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ScenPhen GiamTse Ling Ghesce Losan Tenkyon La morte: il fluire della vita

29 settembre / 1 ottbre 2006 Parma Traduzione Andrea Cappellari Trascrizione simultanea Ivan Zerlotti

TRASCRIZIONE IMMEDIATA NON REVISIONATA. POTREBBE CONTENERE ERRORI

Buona sera a tutti sono molto contento di essere qui e di vedervi qui riuniti. Il tema che mi stato chiesto di spiegare la transitoriet, nel suo aspetto pi estremo della transitoriet umana della morte. Ci si pu chiedere perch contemplare la morte che un elemento naturale della propria esistenza e non uno dei pi piacevoli. pi facile comprendere quali sono le ragioni del meditare la morte quando si contemplano gli svantaggi di una persona che non contempla la morte stessa. Ci sono atteggiamenti scorretti irrealistici che hanno a che fare con una mente che non comprende la realt della morte, invece ci sono dei vantaggi in chi prende in considerazione il tema della mortalit. Non c nulla di spaventoso nella morte stessa, molto pi spaventoso vivere una vita in modo incosciente. Nonostante questa sia la nostra realt molte persone hanno paura della morte, forse pi del concetto di morte che hanno nella loro mente. Come si contempla la morte. La meditazione sulla morte viene presentata nei testi come unattivit vantaggiosa, e come invece sia svantaggioso non meditare sulla morte. La morte laspetto pi manifesto della caducit. Di fatto il risultato pi manifesto di una continua metamorfosi che fa parte della natura della vita, del nostro corpo. Ogni essere vivente nasce con una configurazione fisiologica che in perenne metamorfosi e lo porta in ultima analisi a morire. La morte non altro che lultimo processo di questa mutazione che la transitoriet sottile. La morte non riesce a sondare, a cogliere il cambiamento momentaneo del proprio corpo. Lunica ragione per cui gli esseri viventi cessano di vivere la transitoriet. Il punto da cui si pu iniziare questa contemplazione la natura congenita agli esseri viventi: tutti i viventi moriranno. Anche se sembra banale, questo ha delle connotazioni che la mente non vuole vedere. Uno degli aspetti che il corpo cambia in continuazione.

Allinizio dobbiamo riflettere sul fatto che il nostro stato il medesimo di tutti gli esseri viventi. molto difficile che noi qui riuniti saremo ancora presenti tra cento anni. Potrei dirlo con certezza, tra cento anni nessuno di noi qui seduto tra cento anni sar ancora vivo. La nostra realt quella di essere in costante metamorfosi. Nonostante questa realt sia innegabile e la conosciamo in termini teorici, la nostra mente resiste allavere presente questa natura costantemente. La nostra mente si fa cogliere di sorpresa dalla morte. Anche se sappiamo che stiamo invecchiando istante per istante, ci sorprendiamo quando sorgono i segni della vecchiaia o i sintomi della morte. Questo perch la mente non ha presente la transitoriet ma la sostituisce con una forma fantasiosa di permanenza. Pensiamo se avessimo quindici anni e ci svegliassimo al mattino con trentanni di pi. Allimprovviso ci vedremmo con la pelle raggrinzita, le membra indebolite, e cos via, potremmo a quel punto svenire per il terrore. Nonostante sappiamo in via teorica che mutiamo istante per istante, invecchiando, difficile poterlo comprendere e realizzare mantenendolo a mente. Perch la mente si oppone formulando unidea rassicurante di permanenza e stabilit che per lontana dalla realt. Un esempio di questo, sintomatico e comuni, quando siamo colti di sorpresa dalla crescita di un bambino che diviene uomo. Vediamo un bambino e quando lo rivediamo dopo cinque o sei anni lo scopriamo una persona adulta. Nonostante non siamo colti alla sprovvista perch lo pensiamo innaturale, siamo comunque colpiti e stupiti da questo. Questo per via del fatto che la mente presuppone la permanenza di ci che ha percepito, come se lo congelasse. pi rassicurante congelare lo stato, laspetto di una persona, tanto che quando non troviamo pi quellimmagine ne siamo colpiti, sorpresi. Questo un atteggiamento comune non ha che vedere con la geografia o con la cultura di un popolo. Per farvi un esempio di come la nostra mente sovrappone alla realt una sua idea che risponde a dei criteri rassicuranti, ogni volta che accade un evento come quello accaduto recentemente in Afghanistan in cui sono morti dei soldati italiani in un attentato. Sono state riportate delle immagini in cui i corpi morti dei soldati posti in un feretro sono stati portati in funerale. Il dolore in quel momento pi che giustificato, il punto per questo: quante persone compreso il soldato morto hanno mai congetturato sulla possibilit di morire in quel giorno? Al di l della situazione di un soldato che sa di poter affrontare situazioni mortali nel suo lavoro, tutti quanti ci troviamo nella situazione di poter morire