

PAPA LEONE X
iono molti, padre santssimo, i quali misurando col loro piccolo giudizio
le

cose grandissime che delli romani


citt di

circa

Tarme, e della

Roma

circa al mi-

rabile artificio, ai riccia ornamenti e alla gran-

dezza degli
sto

edilci si scrivono,

stimano favolose che vere.


suole

quelle pi preMa altrimenti

me

avvenire ;
si

perch considerando

dalle ruine, che ancor

veggono

di

divinit di quegli animi antichi,

Roma, la non istimo

fuor di ragione A credere che molte cose a noi paiono impossibili, che ad essi erano facilissime. Per essendo io stato assai studioso

avendo posto non piccola cura in cercarle minutamente, e mistidi queste antichit, e

16
rarle
tori,

con diligenza: e leggendo i buoni auconfrontare l' opere con le scritture; penso
(*)

d'

aver conseguito qualche notizia dell'archiIl

tettura antica

che in un punto mi d
la

grandissimo piacere, per

cognizione di cosa

tanto eccellente: e grandissimo dolore, vedendo quasi il cadavero di quella nobil patria,
eh' stata regina del
lacerato.

mondo,

cosi

miseramente
la piet

Onde
parenti

se

ad ognuno debito

verso

e la patria,

gato di esporre, tutte le acciocch pi che si pu resti viva

tengomi obblimie , piccole forze

un poco

dell'immagine, e quasi l'ombra di questa, che in vero patria universale di tutti li cristiani, e

per un tempo stata tanto nobile e potente, che gi cominciavano gli uomini
,

a credere

eh' essa sola sotto


il

il

cielo

fosse

sopra

la

fortuna, e contro
,

corso naturale

esente dalla morte

e per durare
il

perpetua-

mente. Per parve che

dioso della gloria de' dosi pienamente delle sue forzo sole,

tempo come invimortali, non confidansi

ac-

cordasse con

la

fortuna e con
li

li

profani e

scellerati barbari,

quali alla edace lima e

venenato morso di quelli aggiungessero rem-

17
e pio furore
il

ferro e

il

fuoco, e tutti quelli

modi che bastavano per rumarla. Onde quelle famose opere, clic oggid pi clic mai sarebbono
floride e belle, furono

dalla scelle-

rata rabbia e crudele impeto de' malvagi uomini , anzi fiere, arse e distrutte: sebbene

non

tanto, clic

non

vi restasse

quasi la mac-

china del tutto, ma senza ornamenti, e, per P ossa del corpo senza carne. Ma dir cos perch si doleremo noi de' goti, vandali, e
,

nemici; se quelli, li quali come padri e tutori dovevano difendere qued'altri tali perfidi

ste povere reliquie di Roma , essi medesimi hanno lungamente atteso a distruggerle (2) ?

Quanti pontefici 9 padre santissimo, \ quali avevano il medesimo oficio che la vostra
santit
,

ma non

gi

il

medesimo sapere

grandezza d'animo, ne quella clemenza che


la fa

simile a Pio: quanti, dico, pontefici hanno atteso a minare tempii antichi, statue, archi,
e altri edifici
gloriosi!

Quanti hanno com-

portato, che solamente per pigliar terra pozzolana si sieno scavati dei fondamenti, onde
in

poco tempo gli edifici sono venuti a lena! Quanta calce si fatta di staine e d'altri or-

i8

namenti antichi! Che


questa

ardirei

dire che
si

tutta

Roma nuova
si

che ora

vede, quanto

grande ch'ella

sia,

ornata di palagi, chiese e

quanto bella, quanto altri edifci che la

scopriamo, tutta fabbricata di calce di marmi antichi. Ne senza molta compassione posso
io ricordarmi, che, poich' io

sono in

Roma

che ancor non Fundecimo anno, sono state

minate tante cose


turato

belle
(3)

come
,

la

meta ch'era

nella via alessandrina


(4),

l'arco mal' avven-

mente da
(5).

tante colonne e tempii, massimamesser Bartolommeo della Rovere

Non deve adunque, padre

santissimo,

essere tra gli ultimi pensieri di vostra santit lo aver cura, che quel poco che resta di

questa antica madre della gloria e della grandezza italiana, per testimonio del valore e
della virt di questi animi divini , che pur talor con la loro memoria eccitano alla virt
gli spiriti

che oggid sono tra noi, non

sia estir-

che pur pato e guasto dalli maligni e ignoranti: a quelle troppo si sono inlin qui fatte ingiurie
anime, che col loro sangue partorirono tanta

gloria al

mondo. Ma pi presto
il

cerchi

vostra santit, lasciando vivo

paragone de-

\9
gli antichi

ben

agguagliarli e superarli ; fa con grandi edifici, col nutrire


,

come
e fa-

rorire le virtuti, risvegliare gi' ingegni , dar premi alle virtuose fatiche, spargendo il santissimo seme della pace tra li principi cristiani.

