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Ivan Pederin I primordi della relazione di viaggio: la relazione egiziana, cartaginese e nell'Antico Testamento
JSTOR - Aevum, Anno 72, Fasc. 1 (Gennaio-Aprile 1998), pp. 53-66
Questo contributo, nell'affrontare un genere semiletterario ancora poco studiato, propone una rassegna analitica delle pi antiche relazioni di viaggio legate all'ambito mediterraneo. A differenza delle civilt fluviali dell'Oriente, la comunit occidentale si svilupp infatti sulle sponde del Mediterraneo, un grande lago salato dove, fin da epoche remote, le distanze contenute e le condizioni di navigazione, agevoli almeno in estate, favoriranno i contatti tra i popoli. Non sorprende dunque che, pur nella pluralit di lingue e di consuetudini locali, traspaia un denominatore comune distintivo di una unit strutturale di fondo. Tale tratto si ripropone con evidenza anche nelle relazioni di viaggio che ci apprestiamo a presentare: il resoconto di alcuni prefetti egiziani del medio impero al loro faraone, la missione svolta nel IV secolo a.C. Lungo le coste occidentali dell'Africa dall'ammiraglio cartaginese Annone, le peregrinazioni dei patriarchi dell'Antico Testamento, come No, Abramo, Giuseppe e Mos, fino a sconfinare nel soprannaturale, con accenni ai contatti con l'aldil di Saul e Samuele e ai viaggi mistici in paradiso della Hekhalet ebraica.

La relazione di viaggio egiziana


Nel mondo dell'antico Egitto la tematizzazione del viaggio ebbe una diffusione straordinaria, sia come esperienza pratica di vita, sia come orientamento concettuale trasposto in esiti letterari. Messaggeri, ispettori e funzionari si spostavano infatti in Africa, Asia e Nubia (l'odierna Libia) soprattutto allo scopo di sfruttare le ricchezze di questi paesi. Per loro natura, in effetti, gli Egiziani furono avventurieri e colonialisti rapaci, spinti a viaggiare da una specie di ideologia dell'esplorazione che trovava giustificazione nei dettami del dio Ammone. I viaggiatori facevano quindi da battistrada ai commercianti, i quali aprivano poi rotte e relazioni commerciali sia verso il Punt (una zona che, dalla costa del Mar Rosso, si apre verso l'interno), sia verso l'Etiopia (ora identificabile con l'attuale Sudan). Del resto per gli Egiziani le terre lontane erano fonte di oggetti di lusso e di ricchezze inesauribili, per cui, nell'immaginario collettivo, essi le raffiguravano con 1

paesaggi favolosi e lussureggianti dove risiedevano popoli specializzati nella sola produzione di merci preziose. Tale mentalit nell'approccio con gli stranieri finiva per ingenerare il disprezzo progressivo verso i non Egiziani, mentre determinava una maggiore autocoscienza religiosa e un pi profondo attaccamento ai valori della propria civilt. Il viaggio fuori dalla patria verso paesi lontani favor quindi implicitamente [54] un forte etnocentrismo, indotto per dal confronto con punti di riferimento del tutto sganciati dalle sicurezze fondamentali su cui poggiava la vita egiziana. In genere, come suggerisce la Betr, le motivazioni di un viaggio provengono appunto dall'esterno e possono essere rintracciate nella necessit di fuga dal pericolo oppure in una missione affidata dal faraone1. La pi antica relazione di viaggio, che ci pervenuta tramite un manoscritto di ignota provenienza, il Leningrad, P 1115, pare collocabile intorno al Duemila a.C., tra la XI e la XIII dinastia2. Il racconto del naufrago, protestato come veritiero, si profila dunque come il breve resoconto del naufragio occorso a un funzionario inviato all'estero per una spedizione mineraria, forse verso il Sinai o il Punt. Viene proposto in prima persona, ma il suo essere destinato direttamente al principe, cio a colui che regge i destini non solo dell'autore, ma anche del mondo, eleva la portata dell'assunto a un piano universale. Il protagonista, partito in nave probabilmente dalla valle del Nilo, avrebbe poi fatto naufragio in un porto del Mar Rosso. La vicenda si snoda tuttavia dal momento in cui una tempesta e una tromba d'aria, dopo aver fatto inabissare la nave, lo costrinsero, unico superstite, a trovare scampo in un'isola, dove peraltro abbondavano pesci, frutta e uccelli. A seguito di un olocausto agli dei gli apparve un serpente che, informatosi della sua provenienza, gli profetizz il ritorno a casa dopo la permanenza di un mese sull'isola. Come ringraziamento il naufrago promise di offrire un ulteriore olocausto di buoi non appena rientrato in patria. Di l a poco il provvidenziale arrivo di una nave lo ricondusse alla sua dimora con un carico di prodotti meravigliosi raccolti sull'isola. Ricevuto a corte dal sovrano ebbe quindi l'opportunit di narrare la propria avventura di viaggio. Per quanto in controluce venga tratteggiata la personalit intraprendente del protagonista, vincolata da una parte alla missione del sovrano e dall'altra alla protezione del serpente cui era stato tributato l'olocausto, l'idea di base comunque l'interpretazione del paese straniero come fonte di
1 Racconti di viaggio e di avventura dell'antico Egitto, a c. di M.C. Betr, Brescia 1990 (Testi del Vicino Oriente Antico I/1), 9-26. Il volume pubblica le quattro relazioni di viaggio che vengono discusse in questo contributo. 2 Racconti di viaggio, a c. di Betr, 31.