allimprovviso. Non necessario essere un militare per pensare di poter morire improvvisamente. Quante persone al di l un senso di dispiacere e di vicinanza con i vivi hanno pensato che quella situazione fosse compatibile con la propria esistenza? Quanti hanno pensato che in quella cassa da morto potrebbero esserci loro stessi? Nessuno di noi pu avere la certezza di restare in vita per un periodo di mesi, anni o decenni, ci nonostante tutti abbiamo una sensazione di permanenza. Rispetto allessere consapevoli della propria transitoriet, avere presente che la vita un continuo fluire, una metamorfosi continua che avr come suo ultimo momento la completa dissipazione. Fa molta differenza avere presente questa natura oppure non averla presente. La nostra mente non conosce il fluire continuo, la transitoriet, la vecchiaia, la morte. Quando la mente disconosce un aspetto di realt la sostituisce con qualcosa di irreale. unaltra forma di essere totalmente errata. Non solo questione di non percepire listantanea metamorfosi di noi stessi ma la sostituiamo con unidea di permanenza totalmente non realista. Ci sono molti svantaggi nellavere una percezione cos lontana dalla realt. Per esempio questo disumanizza lessere umano, che ha la natura di essere di passaggio, mentre il considerare le cose come permanenti, che rimangono anche al di l del tempo, non sono aspetti umani. Quindi questa percezione totalmente irreale. Comprendere la natura della propria vita in termini di mortalit importante per tutti coloro che hanno intrapreso un sentiero di crescita personale, psicologica o spirituale. Anche chi non ha uno 2

scopo di sviluppo in termini di spiritualit o di mente, non utile avere concezioni cos lontane dalla realt. Anche dal punto di vista pi materiale da preferire il vedere la propria vita in unottica di realismo, vicina alla natura delle cose. Quando si parla dellelemento morte quale culmine di unesistenza, sorge spontaneo un ulteriore quesito: cosa accade dopo? Si cerca di dare risposta a questo da tempo immemorabile. Si pu rispondere in molti modi. Nella metafisica buddista si cerca di dare una risposta ragionevole a quello che va al di l del visibile. Poich laspetto corporale rimane da questa parte dellesistenza c qualcosa dellindividuo che passa oltre? Per rispondere si fa un ragionamento che porta dallaltra parte. Se la morte nel futuro cerchiamo di vedere se esiste questa possibilit andando a ritroso. Si fa questo perch nella metafisica buddista si pensa lindividuo composto di un aspetto fisico e un aspetto cognitivo. Il primo il corpo, il secondo la mente o la potete chiamare anima. Nel momento in cui mi ascoltate avete un elemento cognitivo che connesso con il corpo. La mente contatta gli oggetti esterni per mezzo dellapparato fisiologico, per la mente ha un aspetto cognitivo in pi che non di pertinenza del corpo. Se pensiamo allorigine della mente vediamo che un momento di mente precedente. Se andiamo a ritroso ci troviamo al primo momento cognitivo di un embrione. Non possiamo pensare che quellapporto cognitivo venga dai nostri genitori cos come un apporto genetico. Avremmo lo stesso carattere dei nostri genitori, le stesse capacit e gli stessi gusti. Invece vediamo che ogni individuo ha una sua individualit che lo rende diverso dai propri genitori. Questo ci porta a pensare che quel momento viene da un momento di coscienza precedente che viene da una vita precedente. Approfondendo, come dire che lapporto genetico che inserito nellelemento dellovulo fecondato dei nostri genitori che costituisce la base da cui si sviluppa il feto e lindividuo, se anche lo spirito derivasse dai nostri genitori troveremmo delle analogie anche prima di qualsiasi educazione e quindi i figli dovrebbero essere delle vere e proprie copie dei genitori. Invece ogni individuo ha una configurazione psicologica e mentale totalmente soggettiva. Lunico elemento che pu produrre un altro elemento di mente, cos come un momento di mente odierna non pu provenire che da una mente precedete, allo stesso modo anche la mente del concepito non pu che provenire da una mente precedente che perci di una vita passata. La mente del feto proviene dalla mente dellessere di stato intermedio, la cui mente deriva da una mente di una vita precedente. Perci la mente di un essere in questa vita proviene dalla mente di quellessere in una vita precedente. Se questi ragionamenti ci permettono di sensibilizzarsi gradualmente con la possibilit che la mente deriva da una vita precedente, ci permettono di riflettere anche sul fatto che ci sar una vita successiva. Ci sono anche dei fatti, uno avvenuto una decina di anni fa, di memorie di vite passate. Una bambina nella provincia di Varanasi, e non appena in grado di parlare era solita descrivere la sua casa in un altro luogo da quello in cui viveva in quel momento. E descriveva