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GIORNATA DELLA MEMORIA MORCONE, GENNAIO 2003 AUDITORIUM DI SAN BERNARDINO

LUNED

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stata una grande conquista di civilt listituzione da parte dello Stato italiano di una giornata quella odierna dedicata interamente alla rammemorazione della Shoa, soprattutto in un mondo che tende sempre di pi ad appiattirsi sul presente mediatico e a dimenticare, assecondando i timori di chi come Primo Levi proprio per questa paura loblio prefer morire. Vi dar quattro piste di riflessione con una premessa Premessa sullantisemitismo Lantisemitismo esisteva da molto prima che Hitler scrivesse Mein Kampf. Lantisemitismo nasce nel momento stesso in cui gli ebrei vengono costretti dai romani ad abbandonare la loro terra e rifiutano di integrarsi integralmente nei luoghi in cui si stanziano, ostinatamente cercando di conservare la propria tradizione. Esiste un antisemitismo cattolico che causa uccisioni di massa nel Medioevo e che ritroviamo persino nella Divina commedia. La Germania era una paese con un forte antisemitismo (si pensi a Wagner, il maggior musicista del 1800) ma non da meno anzi erano la Francia (si ricordi laffaire Dreyfuss) o la Russia (dove i pogrom erano esperienza non infrequente). Voglio dire che la Shoa non un fungo velenoso spuntato improvvisamente ma la conclusione di unintera parabola della cultura occidentale nel suo incontro/scontro con una tradizione che non ha mai voluto essere del tutto integrata. 1a pista che d una ricostruzione di che cosa sia la Shoa La soluzione finale del problema ebraico fu pensata allinizio del 1942, quattro anni dopo le leggi antiebraiche di Norimberga, che anche lItalia ignominiosamente volle applicare per ossequio nei confronti del potente alleato nazista. Della soluzione finale del problema ebraico fu incaricato un alto ufficiale delle SS: Adolf Eichmann, che incarna secondo la bellissima definizione della Arendt la banalit del male. Si cominci a pensare prima di tutto a concentrare tutta la popolazione ebraica. Soprattutto nelle citt polacche furono delimitati e recintati i quartieri abitati dagli ebrei, che vennero

chiamati, come nelle citt della Controriforma, ghetti. Gli ebrei dovevano portare una grande stella gialla cucita sugli abiti ed erano obbligati a risiedere e a lavorare nei ghetti. In alcuni casi erano proprio degli ebrei a governare i ghetti agli ordini delle SS. Con la caduta del ghetto di Varsavia dove gli ebrei cercarono eroicamente di resistere - inizi cos quello che gli americani hanno successivamente chiamato lolocausto, il rogo sacrificale di vittime rituali; e che in ebraico si chiama la Shoa, lo sterminio. Non mi soffermer sulle modalit scelte dai nazisti per attuare questo mostruoso disegno. Voglio solo ricordare come grandi filosofi si siano confrontati con questo evento penso soprattutto ad Adorno concludendone che siamo di fronte alla clamorosa trasformazione del progetto moderno di dominio tecnico sul mondo: la ragione strumentale diventa il mezzo pi perfetto al servizio del fine pi aberrante. Il proposito distruttivo dei lager nazisti costituisce la loro particolarit unica nella storia umana: quella di eliminare interamente un pezzo del genere umano. Alla distruzione fisica fu aggiunta e perseguita con accanimento la degradazione morale. Con i campi di sterminio nazisti si tocc il fondo della degradazione gi sperimentata nei lager sovietici. Fra i sopravvissuti lincidenza dei suicidi stata altissima sia subito dopo la liberazione che dopo decenni. Pensiamo a Primo Levi, su tutti. Ricordate la banalit del male? Non ci vogliono mostri per produrre mostruosit, ma esseri normali, un po deboli, troppo obbedienti forse, che amano delegare le scelte morali alle autorit competenti. Ma lo dico soprattutto ai ragazzi con le parole di don Lorenzo Milani lobbedienza non pi una virt. Sappiate dire no nella vostra vita, obbedite solo alla coscienza morale mai ad un imperativo etico, siate buoni discepoli di Kant in questo e non di Hegel, cattivo maestro di troppe deleghe di coscienze. 2a pista che dice la responsabilit degli italiani Le responsabilit degli italiani in quanto accaduto. Sar lapidario e mi rifar a quanto detto qualche giorno fa da un intellettuale che stimo pochissimo, anzi che non stimo affatto, Ernesto Galli della Loggia. Ebbene il professore di Bologna ha detto che lantisemitismo non fa parte del patrimonio genetico del fascismo. Anchio lo credo. Ma, ha aggiunto, questo rende ancora pi grave la collaborazione attiva, la connivenza e quantaltro fatto nei confronti di questo folle progetto di distruzione (e va ricordata lesistenza di