Perch come dalla calamit della guerra na*


sce la distruzione e ruina di tutte
pline ed
arti, cos

le

disci-

la felicit a' popoli,

della pace e concordia nasce e il laudabile ozio , per


si

lo quale

ad esse

pu dar opera
6

farci

arrivare al colmo dell'eccellenza

( )

dove per
sperano no-

lo divino consiglio di vostra santit


tutti

che

si

abbia da pervenire

al secolo

stro; e

questo e lo essere veramente pastore clementissimo, anzi padre ottimo di tutto il

mondo. Essendomi adunque comandato da vostra santit, che io ponga in disegno Roma
antica,

quanto conoscere si pu, per quello che oggid si vede, con gli edifici clic di se
tali

dimostrano

reliquie,

che per vero argo-

mento

possono infallibilmente ridurre nel termine proprio come stavano, facendo quelli membri che sono in tutto rumati ne si vegsi

gono punto

che corrispondenti a quelli restano in piedi e si veggono; ho usalo ogni


(?)

20
diligenza a me possibile acciocch 1' animo di vostra santit resti senza confusione ben
satisfatto: e

beneh
altri
.

io

abbia cavato da molti

autori latini quello che intendo di dimostrare;

per tra
tato
(s)
.

gli
. .

principalmente ho seguiquale per essere stato degli

il

ultimi, pu dar pi presto particolar notizia delle ultime cose. E perch forse a vostra
santit

potrebbe parere che


gli
edifici

diflicil

fosse

il

conoscere

antichi dalli meno,


le

pretermetter ancor
lasciar

vie

non antiche per non


perch

dubbio alcuno

nella sua mente; anzi

dico che

con poca
sono

fatica far si pu,

tre sorti di editici di

Roma

si

trovano: l'ima

delle quali

tutti gli antichi

ed antichis-

simi,

li

Roma
bari
:

quali durarono fino al tempo che fu rumata e guasta da' goti e altri barRoma fu dominata 1' altra , tanto che
e ancor

da' goti

cent'anni dappoi:

l'altra,

da

quello fino

al li

tempi

nostri.

Gli edifci

adunque moderni e de' tempi nostri sono notissimi , s per esser nuo\i, come ancor per non aver la maniera cosi bella, come quelli
del

tempo come quelli

degl' imperatori

n
;

cos

goffa

del

tempo

de' goti

di

modo che

21

bench siano pi

tempo, sono per pi prossimi per la qualit, e posti quasi tra V uno e 1' altro. E quelli del
de'goti,

distanti di spazio di

tempo

bench siano prossimi

di

tempo

a quelli del

degl' imperatori, sono differentissimi di qualit, e come due estremi,

tempo

lasciando nel mezzo

adunque dificile il po degl' imperatori,


lenti e fatti

pi moderni. Non conoscere quelli del temli


i

quali sono
e questi

li

pi eccel-

con grandissima arte


;

e bella

ma-

niera

<T architettura

soli

intendo
in cuore

io di dimostrare.

N bisogna che

d'

alcuno nasca dubbio, che degli


li

edifici

an-

tichi

meno

antichi fossero

men
d'

belli

me-

no

perche tutti erano bench molte volte molti


intesi,

una ragione.

edifci dalli
,

desimi antichi fossero


legge
di

instaurati
la

mecome si
e,

che nel luogo dove era


,

casa aurea

Nerone

nel

medesimo dappoi furono


,

dilieate le

terme di Tito
;

e la

sua casa
tutte

F anfiteatro
la

nientedimeno

erano

con

ragione degli altri edilci ancor pi antichi che il tempo di Nerone , e coetanei della casa aurea ( 9 ). E bench le
lettere, la scultura, la pittura, e

medesima

quasi tutte

22
le altri
arti fossero

lungamente
fin al
1'

ite

in decli-

nazione e peggiorando
timi

imperatori, pure

degli ularchitettura si osser-

tempo

vava e mantenevasi con buona ragione, e edificavasi con la medesima che li primi: e questa fu tra le altre arti l'ultima
Il

che

si

perde

(io

).

che

si

pu conoscere da molte
il

cose; e tra

l'altre dall'arco di Costantino;

componi:

mento

del quale bello e

ben

fatto in tutto

ma quello che appartiene all' archi ttettura le sculture del medesimo arco sono sciocchissime, senz' arte o bontate alcuna.

