Sei sulla pagina 1di 3

Presentazione de Linfinito intorno di Davide Grossi Solopaca, 18 aprile 2009 Perch sono qui?

Io sono un professore di Liceo, assolutamente incapace di reggere il confronto con studiosi che dedicano tutto il loro tempo a decifrare ed interpretare testi complessi. Per di pi sono un autodidatta. Laureatomi in Lettere, appassionato di poesia, ho scoperto la filosofia per caso e mi sono immerso in essa, senza strumenti, senza rigore, mosso solo dallansia di alcune domande (rimaste peraltro senza risposta, come giusto ora lo so - che sia). Allora sono qui non per parlare dellottimo saggio di Davide Grossi su un libro che lanno scorso feci leggere alla mia prima liceo, ma per testimoniare, come il collega, la mia vicinanza ad un giovane coraggioso. Sono orgoglioso di tutti i miei alunni, a prescindere dalle loro scelte, ma un allievo come Luigi, che letteralmente prese fuoco a contatto con la filosofia, costituisce una mercede particolarmente preziosa per il nostro bellissimo lavoro. Ripeto spesso ai mie ragazzi che la mia ambizione quella di essere un educatore, nellutilizzo di un medium specifico, in questo caso la filosofia e la storia. Non mi importa che fra dieci anni ricordiate cosa diceva Platone, ma che siate medici coscienziosi (che possibilmente non delino i migranti), architetti e ingegneri responsabili (che non usino sabbia di mare per costruire palazzi), politici onesti (che non debbano dover scegliere tra famiglia e potere perch gi tale scelta depone male). Nel caso di Luigi, per, ho avuto gioco facile nel far coincidere le due cose. una grande responsabilit oggi spingere un ragazzo a studi cos inutili. Ma in questo caso coartare una vocazione prorompente sarebbe stato sacrilegio. Sono qui, dunque, per spronare Luigi a tener vivo il fuoco sacro che lo anima da alcuni anni, a proseguire, ad allargare sempre pi il suo orizzonte, cosa particolarmente ardua partendo da una realt come quella sannita, che spesso ama volare basso, soprattutto sulle cose ultime. Qui da noi basta poco per fregiarsi del titolo di storico, filosofo, poeta, scrittore Luigi deve svolgere un lungo percorso formativo, non tanto quanto quello previsto da Platone nella Politeia, ma rigoroso. Deve avere buoni maestri, ed essere sempre pronto a tradirli, serbando loro riconoscenza. Deve studiare possibilmente allestero. Il mio auspicio che trascorra qualche anno in Germania, terra che negli ultimi due secoli ha riscritto lalfabeto della filosofia. E poi? Poi, quando avr fatto le sue scelte di vita (la vita viene sempre prima di tutto, con lamore, lamicizia, il buon cibo), quando lInter avr finalmente vinto

tre o quattro coppe dei campioni, dovr decidere, potr decidere, se spendere questo sapere accumulato anche per la sua terra. Nella Politeia, che questanno ho fatto leggere in antologia ai miei alunni di I liceo, Socrate afferma che il filosofo dello stato ideale deve mettersi al servizio degli altri, a differenza di quanto accade per i filosofia di stati normali, per riconoscenza. Luigi mi ha stupito felicemente organizzando questo incontro, forse prematuro, ma sintomatico di un modo corretto di interpretare il proprio ruolo. Io credo che un sapere astratto da una comunit vivente sia assolutamente inutile se non pericoloso. Credo che, un giorno, Luigi dovr tornare qui, carico di domande pi che di risposte, di un sapere complesso pi che apodittico, e servire questa terra che lha nutrito. Come? Portandovi lo stesso sapere complesso che lo avr formato, e plasmando giovani integri. Nel Sofista lo Straniero afferma che nellanima dei cattivi differiscono opinioni e desideri, volont e piaceri, ragionamenti e dolori e tutte queste cose tra loro. Oggi il filosofo deve farsi carico della malattia mortale che attanaglia unintera civilt, tornare ad essere anche guaritore. Spero che Luigi, nella sua ansia di assoluti, nella sua vertiginosa fuga di pensiero, non dimentichi mai gli obblighi di un filosofo oggi, che non pu pi essere solo un professore universitario, un dotto, uno specialista, ma deve sporcarsi le mani o la testa, le mani e la testa, meglio. Una parola sul libro, non dimenticando la mia gravissima responsabilit nei confronti di Luigi, perch il primo modulo di filosofia nellunico anno che fui suo insegnante, anno per me memorabile perch nacque Caterina, fu dedicato a Parmenide riletto attraverso il neoparmenidismo di Emanuele Severino, che considero un ottimo filosofo, con quanto per c di diminutivo dopo lauspicio (la profezia?) heideggeriana sulla fine della filosofia, coincidente con la metafisica occidentale. La tesi centrale del saggio di Davide la seguente: Platone, cercando di dare diversa soluzione al problema del nulla, salvando i fenomeni, consegna lintera storia occidentale al dominio stesso del Nulla. Il Sofista, al di l delle intenzioni dellinconsapevole autore, anzi contro di esse, si potrebbe riassumere con la frase: Il Nulla Essere. Con il rispetto e lo dico con assoluta sincerit enorme che provo per lo sforzo esegetico, credo che, per, dopo alcune cose scritte da Heidegger in Oltre la linea e, soprattutto, nel Nietzsche, bisognerebbe ripartire da l: Al niente appartiene, e in modo non accessorio, lessere umano che ne memore. Anche perch a me pare che, mentre limpostazione al rapporto essere/nulla approdi in Severino ad una sorta di quietismo contemplativo, il disvelamento operato da Heidegger della struttura metafisica del pensiero occidentale da Platone a Nietzsche crei i presupposti per uno

sguardo rinnovato sulla realt, che non si limiti a salvare le cose ma a custodirle in maniera attiva.