ricchezze da sfruttare. Gli Egiziani si configurano pertanto come profittatori, ma anche come individui dotati di una precisa immagine del mondo. E si tratta di un mondo che trascende i limiti del materiale e rimane aperto a interventi preternaturali, logici e comprensibili, privi di segreti mistici, dove infine la divinit si riduce alle apparenze zoomorfe di un serpente. L'impianto letterario del racconto richiama la favola ottocentesca, strutturalmente lontana dalla realt, ma orientata sulla descrizione di una sfera ideale, avulsa dal quotidiano, in cui stilizzato un mondo senza distinzioni tra il livello umano e quello soprannaturale, concepito secondo parametri estranei alla mentalit postilluministica 3. In questi aspetti individuabile la maggiore analogia con il Racconto del Naufrago. Qui il senso della realt ben documentato e pu essere colto nelle modalit di una spedizione imposta dallo stato e pertanto determinata da un'esigenza pratica. Non mancano tuttavia forti risvolti umani in quanto l'uomo, prima di fare omaggio al suo faraone, lotta e spera di salvarsi per tornare a casa. [55] Le avventure di Sinuhe, stando sempre alla Betr, ci sono state tramandate in numerose copie che attestano la popolarit della vicenda gi nell'antico Egitto 4. Lo spunto offerto da un avvenimento storico reale, ossia la morte nel 1962 a.C. di Amenemete I e l'inizio del regno di Sesostri I, suo figlio, quando fu ordita una congiura di palazzo nel tentativo di ostacolare la legittima successione al trono di quest'ultimo. Coinvolto a qualche titolo in questi torbidi di palazzo, Sinuhe preferisce allontanarsi e trovare ricovero, tra mille peripezie, in Siria presso il principe Amuneneshi. Anche le sue avventure sono dunque raccontate dopo il ritorno in patria. Il fatto che egli si presenti come servitore dell'harem, luogo in cui, per tradizione, si tramavano le congiure di palazzo, lascia intendere che possa avere avuto parte attiva negli intrighi. Inoltre, dato il suo ruolo di addetto alla principessa, moglie del re Sesostri, probabile che partecipasse a tutti gli apparati e ai rituali di corte. Tale riflessione pare infatti suggerita dall'impiego della complessa fraseologia con cui, come ne Il racconto del naufrago viene descritta la morte del faraone attraverso le espressioni tipiche dei testi ufficiali, che ne contemplavano l'ascesa in cielo accanto al padre divinit solare. La narrazione prosegue con la fuga precipitosa di Sinuhe, e descrive il viaggio e l'incontro con il capo trib del luogo, che diventa l'interlocutore privilegiato di una delicatissima conversazione. Presentando la sua dimora nella terra di Iaa recuperato il
3 4 M. Lthi, Das Europische Volksmrchen, Form und Wesen, Bern-Mnchen3, 1968, 35, 37. Racconti di viaggio, a c. di Betr, 39.

locus communis della terra ubertosa, elemento tipico del racconto di viaggio egiziano. A questo punto, per, Sinuhe si trasforma in padrone aggressivo: fa razzie di bestiame ai danni degli abitanti da lui deportati, si impadronisce dei loro viveri e uccide molte persone fino al momento in cui arriva nella sua tenda un prode Retenu che lo sfida a duello. Dopo il rituale dell'arco teso, delle frecce scagliate, delle armi lucidate e della spada affilata, l'eroe affronta all'alba il Retenu e lo vince. Seguono una poesia lirica e una preghiera di ringraziamento al dio che l'ha aiutato contro il nemico. Quest'ultimo accorgimento narrativo ricopre chiaramente la funzione di riaffermare il senso religioso sottolineando il continuo e costante intervento del preternaturale all'interno del mondo umano. Nel finale inserito pure un brano con il decreto di riabilitazione per Sinuhe, redatto in perfetto stile burocratico-epistolare, secondo i canoni della cancelleria regia, in cui il protagonista figura del tutto reintegrato nel suo ruolo pubblico, e riconciliato non solo con l'autorit suprema, ma anche con s stesso e con la propria vita. Si ritrova infine un altro locus communis della relazione di viaggio egiziana, con il consueto schema dell'eroe, ricco e redivivo, che rende omaggio al sovrano. Nello sdegno di quest'ultimo, contrariato da alcuni particolari del racconto di Sinuhe e pronto a tacciarlo di essere un beduino creato dagli Asiatici, si coglie la prevenzione egiziana nei confronti delle etnie esterne. La vicenda si conclude con un inno al sovrano e con il conferimento al protagonista di una casa con giardino e di una piramide di pietra costruita tra le altra piramidi. Il significato di fondo va quindi oltre la pacificazione politica e personale con il re e assume i connotati di una conciliazione morale e universale che ingloba ogni aspetto della vita politica, religiosa ed economica dell'Egitto. Nella gerarchia dei valori egiziani, pur profilata nei toni burocratici del decreto e nel cerimoniale dell'omaggio, l'estero occupa il livello pi basso; ad esso vengono contrapposti [56] sia il valore di Sinuhe, che si manifestato grazie all'intervento divino, sia le ricchezze conquistate nello splendore scintillante della corte. Il terzo esempio, Un rapporto di Unamon, una relazione di un viaggio riconducibile, su base paleografica, alla XII dinastia, cio al periodo che va dal 945 al 715 a.C., o forse anche prima. La missione di Unamon doveva procurare legna per la barca processionale del dio a Karnak. Si tenga inoltre presente che proprio in quest'epoca ebbe un'enorme diffusione l'uso della barca a scopo oracolare durante le processioni votive al dio. Facendo rotta dunque verso la Siria Unamon raggiunse Dor, un porto a sud del Monte Carmelo, dove un uomo del suo equipaggio fugg dalla nave con una certa quantit d'oro e d'argento. A quel punto si rec dal principe locale per denunciare il furto e per essere risarcito del denaro che gli era stato sottratto. La narrazione assume un tono diverso e si 4

