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Samuel Beckett

Teatro Giorni felici


Traduzione di Carlo Fruttero Introduzione di Roberto Rebora

Giulio Einaudi Editore Arnoldo Mondadori Editore


Samuel Beckett 1961 Les Editions de Minuit, Calder & Boyars Ltd., e Grove Press, Inc., 1966 Giulio Einaudi Editore 1961, 1962, 1965, 1968 Edizione su licenza della Giulio Einaudi Editore Titolo originale Happy Days

Introduzione

Cenni biografici Samuel Beckett nato nel 1906 a Foxrock presso Dublino. La sua famiglia, appartenente al ceto medio irlandese protestante, lo manda, secondo le norme, appunto in una scuola protestante di Dublino per i primi studi e la prima educazione. Cresce in un'atmosfera rigidamente puritana, e a quattordici anni entra in un collegio anglo-irlandese di Enniskillen, la Portora Royal School, dove si distingue per attitudini sportive ma non soltanto per queste, dato che risulta allievo di particolare sensibilit e impegno. Nel collegio, fra l'altro, approfondisce la sua conoscenza della letteratura e della lingua francese, che diventer a un certo punto la sua lingua. Dopo tre anni passa al Trinity College dell'Universit di Dublino; qui, nel 1927, gli viene conferito il diploma di "bachelor" in francese e italiano, con meriti cos brillanti da ricevere l'incarico di rappresentare l'Universit alla Scuola Normale Superiore di Parigi (in occasione di uno scambio di lettori). Infatti si trasferisce a Parigi, dopo un breve periodo d'insegnamento a Belfast: vi rimarr due anni e avr incontri determinanti con gli ambienti culturali della citt'. Soprattutto con James Joyce e il suo

entourage. di quegli anni il saggio di Beckett intitolato Da Dante a Bruno, da Vico a Joyce. Non stiamo qui a ricordare tutte le sue prove letterarie e le relative date (si veda la bibliografia). Noteremo soltanto che con il poema Whoroscope ottenne un considerevole premio letterario. Torna a Dublino nel 1931 perch nominato assistente di lingue romanze all'Universit. Si perfeziona, ottiene altri titoli e presenta le dimissioni abbandonando la carriera accademica. Pubblica il saggio su Proust, fa qualche puntata in paesi europei, Germania e Italia, e nel 1937 a Parigi dove si stabilisce. Qui gli accade la famosa e "assurda" avventura del barbone che lo pugnala alle spalle. Uscito dall'ospedale, vuole conoscere il suo ignoto feritore e cerca di aiutarlo. Prendiamo nota della risposta data dall'enigmatico individuo a Beckett, che gli aveva domandato perch lo aveva colpito. Una risposta che corrisponde all'inspiegabilit della condizione umana contro la quale lo stesso Beckett doveva dibattersi: "Non lo so". Lo scoppio della guerra lo trova temporaneamente in Irlanda, che subito lascia per tornare in Francia. Qui, al momento dell'invasione tedesca, si unisce al movimento della Resistenza, vive avventurosamente come partigiano fino all'agosto del 1942, quando riesce a sfuggire alla Gestapo che lo cercava. Rifugiatosi in territorio libero, lavora per un certo tempo come contadino. Dopo la Liberazione passa in Irlanda entrando a far parte, volontariamente, della Croce Rossa. Torna un'altra volta in Francia sulla fine del 1945, e agli inizi del 1946

riprende a vivere a Parigi a contatto (ma con molta discrezione) dell'ambiente letterario. Vive di traduzioni. La stagione del successo comincer nel 1953, con la rappresentazione di Aspettando Godot. Continuer ad abitare a Parigi con la moglie, oppure in campagna dove ha una casa intorno alla quale ha fatto costruire un muro che gli impedisce di vedere i luoghi circostanti, in verit molto belli.

L'opera teatrale
IL TEATRO DELL'ASSURDO

Di fronte a uno scrittore a suo modo cos esplicito nei modi di rappresentazione (o di narrazione, ma in questo caso il discorso dovrebbe essere precisato in dimensioni parallele e a un certo punto dipendenti, anche se in Beckett stato il teatro a seguire la narrativa), cos oscuramente esplicito - se si pu dire - e cos chiuso, incomunicabile se non forse nella misura del nulla, nei suoi significati e nelle sue ossessioni tragico-umoristiche, difficile cominciare a parlare. Non si trova facilmente la prima parola che riferisce, lo spiraglio verbale che potrebbe permettere di sbirciare attraverso il compatto muro che sembra circondar l'evidenza delle sue figurazioni drammatiche. Forse, dobbiamo cominciare proprio dalla valutazione del termine significato, e anche dal valore di parola nell'avvilente mondo di fantocci umani che nel teatro di

Beckett, e ancor pi nella sua narrativa ma con risultati discordi e fondamentalmente meno evidenti come unit espressiva, perdono gradatamente la loro struttura fisica (corruzione o sgretolamento, alle volte quei personaggi cadono proprio a pezzi ma continuano ad essere, ad esistere o perlomeno a corrispondere alle dimensioni apparenti) nel proseguimento, immobile, di parole e di cose e di movimenti che si elencano in un'esistenza del tutto ipotetica: mentre la storia si fermata, o molto probabilmente non mai esistita. chiaro che il mondo enigmatico di Beckett, nei confronti del quale lo stesso scrittore irlandese non si mai pronunciato (respingendo per esso, con qualche rapida frase di risposta a domande occasionali di intervistatori, ogni interpretazione definita), invita all'interpretazione o al tentativo di raggiungerla, proprio perch la constatazione della sua struttura ermetica d subito la sensazione della presenza di un prodotto da ricavare da quell'operazione chiusa. (Adorno aveva notato qualcosa di simile.) Il disagio di Beckett, o qualche suo scatto di noia, avverso al simbolo o al possibile significato, possiamo capirli se li riferiamo personalmente a lui - protagonista di un dramma esistenziale - che appare come ossessionato dalle conseguenze delle parole che pure i suoi personaggi non cessano mai di prediligere identificandosi nella parola stessa che pronunciano, ripetendola pi volte, magari giocandoci sopra, e riuscendo, in tal modo, a riempire per un attimo il vuoto di cui sono emblemi e testimoni. Lo scrittore irlandese sembra voler prima di tutto dire che la vita una violenza

astratta, senza senso, perch non nulla e non corrisponde a nulla; ma questa soltanto la frase dichiarativa di un contenuto appena accennato, non originale, che ha bisogno di mettere le carte in tavola per allargare e approfondire la sua forza dimostrativa. Era infatti necessario per Beckett testimoniare della non esistenza della vita rappresentando la vita. Ne risultato che il valore del teatro (e della narrativa) beckettiani non sta tanto nelle conseguenze che provoca o nelle conclusioni che riesce a formulare o nelle mete che potrebbe raggiungere (tutto questo sarebbe una contraddizione troppo evidente che distruggerebbe ogni premessa e di pi, notiamolo, l'infinito suo insistere sulle premesse che sa determinare la passione dei suoi personaggi: ricordare Finale di partita, il suo ritualismo drammatico che invenzione poetica o concettuale, e certamente non esibizionismo o aggiornamento intellettuale) quanto nella constatazione senza uscita dei suoi momenti, nei quali l'uomo portato inesorabilmente davanti a se stesso.

IL CONCETTO DI

ASSOLUTO

Qualcuno, non ricordo pi chi, ha nominato il medioevo parlando di Beckett. Pu sembrare un accostamento azzardato o addirittura sbagliato se pensiamo ai personaggi dello scrittore irlandese (limitiamoci alle quattro commedie unite in questo volume; ma il

riferimento al resto dell'opera implicito) cominciando dai due vagabondi Vladimiro ed Estragone in Aspettando Godot, unendo a loro Pozzo e il muto uomo che pensa, lo schiavo Lucky nella stessa commedia; e poi Hamm e Clov e i due vecchi nei bidoni della spazzatura in Finale di partita; e Krapp che ascolta l'ultimo nastro, la registrazione di un passato che non ha rapporti con la sua realt clownesca; e Winnie che in Giorni felici abbellisce di parole la propria fine in una parvenza reale pietrificata (il passaggio di una formica diventa, nel suo incredibile movimento, la vita stessa). Tutti personaggi, costoro, toccati da una drammaticit composta di grottesco, di comico e di assurdo, di vuoto, di silenzio, di ostinazione, di attesa, di parole che li assegnano chiaramente al nostro tempo. Ma non soltanto l'abolizione in Beckett del concetto di tempo e della sua funzionalit esistenziale o metafisica a fare superare l'evidenza della distanza tra l'oggi e l'epoca medioevale; piuttosto la forza enigmatica che lega i suoi personaggi all'assoluto (a un'idea di assoluto, a un assoluto nulla magari, a un mistero assoluto, a una indecifrabilit assoluta) a richiamare il pensiero del medioevo, non come epoca ma come rapporto tra l'uomo come e quanto al di fuori di lui e forse lo determina. Ma l'assoluto di Beckett non Dio, invece un assoluto cieco. La presenza o la valutazione di Dio nella sua opera o un'ambigua indicazione che pu dar luogo contemporaneamente all'affermazione e alla negazione, oppure l'impossibilit di nominarlo, quando invece non l'indiretta proclamazione della sua morte. Ma dobbiamo

stare attenti: il volere precisare, cominciando appunto da Godot, il significato di quell'invisibile personaggio o di quella allusione collegandola a una presenza determinante per l'attesa di Vladimiro ed Estragone (l'umanit); e, pi avanti, il volere collegare la desolazione metafisica dei personaggi beckettiani a una loro presa di coscienza, un errore come un errore negarne la possibilit. Ci che risulta invece chiaramente la posizione assoluta dell'uomo di fronte al vuoto che lo comprende (qui, nell'annullamento, il riferimento al medioevo ci sta bene) e come immediata conseguenza la possibilit di rilevare in quel mondo una componente mistica drammaticamente consapevole dell'inesistenza delle stesse fonti mistiche suscitatrici (o dell'incapacit di vederle? ma questo sarebbe gi attribuire a Beckett misure problematiche, cio principi di una logica dell'essere). Bisogna procedere cautamente, pi che mai, per non correre il rischio di arrivare a conclusioni affrettate o sbagliate. meglio dire che non si deve concludere, n precisare, n definire. Il mondo di Beckett riesce a fermare soltanto la parola nulla, per il resto si muove cercando di rappresentare quell'unico aspetto, che abbiamo visto, dell'evidenza. Oltre quel punto se altro c' (non per la nostra comprensione di lettori o di spettatori teatrali ma per quella dei personaggi-emblemi che ci vengono proposti) deve sfuggire o dichiararsi nemico, indecifrabile e assurdo. Una conclusione di qualsiasi genere ammetterebbe la possibilit di una logica (finita o infinita non importa dire per il momento) che muterebbe

tutte le prospettive del mondo dello scrittore il quale, le poche volte che ha parlato sommariamente del suo lavoro, ne ha sempre negato il valore simbolico.

LA COMICIT BECKETTIANA

Qualcuno ha parlato di gioco davanti ai personaggi beckettiani, manovrati e dimensionati da esigenze di origine culturale e appunto letteraria: basterebbe rammentare la formazione dello scrittore irlandese, l'universit, gli ambienti parigini, l'amicizia di Joyce, le palesi affinit con scrittori che escludono in lui ogni interesse per quanto si soliti chiamare ricerca teatrale; egli, infatti, ha uno straordinario senso del teatro che non alimentato da spirito tecnicistico e sperimentale. Ma in quale senso possiamo accostarlo questo concetto di gioco, al suo mondo assurdo dove il tempo non ? Certamente non nel senso di gioco intellettuale o di esercizio letterario; e invece s come riflesso dell'apparente equilibrio raggiunto dai suoi personaggi. Pensiamo ai due vagabondi che aspettano Godot, oppure a Winnie che conversando sprofonda nella terra (o a certi personaggi della stia narrativa che, simili ad altri del suo teatro, hanno conservato soltanto la parola, a pezzi come sono, distrutti o drammaticamente protetti dalle loro stesse mutilazioni o costrizioni nei limiti materiali, emblematici, malgrado le negazioni dello stesso Beckett che li racchiudono); pensiamo al loro comportamento di

esseri che sembrano fingere altre dimensioni di esistenza, contrastanti, in qualche modo, con lo zero che li circonda. Lo zero ricorrente nel dialogo di Finale di partita. un gioco, il loro, in quanto risulta una rappresentazione, un tentativo di movimento che commenta in qualche modo l'immobilit. Ma il gioco assurdo di chi istintivamente ripete qualche cosa che non avr nessuna conseguenza anche per una sorta di compiacimento dell'esperienza che si conferma (nulla e nulla cambia) e mostra anche di sapere ironizzare tale comportamento. Un gioco che in non pochi momenti provoca il riso, infatti l'umorismo una misura di questi dialoghi e di queste situazioni fra persone che si rendono ridicole agendo e parlando come se fosse possibile stabilire dei rapporti. Che non sono possibili perch l'altra parte non c' (o per lo meno non evidente, non corrisponde in alcun modo all'esperienza consumata dei personaggi, e la parola consumata pu assumere qui un valore assurdo, di entit consumata dall'atto stesso di nascere). Anche l'umorismo, il ridere, diventano allora ridicoli, tragici, perch manca l'identificazione di ci che deve essere colpito dal contrasto comico. Allora tutto come , e non c' nient'altro da aggiungere (cos sembra dire Beckett). Si deve per dire che la comicit o l'umorismo contenuti nei dialoghi e nelle situazioni beckettiane non sono propriamente finzioni di personaggi che appunto fingono una vita inesistente (e di qui possono nascere i dimensionamenti del ridicolo), ma invece sono rappresentazioni del loro stato di visionari-consapevoli

(se cos si pu dire), attaccati alle parole e agli atti che inutilmente li rappresentano e che confermano anzi il mondo a una dimensione che li accoglie. Il comico, in tal modo, diventa per se stesso ridicolo (l'ho gi accennato) poich non riesce a creare i rapporti della comicit che implicherebbe la presenza di numerose dimensioni d'esistenza nella vita rappresentata. Siamo continuamente di fronte alla non azione. Anzi: all'impossibilit dell'azione concepita al massimo come proposito (dobbiamo aspettare Godot, dobbiamo andarcene, non ce ne andiamo...), e il non andare l'immediata conseguenza della decisione di andar via, ma neppure conseguenza perch tutto risulta uguale al di l della parola pronunciata. La parola cos amata e sospettata dai personaggi di Beckett, unico spiraglio della piet.

