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psicologia e crescita personale

Bronnie Ware

Vorrei aVerlo fatto


i cinque rimpianti pi grandi di chi alla fine della vita

titolo originale: The top five regrets of the dying copyright 2011, 2012 Bronnie Ware published and distributed by Hay House

Traduzione: Katia prando Editing: enza casalino Revisione: sonia Vagnetti, Marco Morra Impaginazione e Grafica di copertina: Matteo Venturi Immagine di copertina: sublimefocus - fotolia.com Stampa: fotolito graphicolor snc citt di castello (pg) i edizione: novembre 2012 2012 Edizioni My Life www.mylife.it - Via garibaldi, 77 - 47853 coriano di rimini isBn 978-88-6386-201-0
tutti i diritti sono riservati. nessuna parte di questo libro pu essere riprodotta tramite alcun procedimento meccanico, fotografico o elettronico, o sotto forma di registrazione fonografica; n pu essere immagazzinata in un sistema di reperimento dati, trasmesso, o altrimenti essere copiato per uso pubblico o privato, escluso luso corretto per brevi citazioni in articoli e riviste, senza previa autorizzazione scritta delleditore.

indice
Introduzione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .6 dai tropici alla neve . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .11 Una carriera inaspettata . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .24 onest e resa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .38 Rimpianto 1: Vorrei aver avuto il coraggio di vivere una vita fedele ai miei principi e non quella che gli altri si aspettavano da me . . . . . . . . . .53 prodotti del nostro ambiente . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .66 catene . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .78 Rimpianto 2: Vorrei non aver lavorato cos tanto . . . . . . . .92 finalit e intenzione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .103 semplicit . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .115 Rimpianto 3: Vorrei avere avuto il coraggio di esprimere i miei sentimenti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .128 Mai pi sensi di colpa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .140 doni nascosti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .155 Rimpianto 4: Vorrei essere rimasto in contatto con i miei amici . . . . . . .165 Veri amici. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .176 concediti il tempo di stare con gli amici . . . . . . . . . . . . . . . . .189 Rimpianto 5: Vorrei aver permesso a me stessa di essere pi felice . . . . .201 la felicit adesso . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .213 Questione di punti di vista . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .226 tempo di cambiamenti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .236 oscurit e alba . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .250 nessun rimpianto . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .264 sorridi e stai sicura . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .277 Lautrice . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .287

introdUzione

n una mite sera destate, in un piccolo paese di campagna, era in corso una conversazione molto simile ad altre allegre chiacchierate che stavano avvenendo contemporaneamente nel resto del mondo. erano solo due persone che si raccontavano luna allaltra intessendo una storia. la differenza, per, che questo dialogo si rivel essere il punto di svolta nella vita di una persona. e quella persona ero io. cec leditor di una grande rivista di musica folk, la Trad and Now in australia, dove famoso sia per il sostegno dato a questo genere musicale sia per il suo grande sorriso affabile. stavamo chiacchierando del nostro amore per la musica (tema perfettamente consono, dal momento che ci trovavamo a un festival di musica folk). la conversazione tocc anche le difficolt che stavo vivendo in quel periodo, vale a dire trovare i fondi per un corso di chitarra e di composizione musicale che volevo avviare in un carcere femminile. se riesci a metterlo in piedi e a farlo funzionare, dimmelo e pubblicher la tua storia, disse cec per incoraggiarmi. in effetti riuscii a farcela e poco tempo dopo scrissi la storia della mia esperienza per la rivista. in quella circostanza, mi chiesi come mai non mi fossi dedicata alla scrittura di storie e racconti nella mia vita. dopo tutto, scrivevo da sempre. Quando ero una ragazzina tutta lentiggini avevo amici di penna in ogni parte del mondo. era ancora lepoca in cui la gente scriveva lettere a mano, le infilava in una busta e poi nella cassetta postale. non ho smesso nemmeno da adulta. sono continuate le lettere manoscritte agli amici cos come anni e anni di diari. e a quei tempi componevo canzoni. Quindi, in fin dei conti, scrivevo ancora (solo che oltre alla penna, tenevo in mano anche la chitarra). Ma il piacere provato nel raccontare la storia sul carcere, seduta al

tavolo della mia cucina con una carta e una penna vecchio stile, aveva riacceso il mio amore per la scrittura. cos mandai i miei ringraziamenti a cec e subito dopo decisi di aprire un blog. gli eventi che seguirono cambiarono direzione alla mia vita nel migliore dei modi possibili. inspiration and chai, questo il nome del blog, vide la luce in un cottage piccolo e accogliente sulle Blue Mountains in australia, ovviamente davanti a una tazza di t chai. Uno dei primi articoli che scrissi riguardava i cinque pi grandi rimpianti delle persone che stanno per morire, di cui mi ero presa cura. prima del lavoro con la prigione, avevo svolto il ruolo di assistente ai malati terminali e i ricordi erano ancora freschi. nel corso dei mesi seguenti, larticolo prese slancio in un modo che solo internet pu spiegare. iniziai a ricevere e-mail da persone che non conoscevo e che si collegavano al sito per leggere ci che scrivevo. Quasi un anno dopo, mi trasferii in un altro piccolo cottage, in una zona agricola. Un luned mattina, mentre me ne stavo seduta a scrivere in veranda, decisi di controllare le statistiche sul sito, come si fa di tanto in tanto. il mio viso assunse unespressione sconcertata ma compiaciuta. il giorno successivo controllai ancora, e quello dopo feci lo stesso. non cerano dubbi sul fatto che stesse accadendo qualcosa di grosso. larticolo, intitolato i cinque rimpianti pi grandi di chi sta per morire aveva spiccato il volo. iniziarono a piovere e-mail da ogni parte del mondo, insieme alle richieste di permesso da parte di vari autori di citare larticolo nei loro blog e di tradurlo in altre lingue. la gente lo leggeva sul treno in svezia, alle stazioni degli autobus in america, negli uffici in india, a colazione in irlanda e cos via. non tutti in verit erano daccordo con il suo contenuto, ma nacque un dibattito sufficiente affinch continuasse il suo giro del mondo. ai pochi che dissentivano dicevo: non sparate al messaggero. io stavo semplicemente condividendo ci che a loro volta le persone in fin di vita avevano condiviso con me. comunque, almeno il 95 per
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cento dei feedback ricevuti sullarticolo erano positivi. ci rafforz lidea di quante cose abbiano in comune gli uomini malgrado le differenze culturali. Mentre succedeva tutto questo, vivevo nel cottage e godevo della bellezza degli uccelli e degli altri animali selvatici che popolavano le rive del torrente di fronte casa. ogni giorno, mi sedevo in veranda e continuavo a lavorare dicendo s alle opportunit che cominciavano a presentarsi da sole. nei mesi che seguirono, pi di un milione di persone lesse i cinque rimpianti pi grandi di chi sta per morire. nel giro di un anno, quel numero si triplic. per questa ragione e per soddisfare le richieste delle persone che mi contattarono, decisi di approfondire largomento. avevo sempre avuto lintenzione di scrivere un libro vero e proprio un giorno, come capita a molti. Ma solo raccontando la mia storia personale in queste pagine sono riuscita a esprimere appieno le lezioni che avevo appreso lavorando con i malati terminali. il libro che avevo sempre desiderato creare era pronto per essere scritto. ed questo. leggendo la mia storia, ti accorgerai che non sono mai stata il tipo di persona che segue percorsi tradizionali nella vita, se mai esistono. Vivo come mi viene e ho scritto questo libro perch sono una donna con una storia da condividere. Quasi tutti i nomi nel libro sono stati cambiati per proteggere la privacy delle famiglie e degli amici. tuttavia, sono reali i nomi del mio primo maestro di yoga, della mia responsabile al centro prenatale, del proprietario del campeggio per camper, del mio tutor durante lesperienza in carcere e di tutti i cantautori menzionati. Ho modificato leggermente lordine cronologico per raggruppare insieme i clienti in base alle tematiche che ho affrontato con loro. i miei ringraziamenti vanno a tutti quelli che mi hanno assistito lungo il viaggio. per il supporto e linfluenza positiva dal punto di vista professionale rivolgo un ringraziamento speciale a: Marie Burrows, elizabeth cham, Valda low, rob conway,
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reesa ryan, Barbara gilder, dad, pablo acosta, Bruce reid, Joan dennis, siegfried Kunze, Jill Marr, guy Kachel, Michael Bloeme, ana goncalvez, Kate e col Baker, ingrid cliff, Mark patterson, Jane dargaville, Jo Wallace, Bernadette e a tutti quelli che hanno sostenuto la mia scrittura e la mia musica connettendovisi in modo positivo. grazie anche alle numerose persone che hanno contribuito a farmi avere sempre un tetto sulla testa: Mark avellino, zia Jo, sue greig, Helen atkins, zio fred, di e greg Burns, dusty cuttell, Mardi Mcelvenny e a tutti i miei meravigliosi clienti di cui ho curato e amato la casa come se fosse la mia. grazie anche a tutte le persone buone che mi hanno dato da mangiare. per il sostegno personale nei tratti pi impervi del cammino, ringrazio tutti gli amici passati e presenti, vicini e lontani, per aver arricchito la mia vita in cos tanti modi. Un grazie speciale a: Mark neven, sharon rochford, Julie skerrett, Mel giallongo, angeline rattansey, Kateea Mcfarlane, Brad antoniou, angie Bidwell, Theresa clancy, Barbra squire. prestano tutti servizio presso il centro di meditazione sulle montagne che mi ha permesso dincamminarmi lungo un sentiero di pace. ringrazio anche il mio compagno. siete stati tutti la mia barella quando avevo pi bisogno di riposare. naturalmente grazie anche a mia madre Joy: mai nome pi appropriato stato dato a una persona sulla terra. che sacra lezione damore mi hai dato con il tuo esempio! grazie infinite, donna meravigliosa. a tutte le bellissime persone che se ne sono andate, le cui storie qui narrate hanno influenzato la mia vita: questo libro un omaggio a voi. ringrazio anche le famiglie dei cari defunti per i momenti dolci e indimenticabili che abbiamo vissuto insieme. grazie a tutti. infine, grazie alla gazza che canta sullalbero vicino al fiume mentre scrivo questo pezzo. tu e tutti i tuoi amici uccelli mi avete tenuto compagnia durante la stesura di queste pagine. grazie a
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dio per avermi sostenuto e per aver inviato sulla mia strada cos tanta bellezza. a volte ci rendiamo conto che un momento particolare ha cambiato il corso della nostra esistenza quando gi troppo tardi. Molti dei momenti condivisi nel libro hanno cambiato la mia vita. grazie cec per aver dato nuova vita alla scrittrice che c in me. grazie, lettore, per la tua bont e per il nostro legame. con amore e rispetto, Bronnie la veranda al tramonto. Marted pomeriggio.

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dai tropici alla neVe

on riesco a trovare i miei denti. non riesco a trovare i miei denti. Quelle urla familiari giunsero fin nella mia stanza mentre tentavo di prendermi il pomeriggio libero come da programma. Misi gi il libro che stavo leggendo sdraiata sul letto e mi incamminai verso la zona soggiorno. come mi aspettavo, agnes se ne stava l, confusa e inoffensiva, con quel suo sorriso a tutta gengiva. scoppiammo entrambe in una risata. lo scherzo non avrebbe pi dovuto far ridere a quel punto, visto che perdeva i suoi denti quasi tutti i giorni. Ma non fu mai cos. sono sicura che lo fai solo per farmi tornare di nuovo qui con te risi, mentre iniziai la ricerca del giorno in posti ora familiari. fuori la neve continuava a cadere, intensificando la sensazione di calore e accoglienza trasmessa dal cottage. scuotendo il capo, agnes fu irremovibile: assolutamente no, cara! Me li sono tolti prima del sonnellino ma quando mi sono svegliata, non sono riuscita a trovarli da nessuna parte. tranne che per la sua mancanza di memoria, agnes era lucida come uno specchio. avevamo iniziato a vivere insieme quattro mesi prima, quando avevo risposto a un annuncio in cui si cercava una dama di compagnia che si trasferisse in casa. da australiana approdata in inghilterra, lavoravo e vivevo in un pub giusto per avere un tetto sopra la testa. era stato divertente e mi aveva permesso di fare amicizia con i colleghi e con gli abitanti della zona. non era la prima volta che lavoravo come barista e avevo potuto iniziare su11

bito, non appena arrivata nel paese. Quindi ero grata per questo. Ma era giunto il momento di cambiare. avevo trascorso i due anni precedenti al mio trasferimento oltreoceano su unisola tropicale, molto pi pittoresca di quanto qualsiasi cartolina possa raffigurarla. dopo aver lavorato per pi di dieci anni nel settore bancario, avevo sentito lesigenza di affrancarmi dal solito tran tran: dal luned al venerd, dalle nove alle cinque. con una delle mie sorelle, mi ero avventurata in unisola del Queensland del nord per una vacanza durante la quale avevamo deciso di prendere lattestato di scuba diving. Mentre lei ci provava con il nostro istruttore, cosa che ovviamente ci torn molto utile per passare lesame, mi inerpicai su per una montagna. Una volta raggiunta la cima, mi sedetti su un enorme masso e sorridendo ebbi una rivelazione. Volevo vivere su unisola. Quattro settimane dopo, il lavoro in banca era andato e ci che possedevo era stato venduto o spedito presso la fattoria dei miei genitori. consultando una mappa, scelsi due isole solo in virt della loro comodit geografica. non ne sapevo niente di pi, se non che mi piaceva dove si trovavano e che su entrambe avrei trovato un villaggio turistico. Questo avveniva prima dellavvento di internet, dove puoi trovare tutto in un baleno. inviai le lettere di presentazione in cui dicevo di cercare un nuovo lavoro e mi diressi a nord, destinazione sconosciuta. era il 1991, qualche anno prima che i telefoni cellulari arrivassero en masse in australia. lungo il cammino, il mio spirito spensierato ricevette un tempestivo e cauto avvertimento, dopo una brutta esperienza con lautostop: allora optai per altri mezzi di trasporto. correre il pericolo di trovarmi su una strada polverosa nel mezzo del nulla, nella direzione sbagliata rispetto al paese di destinazione, fece squillare sufficienti campanelli dallarme per impedirmi di alzare ancora il pollice. luomo che mi aveva dato un passaggio disse che voleva farmi vedere dove viveva, mentre le case si diradavano sempre pi e il bush, la tipica boscaglia australiana, si infittiva,
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con la strada polverosa che mostrava poche tracce del passaggio di altri viaggiatori. grazie a dio fui forte e determinata e riuscii a togliermi da quella situazione. era riuscito a darmi solo qualche bacio bavoso quando scesi dalla macchina, piuttosto rapidamente, nel paese giusto. Quella fu lultima volta che feci lautostop. da allora mi affidai al trasporto pubblico e a parte quella esperienza, fu una grande avventura, soprattutto perch non sapevo dove sarei stata il giorno successivo. Viaggiare su autobus e treni fece s che il mio cammino incrociasse quello di altre persone meravigliose, mentre mi lasciavo trasportare verso climi pi caldi. dopo alcune settimane di viaggio, chiamai mia madre che nel frattempo aveva ricevuto una lettera con una offerta di lavoro su una delle isole che avevo scelto. dal momento che volevo disperatamente fuggire dalla routine della banca, avevo commesso lo stupido errore di dichiarare che ero disposta ad accettare qualsiasi impiego: cos pochi giorni dopo mi ritrovai a vivere su una bellissima isola, sommersa da pentole e padelle luride. comunque la vita da isolana stata fantastica, perch mi ha liberato non solo dal tran tran quotidiano, ma anche dal sapere che giorno della settimana fosse. era bellissimo. dopo un anno trascorso come sguattera lavapiatti (cos come era poco affettuosamente conosciuto quel lavoro) mi feci strada come barista. in realt, fu un periodo molto divertente, che mi ha insegnato un mucchio di cose sulla cucina creativa. Ma era un lavoro pesante che mi faceva sudare sette camicie, in quella cucina priva di aria condizionata, ai tropici. per lo meno i giorni liberi li trascorrevo vagabondando nelle bellissime foreste pluviali, navigando su barche in affitto alla volta delle isole circostanti, facendo immersioni o semplicemente rilassandomi in quel posto meraviglioso. lavorare al bar mi apr le porte del paradiso, con vista da un milione di dollari sulle calme acque blu, sulle spiagge bianche, sulle palme ondeggianti. non posso dire insomma che sia stato un lavoro duro. avere a che fare con clienti felici che facevano la
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vacanza della vita ed essere addetta alla preparazione di cocktail degni dei cataloghi turistici, era lontano anni luce dalla vita che conducevo quando lavoravo in banca. fu proprio al bancone del bar che conobbi un europeo che mi offr un impiego nella sua stamperia. il desiderio di viaggiare aveva sempre fatto parte di me, e dopo pi di due anni di vita sullisola iniziavo ad avere fame di cambiamenti e avevo voglia di godere ancora una volta delle gioie dellanonimato. Quando vivi e lavori nella stessa comunit giorno dopo giorno, inizi a venerare la tua privacy come qualcosa di sacro. chiunque abbia abitato per un paio danni su unisola si aspetta di avere uno shock culturale quando ritorna sulla terraferma. Ma da l, catapultarmi direttamente in un paese straniero dove non avrei potuto nemmeno parlare la mia lingua, era a dir poco una sfida. durante quei mesi, conobbi alcune belle persone e sono contenta di aver fatto quella esperienza. Ma avevo nuovamente bisogno di amici che la pensassero come me, cos alla fine partii per linghilterra. arrivai l con i soldi sufficienti per un biglietto che mi portasse dallunica persona che conoscevo, e con il resto di una sterlina e sessantasei penny inizi un nuovo capitolo della mia vita. nev aveva un grande sorriso affettuoso e una testa piena di bianchi riccioli sottili. era anche un esperto appassionato di vini e lavorava nel reparto vini di Harrods. era il primo giorno dei saldi estivi e reduce da una notte in traghetto attraverso la Manica, avevo laspetto di una trovatella mentre vagavo in quel posto elegante e pieno di gente. ciao nev, sono Bronnie. ci siamo conosciuti una volta, anni fa. sono unamica di fiona. Hai passato la notte sulla mia poltrona a sacco qualche anno fa annunciai al di l del bancone con un sorriso allegro. ciao, Bronnie, mi ricordo di te fui sollevata di sentirgli dire. che succede?. Ho bisogno di un posto dove stare per qualche notte, per favore dissi speranzosa.
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pescando la chiave da una tasca, nev rispose: certo. ecco qui e mi diede le indicazioni per raggiungere casa sua. cos avevo un tetto sulla testa e un divano su cui dormire. posso chiederti in prestito anche un deca? chiesi ottimista. senza esitare, tir fuori un deca dalla tasca posteriore. Mi profusi in parole di ringraziamento e con un sorriso pieno di allegria mi ritenni sistemata. avevo un letto e del cibo. la rivista su cui avevo intenzione di trovare un lavoro usciva proprio quella mattina, cos ne comprai una copia, tornai a casa di nev e feci tre telefonate. il giorno successivo ebbi un colloquio per un impiego in un pub che offriva anche lalloggio, a surrey. nel pomeriggio vivevo gi l. perfetto. la vita fil liscia come lolio per un paio danni tra amicizie e storie damore. furono momenti divertenti. la vita di paese faceva al caso mio; a volte mi ricordava la comunit sullisola ed ero circondata da persone che amavo. non eravamo nemmeno tanto lontani da londra, cos facevo capatine regolari in citt, la maggior parte delle quali furono un vero piacere. Ma alla lunga sentii nuovamente il richiamo del viaggio. Mi sarebbe piaciuto esplorare il Medio oriente. i lunghi inverni inglesi erano stati unesperienza positiva ed ero contenta di averne vissuti un paio. erano in totale contrasto con le lunghe, calde estati australiane. dovevo scegliere se restare o partire, e questa volta decisi di fermarmi per un altro inverno con la ferrea intenzione di mettere da parte un po di soldi per il viaggio. per farlo dovevo lasciare il pub e resistere alla tentazione di starmene fuori a socializzare tutte le sere. non ero mai stata una gran bevitrice e da tempo ormai ero diventata astemia, ma stare in giro fino a tardi ogni notte aveva comunque un costo e avrei potuto risparmiare quei soldi per il viaggio. Quasi subito dopo aver preso quella decisione, lannuncio di lavoro da agnes attir la mia attenzione, perch si trovava proprio nel paese accanto a surrey. Mi fu offerto il posto al primo colloquio, quando lagricoltore Bill si rese conto che anche io ero una
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ragazza di campagna. sua madre agnes aveva quasi novantanni, portava i capelli grigi lunghi fin sulle spalle, aveva una voce allegra e una pancia tonda e sporgente, coperta praticamente ogni giorno dallo stesso cardigan rosso e grigio. la loro fattoria distava solo una mezzora di viaggio da surrey, quindi rivedere gli amici nei giorni liberi non sarebbe stato difficile. Ma mi sembr di stare in un altro mondo quando mi trasferii l. ero molto isolata, dal momento che stavo con agnes tutto il giorno, dalla domenica al venerd. due ore libere ogni pomeriggio non mi davano molto tempo per socializzare, ma mi permettevano di vedere il mio fidanzato inglese di tanto in tanto. dean era una cara persona. fu il senso dellumorismo a unirci fin dal primo minuto. e anche lamore per la musica. ci eravamo conosciuti il giorno successivo al mio arrivo nel paese, dopo il colloquio al pub, e ci parve subito evidente che le nostre vite erano pi ricche e pi divertenti grazie al fatto che ci eravamo incontrati. purtroppo per non era in compagnia di dean che passavo la maggior parte del tempo allepoca. di solito restavo bloccata dalla neve in casa con agnes e pi spesso ero occupata nella ricerca dei suoi denti. incredibile quanti posti diversi uno possa trovare in una stanza cos piccola per smarrire i propri denti. il suo cane, princess, era un pastore tedesco di dieci anni che lasciava peli dappertutto. aveva unindole buona ma stava perdendo forza nelle zampe posteriori a causa dellartrite, a quanto pare una malattia comune nei cani di quella razza. avendo imparato dalle esperienze passate, le sollevai il didietro e guardai sotto cercando i denti della sua padrona. in unaltra occasione princess ci si era seduta sopra, quindi valeva sempre la pena di dare unocchiata. Quel giorno non ebbi fortuna. princess dimen la grossa coda poi ritorn nel mondo dei sogni accanto al fuoco, dimenticandosi della breve interruzione nel giro di un secondo. pi volte, agnes e io ci incrociammo mentre continuavamo la ricerca. Qui non ci sono gridava dalla camera da letto.
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nemmeno qui rispondevo dalla cucina. alla fine, comunque, mi ritrovavo a setacciare la stanza di agnes, mentre lei ripassava la cucina. ci sono talmente poche stanze in cui cercare qualcosa in una casa piccola che le ripassavamo entrambe, per essere doppiamente sicure. Quel giorno in particolare, i denti erano scivolati dentro la borsa del lavoro a maglia, di fianco alla poltrona in salotto. oh sei proprio un tesoro, cara disse, rimettendoseli in bocca. Vieni a guardare la televisione con me gi che ci sei. era una strategia che usava spesso e io sorrisi mentre assecondavo la sua richiesta. era una vecchia signora che aveva vissuto sola per lungo tempo e ora si stava godendo la compagnia che aveva a disposizione. il mio libro poteva aspettare. il pi delle volte non si trattava affatto di un lavoro faticoso. era semplice compagnia e se ne aveva bisogno anche al di fuori del mio orario, non cera problema. in precedenza, i denti erano stati rinvenuti sotto il suo cuscino, nel portaoggetti in bagno, in una tazza nel mobile in cucina, nella sua borsetta e in molti altri posti poco credibili. Ma erano ricomparsi anche dietro alla televisione, nel caminetto, nel secchio dellimmondizia, sopra il frigorifero e in una delle sue scarpe. e ovviamente sotto a princess, nascosti dal suo possente fondoschiena. Molte persone sono contente di avere una routine. personalmente mi trovo pi a mio agio nel cambiamento. Ma in certe situazioni la routine positiva e funziona benissimo per tante persone, soprattutto quando invecchiano. con agnes cerano routine settimanali e quotidiane. ogni luned andavamo dal medico, perch doveva fare regolarmente gli esami del sangue. avevamo lappuntamento sempre alla stessa ora tutte le settimane. tuttavia un impegno al giorno era pi che sufficiente, altrimenti avrebbe rovinato le sue abitudini del pomeriggio che consistevano nel riposare e lavorare a maglia. princess ci accompagnava ovunque, con la pioggia, la grandine o il sole. abbassavo prima la sponda ribaltabile del pick-up,
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mentre il vecchio cane aspettava paziente, sempre scodinzolando. era una creatura meravigliosa. poi le alzavo le zampe anteriori appoggiandole contro la sponda e afferrando rapidamente il suo posteriore la issavo a bordo prima che le zampe di dietro cedessero e dovessimo ricominciare tutta la manovra. rimanevo coperta di peli color sabbia per il resto delluscita. saltare gi era pi facile, malgrado necessitasse ugualmente di assistenza. princess sarebbe scesa da sola appoggiando le zampe anteriori a terra, ma aspettava che fossi io a farle muovere quelle posteriori. se nel frattempo agnes aveva bisogno del mio aiuto, il cane aspettava in quella posizione con il didietro per aria finch non avessi finito con la sua padrona. Una volta gi, camminava felicemente e senza dolore, dimenando sempre la sua grossa, vecchia coda. il marted lo passavamo a fare la spesa al supermercato nel paese vicino. parecchie delle persone anziane con cui ho lavorato da allora in poi erano molto frugali. Ma agnes era tutto il contrario. cercava sempre di comprarmi cose, soprattutto quelle che non mi servivano o che non volevo. in ogni scompartimento si poteva assistere alla medesima scena: due donne, una anziana e laltra pi giovane, che discutevano tra loro. entrambe sorridevano e a volte scoppiavano in una risata, ma erano determinate. poteva trattarsi di diverse prelibatezze vegetariane, manghi dimportazione, una spazzola nuova, o qualche dentifricio dal gusto improponibile. il mercoled era la volta del bingo, in paese. la sua vista stava peggiorando, perci io ero i suoi occhi nel controllo delle cartelle. riusciva a leggere i numeri e ci sentiva anche abbastanza bene, ma per essere sicura mi faceva verificare prima di barrare le caselle coi numeri. adoravo tutti gli anziani che erano l. avevo quasi trentanni ed ero la pi giovane, il che faceva sentire agnes molto speciale. parlava di me come della sua amica. la mia amica e io siamo andate a fare shopping ieri e le ho comprato qualche paio di mutande nuove annunciava seriamente e con orgoglio alle sue vecchie compagne di bingo.
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tutte annuivano e mi sorridevano mentre me ne stavo l seduta pensando: oh mio dio!. e poi andava avanti: Questa settimana sua madre le ha scritto dallaustralia. sapete, fa molto caldo l adesso. e ha un nuovo nipotino. ancora una volta le teste annuivano e sorridevano. non mi ci volle molto per imparare a dosare le informazioni che le davo. non mi piaceva immaginare quello che altrimenti avrebbero saputo sulla mia vita, specialmente quando mia mamma mi spediva adorabili completini intimi e altri regali, per coccolarmi da lontano. Ma agnes era innocua e affettuosa, perci sopportavo senza troppi problemi limbarazzo e la vergogna che a volte mi suscitava. il gioved era lunico giorno che stavamo fuori a pranzo. era una lunga giornata a spasso, per tutte e tre, princess compresa ovviamente. guidavo fino a una citt nel Kent e pranzavamo con la figlia di agnes. cinquanta chilometri erano un bel tratto per gli standard inglesi, invece per un australiano era come arrivare in fondo alla strada. la percezione della distanza uno degli elementi che differenzia le nostre culture. in inghilterra puoi guidare per tre chilometri e arrivare in un altro paese. laccento potrebbe essere completamente diverso da quello del villaggio precedente e magari non conosci nessuno, anche se hai vissuto nel paese vicino per tutta la vita. in australia invece pu capitarti di dover guidare per ottanta chilometri solo per comprare un filone di pane. i tuoi vicini possono essere cos lontani che per parlarvi siete costretti a telefonarvi o a usare la ricetrasmittente anche solo per un saluto; ciononostante continuate a pensare di essere vicini di casa. Una volta ho lavorato in una zona talmente remota nel territorio del nord che le persone prendevano laereo per andare al pub pi vicino. la sera presto la piccola pista di atterraggio era piena di aerei a uno o a due posti, ma la mattina seguente era vuota, perch erano tornati tutti a casa dal loro bestiame, mezzi pieni di grog. la trasferta del gioved, quindi, era davvero un giorno impegnativo per agnes; per me invece era una piacevole scarrozzata in macchi19

na. sua figlia era una donna cordiale e loccasione piacevole. tutte due facevano sempre un pranzo rustico, con manzo, formaggio e sottaceti. Mi sono meravigliata spesso dellamore degli inglesi per i sottaceti. tuttavia era un buon paese anche per i vegetariani, perci avevo unampia scelta. dal momento che faceva cos freddo, di solito gustavo una zuppa bollente o un abbondante piatto di pasta. il venerd invece restavamo in zona. Vivevamo in una fattoria in cui si allevava il bestiame e allinterno cera una macelleria propria. la fattoria era gestita da due dei figli di agnes. la nostra uscita del venerd mattina aveva come destinazione la macelleria. sebbene agnes si ostinasse a prendersi tutto il tempo per osservare ogni pezzo con attenzione, comprava le stesse identiche cose tutte le settimane. il macellaio si era persino offerto di farle avere lordinazione a casa, ma niente. grazie mille ma devo scegliere personalmente rispondeva con educazione. a quei tempi ero vegetariana. adesso sono vegana. l vivevo in una fattoria dove si allevava il bestiame, non molto diversa da quella in cui ero cresciuta. Malgrado non fossi tra i sostenitori della carne, capivo quellattivit e lo stile di vita che ne conseguiva. era un territorio familiare, dopo tutto. tornavamo dalla macelleria passando per la stalla e ci fermavamo a parlare con i braccianti e con le mucche. agnes avanzava lentamente con il suo bastone da passeggio, io stretta al suo fianco e princess dietro di noi. se faceva tanto freddo, ci mettevamo addosso pi strati di vestiti. il venerd lo passavamo in questo modo: visita alla macelleria e poi alle mucche nella stalla. ero stupita da come venissero trattate diversamente rispetto a quelle australiane, con le stalle riscaldate e attenzioni individuali. Vero che le mucche australiane non dovevano sopportare gli inverni inglesi. a ogni modo mi metteva una tristezza terribile conoscere quelle bestie una per una, sapendo che probabilmente un giorno o laltro avremmo finito col comprare la loro carne al banco del macellaio. era una cosa difficile con cui scendere a patti e non ci sono mai riuscita veramente.
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la scelta di diventare vegetariana prese forma quando ero ancora a casa, malgrado il mio tentativo di silenzio e il rispetto che nutrivo per lo stile di vita scelto dalla mia famiglia. non sono mai stata il tipo che ne parla a pi non posso. Ma dopo tutte le cose che ho visto crescendo, e in seguito a una gita scolastica al mattatoio che mi ha segnato per tutta la vita, capisco benissimo perch alcuni vegani e vegetariani alzano la voce e si appassionano alla causa. Quando trovi il coraggio di guardare con onest quello che succede dietro alle pareti di quelle aziende, ti si spezza il cuore. Ma per quanto mi riguarda, ho sempre preferito essere semplicemente e serenamente da esempio, rispettando il diritto di ognuno di vivere come sembra loro giusto. parlavo delle mie convinzioni solo se mi veniva chiesto e allora ero felice di farlo, perch cera un interesse genuino. incredibile che persone quasi sconosciute, abituate a mangiare carne, mi abbiano attaccato nel corso degli anni senza alcuna provocazione da parte mia, soltanto per via delle mie scelte alimentari. forse anche questo il motivo per cui ho scelto di vivere una vita vegetariana silenziosa. Volevo solo la pace. cos quando agnes mi chiese come mai fossi vegetariana, esitai. la sua sopravvivenza si basava sulle entrate della fattoria dallevamento. anche la mia, suppongo, sebbene non direttamente. avevo accettato il lavoro con lintento di mettere da parte un gruzzoletto e regalare un po di brio allesistenza di una vecchia signora. Ma lei si ostinava con le sue domande. cos le raccontai quello che avevo provato da bambina, quando assistetti alluccisione del bestiame e delle pecore e di quanto la cosa mi avesse sconvolto, quanto amassi gli animali e di come avessi notato la differenza nel muggito delle mucche quando sentono che stanno per morire, suoni di terrore e panico che continuano a ossessionarmi ancor oggi. ecco tutto. agnes dichiar seduta stante di essere vegetariana. oh signore pensai. come faccio a dirlo alla sua fami21

glia?. ne parlai con il figlio e lui espresse ad agnes il desiderio che lei continuasse a mangiare carne. allinizio non cedette di un millimetro, ma alla fine accett di mangiare carne rossa, pesce e pollo un giorno alla settimana. durante i miei giorni liberi era la famiglia ad aiutarla col cibo, cos avrebbe mangiato carne anche in quelli. nel corso del tempo il mio punto di vista si rafforzato e oggi non accetterei mai un lavoro che richieda di cucinare carne. allepoca lo facevo e detestavo quel compito. Quando preparavo la carne non potevo evitare di rattristarmi allidea che quella una volta era un bellissima creatura vivente, con dei sentimenti e il diritto di vivere. cos accolsi subito con favore questa decisione, sebbene anche pesci e polli siano animali, secondo il mio modo di pensare. tuttavia si scopr che agnes aveva accettato la proposta di suo figlio Bill solo per quieto vivere. non aveva intenzione di mangiare carne in nessun giorno della settimana. cos passai il resto dellinverno e i mesi primaverili preparando deliziosi banchetti vegetariani a base di pane di cereali e frutta secca, zuppe divine, verdure multicolore saltate in padella e pizza da gourmet. penso che altrimenti agnes sarebbe stata felice di limitarsi a uova sode e fagioli stufati. era inglese, dopo tutto, e gli inglesi adorano i loro fagioli. la neve si sciolse e con larrivo della primavera sbocciarono i narcisi. le giornate si allungarono e il cielo ritorn azzurro. la fattoria si risvegli a una nuova vita e i vitellini appena nati scorrazzavano tuttattorno sulle loro zampe rachitiche e malferme. tornarono anche gli uccelli e ci allietavano tutto il giorno con il loro canto. agnes e io riponemmo i cappotti e i cappelli invernali e continuammo con la nostra routine per un altro paio di mesi, godendoci il sole primaverile. eravamo due donne di generazioni molto diverse che camminavano a braccetto giorno dopo giorno, condividendo continuamente storie e risate. tuttavia sentivo sempre il richiamo del viaggio. sapevamo entrambe fin dallinizio che me ne sarei andata. anche dean mi
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mancava. il tempo del weekend con lui non mi bastava pi e avevamo una gran voglia di partire per un viaggio insieme. poco dopo poco fu messo un annuncio per trovare qualcuno che mi sostituisse; eravamo consapevoli che le nostre giornate insieme stavano per finire. Quei mesi con agnes sono stati meravigliosi e speciali. sebbene avessi accettato il posto soprattutto per realizzare il mio desiderio di viaggiare, fare la donna di compagnia stato un bel lavoro. Mi piaciuto molto di pi che spillare la birra. preferivo di gran lunga aiutare a camminare una persona anziana e fragile, piuttosto che giovane e ubriaca, o persino vecchia e ubriaca. avevo dovuto fare entrambe le cose un sacco di volte quando lavoravo sullisola e nel pub inglese. era meglio cercare i denti di una vecchia signora che portare via posacenere sporchi e bicchieri di birra vuoti. dean e io viaggiammo in Medio oriente, e ci stupimmo di quanto fosse diverso dal mondo occidentale, ricco di culture affascinanti (e mangiammo del cibo delizioso). dopo un anno meraviglioso, tornai a trovare agnes. Unaltra ragazza australiana aveva preso il mio posto e facemmo una lunga e piacevole chiacchierata dopo che lanziana donna si era appisolata sulla poltrona. condividemmo tante storie e lei ammise di essersi sorpresa alla prima domanda di Bill durante il colloquio. Mi chiesi quale potesse essere e mi piegai in due dalle risate quando me la disse. la primissima domanda che Bill le aveva fatto era stata: non sei vegetariana, vero?.

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Una carriera inaspettata

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opo quegli anni in inghilterra e in Medio oriente, finalmente tornai a casa nella mia amata australia. ero molto cambiata, come spesso accade dopo un viaggio. ritornai a lavorare in banca e fu subito chiaro che questo impiego non mi avrebbe mai pi dato soddisfazioni. il servizio al cliente era lunico aspetto interessante del mio ruolo e sebbene fosse facile trovare lavoro nella mia citt, ero inquieta e infelice a causa della mia vita professionale. anche lispirazione creativa stava iniziando ad abbandonarmi. a quei tempi vivevo nellaustralia occidentale e un giorno mi sedetti lungo la riva del fiume swan, a perth, intenta nella preparazione di due liste. in una cerano le cose in cui ero brava. nellaltra quelle che amavo fare. dovetti riconoscere che cera unartista dentro di me, dal momento che lunica voce presente in entrambi gli elenchi era il talento creativo. oso pensare di poter essere unartista? dissi tra me e me. Malgrado fossi cresciuta in un ambiente di musicisti, mi era stata instillata lidea che la sicurezza era legata solo a un buon posto di lavoro. ecco perch nessuno riusciva a comprendere la mia inquietudine nei confronti della vita da posto fisso otto ore al giorno in banca. era un buon lavoro; s, un buon lavoro che mi stava lentamente e inesorabilmente uccidendo. segu una intensa ricerca spirituale nel tentativo di capire cosa sapessi fare bene e nello stesso tempo mi piacesse. furono tempi duri perch tutto stava cambiando dentro di me. alla fine giunsi alla conclusione di dover lavorare con il cuore, visto che
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farlo solo con la testa mi aveva gi lasciato troppo vuota e insoddisfatta. cos iniziai a sviluppare le mie doti creative attraverso la scrittura e la fotografia, e alla fine in modo indiretto giunsi a comporre canzoni e a esibirmi. per tutto il tempo ho continuato a svolgere lavori in ambito bancario, ma per lo pi a tempo determinato. non avrei pi potuto sopportare le catene di un impiego a tempo pieno. perth comunque era parecchio fuori mano e per quanto amassi viverci, il desiderio di essere pi raggiungibile dalle persone care mi spinse a tornare negli stati orientali. cos attraversai il maestoso nullarbor plain e le catene dei Monti flinders, lungo la great ocean road, fin su, lungo la new england Highway, raggiungendo il Queensland, che dichiarai casa per il successivo lasso di tempo. in quel periodo lavorai per un po in un call center rivolto alle persone che volevano abbonarsi a un canale di film per adulti. certe volte era molto pi interessante del settore bancario. Uhm. silenzio. chiamo da parte di mio marito. Quindi vuole abbonarsi a film della notte? rispondevo in tono amichevole e accondiscendente, cercando sempre di mettere le donne a loro agio. oppure gli uomini chiedevano: com? Voglio dire, si vede tutto?. Mi spiace signore, non lho mai visto. Ma posso offrirle una notte di prova a 6,96 dollari e se la trova di suo gusto, pu richiamare e abbonarsi mensilmente. e naturalmente cerano anche le classiche telefonate del tipo di che colore sono le tue mutandine? e allora attaccavo. Ma una volta placate le risa, restava semplicemente un altro lavoro dufficio. avevo fatto amicizia con i colleghi, perci il tempo passava piacevolmente. Ma la mia irrequietezza continuava a crescere. ci trasferimmo nel mio stato natale, il nuovo galles del sud. dean, luomo con cui ero stata in inghilterra e in Medio oriente,
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era venuto in australia con me. Ma subito dopo il trasferimento nel nuovo galles del sud, la nostra storia giunse al termine. ci amavamo affettuosamente da anni ed eravamo stati migliori amici per gran parte del tempo. fu devastante assistere alla rottura della nostra amicizia. Ma le numerose differenze nel nostro stile di vita non potevano pi essere nascoste sotto il tappeto o ridicolizzate, come facevamo un tempo. ero vegetariana. lui mangiava carne. lavorando al chiuso tutta la settimana, desideravo stare allaperto nei weekend. al contrario, lui lavorava allaperto tutta la settimana e voleva stare al chiuso. la lista andava avanti e nel giro di una settimana sembr essersi allungata a dismisura. lamore per la musica continuava a legarci e ci fece stare in sospeso per un po. Ma alla fine, il canale di comunicazione tra noi si indebol ed entrambi dovemmo fare i conti con la perdita, assistendo alla disintegrazione dei sogni condivisi. fu un periodo straziante quando la relazione fin e soffrii tantissimo. Mi raggomitolavo singhiozzando, desiderando che le cose si sistemassero, ma sapevo in fondo al cuore che non era possibile. la vita ci chiamava a seguire direzioni diverse e a quel punto la nostra relazione era pi un ostacolo che un supporto. la ricerca di un senso pi grande nella mia vita si intensific e di conseguenza il problema del lavoro crebbe di importanza. avevo aperto gli occhi sul fatto che essere unartista fosse un modo molto difficile per sopravvivere, almeno finch lattivit non prende slancio e non ottiene un buon riscontro dal pubblico. nel frattempo dovevo trovare una nuova direzione. Vivere facendo lartista alla fine sarebbe stato possibile. se potevo sognarlo, allora potevo anche farlo. Ma avevo bisogno di tornare a guadagnare, in un ambito che mi permettesse di lavorare con il cuore e di esprimermi spontaneamente. la pressione nella vendita dei prodotti allinterno del settore bancario era aumentata e io ormai ero troppo cambiata. non ero pi adatta a vivere in quel mondo, se mai lo ero stata.
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determinata a continuare il mio viaggio verso la creativit, decisi di lavorare ancora come dama di compagnia. almeno non sarei rimasta bloccata in un posto perch pagavo laffitto o un mutuo, e in questo modo mi liberavo anche dalla rigidit della routine. nonostante gli anni di ricerca spirituale che mi avevano portata fino a quel punto, la decisione finale fu presa quasi per caso. semplicemente, accettai il posto di dama di compagnia per proseguire il mio percorso creativo e per lavorare con il cuore, permettendomi allo stesso tempo di vivere senza dover pagare un affitto. allora non avevo idea che avevo soddisfatto il desiderio di un impiego empatico e che gli anni a venire avrebbero rappresentato una parte molto significativa della mia vita e del mio lavoro. nel giro di due settimane, mi trasferii in una casa vicino al porto in uno dei sobborghi pi esclusivi di sydney. il fratello maggiore di ruth, la mia cliente, laveva trovata priva di coscienza sul pavimento della cucina. dopo aver trascorso pi di un mese allospedale, le fu concesso di tornare a casa, a patto che fosse seguita ventiquattro ore su ventiquattro. la mia esperienza nel settore dellassistenza domiciliare era stata solo quella di dama di compagnia con agnes. non mi ero mai presa cura di persone malate e fui onesta su questo punto con lagenzia che mi aveva contattato, ma a loro non importava. Badanti disposte a vivere in casa del paziente erano una merce rara e non avevano intenzione di farmi scappar fuori dalla loro rete. fingi semplicemente di sapere quel che fai e chiamaci se ha bisogno di aiuto. accidenti Bronnie, benvenuta nel gioco dellassistenza domiciliare. la mia naturale empatia mi permise di svolgere il lavoro abbastanza bene per essere alle prime armi. Mi limitai a trattare ruth come se fosse stata mia nonna, che avevo tanto amato. soddisfacevo i suoi bisogni ogniqualvolta si presentavano, e col passare del tempo me la cavavo sempre meglio. linfermiera veniva ogni pochi giorni e mi faceva domande a cui non sapevo rispondere. dal momento che ero sincera con lei, fin con laiutarmi tantissimo,
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insegnandomi a fare le medicazioni e a badare alla cura personale del cliente; imparai persino il linguaggio di settore. anche i miei capi capitavano l di tanto in tanto. per farli contenti bastava che lo fosse il loro cliente, e quandera cos se ne andavano subito. non avevano idea del fatto che mi stessi rapidamente esaurendo sia sul piano emotivo che fisico. non sono nemmeno sicura che me ne fossi resa conto io per prima. la famiglia di ruth era felice perch la viziavo. le facevo massaggi ai piedi, manicure, maschere viso e intrattenevamo tantissime affettuose conversazioni davanti a una tazza di t prima di andare a letto. come ho detto, la trattavo come avrei fatto con la mia cara nonna. non conoscevo altro modo. ruth suonava il campanello anche di notte e io scendevo le scale in un lampo per aiutarla a mettersi sulla comoda ed evacuare. oh sei stupenda mi diceva quando sopraggiungevo. dovevo sembrarle seducente perch a volte raccoglievo i capelli in uno chignon quando andavo a letto, ma solo perch ero troppo esausta per sciogliere i nodi. e la mia camicia da notte anchessa stupenda dipendeva dalle insistenze di mia madre affinch la portassi con me. non puoi stare a casa di quella signora e dormire nuda o con una vecchia maglietta aveva pregato mia mamma. per favore, prendi questa e promettimi di usarla. cos per rispetto dei suoi desideri, andavo a letto con indosso una camicia da notte di satin. e di certo dovevo avere un aspetto meraviglioso durante le incursioni nella stanza di ruth quattro o cinque volte per notte, mezza addormentata e con gli occhi che lottavano per restare aperti, desiderando riprendermi da quello stato di prostrazione. ruth aveva bisogno di me anche tutto il giorno successivo, perci erano sempre pochissime le occasioni per concedermi qualche ora di sonno indisturbato. facevo anche i mestieri, e me ne occupavo durante i suoi sonnellini pomeridiani. seduta sulla comoda di solito voleva anche chiacchierare. ruth amava ogni tipo di attenzione, dopo anni di vita trascorsi
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per conto suo. anche io ero molto contenta della nostra amicizia, tranne quando mi toccava ascoltare quali tazze e piattini avevano usato a quel party trentanni prima, mentre urinava alle tre del mattino e il mio corpo desiderava solo tornarsene a letto. nel corso delle settimane ruth mi raccont degli anni in giro per la baia e dei figli che giocavano gi nel porto. con un carretto trainato da un cavallo che avanzava lungo le strade silenziose, venivano fatte le consegne di latte e pane. la domenica tutto il vicinato si vestiva a festa per andare in chiesa. ruth raccontava di quando i figli erano piccoli e del marito da tempo passato a miglior vita. sua figlia Heather, che trovavo deliziosa, veniva a trovarci ogni uno o due giorni ed era una ventata di aria fresca. il figlio di ruth viveva con la sua famiglia in aperta campagna e se Heather non lo avesse menzionato, sarebbe stato facile dimenticarsi della sua esistenza. non aveva un ruolo attivo nella vita della madre. Heather era la roccia che aveva sostenuto ruth nei lunghi anni di vedovanza. anche suo fratello maggiore laiutava. Veniva a trovarci a piedi ogni pomeriggio, percorrendo i due chilometri che separavano le loro case. potevi regolare lorologio a ogni sua visita. ecco l, con lo stesso maglione, giorno dopo giorno. aveva gi ottantotto anni e non si era mai sposato. la sua mente era lucidissima ed era una persona meravigliosa; fu un piacere conoscerlo e godere della semplicit della sua vita. tuttavia ruth non stava guarendo dalla sua malattia e dopo un mese era ancora a letto. Vennero fatti ulteriori esami e fu allora che seppi che stava morendo. camminai verso il porto con le lacrime agli occhi, tutto sembrava surreale. i bambini giocavano nellacqua bassa. il ponte pedonale sopra la baia oscillava leggermente mentre persone dallaria felice lo attraversavano. i traghetti scivolavano sullacqua seguendo la rotta verso circular Quay, nel centro della citt. camminavo come in sogno, mentre risate squillanti provenivano da un gruppo di persone che facevano un pic nic.
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Mi sedetti contro uno scoglio di arenaria, con lacqua che quasi mi sfiorava i piedi, e guardai in alto il cielo meraviglioso. era uno di quei giorni invernali perfetti, quando il calore del sole come un balsamo. sydney non molto fredda in inverno, a differenza dei paesi europei. era una bellissima giornata, ed era sufficiente indossare un cappotto leggero. ero molto vicina a ruth, perci il pensiero del suo trapasso mi lasciava in lacrime per il dolore inevitabile che avrei provato. era uno shock sapere che lavrei persa. le lacrime inondavano il mio viso mentre uno yacht pieno di persone sane e felici pass l davanti. Mi sovvenne anche il pensiero che ero la sua badante, e che sarei stata io ad assisterla fino alla fine. essendo cresciuta prima in una fattoria per lallevamento del bestiame e poi delle pecore, avevo visto tantissimi animali morti o in fin di vita. non era una novit per me, sebbene fossi sempre terribilmente sensibile alla cosa. Ma la societ in cui vivevo, la societ moderna della cultura occidentale, non esponeva la sua popolazione al contatto con corpi morenti. non era come in certe culture dove la morte umana avviene allo scoperto ed una parte evidente della vita quotidiana. la nostra societ ha tagliato fuori la morte, negandone quasi lesistenza. Questo rifiuto lascia sia la persona morente che la famiglia, o gli amici, del tutto impreparati a qualcosa di inevitabile. siamo tutti destinati a morire. Ma invece di riconoscere lesistenza della morte, cerchiamo di nasconderla. come se cercassimo di convincerci che lontano dagli occhi, lontano dal cuore funzioni davvero. Ma non cos, perch ci ostiniamo nel tentativo di affermarci attraverso la vita materiale e i comportamenti dettati dalla paura che ne conseguono. se riuscissimo a rapportarci in anticipo e con sincera accettazione alla nostra inevitabile dipartita, allora cambieremmo le nostre priorit prima che sia troppo tardi. in questo modo avremmo la possibilit di volgere le nostre energie verso i veri valori e verremmo guidati da ci che vuole veramente il nostro cuore.
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Una volta riconosciuto che ci resta un tempo limitato, sebbene non sappiamo se si tratti di anni, settimane o ore, siamo meno mossi dallego e smettiamo di dare importanza a ci che gli altri pensano di noi. riconoscere che ci avviciniamo inevitabilmente alla morte ci d lopportunit di trovare uno scopo pi grande e una soddisfazione maggiore nel tempo che ci rimane. sono giunta a comprendere quanto sia deleteria questa negazione nella nostra societ. Ma in quel momento, in quella soleggiata giornata invernale, non mi aiut affatto a immaginare cosa mi aspettava con ruth e in cosa sarebbe consistito il mio ruolo di badante. con la testa appoggiata sulla roccia di arenaria, pregai di avere la forza. avevo gi dovuto affrontare tantissime sfide nella mia vita da ragazza e da adulta, perci ero convinta che non sarei stata portata in quel posto se non avessi avuto le capacit di svolgere quel lavoro. tuttavia quella sensazione di fiducia non allevi pi di tanto il mio personale dolore e la mia tristezza. seduta nel caldo abbraccio del sole, con le lacrime che scivolano pacate lungo il viso, sapevo di avere un compito da svolgere: dare a ruth tutta la felicit e il sollievo di cui ero capace nelle sue ultime settimane di vita. restai seduta a lungo, riflettendo sulla vita e su come non avessi potuto prevedere tutto questo. Ma riconoscevo anche di avere dei doni da condividere, ed era proprio quello che mi veniva chiesto di fare. Mentre tornavo a piedi verso casa, una forte risoluzione matur dentro di me. avrei dato il massimo in quella situazione e mi sarei messa in pari col sonno in un secondo momento. la mia responsabile arriv pi tardi quel giorno. le spiegai che non avevo mai visto un cadavere, n tantomeno mi ero mai presa cura di qualcuno che stava per morire, ma le mie parole caddero nel vuoto. la famiglia ti adora. andr tutto bene. andr tutto bene unespressione talmente diffusa che la presi alla lettera. da quel momento laggravarsi della condizione di ruth fu piuttosto veloce. altre badanti mi davano il cambio nei miei giorni liberi e visto che i suoi bisogni aumentavano, fui
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dispensata dal servizio notturno. continuavo a essere chiamata dalle altre collaboratrici perch supervisionavo landamento delle cose. Ma adesso almeno riuscivo a dormire un po di pi. i giorni erano ancora speciali e quasi sempre restavamo solo ruth e io. era un quartiere tranquillo, solo occasionalmente qualche risata risuonava attraverso gli alberi dal parco del porto sottostante. Heather veniva a farci visita, cos pure James e una fila di specialisti che facevano il loro lavoro. la lezione che mi veniva offerta era immensa e stavo crescendo tantissimo nel mio ruolo, senza rendermi nemmeno conto della portata che aveva. facevo semplicemente ci che serviva e chiedevo un sacco di informazioni ogni volta che potevo. Una mattina mi stavo preparando per una breve vacanza di due giorni, ero eccitata allidea di andare fuori citt per far visita a mio cugino e per godere di un po di leggerezza dopo il peso di tutta quella situazione, quando avvertii lodore che proveniva dalla camera da letto. la badante del turno di notte non laveva notato, oppure non aveva voluto farlo, sperando di poter lasciare quellincombenza alla collega del turno del mattino che stava per sopraggiungere. Vidi molti comportamenti del genere negli anni successivi. non potevo assolutamente lasciare giacere la mia amica in quello stato un minuto di pi. lintestino si era rilassato e aveva evacuato completamente. distesa inerme, ruth fu in grado di rispondermi solo con placidi grugniti. gli organi principali stavano collassando. la badante della notte si stacc malvolentieri dalla rivista di gossip che stava leggendo e mi aiut a ripulire quella buona signora e a cambiarle le lenzuola. fu un sollievo quando lassistente diurna arriv, lasci cadere a terra le sue cose e si diede subito da fare con sorriso allegro. ruth era pulita e riposava, e presto cadde in un sonno profondo, esausta. Mentre me ne stavo seduta nel bush con mio cugino pi tardi quel giorno, il mio cuore era ancora a casa. accolsi la leggerezza e lallegria che mi dava sempre la sua compagnia. ero contenta
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di stare un po con lui, eppure non sarebbe stato possibile per me restare fuori due notti. ruth era nei miei pensieri ed ero certa che non le restasse molto da vivere. ero da mio cugino da poche ore quando mi chiam il mio capo per dirmi che ruth aveva le ore contate e chiedermi se potevo tornare. rientrai che era gi buio, la cupa atmosfera della casa era palpabile fin da fuori. Heather era l con il marito, insieme alla nuova badante di notte che era appena arrivata, una dolce ragazza irlandese. Heather mi chiese se sarebbe stato un problema se fosse andata. le risposi cortesemente che doveva fare quello che sentiva giusto per lei. e casa fu. tuttavia, dopo che se ne fu andata, ebbi qualche difficolt a evitare di giudicarla, almeno allinizio. non potevo fare a meno di immaginare mia madre morente e al fatto che avrei mosso mari e monti pur di stare con lei in quel momento. si dice che tutto derivi dallamore o dalla paura: ogni emozione, ogni azione e ogni pensiero. Mi resi conto che a muovere la decisione di Heather era stata la paura e allora provai per lei un moto di compassione e di affetto. fin dallinizio della nostra collaborazione, lavevo trovata una donna molto pratica e quasi distaccata. Ma questa era una situazione del tutto nuova per me. non volevo che le mie convinzioni e i miei condizionamenti ostacolassero il riguardo nei confronti di una persona a cui volevo bene, soltanto perch gestiva le cose in modo diverso da come avrei fatto io. seduta nella stanza buia con erin, laltra badante, giunsi ad accettare e a rispettare le azioni di Heather. faceva quello che avrebbe dovuto, perch aveva fatto quanto poteva. per anni aveva tenuto in ordine la vita della madre cos come quella della sua famiglia. a questo punto era completamente esaurita, sia fisicamente che emotivamente. aveva dato tutto quello che poteva e voleva ricordare la sua mamma pacificamente addormentata, comera prima che se ne andasse. sorrisi rispettosamente alla mia presunta comprensione. tuttavia, nei giorni seguenti, quando ebbi modo di parlare con Heather, scoprii che ruth aveva fatto capire alla figlia che non vo33

leva che assistesse alla sua morte. Heather conosceva la madre abbastanza bene da intuire i suoi desideri. Quindi era stato per amore che se nera andata a casa, non per paura. situazioni simili divennero familiari negli anni a venire. non tutte le persone che stanno per morire vogliono avere vicino la famiglia. dicono addio quando sono ancora coscienti e preferiscono essere seguite da professionisti, permettendo ai parenti di mantenere intatto il loro ricordo. Mentre erin e io chiacchieravamo a bassa voce nella stanza di ruth, la presenza della morte aleggiava su di noi. la ragazza mi spieg che, se si fosse trattato di qualcuno della sua famiglia, a quel punto la stanza sarebbe stata piena di gente. zie, zii, cugini, vicini di casa e bambini, tutti sarebbero venuti a dire addio, ad accompagnare fuori il morente. poi ci fu silenzio e ci limitammo entrambe a guardare ruth, a osservare e ad aspettare. la notte era incredibilmente calma mentre dal cuore inviavo silenziosamente tutto il mio amore a ruth. erin e io parlammo ancora un po e poi restammo di nuovo in silenzio. era una bella persona con cui condividere quella esperienza, perch le stava a cuore. le veniva spontaneo farlo. Ha aperto gli occhi disse erin improvvisamente, sorpresa. fino a quel momento ruth era rimasta in uno stato di coma parziale. ti sta guardando. Mi avvicinai al letto e le presi la mano. sono qui tesoro. Va tutto bene. Mi guard dritto negli occhi e un attimo dopo il suo spirito inizi a lasciare il corpo che fu scosso brevemente da un tremito. poi tutto rest immobile. subito, le lacrime rotolarono gi dalle mie guance. parlandole con il cuore, silenziosamente, la ringraziai per quello che avevamo condiviso, le dissi che le volevo bene e che le auguravo di fare buon viaggio. fu un momento molto solenne, colmo di serenit e amore. nella stanza buia, con tutti i sensi allerta, pensai tra me e me a quale benedizione mi fosse stata concessa nellassisterla in quel momento.
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poi sorprendentemente il corpo di ruth fece un altro grande respiro. Balzai indietro, imprecando, con il cuore che mi batteva a mille. Merda! dissi a erin. rise: sai Bronnie, abbastanza normale. succede spesso. oh bene, grazie per avermelo detto risposi sconvolta, sorridendole. il cuore mi martellava nel petto e tutta la solennit del momento era sparita. Mi riavvicinai al letto con grande esitazione. pensi che succeder ancora? sussurrai. potrebbe. aspettammo in silenzio per un altro minuto o due, quasi senza respirare. se n andata, erin. sento che se n andata dissi alla fine. dio la benedica dicemmo piano entrambe, allunisono. accostando le sedie al letto, sedemmo un po insieme a ruth in sacro silenzio e amorevole rispetto. avevo anche bisogno di riprendermi un attimo, dopo il terrore provato poco prima. Heather e la mia responsabile mi avevano chiesto di chiamarle non appena fosse successo, cosa che feci. erano circa le due e mezza del mattino. non ci restava molto da fare a quel punto. il giorno prima, mi era stato detto come avrei dovuto comportarmi a partire da quel momento. cos chiamai il dottore affinch venisse a compilare il certificato di morte. Quando anche questo fu fatto, chiamai le pompe funebri. erin e io sedemmo in cucina finch il corpo di ruth non fu portato via, proprio nel momento in cui il sole sorgeva. durante quelle ore di attesa, di tanto in tanto andavamo entrambe a dare unocchiata a ruth. sentivamo limpulso di occuparci del suo corpo, anche se ormai lo aveva lasciato. non mi piaceva che restasse nella stanza da sola. in un certo senso, il tempo strano e oscuro che segu fu molto speciale. Ma quella notte si avvertiva anche un vuoto tangibile nella casa, dopo che se ne fu andata. lindomani mi fu offerto di occuparmi della casa di ruth. Heather diceva che ci sarebbero voluti dei mesi prima che si riuscisse a vendere la propriet e piuttosto che lasciarla vuota, la famiglia
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si sarebbe sentita pi sicura se qualcuno ci avesse vissuto. cos continuai a vivere l per qualche tempo, il che fu una vera benedizione per la mia condizione fisica. era anche un bene trovarmi in un posto diventato familiare. avevo capito che il lavoro a domicilio ventiquattro ore su ventiquattro era troppo stancante. non essendo capace di fare le cose a met, adesso sapevo che avrei avuto bisogno di allontanarmi dai futuri pazienti, tra un turno e laltro, andando a casa ogni notte. il lavoro di assistenza richiedeva molto di pi della semplice compagnia. nel corso dei mesi successivi, osservai e aiutai Heather a spostare altrove gli oggetti di ruth. il suo mondo materiale veniva smantellato un pezzo alla volta, come accade per chiunque. ero stata nomade per cos tanto tempo che continuavo a provare una certa avversione nel possedere troppi beni. di conseguenza rifiutai molti degli oggetti che Heather caramente mi offriva. non erano altro che cose e sebbene fossero appartenute alla mia amica ruth, sapevo che il suo ricordo sarebbe rimasto vivo nel mio cuore, come infatti stato. tuttavia mi ero innamorata di una coppia di vecchie lampade che sono rimaste con me fino a oggi. in seguito, la casa di ruth fu demolita dai nuovi proprietari e rimpiazzata da un moderno edificio in cemento. il vetusto frangipani che aveva diffuso per anni i profumi dellestate per tutta la casa fu abbattuto in un batter docchio e sostituito da una piscina. ricevetti linvito per la festa di inaugurazione della nuova casa. le persone che avevano comprato la propriet di ruth si erano sentite a disagio con i ragni e le ragnatele tra gli alberi in giardino. eppure in precedenza, noi due eravamo state sedute al sole a guardare il ragno golden orb tessere una tela cos resistente da poterla sollevare per camminarci sotto. era una meraviglia che entrambe avevamo amato e condiviso. in piedi, accanto alla piscina, mentre osservavo tutte le nuove piante chic che avevano rimpiazzato il giardino naturale che ruth aveva amato per anni, fui felice di scorgere un ragno golden orb tessere la sua tela tra le foglie.
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con un sorriso inviai amore a ruth e sapevo che a suo modo era venuta a farmi visita proprio l quel giorno. la sua casa poteva non esserci pi, ma il suo spirito era con me. ringraziai i nuovi proprietari per linvito, feci due chiacchiere e poi mincamminai verso il porto. Mi sedetti dove ero stata il giorno in cui avevo saputo per la prima volta che ruth aveva una malattia terminale, e mi sentii grata per tutto quello che avevamo condiviso e per ci che avevo imparato stando insieme. Quel giorno destate sorrisi, comprendendo quanto avessi ricevuto in cambio allora, molto pi di un posto dove vivere gratis. Mentre la giornata si dispiegava felicemente davanti a me, continuai a sorridere grata. e avendo attirato la mia attenzione su quel ragno golden orb, ruth aveva ricambiato il mio sorriso.

