Sei sulla pagina 1di 12

le donne dell'Associazione premiate alla Sagra di S.Lorenzo 2009 Sommario Editoriale Clara da Pozzo pag.

. 1 Il segreto del bosco che sfama e guarisce Mauro Corona pag. 2 Poesie - Leonardo Zanier pag. 3 Io ricordo, io racconto - Albino Concina pag.4 C'era una volta il combustibile - Dario Puschiasis pag. 6 Le erbe selvatiche pag. 6 Le ricette pag. 8 Le cronache - Mattia Primus e Nicola Puschiasis pag. 10 Clavajas in giro per il mondo pag. 12 Clavais e la musica pag. 12 Consulta Frazionale pag. 12 Appuntamenti del 2010 pag. 12 Quella del giornalino,sembrava una bella idea destinata ad esaurirsi in pochi numeri, invece, siamo gi arrivati al numero 8... Per un paese come Clavais un traguardo importante, anche perch, per molti di noi, non facile scrivere pur avendo molte idee e cose da raccontare... Certo qualche numero pu risultare pi completo di altri,ma la cosa veramente importante mantenere questo impegno semestrale, che costituisce comunque un legame tra l'associazione, il paese e tutti i simpatizzanti. Rinnoviamo l'invito a partecipare alle iniziative sociali nella nostra sede. Da tutti noi tanti Auguri di Buone Feste e Felice 2010. Il Presidente Clara Da Pozzo

Natale 2009

CLAVAJAS IL NESTI PA S

N8

IL SEGRETO DEL BOSCO CHE SFAMA E GUARISCE


di Mauro Corona

<Cl bsch va in tal cortf, lan l mrt o no p vif. Era un detto montanaro in uso qui da noi. Significa: Quando il bosco va nei cortili, luomo morto o non pi vivo. La ripetizione voluta. Vi sono due cose che permettono alla selva di invadere i cortili: la morte fisica di chi la accudiva e la morte morale, labbandono del bosco da parte delluomo per siti meno ripidi, posti al sole, citt, fabbriche, uffici. Quando luomo abbandona il bosco morto dentro, no p vif anche se mangia, beve e fa lamore. Questo volevano dire i vecchi con quel proverbio antico. Il bosco, fino agli anni Sessanta, era fondamentale per sopravvivere. Diventava, al pari di mucche, maiali, pecore, capre e galline, fonte di vita. Occorreva tenerlo da conto, curarlo, pulirlo, renderlo perfetto. Il bosco una brutta bestia, se lo molli avanza come una slavina. Lento, inesorabile sinfila dappertutto. Il bosco brado danneggia se stesso. Al pari degli uomini, competitivo, rissoso, guerrafondaio. Vuol stare col piede in mille scarpe. Quando gli alberi erano fonte di vita (non di sfruttamento) venivano condotti a pascolo come greggi dallattenzione continua dei montanari. Regola prima: il bosco deve respirare, perci va

sfoltito. In un ciuffo dove ci sono, mettiamo, venticinque faggi, si deve lasciarne dieci, dodici al massimo, i pi piccoli. Allora crescono e ingrossano senza intrigarsi, spintonarsi e baruffare. I grandi alberi, quelli cosiddetti da semenza, i patriarchi, guai toccarli. Servivano a proteggere gli alberelli dalle bufere, dal peso della neve, dai venti. Qui da noi li chiamavano Cheurdebsch (Cuoredibosco). Se tagliavi un Cheurdebsch ti condannavi. Era come uccidere una femmina di camoscio o capriolo. Venivi tacciato da farabutto a vita. I boschi andavano a rotazione. Tagliato uno, si passava allaltro e allaltro ancora, come percorrere un grande cerchio che girava valli e montagne. Per tornare al primo, passavano ventanni. Nel frattempo gli alberi crescevano, pronti al taglio. Il bosco era unindustria, una fabbrica, produceva sopravvivenza. Per questo andava condotto con sapienza. Il legname da opera, travi e tavolame, veniva trattato in modo speciale. Rigorosamente tagliato i primi otto giorni dopo la luna nuova di dicembre, non lavorava, cio non torceva n fendeva e conservava il volume. I legni per lavori piccoli, tornitura, piatti, scodelle, cucchiai, forchette, spine da botti, taglieri, mestoli, erano tagliati in luna calante di febbraio, dopo il venti, e scortecciati immediatamente. Le pale da fornai, fatte di acero bianco come neve, dovevano subire lattacco del fuoco e uscirne indenni. Allora gli aceri andavano tagliati dal primo al tre marzo o gli ultimi due giorni di luna nuova, sempre a marzo. In quel periodo il legno non brucia, diventa scuro ma non arde, il fuoco fa marcia indietro. Dopo il taglio del bosco, raccolto legna e legname, rimaneva in terra la ramaglia. A colpi di roncola veniva potata e legata in grossi fasci di bastoni. Serviva a rafforzare il fuoco, o per fuochi veloci e potenti quando cera fretta. Alla fine, nel bosco non rimanevano altro che frasche sottili. Una parte di queste la si legava in piccole fascine dette mane. Appena secche, bastava un solo fiammifero per accendere il fuoco. Una parte di frascame si sparpagliava nel bosco per fare humus. Poi cerano le foglie. Dautunno nevicava foglie. Non facevano in tempo a toccar terra che erano nel sacco. Servivano a stramare le mucche,