UN TENACE ACCANIMENTO A VIVERE

"Bisogna dire delle parole fino a che ce ne sono": le citazioni da Beckett colte come un suggerimento di qualche cosa potrebbero essere numerose. Ma a questo punto, per tentare di completare i suggerimenti schematici e per forza di cose limitati sul suo mondo poetico e drammatico, dobbiamo indicare alcuni valori base che esistono nei suoi testi (anche gli Atti senza parole, primo e secondo, composti tutti da azioni mimate che sono sorrette da una straordinaria evidenza scenica, risultano testi alla lettura, composizioni drammatiche e

non canovacci). Murphy, nel romanzo omonimo, "si sentiva spaccato in due, da una parte un corpo dall'altra uno spirito". Ma era persuaso che fra le due parti "non ci fosse azione diretta". Le misure metafisiche sono presenti in Beckett, nel suo mondo eternamente presentato come una fine del mondo, cominciato e durato appunto quale immobile fine. Si detto per poco fa che questa misura assoluta nello scrittore irlandese fondamentalmente cieca perch, pi che altro, deriva da una posizione intellettuale (una sofferta posizione di certo, senn il drammatico e il grottesco non avrebbero qui la tensione interiore che hanno, con l'ossessione della morte e il peso della carne che trasciniamo, valutati da Beckett, dai suoi personaggi, da noi, con una sorta di ambigua risoluzione di chiarezza che non lascia margini alla definizione), oppure deriva dallo sgomento di fronte ai rapporti che non si possono stabilire, solitudine, minaccia, espiazione di colpe informulate che tracciano strade di grottesco o patetico ; martirio nella vita dei protagonisti che non muta mai, in un tempo che a sua volta non si muove. Non cerchiamo allora di spiegare ci che non deve essere spiegato, che s e no contemporaneamente come s e no ci che spesse volte dicono i personaggi coerentemente attaccati al loro ritualistico bisogno di parlare. Ho detto misure metafisiche, e ci innegabile malgrado il disagio di Beckett quando ascolta certe parole sul suo lavoro di scrittore. E in tali misure diventa perfino profetico il tono di Beckett (ho detto tono non visione profetica) quando i suoi personaggi o lui stesso,

protagonista di un'antica partita (con finale predestinato?), si sentono spaccati in due e constatano che il corpo, corrotto ancora prima di essere destinato alla corruzione, non comunica con l'altra parte. Ma i personaggi beckettiani non sono soltanto emblemi ridicoli e drammatici di una visione negativa dell'esistenza (e sulle parole negazione e pessimismo si dovrebbe fare un certo discorso di sostanza, di rapporto con le cose), sono anche degli esseri che in qualche modo cercano di vivere e di continuare. Intendiamoci: niente in loro che possa suggerire concetti di esemplarit, di forza d'animo nei confronti delle avversit; questo sarebbe una riduzione del dolore di tutti alle misure del realismo borghese e delle reazioni episodiche. Qui invece dobbiamo rilevare quella sorta di accanimento nell'esistenza che quei personaggi sempre conservano senza mai ridursi a programma o a notizia realistica. E proprio dove la loro volont di vivere (come? perch? non lo sanno) diventa possibilit comica che si trasforma in ridicolo per mancanza di dimensioni nel mondo rappresentato - poco fa stato detto - sentiamo anche la possibilit di difesa di questi esseri. Che sono aggrappati a un'attesa che li determina e, forse, li giudica. Ne parlano, distanti gli uni dagli altri nell'assurdit delle condizioni di ognuno, usando parole che di tanto in tanto provocano attenzione nell'interlocutore o improvvisi scarti e avversioni. In Godot i personaggi si ascoltano e si rispondono, in Tinaie di partita si parlano ma sembrano essere dei celebranti di un rito, in Krapp l'unico personaggio, grottescamente definito nella sua clownesca

realt (o scoperto dentro?) da un passato registrato sul nastro dalla sua stessa voce ed ascoltato per rifiutarlo (amore... ora mangia banane e beve in grossi bicchieri), in Giorni felici Winnie parla a se stessa, e alla vita, ringrazia anche per i giorni vissuti, ma il sarcasmo dell'autore non respinge la tenerezza esistente nella sua conversazione da salotto mentre sprofonda nella terra. Tutti hanno bisogno a un certo punto di fare notare qualcosa e non rinunciano facilmente a un'altra parola. La loro capacit di difesa, si detto; e sono le parole alle quali ho accennato ma (pi significativamente in dimensioni emblematiche e gelidamente metafisiche) sono i numerosi tentativi compiuti da Beckett di proteggere i propri personaggi chiudendoli in assurde prigioni: ampolle, otri, bidoni... ecc., per una separazione o difesa dalla minaccia esterna. Fuori, c' l'indecifrabile vita. A questo proposito, rammentiamo quanto stato gi riferito: il muro attorno alla casa di Beckett che non gli fa vedere la campagna circostante. Forse, sta in questo una certa compiacenza letteraria. Ma c' anche il bisogno stesso di protezione che lo scrittore sente necessario per i propri personaggi.

Alcuni giudizi critici

Beckett essenzialmente tragico. Tragico perch proprio la condizione umana intera ad entrare nel gioco e non l'uomo appartenente a questa o a quella societ, n

l'uomo visto attraverso un'ideologia e da quella alienato. L'ideologia che semplifica e limita insieme la realt storica o metafisica, l'autentica realt nella quale l'uomo integrato. Pessimismo o ottimismo sono aspetti del problema. L'importante, la verit, che l'uomo appaia nelle sue dimensioni, nelle sue molteplici profondit. In Beckett il fine ultimo dell'uomo a proporsi: l'immagine della storia, della condizione umana da lui proposta pi complessa, ha pi fondamento. Eugne Ionesco Nei confronti di Beckett il mio giudizio piuttosto negativo. Non c' dubbio che una delle tendenze del mondo capitalistico porti alla completa alienazione dell'uomo. Per Beckett questa la tendenza fondamentale contro la quale non si pu resistere. Su tale base egli compie delle esperienze formali. Mi ricorda... il naturalismo che, allora, sembrava inevitabile, il determinismo. C'era chi allora isolava l'uomo da tutto il resto, come il giovane Maeterlinck. Gyrgy Lukcs Condannati a parlare, gli eroi di Beckett negano quello che hanno appena affermato, dicono contemporaneamente si e no. Se si deve parlare almeno sia per non dire nulla. Nelle regioni dove Beckett perviene e dove l'opera, formandosi, si dissolve in una nebbia di insignificanza, si pu credere che nulla sia stato detto. Tuttavia nessuna parola ci sembra pi essenziale.

Maurice Nadeau Il silenzio di Krapp e del suo magnetofono a tutt'oggi l'ultima immagine dell'uomo di Beckett. Il linguaggio non sa pi esprimere il dialogo dell'uomo con se stesso, e l'uomo rimane per un tempo indefinito come sospeso fra due stati di coscienza: l'interminabile sforzo di vivere e la vanit della vita. Nel teatro di Beckett l'uomo riportato a confrontarsi con se stesso. Jacques Guicharnaud Ogni tentativo di interpretazione rimane inevitabilmente in arretrato rispetto a Beckett: eppure il suo teatro, proprio perch si limita ad una realt empirica infranta, guizza oltre questa e rimanda ad una interpretazione proprio per la sua natura enigmatica. Theodor W. Adorno Che bisogno c' di fare intervenire la bomba atomica? La desolazione o, meglio, il partito preso di desolazione e di profanazione beffarda, espresso a sufficienza, senza bisogno di ricorrere a richiami di attualit cos smaccati. L'attualit di Beckett sta nel fatto che l'immagine del mondo esausto, di un tempo fermo, di un'umanit sfinita e disfatta che egli presenta e ripresenta, ci coglie disarmati e poco pronti a ritorcere con argomenti ottimisti. Nicola Chiaromonte

Eppure la commedia di Beckett (Aspettando Godot) si differenzia in un punto da quasi tutti quei documenti nichilisti in cui il presente trova la sua espressione letteraria: nel tono. Infatti il tono di questi documenti improntato di solito a quella seriet che chiamata a ragione bestiale (perch non conosce ancora il calore umano dell'umorismo); oppure (perch ormai non gliene importa pi niente, dell'uomo) un tono cinico, cio inumano per un altro verso. Il clown per - e abbiamo gi mostrato quanto clownesca sia la commedia - non n bestialmente serio n cinico; ma di una tristezza che, rispecchiando la triste sorte dell'uomo in generale, rende solidali i cuori di tutti gli uomini e nella tristezza facilita la loro solidariet. Non a caso nessuna altra figura del nostro secolo ha suscitata tanta gratitudine quanto la desolata figura dello Chaplin dei primi film. Gnther Anders

Giorni felici

Persone

Winnie, donna sulla cinquantina Willie, uomo sulla sessantina

Atto primo

Distesa d'erba inaridita che forma un monticello al centro della scena. Il pendio digrada dolcemente verso la ribalta e sui due lati: verso il fondo scende invece con un salto pi brusco. Massima semplicit e simmetria. Luce violenta. Il fondale un trompe-l'oeil molto pompier, che rappresenta una pianura ininterrotta e un cielo sconfinato convergenti verso il lontano orizzonte. Interrata fin sopra alla vita, esattamente al centro del monticello, Winnie. Sulla cinquantina, ben conservata, preferibilmente bionda, grassottella, braccia e spalle nude, corpetto scollata, seno generoso, giro di perle. Sta dormendo, le braccia davanti a s, per terra, la testa sulle braccia. Accanto a lei, alla sua sinistra, una sporta nera molto capace, e alla sua destra un parasole retrattile , col manico che sporge dal fodero. Dietro di lei, alla sua destra, ma nascosto dal monticello, Willie dorme sdraiato per terra. Lunga pausa. Squillo stridente di un campanello, per una decina di secondi. Il campanello tace. Winnie non si muove. Pausa. Nuovo squillo, pi stridente e pi breve. Winnie si sveglia. Il campanello tace. Winnie alza la testa, guarda

davanti a s. Lunga pausa. Winnie si raddrizza, si appoggia con le due mani a terra, getta indietro la testa e guarda lo zenit. Lunga pausa. Winnie (guardando lo zenit). Un altro giorno divino. (Pausa. Riabbassa la testa, guarda davanti a s, pausa. Giunge le mani sul petto, chiude gli occhi. Le labbra si muovono in silenziosa preghiera per circa dieci secondi. Si fermano. Mani ancora giunte. A bassa voce) Per amor di Ges Cristo, amen. (Apre gli occhi, disgiunge le mani, le riappoggia a terra. Pausa. Torna a giungere le mani sul petto, chiude gli occhi, muove le labbra per circa cinque secondi, in una silenziosa aggiunta. A bassa voce) Mondo senza fine, amen. (Riapre gli occhi, disgiunge le mani, le riappoggia a terra. Pausa). Comincia, Winnie. (Pausa). Comincia la tua giornata, Winnie. (Pausa. Si volge verso la sporta, vi fruga dentro senza spostarla, estrae uno spazzolino da denti, torna a frugare, estrae un tubetto appiattito di dentifricio, si volta verso la sala, svita il tappo del tubetto, posa il tappo per terra, spreme con difficolt un piccolo grumo di dentifricio sullo spazzolino, tiene con una mano il tubetto e con l'altra si pulisce i denti. Si volta pudicamente verso destra, all'indietro, per sputare al di l del monticello. Mentre in questa posizione il suo sguardo cade su Willie. Sputa. Si protende ancora all'indietro e verso il basso. Ad alta voce)

