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Quaderno filosofico

(incipit: A.D. MMII)

Nicola Sguera Quaderno filosofico

1. Vorrei che queste pagine oggi avviate fossero la traccia di una svolta decisiva nella mia vita intellettuale, il primo, timido e tormentato segno di un lavoro rigoroso del pensiero, dopo anni di ricerche disordinate e frammentarie, guidate probabilmente dallo Spirito ma mai rigorose, come necessario invece che siano tutte le opere compiute, anche le apparentemente pi estrose e spontanee. Ricordare sempre il motto oraziano: niente gli dei diedero agli uomini senza una grande lavoro. Ebbene, mi piacerebbe che queste pagine fossero linizio di questo lavoro. Perch Quaderno filosofico? Perch qui dovrebbero confluire tutte le intuizioni e tutte le piste di ricerca, i materiali utili, le citazioni, che poi dovrebbero essere elaborati per dare vita ad unopera, la cui forma non riesco nemmeno ad immaginare. Ma si tratta, ripeto, dellavvio di un lavoro, che dovrebbe coincidere con la mia intera vita, e che dovrebbe nutrirsi (e nutrire) la mia attivit professionale, quella di insegnante di filosofia e storia in un liceo. Non c urgenza di definire gi una forma: anzi, direi che la forma dovrebbe scaturire dai contenuti del pensiero che riuscir a definire. Potrei immaginare che qualunque opera nata al di fuori di una precisa committenza (universit, ecc.) rischi di essere velleitaria. Ma il limite della filosofia odierna non proprio quello di essere, per lo pi, opera di professori universitari? Esistono luminosi esempi di cercatori di verit che hanno agito al fuori di tali contesti professionali: lasciando perdere gli antichi, per i quali esistono questioni aperte di discepolati e iniziazioni, tra i moderni basti pensare a Pascal e Spinoza, tra i novissimi a Nietzsche. Sono autori lontanissimi tra loro ma che hanno in comune lassoluta libert della loro ricerca (e, dunque, delle forme prescelte per plasmare il loro pensiero). 2. Da dove partire? Io direi che il punto di partenza dovrebbe essere una ricognizione rigorosa del lavoro svolto in questi anni. Bisogna partire dal punto in cui mi trovo adesso, rivedendo le letture, le riflessioni, le elaborazioni, gli ambiti di interesse maturati in questi anni. Questione teologica. Questione etica (con particolare riferimento agli esseri non-umani). Questione politica. possibile avviare la ricerca da qui, o forse gi una scelta forte dare per scontato che esistono delle ripartizioni di tal fatta? Forse il punto di partenza pi originario dovrebbe essere quello acquisito dalla lunga frequentazione del pensiero di Martin Heidegger, forse solo nel confronto serrato con le sue radicali riflessioni sullEssere diventer possibile porre basi solide per un lavoro di ricerca. Ma allora il lavoro preliminare dovrebbe essere pensare il pensiero di Heidegger, ripensarlo, dando per