le persone della sua famiglia diversi dai genitori attuali. Il padre era ingegnere e la madre medico. Nonostante lIndia sia un paese spirituale vi sono anche molte persone che hanno uneducazione prettamente materiale e scientifica e bench non abbiano nulla contro le vite passate e future non sono molto predisposte a prenderle in considerazione. Cos erano i suoi genitori che subito pensarono a un fantasticare della bambina che per parlava con grande dettaglio di quei posti e di quelle persone. E la chiarezza del dettaglio dei ricordi aumentava con lo scorrere del tempo. Cos mentre allinizio i genitori si opponevano al seguire quella che consideravano una fantasia della figlia, in seguito il padre fece delle ricerche e trov esattamente i luoghi e le persone che la figlia descriveva. Cos la portarono in visita e lei riconobbe i luoghi e le persone chiamandole per nome, menzionando anche dettagli che solo loro potevano conoscere. A quel punto tutti non potevano che credere allevidenza del riconoscimento di una bambina che ricordava la sua vita precedente. Questo caso fu eclatante, e di fatto questa bambina era come se avesse due famiglie. Si trattava di un bambino morto in giovane et. Questo port la famiglia ad avvicinarsi alla spiritualit e a

incontrare in seguito anche Sua Santit il Dalai Lama che si fece raccontare gli eventi dalla bambina. Questo ci porta a comprendere che vi il vivere e il morire. La morte un elemento inveitabile della nostra vita. Vediamo con un certo possibilismo il fatto che vi sia una rinascita futura. Se questo accade dobbiamo pensare che vi sar qualcosa che ci porta ad avere una vita felice o una vita infelice dopo la nostra morte. Se vedessimo con maggiore chiarezza ci che accade in ogni attimo della nostra esistenza che continuamente facciamo cose con la nostra mente, con la nostra parola e con il nostro corpo. Queste azioni, fisiche, verbali e mentali, lasciano impronte nella nostra mente, ne increspano la superficie e questa increspatura restando nella nostra mente ci porter ad avere un risultato di felicit o infelicit nelle vite futuro. Il fatto che le nostre azioni avranno un risultato nelle vite future deriva dal fatto che crediamo nellesistenza delle vite futuro. Al di l di chi non vi crede per partito preso ci sono ragioni per non credere? Se ipotizziamo che le vite future esistono molto probabile che le azioni che compiamo in questa vita avranno influenza sulla mente che ci sar nelle vite future. Perci compiere azioni positive, virtuose, non nocive per s o per gli altri, a prescindere dal risultato nelle vite future, nobilita lanimo di una persona. Al contrario la persona che, perch crede in una materialit assoluta, e si adopera in azioni negative ottiene di divenire un barbaro. E gi nellimmediato, la sua esperienza di vita degenera. Pu nascere unobiezione: io vivo la mia vita anche in modo inconsapevole, quello che mi interessa godere al massimo in questa esistenza. Io sono daccordo. Non pensiate che vi sia una contrapposizione tra un pensiero che considera esistente solo ci che si vede e si tocca, e unaspirazione pi spirituale che considera questa esistenza ma anche leventualit delle vite future e ha una certa considerazione delle vite future. Anche la persone assolutamente materialista che non considera la vita dopo la morte, ha comunque il proposito principale nel cercare il proprio benessere. Quando parliamo di un effettive e decisivo progresso in termini di felicit e piacere, anche allinterno di questa sola esistenza induce la persona ad adottare un certo stile di pensiero. Un saggio cacciatore di piacere vede qual la preda pi grande. Non si affida ai soli piaceri momentanei, cerca uno stato di piacere pi lungimirante, profondo e duraturo. Da questo punto di vista non fa molta differenza se la persona guarda solo a questa vita o anche a quelle future. Conosciamo molto bene il panorama di una mente di questo tipo che pi nevrotica che felice. Una persona che desidera realmente godere non porta la sua mente in uno stato di nevrosi e insoddisfazione, la porta invece in uno stato di benessere. Costui comunque porter avanti il suo obiettivo con gli stessi mezzi sia che creda o no nelle vite future. Un esempio. Di quale attitudine sto parlando? Ci definiamo certamente come persone che desiderano la felicit e si vogliono allontanare dalla sofferenza. Questo comune a tutti gli esseri. Spesso il nostro modo di vita dettato da ci che abbiamo nella nostra mente, come pensieri, pi che dalla realt. Solitamente siamo impegnati con la nostra idea della realt e non con la realt. Abbiamo unidea di come il mondo dovrebbe essere. Abbiamo un modello per come deve essere la nostra vita. Presumiamo il buono sguardo di tutti, le parole soavi. Magari invece abbiamo lo sguardo di una persona che non ci piace, e cos via. Questo ha a che fare