trasforma in una sottile disputa tra il principe e Unamon sulle norme giuridiche del tempo, durante la quale quest'ultimo reagisce con tracotanza ed alterigia. Attraverso i passaggi del confronto emergono le consuetudini legislative e il declino del prestigio internazionale egiziano. La relazione di viaggio non si limita pertanto a fornire un inventario del cargo navale, ma chiarisce le condizioni di navigazione e la mappa degli ormeggi per le imbarcazioni, oltre a rivelare la diffusione del culto di Ammone e le sue conseguenze politiche. Alla fine il protagonista si trova in difficolt: per evitare di essere arrestato e ucciso, si rifugia presso Hatiba, la principessa della citt, e si serve di un interprete per ribadire le sue ragioni. Viene cos messa a fuoco per la prima volta la figura dell'interprete, ossia il personaggio che, nelle relazioni successive, sar il simbolo dell'unione dei due mondi. La storia di Bentresh narra il viaggio di un dio, o meglio della sua statua processionale, e cronologicamente si pone tra l'et persiana (525-404 a.C.) e quella tolemaica (332-330 a.C.). Il racconto esordisce con un inno al dio e prosegue con una rassegna di popoli stranieri che, carichi di doni, procedono in fila verso il suo trono. Dopo la presentazione dell'allestimento di una festa, cui il protagonista viene invitato dal re di Ipet, l'odierna Luxor, un messaggero gli chiede un medico per esaminare Bentresh, la sorella minore della regina Neferura. Giunto a Bachtan il medico trov Bentresh con i sintomi di una possessione demoniaca. Il linguaggio dell'enunciato si arricchisce cos di termini medici con cui si descrivono cure dai contorni magici. Si colloca poi un'invocazione al potente dio, nemico dei demoni, affinch possa prevalere sul male ottenendo la guarigione di Bentresh. L'esito finale una totale e fiduciosa sottomissione al dio della citt di Bachtan, al punto che il principe del luogo cerca di trattenere la divinit impedendole il ritorno in Egitto. In questo modo vengono pure dispensati molti particola sul culto religioso, sulla politica e sulla medicina magica dell'antico Egitto. Dai papiri egiziani del medio impero ci giunta una relazione di viaggio esposta al faraone da un personaggio, Sinuhe, che si autodefinisce compagno di viaggio del servo del serraglio del faraone Senusert. Il faraone Anenemhet aveva infatti inviato truppe a Timhina (una localit posta a nord-ovest delle foci del Nilo, nei pressi dell'odierna Libia), al comando del figlio maggiore, che sal al trono come Senusert I 5. L'autore con profonda
5 Si tratta dei papiri Berlin P 3022 (B) e P 10499 depositati presso il museo di Berlino: Literarische Texte des Mitteleren Reiches, hrsg. von A. Erman, II: Die Erzhlung des Sinuhe un die Hirtengeschichte, bearb. von A.H. Gardiner, Leipzig 1909 [= Leipzig 1970] (Hieratische Papyrus aus den Kniglichen Museen zu Berlin, 5), 3-5.

gratitudine verso la divinit, che [57] crede responsabile del successo della spedizione, impiega uno stile di narrazione biblico, vicino ai toni della preghiera. L'eroe Sinuhe, divenuto prefetto del paese di Iaa e genero del faraone, comunque amato dai suoi sudditi e si compiace dell'ubert delle terre su cui governa, visto che abbondano di fichi, vigneti, frutta, orzo, greggi e selvaggina. Nel frattempo il nemico invade la sua provincia e Sinuhe, dopo averlo sfidato a duello, lo uccide e lo spoglia delle armi e dei beni, che trattiene come bottino di guerra. Alla fine, implorata piet dal suo dio e dal faraone, ottiene da quest'ultimo un decreto che lo reinsedia al potere a pieno titolo, con la garanzia, a tempo debito, di essere sepolto in patria con grandiose cerimonie funebri, mentre i suoi beni, accumulati all'estero, saranno ereditati dai figli. Segue l'udienza ufficiale presso il faraone, preceduta dalla cerimonia della rasatura e della solenne vestizione. In quel contesto Sinuhe s'inginocchia dinanzi al sovrano che gli conferisce in dono una casa e poi d ordine di costruirgli una piramide, oltre a fare scolpire e rivestire d'oro una statua con la sua effigie quale riconoscimento dei meriti conquistati faticosamente in terra straniera. La quarta relazione di viaggio incentrata sul naufragio in cui incorse la grande imbarcazione del sommo Ammone-Ra durante la raccolta di legname in un paese lussureggiante. Dopo essere riuscito a trovare scampo su un'isola, da l era ritornato presso il faraone e gli aveva raccontato tutte le sue peripezie. Tra gli eventi narrati inserita una serie di lagnanze contro l'autorit pubblica di Bibla, che aveva imposto un gravame a causa dei furti compiuti dall'imbarcazione nella rada locale, e ne aveva poi decretato l'espulsione perch aveva esposto il simulacro del dio Ammone. Tale resoconto connotato da una lingua meticolosamente codificata, intrisa di massima reverenza verso il dio. I toni solenni, rispettosi di un preciso senso della gerarchia, esprimono infatti la sudditanza e la sottomissione a un sovrano visto come divinit. Nello stesso tempo Sinuhe si sente luogotenente del faraone, secondo una linea di subordinazione formalizzata anche dai decreti regi sulla sepoltura, dai riti e dalle prescrizioni funebri che non tuttavia circoscritta solo a questo mondo ma viene proseguita nell'Aldil, in un legame armonico verso l'eternit. Notiamo invece, per inciso, che la vita all'estero viene interpretata come disgrazia e sacrificio. Il dio, al contrario, un principe di ordine politico, come risulta ancora pi chiaramente dal secondo papiro in cui sono descritti i contrasti con il sovrintendente di Bibla, quando costui pretende e ottiene il ritiro del simulacro del dio Ammone. Il dio non dunque onnipotente e onnipresente, ma ha competenze territoriali, e cos pure Sinuhe, che considera una catastrofe la morte fuori dalla patria poich gli comporta la conseguente perdita di protezione da parte del dio cui 6

era sottomesso nel paese d'origine. Si delinea dunque un limite per la divinit, e di riflesso anche per l'uomo che, posto sub tegmine alarum di un dio siffatto, non poteva essere libero. Il racconto indugia anche sugli scenari ubertosi di territori che, attualmente, sono ridotti a una sorta di arido deserto. Questa constatazione consente dunque di capire quanto sia cambiato il clima nel volgere dei millenni. Il problema cruciale della narrazione risiede comunque nel rapporto tra uomo e dio, o meglio, isolabile [58] nelle peculiarit di tale dio, che non n unico n onnipotente, con la conseguente inferiorit dell'uomo da lui protetto. In conclusione possiamo riassumere che le relazioni di viaggio egiziane sono fonti preziose per conoscere le vie commerciali, le opinioni razziali e lo spirito colonialista di quel popolo. A pi ampio raggio forniscono inoltre ragguagli sulla medicina, sulla teologia e la politica, e, tutto sommato, sulla mentalit in genere dell'uomo antico, che fortemente metafisica al punto da annullare il limite tra gli aspetti del quotidiano e del preternaturale.