Ma

quelle

che vi sono delle spoglie di Traiano e d'Antonino Pio, sono eccellentissime, e di perfetta
maniera.
clcziane;
Il

simile
le

si

vede nelle terme dio-

che

sculture sono goftlssime, e le

reliquie di pittura che vi si hanno che fare con quelle del

veggono non

tempo

di Tra-

iano e Tito (11


e bene intesa.

):

pure l'architettura nobile


poich

Ma

Roma

da' barbari

in tutto fu minata e arsa, parve che quello incendio e misera ruina ardesse e minasse,

insieme con
care.

gli edifici,

ancor

l'arte di edifi-

Onde

essendosi tanto mutata la fortuna

de' romani, e succedendo, in luogo delle in-

23
finite vittorie e trionfi, la

calamit e misera

quasi che non convenisse a quelli, che gi erano soggiogati e fatti servi dalli barbari , abitare di quel modo e con quella
servit
;

grandezza che facevano quando


soggiogati
si
li

essi

avevano
fortuna
abitare:

barbari, subito con la

modo dell' edificare, e dello apparve un estremo tanto lontano


mut
il

dall'al-

quanto la servit dalla libert; e si ridusse a maniera conforme alla sua miseria,,
tro,

senza misura e senza grazia alcuna; e parve che gli uomini di quel tempo, insieme con la li*
berta, perdessero tutto l'ingegno e l'arte; perch

divennero tanto
mattoni
cotti,

che non seppero fare li nonch altra sorte d'ornamenti


goffi,
:

e scrostavano
cotte (12); e

muri antichi per torre le pietre pestavano li marmi, e con essi


i

muravano; dividendo con quella mistura le ora si vede a pareti di pietra cotta ; come
della milizia (li). quella torre che chiamano

E
si

cos per

buono spazio seguirono con quella


le

ignoranza, che in tutte


vede.

cose di quei tempi


Italia

in parve che non solamente

venisse questa atroce e

crudele
si

guerra e distruzione,

ma

procella di distendesse ante

24
ra nella Grecia,
e perfetti

dove gi furono gl'inventori maestri di tutte l'arti: onde di l

ancor nacque una maniera di pittura, scultura, e architettura pessima e di nessun valore.

Parve dappoi, che


risvegliare

tedeschi cominciasarte:

sero a

un poco quesf

ma

negli ornamenti furono gofu, e lontanissimi 1 dalla bella maniera de romani, li quali, oltre
la

macchina

di tutto

1'

edilzio,

aveano

bellis-

cornici, belli fregi, architravi, colonne ornatissime di capitelli e basi, e misurate con
la

sime

proporzione
(

dell'

uomo

e della

donna:

li

tedeschi

la

maniera

de' quali in molti

luo-

ghi ancor dura ) per ornamento spesso ponevano solamente un qualche figurino, rannicchiato e malfatto, per mensola a sostenere

un

trave: e animali strani, e figure, e fogliami gof-

e fuori di ogni ragione naturale. Pure ebbe la loro architettura questa origine, che nacque
fi

dagli alberi
gati
li

non ancor

rami e

quali pieinsieme, fanno li loro rilegati


tagliati,

li

terzi acuti.

E bench

questa origine non sia


le

in tutto da sprezzare, pure debole; perch

molto pi rcggeL'ebbon
travi

incatenate e

capanne latte di poste a uso di colonne


,

23
culmini e coprimenti , come descrive Vitruvio dell'origine dell'opera dorica, che

con

li

gli terzi

acuti

li

quali

hanno due

centri.

secondo la raper molto pi ancor sostiene, il quale gione matematica, un mezzo tondo, sua linea tira ad un centro solo perogni oltre la debolezza, un terzo acuto non ch,
:

ha quella grazia all'occhio nostro, al quale onde vedesi piace la perfezione del circolo
:

che

la

natura non cerca quasi altra

forma.

Ma non
romana
perch
,

e necessario parlare dell' architettura per farne paragone colla barbara ;

la differenza

notissima

n ancor

per descrivere 1' ordine suo, essendone stato gi eccellentemente scritto per Vitruvio. Basti

dunque sapere che gli edifici di Roma in fino al tempo degli ultimi imperatori furono sempre edificati con buona ragione di
,

architettura, e per concordavano con li pi antichi: onde difcolt alcuna non e discernerli

da quelli che furono al tempo de' goti, e ancor molti anni dappoi; perche furono questi quasi due estremi ed opposti totalmente:
n ancor malagevole il conoscerli dalli nostri moderni per molte qualit, ma special-