con la nostra idea di quanto siamo gratificati. Viene ferita la nostra suscettibilit e sviluppiamo intolleranza e quindi sofferenza interiore. Per una persona di questo tipo il mondo unesperienza molto acuta. Nonostante tutti desideriamo la felicit e non la sofferenza, a causa di un maldestro modo di utilizzare la nostra mente, sostituiamo la realt con un nostro modello. Ed per questo che bench desideriamo la felicit siamo persone che vivono la maggiora parte del tempo in modo insoddisfatto e ansioso. Questo nellambito di una prospettiva assolutamente materiale. Senza prendere in considerazione in nessun modo lo spirito le persone che desiderano la felicit, se non hanno considerazione di come la felicit vera viene a formarsi un vero ricercatore di piaceri dovrebbe avere unattitudine in

sintonia con la realt per poter vedere dei risultati positivi. Questo ancora pi importante per chi pensa come priorit anche alla vita futura e passata. Domanda. sapere che dopo la morte esiste qualcosa non ci si arriva con un atteggiamento egoistico. Invece un pensiero altruistico porta a vedere la non esistenza di una vita dopo la morte. Risposta. Credo che dobbiamo fare una distinzione metafisica e intenderci sui termini. Ci sono diversi livelli di pensiero egoico. Da un punto di vista grossolano un pensiero egoico un pensiero egoista che supera il confine dellesistenza altrui ed in contrapposizione allaltruismo per cui quella persona penser a s e non agli altri. Da questo punto di vista ci non ha molta influenza nellaccertare la propria esistenza futura. Un momento pi sottile dellegoismo il mero e semplice aggrapparsi allesistenza della propria persona. Da questo punto di vista, di credenza di esistere, in questa dimensione, il pensiero esisto d luogo alla possibilit di esistere in futuro. Lantitesi non un credo negli altri, a questo livello, ma il credere in un non io. Un disaggregarsi fino al punto che effettivamente si pu pensare che dopo la morte si pu pensare che non esistono pi i referenti, la base dellio. In questa dimensione si pu pensare che un pensiero egoico legittimi lesistere, mentre un pensiero di non io dia atto . Vi ringrazio tutti mi fermo qui perch sono affaticato. Forse siete stanchi perch la notte tra sabato e domenica nelle citt di solito unoccasione di festa e probabilmente avrete dormito tardi. So che magari molti di voi in questo momento sono stanchi. Daltronde il sabato una mezza festivit e la domenica essendo una giornata di vacanza si concedono pi libert il sabato sera pensando di poter dormire pi a lungo. Mi fa piacere che nonostante questo non abbiate dedicato questa giornata completamente allozio e abbiate deciso di venire qui ad ascoltare questa lezione. Oggi esamineremo i metodi di meditazione per accertare la certezza della morte, la sua imprevedibilit e la natura effimera di tutto ci che c in questa esistenza, al momento della morte. Lo faremo esaminando le tre radici e le nove ragioni. Le tre radici portano alla comprensione del contenuto della morte: la morte certa il momento della morte imprevedibile al momento della morte solo lo sviluppo interiore di aiuto queste tre radici sono supportate da nove ragione, tre per ciascuna radice. A supporto della prima radice, cio per accertare che la morte certa, abbiamo tre ragioni. 1) a prescindere dal nostro stato fisico o mentale la morte inevitabile. Si presume spesso che la forza fisica, la salute e le capacit intellettive abbiano una possibilit di controllare il momento della morte non facendolo giungere se siamo in salute e brillanti intellettualmente. Questi presupposti sono falsi. Basta vedere che ci sono individui del passato che hanno mostrato grande forza fisica e intellettiva, come condottieri, scienziati, santi, profeti, geni, ecc., sono comunque morti. Bench alcuni eccellessero in poteri fisici, o in poteri intellettivi oppure come i santi in poteri straordinari, e fossero perci degli esemplari fulgidi del genere umano sono comunque morti. Di questi ci restano le storie, le leggende oppure le dottrine, ma loro non ci sono pi. La morte parte della vita e non c nessuno per quanto potente e straordinario che abbia potuto superarla. Quindi noi stessi siamo destinati a morire. Quando parliamo della morte dobbiamo pensare che la morte non un elemento esterno che si infiltra nella configurazione fisica o mentale di una persona. un elemento della vita. la vita stessa che si dissipa. Non qualcosa di esterno che si infiltra nella vita. La morte non separata dalla vita. E dal punto di vista psicologico, finch abbiamo lidea che la morte ne sia separata rende remoto il concetto della morte e la mente per rassicurarsi lo terr lontano. Finch consideriamo la morte separata dalla vita saremo lontani dalla realt e non avremo la possibilit di vedere la natura della morte totalmente integrata nella vita.