Natale 2009

CLAVAJAS IL NESTI PA S

N8

di Leonardo Zanier

mi riguardi las cidulas tratas da un pruc in ta not las lr codas di fc ' incroin sot las telas mi riguardi il fc grant sul pruc musas rosas e novas atr las armonicas sunin tas cjasas mi riguardi las vs dai giovins sul pruc in onr... in favr cntin i nons las peranas i amrs di un pa las lr codas di fc mi riguardi... tocj cjera t'un sbarni di lusignas e plati enfra i sterps plens di canaia j' ai jod t las cidulas ir la lr coda di fc

Da: La Domenica di Repubblica, 20 settembre 2009, per gentile concessione dell'autore.

coprire le patate dinverno, che non ghiacciassero nelle cantine. Anche le foglie erano raccolte con cautela. Solo quelle necessarie, il resto doveva fare humus. In anni di miseria, specie durante le guerre, i boschi vennero sfruttati al limite. Fu per non morire. Ma in quel tempo di vacche magre la regola era: Taglia uno pianta dieci. Le prole (alberelli da piantumare) venivano fasciate con garze come bambini. Le sinterrava in luna crescente, cos le radici si aggrappavano veloci, come lalpinista che sta per cadere, e attecchivano in un lampo. Nei tempi normali non si tagliava un ramo in pi che non fosse per campare. Nessuno, a quei tempi, si arricch coi boschi. Sopravvisse ma non fece soldi. Per farli avrebbe dovuto distruggere, e non era nel suo animo. Unazienda non si distrugge, si cerca dingrandirla. La singrandisce aggiungendo. Il bosco singrandisce togliendo. Guai se da un bosco non si sottraggono alberi. Il bosco va tagliato, mosso dicevano i vecchi. Come un cavallo che se non lo fai camminare sammala. Il bosco, usato a regola darte, aumenta. Pi tagli, pi rende. I boschi guarivano malattie. Certe foglie, resine, gemme di mugo, estratti di abete bianco, acero e altri estratti di piante, erano e sono medicine infallibili. Tenute, oggi, a debita distanza dalla farmaceutica chimica. Ecco perch gli uomini dun tempo tenevano ad avere il bosco perfetto. Era sopravvivenza. Lo amavano come uno di famiglia. Anzi, di pi, che spesso i mariti baruffavano con le mogli, col bosco mai. Tagliavano le piante sotto il rasoterra. Per guadagnare una spanna di legno, singinocchiavano davanti allalbero scavando con le mani una buca attorno al tronco, che entrasse la scure pi bassa. Mio nonno, un vecchio duro e brusco come un larice, diceva che, dopo Dio, lunica cosa che lo faceva inginocchiare era il bosco. Quando mi portava a fare innesti nelle piante, voleva che tenessi le mani attorno al tronco. Perch, diceva, nel momento che taglio col coltello, lalbero prende paura, gli viene la febbre, sentendo le tue mani si d coraggio.