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onest e resa

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opo la morte di ruth avvennero alcuni cambiamenti lungo il mio cammino. ai cambi di turno avevo conosciuto altre badanti. era lunico momento di socializzazione con il personale. durante le lunghe dodici ore di lavoro, non cera nessun compagno di squadra n risate: ci incontravamo soltanto per il passaggio di consegne. il cliente, la famiglia e il personale sanitario che venivano in visita divennero il nostro unico contatto. ci fece s che le relazioni diventassero ancora pi personali. Mi diede anche il tempo di leggere occasionalmente, di scrivere, di continuare la mia pratica di meditazione o di fare un po di yoga. Molte badanti impazzivano allidea di avere troppo tempo per s e non era raro arrivare in una casa e trovare la televisione accesa gi prima di colazione. grata di amare la mia stessa compagnia, le lunghe ore di silenzio mi si confacevano piuttosto bene. anche se cerano persone attorno, di solito con un malato in punto di morte lambiente in casa era sereno. fu proprio questo il caso di stella, che abitava in un sobborgo alberato. non era solo il fatto che stesse morendo. si trattava a tutti gli effetti di persone pacifiche e buone. stella aveva lunghi capelli bianchi. elegante fu il primo aggettivo che mi venne in mente quando la conobbi, malgrado fosse a letto malata. suo marito george era un belluomo e mi accolse con naturalezza. dover accettare che un membro della famiglia stia per morire rappresenta un momento di grande cambiamento gi di per s.
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tuttavia, quando quella persona finisce per aver bisogno di assistenza ventiquattro ore su ventiquattro, la vita non pi la stessa. lintimit e i momenti speciali vissuti a due nella casa diventano un lontano ricordo. le badanti entravano e uscivano, cambiando turno di giorno e di notte. alcune erano regolari, ma altre venivano solo una volta, perch seguivano continuativamente altri clienti. cos cerano facce nuove da gestire, nuove personalit e diverse etiche del lavoro. dopo poco tempo, comunque, divenni la badante diurna ufficiale di stella. Veniva anche uninfermiera, cos come il medico omeopatico. lo incrociai durante lassistenza a molti altri clienti nel corso degli anni successivi ed era proprio una persona speciale, deliziosa e dal cuore doro. dopo lesperienza con ruth, la mia responsabile disse che me lero cavata a meraviglia e mi propose di seguire un corso di formazione nel campo dellassistenza domiciliare, nel caso in cui avessi voluto intraprendere quella strada. accettai la sua proposta dal momento che sentivo che la vita mi stava chiamando verso quella direzione. il tempo passato con ruth e le cose che avevo imparato da quella esperienza avevano esercitato un profondo effetto su di me, lasciandomi il desiderio di crescere e di fare maggiore esperienza in questo campo. la formazione prevedeva due seminari. in uno di questi fu mostrato a me e alle altre badanti il modo giusto di lavarsi le mani. laltro consistette nella rapida spiegazione di alcune procedure di sollevamento. Questo fu a grandi linee il mio addestramento formale. poi, quando mi invi a lavorare da stella, il mio capo mi raccomand di non dire loro che avevo assistito solo un cliente. riteneva, come me, che avrei potuto svolgere comunque il lavoro. lonest era sempre stato un tratto importante della mia personalit. Ma quando la famiglia mi fece domande sulle mie precedenti esperienze professionali, mi ritrovai a mentire, perch avevo bisogno di lavorare. inoltre erano state approvate nuove leggi sulle qualifiche del personale, e io non ne avevo nessuna.
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sebbene non potessi dimostrare di avere le capacit necessarie a svolgere il lavoro parlando di esperienze pregresse, volevo a tutti i costi che la famiglia di stella si sentisse a suo agio con me. nel profondo del cuore, sapevo che sarei stata in grado di svolgere bene il mio compito, dal momento che si trattava pi di essere gentili e svegli che altro. cos, quando me lo chiesero, mentii, dicendo che avevo accudito molte pi persone di quante ne avessi assistite in realt. tuttavia, mentire mi fece sentire talmente a disagio che non riuscii pi a farlo con gli altri clienti. stella era fissata con ligiene e voleva lenzuola pulite tutti i giorni. Ma era anche una donna di stile e pretendeva che le camicie da notte che indossava fossero abbinate al colore o al motivo delle lenzuola. george rise con me un giorno che era finito nei guai per aver scelto le lenzuola sbagliate per la camicia da notte che lei voleva mettersi. gli dissi ridendo: purch sia felice. finii col ripetere questa frase alle famiglie di quasi tutti i miei futuri clienti. e fu cos che questa donna alta ed elegante relegata a letto in attesa di morire, con le lenzuola e la camicia da notte abbinate, un giorno mi chiese della mia vita. Mediti? chiese. s risposi felice. non mi aspettavo quella domanda. stella prosegu: che percorso segui?. glielo dissi e lei annu in segno di comprensione. fai yoga? chiese poi. s, risposi ancora ma non tanto quanto vorrei. Mediti tutti i giorni?. s, risposi due volte al giorno. non potei fare a meno di sorridere quando, dopo poco, lei continu con voce gentile: oh grazie a dio. sono anni che aspetto una persona come te. adesso posso morire. stella era stata istruttrice di yoga per quarantanni, molto tempo prima che lo yoga si diffondesse nella cultura occidentale. allepoca era qualcosa di strano che veniva dalloriente. era stata in india parecchie volte ed era molto devota al suo percorso.
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allinizio, dal momento che la sua occupazione era troppo eccentrica per il mondo in cui viveva, diceva di essere unistruttrice di educazione fisica, invece che una insegnante di yoga. fortunatamente, con levolversi della societ nel corso del tempo, questa disciplina divenne qualcosa di pi convenzionale e lei pot uscire allo scoperto e insegnare a tanti allievi le arti e la saggezza di questo percorso. il marito di stella era un professionista in pensione e lavorava ancora da casa, anche se meno di prima. era una persona molto serena e la sua presenza mi faceva piacere. la biblioteca era piena di classici spirituali. Molti li avevo letti, ma ce nerano parecchi che avevo sempre voluto leggere senza esserci mai riuscita. era un sogno che diventava realt, specialmente per una persona interessata alla filosofia, alla psicologia e alla spiritualit come me. ne divorai il pi possibile. Quando stella si riprendeva dal sonno, mi chiedeva quale libro stessi leggendo, a che punto fossi arrivata e passava a commentarlo. li conosceva tutti. se era sufficientemente lucida per intrattenere lunghe conversazioni, cosa che non succedeva spesso, parlava sempre di filosofia. condividevamo molte teorie e scoprimmo di pensarla allo stesso modo su diversi argomenti. anche la mia pratica yoga miglior. non sentivo la necessit di nascondere quello che stavo facendo, o di andare in unaltra stanza. la porta della camera di stella non era mai chiusa, cos laria fresca ci soffiava dentro liberamente. era un posto piacevole dove lavorare. il suo serafico gatto bianco, Yogi, se ne stava sdraiato ai piedi del letto e mi guardava. Visto che i pomeriggi erano particolarmente tranquilli e anche il vicinato, sfruttavo al massimo quei momenti per fare gli allungamenti e respirare. a volte pensavo che stella stesse dormendo e invece scoprivo con grande piacere che era sveglia e commentava qualche posizione dandomi le dritte per migliorare una postura o per provarne unaltra simile, magari pi dinamica e difficile, prima di sprofondare di nuovo nel sonno. a quei tempi, facevo yoga da circa cinque anni. avevo iniziato a fremantle, un sobborgo di perth, quando vivevo in australia
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occidentale. due volte la settimana inforcavo la bicicletta e pedalavo fin l, a un paio di sobborghi di distanza da casa mia. il maestro si chiamava Kale. fu davvero un ottima guida allintroduzione dello yoga. egli stesso aveva trovato tardi la strada verso quella disciplina. ci era arrivato a causa del mal di schiena. ovviamente la vita aveva grandi progetti per lui e alla fine trov la sua vocazione, con grande beneficio dei suoi tanti allievi devoti. dopo aver lasciato perth, la vita fu instabile per qualche tempo, ma lo yoga continuava a chiamarmi. ovunque abbia vissuto, ho sempre cercato un corso anche se potevo frequentarlo solo per poco tempo. Ma cercare un gruppo con il quale entrare in sintonia, come avevo fatto con quello di Kale, fu inutile. non si faceva trovare. nel periodo trascorso nella stanza di stella, capii che fino a quel momento non avevo guardato la mia pratica yoga dalla giusta prospettiva, perch avevo continuato a contare sulla mediazione del maestro, invece che su me stessa. grazie alla guida di stella, questo aspetto cambi definitivamente. da allora ho seguito altri corsi, perch mi permettono di evolvere la mia pratica domestica. rappresentano anche un ottimo modo per incontrare gente affine. tuttavia i miei esercizi a casa non sono venuti meno, dal momento che la pratica stessa maestra. stella ha lasciato il segno sulla sua ultima allieva. la sua frustrazione maggiore era che fosse pronta a morire e ci non accadeva. arrivavo la mattina e le chiedevo come si sentisse. Be, come vuoi che mi senta? rispondeva. sono ancora qui e non voglio esserci. non riusciva pi a meditare. dopo tutti gli anni di disciplina mentale e di connessione con se stessa che aveva sperimentato attraverso la meditazione, pensava che sarebbe stata una cosa spontanea, ora che si stava avvicinando il suo ritorno a casa. infatti, aveva creduto che la sua pratica si sarebbe intensificata. Ma in verit fu la mia a farlo. ogni pomeriggio, quando si appisolava nuovamente, facevo la mia seduta pomeridiana. sei fortunata
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mi diceva pi tardi. talmente frustrante. non riesco a meditare e non riesco a morire. forse sei ancora qui per me. forse ci sono altre cose che ho bisogno di imparare grazie a te ed per questo che il tuo momento non ancora arrivato suggerivo. annuiva: Questo lo posso accettare. Ma come spesso accade quando due persone interagiscono, eravamo l per imparare entrambe luna dallaltra. Quando toccai largomento della resa, stella inizi a trovare una maggiore pace interiore. Mi sedevo accanto al suo letto e parlavo dei giorni andati, di imparare a lasciare andare, e lei mi ascoltava con interesse. nel corso degli anni, ero passata da un atto di fede allaltro. le raccontai di come anni prima mi fossi messa in viaggio verso sud con niente pi che una tanica piena di benzina, cinquanta dollari e lintenzione di arrivare in un posto dove facesse pi freddo e di restarci per un po. avevo in mente un paese della costa a sud nella nuova scozia Meridionale e mi ero incamminata verso quella direzione generica. Quando mi fermavo a far visita agli amici lungo il tragitto, trovavo un lavoro per un paio di giorni che mi permetteva di continuare il viaggio. avendo gi vissuto in modo cos nomade, avevo amici sparsi ovunque e fu meraviglioso incontrarli; alcuni non li vedevo da anni. alla fine giunsi nel paese stabilito ma con pochissimi soldi in tasca. Un campeggio adibito alla sosta dei camper sul promontorio aveva la vista migliore in citt, sopra al maestoso oceano pacifico. cos mi fermai l per una notte. avevo rimosso il sedile posteriore della mia vecchia jeep e lo avevo rimpiazzato con un materasso. prima di mettermi in viaggio avevo appeso delle tendine ed ecco fatto, avevo anchio una casa-mobile. Quando controllai gli annunci di lavoro in citt, mi resi conto che le cose sembravano un tantino complicate. Ma era autunno, il mio periodo dellanno preferito. cos assaporai il clima perfetto per un paio di giorni e feci un sacco di passeggiate.
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tuttavia non riuscivo pi a pagare regolarmente laffitto della piazzola nel campeggio. stavo finendo i soldi e del resto sfruttavo il campeggio solo per la doccia e come punto dappoggio, mentre cercavo qualche contatto. cos comprai del cibo e mi diressi nel bush, seguendo le indicazioni verso un fiume nellentroterra, non molto lontano da l. avendo gi vissuto prima attraverso atti di fede, sapevo di dover affrontare le mie paure a testa alta ancora una volta. se avevo intenzione di ottenere qualcosa solo per mezzo della fede, dovevo smettere di pensare con la testa, e questa era la parte pi difficile. affiorarono nella mente schemi di pensiero sbagliati, risultato del condizionamento passato e delle imposizioni sociali, in base ai quali non era lecito che vivessi a quel modo. la paura inizi a farsi sentire mentre mi chiedevo perch mai stesse succedendo di nuovo. ancorarmi al presente era lunica cosa che mi aveva salvata in passato e mi avrebbe salvato anche adesso. non c posto migliore della natura per affrontare i propri timori: l puoi ritornare al vero ritmo della vita. Quando le paure si assopivano, godevo di splendide giornate fatte di abitudini salutari e semplici, mangiando cibo frugale e sano, nuotando nelle acque pulite e trasparenti del fiume, osservando andare e venire i musi curiosi degli animali selvatici, ascoltando i canti degli uccelli e leggendo. fu un periodo solenne, bello e sereno. passarono quasi due settimane prima che incontrassi unaltra persona. era una bella giornata e sul fiume era giunta una famiglia di tre generazioni per un pic nic. dedussi da questo particolare che fossimo durante il weekend. lasciai la jeep aperta e decisi di fare una lunga camminata nel bush, lasciando il posto tutto per loro. nel tardo pomeriggio mi sdraiai sul retro della jeep, con il bagagliaio e i finestrini spalancati, e lessi per un po. la bellissima luce del crepuscolo filtrava magicamente tra gli alberi. Mentre la famiglia stava per andarsene, una delle donne, mia coetanea e madre di due bambini, si stacc dal gruppo, mentre il marito, i genitori e i figli proseguirono verso la macchina.
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cammin silenziosamente verso di me e sal a bordo della jeep. sollevai la testa dal libro leggermente sorpresa e sorrisi, mentre lei mi sussurr: invidio la tua libert. a quelle parole ridemmo entrambe, poi se ne and, senza aggiungere altro; non ebbi neanche il tempo di ribattere. sdraiata nella jeep, quella notte, con le tendine aperte, le rane che gracidavano lungo il fiume e una coperta di milioni di stelle a tenermi compagnia, sorrisi ripensando a quella donna. aveva ragione. ero libera. non avevo soldi n cibo a sufficienza se non per pochi giorni ancora, ma in quel momento, ero libera quanto pu esserlo una persona. la gente mi chiede spesso delle mie numerose escursioni nel bush e dei viaggi per il paese, e mi domanda se abbia mai temuto per la mia incolumit. la risposta no: sono state rare le occasioni in cui ne ho avuto motivo. ci sono state un paio di situazioni pericolose, come quella volta dellautostop. Ma and tutto bene e quelle rare occasioni mi sono servite come monito e lezione per il futuro. dal momento che ogni spostamento veniva compiuto seguendo lintuito, cercavo di andare avanti con fiducia come meglio potevo, sapendo che qualcuno si sarebbe preso cura di me. Ma siamo creature sociali, cos alla fine tornai in citt. telefonai a mia madre, con cui avevo un rapporto sano e affettuoso. il suo istinto materno la teneva in costante apprensione per il mio benessere. capiva per che la vita da nomade faceva parte di me. non giudicava le mie scelte, ma era sempre sollevata quando mi sentiva. il giorno prima aveva speso due dollari per comprare un biglietto della lotteria, con lintento di vincere dei soldi per me. una persona cos generosa, che la fortuna lha baciata! tu mi dai cos tanto in tanti modi diceva. Voglio che prenda questi soldi. li ho vinti perch avevo intenzione di aiutarti. cos, piena di gratitudine, mi ritrovai con dei soldi per tirare avanti un altro paio di settimane. il mattino dopo mi svegliai e mi diressi verso gli scogli, per guardare lalba sulloceano. adoro quella prima occhiata di luce,
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quando si vedono ancora le stelle ma tutto un nuovo giorno sta per cominciare. Mentre il cielo diventava rosa e poi arancione, sedevo sugli scogli osservando un branco di delfini nuotare l vicino, intenti al gioco, mentre saltavano fuori dallacqua per puro piacere. in quel momento seppi che tutto sarebbe andato bene. pi tardi quel giorno, dopo una lunga e piacevole chiacchierata sulla vita e sul viaggio, il proprietario del campeggio torn alla mia jeep facendo dondolare una chiave. il furgoncino alla piazzola otto non mi serve nei prossimi dieci giorni. tuo e non voglio un centesimo. se mia figlia dormisse sui sedili posteriori di una macchina, vorrei tanto che qualcuno facesse lo stesso per lei dichiar ted. che dio ti benedica ted, grazie dissi ricacciando indietro lacrime di gratitudine. cos avevo un tetto sopra la testa per le successive dieci notti e un posto dove cucinare. durante quel periodo per, le paure stavano riprendendo a infuriare con forza dentro di me per via della mia situazione precaria. dovevo guadagnare qualcosa. la scorta di cibo si stava assottigliando nuovamente. ogni giorno facevo visita a tutti i negozi della citt e nonostante abbia conosciuto un sacco di gente simpatica, non cera lavoro in vista. tornando a piedi su per la collina, verso il promontorio e il furgone, respiravo a fondo cercando di restare nel presente, ma tentando anche di trovare una soluzione. detestavo quellaspetto della mia vita, limpulso di gettare al vento ogni cautela e mettermi in situazioni cos complicate, continuamente. eppure era quasi una dipendenza. tutte le volte che lo facevo, sfidavo le mie ansie a testa alta e riuscivo sempre a cadere in piedi. in un certo senso, ogni atto di fede successivo al precedente era sempre pi duro e impegnativo, perch mi spingeva al centro delle mie paure pi profonde. Ma era anche pi facile. avevo messo alla prova la mia fede in diverse situazioni estreme e cos avevo guadagnato saggezza e fiducia in me stessa. in questo modo la vita acquisiva senso per me, a prescindere da
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quanto fosse dura. non ero fatta per vivere secondo le convenzioni della societ. fu proprio a quel punto, mentre guardavo lalta marea ritirarsi, che ricordai limportanza della resa, di lasciarsi andare e permettere alla natura di tessere la sua magia. la stessa forza che equilibra il flusso delle maree, quella forza che ordina lalternarsi perfetto delle stagioni e crea la vita, era senzaltro capace di offrirmi lopportunit di cui avevo bisogno. Ma prima di tutto dovevo arrendermi. cercare di controllare il ritmo e orientare il risultato era un terribile spreco di energia. avevo espresso le mie intenzioni alluniverso e avevo fatto tutto quello che potevo. il mio compito adesso era togliermi di mezzo. risi dolcemente di me per aver dimenticato questo concetto, frutto di una lezione del passato: nei momenti di difficolt, quando mi trovavo in bilico su un filo fragile e sottile, la sola cosa da fare era abbandonarmi e vedere dove sarei caduta. era giunto il momento di lasciarmi andare di nuovo. arrendersi non significa rinunciare, tuttaltro. richiede una enorme dose di coraggio. spesso riusciamo a farlo solo quando il dolore che proviamo nel tentativo di controllare il risultato diventa troppo grande da sopportare. raggiungere questo punto liberatorio, anche se tuttaltro che divertente. essere capaci di accettare che non c nientaltro che possiamo fare, se non rimettere tutto a una forza pi grande, il catalizzatore che alla fine apre la via. la mattina seguente, allalba, scesi fino allacqua, dove i delfini intenti al gioco mi salutarono. Mi sentivo del tutto svuotata e prosciugata dopo lattacco sferrato dalla paura, dal dolore e dalla resistenza, e finalmente mi stavo lasciando andare. lesaurimento emotivo mi aveva consumata. Ma osservando i delfini, assorbii la nuova alba e lentamente, con dolcezza, permisi a me stessa di farmi nuovamente pervadere dalla speranza. durante una conversazione estemporanea con alcune persone in vacanza nel campeggio, qualche giorno dopo, mi fu offerto un lavoro a Melbourne, a sette ore circa pi a sud. perch no? pen47

sai. ero libera di andare dove volevo, e desideravo vivere in un clima pi freddo. presto Melbourne divenne la mia citt australiana preferita ed rimasta tale. allepoca non pensavo di trasferirmi l, e non avevo idea del bene che mi avrebbe fatto vivere in una citt tanto creativa. fu solo arrendendomi e restando nel presente che permisi a quella opportunit di lavoro di manifestarsi. Quando finii di raccontare la mia storia a stella, sorridemmo entrambe. Mangi mezza fragola e annu. fino a quel momento aveva cercato di controllare il momento del suo trapasso, ma era giunta lora di arrendersi e lasciare andare il desiderio che fosse tutto sotto il suo potere. per quanto non le piacesse particolarmente lidea, accett di farlo. ci vogliono nove mesi perch il corpo si formi. a volte ci vuole del tempo anche perch interrompa la sua attivit. a quel punto, comunque, stella era gi molto debole e rifiutava quasi del tutto il cibo. non aveva la forza di mangiare ma accettava piccoli pezzi di frutta soltanto per il gusto di assaporarla. il giorno prima, erano stati due acini duva. oggi mezza fragola. la malattia avrebbe dovuto procurarle parecchio dolore, soprattutto perch si era sviluppata molto tempo prima rispetto alla diagnosi. Ma la sofferenza era minima, cosa che stupiva il dottore. la conseguenza del suo diffondersi era solo un grande sfinimento. tutto il lavoro che aveva fatto lungo il viaggio spirituale contribu a darle una forte sintonia con il corpo, che ora la ricambiava con una quasi totale assenza di dolore. fu anche per questo che se ne and dolcemente. due o tre giorni prima, avevo notato che le dita si erano gonfiate al punto che la fede le aveva lasciato un solco profondo nellanulare. sembrava che le stesse compromettendo la circolazione sanguigna. telefonai alla mia responsabile e linfermiera mi sugger di toglierle lanello. Mentre george le stava sdraiato accanto, sul letto, lavorai con acqua e sapone finch glielo sfilai delicatamente. ci volle tantissimo tempo per farlo e a quel punto sia stella che george erano in lacrime. Mi sentivo come lavvocato del diavolo, se non che, quando riuscii a rimuovere il simbolo
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del loro amore che era rimasto al dito di stella per pi di mezzo secolo, scoppiai a piangere anchio. george, un uomo sempre cos caro, la chiam con il nomignolo tenero che era stato parte della loro vita matrimoniale per tanto tempo. Uscii dalla stanza mentre condividevano un raro momento di intimit, giacendo luno nelle braccia dellaltra forse per lultima volta. chiusa in bagno a piangere, mi sentii fortunata di poter essere testimone della profondit del loro amore. era diverso da quelli che avevo visto prima. erano veri amici, due persone cortesi e premurose con tutti, soprattutto luno con laltra. Ma era ugualmente doloroso per me vederli piangere mentre la fede veniva rimossa per sempre dal dito di stella. i figli venivano regolarmente in visita, molto pi spesso adesso, visto che il tempo stava giungendo al termine. Mi piacevano anche se erano diversi tra loro, sebbene tutti fossero cortesi e affettuosi. tuttavia avevo legato soprattutto con una delle figlie. Un giorno il tempo volse improvvisamente al brutto e mi trovai a lavorare senza essere sufficientemente coperta. george insistette affinch indossassi uno dei cardigan di stella. sia lui che lei concordarono sul fatto che mi stava benissimo. era una di quelle cose che normalmente non avrei mai notato in un negozio, perch non era il mio genere. Ma quando lho indossato, me ne sono innamorata allistante. Quel giorno la famiglia, compresa lei, mi dissero di tenerlo. a distanza di anni lo porto ancora. aveva stile, la nostra stella. Quella notte stessa entr in coma, mentre io ero a casa a dormire. Quando ritornai la mattina seguente trovai unatmosfera solenne. george e il figlio david erano l. Mentre la brezza gentile soffiava attraverso la porta della camera, george si distese sul letto accanto alla sua bella moglie. la sua mano stringeva quella di lei, che ora stava diventando fredda. era ancora viva, ma in questi casi, con il sopraggiungere della morte, la circolazione del sangue alle estremit compromessa. anche i piedi avevano perso il loro calore. david sedeva su una sedia tenendole laltra mano. presi
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posto su una sedia al fondo del letto e appoggiai una mano sui suoi piedi. suppongo che sentissi il bisogno di toccarla anchio. dopo pi di dodici ore di coma profondo, stella apr gli occhi e sorrise in direzione del soffitto. george si alz: sta sorridendo dichiar sorpreso. sta sorridendo a qualcosa. stella non si rendeva pi conto della nostra presenza. Ma il sorriso rivolto a quel qualcosa o a qualcuno che catturava il suo sguardo, rafforz in me una certezza che non mai venuta meno. le meditazioni che avevo fatto fino ad allora mi avevano portata in posti meravigliosi, ben al di l di dove pu arrivare un aeroplano, e per questo non avevo mai dubitato dellesistenza di una vita dopo la morte. Ma dopo essere stata testimone della gioia estatica di stella mentre sorrideva al soffitto con gli occhi aperti, niente al mondo avrebbe mai pi potuto farmi credere il contrario. c qualcosa di pi verso cui andare, o a cui fare ritorno. dopo aver sorriso, emise un flebile sospiro, gli occhi si rovesciarono allindietro e ci fu silenzio. george e dave mi guardarono per avere conferma. avendo assistito solo al trapasso di ruth prima di allora, aspettavo il grande respiro finale che per non arrivava. morta? morta? mi chiesero in preda alla disperazione, col cuore rotto dal dolore. le tastai il collo in cerca del battito ma il mio stesso cuore pulsava a pi non posso, e riuscivo a sentire solo quello. ero sotto una grandissima pressione e non avevo idea di cosa fare. Mi guardarono disperati. non volevo dichiarare la sua morte, per poi scoprire che avrebbe vissuto un altro giorno o due, o anche solo per il tempo di fare un ultimo grande respiro. cos pregai per un consiglio. allora su di me discese la calma e guardandola seppi che se nera andata. era stata una dipartita talmente dolce, delicata e piena di grazia che non ero riuscita a capirlo subito. Ma quellonda di amore che ora batteva attraverso di me mi conferm che ormai non era pi con noi. annuii. george e david lasciarono immediatamente la stanza. Un singulto straziante risuon per tutta la casa mentre george si rendeva conto che la sua amata
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moglie si era spenta. restai seduta in silenzio accanto a stella, piangendo anchio. Un paio dore pi tardi, con il resto della famiglia l riunito ed espletati gli ultimi dettagli, ci dicemmo addio. il mattino mite si era trasformato in una giornata molto calda e io stavo pensando cosa fare di me. desideravo solo una distrazione superficiale. avevo continuato a usare la stessa jeep con cui avevo fatto tutti quei chilometri, e adesso per chiudere adeguatamente la porta del guidatore dovevo dare un colpo secco. ero andata avanti cos per un bel po. Quel giorno, per, ripetendo il solito gesto, tutto il finestrino dalla parte del guidatore and in frantumi cadendo allinterno del pannello della portiera. rimasi seduta a guardarlo, gi stordita per gli avvenimenti del mattino e ancora pi scombussolata a causa del forte rumore del vetro in frantumi. guardai fuori dal finestrino e vidi che non cerano frammenti, fatta eccezione per qualche scheggia. decisi che forse la cosa migliore da fare era tornare a casa. il finestrino di ricambio arriv dopo tre giorni. li trascorsi a casa e gi al porto. ringraziavo spesso stella durante quel periodo per avermi mandata a casa. era la cosa migliore perch mi permetteva semplicemente di esistere. Un paio di mesi dopo ricevetti una lettera di Therese, la figlia di stella con cui avevo legato. il giorno dopo la sua morte, Therese stava camminando, pensando alla madre. Un enorme cacatua bianco era volato gi proprio davanti a lei, a distanza talmente ravvicinata che riusc a sentire laria smossa dalle sue ali. stella era quel tipo di donna, capace di inviare dei segnali, e lessi con piacere quelle parole. dopo un anno, feci visita alla famiglia per una cena. non vedevo lora di passare quella serata insieme, soprattutto per rivedere george e scoprire come se la passasse. cerano anche Therese e suo marito. la serata inizi bene e appresi con piacere che george aveva stretto nuove amicizie, iniziando a giocare a bridge e impegnandosi in altre attivit. poi, non so come, la conversazione fin di nuovo nel reparto bugie. Therese mi stava chiedendo in che modo la morte della madre fosse stata diversa da quella dei miei
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clienti precedenti, o qualcosa di simile. era la mia grande occasione per venire allo scoperto e per rivelare la mia inesperienza in quella circostanza. non penso che gli sarebbe dispiaciuto a quel punto, dal momento che erano stati molto contenti del servizio ricevuto. Ma non riuscii a vuotare il sacco perch george era cos felice di avermi l e continuava a ripetere quanto era bello che fossimo di nuovo tutti insieme. sono sicura che si sentiva come quando cera stella. Volevo prendere da parte Therese quella sera, e raccontarle la verit, ma non ci fu loccasione. la vita prosegu, e dopo quella serata ci perdemmo di vista. Qualche anno pi tardi, per, ci risentimmo e mi fu data la possibilit di confessare alla famiglia la mia inesperienza e il mio rimpianto per non essere stata subito sincera con loro. accettarono la cosa in modo meraviglioso e mi perdonarono, dicendo che avevo compensato largamente la mia inesperienza con lempatia e la compassione. come me, avevano sentito fin da subito che ero la persona giusta per prendersi cura di quella donna. fu molto dolce ricongiungerci e ricordare quello che avevamo condiviso. ogni inverno, indossavo il cardigan e pensavo a stella. linverno scorso ce lo avevo addosso mentre rileggevo un libro che mi aveva dato lei, ho interrotto la lettura e ho sorriso ai ricordi. Questo lavoro mi ha fatto conoscere persone splendide. a ogni modo, la storia della bugia stata una grande lezione. dopo il periodo con stella, decisi che non avrei pi mentito ai clienti. la cosa pi importante era aver imparato da quella esperienza. ero una persona onesta e per quanto fosse difficile, era lunica via sulla quale avrei potuto camminare completamente a mio agio. imparare da quellesperienza mi permise di perdonare me stessa, il pi grande perdono di tutti.

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riMpianto 1:
Vorrei aVer aVUto il coraggio di ViVere Una Vita fedele ai Miei principi e non QUella cHe gli altri si aspettaVano da Me

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i volle pochissimo perch grace diventasse una delle mie clienti preferite. era una donna minuta dal cuore grande. aveva trasmesso questa qualit ai figli, genitori essi stessi e persone ugualmente meravigliose. grace viveva in una parte completamente diversa della citt, cosa insolita per i nostri clienti. era una strada di periferia come tante altre, senza ville imponenti sui due lati. la mia prima impressione fu che sarebbe stata perfetta per girarci una serie televisiva, perch irradiava energia familiare. la cosa che apprezzai maggiormente di grace e della sua famiglia che erano molto terra-terra e accoglienti. i primi giorni con lei trascorsero come al solito con i nuovi clienti, condividendo storie per conoscerci. in bagno si sentivano commenti sfacciati sul fatto che grace non avesse pi dignit, costretta a farsi pulire il posteriore da unaltra persona, e di quanto fosse ingiusto che una giovane cosina graziosa come
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me dovesse svolgere un compito tanto spiacevole. Mi abituai a quella parte del mio lavoro e cercai di alleggerire la situazione per grace e per tutti i clienti cercando di non fare troppe storie a riguardo. essere malati senzaltro un modo per annientare la forza del proprio ego. la dignit scompare per sempre nel passato quando sei un malato terminale. accettare la situazione, e anche la presenza di qualcuno che ti pulisce il didietro, inevitabile, anche perch dopo un po si diventa troppo malati per preoccuparsi di cose simili. sposata da pi di cinquantanni, grace aveva condotto la vita che ci si era aspettati da lei. aveva cresciuto dei figli adorabili e adesso gioiva dei nipoti, ormai adolescenti. tuttavia, a quanto pareva, suo marito era stato un vero despota e aveva trasformato il matrimonio in una prigione. fu un sollievo per tutti quando luomo venne ricoverato in una casa di cura in modo permanente qualche mese prima. grace aveva passato la sua vita coniugale desiderando di essere indipendente dal marito, di viaggiare, di non essere sottoposta alla sua tirannia e soprattutto di godere di una esistenza semplice e felice. Malgrado fosse sullottantina, era sempre stata in forma e in salute per la sua et. Un buono stato fisico permette di muoversi liberamente e questo grace lo aveva capito soprattutto quando il marito era stato ricoverato nella casa di cura. aveva riconquistato la tanto attesa libert da pochissimo quando inizi a sentirsi molto male. Qualche giorno dopo, le fu diagnosticata una malattia terminale in stadio avanzato. fu ancora pi straziante sapere che la malattia fosse dovuta alla vecchia abitudine del marito di fumare in casa. il male era aggressivo e dopo un mese grace perse completamente le forze. rest costretta a letto, tranne che per brevi momenti in cui zoppicava lentamente verso il bagno con lausilio di un deambulatore e sempre assistita. i sogni che aveva coltivato per tutta la vita non sarebbero mai diventati realt. langoscia che provava per questo motivo era costante e la tormentava.
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perch non ho fatto quello che volevo e basta? perch gli ho permesso di comandarmi? perch non sono stata forte abbastanza? erano domande che sentivo spesso. era arrabbiatissima con se stessa per non avere avuto il coraggio di cambiare le cose. i suoi figli confermavano la vita dura che aveva vissuto e i loro cuori soffrivano per lei, come il mio. non permettere mai a nessuno di impedirti di fare quello che vuoi, Bronnie mi disse. promettilo a questa donna condannata, ti prego. glielo promisi e andai avanti spiegandole che ero fortunata ad avere una madre meravigliosa che, con il suo esempio, mi aveva insegnato a essere indipendente. guardami adesso, continu grace sto morendo! Morendo! Ho aspettato tutti questi anni per essere libera e indipendente e adesso troppo tardi! com possibile?. non si poteva negare che fosse una situazione tragica e sarebbe stata senzaltro un monito costante a vivere a modo mio. nella sua stanza, punteggiata di oggetti sentimentali e foto di famiglia, durante quelle prime settimane trascorremmo ore a parlare. Ma il suo declino progred velocemente. grace mi spieg che non era contro il matrimonio, affatto. poteva essere una bella cosa e una grande opportunit per crescere, attraverso linsegnamento reciproco. Ma era contro le regole imposte dalla sua generazione, secondo le quali il matrimonio andava salvaguardato a prescindere da tutto. ed era ci che aveva fatto, rinunciando sempre alla propria felicit. aveva dedicato la vita al marito che aveva dato per scontato il suo amore. adesso che stava morendo, non le importava niente di quello che pensava la gente di lei, e si angustiava di non aver sviluppato prima questo atteggiamento. grace aveva salvato le apparenze e aveva vissuto come si aspettavano gli altri. aveva capito solo ora che la scelta era sempre stata sua e che era stata basata sulla paura. sebbene le offrissi i miei consigli, compreso quello di perdonarsi, il fatto che fosse troppo tardi ormai continuava a sopraffarla.
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la maggior parte dei miei incarichi erano di tipo personale, con clienti a lungo termine che avrei seguito individualmente fino alla morte. Ma nel corso degli anni ce ne sarebbero stati anche altri che avrei visto solo poche volte, sostituendo momentaneamente le loro badanti regolari. le parole di grace, piene di angoscia, disperazione e frustrazione, divennero familiari perch le sentii pronunciare anche da tanti altri malati. di tutti i rimpianti e lezioni condivise con me mentre sedevo accanto ai loro letti, il rimpianto di non aver vissuto una vita fedele ai propri principi era il pi comune di tutti. era anche quello che causava pi frustrazione, perch ci si rende conto troppo tardi. non pretendevo di vivere una vita grandiosa spieg grace dal letto in una delle tante conversazioni. sono una brava persona e non ho mai augurato il male a nessuno. in effetti era una delle persone pi dolci che avessi mai conosciuto e non sarebbe stata capace di fare del male. non faceva parte di lei. avrei voluto fare anche delle cose per me, ma non ne ho avuto la forza. adesso si rendeva conto che sarebbe stato meglio per tutti se fosse stata abbastanza coraggiosa da rispettare questo desiderio. Be, per tutti tranne che per mio marito disse con una smorfia di disgusto verso di s. sarei stata pi felice e non avrei permesso a questa tristezza di pervadere la nostra famiglia per anni. perch lho sopportato? perch Bronnie, perch?. i suoi singhiozzi strazianti erano irrefrenabili e continuavano mentre io labbracciavo. Quando le lacrime cessarono, mi guard con fiera determinazione. dico sul serio. prometti a questa donna morente che sarai sempre fedele a te stessa, che sarai abbastanza coraggiosa da vivere come vuoi, a prescindere da quello che dicono gli altri. le tende di pizzo ondeggiarono dolcemente al vento, facendo entrare nella stanza la luce del giorno, mentre ci guardavamo lun laltra con amore, lucidit e determinazione. te lo prometto grace. sto gi cercando di farlo. Ma ora giuro di continuare sempre a farlo le risposi con sincerit, dal profondo del cuore. stringendomi la mano, sorrise, con la certezza che
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ci che aveva imparato non era stato del tutto inutile. grace inizi a capirmi un po di pi e mi ascolt con grande interesse quando le raccontai che per pi di dieci anni, avevo lavorato ricoprendo incarichi insoddisfacenti in banca, nellamministrazione e nel management. tornata a casa dopo lesperienza oltreoceano, lavorai ancora in banca per qualche tempo. Ma quelli sono stati gli anni del mio svezzamento in cui mi sono preparata a uscire definitivamente da quel settore. i primi due anni dopo la scuola erano stati divertenti. cerano stati un sacco di stage e il lavoro era pi che altro un modo per socializzare. tutti gli stagisti avevano sui diciassette, diciotto anni. Quindi il nostro compito consisteva per lo pi nellandare daccordo con quei nuovi amici e guadagnare i soldi per sovvenzionare i nostri weekend. allinizio il lavoro fu molto semplice per me e sarebbe potuto restare cos, se ci avessi messo anche il cuore. Ma non successe mai. dopo quei primi anni, divenni rapidamente inquieta e iniziai a pormi delle domande sulla vita. tuttavia, per pi di dieci anni, continuai ad andare avanti come ci si aspettava che facessi, con la consapevolezza che ci fosse qualcosaltro ad aspettarmi se solo avessi avuto il coraggio di cercarlo. ci che mi trattenne di pi fu la paura del ridicolo a cui mi sarei esposta davanti ad alcuni parenti se avessi rotto lo stampo al quale si aspettavano che mi uniformassi. Vivevo la vita di qualcun altro indossando i miei panni e proprio per questo non avrebbe mai funzionato. eppure continuai cos, cambiando regolarmente incarichi in banca, uniformi e posti. il risultato fu che mi ritrovai in vetta nella carriera professionale, avendo lavorato per la maggior parte delle banche e avendo ricoperto tanti ruoli per una persona della mia et. fu una vittoria a tavolino. disperatamente infelice, continuai a regalare la mia settimana lavorativa a un settore che non contribuiva per niente allarricchimento della mia anima. ci sono un sacco di persone che amano il proprio incarico in banca e sono felice per loro. le banche hanno bisogno di impiegati simili. oggi per c la possibilit di impe57

gnarsi in altre aree e dare il proprio contributo alla comunit. come grace, avevo vissuto la vita che gli altri si aspettavano da me, non quella che volevo. non potevo contrariare alcuni membri della mia famiglia, perci stavo facendo il possibile per essere chi volevano che fossi e per tenermi stretto un buon lavoro: quantomeno ci li avrebbe tenuti alla larga da quellaspetto della mia vita. ero bloccata dalla paura e dallidea del potenziale dolore che avrei creato se mi fossi esposta a critiche ancora peggiori di quante ne avessi gi sopportate. essere la pecora nera della famiglia non un compito facile. le pecore nere giocano un ruolo diverso nelle dinamiche familiari. Ma non mai facile. Quando alcuni dei giocatori principali guadagnano il potere a discapito degli altri, il tutto si trasforma in una faticosa strada in salita. tuttavia, lavorare con tante famiglie diverse mi ha fatto capire che sono pochissime quelle in cui non ci sono conflitti. ognuna di esse ha la sua lezione da imparare. la mia non faceva eccezione, malgrado questa consapevolezza non serv ad alleviare il mio dolore ai tempi. per quel che ricordavo, prendersi gioco di me era stato a lungo lo sport di famiglia. ero una nuotatrice in una famiglia di cavallerizzi, vegetariana in una fattoria che allevava pecore, nomade in una famiglia di stanziali e cos via. spesso le cose venivano dette per scherzo e la persona che le pronunciava poteva non rendersi conto del dolore che mi procurava. Ma le battute si logorano dopo anni passati a ripeterle. altre volte, invece, le cose venivano dette intenzionalmente e per pura crudelt. anche se hai la forza di mille persone, col passare del tempo queste esperienze ti abbattono, soprattutto se hai difficolt a ricordare un periodo della tua vita in cui non sei stata messa in ridicolo, sgridata e ritenuta un caso senza speranza. di conseguenza, fino a quel momento, non avevo apprezzato particolarmente la vita familiare. il modo pi facile per gestire tutto questo era continuare a vivere come si aspettavano. alla
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fine per, iniziai a negarmi e a chiudermi. era il mio personale meccanismo di difesa. gli artisti di tutto il mondo sono spesso incompresi, e io ero unartista. solo che non lavevo ancora capito. tutto quello che sapevo era che vendere prodotti assicurativi a persone che volevano soltanto incassare la loro busta paga non faceva per me. non mimportava un bel niente del fatturato alla fine del mese. Minteressava solo di dare al cliente un servizio amichevole e accogliente, cosa che facevo molto bene. Ma non era abbastanza nel mondo in trasformazione del settore bancario. Bisognava vendere, vendere, vendere. si dice che spendiamo pi energie per evitare il dolore che per provare piacere. cos solo quando la sofferenza diventa insostenibile che troviamo il coraggio di cambiare. il dolore dentro di me aveva continuato a crescere fino a raggiungere un punto di rottura. Quando lasciai un altro buon impiego per andare a vivere sullisola, fu il caos. perch lo fa? dove vuole andare questa volta?. nonostante tutto, riuscivo solo a pensare con eccitazione: andr a vivere su unisola!. Quanto pi sarei andata lontano, tanto pi sarei stata felice. in quel luogo la mia vita mi apparteneva ed era come la volevo io. lunico contatto con la terraferma era rappresentato dalla mia cara mamma, mio sostegno e amica preziosa. fu durante quegli anni sullisola che mi avvicinai alla meditazione. in seguito trovai la strada che mi avrebbe offerto lopportunit di entrare in sintonia con la mia essenza divina interiore. attraverso questo cammino, iniziai a capire e a provare compassione. una forza bellissima e potente. il dolore che avevo accettato dagli altri non era che una proiezione della loro sofferenza su di me. le persone felici non trattano gli altri in quel modo. non giudicano chi vive prestando fede ai propri principi. casomai, lo rispettano. rendendomi conto del dolore riversato nella mia generazione da quelle precedenti, avevo
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la possibilit di scegliere di liberarmene. le persone cambiano quando sono pronte e perch lo desiderano. imparare a guardare la vita con compassione e accettare che avrei potuto avere relazioni basate sulla comprensione e lamore, come avevo desiderato un tempo, fu liberatorio. trasform la mia esistenza su molti piani. Vista la sofferenza provata per guarire, accettai che non tutti avessero il coraggio di affrontare il passato, almeno finch il suo peso non fosse diventato insostenibile. a un certo livello, le stesse dinamiche persistettero ancora per qualche anno, ma iniziarono a condizionarmi sempre meno. Mi ci vollero tempo e forza, ma finalmente giunsi a capire che non si trattava di me, ma delle persone che cercavano di rifilarmi le loro critiche o i loro giudizi. Una parabola buddista racconta di un uomo che and da Budda urlando rabbiosamente contro di lui, mentre questi se ne stava pacifico come se nulla fosse. Quando gli fu chiesto come avesse fatto a mantenersi calmo e imperturbabile, Budda rispose con unaltra domanda: se qualcuno ti d un regalo e tu scegli di non accettarlo, a chi appartiene alla fine?. ovviamente resta al donatore. fu lo stesso con le parole che talvolta mi piovevano addosso ingiustamente. smisi di farmene carico e iniziai a provare compassione. dopo tutto, quelle parole non venivano da un luogo felice. tuttavia, la cosa pi importante che abbia mai imparato che la compassione parte da se stessi . sviluppare questo sentimento per gli altri faceva in modo che avvenisse la guarigione e permanesse. in un certo senso mi toglieva dallequazione quando i vecchi schemi comportamentali tentavano di prendere il sopravvento. potevo riconoscere la sofferenza e capire che non dipendeva da me, ma dal dolore dellaltro che emergeva e trovava sfogo. Questo non riguardava solo le relazioni familiari, ovviamente. Valeva per tutti i tipi di rapporto, sia personali, sia pubblici sia professionali. tutti noi soffriamo, di tanto in tanto, e abbiamo il nostro fardello di dolore da portare. e siamo anche molto duri con noi stessi, ingiusti talvolta. imparare a essere gentile e amorevole con
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me stessa e riconoscere che anche io avevo sofferto tanto, fu un cambiamento molto difficile da compiere. era quasi pi facile dare ascolto alle opinioni sbagliate degli altri e farmene carico, dal momento che ormai ci ero abituata. Magari non mi avrebbe reso felice, ma imparare a essere compassionevole con me stessa mi avrebbe fatto evolvere e crescere spiritualmente. il processo di guarigione comunque era cominciato. grazie allintenzione di provare amore, rispetto e compassione per me stessa, le vecchie dinamiche familiari iniziarono a perdere potere. trovai la forza per reagire, permettendomi finalmente di essere ascoltata, invece che continuare a ritirarmi. naturalmente questa volta era il mio stesso dolore a trovare espressione e non centravano nulla le persone verso cui lo indirizzavo. tutti noi interpretiamo a modo nostro le cose che ci accadono. lo stesso valeva per me quando esprimevo e rilasciavo la mia sofferenza. ci volle fegato per rompere schemi presenti da anni. Ma il dolore che provavo mi diede il coraggio necessario e ormai a quel punto non avevo pi niente da perdere. stando cos le cose, non sarei riuscita a portare ancora addosso il peso del silenzio. alla fine, comunque, il desiderio di essere reciprocamente amati, accettati e capiti che alimenta il dolore in tutti noi. Quindi il solo modo per andare avanti consiste nel provare compassione: compassione e pazienza. nonostante tutto, lamore, sotto fragili mentite spoglie, vive ancora tra noi. era come nuotare lungo lo stesso fiume, e trovarmi ogni volta davanti a un enorme masso che mi impediva di procedere. era sempre l. Un giorno per ho capito che sarebbe potuto rimanere sempre l. invece di affrontare sempre lo stesso ostacolo, bisognava scegliere un posto diverso dove nuotare, dove sarei stata libera di andare avanti. non ero condannata a scontrarmi sempre con quello scoglio che impediva il mio naturale avanzamento, procurandomi blocchi e dolore. era giunto il momento di fare le cose in modo diverso, di scegliere unaltra strada, di alzare la voce e dire basta. non ero pi
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disposta a tollerare gli stessi schemi. forse mi sarei ritrovata pi sola, ma almeno sarei stata in pace. laltro cammino di certo non era allinsegna della serenit. dopo aver fatto sentire la mia voce, le cose iniziarono a cambiare dentro di me. il rispetto che nutrivo nei miei confronti si fortific e lespressione della mia personalit si deline meglio. finalmente erano stati piantati dei semi nuovi e pi sani. non sapevo ancora come nutrirli, ma erano saldi nel terreno. era giunto il momento di iniziare a vivere come la persona che volevo essere, un piccolo passo alla volta. dopo aver condiviso tutto questo con grace, ci affezionammo luna allaltra in modo spontaneo. era daccordo col fatto che tutte le famiglie avessero una lezione da imparare. non le veniva in mente nessuna che non avesse dovuto affrontare delle difficolt, e credeva che proprio in quellambito si trovassero le lezioni pi preziose per le persone. parlammo di come lunico modo possibile di provare amore consistesse nellaccettare gli altri esattamente comerano, senza avere aspettative su di loro. per quanto fosse pi facile a dirsi che a farsi, quello era lapproccio pi amorevole possibile. grace condivise con me molti racconti; rifletteva sulla sua vita, sui figli che erano cresciuti, sui vicini che erano cambiati, finendo spesso a parlare del rimpianto presente. avrebbe voluto avere il coraggio di vivere rispettando il proprio cuore, e non secondo le aspettative degli altri. Quando si ha poco tempo a disposizione, non si perde nulla a essere completamente onesti. Quello che condividemmo in quei momenti andava dritto al nocciolo della questione. non facevamo pi chiacchiere oziose perch tutti gli argomenti trattati erano profondamente personali. aprirmi a lei ebbe un inaspettato potere risanatore su di me e la mia capacit dascolto aiut lei a guarire. alla fine arrivammo anche a parlare del punto in cui era giunta la mia vita, dei miei obiettivi musicali e di come avessi iniziato a scrivere e suonare canzoni. Mentre sorseggiavamo una tazza di t, grace
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insistette affinch portassi con me la chitarra al lavoro il giorno successivo per suonarle qualcosa, cosa che feci con grande piacere. col cuore pieno di gioia, cantai per lei mentre sorrideva e mormorava, seduta dritta nel letto. accolse tutti i brani come se ognuno fosse il miglior pezzo al mondo. anche la sua famiglia venne ad ascoltarne alcuni e fu altrettanto bello e salutare. cera una canzone in particolare che grace amava su tutte, dal momento che le sarebbe tanto piaciuto viaggiare. sintitolava sotto cieli australiani. da quel giorno, mi chiese regolarmente di cantarle qualcosa. non cera bisogno di avere la chitarra, diceva. cos mi sedevo nella sua stanza, intonando qualcosa per quella deliziosa piccola signora, mentre chiudeva gli occhi sorridendo, assorbendo ogni parola del mio canto. Mi chiedeva continuamente di cantarle qualche canzone e non mi stancavo mai di farlo. la salute di grace peggiorava di giorno in giorno. la sua struttura minuta si ridusse ancor di pi. i vecchi amici venivano a trovarla per dirle addio. i parenti si sedevano accanto al suo letto chiacchierando e sforzandosi di ricacciare indietro le lacrime. la sua famiglia era attenta, molto partecipe, e le faceva visita regolarmente. Mi piaceva la cosa. ero attratta dalla gentilezza che scorgevo in loro. Ma quando se ne andavano tutti e restavamo solo noi due lei mi chiedeva di cantarle altre canzoni. sono stati momenti speciali. adesso non riusciva pi a esprimersi bene e sebbene avesse acconsentito allimpiego della comoda accanto al letto per fare la pip, si rifiutava di usarla per le evacuazioni intestinali. Voleva usare un bagno vero cos non avrei dovuto pulire la comoda. fu irremovibile su questo, anche quando cercai di rassicurarla del fatto che non fosse un problema per me. cos ci mettevamo anni per raggiungere il bagno, che fortunatamente era accanto alla sua camera da letto. ormai era debolissima. Quando aveva finito di liberarsi, e dopo che lavevo pulita, laiutavo ad alzarsi e le tiravo su le mutande. per tenerla in equilibrio mentre la rivestivo, dovevo fare tutto rapidamente.
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Quando iniziavamo il tragitto di ritorno verso la camera da letto, grace si piegava sul deambulatore e io la seguivo tenendola per i fianchi; in qualche caso mi accorgevo che nella fretta le avevo infilato un lembo della camicia da notte nelle mutande. sorridendo a quella cara donnina nei suoi ultimi giorni, che incespicava verso il letto, venivo sopraffatta dalla gioia quando iniziava a cantare sotto cieli australiani mentre camminava. Qualche parola finiva nel posto sbagliato ma ci non faceva altro che rendere quei momenti ancora pi commoventi. seppi allora che avevo appena vissuto il picco pi alto della mia carriera musicale. niente di quello che sarebbe potuto accadere dopo avrebbe superato la gioia provata allora. non mi sarei crucciata se non avessi mai pi scritto una canzone. avere donato a quella cara persona cos tanto piacere con la mia musica, e aver ricevuto in cambio la soddisfazione di sentirle cantare la mia canzone nei suoi ultimi giorni, apr il mio cuore pi di qualsiasi altro successo musicale. Un paio di giorni dopo, quando arrivai al lavoro, fu evidente che quelle sarebbero state le ultime ore per grace. le spiegai che avrei chiamato la sua famiglia, ma inizialmente scosse la testa in segno di diniego. debole ed esausta si allung per abbracciarmi. per risparmiare la fatica alle sue esili braccia, mi sdraiai sul letto e la strinsi tra le mie. le piaceva, e restammo sdraiate a parlare piano per un po, mentre le sue dita mi accarezzavano il braccio. le chiesi come mai non volesse avere accanto la sua famiglia, e lei rispose che temeva di causare loro altro dolore. li amava troppo. Ma avevano bisogno di dirle addio, le dissi, e negare loro questa possibilit avrebbe finito col causare sofferenza e senso di colpa per non aver vissuto questo momento con lei. cap e acconsent, riconoscendo che non voleva si sentissero in colpa per non essere stati presenti. cos feci alcune telefonate e la famiglia arriv subito. Ma poco prima che fossero l, in quello stato di profondo affaticamento, grace mi disse: ricordati della tua promessa Bronnie!.
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annuendo tra le lacrime risposi: s. sii fedele al tuo cuore. non preoccuparti mai di quello che pensano gli altri. promettimelo Bronnie aggiunse in un flebile sussurro. te lo prometto grace le dissi dolcemente. stringendomi la mano scivol nel sonno e si risvegli solo per brevi momenti, per riconoscere i suoi cari che sedevano al suo capezzale e rimasero l con lei fino alla fine. nel giro di poche ore se ne and. era giunta la sua ora. restai seduta in silenzio, in cucina, la promessa che le avevo fatto mi risuonava ancora forte e chiara nelle orecchie. Ma non avevo fatto quella promessa solo a grace. lavevo fatta anche a me stessa. sul palco, qualche mese dopo, in occasione del lancio del mio album, le dedicai quella canzone. la famiglia di grace si trovava tra il pubblico. i riflettori avevano oscurato la maggior parte dei visi ma non avevo bisogno di vederli. sentivo lamore che condividevano mentre ricordavo quella cara, esile donna che non aveva vissuto come avrebbe voluto, ma che mi aveva ispirato a farlo.

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prodotti del nostro aMBiente


nthony non aveva ancora quarantanni quando ci siamo incontrati la prima volta, un sabato pomeriggio. aveva capelli ricci biondo scuro e malgrado fosse malato, cera un alone di malizia attorno a lui. fu un grande cambiamento per me prendermi cura di una persona pi giovane. fare amicizia fu un gioco da ragazzi e nonostante le circostanze condividemmo con gioia il senso dellumorismo fin dallinizio. con un fratello, quattro sorelle minori e una famiglia in vista nel mondo degli affari, era stato molto viziato nel corso della sua vita. tutto quello che voleva era suo e lo usava per trarne vantaggio. tuttavia era necessario che fosse sempre allaltezza del successo finanziario della sua famiglia. Questa pressione oper in senso inverso e a dispetto della sua intelligenza e delle opportunit, aveva una bassissima autostima. Mascherava questo aspetto piuttosto bene con lironia e la malizia. anthony non poteva essere ci che la famiglia voleva, ed essendo il figlio maggiore la cosa aveva suscitato una forte tensione dentro di lui. i suoi anni da giovane adulto erano stati spesi alla guida di macchine veloci, inseguito dalla polizia, assoldando le prostitute pi costose e causando scompiglio a chiunque incrociasse il suo cammino. era un percorso comune per molti giovani dei ricchi sobborghi. alcune delle azioni compiute da anthony erano difficilmente apprezzabili. a causa della sua scarsa autostima, viveva in modo sconsiderato, sfidando la morte e mettendosi in situazioni di pericolo. a causa di questo suo comportamento fin in ospedale con lesioni a organi e tessuti, con il rischio di perdere per sempre la salute e lautonomia che da essa derivava. i dottori stavano facendo il possibile per restituirgli la libert, ma sembrava non ci fossero speranze. anthony era gi piuttosto
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rassegnato. aveva capito che i danni causati probabilmente sarebbero stati permanenti, cos chiese ai medici di procedere con lintervento chirurgico successivo il prima possibile, in modo da sapere come stavano le cose. furono eseguite un paio di operazioni. poi gli antidolorifici lo fecero dormire per la prima settimana, mentre io sedevo accanto al suo letto nella stanza dospedale. dopodich non ci rest che aspettare e stare a vedere, sperando in un recupero graduale. presi labitudine di leggere per lui. cominciai un giorno quando mi chiese che cosa stessi leggendo. ero gi stata in Medio oriente, ma volevo tornarci e il libro offriva una prospettiva intelligente e obiettiva sullo stile di vita e sulla storia di quei luoghi. ero consapevole dello stato di asservimento delle donne in alcuni di quei paesi, e sapevo fino a che punto arrivassero certi estremisti nel nome della religione (ogni religione ha i suoi e sono coloro che hanno perso di vista gli insegnamenti di bont comuni a tutti i credo). ciononostante, avevo colto un aspetto di quella cultura che sfortunatamente non viene mai ritratto dai media. la gente cordiale e orientata alla famiglia: tra loro ho trovato alcuni dei padroni di casa pi ospitali. col cuore aperto mi hanno accolta senza esitazioni. era avvenuta la stessa cosa con gli abitanti di una regione dellaustralia che avevo conosciuto in quel periodo. in occidente abbiamo perso labitudine a questo legame familiare, soprattutto quando si tratta delle generazioni pi anziane. Me ne rendevo conto personalmente tutte le volte che mi capitava di lavorare nelle case di riposo constatando quanto fosse elevato il numero degli anziani ospitati dalla struttura. sono affascinata dalle altre culture e dai diversi stili di vita, cos come dalle prelibatezze culinarie da scoprire nelle altre tradizioni. eppure per certi versi siamo tutti molto simili. il razzismo una cosa che non capir mai. la maggioranza delle persone sono uguali, accomunate dal desiderio di essere felici. e i nostri cuori soffrono tutti in una certa misura.
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anthony era interessato a saperne di pi sullargomento. cos, dopo aver preparato una teiera di t alle erbe, mentre laroma che si spandeva dolcemente nella stanza, lo aggiornavo sul libro. poi la lettura continuava, ma a voce alta. trascorrevamo in quel modo una o due ore ogni giorno e divenne un momento piacevole per entrambi. dopo parecchie settimane passate cos, fui in grado di fargli conoscere libri di cui altrimenti non avrebbe mai saputo nulla. gli proponevo una selezione di argomenti, ma lui rispondeva sempre che sarebbe stato felice di ascoltare qualsiasi cosa stessi leggendo. cos gli feci conoscere alcuni classici spirituali. condividemmo libri sulla vita, sulla filosofia e sul pensiero anticonformista. poi ne discutevamo, mentre attendevo ai suoi bisogni sollevandogli il braccio che non funzionava, laltro nel gesso, fasciando la ferita alla gamba paralizzata, imboccandolo, pettinandolo e prendendomi cura della sua igiene personale. tuttavia, fu presto evidente che gli interventi non erano andati del tutto a buon fine. alcune cose erano state sistemate, ma altre restarono danneggiate in modo permanente. non era in grado di tornare a casa perch la vita che lo attendeva adesso richiedeva unassistenza personale costante. fu cos deciso che venisse ricoverato in una casa di cura, una delle migliori in citt, almeno in base alla brochure e ai prezzi. anthony era un uomo giovane circondato da pareti dai colori smorti e da persone anziane prossime alla morte. era un ambiente terribile e avrei voluto dipingere i muri con dei colori pi vivaci. tuttavia allinizio ci si trov abbastanza bene. gli dava pace sapere che la famiglia era stata sollevata dalla pressione, visto che ora cera qualcuno a prendersi cura di lui. fu capace anche di portare il buonumore tra gli anziani ospiti, e loro lo adoravano. Ma col passare del tempo, la sua luce si spense e la mancanza di stimoli esterni ottenebr la sua intelligenza che restava inutilizzata. inizi a trasformarsi in un prodotto di quellambiente. siamo creature profondamente malleabili e flessibili. abbiamo la possibilit di pensare con la nostra testa e disponiamo del
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libero arbitrio per vivere secondo il nostro cuore, ma lambiente in cui ci troviamo ha un enorme effetto su tutti noi, soprattutto finch non cominciamo a decidere con maggiore consapevolezza. possiamo accorgerci di un altro esempio di influenza ambientale se osserviamo persone concrete e gi felici che restano intrappolate nella corsa per avere di pi, dopo una promozione al lavoro. il desiderio di essere allaltezza dei nuovi amici, su un nuovo livello di ricchezza, spesso trasforma profondamente le persone cos che possano adattarsi allambiente. il quartiere dove prima vivevano felici non va pi bene, cos si trasferiscono in un posto pi adatto, per esempio. a volte tutto questo d la felicit, certo, ma non sempre. Molta gente proveniente dalla campagna si adatta alla vita di citt e si lascia influenzare dalle mode cittadine e da stili di vita pieni di impegni. non che la campagna manchi di fascino. ce lha eccome. Ma ripeto, si tratta di essere influenzati dal posto in cui si vive. ci sono persone cresciute in citt che si adattano alla campagna e rallentano il loro stile di vita, abbandonano gli abiti firmati e trovano la felicit nei jeans e negli stivali di gomma, mentre lavorano sodo la loro terra. ovunque ci troviamo, lambiente ci influenza enormemente se ci stiamo il tempo sufficiente. Quando avevo venticinque anni mi sono divertita parecchio, ma linizio dei ventanni stata dura. a diciannove ero gi fidanzata e la mia vita era seria e inquadrata, con tanto di rate del mutuo da pagare. Ma era una relazione malata. in qualche modo sono sopravvissuta a quel periodo. guardandomi indietro, non so come abbia fatto. le forti pressioni a cui ero sottoposta, i giochi psicologici e la rabbia nelle sue varie sfumature espressa dal mio compagno fecero diminuire la sicurezza in me stessa. a un certo punto non ce la feci pi. trovai un nuovo lavoro, ovviamente, in una banca. i colleghi erano meravigliosi e ripresi a godere della vita. avere un lavoro fisso mi permise anche di sognare un mondo diverso da quello in cui mi trovavo e cos riuscii a venirne fuori. non pass molto tempo che mi trasferii sulla costa settentrionale, per un nuovo inizio.
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in men che non si dica, diedi via libera al ballo e alle frivolezze che divennero parte della mia vita spensierata. circolava anche un sacco di droga attorno a me. avevo capito che bere non faceva per me e, sebbene non vi avessi ancora rinunciato del tutto, non era una parte importante della mia vita. tuttavia cerano un sacco di altre sostanze sul mercato e nel giro di un anno ne provai parecchie. era il periodo precedente le droghe sintetiche, come le anfetamine e altre tipologie di cui non conosco nemmeno i soprannomi comuni. nella mia cerchia di amici andavano per la maggiore le coltivazioni domestiche e quando un amico mi diede lopportunit di provare loppio, accettai. avevo la possibilit di provare nuove cose ma era altrettanto chiaro che le avrei abbandonate dopo la prima esperienza; per fortuna non fui mai tentata di mettere in pratica questa teoria con leroina. non mi ci sono mai nemmeno avvicinata. provai una sola volta anche loppio, i funghi allucinogeni, llsd e la cocaina. lo feci nellarco di quei dodici mesi e poi mai pi. immagino che avessi bisogno di sperimentare un po di imprudenza, dopo i confini entro cui ero cresciuta e quelli della relazione precedente. a un livello inconscio, per, si trattava di una totale mancanza di autostima che era diventata parte di me e che io continuavo ad alimentare. lasciarmi andare a un eccessivo consumo di droga non faceva per me. lo capii immediatamente e malgrado fossi contenta di provare alcune cose, dicevo a me stessa che si trattava pi che altro del desiderio di sperimentare la vita e non del bisogno di sentirmi diversa. non mi ci volle molto a capire che preferivo una vita pi sana. a livello inconscio per, cerano ancora tantissimi anni da disfare, durante i quali avevo permesso alle opinioni degli altri di controllare il mio sistema di convinzioni. la felicit dipendeva ancora da forze esterne. Qualche anno dopo, mi trasferii in inghilterra, dove spillavo birre in un pub di paese. lo speed girava parecchio. dopo averne sniffato un paio di righe, i ragazzi del posto facevano il loro in70

gresso nel pub con enormi pupille dilatate e digrignando i denti per tutta la serata. anno dopo anno ripetevano sempre le stesse abitudini. Quando uno si faceva di speed, riusciva ad alterare la percezione della realt abbastanza da avere una prospettiva diversa dello stesso scenario. cercavano soltanto di sfuggire alla noia e osservandoli nei giorni seguenti, con la malinconia e la stanchezza che seguivano, mi domandavo se il gioco valesse la candela. in qualche rara occasione io e il mio compagno decidemmo di unirci a loro. Ma non ci volle troppo tempo per capire che non faceva per noi. Quando leffetto finiva era terribile e mi detestavo per aver inflitto una cosa simile al mio corpo. Un mese dopo o gi di l, mi ritrovai a vivere unesperienza che avrebbe cambiato la mia esistenza, ancora una volta influenzata dallambiente, dalla mancanza di volont e dallincapacit di decidere di vivere una vita migliore. dean lavorava nel weekend cos mi unii agli altri ragazzi del paese e saltai sul primo treno per londra per passare la serata. nonostante avessi quasi trentanni, non ero mai stata a un rave party semplicemente perch non suonavano la musica che mi piaceva. per non lasciarmi a casa da sola, i ragazzi mi convinsero ad andare con loro, promettendomi che sarebbe stata lesperienza pi bella della mia vita. erano tutti miei amici, perci acconsentii. avevo provato lecstasy una sola volta prima di allora, ed era andato tutto bene. avevo trascorso una notte assurda ed ero sopravvissuta ai postumi, per quanto non fossero stati affatto piacevoli. ebbi lo stomaco sottosopra e le energie scariche per giorni. Quella sola esperienza mi era bastata e da allora avevo declinato qualsiasi altra offerta. in seguito avevo provato un grande disgusto per me stessa e non lavevo pi provata. eppure in quella occasione mi trovavo su un treno diretto a londra con otto ragazzi che cercavano di convincermi a prendere una pastiglia di ecstasy. chi stava in citt si calava un sacco di pillole tutte le settimane, quindi perch facevo tante storie per prenderne una sola? non biasimo affatto quei ragazzi, assolutamente. a loro piaceva quella
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roba e stavano solo cercando di rendermi partecipe. fu mia la decisione di farmi scivolare quella pillola in gola, proprio mentre il treno entrava a Victoria station. eravamo in pieno inverno e fuori si gelava, come spesso accade a londra in quel periodo dellanno. nellistante in cui entrammo nel locale, detestai la musica e desiderai che la serata fosse gi finita. preferivo la musica acustica a qualsiasi suono digitale, anche se ognuno ha i suoi gusti ovviamente. gli altoparlanti sparavano musica techno a tutto volume. scegliendo consapevolmente di smettere di giudicare la situazione e accettando il fatto che sarei rimasta l fino allalba, mi lasciai andare e mi unii ai ragazzi sulla pista. Mentre loro se la spassavano da matti, io cercavo di sopportarla. poi leffetto della pastiglia mi sal di colpo e seppi allistante di dovermi allontanare dalla ressa. sudavo copiosamente. ogni urto con i corpi di chi stava ballando mi faceva soffocare. feci qualche passo malfermo in cerca di un posto in cui fermarmi. i bassi facevano vibrare le assi del pavimento e tutto il mio corpo. Vedevo confusamente i visi sorridenti dei ragazzi che stavano ballando l vicino. stavo perdendo rapidamente il controllo e dovevo trovare un posto sicuro. il rumore, le facce allegre e la luce erano sempre pi distorti mentre mi facevo strada verso il bagno delle donne in uno stato di disperato stordimento. purtroppo non era possibile tenere un cubicolo tutto per me per lintera serata come avrei voluto. ci pensai su per un po mentre mi trovavo allinterno, ma poi dovetti cederlo alle ragazze l fuori che avevano cominciato a bussare alla porta per capire se cera dentro qualcuno. faceva troppo freddo per stare fuori e il primo treno utile per tornare a casa partiva alle sei. il rumore nei bagni delle donne e le risate della gente che entrava e usciva mi lasciarono in uno stato di vorticoso stordimento. poi notai il davanzale della finestra. il mio paradiso, decisi. Mi arrampicai sul lavandino e raggiunsi il davanzale, sufficientemente spazioso per sedermici sopra senza il rischio di scivolare gi. avevo trovato un bellangolino in dispar72

te, sopra i lavandini del bagno delle signore. il traffico umano e il caos restavano sotto di me. almeno potevo riposare la schiena e la testa contro la finestra e cercare un po di pace. continuavo a sudare copiosamente. i vetri ghiacciati contro cui ero appoggiata mi diedero il sollievo di cui avevo bisogno. adesso ero nel mio mondo e avrei gestito le cose in modo migliore. il mio povero cuore batteva pi forte del normale e pregai perch sopravvivesse a quella notte. non accennava a rallentare. tuttavia non mi pass nemmeno per la testa di chiedere un soccorso medico. forse fu per la paura della legge e delle droghe illegali. non so. sentivo che ci di cui avevo bisogno era stare seduta con la testa appoggiata contro la finestra ghiacciata. stai bene tesoro? mi chiese una ragazza inglese tirandomi lorlo dei pantaloni allaltezza dei suoi occhi. Udii vagamente la sua voce, ma restai immobile con la bocca aperta, la testa allindietro e gli occhi fissi al soffitto. era troppo faticoso rispondere. il battito del mio cuore era fuori controllo e non riuscivo a muovermi. tesoro, tutto bene? insistette. radunai tutte le forze a disposizione e guardai in gi annuendo. Hai dellacqua? mi chiese. scossi le spalle, al che spar per tornare poco dopo con una bottiglia dacqua per me. Bevi ordin. riconoscente, la guardai riempire la bottiglia dal rubinetto del bagno. grazie riuscii a dire con un debole sorriso. parlare mi faceva bene, anche se era difficile. dovevo concentrarmi invece di perdermi nel viaggio che la mente e il corpo stavano facendo. riuscimmo a chiacchierare per un po. era un angelo. rimasi tutta la notte su quel davanzale, incapace di muovermi, con il cuore che continuava a martellarmi nel petto, mentre il freddo della sera che penetrava attraverso la finestra alle mie spalle bilanciava leccesso di calore del corpo. Quella bella ragazza venne regolarmente a controllare il mio stato, mi riempiva la bottiglia di acqua e scambiava due parole con me tutte le volte.
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ancora oggi non so chi fosse, ma non oso pensare a ci che sarebbe stato di me senza di lei. a mezzora dalla chiusura del locale, mi aiut a scendere. ero ancora in uno stato di alterazione terribile, ma riuscivo a parlare con maggior chiarezza. riuscimmo a sorridere e a chiacchierare un pochino. anche se ci stavamo ridendo sopra, entrambe eravamo consapevoli della gravit di quello che mi era successo, cos labbracciai ringraziandola. poi mi accompagn nel locale e mi aiut a trovare gli altri. Mi avevano cercato per tutta la notte ed erano contenti di rivedermi. tenetela docchio disse la ragazza, dando la mia mano a uno di loro e salutandomi con un bacio e un sorriso. sul treno del ritorno, i ragazzi non riuscivano a smettere di ridere tra loro e di parlare della fantastica serata appena trascorsa, desiderando essere ancora l e dispiaciuti del fatto che leffetto della droga fosse gi passato. appoggiai la testa contro il finestrino e finsi di dormire, sapendo che ci sarebbe voluto del tempo prima di riuscirci veramente. il mio cuore batteva ancora allimpazzata e il mio unico desiderio era che smettesse. da quel giorno smisi di sconvolgere il mio corpo con sostanze chimiche tossiche. dormii per due giorni filati e al risveglio ero una donna nuova, grata per la grande lezione che avevo imparato. sdraiata a guardare il soffitto, esausta dalla galoppata a cui avevo sottoposto il mio fisico, ero felice di essere sopravvissuta. era giunto il momento di trattarmi con maggiore rispetto e salvaguardare il dono della salute che mi era stato fatto. parecchi anni dopo mi offrirono una pastiglia di ecstasy a un concerto, ma declinai educatamente lofferta senza esitare. da quel giorno rest una cosa del tutto aliena da me. Mi resi conto di essermi trasformata nuovamente nel prodotto del mio ambiente. avevo adottato uno stile di vita salutare. il tempo con gli amici veniva trascorso con del cibo sano, bevendo t attorno al fuoco, facendo lunghe passeggiate e nuotando nei fiumi. era un ambiente che faceva molto pi al caso mio. non mi dispiaceva affatto essere un suo prodotto.
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anthony invece era diventato lo specchio del suo ambiente nel modo peggiore possibile. durante le mie visite nel suo primo anno presso la casa di cura, aveva discusso con piacere delle notizie alla radio o alla televisione. era furbo e sempre pronto a offrire unopinione intelligente o sfacciata. Mi incoraggiava anche a raccontargli quello che stava succedendo nella mia vita ed era sinceramente interessato. nel corso del tempo per la sua luce si affievol al punto che non voleva neanche pi che lo portassi fuori. prima trascorrevamo momenti piacevoli immersi nella luce del sole conversando con i passanti. a volte restavamo semplicemente seduti in giardino a guardare gli uccelli, approfondendo la nostra conoscenza. in entrambi i casi erano sempre stati momenti divertenti con tante chiacchiere e risate. se qualcuno dei suoi amici o parenti gli suggeriva di apprendere nuove abilit e di crearsi una vita migliore, si rifiutava di ascoltare. non ne vedo lutilit mi ripeteva. le cose qui mi vanno bene cos come sono, accetto il mio destino. anthony sentiva di essersi meritato quello che gli era successo per via del male che aveva fatto agli altri in passato. Hai pagato per i tuoi errori, gli dicevo. Hai imparato la lezione e questo ci che conta. Ma non riusciva a perdonarsi. inoltre, non glimportava di costruirsi unesistenza migliore. aveva rallentato il ritmo, seguendo landatura tranquilla e cadenzata della casa di cura e non aspirava affatto a tornare alla vita di societ. in un certo qual modo, la condizione di disabile gli diede una sensazione di sollievo perch poteva smettere di provarci, malgrado tantissime persone disabili abbiano una vita piena e stimolante. Ma soprattutto, forte di queste scuse, non rischiava di fallire. Quando glielo chiesi, ammise di non avere il coraggio di mettersi in gioco. se rinunciava, non avrebbe rischiato di fallire. non aveva pi un briciolo di motivazione e mentre il sole sorgeva e tramontava ogni giorno, anthony sceglieva di lasciar scivolare via passivamente la sua esistenza.
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continuai a fargli visita di tanto in tanto per circa un anno, per quanto il suo ambiente fosse opprimente. Ma unamicizia a senso unico logorante per chiunque ed era quello che stava diventando il nostro rapporto. anthony aveva perso lo stimolo di chiamare gli altri, compresa me, come invece aveva sempre fatto tra una visita e laltra. Quando lo vedevo, adesso, le nostre conversazioni ruotavano attorno al buon funzionamento del suo intestino e a quanto fosse scortese il personale. non era possibile ignorare nemmeno quanto trascurasse il proprio aspetto. era precocemente invecchiato e malgrado fosse almeno trentanni pi giovane della maggior parte degli altri ricoverati, adesso ci stava a pennello. era il prodotto del suo ambiente. osservare spegnersi la luce in questuomo mi offr un ulteriore esempio di quanto sia importante avere il coraggio di vivere restando fedeli al proprio cuore. purtroppo la sua esistenza era lesempio di ci che non volevo. suo fratello minore mi chiam qualche anno dopo per avvisarmi che anthony era morto. fino ad allora, la sua vita non era cambiata e aveva continuato a rifiutarsi di uscire dalla casa di cura, anche solo per le riunioni di famiglia. aveva smesso di dare importanza alle cose. non potei fare a meno di pensare quali siano stati i suoi ultimi pensieri mentre giaceva sul letto, guardando indietro alla propria vita. limpatto del senso di fallimento di anthony mi spinse ad andare avanti. senza fare il minimo sforzo, non si era concesso lopportunit di migliorare n di cambiare. il fallimento non riguardava tanto la possibilit di riuscire in quello che avrebbe tentato di fare. anche soltanto cominciare sarebbe stato un successo. il fallimento maggiore stato quello di diventare il prodotto del suo ambiente, senza il desiderio di mettersi alla prova e quindi di cambiare la sua vita. era un peccato che una persona tanto brava e intelligente, naturalmente dotata, si fosse buttata via cos. se vero che siamo destinati a essere un prodotto del nostro ambiente, la cosa migliore che potessi fare era scegliere gli am76

bienti giusti, che avrebbero agevolato la direzione lungo la quale desideravo andare. la nuova consapevolezza degli effetti che lambiente circostante avrebbe potuto esercitare su di me semplific il mio viaggio. e cos, grazie a questa nuova presa di coscienza e al rinnovato coraggio, divenni pi attenta alla vita che stavo creando e al potere che risiede nella libert di scegliere.