Quando si pensa alla morte come a un elemento non naturale, un fattore alieno che proviene dallesterno, si tende a creare delle forme di pensiero che sono delle vere e proprie personalit. In un caso si pensa di essere un sovrano al di sopra degli altri. Come il sovrano che si sente sopra gli altri quando detiene il potere, allo stesso modo la persona pensa di essere al di sopra della morte, come un evento che non pu accadere a s, accade solo agli altri, che sono come sudditi. Unaltra forma quella che pensa di poter ovviare a qualsiasi cosa come un re che utilizza i sudditi. In questo caso si pensa di avere vantaggio sulla morte tramite la cosmesi, la scienza, la medicina. Esattamente come un sovrano considera sempre possibili i suoi desideri utilizzando il suo potere. Nel primo caso il sovrano pensa che la morte accada solo ai sudditi, in questo caso pensa invece che si possa ovviare in qualche modo. Questo un pensiero di orgoglio del sovrano che pensa sempre che i sudditi possano salvaguardare la sua sicurezza. In un terzo caso il re pensa di essere al di sopra delle norme sociali che sono invece regole per gli altri. In questo caso la persona pensa che la morte sia s una regola ma a cui egli pu sfuggire. Questa mentalit quindi crede s che la morte regoli la vita di tutti ma pensa di poterle sfuggire perch lui ne al di sopra. Per quale motivo si pensa alla morte come ineluttabile? Pensare che c un evento al di l della propria volont, un evento risolutivo che ci scaglia in unaltra dimensione, psicologicamente ha un effetto. Quando siamo di fronte a eventi risolutivi che sfuggono al nostro controllo, la mente perde il suo senso di sicurezza. Viene fatto per poter sensibilizzare la persona durante la vita per poter rendere pi significativo il proprio vivere. Dal punto di vista metafisico ci si allontana dalle idee illusorie che ci vedono permanenti, nel realizzare il realismo in cui ci si rende conto della transitoriet della vita, e che la morte, lo scorrere della vita, sono da prendere sul serio. Prendere sul serio i giorni che passano. molto meglio prendere in considerazione la morte quotidianamente piuttosto che solo al momento in cui accade. Preoccuparsi della morte legittimo e ovvia a molti problemi che si presentano. Se ci si familiarizza con la consapevolezza della morte In Tibet mi ricordo cera un violento molto temuto che seminava il terrone ovunque andasse. Io stesso lo conoscevo. La notizia del suo sopraggiungere faceva paura, cos le persone si preparavano in modo che il suo giungere non creasse troppo danno. Dobbiamo fare proprio cos nei confronti della morte, dobbiamo prendere il massimo dalla nostra esistenza in modo che non sorga paura al momento della morte quando ormai troppo tardi. Vorrei sfatare una paura ancestrale che quella di non voler vedere la realt delle cose perch non rassicurante. In modo primordiale, temiamo il cambiamento, il dissiparsi, il morire, per la realt si discosta da quello che vorremmo. C unarmonia nella transitoriet. Quello che ci angoscia la tensione tra la permanenza che desideriamo e la transitoriet delle cose. Unidea di sicurezza che cerca di mantenere le immagini della nostra vita come se fossero fisse. vero che c il morire ma c anche il crescere, anche questo transitoriet. Non possiamo essere lieti del crescere e angosciati del morire perch sono entrambi aspetti della transitoriet. Quando si realizza e si medita sulla transitoriet la mente non angosciata bens allietata dallessersi accordata alla realt. [Langoscia viene dalla dissociazione che invece c tra le idee preconcette e la realt.] La seconda redice che il momento della morte imprevedibile. Nessuno ci garantisce quanto tempo vivremo, in termini di anni, mesi giorni. Il pensiero che nasce dal bisogno di sicurezza pospone sempre in un remoto futuro il momento della morte, totalmente fantasioso. Se fossimo in un luogo dove tutti vivono un tempo predeterminato e non c possibilit di morire prima, allora sarebbe un pensiero corretto. Invece non troviamo unet in cui non sia possibile morire, da 0 a 100 o 120 anni. Quindi possibile morire a qualsiasi et, allora perch lo vediamo cos lontano il pensiero che possiamo morire questanno. La mente allontana con forza una simile ipotesi che invece probabile. comune invece che le persone muoiano lasciando incompiute le cose che stavano facendo. Ci sono scienziati che muoiono senza terminare le loro ricerche, ma ci sono anche persone che muoiono avendo preparato la cena. Programmiamo la nostra vita per mesi e per anni. Eppure potremmo morire in qualsiasi momento. Chi mi dice che sar qui tra un anno, sei mesi, una