Mauro Corona, scultore, alpinista e scrittore friulano, ha pubblicato tredici libri, molti dei quali sono stati tradotti in diverse lingue, fra cui il cinese. Nei suoi romanzi e nei suoi racconti Corona ci porta a contatto con un mondo quasi del tutto scomparso: quello della vita e delle tradizioni nei paesi della Valle del Vajont, un ecosistema che sub violenti sconvolgimenti a seguito della tragedia. Personaggi e echi del passato riaffiorano tra le righe di Corona, che affronta con uno sguardo appassionato e un po' malinconico tematiche come il rapporto dell'uomo con la natura, con le proprie radici e con l'incombente progresso economico e tecnologico.

Natale 2009

CLAVAJAS IL NESTI PA S

N8

POESIE
In onr in favr

e las vs contin nons di int lontana e i tudin tar un sterp cena canaia

par pod paragn par pod pindi dut paragn dibant l in machina par riv prin par v plui timp di f bz par mantegni la machina dut pesse dibant tacon par f fs prin di mur ch' a taconino par f fs prin di mur dut tacon dibant come d: l' dut dibant l e torn lavor e paragn iev e pesse impar a tacon iuta! salvo: il l e il cap il f e il gut di f il sav e il sav f la fada par f e par sav f iuta! salvo: il biel e il brut il gut e il digut il ridi e il va il vivi e il mur

Milena Palmano olio su tela cm. 40 x 60

dut dibant
pac coculas dut lavr dibant pal nf dut lavr dibant cop int dut lavr dibant tir fot par f ledan dut lavr dibant iev par piet not par l 'tal iet dut iev dibant torn a cjasa par torn a emigr dut torn dibant l a cuela par impar a lei par insegn a lei dut impar dibant no pindi

io ricordo, io racconto
di Albino Concina (Albin di Bataja) Cari compaesani, avendo vinto due anni or sono il secondo premio al concorso letterario io ricordo io racconto nel comune di Comeglians, ho il piacere di farlo leggere a tutti quelli che mi conoscono e non, soprattutto ai giovani d'oggi. Ringrazio la redazione del giornalino di Clavajas

Natale 2009

CLAVAJAS IL NESTI PA S

N8

per l'ospitalit. Un saluto e un augurio di buone feste a tutti.

ricordi della mia infanzia


Sono nato nel lontano 14 febbraio 1947 a Clavais, una piccola frazione del comune di Ovaro a 827 m. sul mare, in Carnia nella Val di Gorto. La mia era una famiglia molto povera; prima di me c'erano altre due sorelle, Maria di 10 anni e Valentina di 7. Mia madre era originaria di Gracco; mio padre, figlio unico, rimase orfano di suo padre all'et di 11 anni; in quei tempi la sua era una famiglia benestante, con diverse case e molta campagna. Avevano inoltre parecchie mucche, capre e maiali. La morte di Tin di Batia lasci mia nonna Palmira nel caos pi totale, con debiti che non seppe gestire, e a poco a poco i creditori le portarono via tutto il patrimonio. Rimase solo la casa dove sono nato io, una casa molto grande con annessa una bella stalla. Ben presto per, per finire di pagare i debiti, si dovette vendere anche la stalla ai Begheron, famiglia dove mia mamma faceva la serva. Quindi i miei genitori appena sposati avevano solo la casa, poi a forza di sacrifici riuscirono a comprare due mucche; noi abitavamo con la mamma perch il pap faceva il casaro a Trava e tornava a casa solo saltuariamente. Mia mamma era sola con tre figli da allevare, le mucche da accudire e tutto quel lavoro nei campi e nei prati; il pap portava a casa pochi soldi e la mamma doveva fare i salti mortali per portare avanti la famiglia, erano quattro bocche da sfamare; io ricordo che si mangiava polenta riscaldata la mattina con un po' di latte, polenta a mezzogiorno con un pezzetto di formaggio e polenta la sera con latte, oppure qualche volta sopa bruada o f; solo se moriva una gallina si poteva mangiare un po' di carne e la minestra di brodo. Erano anni molto duri, noi bambini andavamo nelle case del paese e vedevamo ben altre pietanze, tipo la pastasciutta che ci faceva una gran voglia, ma non osavamo dire: datecene un po' da assaggiare; cos ci rimaneva solo da guardare. Ricordo che dai 4 anni in poi, le mie sorelle aiutavano la mamma in campagna e io