Oh-oooh! (Pausa. Pi forte) Oh-oooh! (Pausa. Sorride intenerita mentre si volta verso la sala e posa lo spazzolino) Povero Willie... (esamina il tubetto, il sorriso cade) ... quasi alla fine... (cerca il tappo) ...pazienza... (trova il tappo) ...non c' niente da fare... (riavvita il tappo) ... una di quelle vecchie cose... (posa il tubetto) ...un'altra di quelle vecchie cose... (si volta verso la sporta) ...non c' rimedio... (fruga nella sporta) ...nessun rimedio... (estrae uno specchietto, si volta verso la sala) ...ah, s... (si esamina i denti nello specchio) ...povero, caro Willie... (premendo contro gli incisivi superiori col pollice, voce indistinta) ...buon Dio!... (sollevando il labbro superiore per esaminare le gengive, voce come sopra) ...santo Dio!... (tirando indietro l'angolo della bocca, bocca aperta, voce come sopra) ... ah, meno male... (altro angolo, come sopra) ...meno male... (l'esame finito, voce normale) ...n peggio n meglio... (posa lo specchietto) ...nessun cambiamento... (si asciuga le dita sull'erba) ...nessun dolore... (cerca lo spazzolino da denti) ... o quasi... (raccatta lo spazzolino) ... gi una gran cosa... (esamina il manico dello spazzolino) ...la cosa principale... (esamina il manico, legge) ...purissima... cosa?... (pausa) ...cosa?... (posa lo spazzolino) ...ah, s... (si volta verso la sporta) ... povero Willie... (fruga nella sporta) ...nessun slancio... (frugando) ...per le cose... (estrae un

paio di occhiali nel loro astuccio) ...nessun interesse... (si volta verso la sala) ...nella vita... (estrae gli occhiali dall'astuccio) ...povero, caro Willie... (posa l'astuccio) ...sempre a dormire... (apre gli occhiali) ...dono meraviglioso... (si mette gli occhiali) ... niente che lo valga... (cerca lo spazzolino da denti) ... secondo me... (raccatta lo spazzolino) ...l'ho sempre detto... (esamina il manico dello spazzolino) ...potessi averlo io... (esamina il manico, legge) ...genuina... purissima... cosa?... (posa lo spazzolino) ...anche cieca, adesso... (si toglie gli occhiali) ...be', pazienza... (posa gli occhiali) ...ho visto abbastanza... (si fruga nel corpetto) ...si pu dire... (estrae un fazzoletto ripiegato) ...ormai... (spiega il fazzoletto) ...com' pi che dicono quei versi cos belli... (si asciuga un occhio) ... ai miei occhi non credo... (si asciuga l'altro) ...vedendo ci che vedo... (cerca gli occhiali) ...ah, s... (raccatta gli occhiali) ...ho ancora buona memoria... (comincia a pulire gli occhiali, dopo aver appannato le lenti col fiato) ... o per lo meno... (continuando a pulire) ... sacra luce... (continuando a pulire) ... infrange le tenebre... (continuando a pulire) ... bagliore di luce infernale. (Smette di pulire gli occhiali, alza la faccia al cielo, pausa, riabbassa la testa, riprende, a pulire, smette di pulire, si protende all'indietro, verso il basso) Oh-oooh! (Pausa. Sorriso intenerito mentre si volta verso la sala e

riprende a pulire gli occhiali. Il sorriso cade) Dono meraviglioso... (smette di pulire gli occhiali e li posa a terra) ...potessi averlo io... (ripiega il fazzoletto) ... be', pazienza... (si rimette il fazzoletto nel corpetto) ... non posso lamentarmi... (cerca gli occhiali) ... no no... (raccatta gli occhiali) ... non devo lamentarmi... (solleva gli occhiali, guarda attraverso una lente) ... quante cose di cui ringraziare... (guarda attraverso l'altra lente) ...nessun dolore... (si mette gli occhiali) ... o quasi... (cerca lo spazzolino da denti) ... gi una gran cosa... (raccatta lo spazzolino) ... la cosa principale... (esamina il manico dello spazzolino) ...un leggero mal di testa, ogni tanto... (esamina il manico, legge) ...garantita... genuina... purissima... cosa?... (guarda pi da vicino) ...genuina purissima... (estrae il fazzoletto dal corpetto) ...lieve occasionale emicrania... (comincia a pulire il manico dello spazzolino) ...che va... (pulisce) ... com' venuta... (pulisce meccanicamente) ... eh, s... (continua a pulire) ... una grazia... (continua a pulire) ...una vera grazia del Signore... (smette di pulire, sguardo perduto nel vuoto, voce rotta) ...pregare non forse inutile... (pausa, voce come sopra) ...al principio del giorno... (come sopra) ...e alla fine... (abbassa la testa, riprende a pulire il manico, smette di pulire, rialza la testa, si asciuga gli occhi, ripiega il fazzoletto, se lo

rimette nel corpetto, esamina il manico dello spazzolino, legge) ...autentica... garantita... genuina... purissima... (guarda pi da vicino) ...genuina purissima... (Si toglie gli occhiali, li posa insieme allo spazzolino, guarda davanti a s) Vecchie cose. (Pausa). Vecchie pupille. (Lunga pausa). Avanti, Winnie. (S guarda intorno, vede il parasole, lo raccatta e trae dal fodero un manico di sorprendente lunghezza. Tenendo la punta del parasole nella mano destra, si protende all'indietro per raggiungere Willie) Oh-oooh! (Pausa). Willie! (Pausa). Dono meraviglioso. (Lo colpisce col manico del parasole) Potessi averlo io. (Lo colpisce di nuovo. Il parasole le sfugge di mano e cade dietro il monticello. Le viene immediatamente restituito dalla mano invisibile di Willie) Grazie caro. (Trasferisce il parasole nella mano sinistra, torna a voltarsi verso la sala ed esamina il palmo della mano destra) Umida. (Riprende il parasole nella destra, esamina il palmo sinistro) Ah, meno male. (Alza la testa, allegramente) N peggio n meglio, nessun cambiamento. (Pausa. Voce come sopra) Nessun dolore. (Si protende all'indietro per guardare Willie, tenendo il parasole per la punta, come in precedenza) Fammi la cortesia, caro, non piantarmi in asso di nuovo, ora; potrei aver bisogno di te. (Pausa). Non c' fretta, non c' fretta, solo non piantarmi in asso. (Si volta verso

la sala, posa il parasole, esamina le palme insieme, le asciuga sull'erba) Un pochino scolorite, per, mi sembra proprio che lo siano. (Si volta verso la sporta, vi fruga, estrae una rivoltella, se la porta alle labbra, la bacia rapidamente, la rimette nella sporta, fruga, estrae un flacone quasi vuoto di una medicina rossa, si volta verso la sala, cerca gli occhiali, se li mette, legge l'etichetta) Depressione... debolezza... inappetenza... bambini... adolescenti... adulti... sei cucchiai colmi... al giorno... (alza la testa, sorride) ...il vecchio stile!... (il sorriso cade, abbassa la testa, legge) ... al giorno... prima e dopo... i pasti... miglioramento... (guarda pi da vicino) ...istantaneo. (Si toglie gli occhiali, li posa, alza la bottiglia per vederne il livello, svita il tappo, beve fino all'ultima goccia rovesciando indietro la testa, getta via bottiglia e tappo nella direzione di Willie. Rumore di vetro infranto). Ah, cos va meglio! (Si volta verso la sporta, vi fruga, estrae un bastoncino di rossetto, si volta verso la sala, esamina il rossetto) Quasi alla fine. (Cerca gli occhiali) Be', pazienza. (Si mette gli occhiali, cerca lo specchietto) Non devo lamentarmi. (Raccatta lo specchietto, comincia a farsi le labbra) Come dice pi quel verso cos bello? (Labbra) Oh brevi gioie... (labbra) ... o coso pene eterne. (Labbra. Viene interrotta da un tramestio. Willie si sta rizzando a sedere. Winnie

abbassa rossetto e specchio e si protende all'indietro a guardarlo. Pausa. La sommit posteriore della testa calva di Willie, gocciolante di sangue, spunta al di sopra del monticello, si ferma. Winnie si alza gli occhiali sulla fronte. Pausa. La mano di Willie appare tenendo un fazzoletto, lo spiega sul cranio, scompare. Pausa. La mano riappare con una paglietta dal nastro a righe colorate, la posa sulla testa, di sghimbescio, scompare. Pausa. Winnie si protende un po' pi all'indietro). Infilati le mutande, caro, ti puoi prendere una scottatura. (Pausa). No? (Pausa). Ah, ho capito, t' ancora rimasta un po' di quella roba. (Pausa). Spalmala bene dappertutto, caro. (Pausa). E adesso l'altra. (Pausa. Si volta verso la sala, guarda davanti a s. Espressione felice) Oh, anche questo sar un altro giorno felice! (Pausa. L'espressione felice cade. Si riabbassa gli occhiali sul naso e riprende a farsi le labbra. Willie apre un giornale, le mani restano invisibili. La cima di due fogli gialli appare ai due lati della sua testa. Winnie finisce di farsi le labbra, esamina l'opera nello specchietto allontanandolo un po' di pi) Stemma rosso. (Willie volta la pagina. Winnie posa il rossetto e lo specchio, si volta verso la sporta) Bandiera pallida. Willie volta la pagina. Winnie fruga nella sporta, estrae un complicato cappellino senza tesa con

una piuma malconcia, si volta verso la sala, rimette in forma il cappello, liscia la piuma, fa per metterselo in testa, interrompe il gesto mentre Willie legge. Willie. Sua Eminenza Reverendissima Dottor Carolus Hunter cadavere nel bagno. (Pausa). Winnie (guardando davanti a s, il cappello in mano, tono di fervida reminiscenza). Charlie Hunter! (Pausa). Chiudo gli occhi... (si toglie gli occhiali ed esegue, il cappello in una mano, gli occhiali nell'altra, mentre Willie volta la pagina) ... e mi ritrovo seduta sulle sue ginocchia, nel giardinetto a Borough Green, sotto l'ippocastano. (Pausa. Riapre gli occhi, si rimette gli occhiali, giocherella con il cappello) Che bei ricordi! Pausa. Fa per mettersi il cappello, interrompe il gesto mentre Willie legge. Willie. Cercasi giovane intraprendente. Possibilit di carriera. Pausa. Winnie fa per mettersi il cappello, interrompe il gesto, si toglie gli occhiali, guarda davanti a s, il cappello in una mano, gli occhiali nell'altra. Winnie. Il mio primo ballo! (Lunga pausa). Il mio

secondo ballo. (Lunga pausa. Chiude gli occhi) Il mio primo bacio! (Pausa. Willie volta la pagina. Winnie apre gli occhi) Un certo signor Johnson, o Johnston, o forse era addirittura Johnstone. Dei baffi foltissimi, di un bel biondo acceso. (Con reverenza) Quasi rossi! (Pausa). In un capanno degli attrezzi, anche se non ricordo assolutamente pi di chi. A casa nostra non c'era nessun capanno degli attrezzi, e che fosse suo non c' nemmeno da pensarlo. (Chiude gli occhi) Vedo ancora i vasi vuoti infilati uno nell'altro. (Pausa). I fasci di giunchi. (Pausa). Le ombre che infittiscono fra le travi del soffitto. Pausa. Winnie apre gli occhi, si mette gli occhiali, fa per mettersi il cappello, interrompe il gesto mentre Willie legge. Willie. Cercasi ragazzo volenteroso. Pausa. Winnie si mette precipitosamente il cappello, cerca lo specchietto. Willie volta la pagina. Winnie raccatta lo specchio, guarda come le sta il cappello, posa lo specchio, si volta verso la sporta. Il giornale sparisce. Winnie fruga nella sporta, estrae una lente d'ingrandimento, si volta verso la sala, cerca lo spazzolino da denti. Il giornale ricompare, piegato, e mosso dalla mano invisibile comincia a far aria alla faccia di Willie. Winnie raccatta

lo spazzolino da denti ed esamina il manico con la lente d'ingrandimento. Winnie. Autentica... garantita... (Willie smette di farsi aria) ... genuina... purissima... (Pausa. Willie ricomincia a farsi aria. Winnie guarda pi da vicino, legge) Autentica... garantita... (Willie smette di farsi aria) ...genuina... purissima... (Pausa. Willie ricomincia a farsi aria. Winnie posa lente d'ingrandimento e spazzolino, estrae dal corpetto il fazzoletto, si toglie e pulisce gli occhiali, cerca la lente, la raccatta e la pulisce, torna a posarla, cerca lo spazzolino, lo raccatta e ne pulisce il manico, posa lo spazzolino, rimette il fazzoletto nel corpetto, cerca la lente, la raccatta, cerca lo spazzolino, lo raccatta e ne esamina il manico attraverso la lente) Autentica garantita... (Willie smette di farsi aria) ...genuina purissima... (pausa, Willie ricomincia a farsi aria) ...setola... (Willie smette di farsi aria, pausa) ...animale. (Pausa. Winnie posa lente d'ingrandimento e spazzolino, il giornale scompare, Winnie si toglie gli occhiali, li posa, guarda davanti a s) Setola animale. (Pausa). questo che trovo meraviglioso, che non passa giorno... (sorride) ...per dirla nel vecchio stile... (il sorriso cade) ...non passa quasi giorno, senza un arricchimento del proprio sapere, per quanto minimo, l'arricchimento voglio dire; basta prendersene la pena. (La mano di Willie

ricompare con una cartolina che questi si mette a esaminare da vicino). E se per qualche strano motivo, non ci sono a disposizione altre pene, poco male, basta chiudere gli occhi... (esegue) ...e attendere che venga il giorno... (apre gli occhi) ... il giorno felice in cui la carne fonde a un dato numero di gradi e la notte della luna ha date centinaia di ore. (Pausa). questo che trovo cos consolante quando mi perdo d'animo e mi metto a invidiare le bestie selvatiche. (Voltandosi verso Willie) Spero che tu stia facendo tesoro... (Vede la cartolina, si protende pi in basso) Cos' che stai guardando, Willie, posso vedere anch'io? (Allunga una mano e Willie le porge la cartolina. Il suo braccio peloso appare sopra il monticello, alzato nel gesto di porgere, la mano aperta per riprendere, e rester in questa posizione finch la cartolina non sar restituita. Winnie si volta verso la sala ed esamina la cartolina) Santo cielo, ma cosa stanno combinando? (Cerca gli occhiali, se li mette ed esamina la cartolina) Dico, ma questa genuina, purissima immondizia! (Esamina la cartolina) Roba da far vomitare qualsiasi persona per bene! (Le dita di Willie si muovono con impazienza. Winnie cerca la lente d'ingrandimento, la raccatta ed esamina la cartolina attraverso la lente. Lunga pausa). Ma si pu" sapere che fa quella creatura laggi, nello sfondo? (Guarda pi da vicino) Oh, no, non possibile! (Le dita di