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catene

on tutti i rapporti che ho intessuto coi clienti sono cominciati bene. sebbene il grosso del mio lavoro fosse con i malati terminali, a volte cerano clienti che avevano bisogno di cure a causa di malattie mentali. siccome esercitavo un effetto positivo e calmante su questi clienti a breve termine, iniziai a occuparmi dei casi pi difficili. nessuna esperienza sprecata nella vita. in passato ero stata esposta a una quantit di comportamenti irrazionali che ora sembravano aiutarmi con le persone difficili. la maggioranza delle volte, i clienti difficili non mi sconvolgevano pi di tanto. talvolta invece capitava. poteva succedere che la mia calma non li acquietasse affatto, anche se le provavo tutte. Quando arrivai in quella villa meravigliosa, di certo una delle migliori in citt, mi tornarono in mente gli avvertimenti che avevo ricevuto sulla padrona di casa. florence infatti si metteva ostinatamente sulla difensiva quando si parlava del suo bisogno di assistenza, e insisteva di non averne bisogno. non era una novit. Moltissimi pazienti anziani erano riluttanti ad accettare di non essere pi indipendenti come una volta. non era sempre facile per loro riconoscere di essere arrivati a quel punto. Ma non ero preparata alla pazza che mi rincorse per il vialetto brandendo una scopa e inveendo contro di me a gran voce. i suoi capelli non vedevano una spazzola da non so quanto tempo. le unghie erano piene di sporcizia, se non peggio. con ai piedi una sola ciabatta, poteva rappresentare a stento la cenerentola delle favole. e sembrava che non cambiasse vestito da un anno. Vattene. fuori dalla mia propriet urlava. ti ammazzo. fuori dalla mia casa. sei come tutti gli altri. Vattene o ti ammazzo. la scopa mulin nellaria mancandomi di un soffio.

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ora, sono in grado di gestire tante situazioni nella mia vita, ma non sono stupida. n voglio fare la martire. cercai di rabbonirla con qualche frase gentile. Ma fu come parlare al vento e in tutta risposta, florence minacci di rompermi il parabrezza con la scopa. non dovette insistere oltre per convincermi. ok, ok dissi. Me ne vado florence. Va tutto bene. sembrava selvaggia e indomabile mentre se ne stava in piedi alla fine del vialetto difendendo il suo territorio, con la scopa fieramente in pugno. Mi allontanai alla guida della mia macchina e quellimmagine rest nello specchietto retrovisore finch non fui completamente fuori visuale. non si mosse. per quanto a un osservatore esterno la scena potesse sembrare divertente, il mio cuore provava dispiacere per quella donna. Mi chiedevo chi fosse stata un tempo, come fosse stata la sua vita e che cosa lavesse ridotta cos. Un mese dopo trovai le risposte a queste domande, quando fui rimandata allo stesso indirizzo. da allora, florence era stata presa con la forza e sedata. unimmagine a cui detesto pensare. Quanto deve essersi spaventata! era stata in una casa di cura temporanea per malati mentali e ora stava bene. i medici erano soddisfatti della risposta ai farmaci e la rimandarono a casa con il consiglio di farsi assistere ventiquattro ore su ventiquattro. linfermiera mi stava aspettando quando arrivai. adesso dorme, ma dovrebbe svegliarsi a breve. aspetto con te spieg. aprii le doppie porte della villa e fui accolta da una imponente scalinata di marmo, da candelieri e da una casa piena di meravigliosi mobili antichi. Mi assal anche una puzza assolutamente disgustosa. abbiamo finito con lingresso. ti faccio vedere il resto della casa disse linfermiera, indicandomi la squadra di addetti alle pulizie che incrociammo nella stanza accanto. florence aveva vissuto in un lurido ammasso di rifiuti per pi di dieci anni senza che nessuno se ne accorgesse, fino a poco tempo prima quando una vicina aveva raccontato allinfermiera di alcuni suoi comportamenti insoliti e bizzarri. Quando and a trovarla, venne alla luce il livello di squallore nel quale viveva. non direttamente gra79

zie a florence, naturalmente, perch nessuno poteva avvicinarla, ma sbirciando dalla finestra e verificando lo stato dellabitazione. sopravviveva con del cibo in scatola e ne aveva una scorta per un anno nella dispensa. non cera traccia daltro, certamente niente di fresco o di cucinabile. era quasi impossibile distinguere le piastrelle del pavimento in cucina tanto era ricoperto di rifiuti. Quel poco che si intravedeva aveva sopra quattro dita di sudiciume. il bagno non era in condizioni migliori. era un antro mefitico pieno di asciugamani sporchi, pezzi di sapone essiccato e segni evidenti del fatto che nessuno usasse la doccia o la vasca da bagno da molto tempo. linfermiera mi accompagn al piano di sotto: qui altre sei stanze e un paio di bagni erano stati abbandonati nelle stesse condizioni. gli addetti alle pulizie erano stati assunti per ripulire tutta la casa ed erano state previste alcune settimane di lavoro. di sotto, le finestre si aprivano su una piscina sudicia; inabitabile persino per le rane, ne sono certa. da l guardai in alto verso il piano nobile della casa e a tutto il suo splendore, chiedendomi cosa avrebbero raccontato i muri se avessero potuto parlare. florence aveva subito una trasformazione positiva grazie alle cure ricevute in ospedale e ora riposava in una bella camicia da notte pulita. i suoi capelli erano senza nodi ed erano stati lavati e tagliati; le unghie erano candide. era come guardare unaltra donna. Un letto da ospedale aveva sostituito il suo. Mi furono date chiare istruzioni sul fatto che dovesse restare a letto con le sponde sempre alzate tutte le volte che ero a casa sola con lei. Unaltra badante sarebbe venuta per due ore la mattina e altre due il pomeriggio per darmi una mano. la mattina era dedicata alla doccia, alla cura del corpo e alla colazione. il pomeriggio bisognava portarla fuori in giardino o sulla terrazza per godere un po di aria fresca. forti dosi di sedativi facevano parte della gestione di florence. il resto del tempo se ne stava in uno stato di lieve torpore. Una conseguenza di questo piano terapeutico della paziente fu che divenne molto pi compiacente.
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pass un mese e ora ce ne stavamo nel giardino di una villa scintillante. gli addetti alle pulizie avevano finalmente terminato il loro lavoro, ma erano stati incaricati di badare alla casa settimanalmente. florence inizi ad avere alcuni piacevoli momenti di lucidit e fu in grado di condividere qualche storia con me. la sua vita era stata grandiosa ed eccitante. aveva navigato per il mondo a bordo delle navi pi lussuose e aveva visitato posti da favola. a volte mi indicava qualche cassetto nelle vicinanze: io lo aprivo e le passavo le foto che trovavo allinterno mentre lei me le spiegava una per una. facevo fatica a credere che si trattasse della stessa persona, se non fosse che spesso riconoscevo proprio lei nella giovane donna bella e sorridente delle fotografie. non posso dire che diventammo intime, ma ci affezionammo luna allaltra tanto da accettare la situazione che ci aveva fatte avvicinare. cerano ancora dei momenti in cui coglievo in lei la donna folle e selvaggia di quel primo incontro. era necessario che ci fosse anche unaltra badante per farla uscire dal letto. non faceva storie nel prendere i farmaci, ma anche sedata era una lotta ogni giorno farle fare la doccia e arrivai ad aspettare con terrore il giorno in cui era previsto il lavaggio dei capelli. Ma una volta fuori dalla doccia era un amore e si pavoneggiava allo specchio, ridendo come la gran dama elegante che era stata un tempo. la sua fortuna era legata da sempre alla famiglia. Vecchi, cari soldi, cos li chiamava. anche suo marito era ricco, ma niente a che vedere con il lignaggio che poteva vantare lei. dopo qualche affare pericoloso fin in prigione per parecchi anni. lunica parente a cui florence permetteva di entrare nella sua vita mi raccont che proprio in quel periodo la donna aveva iniziato a diventare sospettosa e paranoica verso tutti. suo marito mor un anno dopo essere uscito dal carcere. florence non ebbe pi lopportunit di guarire o arginare la sua paranoia e la stabilit mentale peggior. si era fidata totalmente di lui e credeva che gli altri volessero derubarla dei suoi soldi, e che fosse colpa loro se il marito era finito in prigione. ai fini del mio
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rapporto con lei faceva poca differenza che lui fosse colpevole o meno, perci non stetti l a soppesare la cosa. florence accettava di passare a letto la maggior parte del tempo. era felice di essere a casa sua e certe volte ammetteva di apprezzare la compagnia che le offrivano le badanti. tuttavia ogni pomeriggio, poche ore prima dellarrivo dellaltra assistente, faceva emergere laltro aspetto della sua personalit e si trasformava nella donna selvatica e aggressiva che avevo conosciuto allinizio. avrei potuto regolarci lorologio. fammi uscire. fammi uscire da questo dannato letto. aiuto. aiuto. aiuto. aiUto urlava, e la sua voce rimbombava per tutta la villa e sui pavimenti di marmo. andavo nella sua stanza e a volte riuscivo a calmarla per due secondi, ma proprio due di numero. poi ricominciava. aiuto. aiuto. aiuto. aiUUUUUtooooo. sono sicura che se non ci fossimo trovate in una villa lussuosa con muri spessi e a una certa distanza dai vicini, la gente avrebbe chiamato la polizia ogni giorno per denunciare quelle grida. non cambiava nulla se mi trovavo nella stanza o meno. chiamava aiuto lo stesso e urlava che voleva scendere dal letto finch non arrivava laltra badante e la facevamo alzare. non voleva sentire ragioni in quei momenti e sebbene mi dispiacesse per lei e fossi tentata di farla alzare, conoscevo anche laltro suo lato. non valeva la pena di mettere a rischio la mia incolumit. limmagine di lei che mi cacciava via con la scopa e la sua violenta determinazione non mi aveva pi lasciato. erano le urla che si manifestavano nel pomeriggio a persuadermi nel dare ascolto ai medici che avevano stabilito la sua routine in quei termini. tuttavia mi spiaceva per lei. doveva essere terribile sentirsi in prigione nella propria casa! le sponde laterali del letto, i lacci e le prescrizioni dei medici erano i fattori che concorrevano a intrappolarla. la sua malattia laveva privata della libert di uscire di casa, perch provava una ossessiva sfiducia nei confronti della gente e di quello che
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avrebbero potuto rubarle se lo avesse fatto. sebbene la maggior parte delle persone non sia confinata a letto, spesso la loro vita limitata dalle catene che loro stessi hanno creato e che hanno disperatamente bisogno di eliminare. Uno dei miei primi ricordi quello di essere chiusa dentro a una scatola. in verit non mi sentivo in trappola. era una grossa scatola di legno sul lato della nostra casa, in giardino. Uno dei miei fratelli maggiori mi aveva convinta ad arrampicarmi dentro e poi mi aveva rinchiusa. ricordo ancora di essere stata seduta l dentro al buio e di essermi sentita al sicuro e felice. persino a due o tre anni sapevo che mi piaceva la mia compagnia e che era bello starsene in pace. pi tardi mi era giunta la voce spaventata di mia madre che mi chiamava, risposi e tutto fin bene. fui liberata e tornai nella confusione della vita familiare. Ma cerano delle catene che mi trattenevano in quel periodo, nella mia vita di adulta. sebbene stessi cercando di trovare il coraggio di rispettare le mie scelte, un passo alla volta, i vecchi schemi di pensiero mi impedivano di farlo del tutto. superare il terrore del palcoscenico fu un processo particolarmente difficile, mentre cercavo di liberarmi dalle trappole che avevo creato io stessa. se qualcuno mi avesse detto che la fotografia e la scrittura mi avrebbero portato su un palco, un tempo avrei riso dellassurdit di unidea simile. iniziai vendendo le mie fotografie ai negozi e alle gallerie. le entrate non erano sufficienti per campare solo di quello, ma cerano momenti in cui mi sentivo spronata a percorrere quella strada. forte di questi timidi segnali di incoraggiamento, decisi di lavorare nel settore della fotografia e accettai un incarico presso uno studio professionale di Melbourne. purtroppo si trattava di un lavoro dufficio e dopo un anno di noia, luce al neon e stanze senza finestre mi resi conto che non mi dava pi soddisfazione dei precedenti lavori in banca. non mi si present mai loccasione di passare nella parte creativa dellazienda e arrivai a perdere qualsiasi interesse per quellattivit, tanto che iniziai a fare errori stupi83

di. ricordo che sospiravo tantissimo; appoggiata sui gomiti, col mento nel palmo della mano, cercavo di capire come fare a trovare un po di soddisfazione nella vita professionale. e sospiravo. grazie a questo ruolo per giunsi a comprendere che non avevo bisogno di lavorare nel settore per fare delle belle foto. con laiuto di una coppia di nuovi amici esperti di informatica, creai un piccolo libro fotografico dispirazione. ricevetti altre conferme a sostegno della qualit del mio lavoro, ma non abbastanza perch il libro venisse pubblicato. gli editori rispondevano che il costo della stampa a colori era un fattore rilevante, anche se alcuni mi dissero che era un bel libro. per qualche anno gli dedicai anima e corpo, ogni grammo di attenzione ed energia. Ma le lettere di rifiuto si ammucchiavano luna sullaltra, malgrado qualcuna riportasse ancora parole di sincero incoraggiamento. fu proprio in un momento di pianto e frustrazione che presi in mano la chitarra. sapevo a malapena suonarla, ma continuai scrivendo met della mia prima canzone. Mi sarei resa conto dellimportanza di quel momento solo successivamente. poich conoscevo il potere della resa, giunsi ad accettare il fatto che non era importante se il libro di fotografie fosse stato pubblicato o meno. era gi un grande risultato ai miei occhi, perch avevo avuto il coraggio di provarci. il successo non dipende dalla risposta positiva di qualcuno che ti dice, s pubblicheremo il libro, oppure no, non lo faremo. dipende dal coraggio di essere te stesso, a prescindere. grazie alle lezioni che avevo imparato, alla fine riuscii ad arrendermi. forse avevo creato quel libro proprio perch capissi certe cose. oppure sarei riuscita a pubblicarlo in un secondo momento, quando fossi stata pronta. a ogni modo non aveva importanza. dovevo arrendermi. tutti quegli sforzi mi avevano prosciugata e avevo riposto troppa enfasi nel fatto che il libro fosse pubblicato. era giunto il momento di tornare a vivere senza cercare di controllare il risultato. anche la canzone che avevo scritto per met fin nel dimenticatoio men84

tre cercavo le risposte, dedicando sempre pi tempo al mio percorso di meditazione e di guarigione. dopo uno di quei numerosi momenti di silenzio e di riflessione per, sentii il forte impulso di finire quel pezzo. da quel giorno seppi che scrivere canzoni faceva parte del lavoro della mia vita, perch non solo finii di comporla, ma ne misi gi anche unaltra. dopo aver cominciato non riuscivo pi a fermarmi. si riversavano letteralmente fuori di me. da piccoli, allestivamo concertini per parenti e amici. avevo la musica nel dna perch nonostante le loro altre carriere di buon senso, quando mio padre conobbe mia madre era un chitarrista e compositore, e lei era una cantante. tuttavia non avevo mai provato il desiderio consapevole di stare sul palcoscenico. e certamente non lo stavo provando in quel momento, anzi ero terrorizzata al pensiero. non era solo lidea di salirci. che mi piaceva essere una persona qualunque. Un sacco di compositori non eseguivano i loro pezzi e io volevo essere una di loro. Ma allinizio, per far conoscere il mio lavoro, lunico modo era suonare dal vivo. la cosa mi spaventava e cre una forte turbolenza emotiva dentro di me per un lungo periodo. trovare una professione che mi piacesse era gi stata una sfida dolorosa, che sembrava non sarei mai riuscita a superare del tutto. adesso non riuscivo ad accettare che il lavoro verso cui ero stata chiaramente sospinta mi avrebbe esposto allo sguardo del pubblico, quando invece avevo sempre amato e protetto la mia privacy. in definitiva non volevo vivere la vita che vedevo dispiegarsi davanti a me. tuttavia ci vengono impartite lezioni per guarire, non necessariamente per farci felici. fu un momento molto difficile, e la negativit proveniente da alcune persone che avevano a che fare con la mia nuova decisione non mi aiut per niente. Volevo solo che la vita mi ingoiasse e mi facesse passare inosservata. trascorsi molto tempo da sola in uno dei miei fiumi preferiti, nuotai per settimane cercando di accettare la direzione verso cui mi sentivo guidata. lacqua fresca mi purificava a ogni
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bracciata. Quando nuotavo sottacqua il mondo fuori svaniva. lungo il fiume non cerano rumori, solo il canto degli uccelli e la brezza che soffiava dolcemente attraverso gli alberi sulla riva. la pace serviva a guarirmi, cos mi ci immergevo spesso. Un giorno vidi addirittura un platipo, noto per essere una creatura molto timida che difficilmente si avvicina alle persone. Una tale felicit mi rigener. Mentre stavo seduta sulla riva, lasciando che la natura spargesse la sua magia sulla mia anima stanca, con la brezza che mi accarezzava il viso, non potei fare a meno di essere sincera con me stessa. Viste e considerate tutte le esperienze che avevo vissuto fino a quel momento, capii che nel profondo una parte di me aveva sempre saputo che sarei finita davanti al pubblico, a un certo livello. la scelta di mantenere una sfera privata spettava a me e potevo gestirla. era la mia vita dopo tutto, e dipendeva da me lorganizzazione di quello che sarebbe accaduto. alla fine accettai leventualit che questo lavoro fosse una parte del mio percorso esistenziale e aiutai anche gli altri a farlo, sperando cos di crescere in quel ruolo. confidare nel fatto che questa consapevolezza mi avrebbe maturato, a prescindere da chi avrebbe ascoltato la mia musica, consolid la mia accettazione. fu fondamentale anche il sostegno di una coppia di amici, anche loro musicisti. se ripenso a quando ho cominciato a esibirmi, mi dispiace sia per il pubblico che per me. per quanto la musica fosse tollerabile, fu evidente per molto tempo quanta fatica mi costasse. Mi tremavano le mani, la chitarra rimbalzava, saltavo gli accordi e la voce usciva del tutto soffocata. detestavo quella situazione e spesso avevo i nervi a pezzi. la meditazione mi aiutava tantissimo, e la praticavo con costanza. se sei perseverante, alla fine migliori con la pratica e ci vale per qualsiasi attivit. Malgrado i nervi tesi e la paura, qualcosa mi fece andare avanti. fu laccettazione del fatto che fosse parte della mia vita lavorativa e il desiderio di dare il mio contributo. inoltre avevo bisogno di essere ascoltata.
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finalmente potevo condividere pensieri a lungo repressi e taciuti. avevo superato la trentina da un pezzo quando finii quella prima canzone, e fu necessario un altro anno o due per decidere di esibirmi. avevo smesso di bere alcolici e questo significava che dovevo affrontare le mie paure a testa alta, senza nessun sostegno artificiale. tuttavia esibirmi mi aiut ad aprirmi. port con s tantissimi doni. nel periodo in cui mi prendevo cura di florence, battevo anche il circuito dei cantautori nei pub della citt. li odiavo per la maggior parte, ero molto solitaria a quei tempi, perch le ferite emotive mi avevano fatto chiudere in me stessa. salire sul palco e cantare le mie canzoni era una situazione gestibile, ma mi ci volle del tempo prima che riuscissi a goderne. Mi serv per crescere. condividere i pensieri in una stanza piena di estranei ti apre nuovamente al mondo. la risposta positiva che continuavano a ricevere i miei pezzi, unita a quello che avevo da dire, mi incoraggiava nel mio lavoro di cantautrice. in seguito capii che stavo suonando nei posti sbagliati per il mio stile e la mia personalit. negli anni seguenti, dopo uno di quei concerti troppo rumorosi, dissi addio alle performance nei pub. avevo fatto la mia gavetta. forse ci sarebbero state meno occasioni per suonare, ma esibirmi dal vivo nei pub e farmi conoscere in quel modo non era la mia ambizione, perci la cosa non mimportava pi di tanto. a quel punto avevo iniziato anche a partecipare a qualche festival di musica folk e avevo sperimentato la gioia che prova un artista quando si esibisce davanti a un pubblico che non solo ascolta le canzoni, ma le capisce completamente. Quella connessione con persone simili una sensazione fantastica. cos da allora in avanti, scelsi solo location meravigliose o festival adatti a me. se ripenso a chi ero quando iniziai a esibirmi, riconosco a stento quella fragile creatura. adesso, quando suono dal vivo, sono sicura di me, perch lo faccio nei posti giusti, davanti al mio pubblico. scrivo brani ricchi di significato e dolci, per lo pi. in questo modo prendono vita, esistono. non pi una lotta per
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superare il brusio di fondo dei pub, n rischio di perdere la sintonia con il pubblico perch alla televisione trasmettono la partita. se faccio un errore, rido teneramente di me stessa e vado avanti. dopo tutto, anche gli artisti sono esseri umani. un sollievo anche che Mr. invincibile non mi guardi pi con desiderio. sto parlando del tizio che deve sempre bere pi di tutti al pub e che improvvisamente decide di essere il fratello gemello di Johnny depp. se ne sta l proprio davanti al palco, guardandoti maliziosamente mentre dondola avanti e indietro, riuscendo non si sa come a non versare nemmeno una goccia della sua diciottesima birra. certo di essere un dono di dio per le donne quando ti offre la grazia di un cenno o di un occhiolino, mentre fa oscillare i fianchi solo per te. E se sei brava abbastanza, ti aspetta vicino al palco per rispondere a tutte le tue preghiere per quanto concerne gli uomini e le grandi storie damore. s, li ho conosciuti tutti. che dio li benedica. cos non solo dovetti affrontare il mio iniziale terrore di esibirmi, ma ogni giorno continuavo a percorrere il mio percorso creativo con coraggio. avevo terminato da poco un anno di studi musicali. dal momento che mi sarebbe piaciuto saperne di pi sul settore, mi ero preparata sui rudimenti della teoria musicale per riuscire a passare la selezione al corso. la prova incluse anche una versione molto agitata di una delle mie canzoni. superai lesame e tornai a essere studente a trentanni. Mi sono goduta ogni minuto di quella esperienza. dovetti ricorrere a pi espedienti per vincere il mio nervosismo quando mi esibivo. la pratica fu certamente uno di questi. continuare a mettermi alla prova l fuori miglior sempre pi le mie esecuzioni sia nel suonare lo strumento, sia nel canto, e aument la sicurezza in me stessa. pi di ogni altra cosa, mi hanno aiutata gli strumenti che utilizzavo per liberarmi dal giogo della mente. possono essere applicati a ogni circostanza, non solo alle esibizioni live, e da allora mi hanno dato conforto anche in altri modi.
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Quando i nervi iniziavano a farsi sentire o quando emergevano pensieri negativi, come cosa diavolo pensavo di fare l sopra?, tornavo alla pratica della meditazione, anche a met canzone. in realt non interrompevo il pezzo, n mi sedevo sul palco nella posizione del loto. per niente. spostavo la mia attenzione sul respiro, osservandolo entrare e uscire. nel frattempo, riversavo la mia pi totale fiducia nella memoria muscolare, che avrebbe ricordato dove mettere le dita sulla chitarra e nelle parole che avrebbero continuato a fluire. era sul respiro che dovevo concentrarmi in quei momenti. funzionava a meraviglia, perch mi faceva calmare quanto bastava da permettermi di tornare alla canzone con una espressivit migliore e una maggiore presenza. Un ulteriore contributo a un nuovo modo di pensare, che mi fece dire addio al nervosismo, fu quando mi tolsi dallequazione e considerai lesperienza come unoccasione per dare qualcosa al pubblico. prima di cominciare, dicevo silenziosamente una preghiera, ringraziando la musica perch fluiva attraverso di me e dava piacere al pubblico. poi mi assentavo e mi godevo la musica tanto quanto gli spettatori. esibirmi mi ha insegnato tantissime cose importanti. sono grata alla vita per avermi fatto perseverare anche quando non ero del tutto convinta. come potremmo mai sapere quali sono i doni in serbo per noi attraverso le lezioni a portata di mano, se non le viviamo? possiamo scoprirlo solo affrontandole. che continui a esibirmi o meno in futuro non ha pi importanza per me. se sar cos, bene! ne godr immensamente. altrimenti sar ugualmente felice di qualsiasi cosa star facendo al suo posto. non importa. andr dove mi porta il mio cammino. tenendo a bada i nervi durante le esibizioni, avevo iniziato anche a padroneggiare la mia mente, seppur in altri modi. Mi ero liberata dai vincoli che avevo creato nel corso di una vita basata su schemi di pensiero sbagliati. tutti noi abbiamo delle catene da cui dobbiamo liberarci. la maggior parte di esse non sono con89

crete e se anche lo fossero, probabilmente deriverebbero da limiti non fisici, ma da sistemi di convinzioni nocivi e negativi. purtroppo per, la cara florence restava bloccata nel letto almeno finch non arrivava laltra badante. dal momento che la mia presenza non attenuava il volume delle sue grida, usavo il riguardo nei miei confronti di non stare nella sua stanza. facevo solo capolino di tanto in tanto. allora lei si interrompeva per un paio di secondi, mi guardava, poi distoglieva lo sguardo e riprendeva a gridare aiuto. Quella donna avrebbe dovuto fare la cantante. di sicuro aveva i polmoni per farlo. gli yacht solcavano la baia di sydney. ripensai al tempo in cui ero stata amica di alcuni uomini meravigliosi che andavano in barca e sorrisi domandandomi che fine avessero fatto. il suono del campanello interruppe il flusso dei ricordi. Quando abbassavamo le sponde del letto, le urla cessavano in un nanosecondo. proprio cos. florence ci sorrideva. Be ciao a tutte due. com andata la vostra giornata finora? chiedeva. noi ci guardavano lun laltra sorridendo e laiutavamo ad alzarsi. sebbene laltra badante non dovesse subire ogni giorno per ore le sue urla, veniva accolta tutti i pomeriggi dai suoi acuti. Benissimo florence, grazie, e la tua? chiedevo. oh non male, cara. Ho guardato le barche nel porto. sai, mercoled c la regata. dandole ragione dicevo: vero!. Vagabondando insieme per il giardino ci stupivamo dei colori. era stato trascurato per anni, ma i parenti che di recente avevano ottenuto la curatela del suo patrimonio avevano insistito che la propriet venisse rimessa a posto, affinch florence potesse goderne in qualche momento di lucidit. cos i giardinieri avevano fatto ricorso alle loro arti magiche e lacqua della piscina era tornata a essere trasparente. guardate il mio bellissimo giardino ci diceva. spettacolare in questo periodo dellanno. tutte due concordavamo di cuore. il giardino era tornato al rigoglioso splendore di un tempo
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nonostante la trascuratezza e lo stato di abbandono in cui era stato lasciato per anni. ero proprio qui fuori laltro giorno a piantare questi fiori, sapete. devi starci dietro al giardino, soprattutto con tutti questi rampicanti. sorridevamo e annuivamo ancora. Visto e considerato che solo un mese prima o due quel posto era una giungla trascurata e lurida, era divertente stare a sentire come lo vedeva florence. togliendo qualche rampicante dai fiori, continuava: non puoi permetterti di essere pigro quando hai un giardino. Ha bisogno di un sacco di amore e di tempo. le chiedevamo di alcuni fiori e lei rispondeva con sorprendente lucidit e competenza. Questo rampicante intrappola i fiori e li soffoca ci spiegava, mentre strappava via le erbacce. annuivo e lei continuava: non permetterei mai a niente e a nessuno di intrappolarmi, e non lascer che qualcosa lo faccia coi miei fiori. e mentre procedeva a rompere le costrizioni nel suo bel giardino, pronunciai silenziosamente una preghiera di ringraziamento per aver trovato il coraggio di iniziare a liberarmi dai miei stessi limiti. come un fiore, anche io adesso ero libera di crescere e sbocciare.

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riMpianto 2:
Vorrei non aVer laVorato cos tanto

entre asciugavo i piatti, sentivo il mio cliente John ridacchiare nel suo studio come un ragazzino: s, ha proprio let giusta disse soffocando una risata e continuando a descrivermi al suo amico al telefono. aveva quasi novantanni mentre io ero ancora sulla trentina. ripensando a una cosa che mi aveva detto una volta un uomo di settantanni, tutti gli uomini sono come dei ragazzini, sorrisi tra me e me, scuotendo la testa. John era un gentiluomo che aveva lavorato come diplomatico e non aveva alcun segno della malattia. Mi voleva portare fuori a pranzo e mi chiese se per caso avessi un abito rosa da indossare. in caso negativo, avrebbe potuto comprarmene uno. risi e declinai educatamente la sua offerta di comprarmi un vestito, perch in effetti ne avevo uno di quel colore. per quanto non facesse parte della mia uniforme da badante, lo informai che sarei stata felice di accontentare un anziano signore come lui. ne fu meravigliosamente compiaciuto. fu prenotato un tavolo per due in un ristorante molto costoso. era il posto migliore, davanti e centrale, sovrastante il parco che attraversa il porto. John era elegantissimo nella sua giacca blu marina con passamaneria color oro, circondato da una fresca

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nota di dopobarba. con una mano sulla schiena mi guid fino al tavolo. contemplai la vista e quando mi voltai vidi che strizzava locchio a quattro uomini seduti a un tavolo vicino. stavano ridacchiando tutti quanti mentre mi squadravano, ma smisero allistante assumendo unaria compassata non appena si resero conto di essere stati scoperti. amici tuoi suppongo, John? gli chiesi sorridendo. Balbett qualcosa e ammise di aver voluto che i suoi amici vedessero quantera fortunato ad avere una badante cos fisicamente dotata. scoppiai a ridere. lo qualsiasi donna della mia et per un gruppo di novantenni. devo ammettere per che le sue maniere erano impeccabili, e avrei voluto che molti pi uomini della mia generazione avessero il fascino e letichetta a tavola che lui esibiva con me. facemmo un pranzo delizioso. John aveva preventivamente telefonato al ristorante per spiegare che sarebbe stata sua ospite una donna vegana. avevano preparato un pane vegetale squisito, cotto al forno in modo speciale. scoprii in seguito che John aveva proibito ai suoi amici di interrompere il nostro pranzo e persino di avvicinarsi al tavolo. le presentazioni ci sarebbero state in un secondo momento. cos sebbene avessero finito di mangiare da un pezzo, restavano pazientemente seduti aspettando che finissimo il pranzo e la conversazione. poi, sempre con la mano sulla mia schiena, mi accompagn al loro tavolo dove giocai alla fidanzata perfetta seducendoli tutti, ma facendo in modo che John ricevesse il massimo della mia attenzione. Mi ricordava un gallo che sfoggia il piumaggio per orgoglio e per conquistare la femmina. fu divertente. sotto a tutto questo per cera un uomo che stava per morire. che male cera ad assecondare questo gioco innocente in quella che sarebbe stata una delle sue ultime uscite? Una volta rientrati a casa e sostituito il vestito rosa con indumenti pi pratici, con grande delusione di John, lo aiutati ad andare a letto. luscita lo aveva senzaltro divertito, ma era anche esausto.
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le energie delle persone in fin di vita sono talmente deboli che una breve uscita pu esercitare lo stesso effetto di una settimana passata a sollevare mattoni. le prosciuga completamente. nemmeno i familiari e gli amici capiscono quanto le loro visite a fin di bene possano affaticare chi malato. durante gli ultimi giorni, visite di pi di cinque o dieci minuti possono essere un duro lavoro per loro, eppure proprio quello il periodo in cui ne hanno di pi. Quel pomeriggio eravamo solo io e John e lui dormiva profondamente. Mentre riponevo il vestito rosa nella borsa, pensai che era stato bello avergli dato la gioia di quel pranzo. aveva fatto piacere anche a me. la mia giovinezza aveva giovato a John anche in altri modi. poich ero molto pi brava di lui col computer, ritornai nel suo studio per continuare il lavoro che avevo cominciato il mese precedente. era ammirevole che un uomo della sua et cercasse di approcciarsi al computer per non restare indietro nellera della tecnologia. Ma i suoi file erano disordinatissimi, perch a quanto pareva ignorava lesistenza delle cartelle e delle funzioni di archiviazione. Mentre dormiva, andai avanti a creare categorie e cartelle per sistemare centinaia di documenti, stilando contemporaneamente un indice per trovare le cose. la settimana successiva la sua salute era peggiorata notevolmente, perci fui grata del fatto che fossimo gi andati fuori a pranzo. non sarebbe pi uscito di casa. avrebbe potuto avere davanti qualche settimana ancora, o forse no, ma le sue forze stavano scomparendo molto rapidamente. seduti in terrazzo pi tardi, quel pomeriggio, guardammo il sole tramontare sullHarbour Bridge e lopera House. John era in vestaglia e ciabatte e cercava di mangiare qualcosa, ma faceva molta fatica. non preoccuparti, mangia solo quello che riesci o che ti va gli dissi, anche se entrambi sapevamo bene quali erano le parole non dette dietro a quella frase. stava morendo e non mancava molto ormai. annuendo, appoggi la forchetta sul piatto, passandomi entrambi. Misi da parte il vassoio e continuammo a contemplare il tramonto.
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nel bel mezzo del silenzio del pomeriggio John afferm: Vorrei non aver lavorato cos tanto, Bronnie. che razza di stupido sono stato. ero seduta sullaltra poltrona a sdraio del terrazzo e lo guardavo. non aveva bisogno di incoraggiamento per continuare: Ho lavorato troppo e adesso sono un uomo solo che si avvicina alla morte. la cosa peggiore che sono stato solo per tutto il tempo della pensione, e non avrei dovuto. restai ad ascoltare mentre mi raccontava la sua storia. John e Margaret avevano cresciuto cinque figli, quattro dei quali adesso erano genitori a loro volta. il quinto era morto a trentanni. Quando i ragazzi erano diventati adulti e se nerano andati di casa, Margaret gli aveva chiesto di andare in pensione. erano entrambi sani e in forma e avevano soldi a sufficienza per vivere di rendita. Ma lui diceva sempre che avrebbero potuto avere di pi. sua moglie, ogni volta, rispondeva che avrebbero potuto vendere la loro enorme casa, ormai vuota, e comprare qualcosa di pi adatto, se necessario, aumentando cos la loro liquidit. Questa battaglia tra loro era proseguita per quindici anni, mentre lui aveva continuato a lavorare. Margaret era sola e desiderava riscoprire la loro vita di coppia senza i figli o il lavoro. per anni aveva divorato cataloghi di viaggio, proponendo paesi e regioni diverse da visitare. John condivideva il suo desiderio di viaggiare e acconsentiva a tutto quello che lei proponeva. purtroppo per era felice dello status che gli conferiva il suo lavoro. Mi confess che non era il lavoro a piacergli, ma la posizione che gli dava in societ e tra gli amici. la corsa per chiudere un affare era diventata una specie di droga per lui. Una sera, mentre Margaret in lacrime lo supplicava di andare in pensione, guard quella bella donna e si rese conto che non solo desiderava disperatamente la sua compagnia, ma che adesso erano vecchi. Quella donna meravigliosa aveva aspettato pazientemente che lui smettesse finalmente di lavorare. guardandola, not che era bella come il giorno che laveva conosciuta. Ma per la prima volta in vita sua rifletteva sul fatto che non sarebbero vissuti in eterno.
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sebbene fosse spaventato per ragioni che adesso non poteva giustificare, acconsent ad andare in pensione. Margaret gli era saltata al collo e lo aveva abbracciato, mentre la sua tristezza si trasformava in gioia. Ma il sorriso non dur a lungo e svan quando lui aggiunse tra un anno. cera un nuovo affare da trattare in azienda e voleva portarlo a termine. aveva aspettato per quindici anni che andasse in pensione. di sicuro poteva pazientare per un altro anno ancora. era un compromesso che lei accent con riluttanza. Mentre il sole usciva di scena John mi disse che anche allora si era sentito egoista per quella decisione, ma non era riuscito a ritirarsi dal lavoro senza prima chiudere un altro affare. dopo aver sognato questo momento per anni, le cose iniziavano a diventare reali per la sua amata moglie. fece qualche progetto concreto, telefonando regolarmente allagenzia di viaggi. ogni sera, quando rincasava, lo aspettava con la cena pronta. Mentre mangiavano al tavolo che un tempo aveva accolto tutta la loro famiglia, lei condivideva i suoi pensieri e le sue idee con grande entusiasmo. anche John, adesso, cominciava a scaldarsi allidea di andare in pensione, sebbene continuasse a insistere di voler chiudere lanno, quando Margaret gli suggeriva di fare diversamente. dopo quattro mesi dalla decisione di andare in pensione, e otto prima di quel traguardo, Margaret inizi a stare male. le prime avvisaglie furono le nausee che dopo una settimana non erano ancora passate. domani ho appuntamento dal medico gli disse quando lui rientr dallufficio. era gi calata loscurit della sera. in lontananza si sentiva ancora il rumore del traffico mentre i lavoratori tornavano alle loro case. Ma sono sicura che non niente lo rassicur cercando di sembrare allegra. sebbene John fosse preoccupato del fatto che non stesse bene, non gli pass neppure per lanticamera del cervello che fosse qualcosa di pi di un malessere fino alla sera dopo, quando Margaret gli disse che il dottore le aveva prescritto degli esami. anche se gli esiti sarebbero stati disponibili la settimana successiva, il suo crescente disagio e il dolore che inizi a provare fecero capire loro
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che cera qualcosa che non andava. solo che non si aspettavano una notizia cos terribile. Margaret stava morendo. passiamo gran parte del tempo a fare progetti per lavvenire, contando sulla felicit che ci riserva il futuro, o dando per scontato di avere a disposizione tutto il tempo del mondo, quando invece lunica cosa che abbiamo la nostra vita oggi. non era difficile capire il grande rimpianto che John provava in quel momento. comprendo quanto le persone possano amare il proprio lavoro, e non c bisogno di sentirsi in colpa per questo. anche io amavo il mio, malgrado la tristezza che spesso comportava. Ma quando gli chiesi se gli sarebbe piaciuto cos tanto il suo lavoro senza il supporto della sua famiglia, John scosse la testa. Mi piaceva quello che facevo, certo. e amavo il mio status, ma a che pro? Ho dedicato meno tempo a quello che mi faceva veramente andare avanti nella vita: Margaret e la famiglia, la mia cara Margaret. Mi ha sempre dato il suo amore e il suo sostegno. Ma io non ci sono stato per lei. era una donna cos divertente. ce la saremmo spassata viaggiando insieme. Margaret mor tre mesi prima del previsto pensionamento di John, sebbene a quel punto si fosse gi ritirato. Mi confid quanto il suo pensionamento fosse sempre stato gravato dal senso di colpa da allora. persino dopo essere riuscito ad accettare il suo errore, come lo chiamava, desiderava ancora poter viaggiare e ridere con Margaret. penso che avessi paura. s, cos. ero terrorizzato. la mia posizione, il mio ruolo, erano ci che definivano la mia identit, in un certo senso. ovviamente adesso che me ne sto seduto qui a morire, capisco che essere una brava persona pi che sufficiente nella vita. perch dipendiamo cos tanto dal mondo materiale per dare valore a ci che siamo?. John pensava ad alta voce, frasi sparse piene di tristezza per le generazioni passate e future che volevano tutto, basando la loro importanza su ci che possedevano e su quello che facevano, piuttosto che su ci che erano davvero.
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non c niente di male nel volere una vita migliore. non mi fraintendere mi disse. solo che la corsa per avere di pi, e il bisogno di essere riconosciuti per i nostri successi e per ci che possediamo, pu allontanarci dalle cose reali, come il tempo da trascorrere con le persone care e da dedicare a quello che noi stessi amiamo. probabilmente tutta questione di equilibrio, non credi?. annuii. adesso sopra di noi splendeva qualche stella e lacqua rifletteva le luci multicolori della citt. anche per me lequilibrio era sempre stato una cosa difficile da mantenere. sembrava impossibile anche nel ruolo che ricoprivo. Una normale giornata di lavoro consisteva di turni da dodici ore e quando i clienti si avvicinavano alla fine, loro stessi e le famiglie volevano che le badanti fossero sempre le stesse, per quanto possibile. cos, durante il loro ultimo mese di vita, non era inusuale lavorare sei giorni la settimana, talvolta facendo anche un turno di notte nel mezzo, il che voleva dire restare l per trentasei ore filate. Una settimana lavorativa di ottantaquattro ore non salutare per nessuno, nemmeno se ami il tuo lavoro. a volte i clienti dormivano, ma bisognava essere sempre presenti. cerano un sacco di altre incombenze da svolgere. era come se vivessi in uno stato di sospensione, sebbene col senno di poi mi rendessi conto che le cose non stavano cos, perch anche quella era una parte della mia vita. dopo che il malato se nera andato, io ero sfinita. spesso succedeva che dopo una tirata simile per un po non avessi un cliente regolare. cos accoglievo con gioia quella pausa, mi rivedevo con gli amici, ritornavo alla musica e alla scrittura, finch poi tutto ricominciava di nuovo. il tempo libero era meraviglioso, soprattutto in quei lunghi periodi in cui mi capitava solo qualche turno di lavoro sporadico. Ma quellalternanza metteva a dura prova le mie finanze. se non lavoravo, non cerano soldi. in uno di quei periodi, mi fu proposto di lavorare una volta la settimana come office manager in un centro prenatale. era un
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impiego regolare e mi piaceva tantissimo. il centro organizzava corsi pre-parto per gestanti e gruppi di madri. cerano settimane in cui passavo dallassistenza a persone prossime alla morte, al tempo trascorso con i bambini che si arrampicavano su di me mentre lavoravo, schioccando baci bavosi sulle mie guance. era un modo sano per ricordarmi delle gioie della vita e del grande cerchio. Un cliente moriva e un nuovo bambino arrivava al centro. i piccoli erano incredibilmente fragili e belli. la mia responsabile, Marie, una delle persone pi brave che abbia mai conosciuto, con un cuore grande cos. la adoravo e continuo a stimarla ancora oggi. Una parte del mio lavoro consisteva nellaggiornare il materiale del corso prenatale. di conseguenza, passavo gran parte della giornata leggendo di come le donne appartenenti a diverse culture nel mondo affrontassero la gravidanza e tutto il processo della nascita. scoprire la naturalezza con cui molte tradizioni si avvicinano a questo processo, e quanto fosse ridotto il dolore in alcune, rinforz lidea di come la paura condizioni noi occidentali. la gravidanza e il parto venivano considerati come una celebrazione gioiosa della vita, dallinizio alla fine. avvicinarmi alla nascita fu molto salutare per me. passare il tempo con persone in fin di vita e instaurare relazioni empatiche con loro e con le rispettive famiglie a volte mi abbatteva. c gente nel mondo che dedica tutta lesistenza al lavoro con i malati terminali. forse rispetto a me hanno sviluppato un maggiore distacco. o hanno pi equilibrio. non lo so. in ogni caso a loro va tutto il mio rispetto. so solo che passare un giorno della settimana ad assistere allinizio del ciclo della vita, invece che alla fine, diede alla mia esistenza un senso di leggerezza che in tutti quegli anni era venuto a mancare senza che me ne accorgessi. lenergia era fresca e vitale, come se qualcuno avesse aperto le finestre per me lasciando entrare dellaria tersa. inoltre, lavorare al centro una volta la settimana mi aiutava a vedere i miei clienti malati come i bambini che erano stati. e quando le neomamme mi mostravano orgogliosamente i loro
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piccoli, pensavo col cuore pieno di speranza che sarebbero cresciuti vivendo unesistenza piena. anche per loro, un giorno, la vita sarebbe giunta al termine, proprio come accadeva ai miei clienti. fu un periodo interessante, essere esposta a entrambe le estremit dello spettro. Una vera benedizione. da quel momento, fui capace di provare maggiore compassione per gli altri, perch mi rendevo conto che un tempo anche loro erano stati bambini vulnerabili e che un giorno sarebbero morti, proprio come me. iniziai a vedere i miei genitori, i miei fratelli e le mie sorelle, gli amici e gli estranei come neonati e bambini, che un tempo si sono affidati alla vita con lingenuit e la speranza tipiche dei pi piccoli. riflettevo su chi erano stati prima che venissero feriti dagli altri, dalla famiglia, dai loro coetanei o dalla societ, perdendo la fiducia e lapertura mentale con cui erano venuti al mondo. allora mi apparve con chiarezza la bont insita nel cuore delle persone e iniziai ad amarle tutte con latteggiamento protettivo di una madre affettuosa. non pensai pi che le parole offensive pronunciate da loro nel corso degli anni fossero state intenzionali. Quelle espressioni provenivano dalle ferite ricevute, non dagli esseri puri e belli che erano venuti al mondo sotto le loro spoglie. ciascuno di quei bambini preziosi e innocenti nati tanti anni prima erano ancora parte di loro. e un giorno avrebbero ricevuto anche la saggezza che sopraggiunge in tantissime persone quando si avvicinano alla morte. alcune volte avevo creduto di non amare particolarmente certe persone della mia vita. Ma poi capii che in verit ci che non sopportavo era il loro comportamento e le loro parole. adesso amavo i loro cuori innocenti: un tempo confidavano nel fatto che il mondo avrebbe donato loro la felicit e si sarebbe preso cura di loro. Quando ci non accadde, subentr il dolore e la sofferenza, e la disillusione che provarono li spinsero a reagire in modi sbagliati. anche io avevo fatto del male agli altri attraverso le mie stesse sofferenze, a causa della delusione che provavo per100

ch la vita non si era rivelata come avevo sperato. la ragazzina la cui fiducia era stata tradita perch era stata esposta al dolore degli altri, alla fine aveva reagito con la stessa risposta. i cuori della mia amata famiglia, e di chiunque, contenevano ancora quella originale purezza. era solo oscurata dalla pena provata. era ancora da vedere se alla fine sarei riuscita a trovare la felicit e lamicizia che un tempo avevo sperato di conquistare nel rapporto con alcune persone. Ma non era pi cos importante. adesso capivo che tutti un tempo erano stati bambini bellissimi, fiduciosi e ingenui. le cose poco carine che erano state dette agli altri non erano che il segno della sofferenza del bambino che aveva smarrito la via, proprio come era successo a me. e anche solo per questo, potevo continuare ad amarli. seduta accanto a John sul terrazzo, vidi anche in lui il bambino fragile che era stato; un piccolo tesoro che non si sa come, a causa delle esperienze vissute, aveva deciso che affermarsi nel lavoro lo avrebbe reso pi felice che viaggiare con sua moglie. ora era un uomo anziano, tuttavia quel piccolo essere innocente era ancora vivo dentro di lui. di tanto in tanto le lacrime scivolavano lungo le sue guance mentre sospirava profondamente. lo lasciai ai suoi pensieri pi intimi, portai dentro i piatti e rigovernai la cucina. Quando ritornai gli misi una coperta sulle gambe e lo baciai sulla guancia, prima di sedermi di nuovo. se posso dirti una cosa sulla vita Bronnie, questa. fa in modo di non arrivare a rammaricarti di aver lavorato troppo. adesso posso dire che non pensavo di pentirmene una volta giunto alla fine. Ma nel profondo del cuore sapevo che stavo lavorando troppo. non solo per Margaret, ma anche per me. Mi sarebbe piaciuto non dare importanza a ci che gli altri pensavano di me, come faccio ora. Mi domando perch dobbiamo aspettare di morire per capire una simile lezione. scosse la testa e continu: non c niente di sbagliato ad amare il proprio lavoro e a volersi impegnare per svolgerlo al meglio. Ma c molto altro nella vita. la cosa importante lequilibrio, mantenere lequilibrio.
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sono daccordo con te John. Ho gi imparato questa lezione e ci sto lavorando sopra, non preoccuparti ammisi sinceramente. sapeva cosa intendevo. gli avevo raccontato abbastanza di me perch mi capisse. poi John inizi a ridere da solo. gli chiesi come mai, incoraggiandolo a condividere lo scherzo. Be, ho appena detto che se c una cosa che posso consigliarti sulla vita di non arrivare a pentirti di aver lavorato troppo. Ma me ne venuta in mente unaltra altrettanto importante. spara allora sorrisi. Mi guard maliziosamente. non buttare mai via quel vestito rosa!. ridendo, John indic la mia sedia poi diede qualche colpetto sul lato della sua, facendomi intendere di avvicinarmi, cosa che feci ridendo anchio. passammo un altro paio dore seduti fianco a fianco contemplando il porto, ciascuno avvolto da una coperta. di tanto in tanto la conversazione scivolava in un piacevole silenzio, prima di ravvivarsi. in altri casi il silenzio veniva interrotto da un suo profondo sospiro. gli presi la mano e lui strinse la mia in risposta. guardandomi con un mesto sorriso mi disse: se posso lasciare qualcosa di buono nel mondo oltre alla mia famiglia, voglio che siano queste parole: non lavorare troppo. cerca di mantenere un equilibrio. fa in modo che il lavoro non sia tutta la tua vita. sorridendogli teneramente di rimando, sollevai la sua mano e la baciai sul dorso. John mor non molto tempo dopo. sebbene non lo sapessi allora, le sue parole mi sarebbero state ripetute ancora da altri clienti. aveva detto una cosa importante e non me la sarei dimenticata mai pi.

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finalit e intenzione

l passaparola aveva iniziato a lavorare in mio favore per quanto riguardava la situazione abitativa. era passato molto tempo da quella volta a casa di ruth. Ma una rete di persone meravigliose aveva iniziato a cogliere i vantaggi reciproci di farmi badare alla loro casa mentre erano via. sebbene cerano delle volte in cui passare di casa in casa ogni poche settimane o mesi mi deprimeva, quella soluzione mi permise di stare in abitazioni molto belle. Mi capit anche di vivere nella casa delluomo pi ricco del paese. insomma, mi ritrovavo in ambienti opulenti. nella maggior parte di queste abitazioni venivano gli addetti alle pulizie e i giardinieri, a volte persino una persona che si dedicava esclusivamente alla pulizia delle finestre. il mio unico compito era vivere in casa come se fosse mia, e godermela. non c bisogno di dire che non si trattava affatto di una cosa difficile. in questa rete di persone benestanti ce nerano alcune incredibilmente creative. cos spesso le case erano luminose, colorate e accoglienti. fu proprio occupandomi della casa di uno di questi clienti che giunsi a prendermi cura di pearl. abitava in un posto allegro, e lo era anche lei, per quanto possa esserlo una persona che sta per morire. ci piacemmo allistante. aveva tre cani, uno dei quali di solito molto timido con gli estranei, che mi si sedette in grembo nel giro di pochi minuti. (gli animali riconoscono chi li ama.) la reazione del cagnolino nero facilit fin da subito il mio rapporto con pearl. Qualche mese prima, giusto a ridosso del suo sessantatreesimo compleanno, le fu diagnosticata una malattia terminale. per via dei cani e dellamore per la sua casa, era determinata a morire nel proprio letto. Unamica si era gi offerta di adottare le bestiole quando sarebbe stato il momento, cos pearl era tranquilla perch sarebbero rimaste insieme. era anche abbastanza serena per quanto riguardava lavvicinarsi della morte.
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Molti dei clienti di cui mi ero presa cura fino ad allora inizialmente avevano negato la loro situazione. passavano attraverso tutta una serie di emozioni prima di accettare lesito inevitabile. Qualcuno restava sotto shock perch la notizia gli era stata data nel modo sbagliato. a volte chi aveva il compito di comunicarglielo lo faceva come se si trattasse di un dato di fatto, senza capirne appieno limpatto. potevano essere i familiari, oppure il personale medico. in questi casi, invece, necessario un approccio delicato. tuttavia, pearl aveva gi pienamente accettato che fosse giunta la sua ora. la ragione per cui era pi facile per lei, mi raccont, dipendeva dal fatto che aveva perso il marito e la loro unica figlia, una bimba, a un anno di distanza luno dallaltra, pi di trentanni prima. sapeva nel profondo del cuore che presto li avrebbe rivisti. suo marito le era stato portato via allimprovviso in un incidente sul lavoro, anche se non le piaceva usare la parola incidente, perch riteneva che non esistessero cose simili. doveva andare cos mi raccont. la cosa mi procur un dolore indicibile, ma dopo trentanni sono giunta a capire quanto quella perdita mi abbia aiutato a diventare come sono ora, e a dare il mio appoggio gli altri. non sarei chi sono se non avessi vissuto quellesperienza. aveva preso con filosofia anche la scomparsa della bambina. tonia era morta di leucemia a otto anni. perdere un figlio terribile proprio come si dice. nessun genitore dovrebbe vivere una cosa del genere. Ma succede, sai, in tutto il mondo, ogni giorno. io sono solo una dei tanti. lascoltavo e apprezzavo la pace che irradiava mentre parlava di sua figlia: sono contenta che non abbia sofferto troppo. credo che sia entrata nella mia vita per insegnarmi la gioia dellamore incondizionato. da allora sono riuscita a donarlo agli altri, senza che ci fossero necessariamente dei legami tra noi. cara tonia, mio amato angioletto. nella mente i ricordi si erano affievoliti rispetto alle immagini nitide di un tempo, ma non nel suo cuore. lamore di pearl per la figlia era forte come prima. lamore non muore, mi disse felice. continu raccontandomi di come la vita fosse stata difficile
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per qualche tempo dopo la scomparsa di tonia; ci vollero alcuni anni prima che gli ingranaggi riprendessero a girare nel modo giusto. Ma non si consider mai una vittima. aveva sperimentato il dolore che si prova nel perdere un figlio, e non lo avrebbe mai augurato a nessuno, ma aveva conosciuto anche la gioia di essere madre che, sottolineava, non capita a tutti. eravamo daccordo sul fatto che ogni prova offrisse un dono. alcune persone giocano al ruolo della vittima per sempre continu. Ma chi vogliono prendere in giro? non fanno altro che derubare se stesse. la vita non ti deve niente, e nemmeno gli altri. sei tu a dovere qualcosa a te stesso. Quindi, il modo migliore per tirare fuori il massimo dallesistenza apprezzarne il dono, e non scegliere di essere una vittima. spiegai a pearl che ne avevo conosciute moltissime, ma il pi grande campanello dallarme era stato quando mi ero resa conto di esserlo diventata io stessa. Mi aveva preso del tutto alla sprovvista accorgermi di essere tanto concentrata sulle mie ferite; riuscivo solo a vedere quanto era stata difficile la mia vita fino a quel punto. fu daccordo con me, senza giudicarmi. ci possiamo cadere tutti. c una linea sottile tra la compassione e il vittimismo. la prima, per, una forza di guarigione e proviene dalla bont che proviamo per noi stessi. fare la vittima, invece, una perdita di tempo dannosa e non solo allontana gli altri, ma ci priva della possibilit di conoscere la vera felicit. nessuno ci deve niente ripet. solo noi abbiamo il dovere di tirarci su, fare il conto degli aspetti di cui essere felici e affrontare le sfide che ci vengono incontro. se vivi con questa prospettiva, pioveranno su di te doni meravigliosi. adoravo quella donna. continu parlando di quanto sia dura la vita per tante persone, di come certa gente si trovi davanti a prove enormi, eppure riesce ad andare avanti lo stesso e a trovare la felicit nelle piccole cose. daltro canto c chi si lamenta senza sosta della propria esistenza e non ha idea di quanto gli sia andata bene, rispetto ad altri. era facile essere daccordo con pearl su questo punto, per105

ch malgrado il dolore che certe volte continuavo a provare, non perdevo di vista le cose belle che avevo ricevuto. cera sempre qualcuno che stava peggio di me. Quando pearl riusc a rimettersi in carreggiata, dopo la morte del marito e della figlia, si gett anima e corpo nel lavoro. le piaceva. Voleva bene ai suoi colleghi e ai clienti, e sentiva che parte della ragione del suo essere al mondo stava proprio nel farli contenti e nello stimolarli, e le riusciva splendidamente. tuttavia dentro di lei cera sempre un vuoto. per quasi ventanni lo aveva attribuito alla perdita della sua famiglia. poi, un giorno, un commento fortuito cambi la sua vita e si ritrov, fuori dallorario di lavoro, ad aiutare un cliente che stava mettendo a punto un progetto a sfondo sociale. senza che ne fosse del tutto consapevole, pearl si lasci sempre pi assorbire dalla cosa, semplicemente perch si era affezionata allidea che quelle persone volevano realizzare. per la prima volta dopo pi di ventanni provai di nuovo passione per qualcosa. e sai perch? chiese, mentre aspettavo. perch avevo uno scopo, un scopo vero. ecco perch avevo provato quel vuoto nel lavoro. non aveva abbastanza senso per me. non fu difficile capirla. le raccontai delle mie precedenti esperienze professionali, comprese le difficolt che dovetti affrontare prima di trovarmi a lavorare nel campo dellassistenza domiciliare e della musica, che mi davano entrambi una soddisfazione sempre crescente. anche lei concordava sul fatto che il mio compito avesse un vero scopo, soprattutto se paragonato ai ruoli che avevo assunto prima. Ma come me, era convinta che chiunque potesse trovare il proprio scopo nel lavoro, a patto che fosse nel settore giusto. era solo questione di prospettiva. pearl aveva una bellissima serra dove il sole invernale splendeva su di noi attraverso il tetto di vetro. era luminosa e accogliente. ogni mattina la portavo l fuori sulla sedia a rotelle, di solito con almeno un cane sulle sue gambe, se non tutti e tre. Bevevamo litri e litri di t alle erbe mentre gustavamo il dono di ogni nuovo giorno. Quando le confidai che stare l non mi sembrava affatto
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un lavoro, si illumin tutta e disse: certo, cos che dovrebbe essere. Quando ami quello che fai, non sembra di lavorare. una naturale estensione di ci che sei. il progetto a sfondo sociale progred e divenne la sua professione. nel giro di un anno aveva dato le dimissioni dal vecchio impiego e si era dedicata completamente al nuovo ruolo. allinizio lo stipendio era inferiore, ma non le importava. tuttavia nel tempo aument. a volte devi fare qualche passo indietro per prendere la rincorsa prima del grande salto rise. si ha spesso una considerazione errata dei soldi. tengono le persone bloccate per sempre nel ruolo sbagliato perch sono indotte a credere che non saranno in grado di guadagnare facendo ci che amano; invece pu essere esattamente il contrario. se ami ci che fai, ti apri maggiormente al flusso di denaro perch sei pi assorbito dal tuo lavoro e sei pi felice. naturalmente ci vuole del tempo per cambiare modo di pensare e smettere di cercare di capire come arriveranno i soldi. Una volta, una mia amica aveva espresso a meraviglia questo concetto, e volli condividerlo con pearl. diamo troppa importanza al denaro. ci di cui abbiamo bisogno capire cosa vogliamo fare, a quale progetto dedicarci, e lavorare con quellobiettivo in mente, con determinazione e fiducia. non farne solo una questione economica, ma concentrarsi sul progetto. allora i soldi arriveranno spontaneamente, spesso attraverso fonti inimmaginabili. i miei precedenti atti di fede mi avevano insegnato anche questo. Quando i soldi finivano, di solito era perch mi stavo focalizzando sulla paura della mancanza, e cos ne arrivavano ancora meno. Quando invece mi concentravo sulla bellezza della giornata, contando le cose positive e lavorando a ci verso cui mi sentivo guidata, ricevevo ci di cui avevo bisogno. Una delle pi grandi ricompense per aver avuto il coraggio di continuare a impegnarmi per realizzare ci che volevo fu la registrazione del mio primo album. il tempismo era perfetto perch stavo vivendo in una delle mie case preferite dove soggiornavo con una certa regolarit, e l si potevano effettuare anche le re107

gistrazioni. era un bellissimo edificio rosa scuro che si affacciava su un lembo di foresta pluviale. il periodo scelto incontrava il favore di tutte le persone coinvolte nel progetto. il mio produttore in particolare era un uomo molto impegnato, ma era riuscito a ritagliarsi il tempo necessario. anche gli altri musicisti erano soddisfatti del piano di lavoro. Mancava solo una cosa. i soldi! ne avevo da parte, ma non erano sufficienti. Una voce dentro di me mi diceva di prepararmi come se stesse succedendo davvero, e cos feci. ingaggiai i musicisti. dedicai il tempo a provare e a sistemare le canzoni. Ma con lavvicinarsi dei giorni fissati per la registrazione, la fiducia che mi aveva spinto ad andare avanti fino a quel punto inizi a diminuire. nel profondo sapevo che non sarei stata guidata ad agire cos se non fosse stato possibile realizzare il progetto. Quindi nei momenti di massima forza, ero convinta che tutto sarebbe andato bene. in fin dei conti avevo gi compiuto atti di fede simili in passato. credevo in me stessa e nella mia capacit di attrarre le cose che mi servivano. Ma la paura aveva iniziato a traboccare in superficie, al punto che la mia fede non poteva pi tenere gi il coperchio. le registrazioni erano previste per il luned successivo. era gi venerd pomeriggio e dei soldi neanche lombra. lansia inizi a montare dentro di me. avrei dovuto pagare il tempo che il produttore mi metteva a disposizione, e anche quello limitato degli altri musicisti. stavo andando in panico, cos corsi al cuscino della meditazione e mi sedetti. piansi a dirotto. le lacrime avevano iniziato a formarsi nei mesi precedenti, mentre cercavo di essere forte e concentrata. adesso sgorgavano fuori. singhiozzando, lasciai andare tutte le frustrazioni, e ammisi che non ce la facevo pi. non avevo pi energie. avevo seguito la mia guida interiore, ma non potevo pi continuare. era troppo faticoso. non ci riuscivo. e poi ahh!, quel bellissimo momento di resa! eccolo! non cera pi niente che potessi fare. dovevo soltanto rimettermi nelle mani di forze superiori. dal momento che mi sentivo terrorizzata e prosciugata, decisi di uscire e di ascoltare un po di musica per distrarmi.
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stavo andando in un caff letterario, ma proprio in quel momento mi chiam unamica che non conosceva la mia situazione e mi invit a uscire con lei e unaltra ragazza. Mi parve pi invitante che andare da sola a sentire un gruppo, cos accettai. promettendo a me stessa di godermi la serata e di dimenticare i miei problemi, uscii di casa felice. domani sarebbe stato un altro giorno e avrei affrontato le eventuali difficolt. Ma quella sera avevo solo bisogno di non pensarci. Mentre la mia amica gabriela si aggirava tra i libri, io ero seduta nella lounge del caff con leanne. ci eravamo incontrate solo una volta di sfuggita anni prima e da allora non ci eravamo pi viste. Mi chiese dove vivessi cos le raccontai della mia vita come house-sitter. largomento la interessava, anche perch stava per entrare nel mercato immobiliare e faceva tesoro delle opinioni che avevo maturato sui vari sobborghi in cui avevo abitato. rispondendo alle sue domande, le raccontai di che questo stile di vita era nato dal desiderio di non dover pagare un affitto e di lavorare in ambito creativo, soprattutto musicale. leanne stava vivendo un divorzio molto complicato, e accoglieva tutto quello che poteva distrarla, esattamente come stavo facendo io. cos la conversazione prosegu spontaneamente. Quando mi chiese del mio lavoro, tornai coi piedi per terra, nella situazione che stavo vivendo, pentendomi di aver fatto scivolare la conversazione su quellargomento. Ma le dissi sinceramente a che punto erano le cose, e di come aspettassi un miracolo che mi salvasse. Mi chiese maggiori informazioni sullalbum, sulla gente che ci stava lavorando, sulle strumentazioni a cui avevamo pensato, su dove trovavo lispirazione e che cosa mi spingeva a esibirmi. poi senza porre tempo in mezzo dichiar che aveva sempre desiderato finanziare larte, che non sapeva chi sponsorizzare e visto che stava attraversando un momento difficile nella sua vita aveva bisogno di fare qualcosa di buono, perci si sarebbe fatta trovare da me luned mattina con i soldi di cui avevo bisogno. scoppiai in un pianto di sollievo e di gioia. non riuscivo a crederci. senza pensarci, labbracciai, reprimendo il bisogno di
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singhiozzare apertamente. era finita. ce lavevo fatta. lalbum stava per diventare realt. avevo attratto i soldi necessari. leanne fu presente ad alcune registrazioni. fu un piacere averla l, sdraiata sul lungo tappeto ad ascoltare con le cuffie mentre noi suonavamo e cantavamo, registrando ogni nuova traccia. era distaccata da tutto per. le bastava essere l e assistere a quella creazione. che donna stupenda e generosa! Questa esperienza mi spinse a compiere i successivi atti di fede successivi. laiuto di cui hai bisogno arriva sempre. dobbiamo solo toglierci di mezzo. pearl fu deliziata da questa storia perch rinforzava tutto quello in cui credeva. proprio cos. la paura ci blocca. i soldi non sono altro che un tipo di energia per ricevere cose buone e felicit. Ma li usiamo nel modo sbagliato, dandogli potere, inseguendoli, temendoli, creando squilibrio nella ricerca, facendoci ossessionare afferm. il denaro a nostra disposizione come laria che respiriamo. e come non ci preoccupiamo se ci sar aria a sufficienza per noi domani, non dovremmo sprecare tempo chiedendoci se avremo soldi a sufficienza. sono proprio pensieri simili a bloccare il flusso naturale di questa amorevole energia creativa verso di noi. capivo quello che intendeva ed ero daccordo con lei. Quando pearl si un per la prima volta al progetto, il finanziamento era stato una costante preoccupazione per le persone che gi vi lavoravano. tutte le loro energie erano state convogliate per trovare modi di fare cassa, e si erano allontanate dal perch ce ne fosse bisogno. fortunatamente la squadra di collaboratori era aperta alla filosofia di pearl. Malgrado allinizio non avessero sufficiente fiducia in loro stessi per credere di poter attrarre i fondi necessari per ogni parte del progetto, credevano nella fede di pearl. cos furono daccordo nel continuare a lavorare per il successo di quellidea, confidando che i finanziamenti sarebbero arrivati, ma nel frattempo avrebbero fatto tutto il necessario per coadiuvare la cosa. impararono anche a lasciare andare quando non cera pi niente che potessero fare a riguardo, e a impegnarsi come se i soldi fossero gi sulla loro strada. la fiducia di pearl era incrollabile e ispirava anche gli altri.
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presto i soldi iniziarono a scorrere verso il progetto da numerose fonti inaspettate, creando grande gioia tra i collaboratori. il programma coinvolse anche un altro sobborgo, e il numero di individui che poterono beneficiarne aument. nel giro di pochi anni, pearl e gli altri giunsero a guadagnare bene e allargarono ulteriormente il progetto aiutando sempre pi persone bisognose. Mai per un solo istante lo sentirono come un lavoro. il sole si era spostato sopra la casa cos tornammo in soggiorno, dove avevo acceso il camino poco prima. pearl era sfinita ma preferiva non andare a letto prima di sera, se riusciva a evitarlo. di giorno riposava sul divano accanto al fuoco. Mettendola comoda, sistemai i cuscini e lavvolsi in una grande coperta. come pearl e tutta la sua casa, anchessa era piena di colore. le fiamme gettavano una bella luce nella stanza, donando una sensazione di comfort. Una volta che aveva trovato la posizione, i cani saltavano su e si accoccolavano accanto a lei. era una scena meravigliosa; pearl, i cani, il fuoco, i colori della casa: impressa ancora oggi nella mia mente. comunque questa cosa dei soldi pi questione di intenzione che altro dichiar. avvicinando la sedia, continuai ad ascoltare, felice di poter condividere i suoi pensieri. il denaro arriva prima e meglio se le intenzioni sono giuste. siamo riusciti a trovare i fondi per il progetto perch era per il bene degli altri. naturalmente anche noi ne abbiamo giovato, guadagnando con il lavoro che amavamo, ma godevamo anche della sensazione di avere uno scopo nella vita. pearl diceva che per questo che avere un obiettivo cos importante nel lavoro. se sentiamo che c una finalit, ci dedichiamo a esso con le intenzioni giuste. Qualsiasi lavoro con uno scopo sar un beneficio per gli altri, in qualche modo. i soldi arriveranno a sostegno di quella intenzione, a patto che intraprendiamo tutte le azioni possibili e non blocchiamo il flusso con la paura. le persone di mezza et, in particolare, si pongono tantissime domande e sentono il desiderio di trovare una sintonia con il mondo attraverso il loro lavoro. Questo era il naturale desiderio di uno scopo di cui parlava pearl.
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era una donna intelligente e saggia e condivideva liberamente i suoi pensieri. immaginavo che ci sarebbe stato lo stesso feeling tra noi, anche se non fosse stata in punto di morte. pearl continu affermando che i genitori, per esempio, non sempre credono nel proprio valore e non immaginano che la loro intenzione di allevare dei figli felici sia uno dei pi grandi contributi che si possa dare alla societ. un modo per far crescere bravi adulti. non sopportava sentir dire alle madri che erano solo mamme, quando invece si trattava della cosa pi importante, di un compito con un vero scopo. lo stesso valeva persino per le persone che si prendevano cura dei loro giardini, celebrando la bellezza della terra. Mi torn in mente una cara signora che avevo conosciuto quando vivevo a perth, e le raccontai di come il suo giardino mi desse felicit ogni mattina quando passavo di l per andare in stazione. Mi dava cos tanto piacere con i suoi fiori in sboccio e le piante colorate che finii con linfilarle un biglietto nella cassetta delle lettere per ringraziarla della gioia che provavo. davvero il giardino rendeva ogni giorno migliore. i fiori colorati e le piante esotiche collaboravano in una meravigliosa simmetria, rivelando ogni giorno un cambiamento, un nuovo scenario. la gente non sempre si rende conto della gioia che d agli altri. Un giorno, finalmente, vidi il giardiniere in persona, Yvonne, una signora anziana di ottantanni, e le dissi quanto amassi quel posto. non le ci volle molto per capire che ero stata io a scriverle il biglietto e tra noi nacque una bella amicizia. s, quello era il suo scopo: il giardino. trovare un obiettivo nella vita una delle cose pi importanti continu pearl. in un certo senso, vorrei non aver sprecato tutti quegli anni in un lavoro che per quanto piacevole aveva pochissima rilevanza nel compito della mia vita, cio realizzare il progetto sociale. per mi ha portato dove dovevo essere, visto che stato proprio un cliente del mio vecchio impiego ad aiutarmi a trovare la strada verso quel cambiamento. possono volerci anni per capire cosa si vuole fare, e cos stato anche per me. Ma la soddisfazione che ti aspetta ti ripaga della ricerca e dellattesa.
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ripensando alle difficolt che anche io avevo dovuto affrontare per trovare il lavoro che mi desse soddisfazione, mi trovai daccordo con lei sul fatto che ne fosse valsa la pena. seduta accanto al fuoco con quella donna meravigliosa e tre docili cagnolini, ero grata di poterlo chiamare lavoro. lo dissi a pearl e lei sorrise daccordo. se avessi un rimpianto, Bronnie, sarebbe quello di aver passato cos tanti anni svolgendo una professione mediocre. la vita breve. lo so perch ho perso la mia famiglia. a volte, purtroppo, sappiamo le cose ma ce le teniamo dentro per un sacco di tempo prima di essere pronti ad agire di conseguenza. Quindi potrei rammaricarmene, ma non ho intenzione di farlo. preferisco essere buona con me stessa e perdonarmi per non essere stata in grado di lasciare quel lavoro prima, per aver visto i segnali solo dopo. concordai sul fatto che perdonarsi molto pi salutare che rimpiangere, e raccontai a pearl di quanto stessi imparando dai miei clienti. rise dicendo: giusto. non hai scuse. non puoi trovarti sul letto di morte e dire che avresti voluto capire prima. Hai la fortuna di conoscere tutti i nostri errori e hai loccasione di non ripeterli. ridendo, condivisi la sua opinione. adesso per vedevo che la chiacchierata la stava stancando troppo e anche lei se nera resa conto. cos mi assicurai che fosse comoda, poi tirai le tende lasciandola riposare al bagliore del fuoco. Mi fermai sulla porta per qualche secondo, guardando lei e i suoi tre cani, e una lacrima scivol lentamente lungo la mia guancia. sebbene stessi ancora imparando a conoscere il mio reale valore, ero sopraffatta dalla gratitudine perch almeno avevo un lavoro in cui mettere il cuore. cos, sorridendo, andai in cucina. dopo essermi preparata una tazza di chai, mi godetti unaltra stanza della casa ricca di pace mentre pearl dormiva. era un pomeriggio tranquillo nel quartiere, ma non avrebbe fatto differenza comunque. ledificio era sempre immerso in uno stato di quiete, sia per quanto riguardava il rumore sia lenergia. passai con lei qualche altra settimana ancora, ma divenne sempre pi debole finch non si arrese allidea di non alzarsi pi dal
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letto perch era diventata unimpresa. riconoscendo di aver apprezzato la casa al massimo delle sue possibilit, mi chiese di continuare a farlo per lei, per il tempo che sarei rimasta l. sorrisi e le dissi di non preoccuparsi. era pearl che avevo apprezzato, molto pi della sua bella casa. gli amici vennero a dirle addio, compresi quelli con cui aveva collaborato al progetto sociale. raccontarono di come lei avesse cambiato le loro esistenze e di come il suo impegno avesse lasciato un segno indelebile, aiutando cos tante persone. il lavoro non deve essere necessariamente grandioso perch abbia uno scopo. ci sono persone che riescono ad aiutarne migliaia. alcune invece riescono a dare sostegno solo a una o due. Ma il lavoro svolto importante in entrambi i casi. tutti noi abbiamo uno scopo, e sforzarsi di trovarlo contribuisce al bene di tutti. e naturalmente, aiuta anche ognuno di noi. allora il lavoro smette di essere tale, come diceva pearl, e diventa una estensione gratificante di noi stessi. Quando chiusi la porta dietro di me il giorno che pearl mor, camminai sotto il sole invernale, in una bellissima giornata. Mi fermai e feci un respiro profondo, accogliendo i raggi del sole sul viso. in tutto quel cercare durante gli anni dellimpiego in banca, la mia unica intenzione era stata quella di trovare il lavoro che amavo. ora, sotto il sole invernale, sorrisi pensando a pearl e alla persona meravigliosa che era stata. alla fine avevo trovato una professione che amavo, e per questo mi sentivo molto fortunata. Mi ci volle un po di tempo per spostarmi dal giardino di fronte, persa comero nei miei pensieri e nella mia gratitudine, inviando a pearl tutto il mio amore. Ma comunque non importava. sorridevo e avevo il mio lavoro di cui essere grata.