2G mente per la novit che li fa notissimi. Avendo dunque abbastanza dichiarato quali edih'ci

antichi di

Roma

sono quelli che

io in-

tendo di dimostrare a vostra santit, conforme alla sua intenzione ed ancor come fa:

cil

cosa sia

il

conoscere
il

quelli

dagli

altri

resta

eh' io dica

modo

eh'

ho tenuto in

misurarli e disegnarli, acciocch vostra santit sappia s' io aver operato 1' uno e l'altro

senza errore: e perch conosca che nella de-

che seguir, non mi sono governato a caso e per sola pratica , ma con vera
scrizione,

ragione.
scritto,

per non aver io inin a m veduto ne inteso che sia appresso d' alcuno

antico

il

modo

di misurare
il

con

la

bussola

qual modo soglio usare io; stimo che sia invenzione de' moderni. E per volendo anche in questo ubbidire al comandella calamita:

damento
si

di vostra santit, dir

minutamente,

abbia da operare, prima che si passi come ad altro (u). Farassi adunque un istromento

tondo e piano,

come un

astrolabio;

il

dia-

metro del quale sar due palmi, o pi, o meno,

come piace

a chi vuole adoperarlo: e la


si

circonferenza di questo istromento

partir

27
in otto parti giuste, ed a ciascuna di quello d' uno degli otto venti; parti si porr il nome dividendola in trentadue altre parti picciole,

chiameranno gradi. Cos dal primo grado di tramontana si tirer una linea dritta
che
si

per mezzo

il

centro
e]

dell'

instromento fino

alla

circonferenza;

questa all'opposito del primo


il

grado di tramontana far

primo d'ostro.

Medesimamente

si

tirer

pur dalla circonfe-

renza un' altra linea, la quale passando per lo centro, intersecher la linea d' ostro e tra-

montana; e far intorno


goli retti, e in

un

centro quattro anlato della circonferenza seal

gner
il

il

primo grado
di
li

del levante, neh' altro


,

primo

ponente. Cos tra queste linee


lo
altri

che fanno

soprascritti quattro venti prin-

cipali, rester
laterali,

spazio degli

quattro col-

che sono greco, lebecchio, maestro, e scirocco: e questi si descriveranno con li


e

medesimi gradi
altri.
s'

modi che

si

Fatto questo, nel punto intersecano le lince, conficcheremo

detto degli del centro dove

un um-

bilico di

ferro, come un chiodetto, drittissimo e acuto, e sopra questo si metter la calamita in bilancia, come si usa di fare negli oriuoli

2$
da
sole,

mo

che tutto d vergiamo: poi chiuderequesto luogo della calamita con un vetro,
sottile

ovvero con un

corno trasparente,

ma

che non tocchi, per non impedire il moto di quella, n sia sforzato dal vento. Dappoi per

mezzo

dell instromento

come diametro,

si

mander un indice, il quale sar sempre dimostrativo non solamente degli opposti venti,

ma

ancor de' gradi


;

come

1'

armilla neh' a:

questo si chiamer traguardo e sar acconcio di modo, che si potr volstrolabio


e

gere intorno, stante fermo

il

resto dell' instro-

mento. Con questo adunque misureremo ogni sorta di edificio, di che forma si sia, o tondo,
o quadro, o con istrani angoli e svolgimenti che dir si possa. E il modo e tale

quanto

nel luogo che

si

vuol misurare,

si

ponga

Io

instromento ben piano, acciocch la calamitavada al suo dritto, e s'accosti alla parte da
misurarsi quanto comporta la circonferenza e questo si vada volgendo dell' instromento tanto, che la calamita stia giusta verso il vento
:

segnato per tramontana. a questo verso si dirizzi

E come
il

ben ferma
di

traguardo con una


,

regola di legno o d' ottone

giusto a

filo

29
quella parete, o strada, o altra cosa che si vuo le misurare: lasciando lo instromento fermo,

acciocch

la

calamita seni

il

suo diritto verso

tramontana. Dappoi guardisi a qual vento e


a quanti gradi volta per diritta linea quella
parete, la quale
si

misurer con

la

canna, o

cubito, o palmo, fin a quel termine che il traguardo porta per dritta linea; e questo nu-

mero
il

si

noti; cio

tanti cubiti e tanti gradi


si sia.