Willie si muovono con impazienza. Ultimo lungo scrutinio. Winnie posa la lente, prende l'orlo della cartolina tra l'indice destro e il pollice, gira la testa, si prende il naso tra l'indice sinistro e il pollice) Puah! (Lascia cadere la cartolina) Portatela via! (Il braccio di Willie scompare. La sua mano riappare immediatamente con la cartolina. Winnie si toglie gli occhiali, li posa, guarda davanti a s. Durante le battute che seguono Willie continua a godersi la cartolina, da vari angoli e a varie distanze dagli occhi). Setola animale. (Espressione perplessa) E che animale sar? (Pausa. Espressione come sopra) Che animale sar stato? (L'espressione perplessi cade) Oh, be', che importa, questo che dico sempre, mi torner in mente, questo che trovo meraviglioso, tutto ritorna in mente. (Pausa). Tutto? (Pausa). No, non tutto. (Sorride) No no. (Il sorriso cade) Non proprio. (Pausa). Una parte. (Pausa). Un bel giorno, quando meno te lo aspetti, ritorna a galla. (Pausa). questo che trovo meraviglioso. (Pausa. Si volta verso la sporta. La mano e la cartolina di Willie scompaiono. Winnie fa per mettersi a frugare nella sporta, interrompe il gesto). No. (Si volta verso la sala. Sorride) No no. (Il sorriso cade) Adagio, Winnie. (Guarda davanti a s. La mano di Willie riappare, toglie la paglietta, scompare con la paglietta). E allora? (La mano riappare,

toglie il fazzoletto dal cranio, scompare col fazzoletto. Seccamente, come a uno che non presti attenzione) Winnie! (La testa di Willie si china in avanti e scompare). Qual l'alternativa? (Pausa). Qual l'al... (Willie si soffia a lungo il naso, fragorosamente, testa e mani invisibili. Winnie si protende a guardarlo. Pausa. La testa riappare. Pausa. La mano riappare col fazzoletto, lo spiega sul cranio, scompare. Pausa. La mano riappare con la paglietta, la posa sulla testa, di sghimbescio, scompare. Pausa). T'avessi lasciato dormire. (Si volta verso la sala. Durante le battute seguenti, andr strappando dell'erba davanti a s, alzando e abbassando la testa). Eh, s, se solo avessi il coraggio di star sola, voglio dire di muovere la lingua senza un'anima che mi stia a sentire. (Pausa). Non che m'illuda che tu stai a sentire tutto, Willie, Dio me ne guardi. (Pausa). Certi giorni, forse, non senti addirittura niente. (Pausa). Ma ci sono anche certi giorni in cui rispondi. (Pausa). Per cui, in qualunque momento, anche quando non rispondi e forse non senti niente, posso dire. Un po' di quel che dico viene sentito, non sto solo parlando a me stessa, cio nel deserto, cosa che mi sempre riuscita intollerabile... sia pure per brevissimo tempo. (Pausa). questo che mi permette di continuare, continuare a parlare, cio. (Pausa). Mentre se tu dovessi morire... (sorride) ...per dirla nel vecchio

stile... (il sorriso cade) ... o andartene e lasciarmi, che cosa farei, io, che cosa potrei mai fare, tutto il giorno, voglio dire, tra il campanello del risveglio e quello del sonno? (Pausa). Soltanto guardare davanti a me con le labbra serrate. (Lunga pausa mentre esegue. Smette di strappare l'erba) Non una parola di pi finch mi restasse fiato, nulla per rompere il silenzio di questo posto. (Pausa). Salvo forse, di tanto in tanto, una volta ogni tanto, un sorriso nello specchio. (Pausa). O un breve... scoppio di riso, se mi capitasse di ripensare al vecchio scherzo. (Pausa. Il sorriso appare, si allarga e sembra sul punto di culminare in una risata, quando viene di colpo sostituito da un'espressione d'ansiet) I miei capelli! (Pausa). Mi sono gi spazzolata e pettinata i capelli? (Pausa). Pu darsi benissimo. (Pausa). Normalmente lo faccio. (Pausa). C' cos poco che si possa fare. (Pausa). Che lo si fa tutto. (Pausa). Tutto quel che si pu. (Pausa). umano. (Pausa). La natura umana. (Si china a ispezionare il monticello, poi rialza la testa) Umana debolezza. (Riprende a ispezionare il monticello, poi rialza la testa) Debolezza naturale. (Riprende a ispezionare il monticello) Non vedo pettine. (Continua a ispezionare) N spazzola. (Alza la testa. Espressione perplessa. Si volta verso la sporta, vi fruga) Il pettine qui. (Si volta verso la sala. Espressione perplessa. Si volta verso la sporta, vi fruga) La spazzola qui.

(Si volta verso la sala. Espressione perplessa) Forse li ho rimessi dentro dopo l'uso. (Pausa. Espressione perplessa) Ma normalmente non rimetto le cose dentro dopo l'uso, no, le lascio in giro e le rimetto dentro tutte insieme, alla fine del giorno. (Sorride) Per dirla nel vecchio stile. (Pausa). Caro vecchio stile. (Il sorriso cade) Eppure... mi pare di... ricordare... (Di colpo indifferente) Oh, be', che importa, questo che dico sempre, mi striglier i peli pi tardi, ho tutto il... (Pausa. Perplessa) I peli? (Pausa). O il pelo? (Pausa). Strigliare i peli? (Pausa). Mi sembra che suoni male. (Pausa. Si protende un poco verso Willie) Come diresti, tu, Willie, parlando dei tuoi: i peli o il pelo? (Pausa. Protendendosi di pi) Se lo dovessi strigliare, voglio dire. (Pausa. Protendendosi al massimo) Se dovessi strigliarti, Willie, che cosa striglieresti, i peli o il pelo? (Lunga pausa). Willie. Il pelo. Winnie (voltandosi verso la sala, gioiosamente). Oh, oggi mi parlerai, questo sar un giorno felice. (Pausa. La gioia cade) Un altro giorno felice. (Pausa). Insomma, dov'ero arrivata, il mio pelo, s, pi tardi, mi far molto comodo pi tardi. (Pausa). Ho in testa... (si porta le mani al cappello) ... s, ce l'ho, ho il cappello in testa... (abbassa le mani) ... non posso togliermelo, adesso. (Pausa). Pensare che ci sono dei momenti in cui uno non pu togliersi il cappello, neppure se ne andasse

della sua vita. Momenti in cui non lo si pu mettere, momenti in cui non lo si pu togliere. (Pausa). Quante volte mi sono detta, Su, mettiti il cappello, ora, Winnie, non c' altro da fare, togliti il cappello ora, Winnie, da brava, vedrai che ti far bene, e non lo facevo. (Pausa). Non potevo farlo. (Pausa. Alza la mano, libera di sotto il cappello una ciocca di capelli, se la tira verso gli occhi, cerca di sbirciarla, la lascia andare, abbassa la mano) Li hai chiamati d'oro, quel giorno, dopo che l'ultimo invitato era partito... (alza la mano nel gesto di levare un calice) ... ai tuoi capelli d'oro... che possano sempre... (con voce rotta) ... che possano sempre... (Abbassa la mano. Abbassa la testa. Pausa. A voce bassa) Quel giorno. (Pausa. Voce bassa) Che giorno? (Pausa. Alza la testa. Voce normale) Questa poi. (Pausa). Le parole mancano, ci sono delle volte in cui perfino loro mancano. (Voltandosi un poco verso Willie) Non vero, Willie? (Pausa. Voltandosi un po' di pi) Non vero, Willie, che perfino le parole mancano, a volte? (Pausa. Si volta verso la sala) E che cosa si deve fare, allora, aspettando che tornino? Strigliarsi il pelo, se non gi stato fatto, o se c' qualche dubbio, tagliarsi le unghie se hanno bisogno di essere tagliate, sono tutte cose che ti aiutano a tirare avanti. (Pausa). questo che voglio dire. (Pausa). solo questo che voglio dire. (Pausa). questo che trovo meraviglioso, che non passa

giorno... (sorride) ...per dirla nel vecchio stile... (il sorriso cade) ... senza qualche benedizione... (Willie si affloscia dietro il monticello, la sua testa scompare, Winnie si volta verso di lui) ... travestita. (Si protende all'indietro, verso il basso) Torna nel tuo buco ora, Willie, ti sei esposto abbastanza. (Pausa). Dammi retta, Willie, ti fa male restar l sdraiato in questo sole d'inferno, torna nel tuo buco. (Pausa). Su, muoviti, Willie. (Willie, invisibile, comincia a strisciare a sinistra, verso il buco). Bravo. Cos. (Lo segue con gli occhi) Non a testa prima, stupido, se no come fai a voltarti, poi? (Pausa). Ecco... cos... girati... e adesso via... tutto all'indietro... (Pausa). Oh, lo so che non facile, caro, strisciare all'indietro, ma ne vale la pena. (Pausa). Hai dimenticato la vaselina. (Lo segue mentre torna a prendere la vaselina) Il coperchio! (Lo segue mentre torna verso il buco. Irritata) Non a testa prima, ti dico! (Pausa). Un po' pi a destra. (Pausa). Ho detto a destra. (Pausa. Irritata) E tieni gi la coda, no? (Pausa). Cos. (Pausa). Ah, finalmente! (Tutte queste istruzioni sono gridate. Ora, con voce normale, sempre voltata verso di lui) Mi senti? (Pausa). Ti scongiuro, Willie, soltanto un s o un no, mi senti, soltanto un s o niente. (Pausa). Willie. S. Winnie (voltandosi verso la sala, stessa voce). E adesso? Willie (irritato). S.

Winnie (a voce pi bassa). E adesso? Willie (pi irritato). S. Winnie (con voce ancora pi bassa). E adesso? (Un po' pi forte) E adesso? Willie (con violenza). S! Winnie (stessa voce). Non temer oltre la vampa del sole. (Pausa). Questo l'hai sentito? Willie (irritato). S. Winnie (stessa voce). Cosa? (Pausa). Cosa? Willie (sempre pi irritato). Non temere. (Pausa). Winnie (stessa voce). Che cosa? (Pausa). Non temere che cosa? Willie (con violenza). Non temere! Winnie (voce normale, molto in fretta). Dio ti benedica Willie ti sono grata per quel che hai fatto lo so che sforzo ti costa, adesso puoi riposarti non ti disturber pi a meno che esaurisca le mie risorse cosa molto improbabile, mi basta sapere che in teoria puoi sentirmi anche se in pratica non mi senti, mi basta saperti l a portata d'orecchio e presumibilmente sul chi vive, dover stare attenta a non dir nulla che tu non debba sentire o che possa addolorarti, non chiedo altro, e non cianciare e cianciare per cos dire in buona fede, ignara, mentre c' qualcosa che mi rode. (Pausa per prendere fiato) Il dubbio. (Si porta l'indice e il medio all'altezza del cuore, li muove in tondo, li ferma) Qui. (Li sposta di poco) Intorno. (Abbassa la mano) Oh, lo so bene, verr il giorno in cui prima di poter pronunciare una parola