facevo quello che potevo. Gi da piccolo mi mandavano a prendere l'acqua alla fontana e mi facevano pandi las slz o i cavi dal fen. Avevo circa 5 anni quando una signora di Liariis chiese a mia madre se voleva lavorare la sua terra in affitto. La mamma era eroica, per la famiglia faceva tutto, e accett di prendere anche questo luogo Novens, e il lavoro aumentava sempre di pi. In Novens si rimaneva circa per i tre mesi estivi. Avevamo due mucche nostre e tre in prestito, io e le mie sorelle ci alzavamo alle 6 di mattina, la mamma alle 5 poi tutti a lavorare nella stalla per governare le mucche, mungerle, pulire, portare fuori il letame; e poi nei campi, tra marzo e aprile, o a falciare i prati d' estate. Mi ricorder sempre che un giorno volevo imparare a falciare l' erba, cos presi la falce e provai, ma inesperto com'ero arrivai solo a ficcare la punta nel terreno. Mia sorella Maria venne vicina per aiutarmi, ma io volevo fare da solo, cercai di estrarre la lama della falce dalla terra, in quell'attimo mi scapp di mano e procur a Maria un grosso taglio nella gamba. Oh Dio, cosa avevo fatto! Sangue da per tutto, cominciai a piangere e gridare aiuto, accorse molta gente, le legarono la gamba e portarono mia sorella con la olgjia fino a Liariis, poi con l' ambulanza fino a Tolmezzo. Quel giorno non tornai a casa dalla paura, passai tutta la giornata vagando per la campagna e la notte mi rintanai nel fienile; la mattina quando la mamma venne a vedere delle mucche, piangendo disperato le chiesi perdono, che io non volevo fare male a Maria! Lei mi rispose che ormai era fatta. Dovevamo lavorare tanto, eravamo rimasti indietro con gli impegni, eppure la mamma non mollava mai. Un giorno ci disse che aveva trovato un lavoro e, anche se non arrivava a star dietro a quelli che gi aveva, accett. Doveva andare tutti i giorni a prendere il pane con la gerla a Ovaro, il pane per i due paesi di Liariis e Clavais, 50 Kg di pane! Bisognava organizzarsi fra di noi: il pap era lontano, veniva a casa ogni tanto ed era sempre ubriaco; con la scusa che trovava gli amici qua e l, raramente portava a casa qualche soldo.

Natale 2009

CLAVAJAS IL NESTI PA S

N8

La mamma non era contenta di come lui si comportava e spesso litigavano. Un giorno mio padre disse che aveva trovato un posto per mia sorella Maria a Trava, avrebbe dovuto accudire una signora inferma. Litigarono per questo, mia madre si opponeva, aveva tanto lavoro e mia sorella grande e forte le era indispensabile, ma il pap comunque la port via con s. Da allora tante volte mia sorella Valentina di 14 anni and a prendere il pane a Ovaro, mentre io e la mamma facevamo la stalla; poi lei andava nei campi e io a portare il bidone del latte (circa 2530 Kg) in latteria, poi dovevo correre a scuola e avevo solo 7 anni. Nella bella stagione uscivo da scuola e via anch'io nei campi e nei prati dove trovavo la mamma e Valentina al lavoro gi da ore. In aprile e maggio si doveva andare a forcja i campi in Pic, in Novens e in Qual. Poi tra giugno e i primi d' agosto a far fieno in Pramajr, in ta

Valuta, in Somvras, in Valpois, in Pic, in Nombladi e in Novens. Nel resto del mese di
luglio fino al 10 di agosto eravamo a lavorare a 1300-1600 m. d' altezza, tutti i giorni s e gi a falciare e portare a casa il fieno essiccato, prima in Fontana, poi in Stalvieri, Pecols, Pogif, in Valbtul e per ultimo in Garlutan. Questo benedetto fieno che pareva non bastasse mai a sfamare le mucche...