La relazione di viaggio cartaginese


Verso il 450 a.C. il senato di Cartagine diede ordine ad Annone di allestire una squadra navale per muoversi alla volta dell'Occidente a esplorare le zone destinate ad accogliere nuove colonie e nuovi insediamenti umani. La sua puntuale relazione di viaggio, esposta davanti al senato in lingua punica, ci tuttavia conservata solo in traduzione greca6. Nel compiere il suo famoso periplo mediante navi su cui, come noto, erano state imbarcate pure molte donne, egli si spinse verso ovest fino a varcare le Colonne d'Ercole, e a Thimiaterion fond la prima colonia. La menzione di una grande isola, con un grande porto, lascia ancora aperte ipotesi di identificazione, ma il viaggio prosegue sino a un viaggio vicino al mare dove i suoi uomini scorsero pastori nomadi che si occupavano dei loro greggi. Si imbatt quindi negli Etiopi (cos i Greci definivano gli africani dalla pelle scura), che si manifestarono ostili: non tutti, infatti, erano pastori, ma alcuni di essi coltivavano la terra e abitavano in case sormontate da altissimi monti. Fu poi la volta dei Trogloditi, uomini che correvano pi veloce dei cavalli, e giunse infine alla citt di Lexium, dove chiese interpreti come guide per farsi aiutare nei contatti con le popolazioni indigene. Pi a sud incontr uomini ricoperti di pelli e pellicce che attaccarono la spedizione con lanci di sassi. Le navi raggiunsero allora le foci di un fiume in cui
6 Geographi graeci minores, e codicibus recognovit prolegomenis, annotatione, indicibus instruxit tabulis aeri incisis illustravit C. Mller, I, Paris 1861 [= Hildesheim 1965], 1-14.

nuotavano ippopotami e coccodrilli, probabilmente il Senegal. Procedendo lungo la costa incontrarono gente che prendeva il largo senza che gli interpreti comprendessero la loro lingua, e in seguito incrociarono un altro fiume, forse il Gambia, e un'insenatura popolata da donne e uomini selvaggi, denominati dagli interpreti gorille (riconoscibili nella trib di Manderigi), pronti, a loro volta, a lanciare sassi contro gli uomini di Annone. Macabro invece il particolare della cattura di tre donne da parte dell'equipaggio cartaginese, che, dopo avere uccise e scuoiate, ne port le pelli a Cartagine 7. La versione greca non consente una chiara ricostruzione del percorso: l'uso di una grande quantit di toponimi fenici, i molti punti oscuri,le lacune, e le omissioni nelle indicazioni dei giorni di viaggio e delle distanze tradiscono il larvato intento di Cartagine di fregiarsi del merito dell'impresa di Annone, impedendo cos ai Greci di fruire di una guida precostituita in grado di essere la chiave di navigazione dell'Atlantico. Emerge comunque che lo scopo prioritario del cartaginese era l'individuazione del punto [59] di convergenza in cui le carovane con oro, ebano e merci preziose, dall'entroterra si radunavano sulle spiagge del Marocco 8. In questo modo veniva sviato e scoraggiato chiunque si cimentasse nell'avventura. A differenza della relazione di viaggio egiziana il periplo di Annone ebbe una notevole risonanza e fu persino introdotto da Erodoto nelle sue Storie, lib. IV, cap. 196, per quanto in forma anonima, e fu registrato anche in area latina da Plinio il Vecchio e da Pomponio Mela9. In effetti, bench si abbia notizia della spedizione greca di Eutimene di Marsiglia, che nel sec. VI a.C. Costeggi l'Africa del nord forse fino alle foci del Senegal, e di Pitea di Marsiglia, che solc l'Atlantico settentrionale, risulta chiaro il messaggio sancito dalla versione greca del periplo cartaginese, vero e proprio manifesto programmatico di regime: in tal modo venivano chiuse le rotte dell'oceano meridionale affinch restassero appannaggio del colonialismo di Cartagine. Quest'ultima si era dunque arrogata il controllo sull'Africa, e lo aveva fatto ricollegandosi con la tradizione africana, o meglio egiziana. Analoghe iniziative erano infatti state inaugurate dalla missione del persiano Sataspe, quando nel 470 a.C. raggiunse le coste pi a sud dell'Africa con un equipaggio egiziano; seguendo le orme del faraone Neco II (609-594 a.C.), che aveva oltrepassato le Colonne d'Ercole e circumnavigato l'Africa grazie a una squadra di Fenici reclutati nel Mar Rosso,
7 8 9 Si trattava quasi sicuramente di scimmie antropomorfe, cfr. L. Del Turco, Il periplo di Annone, Firenze 1958, 42; F. Cordano, Antichi viaggi per mare, Pordenone 1992, 3-14. Tale viaggio stato ricostruito da J. Carcopino, Le Maroc antique, Paris 1943 (La suite des temps, 10), 57-163. Carcopino, Le Maroc, XIX, XXVIII.

con il progetto di effettuare un canale di collegamento tra il Mar Rosso e il delta del Nilo 10. Fra Greci e Cartaginesi perdurava una annosa rivalit per l'egemonia sui mari, culminata nel 500 a.C. con la distruzione della citt di Mainake, alle foci del Tago, che i Cartaginesi sentivano come ostacolo alla loro espansione coloniale. La tensione scem in parte solo all'epoca di Annone, quando la politica di Alessandro Magno aveva aperto ai Greci l'avventura verso gli orizzonti orientali insieme a nuove prospettive per le conoscenze geografiche di paesi e di costumi esotici, registrate analiticamente nei resoconti di viaggio11. Con il periplo di Annone si assiste all'avanzata trionfale dei Cartaginesi in Africa. La versione greca del testo letterario, rivolgendosi al mondo mediterraneo, intendeva dunque rimarcare in forma propagandistica a chi appartenesse l'Africa12. Non emerge quindi nemmeno la personalit del capitano della spedizione, perch Annone esprime un atteggiamento corale e collettivo adatto solo a far risaltare la sua curiosit, lo spirito di iniziativa e il coraggio investiti nella ricerca di nuovi sbocchi commerciali. Sotto il profilo stilistico il racconto evita di indugiare sugli elementi favolosi o sui toni burocratici e da cerimoniale, tipici dell'analoga letteratura egiziana. Si rileva pure l'assenza degli interventi soprannaturali nelle questioni politiche, e nemmeno viene invocato l'aiuto delle divinit. Si vuole infine sottolineare l'efficacia della relazione di viaggio cartaginese come utile fonte di informazioni sui cambiamenti subiti nel corso dei secoli da [60] popolazioni, flora e fauna di quei territori africani. Un'utile riflessione riguarda invece la scelta del greco per l'enunciato, da cui emerge con chiarezza la portata di una lingua che, gi in epoca remota, godeva del privilegio di essere la lingua universale del bacino mediterraneo, imprescindibile per conoscere la cultura occidentale prima della massiccia affermazione del latino.