dovr assicurarmi che tu abbia sentito la precedente, e poi, lo so bene, verr un altro giorno in cui dovr imparare a parlare da sola, cosa che mi sempre riuscita intollerabile in questo deserto. (Pausa). O guardare davanti a me con le labbra serrate. (Esegue) Tutto il giorno. (Sguardo fisso e labbra serrate) No. (Sorride) No no. (Il sorriso cade) Naturalmente, c' la sporta. (Si volta verso la sporta) Ci sar sempre la sporta. (Si volta verso la sala) S, con ogni probabilit. (Pausa). Anche quando te ne sarai andato, Willie. (Si volta un poco verso di lui) Te ne stai andando, Willie, non vero? (Pausa. Pi forte) Te ne andrai presto, Willie, non cos? (Pausa. Pi forte) Willie! (Pausa. Si protende all'indietro per guardarlo) Ah, ti sei tolta la paglietta, bravo, bravo. (Pausa). Lo sai che hai proprio l'aria di starci bene, l sotto, col mento tra le mani e gli occhi azzurri come due sottocoppe nell'ombra? (Pausa). Chiss se mi puoi vedere di l, mi domando, sto ancora a domandarmi. (Pausa). No? (Voltandosi verso la sala) Oh, so bene che non c' ragione, solo perch due si trovano insieme... (con voce rotta) ...in questo modo... (voce normale) ...che se uno vede l'altro l'altro debba vedere l'uno, m'ha insegnato anche questo... la vita. (Pausa). S, la vita, direi che non c' altra parola. (Si volta un poco verso Willie) Riusciresti a vedermi, Willie, di dove sei, se alzassi gli occhi nella mia direzione? (Si volta un

po' di pi) Alza gli occhi verso di me, Willie, e dimmi se riesci a vedermi, fallo per me, mi sporger il pi possibile. (Esegue. Pausa). No? (Pausa). Be', pazienza. (Torna a voltarsi faticosamente verso la sala) La terra molto stretta oggi, non sar mica che ho messo su peso, speriamo di no. (Pausa. Tono assente, occhi bassi) Forse questo gran caldo. (Comincia a battere e accarezzare il terreno) Tutte le cose si espandono, alcune di pi. (Pausa. Battendo e accarezzando) Altre meno. (Come sopra) Oh, non credere che non immagini che cosa ti sta passando per la testa, non basta dover stare a sentire quel che dice, ora mi tocca anche guardarla. (Come sopra) Be', direi che comprensibile. (Come sopra) Molto comprensibile. (Come sopra) Non sembra molto, quel che si chiede, anzi a volte sembrerebbe quasi impossibile... (la voce si spezza, diventa un sussurro) ...pretendere di meno... da un'altra creatura... a dir poco... mentre in realt... quando ci rifletti... ti guardi nel cuore... vedi l'altro... ci di cui ha bisogno... la pace... d'essere lasciato in pace... allora forse la luna... tutto questo tempo... capisci che hai preteso la luna. (Pausa. La mano che accarezza il terreno si ferma di colpo. Con vivacit) Oh, ma dico, che cosa c' qui? (Chinando il capo a sfiorare la terra, incredula) Sembrerebbe un qualche genere di vita! (Cerca gli occhiali, se li mette, si china. Pausa). Una

formica! (Si raddrizza di scatto. Strillando) Willie, una formica, una formica viva! (Afferra la lente d'ingrandimento, torna a chinarsi, scruta attraverso la lente) Dov' andata? (Scruta) Ah! (Segue la marcia della formica nell'erba) Si porta in braccio una pallina bianca. (Segue la formica. Mano ferma. Pausa). entrata. (Continua per un momento a guardare attraverso la lente, poi lentamente si raddrizza, posa la lente, si toglie gli occhiali e guarda davanti a s, con gli occhiali in mano. Finalmente) Una specie di pallina bianca. (Lunga pausa. Fa per posare gli occhiali). Willie. Uova. Winnie (interrompendo il gesto) Cosa? (Pausa). Willie. Uova. (Pausa. Winnie fa per posare gli occhiali). Formicazione. Winnie (interrompendo il gesto) Cosa? (Pausa). Willie. Formicazione. Pausa. Winnie posa gli occhiali, guarda davanti a s. Finalmente. Winnie (in un sussurro). Dio. (Pausa. Willie ride sommessamente. Dopo un attimo, Winnie si unisce alla risata. Ridono insieme sommessamente. Willie smette di ridere. Winnie continua a ridere per un momento da sola. Willie si unisce a lei. Ridono insieme. Winnie smette di ridere. Willie continua a ridere per un momento

da solo. Smette di ridere. Pausa. Voce normale) Ah, ma comunque stata una gran gioia sentirti di nuovo ridere, Willie, ero sicura che non mi sarebbe successo mai pi, che non ti sarebbe successo mai pi. (Pausa). Immagino che certa gente potrebbe giudicarci un tantino irriverenti, ma a me non sembra che sia il caso. (Pausa). Non c' miglior modo per glorificare l'Onnipotente che ridacchiare con lui dei suoi scherzetti, specialmente quelli meno riusciti. (Pausa). Su questo punto sarai d'accordo con me, vero Willie? (Pausa). O forse abbiamo riso di due cose completamente diverse? (Pausa). Oh, be', che importa, questo che dico sempre, fintanto che uno... aiutami... come dice pi quel verso cos bello... il cuore ride... coso coso il cuore ride nel tormento e nel dolor. (Pausa).E adesso? (Lunga pausa). Ero amabile una volta, Willie? (Pausa). Sono mai stata amabile? (Pausa). Non interpretar male la mia domanda, non ti sto chiedendo se mi amavi, su questo punto sappiamo tutto, ti chiedo se mi trovavi amabile... a un certo punto. (Pausa). No? (Pausa). Non lo sai? (Pausa). Be', devo ammettere che come domanda difficilina. E hai gi fatto pi del tuo dovere, per il momento, adesso distenditi e riposati un po', non ti disturber pi se proprio non ci sono costretta, il solo fatto di sapere che sei l a portata d'orecchio e presumibilmente in stato di semiallarme ...

ehm... gi fin troppo. (Pausa). Il giorno ormai molto avanti. (Sorride) Per dirla nel vecchio stile. (Il sorriso cade) Eppure forse ancora un po' presto per la mia canzone. (Pausa). Cantare troppo presto un grave errore, ho scoperto. (Voltandosi verso la sporta) Naturalmente c' la sporta. (Guardando la sporta) La sporta. (Voltandosi verso la sala) Saprei enumerarne il contenuto? (Pausa) No. (Pausa). Saprei, se una persona di buon cuore passasse di qui e mi chiedesse: Che cos'hai in quella grossa sporta nera, Winnie? darle una risposta esauriente? (Pausa). No. (Pausa). I recessi, specialmente, chiss quali tesori. (Pausa). Quali consolazioni. (Si volta a guardare la sporta) S, c' la sporta. (Si volta verso la sala) Ma qualcosa mi dice, non esagerare con la sporta, Winnie, adoperala pure, naturalmente, lascia pure che ti aiuti... a tirare avanti, quando ti trovi bloccata, questo s, ma volgi la mente all'avvenire, qualcosa mi dice, volgi la mente all'avvenire, Winnie, al giorno in cui le parole mancheranno... (chiude gli occhi, pausa, riapre gli occhi) ...e non esagerare, con la sporta. (Pausa. Si volta a guardare la sporta) Forse un tuffo solo, alla svelta. (Si volta verso la sala, chiude gli occhi, allunga il braccio sinistro, affonda la mano nella sporta ed estrae la rivoltella. Disgustata) Di nuovo tu! (Apre gli occhi, si porta la rivoltella davanti agli occhi e la contempla. La soppesa nel palmo) Col peso

che ha, dovrebbe essere sempre in fondo, negli ultimi... gironi. E invece no. Neanche per sogno. Avanti a tutti altera, come Browning. (Pausa). Brownie... (Voltandosi un poco verso Willie) Ti ricordi di Brownie, Willie? (Pausa). Ti ricordi quando continuavi a pregarmi di portartela via? Portamela via, Winnie, portamela via, prima che la faccia finita con le mie pene. (Si volta verso la sala. Con derisione) Le tue pene! (Alla rivoltella) S, lo so, sar magari una consolazione sapere che ci sei, ma mi sono stancata di te. (Pausa). Ti lascer fuori, ecco cosa far. (Posa la rivoltella per terra, alla propria destra) Ecco, questa sar la tua casetta, da questo giorno in poi. (Sorride) Il vecchio stile! (Il sorriso cade) E adesso? (Lunga pausa). sempre la stessa la gravit, Willie, ho l'impressione che sia cambiata. (Pausa). S, la sensazione sempre pi netta che se non fossi trattenuta... (gesto) ...in questo modo, volerei via. (Pausa). E che forse un giorno la terra ceder e mi lascer andare, tanto mi tirano di sopra, s, si schiuder tutto intorno a me e mi far uscire. (Pausa). Non ce l'hai mai, tu, Willie, questa sensazione d'essere risucchiato in su? (Pausa). Non devi tenerti aggrappato, qualche volta, Willie? (Pausa. Si volta un poco verso di lui) Willie. (Pausa). Willie. Risucchiato? Winnie. S, amore, in su, in cielo, come una piuma. (Pausa). No? (Pausa). Non ti succede? (Pausa).

Be', pazienza, leggi di natura, leggi di natura, immagino che sia come per tutto il resto, tutto dipende dal tipo di creatura che sei. Per conto mio, tutto quel che posso dire che per me non sono pi quelle di una volta, quando ero giovane e... sciocca e... (voce rotta, testa bassa) ...graziosa... forse... bella... a mio modo. (Pausa. Alza la testa) Perdonami, Willie, la tristezza continua a intromettersi. (Voce normale) Ah, ma comunque una gran gioia saperti l, come al solito, e forse' sveglio, forse intento a far tesoro di tutto questo, di una parte di tutto questo, che giorno felice per me... sar stato. (Pausa). Finora. (Pausa). Che benedizione, nulla cresce, immagina se tutta questa roba cominciasse a crescere. (Pausa). Immagina. (Pausa). Eh, s, una grazia, una vera grazia. (Lunga pausa). Non posso dire di pi. (Pausa). Per il momento. (Pausa. Si volta a guardare la sporta. Si volta verso la sala. Sorride) No no. (Il sorriso cade. Guarda il parasole) Ritengo di poter... (raccatta il parasole) ... s, ritengo di poter... aprire questo aggeggio, ora. (Comincia a sfilarlo dal fodero. Durante le parole che seguono, apre il parasole superando varie difficolt meccaniche) Si continua a dilazionare... il momento dell'azione... per paura di passare all'azione... troppo presto... e il giorno passa... passa e va... nella pi completa... inazione. (Il parasole ora completamente aperto. Voltata verso destra, lo

fa ruotare su se stesso, in un senso e nell'altro) Eh s, cos poco da dire, cos poco da fare, e una tale paura, certi giorni, di trovarsi... con delle ore davanti a s, prima del campanello del sonno, e pi niente da dire, pi niente da fare, che i giorni passano, certi giorni passano, passano e vanno, senza che si sia detto niente, o quasi, senza che si sia fatto niente, o quasi. (Alzando il parasole) questo il pericolo. (Voltandosi verso la sala) Da cui ci si deve guardare. (Guarda davanti a s, reggendo il parasole con la mano destra. Pausa protratta al massimo) Una volta sudavo moltissimo. (Pausa). E adesso quasi pi niente. (Pausa). Il caldo molto maggiore. (Pausa). La perspirazione molto minore. (Pausa). questo che trovo meraviglioso. (Pausa). La capacit di adattamento dell'uomo. (Pausa). Alle pi diverse condizioni. (Trasferisce il parasole nella mano sinistra. Lunga pausa). A tenerlo su, il braccio si stanca. (Pausa). Ma non se si cammina. (Pausa). Solo se si sta fermi. (Pausa). Curiosa osservazione, questa. (Pausa). Spero che tu l'abbia sentita, Willie, mi rattristerebbe pensare che non l'hai sentita. (Regge il parasole con le due mani. Lunga pausa). Mi stanca, tenerlo su, e non posso metterlo gi. (Pausa). Sto peggio ora che su che quando era gi, ma non posso metterlo gi. (Pausa). La ragione mi dice, Mettilo gi, Winnie, non ti di nessun aiuto, metti gi quell'aggeggio e passa a qualche altra

cosa. (Pausa). Non posso. (Pausa). Non posso muovermi. (Pausa). No, qualcosa deve succedere, nel mondo, qualche avvenimento, qualche mutamento, io non ci riesco, prima che possa muovermi di nuovo. (Pausa). Willie. (Debolmente) Aiuto. (Pausa). No? (Pausa). Ordinami di metter gi questo aggeggio, Willie, io ti obbedirei istantaneamente, come ho sempre fatto; onorato e obbedito. (Pausa). Ti prego, Willie. (Debolmente) Per piet. (Pausa). No? (Pausa). Non puoi? (Pausa). Be', non te ne faccio una colpa, no, con che coraggio, io che non posso muovermi, ne farei una colpa al mio Willie che non pu parlare. (Pausa). Per fortuna ho di nuovo la lingua in forma. (Pausa). questo che trovo meraviglioso, le mie due lampadine, quando una si spegne, l'altra splende di pi. (Pausa). Eh s, una grazia, una vera grazia. (Pausa protratta al massimo. Il parasole s'incendia. Fumo e fiamme, se possibile. Winnie annusa, guarda in alto, getta il parasole alla propria destra, dietro il monticello, si sporge per vederlo bruciare. Pausa). Ah, terra, vecchio estintore. (Si volta verso la sala) Immagino che questo sia gi successo altre volte, per quanto non riesca a ricordarmene. (Pausa). E tu, Willie? (Si protende un poco verso di lui) Ti ricordi che sia gi successo? (Pausa. Si protende di pi) Lo sai cos' successo, Willie? (Pausa). Ti sei di nuovo addormentato? (Pausa). Non ti chiedo se