di Ovaro ad aver diritto al combustibile, inteso come fabbisogno di legna da ardere di una famiglia residente per un anno. Fino a qualche anno fa nella nostra frazione si faceva richiesta di combustibile al Comune. I cittadini a loro spese provvedevano a tagliare le piante, a trasferirle, a formare delle cataste - pari al numero delle famiglie - che venivano distribuite a sorte. Ogni famiglia mandava una o pi persone a preparare questa legna, tenendo conto delle ore lavorate da ciascuno. Alla fine veniva stabilito il prezzo di una catasta, in denaro o in ore lavorate. La famiglia o persona anziana che non disponeva di forza lavoro comprava la sua catasta ad un prezzo molto inferiore al suo valore sul mercato. Con landare del tempo, per vari motivi, non c stata una continuazione del combustibile. Un po perch non cerano persone giovani disponibili, un po perch le piante che venivano assegnate erano tanto lontane dalla strada. Cera molto lavoro da fare prima di avere a casa una catasta di legna. Verso il 1985 si fatto lultimo combustibile. Ora a distanza di tanti anni, visto il diritto al combustibile, visto che la legna costa a comperarla, con lavanzare del bosco, i mezzi a disposizione, le strade, lunione e la volont, penso che sia il caso di incontrarci e di trovare insieme una soluzione per fare rinascere questo nostro diritto.

Cera una volta il combustibile


di Dario Puschiasis Clavais e Cludinico sono le due frazioni del Comune

Natale 2009

CLAVAJAS IL NESTI PA S

N8

LE ERBE SELVATICHE
tratto dall'opuscolo Cucinare con le erbe selvatiche, edito da Reverdito Edizioni s.r.l. I sentieri di montagna custodiscono ancora le variet e i profumi delle erbe selvatiche. Ogni erba possiede caratteristiche proprie che bene conoscere, non solo ai fini di un corretto e azzeccato abbinamento delle stesse in cucina, ma anche per un uso consapevole delle propriet delle piante. Qui di seguito cercheremo di darvi le informazioni pi essenziali su alcune erbe selvatiche pi comuni nei nostri prati.

utilizzata in cucina nella preparazione di insalate, zuppe, minestre, creme, primi e secondi piatti. Inoltre con essa si possono confezionare bevande rinfrescanti e liquori.

I SAPORI
Ogni pianta ha un suo sapore caratteristico. Se cercate un aroma intenso utilizzate il rosmarino, l'origano, la salvia o il timo; per un aroma pi delicato, leggermente dolce, impiegherete il dragoncello, il finocchio o il cerfoglio; per una sferzata di energia non esiterete a preparare ricette con il rafano o il crescione; se preferite un gusto ricercato saranno i fiori di sambuco o i frutti di sorbo o le bacche del ginepro a soddisfare il vostro desiderio. Le erbe di campo come il tarassaco, l'ortica, le asprelle lessate, si usano esattamente come gli spinaci; con il tarassaco si ottiene uno squisito risotto, con le ortiche degli ottimi gnocchi o strangolapreti. Chi si accinger alla raccolta e uso di tali piante spontanee dovr farlo sicuramente non in maniera inconsulta ma con buona conoscenza delle stesse. Di ogni piantina dovr conoscere il nome, cosa cogliere per non danneggiare la pianta e soprattutto gli effetti indesiderati che esse possono avere, come allergie ed intolleranze.

piantina con grande radice carnosa e fusto semplice. Attenzione ad essere sempre parchi nelle quantit usate a causa dell'eccessivo senapismo che provoca. A piccole dosi un eccitante gastrico, a dosi elevate pu provocare alterazioni nelle mucose gastriche.

i boccioli dei fiori non dischiusi e i bottoni che portano i pappi del taraxacum officinale possono essere conservati sia in salamoia che sottaceto. Con la radice di questa pianta erbacea perenne, chiamata anche dente di leone, si pu ottenere un surrogato di caff, simile a quello ottenuto con la cicoria, mentre con i suoi boccioli fioriti si pu produrre un vino dal gradevole sapore.

CERFOGLIO
dal delicato aroma, viene utilizzato in numerose preparazioni culinarie, come nelle salse per carni o miscelato per insalate selvatiche. Pu essere inoltre utilizzato come aromatizzante di bibite o liquori.

di questa pianta si utilizzano insaporire salse, piatti a base di bianca. E 'bene consumarlo l'essiccamento ne altera organolettiche.