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seMplicit

i capisce che anche le famiglie dei morenti soffrivano moltissimo durante le ultime settimane di vita del loro caro. generalmente, lintervallo di et dei familiari andava dai quaranta ai sessantanni e la maggior parte aveva figli. il timore di perdere un genitore, e forse anche la paura della propria stessa sofferenza, innesca alcuni comportamenti forti. era uno degli ambiti che pi mi faceva ricordare quanto sia dannoso vivere in una societ che cerca di nascondere la morte. la gente non solo impreparata a gestire il fiume di emozioni che emergono, ma diventa anche disperatamente spaventata e vulnerabile, e le famiglie ancor di pi. i clienti trovavano la pace prima di morire. Ma i figli spesso provavano sentimenti del tutto fuori controllo, governati dalla paura e dal panico. lavorare come assistente a domicilio mi ha esposto agli stili di vita e alle dinamiche di un numero notevole di famiglie. Ho imparato che quasi tutte hanno delle difficolt in alcuni ambiti, cose da risolvere e da imparare luno dallaltro. cera chi non si rendeva nemmeno conto delle micce che venivano innescate. Ma cerano eccome. Quando vedevo i fratelli e le sorelle diventare impazienti o litigare luno con laltro, mi tenevo rispettosamente alla larga e cercavo di considerare la situazione con la maggiore compassione possibile. le questioni legate al controllo erano le pi importanti anche in questo caso. spesso cera uno dei figli che voleva controllare tutto: la gestione della casa, la lista della spesa, le badanti, lorganizzazione dellincombente funerale, ogni cosa. se gli altri fratelli o sorelle cercavano di contribuire o di dire la loro, qualche volta scoppiava una lite. tutti avevano il diritto di dare il proprio apporto, soprattutto a causa del poco tempo a disposizione.
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Ma la persona che esercita il controllo nella famiglia spesso intensifica ancora di pi il suo bisogno di comandare. era straziante assistere a quelle esibizioni di potere, seppure mosse dalla paura. il benessere del cliente per era la mia priorit su tutto il resto. cos quando sentii che iniziava un acceso diverbio sopra al letto di charlie, corsi in un lampo nella sua stanza. il mio cliente giaceva sovrastato dai suoi due figli adulti, greg e Maryanne, mentre si urlavano contro in preda alla disperazione da una parte allaltra del letto, fuori controllo. sufficiente grazie dissi con fermezza, ma gentilmente. andate nellaltra stanza se dovete continuare. guardate vostro padre. sta morendo, per amor del cielo. Maryanne scoppi in lacrime, scusandosi con suo padre. charlie era un uomo tranquillo, e sembrava che lo fosse sempre stato. Mi assilla continuamente disse del fratello. aveva bellissimi occhi azzurri e lunghi capelli neri, avrebbe dovuto fare la modella, pensavo tra me e me. Ma i suoi occhi erano rossi per il pianto e pieni di tristezza. senza fermarsi, greg reag con rabbia: Be, non vedo perch dovresti prendere quanto me nel testamento. te ne sei andata. Hai fatto meno fatica. io ho lavorato pi duramente e ci sono sempre stato per pap dopo che la mamma morta. ebbi una stretta al cuore per greg e il suo ragionamento. sotto a queste parole non cera che un fragile ragazzino ferito. potevo vedere il padre in entrambi, ma penso che greg doveva assomigliare anche alla madre. aveva i capelli castani e la sua pelle era pi chiara di quella della sorella. per non piangeva. era arrabbiatissimo. guard il padre per un riscontro, ma poi scroll le spalle rivolto a me con gli occhi azzurri altrettanto tristi. guidandoli fuori dissi: penso che sia meglio che usciate dalla stanza adesso. non aiuta nessuno tutto questo, specialmente vostro padre. feci il t, ci sedemmo in cucina e li ascoltai mentre parlavano. Maryanne non aveva molto da dire e quando le chiesi come mai, mi rispose che non ne valeva la pena. sotto alle parole offensive che si scambiavano potevo percepire che cera comunque dellaffetto.
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ripensai a come la sincerit avesse contribuito a riparare la mia stessa situazione familiare, perci li incoraggiai a sfogarsi. il rapporto con mio padre, per esempio, anni fa era stato tumultuoso e molto doloroso per me. Ma con la sincerit, la compassione e il tempo guarito. adesso godevamo di una amicizia affettuosa basata sul rispetto e sul gioco. c stato un periodo in cui non lo avrei mai ritenuto possibile, ma tutti i rapporti familiari possono essere risanati se c ancora amore e se entrambe le parti lo vogliono, come nel nostro caso. era evidente che ci fosse ancora affetto tra greg e Maryanne, cos come il desiderio di essere capiti luno dallaltra. solo che era tutto distorto dal dolore. dopo che ebbero espresso le loro rimostranze, chiesi che cosa amassero luno dellaltra. niente rispose greg seccamente. alleggerii la situazione con una battuta e riusc a tirare fuori un paio di cose che gli piacevano della sorella. anche Maryanne ne cit alcune. i loro ego opponevano resistenza, soprattutto quello di greg, perch voleva odiarla. avevo dato loro quel suggerimento perch aveva funzionato con alcuni membri della mia famiglia. durante gli anni in cui i nostri rapporti erano diventati ancora pi dolorosi e sofferti, cercavo di tirare fuori aspetti di loro che mi piacessero o che amassi. ero come greg allinizio, e mi dovetti sforzare per trovarne qualcuno. Ma era solo il dolore a parlare, impedendomi di vedere i loro lati positivi. Quando lo lasciai andare, capii che malgrado le differenze nello stile di vita non ci avrebbero permesso di condividere un legame stretto, erano comunque persone buone e oneste. fui in grado di ricordare episodi passati in cui erano evidenti le loro buone intenzioni. sebbene alcune cose fossero state usate contro di me in un secondo momento, lintenzione iniziale era stata positiva. cerano anche dei momenti ora, in cui riuscivo a rendermi conto che avevano cercato di dimostrarmi laffetto che provavano, a loro modo. Ma mi ero sentita talmente ferita da censurarlo e respingerlo. al di l delle nostre incomprensioni,
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restavano belle persone, cos come lo chiunque sotto al ciarpame che nasconde lio migliore. Quindi, oggi, toccava a greg e Maryanne superare lostacolo rappresentato dal loro disaccordo. emerse che greg portava rancore nei confronti della sorella da anni soltanto perch lei aveva avuto il coraggio di vivere la vita che voleva. Ma non era stata certo Maryanne a impedirgli di fare altrettanto. era stato lui stesso. Vennero fuori tantissime emozioni quel pomeriggio e per quanto alla fine non diventarono migliori amici, erano pi vicini luno allaltro che allinizio. poi ciascuno pass un po di tempo da solo con il padre prima di andare. infine restammo di nuovo soli, charlie e io. Quando rientrai nella sua stanza dopo che se ne furono andati, mi guard scuotendo la testa e ridendo teneramente: Be mia cara ragazza. era l che cresceva da ventanni ormai. Mi sono sempre chiesto quando sarebbe esploso ridacchi. sono contento che sia successo ora, prima che me ne sia andato, forse riuscir a vederli diventare amici dopo tutto. gli uccelli cantavano sulle piante selvatiche fuori dalla finestra e una farfalla arancione vol l vicino. la osservammo entrambi, sorridendo, e poi continuammo a chiacchierare. charlie mi raccont di come fossero stati molto uniti da piccoli, greg sempre attento alla sua sorellina e lei che lo idolatrava. Ma quando Maryanne divenne unadolescente che pensava con la sua testa, iniziarono a litigare senza pi ritrovare lintesa di un tempo. Ma non Maryanne che mi preoccupa, Bronnie. lei relativamente felice. greg. non hai mai smesso di cercare di dimostrare il suo valore. Quando dice di aver sempre fatto pi di sua sorella, ha ragione in un certo senso, per quanto anche lei abbia dato un grande contributo, in modi meno evidenti. tuttavia non lo ha obbligato nessuno. la maggior parte delle volte ha fatto cose a cui potevo badare da solo e di cui anzi mi sarebbe persino piaciuto occuparmi. sospirando, continu: passa una quantit assurda di ore svolgendo un lavoro che detesta, con dei figli che non lo vedono mai, e non so nemmeno il perch.
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sa che gli vuoi bene, charlie? osai chiedergli. Mi guard sconcertato. Be, credo di s. gli faccio sempre i complimenti quando fa qualcosa di buono qui in casa. sa che sono fiero di lui. e come? gli hai mai detto in modo diretto che sei orgoglioso della persona che , piuttosto che di quello che ha realizzato? insistetti. rest in silenzio per qualche istante. no, in modo diretto no. Ma lo sa rispose. s, ma come? gli chiesi nuovamente. charlie rise: santa donna! Vuoi arrivare al dunque, vero?. allora, ridendo, condivisi con lui il mio pensiero. Mi ascolt rispettosamente e con cuore aperto. Mi chiedevo se ci che aveva detto di greg, che cercava sempre di dimostrare il suo valore, non dipendesse dal fatto che cercasse lamore e lapprovazione del padre. la nostra conversazione continu mentre gli facevo la doccia e lo riportavo a letto sulla sedia a rotelle. preferiva farsi sempre la doccia il pomeriggio, ma ormai si stancava troppo e prima che passasse molto tempo, pot solo farsi lavare a letto. la sua respirazione era debole e gli ci voleva un po perch si regolarizzasse quando si coricava di nuovo. diventava ogni giorno pi fragile. cos lo lasciai riposare. Quando feci capolino dalla porta un paio di ore dopo, lui si volt verso di me e sorrise. cos mi sedetti accanto al letto e lo aiutai a bere, chiedendogli se gli servisse altro. scosse la testa e poi continu a parlare dei suoi figli: tutto quello che voglio che siano felici. ci che ogni genitore dovrebbe desiderare per i proprio figli. Vorrei che greg smettesse di lavorare cos tanto semplificando la sua vita. un bravuomo, ma non felice dentro di s mi disse. la vita semplice anche felice. cos che abbiamo sempre vissuto la loro madre e io. Ma la semplicit possibile anche oggi. una buona scelta. Una foto lo ritraeva da giovane affascinante quale era stato al fianco della sua sposa, e occupava la posizione centrale sul mobile
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in camera sua. pensai a lui e a sua moglie che crescevano greg e Maryanne piccoli. charlie parlava in modo franco e ed era una caratteristica che apprezzavo. cera qualcosa di molto antico nella sua sincerit. continu a condividere con me ci che gli passava per la testa come se stesse pensando ad alta voce. sai, non penso che sappia che gli voglio bene. non glielho mai detto. siamo tutti diversi, charlie dissi io. ci sono persone che capiscono le cose attraverso i gesti e le azioni, ma la maggior parte ha bisogno di sentirsele dire. forse greg appartiene a questa seconda categoria. che cosa potrebbe succedere di male, del resto, se glielo esprimessi anche con le parole?. annu. devo dirglielo. in che mondo orribile viviamo se un uomo di settantotto anni nervoso allidea di confidare a suo figlio che gli vuole bene!? che non sono pratico in questo genere di cose rise. Ma poi divenne subito serio, assumendo unespressione che tradiva la sua determinazione. continu: pensi che potrei convincerlo a vivere una vita pi semplice se smettesse di cercare la mia approvazione, una volta appurato che gli voglio bene? perch cos, gliene voglio. gli risposi che nessuno poteva prevedere le reazioni di unaltra persona. non cerano garanzie del fatto che questo avrebbe cambiato lo stile di vita di greg. Ma sapere di avere lamore e lapprovazione del padre lo avrebbe fatto sentire in pace. lideale di vita semplice divenne sempre pi importante per charlie, mentre i suoi giorni volgevano al termine. diceva che le persone lavorano troppo per le ragioni pi svariate. spesso pensano di non avere altra scelta, perch non riescono a spezzare la routine avendo le bollette da pagare e la famiglia da mantenere. charlie lo capiva. era daccordo sul fatto che per molti la sopravvivenza una vera e propria sfida, ma c sempre la possibilit di scegliere. a volte si tratta solo di cambiare prospettiva. abbiamo veramente bisogno di una casa cos grande? e di una macchina tanto lussuosa? chiedeva. in altri casi, diceva, bisogna cambiare modo di pensare e trovare una nuova soluzione, riflettere
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bene su ci che si ama e lavorare con tutta la famiglia per ottenere un maggiore equilibrio. anche la comunit un modo per raggiungere una vita semplice spiegava charlie. se collaboriamo di pi e viviamo come una vera e propria comunit, non avremmo bisogno di cos tante risorse. ci sarebbe meno spreco e impareremmo ad aiutarci vicendevolmente. lego e lorgoglio bloccano sul nascere molte comunit, o impediscono loro di svilupparsi. Ma se vogliamo vivere pi ingegnosamente e in modo pi semplice, dobbiamo iniziare a comprendere lenorme valore della comunione e il bisogno che ne abbiamo nella zona in cui ci troviamo. sosteneva che i ritmi fossero diventati talmente veloci e squilibrati da averci fatto dimenticare tutto questo. charlie riconosceva che potesse essere dura di quei tempi, dal punto di vista economico. diceva che la societ aveva perso di vista le priorit reali e che aveva bisogno lei per prima di una lezione sulla semplicit. Ma questo pu succedere solo se sono gli individui a cambiare, una persona alla volta. alla fine, la societ segue la tendenza con cui la maggioranza pensa e vive di solito. charlie riteneva che chi era al potere avessero bisogno di un bel calcio nel didietro. a livello mondiale, cera qualche brava persona sparsa qui e l nel sistema politico. Ma anche loro spesso erano bloccate dalla burocrazia, e da chi aveva pi autorit e denaro. Quindi per fare un cambiamento significativo, ognuno deve fare la sua parte e svolgere il proprio compito. semplificare la vita sarebbe stato un ottimo inizio. charlie aveva mantenuto la sua famiglia da solo, perci capiva benissimo la pressione che si prova quando la sopravvivenza e la tutela di moglie e figli gravano sulle proprie spalle. Ma stava per morire e adesso vedeva le cose diversamente: magari lavesse capito prima, cos da essere un esempio differente per greg! i bambini sono pi contenti se passano pi tempo con i genitori piuttosto che con tanti giocattoli. allinizio possono anche lamentarsi. Ma i pi felici sono quelli che trascorrono del tempo con i propri
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genitori, con entrambi se possibile. anche i maschietti hanno bisogno di una maggiore influenza maschile. come pu averla il figlio di greg se lui non fa che lavorare, cercando di dimostrare quanto vale?, charlie sedeva pensieroso e mi resi conto che nuove intuizioni stavano emergendo in lui. Voglio tanto bene al mio ragazzo. devo dirglielo, vero?. annuii felice. poi mi chiese a brucia pelo: la tua vita semplice? e rise teneramente. s, la mia vita materiale piuttosto semplice. e sto lavorando per appianare anche quella emotiva, un passo alla volta risposi sinceramente, ridendo ancora al pensiero delle complicazioni della mia sfera emotiva negli anni recenti. la meditazione mi stata di grande aiuto per semplificare il mio modo di pensare. in un certo senso, tutta la mia vita ne ha beneficiato. Mi ha trasformato completamente, permettendomi di superare un sacco di ostacoli che prima mi bloccavano. Quindi oggi il mio modo di pensare molto pi semplice. eh s, anche la mia vita materiale pi spartana. charlie aveva uno stile di vita diverso e apparteneva a unaltra generazione, quindi non sapeva nulla di meditazione: immaginava che fosse praticata dallaltra parte delloceano, da gente vestita darancione che se ne stava seduta con gli occhi chiusi. Mi chiese cosa fosse. glielo spiegai nel modo pi chiaro possibile, dicendogli che imparando a focalizzare la mente siamo in grado di osservare meglio i nostri pensieri. cos diventa evidente quanto gran parte della vita venga plasmata dalla mente lasciata libera di creare dolore e paure inutili. con lo sviluppo e lintensificarsi dei pensieri nocivi, iniziamo a identificarci con questa personalit come se rappresentasse chi siamo e adattiamo la nostra esistenza su di essa, quando in verit non siamo questo, ma molto di pi. siamo esseri saggi e intuitivi accecati dalle paure e dai fraintendimenti che la mente ha creato negli anni attraverso le sue reazioni, sia positive che negative. cos, imparando a focalizzare la mente con la meditazione, per esempio concentrandoci sul no122

stro respiro, cominciamo a impossessarci di nuovo del controllo sul pensiero, e cos diventa possibile scegliere di fare pensieri migliori in modo consapevole. e quindi, di creare vite pi felici. charlie sedeva senza parole, fissandomi. sorrisi, in attesa. Wow disse alla fine. perch non ti ho conosciuta cinquantanni fa?. ridendo mi alzai e gli diedi un altro sorso della sua bevanda. perch io non mi sono conosciuta anni fa, charlie!? risi. Mi sarei risparmiata un bel po di dolore. la conversazione prosegu e alla fine lui volle sapere qualcosa di pi sulla semplicit della mia vita materiale e su che cosa intendessi esattamente. dopo tanti anni di traslochi, spiegai, avevo iniziato a interrogarmi sullimportanza degli oggetti. in alcuni trasferimenti avevo portato con me anche i mobili. altre volte invece li lasciavo gratuitamente in deposito nella fattoria di famiglia, oppure a pagamento in una rimessa. tutte le volte che vivevo un capitolo della mia vita libera da quei possedimenti, capivo sempre meglio che non mi serviva nessuno di essi per essere felice. e allora mi chiedevo perch continuassi a tenermeli. cos vendetti i mobili, riducendo i miei beni giusto a qualche articolo per la casa che mi avrebbe permesso di stabilirmi altrove quando sarebbe giunto il momento. e il momento arrivava sempre, perch adoravo starmene nella mia cucina. Ma amavo anche spostarmi e viaggiare. Mi faceva sentire libera, per quanto anche la libert ha il suo prezzo. ogni cosa ne ha uno. la nostalgia per la mia cucina era ci che solitamente mi faceva desiderare di fermarmi da qualche parte per un po. tuttavia, dopo essermi sistemata per dodici, diciotto mesi, riaffiorava la nostalgia per leccitazione che provavo a lanciarmi verso lignoto. possedere cose e oggetti mi opprimeva terribilmente. cos, riconoscendo i miei stessi schemi, giunsi ad accettare che per quegli anni della mia vita sarei stata meglio se avessi tenuto solo lo stretto necessario. ogni volta che mi ero ritrovata a metter su casa temporaneamente, avevo trovato mobili e attrezzi con estrema facilit grazie al passaparola, ai negozi di seconda mano
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e ai mercatini dellusato. era bellissimo. comprare oggetti usati contribuiva anche al mio amore per la terra, perch non richiedeva lutilizzo delle sue risorse esauribili. la nostra societ usa e getta sembra essersi dimenticata che le cose nuove provengono da qualche parte, e che quelle vecchie devono pur finire in qualche posto. nella maggioranza dei casi, tocca al pianeta sobbarcarsene il peso. ci avviene a discapito della sopravvivenza della terra e di tutte le sue creature, esseri umani compresi. cos riuscivo sempre a trovare cose belle con cui mettere in piedi una casa tutta nuova. non mi capitava mai di pensare che avrei avuto difficolt a recuperare i mobili. perci, ci riuscivo sempre con estrema facilit. nel corso degli anni, sono venuta in possesso di pezzi meravigliosi. se tutte le volte che mi stabilivo da qualche parte riuscivo a trovare i mobili con cui arredare la mia nuova casa con tale naturalezza, allora sicuramente avrei messo insieme anche il resto. dopo aver tenuto i miei averi in un deposito a pagamento per dodici mesi, decisi che era uno spreco di soldi e un peso di cui non avevo bisogno. cos, con laiuto di un caro amico fidato, organizzammo un mercatino dellusato nel suo garage. posate, libri, tappeti, lenzuola, suppellettili, quadri, venne venduto tutto. fu un tale divertimento guardare lentusiasmo della gente mentre i miei oggetti diventavano i loro nuovi beni. ci che rimase fu donato in beneficienza quello stesso pomeriggio. la macchina che avevo allora era grande quanto una scatola di scarpe. la jeep aveva tirato le cuoia in modo spettacolare un anno prima o quasi, su unautostrada a sei corsie. la macchina attuale, per quanto incredibilmente economica e scattante in citt, era minuscola. la chiamavo affettuosamente chicco di riso. lo scopo della vendita in garage era stato quello di arrivare a possedere lo stretto necessario capace di stare nel chicco di riso. rimasi con un totale di cinque scatole, tra cui due piene di libri. tenni solo quelli che pensavo di rileggere o di prestare o regalare agli altri per ispirarli. il resto dei libri trovarono nuove mani che li sfogliassero con gioia. le scatole rimanenti contenevano cd, diari,
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album di fotografie, alcuni oggetti che avevano un valore sentimentale, la trapunta a patchwork che mi aveva fatto la mia mamma e i miei vestiti. poi, con il chicco di riso stipato al massimo e la radio accesa, partii alla volta di un altro periodo della mia vita. la musica che mi accompagn comprendeva canzoni di guy clark, The Waifs, Ben lee, david Hosking, cyndi Boste, shawn Mullins, Mary chapin carpenter, fred eaglesmith, abba, The Waterboys, JJ cale, sara tindley, Karl Broadie, John prine, Heather nova, david francey, lucinda Williams, Yusuf e The ozark Mountain daredevils. era tutta musica strepitosa, e ciascun brano si rivel essere un ottimo compagno di viaggio. cantavo felicemente e in totale libert mentre la strada scorreva sotto di me, consapevole che tutto ci che possedevo era l, nel chicco di riso. dopo circa mille chilometri mi fermai dove vivevano i miei e depositai le scatole. dopodich, restammo solo i miei vestiti e io. charlie ascolt deliziato il mio racconto, sfregandosi le vecchie mani rugose con gioia. poi gli raccontai di come fossi stata via per un po dopo quel viaggio. Vivevo a sidney allora, curavo le case delle persone fuori citt ed effettivamente la mia vita materiale era piuttosto spartana. a quel punto non aveva pi dubbi sul fatto che capissi appieno quello che cercava di dire sullimportanza della semplicit. concordammo sul fatto che per le persone non sempre chiaro quanto possedere troppo rischi di opprimerle, anche se non hanno intenzione di spostarsi. eliminare gli oggetti materiali permette di sentire di avere pi spazio anche dentro di s. greg venne il giorno seguente e trascorse tutto il tempo con il padre. su richiesta di charlie, avevo telefonato a Maryanne per chiederle di non andare a fargli visita. il giorno successivo avrebbero fatto il contrario e sarebbe stato il suo turno di stare sola con il padre. charlie mi aveva chiesto anche di fare qualche capatina nella stanza di tanto in tanto, nel caso in cui le cose tra lui e il figlio avessero preso una piega difficile; magari la mia presenza avrebbe potuto alleggerire latmosfera. Ma non ce ne fu bisogno.
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il paio di volte che andai nella stanza per versare una tazza di t o riferire un messaggio, era evidente che stavano intrattenendo una conversazione personale molto intensa. poco prima che greg se ne andasse, per permettere al padre di riposare, mi chiamarono. gli occhi di greg erano rossi di pianto e i due si tenevano per mano. Bronnie, voglio che lo sappia anche tu annunci charlie. amo questo ragazzo con tutto il cuore. un bravo figliolo e un grande uomo. a queste parole, ovviamente, anchio scoppiai a piangere. Mio figlio perfetto cos com continu charlie. non deve dimostrare niente a nessuno. non c niente che debba fare o avere per essere una persona migliore. amo luomo che sta seduto qui. ed essere suo padre ha donato grande gioia alla mia vita. sorridendo dissi che anche greg era fortunato ad avere charlie come padre. greg si disse daccordo e us tutta la manica per asciugarsi le lacrime. pap dice che potrei imparare da te un paio di cose sulla semplicit afferm. ridendo, risposi che charlie avrebbe avuto tempo a sufficienza per lasciare il proprio segno su di lui a questo proposito. non cera bisogno che lo facessi al posto suo. Ma mentre uscivo, aggiunsi con un sorriso: per se posso dire una cosa, vivi con semplicit . Maryanne venne il giorno successivo. sentii anche lei ridere e piangere con il padre. in quei giorni, la casa era piena di amore condiviso e non potei fare a meno di risentirne positivamente. durante le poche settimane che restarono, i tre passarono tantissimo tempo insieme, diventando sempre pi intimi. non sentii mai charlie salutarli senza dire loro personalmente quanto li amasse, e i suoi figli facevano lo stesso. il canale della comunicazione era stato aperto in tempo affinch avvenisse la guarigione, mentre lui era ancora vivo. il giorno della sua morte, greg e Maryanne sedevano accanto al padre, tenendogli una mano ciascuno. su loro richiesta, restai anchio nella stanza, mentre charlie scivol via serenamente, il respiro sempre pi lento fino a che non si ferm del tutto. era
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una mattina di sole e gli uccelli continuavano a cinguettare fuori dalla finestra, come facevano sempre. pensai che ci desse un tocco di bellezza al momento. cantavano per lui. lasciai greg e Maryanne da soli e mi sedetti per un po fuori in veranda, a godere dei ricordi personali che avevo di charlie e inviandogli preghiere e auguri per il cammino che gli restava da compiere, ovunque si trovasse. Quando rientrai, li trovai seduti sullo stesso lato del letto e si tenevano per mano mentre guardavano il loro padre, ridendo e sorridendo tra le lacrime, parlando di lui con gioia. dopo quasi un anno ricevetti una e-mail da greg. lui e la sua famiglia avevano venduto la loro grande casa. aveva chiesto il trasferimento allazienda per cui lavorava, e sebbene adesso guadagnasse meno, viveva in un piccolo paese di campagna. lufficio era distante da casa come il precedente, ma questa volta si trattava di percorrere una strada di campagna e ci metteva la met del tempo rispetto a prima. ci gli permetteva di stare unora e mezza in pi al giorno con i suoi figli. anche il costo della vita si era abbassato dal momento che le loro vite erano diventate pi semplici. Ma la qualit era migliorata sensibilmente. anche sua moglie era contenta ed entrambi amavano i loro nuovi amici e quello stile di vita. Mi ringrazi per essermi presa cura del padre e parl con affetto di Maryanne, che a quanto pareva era appena stata a trovarli. non c da sorprendersi se quella e-mail mi riemp di gioia. Mi fece ripensare a charlie, ai suoi occhi azzurri, al suo meraviglioso sorriso e alle nostre chiacchierate. sapere che le sue parole non solo erano state udite, ma anche messe in pratica mi dava una bellissima sensazione. la parte migliore della e-mail di greg per era la chiusura. dopo avermi augurato ogni bene, riassunse il tutto in tre paroline, lasciandomi con un grande sorriso sul viso. Vivi con semplicit. proprio cos, greg e charlie!.
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riMpianto 3:
Vorrei aVere aVUto il coraggio di espriMere i Miei sentiMenti

er essere un uomo di novantaquattro anni che stava per morire, Jozsef sembrava particolarmente in forma quando ci conoscemmo. era un uomo gentile con un dolce sorriso che a volte gli dava laspetto di un ragazzino. grazie al suo senso dellumorismo lesto ma pacato, mi affezionai subito a lui. la sua famiglia aveva deciso di non dirgli che stava per morire. fu difficile per me, ma cercai di rispettare la loro decisione. nel corso delle settimane successive per, la malattia peggior improvvisamente e fu impossibile fare finta di niente. essere autosufficiente divent per lui un ricordo del passato. ogni giorno che passava, dipendeva sempre di pi dalle mie forze. non cera bisogno di puntualizzare i segnali della malattia. si palesavano ogni volta che cercava di alzarsi o di sedersi, ed era qualcosa che veniva silenziosamente registrato tra noi a ogni sforzo. cos, sebbene la famiglia si ostinasse a mantenere segreta la sua malattia, Jozsef piano piano arriv a capirlo da solo. era un uomo molto malato. i farmaci servivano ad alleviargli il dolore per quanto possibile. Ma come accade a molte persone, gli effetti collaterali gli bloccavano lintestino. esistono medicinali che non presentano queste controindicazioni, ma non andavano bene nel caso di Joz-

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sef. cos dovevo aiutarlo a evacuare inserendogli nel retto un farmaco, poveruomo. Quando sei cos malato, non c pi privacy. di certo non cera dignit adesso, quando rotolava sul fianco per permettermi di inserirgli la cannula rettale. ovviamente cercavo di alleggerire la situazione e mi ritrovai a dire cose che poi avrei ripetuto spesso ad altri clienti. comincia tutto con pappa e pup, Jozsef, e finisce allo stesso modo, con pappa e pup scherzavo teneramente con lui. lavorare con i malati terminali mi ha portato a conoscere meglio i cicli della vita. ci che fa stare bene un bambino allinizio della sua esistenza sono il cibo e levacuazione dellintestino. alla fine della vita, ci che si chiede di una persona prossima alla morte se mangi ancora e se riesca ad andare di corpo. un sollievo per tutti quando un malato terminale che assume forti analgesici, alla fine riesce ad avere un movimento intestinale, liberandosi di questa pena. Questo fu il caso di Jozsef e della sua famiglia, quando riusc finalmente a godersi una bella esplosione dal sedere. ovviamente la cosa dette sollievo anche a me perch non solo il mio cliente si sent meglio, ma era anche la prima volta che eseguivo una procedura simile. Uno dei suoi figli viveva in un sobborgo vicino e veniva tutti i giorni. Un altro invece viveva in un altro stato e la figlia oltreoceano. ogni giorno, Jozsef chiacchierava un po con suo figlio, soprattutto delle pagine di economia del giornale, finch non diventava troppo stanco. non ci voleva molto dal momento che la sua salute si stava rapidamente deteriorando. non sentivo un forte legame con suo figlio, ma non cerano ragioni per cui non mi dovesse piacere. Quando in seguito dissi a Jozsef che suo figlio era un tipo simpatico, lui replic dicendo: solo interessato ai miei soldi. dal momento che preferivo prendere le persone cos comerano, cercai di fare in modo che questo commento non influenzasse la mia opinione su di lui. nel corso delle poche settimane che seguirono, il mio cliente mi raccont molte storie relative soprattutto allamore per il suo
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lavoro. lui e sua moglie gizela erano sopravvissuti allolocausto ed erano riusciti ad arrivare fino in australia, dopo la liberazione. frammenti della sua vita nei campi di concentramento emergevano di tanto in tanto dai suoi racconti. Ma io non feci pressioni perch dicesse di pi. ero l per ascoltare e non per stabilire cosa dovesse condividere. evidentemente era stato pi facile vivere senza parlarne. cercai di entrare il pi possibile in empatia con la situazione, e mi fece male pensare al dolore che si portavano dietro: il mio cuore era con loro. Jozsef e io entrammo subito in sintonia e chiacchieravamo senza difficolt. avevamo un senso dellumorismo simile ed eravamo entrambi pacifici di natura. cos ci piacevamo reciprocamente. il divario generazionale contava poco mentre condividevamo le nostre storie e rafforzavamo sempre pi lintesa tra noi. di tanto in tanto gizela entrava con del cibo incoraggiandolo a mangiare. era unottima cuoca, e sebbene lui facesse fatica a ingerire, continuava a cucinare enormi quantit di cibo, in parte per la forza dellabitudine, in parte perch non voleva accettare la realt dei fatti. la famiglia era riuscita in qualche modo a convincere anche il medico di Jozsef a tacergli la gravit della sua condizione. era un rifiuto di massa. tuttavia, non solo non gli dicevano la verit sul suo stato di salute e sullinevitabile declino, ma cercavano anche di convincerlo che stava migliorando. avanti tesoro, mangia. Vedrai che starai meglio ripeteva gizela. stavo male anche per lei. avere cos tanta paura della verit doveva essere un peso enorme da portare. ormai, Jozsef riusciva a ingurgitare solo un vasetto di yogurt al giorno ed era incredibilmente debole; non riusciva pi a camminare fino al soggiorno nemmeno se accompagnato, eppure continuavano a dirgli che sarebbe guarito presto. non mi intromisi nella questione finch non fu lui a parlarmene apertamente. gizela era appena uscita dalla stanza. Jozsef sedeva appoggiato alla testiera del letto mentre gli facevo un massaggio ai piedi, cosa che non aveva mai ricevuto nella sua vita ma a cui si era abituato con grande piacere nel corso delle settimane precedenti. adora130

vo coccolare i clienti e forse per questo che ci affezionavamo reciprocamente. Molte delle conversazioni con loro avvenivano mentre massaggiavo loro i piedi, spazzolavo i capelli, grattavo la schiena o tagliavo le unghie. sto morendo, vero Bronnie? chiese quando la moglie usc dalla stanza. lo guardai con dolcezza e annuii: s, Jozsef, cos. annu anche lui, con il sollievo di chi si sente dire la verit. dopo lesperienza con la famiglia di stella, mi ero ripromessa di essere sempre sincera. lui guard fuori dalla finestra per qualche tempo mentre il massaggio ai piedi continuava in un confortevole silenzio. grazie. grazie per avermi detto la verit continu infine con il suo forte accento. sorrisi teneramente e annuii. per un attimo ci fu silenzio. poi lui prosegu: non sanno come gestire la cosa disse della sua famiglia. gizela non riesce ad affrontare il dolore di parlarne con me. star bene. solo che non riesce proprio a parlarne. era sereno riguardo alla sua situazione e lo ero anchio per essere stata sincera. continu: non mi resta molto da vivere, vero?. non credo, Jozsef. settimane, mesi? chiese. Questo non lo so. Ma credo si tratti di settimane o giorni. la mia sensazione, non ne sono sicura gli dissi in tutta onest. annu e guard di nuovo fuori dalla finestra. sono pochissime le persone veramente in grado di prevedere con esattezza quando qualcuno sta per morire, a meno che il malato in questione non sia palesemente arrivato ai suoi ultimi giorni. Ma era una domanda che clienti e famiglie facevano sempre, a volte ripetutamente. a quel punto ero ormai in grado di misurare il declino delle persone, tenendo presente che le cose potevano cambiare rapidamente. spesso i malati sembravano riprendersi per un breve periodo, prima di spegnersi definitivamente. il successo nel ruolo di badante derivava dal mio modo di lavorare con lintuito. era stato proprio su questa base che avevo risposto alla
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sua domanda, anche se ero riluttante. non volevo mentire e dirgli che aveva ancora dei mesi di vita davanti, quando non era cos. terminai il massaggio ai piedi e guardai fuori dalla finestra anchio. dopo poco Jozsef ruppe il silenzio. Vorrei non aver lavorato cos tanto. aspettai che continuasse. amavo il mio lavoro, davvero. ecco perch ho sempre lavorato tanto, per questo e anche per provvedere alla mia famiglia e alla loro. Be, una bella cosa. perch pentirsene?. Mi spieg che i rimpianti erano legati in parte alla sua famiglia, che lo aveva visto cos poco per la maggior parte della loro vita in australia. Ma soprattutto era amareggiato per non aver dato loro il modo di conoscerlo. avevo troppa paura di mostrare i miei sentimenti. cos non ho fatto altro che lavorare mettendo una distanza tra la mia famiglia e me. non meritavano di restare tanto soli. adesso vorrei che sapessero chi sono veramente. Jozsef mi confid di essere giunto a conoscere se stesso solo in anni recenti, cos si domandava come avrebbe potuto dare agli altri quellopportunit. i suoi occhi erano tristi mentre parlavamo degli schemi relazionali e di quanto sia difficile romperli. discutemmo anche della necessit che un rapporto raggiunga il suo massimo potenziale. sentiva di aver perso lopportunit di creare un legame affettuoso e caldo con i suoi figli. lunico esempio che aveva dato loro riguardava il rapporto coi soldi e come guadagnarli. che senso ha avuto? sospir. Be, cercai di ragionare, hai fatto quello che ti eri prefissato. li lasci con una vita agiata. Hai provveduto a loro come volevi. Una lacrima solitaria scivol lungo il suo viso: Ma non mi conoscono. non mi conoscono. lo guardai con affetto. e voglio che lo facciano disse, e le lacrime iniziarono a scendere copiose. sedetti in silenzio mentre piangeva. dopo un po gli suggerii che forse non era troppo tardi, ma non fu daccordo. era debole perci non poteva parlare a lungo: gi solo quello lo avrebbe messo in difficolt. ammise anche di non sapere come esprimere sentimenti tanto profondi. allora mi offrii di an132

dare a chiamare gizela e il figlio per coinvolgerli nella nostra conversazione, dicendogli che forse con me presente sarebbe stato pi facile. Ma scosse la testa e si asciug le lacrime. no. troppo tardi. non dirgli nemmeno che so la verit. pi facile per loro pensare che ne sono alloscuro. so che sto per morire. Va bene cos. Jozsef aveva pi o meno let della mia cara nonnina quando mor. sebbene le loro vite fossero state del tutto diverse, cera qualcosa nello stare con una persona di quella et che mi metteva a mio agio. Mia nonna e io riuscivamo a parlare della morte con estrema facilit. diceva che era pi semplice con me che con i suoi stessi figli. lei e il suo fratello gemello erano i maggiori di undici figli; aveva solo tredici anni quando la madre mor e le tocc crescere gli altri fratelli da sola. il padre era un uomo duro, come era solita definirlo quando non lo chiamava bastardo. dava loro cibo e poco altro, soprattutto niente amore, diceva. circa un anno dopo la morte della madre anche la minore delle sorelle, charlotte, spir. dopo aver cresciuto i suoi fratelli minori, allev i sette figli, compresa mia madre. Quando nacqui, avevo una massa di ricci scuri e grandi occhi indagatori e mia nonna diceva che ero identica a charlotte. di conseguenza, fin dal mio primo giorno di vita sviluppammo un profondo legame. eravamo tutti eccitati quando veniva a trovarci. i bambini amano gli ospiti e noi non facevamo differenza. la nonna non era alta pi di un metro e cinquanta, ma era una donna dinamica e fenomenale. dipendeva dalla sua educazione. il suo amore per me era incondizionato e mi accettava totalmente. tra tanti, potrei fare lesempio di quando mia madre si trovava oltreoceano con la sua gemella per una meritata vacanza. Mio padre lavorava fuori casa, cos la nonna venne per badare a noi. avevo dodici anni a quel tempo, quasi tredici, ed ero al mio primo anno di superiori al convento. la scuola era protetta da un doppio muro di mattoni alto tre metri ed era gestita dalle suore, alcune delle quali erano molto dolci. la preside per era un osso duro ed era conosciuta col soprannome poco affettuoso
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di faccia di ferro. le studentesse pi anziane ci avevano messe in guardia da lei fin dal primo giorno. tuttavia adesso, da adulta, e non pi sotto linfluenza di quelle voci, ammetto che probabilmente quellaspetto duro e arcigno mascherava una donna amorevole. Voglio credere che fosse cos. la sua gestione era perfetta e negli anni trascorsi l devo dire che non la vidi mai sorridere. durante il mio primo anno di superiori cera una parte di me che cercava qualcosa di diverso, e lo trovai frequentando per un po le due ragazze pi dure della classe. ero una buona alunna e raramente ero stata notata dalla preside, prima di allora. Una volta, allora di pranzo, ci arrampicammo su un albero e, scavalcando la recinzione, corremmo gi in citt, ci facemmo strada dentro a un negozio e qui ciascuna di noi rub un paio di orecchini con le proprie iniziali sopra. forti di questo facile successo, ci avventurammo nel negozio accanto e sgraffignammo alcuni lucidalabbra. stavo strofinando le labbra al sapore di frutta luna sullaltra, ridendo per quanto fosse buono, quando sentii una grossa mano gravarmi sulla spalla e una voce dire: dammelo, grazie. con le gambe quasi paralizzate dalla paura, fui condotta nellufficio del proprietario del negozio con una delle ragazze. laltra era scappata. chiamarono la preside che aspettava il nostro mesto ritorno a scuola. Batt il righello nel palmo della mano e ordin con fermezza: nel mio ufficio. s, sorella dicemmo umilmente allunisono. se avessimo avuto delle code le avremmo tenute per tutto il tempo tra le gambe. laccordo tra la scuola e il negozio prevedeva che non saremmo state denunciate per furto. Ma dovevamo andare a casa e raccontare personalmente ai nostri genitori che cosa avevamo fatto. poi i genitori avrebbero dovuto chiamare la preside e confermare di essere a conoscenza dei fatti. ci fu proibito di fare sport per un intero quadrimestre ed essendo amanti dellattivit fisica, la cosa ci devast. anche essere colpite una decina di volte sulla parte posteriore delle gambe con il righello fu unesperienza poco piacevole. la preside era una donna spietata.
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Mia madre era in vacanza e pap sarebbe tornato a casa alla fine della settimana, perci ero terrorizzata. dal momento che ero una ragazzina sensibile e buona, bastava qualcuno con la voce grossa per spaventarmi. Ma cera la nonna, cos la presi in disparte. con il labbro inferiore tremante, le raccontai quello che avevo fatto. rest seduta ad ascoltare, senza interrompermi n reagire. aspett che finissi, e a quel punto piangevo a dirotto. Bene, hai intenzione di farlo ancora? chiese. no, nonna. lo prometto. dichiarai solennemente. Hai imparato la lezione?. confermai: s, nonna. non lo far mai pi. ok disse infine. Bene, non lo diremo al pap e domani chiamer io la scuola per te. e fu tutto. dio la benedica. Ma la paura che avevo provato per quello che era successo fu talmente grande che non solo non ho pi rubato niente, ma non sono nemmeno pi riuscita a entrare in quel negozio. anni dopo, finite le superiori, lasciai il paese di campagna in cui ero cresciuta. non vedevo lora di spiccare il volo, cos accettai il primo lavoro che mi fu offerto in una banca nella citt in cui viveva la nonna, a cinque ore di distanza. Vivere a casa sua era la soluzione pi pratica. a diciotto anni, appena uscita dalla fattoria e dalla scuola in convento, non cera da stupirsi se fossi aperta a nuove opportunit. pi tardi quellanno, quando mia madre indovin che non ero pi vergine, ne fu disgustata ed era quasi pronta a rinnegarmi, incapace di credere che io, una brava ragazza con la testa sulle spalle, mi fossi concessa con tanta facilit. fu la nonna a sistemare le cose ancora una volta, dicendole di non esagerare visto che i tempi erano cambiati e che ero ancora una brava ragazza, a mio modo. il mio legame con queste due donne meravigliose continu a rafforzarsi da allora. Quando scoprii il mondo dellalcol e tornai a casa ubriaca, fu la nonna a lasciare un secchio accanto al letto, giusto nel caso mi fosse servito. era saggia, aperta e ha avuto un ruolo molto positi135

vo nella mia vita. fu anche sollevata quando annunciai, a unet ragionevolmente giovane, che lalcol non faceva per me. la nonna sopravvisse a tutti i suoi fratelli e sorelle, cosa straziante per lei, dal momento che li considerava come figli suoi. ci scrivevamo ovunque mi trovassi e ci raccontavamo tutto, come un libro aperto. condivisi la sua tristezza per aver perso lultima sorella e la frustrazione dovuta allinvecchiamento che la stava gradualmente privando della sua indipendenza. assistere al suo declino negli anni fu penoso anche per me, perch dovevo fare i conti col fatto che non ci sarebbe stata per sempre. iniziai a trovare difficile riuscire a trattenere le lacrime tutte le volte che parlavamo. cos le confidai apertamente quanto la amassi e quanto mi sarebbe mancata quando fosse giunto il suo momento. dopo quella volta, riuscimmo a parlare della morte con candida sincerit. sono contentissima di averlo fatto. senza negare ci che ci aspettava, gustammo ogni nostra conversazione e lei pot condividere con me i suoi pensieri su quellargomento. era pronta ad andarsene gi da anni. di ritorno da un soggiorno di alcuni anni oltreoceano, non vedevo lora di rivederla. i cambiamenti in lei erano enormi. i capelli erano diventati tutti bianchi, camminava con un bastone e si era rimpicciolita ancor di pi. era diventata una vecchia signora. aveva novantanni, ma restava comunque la donna meravigliosa che conoscevo. aveva ancora la mente lucida e le nostre conversazioni continuarono con grande soddisfazione per un altro anno circa. la telefonata arriv un luned mentre ero al lavoro in banca, dove gestivo la filiale locale. la nonna era spirata nella notte, nel sonno. Mi manc il terreno sotto i piedi e mi chiusi in ufficio. con la testa tra le braccia, singhiozzai il mio addio alla mia cara, amata nonnina e piansi per la grande perdita. oh nonna, oh nonna, oh nonna gemevo tra le lacrime. Uscii prima dal lavoro e con la vista annebbiata e troppo triste per pensare con chiarezza mi fermai alla cassetta della posta. sfogliando le lettere e le bollette in uno stato di stordimento,
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mi immobilizzai dallo stupore. nella posta cera un biglietto da parte della mia nonnina. lo aveva spedito venerd ed era morta nel sonno la notte di domenica. Un fiume di lacrime di gioia e di dolore fluirono da me mentre tenevo il biglietto sul cuore, singhiozzando e ridendo contemporaneamente. ero grata del legame che avevamo condiviso e per essere stata abbastanza schietta da parlare con lei della morte. ci eravamo dette tutto. lei sapeva quanto lamavo e io sapevo che lei amava me, e ne ero convinta ancora di pi mentre leggevo le parole meravigliose che aveva scritto: ti voglio tanto bene, tesoro. sei sempre nei miei pensieri. possa il sole risplendere su di te tutti i giorni della tua vita, Bron. con amore, nonna. il pensiero della sua morte mi fece piangere prima che si verificasse. certamente piansi anche dopo, ma ero serena, sapendo che avevamo affrontato largomento con sincerit e apertura. Quella sensazione di pace ancora con me. il volto di mia nonna mi sorride da una fotografia che tengo sulla scrivania. sebbene ci siano dei giorni in cui mi manca tanto, sono certa che essere state sincere e schiette ci abbia donato un rapporto speciale e positivo che continua a plasmarmi nel miglior modo possibile. Ma per il mio cliente Jozsef non fu cos facile. a quel punto essere sinceri era troppo doloroso per lui e per la sua famiglia. sentivo la pena e la frustrazione che provava e il mio cuore era con lui. non riuscivo nemmeno a pensare a ci che quel bravuomo aveva dovuto sopportare nella vita. gizela continuava a portare pasti abbondanti, incoraggiando il marito a mangiare. lui le sorrideva gentilmente e declinava il cibo tutte le volte. le altre badanti venivano la sera, ma io restavo quella principale del giorno. ci conoscevamo ed era comodo e pi facile per lui, soprattutto adesso che riusciva ad aprirsi un po, almeno con me. perci fui sorpresa e rattristata di sapere che ero stata rimpiazzata. suo figlio si era lamentato dei costi del servizio. anche se gli era stato spiegato che per il padre ormai era solo questione di una o due settimane ancora, fu irremovibile, dicendo che Jozsef
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avrebbe potuto vivere ancora per anni. la soluzione che trov fu quella di prendere una badante clandestina che lavorava in nero per un compenso molto basso. supplicare gizela di convincere il figlio a cambiare idea fu inutile. avevano deciso cos. avrei trovato lavoro altrove, non era certo questo il problema. il punto era che Jozsef era finalmente riuscito a sfogarsi e si trovava bene con me. di certo la sua felicit avrebbe dovuto essere la priorit di tutti nelle ultime settimane di vita. stavo male al pensiero di quanto impersonale e anonima potesse essere la mia sostituta, soprattutto perch lui non era pi in grado di parlare molto a causa della debolezza e delle difficolt respiratorie. Mi spiaceva anche per la nuova badante e per i problemi di comunicazione che avrebbero dovuto affrontare. Ma non dipendeva da me e dovevo confidare nel fatto che anche questi eventi facessero parte del viaggio della vita di Jozsef. come facciamo a sapere quali sono le lezioni che siamo venuti ad imparare? non possiamo. cos con un abbraccio e un sorriso che diceva pi di tante parole, ci dicemmo addio. Mi fermai sulla soglia della sua stanza e lo guardai ancora una volta. ci sorridemmo allo stesso modo, senza dire nulla ma intendendo tante cose. poi fu il momento di andare. Mentre guidavo allontanandomi da casa sua, sapendo che avrebbe guardato fuori dalla finestra perso nei propri pensieri, scoppiai a piangere. Questo lavoro mi faceva entrare in contatto con persone che altrimenti non avrei mai conosciuto e amavo ci che veniva condiviso e gli insegnamenti che apprendevamo luno dallaltra, per quanto fosse difficile e doloroso a volte. la nipote di Jozsef mi chiam circa una settimana dopo per dirmi che se ne era andato la notte precedente. ne fui sollevata. la sua malattia non gli avrebbe pi permesso di vivere bene. era meglio cos. ripensando a come erano andate le cose, capii che tutto si era svolto nel modo migliore. imparare da queste care persone, prima che venissero a mancare, era un dono unico e raro e ne ero grata. tutti noi moriremo, ma questo lavoro mi ha fatto ricordare che possiamo scegliere come vivere nel frattempo.
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Vedere langoscia provata da Jozsef per la sua incapacit di esprimere i propri sentimenti mi spinse a essere determinata e coraggiosa nel condividere i miei. i muri della mia riservatezza si stavano gradualmente sgretolando e iniziavo a chiedermi come mai abbiamo cos paura di aprirci e di essere sinceri. ovviamente lo facciamo per evitare il dolore che potrebbe sopraggiungere in cambio della nostra onest. Ma quegli stessi muri che innalziamo per proteggerci causano sofferenza, impendendo agli altri di scoprire chi siamo veramente. Vedere le lacrime scendere sul viso di quel bravo vecchio che desiderava tanto essere conosciuto e capito, mi cambiarono per sempre. dopo aver ricevuto la chiamata che mi annunciava il suo trapasso, restai seduta in un parco vicino alla spiaggia gustando la vista di ci che avevo attorno. ovunque cerano bambini intenti al gioco e osservai con quanta spontaneit condividevano i propri sentimenti. se qualcuno piaceva loro, lo dicevano. se erano tristi, piangevano, lasciavano andare la tristezza e tornavano di nuovo felici. non sapevano come reprimere i sentimenti. era bello osservare le loro espressioni sincere. era eccitante vedere come giocassero e collaborassero nel fare le cose. abbiamo creato una societ dove gli adulti sono isolati e separati. cooperare, esprimere i propri sentimenti ed essere felici erano cose naturali per i bambini che osservavo. sebbene mi rattristasse che, da grandi, avessimo perso la capacit di essere completamente aperti, nutrivo ancora delle speranze. se un tempo anche noi siamo stati cos, per quanto a livelli differenti, allora forse potevamo imparare a esserlo ancora. in quel parco vicino alla spiaggia presi una decisione netta. non mi sarei mai pi trovata a rimpiangere le cose come era successo al caro Jozsef. era giunto il momento di essere pi coraggiosa e di iniziare a esprimere maggiormente i miei sentimenti. i muri attorno al mio cuore non servivano pi. il processo di smantellamento era in corso.

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Mai pi sensi di colpa

a sveglia suon, facendomi uscire da un sonno ristoratore nella mia ultima casa. sbucai da sotto la coperta e mettendomi la vestaglia, salii di sopra per accudire Jude. parole che potevano suonare come un brontolio a un orecchio inesperto, indicavano che aveva bisogno di cambiare posizione, perch le faceva male la gamba. Quando fu di nuovo comoda e sorridente, spensi la luce, le augurai la buona notte e tornai di sotto, al sollievo di un letto meraviglioso. Jude e io ci eravamo conosciute tramite il passaparola. Qualcuno nel circuito dei cantautori sapeva che lavoravo come badante e che facevo la house-sitter, cos aveva fatto girare il mio numero di telefono. fino a quel momento, la maggioranza dei clienti che avevo avuto erano anziani o avevano superato la mezza et, e molti stavano morendo per patologie legate al cancro. la malattia di Jude, invece, era di tipo neurologico e lei aveva solo quarantaquattro anni. il marito e la figlia, una splendida bambina di nove anni dai riccioli ramati e un bellissimo sorriso, erano persone amorevoli e gentili, proprio come lei. Quando diventai la sua badante, erano ormai stufi delle agenzie che mandavano sempre persone diverse. i bisogni di Jude erano parecchi e alquanto particolari, soprattutto per quel che riguardava la sua comodit e il deteriorarsi del linguaggio. Quindi il desiderio di avere una badante principale divenne prioritario. furono assunte altre assistenti che coprivano i miei turni di pausa, e grazie a dio adesso ero abbastanza esperta da poterle addestrare. dal momento che Jude non era pi in grado di reggere il proprio peso, usavamo una leva idraulica per spostarla sulla sedia a rotelle e sul letto. ogni giorno assistevo al peggioramento delle sue capacit ed ero contenta di essere arrivata in tempo per poter comunicare ancora con lei, perch

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cos fui in grado di interpretare i grugniti e i brontolii che seguirono. Jude veniva da una famiglia benestante e da giovane aveva ricevuto molte pressioni affinch si sposasse in modo conveniente e vivesse la vita che ci si aspettava da lei. la sua prima macchina fu un modello di lusso che costava pi del salario annuale della maggior parte della gente comune. fino a ventanni non aveva mai messo piede in un normale centro commerciale. i vestiti fatti su misura dagli stilisti erano tutto quello che conosceva. la sua educazione le aveva garantito quel tenore di vita. eppure era sempre stata una persona creativa e pragmatica. tutto quello che voleva era unesistenza semplice, mi disse. Ma i suoi genitori insistettero affinch andasse alluniversit e la costrinsero a scegliere tra legge o economia. non cerano altre opzioni, malgrado il suo breve accenno al desiderio di studiare arte. cos, sotto pressione e risentendo delle aspettative dei suoi, scelse legge. la decisione fu basata sullidea che un giorno i suoi genitori sarebbero morti e lei sarebbe stata in grado di mettere le sue conoscenze al servizio di una causa migliore, nellarte o per il bene comune. le cose per non erano andate cos. suo padre era morto da poco ed era molto pi probabile che lei se ne sarebbe andata prima della madre. a ogni modo, ormai non era pi in grado di lavorare. il suo amore per larte la fece innamorare di edward, un artista. entrambi mi raccontarono di unattrazione istantanea che da allora non si era mai affievolita. sebbene entrambi fossero timidi allinizio, la forza dellattrazione reciproca diede loro la fiducia necessaria per essere audaci. in men che non si dica si erano innamorati luno dellaltra e il mondo intero era scomparso mentre ciascuno diventava il mondo dellaltro. la famiglia di Jude era disgustata dalla sua scelta, dal momento che edward apparteneva a una famiglia del ceto basso ed era felice di avere uno stile di vita semplice, dedicandosi alla sua arte e ottenendo un discreto successo. Ma non era un
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colletto bianco e non sarebbe mai stato abbastanza bravo per i genitori di Jude. purtroppo fu costretta a scegliere tra i genitori e edward, cos scelse edward. ovviamente rise. non fu una decisione vera e propria. lei lo amava con tutto il cuore, e lui ricambiava. in seguito Jude fu completamente emarginata dalla famiglia. Qualche amico intimo di vecchia data le rest fedele. Ma si era spostata in un mondo diverso, pi felice e aperto, e godeva anche delle nuove amicizie che erano entrate nella sua vita. Qualche anno dopo, la coppia diede il benvenuto nel mondo alla loro piccolina, layla. furono ripetuti gli sforzi per riconciliarsi con i genitori, perch lei voleva che conoscessero la bambina. alla fine suo padre cedette e giunse a godere di un rapporto di amore con la sua cara nipotina prima di morire. anche la sua relazione con la figlia miglior. sebbene con edward si mostrasse cortese, il padre di Jude lottava ancora con la consapevolezza che un artista avesse conquistato il cuore di sua figlia, quindi il loro non era un legame profondo. tuttavia, come risultato del suo rapporto con layla, compr per tutti loro la villa in cui abitavano tuttora, che si affacciava sul porto, con grande disappunto della madre. le cose erano andate avanti bene, mi raccontarono, fino a che Jude non aveva cominciato a diventare goffa e impacciata al punto da non poter pi ignorare la malattia. Queste storie mi furono raccontate allunisono da Jude e edward e avevo il sospetto che sarebbe stato cos anche se lei non avesse dovuto lottare contro la malattia. erano una coppia molto unita. il loro amore era straziante per me, ma mi dava anche grande ispirazione. appartenevano alla mia stessa generazione. tra noi si dispiegarono ore e ore di profonda e sincera conversazione. parlammo anche dellaccettazione della morte a unet cos giovane. facile per noi tutti credere che vivremo in eterno. Ma le cose non stanno cos. le tempeste della vita si portano via anche qualche giovane. come fiori in sboccio, non ancora
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maturati a frutto, essi verranno strappati prima ancora di aver compreso il loro pieno potenziale. altri invece arriveranno alla piena maturazione e se ne andranno nel pieno fulgore. altri ancora supereranno il fiore degli anni e degenereranno lentamente nella vecchiaia. si parla spesso di morire prima del tempo, ma in realt non cos. ce ne andiamo quando il nostro momento. ci sono milioni di persone che non sono destinate a vivere una vita lunga. lidea che vivremo tutti per sempre, o almeno fino a unet avanzata, che ci turba e ci fa disperare quando viene a mancare una persona giovane. Ma in verit una parte naturale della vita in tutte le specie. alcuni muoiono giovani, altri a met della loro vita e altri in tarda et. ovviamente straziante quando accade a dei ragazzi che sembrano avere tutta la vita davanti. Ho degli amici che hanno perso i figli in tenera et e ho assistito al loro dolore. per alcuni non mai passato. Ma questi bambini o adolescenti non erano destinati a vivere a lungo. sono venuti al mondo, hanno mostrato il loro splendore e ora vengono ricordati con purezza per tutto quello che hanno donato nella loro breve esistenza. sebbene Jude fosse arrivata ai quaranta in buona salute, sarebbe stato facile pensare quanto fosse ingiusto che una donna tanto buona morisse a quarantaquattro anni. Ma lei e edward erano arrivati ad accettarlo ed erano entrambi grati di essersi incontrati e di aver conosciuto lamore che si erano scambiati. erano anche stati benedetti dalla venuta al mondo di layla. a questo proposito, Jude era serena in un certo senso, riconoscendo di aver avuto lonore di guidare quella bimba meravigliosa nei suoi primi nove anni di vita. ovviamente per le si spezzava il cuore al pensiero che non lavrebbe vista diventare una donna e per il dolore che layla avrebbe potuto provare nel perdere la mamma. Ma laiutava tantissimo sapere che la figlia aveva un padre affettuoso a sostenerla lungo il suo cammino. a quel punto aveva perso del tutto la sua autonomia e la capacit motoria, ma la frustrazione pi grande era che stava per143

dendo luso del linguaggio. la cosa che temeva di pi, mi confid una notte mentre le cambiavo posizione nel letto, era quando non sarebbe pi stata in grado di dire che soffriva e avrebbe dovuto giacere impotente sopportando il male. pensai a quanto sa essere difficile la vita a volte e a quanto sono diverse le lezioni che siamo qui a imparare. doveva essere terribile trascorrere le ultime settimane o mesi nel pieno della consapevolezza ma senza la capacit di comunicare. e come se non bastasse, giacere nel dolore senza nessuno che si renda conto o sappia come fare per alleviarlo. Questo deve succedere in tutto il mondo anche alle persone che soffrono di altre patologie, come di ischemia o lesioni al cervello. dio, che modo dessere. ci mi spinse a ripensare alla mia vita da un altro punto di vista. ogni giorno assistevo al graduale deteriorarsi del linguaggio di Jude. cerano giorni in cui era ancora ragionevolmente buono, quasi comprensibile. altri invece riuscivo a seguire quello che diceva solo perch ci conoscevamo e io lavoro dintuito. in questi casi, a volte ricorreva allutilizzo di uno speciale programma del computer per comunicare. indossava un paio di occhiali ideato appositamente allo scopo, che aveva tra le lenti un laser che colpiva le lettere sullo schermo. Jude si soffermava sulla lettera prescelta il tempo sufficiente affinch venisse digitata, poi passava alla successiva. dopo aver computato un paio di lettere compariva una selezione di parole tra cui scegliere e cos via. era un procedimento lento, ma almeno le permetteva di essere udita. ringraziai in silenzio chi le aveva dato questa opportunit, mettendo a punto un programma simile. purtroppo per, presto sarebbe arrivato il giorno in cui non sarebbe pi stata in grado nemmeno di muovere la testa per usarlo. cos nei giorni buoni, ascoltavo il pi possibile Jude che parlava. cerano cos tante cose che voleva esprimere. le tenevo il succo di frutta accostato alle labbra e aspettavo mentre lo sorseggiava piano per riuscire a continuare a parlare. cera una cosa che voleva puntualizzare pi di tutte e la ripeteva di continuo:
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dobbiamo avere il coraggio di esprimere i nostri sentimenti diceva. Molto adatto, pensavo, considerando il mio personale viaggio fino a l. anche se aveva perso il rapporto con la madre scegliendo di stare con edward, era felice di essere stata sufficientemente coraggiosa da fare quella scelta, di cui non si era mai pentita. per in quel momento avrebbe tanto desiderato condividere i suoi sentimenti con la mamma. rendendosi conto che avrebbe potuto non avere mai una simile occasione, le aveva scritto poco tempo prima. la lettera attendeva nel cassetto della scrivania di edward. la madre di Jude sapeva della sua malattia. Ma si ostinava a non volerla perdonare e non riusciva nemmeno ad andare a farle visita, pur sapendo che stava morendo. dobbiamo imparare a esprimere i nostri sentimenti adesso sottoline Jude. non quando troppo tardi. nessuno di noi sa quando sar troppo tardi. d alle persone che le ami. d loro che le apprezzi. se non riescono ad accettare la tua sincerit o se reagiscono in modo diverso da come avevi sperato, non importa. ci che conta che glielhai detto. secondo lei ci valeva tanto per le persone che stavano morendo quanto per chi sarebbe rimasto. chi se ne va ha bisogno di sapere che tutto stato detto. d loro pace diceva. se anche chi rimane riesce a mettere insieme il coraggio per esprimere con sincerit i propri sentimenti, allora non si porter dietro il rimpianto nei confronti di chi muore. n dovr vivere col senso di colpa che si prova quando qualcuno che si amato non c pi ma restano cose non dette. il motivo per cui questo punto era cos importante per Jude era che lanno prima aveva perso improvvisamente unamica. il suo mondo aveva subito una tremenda scossa. tracey era stata una donna frizzante, lanima di ogni raduno tra amici. era amata da tutti per il suo buon cuore ed era priva di pregiudizi. facile farsi prendere dalla routine e non passare il tempo che vorremmo con le persone che amiamo, sia familiari che ami145