un campo di sterminio italiano con forni crematori nella Risiera di San Sabba). 3a pista - che illustra il buon uso della memoria Ci piace richiamarci alla memoria, tuttavia i nostri comportamenti non sono affatto pi saggi di quelli dei nostri antenati. Stigmatizziamo il razzismo o la violenza degli altri, nostri vicini o nonni, e questo non ci impedisce di mantenere i nostri: non si impara affatto dagli errori altrui. Giudichiamo severamente la loro ignoranza, o la facilit con cui si sono lasciati abbindolare dalla propaganda: ma noi facciamo altrettanto, prendendo per oro colato le dichiarazioni dei nostri presidenti e primi ministri, riprese con compiacenza dai media onnipresenti. Cos scrive Tzvetan Todorov in Memoria del male, tentazione del bene. Inchiesta su un secolo tragico (Garzanti, 2001). In uno dei capitoli pi belli del libro lo studioso bulgaro parla dei rischi della memoria: quelli, speculari, della sacralizzazione e della banalizzazione. La sacralizzazione (laffermazione, ad esempio, dellunicit del giudeicidio) impedisce una comprensione reale del fenomeno, vietandosi anche una messa al servizio di tale comprensione per il futuro. Principio importante (che oggi si tende a dimenticare: pensiamo alla questione palestinese) che un oppresso pu diventare oppressore: la sofferenza inflitta non nobilita chi la subisce (p. 201). Il buon uso della memoria quello che serve una giusta causa, non quello che si limita a riprodurre il passato (p. 209). superfluo domandarsi se bisogna o meno conoscere la verit sul passato: la risposta sempre affermativa. Diversamente accade per gli scopi che si vogliono raggiungere con questo richiamo al passato, e il giudizio che ce ne facciamo proviene da una scelta di valori, non dalla fedelt del ricordo (p. 210). Per tutti questi motivi la commemorazione rituale di scarsa utilit: Commemorare le vittime del passato gratificante, occuparsi di quelle odierne delicato (p. 211). 4a pista che d qualche appunto per il futuro Se quanto Todorov ha scritto vero bisogna pensare da una parte ad estendere sempre di pi la memoria delloppressione e della distruzione, facendo del popolo ebraico il tipo pi alto di una specie
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molto rappresentata nella storia dellumanit, dedicando ogni anno alla rammemorazione anche degli altri genocidi presenti nella storia dellumanit (gli indios sudamericani da parte degli europei a partire dal 1500, i nativi americani da parte dei coloni bianchi statunitensi nel 1800, gli armeni da parte dei turchi durante la prima guerra mondiale); dallaltra necessaria non abbassare la guardia e creare una cultura che sviluppi, soprattutto nelle scuole, una comprensione dellaltro, non manichea ma aperta alle sfumature: una cultura della accoglienza. Come insegnava uno dei miei maestri, di origine ebraica, pur se critico spietato della politica israeliana degli anni Sessanta e Settanta, Franco Fortini, nato Lattes, il nostro passato dipende dal futuro che scegliamo di costruire. In base al progetto di societ e di mondo leggeremo le nostre storie. Non esiste obiettivit nel lavoro dello storico. La storia il campo del conflitto delle interpretazioni. vano chiedere alla scuola una impossibile oggettivit: chiediamole trasparenza nelle scelte e, soprattutto, chiediamole una storia fortemente radicata in un futuro pi umano. Grazie.