Natale 2009

CLAVAJAS IL NESTI PA S

N8

MENTA

CREN O RAFANO

TARASSACO

DRAGONCELLO
le foglie per uova e di carne fresco perch le propriet

FINOCCHIO SELVATICO
le foglie si mangiano crude. I semi servono a preparare dolci e liquori oppure tisane digestive e aromatiche.

LUPPOLO
oltre che nelle bevande alcoliche, nei dessert, nei cibi cotti, le infiorescenze del luppolo sono usate nella preparazione della birra. Con le sue cime si pu preparare anche un ottimo risotto.

GRAMIGNA
la gramigna anticamente veniva usata come ingrediente da unire alla farina di panificazione e anche nella preparazione della birra.

I PINOLI DEL CIRMOLO


i pinoli del cirmolo hanno sapore dolciastro e pi saporito rispetto a quelli che provengono dal pino domestico. Dalla spremitura di questi frutti si ricava un olio assai pregiato in cucina.

IL MUGO
questa conifera, ricca di olio eterico, usata sotto forma di inalazione nel caso di bronchite o tosse, nel caso di reumatismi e dolori alle articolazioni per frizioni.

2 cucchiai di montasio stagionato grattugiato sale Per la pasta: 200 g di farina 75 g di burro 1 uovo 1/2 bicchiere d'acqua sale Preparate la pasta mescolando farina, burro, acqua, uovo e sale. Lavorate fino a ottenere un panetto liscio e lasciatelo riposare per un'ora in frigo. Lessate le erbe, tritatele e insaporitele in poco burro e aglio. Lasciate raffreddare, quindi incorporate il formaggio a dadini, quello grattugiato, la ricotta e il sale. Amalgamate e aggiungete il tuorlo d'uovo e l'albume montato a neve. Imburrate e infarinate uno stampo rotondo e rivestitelo con la pasta a 2-3 mm di spessore (un po' di pasta tenetela da parte). Punzecchiate il fondo, coprite con carta stagnola, mettete dei fagioli secchi perch la pasta non si sollevi. Infornate a 190 C per 20 minuti. Levate i fagioli e la stagnola e versate il composto. Con la pasta rimasta fate un reticolato, pennellate con uovo e infornate a 180 C per 20 minuti.

LA GENZIANA GIALLA
una specie protetta ed usata per tutti i disturbi dello stomaco e per il senso di pesantezza.

Le ricette
Antipasti, contorni e insalate
Crostata di erbe e formaggio
200 g di ricotta fresca 200 g di erbe di campo 100 g di montasio fresco a dadini 1 uovo 1 spicchio d'aglio

500 g di germogli bianchi d gramigna 350 g di riso 1 cipolla 1 bicchiere di vino bianco

Natale 2009

CLAVAJAS IL NESTI PA S

N8

Primi piatti
Risotto alla gramigna

olio extravergine d'oliva brodo vegetale grana grattugiato sale e pepe Rosolate bene la cipolla, tagliata grossolanamente, con 3-4 cucchiai d'olio; toglietela dalla pentola e aggiungete i germogli di gramigna accuratamente lavati. Rosolateli a lungo e versate il riso, lasciatelo tostare mescolandolo per qualche minuto, aggiungete il vino e fatelo evaporare. Salate e portate a cottura, versando di quando in quando qualche mestolo di brodo, mescolando continuamente. Mantecate il riso con pochissimo burro, una generosa manciata di formaggio grattugiato, pepate e servite.

Secondi piatti
Polpettone con radicchio
di Lisa Koenraads Un ottimo polpettone assaggiato e gustato recentemente, ospiti da nostri amici siciliani, anche se gli ingredienti hanno un sapore nordico. Ingredienti: 500 g di carne macinata, 1 uovo, una fetta di pane raffermo senza crosta, sale, pepe, noce moscata, 4 fette di formaggio latteria fresco, 2 piccoli cespi di radicchio tardivo trevigiano Mescolare la carne colluovo, il pane bagnato e strizzato, sale, pepe e noce moscata. Appiattire il polpettone, coprirlo con le fette di formaggio e con i cespi di radicchio, puliti, lavati e asciugati e tagliati a met. Formare un rotolo, far sciogliere del burro in una pentola e cuocere il polpettone a fuoco basso per circa unora. Lasciar raffreddare qualche minuto prima di tagliarlo.