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acquisito che si tratta dellunico vero pensiero del XX secolo, lunico capace di pensare un altro mondo. Qui devo ricordare a me stesso come esista in me, da tempo immemorabile, la tensione a non trovare dimora stabile e soddisfatta in questo mondo. Non so da dove origini questa tentazione alla fuga, ma come non tenerla presente nel momento in cui avvio un lavoro di ricerca? Posso dimenticare che sono io soggetto di questa ricerca e che dunque essa fortemente condizionata dalla mia psicologia? Dopo Nietzsche non posso illudermi di essere un ricercatore oggettivo: la mia modulazione emotiva condiziona la ricerca, di pi, seleziona gi in principio ci che meritevole di essere ricercato. Dicevo Heidegger, e gi ne penso il pensiero come possibilit di un nuovo inizio, cio di un nuovo mondo, malgrado sia sempre lo stesso mondo. Allora meglio: di uno sguardo talmente nuovo sulle cose da trasfigurarle, fino a farle apparire come cose diverse. Gi in questo modo sto prefigurando unidea di filosofia. Questa parola da usare con molta parsimonia, per evitare diatribe inutili. Per questo motivo ho preferito usare lespressione pensiero, che non presuppone una tradizione forte come quella della filosofia, e ben si addice anche a uomini che non hanno fatto i filosofi di professione. Anche in questo sono evidentemente debitore ad Heidegger e al suo serrato confronto con la poesia. Dal punto di vista strettamente biografico, la convergenza di pensiero e poesia il compimento della mia vita intellettuale, non a caso apertasi con un interesse assoluto per la poesia e via via dischiusosi al pensiero. 3. Un commentario a quelli che ritengo essere i saggi decisivi di Heidegger? Una rilettura sistematica della sua opera? Luna e laltra cosa? Heidegger mi dovrebbe insegnare che il pensiero prima di tutto un esercizio. Come esercitare, allora, questa facolt? Come allenarla, se non pensando, ripensando quello che altri hanno pensato? Ma non dobbiamo essere anche nani sulle spalle di giganti? Heidegger ha pensato, raggiungendo delle verit che - per quanto mi riguarda sono fuori discussione. Che senso avrebbe ripensarle? Non nostro compito, invece, ripartire da dove lui si fermato? E dove si fermato Heidegger, su quale soglia? Individuare, allora, tale soglia, per varcarla? Impresa titanica e non, soprattutto, esclusivamente umana, come lo stesso pensatore avvertiva nella celebre intervista allo Spiegel. 4. Non possibile, per, scindere il lavoro intellettuale dalla preghiera e dallascolto in preghiera. Superare la modernit e la sua crisi, ricreare le condizioni di possibilit di un altro pensiero: tutto questo presuppone lo sforzo genetico di tenere insieme ambiti che sono stati separati proprio da quella tradizione filosofica che, non a

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caso, tendo a tenere fuori dal discorso. Ma se non risano, prima di tutto nella mia pratica quotidiana di pensiero, questa scissione, non faccio che reintrodurla senza consapevolezza nel mio discorso, cosa ben peggiore che presupporla e accettarla. 5. Altro punto, che si ricollega ai precedenti: quali letture (a parte quelle obbligate, scolastiche, ecc.) devono accompagnare questo lavoro? Devo lasciare al caso o fare una seria programmazione, di quelle che mi sono sempre proposto e non ho mai realizzato? 6. Stabilire una serie di domande da cui partire. Altrimenti, qual linizio del lavoro del pensiero? Immaginare eventuali obiezioni. 7. Ogni lavoro deve avere uno scopo? Qual lo scopo che mi propongo? Potrei dire che non lo so, ma nel profondo di me martella ossessivamente la frase: un altro mondo. Giudizio severo sul presente. Che cos il mondo nella mia testa? 8. Cosa accompagnare al lavoro del pensiero? Ora sto leggendo Barth e Negri. Mi servono a questo lavoro? Comunque devo iniziare a leggere di pi e con pi sistematicit. Non ci sono in linea di principio libri inutili, ma non devo pi perdere di vista lobiettivo, lordito del mio lavoro: lessere, di qui tutto, prima ni-ente. 9. Il lavoro della Weil potrebbe essere un modello? Non era un professore universitario: politica e pensiero. 10. possibile pensare con tutto il rumore della mia nuova casa? Il silenzio come precondizione del pensiero. 11. Se io ora comincio a leggere cosa succede? Dovrei accelerare i tempi di lettura di libri non fondamentali, avviare lavori a tappe forzate, senza seguire i miei blandi ritmi naturali. Evitare di dormire il pomeriggio. 12. Essere oculatissimo nella scelta dei libri da leggere. Da ora in poi ogni deviazione sar dannosa. Finito il tempo dellistinto. 13. Perch risuona continuamente nella mia testa il nome di Hegel? Vastit delle sue letture? 14. Indubbiamente, per, gioverebbe una disciplina imposta dallesterno. Ho riletto Marginalia: non opera di pensiero ma sintesi compiuta di unintera stagione di studi. Da questo punto di vista possono essere importanti le lezioni da preparare per la scuola. 15. Sarebbe possibile creare un luogo dove esercitare stabilmente il pensiero? Rischio della solitudine. Quali i possibili interlocutori?