ci. invece dobbiamo tornare a dedicarci alle relazioni interpersonali e alla sincerit. la gente non si rende conto di quanto sia importante finch non sta per morire o non vive col senso di colpa dopo che qualcun altro se n andato mi disse Jude. credeva che non ci fosse bisogno di sentirsi in colpa se avevamo fatto il possibile per esprimere i nostri sentimenti e per trascorrere il tempo con le persone amate. Ma dobbiamo smetterla di pensare che le persone care staranno con noi per sempre. Basta un attimo perch tutto sia finito. Jude era grata di aver avuto il tempo per dire i suoi addii, ma sottolineava il fatto che non a tutti viene data la fortuna di esprimere ci che provano. a milioni di individui non succede e se ne vanno improvvisamente, in modo inaspettato. sebbene aver espresso il suo amore per edward avesse rovinato il rapporto con la madre, Jude era contenta di aver avuto il coraggio di essere sincera. non solo ci le aveva permesso di conoscere la pienezza dellamore che entrambi continuavano a condividere, ma era anche serena per essere stata fedele al proprio cuore. le era servito anche a capire quanto avesse subito il controllo dei suoi genitori fino ad allora, soprattutto di sua madre. se una relazione si basa sul potere, diceva, com possibile che sinstauri un rapporto onesto e sano? se questo era lunico tipo di rapporto che le veniva offerto, allora preferiva farne a meno del tutto. aver provato a comunicare con la madre le avrebbe permesso di morire libera dal senso di colpa. aveva avuto il coraggio di esprimersi. fortunatamente lo stesso era avvenuto con la sua amica tracey. era sempre stata molto sincera e per quanto lo shock di averla persa fu enorme, non aveva sensi di colpa. pochi giorni prima che morisse, avevano pranzato insieme. Quando si erano abbracciate per salutarsi, Jude le aveva detto quanto le volesse bene e quanto fosse importante la loro amicizia per lei. Ma non avvenne lo stesso per la maggior parte dei familiari della sua amica o per gli altri amici. tracey era stata una persona talmente solare che sembrava impossibile che non ci fosse pi. invece era stata strappata alla vita da un incidente dauto. Un anno
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dopo, gli strascichi del trauma e del senso di colpa aleggiavano ancora molto intensamente nella cerchia di amici di Jude. aveva cambiato la vita della gente e non glielavevano mai detto. tracey non era il tipo da avere bisogno di conferme, no. Ma da allora le persone dovettero convivere con il rimorso di non averle espresso i propri sentimenti e ho visto questo senso di colpa trasformarsi in veleno, mentre si interrogavano su come avrebbero potuto agire diversamente. naturalmente capivo benissimo ci che intendeva. e poi, continu Jude, anche se tracey non aveva bisogno di conferme, avrebbe apprezzato tantissimo ricevere incoraggiamento dagli altri. era bellissima e aperta. e adesso non c pi. ovviamente concordai con lei che condividere i propri sentimenti ed essere sinceri fosse importante. la vita mi stava dando lezioni sullargomento, ancora di pi adesso che ne parlavo con Jude. era una donna molto bella, ancora dotata di un fascino naturale, per quanto non fosse pi in grado di reggersi in piedi. a volte sbavava e i suoi indumenti dovevano essere per necessit pi pratici che alla moda. Ma nella sua solarit potevo scorgere lo spirito e le vestigia di quella che era stata un tempo. sorridendole, daccordo con la sua opinione, condivisi con lei i miei pensieri: vero. lorgoglio, lapatia, la paura delle reazioni o di essere umiliati ci trattengono dallessere sinceri. Ma a volte, ci vuole davvero tantissima forza per farlo e non sempre siamo forti abbastanza. s, ci vuole coraggio Bronnie continu lei. proprio quello che sto cercando di dire. serve coraggio per esprimere le proprie emozioni, soprattutto se non stai bene e hai bisogno di assistenza, o se non hai mai comunicato sentimenti sinceri a qualcuno che ami e non sai come verranno recepiti. Ma pi ti eserciti nel condividerli, qualsiasi essi siano, pi le cose migliorano. lorgoglio una gran perdita di tempo. davvero, guardami adesso. non riesco pi nemmeno a pulirmi il sedere da sola. che importa? siamo tutti esseri umani. ci permesso anche di essere vulnerabili. fa parte del processo.
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prima che arrivassi da edward e Jude la vita era stata piuttosto dura per me. decisi di raccontarglielo, perch mi sembrava un buon esempio di quanto sia difficile a volte condividere i propri sentimenti. lattivit di badante a un certo punto era calata. cerano momenti in cui venivo subissata di richieste e altri invece in cui non trovavo nemmeno un cliente. la cosa non mi preoccupava, perch andava a tutto vantaggio del mio lavoro creativo. tuttavia, dopo un paio di mesi senza lavorare la situazione inizi a complicarsi e ancora non cerano incarichi allorizzonte. di solito reinvestivo subito i soldi che guadagnavo come badante nel mio lavoro creativo, quindi non mi restava un granch su cui fare affidamento. Ma essendo gi sopravvissuta in occasioni simili, non mi preoccupai pi di tanto. anche il lavoro come house-sitter andava e veniva. a volte non avevo idea di dove sarei andata dopo e sapevo solo quando era previsto il ritorno dei proprietari. di solito per trovavo una casa proprio allultimo minuto. nei periodi in cui mi sentivo pi forte, in un certo senso godevo del rischio e delleccitazione. cera un sacco di adrenalina. per esempio succedeva spesso che qualcuno mi chiamasse nel panico chiedendomi se potevo badare alla sua casa a cominciare dal giorno successivo, perch doveva partire con urgenza. accoglievo quelle chiamate con un grande sospiro di sollievo e tanti sorrisi. occasioni simili salvavano entrambi. a volte i clienti si mettevano daccordo con gli amici che si avvalevano della rete di house-sitter per approfittare di quando sarei stata disponibile. cos pianificavano di andare in vacanza lo stesso giorno in cui i loro amici sarebbero rientrati, sapendo che allora sarei stata libera. in questo caso a volte ero prenotata con mesi di anticipo. ovviamente mi faceva piacere. Mi semplificava la vita. cerano delle volte per che non trovavo nessun posto a cui badare per qualche giorno o per una settimana o due, tra una casa e laltra. cos me ne andavo dalla citt e facevo visita a qualcuno
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in campagna, godendomi la pausa. oppure se cera un cliente in particolare che non volevo lasciare, mi installavo temporaneamente nella stanza degli ospiti di qualche amico o sul divano. allinizio era abbastanza facile. Ma dopo qualche anno vissuto cos, iniziai ad aver paura di chiedere e mi sembrava che non fossi pi gradita come ospite. gli amici dicevano che non era vero. Mi sostenevano e mi capivano abbastanza da sapere che non si trattava di una situazione definitiva. Quando ebbi delle case mie, anni dopo, erano sempre piene di ospiti, ma per me imparare a ricevere fu pi difficile di dare. dover chiedere ripetutamente agli amici se potevo stare da loro mi deprimeva. sebbene fossi riuscita a elaborare molti dei miei traumi del passato, permettendomi di provare compassione per gli altri, mi costava ancora molta sofferenza e un duro lavoro trasformare i pensieri che avevo su di me. stavo smantellando anni e anni di schemi negativi e cambiare completamente modo di pensare era un processo lento. nuovi semi positivi erano stati piantati e stavano fiorendo in molti modi nella mia vita. Ma dovevo ancora sradicare tutte le vecchie erbacce che a volte riaffioravano ancora. in questa occasione in particolare, non lavoravo da tempo ormai, i soldi erano quasi del tutto finiti e mi sentivo di nuovo disperata. chiamai la mia pi cara amica e le chiesi se potevo stare da lei. stava vivendo un momento difficile e non era possibile. io non centravo niente. si trattava di una cosa sua e della sua vita. Ma a causa del mio modo di pensare e del mio stato emotivo di allora, lo presi come un rifiuto e mi sentii anche peggio per averla messa nella posizione di dovermi dire di no. riluttante, chiamai qualche altro amico ma purtroppo uno aveva la casa piena di ospiti, uno era via e laltro era assorbito da un progetto di lavoro che richiedeva la pi totale concentrazione. non avevo i soldi per lasciare la citt e tornare senza doverli chiedere in prestito, cosa che mi avrebbe fatto sentire ancora pi depressa. cos decisi di dormire in macchina.
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anni prima non era stato un problema quando avevo dovuto passare la notte nella jeep durante i miei viaggi. in effetti, non cera posto in cui avrei preferito dormire che non fosse il retro della mia vecchia macchina, sul comodo materasso che avevo infilato dentro. Ma non nel chicco di riso, unauto talmente piccola che non potevo nemmeno distendere le gambe nel tentativo di sdraiarmi. e poi non aveva tendine n privacy ed eravamo in pieno inverno. tuttavia non mi veniva in mente nessuno che potessi chiamare senza sentirmi in colpa. per quanto fossi spaventata allidea di dormire cos esposta per le strade della citt, mi ero rassegnata, come accade alla gente disperata. guidai in giro prima che facesse buio, individuando un paio di posti dallaria relativamente sicura e adatta allo scopo. dovevo anche tenere presente che avrei avuto bisogno di andare al bagno. Mandare fuori di testa le persone urinando sui loro prati nel bel mezzo della notte non era il genere di attenzione di cui avevo bisogno, con tutto quello che stavo gi vivendo. le giornate sono lunghe quando non hai una casa e cerchi di non dare nellocchio. devi essere sveglio e fuori dai piedi allalba, e non puoi prepararti per la notte finch tutti gli altri non sono andati a casa e si sono sistemati a loro volta. allo stesso tempo, ovviamente, sei senzatetto quindi non hai un posto in cui aspettare. s, erano giornate veramente lunghe e le notti molto scomode, fredde da far male, e solitarie. Una notte andai in un bar dove ascoltai della musica, cercando di restare il pi a lungo possibile consumando una sola tazza di t. Mi sentivo come il vecchio nella canzone di ralph Mctell, streets of london, che cerca di far durare la sua tazza di t tutta la notte cos da restare al chiuso. Buffo che quella fosse stata proprio uno dei primi pezzi che avevo imparato a suonare alla chitarra. allalba andavo ai bagni pubblici vicino alla spiaggia e aspettavo che aprissero. poi mi davo una sciacquata, lavavo i denti e usavo la toilette, sopportando per tutto il tempo il cipiglio delladdetto ai servizi che aveva aperto la porta. penso che mi considerasse una
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campeggiatrice abusiva, una scroccona o qualcosa del genere. Ma niente di quello che poteva pensare di me poteva essere peggiore di ci che gi pensavo di me stessa. cos, in verit, me ne infischiavo. era uno dei doni che avevo gi fatto miei nel momento in cui avevo iniziato a lavorare con i malati terminali, ovvero che non mimportava un bel niente di ci che gli altri pensavano di me. per come stavano le cose, avevo gi abbastanza da fare nel gestire la mia testa. Unaltra sera partecipai al programma di aiuto tenuto dagli Hare Krishna sfama gli affamati. tutte le volte che avevo avuto dei soldi, ero sempre stata generosa con loro. adesso, ferma in coda, trovavo molto ironica la mia situazione, visto che spesso avevo versato dieci o venti dollari nel cestino delle offerte per sostenere questo programma, quando giravano in cerca di fondi. Mi piacevano gli Hare Krishna. erano vegetariani, suonavano musica allegra e davano da mangiare agli affamati. Mi bastava. Ma ora ero la destinataria della loro bont e lo trovavo piuttosto umiliante. Un mattino mi sedetti su uno scoglio vicino al porto pregando di ricevere forza, resistenza e un miracolo. proprio in quel momento, sopraggiunse un branco di delfini e uno di essi salt fuori dallacqua per gioco. la mia vita mi era sembrata tanto seria fino ad allora e quellepisodio mi regal un pochino di speranza. allora pensai ad alcuni amici che vivevano lontano e decisi di chiamarli per chiedergli ospitalit. erano persone amabili. Ma il mio senso del pudore e la disperazione non mi aveva permesso di chiedere ad altri, o anche solo di pensare a qualcuno disponibile. non avevo avuto il coraggio di esprimere i miei sentimenti anche se in tutta onest avrei semplicemente potuto dire a queste care persone: ascolta, sono a terra. posso venire da te e fermarmi per un po?. cos con una nuova pi lucida determinazione feci una passeggiata per il porto. prima che avessi loccasione di fare quella telefonata per, mi suon il cellulare ed era edward che mi chiedeva se fossi libera per fare da badante a Jude e se potevo
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cominciare subito. sulla loro propriet cera anche un bellissimo appartamento disponibile se ne avessi avuto bisogno. Quella notte dormii di nuovo sdraiata, con le gambe ben distese, senza pi soffrire per i crampi e per il freddo. Un confortevole piumone mi tenne al calduccio dopo un bagno rigenerante. Mangiai un pasto sano con tre persone meravigliose e stavo guadagnando di nuovo dei soldi. come cambia in fretta la vita! se mi guardo indietro potrei dire che stato cos perch il lavoro era calato e non cerano case da accudire. Questo quello che successo fisicamente. Ma si trattava di una situazione che avevo creato con la mia mancanza di autostima e alimentando vecchi semi che ormai non mi servivano pi. naturalmente ce nerano anche di nuovi piantati di fresco, perch in alcune circostanze vivevo in modo prospero e bello. Ma imparare a disfare questi vecchi schemi nella mia testa richiedeva tempo e io avevo complicato le cose non essendo stata capace di chiedere aiuto. Quando pi tardi ci fu unaltra pausa nel lavoro di housesitter, la prima cosa che feci fu chiamare gli amici a cui avevo pensato la mattina dei delfini. Mi accolsero nella loro stanza degli ospiti con amorevole gioia ed entusiasmo. riuscii di nuovo a far entrare la bont. stavo ancora imparando come esprimere i miei sentimenti, ma ci stavo arrivando. confidai a Jude come lapertura fosse una curva di apprendimento per me, perch mi ero chiusa parecchio in passato. Quindi apprezzavo molto la sua opinione e loccasione di parlarne con franchezza. tutti noi abbiamo bisogno che ci vengano ricordate certe cose, Bronnie. ciascuno ha dentro di s emozioni che devono essere comunicate, sia che gli altri vogliano stare a sentire o meno. dobbiamo esprimere i nostri sentimenti per poter crescere. farlo d benefici a tutti, in un modo o nellaltro, anche se non facile capirlo. la sincerit funziona sopra a ogni cosa. sorridendo guardai fuori le barche nel porto mentre la luna piena splendeva sullacqua. era uno scenario bellissimo. Jude torn a parlare del senso di colpa e di come abbiamo la possibilit
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di evitarlo esprimendo sinceramente i nostri sentimenti quando emergono. allora non mai troppo tardi, soprattutto se una persona cara muore inaspettatamente. ci permette anche di liberarci dalle costrizioni, come facevamo da bambini. non dovremmo mai sentirci in colpa per aver espresso i nostri sentimenti e non dovremmo mai far sentire in colpa gli altri perch hanno trovato il coraggio di farlo. dopo un paio di mesi, le sue condizioni si erano aggravate al punto che fu ricoverata in una casa di cura per malati terminali. lagenzia aveva ripreso a darmi lavoro con regolarit e mi si era presentata loccasione di badare a una casa per un periodo ragionevolmente lungo. andai a trovare Jude, lieta di poter fare due chiacchiere anche con edward e layla. seduta dallaltra parte del letto cera una signora che non avevo mai visto prima, ma notai la somiglianza con Jude e non mi ci volle molto a capire che si trattava della madre. edward aveva preso liniziativa da solo e aveva consegnato quella lettera a sua madre, prima che la sua amata morisse. ora non era pi in grado di parlare, ma per fortuna aveva messo tutto per iscritto. Jude aveva detto alla madre che laveva amata e che ancora lamava. scrisse dei ricordi felici che conservava caramente e delle cose positive che aveva imparato dal lei. la lettera non conteneva niente di negativo, visto che Jude odiava il senso di colpa e voleva che sua madre sapesse di essere amata, malgrado la tristezza del loro rapporto. la madre comparve inaspettatamente qualche giorno dopo ed era tornata sempre, tenendo la mano di sua figlia e restando a guardarla mentre si spegneva. Baciai Jude sulla guancia dopo averle parlato per un po e le dissi il mio ultimo addio, ringraziandola per tutto: ci vediamo quando arrivo lass, Jude dissi tra le lacrime con un sorriso. Mi rispose con un grugnito e i suoi occhi sorrisero, anche se la bocca non era pi in grado di farlo. edward e layla mi accompagnarono fino al chicco di riso tenendomi per mano. piangevamo tutti. Ma lamore fluiva tra noi
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in modo talmente spontaneo e sincero che le lacrime non avevano importanza. Mi raccont che la mamma di Jude aveva parlato un sacco alla figlia e le sue guance si erano rigate di lacrime, soprattutto quando aveva sentito dire alla madre che lamava. e poi si era scusata con lei per essere stata cos critica e giudicante. aveva ammesso di essere stata segretamente gelosa della figlia e del suo coraggio per aver ignorato le opinioni della societ, cosa che a suo tempo laveva privata della vera felicit. dopo aver abbracciato edward e layla dicendo addio, augurai loro il meglio nella vita a venire. pensai alla bella Jude sdraiata nella stanza con la madre seduta accanto a lei, e a quanto fosse potente la forza dellamore. il cuore mi faceva male ma era anche pieno di gioia. Un paio danni dopo ricevetti una e-mail di edward, una gradita sorpresa. layla e la nonna avevano trascorso mesi felici insieme arrivando a conoscersi prima che lanziana signora morisse. diceva che da allora era stata una donna diversa e che a volte le ricordava la sua bella Jude. Quando la propriet fu venduta, edward e layla decisero di lasciare la citt e di trasferirsi in montagna vicino al padre, dove laria era pi pulita. aveva conosciuto una donna circa un anno prima e layla adesso aveva una sorellina in arrivo. la mia risposta conteneva i miei migliori auguri per tutti loro. ero contenta anche di condividere con lui le cose che ricordavo di Jude: il suo sorriso, la pazienza nei confronti della malattia, laccettazione e la determinazione con cui voleva esprimere i propri sentimenti. il senso di colpa nocivo. per avere una vita felice necessario esprimere le emozioni. ricordo ancora quando sedevo accanto al suo letto, con la luna piena che splendeva sullacqua, e lei determinata a farsi sentire finch la voce glielavrebbe permesso. aveva detto ci che riteneva importante e adesso conosco la gioia di comunicare i miei sentimenti, con la stessa sincerit con cui quel delfino aveva mostrato la sua gioia saltando fuori dallacqua.
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doni nascosti

n occasione di alcuni turni temporanei nelle case di cura, avevo lavorato con clienti che soffrivano di alzheimer. nanci per era la mia prima cliente a domicilio con questa malattia. era stata una donna cortese, madre di tre figli e nonna di dieci nipoti. il marito era ancora in vita, ma entrava raramente nella sua stanza. in effetti sarebbe stato facile dimenticarsi della sua esistenza in casa. le tre sorelle e i due fratelli di nanci venivano a farle visita a turno, e allinizio anche qualche amico, sebbene notassi che queste visite si diradavano nel tempo. Badare a nanci era un compito duro e faticoso. era inquieta e molto difficile da monitorare, dal momento che non voleva restare in un posto per pi di un minuto e spesso era preda della disperazione. per lei i momenti di pace erano pochi e distanti tra loro, e lo stesso valeva per me. alla fine la sua angoscia divenne un problema per tutti, soprattutto per la famiglia, e il dosaggio dei farmaci fu aumentato. cos dormiva per buona parte del giorno. Quando era sveglia, le parole e le frasi che pronunciava non avevano senso, come succede spesso a chi affetto da alzheimer. parti di una parola venivano combinate a quelle di altre. alle volte poteva sembrare quasi un dialetto riconoscibile, ma non aveva nulla di strutturato, formale, coerente. comunque, trattavo nanci come facevo con tutti i miei clienti, con amore e gentilezza, parlandole mentre svolgevo il mio lavoro. cerano momenti in cui si rendeva conto che ero nella stanza, altri invece in cui era a chilometri di distanza e avrei potuto avere dieci teste senza che se ne accorgesse. di tanto in tanto le facevo la doccia, quando arrivavo alle otto di mattina, ma di solito era compito della badante che faceva il turno di notte. lavarla spettava a me se la notte era stata particolarmente problematica e nanci dormiva al mio arrivo, cosa che andava benissimo. il pi delle volte per, la doccia era in corso
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proprio quando sopraggiungevo alle otto. Qualche volta mi sorrideva dalla sedia della doccia, mentre la badante di notte la lavava. Una di queste assistenti in particolare aveva metodi molto diversi dal resto di noi e insisteva nel dire che quello era il modo in cui si facevano le cose dalle sue parti. il primo incidente avvenne in una gelida mattina dinverno. appena arrivata, andai nella stanza di nanci e la trovai sul letto nuda, tremante di freddo e completamente scoperta. era stata appena lavata e mentre era in doccia lintestino si era rilassato, lasciando andare una grossa pigna di escrementi sotto il sedile della doccia. non era certo una novit. succede spesso ai clienti quando restano sospesi nellapertura del sedile, dal momento che il loro intestino lo scambia per un w.c. Questi sedili infatti venivano posizionati anche sopra i w.c., se i clienti avevano bisogno di una seduta pi alta. Quindi non cera affatto da sorprendersi se ci accadeva durante la doccia. nanci era una donna pudica e proveniva da una famiglia altrettanto pudica. giacere l nuda senza qualcosa per coprirsi era gi abbastanza traumatico per lei, senza contare che stava tremando di freddo e che aveva laspetto di una piccola, fragile bimba. nellistante in cui entrai nella stanza e la vidi in quello stato, finii subito di asciugarla e la coprii con una calda coperta. trovai laltra badante in bagno, intenta a pulire il disastro. non riuscii a trattenermi dal commentare laccaduto, ma lo feci in modo diplomatico, dicendo che avrei potuto pulire io dopo. la priorit doveva essere il comfort della cliente piuttosto che il pavimento del bagno lindo. la badante di notte rispose solo con una scrollata di spalle. laltro incidente si verific qualche settimana dopo, quando mi capit di arrivare in anticipo sovrapponendo il mio turno al suo. di solito non mi piace portare lorologio ed evito di dipendere dagli orari se posso. Ma per non causarmi lo stress di fare tutto di corsa, se devo lavorare secondo una tabella di marcia rigorosa, tendo a prendermi del tempo in eccesso per arrivare sul posto. ci mi permette di gustarmi maggiormente il tragitto,
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sia esso lungo o corto, e di essere pi presente lungo la strada. in quella mattina in particolare per, il traffico era decisamente scorrevole e arrivai a casa di nanci prima del previsto. in seguito allincidente precedente, la badante di notte aveva preso labitudine di lavare nanci prima che arrivassi. Quindi non avevo occasione di vedere come si svolgesse la cosa. in verit andavamo abbastanza daccordo. era stato cos anche in passato, dal momento che avevamo condiviso alcuni altri clienti e spesso ci eravamo incrociate ai cambi turno. la mancanza di empatia che avevo scorto in lei nei confronti di nanci e dei clienti precedenti per, rendeva difficile continuare a considerarla una professionista dellassistenza. Questa convinzione si rafforz quando entrai in bagno per dare il buon giorno e trovai la povera piccola nanci sul sedile della doccia, tremante di freddo, completamente congelata e coi denti che battevano. chiesi allaltra badante che cosa stesse succedendo e lei mi spieg che dalle sue parti cos che fanno la doccia alle persone. acqua gelata su tutto il corpo per un paio di minuti, seguita da un altro paio di minuti di piacevole acqua calda, poi ancora fredda e di nuovo calda, per finire sempre con un getto di acqua fredda. diceva che favoriva la circolazione del sangue, e forse era anche vero. non lo sapevo e non mimportava, sebbene riconoscessi che nuotare nellacqua fredda spesso mi aveva rinvigorita. il problema era che ci trovavamo in pieno inverno. il vento fuori ululava, le finestre tremavano e anche in casa era necessario portare qualche strato di vestiti. Questa esile signora era cos malata che stava per morire. non le serviva a molto rinvigorirsi per correre attorno allisolato. nanci era troppo fragile per fare qualsiasi cosa e aveva bisogno solo di stare comoda e al caldo. il nostro lavoro consisteva nellassistere al suo benessere, che comprendeva anche la comodit, e che non significava certo tenerla seduta al freddo nella doccia, con lo sguardo terrorizzato e i denti che battevano. secondo il mio parere, quella povera creatura aveva bisogno solo di essere accudita e curata con amore.
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non sono mai stata un tipo aggressivo, ma posso tirare fuori la grinta se necessario. ci che innesca la mia aggressivit lingiustizia o la crudelt. parlai con gentilezza ma in modo schietto allaltra badante, che cap lantifona e acconsent a usare solo acqua calda per il resto della doccia. i giorni si susseguivano luno allaltro in una serie di routine. la badante di notte part per le vacanze e non sarebbe tornata per un po. in passato avevo incontrato spesso lassistente che la sostituiva, linda. era sempre rigenerante venire dopo un suo turno perch era una persona piacevole con cui chiacchierare e aveva un grande etica del lavoro. sollevata per la nostra cliente, inviai alluniverso una preghiera di ringraziamento. nanci continuava a parlare in modo incoerente come sempre. Quando stava fuori dal letto, era inquieta e agitata la maggior parte del tempo. tuttavia per via dellaumento del dosaggio dei farmaci, questi momenti non duravano a lungo. le spondine del letto avrebbero dovuto essere sempre alzate, ma se la situazione era tranquilla, le abbassavo per eliminare la barriera che ci separava. a volte, reagiva bene ad alcune coccole, come quando le spalmavo la crema sulle gambe. anche nei momenti pi calmi, se parlava, il suo linguaggio era quello che solo i malati di alzheimer possono comprendere. non cera una struttura ravvisabile in quello che diceva, solo sillabe mormorate prive di significato. comunicava cos gi da mesi quando iniziai a lavorare con lei. dopo averla aiutata ad andare al bagno un giorno, torn strascicando verso il letto tenendomi per mano. avevo il tubetto di non so cosa nellaltra e mi scivol a terra; risi mentre mi piegavo per raccoglierlo. trattavo sempre nanci come avrei fatto con qualsiasi altro cliente, anche se con la testa era a chilometri di distanza. cos mi tirai su, continuando a parlarle e a ridere. poi, chiaro come il sole, guardandomi dritto negli occhi, mi disse: sei proprio adorabile. sul viso mi si stamp un enorme sorriso e restammo a sorriderci per qualche secondo. avevo davanti una donna comple158

tamente sana e presente. in quellistante sapeva benissimo cosa stesse accadendo. cos risposi di cuore: anche tu, nanci. il suo sorriso si allarg ancora di pi e ci abbracciammo, dopodich ci sorridemmo nuovamente. fu bellissimo. il suo equilibrio non era granch, cos continuammo a strascicare verso il letto tenendoci per mano. Mentre la facevo sdraiare sul fianco e mi piegavo per sollevarle le gambe, se ne usc fuori con una frase confusa nella lingua dellalzheimer, una cosa che non cera speranza di poter intendere. se nera andata di nuovo, ma era stata l con me per un po, lucida come non mai. nessuno potr convincermi del contrario. i malati di alzheimer possono anche non sapere cosa succede per la maggior parte del tempo, ma il fatto che non riescano a esprimere chiaramente i loro pensieri e spesso siano molto confusi non significa che non assorbano qualcosa di ci che accade. esserne stata testimone ha cambiato il mio modo di considerare la malattia e gli altri. Qualche settimana dopo raccontai il fatto a linda, laltra badante, che fu daccordo nel dire che si era trattato di una cosa speciale. poco tempo dopo, anche lei assistette a un altro momento di lucidit da parte di nanci, anche se forse non cos toccante. faceva parte dei compiti del suo turno di notte girarla ogni quattro ore per evitare la formazione delle piaghe da decubito. spesso nanci era profondamente addormentata ma doveva essere fatto comunque, ordine del medico. tuttavia, quella notte in particolare, quando linda fece per cambiarle posizione alle quattro di mattina, nanci le disse distintamente e con fermezza: non osare muovermi. non preoccuparti aveva risposto linda sorpresa. sogni doro. stupita, era tornata a dormire. i familiari sopraggiungevano a darmi il cambio per una mezzora ogni giorno. i turni erano lunghi ed estenuanti, e io accoglievo con gioia la pausa. la casa di nanci si trovava in un sobborgo marittimo, cos me ne andavo dritta gi per la collina e stavo su una piattaforma naturale a guardare il mare. gli scogli erano parzialmente coperti di cirripedi e pozzanghere di acqua marina, ma cera spazio a sufficienza
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per camminare, e riuscivo a raggiungere il bordo della piattaforma in sicurezza. Mi riempivo i polmoni dellaria delloceano, godendo della fresca brezza e della vastit della distesa dacqua. di tanto in tanto cera anche unaltra persona lontano tra le rocce. suonava il sassofono. era magico osservare e sentire le note perfette fluire insieme al ritmo delloceano. restavo l incantata, assorbendole il pi possibile prima di incamminarmi riluttante su per la collina. Quella musica non mancava mai di sostenermi per il resto del turno. ovviamente lo raccontavo a nanci, anche se era del tutto persa in un altro mondo. non mi dava fastidio. il mio intento era quello di tenere insieme il suo universo e di stimolarlo se potevo, conversando di ci che avveniva fuori. il suo mondo infatti si limitava alla camera da letto, al bagno e al soggiorno. per un paio di mesi le parlai del sassofonista, senza che lei esprimesse alcun segno di interesse. poi un giorno, quando tornai estasiata cercando di descriverle la melodia che aveva suonato (come se si potesse descrivere la musica con le parole!), nanci mi guard negli occhi e sorrise. Mentre riponevo alcune cose lavate, qualche minuto dopo, la sentii canticchiare un motivetto. di solito questo era il momento della giornata in cui era pi inquieta, ma invece and avanti a canticchiare per un sacco di tempo. tuttavia, smise con la stessa velocit con cui aveva cominciato, e fu di nuovo lontana anni luce, pronunciando parole incomprensibili. Questi sprazzi di lucidit erano la ricompensa per aver continuato a parlarle, a prescindere dal fatto che non ricevessi le risposte che mi sarebbero piaciute. non devi pentirti di aver cercato di esprimerti solo perch qualcuno non ti risponde come vorresti. la reazione degli altri dipende da loro, cos come della nostra non possiamo ritenere responsabili gli altri. Mentre i muri attorno a me venivano erosi mattone per mattone, avevo sempre pi il bisogno di comunicare. farlo divenne sempre pi importante, o meno, per certi versi, perch cominciavo a dare meno peso a come venivo considerata. alla fine, suppongo che tutto dipendesse da come mi percepivo io. da quel momento in avanti volevo
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essere coraggiosa e sincera, a prescindere. imparare ad aprirmi aveva significato anche iniziare a stare bene, molto bene. tuttavia sapevo anche che tutti quei cambiamenti positivi non avrebbero portato automaticamente le altre persone della mia vita ad accogliere favorevolmente la cosa. sorsero nuovi schemi che mi affrancarono dal passato, donandomi nuova forza. non sempre gli altri accettavano positivamente tutto questo, ma io dovevo essere ci che ero diventata e non quello che la gente si aspettava da me. dentro di me era nata una persona diversa che voleva uscire allo scoperto e condividere la sua nuova identit. con unamica in particolare stavo vivendo un momento di forte squilibrio e la cosa durava gi da qualche anno. ovviamente rappresentava una lezione sui confini per me, e stavo imparando il suo significato. poi, grazie a tutti i cambiamenti che erano avvenuti dentro di me, compresa la soddisfazione di poter esprimermi con sincerit, arrivai al punto in cui manifestai il bisogno di dire cosa provavo. cos spiegai con franchezza cosa pensavo, nella speranza che la mia amica avrebbe capito. non era un attacco contro di lei, volevo soltanto condividere quello che sentivo, facendole notare che si aspettava che fossi io a fare tutti gli sforzi per vederci: di qui nasceva lo squilibrio che avvertivo tra noi. eravamo amiche da tantissimo tempo e sentivo che la sincerit ci avrebbe fatto superare quel momento. in verit la sua reazione serv a mostrarmi come a tenerci ancora unite fosse solo la nostra storia condivisa e labitudine. la mia amica mi si scagli contro con una rabbia che non sapevo avesse. erano la paura e il dolore ad aver innescato quella reazione in lei. lo capivo, ma il livello di rabbia che mi invest fu devastante. Mi resi conto di non conoscere affatto quella persona. cera della cattiveria in lei che non avevo mai scorto n sospettato. cos quando in seguito recise completamente il nostro legame accettai la sua decisione serenamente. era tempo di andare avanti. a ogni modo, continuavo a pensare alla nostra amicizia come a un bel dono per gli anni in cui aveva resistito ed ancora cos. alla fine, restano solo i ricordi felici, ma lasciare andare quel rapporto
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fu piuttosto indolore, perch non aveva senso mantenere un legame che non si basava sulla sincerit e sullequilibrio. nessuno perfetto, me compresa. anche io ho contribuito al fallimento della nostra amicizia, consapevolmente o meno, ma una relazione in cui non esprimi te stesso per mantenere il quieto vivere un rapporto dominato da una sola persona, e non sar mai equilibrato o sano. daltro canto invece, la sincerit rafforz unaltra amicizia anni dopo. la mia vita stava cambiando parecchio. cos di tanto in tanto chiamavo qualcuno che mi conosceva bene per confrontarmi, ma questa amica raramente era disponibile, a meno che non fosse lei ad avere bisogno di me. tutto questo raggiunse il culmine un giorno quando ormai stanca della situazione, le espressi con grande franchezza quanto avessi bisogno di appoggiarmi su di lei per un po. Quel momento di sincerit ci fece avvicinare dieci volte tanto e tra noi sbocci una bellissima conversazione. anche lei mi apr il suo cuore e la nostra amicizia benefici del rispetto reciproco e della maturit emotiva che avevamo raggiunto. alla fine non era il tipo di persona su cui si potesse fare affidamento al cento per cento e siamo giunte entrambe a riconoscerlo e ad accettarlo. giunsi a contare di pi sulle mie forze e ad appoggiarmi sugli amici di vecchia data. sebbene ci mi avesse affrancata dal bisogno di quel rapporto, la mia amica dovette anche adattarsi al fatto che non fossi sempre disponibile per lei. non potevo essere sempre abbastanza forte, n sentivo il bisogno di interpretare quel ruolo. laccettazione delle reciproche debolezze e il coraggio di essere sincere luna con laltra ci fece avvicinare ancora di pi su molti livelli. oggi la nostra amicizia priva di pressioni da entrambe le parti. un rapporto maturo, sincero e sempre divertente. non ci frequentiamo spesso come prima e le nostre vite non sono pi intrecciate come un tempo. tutte le relazioni passano attraverso dei cambiamenti, anche le amicizie. siamo sincere e accettiamo vicendevolmente ci che siamo, non quello che vogliamo che laltra sia. Quando riusciamo a vederci, assaporiamo entrambe il dono del tempo e della comprensione che ci stato concesso.
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Quindi, malgrado comunicare i sentimenti possa comportare un prezzo da pagare, come accadde con la prima amicizia, so che tutte le relazioni rimaste nella mia vita sono maturate dal punto di vista dellonest e della qualit. oggi esprimere chi sono una delle mie forze motrici fondamentali. essere sinceri e aprirsi diventa sempre pi facile con il tempo. ci vuole un po per arrivare a questo punto, ma immensamente liberatorio. inoltre mi permette di riconoscere la fatica che ci mettono gli altri per cercare di ottenere lo stesso risultato. Quando vedo le ricompense che derivano dallesprimersi sinceramente, posso solo sperare che anche gli altri, un giorno, trovino questa dimensione dentro di loro. la breve risposta di nanci, nel bel mezzo del linguaggio sconclusionato che la contraddistingueva, stato uno dei momenti pi belli vissuti con lei. se non mi fossi aperta per prima, senza aspettarmi una reazione, non avrei mai ricevuto una simile ricompensa. dare per scontato che gli altri sappiano come ti senti o che ti staranno sempre accanto comporta un rischio molto alto, perch in verit potrebbero non esserci pi lindomani. e lo stesso vale per ciascuno di noi. Quando si danno le persone per scontate si paga un caro prezzo. non tutti i giorni sono felici. ognuno di noi cresce e si evolve e capita di vivere giornate negative, ma ci sono anche bei pensieri da condividere. ecco perch importantissimo esprimere i propri sentimenti in modo sincero e ascoltare gli altri. fin troppo facile essere irretiti dal proprio piccolo mondo e dimenticarsene. c una canzone di un famoso e amato cantautore australiano, Mick Thomas, che esprime alla perfezione questo concetto. parla di un ragazzo che resta intrappolato nella vita al punto da non accorgersi neppure che la sua donna ha cambiato colore dei capelli o altre caratteristiche. il messaggio e il verso chiave della canzone questo: si dimenticato che era bella. sebbene la canzone racconti di un uomo che d la sua donna per scontata, pu essere applicata a chiunque nella nostra vita. anche le donne fanno lo stesso con i loro uomini, quando smettono di vedere la bellezza interiore o esteriore. spesso dimentica163

no che un uomo mostra il suo amore in modi diversi, per esempio attraverso le azioni. i figli danno per scontati i loro genitori e i genitori a volte fanno lo stesso con i figli. amici, cugini, fratelli, sorelle, colleghi, nonni e membri della comunit vengono dati tutti per scontati. facile focalizzarci su ci che non ci piace di una persona, ma ci non altro che un riflesso parziale di noi stessi. spesso per non riconosciamo apertamente neanche le cose che amiamo degli altri. vero, ci vuole coraggio a volte per parlare sinceramente e non possiamo controllare la reazione di coloro con cui ci apriamo. dobbiamo essere sensibili anche nei confronti delle loro esigenze. Ho scoperto che la sincerit viene sempre premiata, magari non nel modo che potremmo aspettarci. la ricompensa potrebbe manifestarsi sotto forma di rispetto di s, della mancanza di senso di colpa dopo che una persona cara ci ha lasciati, di relazioni pi ricche, dellaffrancamento da relazioni malsane e cos via. il punto focale che avendo il coraggio di esprimere i tuoi sentimenti, doni qualcosa a te stesso e agli altri. Quanto pi a lungo posticipi la manifestazione di ci che hai dentro, tanto pi a lungo ne porterai il peso. nanci non disse pi nulla di comprensibile, ma poco importava. la felicit che avevo ricevuto quel giorno fu una ricompensa pi che sufficiente. anche il nipote not in lei un momento di lucidit mentre le stava cantando una canzone, un pomeriggio. nanci non parl, ma lo guard negli occhi e gli sorrise affettuosamente, non nel modo tipico dei malati di alzaheimer, ma come una nonna che sorride piena di orgoglio a suo nipote, in pace per aver scelto di esprimersi attraverso il canto. non conosciamo i doni che ci arriveranno finch non li abbiamo davanti, ma di una cosa sono sicura. il coraggio e la sincerit vengono sempre ricompensati.

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riMpianto 4:
Vorrei essere riMasto in contatto con i Miei aMici

i tanto in tanto, tra un cliente privato e laltro, facevo anche dei turni nelle case di cura. per fortuna non capitava spesso perch trovavo questi posti terribili. spesso si trattava di persone che avevano semplicemente bisogno daiuto, non di malati terminali, e a volte venivo chiamata come membro aggiuntivo di uno staff preesistente, piuttosto che per badare a un cliente in particolare. se uno vuole vivere negando lo stato in cui si trova la nostra societ, eviti di andare nelle case di cura. se invece ti senti forte abbastanza da guardare la vita con onest, passaci del tempo: ci sono un sacco di persone sole l dentro, tantissime. ognuno di noi potrebbe diventare uno di quei pazienti prima o poi. i contatti con il personale in queste occasioni sono stati sia devastanti che stimolanti. alcune delle persone con cui mi capitato di lavorare nel corso degli anni sono state meravigliose e di gran cuore, professionisti che con ogni evidenza lavoravano nellambito giusto. i loro spiriti erano luminosi, i loro cuori buoni. Una fortuna per i loro pazienti! Ma dal momento che spesso le case di cura erano a corto di personale, erano costantemente sotto pressione nel diffondere il loro buon umore.
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daltro canto cerano quelli che si erano stufati del lavoro, che si erano lasciati abbattere, o che non avevano mai provato entusiasmo nel farlo. lempatia pu fare molto nella vita, ma mancava del tutto nella squadra con la quale mi ritrovai a lavorare la notte che conobbi doris. i pazienti si strascicavano fin nella sala da pranzo comune sui loro bastoni da passeggio o appoggiati ai deambulatori. erano persone relativamente benestanti, dal momento che si trattava di una casa di cura privata, cosiddetta di lusso. larredamento era gradevole, i giardini ben curati, le aree comuni pulite. Ma i pasti erano terribili. era tutto cibo precotto e riscaldato al microonde, senza sapore n profumo invitante. non cera niente di nutriente n di fresco nelle pietanze che servivano l dentro. i pazienti facevano le loro ordinazioni alla fine della settimana precedente e di solito veniva fatto scivolare di fronte a loro un piatto di qualcosa, senza una parola n gesto di cortesia da parte del personale. Quando vedevano il mio viso sorridente, mi tenevano la mano per farmi restare seduta al tavolo a chiacchierare. erano persone normali, dalla mente lucida e amavano le interazioni sociali. i loro corpi stavano invecchiando e indebolendosi, ma niente di pi. Un anno o due prima queste stesse persone amabili e affascinanti avevano vissuto in modo indipendente. Quando tornavo in cucina per prendere un altro vassoio di piatti, mi toccava sempre qualche rimprovero da parte del personale. non avevo fatto altro che scambiare due parole e ridere con qualcuno degli ospiti mentre facevo il giro, ma la cosa era vista con disapprovazione. anche quella volta feci finta di niente. riportando un piatto di agnello, dissi alla responsabile del personale in modo amichevole: Bernie ha ordinato pollo, non agnello. lei rise tra i denti e rispose: Veda di mangiarsi quel cavolo che c senza fare storie!. avanti dissi, senza lasciarmi intimidire dallassurdit di quel che stava dicendo. sono certa che possiamo dargli un piatto di pollo.
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o si mangia lagnello o muore di fame seguit acida. la guardai con compassione per la sua evidente infelicit, ma senza alcun rispetto per il modo in cui gestiva il suo ruolo. Un membro dello staff, una donna affettuosa, mi accompagn mentre tornavo da Bernie con lagnello. non preoccuparti di lei, Bronnie. sempre cos disse rebecca. sorrisi, lieta del suo cuore sincero. non mi preoccupa affatto. Ma mi stanno a cuore gli ospiti, che devono vivere con questo trattamento giorno dopo giorno. rebecca concord: allinizio, quando ho cominciato a lavorare qui, mi condizionava parecchio. Ma adesso faccio quel che posso per dare loro il trattamento pi cortese possibile, entro i miei limiti. Brava risposi con un sorriso. Mi diede una pacca sulla spalla e si allontan. ce ne sono alcuni di noi a cui importa, non abbastanza, ma qualcuno c. dopo che i pasti venivano serviti e consumati, e la cucina era stata pulita, alcuni membri dello staff uscivano a fumare. altri restavano dentro e chiacchieravano con i pazienti, e io ero tra loro. era piacevole perch una decina di persone si radunava insieme a noi per farsi due risate in compagnia. i loro spiriti arguti e allegri erano una vera sorpresa, e mi stupivo della flessibilit di queste persone che si erano adatte cos bene alla nuova condizione. ciascun ospite aveva la propria camera con bagno privato. Quando facevo il giro notturno per aiutarli a prepararsi per andare a letto, ogni stanza rivelava un po della personalit del suo occupante. foto dei parenti sorridenti, quadri, centrini alluncinetto e tazze da t preferite punteggiavano ogni stanza. cerano anche balconi con delle piante. doris indossava gi la sua camicia da notte rosa quando entrai allegramente presentandomi. Ma lei sorrise e basta, voltando lo sguardo altrove. Mi chiesi se fosse tutto ok e fui travolta da un mare di lacrime. Mi sedetti immediatamente sul letto accanto a lei e la strinsi tra le braccia. non disse niente tra i singhiozzi, ma si aggrappava a me disperatamente. pregai di avere la forza e aspettai.
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il flusso di lacrime si interruppe repentinamente cos come era cominciato e lei tir fuori il suo fazzoletto. oh che sciocca che sono disse asciugandosi gli occhi. perdonami, tesoro. sono solo una stupida vecchia. cosa c che non va? le chiesi cortesemente. doris sospir e poi mi confid che si trovava l da quattro mesi e raramente aveva visto una faccia allegra. disse che il mio sorriso le aveva cavato fuori le lacrime che aveva dentro, cosa che per poco non fece venire voglia di piangere anche me. la sua unica figlia viveva in giappone e sebbene si sentissero spesso, non erano pi molto vicine. Quando diventi mamma e allatti il tuo bambino, non pensi mai che qualcosa un giorno potr privarti di quella vicinanza. Ma invece cos. la vita a farlo. non con una lite, bada. solo con i suoi intrecci raccont. adesso lei ha la sua vita, e negli anni ho imparato che bisogna lasciare andare. lho messa al mondo, ma non possediamo i nostri figli. abbiamo la fortuna di guidarli finch non sono in grado di volare da soli ed proprio quello che sta facendo ora. Mi affezionai subito a questa cara signora e le promisi di ritornare nel giro di mezzora per una chiacchierata pi lunga, se fosse riuscita a stare sveglia intanto che finivo il turno. disse che le sarebbe piaciuto infinitamente. cos pi tardi, doris sedeva nel letto chiacchierando e io lascoltavo sulla sedia accanto a lei. per tutto il tempo mi tenne la mano, giochicchiando di tanto in tanto con le dita o con lanello che portavo, senza accorgersi di farlo. sono morta di solitudine qui dentro, cara. avevo sentito che poteva succedere, e infatti stato cos. la solitudine pu veramente ucciderti. a volte sono affamata di un contatto umano disse tristemente. il mio abbraccio era stato il primo in quattro mesi. non voleva opprimermi con la sua storia, ma io insistetti. ero sinceramente interessata a conoscerla, cos prosegu. la cosa che mi manca pi di tutte sono le mie amicizie. alcuni sono morti.
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altri sono in situazioni come la mia. con altri ancora ho perso i contatti. Vorrei non averlo fatto. pensi che gli amici ci saranno sempre. Ma la vita va avanti e improvvisamente ti ritrovi senza pi nessuno al mondo che ti capisca o che sappia qualcosa della tua storia. Mi offrii di aiutarla a rintracciare alcuni di loro. scosse la testa dicendo: non saprei da dove cominciare. posso aiutarti proposi mentre continuai spiegandole di internet. era arabo per lei ma fino a un certo punto mi segu. allinizio declin la mia offerta, preoccupata di farmi perdere tempo. alla fine per la convinsi che mi avrebbe fatto piacere darle una mano. adoravo mettere a frutto le mie doti investigative. durante gli anni in cui avevo lavorato in banca, per un breve periodo mi ero occupata di frodi e falsificazioni e mi era piaciuto tantissimo. rise del paragone. ti prego, dimmi di s le chiesi. cos acconsent con un sorriso malinconico carico di speranza. Volevo aiutarla per alcune ragioni. Mi era piaciuta subito fin dal primo momento e potevo farlo. avevo le capacit per cercare di ritrovare le sue amiche, e mi sarebbe piaciuto riuscirci perch sapevo come si sentiva. avevo provato anchio il dolore strisciante della solitudine e il desiderio di comprensione. in precedenza, il dolore del passato mi aveva esaurito a tal punto che mi ero rinchiusa parecchio in me stessa. una delle convinzioni fallaci che tante persone alimentano, ovvero che tenendo fuori gli altri, eviti di soffrire. eviti di essere ferito ancor di pi. se nessuno pu avvicinarti, allora nessuno pu farti del male. ovviamente, lunico vero modo per guarire lasciare che lamore fluisca dentro di te, non bloccarlo fuori, ma arrivare a questo punto pu richiedere un bel po di tempo. in superficie ero una persona amichevole con chi incontravo, ma la sofferenza che mi portavo dentro a causa del passato mi soffocava. a quel punto provavo compassione per chi aveva gettato la propria negativit sul mio cammino. non era quello il problema. erano i pensieri che facevo su di me che col tempo dovevano essere trasformati. stavo smantellando decenni di pensiero nega169

tivo e a volte il dolore era insopportabile. sebbene a livello razionale sapessi che valevo pi di quanto fossi stata indotta a credere, a livello emotivo la guarigione era ancora lontana. sunday morning coming down divenne la mia canzone manifesto. avevo sempre amato la musica di Kris Kristofferson ed ero stata influenzata da lui nella scrittura dei miei pezzi. trovavo che quella canzone esprimesse benissimo la mia solitudine. le domeniche erano sempre le giornate peggiori. anche lucinda Williams ha scritto un bel pezzo su questo argomento, che dice mi sembra di non potercela fare a superare le domeniche. tuttavia non si trattava solo delle domeniche. la solitudine ti lascia nel cuore un tale vuoto capace di ucciderti fisicamente. il dolore insopportabile e quanto pi duratura, maggiore la disperazione. in quegli anni avevo percorso migliaia di chilometri per le strade delle citt, in campagna, ovunque. la solitudine non la mancanza di compagnia, ma di comprensione e accettazione. Un numero enorme di persone nel mondo ha conosciuto la solitudine in stanze affollate. infatti, sentirsi soli in luoghi pieni di gente spesso enfatizza ed esacerba la solitudine. non importa quante persone ci siano attorno a te. se nessuno disposto a capirti o ad accettarti per come sei, la solitudine pu mostrare molto in fretta la sua essenza dolorosa. molto diverso essere per conto proprio, come mi piacevolmente accaduto spesso in passato. starsene da solo pu significare che ti senti abbandonato o che sei felice. la solitudine esprime il desiderio di avere accanto qualcuno che ti capisca. a volte starsene per conto proprio e sentirsi soli sono collegati, ma molto spesso non cos. a volte ho pensato al suicidio quando la solitudine diventava insopportabile e il dolore nel mio cuore cos costante. ovviamente non volevo affatto morire. desideravo vivere. Ma comprendere il mio stesso valore, non quello che gli altri mi attribuivano, e liberarmi dal dolore, a volte richiedeva una forza incredibile. permettere allamore e alla felicit di scorrere ancora nella mia vita,
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persino accettare di meritarli, era cos difficile che la possibilit del suicidio sembrava molto pi allettante. proprio quando il dolore e la solitudine si fecero troppo grandi da sopportare, quando raggiunsi il limite estremo della sofferenza, le mie preghiere furono ascoltate attraverso un atto di bont e comprensione. Un amico mi chiam con un tempismo perfetto. sapeva che stavo affrontando un momento difficile ma non aveva idea che proprio in quellistante, tra lacrime lente e strazianti, stessi scrivendo la mia lettera di addio. ero pronta ad andarmene. non ce la facevo pi a vivere con quella costante sofferenza nel cuore. Mi chiese di non dire una parola, ma di ascoltarlo. cos, sfinita dal pianto, accettai riluttante. al telefono, inizi a cantare starry, starry night il ritornello della canzone di don Mclean, Vincent, sostituendo il nome di Vincent con il mio, Bronnie. le lacrime ripresero a cadere copiose perch mi ritrovavo perfettamente in quel brano, nella tragedia e nel dolore, nella dolce melodia che raccontava le sofferenze di Vincent Van gogh. Quando fin continuai a singhiozzare. non cera nientaltro che potessi fare. rest pazientemente in silenzio, poi lo ringraziai e riagganciai tra le lacrime. non riuscii a dire altro. Quella notte mi addormentai completamente prosciugata ed emotivamente esausta. per sapevo che attraverso la comprensione e le belle intenzioni del mio amico, si era riaccesa in me una fioca luce di speranza. la sera successiva un amico dallinghilterra mi chiam improvvisamente. parlammo a lungo e con franchezza, e iniziai lentamente a recuperare le forze. poco tempo dopo, durante quegli anni solitari, in unaltra occasione molto difficile, mi ritrovai a supplicare e a pregare per un aiuto, cercando di essere forte. stavo guidando per la citt quando colpii un uccello. era di discrete dimensioni perci il rumore sul parabrezza fu tale da risvegliarmi. ovviamente, amando gli animali, lincidente mi fece stare malissimo, ma fu un ottimo campanello dallarme. la vita pu finire in un attimo, proprio
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come era accaduto a quelluccello, e io volevo davvero che la mia fosse cos? ringraziai quellesserino per il ruolo che aveva giocato nella mia evoluzione e continuai a guidare con maggior consapevolezza. proprio allora trasmisero un classico alla radio, sollevandomi in una dimensione meravigliosa. la musica dolce allevi il mio dolore, cancellando con tenerezza il male al cuore. Mi fu donato un bellissimo momento denso di ispirazione mentre la musica si diffondeva attorno a me. cos decisi che la vita doveva essere composta di tanti momenti di purezza. nientaltro. Momenti meravigliosi. e volevo viverli, provarli e riconoscerne ancora di pi. avendo sperimentato personalmente questo livello di tristezza e solitudine, sapevo che il dolore di doris era reale e concreto per lei. aveva compagnia solo ai pasti e qui e l durante la giornata. Ma le mancava la comprensione e laccettazione, aveva nostalgia delle sue amiche, perch erano le persone che la capivano davvero. se potevo aiutarla ad alleviare il suo dolore, perch non avrei dovuto farlo? la settimana seguente entrai da lei e trovai una lista di nomi ad attendermi sul grazioso scrittoio della sua camera. doris mi disse tutto quello che poteva delle quattro amiche che voleva rintracciare e dove vivevano quando le aveva sentite lultima volta. Bevemmo del t insieme mentre mi raccontava le loro storie. fu facile rintracciare una delle donne, ma aveva avuto un ictus e non poteva pi parlare. alla notizia, doris dett un breve messaggio che il figlio dellamica avrebbe potuto leggerle. sebbene fosse triste di sentire che era malata, la rasserenava sapere che per lo meno avrebbe potuto riceverlo. Cara Elsie, mi spiace sapere che non stai bene . Sono passati tanti anni . Alison vive ancora in Giappone . Ho venduto la casa e mi sono trasferita in una casa di riposo . Una signorina sta scrivendo per me . Ti voglio bene, Elsie . Con affetto, Doris
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era semplice, ma diceva tutto quello che voleva comunicarle. telefonai al figlio di elsie quella sera e gli trasmisi il messaggio. Mi richiam pi tardi per dirmi di come sua madre avesse sorriso trasognata. lo raccontai a doris e un sorriso di soddisfazione le si stamp sul viso. nel corso delle settimane successive, riuscii a scoprire qualcosa di altre sue due amiche, ma purtroppo erano decedute entrambe. doris annu accettando la cosa. sospirando disse: Be, dovevo aspettarmelo cara. la pressione di rintracciare lultima amica mi fece diventare molto determinata. setacciai internet e feci tantissime telefonate, ma le cose non sembravano mettersi per il meglio. le persone erano cortesi e disponibili quando chiamavo ma Mi spiace il nome giusto ma non sono la persona che cerca divenne un ritornello familiare. allo stesso tempo, andavo a trovare doris due volte la settimana. Mi teneva sempre per mano quando mi sedevo, per tutta la durata della nostra conversazione. a volte, adducendo che avevo senzaltro di meglio da fare, cercava di spingermi fuori o di convincermi a non tornare. Quando la rassicuravo che mi faceva piacere stare con lei, che poi era la verit, il suo viso si distendeva sollevato e non vedeva lora della prossima visita. le persone anziane hanno molte cose da insegnarci, portano con s tantissima storia. come avrei potuto non godere delle nostre piacevoli conversazioni? erano appassionanti. finalmente ci fu una svolta nelle ricerche dellultima amica di doris. ricevetti una telefonata da parte di un anziano signore che diceva di essere stato vicino di casa di lorraine. Mi spieg in quale sobborgo si fosse trasferita la famiglia e riuscii a rintracciarla. fu proprio lei a rispondere al telefono, con la sua voce di donna anziana ma amichevole. Mi presentai e le spiegai il perch di quella telefonata, ansim di gioia e accett di cuore di dare a doris il suo numero. ovviamente corsi a dirglielo. abbracciandola mentre sogghignavo, le passai il pezzo di carta con su scritto il nome di lorraine
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e il suo numero di telefono. Mi afferr di nuovo e mi strinse a s piena di eccitazione. fu un bel momento. Mi indic di prenderle il telefono e di sbrigarmi! prima che componesse il numero, le dissi che lavrei lasciata alla sua telefonata. protest timidamente e capii che non le dispiaceva se restavo. era troppo eccitata. cos mi fermai. ci scambiammo un caldo e affettuoso abbraccio prima che componessi il numero di lorraine per lei. il mio cuore batteva rapido per leccitazione. Mentre teneva il ricevitore, il viso di doris si accese di gioia al suono della voce della sua amica. sebbene anche la voce di doris fosse anziana, e per quanto sapessi che anche quella di lorraine lo era, lo spirito della telefonata fu come quello di due giovani donne. si misero subito a ridere e a chiacchierare senza sosta. riordinai un po la stanza, lavoricchiando qui e l, incapace di allontanarmi da questa grande felicit. alla fine per me ne andai. dalla porta, la salutai con la mano. doris era raggiante. smise di parlare per un attimo, chiedendo a lorraine di aspettare e mi disse: grazie, cara. grazie. annuii sorridendo cos tanto che mi faceva male la faccia. Mentre percorrevo il corridoio verso luscita, riuscii a cogliere ancora le risa di doris finch la porta non si chiuse completamente. continuai a sorridere per tutto il tragitto di casa. era stata una giornata grandiosa e mi meritavo una nuotata. leccitazione mi accompagn mentre mi godevo il fluire dellacqua attorno a me, immergendomi e nuotando per un paio dore. a casa, appena dopo il tramonto, ricevetti una chiamata di rebecca, la dolce operatrice dello staff che avevo conosciuto la notte che avevo lavorato l quando avevo visto doris per la prima volta. la cara doris era spirata pi tardi quel pomeriggio, nel sonno. lacrime di tristezza solcarono il mio viso, ma cera anche gioia. dopo tutto era morta felice, cara signora. sorprendente come possa bastare poco tempo per cambiare la vita di una persona. se confronto la donna sola che conobbi quella prima notte con quella che ho abbracciato per salutarla il
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suo ultimo giorno, penso che la soddisfazione provata allora non potrebbe essere sostituita con nessuna somma di denaro. ci sono migliaia di persone meravigliose e sole nelle case di riposo sparse per il mondo. ci sono anche tanti giovani che oggi vivono confinati in questi centri. a prescindere dalla loro et, un paio dore alla settimana con un nuovo amico pu fare la differenza per loro e per il capitolo finale della loro esistenza. ovviamente sarebbe meglio evitare di tenere le persone nelle case di cura, ma purtroppo ci non sempre possibile. Molte di loro in verit non dovrebbero trovarsi l, e vi vengono confinate da chi vuole sbarazzarsene, in un certo senso. terribile esserne testimoni. regalare un po di tempo a queste persone per pu cambiare immensamente le loro vite. credo che il tempismo della dipartita di doris sia stato perfetto. semplicemente, era il suo momento di andare ed era riuscita a conquistare un attimo di felicit prima di farlo. abbiamo giocato entrambe il ruolo che ci spettava nella vita dellaltra e sar per sempre grata di questo. era una cara donna. lorraine e io ci siamo conosciute poco dopo. in occasione del nostro incontro mi ha raccontato che la loro telefonata era durata qualche ora e che si erano salutate con grande felicit. restammo sedute sotto le piante in una caffetteria chiacchierando gioiosamente di doris e della vita in generale, finch non fu il momento di riaccompagnarla a casa. stato bello avere avuto la possibilit di conoscere la sua amica. ovviamente stato bello conoscere doris. spero che sia riuscita a ricongiungersi con le altre sue amiche una volta arrivata dallaltra parte.

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Veri aMici

a vita frenetica di sydney mi stava stancando. non cerano case a cui badare allorizzonte che mi tenessero l, perci mi spostai a sud per vivere un altro capitolo a Melbourne. erano passati parecchi anni da quando me nero andata, perci fu piacevole tornare a godere dei piaceri di una citt cos creativa e rivedere i vecchi amici. la mia fama di house-sitter mi precedette e la mia agenda si riemp in men che non si dica. il primo posto in cui mi stabilii fu la casa di vacanze di Marie, la mia responsabile al centro prenatale di sydney. si trovava a circa unora a sud di Melbourne, sulla splendida Mornington peninsula, ed era piena della sua energia, tanto che mi sentii subito a casa. era autunno quando arrivai, e passai le prime due settimane vagabondando lungo le scogliere frastagliate con lacqua che sciabordava sotto di me. percorrere lunghe distanze coperta da un ampio cappotto e da un cappello, con i freddi venti oceanici che soffiavano le loro raffiche, mi faceva sentire molto viva. Mi piace tantissimo camminare cos e lo facevo sempre quando potevo. poi mi rintanavo in casa, mi sedevo accanto al fuoco e passavo le serate in intimit, scrivendo e suonando la chitarra. sarei potuta andare avanti cos per sempre, ma avevo bisogno di soldi, e fu proprio questa esigenza a farmi prendere cura di elizabeth. in un certo senso la sua situazione era straziante per me, ma stavo imparando ad accettare che tutti noi abbiamo diverse lezioni da apprendere. Quelle che possono sembrare situazioni tragiche viste dal di fuori, sono anche grandi opportunit di crescita e apprendimento per chi ne coinvolto. lavorare su di me mi stava insegnando a trovare i tesori racchiusi in ogni lezione e stavo riuscendo a individuarne parecchi nel mio passato. scoprii tante belle cose, doni che non avrei potuto ricevere se fossi cresciuta in una situazione familiare perfetta,

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se poi esiste davvero una condizione simile. le circostanze in cui mi sono trovata mi hanno offerto forza, perdono, compassione, gentilezza e molti altri insegnamenti di cui ero riconoscente e che stavano facendo di me una persona migliore. dovevo mettere una certa distanza tra i clienti e me e accettare di non sapere quale lezione toccasse loro imparare. Qualsiasi fosse la ragione per cui avevano attratto lesistenza che si trovavano a vivere, non spettava a me salvarli. io ero l per dare amorevoli cure, amicizia, accettazione e gentilezza nelle loro ultime settimane. se questo li aiutava a trovare la pace, come accadeva a volte, allora ci rendeva il mio lavoro ancor pi soddisfacente. come si dice, donando che riceviamo e io stavo decisamente accumulando tantissima gioia in questo ambito. lavorare con i malati terminali fu anche un onore per me. grazie ai loro ricordi e alle loro storie, la mia vita cambiata. a una certa et, assistere alle rivelazioni che scoprivano riguardo a loro stessi fu un dono incredibile. stavo gi mettendo in pratica molte delle lezioni apprese tramite i miei clienti, per evitare di trovarmi sul letto di morte e pentirmi delle stesse cose. Quando entravo nella casa di un nuovo cliente, penetravo in un mondo da scoprire ricco di insegnamenti. ogni casa era come una classe diversa, con nuove lezioni da imparare o prospettive differenti da cui guardare le situazioni. in entrambi i casi assorbivo parecchio. elizabeth non era anziana, aveva solo cinquantacinque anni. era stata unalcolizzata negli ultimi quindici anni e ora si stava spegnendo a causa di una patologia correlata alla sua dipendenza. la mattina in cui arrivai stava ancora riposando, e il figlio mi fece fare il giro della casa e mi spieg il quadro della sua situazione. Mi avvis anche che la famiglia aveva deciso di non dire a elizabeth che stava per morire. oddio pensai. ci risiamo. forte del mio desiderio di migliorarmi e di trovare la pace interiore, ho sempre cercato di vivere nel presente, per quanto possibile. nel caso di elizabeth, capii che non avrei avuto altra scelta. se mi avesse chiesto se stava per morire, avrei gestito la cosa al
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momento, invece che stare a chiedermi come le avrei risposto, accettando il fatto che avrebbe anche potuto non chiedermelo mai. tuttavia non avevo intenzione di mentirle. elizabeth era circondata dalla confusione e dalla disperazione. i suoi familiari avevano eliminato tutto lalcol che cera in casa e lo avevano chiuso in un armadio in garage, da cui si servivano liberamente. dal momento che era malata e morente, decisero di inibirle del tutto laccesso allalcol. Questo fu uno degli aspetti che reputai pi strazianti. Visto che stava morendo, a che pro infliggerle la sofferenza dellastinenza, oltre a tutto il resto? Ma ancora una volta, non era la mia vita, n spettava a me decidere. Mi era gi capitato di avere a che fare con lalcolismo da giovane. lavorando nel settore ospedaliero, sullisola e in giro, ero entrata maggiormente in contatto con questa piaga. lalcol non tira fuori il meglio dalle persone e rovina non solo la bellezza di chi ne dipendente, ma anche le famiglie, le amicizie, le carriere e linnocenza dei bambini che ne sono testimoni. lo stesso accade quando si vittime dalla droga. lunica cosa che tira fuori il meglio dalle persone lamore. tuttavia lalcolismo anche una malattia. e sebbene possa essere curato, chi ne soffre necessita di un sostegno amorevole e costante per rompere gli schemi, e cominciare a credere in se stesso e nel proprio potenziale per una vita migliore. costringere un alcolizzato a uscire dalla dipendenza senza un sostegno amorevole n alcuna spiegazione, mi sembrava una cosa mostruosa. tutto quello che elizabeth sapeva era di essere malata. non aveva pi energie. necessitava di assistenza quasi per ogni cosa e il suo appetito si stava affievolendo. inoltre, sentiva disperatamente la mancanza dellalcol. la sua famiglia le aveva detto soltanto che il dottore le aveva prescritto una temporanea astinenza. Mi ci volle parecchia forza per non giudicarli, soprattutto quando li vedevo bere di nascosto e con regolarit, per poi proibirlo a una donna morente. Ma chi ero io per dire quali fossero le sue lezioni nella vita?
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elizabeth era fisicamente molto debole e non sarebbe pi potuta uscire di casa. i parenti avevano proibito anche le visite da parte di alcuni suoi amici bevitori. non cera da sorprendersi che elizabeth fosse disperata e confusa, dal momento che era stata privata di tutti i suoi piaceri. accett lallontanamento degli amici bevitori con quieta rassegnazione, ma con essi fu privata di qualcosa di pi grande. elizabeth era stata nel consiglio di amministrazione di un paio di istituti di beneficenza, prima di ammalarsi gravemente. Queste persone rappresentavano il suo collegamento con il mondo esterno e con la vita precedente. dopo le prime sei o sette settimane insieme, le sue forze si ridussero ulteriormente, mentre il bisogno di riposo aumentava. elizabeth era una donna piuttosto divertente, in un modo discreto e pacato. nei momenti pi inaspettati saltava fuori con il suo umorismo asciutto. a volte uno dei suoi commenti mi tornava in mente a casa dopo un turno e mi ritrovavo a sorridere ripensando a lei. eravamo arrivate a piacerci e avevamo stabilito routine funzionali entro i limiti della malattia. Una di queste consisteva in una tazza di t ogni mattina, nella veranda. era di gran lunga la stanza migliore di tutta la casa e in quel periodo dellanno, il sole che risplendeva attraverso le vetrate era maestoso. fu proprio in veranda, una mattina, che le cose tra noi passarono a un nuovo livello. Bronnie, secondo te perch non sto migliorando? Ho smesso di bere ma mi sento sempre pi debole. cosa ne pensi? mi chiese. la guardai dritta negli occhi, affettuosamente, e risposi con un paio di domande: e tu quale pensi che sia la ragione? sono sicura che ci hai riflettuto in questi giorni!, fui molto delicata con lei, ma prima di tutto avevo bisogno di sapere quale fosse la sua linea di pensiero. non oso dire quello che penso sospir. una cosa troppo grande da gestire. eppure dentro di me so la risposta.
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restammo in silenzio per un po, guardando gli uccelli fuori dalla finestra, mentre il sole ci scaldava entrambe. se te lo chiedo, me lo dici? Ho davvero bisogno di un po di sincerit ammise. annuii amorevolmente. quello che penso? chiese, lasciando la domanda quasi incompiuta. aspettai per vedere se intendesse continuare, inviandole tutto il mio amore. oddio, cos disse rispondendosi da sola con un sospiro. sto morendo, vero? sto tirando le proverbiali cuoia. sto per volare con gli angeli. trapassando, o spirando o comunque si dica. sto morendo! Morendo. cos, vero?. con il cuore stretto nella morsa della sua consapevolezza dolceamara, annuii lentamente. continuammo a osservare il volo degli uccelli in silenzio, finch elizabeth non riprese a parlare. ci volle un po perch succedesse, ma avevo imparato ad abituarmi al confortevole silenzio dei miei clienti. Hanno cos tante cose a cui pensare e da assorbire che a volte la conversazione rappresenta un ostacolo. non cera bisogno di riempire il silenzio in un momento simile. avrebbero parlato quando sarebbero stati pronti. e dopo un po, elizabeth continu. disse che lo aveva sospettato per un po e di come lavesse frustrata la mancanza di onest da parte dei suoi parenti. privarla degli amici e della sua vita sociale era stato crudele, e in un certo senso la vedevo come lei. si rendeva conto di non essere forte abbastanza da poter uscire di casa, ma diceva che le sarebbe piaciuto poter vedere i suoi amici di tanto in tanto. cerano dei conoscenti che venivano a farle visita saltuariamente, persone che la famiglia approvava e che sapeva non avrebbero portato alcolici. erano persone gradevoli, diceva, ma non cera intimit. Una volta raggiunto questo livello di sincerit, le nostre conversazioni fluirono senza ostacoli. non cera tempo per trattenersi. cos ci trovammo a godere della reciproca compagnia ogni giorno di pi. dopo anni di negazione, spesso mi sorprendevo della facilit con cui invece riuscivo a esprimere i miei pensie180