Zuppa alle ortiche


800 g di germogli di ortica 50 g di burro 1 cipolla 2 litri di brodo vegetale 1 cucchiaio di farina olio extravergine d'oliva sale Lavate bene i germogli di ortica in acqua corrente, proteggendovi le mani con guanti di gomma; sgocciolateli e tritateli finemente con la mezzaluna. Sbucciate la cipolla, affettatela e fatela soffriggere in una pentola con met del burro; quando sar imbiondita, unite l'ortica e lasciatela insaporire per almeno 5 minuti, mescolando con un cucchiaio di legno. Salate leggermente, versate un mestolo di brodo caldo e fate cuocere per circa 20 minuti, a fuoco basso e a recipiente scoperto, mescolando e aggiungendo a poco alla volta il brodo. Unite la farina, mescolando e facendo attenzione a non formare grumi. Quando la verdura sar ben cotta e la zuppa sar densa, insaporite con sale, olio e il burro rimasto e portate in tavola caldissimo.

Dolci e liquori
Due dolci natalizi con la cioccolata, semplici da fare (di Lisa Koenraads)

Ingredienti: 175 g di burro, 1 uovo, 125 g di zucchero, 40 g di cacao amaro, 250 g di farina, sale, 40 g di mandorle tritate con 2 cucchiai di zucchero Mescolare il burro con luovo, lo zucchero, un pizzico di sale e il cacao. Aggiungere la farina e formare un rotolo (o due) di pasta. Passare il rotolo nel misto di mandorle e zucchero e metterlo nel frigo per unora. Tagliare la pasta a fettine e cuocere i biscotti nel forno a 180 per circa 12 minuti.

Ricetta svizzera, non serve neanche il forno. Sbattere insieme 150 g di burro, 200 g di zucchero a velo, 2 cucchiai di grappa. Sciogliere a bagnomaria con 3 cucchiai di acqua e un cucchiaio di caff 100 g di cioccolata al latte e 100 g di cioccolata fondente a pezzetti.

Natale 2009

CLAVAJAS IL NESTI PA S

N8

Talleri alle mandorle

Quadretti al caff

sede Villa Ines: e, dalle cinque del pomeriggio fino a ora di cena, abbiamo mangiato castagne e ribolla. Quest'anno inoltre Vittorio aveva preparato per l' occasione un ottimo dolce, la serata non poteva che finire bene.

Mescolare il tutto e metterlo nel frigo finch si rassodi un po. Stendere limpasto su una teglia e lasciarlo indurire . Tagliarlo a quadretti, decorare ogni quadretto con un chicco di caff vero o di cioccolata e mettere i quadretti nelle formine di carta.

Liquore alle 10 spezie


Pelate l'arancia ricavando delle bucce sottili che farete asciugare appese all'aria per 2 giorni e dopo tagliatele a pezzettini. Mettete in una bottiglia o in un recipiente di vetro per la macerazione le bucce d'arancia, con le altre spezie, la radice di zenzero tagliata a listarelle, l'alcool etilico e il vermut, tappate e fate riposare per 2-3 settimane in un luogo soleggiato. Aiutandovi con un setaccio, filtrate l'estratto che avrete ottenuto. In una casseruola sciogliete il miele con l'acqua, mescolando continuamente. Versate il tutto nell'estratto, travasando poi nelle bottiglie o in caraffe. Nicola al lavoro...

Le cronache
di Mattia Primus e Nicola Puschiais

La castagnata
Visto il successo dello scorso anno, l'Associazione Culturale Clavajas ha deciso di replicare anche quest'anno la castagnata d' autunno; il primo giorno di novembre infatti ci siamo ritrovati nella

Ormai da tre edizioni la tradizionale sagra di San Lorenzo viene organizzata dall'Associazione Culturale Clavajas; Finora anche grazie al bel tempo sono stati tre successi... quest'anno poi, c' stata qualche novit, fra tutte la gara della pastasciutta (dominata da Mirko), e i ballerini di Sappada - gli Holzhockar (i boscaioli) - che nella serata di domenica hanno intrattenuto e coinvolto

10

Natale 2009

CLAVAJAS IL NESTI PA S

N8

La sagra di San Lorenzo

la gente con balli molto particolari.