La relazione di viaggio dell'Antico Testamento


Nell'Antico Testamento si racconta di quando Dio decise di sradicare la stirpe umana in ragione dei suoi vizi e dei suoi peccati, per cui, con il diluvio universale, fece piovere tanto da far sommergere tutta la Terra sotto una fortissima inondazione. Ma egli ebbe misericordia di No, cui ordin di allestire un'arca, che viene presentata meticolosamente
10 F. Cordano, La geografia degli antichi, Roma-Bari 1992 (Biblioteca Universale Laterza, 359), 29-37. 11 A. Peretti, Il periplo di Scilace. Studio sul primo portolano del Mediterraneo, Pisa 1979 (Biblioteca di Studi Antichi, 23), 45-53. 12 G. Amiotti, Le colonne d'Ercole e i limiti dell'ecumene, in Il confine del mondo classico, a c. di M. Sordi, Milano 1987 (Contributi dell'Istituto di Storia Antica, 13), 45-47.

nell'aspetto, nella qualit e nelle tecniche di costruzione. Gli impose poi di imbarcarsi con moglie, figli e una coppia di tutti gli animali esistenti. Per la sua obbedienza No si salva e stringe con Dio un'alleanza che dura tuttora perch la sua Arca stata la fondazione della Chiesa intesa come nave di salvezza. Tali concetti sono noti attraverso la teologia ebraica e cristiana in quanto la Chiesa non una realt completamente nuova, fondata da Cristo ma, nella sua accezione di alleanza tra gli uomini e Dio, precede l'incarnazione di Cristo, e risale appunto all'alleanza di No, al sacrificio di Abramo, alla costruzione del tempio di Salomone. Si pu dunque interpretare l'episodio dell'arca di No come una relazione di viaggio verso Dio, ma a un altro livello rispetto al resoconto del cartaginese Annone alle relazioni egiziane, perch descrive un'esperienza che conduce alla cognizione di Dio. Annone part infatti verso l'Africa occidentale per ordine del Senato e con un mandato politicoeconomico. L'orientamento globale del narratore dunque proteso verso la propria patria senza che ci sia spazio per menzionare la divinit. Al contrario il perno della relazione di viaggio egiziana la figura del faraone, cui, ad esempio, subordinato l'agire di Sinuhe quando, con reverente contegno, invia i propri rendiconti amministrativi dalla sua provincia periferica a colui che rappresenta il luogotenente di Dio in terra, bench in una delimitata porzione spazio-temporale. Per tali limiti in grado unicamente di assegnare riconoscimenti materiali, come la statua e la piramide che dar a Sinuhe per renderlo partecipe dei propri privilegi. No obbedisce invece fiduciosamente a un Dio buono e misericordioso, ben diverso da Ammone. Il faraone e le divinit egiziane garantiscono in effetti solo la stabilit politica, come si percepisce dal contegno di Sinuhe, cui manca la categoria dell'abbandono fideistico a Dio, ma che possiede solo il senso della meritocrazia, l'idea, cio, che il suo sacrificio devoto di prefetto in terra lontana, a rischio di una angosciante morte in esilio, possano convogliargli la benevolenza del suo padrone e il premio finale. No non ha vincoli viscerali con la terra natale, n aspettative di compensi, ma si subordina unicamente alla volont di Dio, cui si sottomette con fede immensa. Agli albori della relazione di viaggio quale genere semiletterario possiamo cogliere due tipologie: in un caso l'uomo, legato alla patria e a istituzioni politiche garantite dalla divinit, considera il viaggio come un sacrificio meritevole di un premio; nell'altro caso traspare la mentalit del popolo eletto, in cui l'individuo sradicato dalla terra natale, completamente assorbito dalla volont e dalla misericordia di Dio. [61] In quest'ultimo tracciato s'inserisce la storia di Abramo, cui Dio ordin di abbandonare la sua terra e la sua gente per recarsi all'estero, in un luogo da designare, 10

dove sarebbe stato il padre di molte nazioni. Egli obbed senza indugi e, con il fratello Lot, approd alla terra di Canaan; qui eresse un altare a Dio. Segu la dipartita alla volta dell'Egitto per sfuggire alla carestia, e il successivo ritorno in patria, quando divise con il fratello Lot le terre del fiume Giordano, fino al compimento dei trentanove anni. Allora Dio rinnov con lui la sua alleanza, suggellata dal rito della circoncisione, e gli annunzi di nuovo una molteplice discendenza. Quando poi Dio decise di distruggere Sodoma e Gomorra, comand a Lot di lasciare la citt con la famiglia mentre Abramo part verso il sud e dimor fra Kadesh e Sur. Il tratto peculiare di quest'ultimo rimane comunque la sua fede che lo mise in grado di accettare qualsiasi cosa in nome di Dio e della sua promessa, ma come perno e paradosso di un'esistenza proiettata a emergere dal resto dell'umanit in una specie di miracolo da cui, peraltro, nessun uomo stato escluso 13. Abramo il padre delle tre grandi religioni monoteiste, il patriarca dei popoli e della Chiesa in cui, pi ancora che in No, nasce l'ecclesia itinerans. In lui riconoscibile pure il modello dell'uomo advena in terra, pellegrino e privo di stabilitas, emerger in Giobbe, che visse sulla terra come un'ombra piegata alla volont di Dio, consapevole di essere nato nudo dal seno di sua madre, e di dover rientrare nudo dopo la morte nel seno della terra madre. Nelle figure di Abramo e di Giobbe si riassume inoltre il concetto della vita intesa come breve viaggio sulla terra dove l'uomo un ospite itinerante verso il Padre che sta nei cieli. A questo punto si impone il paragone con l'Odissea di Omero, che, per quanto esca dai limiti di questo lavoro, concepita come una relazione di viaggio. Ulisse un eroe infelice, costretto a vivere lontano da una patria in cui lo attende la moglie fedele, il padre anziano e il giovane figlio, incapace di arginare l'oppressione causata dai rapaci pretendenti della madre. Nel corso del viaggio di ritorno egli subisce gli affronti e gli umori di tante piccole divinit, tra cui le Sirene, Polifemo e Circe. Per inciso notiamo che, a differenza di Ulisse, Abramo totalmente uniformato a Dio, cui si assoggetta senza precondizioni. Allargando il campo alle altre religioni politeiste si pu brevemente ricordare che Ndyambi, somma divinit degli Herenos, abitatori dell'Africa sud-occidentale, si ritirata in cielo delegando divinit inferiori al governo della terra. Gli Herenos tributano dunque sacrifici a questi dei minori mentre Ndyambi risulta un deus otiosus14. Anche la mitologia greca annovera il caso di divinit supreme che si sono eclissate, quali Urano e
13 S. Kierkegaard, Furcht und Zittern. Mit Erinnerungen an Kierkegaard von H. Brockner, Rowohlt, s. a., 1417, 50, 62. 14 M. Eliade, Aspects du mythe, Paris 1963, 119.