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Rossetti: distanza caratteriale. Cercare, comunque, affidandosi allo Spirito. 16. Problema delle letture: ricordare le affermazioni della Weil sulle opere assolutamente belle. Non ricadere nel vizio estetico di considerare solo le opere filosofiche portatrici di verit. 17. Annullare ci che so o partire da l? La prima strada, cartesiana, , per fortuna, impercorribile. 18. Rileggere i filosofi presocratici: Eraclito, Parmenide, studiare il pitagorismo (iniziare con Giamblico). 19. Sarebbe utile in questo periodo rileggere Guenon, almeno le opere pi importanti, e in genere i pensatori tradizionali per la loro critica alla modernit. 20. Pu esistere un pensiero efficace che non si collochi allinterno di una tradizione? Ma io sono allinterno di una tradizione, quella cristiana! 21. Appuntare su un quaderno a parte tutte le questioni che andrebbero analizzate ed approfondite. 22. Impresa titanica, ma non c fretta: lopera potrebbe non nascere mai. Limportante che esista come meta ideale. La vita, poi, offre innumerevoli sorprese a chi si mette alla ricerca. 23. Non sottovalutare la novit di questi giorni: la consapevolezza forte di un altro lavoro nella vita, che si affianca agli altri e, necessariamente, li ridefinisce (marito, padre). 24. Importanza dello scambio epistolare. Trovare interlocutori anche da questo punto di vista. Nello sguardo degli altri, cos diverso dal mio, emergono potentemente le linee del mio pensiero in formazione, se non altro della mia visione del mondo, che tanto mutata negli ultimi anni. 25. Inutilit di ricostruire la storia di questo pensiero. Rischio di sterile psicologismo. 26. Rischio di velleitarismo: come scandire il lavoro quotidiano? Fin quando si tratta di leggere un libro o sintetizzarlo, preparare una lezione, ecc., problemi non ce ne sono. Ma lopera del pensiero pensabile come qualcosa di articolabile in fasi? Devo riconoscere che non aver avuto maestri un limite enorme, che rischia di bloccare il lavoro prima ancora che inizi. Il rischio queste pagine restino un

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vastissimo progetto preparatorio per unopera che non sar mai n scritta n pensata. 27. [2003] Nulla stato fatto. Tutto da fare. Iscriversi a Filosofia per accompagnare questo lavoro. Eliminare le lezioni private con gli studenti delle superiori. Due passaggi decisivi per costituire le premesse di questo lavoro. Avere a disposizione la mia biblioteca, funzionale. Questo sar possibile dallanno prossimo. Questanno stato assolutamente sterile dal punto di vista del pensiero, della poesia e dello spirito. Tutto si inaridito. Lunico dato recente positivo la nascita di soglie. Questo luogo deve diventare centrale nellelaborazione di ci che scrivevo, con la possibilit di confronto che si porta dietro. Ma il rigore che manca, come sempre. La capacit di sedermi, leggere e pensare o scrivere. 28. Come vivo? Come viviamo? una domanda generalizzabile. No. Io vivo qui, in una citt di una parte del mondo ricca. I ritmi della mia vita sono fortemente dettati dal contesto in cui mi trovo. Questo vale anche per il povero africano. La domanda ha senso? Eticamente, politicamente. Io la pongo sempre con una sfumatura spiritualizzante. 29. Se dovessi scrivere un libro, come ne farei lindice? Iniziare da qui e recuperare i materiali delle lettere, degli appunti e del diario. A mo di dizionario. Come Marginalia. 30. [ottobre 2010] passato tanto tempo. Come spesso mi capita, sento il bisogno di ritornare su cose avviate e perdute per strada, come questo quaderno (che belle questa parola, quante cose evoca in me). Da ieri ho iniziato a leggere Essere e tempo. Sono fedele, in fondo, nel cambiamento. Heidegger come il calcetto Molte strade si sono esaurite in questi anni. Resto fedele ad un nucleo di senso e ad unattitudine esistenziale mai venuta meno, malgrado larsura di questi anni, i momenti di vera disperazione, pensata e percepita come irredimibile. Eppure, come sempre nella mia vita, qualcosa ha continuato a lavorare, spesso inconsapevolmente, qualcosa ha continuato a scavare, a cercare altre strada. Forse il tempo giusto per rendere chiaro a me stesso dove mi trovo adesso. 31. Nello stesso tempo, ho ripreso Il mondo antiquato di Anders, libro che ha avuto un influsso enorme sulla mia formazione. Mi fu regalato da Luca, su mia richiesta credo, nel 1992. Diciotto anni in cui ho elaborato la mia visione del mondo. Quelle analisi, che risalgono agli anni Sessanta, sono di una lucidit sconcertante. Ora possiamo vedersi realizzate molte di quelle profezie, soprattutto sul lavoro, che