settimana. Nessuno di noi sa al mattino se al pomeriggio saremo ancora vivi. La morte giunge sempre inaspettata perch nella mente il pensiero della morte sostituito da c tempo. Inoltre dobbiamo pensare che cos come la morte non un elemento prevedibile, il momento della morte non prevedibile, possiamo fare delle supposizioni ma non sappiamo cosa accadr tra unora o stasera. Allo stesso modo la vita non altro che una serie di momenti temporali che scorrono e si dissipano. Concettualizziamo la nostra vita come qualcosa di fisso ma non altro che uno scorrere. Se pensiamo alla morte come alla dissipazione della vita allora vediamo che la consumazione della vita si avvicina ineluttabilmente. Ogni settimana, ogni mese, ogni anno sono in meno sulla lunghezza della nostra vita, oppure possiamo vederli come lavvicinamento al momento della morte per cui ogni giorno, settimana, mese, anno sono passi che facciamo verso la morte, ci avvicinano alla morte. Dobbiamo vivere ogni momento, mese, anno consapevolmente perch non tornano. Se viviamo dei momenti in modo inconsapevole non ci vengono restituiti. Tutto comunque passa come la sabbia in una clessidra. Il nostro tempo, inesorabilmente passa e arriveremo al momento in cui la sabbia sar uscita tutta dalla clessidra. Non c modo di prendere una sosta, di prendere tempo. Il fatto di considerare la morte come qualcosa di certo, mentre la durata della vita come qualcosa di imprevedibile ci porta a comprendere come la morte essendo presente nella nostra determina il fatto che la vita non eterna ed unoccasione da prendere sul serio perch non avremo altra possibilit. Dovremmo perci prendere sul serio la nostra vita e rendere significativo il tempo a nostra disposizione. Dovremmo fare qualcosa oltre il sopravvivere che non sia solo il rincorrere i piaceri sensoriali. Comprendendo che la durata della vita incerta ci dobbiamo determinare senza indugi a prendere sul serio la nostra vita. Anche perch, e questo ci porta alla terza radice, non c nulla di materiale che ci possa essere di aiuto al momento della morte. In quel momento tutto viene azzerato e noi vorremmo avere preso pi sul serio la nostra vita. In quel momento tutto molto serio. N il nostro corpo, n le altre persone n i possedimenti ci possono aiutare al momento di morire. In questa prospettiva, del comprendere ineluttabilit della morte e la sua imprevedibilit, che cosa ha significato nella nostra vita. I piaceri sensoriali nono sono elementi definitivi della nostra vita. Quello che identifica uno stato pi importante sono degli stati di benessere risolutivi che non sono felicit fisiche, perch il corpo cambia. Sono stati di profondo e pervadente benessere interiore. Anche la ricerca dei piaceri sensoriali avviene sulla spinta della mente di trovare una gioia. Farlo quindi in un modo diretto meglio. Indirizzarci a ci che d significato a questa vita, stati di ampio benessere interiore che beneficia se stessi e gli altri non ci far rimpiangere il tempo perduto quando verr il momento della nostra morte. Queste comprensioni portano a una determinazione, la determinazione a rendere significativa la propria esistenza tramite lo sviluppo di stati di benessere interiore. Questo lo scopo per cui stata insegnata la dottrina. La determinazione alla pratica del dharma diviene forte perch non ci sar modo di avere ulteriore tempo. Vedere la vita come qualcosa di finito e non di infinito, ci porta a dare un significato diverso alla nostra vita. Non sapendo quando verr la morte ingenera uno stato di urgenza. Dobbiamo anzitutto impegnarci nel comprendere che questa vita finita e non infinita e renderci conto che dobbiamo perci rendere significativa la nostra vita. Considerando che imprevedibile il momento in cui la vita finir non possiamo rimandare il nostro impegno nel renderla significativa. Considerando che solo lo sviluppo interiore ci sar daiuto in quel momento cos serio come la morte, ci determiniamo a impegnarci soprattutto nel rendere significativa la nostra vita. Come facciamo a realizzare che la durata della nostra vita imprevedibile in modo consapevole? Ci sono tre ragioni che sostengono questa comprensione: non c una durata standard della vita ci sono diverse condizioni della nostra vita che portano la nostra morte invece di sostenere la nostra esistenza. non c una configurazione fisica che ci assicura di vivere a lungo

Vediamo come in genere tendiamo a pensare che la nostra longevit sia legittima. Pensiamo la morta come qualcosa di lontano ma invece non cos. Ci sono persone che muoiono anche prima di vedere la luce. Non esiste un momento di una vita umana in cui non sia possibile la morte. Se dividiamo un anno in mesi vediamo che non esiste un mese in cui non sia possibile morire. Lo stesso vale per le settimane e i giorni. In qualsiasi giorno, settimana, mese o anno possibile morire. Perci infondato pensare di avere tempo a disposizione. La seconda ragione quella che vi siano molte condizioni che dovrebbero supportare la vita ma che si possono volgere in fattori che determinano la morte. Per esempio, il cibo per antonomasia un fattore che