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Crono. Come gli Herenos Ulisse, preso solo dalla nostalgia di Itaca, implora gli dei inferiori e le divinit locali affinch lo aiutino in quella peregrinazione imposta dalla necessit e compie sacrifici ad Atena per superare le difficolt di un mondo enigmatico, irto di complicazioni e travagli. Triste e malinconica anche la vita nell'Ade, l'Aldil dei Greci, peggiore della vita terrena. Rispetto al panorama frammentato delle divinit omeriche il dio di Abramo unico, ma dal punto di vista letterario l'Odissea meglio articolata e di lettura [62] pi piacevole a paragone delle vicende del patriarca, imperniate pi che altro sull'irruzione del divino in un mondo voluto e dominato da Dio. Tuttavia l'esperienza di Abramo in quel tempo primordiale rivela che noi siamo viaggiatori di passaggio e che la comunit umana l'ecclesia itinerans, ossia un ponte teso per raggiungere il Dio che si rivel ad Abramo riconoscendo in lui il suo eletto 15. Nell'Antico Testamento anche Giuseppe, bench contro la sua volont, fu protagonista di un viaggio quando i fratelli invidiosi lo vendettero schiavo. In esilio egli divenne ministro del faraone e non fu riconosciuto dai fratelli arrivati in Egitto per comprare grano a causa della grave carestia che aveva colpito il loro paese. Ma Giuseppe perdon il loro crimine, anzi l'esilio diventa metafora di una vita impostata sulla sofferenza, sul sacrificio in attesa della salvezza dell'anima riscattata dal perdono. In effetti Giuseppe, eletto da Dio, pur in terra straniera e vittima del peccato, riesce a vincere il male offrendo misericordia ai fratelli malfattori. Dio qui non presente tanto per la sua onnipotenza, ma per la sua bont infinita. Si manifesta al suo eletto lento all'ira e pronto a perdonare, e gli concede la sua benevolenza non in virt di un diritto acquisito per nascita, ma per la sua volont di perdono. L'idea di Dio sconfina quindi nella moralit, in una modalit del tutto sconosciuta alla letteratura egiziana. Per Giuseppe l'Egitto costituisce il punto di massimo allontanamento da Dio, e delimita lo spazio tra il peccato e il suo superamento: dapprima egli la vittima, la pietra scartata dai costruttori, l'immagine della vita che confida speranzosa nella bont di Dio. L'incontro con i fratelli, e con il padre che lo ama, adombra l'incontro con Dio ottenuto grazie alla sua disposizione al perdono. Si scorge, in definitiva, una chiara prefigurazione della vita di Cristo che si sacrificato per l'umanit accettando di morire nella croce pr salvarci. Questa interpretazione corrisponde al modo di pensare dell'uomo primitivo per il quale persino la morte la conseguenza di una norma fissa e non deriva da una causa razionale. Giuseppe, inoltre, non si pone come individualit autonoma e isolata, anzi si sente parte integrante della sua famiglia, esattamente come i

15 Eliade, Aspects, 15, 30.

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Maori della Nuova Zelanda che si realizzano solo all'interno e in dipendenza del loro clan16. Dio si propone all'uomo antico in modo irrazionale forse perch lo sapeva sprovvisto di una spiccata capacit nel cogliere la Sua volont, senza dubbio superiore a quella dell'uomo occidentale postilluministico, contraddistinto purtroppo dal silence de Dieu, o dal tempo della morte di Dio, per usare due definizioni topiche rispettivamente di Gabriel Marcel e di Friedrich Nietzsche. Questo Dio, e la sua provvidenza, non sono accessibili al pensiero umano. L'idea di provvidenza pu tuttavia ricoprire una importanza notevole anche per i non credenti, come dimostra ad esempio il movimento del Surrealismo, la cui letteratura assume il ruolo di finestra aperta su un altro versante prossimo alla mistica e ai profeti, con toni da rivelazione e da scoperta di un mondo inedito17. La Bibbia non infatti uno scritto specializzato per soli teologi e credenti, ma un libro per gli uomini di tutti i tempi, che ha molto da dire anche agli atei, dato che il Surrealismo in parte ateista. [63] I fratelli di Giuseppe si stabilirono in Egitto, terra che per la loro stirpe si trasform in un paese di oppressione e di sofferenza finch non furono salvati da Mos, un altro eletto del Signore sempre coerente e conforme con i dettami divini. Quando Dio decise di castigare gli Egiziani uccidendone i primogeniti, diede ordine a Mos di istruire il suo popolo ad aspergere con il sangue di un agnello gli stipiti delle loro dimore per tenere lontano da esse la sua ira. In seguito il popolo eletto lasci l'Egitto e attravers il Mar Rosso. In chiave escatologica l'episodio va oltre la semplice fuga dagli eserciti del faraone, e si interpreta come un camminare dietro a Dio nella convinzione di essere condotti verso la Terra Promessa protetti da una colonna di fumo e sorretti dall'unica forza della fede. In una dimensione pi umana la narrazione di questo esodo , per molti risvolti, assimilabile alle altre relazioni di viaggio, contraddistinte dall'angoscia che infonde nell'uomo la terra lontana, qui evidenziata dai dubbi di Myriam, la sorella di Mos, e dalla pusillanimit degli Israeliti, che, disorientati per l'assenza della loro guida, ricaddero nei culti idolatrici. Si ripropone nuovamente l'immagine della ecclesia itinerans, ma in questa circostanza il cammino si dirige verso la Terra Promessa. In realt il primo caso in cui una nazione si trova a ricevere in dono da Dio, come premio gratuito, una terra che non ha conquistato. Il libro dell'Esodo, inteso per quale relazione di viaggio, introduce la prospettiva della storia

16 E. Grassi, Kunst und Mythos, Hamburg 1957, 87-88 (ora anche in edizione italiana: Arte e mito, Napoli 1996, 156). 17 M. Raymond, De Baudelaire au Surrealisme, Paris 1966, 23, 40.