ri personali. con la morte sulla soglia, anche elizabeth godeva dellapertura dei nostri scambi costanti. la reazione iniziale nei confronti della famiglia che le aveva nascosto la verit fu di rabbia. infine per si trasform in accettazione. riteneva che latteggiamento di controllo dei suoi parenti fosse basato sulla paura. per questo era in grado di perdonarli. tuttavia non riusciva a fingere di non conoscere le sue condizioni e affront la cosa con i familiari in uno dei miei giorni liberi. ci li fece avvicinare ulteriormente, ed erano sollevati dal fatto che non fosse toccato a nessuno di loro darle la notizia. fui lieta di saperlo e anche di non averli fatti arrabbiare a causa della mia sincerit, ma su un punto rimasero inamovibili: i suoi amici bevitori potevano contattarla solo al telefono. tuttavia elizabeth stava crescendo spiritualmente e giunse ad accettarlo, ora senza rassegnazione. con me ammise che probabilmente era stato solo il bere a tenere insieme quel circolo di amicizie, ma non lo avrebbe mai confessato ai suoi parenti. attingendo alla mia stessa esperienza, raccontai a elizabeth di come parecchi anni prima le mie amicizie fossero cambiate, quando avevo iniziato a uscire dal mondo dei fumatori di marijuana. compresi chi erano veramente i miei amici e chi soltanto dei compagni di fumate. cerano persone che ritenevo essere buoni amici che invece non si trovavano a loro agio con me quando non ero stonata come loro. ci non li rendeva delle cattive persone, ma quando smisi di muovermi in quel mondo, capii che era stato solo il fumo a legarci. senza quello, era venuto mancare il comune denominatore che tenesse insieme la nostra amicizia. cos ci eravamo allontanati in modo spontaneo, verso direzioni opposte. Vorrei essere rimasta in contatto con i miei amici, quelli veri disse, e in quelle parole ritrovai le stesse di altre persone prima di lei. Bere ci ha fatto allontanare quindici anni fa, e ora c ben poco che mi leghi a loro. comunque si sono trasferiti tutti. Mentre parlavamo delle conoscenze che avevano il permesso di farle visita, elizabeth disse che non li considerava come degli
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amici. discutemmo di quanto sia abusata questa parola a volte, e di quanti livelli diversi di amicizia esistano in realt. Ultimamente avevo iniziato a considerare alcuni dei miei amici pi come care conoscenze. non significava che pensavo meno a loro. erano sempre un grande dono nella mia vita, ma laver vissuto alcuni momenti bui mi aveva fatto capire cosa fosse un vero amico. facile avere tante conoscenze, e amavo profondamente quelle persone per il bel ruolo che avevamo avuto luno nella vita dellaltro, ma quando si arriva alla resa dei conti, non sono in molti a riuscire a stare vicino a qualcuno che soffre da cani. sono questi i veri amici. suppongo si tratti di avere gli amici giusti per la giusta occasione soppes elizabeth. semplicemente non ne ho di adatti a questa circostanza, alla mia uscita di scena. sai cosa intendo?. concordai e le raccontai che, sebbene la situazione non fosse grave come la sua, era rimasto indelebile nella mia memoria il ricordo di una occasione simile, in cui mi era mancato lamico giusto. Quindi ero perfettamente daccordo con lei che ci fossero diversi livelli di amicizia e di conoscenza, e a volte quello che ci manca una caratteristica specifica di quel rapporto, non tanto una persona in particolare. dopo gli anni passati sullisola, lavorai per un breve periodo in una stamperia in europa. i colleghi erano simpatici e apprezzai lopportunit di aprire ulteriormente il mio mondo. Ma la comunit isolana era stata come una famiglia. tutte le volte che uno di noi se ne andava, per una vacanza sulla terraferma per esempio, al ritorno diceva quanto era bello tornare a casa dalla propria famiglia. in europa mi feci nuovi amici, anche se ora, col senno di poi, li definirei pi piacevoli conoscenze. tramite queste persone, intrapresi un viaggio attraverso due paesi, fino alle alpi italiane, con tre viaggiatori che avevano allincirca la mia et. avevamo affittato una baita in alta montagna, senza elettricit n acqua corrente. era un posto meraviglioso e diverso da qualsiasi territorio della
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mia amata australia, che ha il suo splendore, ma in un modo tutto particolare. trovai le alpi straordinariamente belle. ci lavavamo in un corso dacqua che scendeva gi dalla montagna. Malgrado fosse estate, lacqua era gelida. si trattava proprio di neve sciolta che confluiva in un torrente. Mentre lacqua scendeva impetuosa attorno a me, io sedevo nella corrente, annaspando. nel frattempo per, mi godevo la magnificenza del paesaggio e mi sentivo rinvigorita. Ma lacqua era davvero ghiacciata, e mi mordeva la carne colpendomi nella sua corsa verso valle. tutte le volte che avevo trovato il coraggio di nuotare in un fiume gelido o nelloceano, mi ero sempre sentita pi incline al gioco dopo, un po come un cane che dopo aver fatto il bagno, corre tuttattorno come un pazzo, pieno di energia, a prescindere che abbia gradito il bagno o meno. immergermi in quelle acque di montagna esercitava lo stesso effetto su di me. Mi fece sentire ridicolmente sciocca. Mi asciugai, mi vestii e tornai alla baita eccitata e piena di voglia di scherzare. ero di buon umore e mi stavo divertendo un mondo raccontando stupidi aneddoti agli amici, ma mi resi conto che le mie storielle non venivano capite per niente. scambiandosi sorrisi preoccupati da un capo allaltro del tavolo si chiedevano che cosa mi fosse preso, e me lo fecero capire in un secondo. Ma le espressioni interrogative che avevano assunto i miei compagni di viaggio mi fecero scoppiare a ridere ancor di pi. alla fine io mi stavo godendo lo stesso le mie storielle. erano persone felici e amabili. il fatto era che il senso dellumorismo delle nostre culture era diverso. in un attimo, sentii dolorosamente la mancanza dei miei vecchi amici. non solo avrebbero colto il lato divertente di quello che dicevo ma sarebbero scoppiati a ridere con me, continuando a scherzare, facendo aumentare le nostre risate. la sera seguente, dopo una camminata impegnativa fin sulla cima di un monte, ci sedemmo tutti alla luce delle lanterne a mangiare chiacchierando un po. era piacevole. tuttavia, poco dopo tutti si ritirarono per la notte, tranne me. la camminata era
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stata fenomenale ed ero ancora in uno stato danimo di giubilo. davvero, quello che avrei voluto fare era restare con gli amici e ridere per concludere una giornata fantastica. di sicuro non volevo andare a letto. la baita era immersa nel silenzio mentre i miei amici dormivano. portai una lanterna nella mia piccola stanzetta, la misi sul tavolo e trascorsi le due ore successive a scrivere. sentivo in lontananza il tintinnio dei campanacci delle mucche che si muovevano nella notte. sorrisi di gioia per essere lass, in una meravigliosa baita, a scrivere a lume di lanterna in cima alle alpi, in ascolto del suono lontano dei campanacci. era tutto un altro mondo rispetto al mio, e sebbene fossi sopraffatta dalla pace del momento, sentivo la mancanza dei miei vecchi amici. fu una notte perfetta, ma con le persone sbagliate. gli amici di quel viaggio mi piacevano per un sacco di ragioni, ma stavo vivendo un momento molto speciale dentro di me e avrei voluto condividerlo con le persone giuste, quelle che mi conoscevano davvero. ovviamente non poteva succedere. cos assaporai la felicit di quel momento da sola. perci capivo cosa intendeva elizabeth quando diceva che avrebbe voluto avere accanto gli amici giusti. solo certe persone speciali ci capiscono davvero, a prescindere da tutto, e sono i vecchi amici. fu cos per me quella notte sulle alpi ed era cos adesso per elizabeth mentre iniziava ad accettare che la sua vita stava giungendo al termine. Quando il dottore venne a visitarla, gli chiesi in privato se avesse fatto differenza per la sua condizione continuare a bere. scosse la testa: no, ormai in dirittura darrivo. Ho detto alla famiglia che se vuole un po di brandy, la sera, possono concederglielo. non lo stanno facendo? mi chiese. scossi la testa. ripet che a quel punto non avrebbe fatto alcuna differenza. pi tardi parlai serenamente con la sua famiglia della faccenda. Ma ancora una volta, era stata una decisione di famiglia e no, non le avrebbero assolutamente permesso di bere. continuarono
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spiegandomi il perch: la elizabeth con cui stavo trascorrendo il tempo e la elizabeth che conoscevano loro quando beveva erano due persone completamente diverse. non riuscivano a credere che fosse tornata a essere la donna piacevole di un tempo, perch non vedevano quel lato da almeno quindici anni. nel corso delle due settimane successive, quando capit largomento, le chiesi della sua abitudine di bere. elizabeth mi disse che nonostante lo desiderasse ancora tanto, in un certo senso era contenta di riuscire a ricordare chi era prima che lalcol prendesse il controllo sulla sua vita. era cominciato tutto piuttosto facilmente. aveva sempre bevuto qualche bicchiere di vino con la famiglia a cena e aveva continuato a farlo per anni senza problemi. poi divenne socialmente attiva come parte del consiglio di amministrazione di diversi enti benefici. ammise che molte delle persone conosciute in queste occasioni non bevevano eccessivamente, ma lei era stata attratta da chi invece aveva questa abitudine. a casa non si sentiva pi presa in considerazione. sentiva invece che la sua presenza contava per questi suoi nuovi amici. adesso che era pi lucida, capiva che erano tutte persone bisognose come lei che cercavano conferme allinterno della cerchia di amici e nel bere. elizabeth disse che lalcol le dava sicurezza di s, o che almeno quando era ubriaca pensava fosse cos, ma la faceva diventare anche fastidiosamente diretta, rumorosa e alla fine sarcastica e cattiva con gli altri. fu questo a farle perdere la cerchia originaria dei suoi vecchi amici. avevano cercato di raggiungerla con lamore e il supporto per aiutarla a vedere il declino a cui assistevano con angoscia, ma lei aveva reagito con arroganza e alla fine li aveva allontanati tutti, uno dopo laltro. ci non fece altro che confermare alla sua mente obnubilata dallalcol quanto invece le fossero fedeli i suoi nuovi amici, che non la giudicavano per la sua abitudine di bere. ovviamente ci dipendeva dal fatto che bevevano anche loro. Unaltra giustificazione era rappresentata dal rinnovato interesse che ora la famiglia
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le dedicava. Malgrado fosse suscitato dalla sua tendenza a bere pesantemente, almeno non si sentiva pi ignorata come una volta. la perdita di controllo li costrinse ad accorgersi di lei. pi le capacit di elizabeth calavano a causa dellalcolismo, pi i parenti dovevano aiutarla, e peggio lei iniziava a sentirsi. al principio, si era goduta le loro attenzioni. Ma alla fine, non era pi in grado di far nulla da sola e questa mancanza di controllo la faceva sentire ancora pi insicura e pessimista riguardo a ci che era diventata. cos, sebbene allinizio fosse ferita dallindifferenza della sua famiglia che non dava importanza alla sua presenza o alle sue opinioni, alla fine ne divenne totalmente dipendente e si odiava per questo. non fece altro che perpetuare ancor di pi il circolo vizioso di scarsa autostima. Vedi Bronnie, non tutti vogliono stare bene. e per lungo tempo stato cos anche per me. il ruolo della persona malata mi ha dato una identit. ovviamente cos impedivo a me stessa di essere una persona migliore. Ma stavo ottenendo lattenzione che desideravo e cercare di mettermi in ridicolo mi rendeva pi felice che essere coraggiosa e in salute. Questa ammissione da parte sua era il senno di poi di una donna che ora percorreva la corsia preferenziale verso la saggezza. tre mesi di astensione dal bere e il fatto che fosse in punto di morte la stavano cambiando enormemente. conoscere per intero la vera storia di elizabeth sulla sua dipendenza mi aiut anche a comprendere meglio sia lei che la sua famiglia. in fin dei conti, la loro severit laveva aiutata a tornare a essere una persona migliore. sebbene forse non mi sarei comportata con la stessa segretezza facendo di tutto un mistero, giunsi a rispettare il fatto che stessero cercando davvero di aiutare sia lei sia loro stessi. e ci stavano riuscendo. parte del successo per dipendeva dalla stessa elizabeth. affrontare la morte laveva spinta ad assumere una prospettiva diversa sulla vita e aveva accolto coraggiosamente la sua lezione. nelle sue ultime due settimane, osservai una guarigione straordinaria avvenire nel rapporto tra elizabeth e la sua famiglia.
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Una delle cose pi belle che stavo imparando assistendo i malati terminali era che non bisognava mai sottovalutare la capacit delle persone di imparare le proprie lezioni. Vidi elizabeth trovare la pace e mi era capitato di essere testimone della stessa cosa anche con altri clienti prima. fu molto gratificante. circa una settimana prima che morisse, parlai con suo marito e con uno dei figli del rimpianto di elizabeth per aver perso i suoi vecchi amici e mi chiedevo se fosse ormai troppo tardi per contattare qualcuno di loro, anche solo per parlare al telefono. a quel punto nessuno si preoccupava pi che gli amici potessero darle dellalcol di nascosto. era lultimo dei pensieri. ora ci che contava di pi era la sua serenit e dal momento che la famiglia si era ripresa perfettamente, colsero lidea al volo. Un paio di giorni dopo, due belle signore in salute entrarono nella stanza di elizabeth subito dopo che lavevo messa seduta comoda, mentre le offrivo una tazza di t. Una di loro viveva sulle montagne fuori citt, a circa unora di viaggio. laltra era volata a Melbourne dalla sunshine coast nel Queensland non appena aveva sentito la notizia. adesso sedevano attorno al letto di elizabeth, parlando con lei, tenendosi per mano e sorridendo. lasciandole alla loro intimit e concedendomi una muta lacrima di gioia, uscii dalla stanza. sulla porta per, sentii elizabeth scusarsi con entrambe e colsi il loro subitaneo perdono. era passato. non importava, dissero. sedetti in cucina con roger, suo marito, entrambi commossi ma felici. le amiche si trattennero per un paio dore e alla fine elizabeth era euforica ma sfinita. si addorment subito profondamente e non ebbi occasione di chiacchierare con lei prima di andare a casa. Quando ripresi il turno, due giorni dopo, la trovai molto debole, ma aveva voglia di parlare. non stato stupendo? oh rivedere di nuovo le loro facce! sorrise di gioia. adesso non riusciva pi a sollevare la testa dal cuscino, ma mi cerc con lo sguardo, dallaltro lato del letto. stato bello le dissi.
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non perdere il contatto con gli amici a cui tieni di pi, Bronnie. Quelli che ti accettano cos come sei, e che ti conoscono bene, valgono pi di ogni altra cosa al mondo. parlo per esperienza insistette gaia, sorridendo attraverso la malattia. non permettere alla vita di mettersi in mezzo. devi sapere sempre dove trovarli e far sapere loro quanto sono importanti per te. non avere paura di mostrarti vulnerabile. Ho perso tempo perch non sono stata capace di dire loro che disastro ero diventata. elizabeth era giunta a perdonarsi e riusc a liberarsi del suo stesso giudizio. aveva ritrovato la pace e le sue amiche. la sua ultima mattina, le stavo mettendo dellemolliente sulle labbra. la sua bocca non produceva pi la quantit necessaria di saliva e lei faceva fatica a parlare, anche se non aveva nemmeno le energie per farlo. Quando finii, mi guard con un sorriso e mosse le labbra dicendo grazie. ricambiai lo sguardo ed espressi la mia stessa gratitudine con un sorriso. poi la baciai sulla fronte e le diedi la mano, che lei strinse. la stanza era piena di gente che le voleva bene. cera la famiglia al completo e anche le due belle signore che avevo conosciuto qualche giorno prima. Mi allontanai lasciando che venisse circondata dalle persone che aveva amato di pi. elizabeth aveva fatto appena in tempo a recuperare laffetto e ad apprezzare il valore della sua famiglia e delle sue vere amicizie. lasci questo mondo avvolta dallamore, sapendo di essere stata una presenza molto importante nella vita degli altri e con la consapevolezza che le sue amiche sapevano quanto bene volesse loro.

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concediti il teMpo di stare con gli aMici


ra tutti i clienti che avevo avuto fino ad allora, Harry fu quello pi facile e prendermi cura di lui non fu per niente pesante. non solo era un uomo meraviglioso, ma la sua famiglia voleva occuparsi di ogni cosa. tre dei suoi cinque figli vivevano nello stesso sobborgo e gli portavano il pasto la maggior parte dei giorni, e uno di essi voleva prendersi cura del padre personalmente. Mi chiedevo che bisogno avessero di me, ma mi assicurarono che volevano che ci fossi anchio. ci significava che passavo gran parte del tempo a leggere e a scrivere. non c molto da fare in una casa pulita e ordinata, con il suo unico abitante costretto a letto. devo dire per che nella sua cucina ho inventato un paio di ricette per zuppe deliziose. Harry aveva sopracciglia folte, orecchie pelose, un viso rosso e una risata sincera. ci siamo piaciuti subito. nel giro di un minuto, durante il nostro primo incontro, avevamo gi fatto una battuta luno allaltro. Quindi la nostra fu unintesa facile e spontanea fin dallinizio. Ma suo figlio Brian era tutta unaltra storia. era molto nervoso. il rapporto tra i due si era incrinato anni prima e sebbene avessero mantenuto i contatti, il loro legame non era pi stato lo stesso. il resto della famiglia attribuiva la colpa del distacco a Brian. non essendoci stata, non potevo sapere comerano andate le cose n potevo mettermi nei loro panni. comunque non aveva importanza per me. Ma era evidente che Brian ora stesse cercando di recuperare il tempo perduto insistendo nel volersi prendere cura del padre e nellessere il suo sostegno principale. interrompeva sempre ogni mio tentativo di aiutare Harry. ormai ero diventata molto brava nel trovare la posizione giusta per mettere comodo il cliente. seguivo lintuito nel farlo e in molti
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lo avevano notato. Ma spesso la famiglia sistema i cuscini e d il suo aiuto mossa dalla gentilezza, senza comprendere quanto sia sensibile il corpo del malato e come il minimo movimento metta a repentaglio quel poco di sollievo che riesce a provare. ogni giorno, quando il figlio, riluttante, andava al lavoro, per poche ore, la prima cosa che facevo era rimettere il padre in una posizione comoda. se cera anche solo un breve istante nellarco della giornata in cui potevo occuparmi di lui senza essere letteralmente braccata dal figlio, la prima cosa che Harry mi chiedeva era di risistemargli velocemente i cuscini. tutti i pomeriggi, comunque, passavamo quelle poche ore insieme prima che la famiglia arrivasse in massa per cena, sebbene lui ormai mangiasse a stento. erano ore meravigliose, ed Harry le definiva affettuosamente ore di pace. Mentre badavo ai suoi bisogni fisici, chiacchieravamo e ridevamo. di solito poi ci prendevamo una tazza di t e parlavamo ancora un po. Harry aveva perso sua moglie ventanni prima, ma era riuscito ad andare avanti. aveva amato il suo lavoro, ma divenne ancora pi impegnato quando and in pensione, perch si iscrisse a un paio di circoli sportivi e sociali. sebbene la sua fosse una malattia terminale, in passato aveva goduto sempre di una salute di ferro. Ho rispettato il dono della salute che mi era stato dato restando attivo mi disse Harry. la gente diventa vecchia prima del tempo, sai. sebbene stesse morendo, Harry era luomo di ottantanni pi sano che avessi mai visto. senzaltro la malattia stava cominciando a logorarlo, ma i segni della sua perfetta forma fisica del passato erano ancora evidenti. Massaggiandogli le gambe, per esempio, era ben visibile il tono muscolare conquistato con lunghe e frequenti camminate. Quando vai in pensione e i tuoi figli sono indaffarati nellallevare i loro stessi figli, avere degli amici ancora pi importante disse. cos quando mia moglie morta, che riposi in pace, mi sono iscritto a un circolo canottieri e poi a uno che organizzava camminate nel bush.
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Harry credeva molto nel valore della famiglia allargata, nel fatto che i nonni siano parte integrante nella vita dei bambini e che dovrebbero avere tante occasioni di stare con loro. era evidente nel suo rapporto con i nipoti che gli facevano visita ogni giorno, quanto Harry avesse influito positivamente e con amore su tutti loro. la mia famiglia viene prima di tutto, ma hai anche bisogno di avere attorno gente della tua et. se non fosse stato per gli amici che mi sono fatto ai circoli, sarei stato un uomo molto solo. non mi sarebbe mancata la compagnia, perch ho figli e nipoti, ma sarei stato solo perch non avrei avuto la vicinanza di gente della mia stessa et che la pensasse come me. passavamo tanto tempo chiacchierando nella sua stanza, finch il sole del tardo pomeriggio non ci avvertiva che le ore di pace stavano giungendo al termine. la famiglia sarebbe presto discesa nuovamente su di noi, ma Harry andava avanti a parlare finch poteva. diceva di non capire come mai le persone ci mettessero cos tanto a rendersi conto di quanto fossero importanti gli amici. inoltre, sebbene fosse bello che una persona anziana riuscisse ancora ad avere una posizione di amore e rispetto in seno alla propria famiglia, lo frustrava il fatto che cos tanti di loro non avevano dedicato del tempo per coltivare anche le amicizie, lungo il cammino. lo capiscono quando ormai troppo tardi insistette. Ma non parlo solo della mia generazione. guardo anche i pi giovani, che sono indaffarati e pieni di impegni e non si prendono mai del tempo per se stessi, per fare cose che li rendano felici a livello personale. si perdono completamente quel che sono davvero. i momenti trascorsi con gli amici ti fanno ricordare chi sei quando non interpreti il ruolo della mamma, del pap, della nonna o del nonno. capisci cosa intendo?. gli dissi che la pensavo come lui e che avevo visto un sacco di persone scegliere quella strada, ma aggiunsi anche che ne avevo conosciute molte altre che erano riuscite a tenersi un po di tempo per s ed erano felici. rappresentavano anche una compagnia migliore.
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esatto! rise, dando una pacca sul letto in segno di assenso. le amicizie buone ci stimolano. il bello degli amici che ci prendono per come siamo, per le cose che abbiamo in comune. lamicizia consiste nellessere accettato cos come sei, non come gli altri vogliono che tu sia, come capita con il partner o i familiari. dobbiamo mantenere i nostri rapporti di amicizia, mia cara ragazza. Visto il flusso di visitatori che venivano a trovarlo regolarmente, era evidente che sapesse il fatto suo. erano tutte persone felici e gioviali, che portavo una ventata di allegria. tuttavia erano rispettosi della sua malattia e accettavano le volte in cui riposava e non poteva essere disturbato. Un pomeriggio, Harry mi chiese delle mie amicizie. cos lo aggiornai sui miei amici pi intimi e gli spiegai come alcuni dei legami che avevo in passato fossero cambiati di recente, di pari passo con me. Be anche questo naturale disse. gli amici vanno e vengono nel corso della vita. per questo che dobbiamo dare loro il giusto valore quando ci sono. a volte ti limiti a imparare o a condividere ci a cui siete stati reciprocamente destinati. altri invece staranno con te per sempre, e le esperienze comuni e la loro comprensione sono un vero conforto quando sei alla fine della corsa. durante le nostre chiacchierate concordammo sul fatto che lapproccio allamicizia da parte delle donne fosse molto diverso da quello degli uomini. dal punto di vista emotivo, le donne danno molta pi importanza allamicizia, vale a dire che il rapporto si fa pi stretto quanto pi si parla di cose legate alle emozioni. anche gli uomini hanno bisogno dellamicizia per parlare. Ma riescono a esprimersi meglio se fanno attivit insieme, come giocare a tennis, andare in bicicletta. ne godono quando possono risolvere dei problemi, siano essi materiali o emotivi, e questo spesso succede quando sono attivi. come costruire insieme una recinzione attorno a un campo suggerii. Harry scoppi a ridere. oh mia cara! puoi portar
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via una ragazza dalla campagna, ma non puoi tirargliela via dal cuore. esatto, Bronnie. Un esempio molto rurale, ma perfetto. costruire un recinto o fare qualcosa di manuale insieme unisce molto gli uomini. continu a ridere e mi confid che se mai avessi voluto legarmi a un uomo di bellaspetto, tutto quello che avrei dovuto fare sarebbe stato aiutarlo a costruire un recinto. gli dissi che lo avrei tenuto a mente in futuro. raccontandomi le sue storie preferite sul cameratismo e lamicizia, Harry rafforz la gioia che gli davano i rapporti ancora esistenti. ogni giorno amici simpatici venivano a fargli visita. adesso si erano organizzati in turni per non stancarlo troppo. in questo modo, tutti avevano loccasione di stare un po con lui. era bello e leale da parte loro. ammettemmo che grazie a queste ore di pace, potevamo assaporare una nuova amicizia nelle nostre vite, quella nata tra noi. lo frustrava, disse, sapere che io me ne stavo in unaltra parte della casa a leggere o a scrivere quando invece avrei potuto essere nella sua stanza a chiacchierare. ero perfettamente daccordo con lui e risi. Ma capiva, e anche io, il bisogno di Brian di fare ammenda e il suo desiderio di assisterlo. Harry non voleva che Brian si sentisse in colpa, ma purtroppo era sicuro che fosse cos. Quindi era felice di accontentarlo e di fargli sentire che aveva bisogno di lui nelle loro ultime settimane insieme. anche se non capace di sistemare bene i cuscini sospir. Harry aveva preso la sua malattia e quel che sarebbe seguito con filosofia. aveva vissuto la sua vita appieno, diceva, ed era pronto a vedere cosa cera al di l. sebbene effettivamente parlassimo anche dellapprossimarsi della sua dipartita, continuava a direzionare molte delle nostre conversazioni sul tema degli amici: i ricordi, quanto siano importanti e la necessit della loro presenza per sentirsi felici e accettati. Mi spronava anche a condividere con lui alcune delle mie esperienze in merito. comincia con uno della tua infanzia. sentiamo un po da dove vieni esclam,
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poi rise di gusto quando la mia storia ebbe inizio in uno scenario rurale, un campo di grano. Quando avevo dodici anni, ci eravamo trasferiti da una fattoria di allevamento del bestiame e di coltivazione dellalfalfa, a una di ovini e grano. era lontana chilometri e chilometri dalla citt, sotto un cielo azzurro immenso e maestoso. circa un anno dopo, il mio primo cane, una femmina, spar improvvisamente quando aveva sette anni. pensammo che fosse stata morsa da un serpente perch non la ritrovammo pi. la fattoria era enorme e non cera nulla di cui sorprendersi. tuttavia lepisodio per me fu devastante. Qualche mese dopo i miei mi comprarono un nuovo cane. era un cucciolo di terrier Maltese, e ignorava assolutamente il fatto che dovesse comportarsi da cane domestico. passava le giornate inseguendo i cani da pastore, border colly e kelpie, per i campi vicini e lontani. la mia pi cara amica per tutti gli anni delle superiori e per parecchio tempo dopo fu fiona. sebbene vivesse in citt, il pi delle volte stavamo alla fattoria. anche io mi fermavo da lei qualche volta, soprattutto quando fummo un po pi grandicelle e cerano i ragazzi da baciare. Una delle cose che ci ha unite negli anni, per, stato camminare. non riesco a pensare a quanti chilometri abbiamo macinato insieme nel corso dei decenni della nostra amicizia: spiagge, foreste pluviali, strade di citt, paesi stranieri, sentieri nel bush, ovunque. tutto cominciato proprio passeggiando in quei campi di grano. di solito, il mio cane e un paio di altri venivano con noi. non era affatto strano guardarsi attorno e scoprire che ci stava seguendo anche un gatto o due. Mentre noi ragazze stavamo sul sentiero che portava ai campi pi lontani, i cani correvano nel grano. non cera niente di male fintanto che il grano era basso, perch una volta cresciuto il mio cagnolino diventava invisibile. Quel giorno fiona e io assistemmo a una scena comica meravigliosa. dietro ai cani grandi, che riuscivamo a vedere distintamente sopra le porzioni pi alte di raccolto, si notava un movimento nel
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grano perch il mio cagnolino correva alla cieca dietro agli altri. di tanto in tanto saltava fuori e si guardava attorno come il telescopio di un sottomarino che emerge dallacqua, finch non li avvistava. dopodich spariva nuovamente nel grano, smuovendolo da sotto nella nuova direzione. poi il movimento si interrompeva ancora, la testolina bianca spuntava fuori, avvistava lobiettivo, spariva sotto e via di corsa. and avanti cos per ore e alla fine, ogni volta che lo vedevamo spuntare per guardarsi attorno, fiona e io scoppiavamo in una risatina isterica da ragazzine. ci facevano male le guance dal tanto ridere e mentre le lacrime scendevano lungo i nostri visi, ci piegavamo luna verso laltro, sostenendoci a vicenda prima di avvistare di nuovo il cane tra il grano e piegarci ancora di pi in due dalle risate. alla fine, non riuscivamo pi a stare in piedi. condividere questo ricordo semplice ma prezioso mi fece riconquistare in un istante il valore dellamicizia. Harry e io ridemmo insieme, mentre avevo nostalgia dellinnocenza della giovent e delle risate spensierate e senza freni che mi facevo con fiona. dov adesso? mi chiese Harry. gli spiegai che si era trasferita in un altro paese e che avevamo interrotto i contatti. la vita era andata avanti e adesso cerano nuove persone con cui avevo un rapporto pi intimo. anche altri fattori avevano influito sulla nostra amicizia, altri individui, ma anche altri gusti e differenze graduali nello stile di vita. Harry fu daccordo nel dire che non si pu pi tornare indietro, ma che magari la vita ci avrebbe fatto incontrare di nuovo. ero stata testimone del succedersi di molti cicli nellesistenza, perci riconobbi che era possibile. eppure non aveva importanza. apprezzavo i ricordi e auguravo a fiona ogni bene; la ringraziai silenziosamente per le cose che avevamo imparato insieme e per lamicizia condivisa in passato. i ricordi migliori delle mie amicizie erano legati a camminate, chiacchierate e risate. nel corso delle settimane successive, condivisi con Harry altre storie di amicizia. anche lui era stato un camminatore appassionato e mi raccont a sua volta degli aned195

doti sui posti in cui era stato e sugli amici con cui aveva condiviso quelle esperienze. potevo immaginare il gruppo con cui camminava illuminarsi al suono della sua risata. al solo pensiero sorrisi e quando Harry mi chiese come mai, fui felice di dirglielo. Mi conferm che effettivamente si erano sempre fatti della grasse risate mentre passeggiavano. la settimana successiva, comunque, avevo in programma di lasciare Harry per andare a fare una camminata. Quando avevo organizzato lescursione, non ero sicura che sarebbe stato ancora vivo. cos, nonostante non vedessi lora di uscire dalla citt, ero anche rattristata allidea di lasciarlo, perch non sapevo se ci sarebbe stato ancora al mio ritorno. Quando gli raccontai quello che stavo per fare, approv appieno e con entusiasmo e disse che sarebbe stato con me con lo spirito, sia che fosse vivo oppure no. la camminata si teneva ogni anno in una zona remota e terminava sempre sulle rive dello stesso lago. ogni volta, per, veniva seguito un affluente diverso. Quellanno in particolare si partiva da una fattoria presso cui si trovava la sorgente del fiume. avremmo seguito quel corso dacqua, per lo pi asciutto in quel periodo, e saremmo giunti al lago. lidea della camminata era di dare ai partecipanti loccasione di guarire tramite il contatto con la terra, perch avremmo percorso i sentieri battuti dalle antiche civilt. allepoca, i fiumi erano come autostrade, o per lo meno come strade maestre e le trib vivevano e si muovevano lungo le loro rive, spostandosi da un posto allaltro. Un anziano aborigeno ci diede la sua benedizione mentre prendevamo parte a un rito di purificazione con il fumo, poi partimmo e camminammo per sei giorni. ognuno seguiva il proprio ritmo. eravamo circa una dozzina. alcuni procedevano in gruppi e chiacchieravano lungo il percorso. altri uscivano ed entravano dalla conversazione. cera chi si fermava e fotografava tutto, e chi invece camminava pi isolato. ogni notte, comparivano i due volontari con il rimorchio dellattrezzatura e ci accampavamo. poi, attorno a un pacifico fuoco
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da campo, preparavamo la cena comunitaria, mentre si creavano bellissime amicizie sotto una splendida cortina di stelle. a ogni passo, aumentava la connessione con la terra. sebbene mi facesse piacere chiacchierare durante le soste, trovavo maggior soddisfazione nel procedere da sola e il passo che avevo me lo permetteva. avendo camminato parecchio in passato, il mio ritmo naturale mi port alla testa del gruppo. Un altro camminatore, lanima saggia e amorevole che originariamente aveva dato avvio a queste escursioni, era sempre davanti a me, avanzando con il suo ritmo. il tempo trascorso da sola, mettendo un passo dopo laltro, fu utilissimo per fare chiarezza dentro di me. Mi resi conto che non volevo pi fare lhouse-sitter. Qualcosa in me stava iniziando a desiderare una cucina tutta per s. il movimento e gli spostamenti che un tempo avevo amato, stavano cominciando a stancarmi. Un nuovo seme era stato piantato e si trattava semplicemente di accettare che alcune cose erano cambiate. continuai a camminare in pace. raro oggi poter percorrere a piedi lunghe distanze dal momento che la terra separata dalla propriet privata. fortunatamente il nostro percorso era stato concordato anzitempo cos attraversammo una fattoria dopo laltra senza problemi. presi dalla frenesia della vita moderna, facile non accorgersi quasi della terra sotto ai piedi. sicuramente, molti di noi sentono una connessione con essa quando si fermano e assorbono la bellezza della natura. tuttavia, camminare sei giorni senza ostacoli, mi fece rendere conto di quanto mi mancasse quel legame, malgrado tutto il tempo trascorso in precedenza in gioiosa contemplazione del pianeta. lungo la strada, scoprimmo graffiti di popolazioni antiche e ci stupimmo davanti ai magnifici alberi rossi della gomma, vecchi centinaia di anni. cerano incisioni intricate e solchi dove le canoe erano state intagliate direttamente nella corteccia. scoprire le tracce di popolazioni passate, le cui trib erano scomparse da
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tempo, era toccante e stimolante allo stesso tempo. lenergia in certi posti era incredibilmente forte e capivo perfettamente perch la camminata fosse finalizzata alla guarigione. per di pi, gran parte delle fattorie che incrociammo mi ricordavano dove ero cresciuta. persino lodore di sterco di pecora scatenava il flusso di ricordi e fui felicissima di trovarmi di nuovo in quel clima secco e polveroso, anche se per poco. a ogni passo, la mia forma fisica migliorava e sognavo di fare ritorno a un mondo in cui camminare fosse il principale mezzo per spostarsi. aveva molto pi senso per me rispetto alla fretta e allaffanno della vita moderna. Un giorno, dopo aver perso il gruppo, trovai una pozza di acqua fresca dove farmi una nuotata e laccolsi come un ristoro. Mi svestii e nuotai nellacqua limpida e rinfrescante che mi rigener, purificando sia il corpo che lo spirito. ogni momento di quella settimana fu una gioia per lo spirito, perch la connessione con la natura cresceva sempre pi forte. il paesaggio cambiava costantemente mentre camminavamo dalla mattina alle otto fino a quasi le cinque del pomeriggio, poi ci accampavamo. altre tracce di una vita precedente punteggiavano il nostro sentiero. Un vecchio carro che un tempo si era impantanato nel fiume adesso faceva parte dellarido paesaggio e probabilmente era l da pi di cento anni. Un rifugio in pietra privo del tetto raccontava degli abitanti del fiume vissuti in altri tempi. per le migliori restavano le incisioni perch ci offrivano una lezione di storia unica, a conferma dellesistenza di quei popoli antichi di cui stavamo seguendo le orme. dopo sei giorni pieni e circa ottanta chilometri di cammino, arrivammo stanchi ma esaltati. fu con grande tristezza che dissi addio agli altri partecipanti, col cuore ancor pi greve perch la camminata si era conclusa. il giorno successivo vagabondai per altre cinque ore attorno al lago asciutto: non riuscivo a smettere di camminare. Qualche giorno dopo si tenne un festival musicale, organizzato con lo stesso spirito dellescursione. Mi trattenni per seguirlo e poi ripartii alla volta di Melbourne.
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grazie al cielo Harry era ancora vivo cos mi fu possibile passare ancora un po di tempo con lui. durante i dieci giorni che ero stata via per, la malattia aveva preso il sopravvento sul suo corpo e lo trovai piuttosto emaciato. la tonicit aveva abbandonato le sue cosce, un tempo muscolose; il suo grande viso tondo si era smagrito e la pelle pendeva floscia. Ma dentro era sempre lo stesso, un uomo piacevole e bello. la disperazione di Brian nel prendersi cura del padre era cresciuta in modo esponenziale. cercava di controllare tutto pi di prima e lasciava la casa al massimo per unora ogni pomeriggio. ero grata che sia io sia Harry avessimo gustato quei momenti di pace prima della mia partenza, perch adesso erano unoccasione assai rara. in aggiunta al comportamento ossessivo di Brian, cera anche il fatto che adesso Harry dormiva di pi. tuttavia, manco a farlo apposta, Brian fu richiamato fuori casa improvvisamente una mattina e dovette cedermi la cura del padre, sebbene con riluttanza. per fortuna Harry si sentiva meglio, relativamente al suo grave stato di salute. era sveglio e in grado di parlare almeno un po. su sua richiesta, gli raccontai dellescursione e delle rivelazioni che avevo avuto dentro di me mentre ero via. Mi chiese anche degli altri camminatori, se avessero assistito a eventuali cambiamenti positivi in loro o se li avessi notati io. cera un sacco di cose da dire. cosa hai intenzione di fare questa settimana in relazione agli amici, Bronnie? mi chiese con voce flebile. Quale momento della settimana dedicherai a stare con dei buoni amici? questo che voglio sapere. risi della sua perseveranza e dissi che avrei avuto tempo a volont per stare con altri amici dopo. adesso volevo godere del mio tempo con lui, Harry, che era un amico a tutti gli effetti. non sufficiente, mia cara ragazza. stai facendo quello che fanno gli altri. di sicuro a questora avrai imparato che devi prenderti del tempo anche per te stessa. trova un punto di equilibrio
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e ritaglia del tempo per stare regolarmente con gli amici. fallo per te, pi che per loro. ne abbiamo bisogno. Harry mi guard severamente, con uno sguardo di ammonimento. Ma sapevamo entrambi che la sua insistenza affondava le radici nellamore. aveva ragione. avevo bisogno di ritagliarmi del tempo per stare con gli amici regolarmente, invece che lavorare su turni di dodici ore e vedermi con loro solo dopo. per quanto amassi il mio lavoro e a volte condividessi con i clienti e i loro parenti momenti di gioia e allegria meravigliosi, era un mondo piuttosto serio in cui vivere. stare a contatto con i morenti e con la tristezza delle loro famiglie doveva essere bilanciato dalla leggerezza che solo gli amici possono dare. la mia vita era priva di gioia e fu solo in quel momento che riuscii a riconoscerlo sinceramente a me stessa. Hai ragione, Harry ammisi. sorrise e alz le mani per abbracciarmi. Mi piegai sul letto e lo strinsi a me, sorridendo. non si tratta solo di restare in contatto con i tuoi amici, mia cara ragazza. Ma anche di farti il dono della loro compagnia. lo capisci, vero? chiese sia con le parole che con gli occhi. annuendo con convinzione replicai: s Harry, capisco. poco dopo, lasciandolo riposare, fui grata che avesse voluto puntualizzare la cosa e per la sua schiettezza. Harry fu benedetto da una morte dolce. si spense nel sonno qualche sera dopo. sua figlia mi telefon per informarmi e mi ringrazi di cuore. le dissi che anche Harry mi aveva dato tanto. era stato un piacere per me conoscerlo. concediti il tempo di stare con gli amici riesco ancora a sentirlo. le parole di quel bravuomo dalle sopracciglia folte, il viso rosso e il grande sorriso continuano a vivere.

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riMpianto 5:
Vorrei aVer perMesso a Me stessa di essere pi felice

el ruolo di dirigente di una multinazionale, rosemary era una donna allavanguardia per il suo tempo. aveva scalato la piramide aziendale fino ai livelli pi alti molto prima che le donne occupassero questo tipo di posizione nel mondo del lavoro. Ma prima che ci accadesse, aveva vissuto ottemperando le aspettative della societ e si era sposata giovane. purtroppo per lei il matrimonio era sfociato in maltrattamenti sia fisici che psicologici. Quando un giorno fu quasi picchiata a morte, cap che era giunto il momento di fuggire per sempre da quella vita. Malgrado ci fosse una valida ragione per porre fine al matrimonio, divorziare era ancora motivo di scandalo ai tempi. cos, per mantenere integra la reputazione della famiglia in un paese dove il loro nome era molto conosciuto, rosemary si trasfer in citt e ricominci da zero. la vita le aveva indurito il cuore e il modo di pensare. adesso cercava conferma del suo valore e lapprovazione della famiglia nel successo, in un mondo dominato dagli uomini. non prese mai pi in considerazione lidea di una nuova relazione sentimentale. invece, attu la sua scalata con feroce determinazione, avvalendosi del suo alto quoziente intellettivo e del duro lavoro
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di cui era capace, finch non divent la prima donna nello stato a detenere una posizione di spicco nel management aziendale. abituata a dire agli altri cosa fare, rosemary godeva del potere che i suoi modi intimidatori le procuravano. Questo atteggiamento si rispecchiava nel trattamento che riservava alle sue badanti. si erano succedute luna allaltra perch non era mai contenta di loro, finch non ero arrivata io. le piacevo perch avevo lavorato in banca, cosa che ai suoi occhi mi salvava dallessere considerata una stupida. il suo modo di pensare non faceva certo vibrare le mie corde, ma non dovevo dimostrare nulla, perci decisi che avrebbe potuto giudicarmi nel modo che la rendeva pi felice. dopo tutto, aveva ottantanni e stava morendo. rosemary allora insistette affinch fossi io la sua badante principale. le mattinate erano particolarmente difficili a causa dei suoi atteggiamenti dispotici e cattivi. dal momento che allepoca avevo gi una forte consapevolezza di me, tolleravo il suo modo di fare fino a un certo punto ma sapevo che ci sarebbe stato un limite. Un giorno, quando il suo comportamento si fece particolarmente maligno e personale, le diedi il mio ultimatum. o diventava pi gentile o me ne sarei andata. al che mi url di andarmene, di uscire dalla sua casa e arriv a dire cose persino pi cattive di prima, mentre sedevo sul bordo del letto. Mentre mi urlava contro, non feci altro che restare seduta accanto a lei. Vattene allora. esci di qui continuava a gridare, indicando la porta. Me ne stavo seduta l, guardandola, inviandole sentimenti buoni e amorevoli, e aspettavo che si placasse. segu il silenzio. restammo sedute per un altro paio di minuti, senza parlare, ma abbastanza vicine da toccarci. Hai finito? chiesi, sorridendo in modo affabile. per ora rispose stizzita. annuii, senza aggiungere altro. restammo di nuovo in silenzio. infine, labbracciai, le diedi un bacio sulla guancia e andai in cucina, tornando di l a poco con un bricco di t. rosemary era seduta nella stessa posizione, e sembrava una bambina smarrita.
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laiutai ad alzarsi e attraversammo la stanza fino al divano. il t aspettava sul tavolino l di fianco. si sedette e mi guard sorridendo mentre le mettevo una bella coperta sulle gambe, poi mi sedetti anchio. sono cos spaventata e sola. ti prego, non te ne andare disse. Mi sento al sicuro con te. non vado da nessuna parte. Va tutto bene. se mi tratti con rispetto mi prender cura di te le dissi con franchezza. rosemary sorrise come una bimba bisognosa damore. allora resta per favore. Voglio che rimani. annuii e la baciai ancora sulla guancia, cosa che le fece allargare il sorriso. da allora in avanti le cose andarono meglio tra noi. Mi parl del suo passato permettendomi di capirla maggiormente e di come avesse sempre allontanato le persone. Quello schema comportamentale mi era noto perch lavevo assunto io stessa per lungo tempo, ma conoscevo anche i vantaggi di liberarsene, cos le spiegai che non era troppo tardi per consentire alle persone di avvicinarsi. rosemary disse che non sapeva come fare, ma che voleva provare a essere pi dolce. la malattia avanzava lentamente ma cerano chiari segni del suo diffondersi, soprattutto laumento della debolezza. allinizio fu un cambiamento lento e sebbene riuscissi a coglierlo, rosemary talvolta sembrava volerlo negare. Mentre pianificava di farmi tenere i suoi libri contabili e di mettere ordine nei suoi investimenti, parlava dettagliatamente di questo e di quello. io restavo in ascolto, sapendo che non sarebbe mai successo. Mi disse che avrebbe trascorso qualche ora con me per avviarmi al lavoro non appena ne avesse avuto le forze. Mi era gi capitato di avere a che fare con clienti che continuavano a fare progetti per il futuro, mentre le loro energie si affievolivano sempre pi. si ostinava anche a farmi prendere gli appuntamenti in citt, e voleva che telefonassi dalla sua camera da letto, dove poteva ascoltare ogni parola e interrompermi continuamente, gestendo lintera conversazione. poi mi toccava spostarli tutti, non cancellarli, uno alla volta. non si poteva negare che avesse una persona203

lit dispotica. sebbene fossi felice di fare certe cose inutili per lei, mi rifiutavo categoricamente di sottostare ad altre sue richieste. per esempio non ero disposta a sprecare tempo ed energie nella ricerca di oggetti che avevamo gi cercato in ogni angolo della casa. ogni giorno, le sue barriere emotive si abbassavano sempre pi e il nostro rapporto diventava pi stretto. i suoi parenti vivevano lontano, ma telefonavano regolarmente. cerano alcuni amici, ex partner in affari, che venivano a trovarla spesso. per lo pi per era una casa tranquilla con un bel giardino di cui godevamo insieme. Un pomeriggio mi stava guardando dalla sedia a rotelle l vicino, mentre ripiegavo alcune lenzuola, quando mi ingiunse di smettere di canticchiare. non sopporto che tu sia sempre felice e che canti continuamente dichiar tristemente. finii quello che stavo facendo, chiusi larmadio delle lenzuola, mi voltai e la osservai divertita. Be, cos. canticchi sempre e sei felice. Vorrei che a volte fossi triste anche tu. era tipico di rosemary pensarla cos e non ne fui affatto sorpresa. non ero sempre felice, ma quando lo ero se ne lamentava. non le risposi a parole ma mi limitai a guardarla, poi feci una giravolta, le mostrai la lingua e uscii dalla stanza ridendo. la cosa le piacque molto, perch quando rientrai poco dopo, sorrideva maliziosamente e con accettazione. da allora non condann pi il mio umore positivo. perch sei felice? mi chiese un mattino, qualche tempo dopo. Voglio dire, non solo oggi, ma in generale. perch sei felice?. la domanda mi strapp un sorriso, perch pensai a quanta strada avevo percorso dentro di me per riuscire ad arrivare al punto in cui mi veniva fatta una simile domanda. considerato quello che avevo dovuto passare nella mia vita mentre mi prendevo cura di rosemary, era una domanda alquanto commovente. perch la felicit una scelta, e cerco di farla tutti i giorni. ci sono momenti in cui non riesco. proprio come te, anche io ho avuto una vita difficile, in modi diversi, ma comunque difficile. per, invece di rimuginare su cosa andato storto e su quanta
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fatica ho fatto, cerco il pi possibile di trovare la gioia in ogni giornata e di apprezzare il presente dissi sinceramente. siamo liberi di scegliere su cosa concentrarci. io cerco di scegliere cose positive, come conoscerti, fare un lavoro che mi piace, non essere sotto pressione perch devo raggiungere un certo fatturato, e sono grata della mia salute e di ogni giorno che mi viene dato. rosemary sorrise e mi guard intensamente, mentre assorbiva le mie parole. Quello che non sapeva per, era che mentre mi prendevo cura di lei, mi ero ritrovata a dover affrontare personalmente la malattia. Qualche tempo prima, avevo subito un piccolo intervento. Quando lo specialista mi chiam con i risultati, mi disse che sarebbe stato necessario intervenire nuovamente con una operazione pi invasiva. gli risposi che ci avrei pensato su. non c niente su cui pensare, aveva affermato senza mezzi termini, devi fare questa operazione o potresti morire nel giro di un anno. gli ripetei che ci avrei pensato. avevo gi fatto grandi scoperte attraverso il mio corpo, e non c da sorprendersi visto che racchiude il nostro passato. il dolore e la gioia si manifestano nel fisico in un modo o nellaltro. essendo riuscita a liberarmi da sintomi minori in precedenza, risanando diverse emozioni dolorose, decisi che in quel momento mi veniva offerto un enorme dono di guarigione. cos avrei affrontato la malattia da quella prospettiva. avevo una dose sufficiente di paura da gestire per, e fui in grado di confidarmi solo con una o due persone. sarebbe servita tutta la mia forza per superare la cosa e per restare focalizzata su ci che volevo, ossia la guarigione. Quindi non potevo rischiare di farmi carico delle opinioni o delle ansie degli altri. potevano anche essere a fin di bene, ma non cera un centimetro di spazio per la paura degli altri in questo viaggio di guarigione. avere il coraggio di esprimermi emotivamente, di lasciare andare le cose da livelli molto profondi, divenne ancora pi importante e di certo la situazione volse al peggio per un po. Un sacco di fantasmi del passato tornarono a galla.
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a un certo punto, fu talmente difficile e doloroso che finii con accogliere il pensiero della morte, e supplicai la malattia di portarmi con s. Quando dovetti riflettere seriamente su tutta la mia vita e accettare che malgrado i miei sforzi, avrei potuto davvero soccombere alla malattia e non riuscire a vivere fino in tarda et, raggiunsi un punto in cui provai una pace straordinaria. rendermi conto che avevo gi vissuto una vita incredibile e che avevo avuto il coraggio di rispettare il mio cuore e la mia vocazione, mi permise di guardare in faccia la morte e di accettare entrambi i risultati. la pace che ne segu fu meravigliosa. Mentre continuavo a praticare la meditazione, lavoravo anche con diversi libri sulla guarigione e sulle tecniche di visualizzazione, oltre a rilasciare le emozioni che emergevano di volta in volta. iniziarono ad avvenire numerosi cambiamenti dentro di me. finalmente poi, raggiunsi uno stadio in cui sentii che il peggio era passato, e che mi trovavo sulla strada verso il benessere. Mi fu proposto un piacevole incarico di house-sitter in un piccolo cottage selvaggio, coperto di rampicanti e nascosto da una grande cancellata. si trovava in un sobborgo piuttosto ricco, ma era quasi invisibile e me ne innamorai a prima vista. affondare in una vasca da bagno era sempre stato una sorta di salvavita per me e questa casa ne aveva una enorme. trovandomi in un ambiente cos congeniale, decisi di fare un digiuno a base di succhi, come gi avevo fatto molte volte prima, e un paio di giorni di silenzio e meditazione. il mio corpo era un ottimo indicatore dello stato emotivo in cui mi trovavo. se si presentava un sintomo minore, capivo subito dove erano stati i miei pensieri o le mie attivit nei giorni o nelle settimane precedenti al suo manifestarsi. di conseguenza, nel tempo ero giunta a gioire del canale di comunicazione chiaro e sincero rappresentato dal mio corpo, ascoltavo sempre quello che aveva da dirmi e facevo del mio meglio per adottare metodi di miglioramento. spesso, clienti o amici ammettevano di aver capito che cera qualcosa che non andava dal punto di vista fisico molto tempo
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prima che si fossero decisi a fare qualcosa a riguardo. Ma essendo stata diretta testimone di come la vita perda di qualit quando viene a mancare la salute, avevo imparato ad agire nel modo migliore possibile al primo segnale di pericolo inviato dal corpo. la salute ti d una libert incredibile e quando se ne va, spesso per sempre. Una delle meditazioni che seguii mentre stavo nel cottage consisteva in un percorso guidato che avevo trovato in un libro acquistato di recente. Bisognava superare diverse fasi preliminari per arrivare al punto finale e avevo gi fatto gran parte del lavoro. nello specifico questo testo parlava dellintelligenza delle nostre cellule, di come collaborino tra loro e ci aiutino a sradicare il male dal corpo. si trattava di guarigione a livello cellulare. cos a met mattina mi sedetti sul mio cuscino per la meditazione e scivolai in uno stato di profonda pace interiore. eseguii le visualizzazioni e chiesi alle cellule di liberarmi dagli ultimi strascichi della malattia, se a quel punto ne rimanevano ancora dentro di me. poi mi ritrovai a correre verso il bagno per vomitare. il conato saliva dai recessi del mio corpo e continuai a vomitare per quelli che sembrarono anni, finch non mi sentii completamente svuotata. Mi sedetti sul pavimento del tutto prosciugata e mi appoggiai alla vasca da bagno. aspettai in una specie di stordimento, nel caso in cui avessi dovuto rimettere di nuovo. ed ecco arrivare un altro conato, e poi ancora, finch non cessarono definitivamente. Mi alzai facendo leva sulla vasca da bagno, visto che per lo sforzo non avevo pi energia. Mi faceva male lo stomaco per i conati ripetuti. tornai lentamente nella stanza della meditazione sentendomi molto cambiata; mi sdraiai sul morbido tappeto, tirai su di me una grande coperta, mi raggomitolai in posizione fetale e dormii per sei ore filate. la luce del tardo pomeriggio splendeva nella stanza e gli albori del freddo notturno mi risvegliarono delicatamente. sdraiata al calduccio sotto la coperta, in contemplazione della bella luce che brillava allinterno, ebbi limpressione di trovarmi in una nuova vita. Mandai una preghiera di gratitudine per la guida e il coraggio che mi avevano portata fino a questo stadio di guarigione e
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sorrisi tra me e me. il mio corpo era ancora debole per gli eventi della giornata. Ma mentre mi rimettevo in movimento, alzandomi ed entrando in sintonia con la sera, fui invasa da una sensazione di euforia. Mi preparai un pasto leggero dopo il digiuno e mi doleva il viso per la felicit. era finita. il mio corpo era guarito e da allora non si sono pi manifestati i segni della malattia. sebbene sia molto rispettosa delle scelte che ciascuno fa per la propria salute, sia che si tratti di operazioni chirurgiche, terapie naturali, tradizioni orientali o prodotti farmaceutici occidentali, io avevo scelto il metodo giusto per me. Mi ci era voluto tutto quello che avevo imparato fino ad allora per riuscire a superare quel momento, ma ce lavevo fatta. non mi mai sembrato opportuno condividere questa storia con i miei clienti, perch la strada che avevo scelto richiedeva una preparazione di quasi quarantanni attraverso le mie esperienze di vita, e molti mesi di guarigione. non sarebbe stato corretto offrire loro false speranze. Ho conosciuto tutte queste persone quando erano gi troppo vicine alla fine della malattia e della loro esistenza. grazie a questa esperienza, apprezzai ancor di pi il dono della mia vita e scoprii che essere felici una scelta quotidiana, una nuova abitudine da integrare nel modo di pensare. cerano giorni in cui non riuscivo a essere felice, ma penso che accettare la cosa porti lo stesso a una esistenza pi serena. farlo ti permette di accettare i giorni pi duri, nella consapevolezza che racchiudono anchessi dei doni e che passeranno, perch la gioia ti aspetta dallaltra parte. comunque, scegliere in modo consapevole di focalizzarmi sulla felicit e sulle cose belle quando potevo stava creando senzaltro dentro di me dei cambiamenti positivi. cos, quando rosemary mi chiese perch canticchiassi in continuazione e fossi sempre allegra, la ragione era che avevo appena vissuto un miracolo autoindotto e mi sentivo molto forte e fortunata. pi tardi, quel giorno, rosemary mi confess che voleva essere felice ma non sapeva come fare. Be, fai finta di esserlo, per una mezzora. forse ti piacer al punto da diventarlo veramente. a ogni
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modo, latto fisico di sorridere cambia le tue emozioni. Quindi ti sfido a non corrucciarti, a non lamentarti e a non dire cose negative per mezzora. invece, pronuncia parole carine, focalizzati sul giardino se devi, ma ricordati di sorridere la istruii. le ricordai che non lavevo conosciuta in passato, perci poteva essere ci che voleva adesso. a volte la felicit necessita di uno sforzo consapevole. credo di non aver mai pensato di meritarmi la felicit, sai. la fine del mio matrimonio ha macchiato il buon nome della famiglia. come faccio a essere serena? chiese con una sincerit tale da spezzarmi il cuore. permettiti di esserlo. sei una bella donna e meriti di conoscere la felicit. permetti a te stessa di farlo e scegli di essere felice. gli ostacoli di rosemary erano gli stessi che avevo conosciuto molto bene in passato. cos le ricordai che lopinione della famiglia o la sua reputazione potevano privarla della gioia solo se glielo avesse permesso, e le risollevai lumore con qualche battuta, mentre laiutavo a liberare la sua felicit. sebbene allinizio avesse esitato, rosemary inizi a darsi il permesso di essere serena, abbassando la guardia ogni giorno di pi, spesso condividendo un sorriso che di tanto in tanto si trasformava in una risata. ogni volta che il suo vecchio modo di fare tornava alla ribalta, quando per esempio mi ordinava sgarbatamente di fare qualcosa, mi limitavo a fare una risata e a dire: non ci penso proprio!. allora, anzich accentuare la sua scortesia, rideva anche lei e me lo chiedeva in modo pi gentile, al che io acconsentivo senza fare storie. tuttavia, a quel punto la sua salute si stava affievolendo ogni giorno di pi e se ne rendeva conto anche lei. per quanto continuasse a raccontare del momento in cui mi avrebbe mostrato come tenere i suoi libri contabili, non sembrava pi tanto sconvolta se non partecipavo discorrendo della cosa con entusiasmo. anche il tempo che passava fuori dal letto era diminuito. dovette rassegnarsi a essere lavata l, perch era troppo rischioso per la sua salute e per la mia schiena cercare di spostarla nella doccia.
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se mi trattenevo troppo a lungo nel resto della casa impegnata in qualche faccenda, mi chiamava per tenerle compagnia. il suo letto restava libero accanto a lei perch adesso giaceva in uno da ospedale. era necessario perch rosemary non era pi in grado di collaborare per alzarsi. le pompe idrauliche del letto da ospedale le permettevano di stare seduta senza che mi rompessi la schiena per sollevarla, o che se la rompesse la badante del turno di notte. cos quando non cerano altri compiti da svolgere se non quello di tenerle compagnia, presi labitudine di sdraiarmi sul suo vecchio letto a chiacchierare. rosemary stava pi comoda sdraiata sul fianco, cos faceva meno fatica ed era una posizione piuttosto confortevole anche per me. dopo poco prendemmo labitudine di farci un pisolino nel pomeriggio. la strada di casa sua era tranquilla a quellora del giorno e io sarei stata proprio l accanto se avesse avuto bisogno di qualcosa. cos dormivo bene anchio, mettendomi al calduccio sotto le coperte. Quando ci svegliavamo, ci raccontavamo i sogni fatti e restavamo sdraiate a chiacchierare finch non dovevo alzarmi per sbrigare delle faccende. sono stati momenti teneri e speciali per entrambe. Un pomeriggio, mentre eravamo sdraiate a chiacchierare, rosemary mi chiese comera la morte, come avveniva il trapasso. non era la prima persona a rivolgermi quella domanda. suppongo che sia lo stesso che interrogare gli altri sulla loro esperienza in varie situazioni, come le donne gravide che chiedono come sia il parto. oppure chi viaggia cerca di sapere da altri viaggiatori come hanno trovato un certo paese. in questo caso, per, una persona che sta per morire non pu interrogare chi gi morto, perch difficilmente riceverebbe una risposta. cos spesso i clienti chiedevano la mia opinione e sinformavano sulla mia esperienza. con franchezza, raccontavo sempre di come stella se ne fosse andata sorridendo. dicevo anche di come tutti i trapassi a cui avevo assistito fossero avvenuti in breve tempo. Quello di stella dava loro pace, proprio come era successo a me quando ero stata presente. nella societ moderna, si d pochissima importanza al benessere spirituale ed emotivo nel trattamento dei malati terminali,
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o di chi malato in generale. a meno che il paziente non abbia la fortuna di trovarsi in un centro che si occupi anche di questi aspetti della vita, di solito viene lasciato a rimuginare senza risposte. e ci lo spaventa terribilmente, oltre a isolarlo. c un enorme divario tra la cura della salute fisica e anche solo il riconoscimento del legame con quella spirituale o emotiva, nella societ moderna. Unificando queste esigenze e curando tutti gli aspetti del viaggio individuale, il morente sarebbe in grado di riconciliarsi con se stesso prima delle sue ultime settimane o giorni. Questo ambito rappresenta un punto debole a causa della tendenza a nascondere la morte agli occhi della societ. chi sta per andarsene ha tantissime domande da fare, cose che avrebbe potuto chiedere molto prima se avesse pensato al fatto che un giorno non ci sarebbe pi stato, come succeder a tutti noi. se questi interrogativi su argomenti tanto profondi fossero posti per tempo, gli uomini troverebbero molto prima le risposte e la pace personale. allora a nessuno capiterebbe di vivere negando lavvicinarsi della morte per paura di affrontarla, come invece spesso accade. Ma venne il giorno in cui rosemary non pot pi negare la sua condizione. cerano volte in cui voleva stare sola, per riflettere, diceva. Una sera, sul presto, mentre rientravo nella sua stanza, dichiar: Vorrei aver permesso a me stessa di essere pi felice. che razza di persona infelice sono stata! pensavo di non meritare la felicit. Ma invece s. adesso lo so. ridere con te stamattina mi ha fatto capire che non cera affatto bisogno di sentirmi in colpa di essere contenta. seduta sul bordo del letto lascoltavo mentre proseguiva. si tratta proprio di una nostra scelta, vero? possiamo impedirci di esserlo perch pensiamo di non meritarlo, o perch permettiamo alle opinioni degli altri di diventare parte di ci che siamo. Ma non cos, vero? possiamo essere tutto quello che ci autorizziamo a essere. Mio dio, perch non lho capito prima? che spreco!.
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le sorrisi con amore: Be, rosemary, successo anche a me. Ma essere gentili e compassionevoli un modo pi salutare di trattare se stessi. a ogni modo ci sei arrivata ora, e sei riuscita a far entrare nella tua vita un po di felicit. abbiamo passato momenti bellissimi insieme. ricordando le cose di cui avevamo riso, rosemary concord ridacchiando sommessamente e si ritrov di nuovo in uno stato danimo allegro. sta iniziando a piacermi chi sono diventata ultimamente, Bronnie, questa parte pi leggera di me. sorridendo, confermai che anche a me piaceva questo suo lato. oh, ero una tiranna? ridacchi, ripensando alle nostre prime settimane insieme. Ma tra di noi non ci furono solo risate. ci sono stati anche momenti di tristezza, per quanto dolci, in cui ci tenevamo per mano e piangevamo insieme, sapendo ci che laspettava. almeno negli ultimi mesi rosemary aveva goduto di un po di felicit. aveva un cos bel sorriso. riesco ancora a vederlo. il suo ultimo pomeriggio, la polmonite si acutizz e le si riemp la gola di muco. nel frattempo era sopraggiunto qualche parente e anche un paio di sue care amiche. sebbene la sua dipartita non fu la pi serena a cui abbia assistito, fu incredibilmente rapida. Quella cara donna se nera andata altrove. Quel pomeriggio era di turno linfermiera, che arriv con dieci minuti di ritardo. Mentre i parenti di rosemary e le amiche erano in cucina a chiacchierare, noi la lavammo e le mettemmo addosso una camicia da notte pulita. linfermiera non aveva mai conosciuto rosemary e mentre ci prendevamo cura del suo corpo, mi chiese che tipo di persona era stata. guardai il corpo della mia cara amica e il suo volto sereno per sempre addormentato e sorrisi. fui travolta dai ricordi dei nostri pomeriggi passati coricate nei letti gemelli. rividi anche le immagini di rosemary che rideva, o che mi porgeva la guancia. era felice risposi sinceramente. s. era una donna felice.