di ostro, scirocco, o qual

Dappoi che

traguardo non serve pi per dritta linea, devesi allora svogliere, cominciando l'altra li-

nea che

si

ha da misurare, dove termina

la

misurata; e cos indrizzandolo a quella, medesimamente notare i gradi del vento, e il nu-

mero
to

delle misure, fintantoch


edilizio.
al

si

circuisca tut-

quanto

questo stimo io che basti misurare: bench bisogna intendere


i

le altezze e

tondi,

li

quali

si

misurano in
a luogo di quel

come poi si mostrer pi accomodato. Avendo misurato


altra maniera;

modo che

si

e detto

notate tutte le mi-

sure e prospetti, cio tante canne o palmi, a


tanti gradi di tal vento; per disegnar bene il tutto avere una carta, della

opportuno

30
forma e misura propria
calamita, e partita
della

bussola della

modo, con
quale
ci

li

appunto di quel medesimo medesimi gradi delli venti: della


sopra
e
la

serviremo come mostrer. Piglierassi


la

adunque

carta,
edilizio:

quale

si

ha a

di-

segnar lo

primamente

si tirer

so-

pra d'essa una per maestra al


si

quale serva quasi dritto di tramontana: poi vi


linea, la

soprappone

la carta

dove

si

ha disegnata
la linea
si

la bussola, e si dirizza di

modo che

di

tramontana, nella

bussola

disegnata,

convenga con quella che si tirata nella carta dove si ha a disegnare lo edifzio. Dapnopoi guardasi il numero delli piedi che si tarono misurando, e i gradi di quel vento verso il quale indrizzato il muro, o via che
vuol disegnare; e cos trovasi il medesimo grado di quel vento nella bussola disegnata, tenendola ferma con la linea di tramontana
si

sopra l'altra linea descritta nella carta: e tirasi la linea di quel grado diritta, che passi

per lo centro

della bussola
si

descrive nella carta dove

disegnata, e si vuol disegnare.


si

Dappoi riguardasi quanti piedi


per
diritto

traguard

di quel

grado, e tanti se ne se-

31

gneranno con
piedi su
grazia,
la
si

la

misura

delli nostri
;

piccioli

linea di [quel grado. E se, verbi traguard in un muro piedi oQ, e


,

misurano piedi 30 e segnansi. E cos di mano in mano; di modo che con la pratica si far una facilit gransi

gradi 6 di levante

dissima; e sar questo quasi

un disegno

della

pianta e
restante.

un memoriale per disegnare tutto il E perch, secondo il mio giudicio,


ingannano circa
il

disegnare gli edifici; che in luogo di far quello che appartiene all'architetto, fanno quello che apparties'

molti

ne
s'

mi pare che pittore , dir qual modo abbia a tenere, perch si possano intendere
al
si

tutte le misure giustamente; e perch piano trovare tutti li membri degli

sap-

edLci
edifci

senza errore.
si

Il

disegno adunque degli

divide in tre parti; delle quali la prima

la pianta,

o vogliam dire disegno piano:


la parete di fuori,

la

seconda

con

li

suoi or-

namenti. La pianta quella che 'comparte tutto lo spazio piano del luogo da edificare,
o vogliamo dire
il

disegno del

fondamento

di tutto l'edilizio,

quando

gi

radente

al

piano della

terra. Il

quale spazio, bench fos-

32
se in monte, bisogna ridurre in piano,
e far

che

la linea delle

linea delle

basi

basi sia paralella con la de' piani dell' edifcio: e per


la

questo devesi pigliare


del

monte

non

piede circonferenza dell'altez-

la linea dritta del

sopra quella cadano piombati e perpendicolari tutti li muri. E chiaza, di

modo che

masi questo disegno, pianta; quasi che co-

me

lo spazio

che occupa

la
il

pianta del piede,


corpo, cos quetutto
1'

che fondamento di tutto


sta pianta sia

fondamento
si

di

edifcio.

Disegnata che
li

ha

la pianta, e
le

suoi

membri con

compartitovi larghezze loro , o in


si

tondo o in quadro, o in qual' altra forma


sia,

devesi tirare, misurando sempre


la picciola

il

tutto

con
di

misura

una

linea della lar;

ghezza delle basi di tutto

l'edifcio

e dal

punto

mezzo

di questa linea tirare un' altra linea

dritta, la

quale faccia dall'uri canto e dall'alretti: e

tro

due angoli

questa sia

la linea del-

l'entrata dell'edifcio. Dalle

due estremit due

della

linea

della larghezza tireransi

linee pa-

rallele perpendicolari

sopra

la linea della ba-

se

e queste

due

linee sieno alle

da essere

l'edificio.