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vista nello sviluppo di un piano divino in cui Dio interviene attivamente 18. Durante lo svolgimento di questa peregrinazione viene inoltre sancita la prima nazione in senso autentico. Persiani ed Egiziani hanno infatti realizzato imperi, non nazioni. Gli Ebrei invece si riconoscono nel rito della circoncisione, cio nel richiamo all'alleanza con Dio che impone una conversione spirituale senza limiti di casta o di stirpe, in cui trova una propria dimensione perfino chi non era ebreo di sangue, come Ruth, la moabita 19. A differenza di quanto si verificato con No, Abramo e Giuseppe, all'arrivo di Mos nella Terra Promessa viene presentata una serie di dati sul territorio e sulle popolazioni che lo occupano. L'aspetto pi sostanziale tuttavia fornito dai significati che questo viaggio ricopre all'interno della storia del popolo ebraico. Il sangue con cui furono cosparsi gli stipiti diede infatti origine alla Pasqua ebraica, con l'implicito annuncio dell'avvento del Messia, l'agnello di Dio che prender su di s tutti i peccati del mondo per salvare l'umanit. Dalle premesse dell'Antico Testamento sulla primitiva coscienza dell'unit nazionale sembra avere preso l'avvio anche il nazionalismo moderno, a partire ad esempio dai calvinisti20. Nostalgia di salvezza e desiderio di unit mistica con Dio, insieme alla fede in un futuro migliore, sono stati gli elementi portanti che hanno determinato la forza ideologica sia del fascismo sia del comunismo, entrambi impegnati nella distruzione di un mondo ormai vecchio a vantaggio di un avvenire radioso, simile a un paradiso terrestre. In essi agiva un forte ardore escatologico, con un chiaro carattere pseudorelgioso, al punto che forse tali movimenti potrebbero essere considerati eresie moderne del cristianesimo, con i loro capofila nel ruolo di pseudoprofeti 21. [64] A corollario possiamo includere nella rassegna la relazione di viaggio del profeta Giona, che da Dio ricevette l'ordine di recarsi a Ninive per predicare contro i vizi di quella citt. Non volle obbedire e, nell'intento di sfuggire alla volont divina, noleggi un barca. Una tempesta improvvisa travolse per l'imbarcazione. Mentre i singoli occupanti pregavano i loro dei, solo Giona comprese e si fece gettare in mare dai compagni. A quel punto il mare si calm e un grande pesce lo raccolse e lo sput sulla spiaggia. Allora Giona intraprese la sua missione di profeta e si rec a Ninive secondo la volont di Dio.
18 Eliade, Aspects, 166. 19 H. Kohn, The idea of nationalism. A Study in the Origins and Background, New York 1946, 28, 34, 36-37, 47. 20 Kohn, The idea, 19. 21 Eliade, Aspects, 88.

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Nella sua figura si riconosce l'atteggiamento dell'ateo che, in un primo momento, cerca di sottrarsi al volere di Dio e poi gli obbedisce. Come tutti i personaggi biblici, o forse pi di tutti, egli interpretabile come l'uomo universale proprio per il suo essere al tempo stesso figlio di Dio e soggetto alla Sua volont. Il greco Ulisse spinto dalla nostalgia per la patria, il cartaginese Annone animato dal progetto di creare nuovi insediamenti e di ridurre l'Africa nella sfera di influenza di Cartagine, i viaggiatori egiziani sono subordinati al sovrano e a un rigido ordine gerarchico che si estende perfino al mondo ultraterreno. Giona, al contrario, soltanto un essere umano, identificabile in chi, anche fra di noi, ha perso la fede e poi l'ha ritrovata. Il suo itinerario la fuga da Dio e dalla fede che preludono al ritorno nell'obbedienza a Dio. La terra non altro che il teatro di questi avvenimenti spirituali in quanto nella Bibbia i viaggi sono sempre rappresentati come tappe che precedono quell'incontro con Dio che Giona ha tentato di ignorare. Le relazioni di viaggio egiziane non contemplano invece confini tra il mondo terreno e quello preternaturale e gli eroi sono pieni di sdegno verso gli stranieri e le loro terre. Nella Bibbia, nonostante anche No, Abramo e Giona si rivolgano a Jahweh quasi annullando le distanze, Egli non pi una divinit locale, ma un Dio universale e onnipotente, che trasforma gli uomini in figli con una stretta dipendenza ontologica dal loro Creatore. Se durante l'esodo verso la Terra Promessa predominano la nostalgia dell'unione con Dio e la speranza messianica di redenzione, durante la deportazione di Giuseppe verso l'Egitto prevalgono i concetti di peccato, di perdono e di penitenza. Diversa dai Greci o dai pagani anche l'idea di terra. Per questi ultimi esiste un legame di sangue e di stirpe tra le divinit e gli elementi naturali. La religiosit degli indigeni dell'Australia conosce totem che demarcano gruppi sessuali22. Elementi affini sono perfino nell'Odissea, che prospetta un universo vivace, popolato da divinit che dimorano in rocce, fonti e fiumi, entro il quale l'uomo Ulisse costituisce solo una minima parte di tale ordine di creazione, e dove tutta la sua difficile peregrinazione ha come meta il conseguimento del proprio posto nel cosmo. La miseria di avere perso la sua collocazione originaria la spinta per cercare di riconquistarla. Il pagano si concentra dunque sulla natura creata mentre il monoteista adora il suo Creatore. Nella Genesi Dio plasm l'uomo a sua immagine, lo rese signore della terra e della realt creata e lo pose al vertice della creazione. Nell'Esodo, durante il percorso che li port fuori dall'Egitto, gli Ebrei divennero padroni di un territorio concreto, come l'umanit primordiale, quale figlia di Dio, assurse a dominatrice di tutta la terra.
22 Il concetto indicato da Claude Levy Strauss, consultato nell'edizione serba: K. Levi Stros, Totemizan danas, Beograd 1979, 43, 52.