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la felicit adesso
ra i miei clienti, cath era di gran lunga la pi filosofa di tutti. aveva unopinione su tutto, ma non in modo ottuso, bens approfondito. siccome amava il sapere e la filosofia, aveva assorbito una enorme quantit di conoscenze nel corso dei suoi cinquantuno anni di vita. inoltre viveva ancora nella casa in cui era nata. Mia madre nata e morta qui. anche io far lo stesso affermava con determinazione. era amante dei bagni, quindi le conversazioni migliori che intessemmo durante i primi mesi insieme di solito avvenivano con lei nella vasca e io seduta su uno sgabello l di fianco. dal momento che anche a me piaceva tantissimo stare a mollo, ero determinata ad aiutare cath a usare la sua vasca il pi a lungo possibile. dopo poco per, sindebol al punto da non avere pi le forze per entrarci e uscire, neanche con il mio aiuto. il rischio che cadesse era troppo alto. Quando cap che probabilmente quello sarebbe stato il suo ultimo bagno, inizi a piangere e le sue lacrime cadevano nellacqua che la circondava. sto perdendo tutto. adesso tocca al bagno pianse. poi sar camminare. poi non sar pi nemmeno capace di stare in piedi, e poi toccher a me. sar il mio turno di andare. la mia vita si sta spegnendo a poco a poco. il suo pianto si trasform in singhiozzi, profondi e irrefrenabili. per quanto mi dispiacesse per lei, e fossi l l per piangere anchio, era un bene che riuscisse a tirare fuori le proprie emozioni con tanta onest. dai recessi dellanima, cath pianse un fiume di lacrime. Quando sembr che non fosse rimasto pi niente da esprimere, rest seduta serenamente nella vasca, sfinita dai singhiozzi, fissando lacqua o disegnando delle figure sulla sua superficie. poi ricominci di nuovo, e ogni singhiozzo proveniva da un posto ancor pi primitivo e profondo di prima. pianse per ogni ricordo
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triste che aveva albergato dentro di s, per tutte le persone che aveva perso, per tutte quelle che avrebbe lasciato andandosene. Ma soprattutto, pianse per se stessa. ogni volta che cercavo di lasciarla sola, per darle un po di privacy, scuoteva la testa e mi chiedeva di restare. cos sedevo sullo sgabello, inviandole amore, senza parlare, semplicemente restando l mentre sospirava. era straziante ma salutare allo stesso tempo sapere che si stava liberando di cose sepolte tanto in profondit. pass mezzora e lacqua stava perdendo il suo calore, perci mi offrii di rabboccare la vasca con dellaltra pi calda. cath scosse la testa: no, va bene cos. ora e cos dicendo tir il tappo e mi guard in cerca daiuto per alzarsi e uscire. pi tardi la portai fuori al sole con la sedia a rotelle. indossava la sua vestaglia azzurro chiaro e le ciabatte rosso fiammante, e sembrava in pace. ascolta questo uccello sorrise. sedemmo entrambe in silenzio, deliziate dal suo canto, sorridendo ancor di pi quando udimmo il suo compagno rispondergli da un albero pi su, lungo la strada. ogni giorno un dono adesso, sai. sempre stato cos, ma solo ora ho rallentato il ritmo abbastanza da riuscire a scorgere lenorme bellezza che ogni giorno ci offre. possiamo dare cos tante cose per scontate. ascolta. diversi canti squillarono da alcuni alberi l vicino. cath spieg come fosse giunta a capire che forza incredibile fosse la gratitudine. troppo facile volere sempre di pi dalla vita diceva, e va bene fino a un certo punto, perch espandere ci che siamo fa parte del processo di evoluzione e di creazione. Ma siccome non avremo mai tutto quello che vogliamo, e dal momento che il processo di crescita non si ferma mai, apprezzare ci che abbiamo gi ottenuto lungo il cammino la cosa pi importante. la vita va veloce affermava, sia che duri ventanni, che quaranta o ottanta. aveva ragione. ogni giorno di per s un dono e una benedizione. e comunque tutto quello che abbiamo: il momento in cui ci troviamo. negli scorsi ventanni avevo tenuto un diario della gratitudine, dove alla fine della giornata annotavo alcune cose di cui ero
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grata. spesso cerano tante cose per cui provare gratitudine. Ma di tanto in tanto, nei momenti pi cupi, facevo fatica a trovarne anche solo una. la stanchezza emotiva mi aveva logorata al punto che anche trovare motivi di gioia era una fatica. eppure ho sempre insistito. persino allora riuscivo a trovare cose di cui essere riconoscente, come lacqua limpida, un posto dove dormire, il cibo nello stomaco, un sorriso da un estraneo, o il canto di un uccello. Ma, come spiegai a cath, sebbene apprezzassi le cose alla fine della giornata, quando le annotavo sul diario, mi ci era voluta un po di pratica per abituarmi ad apprezzarle mentre si verificavano, soprattutto quelle pi complesse. riuscii per a introdurre la consuetudine di pronunciare una muta preghiera di ringraziamento ogni volta che mi veniva offerto un dono. la natura aveva sempre ricevuto subito il suo ringraziamento. per esempio, se una brezza leggera mi accarezzava il viso, ero grata per il fatto di essere abbastanza in salute da trovarmi allaperto per sentirla. Ma volevo imparare a essere riconoscente anche di altre cose lungo il cammino. sebbene scrivere sul diario mi avesse fatto aprire a un livello maggiore di gratitudine, riuscire finalmente a vivere nel presente mi permise di infonderla in ogni istante della vita quotidiana. c una ragione per dire grazie a ogni ora, decisi, e fu cos che si creata in me questa nuova abitudine. allora sono certa che ricevi tante cose belle se manifesti la gratitudine lungo il cammino! mi disse cath. Quando lo permetto, cath, quando ricordo il mio stesso valore e lo lascio fluire, s. Ho avuto decisamente tante cose belle nella vita. a volte devo solo togliermi di mezzo. proprio come per ognuno, la gioia arriva pi facilmente quando mi trovo in uno stato di gratitudine e di flusso. cath rise alla mia teoria e si disse daccordo. s, la felicit vuole fluire fino a noi. Ma senza riconoscenza, e se non ci concediamo di viverla, le impediamo di raggiungerci. la maggior parte della gente non si rende conto della fortuna che ha. nemmeno io lho fatto per lungo tempo, ma ho iniziato a capirlo prima che mi
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colpisse la malattia, cos sono riuscita a vivere partendo da uno stato migliore dentro di me. dopo un po di tempo passato piacevolmente al sole, cath volle mangiare e fare un pisolino. il suo pranzo era composto da gelato e frutta bollita. era tutto quello che riusciva a mandare gi. Qualsiasi altra cosa le richiedeva troppa fatica per essere masticata, diceva, e non aveva sapore. dopodich le sollevai le gambe fin sul letto e la sistemai in una posizione comoda, poi chiusi le tende. di recente i medici le avevano aumentato la dose di analgesici, cosa che le dava pi agio ma allo stesso tempo la sfiniva. cos si addorment subito di un sonno profondo. Quando fu sera, lex fidanzata di cath fece un salto per salutarla. non cerano sentimenti spiacevoli tra loro. erano rimaste buone amiche dopo la rottura pi di dieci anni prima. la loro era unamicizia rispettosa e cortese. anche altre persone facevano visita regolarmente, come suo fratello maggiore con la moglie e i figli, e quello minore. di tanto in tanto compariva anche qualche vicino e i colleghi di lavoro venivano tutte le volte che potevano. era una donna molto amata. dalle varie storie che sentii riferire dai suoi visitatori, cath era stata molto motivata al lavoro e aveva sempre dispensato energia positiva a tutti. ora, come tutte le persone che si avvicinano alla morte, le piaceva tantissimo essere aggiornata sulle loro esperienze e su cosa stesse accadendo nel mondo fuori dalle mura di casa sua. Quando chi sta per morire non pu pi vivere fuori casa, sembra assaporare ogni frammento di notizia proveniente dallesterno. spesso amici e parenti non sapevano cosa dire. ascoltare le storie di ci che accade fuori tiene le persone nel flusso delle cose e questo positivo per loro, non negativo. cos era per cath, senza dubbio. Voleva farsi raccontare il pi possibile cose belle. Ma per gli amici che le facevano visita era dura, perch spesso erano addolorati allidea dellimminente perdita. grazie al legame che si era creato tra noi, ero in grado di parlarle apertamente di tutto. cos, su richiesta della sua
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amica sue, un giorno accennai alle emozioni che provavano i suoi ospiti. sue si sforzava di essere positiva con la sua amica, quando invece tutto quello che desiderava era piangere a dirotto ogni volta che andava a trovarla. Mi raccont che prima di entrare restava fuori, seduta in macchina, concentrandosi per essere forte e mostrarsi felice prima di ogni visita. poi, dopo, se ne stava ancora seduta l fuori piangendo a dirotto. credo di capire ammise cath pi tardi. solo che non so se sono capace di gestire anche la tristezza di sue oltre alla mia. non posso farmi carico anche di quella. Ma tu non devi fartene carico dissi. solo permettile di esprimersi sinceramente senza cambiare argomento quando condivide i suoi sentimenti con te. Ha bisogno di comunicare certe cose e tutto quello che devi fare consentirglielo. non addossartene il peso. non te lo sta chiedendo. Ha solo bisogno di dirti quanto ti vuole bene, e non riesce a farlo senza piangere o se non glielo permetti. cath capiva dove volessi andare a parere e disse di sentirsi male per aver creato tanta tristezza negli altri. ne era quasi imbarazzata. dio, cath, a questo punto della tua vita, conta ancora qualcosa lorgoglio?, le chiesi a brucia pelo, ma con gentilezza. rise per tutta risposta. esci allo scoperto e permetti agli altri di dirti quanto ti vogliono bene la esortai. sorrise e rest in silenzio per un attimo prima di rispondere. Qualche tempo fa, quando mi stavo rendendo conto della gravit della mia malattia, ho imparato ad accettare le mie emozioni e a non respingerle. Vengono fuori e io adesso le lascio fare. ecco perch quel giorno nella vasca da bagno mi sono sentita libera di singhiozzare davanti a te. Ho imparato ad accogliere i miei sentimenti per quel che sono nellistante in cui si manifestano, senza rimandarli indietro cercando di bloccarli. non sono altro che un sottoprodotto dei miei pensieri e della mia mente. so che possibile creare nuove emozioni focalizzandosi sugli aspetti positivi. i sentimenti dentro di me sono gi una parte del mio io attuale, e vengono rilasciati al meglio, senza essere trattenuti come un
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fardello. eppure eccomi qui, irrispettosa di quelli degli altri, a impedire loro di esprimersi sinceramente. cath scosse la testa e sospir. poi dopo un momento di riflessione, mi guard sorridendo e disse: suppongo che sia giunta lora per me di essere coraggiosa e di lasciare che versino le loro lacrime. annuendo, suggerii che le cose avrebbero potuto mantenersi sempre su toni leggeri nelle occasioni successive. Ma il carico di emozioni che i suoi amici e i suoi cari si portavano dietro andava necessariamente condiviso. lamavano e avevano bisogno di dirglielo e di dimostrarglielo, anche se ci a volte li avrebbe fatti piangere. subito dopo ci furono molte conversazioni dolorose tra cath e i suoi visitatori, ma lamore che ne scatur fu esaltante. i loro cuori si erano aperti e sebbene in un certo senso si stessero spezzando, erano anche in fase di guarigione grazie allespressione dellamore che ora era libero di fluire. Un giorno particolarmente intenso, la sua ultima amica era appena uscita ridendo tra lacrime di gioia e di tristezza per le battute che si erano scambiate. Quando se ne fu andata, cath mi guard con amore: s, importante tirare fuori i sentimenti, accettarli. e fa bene anche ai miei amici disse. avranno anche dei ricordi migliori, per loro. non resteranno bloccati dal peso di cose che non dovrebbero portare. felice della sua analisi, annuii comprendendola appieno. nei giorni pi neri, finalmente ero riuscita a separare me stessa dai sentimenti che provavo, capendo che non si trattava altro che dellespressione del mio dolore, o della gioia, e che non rappresentavano il mio vero io. proprio come ciascuno di noi, conservavo la saggezza della mia anima. Ma per conoscere il mio vero s, la saggezza divina interiore, dovetti permettere ai sentimenti di emergere. altrimenti, mi avrebbero impedito di raggiungere il potenziale della persona che ero destinata a essere. cos fui felicissima di sentire cath giungere alle mie stesse conclusioni, esprimendole con parole sue. essendo di corporatura esile, ci volle poco perch iniziasse a sembrare malata, dal momento che continuava a calare di peso:
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il tempo a mia disposizione sta scadendo. non posso ignorarne i segnali, questo certo dichiar un mattino, mentre sedeva sulla comoda. tante delle conversazioni coi miei clienti erano avvenute mentre stavano seduti a fare i loro bisogni mattutini sul w.c. portatile, con me seduta l vicino. il fatto che stessero avendo un movimento intestinale non ci fermava. faceva solo parte della routine e non cera ragione di lasciare che unincombenza simile intralciasse un buon racconto. Mentre aiutavo cath a tornare a letto, le confermai quanto sospettava. Una volta tornata a letto, disse: non mi dispiace di come ho vissuto, perch ho imparato dalla maggior parte delle cose che ho fatto. Ma se dovessi rifare qualcosa in modo diverso, se ne avessi la possibilit, permetterei a me stessa di essere pi felice. fui alquanto sorpresa che proprio lei pronunciasse queste parole. le avevo gi sentite dire da altri clienti, ma cath mi sembrava una persona felice, certo, per quanto possa esserlo una persona che sta per morire e che sta fisicamente malissimo. cos la interrogai a riguardo. Mi spieg di quanto avesse amato il suo lavoro e di quanto si fosse concentrata troppo sui risultati. aveva lavorato a progetti per giovani problematici e aveva sempre creduto che dare il proprio contributo fosse fondamentale per essere soddisfatti nella vita. tutti noi abbiamo delle doti da condividere, nessuno escluso. non importa che lavoro fai. ci che conta cercare di dare un contributo consapevole, nella speranza di creare un mondo migliore continu cath. lunico modo in cui le cose possono migliorare renderci conto che siamo tutti interconnessi. da soli non possiamo fare niente di buono. se solo riuscissimo a collaborare per il bene comune, invece che luno contro laltro in competizione e mossi dalla paura!. Malgrado fosse sfinita e trascorresse il tempo per lo pi confinata a letto, cath aveva ancora molte cose da dire. avevo il sospetto che la filosofa che cera in lei sarebbe stata lultima ad andarsene, e ne ero pi che felice. Mentre continuava, le spalmai la crema sulle braccia e sulle mani. tutti abbiamo un contri219

buto positivo da dare. io ho dato il mio. Ma mentre cercavo lo scopo della mia esistenza, mi sono dimenticata di gustarmi la vita. tutto dipendeva dal risultato della mia ricerca. poi, quando ho trovato il lavoro che amavo, un lavoro che potessi svolgere con lintento sincero di dare il mio contributo, ho continuato a basarmi sui risultati. era una cosa che avevo visto di frequente. erano anche frasi tipiche da parte dei clienti. lavorando per obiettivi, troppo spesso si trascura il presente. era questo ci di cui parlava cath. la sua felicit era dipesa dal risultato finale e non si era goduta il processo che lavrebbe portata fino a l. commentai dicendo che nessuno era immune dal farlo a volte, me compresa. lei continu: s, ma in questo modo mi sono privata di una potenziale felicit. questo che intendo quando dico che avrei voluto agire diversamente. importante, certo, lavorare per trovare il proprio scopo e contribuire al mondo, con ogni capacit. Ma permettere che la propria felicit dipenda dal risultato finale non il modo giusto per farlo. provare gratitudine per ogni giorno che ci viene donato la chiave per riconoscere la felicit nel presente e gioirne. non solo quando ottieni i risultati sperati o quando vai in pensione, o quando succede questo o quello. cath sospir, sfinita dal suo sfogo ma mossa dallurgenza di essere ascoltata, come accadeva spesso. dopo averla ascoltata e averle detto che capivo benissimo i suoi pensieri, le sistemai le coperte e andai in cucina a preparare del t. Mentre raccoglievo qualche foglia di lemongrass in giardino ripensai alle parole di cath. Mi tornarono in mente anche quelle molto simili pronunciate da altri clienti. Un uccello cantava e il profumo della lemongrass, ora nella teiera, si spandeva per tutta la cucina; in quel momento non fu difficile sentirmi presente e riconoscente. poi cath volle rilassarsi e ascoltare, cos mi chiese di raccontarle dove vivessi. risi un pochino e spiegai che quella era la prima domanda che mi facevano sempre gli amici quando mi chiama220

vano. dove sei adesso? erano parole ben note alle mie orecchie. cos le raccontai tutto, dei miei primi anni alla deriva, seguiti da un pi recente periodo come house-sitter e di come mi fossi resa conto da poco che non avevo pi lenergia di una volta, e desideravo avere una vita meno nomade. Badare alle case daltri a Melbourne non era unattivit costante e disponibile come era stato a sydney. non sapere dove avrei vissuto di l a una settimana stava iniziando a stancarmi, cos come tutto il processo di spostamento che comportava vivere a quel modo. ci che un tempo mi piaceva tanto e mi aveva fatto felice ora iniziava a esaurirmi. dopo essere stata da qualche amica tra un periodo e laltro come house-sitter, avevo preso in affitto la stanza libera in una casa di propriet di una donna che conoscevo poco. sebbene le fossi grata della sua generosit e di non dovermi spostare ogni poche settimane, era pur sempre il suo territorio. cos non mi sembr mai casa mia e non era certo la soluzione ideale per un lungo periodo. Ma le cose dovevano proprio andare cos, perch quella situazione mi serv da stimolo e intensific il desiderio di uno spazio tutto mio. erano passati quasi dieci anni ormai da quando avevo avuto una cucina e una casa mie. ii desiderio di tornare ad averle cresceva di giorno in giorno. cath diceva che non riusciva nemmeno a immaginare una vita simile alla mia, essendo rimasta nella stessa casa per cinquantuno anni. ribattei che nemmeno io riuscivo a immaginarmi la sua vita e che, nonostante stessi iniziando a desiderare di avere uno spazio tutto mio, una parte di me avrebbe sempre amato vagabondare. adesso per, preferivo avere una base fissa e viaggiare partendo da l, piuttosto che spostarmi di casa in casa come se mi prudessero i piedi. gli anni di vagabondaggio, che avevano fatto parte di me nella mia vita da adulta, rappresentavano molto di ci che ero stata un tempo. Ma stavano avvenendo dei cambiamenti dentro di me e non avevo pi n il desiderio n lenergia per mantenere quello stile di vita. tutto quello che volevo davvero era avere ancora una cucina e lintimit di un posto solo mio.
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daccordo sul fatto che i mutamenti fossero parte naturale della vita, cath rise e disse che ero leccezione che confermava la regola avendo fatto cos tanti cambiamenti nella mia esistenza. risposi che la gente come me doveva bilanciare le persone come lei che avevano vissuto per mezzo secolo nella stessa casa, e finimmo col ridacchiare entrambe. le nostre esistenze erano molto diverse eppure, grazie allamore che condividevamo per la filosofia, avevamo instaurato un legame fortissimo. cath volle sapere come mai fossi finita a lavorare come badante e rimase sorpresa quando le raccontai di tutti quegli anni passati nel settore bancario. oh, non riesco proprio a immaginarmelo disse sorpresa. nemmeno io, grazie a dio risi. Mi lasciava di stucco ripensare a quel periodo, a quante cose possono starci in una vita e a quanto fosse difficile anche solo rivedermi in quel mondo, per non parlare di tutto il tempo che ci avevo passato. collant, tacchi alti e divisa aziendale non mi sono mai andati a genio, cath, tanto meno una realt cos strutturata. non mi sorprende, visto e considerato la vita che hai scelto da allora ridacchi, prima di tornare seria e chiedermi da quanto tempo facessi quel lavoro e se non avessi altre ambizioni professionali. non cera ragione di trattenersi. avevo gi imparato limportanza della sincerit e mi faceva sentire benissimo poter parlar liberamente di questo argomento. in quel periodo mi erano venute in mente tante cose a riguardo e parlare con cath mi aiut a fare chiarezza. da un po di tempo a quella parte, negli ultimi dodici mesi, mi era balenata lidea di tenere delle lezioni in carcere su come scrivere e comporre canzoni. non conoscevo affatto il sistema carcerario, eppure quellidea non mi abbandonava. nel tempo, il seme aveva continuato a crescere lentamente. di recente avevo contattato una donna meravigliosa che mi aveva preso sotto la sua ala, aiutandomi a capire come trovare delle sovvenzioni. s, torna a vivere Bronnie. bello quello che fai qui e ovviamente fa parte del tuo scopo in questa esistenza. Ma a volte
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deve essere deprimente. Quando le dissi che facevo quel lavoro da otto anni ormai, sentii qualcosa smuoversi dentro di me, la consapevolezza che mi trovavo vicino a uno stallo se avessi continuato cos. stavo iniziando a esaurirmi. Vedere le persone trovare la pace ed essere testimone della loro evoluzione al tramonto della vita stato un onore incredibile. sono stata ripagata enormemente in quanto a soddisfazione e realizzazione. non potevo negare di aver amato quella professione e ancora la amavo. Ma volevo anche lavorare dove potesse esserci un po pi di speranza, accanto a persone che avessero unoccasione di crescere e cambiare sensibilmente la loro vita prima di morire. anche il desiderio di operare solo in ambito creativo era cresciuto dentro di me, cos come la speranza di lavorare di pi da casa, una volta che avessi trovato uno spazio che fosse tutto mio. ascoltarmi mentre raccontavo a cath tutti questi pensieri infuse nel processo una energia palpabile. senza che me ne rendessi conto, lidea di insegnare in una prigione occup sempre pi la mia mente. il mio tempo nel settore dellassistenza domiciliare stava volgendo al termine. doveva essere cos. avevo dato tutto quello che potevo. poco prima di andarsene, cath ebbe una seconda risalita e sembr migliorare per un paio di giorni. avevo gi assistito a cambiamenti simili in passato e telefonai a tutti i suoi visitatori regolari per avvisarli di venire, e stare un po di tempo con lei perch stava arrivando alla fine. alcuni di loro misero in dubbio quello che avevo detto perch cath sembrava in forma e le sue energie erano migliorate. come se dopo aver assistito alla lunga malattia di qualcuno, ci venisse data la grazia. ci aiuta a ricordare quelle persone con la scintilla vitale che avevano quando ancora la malattia non aveva preso il sopravvento. la sua stanza risuon di risate per due giorni mentre lei faceva battute argute e godeva di meravigliosi momenti di lucidit con amici e parenti. il giorno successivo per, mi ritrovai davanti una donna morente, capace a stento persino di rispondermi a parole. non aveva pi forze e rimase in questo stato per altri tre giorni. per lo pi
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dormiva, ma quando era sveglia mi sorrideva mentre le cambiavo il pannolone e la lavavo. anche urinare sulla comoda ormai era un lusso del passato. gli amici venivano e se ne andavano con fare solenne, consapevoli di aver appena detto addio alla loro cara cath. alla fine del terzo giorno era evidente che non avrebbe superato la notte. cos quando finii il turno, restai l con il fratello e la cognata. la badante di notte non aveva mai visto un cadavere ed era molto sollevata che io restassi. ripensando a quando mi ero ritrovata in quella posizione, anni prima, capii quanto fossi arrivata lontano. allora non avevo la minima idea di tutte le belle persone che avrei conosciuto cos intimamente, n la gioia imprevedibile delle lezioni che avrei imparato. gli antidolorifici le vennero somministrati per vena negli ultimi giorni, perch non riusciva pi a ingoiare compresse solide. linfermiera che lassisteva venne nel pomeriggio per iniettargliene ancora un po. cath non era pi cosciente n lucida. Questo lultimo disse al fratello e a me. non superer la notte, a ogni modo. la ringraziammo affettuosamente e io laccompagnai fuori. se ne andr nel giro di unora mi disse linfermiera mentre la salutavo al cancello. cera cos tanta gioia e tristezza in questo ruolo: tristezza nel dire addio e nel lasciare andare. felicit per la fine delle loro sofferenze e per lamore condiviso. era una sensazione agrodolce e lentamente qualche lacrima mi scivol sul viso. cath non aspett unaltra ora. trapass mentre rientravo nella stanza. il suo respiro aveva rallentato e poi si era fermato. la guardai giacere sul letto, il suo spirito luminoso ora era altrove, e sorrisi tra le lacrime, risentendo la sua voce nella testa: non stare accanto a chi muore per sempre, lascia entrare un po di gioia mi aveva detto in un flebile sussurro la mattina precedente. scoppiai in lacrime e non mi trattenni, mentre stavo vicino al suo letto. Buon viaggio amica mia dissi in silenzio, con il cuore. suo fratello e la cognata si avvicinarono al letto, abbracciandomi con amore, anche loro in lacrime. poi ci furono le solite formalit da espletare, ma volle occuparsene la famiglia. cos guardai per
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lultima volta quel corpo che avevo lavato e massaggiato tante volte. Ma lei non era pi l. il suo spirito se nera andato, anche se lei sarebbe rimasta per sempre nel mio cuore. sorridendo dolcemente, dissi il mio ultimo addio a lei e alla sua famiglia. anche laltra badante diede la buona notte prima andarsene. poi, uscendo da casa di cath per lultima volta, con i lampioni che illuminavano la via del quartiere tranquillo, chiusi il cancello dietro di me. il mondo mi sembrava sempre surreale dopo aver assistito a un trapasso. i sensi si acutizzavano e mi sembrava di vedere le cose da unaltra prospettiva. salendo i gradini del tram, a stento mi resi conto della presenza degli altri attorno a me. il mondo fuori continuava a girare mentre io pensavo a cath e ai meravigliosi momenti condivisi. Quando il tram si ferm a un semaforo rosso, osservai un gruppetto di persone sorridenti entrare in un ristorante. era una serata mite e tutti quelli che vedevo salire e scendere erano allegri. i miei occhi stanchi e pesanti sorrisero riconoscendo i segni di una tale felicit. allora captai alcuni suoni provenienti dallinterno del tram, che fino ad allora avevo isolato. si trattava di conversazioni spensierate. era proprio una di quelle notti in cui la felicit nellaria. sebbene la mia notte non fosse scevra di tristezza, provavo anche gioia per aver conosciuto cath. i suoni delle risate degli altri risuonavano dentro di me, facendo nascere una felicit tutta mia. Quando il tram riprese la sua corsa, guardai fuori dal finestrino e pensai ai cuori pieni di bont delle persone in ogni parte del mondo e di quelli che avevo davanti agli occhi. Mi sentii avvolgere da una calda sensazione di gratitudine e non potei fare a meno di sorridere. non stavo pensando al passato o al futuro. la felicit adesso. ed era l che mi trovavo.

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QUestione di pUnti di Vista


no degli ultimi clienti ad aver lasciato su di me una bella e duratura impressione stato un caro signore ospite di una casa di cura. accettavo questi turni sempre con una certa riluttanza. Mi deprimevano non appena varcavo la soglia, e mi sentivo male nel vedere le condizioni di queste persone. cos fu solo quando non cerano assolutamente alternative allorizzonte con i clienti privati che accettavo lincarico. in questo caso per, sono stata felice di averlo fatto. lenny si stava gi avvicinando alla fine quando ci siamo conosciuti. sua figlia mi aveva assunto come badante extra, sapendo che il personale regolare alla clinica era sempre troppo occupato per dargli le cure che desiderava per lui. dorm per gran parte della giornata, accettando qualche tazza di t, ma rifiutando il cibo. Quando si svegliava, dava dei colpetti sul lato del letto facendomi segno di avvicinarmi, perch non aveva lenergia di parlare ad alta voce. Ho avuto una vita felice ripeteva. s, una vita felice. ovviamente era questione di punti di vista e rinforz lidea di come la felicit si basi sulle scelte pi che sulle circostanze. infatti la vita di lenny non era stata per niente facile. entrambi i genitori morirono prima che compisse quattordici anni, anche i suoi fratelli e sorelle morirono o si dispersero negli anni seguenti finch non perse contatto con tutti loro. conobbe rita, lamore della sua vita, quando aveva ventidue anni e la spos in un turbine, come diceva. dal matrimonio nacquero quattro figli. il maggiore perse la vita nella guerra del Vietnam, cosa che gli faceva ancora scuotere il capo. lenny parlava con veemenza della guerra e della sua follia. diceva che non poteva assolutamente capire come la gente potesse pensare che le armi alla fine avrebbero portato la pace.
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condividevo i suoi pensieri sulla pazzia e la miseria della situazione mondiale attuale. riconobbi subito il valore dellintelligenza e della filosofia di questo caro signore. Qualche membro del personale di tanto in tanto faceva capolino offrendo cibo, ma lenny lo rifiutava sempre con un sorriso scuotendo la testa, appoggiandosi al cuscino. lattivit concitata nelle sale comuni sembr smorzarsi dopo un po, come se fossimo in una dimensione tutta nostra, isolati dal rumore circostante. la loro figlia maggiore aveva sposato un canadese e si erano trasferiti l. Mor dopo sei mesi durante una tempesta di neve perch aveva perso il controllo della macchina. sempre stata di grande ispirazione per tutti diceva di lei. e adesso lo sar per sempre. lavorando in questo ambito avevo rinunciato da tempo a sforzarmi di trattenere le lacrime. pi mi evolvevo, pi esprimevo spontaneamente le mie emozioni, senza pensarci. nella societ ci si sforza cos tanto di salvare le apparenze, ma a quale prezzo! la sincerit con cui esprimevo le mie emozioni era daiuto alle famiglie perch dava loro il permesso di piangere. ci sono persone che non si sono concesse di piangere per tutta la vita da adulte. ero diventata sempre pi fautrice della sincerit. cos quando lenny mi raccont la sua storia fu loccasione per versare una lacrima. cera qualcosa nella bellezza di quelluomo e nel modo in cui parlava che mi commosse, credo. il figlio minore di lenny era stato troppo sensibile per il mondo ed era precipitato nella spirale della malattia mentale. allepoca, il sistema previdenziale non era pronto per questo genere di malattie e se la famiglia non riusciva ad affrontare la cosa da sola, i pazienti venivano internati nei manicomi. lenny e rita volevano tenere alistair a casa con loro, in un ambiente amorevole, ma i medici non glielo permisero. alistair pass il resto dei suoi giorni in uno stato di annebbiamento dovuto ai farmaci e lenny non lo vide mai pi sorridere. la figlia che gli restava viveva a dubai, dove il marito aveva una impresa di costruzioni. telefon in clinica mentre ero l e
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parl con me. a parlarci sembrava una persona cordiale, ma non poteva tornare a casa da suo padre. rita, il suo amore, era morta dopo i quarantanni, solo pochi anni dopo aver perso alistair nel manicomio. dalla diagnosi alla morte fu questione di settimane. eppure ecco che questuomo mi diceva che aveva avuto una vita felice. tra le lacrime, gli chiesi come mai la considerasse tale. Ho conosciuto lamore, un amore che non mai diminuito negli anni spieg. alla fine del turno non volevo andare casa, ma lenny aveva bisogno di riposare. ogni giorno, quando ritornavo alla casa di cura, pregavo che fosse ancora l. Ma in un certo senso ero combattuta perch sapevo che voleva andare, ricongiungersi con rita e con i figli che aveva perso. per questo motivo, gli auguravo una morte rapida. Ma per la mia crescita personale e per il legame che avevamo instaurato, volevo che resistesse il pi a lungo possibile. disse che aveva lavorato duramente, troppo duramente. allinizio gli era servito per soffocare il dolore; non aveva trovato modo migliore per gestire i suoi lutti. in anni pi recenti, su consiglio di rose, la figlia di dubai, aveva cercato aiuto nella psicoterapia e aveva imparato a parlarne. raccontare delle sue perdite lo aveva guarito, e adesso era in grado di condividere liberamente i suoi pensieri sulla sua vita. gli dissi che ero grata che riuscisse a farlo. Volle sapere della mia vita e trov affascinante che una giovane donna avesse venduto tutti i suoi beni, caricato la macchina e fosse partita verso una nuova vita, senza avere la minima idea di dove sarebbe finita. e che lo avesse fatto piuttosto spesso. gli spiegai quanta influenza avesse avuto su di me la mia prima relazione seria. allora cerano parti di me nascoste e ancora da scoprire (e ci sarebbero sempre state). la repressione subita a quei tempi sembr innescare la tensione verso un modo di vivere sconosciuto, e quando finalmente la storia ebbe termine, provai una sensazione di libert che non avevo mai sentito. avevo conosciuto il mio compagno quando ero molto giovane, quindi non avevo mai veramente sperimentato la libert della vita adulta. Quando
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la relazione fin avevo ventitr anni e iniziai a fare quello che tutte le ragazze di quellet dovrebbero fare: divertirsi. Qualche mese dopo, alla guida della mia macchina lungo un tragitto di sei ore per partecipare al matrimonio di unamica, scoprii un lato di me che mi fece sentire a casa. semplicemente, una parte di me apparteneva alla strada e sarebbe sempre stato cos. era la cosa pi naturale del mondo per me percorrere lunghe distanze guidando. da allora, la libert diventata una delle mie forze motrici pi grandi. prendevo le decisioni in base a quanto avrebbero intaccato la mia indipendenza e plasmavo la mia vita di conseguenza. ovviamente si pu essere liberi anche in una vita regolare. pi che altro si tratta di uno stato mentale. la libert di essere se stessi la pi grande di tutte, a prescindere dal paese o sobborgo in cui vivi. lenny disse che spesso le persone che stanno insieme pensano di possedersi lun laltra. sebbene ci sia sicuramente il bisogno di un compromesso e di impegno in ogni relazione, soprattutto se ci sono dei figli, sta a ciascun individuo mantenere il senso della propria identit. Mi chiese qualcosa in pi sulla mia vita con sincera curiosit, e rest ad ascoltare anche quando gli dissi che stavo meditando di lasciare il lavoro. s disse. la vita ti aspetta Bronnie, non c bisogno che tu trascorra tutto questo tempo vicino alla morte. torna tra i vivi. era un caro signore e io sorrisi al suo augurio. la casa di cura era gestita da unassociazione cristiana. Ma lenny aveva smesso di andare in chiesa dopo la morte di rita. non perch non credesse pi, ma perch era troppo penoso per lui stare l senza sentire la bella voce di sua moglie cantare nel banco accanto al suo. diceva che non glimportava se la clinica era cristiana o gestita da qualche altra religione, o da nessuna. avrebbe cercato di tirare fuori il meglio da qualsiasi situazione. stava per tornare a casa da rita ed era questo limportante. la casa di cura, comunque, era cristiana, e cerano molti volontari, cos come membri del personale.
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Uno di questi era un uomo di nome roy che tutti i giorni faceva il giro dei pazienti per leggere degli stralci della Bibbia. aveva offerto i suoi servigi anche a lenny mesi prima, ma lui aveva declinato lofferta. luomo aveva insistito, offrendosi ancora in un certo numero di occasioni, anche se ogni volta lenny rifiutava educatamente. ora che lenny era alla fine dei suoi giorni, senza pi forze per resistergli, roy aveva deciso di sana pianta di andare da lui tutti i pomeriggi a leggergli qualche passo della Bibbia. leggeva a lungo. persino una persona sana, e devota allo studio della Bibbia, si sarebbe stancata della sua monotona lettura somministrata ogni giorno. per pura educazione, facevo del mio meglio per restare attenta quando roy leggeva. Ma a volte anche io mi appisolavo senza volerlo. come ho detto, leggeva a lungo, ma veramente a lungo, e senza espressivit. peggio ancora, voleva discutere poi il passo che aveva letto con lenny. in qualit di sua badante, la mia priorit era il benessere del mio cliente. Quindi gli spiegavo con gentilezza che lenny poteva parlare solo quando ne aveva la forza, il che era vero, e che non avrebbe dovuto essere forzato a farlo. lo so, Bronnie, che sei una signora a modo lenny mi disse in un soffio un giorno, dopo che roy se nera andato in unaltra stanza. e so che ti piace pensare bene di tutti. Ma se quel coso torna ancora qui gli do una pedata nel sedere che lo manda a timbuktu. ridemmo forte, sapendo benissimo che roy sarebbe tornato puntuale lindomani. se a questo punto non andr in paradiso, allora che senso ha che mi debba sorbire tutta questa roba religiosa? ridacchi. tanto non riesco comunque a concentrarmi su quello che dice. non ne ho lenergia. le sue intenzioni sono buone, lenny. Questo limportante risposi. ridemmo bonariamente entrambi della situazione. roy era un uomo dolce, e malgrado fosse ovvio che avesse buone intenzioni, stava diventando un po ridicolo. ogni pomeriggio,
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quando faceva il suo ingresso, sapevamo entrambi cosa ci aspettava. non rendeva affatto giustizia alle sagge parole della Bibbia con la sua lettura monotona e spenta. almeno puoi dormire risi. lenny annu, sorridendo. i giorni passavano e mi fu offerto un altro lavoro ma rifiutai. Volevo assistere alla dipartita di quel caro signore, se possibile. Mi sentivo anche in dovere nei confronti di sua figlia rose. sarebbe stato terribile pensare che suo padre stava morendo in un altro paese e aveva a che fare con una persona nuova ogni giorno. sapevo che presto mi sarebbero mancate le nostre pacifiche chiacchierate e non volevo rinunciarci prima del previsto. a ogni modo, quel momento arriv fin troppo presto. era un gioved pomeriggio movimentato nel sobborgo trafficato. tutto era in fermento, le strade, i negozi e anche la casa di cura quando arrivai. i membri dello staff ronzavano per i corridoi con i carrelli del pasto. i medici facevano i loro giri. le infermiere correvano di qua e di l oberate di lavoro. i pazienti venivano sospinti nelle loro grosse sedie a rotelle, alcuni sbavavano agli angoli della bocca, fissando il vuoto con aria assente. le case di cura offrivano di queste scene tragicamente tristi e ancora oggi non sono cambiate. Mentre passavo, sentii le impiegate lamentarsi di unaltra collega. Mi chiedevo come potessero essere circondate dalla morte e riuscire a mettere la loro energia nel lagnarsi di cose di poco conto. Ma a quel punto, avevo gi avuto la fortuna di imparare dai miei meravigliosi clienti e dalla mia stessa vita. le cose a cui la maggior parte della gente dedica le proprie forze sono irrilevanti nel lungo periodo. come al solito, entrare nella stanza di lenny fu come penetrare in un mondo diverso. non appena entravi, avvertivi la pace che avvolgeva la stanza in penombra. era stato cos fin dallinizio e lo dissi subito a lenny, il primo giorno. aveva sorriso: oh s, uno spazio pieno di pace. Ma ci vuole la persona giusta per rendersene conto. gran parte del personale entra con il suo daffare e
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si perde del tutto la sensazione di pace che la stanza pu regalare. lo notai anchio in seguito. Ma alcuni suoi visitatori erano persone serene, e la percepivano subito, ed era piacevole. avvicinai la sedia al letto di lenny che giaceva addormentato e lessi per un po. Ma la mia mente era con lui. dopo un poco si mosse e si accorse che ero l. Batt la mano sul letto in cerca della mia; gliela porsi. sorridendo scivol nuovamente nel sonno e pass qualche ora. di tanto in tanto si muoveva e allora gli davo un sorso dacqua o solo un bacio sulla mano. stata una vita felice disse piano nel silenzio, quando si svegli. stata una vita felice. si assop di nuovo mentre lo guardavo amorevolmente. Mi faceva male il cuore e qualche lacrima prese a scivolare lungo il mio viso. Mi domandai perch non avessi optato per un lavoro pi semplice senza attaccamento emotivo. a volte era davvero troppo doloroso. eppure sapevo che unaltra attivit non mi avrebbe offerto i doni che avevo ricevuto grazie ai miei clienti. Mhmm, una vita felice ripet, aprendo di nuovo gli occhi stanchi e sorridendomi. Vide le mie lacrime e mi strinse la mano. non preoccuparti ragazza mia, sono pronto. la sua voce non era che un sospiro. promettimi una cosa. Volevo singhiozzare, ma mi limitai a sorridergli attraverso le lacrime. non era un vero e proprio sorriso, solo il tentativo di una persona che cerca di farsi coraggio senza riuscirci. certo, len. non dare peso alle cose meschine. non contano niente. solo lamore conta. se ti ricorderai che lamore sempre presente, allora avrai una vita felice. il suo respiro si stava alterando ed era sempre pi difficile per lui parlare. grazie di tutto, len riuscii a dire tra le lacrime. sono contentissima che ci siamo conosciuti. sembravano parole cos infantili in un certo senso, perch cera tanto altro che avrei potuto e voluto dire. Ma alla fine, esprimevano i miei sentimenti nel modo pi semplice. Mi chinai su di lui baciandogli la fronte e mi accorsi che si era assopito di nuovo.
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rimasi seduta a piangere senza frenarmi. a volte basta solo togliere il tappo alle lacrime per scoprire che ce n unintera collezione l pronta a venir fuori. non sai nemmeno per cosa sono. avevo tolto il tappo e mi sciolsi in pianto. lenny continu a dormire nelle ore successive. poteva darsi che non si sarebbe pi svegliato. Quando non ci furono pi lacrime, restai seduta in silenzio, guardandolo con tenerezza. poi ovviamente arriv roy. Mi venne voglia di ridere, sapendo che lenny avrebbe colto lironia della situazione se fosse stato sveglio. Ma dormiva e il mio sorriso cortese, con gli occhi rossi e stanchi per i litri di lacrime versati, diedero a roy il quadro completo della situazione. lenny poteva non svegliarsi pi. cadde ancora qualche lacrime damore. Ma non era pi il fiume di dolore di prima, e il pianto si plac rapidamente. penso che sia stato vedere il viso dolce di roy e sapere le sue buone intenzioni a commuovermi, anche se una parte di me sapeva che lenny non lo voleva assolutamente l con lui. roy si sedette dallaltro lato del letto. apr la Bibbia per iniziare la lettura, ma mi guard per avere la mia approvazione. feci una faccia come a dire: Be, sta a te, ma penso che preferirebbe il silenzio. annu. la Bibbia rimase aperta tra le sue mani, ma non lesse. provai un moto daffetto per lui perch rispettava la solennit del momento. non che la lettura della Bibbia fosse mossa da intenzioni meno nobili. Ma non era necessario vista la sacralit insita in quel momento. lenny cerc la mia mano con gli occhi ancora chiusi. Mi alzai e gliela porsi. il suo respiro era affannoso e irregolare. avvertii un odore che ormai era diventato fin troppo familiare per me, ma che impossibile descrivere. era lodore della morte. poi aprendo gli occhi, mi guard dritto in faccia e sorrise. Ma non era il mio amico lenny, bens il pieno splendore della sua anima. non cera traccia della malattia nel suo sorriso. Quello era il sorriso di unanima finalmente affrancata dallego e dalla personalit.
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era puro amore, completamente libero da tutto il resto, raggiante, splendente e gioioso. ricambiai, mentre il mio cuore si apriva di colpo. sorridemmo entrambi di gioia, sapendo che alla fine c solo amore. non avevo mai visto un sorriso cos assolutamente disinibito. non cera alcun ostacolo. era pura gioia. Mentre ci guardavamo raggianti, il tempo si cristallizz. dopo poco, lenny chiuse gli occhi con un sorriso di pace sulle labbra. continuava ad aleggiare anche sulle mie labbra, perch il mio cuore era troppo aperto per smettere di farlo. Un paio di minuti dopo lenny si spense. dallaltro lato del letto, roy fu testimone della scena e la sua vita ne fu toccata. chiuse la Bibbia e disse piano che adesso sapeva quale aspetto avesse lamore di dio, e che sentiva di aver assistito a un miracolo vedendo la pace di lenny prima del trapasso. ammisi che dio agisce in modi misteriosi. roy e io restammo seduti in silenzio ancora un po. sapevo che quel momento sarebbe finito non appena avessi avvisato il personale, cosa che avrei comunque dovuto fare di l a poco. Quando ci salutammo, roy strinse la mia mano a lungo, incerto su cosa dire o su come descrivere quello che era successo. sembrava esitasse a lasciarmi andare, come se il suo palloncino fosse potuto scoppiare se non fossi restata a condividere il racconto. siamo stati fortunati, roy. tutto quello che dobbiamo sapere gli dissi con gentilezza. Mi prese e mi strinse a s, come un bambino spaventato che non vuole restare solo. andr tutto bene. come posso spiegarlo agli altri? mi chiese quasi supplicandomi. forse non devi farlo sorrisi. o forse s. in ogni caso, la stessa forza che ci ha reso testimoni di questo miracolo, sar ancora con te per aiutarti a dire le parole giuste, se hai bisogno di condividerle. scosse la testa, ma con un sorriso di gioia disse: la mia vita non sar mai pi la stessa. gli sorrisi con affetto e ci abbracciamo ancora.
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dopo aver espletato la procedura burocratica, lasciai la casa di cura. adesso attorno al corpo di lenny fremeva fin troppa attivit e noi avevamo avuto il nostro momento. lora di punta del traffico era passata e la luce del tardo pomeriggio splendeva in modo spettacolare sul viale alberato lungo cui mincamminai. il mio cuore era aperto e ridente. provavo amore per tutto e tutti. s, il lavoro aveva avuto i suoi alti e bassi, ma nessuna pianificazione o promozione avrebbe mai potuto darmi i doni che questo ruolo mi aveva offerto nel corso degli anni. ancora euforica per lamore che mi era stato donato, piansi di gioia e di gratitudine mentre camminavo con un largo sorriso sul viso. lenny aveva ragione: la vita gioia.

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teMpo di caMBiaMenti

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rendermi cura di cos tanti malati terminali mi aveva lasciata sia in uno stato di gioia che di prostrazione. da allora erano avvenuti infiniti cambiamenti positivi nella mia vita, ma ero pronta per una svolta sostanziale e accarezzavo lidea di insegnare a comporre musica e canzoni nel sistema carcerario femminile. cerano molte pratiche burocratiche e tante cose da sapere sul settore della filantropia privata: quali fondazioni finanziavano progetti simili al mio e come fare la richiesta. Un po daiuto venne da un gruppo di donne che da molti anni tenevano laboratori teatrali in carcere. scoprii che eravamo state vicine di casa durante il mio primo capitolo a Melbourne, dieci anni prima. Ma allora non avevo nemmeno scritto la mia prima canzone. Quindi non sarei stata nella condizione di creare un corso per cantautori; tuttavia fu stranamente piacevole camminare ancora lungo quella via fino alla loro sede, misurando i cambiamenti avvenuti nella mia vita e dentro di me da quando ero stata l lultima volta. i miei sforzi iniziali non ebbero successo in nessuna delle carceri nello stato di Victoria, cos decisi di provare con il new south Wales. avevo anche una relazione a distanza con un uomo di l. non credevo che la nostra storia avrebbe funzionato, ma ci sarebbe stata una possibilit in pi se fossimo stati vicini invece che distanti migliaia di chilometri. nella zona che avevo scelto abitava anche una mia cara cugina che si offr di ospitarmi fintanto che non avessi trovato un posto dove vivere. liz, che mi aveva preso sotto la sua ala mesi prima, mi fu di grande aiuto durante tutta la fase di costituzione del corso per le carceri. era convinta che avvalendosi di una rete di conoscenze e
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agganciandosi a quelle giuste si potesse fare qualunque cosa, e il suo ottimismo mi incoraggi. Mi ricordavo anche delle parole dei miei clienti, quando mi dicevano che da soli non si riesce a fare niente di buono. abbiamo bisogno di collaborare. liz mi spieg anche la necessit di trovare un patronato per il finanziamento. Molte fondazioni filantropiche avevano bisogno di un ente di beneficenza che ricevesse i fondi al mio posto, cos da poter usufruire delle agevolazioni fiscali di cui godevano le donazioni a istituzioni benefiche. Quindi avrei dovuto versare in beneficenza lintera somma e poi attingervi come salario, proprio come se fossi una persona assunta dallente. allinizio, trovare unorganizzazione disposta a veicolare questi fondi fu piuttosto difficile. Ma mi ricordai nuovamente dei cicli della vita e di come spesso ne compiamo uno completo. la mia famiglia, prima di trasferirsi nel paese di campagna dove ero cresciuta, aveva vissuto nella periferia di sydney. allepoca, erano gli anni settanta, la zona era ancora unarea rurale. feci il mio primo anno di scuola proprio l. finalmente, dopo numerose telefonate e e-mail, la porta del patronato si apr grazie allintermediazione della chiesa collegata ai miei primissimi giorni di scuola. erano passati trentacinque anni ed eccomi l, seduta nellufficio che dava sul cortile dove giocavo da bambina. Quella situazione infuse un piacevole sentimentalismo al mio progetto per le carceri. anche lentusiasmo della responsabile del settore istruzione per gli adulti nella prigione femminile che scelsi mi aiut a non desistere quando le procedure per la richiesta di finanziamento si complicarono ulteriormente. era una donna progressista ed entusiasta e present la mia proposta alla direzione regionale con piena fiducia nella mia visione. avevo contattato due carceri femminili, ma le differenze nel tipo di supporto offerto erano enormi. in uno mi fu detto che non mi avrebbero fornito nemmeno le penne e i fogli per gli appunti. avrei dovuto pensare a tutto io. nellaltro, non solo mi offrirono la cancelleria, ma anche le chitarre e qualsiasi altro tipo di aiuto potesse servirmi. Mentre mi facevo sempre pi assorbire dal progetto, fu chiaro che avere
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a che fare con una prigione e con un corso sarebbe stato pi che sufficiente. Quale carcere scegliere era altrettanto palese. sembrarono passare dei secoli senza che nulla si muovesse, poi finalmente quando tutto si sistem, le cose procedettero in un lampo e mi ritrovai sulla strada verso nord nel giro di un paio di giorni. Vissi per un mese circa con mia cugina e la sua grande famiglia. fu strano e bello insieme trovarmi ancora a contatto con cos tante persone, dopo la tranquillit del mio lavoro e i posti dove ero stata in precedenza. Quella casa era pazzesca, vi convivevano tre generazioni, sette gatti e tre cani, ma non potevo ignorare lardente desiderio di avere una cucina tutta mia e malgrado avessi sentito che prendere una casa in affitto fosse unimpresa ardua, trovai un cottage il giorno dopo aver deciso che era giunto il momento di farlo. si trovava ai piedi delle Blue Mountains, con un torrente e un bush al di l della strada ed era carinissimo. non avevo nulla con cui vivere, ma la cosa non mi turbava. il posto andava bene e lo avevo trovato con una tale facilit che la mia fiducia ne usc rinforzata. tutto quello di cui avevo bisogno sarebbe arrivato a momento debito, e infatti fu cos. anzi, ne fui travolta. i proprietari di un deposito mi offrirono alcuni oggetti di cui dovevano disfarsi: i mobili per il soggiorno e della biancheria per la casa. Mia cugina viveva in quella zona da anni e aveva una folta cerchia di amicizie grazie alle quali mi procurai una lavatrice, un frigorifero, una libreria, utensili da cucina, tende e una scrivania dantiquariato. fu coinvolta una enorme rete di persone che cerc di darmi quanto poteva con entusiasmo, affascinate dalla mia situazione e mosse dal loro buon cuore. fu meraviglioso. non appena arrivai nel new south Wales comprai un furgoncino. sebbene volessi sistemarmi, mi capitava anche di partecipare a qualche festival folk e sentivo la mancanza di un letto su quattro ruote. era pi nel mio stile, invece che piantare una tenda ai festival. inoltre, sapere che sarei potuta andare dove volevo mi permise di mantenere intatto il mio senso di libert. anche il tempismo con cui comprai il furgoncino e traslocai nel cottage fu perfetto. Mi
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trasferii nel mese in cui avveniva la pulizia annuale nel quartiere. i mobili di cui la gente voleva sbarazzarsi venivano depositati sui marciapiedi, per essere ritirati dalla nettezza urbana o da chi voleva prenderseli. la gente mi faceva gesti di saluto dalle verande mentre raccoglievo qualche piccolo oggetto dai mucchi che avevano depositato allesterno, sorridendomi e incoraggiandomi a prendere tutto quello che volevo: un cesto di vimini per la biancheria, una piccola credenza per la dispensa, un tavolo da giardino. presi anche qualche pezzo di mobilio classico. i vecchi proprietari mi aiutarono addirittura a caricarli sul furgone, compreso un vecchio ma ampio divano per la mia veranda. partecipai anche a un sacco di svendite private, nei garage delle case, e mi divertii un mondo. lunica cosa che intendevo comprare nuova era un materasso. ne volevo uno buono per la schiena e in cui nessuno ci avesse dormito, cos che si impregnasse solo della mia energia. Una bella signora, che avevo conosciuto da poco, mi fece un regalo per inaugurare la casa, eccitata allidea che mi stabilissi in un posto dopo cos tanto tempo. il dono corrispondeva esattamente alla somma che mi serviva per il materasso. cos, nel giro di tre settimane, passai dallavere sei scatole di roba che entravano perfettamente in una utilitaria di piccole dimensioni, al possedere un cottage di due locali ammobiliato di tutto punto, e sembrava che ci avessi vissuto per anni. fu un momento fantastico. la prima notte mi sdraiai al centro del soggiorno con le braccia aperte e un grosso sorriso stampato sul viso. la mia casa! alla fine, avevo di nuovo uno spazio tutto mio. il sollievo, la gratitudine e la gioia mi travolsero al punto che quasi non mi feci vedere in giro per un mese. non sopportavo lidea di lasciare la casa se non per lavorare. Quando rientravo, contemplavo il mio spazio e sorridevo di nuovo. sebbene non riuscii a ottenere tutto il fondo che avevo richiesto, fui in grado di avviare il corso per le carceri con quello che avevo ricevuto, e pensai di richiedere una sovvenzione ulteriore in un momento successivo, appoggiandomi ad altri enti. comunque anche solo ricevere quella somma fu un risultato entusiasmante,
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perch mi permetteva di trasformare la mia idea in realt. dal momento che il finanziamento proveniva dal settore della filantropia privata e che il sistema carcerario non doveva pagarmi, ai loro occhi io ero una volontaria. il programma del corso venne approvato. spiegai ci che speravo di trasmettere e di raggiungere. siccome non si trattava di un corso accreditato, non era necessario che fossi abilitata allinsegnamento. il personale al dipartimento dellistruzione credeva nelle mie idee e capacit proprio come me, e riuscirono a ottenere lapprovazione forti di questo, il che, a conti fatti era una cosa fantastica! a quel tempo per, non lo avevo considerato un evento insolito perch non facevo altro che procedere passo per passo in base a come si mettevano le cose, finch non mi sono ritrovata davanti a una classe piena di prigioniere criminali a insegnare come scrivere e comporre musica! non avevo mai insegnato in una classe e trovarmi l in piedi con decine di occhi puntati su di me, molti dei quali poco amichevoli, fu unesperienza non priva di fascino. avrei potuto esserne intimidita, se mi fossi fermata a pensarci, ma non lo feci. andai semplicemente avanti con il mio lavoro. finch non cominciai a cooperare con il dipartimento, non ero neanche mai stata in una prigione. cos con la lezione numero uno pronta e un bel po di fegato, iniziai il corso. allinizio mi ci volle un pizzico di acre umorismo per suscitare qualche reazione e per creare un clima rilassato, perch le detenute se ne stavano l sedute con il volto impassibile, squadrandomi dalla testa ai piedi. Ma dopo un po capirono che ero ok. stavamo facendo alcuni esercizi sulla rima e al posto di usare gli esempi che avevo preparato per la lezione, iniziai a improvvisare e a creare rime pi divertenti legate alla situazione, ridendo mentre le dicevo. Me ne sto seduta sperando in un po di musica, e questa tizia qui mi va a parlar di ritmica? Voglio imparare a suonare la chitarra ed essere come Emmylou allora le do retta un attimo, cosaltro posso fare pi?
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alcune donne iniziarono a ridere e diedero il loro contributo aggiungendo qualche battuta, cosa che permise alle altre compagne di distendersi e di dire la loro. Allora avanti Miss, continua pure e insegnaci cosa fare . Perch di certo non ci vogliamo annoiare . le risate ruppero definitivamente il ghiaccio. poi, una volta trovato un tema comune, in questo caso la musica di emmylou Harris, andammo avanti belle spedite. Ok, Ok, vi ho sentite, ma ci sono cose che dovete imparare . Allora assecondatemi, fate queste rime e avrete una chitarra da suonare, presto suonerete le vostre canzoni con il cuore e avrete anche qualche ammiratore . e la risposta fu: Ok Miss, se proprio dobbiamo, scriveremo questa stupida rima, ma non ti soffermare troppo su sta roba, voglio una chitarra quanto prima . lo scherzo continu sulla scia di altre rime e alla fine del primo giorno di lezione, ridevano tutte liberamente. la maggior parte delle donne dava il proprio contributo. si rivel una cosa molto divertente. al dipartimento di istruzione erano tutte brave persone e fu piacevole lavorare di nuovo in un ambiente di collaborazione, dopo lattivit a tu per tu che avevo svolto con i clienti nelle loro case. Mi avevano avvisato per di non entrare troppo in confidenza con le carcerate e capivo che centravano ragioni di sicurezza e di privacy. Ma non potevo evitare di essere me stessa n di considerare quelle donne come allieve che volevano imparare a scrivere canzoni e a suonare la chitarra, non come carcerate. ero
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abbastanza navigata da ricordare che mi trovavo in una prigione, ma vivevo anche in modo schietto e sincero, perci non potevo che essere me stessa. come conseguenza della mia sincerit e della mia fiducia in loro, nel tempo le barriere tra noi caddero mentre si consolidava un rapporto di fiducia. chiacchieravamo tra donne e il mio incoraggiamento a mostrare il loro lato pi dolce, attraverso i brani che scrivevano, permise loro di rimuovere gradualmente i muri emotivi che avevano innalzato per proteggersi. il corso divenne uno spazio di guarigione molto personale per le allieve. e fu proprio nellottica della guarigione che continuai a stilare il programma delle lezioni. Usando diversi esercizi di scrittura, le donne impararono a rilasciare le emozioni e alla fine a scrivere con speranza. componevano canzoni che esprimevano rabbia e sofferenza, certo. Ma cerano anche testi che parlavano di sogni e aspirazioni. Quando fu chiesto loro che cosa avrebbero scelto di fare se avessero potuto permettersi qualsiasi cosa, senza alcuna limitazione di sorta, n economica, n geografica, n legata alle capacit personali, iniziarono a sognare e a prestare ascolto al loro cuore per la prima volta dopo anni. Una disse che voleva essere libera di vivere con i suoi figli senza rendere conto al governo; unaltra che voleva partecipare a un video musicale; unaltra ancora che si sarebbe fatta fare la liposuzione alla pancia; unaltra voleva provare cosa significava vivere senza subire violenze tra le mura di casa (perch era sempre stata maltrattata); unaltra voleva liberarsi dalla dipendenza della droga; e unaltra voleva fare un salto in paradiso per dire a sua madre che le voleva bene. la sincerit era una costante ed erano poche le lezioni che si svolgevano senza versare qualche lacrima. Ma avevamo fatto il patto che quello sarebbe stato un ambiente di supporto, a prescindere. cos le persone che un tempo non andavano daccordo divennero tolleranti e alla fine furono di supporto luna allaltra. ce nera una in particolare che non partecipava nemmeno alle sessioni a causa della presenza di unaltra allieva. poi per si fece
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vedere e nel giro di qualche lezione quelle due finirono col darsi un genuino incoraggiamento per le rispettive canzoni, e andavano piuttosto daccordo anche fuori. Questa era lessenza del corso. il coraggio necessario per esprimersi in modo schietto e sincero faceva guadagnare il rispetto delle altre, perch entravano in empatia e seguivano con genuino interesse levoluzione di ogni canzone. fu anche molto difficile per loro imparare a esibirsi davanti alla classe. Ma si incoraggiavano reciprocamente, perch avvertivano il dolore racchiuso nel messaggio della canzone. Unallieva, sandy, scrisse di quanto fosse stato duro essere per met aborigena e per met bianca, perch non andava bene per nessuna delle due parti del paese in cui viveva. altre nella classe avevano provato la stessa sensazione e la sostennero, rinforzando la necessit di esprimere questi pensieri. Unaltra, daisy, era entrata e uscita di prigione cos tante volte, soprattutto per accuse di violenza, che non sapeva nemmeno quanto sarebbe stata dentro questa volta. diceva che quando si trovava in tribunale le si spegneva il cervello e viaggiava con la testa, perch la cosa la sopraffaceva. (subito dopo per scopr la durata della pena da scontare.) cos scrisse esprimendo questi sentimenti e quanto detestasse il fatto che la sua vita adesso facesse parte del sistema, e le sembrava che non le appartenesse pi. Unaltra allieva, lisa, scrisse una canzone per il figlio in cui gli diceva quanto fosse fiera di lui. faceva fatica a trattenere le emozioni quando suonava, ma era molto orgogliosa anche di s. eseguire i pezzi in classe era catartico, perch dava alle allieve la possibilit di esprimersi appieno, non solo per iscritto, malgrado questo mettesse sotto pressione i loro nervi. Ma essendoci passata anchio anni prima, timida e tesa allo stesso modo, le incoraggiavo dolcemente, e piano piano i muri emotivi della paura si sbriciolarono. Qualche mese dopo, quando una delle mie allieve, che allinizio era stata molto timida, suon una delle sue nuove canzoni inedite di fronte a pi di cento persone, tra compagne e visitatori, fui io a piangere di gioia.
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le allieve non erano tantissime, ma andava benissimo cos. alle prime lezioni avevano partecipato tantissime donne, ma erano troppe perch si potesse lavorare bene. tuttavia dopo un po le allieve regolari si ridussero a circa una decina. cera chi frequentava il corso saltuariamente, ma smise di partecipare quando si rese conto che non avrebbe imparato a suonare la chitarra come eric clapton nel giro di una lezione o gi di l, e che il corso richiedeva di lavorare con sincerit. era meglio che la classe fosse composta da poche persone. cerano donne che avevano bisogno di molta attenzione e in questo modo ero in grado di dedicarmi a ciascuna in modo individuale. le canzoni e le storie che emergevano erano stimolanti, risanatrici e belle. lamore che fluiva tra noi ci arricchiva, e non solo. sotto la dura corazza cerano persone come me e te che amavano i loro figli, desideravano ricevere amore e rispetto, volevano sentirsi utili e vivere nel rispetto di se stesse. erano pochissime le prigioniere che non provavano un senso di colpa per quel che avevano fatto. la maggior parte voleva essere migliore. Quando per giunsi a conoscere ciascuno dei loro racconti personali, mi resi conto che erano tutte storie tragiche segnate da una scarsa autostima e da un ciclo che non riuscivano a interrompere. si trovavano l per crimini diversi, come aver lavorato illegalmente come prostitute. Va detto che alcune di loro sfruttavano il sistema a loro vantaggio. conoscevano la durata della pena per molti crimini minori cos ne commettevano uno allanno, in modo da togliersi dal freddo delle strade per i tre mesi invernali, e stare in prigione dove avrebbero avuto un letto caldo e pasti regolari. altre invece erano dentro per uso o possesso di stupefacenti, violenza, truffa, taccheggio (unabitudine che magari avevano iniziato per sfamare la famiglia e che poi si era trasformata in dipendenza) e guida recidiva in stato di ebbrezza. a prescindere dal tipo di reato per, il sistema carcerario curava il crimine, leffetto, e non le ferite e i traumi sottostanti che avevano scatenato quelle azioni. sebbene venisse chiamato istituto correttivo, laiuto offerto dal carcere per chi voleva seriamente cam244

biare modo di pensare e uscire dagli schemi del passato era molto limitato. era questo il livello in cui serviva di pi la guarigione per rompere il ciclo di scarsa autostima, abuso di droga, violenza domestica e la vita criminale che ne era scaturita. forse alcune criminali avrebbero commesso lo stesso dei reati. Ma quelle che giunsi a conoscere avrebbero certamente cambiato le loro abitudini se avessero avuto un sostegno costante dentro e fuori la prigione. nel sistema lavoravano anche alcune persone brave e volenterose, ma spesso dovevano scontrarsi con le pastoie della burocrazia. cerano volontari provenienti da gruppi ecclesiastici che riuscivano a raggiungere singolarmente qualche individuo, aiutandolo a cambiare vita. la verit che venivano investiti molti pi soldi nella sicurezza e nella burocrazia, che sui metodi di risanamento e sostegno. in una prigione con circa trecento detenute cerano solo due psicologhe e spesso non erano disponibili per mancanza di tempo e perch erano troppo impegnate. se entravi in carcere con ancora un briciolo di autostima, di sicuro ne uscivi che ne eri completamente sprovvisto. avevo visto un documentario informativo sul successo della meditazione nelle prigioni come metodo per cambiare la vita delle persone, e ne parlai con qualcuno del personale per capire come potevo metterli in contatto con le persone giuste. il percorso di meditazione che seguivo era stato insegnato con successo ad altri carcerati di diversi paesi, ma mi fu detto Buona fortuna con una risata di totale sconforto. grazie al corso invece, ebbi loccasione di aiutare le allieve a iniziare a credere nella loro bellezza e bont. ci riuscii insegnando loro a scrivere, a comporre musica e a esprimere se stesse con canzoni originali che appartenessero a loro, e da eseguire e condividere con gli altri. Molte non avevano mai ricevuto un complimento nella loro vita ed erano come spugne che assorbivano i miei commenti positivi, tutti sinceri. suggerivo possibili miglioramenti da apportare ai loro brani sempre con un apprezzamento gentile. Mano a mano che la loro fiducia in me aumentava, cerano anche momenti divertenti in cui mi istruivano sulla vita dietro le
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sbarre. Un giorno, una delle donne stava raccontando a voce alta a unaltra di come fosse riuscita ad aggiudicarsi un altro paio di scarpe da corsa. Quando si accorse che lavevo sentita, si ammutol del tutto. spronata da me e da altre allieve, mi spieg come funzionava la cosa. commentai dicendo che solo a sentirla raccontare, sembrava unidea molto furba. Be, siamo delinquenti Miss. ricordati dove ti trovi al che scoppiai a ridere. a quel punto avevo conquistato la loro fiducia e non ero pi intimidita, perci trovai quellaffermazione piuttosto divertente. Unaltra volta unallieva si present in classe su di giri ed esausta allo stesso tempo. Quando le chiesi se fosse tutto ok, lei rispose: s, sto bene Miss. Ho passato una mattinata terribile. Quella stronza mi dava il tormento da una vita, cos le ho ficcato la testa dentro lasciugatrice. adesso tutto a posto. annuii leggermente attonita come per dire ah, capisco. comunque Miss, va tutto bene. sono qui ed il momento di fare musica. Queste cose non contano pi quando sono qui. se non avessi questo corso penso che avrei anche potuto ucciderla. Ma allora non sarei pi potuta venire e questo avrebbe ucciso me . detto questo, si risedette e continu a lavorare sul pezzo della settimana precedente. era una brillante cantautrice e aveva una bellissima voce. avrei voluto che ci fossimo conosciute in altre circostanze, perch mi sarebbe piaciuto molto condividere con lei le canzoni attorno a un fuoco da campo. Ma non sarebbe mai successo. col passare delle settimane, si verificarono sempre pi trasformazioni positive. era appagante e bello insieme. anche lo staff del dipartimento dellistruzione era contento del successo e dei cambiamenti positivi in molte allieve che seguivano il corso. presto le lezioni di musica divennero il fulcro della loro settimana, e anche della mia. ormai avevo messo fine alla mia relazione a distanza, malgrado adesso vivessimo pi vicini. non ero mai riuscita a muovermi in direzione del mio cuore stando con quelluomo. i nostri valori erano troppo diversi. sebbene lasciarsi comport pianti e ci fece
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necessariamente crescere, ero arrivata troppo in profondit dentro di me per iniziare a vivere sacrificando ci che contava di pi. la vita domestica era bella ed ero felice di giocare al ruolo della padrona di casa per gli amici che mi venivano a trovare di tanto in tanto, invece di essere io a stare da loro come negli ultimi dieci o ventanni. dopo cos tanto vagabondare, non era del tutto strano ritrovarmi a essere una vera e propria pantofolaia. raramente sentivo il desiderio di uscire e decisi che nel lungo periodo mi sarei data da fare per lavorare di pi da casa. cos nel tempo libero misi a punto un corso online di composizione musicale, basato sulle lezioni che tenevo alle donne in carcere. anche la mia scrittura stava prendendo slancio: ero riuscita a pubblicare diversi articoli su alcune riviste e tenevo un blog. Questo inizi ad avere un certo seguito, cosa che rafforz il mio amore per la connessione con persone simili a me attraverso il mio lavoro. Mi ritrovai anche a mettere in discussione il desiderio di fare la dura vita del palcoscenico. Mentre insegnavo in carcere, avevo rallentato la scrittura dei miei pezzi anche se mi capitava ancora di fare qualche bel concerto. adoravo trovarmi in sintonia con il pubblico giusto e in quelle occasioni mi perdevo nella musica, ma scrivere e lavorare da casa iniziava a darmi pi soddisfazione. sebbene il cottage e il lavoro in prigione fossero meravigliosi, non cera molto che mi tenesse legata a quella zona. gli amici si erano trasferiti e la vita era cambiata dallultima volta che avevo vissuto nei pressi di sydney. cera anche una parte di me che sapeva che prima o poi sarei tornata a vivere in campagna. in pi di ventanni di vagabondaggio, non avevo mai perso il desiderio degli spazi che offre una fattoria. non mi ero fatta molte amicizie nel posto nuovo, perch ero diventata pi solitaria e mi piaceva stare in casa. cos senza che me ne rendessi del tutto conto, gli allievi del corso online divennero i miei amici del posto. nel tempo, i muri tra insegnante e allievi, o tra insegnante e detenute, si abbassarono sensibilmente. la classe si trasform in un luogo dove un gruppo di donne faceva musica. a volte sentivo che non cera
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molto che ci separava e che avrei potuto essere una di loro. o almeno cos che mi sembrava. certo, cerano momenti in cui pensavo il contrario. non mi trovavo a stretto contatto con loro perch avevo commesso un crimine, ma tra di noi si era instaurato un legame molto intimo, probabilmente grazie alla sincerit con cui ci esprimevamo. la mia stessa fragilit e il dolore del passato mi stavano ancora formando, anche se non come prima. credo che sia stato proprio questo a rafforzare il nostro legame, perch anche il loro passato era pregno di dolore, di abusi e della mancanza di autostima che ne era conseguita. Quando arrivai al carcere la prima volta, mi fu spiegato come deviare le domande sulla mia vita personale. sebbene non avessi mai detto loro dove abitavo, quando me lo chiedevano rispondevo semplicemente che non potevo dirglielo, piuttosto che inventarmi un indirizzo falso o mentire. le donne rispettavano la mia risposta, perch adesso cera fiducia. rispondevo per alle domande a cui potevo. grazie a tutte le conversazioni sincere che avevo avuto in passato con i miei clienti malati, ora godevo della mia stessa schiettezza quando parlavo con gli altri. i muri emotivi della privacy non fanno che tenere fuori la bont. la verit invece avvicina le persone. le detenute mi facevano domande sul mio passato e io rispondevo con franchezza, spiegando quello che per troppo tempo avevo stupidamente creduto e tollerato dagli altri. la gentilezza da parte di queste donne come gruppo e a livello individuale risvegli qualcosa dentro di me che era rimasto a lungo assopito. non sapevo come accogliere la bont. sapevo come trasmetterla, ma non come riceverla. cos, quando sentii che mi volevano bene, e che capivano davvero il mio dolore, ne fui sopraffatta. erano donne meravigliose e gentili. avevano tutte sofferto e molte di loro sentivano la mancanza dei figli e della famiglia. eppure i loro cuori erano incredibilmente buoni. certamente avevano combinato guai e commesso errori, finendo poi in prigione, ma solo poche non avevano rimpianti e tutte avevano un cuore buono e amorevole.
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il finanziamento era agli sgoccioli e dopo quasi un anno di lavoro nella prigione, mi resi conto che non era stato solo il lavoro con i malati terminali a esaurirmi, ma la vita stessa. cera troppa tristezza attorno a me. Quando a una coppia di miei cari amici successe un evento tragico e io cercai di stargli vicino, la vita si fece ancora pi dura. Viste le difficolt incontrate nel trovare il primo finanziamento, mi chiedevo se avessi le energie per ripetere di nuovo tutta la trafila. Quella notte, mentre mi addormentavo con le grida dei miei nuovi vicini che litigavano tra loro, presi una decisione. era giunto il momento di tornare in campagna. a quel punto avevo fatto tutto quello di cui ero capace. la maggior parte dei miei allievi aveva ultimato il corso o era in dirittura finale, cos avevo molto tempo libero. non ero pi abbastanza lucida da insegnare a nuovi studenti. adesso dovevo prendermi cura di me stessa. cos diedi il preavviso alla prigione e alla padrona di casa e iniziai a fare nuovi progetti. i miei genitori stavano invecchiando. Mia madre e io avevamo sempre avuto un rapporto di amicizia molto bello e intimo, e mi stavo avvicinando anche a mio padre, intessendo con lui un legame affettuoso. cos volevo star loro pi vicino ed essere pi accessibile, almeno nel giro di poche ore di macchina. secondo la percezione delle distanze di un australiano non tanto. Volevo vivere anche in un posto pi vicino alla costa. scelsi la zona adatta e iniziai a setacciare le pagine internet in cerca di una casa in affitto. decisi tra quali due paesi volevo vivere e quale sarebbe stato il tetto massimo si spesa. non avendo trovato nulla che facesse al caso mio nel giro di due settimane, misi un annuncio sul giornale locale, spiegando chiaramente quello che cercavo. Mi furono offerte un paio di opzioni, ma non erano quello che volevo; tuttavia strinsi nuovi contatti e venni a sapere della disponibilit di un piccolo cottage grazioso. era proprio quello che volevo, esattamente alla cifra che potevo permettermi e prima che me ne rendessi conto, vivevo in una fattoria di quasi mille ettari.
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oscUrit e alBa