Il compleanno di Gino
Lo scorso 5 dicembre 2009 Gino Plozzer ha festeggiato il traguardo dei 90 anni, tanti auguri !

perch Boris Garlatti Costa con la sua famiglia si trasferito da Luviea (Arta Terme) venendo ad abitare stabilmente a Clavais. I suoi due figli Vincenzo e Emma hanno subito fatto amicizia con me e mio fratello Federico e ogni giorno usciamo a giocare assieme.
Nicola Puschiasis

Mina e Gino Plozzer Il giorno 10 dicembre 2009 stata tolta dal suo posto la piccola campana della latteria; recentemente divenuta simbolo dell'Associazione Culturale Clavajas e, da sempre simbolo del lavoro degli abitanti di Clavais che per anni hanno contribuito all'attivit della latteria sociale... Probabilmente stata tolta dagli operai per via dei lavori tuttora in corso nell'edificio, ma siamo certi che una volta terminati tali lavori la campana ritrover il suo posto. Emma e Vincenzo Garlatti Costa

A met dicembre Luca e Riccardo (foto sotto) Bacchetta, i pi piccoli del paese, sono stati colpiti da una forma acuta di varicella; Luca guarito ma Riki arrivato a Natale pieno di puntini rossi
Nicola Puschiasis

Da circa un mese a Clavais siamo aumentati di numero, passando da 43 a 47 abitanti. Questo 11

Natale 2009

CLAVAJAS IL NESTI PA S

N8

Clavajas in giro per il mondo


I nostri soci non stanno mai fermi........

e la piccola Lucrezia.

Marianna Biadene in Nuova Zelanda (dicembre 2009)

Clavais e la musica
Sono 3 i componenti il gruppo Bandistico Val di Gorto provenienti da Clavais: Erika Brovedan (clarinetto), Giovanni Brovedan (flicorno basso e contrabbasso) e Arianna Primus (flauto) e c' anche un allievo del corso di preparazione allo strumento: Federico Puschiasis. Giovanni stato anche premiato per i suoi 15 anni di presenza nel gruppo durante il tradizionale concerto di Natale del 26 dicembre a Ovaro, che ha ottenuto un grande successo di pubblico. Congratulazioni!

Consulta Frazionale
Sono stati eletti membri della Consulta Frazionale nelle recenti consultazioni: Dario Puschiasis Tiziana Puschiasis Mirco Zanier A loro i nostri auguri di buon lavoro, con la sollecitazione di fare almeno un poco di pi dei loro predecessori... ultima ora!

Ancora una volta il Giro d'Italia passer per le nostre strade: infatti la 15a tappa si svolger domenica 23 maggio, da Mestre al Monte Zoncolan (km 218), con salita dal versante di Ovaro. Il giorno prima del passaggio del Giro alcune associazioni sportive organizzano la gara KaiserZoncolan. In parole povere, sar una cicloescursionistica/ agonistica sul modello delle tappe del Giro delle Dolomiti. Partenza da Tolmezzo e a velocit controllata si arriver ad Ovaro passando per Villa Santina e proseguendo lungo la strada di Raveo e Muinia. La salita dello Zoncolan sar cronometrata.

I sops
Anche quest'anno il 31 dicembre - i bambini di Clavais hanno festeggiato numerosi (foto sotto) con Riki putroppo assente per un infortunio. Ma c'erano Agnese, Ilaria, Michelle, Emma, Michele, Stefano, Federico, Nicola, Vincenzo, Antony, Luca

Questo numero stato curato e impaginato da Gian Giacomo Biadene. Le foto sono di Nick Fogar, Jacum e Marianna Biadene. Ringraziamo tutti gli autori per la loro collaborazione. Ci scusiamo, come sempre, per eventuali errori ed omissioni, invitando tutti i lettori a segnalarceli. Aspettiamo i vostri scritti, suggerimenti e consigli per il prossimo numero che uscir in occasione della prossima Sagra di S. Lorenzo, in agosto 2010.

12

Natale 2009

CLAVAJAS IL NESTI PA S

N8

Appuntamenti del 2010

Potrebbero piacerti anche