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allora apparivano catastrofiste. Ho letto con trasporto in questi giorni lultimo lavoro di Roberto Esposito. Mi ha entusiasmato la carrellata nel pensiero italiano, da Machiavelli allo stesso Esposito, alla luce di alcune linee guida: limpegno per la trasformazione del reale, il rapporto problematico con lorigine, la scrittura contaminata. Ha (ri)aperto problematiche trascurate negli ultimi anni. Diciamo che, dallanno scorso, la problematica spirituale/religiosa tornata in secondo piano. Anche nelle pratiche quotidiane. E riemerge potentemente il bisogno dellimpegno, della comprensione del reale. E allora Heidegger? Ricordare lepigrafe apposta allinizio de Luomo antiquato: Cambiare il mondo non basta []. Nostro compito anche dinterpretarlo. La sfida nuova tenere insieme tante cose apparentemente contraddittorie, arricchendo il bagaglio di strumenti interpretativi. Per questo il libro di Esposito mi ha suggestionato molto. Ad esempio, diventa imprescindibile conoscere a fondo lopera genealogica di Foucault. Ho ordinato anche le opere complete di Nietzsche. Ne urge un riattraversamento allaltezza del mio percorso di maturazione. Cos come mi pare inderogabile una lettura diretta di alcuni testi di Marx. Senza prevenzioni di alcun tipo, sapendo che alcune certezze sono acquisite ma che lunga la strada per la comprensione del reale. In generale, rispetto agli ultimi anni, noto una passione nuova per il pensiero, una maggiore capacit di attenzione nella lettura. Sar che la crescita di Caterina sta liberando spazio reale e mentale, dopo anni di clausura e claustrofobia che andavano di pari passo, portandomi sempre sullorlo della disperazione che vanificava ogni cosa. 32. Letture confuse: Heidegger di Essere e Tempo, Anders, Marx, Sloterdijk Le occupazioni studentesche Io che parlo Associazioni di giovani che nascono Che cosa prepara il futuro? Assumersi, fino in fondo, la responsabilit. Dismettere antiche pratiche. Accettare il ruolo di educatore costruito in tanti anni, allargandolo. Pensare di nuovo il rapporto con la mia citt. 33. Errore di Marx: la coscienza sociale. Da dove, allora, la possibilit di trasformare la societ? Se vogliamo, la stessa contraddizione della metafisica di Schopenhauer (se tutto Volont, come pu lindividuo ribellarsi ad essa e negarla?). Per evitare il circolo vizioso Marx esclude, di fatto, luomo come vero soggetto della trasformazione: la realt che si trasforma, oggettivamente, il mutamento reale. Compito del rivoluzionario comprendere le leggi oggettive del divenire storico e dei processi economici per assecondarli, accelerarli. Ancora una volta paradossalmente, viene