Dappoi

tra

quanto ha queste due es


1

33
freme
linee,

che fanno

L'altezza, si pigli la
,

mi-

sura delle colonne, pilastri

finestre,

e altri

ornamenti disegnati nella met della pianta di tutto l'edifcio dinanzi ; e da ciascun punto
delle

estremit delle colonne, o pilastri, o va-

ni

ovvero ornamenti di finestra,

si

far

il

tutto,

sempre tirando

linee paralelle a quelle

due estreme. Dappoi per lo traverso si ponga l'altezza delle basi, delle colonne, delli cadegli architravi, delle finestre, fregi, cornici, e cose tali : e questo lutto si faccia
pitelli,

con linee paralelle della linea del piano dello edificio; n s diminuisca nella estremit dell'edificio,

ancorch fosse tondo, n ancor se fosse quadro per fargli mostrare due faccie;

come fanno
i

alcuni,

diminuendo quella che

si

allontana pi dall'occhio: perch subito che

disegni diminuiscono, sono fatti con intersecare li raggi piramidali dell'occhio; che ragione di prospettiva, e appartiene al pittore,

quale dalla linea diminuita non pu pigliare alcuna giusta misura ; il che necessario a questo artificio
all'
:

non

architetto

il

che ricerca

tutte le

misure perfette in

fatto,
al

non

quelle che appaiono e

non sono. Per

34
disegno dell' architetto s'appartengono sure tirate sempre con linee
rili verso.
le

mi-

parallele perose le misure fatte talora sopra


,

pianta di forma tonda scortano

ovvero di-

minuiscono; ovvero fatte pur sopra il dritto in triangolo, o altre forme, subito si ritrova-

no nel disegno
ta nella

della pianta

e quello

che scor-

pianta,

come

volte, archi, triangoli,


;

poi perfetto nelli suoi dritti disegni

e per

questo sempre bisogno aver pronte c misure giuste de' palmi, piedi, dita, grani lino
alle

sue parti minime. La terza parte di que-

sto disegno quella in che abbiamo la parete di dentro con li suoi ornamenti. E que-

non meno che l' altre due ed e fatta medesimamente della pianta con le linee parallele, come la parte di fuori, e dimostra la met dell' edifcio di dentro, come
sta necessaria
;

fosse diviso per mezzo:


la

dimostra

il

cortile;
,

corrispondenza

dell' altezza

delle finestre
,

delle porte; gli a crociera, o a

archi

delle volte, a botte


si

che altra foggia

sieno. In

.somma con questi tre modi si possono considerare minutamente tutte le parti di un edificio

dentro e fuori.

questa via abbiamo

35
seguitata noi,

come

si

vedr nel progresso di


:

tutta questa nostra descrizione

alla

quale es-

sendo ornai tempo ch'io dia principio, porr prima qui appresso il disegno d'un solo edifcio

in tutti tre

sorpradetti

modi

perche

appaia ben chiaro quanto ho

detto. Se poi nel

aver tanta ventura, quanta mi viene in ubbidire e servire a vostra santit

rimanente

io

primo

supremo principe
li

in terra della cri-

stianit,

siccome potr dire d'essere fortunasuoi pi divoti servitori;

tissimo tra tutti


cos

ander predicando di riconoscere l'occasione di essa mia avventura dalla santa ma-

no

di vostra beatitudine
li

alla

quale bacio u-

milissimamentc

santissimi piedi.

37

NOTS
(i)

Raffaello aveva cominciato dallo studiare


:

prima ben
clic

bene Vilruvio
cercava di

ma
,,
.

nella

lettera

al

Castiglione dice
le belle

pi:

Vorrei trovar

forme degli
al

edifci antichi

... me

ne porge una gran luce Vibasti.

lruvio

ma

non tanfo che

Quindi che

riferire

del Calcagnini , Raffaello faceva degli ammirabili ragionamenti critici sopra cotesto classico, ovvero unico autore: Vitmvium .... ille non enarrai solum sed ccrtissimis

raiionibus aut defendit aut accusai, tam lepide, ut omnis livor absit ab accusatione. Tuttavia nella presente lotter

senza alcuna riserva intorno ad un articolo essenzialissimo


detto
:

Non

necessario parlare dell' architettura ro-

mana
gi
sti

tanto eccellentemente scritto per Vilruvio.

! per descrivere l'ordine suo, essendone stato Di queil

per anche

sagacissimo illustratore veronese fra Gio-

condo era un fonte di cognizioni per Raffaello , secondo che questi ne scriveva al suo zio in quella leder ( pochissimo conosciuta
)

eh' riportata
,

parte in compendio e
(

parte ne' suoi proprii termini

dal Sig. Richardson

Traile

de

la

peinture tom. III).

Nota di Daniele Franccsconi.

La lettera data in sunto ed in parte dal Richardson, ora conosciuta per intiero, e nel testo originale, merc delle curo del eh. Pungileoni, tanto benemerito della storia pittorica
italiana
,

e in ispecial

modo

di

quella della famiglia de'Saiiti.