sostiene la nostra esistenza. Si mangia per soddisfazione ma soprattutto per sostenere la nsotra esistenza. Se un essere umano non mangia muore, quindi certamente una condizione di sostegno alla vita. Eppure il cibo pu trasformarsi in qualcosa che rende a repentaglio la nostra vita. In societ pi evolute si trovano atteggiamenti in cui le diete alimentari sono casuali e che mettono a repentaglio la vita delle persone. Il cibo quindi intrinsecamente, nonostante sia una condizione di vita pu volgersi in una causa di malattia o addirittura di morte. Se persino la condizione primaria della vita, il cibo, pu divenire una causa di decesso, figuriamoci gli altri. I mezzi di trasporto per esempio servono a spostarsi da un posto allaltro e hanno quindi lo scopo primario di facilitare il movimento, ma al contempo sono mezzi e strumenti di morte. Quante altre condizioni della nostra vita possono mettere a repentaglio la nostra incolumit. La nostra vita non quindi cos salvaguardata, continuamente messa repentaglio. Ci sono una miriade di condizioni che ci possono portare al decesso. La terza ragione che la nostra configurazione molto fragile anche se noi ci consideriamo invece molto potenti. La salute di un essere umano legata agli organi che costituiscono il corpo. Anche se pensiamo di avere un bel corpo, non menomato, non implica che sia forte in grado di poter pensare che non morir. Il nostro corpo molto complesso, composto di tante parte che devono funzionare quotidianamente allunisono. Basta che un singolo elemento non funzioni a dovere e sorge una malattia che pu anche portare alla morte. Noi pensiamo di essere potenti e di avere una salute scontata e garantita. Ma anche il corpo pi atletico comunque un corpo legato allarmonia di piccole e numerose parti che si pu spezzare in qualunque momento. Nel momento in cui esaminiamo queste tre ragioni che non c certezza di vita, che non esiste un momento in cui non si pu morire, cos la morte diventa una condizione quotidianamente possibile del nostro morire, e il considerare che ci sono molte condizioni che ci possono portare alla morte e che anche avere un corpo perfetto non ci garantisca di non morire. poco legittima la nostra sicurezza del tempo a venire. Questo ci porta ad avere una certa urgenza di praticare un sentiero interiore, sorge un bisogno di tempestivit della pratica. La terza radice la comprensione che lunica cosa utile al momento della morte il proprio sviluppo interiore. In contrapposizione a questo che invece caratterizzano le attivit della nostra vita sono tutto ci che facciamo per il nostro corpo, per le persone che ci circondano e i possedimenti. Tutto questo non ci pu essere daiuto al momento della morte. Il nostro corpo, le persone e i possedimenti non possono venire con noi al momento del morire. Il corpo inutile. Durante la vita ci circondiamo di cose per soddisfare il corpo. Tutto orbita attorno al nostro corpo che lelemento di referenza con cui ci identifichiamo come noi stessi e come viventi. un oggetto di grande attenzione, che consideriamo quasi sacro ma totalmente inutile al momento della morte. La morte non essendo altro che il decadimento del nostro corpo. Perci non ci pu accompagnare, diviene un cadavere e noi procediamo oltre. Sarebbe opportuno ridimensionare limportanza che diamo a questo corpo. Questa imponente attenzione che per tutta la vita diamo al corpo un investimento a fondo perduto dal momento che non ci per nulla utile al momento della morte. In realt vediamo che il corpo non ci utile. Se unentit cos prossima a noi ci abbandona al momento del bisogno, figuriamoci le ricchezze. Sono qualcosa di totalmente effimero che non ci pu essere di alcun aiuto al momento della morte. Il corpo e i possedimenti sono funzionali a 8

mantenere il benessere di questa esistenza. Questa vita per ha unimportanza relativa vista nella prospettiva di un numero infinito di rinascite. Unattenzione univoca e assidua verso il nostro corpo e i nostri possedimenti qualcosa di fuori luogo ed esagerato. Nello stesso modo dobbiamo considerare le persone a cui siamo associati nel corso della vita: genitori, figli, parenti, amici, partner. Nessuno pu fare qualcosa al momento della nostra morte. Quando abbandoniamo questa esistenza dobbiamo abbandonare anche queste persone. Non possono condividere qualsiasi dolore che sperimentiamo durante il morire e non possono condividere qualsiasi rinascita prenderemo in seguito. Queste persone ci possono accompagnare, anche se ogni persona ha le proprie esperienze personali, solo nel senso di vivere unesperienza in comune. Queste sono le tre radici la cui comprensione supportata dalle nove ragioni. Leffetto che si ha non cadere nellangoscia. Con la prima ragione si comprende la necessit di impegnarsi per il proprio sviluppo interiore, la seconda ci porta a considerare lurgenza di questo impegno e