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[65] Ulisse invece si muove in un contesto opaco, quasi incomprensibile, e resta inoltre sempre in bilico, sospeso ai capricci e alla volubilit di divinit locali, di cui nessuna onnipotente. Per Apollodoro l'Odissea una relazione di viaggio alla volta della Sicilia; per altri Polifemo deve essere interpretato come il discendente di una divinit preellenica il cui occhio raffigura un emblema solare. L'avventura con il ciclope potrebbe poi essere una metafora della nascita umana in cui l'urto contro il suo unico occhio alluderebbe all'atto sessuale, e la caverna sarebbe il simbolo del ventre materno 23. Nella relazione di viaggio ebraica verso il Mar Rosso non appare nulla di tutto ci: la terra uno sfondo di poca importanza e per contro viene messo in primo piano il rapporto tra l'uomo e Dio, un Dio cui tutto subordinato, il cielo, la terra e l'uomo stesso. Dopo la rivelazione di Dio a Mos sul Monte Sinai e la consegna delle leggi mosaiche, si assiste a un considerevole cambiamento del concetto di fede, che, da semplice mediazione tra uomo e Dio, si consolida come presupposto politico della vita terrena. Le Tavole della legge non sono infatti state solo un ordine di vita personale ma una costituzione normativa che, con estrema puntigliosit, investiva le relazioni sessuali, il matrimonio, i cibi, le abluzioni rituali e stabiliva infine i principi di unit politica del popolo eletto. Nonostante le evidenti differenze culturali che caratterizzano la relazione di viaggio biblica rispetto a quella greca, o occidentale in genere, non mancano tuttavia elementi di contatto. Spiccatamente greco poi il sentimento di nostalgia per un eroe salvatore e vincitore di mostri sinistri che anima i miti di Ercole e di Teseo, aspetti di cui comunque ci occuperemo altrove. La plebe romana, per esempio, considerava salvatore l'imperatore Augusto, mentre molti suoi successori, tra cui Diocleziano, furono adorati come dei 24. Nel primo libro di Samuele, al cap. XXVIII, Saul, abbandonato da Dio, si reca a consultare una negromante per mettersi in contatto con lo spirito di Samuele evocato dall'altro mondo. Nella breve conversazione intercorsa tra i due, Samuele gli rivela che Dio l'avrebbe fatto perire nella lotta contro i Filistei e che il futuro re sarebbe stato Davide. Le predizioni del futuro tramite indovini non si verificano spesso nell'Antico Testamento e il dialogo tra Saul e Samuele, in cui Saul prende coscienza del suo destino e dell'abbandono di Dio, fornisce la prima notizia della sopravvivenza individuale dopo la morte. Il regno dei morti, secondo la mitologia babilonese, assira e giudeo-cristiana,
23 Robert Graves, The Greek Myth, Cassel-London 19654, 728; G.E. Dimock, The Unity of the Odyssey, Amherst 1989, 111. 24 M. Rostovcev, Istorija staroga sveta, Novi Sad 1974, 390 ss.

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separato da quello dei vivi da una pesante porta di ferro. Nell'Aldil egiziano gli spiriti afflitti da un rumore assordante e da una puzza orribile, hanno i corpi dilacerati dai morsi di mostri. Sono immagini in cui si pu riconoscere l'inferno cristiano, per quanto nelle mitologie non cristiane manchi il demonio. Cristo, dopo la morte in croce, discese all'inferno e liber i patriarchi dal limbo 25. I Greci e i pagani, specialmente le trib di cacciatori del neolitico, conoscevano i viaggi sciamanici, in cui l'anima, in estasi, abbandona il corpo per approdare al mondo [66] degli spiriti. Gli sciamani erano inoltre individui muniti di doti letterarie che consentivano loro di descrivere i viaggi ultraterreni mediante trasfigurazioni in animali o con altri espedienti narrativi. Gli Ebrei, invece, ignorano la cultura sciamanica per cui la conversazione di Saul con Samuele non propriamente un viaggio nell'altro mondo ma un affacciarsi dall'Aldil. Essi forse ripresero dalla tradizione iranica o greca e dalla letteratura Hekhalet l'immagine dell'ascensione al cielo. Il punto di partenza dell'ascesa avviene in occasione di un servizio divino nel tempio, con un'interruzione improvvisa del ritmo celebrativo cultuale. Questo viaggio al cielo non ha tuttavia lo scopo di conoscere la verit di alcuni eventi ma intende raggiungere l'unione mistica con Dio. Durante tali percorsi trascendenti all'entrata ci sono delle sentinelle cui bisogna dire la parola d'ordine; poi si verificano miracoli, appaiono le anime dei giusti e dei peccatori, e infine l'anima si arresta in corrispondenza di un sipario dietro a cui collocato il trono di Dio e il libro della vita con le azioni dei viventi. Al rientro l'anima porta con s gli inni di omaggio a Dio, cantati tramite gli angeli, secondo una tradizione trasmessa anche al cristianesimo26. In base a queste considerazioni possiamo dunque concludere che il viaggio, nelle sue molteplici forme narrative, il primo basilare orientamento dello spirito dell'uomo mediterraneo nella sua esistenza materiale e storica, e soprattutto nel suo rapporto con Dio e con l'esistenza ultramondana. Sotto l'aspetto letterario quindi anteriore al genere del romanzo. Si imposto inoltre in un periodo in cui la lirica si confondeva con la preghiera, e si fortemente connotato di elementi biografici per sottolineare le vite degli eletti di Dio, come si evince dalle storie di Abramo, Giuseppe e Mos. Di passaggio possiamo inoltre far notare che in un particolare dell'infanzia di quest'ultimo, quando cio il
25 C. Colpe, Jenseitsfahrt, in Reallexicon fr Antike und Christentum. Sachwrterbuch zur

Auseinandersetzung des Christentums mit der Antiken Welt, hsrg. Von E. Dassmann - C. Colpe A. Dihle - J. Engemann - W. Speyer - K. Thraede, Lieferung 132-133, Stuttgart 1995, 481-82. 26 P. Habermehl, Jenseitsreise, in Reallexicon, hsrg. Von E. Dassmann, Lieferung 132-133, 495-96, 503, 534, 537-8.

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cesto-arca in cui era stato abbandonato sta andando alla deriva sul fiume ma viene recuperato dalla figlia del faraone, ci sia la prefigurazione della sua vita di viandante e, in senso lato, l'allegoria della ecclesia itinerans, presente anche nell'arca che salv No dal diluvio universale. La relazione di viaggio si afferma contemporaneamente al mito e ne assume diverse peculiarit essenziali, bench in taluni casi, come in ambito egiziano o cartaginese, affiorino precise coordinate storiche. La collocazione temporale comunque secondaria e irrilevante mentre il messaggio di fondo resta la rivelazione dell'indole antropologica nel suo rapporto con la sfera umana e divina. Ciononostante, essendo un genere letterario, o semiletterario, di massima elasticit, alla portata pi profonda si sovrappone una funzione quasi didascalica, e pertanto, attraverso un sincretismo di elementi assolutamente esemplare, diviene fonte di informazioni storiche, geografiche, zoologiche, climatiche e di storia delle religioni.

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