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n rapido torrente passava davanti al cottage e trasmetteva un senso cangiante di selvatichezza e splendore. alberi enormi e magnifici punteggiavano il paesaggio. gli uccelli cantavano tutto il giorno, di notte invece si sentiva il gracidare delle rane. Milioni di stelle, e non di lampioni, brillavano fulgide in cielo ogni sera. ero assolutamente felice, soprattutto quando suonavo la chitarra contemplando il tramonto da una veranda perfetta, o quando la pioggia scrosciava sul tetto di lamiera. ero in paradiso e dicevo tante, tantissime preghiere di ringraziamento. la vita di campagna ovviamente richiedeva molti sacrifici quando si trattava di accedere agli intrattenimenti live e allarte, ma tutto sommato avevo raggiunto un buon compromesso e stavo bene. il mio stile di vita mi avrebbe sempre portato a viaggiare da qualche parte, occasionalmente. non importava. Mi muovevo di nuovo allunisono con la natura e finalmente vivevo la vita che aveva pi senso per me. cinque case, compresa quella del contadino, punteggiavano le colline e le vallate su questo vasto territorio. in quanto affittuaria, io non dovevo fare altro che godermi il posto. le cose mi sembrarono subito pi facili e leggere. Vivere di nuovo in campagna era un po come tornare a casa. le mie forze erano a terra dopo essermi presa cura di cos tanti malati terminali e dopo il lavoro in prigione, cos ero felice di fare una pausa e di vivere dei risparmi che avevo. allo stesso tempo, facevo qualche ricerca nella mia nuova zona e pensavo a quale direzione intraprendere quando mi fossi sentita pronta, seguendo i passi cos come si presentavano al momento. ogni giorno che passava mi sentivo meglio, ringiovanita. energie e pensieri positivi scor250

revano di nuovo. passeggiando per le colline e i campi, estasiata dalla semplicit e dalla complessit della natura, iniziai a guarire e a riprendermi. i precedenti anni di crescita, seduta al capezzale di cos tante persone sagge e meravigliose, avevano determinato moltissimi cambiamenti positivi. sorridevo al ricordo, e spesso mi tornavano in mente le belle conversazioni e i momenti di tenerezza con i clienti. sebbene quella vita mi sembrasse lontana anni luce, soprattutto mentre camminavo per le colline e le valli, mi aveva plasmato enormemente e continuavo a sentirmi grata per ci che avevo ricevuto. oltre al bisogno di passare del tempo a casa e di continuare il mio percorso creativo, feci nuovamente un atto di fede, confidando che i passi che avrei dovuto compiere si sarebbero senzaltro rivelati al momento opportuno. dopotutto era gi successo prima. con una natura cos ricca di fascino attorno a me, la scrittura e la musica presero a scorrere in un flusso meraviglioso. il fulgore della vita selvatica nei dintorni del cottage e il torrente mi aiutarono subito a adattarmi a uno stile di vita molto frugale. tuttavia, al di sotto della mia coscienza, persistevano gli schemi distruttivi della scarsa autostima. a livello conscio, il mio modo di pensare era cambiato molto nel corso degli ultimi dieci anni e la vita mi sembrava pi facile rispetto al passato. in effetti, mi trovavo in uno stato di pace e gratitudine e mi stavo ristabilendo ogni giorno di pi. emotivamente tutto scorreva liscio. o almeno cos credevo. poi tutto dun tratto, le cose presero una piega inaspettata. non me la passavo per niente male, perci fui colta alla sprovvista quando improvvisamente precipitai nei meandri pi oscuri del mio processo di guarigione. si trattava di qualcosa che proveniva da molto pi in profondit di prima. lenergia che mi restava (e che pensavo mi stesse rigenerando) svan nel nulla nel giro di una notte, come se qualcuno mi avesse staccato la corrente e crollai a terra come un sacco vuoto. tutto sembr succedere allimprovviso e restai senza pi nemmeno un briciolo di energia.
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lidea di trovare un impiego qualsiasi per stabilire un contatto con la gente del posto vol fuori dalla finestra. il solo pensiero di affrontare gli estranei mi sembrava impossibile. lidea di lavorare anche solo per un breve periodo era fuori questione. semplicemente non ne ero capace. fui costretta a penetrare al centro del mio essere per affrontare questi cambiamenti, e fu una vera fatica. Ma non avevo scelta. che mi piacesse o no, erano cose che stavano venendo a galla e una volta iniziato a piangere, non ci fu modo di fermarmi. avevo bisogno di guarire, in modo da diventare la persona che ero destinata a essere e di liberarmi completamente del passato. furono i mesi pi duri della mia vita e precipitai a capofitto in un profondo baratro di depressione suicida. chi mi conosceva bene non riusciva a capacitarsi che quella persona fossi proprio io. se non si fosse trattato di me, avrei dubitato anchio. ero stata testimone della depressione degli altri e non avrei mai immaginato di poterci cadere io stessa. Ma funziona proprio cos ed questo che la rende difficile da gestire allinizio: lo shock di esserci caduti. alcuni amici si rifiutarono categoricamente di crederci. come poteva la Bronnie che sollevava sempre il morale agli altri essersi trasformata in quella persona sconfitta e abbattuta? non sapevano come gestire la cosa e non riuscivano proprio a vedermi in uno stato di cos evidente vulnerabilit. i consigli da parte degli amici che mi telefonavano, persone che credevo mi conoscessero bene, erano cos lontani da ci che potevo fare che mi lasciarono addosso una sensazione di incomprensione ancora maggiore. se fosse stato possibile, mi avrebbero resa ancora pi triste. Ma non lo era, perci non fu cos. lultima delle mie preoccupazioni erano gli altri. riuscivo solo a badare a me stessa, e a volte nemmeno quello. tuttavia continuavo a ricevere consigli da tutte le parti su come cambiare la mia situazione. Ma la cosa di cui hanno pi bisogno le persone depresse laccettazione. la depressione una malattia ma pu diventare il pi grande catalizzatore di trasformazioni positive, se chi ne soffre riesce ad affrontarla col proprio
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ritmo. depressione il nome che le viene dato nella societ moderna. Ma in effetti rappresenta una opportunit ed un grande momento di metamorfosi personale e di risveglio. pu portare allesaurimento, ma anche alla trasformazione, se viene affrontata con determinazione, con la volont di arrendersi e la fede. ovviamente tutto questo non la rende meno spiacevole. Mi svegliavo tra i singhiozzi prima ancora di fare il primo pensiero della giornata, e tutto quello di cui avevo bisogno era la compassione e la pazienza da parte di chi mi conosceva. a volte i miei pensieri del risveglio non erano nemmeno consapevoli: semplicemente aprivo gli occhi e piangevo. altre volte, era la tristezza per me stessa e per la mia situazione a far scendere le lacrime, per quella vita che sembrava incredibilmente dura e che lo era stata per anni. anche riconoscere di non avere le energie per ricominciare da capo, eppure sapere di doverlo fare, mi sopraffaceva. non riuscivo nemmeno a immaginare di avere la forza per farlo, figuriamoci poi di riuscire a trovarla. Ma nessuno sarebbe venuto a bussare alla mia porta offrendomi il lavoro perfetto, soprattutto perch non conoscevo anima viva in quella zona. nessuno tra le persone della mia stretta cerchia di amici sapeva in effetti come gestire la mia profonda tristezza e mancanza di forza, cos continuavano a chiamarmi dispensando consigli su come uscirne e rimettermi in pista, per farmi tornare a vivere, col risultato che mi sentivo ancor pi sottopressione perch non ero per niente pronta ad ascoltarli. gi solo passare laspirapolvere in casa, attivit che mi richiedeva davvero tantissima energia, rappresentava un grande traguardo per me tanto che dicevo a me stessa: sei stata brava oggi, Bronnie, sei riuscita a fare qualcosa. in passato, avrei potuto passare laspirapolvere in cinque case diverse, uscire a pranzo, camminare per qualche chilometro e nuotare per unora. Ma la depressione cos quando ti colpisce: allinizio prende il sopravvento. la cosa migliore che possono fare gli amici e i partner accettare lo stato in cui si trova quella persona. pu uscirne o meno.
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ci sono buone possibilit che la superi, soprattutto se vuole farlo. laccettazione da parte dei propri cari un buon presupposto perch ci accada. la sollecitudine invece ostacola la guarigione. anche chi ne soffre deve accettare che la sua vita sia arrivata a quel punto, per non fare pressione su di s ed esacerbare i sintomi. Mi ci volle un po per riuscire a riconoscerlo, perch allinizio lottavo contro la mia incapacit di vivere una vita normale. tornare in campagna aveva risvegliato qualcosa di profondo dentro di me, riportando alla luce la sofferenza della mia giovinezza e della prima et adulta, quando avevo vissuto in uno scenario simile. fu come se rallentando e tornando alle mie radici, e non impegnando pi tutte le mie energie nella cura degli altri, si fosse sollevato di prepotenza il coperchio che teneva chiuso da anni tutto il mio dolore. esso era colato fuori gradualmente nel corso dei dieci anni precedenti, mentre avevo affrontato il processo di guarigione e di affrancamento da ci di cui ero consapevole. Ma adesso, la totale tristezza che affiorava, cos cruda e dolorosa, proveniva da luoghi non solo consci ma anche inconsci. la sofferenza accumulata in anni di critiche durante la giovinezza, per non essere stata accettata cos comero, per i rimproveri e lo scherno a cui fui esposta Venne a galla tutto il dolore che era stato immagazzinato dentro di me senza che me ne rendessi conto. e piansi, piansi. per riprendersi davvero, bisogna affrontare necessariamente quello che ti trovi davanti: langoscia, il riconoscimento della tua sofferenza, lopportunit di crescita, il bisogno di guarigione e di trovare lenergia per farlo, diventando pi forti del dolore. nessuno pu evitarci di imparare le lezioni che ci aspettano. nessuno pu impararle al posto nostro. ovviamente lamore degli altri ci aiuta, e quello da parte di mia madre e di un paio di vecchie amiche fu un grande supporto per me. Ma non potevo sfuggire a quel processo. era giunto il momento di affrontare me stessa e di lasciare andare le emozioni dai livelli pi profondi. la liberazione avvenne in molti modi diversi. ovviamente piansi. scrissi anche. per la prima volta nella mia vita urlai, senza
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imprecare, solo grida e urla. (in verit una volta mi era capitato di gridare, involontariamente, quando saltai gi da un aereo.) Ma queste erano urla primordiali. ero grata di abitare lontano da altre case e di godere dellintimit, per affrontare questo tumulto nel modo stabilito da ogni nuovo giorno. Urlai tutte le cose che avrei voluto dire da giovane alle persone che mi avevano ferita. Urlai anche gemiti di dolore, senza parole. Urlai per la frustrazione di trovarmi in quella situazione, per il livello di sofferenza che stavo vivendo. singhiozzavo in modo convulso. giacevo esausta, e poco per volta guarivo. in periodi pi romantici, spesso mi era piaciuto paragonarmi a una rosa. dispieghiamo strato per strato la nostra meravigliosa essenza e alla fine arriviamo al centro, al bocciolo di chi siamo. in quello stato di completa tristezza per, gettai dalla finestra questa teoria e decisi che crescere ed evolversi era pi simile a sbucciare una grossa cipolla. a ogni strato rimosso la faccenda si fa sempre pi dolorosa e piangiamo pi di prima. era quello che mi stava succedendo. stavo sbucciando una cipolla alla massima potenza e pure bella grossa. ogni lacrima versata, ogni frase scritta, ogni pensiero condiviso, mi aiutava a rimuovere un nuovo strato. non era alla felicit che aspiravo ogni giorno, ma solo alla forza di accettare dove mi trovavo. allinizio avevo lenergia solo per piangere, e allora dalla veranda osservavo il mondo naturale dispiegarsi davanti a me. sfinita per le ondate di liberazione che continuavano quotidianamente, mi limitavo a vivere ogni giorno nel presente. a volte era semplicemente troppo difficile pensare al di l dellistante in cui mi trovavo. anche solo sopravvivere allintensit delle emozioni era sufficiente. ero stordita, emotivamente esaurita e molto, molto stanca della vita. Mi ricordavo che la felicit una scelta, e decidere di sfidare me stessa ad alzarmi dal letto o di cogliere un istante di bellezza tra le lacrime erano scelte consapevoli in quella direzione. successi insignificanti per gli altri, adesso erano traguardi enormi per me. cose che un tempo erano state facili, come decidere di alzarmi
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dal letto, ricambiare una telefonata, togliermi i nodi dai capelli, indossare qualcosa di carino e prepararmi un pasto sano quando mi sarei accontentata di nutrirmi di fagioli bolliti direttamente dal barattolo, adesso erano conquiste enormi. non ero pi ci che ero stata e se dovevo diventare la persona che ero destinata a essere, dovevo accettare i miei sentimenti, non respingerli, lasciando che affiorassero in superficie cos da liberarmene per sempre. ognuno guarisce alla propria maniera. ingoiare pillole per la felicit non faceva per me, sebbene non giudichi chi sceglie questa opzione, perci non mi restava che affrontare la cosa a modo mio. ogni giorno era diverso dal precedente. alcuni erano saturi di oscurit, lacrime e straziante sofferenza. in altri invece mi davo da fare, seppure in uno stato di stanco torpore, ma con la determinazione di prepararmi un pasto sano e di congelarne una parte per i giorni neri. altri giorni ancora, se trovavo le energie, camminavo lungo i pendii e per i campi dietro casa, lontano dalla vista degli uomini, e assorbivo i suoni e le scene della vita selvatica. la meditazione rest una costante della mia vita quotidiana. non riesco a immaginare cosa avrei potuto fare senza questa abilit. in precedenza mi aveva insegnato che il dolore un prodotto della mente. grazie ad anni di pratica avevo imparato a lasciare andare enormi quantit di pensieri malsani. Quindi adesso faceva parte integrante del mio processo di guarigione. Mi domandavo come facessero le persone a combattere la depressione senza la meditazione. ti insegna a osservare i pensieri e a capire che non sono te. appartengono alla tua mente e sebbene essa faccia parte di te, non ti rappresenta nella tua interezza, n i tuoi pensieri sono del tutto tuoi. Molti vengono generati da quelli che gli altri proiettano su di te. Questa consapevolezza mi aiut tantissimo mentre sedevo a meditare almeno due volte al giorno, con lintento di prendere possesso delle mie riflessioni e della mente. Mi ci volle una grande determinazione per focalizzarmi sulla pratica quando affiora256

va tutto quel dolore a distrarmi. Ma per lo pi, durante le ore di meditazione, ero padrona di me stessa. osservando i miei pensieri mentre meditavo, senza concentrarvi sopra la mia attenzione, recuperai uno stato di pace, di amore e sicurezza, nella consapevolezza che questo turbamento sarebbe passato un giorno, e che la parte serena di me esisteva ancora. solo che al momento facevo fatica ad accedervi, molta fatica. la meditazione era anche un impegno e mi faceva bene. significava che malgrado il mio umore fluttuante, ogni giorno avevo un compito da portare a termine, vale a dire che dovevo sfidarmi a mettermi seduta e a continuare i miei esercizi, a prescindere da quanto mi sentissi male. per alcuni la sfida di andare al lavoro che li fa sopravvivere, o continuare qualche altra abitudine. per me erano gli esercizi di meditazione. ovviamente piangevo anche, dal profondo della mia anima. cercando di non perdere di vista la vita meravigliosa che potenzialmente mi stava aspettando, se fossi riuscita a superare quel livello di dolore e guarigione, mantenevo viva la speranza come potevo. Quando il presente ostacolato dal dolore del passato, solo la fiducia in un futuro diverso che a volte offre qualche prospettiva di felicit. Quindi la speranza gioc un ruolo importante nella mia guarigione. nei momenti di semi-serenit, sognavo di funzionare di nuovo, di usare i talenti di cui ero stata dotata (come tutti noi), di guadagnare bene facendo il lavoro che amavo, di ridere con gli amici, di possedere qualche ettaro di terreno vicino a un fiume di acqua dolce, di osare di amare ancora e di avere un figlio. Ma soprattutto, sognavo semplicemente di conoscere ancora la felicit, di svegliarmi piena di gioia ed entusiasmo per il dono di essere viva. sognavo di essere serena e desideravo ricordare cosa si prova a esserlo per pi di un istante rapido e fuggevole. s, speravo nella felicit. lunica vera cosa che potevo fare per era restare il pi presente possibile, quando potevo, e continuare a gestire il qui e ora. Vivere in un posto cos bello mi aiut parecchio, perch nel mondo che mi circondava avvenivano tanti eventi intricati che
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mi assorbivano completamente in quei momenti; osservavo gli insetti e gli uccelli, ascoltavo la brezza tra gli alberi, guardavo il cielo e i suoi costanti mutamenti. ricevetti anche un grande aiuto dallassistente sociale a cui mi rivolsi. non solo praticava la mia stessa tecnica di meditazione, ma in un certo senso fu come se tenesse davanti a me uno specchio affinch io mi guardassi. grazie al suo sostegno, giunsi a vedermi da prospettive diverse, con maggior bont, riconoscendo il mio bel cuore. capii anche quanta energia avevo messo nel curare gli altri e non me stessa, perch a livello profondo non credevo di meritarlo. in gran parte ci dipendeva dalle opinioni che altri avevano avuto di me in passato e che ancora mi condizionavano a livello subconscio, gente che non mi conosceva malgrado lo pensasse. Una parte della trasformazione in atto traeva forza dalla determinazione di liberarmi completamente di queste zavorre. avevo assorbito anche troppo dolore da unamica che stava affrontando un periodo difficile, pensando che aiutarla fosse mio dovere. Ma nuotando nella corrente per salvarla rischiai di annegare io per prima. avevo bisogno di separare la compassione e lempatia per gli altri, riservando un affetto pi distaccato a quelli in cui mi identificavo. ricordarmi che avevo bisogno io stessa della mia indulgenza fu importante e liberatorio. Questa brillante assistente sociale mi aiut a vedere le cattive abitudini che avevo sviluppato in precedenza nel giustificare il comportamento degli altri, prima per mantenere un quieto vivere superficiale e poi per compassione. il suo approccio franco e diretto era proprio quello che mi ci voleva; la sua sincerit funzion soprattutto quando mi chiese se avessi intenzione di vincere la medaglia doro alle olimpiadi delle badanti. troppo spesso avevo dimenticato di mostrare un po di comprensione nei miei confronti, sia nei pensieri che con le azioni. Ma tutti gli anni precedenti di crescita e affrancamento dalle dinamiche del passato non erano andati sprecati, anche se a volte
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sembrava cos. invece, avevo raggiunto il centro delle mie ferite, il momento critico da cui nascevano e fui in grado di lasciarle andare per sempre. per riconoscere il mio stesso dolore, provocato da anni di critiche e di giudizi da parte delle persone del cui amore avevo pi bisogno, dovevo darmi il permesso di smettere di giustificare il comportamento scortese e di liberarmi di questi schemi per sempre. dovetti imparare a essere buona e gentile con me stessa, e anche a ricevere questa stessa gentilezza dagli altri. ero degna di ottenere bont e gioia. anche se gli altri non ne erano convinti, non potevano dire di conoscere i sentieri che avevo percorso e comunque la cosa non aveva pi nessuna importanza. Adesso sapevo di meritare che la bont si manifestasse nella mia vita. fu proprio riconoscere questo aspetto fondamentale che mi permise di cominciare a essere compassionevole con me stessa. lo avevo gi pensato su altri livelli, ma non alla profondit da cui ora agivo. cos finalmente mi rifocalizzai sul piano che rappresentava davvero la mia forza motrice. era giunto il momento di permettere alla mia stessa bont di entrare nella mia vita. dopo tutto, me lo meritavo. i vecchi schemi di pensiero di scarsa autostima per non mollavano la presa, e cerano giorni in cui mi ci voleva tutto quello che avevo per essere pi forte del dolore mentale ed emotivo. a ogni strato conquistato, di tanto in tanto subentravano squarci fugaci di bellezza ed euforia che mi rigeneravano e mi davano ispirazione. cose semplici come i raggi di sole sulle foglie degli alberi vicini esprimevano una tale incredibile bellezza da suscitare in me inaspettati momenti di beatitudine. nuove parti del mio essere in incubazione per anni ora stavano diventando una mia componente naturale. alcuni cambiamenti permanenti erano avvenuti per davvero e alcuni degli schemi di pensiero del passato me li ero lasciati definitivamente alle spalle. Mi resi conto che avevo gestito aspetti particolare della mia formazione mentale precedente e che effettivamente li avevo rila259

sciati, cos accettai tutto questo con gratitudine. anche la bellezza del posto in cui vivevo continuava ad ancorarmi al presente. ovviamente anche la sofferenza che restava tendeva a farlo. Ma la vita selvatica che si dispiegava attorno al cottage mi arricchiva. a ogni strato di dolore che veniva rimosso, i miei sensi si accentuavano ed erano sempre pi in armonia con il mondo naturale. ci mi incoraggi tantissimo, anche se cerano ancora momenti bui. a volte ce lavevo con me stessa perch non avevo superato la depressione rapidamente come avrei voluto. Ma la rabbia non altro che la manifestazione di aspettative frustrate. cos le lasciavo andare e ritornavo al presente, focalizzandomi su qualcosa di bello fuori dalla finestra, mettendo della musica e cantando, o semplicemente riportando la mia consapevolezza sul respiro o sui suoni circostanti. allora riuscivo di nuovo ad accettare la mia situazione, sapendo che ci stavo lavorando con il ritmo giusto per la mia evoluzione. Una mia vecchia amica mi mandava una fornitura costante di prodotti biologici divini per la cura del corpo. cos mi prendevo il tempo per spalmarmi con cura le creme, coccolandomi e nutrendomi, sia mentalmente che fisicamente, per bilanciare latteggiamento poco gentile che mi ero riservata in passato. farlo mi lasciava sempre una sensazione di benessere, per non parlare del profumo meraviglioso sulla pelle. prendermi cura del corpo in questo modo mi riportava alla mente come avevo accudito i miei clienti. stavo iniziando a darmi un po dellamore che avevo offerto loro. Ma essere pi forte del dolore era molto difficile e sebbene dopo qualche mese ricominciai a vivere qualche giorno buono, la depressione e i pensieri negativi che laccompagnavano sembravano lottare persino con maggior accanimento. certamente non era disposta ad andarsene con tanta facilit. dopo tutto, era alimentata da schemi negativi di autocondanna che a quel punto regnavano da pi di quarantanni e che avevo creato io stessa, permettendo a troppe opinioni e giudizi esterni di entrare nel
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mio sistema di convinzioni. la mia mente aveva il comando e non sembrava intenzionata a cedermelo. Ma stavo diventando padrona di me stessa, rendendomi conto del mio valore e della mia bellezza, e sceglievo consapevolmente di direzionare la mente verso sistemi di convinzioni positive. iniziai a canticchiare motivetti divertenti sulla mia bont mentre facevo qualche lavoretto per casa. anche salutare allo specchio il mio io pieno di bellezza ogni volta che ci passavo davanti divenne unabitudine divertente e piacevole. e assicurarmi che il corpo fosse nutrito regolarmente con bagni e cibo sano mi riport a momenti pi felici. a poco a poco la felicit stava tornando. alla mia vecchia mente non piaceva per niente e la depressione affondava i suoi artigli feroci, rifiutandosi di lasciarmi andare del tutto. la ristrutturazione del mio modo di pensare era in corso ormai da anni. Ma ora, stava avvenendo un duello finale, dove solo uno dei due contendenti sarebbe sopravvissuto. fu al culmine di questo momento, di questa lotta per dire addio una volta per tutte al mio vecchio io che alla fine mi arresi. era troppo difficile. nonostante i miglioramenti nella vita di ogni giorno e i crescenti momenti di felicit, ero emotivamente sfinita. Mi ci era voluta cos tanta energia per arrivare fino a questo punto che improvvisamente le forze che mi restavano svanirono nel nulla, e lunico conforto era il pensiero del suicidio. non avevo pi un briciolo di ordine mentale n di speranza. avevo dato il meglio di me, ma ero troppo stanca di tutto. Volevo morire. Volevo che la mia vita finisse una volta per sempre. Un amico di vecchia data, un vero angelo, mi chiamava regolarmente. per fortuna aveva un modo tutto suo di affrontare la cosa: alza il ricevitore. non sto scherzando, meglio per te se non ti stai ammazzando. alza il ricevitore. smettila di ignorarmi e alza questo *#@# di ricevitore diceva alla segreteria telefonica, finch non potevo fare a meno di rispondere, ridendo tra le lacrime. per quanto lapproccio non sia ortodosso, il suo uno dei cuori pi grandi che conosco e il senso dellumorismo ci ha gi aiutati in
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passato a superare certe situazioni. il suo modo di fare ha funzionato. avevo bisogno di ridere e sapevo che mi voleva tanto bene, come io ne volevo a lui. ridere uno strumento di guarigione poco apprezzato. il giorno che non ha chiamato ho raggiunto in assoluto il punto pi basso di tutta la mia vita. avevo scribacchiato un biglietto daddio, non ero nemmeno capace di scrivere chiaramente, e rinunciai alla vita. era troppo difficile. si dice che lora pi oscura arriva sempre prima dellalba. Quella fu lora pi oscura della mia vita. non riuscivo pi a vivere. non avrei mai potuto sentirmi peggio di cos. Mi odiavo per la debolezza che mi aveva impedito di conquistare la mente malgrado tutti i miei sforzi. Mi odiavo per aver accettato cos tanta merda dagli altri. Mi odiavo per aver deciso troppo spesso di vivere unesistenza cos dura. non sopportavo che ci volesse cos tanto coraggio per creare la vita che volevo e meritavo. odiavo quasi tutto di me. era proprio lora pi oscura. nellistante in cui finii di scribacchiare il mio biglietto di addio e di scuse, pieno di tristezza, il telefono suon. pensai di non rispondere, ma lo feci, con enorme riluttanza. non era il mio amico, come avevo creduto. non era nessuno che conoscessi. ci che sentii fu la voce gioiosa di una donna che mi dava un felice buongiorno. poi continu proponendomi unassicurazione per lambulanza! grandioso pensai. non riesco nemmeno a suicidarmi come si deve. probabilmente avr bisogno di una cavolo di ambulanza. avevo scelto un crepaccio nella zona in cui vivevo nel quale avrei fatto precipitare il furgoncino con me dentro, assicurandomi di non sopravvivere. ci avevo pensato parecchio perch non volevo fare le cose a met. avevo valutato tutti i dettagli. lofferta di unassicurazione per lambulanza (che declinai nella confusione mentale in cui mi trovavo) mi fece pensare che avrei anche potuto non riuscire nel mio intento. ricordai tutti i cari soccorritori che avevo conosciuto negli anni e mi resi conto
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di quanto poco sensibile fossi stata, quanto fossi consumata dal mio stesso dolore tanto da non considerare affatto le conseguenze del mio gesto su chi mi avrebbe trovata e su chi mi voleva bene. sapevo anche che, se non fossi riuscita nel mio intento suicida, non avrei voluto convivere con la paralisi, soprattutto se autoindotta. Ma non fu solo il simbolo dellambulanza, sebbene non avrei potuto chiedere un campanello dallarme migliore: fu proprio la telefonata a rompere lincantesimo del torpore in cui ero precipitata. Quel momento cruciale fu proprio la svolta, la grande svolta della mia vita. non volevo danneggiare il corpo che mi aveva dato cos tanta libert e mobilit, il corpo bello e sano che mi aveva fatto superare ogni ostacolo. non volevo nemmeno morire. Mentre iniziavo ad apprezzare le mie gambe per tutti i chilometri lungo i quali mi avevano trasportata, iniziai anche ad amare tutta me stessa. durante la breve telefonata, provai dolore nella zona del cuore. fu allora che mi resi conto che il mio povero cuore dolce e bello aveva sopportato abbastanza. non potevo accettare altra sofferenza e disprezzo. avevo bisogno damore per guarire, e quellamore, sopra ogni cosa, doveva arrivare da me prima di tutto.

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nessUn riMpianto

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a velocit con cui le cose cambiarono da quel momento fu fenomenale. la depressione scivol via nella notte, portando via con s la sua pesante nube di oscurit. aveva aspettato che arrivasse lamore e quando accadde, aveva capito che il suo compito era finito e se ne and. passai i giorni seguenti rigenerandomi con la meditazione, esprimendo gratitudine e rispetto per il mio meraviglioso io. ci nutriva il mio cuore, mentre stare a mollo nella vasca sostentava il mio corpo. feci lunghe passeggiate sui pendii, senza mettermi pressione, semplicemente camminando adagio mentre mi stupivo della vita con gli occhi di una persona rinata. fu come risvegliarsi in un mondo talmente bello che era difficile ricordarsi di quello prima. per segnare linizio della mia nuova esistenza decisi di svolgere una cerimonia formale di addio e benvenuto. raccolsi un po di legna dai campi circostanti e accesi un bel fuoco. cerano cose che avevano bisogno di un saluto adeguato, gli aspetti del mio vecchio io e le circostanze che erano derivate da esso. cos scrissi queste cose e anche quelle a cui davo il benvenuto. poi al tramonto, mentre il sole calava e le prime stelle della sera spuntavano in cielo, restai accanto al caldo fuoco di guarigione, felice. dissi grazie e addio a vecchie parti di me mentre lasciavo cadere i pezzi di carta nel fuoco. celebrai anche ogni benvenuto. dopo, seduta fuori sotto il cielo della campagna, contemplando il fuoco, provai un amore immenso per me stessa e per la vita. sentii anche una incredibile gratitudine. il fuoco continu a bruciare vividamente. sorridendo, guardai limmensa coperta di stelle sopra di me e riconobbi che dopo tutto quello che era successo, alla fine era nato un essere nuovo. la
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persona verso la quale si erano direzionati tutti i miei sforzi per anni adesso ero io. finalmente le avevo dato il permesso di manifestarsi. la donna che aveva trovato troppe giustificazioni per gli altri, che si era portata addosso anni e anni di sofferenza e che non aveva accettato di meritare la felicit non serviva pi. aveva svolto il suo compito. la ringraziai per la parte che aveva avuto nella mia evoluzione e la lasciai andare. ogni giorno continuava a rivelare il piacere a nuovi livelli. fu quasi come scoprire la vita per la prima volta. non mi ero mai sentita cos libera. la felicit, come non lavevo mai conosciuta prima, completamente priva di ostacoli, gioiosa e senza senso di colpa, divenne il mio stato naturale. nuovi uccelli venivano a posarsi sulla staccionata e cantavano per me. Quelli vecchi mi seguivano mentre passeggiavo per i campi in uno stato di grazia. i miei sensi si affinarono, come se avessi appena concluso settimane di meditazione silenziosa, e restai in uno stato di maggior allerta. i suoni naturali erano pi nitidi e i colori pi luminosi e vividi. notai almeno trenta diverse sfumature di verde nella campagna circostante. dentro di me cerano spazio e chiarezza; avevo sempre creduto che ci fossero, ma non lo avevo mai appurato. la saggezza che avevo guadagnato lungo la strada faceva parte di me. anche il passato adesso aveva poca importanza. Mi era servito come strumento di apprendimento e nessuna delle lezioni era andata sprecata. Ma la sofferenza sopraggiunta per formarmi aveva svolto il suo compito e adesso si era disintegrata. non cera niente da dimostrare, niente da spiegare, niente da giustificare. Mi faceva male il viso per quanto sorridevo. Quasi da un giorno allaltro, la realt si era spostata su un piano del tutto diverso. Vivere nel presente ora era diventato uno stile di vita, dopo anni di pratica. le porte delle opportunit si spalancarono. tutti gli sforzi di focalizzazione, resistenza e sacrificio fatti in passato durante il mio viaggio creativo iniziarono a essere premiati. il mio lavoro ebbe uno slancio enorme e nuove opportunit di scrittura giunsero da fonti inimmaginabili. lamore per me stessa aveva aperto le porte,
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permettendo a grandi cose di manifestarsi nella mia vita. erano state l ad aspettare pazientemente per anni che fossi pronta. Mentre il tempo scorreva, il flusso naturale di bont continu a crescere. attorno a me si erano eretti anche nuovi sistemi di supporto, sia a livello professionale che personale. ovviamente, cerano sempre lezioni da imparare su di me, ma adesso non davo per scontata nemmeno la gioia pi piccola. negli anni precedenti avevo creato consapevolmente la vita che avevo immaginato, rilasciando ci che mi tratteneva uno strato alla volta. capire con chiarezza comera lesistenza che volevo vivere e la persona che volevo essere fu una parte necessaria di questo processo. se adesso emergono dei blocchi, occasionalmente, sono paziente e amorevole con me stessa mentre cerco di elaborarli. la scoperta di s un processo gioioso e riesco a sorridere della mia umanit. con tutto quello che successe, finii col sentirmi pi vicina che mai a ciascuna delle care persone di cui mi ero presa cura. la nuova vita che si stava dipanando davanti a me era il genere di esistenza che ognuno di loro aveva intravisto come possibile, quando si erano guardati indietro e avevano parlato dei loro rimpianti. nelle ultime settimane e giorni, quando tutto il resto era svanito, erano riusciti a cogliere la gioia potenziale che la vita avrebbe offerto loro, se solo avessero vissuto in modo diverso. non tutte le persone per parlavano di rimpianti. cera chi diceva che avrebbe voluto fare le cose diversamente, ma non era logorato da un vero e proprio rimorso. alcuni erano meravigliosamente soddisfatti della vita che avevano condotto. o almeno, laccettavano. Molti altri per avevano dei rimpianti e desideravano ardentemente essere ascoltati, far conoscere i loro pensieri. il tempo che trascorsi con ciascun cliente probabilmente fu un catalizzatore della sincerit a cui giunse ogni rapporto. sar sempre molto grata per quel tempo trascorso con loro. i rimpianti che avevano condiviso con me mi lasciarono con la determinazione di non arrivare ad averli io stessa alla fine dei
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miei giorni. non potevo ricevere il dono di questa saggezza senza imparare la lezione che racchiudeva. avendo resistito alle prove pi grandi, ora capivo quanto potessero essere difficili le sfide. Ma capivo anche quanta gioia derivasse dal superarle. la possibilit di realizzarsi e di provare piacere che quelle care persone colsero fugacemente approssimandosi alla morte ci che viene offerto a ciascuno di noi, prima che giunga il momento di andarcene. il dispiegarsi di ogni nuovo giorno mi lascia ancora pi incantata dal flusso naturale della bont. essa vuole emergere e aiutarti e lo fa quando impari a permetterglielo, attraverso la fede e lamore per s. ce n per tutti. non devi fare altro che toglierti di mezzo ed questo il vero compito: imparare a padroneggiare i tuoi stessi pensieri spazzando via i detriti che impediscono di far scorrere la bont. lapprendimento continuer per sempre. non arrivi mai a uno stadio di evoluzione in cui dici: grandioso. adesso posso mettermi comodo, so tutto e posso vivere ogni giorno senza dover pi imparare niente. persino a stella, che aveva intrapreso un viaggio interiore cos intenso, fu ricordata la necessit di lasciare andare la presa e arrendersi. cos facendo, visse con maggior serenit i giorni che le restavano, prima di andarsene con un sorriso radioso sul viso quando arriv il suo momento. Quindi, se le lezioni non finiscono mai, potremmo accoglierle invece che opporre resistenza. non passa giorno senza che impari qualcosa di nuovo su di me. Ma adesso riesco a farlo con affettuosa bont, amando me stessa in modo incondizionato, senza giudicarmi. anche ridere teneramente e con amore permette al processo di crescita di essere pi dolce. Quando grace disse: Vorrei aver avuto il coraggio di vivere fedele a me stessa e non come gli altri si aspettavano da me provava unenorme tristezza per come era andata la sua esistenza. un peccato che richieda cos tanta determinazione essere chi sei veramente. Ma cos. a volte ci vuole un coraggio enorme . rispettare la propria identit, qualunque sia, a volte non pu nemmeno essere spiegato a se stessi, soprattutto allinizio. tutto quello
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che sai che c un desiderio dentro di te non ancora realizzato dalla vita che stai facendo. doverlo spiegare agli altri, che non hanno vissuto nei tuoi panni, pu spingerti a metterti ancor pi in discussione. Ma come disse il saggio Budda pi di due millenni fa: la mente non conosce risposte. il cuore non conosce domande. il cuore a guidarci verso la gioia, non la mente. superare la mente e lasciare andare le aspettative degli altri ti permette di sentire il tuo cuore. avere il coraggio di seguirlo porta alla felicit. allo stesso tempo bisogna continuare a nutrirlo e padroneggiare la mente. se il cuore si evolve, la vita dispensa pi gioia e pace lungo il cammino. la vita felice vuole te tanto quanto tu vuoi lei. Quando anthony nella casa di cura ammise di non avere il coraggio di cercare una vita migliore, dimostr le conseguenze di essere governato dalla paura. non significa che anche tu finirai in una casa di cura prima del tempo. Ma la mancanza di stimoli e di felicit che divenne parte della sua vita non diversa da quella che caratterizza milioni di persone. ogni giorno per lui consisteva di una routine soporifera, sicura e protetta, ma mai appagante. ci vuole forza per fare grandi cambiamenti. tuttavia, quanto pi a lungo stai nellambiente sbagliato e resti un suo prodotto, tanto pi a lungo neghi a te stesso lopportunit di conoscere la vera felicit e la soddisfazione. la vita troppo breve per guardarla passare, bloccati da una paura che pu essere affrontata e vinta. proprio come i rampicanti che intrappolavano i bei fiori nel giardino di florence, tutti noi siamo capaci di crearci le nostre catene. ovviamente molte non sono cos facili da eliminare come le sue piante. ci sono catene che hanno la forza di anni e non vengono rimosse volentieri. ti resteranno addosso per tutta la vita soffocando la tua bellezza, se glielo permetti. Ma cos come c voluto del tempo per crearle, cos pian piano possono anche essere distrutte. un delicato processo che richiede determinazione, forza e a volte la capacit di lasciare andare. comporta il coraggio di interrompere relazioni malsane e di dire:
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ne ho abbastanza. significa trattarsi con rispetto e gentilezza, entrambe cose che meriti. soprattutto per, vuol dire liberarsi dalle catene e diventare un osservatore dei tuoi stessi pensieri e abitudini. Questa consapevolezza permette di cogliere le soluzioni con maggior chiarezza. la vita tua e di nessun altro. se non riesci a trovare la felicit in ci che hai creato e se non stai facendo niente per migliorarlo, allora il dono di ogni nuovo giorno viene sprecato. Un piccolo passo o una semplice decisione sono grandi punti di partenza, cos come assumersi la responsabilit della propria felicit. si pu avere una vita serena senza dover cambiare casa o compiere azioni drastiche nel mondo fisico. Basta modificare la prospettiva ed essere abbastanza coraggiosi da rispettare alcuni desideri. nessuno pu renderti appagato o meno, a meno che non sia tu a permetterglielo. ebbene s, avere il coraggio di essere se stessi, e non chi si aspettano gli altri, richiede tantissima forza e sincerit. Ma la richiede anche giacere sul letto di morte e ammettere che vorresti aver agito in modo diverso. oltre a quelli che ho menzionato, ci sono stati tanti altri clienti con lo stesso rimpianto, desiderare di essere stati fedeli a se stessi. Quando John afferm che non avrebbe voluto lavorare cos tanto, disse una cosa che avrei sentito spesso nel corso degli anni. nelle sue ultime settimane, seduto in terrazza a guardare la vita dispiegarsi nel porto, era carico di rimpianto. non c assolutamente niente di male nellamare il proprio impiego. anzi proprio cos che dovrebbe essere. Ma il punto sta nel trovare lequilibrio affinch il lavoro non diventi tutta la tua vita. riesco ancora a sentire i sospiri profondi di quel bravuomo mentre si faceva una ragione delle scelte compiute. poi ascoltando charlie insistere sui vantaggi di una vita semplice, dovetti concordare con la sua saggezza ed esperienza di vita. il vero valore non sta in ci che possiedi ma in ci che sei. chi si avvicina alla morte lo sa. le cose che hanno non contano nulla alla
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fine. Quello che gli altri pensano di loro, o i beni che hanno accumulato, non entrano nemmeno nei loro pensieri a quel punto. alla fine, ci che conta per le persone quanta felicit sono riuscite a dare a chi amano e quanto tempo hanno trascorso facendo ci che dava loro piacere . per molti divenne fondamentale fare in modo che chi restava non finisse con il provare gli stessi rimpianti. non mai successo che dal letto di morte i clienti, passando in rassegna la loro vita, rimpiangessero di non aver comprato o posseduto pi beni. invece, il pensiero che pi occupa la mente delle persone che si avvicinano alla morte riguarda come hanno vissuto, cosa hanno fatto e se sono riuscite a fare la differenza per quelli che lasciano, sia che si tratti della famiglia, della comunit o di chiunque altro. le cose di cui pensi di aver bisogno a volte sono quelle che ti tengono legato a una vita insoddisfatta. la semplicit la chiave per cambiare questa situazione: bisogna lasciare andare il desiderio di conferma attraverso il possesso o le aspettative degli altri su di te. anche assumersi dei rischi richiede coraggio. Ma non puoi controllare tutto. restare in un ambiente apparentemente sicuro non ti garantisce che le lezioni della vita passeranno inosservate. possono sempre emergere dal nulla, quando meno te le aspetti. lo stesso per vale per le ricompense destinate a coloro che hanno il coraggio di rispettare il proprio cuore. le lancette dellorologio si muovono per tutti. sta a te scegliere come passare il resto dei tuoi giorni. pearl aveva capito che gli eventi accadono quando ne hai bisogno. credeva che la cosa pi importante fosse lavorare per trovare il proprio scopo, per svolgere il proprio compito, qualunque esso fosse, con lintenzione giusta, senza restare intrappolati in situazioni lavorative tristi per paura della mancanza. questione di imparare a osare pensare senza limiti, senza cercare di controllare il modo in cui le situazioni si manifesteranno. la vita finisce in fretta, diceva. ed vero. alcuni di noi vivranno a lungo, altri no. Ma se riesci a conoscere la felicit e lappagamento in questo
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breve lasso di tempo, non c ragione di avere rimpianti quando arriver la fine, com inevitabile che sia. imparare a esprimere i propri sentimenti purtroppo una dura prova per troppi adulti. stato motivo di frustrazione e rimpianto per i malati terminali, compreso Jozsef. Voleva esprimersi ma non sapeva come fare perch non ci aveva mai provato. lo struggimento che provava quel bravuomo fu il suo pi grande rimpianto, perch mor sentendo che la sua famiglia non lo aveva conosciuto veramente. altri clienti svilupparono malattie legate allamarezza che avevano dentro, perch non avevano mai imparato a esprimersi. si migliora facendo pratica ed cos per ogni cosa. Quindi cominciando con piccoli atti di coraggio nellesprimerti, diventa pi facile aprirti e inizi persino a godere della condivisione di una simile sincerit. non riuscirai mai a controllare le reazioni degli altri. tuttavia, sebbene le persone inizialmente possano reagire male quando parli con schiettezza, alla fine ci porta la relazione su un piano pi elevato, completamente diverso. oppure mette fine a quel rapporto sbagliato. in entrambi i casi per te una vittoria. non possiamo sapere quanto tempo vivremo n quando moriranno le persone che amiamo. Quindi invece di convivere con i rimpianti, assicurati che coloro a cui tieni sappiano quello che provi per loro. come diceva la cara Jude, il senso di colpa unemozione che intossica gli ultimi anni che ci restano. anche esprimere i propri sentimenti fa sentire bene una volta che ti sei abituato a farlo. solo la paura di come verranno recepiti che ti trattiene. allora metti al tappeto i timori e osa rivelare agli altri il tuo io meraviglioso, prima che sia troppo tardi. se ti senti gi in colpa per cose non dette a qualcuno che se n andato, il momento di perdonarti. non rispetti la tua vita portandoti dietro il rimorso. tempo di essere buono con te stesso. eri cos, ma non c ragione per cui tu debba continuare a esserlo ora. provare compassione per ci che sei stato grazie a come sei adesso il primo seme di bont che porta al perdono di s.
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se le persone che fanno parte della tua vita non sembrano corrispondere con altrettanta sincerit al tuo modo di esprimerti, non significa che non ti hanno ascoltato o che hai sbagliato a parlare apertamente. nanci che soffriva di alzheimer ne lesempio perfetto. Ma anche altre relazioni nella mia vita sono state trasformate dalla manifestazione di bont e franchezza. per lungo tempo mi sembrato che le mie parole non venissero ascoltate. Ma quando gli altri furono pronti a esprimere i propri sentimenti, fu evidente che ogni messaggio era stato percepito lungo il cammino. tuttavia alla fine non avrebbe avuto alcuna importanza. ero in pace, sapendo di aver avuto il coraggio di esprimermi con sincerit. se uno di noi fosse mancato inaspettatamente, non avrei provato sensi di colpa. non cera nessuno che dessi per scontato, nessuno che non sapesse che gli volevo bene, anche se non erano in grado di comunicarlo a loro volta con la stessa schiettezza. d alle persone cosa provi. la vita breve. ritrovare lamica di doris fu per me motivo di gioia e soddisfazione. Quando mi parl del rimpianto di non aver mantenuto i contatti con le sue amiche, non avevo idea di quanto spesso avrei sentito ripetere questo rammarico dai clienti. ora, con tutto quello che ho superato e sapendo quanto sono stati importanti gli amici fidati e di lunga data per andare avanti, meno difficile comprendere questo rimpianto. la maggior parte della gente piena di amici, ma quando si arriva alla resa dei conti non sono molti quelli che restano nei momenti pi difficili, per esempio quando si muore. lamicizia offre storia e comprensione. Quando i clienti ripensavano alla loro vita, spesso si lasciavano andare ai ricordi degli amici di cui sentivano la mancanza. la quotidianit si riempie di impegni e i rapporti si allentano. nella vita ci sono persone che vanno e vengono, amici compresi. Ma quelli veramente importanti, quelli che ami di pi, valgono lo sforzo di mantenere vivo il contatto. sono quelli che ci saranno quando avrai pi bisogno di loro, proprio come tu ci sarai per loro. a volte non possibile
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essere presenti fisicamente, ma anche il contatto telefonico d forza e conforto alle persone nei momenti difficili. laccettazione e il perdono da parte dei propri cari, soprattutto in punto di morte, aiut elizabeth a trovare la pace dopo anni di alcolismo. alla fine questione di amore e relazioni. Ma non tutti sono stati cos fortunati da riuscire a rintracciare gli amici alla fine, malgrado lo desiderassero. ecco perch importante non perdere i contatti. nessuno sa cosa ci riservi il futuro o quando arriver il giorno in cui ti mancheranno i tuoi cari, intanto puoi godere del dono della loro presenza nella tua vita. i turni che facevano gli amici di Harry per stargli vicino non fecero altro che enfatizzare ulteriormente limportanza di questi rapporti. sebbene possa essere un periodo di sofferenza per gli altri, chi muore vuole godersi il tempo che resta il pi possibile. gli amici portano il buon umore nei momenti di tristezza e lallegria dona felicit a chi muore. sia che ti trovi in punto di morte o meno, gli amici sono i soli capaci di farti ridere anche nei momenti peggiori. seduta accanto a me sul suo letto dopo avermi gridato di andarmene, rosemary ammise di non aver mai permesso a se stessa di essere felice e questo fu un esempio di grande onest. le offr anche loccasione di migliorare notevolmente il tempo che le restava. non credeva di meritarsi la felicit perch non era stata ci che la sua famiglia si aspettava da lei. Quando si rese conto che era solo questione di scegliere, impar a lasciar entrare la gioia e riusc a ritrovare quella parte di s che era rimasta assopita per gran parte della sua vita da adulta. era bello il sorriso che ogni tanto le sfuggiva nelle ultime settimane. apprezzare ogni passo lungo il cammino uno dei segreti per la felicit. Mentre cath rifletteva sul tempo che le restava, diceva di aver perso molte occasioni felici perch si era focalizzata troppo sui risultati, invece che sul tempo vissuto per raggiungerli. molto facile pensare che lappagamento dipenda da ci che si ottiene alla fine, ma in verit proprio il contrario. si realizzano le cose quando si raggiunta la felicit.
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sebbene non sia possibile essere soddisfatti tutti i giorni, si pu imparare come spostare la mente in quella direzione. riconoscere lesistenza di qualcosa di bello al di fuori della tristezza ne un esempio, ed una cosa che mi ha aiutata a ritrovare la pace. la mente pu causare molta sofferenza. Bisogna padroneggiarla e usarla adeguatamente, cos pu essere sfruttata per creare una vita bella e felice. ognuno di noi ha delle ragioni per dolersi. tutti abbiamo sofferto. Ma la vita non ci deve nulla. siamo noi a dover fare il possibile per trarre il meglio dallesistenza e dal tempo che ci resta, e per vivere in uno stato di gratitudine. ci saranno sempre lezioni da imparare, alcune di esse ci faranno soffrire, mentre altre ci daranno la felicit; solo accettandole raggiungeremo uno stato di maggior serenit. da questo punto di vista, la felicit diventa una scelta consapevole e le onde smettono di travolgerci. Quelle che una volta ti hanno lasciato abbattuto e ferito adesso possono essere eliminate grazie allesperienza e alla saggezza. a volte va benissimo comportarsi da sciocchi e giocare. non devi fare altro che autorizzarti a farlo. possibile divertirsi senza droghe o alcol. non esiste una regola secondo cui gli adulti debbano essere seri e non possano divertirsi con le frivolezze. prendere la vita in modo troppo critico o preoccuparsi di come ci vedono gli altri finisce col creare rimpianti con cui fare i conti in punto di morte, se permettiamo a pensieri simili di ostacolare lappagamento nel presente. naturalmente il modo di vedere le cose fa una enorme differenza per la felicit, come ha dimostrato il caro lenny. Malgrado le perdite subite nella sua vita, si era concentrato sui doni che aveva ricevuto e riteneva di aver avuto unesistenza soddisfacente. la stessa vista su cui ti affacci ogni mattina, la stessa vita, possono diventare qualcosa di completamente nuovo se ti concentri sui pregi invece che sugli aspetti negativi. sta a te scegliere come vedere le cose e il modo migliore per cambiare prospettiva attraverso la gratitudine, riconoscendo e apprezzando quel che c di buono.
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nonostante i molti rimpianti che i malati terminali condivisero con me, alla fine ognuno di loro ha trovato la pace. alcuni non sono riusciti a perdonarsi fino agli ultimi due giorni di vita, ma poi ce lhanno fatta. Molti hanno provato una gamma di emozioni prima di arrivarci, compreso il rifiuto, la paura, la rabbia, il rimorso e la condanna di s, la peggiore. altrettanti hanno provato sentimenti positivi di amore e di gioia immensa grazie ai ricordi affiorati nel corso delle ultime settimane. Ma prima della fine vera e propria, sono riusciti ad accettare serenamente che fosse arrivato il loro momento e si sono perdonati per i rimpianti provati, a prescindere da quanto fossero stati tormentati. per molti di questi clienti per era fondamentale che altri imparassero dai loro errori. erano tutte persone che avevano avuto il tempo di riflettere sulla propria esistenza. chi se ne va allimprovviso non ha questo lusso e per molti di noi sar cos. fondamentale quindi ragionare sulla vita che stai vivendo ora, perch potresti avere ancora poco tempo a disposizione prima di morire per trovare la pace o per pensare. altrimenti potresti andartene sapendo di aver passato tutta la vita cercando la felicit nei posti sbagliati, e per questo ti sempre sfuggita, stata al di fuori della tua portata ed dipesa da eventi o situazioni che ti dovevano capitare. Morirai con la consapevolezza di aver perso loccasione di cambiare direzione prima che fosse troppo tardi. la pace che ciascuna di queste care persone ha trovato prima di spirare disponibile anche ora, senza dover aspettare di giungere alla fine. sta a te scegliere di cambiare la tua vita, di essere coraggioso e di vivere fedele al tuo cuore, cosa che ti permetter di non avere rimpianti. la bont e il perdono sono ottimi punti di partenza. non solo nei confronti degli altri, ma anche di te stesso. assolverti una fase necessaria di questo processo, altrimenti, continuando a essere duro con te stesso, non farai altro che dare fertilizzante ai semi cattivi nella tua testa, come successo anche a me una
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volta. Ma il perdono di s e la bont indeboliscono questi semi che vengono rimpiazzati da altri pi sani. crescendo forti, un giorno supereranno quelli cattivi fino a che non ci sar pi niente ad alimentarli. pi facile trovare il coraggio di cambiare la propria esistenza se si buoni con se stessi. anche per gli aspetti positivi ci vuole tempo, perci serve avere pazienza. ognuno di noi un individuo eccezionale il cui potenziale limitato solo dai pensieri che facciamo. siamo tutti straordinari. tutti gli influssi ambientali e genetici che ti hanno formato, compresi i geni che provengono dal tuo corredo biologico unico, ti rendono una persona speciale. anche le esperienze di vita che hai avuto finora, sia buone che cattive, contribuiscono a renderti diverso da chiunque altro sul pianeta. sei gi speciale. sei gi unico. tempo di renderti conto del tuo valore e di quello degli altri. smettila di giudicare. sii buono con te stesso e con gli altri. dal momento che nessuno mai stato nei panni dellaltro, n ha visto le cose con i suoi occhi, o sentito con il suo cuore, non possibile sapere quanto abbia sofferto. con un po di empatia si pu fare molto. essere compassionevole con gli altri e buttare il giudizio fuori dalla finestra, significa anche essere gentile con te stesso perch pianti semi migliori. perdonati per aver incolpato gli altri della tua infelicit. impara a essere affabile con te stesso, accettando la tua umanit e fragilit. perdona anche gli altri che ti hanno incolpato della loro sofferenza. siamo esseri umani. abbiamo tutti detto e fatto cose che avrebbero avuto bisogno di pi buon cuore. la vita finisce in fretta. possibile arrivare in fondo senza rimpianti. ci vuole coraggio per vivere appieno, per rispettare lesistenza che ti stata donata, ma la scelta spetta a te. lo stesso vale per i premi che avrai in cambio. apprezza il tempo che ti resta riconoscendo il valore di tutti i doni che fanno parte della tua vita, e che comprendono soprattutto il tuo io straordinario.

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sorridi e stai sicUra

e guardo la mia vita, ci sono momenti che mi lasciano esterrefatta. la vita che speravo sempre pi reale. la persona che avevo immaginato, adesso sono io. nata dal coraggio, dalla flessibilit, dalla disciplina e si affermata dopo che ho imparato ad amare il mio stesso cuore. la vita pu veramente essere facile e felice. infatti pu scorrere liscia come lolio. la cosa bella che quanto pi continuavo a sistemarmi e a crescere, ad accettare di meritare tutto quello che arrivava sul mio cammino, pi facilmente le situazioni continuavano a manifestarsi. Un breve mantra mi aiut a mantenere la fiducia lungo il periodo oscuro finale: sorridi e stai sicura . in una giornata particolarmente difficile, il mio vecchio modo di pensare si aggrappava disperatamente alla vita e mi diceva che non meritavo tutto quello che avevo sognato. la mia nuova forma mentis stava cercando di subentrare in maniera permanente, rassicurandomi che invece ne ero degna. cos pregai per avere una indicazione chiara e semplice, qualcosa che non fosse difficile da ricordare nel mio triste stato, per riuscire a superare i giorni duri. avevo bisogno di qualcosa che mi desse la forza e la speranza. fu allora che si affacciarono alla mente le parole sorridi e stai sicura . le scrissi su dei foglietti di carta e li disseminai per la casa dove potessi vederli facilmente. tutte le volte che ci passavo davanti, veniva rispettato limpegno con me stessa e sorridevo, sicura che questo periodo sarebbe passato, seguito da un altro pi positivo. cos il mio umore si risollevava automaticamente e mi sentivo rincuorata dal fatto che avrei trovato nuove ragioni per sorridere ancora. Ma non cera ragione di leggere quelle parole senza sorridere, perch il sorriso stesso facilitava la comprensione. Quindi lo facevo.
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in seguito, aggiunsi sotto ringrazia e stai sicura, in modo da esprimere in anticipo preghiere di gratitudine, con la sicurezza e la fiducia che avrei ricevuto quanto desideravo. Sorridi e stai sicura, ringrazia e stai sicura, divenne il mio mantra mentre andavo avanti giorno dopo giorno sorridendo sicura quando potevo. nel farlo, camminavo fiduciosa, cosa che mi spingeva spontaneamente a essere grata. le mie preghiere, speranza e intenzioni erano gi state ascoltate. il mio unico compito era sorridere e stare sicura e ringraziare e stare sicura . ci mi permetteva di sorridere ancor pi di quanto avrei fatto altrimenti. ovviamente cerano periodi in cui non ero forte abbastanza da ricorrere a queste parole, compreso quellultimo giorno di totale tristezza e rassegnazione. Ma quel momento di resa fu il punto di svolta definitivo. era vero che non potevo pi convivere con il dolore del passato e in un certo senso avevo ragione. ero giunta alla fine della mia vita, almeno per come la conoscevo. Ma non dovetti morire fisicamente. solo quella vecchia parte di me se ne and, spiritualmente. Quelle vecchie idee su di me non potevano sopravvivere alla luce splendente del mio amore. la nuova vita che si stava manifestando silenziosamente da anni, alla fine fu in grado di sorgere. Mentre sorridevo sicura, i miei sogni sembravano reali e divennero sempre pi una parte di me. ecco perch le porte delle opportunit si spalancarono quando finalmente riuscii a riconoscere il mio valore. i sogni erano gi arrivati e stavano aspettando che io li lasciassi avverare. cos fu con il cuore colmo di gioia che mi aprii, permettendo agli eventi di accadere. lo fecero in molti modi diversi, sia a livello personale che professionale. Qualche tempo dopo fui piacevolmente colpita dalla proposta dei miei meravigliosi, cari genitori di celebrare un natale vegano e sorrisi di cuore perch mi avevano appena fatto il regalo di natale pi bello del mondo. per pi di ventanni avevo sognato di festeggiare un natale almeno vegetariano. Quando arriv il giorno fatidico, tutto si svolse in modo molto naturale e semplice e fummo daccordo nel dire che era stato uno dei giorni migliori che avessimo
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mai vissuto. Mentre mia madre tagliava la verdura accanto a me, scambiando battute e risate, il mio pap metteva la musica. Melodie country anni cinquanta fluttuavano per la casa mentre ridevamo, chiacchieravamo e preparavamo una grande festa. fu una gioia. il mio lavoro continu a crescere e a prosperare, dandomi soddisfazione e piacere. sebbene sia possibile trovare limpiego ideale alle dipendenze di altri, nel periodo in cui viviamo il modo migliore per me lavorare in proprio. era quello che volevo e di cui avevo bisogno, vivere a modo mio, compresa la vita professionale. Una grande motivazione e una sorprendente lucidit mi accompagnarono sul nuovo piano dellesistenza, insieme alle cose migliori della mia vita passata, compresa lautodisciplina. strinsi qualche contatto in zona e organizzai incontri un po ovunque. traboccavo di ispirazione e idee. rientrando nel mondo fui presa dallentusiasmo e creai nuove opportunit favorevoli per me stessa. tramite un paio di associazioni, tenni qualche seminario sulla composizione di musica e canzoni per fasce disagiate della societ. insegnare ancora, ed essere responsabile di me stessa, fu meraviglioso e la trasformazione di chi seguiva i corsi rappresent per me unenorme ricompensa. dopo la seriet del passato, era tempo di provare pi gioia anche nel lavoro. cos allestii uno spettacolo per bambini e mi esibii davanti ai piccoli sotto i cinque anni. guardare questi giovani esseri umani disinibiti e deliziosi ballare e saltare di qua e di l al ritmo delle mie canzoni fu un vero piacere. si presentarono anche nuove opportunit di scrittura e di fare un album di canzoni inedite. Mi sorprende ci di cui siamo capaci a livello fisico e creativo quando lasciamo andare i blocchi che ci trattengono. il mio blog ebbe un picco di visitatori e la cerchia dei miei contatti di lavoro si allarg. Ho creato anche una linea di magliette allegre e positive, di adesivi per la macchina e di borse ispirandomi a versi tratti dalle mie canzoni e frasi dei miei articoli. Mi venivano un sacco di idee ed erano sempre seguite da azioni fatte con entusiasmo.
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Visto che ora passo le mie notti autunnali abbracciata al mio uomo, sorrido allidea di quanto la vita possa cambiare. una cara persona. ci sono state cose di cui entrambi ci siamo dovuti liberare prima di incontrarci, ma il tempismo una cosa incredibile. ora la vita viene vissuta da nuovi punti di vista. le mie esperienze mi hanno fatto tornare alla mente i cicli della vita. certamente mi stata mostrata la morte attraverso gli altri. Ma ho conosciuto anche un tipo di decesso personale, osservando quella vecchia parte di me cessare finalmente di esistere. fu una morte spirituale, la dipartita di un lato della mia personalit che mi aveva controllato per anni. coincise anche con la nascita del nuovo spirito che sospettavo fosse l da qualche parte, e che desideravo diventare. stata una morte dolorosa, tuttavia mi ha liberato dal condizionamento del passato, dai pesi inutili, da tutto quello che mi bloccava. ora che la vera me stessa ha il permesso di vivere liberamente, continuo a evolvermi in ci che sono davvero. solo distaccandomi da ci che possiedo che sono in grado di sapere chi sono, e mi amo per questo. amo il coraggio della persona che sono diventata. amo il suo cuore. amo la sua creativit. amo la sua mente. amo il suo corpo. amo la sua bont. amo tutto di lei. la vita si muove in nuove direzioni. un nuovo inizio, la rinascita di me stessa. Mi sono ricordata anche nel modo migliore possibile di altri nuovi inizi. adesso dentro di me cresce un bambino prezioso. sono stata benedetta dalla possibilit di diventare madre. Mentre il mio ventre si espande e il mio corpo si gonfia nello stato divino della maternit, sono estasiata e infinitamente grata di conoscere unesperienza simile. sono lontana anni luce dalla vita che conoscevo un tempo, dallisolamento, dalla tristezza, dalla disperazione. eppure ancora una volta mi viene mostrato come sia facile adattarsi alla propria esistenza. grazie a dio la mia vita non finita quando pensavo. grazie a dio. il legame tra madre e figlio cresce di giorno in giorno. per fortuna ho una salute di ferro e mi stata risparmiata gran par280

te dellindisposizione delle donne incinte che soffrono di nausea mattutina. adoro essere incinta e presto guider unaltra anima lungo il suo cammino terreno finch non sar grande abbastanza per spiccare il volo e seguire la sua strada. la vita ha senzaltro la sua dose di morte e interruzioni, ma offre anche nascita e nuovi inizi. sono grata di aver vissuto entrambe, sia letteralmente che in modo simbolico, in cos tante occasioni. tutte le volte che ho compiuto un atto di fede, le cose non si sono mai rivelate come avevo immaginato, ma sono state anche meglio nel lungo termine. la fede una forza potente capace di creare gioie impensabili. lasciare andare i propri limiti e rinunciare al tentativo di controllare il modo in cui si manifestano gli eventi un dono immenso che facciamo a noi stessi. strano a dirsi, una delle cose pi difficili per molti, e lo stata anche per me, imparare a ricevere, capire di meritarlo, e poi permettere alla bont di manifestarsi. la maggior parte delle soluzioni miracolose che si sono materializzate nel corso della mia vita sono dipese da altre persone. siamo molto pi connessi tra noi di quanto ci rendiamo conto, e giochiamo un ruolo pi importante di quanto pensiamo luno nella vita dellaltro. imparare a ricevere una necessit se sei veramente intenzionato a vedere i tuoi sogni realizzarsi. come sa chi per natura portato a donare, c un grande piacere nelloffrire. Ma se dai senza permetterti di ricevere, allora non solo blocchi il flusso naturale delle cose verso di te creando squilibrio, ma privi anche gli altri del piacere di donare. Quindi permetti di farlo anche agli altri. solo lorgoglio o la mancanza di autostima che ti impedisce di ricevere e ciascuno di noi merita una tale benedizione. se invece sei uno di quelli che non sa come dare, allora esercitati. provaci senza farti aspettative. bello. dona semplicemente per il piacere di farlo. dare con un tornaconto non donare, e non lo neppure se poi lo rinfacci con rabbia in un secondo momento. nemmeno aspettarsi che si manifesti qualcosa di buono in cambio significa donare nel vero senso della parola. Ma dare
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con il solo intento di donare, con amore, gentilezza e sostegno, che ti fa stare bene. ebbene s, chi d con questa intenzione viene ricompensato, non sempre subito e non necessariamente come immaginava. per devi sapere anche come ricevere, permettendo al flusso di muoversi in entrambe le direzioni. ovviamente ci comprende anche dare e ricevere da te stesso. possibile cambiare sia noi che il mondo. Migliorando la nostra esistenza, e facendo in modo di non avere rimpianti, miglioriamo anche le vite delle persone che ci circondano. possibile contrastare lisolamento e la disarmonia che abbiamo creato nella societ. possibile essere felici. possibile arrivare alla morte senza rimpianti, ancora vitali e in salute. ognuno fragile a suo modo, come una sfera di vetro sottile. pensa alla vecchia lampadina con il vetro tondeggiante (non d lo stesso effetto pensare alle moderne lampadine a risparmio energetico, sebbene vadano bene entrambe). Una parte di noi come il vetro sottile delle lampadine. Una luce meravigliosa, capace di annientare loscurit, risplende da dentro. Quando nasciamo, risplendiamo e diffondiamo grande splendore e felicit a tutti. la gente si stupisce della nostra bellezza e della nostra luminosit. poi nel tempo, ci viene gettato addosso del fango. Ma non dipende da noi. appartiene alle persone che ce lo tirano addosso. tuttavia lo scagliano lo stesso. dopo un po, non sono solo quelli che ci stanno vicino a farlo. sono i compagni di scuola, i colleghi, la societ e molte delle persone che incrociamo lungo il cammino. ne siamo condizionati in modi diversi; c chi diventa vittima, chi prepotente, chi se lo tiene dentro per anni, chi invece sembra lasciarlo andare spontaneamente. a prescindere da come sembri influenzarci, il fango continua a offuscare la luce e bont originarie e non permette loro di risplendere al meglio. Visto che sono tante le persone che ci gettano del fango addosso, pensiamo che abbiano ragione. cos ci uniamo a loro e lanciamo il fango contro noi stessi. perch no? tutti gli altri non possono sbagliarsi alla fine dei conti. se mi butto del fango ad282

dosso allora deve essere normale e giusto lanciarlo anche contro gli altri. s, ne lancer ancora un po e continuer a permettere agli altri di fare lo stesso con me. alla fine, ti porti addosso uno strato cos spesso che non solo ne sei appesantito, ma anche la tua luce ne risente perch non riesce pi a farsi vedere. ogni centimetro di te ricoperto di fango: te lhanno lanciato addosso gli altri e te lo sei tirato da solo quando ti sei unito a loro. poi un giorno ti ricordi che una volta dentro di te splendeva una luce meravigliosa. Ma loscurit ormai dura da parecchio tempo e non ricordi pi quella parte di te. a volte la senti ancora, quando sei calmo e da solo. Quel caldo bagliore ha continuato a splendere per tutto questo tempo, a prescindere dalloscurit che regnava attorno. ti rendi conto che vuoi brillare di nuovo. Vuoi ricordare chi sei quando non porti addosso il fango degli altri, o il tuo. cos inizi a dire che ne hai abbastanza. impedisci agli altri di sporcarti ancora, ma alla gente questo non piace. per sei determinato e ti allontani dalla portata dei lanciatori di fango. lentamente inizi a ripulirti togliendotene un po di dosso. Ma una cosa che va fatta con estrema delicatezza, perch sotto sei incredibilmente fragile. se te lo togli di fretta o con forza, rischi di romperti e di non poter pi ritrovare la tua luce. cos ti dai da fare con calma e pazienza. penetra un sottile raggio di luce e riesci a intravedere di nuovo la tua bellezza. ti fa sentire bene. poi per qualcuno ti tira dellaltro fango e devi ricominciare a pulire. elimini quel pezzo e ne togli dellaltro. adesso per sei spaventato da ci che vedi e ti butti del fango addosso da solo. non meriti di splendere cos intensamente. eccone ancora. Ma la luce ha dato unocchiata allesterno e inizia a brillare ancor di pi. Vuole essere vista. a ogni sprazzo di luce che raggiunge lesterno, tu ti senti meglio. ti d un assaggio di come sarebbe bello liberarsi dal peso che ti porti addosso. cos capisci che anche gli altri portano il proprio fardello e provi compassione. decidi che dora in poi non tirerai pi fango addosso a nessuno. dopo tutto, come facciamo
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a risplendere al meglio delle nostre potenzialit se continuiamo a tirarci fango addosso? torni a lavorare su te stesso e con molta attenzione ne elimini un altro po. ci vuole molta pazienza e delicatezza e devi lavorare su un pezzettino alla volta. Ma leccitazione cresce a ogni nuovo raggio di luce che trapela allesterno e riesci a intravedere nuovamente la tua bellezza e luminosit. a volte sei tentato di tirare altro fango addosso a te o agli altri, perch hai avuto questabitudine per quasi tutta la vita. Ma adesso vedi come le piccole scintille di luce che brillano allesterno siano daiuto agli altri, che stanno diventando pi coraggiosi e iniziano a ripulirsi anche loro di un po del fango che hanno addosso. devono essere altrettanto delicati perch sotto siamo tutti fragili e vulnerabili e possiamo romperci facilmente. Vorresti aiutare gli altri a ripulirsi. Ma devono farlo da soli, perch solo loro conoscono la propria fragilit. puoi mostrare agli altri come hai fatto, e magari questo pu aiutarli. Ma devono ripulirsi da soli, con i loro tempi e a modo loro. e ovviamente non tutti hanno il coraggio o la forza per farlo in una volta sola. Quindi sei paziente, compassionevole e rispettoso perch adesso sai che a volte pu essere unesperienza molto dolorosa e addirittura terrificante. ti senti bene con te stesso. una sensazione nuova, ma ti piace un sacco. cos smetti una volta per tutte di gettarti fango addosso, perch stai cominciando ad amare le bellezza che hai scoperto mentre la tua luce continua a risplendere. irradi luce a trecentosessanta gradi. parte del vecchio fango per veramente difficile da eliminare. si messo comodo nel corso degli anni, grazie tante. non vuole andarsene. Quanto pi ti avvicini al vetro, maggiore la delicatezza che devi avere nel grattare. Ma a questo livello il fango ostinato e resistente. stata unimpresa titanica e adesso sei molto stanco. Hai fatto un altro miglioramento rispetto a ci che eri. forse pu bastare. forse puoi convivere con questultimo strato di fango e brillare come stai facendo adesso. Ma anche la luce forte e determina284

ta. Vuole farti risplendere al massimo delle tue potenzialit. cos tinfonde ancora pi forza e vai avanti mentre elimini gli ultimi rimasugli di fango. alla fine ce lhai fatta e il tuo splendore stupisce tutti, soprattutto te stesso. non pensavi di essere cos bello n di poter brillare con una tale intensit. adesso, quando esci con altre lampadine, anche loro vogliono risplendere perch riescono a vedere la tua bellezza e si ricordano di avere lo stesso potenziale dentro di loro. se lo sono solo dimenticato a causa di tutto il fango che si portano addosso. ci sono lampadine che pensano sia troppo difficile mostrare la propria luce, cos restano insieme nelloscurit, cercando di convincere se stesse e gli altri che sono felici cos. che bisogno c di fare tutta quella fatica quando ormai ci siamo abituate al peso della melma che abbiamo addosso? perch? a me va bene cos, dicono, e continuano a gettare fango, specialmente addosso a quelle belle luci che vedono risplendere felici e soddisfatte. come osano essere cos contente? cos le lampadine scure si armano di tutto il fango che trovano e iniziano a lanciarlo. lavorano meglio in gruppo, perch lunione fa la forza e tutto il resto. per non riescono pi a distinguere bene le cose perch grazie ai vari processi di eliminazione del lerciume in corso, c tantissima luce in giro. riescono comunque a individuare un paio di lampadine che splendono felici perch hanno quasi finito di togliersi di dosso tutto il fango. le lampadine scure ne gettano a palate su quelle luminose. Ma il fango non ha presa. cosa sta succedendo? di solito restava attaccato. Quello che non sanno che sebbene la luce sia rimasta nascosta per tutti quegli anni, ha continuato a crescere dentro di loro. adesso risplende cos intensamente che il fango non riesce pi restare appiccicato. scivola via, senza lasciare nemmeno un segno o una traccia. la tua luce esattamente cos. porti dentro di te una scintilla meravigliosa e potenzialmente luminosa. Ma devi essere paziente
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e gentile con te stesso per eliminare tutto il fango che ti porti addosso da anni. Mano a mano che viene rimosso, il tuo vero io risplende con maggior intensit. per vincere ognuno dei rimpianti condivisi al capezzale di chi adesso non c pi, ci vuole coraggio e amore. Ma la scelta spetta a te. come una luce che vuole risplendere allegramente, hai una guida interiore che pu aiutarti a farlo, un passo alla volta. diventa ci che sei, trova lequilibrio, parla sinceramente, apprezza chi ami e permettiti di essere felice. se lo fai, allora non solo rispetterai te stesso, ma anche tutti quelli che si sono disperati nelle loro ultime settimane per non aver avuto il coraggio di farlo prima. la scelta solo tua. la vita ti appartiene. Quando ti trovi davanti a delle difficolt e ti chiedi come farai a superarle, come troverai la pace in una certa relazione, quand che riceverai lofferta di lavoro di cui hai bisogno, o come troverai i soldi per realizzare un progetto, ricordati che ci che vuole il cuore, vuole te allo stesso modo. a volte non devi fare altro che toglierti di mezzo. fai quello che puoi e poi lascia andare. non esserti dintralcio. Quando ti trovi in questa posizione, stai bene dritto, tira indietro le spalle e fai un bel respiro profondo. cammina fiero di quel che gi sei, confidando pienamente di meritarlo, fiducioso che le tue preghiere sono state ascoltate e si stanno per concretizzare nella tua vita. ricorda solo questa piccola frase: sorridi e stai sicuro. sorridi e stai sicuro, nientaltro.

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Bronnie Ware australiana ed scrittrice, cantautrice e insegnante di composizione musicale. per saperne di pi su di lei e sul suo lavoro visita il sito ufficiale www.bronnieware.com.

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