sei presente a tutto quello che succede, ti chiedo semplicemente se ti sei di nuovo addormentato. (Pausa). I tuoi occhi sembrano chiusi, ma noi sappiamo che questo non ha un particolare significato. (Pausa). Alza un dito, caro, ti prego, se non hai perso completamente i sensi. (Pausa). Fallo per me, Willie, te ne prego, anche solo il mignolo, se sei ancora in te. (Pausa. Gioiosamente) Oh, tutte e cinque, oggi sei proprio un tesoro, adesso posso continuare col cuore in pace. (Si volta verso la sala) S, che mai succede, che non sia gi successo, eppure... mi stupisco, s, confesso che mi stupisco ancora. (Pausa). Col sole che picchia cos forte, e d'ora in ora pi forte, non forse naturale che finisca per appiccare il fuoco a cose che di solito non prendono fuoco, perlomeno in questo modo, spontaneamente per cos dire? (Pausa). E io stessa non finir forse per liquefarmi, prima o poi, o per bruciare, oh non voglio dire necessariamente che prender fuoco, no, mi ridurr a poco a poco a un tizzone nero, tutta questa... (ampio gesto delle braccia) ...carne visibile. (Pausa). E d'altra parte, ho forse mai conosciuto un clima temperato? (Pausa). No. (Pausa). Parlo di climi temperati e di climi torridi, e sono parole vuote. (Pausa). Parlo di quando non ero ancora prigioniera... in questo modo... e avevo le mie gambe e l'uso delle mie gambe, e potevo andarmi a cercare un posticino

all'ombra, come te, quando ero stanca del sole, o un posticino al sole quando ero stanca dell'ombra, come te, e sono tutte parole vuote. (Pausa). Oggi non affatto pi caldo di ieri, domani non sar affatto pi caldo di oggi, come potrebbe esserlo, e cos via, guardando nel pi remoto passato, e nel futuro pi remoto (Pausa). E se mai un giorno la terra dovesse coprirmi il seno, quel giorno non avr mai visto il mio seno, nessuno avr mai visto il mio seno. (Pausa). Spero che non ti sia sfuggito quel che ho detto, Willie, mi rattristerebbe pensare che ti completamente sfuggito, non mi succede tutti i giorni di toccare simili altezze. (Pausa). S, qualcosa sembra che sia successo, sembrato che succedesse qualcosa, e niente successo, assolutamente niente, hai proprio ragione, Willie (Pausa). Il parasole sar di nuovo qui, domani, al mio fianco, su questo monticello, per aiutarmi a passare il giorno. (Pausa. Raccatta lo specchietto) Raccatto questo specchietto, lo spezzo contro un sasso... (esegue) ...lo getto via... (lo getta lontano, dietro di s) ...domani sar di nuovo qui, nella sporta, senza una scalfittura, per aiutarmi a passare il giorno. (Pausa). No, non si pu far niente. (Pausa). questo che trovo meraviglioso, il modo in cui le cose... (voce rotta, testa bassa) ... le cose... meraviglioso. (Lunga pausa, testa bassa. Finalmente si volta, sempre a testa bassa, verso la sporta, estrae vari

oggetti inidentificabili, li ricaccia dentro, fruga pi in fondo, estrae finalmente un organetto, lo carica, lo mette in moto, ascolta per un momento tenendolo con le due mani, china su di esso, si volta verso la sala, si raddrizza e ascolta la musica, sempre con l'organetto stretto al seno. il duetto Tace il labbro della Vedova allegra. Assume progressivamente un'espressione felice, dondolandosi a tempo di musica. La musica si ferma. Pausa. Con voce rauca, e senza cantare le parole, Willie accenna al motivo dell'organetto. L'espressione felice aumenta. Winnie posa l'organetto) Oh, questo sar stato un giorno felice! (Batte le mani) Ancora, Willie, ancora! (Batte le mani) Bis, Willie, ti prego. (Pausa. L'espressione felice cade) No? Non vuoi farlo? (Pausa). Be', molto comprensibile, molto comprensibile. Non si pu cantare solo per far piacere a qualcuno, per quanto gli si voglia bene, no, il canto deve nascere dal cuore, questo che dico sempre, sgorgare dai precordi, come il tordo. (Pausa). Quante volte mi sono detta, nelle ore pi tragiche, Canta ora, Winnie, canta la tua canzone, non c' altro da fare, e non lo facevo. (Pausa). Non potevo farlo. (Pausa). No, come il tordo, o l'uccello del mattino, senza idea di giovare a s o agli altri. (Pausa). E adesso? (Lunga pausa. Voce bassa) Strana sensazione. (Pausa. Voce bassa) Strana sensazione che qualcuno mi stia

guardando. Sono nitida, poi sfocata, poi spnta, poi di nuovo sfocata, poi di nuovo nitida, e cos via, avanti e indietro, entrando e uscendo dall'occhio di qualcuno. (Come sopra) Strano? (Come sopra) No, qui tutto strano. (Pausa. Voce normale) Qualcosa mi dice, Smetti di parlare ora, Winnie, per un minuto, non sperperare tutta la tua provvista quotidiana di parole, smetti di parlare e fa' qualcosa, tanto per cambiare, coraggio. (Alza le mani e le tiene aperte davanti agli occhi. Alle mani) Fate qualcosa! (Chiude le mani) Che artigli! (Si volta verso la sporta, vi fruga, ne estrae finalmente una lima per unghie, si volta verso la sala e comincia a limarsi le unghie. Lima per un poco in silenzio, poi riprende a parlare punteggiando il discorso coi movimenti della lima) Viene a galla... nei miei pensieri... un certo signor Shower... un certo signor Shower e forse anche una signora Shower... no... si tengono per mano... dev'essere la sua fidanzata, piuttosto... o magari soltanto una... innamorata. (Guarda pi da vicino le unghie) Molto friabili, oggi. (Riprende a limare) Shower... Shower... ti dice niente questo nome... Willie... non evoca qualche realt, voglio dire... per te, Willie... non rispondere se non... ti senti all'altezza... hai gi fatto pi... del tuo dovere... oggi... Shower... Shower. (Si guarda le unghie limate) Cominciamo ad andar meglio. (Alza la testa, guarda davanti a s) Tieniti

sempre in ordine, Winnie, questo che dico sempre, qualsiasi cosa accada, tieniti sempre in ordine. (Pausa. Riprende a limare) S... Shower..." Shower... (smette di limare, alza la testa, guarda davanti a s, pausa) ... o Cooker, forse dovrei dire Cooker. (Voltandosi un poco verso Willie) Cooker, Willie, non ti ricorda niente il nome Cooker? (Pausa. Voltandosi un po' di pi. Pi forte) Cooker, Willie, non ti suggerisce niente, il nome Cooker? (Pausa. Si protende all'indietro per guardarlo. Pausa) Oh, questa. (Pausa). Non hai un fazzoletto, caro? (Pausa). Non hai un po' di delicatezza? (Pausa). Oh, Willie, non vorrai mangiarlo! Sputalo, caro, sputalo! (Pausa. Si volta verso la sala) Be', in fondo una cosa naturale. (La voce si spezza) Umana. (Pausa. Voce rotta) Che cosa si deve fare? (Testa bassa, voce rotta) Tutto il giorno. (Pausa. Voce rotta) Un giorno dopo l'altro. (Pausa. Rialza la testa. Sorride. Calma) Il vecchio stile! (Il sorriso cade. Riprende a limare) No, questa l'ho gi fatta. (Passa alla seguente) Avrei dovuto mettermi gli occhiali. (Finisce la mano sinistra, se la guarda) Un po' pi umana. (Comincia con la destra. Quanto segue, punteggiato come in precedenza dai movimenti della lima) Be', comunque... quest'uomo, questo Shower... o Cooker... non importa... e la donna... tenendosi per mano... nell'altra mano delle valige... specie di grosse

borse marrone... in piedi davanti a me, a guardarmi con la bocca aperta... e finalmente questo Shower... o Cooker... comunque finiva per er... potrei giurarci... Che sta facendo, questa? dice... Che diavolo fa, questa? dice... piantata fino alle gambe in questa terra merdosa... un tipo volgare... Che significa? dice... Che significato ha?... e via di questo passo... un altro bel po' di chiacchiere come queste... solita sbavata... Mi senti, dice... S che ti sento, dice lei, e che Dio m'aiuti... Che vuoi dire, dice lui, Dio m'aiuti? (Smette di limare, alza la testa, guarda davanti a s) E tu, dice lei, che cosa significhi, tu, dice, che significato hai? Solo perch sei ancora sui tuoi piedi piatti, col tuo vecchio saccone pieno di immondizie in scatola e biancheria di ricambio, a trascinarmi cos avanti e indietro in questo merdoso deserto, una donna volgare, degna compagna... (con improvvisa violenza) ... molla questa mano e crepa, perdio, dice lei, crepa! (Pausa. Riprende a limare) Perch non la scava fuori? dice lui... alludendo a te, caro... A che cosa gli serve una donna in quelle condizioni?... A che cosa serve lui a lei, in quelle condizioni?... e via di questo passo... solita pappa... Bene! dice lei, abbi un po' di cuore, per amor di Dio... Ora la scavo fuori, dice lui, la scavo fuori, non ha senso che resti cos... La scavi fuori con che cosa? dice lei... La scavo fuori con le mani, dice lui... dovevano essere marito e... moglie. (Lima in

silenzio) Volto gli occhi e vedo che si allontanano... tenendosi per mano... e le valige... piccoli piccoli... poi pi niente... gli ultimi esseri umani... a capitare da queste parti. (Finisce la mano destra, se la guarda, posa la lima, guarda davanti a s) Strano, in un momento come questo, che mi sia venuto in mente. (Pausa). Strano? (Pausa). No, qui tutto strano. (Pausa). Comunque, gi una fortuna. (Voce rotta) Una gran fortuna. (Testa bassa. Pausa. Rialza la testa. Calma) Testa china, testa alta, testa china, testa alta, non si fa altro che questo. (Pausa). E adesso? (Lunga pausa. Comincia a rimettere i vari oggetti nella sporta, ultimo lo spazzolino da denti. Tutta l'operazione, interrotta dalle pause indicate, punteggia le battute seguenti) Forse ancora un po' presto... per prepararsi... per la notte... (smette di riordinare, alza la testa, sorride) ... il vecchio stile!... (il sorriso cade, ricomincia a mettere in ordine) ...eppure io mi sto... preparando per la notte... la sento vicina... il campanello del sonno... e mi dico... Winnie... non si far pi attendere molto, Winnie... il campanello del sonno. (Smette di riordinare, alza la testa) Qualche volta mi sbaglio. (Sorride) Ma di rado. (Il sorriso cade) Qualche volta tutto finito, quel che pu dare il giorno, tutto fatto, tutto detto, tutto pronto per la notte e il giorno non finito, tutt'altro che finito, la notte non pronta, tutt'altro, tutt'altro che pronta.

(Sorride) Ma di rado. (Il sorriso cade). S, il campanello del sonno, quando lo sento vicino, e comincio a prepararmi per la notte... (gesto) ...in questo senso, qualche volta mi sbaglio... (sorride) ...ma di rado. (Il sorriso cade, ricomincia a mettere in ordine) Una volta pensavo... dico che una volta pensavo... che tutte queste cose... rimesse dentro la sporta... se troppo presto... rimesse dentro troppo presto... si potevano ritirar fuori daccapo... se necessario... in caso di necessit... e cos via... indefinitamente... dentro... e fuori... finch il campanello... non si mettesse a suonare. (Smette di riordinare, alza la testa, sorride) Invece no. (Il sorriso si allarga). No no. (Il sorriso cade. Ricomincia a mettere in ordine) Potr magari... sembrare strano... questo... come dire... questo che ho detto... s... (raccatta la rivoltella) ...strano (si volta per mettere la rivoltella nella sporta) se non fosse... (sul punto di mettere la rivoltella nella sporta, interrompe il gesto e si volta verso la sala) ... se non fosse... (posa la rivoltella alla propria destra, smette di riordinare, alza la testa) ...che tutto sembra strano. (Pausa). Molto strano. (Pausa). Mai nessun cambiamento. (Pausa). sempre pi strano. (Pausa. Torna a chinarsi sul monticello, raccatta l'ultimo oggetto, cio lo spazzolino da denti, e si volta per metterlo nella sporta, quando la sua attenzione attratta da un