La ho
citate

poi io stesso unita alle

mio notizie annedolc sopra

e.

intorno

frate

122. Piacer di ascoltare quello che vi si legge Giocondo. ,, Mi ha dato un compagno

frale dottissimo, e vecchio di pi

d Ottanta

anni. Il papa

38
crede che

7 pu

vicer poco:

ha

rinvilito

sua santit dar-

melo per compagno, d uomo di gran riputazione, sapientissimo, acci io diventi perfettissimo in questa arte: ha nome fra Giocondo ; e ogni di il papa ci manda a

chiamare, e ragiona un pezzo con noi di questa fabbrica (di s. Pietro ).


verit provata dai lamenti de'pi ge-

(2) Questa

tristo

nerosi contemporanei / e dal

numero non

picciolo

di

mo-

numenti scomparsi per demolizione. Ne ho toccato alcuna cosa nel discorso preliminare al Carme della via appia. Roma Boulzaler iS32 8. a e. 9. Vedi poggio Bracciolini,
dello Fiorentino,
ris.

De

varietale for/unce lib

IV. Lutet. Pa-

od.
di

Basii.

1723. 4- Petrarca Carm. lai. lib. 11. cp> XII. p. 98. Dissertazione sulle rovine e il eh. Fea i58i
; ,

Roma

nel

volume

III.

della storia delle arti di

Winchel-

mann,

edizione romana.

(3) Era questa meta una grande piramide, simigliante a quella di G. Ceslio presso la porta ostiense , ma anche

maggiore

di essa.

Il

Pontefice

Donno

I
1'

la spogli de' suoi

marmi

per adoperarli in

lastricare

atrio

di s.

Pietro.

Sorgeva presso
do,
il

alla chiesa di s.
il

Fulvio,

Maria Trasponlina. Il Bionche no fecero ricordo, riconosMarliano,


grandioso monumento il sepolcro di Sciminore, nominato da Acrone scoliaste di

cevano

in questo

pione Afl-icano il Orazio all'ode IX nell'epodo, appunto di forma piramidale e nel campo valicano. Alessandro VI lo fece demolire, e-

guagliandolo
Icyar via

al

suolo

sia per drizzar la strada

sia per
frotta

un riparo,

dietro al quale poteva

una buona

33
di gente slarseno appianata, al coperto di ogni attacco
castello s.
d<>(

Angelo, che esso Pontefice avea posto in ordine e ampliato, Raffaello, da quel gentile e sapiente ch'egli era,
parla con amarezza di questa demolizione
;

e gliene

cre-

sceva forse
serabile

il

rammarico,

l'averne continua sott' occhi la miegli in quella via slessa,


si

memoria, dimorando
al

non
il-

molto di lungi

luogo che gi

nobilitava da tanto

lustre e cospicuo antico

monumento.

l'urbinate,

(4) L'arco male avventurato del quale fa qui ricordo debbo esser quello disfatto dal Hiario por impie,

garne

il

materiale nell'edificio dot palazzo, elio oggi della

cancelleria apostolica.
turale
il

E questo io affermo per essere nacredere che di un avvenimento de'soo tempi egli
;

mova

querela

non gi che
da Innocenzo

qucll'

arco

si

fosso

il

solo

male

avventurato.

Uno ne

fu innanzi

a santa Maria in via lata,


nel rinnovare che fece
il

gittato a ferra

VW,

quella chiesa: e ne lasciarono


liano.

memoria

Fulvio ed

il

Mar

Un
e

altro,

dedicato agli imperatori Graziano. Valon,

tiniano
la

Teodosio

era in Banchi
s.

fra

il

luogo dove fu

zecca e la chiesa di

Celso, e oggi pi

non

se ne vedo

vestigio.

(5) Questo
lio
II,

M. Bartolomme
si
il

era

il

nipote di papa GiuRaffaello erano


slati

al

quale

Castiglione e

si

sommamente

falle da quel personaggio doveano qui essere accennale, forse ancor lui vivente,

addetti.

Ma

le

mine

per l'amore della verit e dell'antichit,


al

e per dar gusto

papa presente. Nota di Daniele Franceseoni.

40
di Raffaele, del sommo van* (6) Bella confessione questa la pace, e il laudabil' ozio arretaggio che la concordia,

cano

alle

arti,

si

dica pure alle lettere, e a tutte quelle

egregie opere

dell'

umano ingegno, che

si

educano e

cre-

scono all'ombra

de' felici ulivi.