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ripristinata lidea hegeliana di filosofia: essa viene alla fine, sul far della sera, suo compito comprendere. Come si esce dallimpasse? Rimettendo al centro dellatto rivoluzionario gli uomini, il loro ethos, nel cui fondo, anche se spesso oscuramente, vive lanelito alla giustizia, e la loro volont. C un residuo in tutti gli uomini che non sociale, che resiste al condizionamento. Quella la leva per trasformare il mondo [21 ottobre 2011]. 34. Esiste lesperienza estenuante del caldo, tipica delle citt moderne. E quella estatica della appartenenza al sole [7 luglio 2012]. 35. Perch non sono marxista: non esiste un processo unico che, necessariamente, debba passare attraverso il capitalismo industriale e condurre al socialismo; non esiste il progresso come immaginato dagli Illuministi, idealisti e positivisti [7 luglio 2012]. 36. Ripensare la morte, secondo quanto ci hanno insegnato soprattutto i grandi poeti. Tutta la civilt moderna non che un mostruoso esorcismo della morte individuale [22 luglio 2012]. 37. Al di l della incomprensione di moltissimi dettagli, ci che la poesia di Dylan Thomas pu insegnarmi un rinnovato senso della fedelt alla terra e dellincarnazione; mettermi alla sua scuola lessicale e sensoriale (la vista rimane troppo centrale in ci che scrivo!) [29 luglio 2012]. 38. Sto leggendo in maniera sistematica il volume I dei Quaderni della Weil. Ci sono cose straordinarie ma anche aspetti molto discutibili: lorrore per la sessualit e per il corpo desiderato/desiderante; la mistica del lavoro, e cio la rassegnazione a che il lavoro sia pena e fatica. Da questo punto di vista ripensare ad una tecnica capace di liberare SOLO dai lavori meccanici. Decisione politica [29 luglio 2012]. 39. Leggendo i primi scritti di Nietzsche ( maturo il tempo per riattraversarlo?) e ripensando ai libri di Mancuso sullanima: perch essere ossessionati dalla sopravvivenza dellanima individuale? Lascito pitagorico/platonico. Quando moriamo, il nodo di consapevolezza, prodotto dalla nostra vita individuale, si somma agli altri. Si amplia unanima anchessa reticolare [1 agosto 2012]. 40. Riletti alcuni frammenti di Eraclito. Impressionante. Urge uno studio sistematico. Procurarsi libri essenziali. Scrive Nietzsche: Tutto ci dovr penetrare nei millenni dellavvenire (Il pathos della verit, p. 215) [2 agosto 2012]. 41. Nella Prefazione a Lo Stato greco (pp. 226 ss) Nietzsche parla del lavoro come maledizione di cui il greco provava vergogna. Marx pochi anni prima parlava del lavoro come essenza (wesen) delluomo.

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La soluzione nel mezzo: la tecnica, nel suo aspetto divino, liberatorio, potrebbe liberare luomo dal lavoro che abbrutisce. Luomo potrebbe dedicarsi, sul modello dellarte, solo al lavoro gratificante, che umanizza [3 agosto 2012]. 42. Socrate e Nietzsche: polemica giusta, obiettivo sbagliato. Solo a Platone il tedesco doveva rivolgersi. Socrate faceva leva sulleros, su componenti irrazionali delluomo, emozionava [11 agosto 2012]. 43. Libro di Buber: acquisizioni importanti. Distinzione fra dimensione politica e sociale. Decentramento. Rivalutazione dellutopia [26 agosto 2012]. 44. Buber: le nuove forme di esistenza vanno prima create nel sociale. La rivoluzione pu solo liberare qualcosa che gi esiste [26 agosto 2012]. 45. Funzione critica della filosofia. Compatibile con un nuovo comunitarismo? Socrate, ancora lui, appare come risposta al quesito [26 agosto 2012]. 46. Bloch: bibliolatria di Lutero (Munzer, p. 178). Lo stesso per Heidegger. Limite che mi deve indurre al suo superamento come perno del mio personalissimo sistema. Leggere Buber, Lvinas e Derrida [1 settembre 2012].