tramestio causato da Willie. Si protende all'indietro a destra per vedere. Pausa). Stufo del tuo buco, caro? (Pausa). Be', ti capisco. (Pausa). Non dimenticarti la paglietta. (Pausa). Non strisci pi come una volta, povero Willie. (Pausa). No, non strisci pi come quando ti ho dato il mio cuore. (Pausa). Mani e ginocchia, amore, prova con mani e ginocchia. (Pausa). Le ginocchia! Le ginocchia! (Pausa). Che maledizione, la mobilit! (Segue con gli occhi la sua marcia dietro il monticello, verso il punto che occupava all'inizio dell'atto) Ancora mezzo metro, Willie, e ci sei. (Pausa mentre lo segue per l'ultimo mezzo metro) Ah! (Si volta faticosamente verso la sala, strofinandosi il collo) Mi sono fatta venire il torcicollo, per ammirarti. (Si strofina il collo) Ma ne vale la pena, ne vale ampiamente la pena. (Voltandosi un poco verso di lui) Lo sai che cosa sogno, ogni tanto? (Pausa). Cosa sogno ogni tanto, Willie. (Pausa). Che fai il giro e vieni ad abitare da questa parte, dove io ti potrei vedere. (Pausa. Si volta verso la sala) Sarei un'altra donna. (Pausa). Irriconoscibile. (Voltandosi un poco verso di lui) O solo di tanto in tanto, che vieni da questa parte di tanto in tanto e mi lasci fare una scorpacciata di te. (Si volta verso la sala) Ma non puoi, lo so. (Testa bassa) Lo so. (Pausa. Testa alta) Be', comunque... (guarda lo spazzolino da denti che ha ancora in mano) ... non dovrebbe tardare

molto, ormai... (guarda lo spazzolino) ...il campanello. (La sommit della testa di Willie emerge sopra il monticello. Winnie guarda lo spazzolino pi da vicino) Autentica garantita... (alza la testa) ...ma che cos'era? (La mano di Willie appare col fazzoletto, lo spiega sul cranio, scompare) ...genuina purissima... ah! setola animale. (Pausa). Che animale sar? (Pausa. S volta un poco verso Willie) Che animale pu mai essere, secondo te, Willie? (Pausa. Voltandosi un po' di pi implorante) Ti prego, Willie, che animale sar stato? (Pausa). Willie. Uh porco. (Un'espressione felice appare sul volto di Winnie). L'espressione felice s'intensifica. Willie apre il giornale, mani invisibili. La cima di due fogli gialli appare ai due lati della sua testa. Winnie guarda davanti a s con espressione felice. Winnie. Oh, questo davvero un giorno felice! Questo sar stato un altro giorno felice! (Pausa). Dopo tutto. (Pausa). Finora. Pausa. L'espressione felice cade. Willie volta la pagina. Pausa. Volta un'altra pagina. Pausa. Willie. Cercasi giovane intraprendente. Possibilit di carriera.

Pausa. Winnie si toglie il cappello, si volta per metterlo nella sporta, interrompe il gesto, si volta verso la sala. Sorride. Winnie. No. (Il sorriso si allarga) No no. (Il sorriso cade. Si rimette il cappello, guarda davanti a s, pausa). E adesso? (Pausa). Canta. (Pausa). Canta la tua canzone, Winnie. (Pausa). No? (Pausa). Allora prega. (Pausa). Prega la tua preghiera, Winnie. Pausa. Willie volta la pagina. Pausa. Willie. Cercasi ragazzo volenteroso. Pausa. Winnie guarda davanti a s. Willie volta la pagina. Pausa. Il giornale scompare. Lunga pausa. Winnie. Prega la tua vecchia preghiera, Winnie. (Lunga pausa).

Atto secondo

La scena la stessa del primo atto. Winnie, interrata fino al collo, ha il cappello in testa e tiene gli occhi chiusi. La testa, che non pu pi n girare, n alzare, n abbassare, rivolta verso la sala e rester immobile fino alla fine dell'atto. I movimenti degli occhi saranno indicati dalle didascalie. Sporta e parasole come in precedenza. Rivoltella in evidenza alla sua destra, sul monticello. Lunga pausa. Squillo stridente del campanello. Winnie apre immediatamente gli occhi, il campanello tace. Winnie guarda davanti a s. Lunga pausa. Winnie. Salve, sacra luce. (Lunga pausa. Chiude gli occhi. Squillo stridente del campanello. Winnie apre immediatamente gli occhi. Il campanello tace. Winnie guarda davanti a s. Lungo sorriso. Il sorriso cade. Lunga pausa). Qualcuno mi sta ancora guardando. (Pausa). Sta ancora preoccupandosi di me. (Pausa). questo che trovo meraviglioso. (Pausa). Occhi sui miei occhi. (Pausa). Come dice pi quel verso indimenticabile? (Pausa. Occhi verso destra) Willie. (Pausa. Pi forte) Willie. (Pausa. Occhi verso la sala) ancora lecito parlare del tempo? (Pausa). Dire che passato molto tempo, Willie, dall'ultima volta che ti ho visto? (Pausa). Che ti

ho sentito. (Pausa). lecito? (Pausa). S, lecito. (Sorride) Il vecchio stile! (Il sorriso cade) C' cos poco di cui si possa parlare. (Pausa). Che si dice tutto. (Pausa). Tutto quel che si pu. (Pausa). Una volta pensavo... (pausa) ... dico che una volta pensavo che avrei imparato a parlare da sola. (Pausa). Intendo con questo a me stessa, al deserto. (Sorride) Invece no. (Il sorriso si allarga) No no. (Il sorriso cade) Ergo tu ci sei. (Pausa). Oh, probabilmente sei morto, come gli altri, anche tu sei morto, o sei partito e m'hai lasciato, come gli altri, non importa, ci sei lo stesso. (Pausa. Occhi verso sinistra) Anche la sporta c' sempre, come sempre, la vedo benissimo. (Pausa. Occhi verso destra. Pi forte) La sporta c' sempre, Willie, sempre la stessa, quella che m'hai dato quel giorno... per andare al mercato. (Pausa. Occhi verso la sala) Quel giorno. (Pausa). Che giorno? (Pausa). Una volta pregavo. (Pausa). Dico che una volta pregavo. (Pausa). S, devo confessarlo. (Sorride) Ma ora no. (Il sorriso si allarga) No no. (Il sorriso cade. Pausa). Allora... ora... quante difficolt per la mente. (Pausa). Essere sempre stata ci che sono... e cos diversa da ci che ero. (Pausa). Sono ora l'una, dico l'una, ora l'altra. (Pausa). Ora l'una, poi l'altra. (Pausa). C' cos poco che si possa dire, che si dice tutto. (Pausa). Tutto quel che si pu. (Pausa). E non c' mai qualcosa di vero. (Pausa). Le braccia. (Pausa). Il seno.

(Pausa). Che braccia? (Pausa). Che seno? (Pausa). Willie. (Pausa). Che Willie? (Improvvisa, veemente affermazione) Il mio Willie! (Occhi verso destra, chiamando) Willie! (Pausa. Pi forte) Willie! (Pausa. Occhi verso la sala) Ah, non sapere, non sapere con certezza, una vera grazia, non chiedo di pi. (Pausa). Ah s... allora... ora... verde cupo... questo... Charlie... baci... questo... tutto quello... che grande affanno per la mente. (Pausa). Ma non affanna la mia. (Sorride) Non ora. ( I l sorriso si allarga) No no. (Il sorriso cade. Lunga pausa). Willie. (Pausa). Credi che la terra abbia perduto la sua atmosfera, Willie? (Pausa). Che ne pensi, Willie? (Pausa). Non hai opinioni? (Pausa). Be', non mi stupisce, non hai mai avuto opinioni su niente. (Pausa). comprensibile. (Pausa). Molto. (Pausa). Il globo terrestre. (Pausa). Mi domando alle volte. (Pausa). Ma forse non proprio tutta. (Pausa). Qualcosa resta sempre. (Pausa). Di ogni cosa. (Pausa). Qualche residuo. (Pausa). Se la mente dovesse andarsene. (Pausa). Ma non se ne andr, naturalmente. (Pausa). Non proprio. (Pausa). Non la mia. (Sorride). Non ora. (Il sorriso si allarga) No no. (Il sorriso cade. Lunga pausa). Ci sarebbe il gelo eterno. (Pausa). Mortale e sempiterno gelo. (Pausa). Un caso, presumibilmente, solo un caso fortunato. (Pausa). Eh s, una grazia, una vera grazia. (Pausa). E adesso? (Lunga pausa). La

faccia. (Pausa). Il naso. (Sbircia verso il basso) Riesco a vederlo... (sbirciando) ...la punta... le narici... soffio di vita... quella curva che ammiravi tanto... (sporge le labbra) ...un filo di labbra... (sporge le labbra) ... se le sporgo in fuori... (sporge la lingua) ... la lingua, naturalmente... che ammiravi tanto... se la tiro fuori... (sporge la lingua) ...la punta... (alza gli occhi) ...un sospetto di ciglia... sopracciglia... immaginazione, probabilmente... (occhi verso sinistra) ...la guancia... no... (occhi verso destra) ...no... (gonfia le guance) ...neppure se le gonfio... (occhi verso sinistra, gonfia le guance) no... nessun damasco. (Occhi verso la sala) Questo tutto. (Pausa) La sporta, naturalmente... (occhi verso sinistra) ...un po' indistinta, forse... ma c' la sporta. (Occhi verso la sala. Con indifferenza) La terra, naturalmente, e il cielo. (Occhi verso destra) Il parasole che mi hai dato... quel giorno... (pausa) ... quel giorno... il lago... le canne. (Occhi verso la sala. Pausa). Che giorno? (Pausa). Che canne? (Lunga pausa. Occhi chiusi. Squillo stridente del campanello. Occhi aperti. Pausa. Occhi verso destra) E Brownie, naturalmente. (Pausa). Ti ricordi di Brownie, Willie, lo sai che riesco a vederla? (Pausa). Brownie qui, Willie, accanto a me. (Pausa. Forte) Brownie qui, Willie. (Pausa. Occhi verso la sala) Questo tutto. (Pausa). Che cosa farei senza di loro? (Pausa). Che cosa farei senza

di loro, quando le parole mancano? (Pausa). Guarder davanti a me, con le labbra serrate. (Lunga pausa mentre esegue) Non posso. (Pausa). Eh s, una grazia, una vera grazia. (Lunga pausa. Voce bassa) Qualche volta sento dei suoni. (Espressione d'ascolto. Voce normale) Ma di rado. (Pausa). Sono una manna, i suoni sono una manna, mi aiutano... a passare il giorno. (Sorride) Il vecchio stile! (Il sorriso cade) S, sono davvero giorni felici, quando ci sono dei suoni. (Pausa) Quando sento dei suoni. (Pausa). Una volta credevo... (pausa) ...dico che una volta credevo che fossero nella mia testa. (Sorride) Invece no. (Il sorriso si allarga) No no. (Il sorriso cade) Era solo la logica. (Pausa). La ragione. (Pausa). Non ho perso la ragione. (Pausa). Non ancora. (Pausa). Non tutta. (Pausa). Un po' me ne resta. (Pausa). Suoni. (Pausa). Come piccole... lacerazioni, piccoli... strappi. (Pausa. Voce bassa) Sono le cose, Willie. (Pausa. Voce normale) Dentro la sporta, fuori della sporta. (Pausa). Eh s, le cose hanno una vita, questo che dico sempre, le cose hanno una loro vita. (Pausa). Guarda il mio specchio, non ha bisogno di me. (Pausa). Il campanello. (Pausa). Taglia come un coltello. (Pausa). Uno scalpello. (Pausa). Non lo si pu ignorare. (Pausa). Quante volte... (pausa) ...dico quante volte mi sono detta, ignoralo Winnie, ignora il campanello, non farci caso, dormi e svegliati,

dormi e svegliati, come ti pare, apri e chiudi gli occhi, come ti pare, o nel modo che ti aiuta di pi. (Pausa). Apri e chiudi gli occhi, Winnie, apri e chiudi, nient'altro che questo. (Pausa). Invece no. (Sorride) Non ora, (Il sorriso si allarga) No no. (Il sorriso cade. Pausa). E adesso? (Pausa). E adesso, Willie? (Lunga pausa). C' sempre la mia storia, naturalmente, quando tutto il resto viene a mancare. (Pausa). Una vita. (Sorride) Una lunga vita. (Il sorriso cade). A partire dal ventre, dove una volta cominciava la vita, Mildred piena di ricordi, avr ricordi, del ventre, prima di morire, il ventre materno. (Pausa). Ormai ha quattro o cinque anni e poco tempo fa le stata regalata una grossa bambola di cera. (Pausa). Vestita da capo a piedi, corredo completo. (Pausa). Scarpe, calzette, biancheria, vestitino spumeggiante, guanti. (Pausa). Reticella bianca. (Pausa). Un cappellino di paglia bianca con un elastico per sottogola. (Pausa). Vezzo di perle. (Pausa). Un libriccino di figure con delle vere scritte sotto le illustrazioni, che si porter appresso durante le passeggiate. (Pausa). Occhi di porcellana azzurra che si aprono e si chiudono. (Pausa. Tono narrativo) Il sole non era ancora alto sull'orizzonte. Quando Milly si alz, scese la ripida... (pausa) ...s'infil la camicia da notte, scese tutta sola la ripida scala di legno, all'indietro e carponi, sebbene le avessero