(7) L* ab. Francesconi, annotando questo luogo, giudica, che il restaurare di tal modo gli antichi edifizii sia fatica e spesa superflua ( op. cit. a e. 107, nota (5)). Ma a noi sembra appunto il contrario n ci pare di vedere cosa
:

tanto

utile

o dilettevole, quanto

il

mirare cos restituire ad una

immagine della prima integrit zioni. Massimamente quando


Raffaello dice,

loro le insigni antiche costruci


si

eseguisca

come qui
ruinali,
restaatten-

sfacendo quelli

membri che sono

n si veggono punto, corrispondenti a quelli che no in piedi e si vcgqono. Non molti anni dopo
,

deva in

Roma
il

a compiere

il

pensiero di

Leone X, nel moingegni riu-

do

stesso enunciato

da Raffaello una

eletta d'

nita sotto

nome

di

Accademia

della Virt.

Monsignor Clai

udio Toloramei
questi dotti,

ci fa

conoscere nelle sue lettere

lavori di

che per mai non furono compiti ne

pubblicati.

(8) Questo autore seguitato da Raffaello sembra essere stalo Andrea Fulvio, che aveva gi mandato in luce la sua
di Roma. opera delle antichit

assai bene distingue la diversit degli (9) Qui Raffaello che sono riuniti nell'insieme, nelle grandi rovine, che edificii,

volgarmente

si

dicono terme di Tito.

Apertissimi in

fatti

si

veggono

in tal

luogo

molli avanzi della casa aurea di

Ne-

41
rone, inchiusi in costruzioni posteriori: le quali per io
sti-

mo

non ad opera

di Tito,

alle

ratore appartenere;

ma

essere fatte

terme di questo impeda Traiano, che la parte

della casa aurea esistente

pie dell'Equilino

condann a

ser-

vire di base alle sue terme edificale sul pendio di quel monte.

egli

mostra quanto (io) Questa riflessione dell'esimio dipintore nelle arti, e come rettamente ne vedesse

profondamente
o almeno

giudicasse.
s

Gran carico hanno


si

mediocri architetti, avendo


,

facile scienza,

certa

a governarla di cos
farsi tutto

mal modo, come pur troppo veggiamo

giorno.

(u) Una

di quelle assurde cantafavole, poste fuori a prin-

cipio Dio sa

come

e che

si

ripetono quindi
,

e passano di
,

Locca in bocca e di libro in libro

narra che Raffaello

dopo aver ricopiato dagli avanzi


casa aurea di Nerone
)
i

delle

terme di Tito (la


genere com-

modi

delle pitture di

cos bene nelle loggie del vaticano, pendiario, che adoper fece chiudere ogni adito a penetrarvi, acci niuno si avvedesse del suo plagio. Questo passo della sua lettera la pi

bella risposta che far si possa al racconto, cos poco simidell'illustre dipintore. Faglianlo al nobile e leale carattere

vella ci qui delle reliquie stesse di quelle dipinture antiche, e attestando di averle vedute, viene a dir similmente, die

ne avea

fatto

suo profitto da quel valent'

uomo

eh' egli era.

(12)

Le antiche rovine offrono


fatto,
I

molti e lamentevoli esemal-

pi di questo

muri

si

trovano scrostati a tanta


,

tezza

nelle terme di Caracalla


,

in

quelle

di

Traiano
,

di

Diocleziano

di Costantino

nel

palazzo

imperiale

ne;;li

42
acquedotti neroniani dell'acqua Claudia in sul monte Celio,

ed altrove, che apertamente


le,

per portare

tant'

scorge essersi adoperate scaaltro cos nefanda devastazione. Opera


si

era questa di barbarie e di miseria,

de cose non abbiam noi veduto


tempi
!

quanto pi orreneseguirsi a questi ultimi


:

Ma

Non mura

scrostate,

ma
,

distrutte

non monumenti
od

guasti,

ma

troncati.

Cadere

non so

se per malvagit

ignoranza, esimie parti di antiche fabriche, intatte alle


ni degli sciagurati e dei barbari
:

ma-

ho rr esco rejerens t

(i3)
l'

orto

milizia quella inchiusa oggi neldel monastero di Santa Caterina da Siena , che il
torre della aver* egli dall'al,

La

volgo chiama torre di Nerone, e narra


tezza di essa mirato V incendio della citt
prio suo ordine.

acceso per pro-

(i4)

La

bussola, istromento allora di recente invenzione,

e qui minutamente descritta da Raffaello. Err certamente il Giovio, che neh" elogio dell' urbinate, fatto pubblico dal
Tiraboschi, ad esso Raffaello ne attribu l'invenzione. Forse
pi simile al vro, ch'egli per
ottenere le esatte misure degli
il

primo l'adoperasse, onde


;

edilizi

e questa

opinione

troverebbe per avventura un sostegno in quanto ne scrive


egli stesso nella presente lettera.

HEIMPRIMATim
Fr. Dominicus Buttaoiii 0. P. S. P. A. M.

REIMPRIMATUR
A. Piatti Patriarci!. Antioch. Vicesg.

In