proibito di farlo, ed entr nella... (pausa) ... percorse in punta di piedi il corridoio silenzioso, entr nella nursery e cominci a spogliare Dolly. (Pausa). E intanto la sgridava. (Pausa). Improvvisamente un topolino... (Lunga pausa). Adagio, Winnie. (Lunga pausa. Chiamando) Willie! (Pausa. Pi forte) Willie! (Pausa. Dolce rimprovero) Certe volte trovo il tuo atteggiamento un po' strano, Willie, tutto questo tempo, non da te trattarmi con tanta incoscienza e crudelt. (Pausa). Strano? (Pausa). No. (Sorride) Non qui. (Il sorriso si allarga) Non ora. (Il sorriso cade) Eppure... (Con improvvisa ansiet) Spero che non ci sia niente che non va. (Occhi verso destra. Forte) Va tutto bene, caro? (Pausa. Occhi verso la sala. Tra s) Dio voglia che non sia entrato a testa prima! (Occhi verso destra, forte) Non sei mica bloccato, Willie? (Pausa. Voce come sopra) Non sei mica incastrato, Willie? (Occhi verso la sala, affannata) Forse l che grida aiuto da ore e io non lo sento! (Pausa). Sento delle grida, naturalmente. (Pausa). Ma sono di certo nella mia testa. (Pausa). mai possibile che... (Pausa. Con decisione) No, no, la mia testa sempre stata piena di grida. (Pausa). Grida fioche, confuse. (Pausa). Che vanno. (Pausa). Come sono venute. (Pausa). Come sul vento. (Pausa). questo che trovo meraviglioso. (Pausa). Che cessano. (Pausa). Eh s, una grazia, una vera

grazia. (Pausa). Il giorno ormai molto avanti. (Sorride. Il sorriso cade) Eppure forse ancora un po' presto per la mia canzone. (Pausa). Cantare troppo presto fatale, ho scoperto. ( Pausa ). D'altra parte, pu succedere di aspettare troppo. (Pausa). Suona il campanello del sonno, e non si cantato. (Pausa). Tutta la giornata volata... (sorride, il sorriso cade) ... volata via, tutta quanta, e non c' stata canzone di sorta, tipo o genere. (Pausa). Un bel problema questo. (Pausa). Non ci si pu mettere a cantare... cos, no. (Pausa). A un tratto viene a galla, per qualche misteriosa ragione, il momento mal scelto, e uno la ricaccia gi. (Pausa). Poi uno dice, Questo il momento, adesso o mai pi, e invece non pu. (Pausa). Non riesce in nessun modo a cantare. (Pausa). Non una sola nota. (Pausa). Un'altra cosa, Willie, mentre siamo in argomento. (Pausa). La tristezza dopo una canzone. (Pausa). Non t' mai capitato, Willie? (Pausa). Nel corso della tua esperienza? (Pausa). No? (Pausa). La tristezza dopo il rapporto sessuale quella la conosciamo bene, naturalmente. (Pausa). Ti troveresti d'accordo con Aristotele su questo punto, Willie. (Pausa). S, quella una cosa che si sa e che si preparati ad affrontare. (Pausa). Ma dopo il canto... (Pausa). Non dura, s'intende. (Pausa). questo che trovo meraviglioso. (Pausa). Che passa. (Pausa). Come dicono pi quei versi squisiti?

(Pausa). Va', dimenticami perch coso sopra l'ombra del coso scaglia... va', dimenticami... perch il dolore... ridere giocondo... va', dimenticami... non ricordar... ridere cantando... cantare ridendo... (Pausa. Con un sospiro) Uno se li scorda, i classici. (Pausa). Oh, non tutti. (Pausa). Una parte. (Pausa). Una parte resta. (Pausa). questo che trovo meraviglioso, una parte resta, dei classici, ad aiutarci a passare il giorno. (Pausa). Eh s, una grazia, una vera grazia. (Pausa). E adesso? (Pausa). E adesso, Willie? (Lunga pausa). Richiamo alla memoria degli occhi... il signor Shower... o Cooker. (Chiude gli occhi. Squillo stridente del campanello. Apre gli occhi. Pausa). La mano nella mano, nell'altra mano le valige. (Pausa). Che tirano avanti... nella vita. (Pausa). Non pi giovani, non ancora vecchi. (Pausa). In piedi davanti a me, a guardarmi con la bocca aperta. (Pausa). Non doveva esser male, il seno, dice lui, ai suoi tempi. (Pausa). Ho visto spalle pi brutte, dice, ai miei tempi. (Pausa). Sentir qualcosa nelle gambe? dice. (Pausa). Le rimasta un po' di vita nelle gambe? dice. (Pausa). Sar vestita, di sotto? dice. (Pausa). Domandale un po', dice, io mi vergogno. (Pausa). Domandarle che cosa? dice lei. (Pausa). Se le rimasta un po' di vita, nelle gambe. (Pausa). Se vestita, di sotto. (Pausa). Domandaglielo tu, dice lei. (Pausa. Con improvvisa violenza) Molla questa mano, perdio,

e crepa! (Come sopra) Crepa! (Sorride) Invece no. (Il sorriso si allarga) No no. (Il sorriso cade) Li guardo allontanarsi. (Pausa). La mano nella mano... e le valige. (Pausa). Piccoli piccoli. (Pausa). Poi pi niente. (Pausa). Gli ultimi esseri umani... a capitare da queste parti. (Pausa). Fino a questo momento. (Pausa). E adesso? (Pausa. Voce bassa). Aiuto. (Come sopra) Aiuto, Willie. (Come sopra) No? (Lunga pausa. Tono narrativo) Improvvisamente un topolino... (Pausa). Improvvisamente un topolino le corse su per la gambetta e Mildred, spaventatissima, lasci cadere Dolly, cominci a urlare... (Winnie getta all'improvviso un urlo acutissimo) ...e continu a urlare e urlare... (Winnie urla due volte) a urlare e urlare e urlare e urlare finch tutti arrivarono di corsa, in camicia da notte, pap, mamma, Bibby e... la vecchia Annie, a vedere che cosa fosse mai accaduto... (pausa) che cosa mai potesse essere accaduto. (Pausa). Troppo tardi. (Pausa). Troppo tardi. (Lunga pausa. In un soffio) Willie. (Pausa. Voce normale) Ah, comunque ormai non c' pi molto, Winnie, non ci vorr pi molto, al campanello del sonno. (Pausa). Allora potrai chiudere gli occhi, allora dovrai chiudere gli occhi... e tenerli chiusi. (Pausa). Perch l'ho ridetto? (Pausa). Una volta credevo... (Pausa). ...dico che una volta credevo che non ci fosse nessuna differenza tra una frazione di secondo e la successiva. (Pausa).

Una volta dicevo... (pausa) ...dico che una volta dicevo, Winnie, tu sei immutabile, non c' mai la minima differenza tra una frazione di secondo e la successiva. (Pausa). Perch ritiro fuori questa storia? (Pausa). C' cos poco che si possa tirar fuori, che si tira fuori tutto. (Pausa). Tutto quel che si pu. (Pausa). Mi fa male il collo. (Pausa. Con improvvisa violenza). Mi fa male il collo! (Pausa). Ah, cos va meglio. (Con leggera irritazione) Ci sono dei limiti. (Lunga pausa). Non posso pi far niente. (Pausa). Dir niente. (Pausa). Ma devo dire di pi. (Pausa). Bel problema. (Pausa). No, bisogna che qualcosa si muova, nel mondo, io non ce la faccio pi. (Pausa). Uno zefiro. (Pausa). Un soffio. (Pausa). Come dicono pi, quei versi immortali? (Pausa). Potrebbe essere il buio eterno. (Pausa). Nera notte senza fine. (Pausa). Un caso, presumibilmente, un caso fortunato. (Pausa). Eh, s, una grazia infinita. (Lunga pausa). E adesso? (Pausa). E adesso, Willie? (Lunga pausa). Quel giorno. (Pausa). Lo spumante rosa. (Pausa). I calici di cristallo. (Pausa). L'ultimo invitato partito. (Pausa). L'ultimo brindisi coi corpi che quasi si toccavano. (Pausa). Lo sguardo. (Lunga pausa). Che giorno? (Lunga pausa). Che sguardo? (Lunga pausa). Sento delle grida. (Pausa). Canta. (Pausa). Canta la tua vecchia canzone, Winnie.

Lunga pausa. Improvvisamente, espressione attenta. Gli occhi si volgono verso destra. La testa di Willie appare alla sua destra, all'angolo del monticello. carponi, vestito in grande tenuta: cilindro, tight, ecc., guanti bianchi in mano. Lunghi e folti baffi bianchi. Si ferma, guarda verso la sala, si liscia i baffi. Emerge completamente da dietro il monticello, si volta verso la propria sinistra, si ferma, alza lo sguardo su Winnie. Avanza carponi verso il centro, si ferma, volta la testa verso la sala, guarda verso la sala, si liscia i baffi, si aggiusta la cravatta, si raddrizza il cilindro, avanza di un breve tratto, si ferma, si toglie il cilindro e alza gli occhi su Winnie. Si trova ora non lontano dal centro e entro la visuale di lei. Incapace di sostenere lo sforzo di guardare verso l'alto lascia ricadere la testa a terra. Winnie (mondana). Ma guarda che bella sorpresa! (Pausa). Mi ricorda il giorno in cui venisti a implorare la mia mano. (Pausa). Ti adoro, Winnie, vuoi esser mia? (Willie alza gli occhi) La vita nulla senza di te, Win. (Winnie scoppia in una risatina) Come ti sei conciato, sei veramente uno spettacolo! (Risatina) Dove sono i fiori? (Pausa). Che sorridono oggi. (Willie abbassa la testa). Che cos'hai l sul collo, un foruncolo? (Pausa). Devi starci attento, Willie, prima che diventi pericoloso. (Pausa). Dove sei stato, tutto

questo tempo? (Pausa). Che cosa hai fatto, tutto questo tempo? (Pausa). Ti stavi vestendo? (Pausa). Non m'hai sentita gridare aiuto? (Pausa). Sei rimasto incastrato nel tuo buco? (Pausa. Willie alza gli occhi). Bravo, Willie, guardami. (Pausa). Pasci le tue vecchie pupille, Willie. (Pausa). Resta qualcosa? (Pausa). Ci sono ancora dei resti? (Pausa). No? (Pausa). Non ho potuto tenerli da conto, tu capisci. (Willie abbassa la testa). Tu sei ancora riconoscibile, in parte. (Pausa). Stai considerando di venire a stabilirti da questa parte... magari per un po'? (Pausa). No? (Pausa). Solo una visitina? (Pausa). Sei diventato sordo, Willie? (Pausa). Muto? (Pausa). Oh, lo so che non sei mai stato molto di compagnia, ti adoro Winnie, vuoi esser mia, e poi da quel giorno pi niente, solo le notizie spulciate dal Reynolds' News. (Occhi verso la sala. Pausa). Be', pazienza, che importa, questo che dico sempre, sar stato un giorno felice, dopo tutto, un altro giorno felice. (Pausa). Non c' pi molto, ormai, Winnie. (Pausa). Sento delle grida. (Pausa). Non senti mai delle grida tu, Willie? (Pausa). No? (Torna a guardare Willie) Willie. (Pausa). Guardami ancora, Willie. (Pausa). Ancora una volta, Willie. (Willie alza gli occhi. Gioiosamente) Ah! (Pausa. Scandalizzata) Ma che cos'hai, Willie, non ho mai visto un'espressione simile! (Pausa). Mettiti il cappello, caro, il sole, non stare a

formalizzarti, io non ci faccio caso. (Willie lascia cadere il cilindro e i guanti e comincia a strisciare su per il monticello verso di lei. Gioiosamente) Oh, ma dico, questo fantastico! (Willie si ferma, aggrappato al monticello con una mano, l'altra protesa verso di lei) Coraggio, caro, mettici un po' di fuoco, io intanto cercher di tenerti allegro. (Pausa). me che vuoi, Willie, o qualcos'altro? (Pausa). Vuoi toccare la mia faccia... di nuovo? (Pausa). un bacio che vuoi, Willie... o qualcos'altro? (Pausa). C' stato un tempo in cui avrei potuto darti una mano. (Pausa). E poi un tempo ancora pi lontano in cui ti ho dato veramente una mano. (Pausa). Hai sempre avuto un gran bisogno di una mano, Willie. (Willie scivola fino in fondo al monticello e giace con la faccia a terra). Brrum! (Pausa. Willie si alza su mani e ginocchia e leva gli occhi su di lei). Prova di nuovo, Willie, cercher di tenerti allegro, intanto. (Pausa). Non guardarmi cos! (Pausa. Con veemenza) Non guardarmi cos! (Pausa. Voce bassa) Sei impazzito, Willie? (Pausa. Voce come sopra) Hai perso i tuoi poveri lumi, Willie? (Pausa). Willie (in un soffio). Win. Pausa. Winnie guarda davanti a s. L'espressione felice appare, si fa pi intensa. Winnie. Win! (Pausa). Oh, ma questo veramente un

giorno felice, sar stato un altro giorno felice! (Pausa). Dopo tutto. (Pausa). Finora. (Pausa. Accenna debolmente alle prime battute, poi canta sottovoce il valzer del primo atto). Tace il labbro. T'amo, Dice il violin. Le sue note dicon tutte M'hai da amar! Della man la stretta Chiaro dice a me. S, ver tu m'ami! S, tu m'ami ver! Pausa. L'espressione felice cade. Winnie chiude gli occhi. Squillo stridente del campanello. Riapre gli occhi. Sorride, guardando davanti a s. Volge lo sguardo, sorridente, su Willie che ancora carponi e la sta fissando. Il sorriso cade. Si guardano. Lunga pausa.