la terza ci induce a considerare limportanza di questo impegno. Come abbiamo gi detto ieri, la ragione principale per meditare la transitoriet quella di ridimensionare la nostra attitudine per renderla pi realistica e questo migliora anche il nostro standard di benessere, in quanto essendo pi relazionati alla realt possiamo avere un maggiore benessere. Perci importante unire alla propria meditazione sulla morte il controllo delle tendenze negative della nostra mente. Si rischia di costruire situazioni di intolleranza e di suscettibilit anche per piccoli stimoli. Si dovrebbe cos ripristinare uno stato di maggiore tolleranza rispetto alle cose della propria vita. Perci il considerare la morte, deve andare di pari passo con leliminare inclinazioni troppo impulsive. Con questo approccio anche in breve tempo si eliminano stati di sofferenza e si ripristinano condizioni di felicit. Un altro elemento da considerare che il fatto di vedere con maggiore realismo la realt aiuta a diminuire lattitudine allimpulsivit e decongestiona lautomatismo reattivo. Questo automatismo a reagire alle condizioni che consideriamo come avverse accompagnato al bisogno di soddisfazione legato a una visione rassicurante del mondo che lontana dalla realt. Questo ingenera ulteriore sofferenza. Percepire la transitoriet delle cose che ci sono intorno ci aiuta a prevedere un cambio di situazione. Una mente consapevole della natura transitoria del nostro corpo, dellambiente, delle persone, della mente ci aiuta a confrontarci con il cambiamento. Viceversa una persona legata allidea irreale di permanenza ricever un grande impatto negativo ogni volta che si scontrer con i mutamenti della vita. Una persona che comprende la transitoriet meno colta di sorpresa dai cambiamenti ed quindi meno incline a sviluppare intolleranza. una questione sociale e culturale il non voler accettare la vecchiaia. Questa una propensione di tutti gli esseri viventi, nessuno desidera invecchiare. Nel mondo occidentale la cosmesi e la scienza provano in tutti i modi a contrastare il decadimento del corpo. Questo un atteggiamento spiccato in quelle culture che danno molta importanza allesteriorit. Questa ricerca di giovinezza che possiamo comprendere anche senza grandi ragionamenti una cosa vana. la nostra natura quella di decadere e dissipare la forza e la vitalit, fino al punto in cui i segni di irreversibilit sono evidenti e questa la vecchiaia. Non si tollerano i capelli bianchi, i denti che cadono, lingrassare, il raggrinzimento della pelle, la diminuzione di solidit del corpo, ecc. al di l del dolore fisico, quello che preme maggiormente, specie in quelle civilt che danno molta importanza allaspetto fino al punto che si hanno persino stati di squilibrio mentale. La radice del problema il non accettare questi mutamenti per cui si colorano i capelli, si impiantano, si fanno operazioni di lifting, si cerca in ogni modo di contrastare le cadute del nostro 9

corpo. Arriviamo a delle dinamiche addirittura fuori luogo, anacronistiche e paradossali. Ricordo un mio compagno di classe in monastero che era molto attaccato al suo aspetto e non voleva far vedere i suoi capelli bianchi, che non si vedono facilmente tra i tibetani prima dei 70/80 anni. Questo mio compagno invece, pur giovane, aveva i capelli bianchi. Compr una tintura, taglio i capelli e una volta ricresciuti li tinse. Non pose attenzione in questo e forse la tinta in India non era di buona qualit. Per due settimane dopo aver tinto i capelli non si present al dibattito. Pensavamo fosse malato, invece il problema era che aveva tinto la cute che era diventata nera, mentre i capelli continuavano a crescere un po neri e un po bianchi. Al di l del simpatico questa storia ci dice che vano cercare di contrastare la nostra natura umana, in modo che non ci sia attrito tra ci che desideriamo e ci che accade. Nel ricordare la propria Il beneficio del ricordare la propria mortalit .. Il ricordare la morte ci aiuta ad allinearci verso la virt perch ci rende coscienti delle vite future. Il fatto di avere presente la propria mortalit ha un effetto immediato di ridimensionare gli atteggiamenti orgogliosi che sopravvalutano la dimensione umana e ci fa ridimensionare questa vita. In confronto con la morte ci fa rendere conto del valore della vita. Nel percepire la fine dellesistenza ci fa comprendere lesistere quotidiano. Proprio perch la morte non un annullamento finale ma un trapasso ci fa vedere con maggiore nitidezza quali sono gli effetti delle nostre azioni guidandoci verso comportamenti pi nobili in termini di virt. Un altro elemento che generalmente una mente che non considera la morte tende a intensificare il nostro attaccamento alla materialit. Tutto laspetto spirituale correlato alla fine dellesistenza. Quando ci si allontana da questo la mente tende a diventare estremamente materialista perdendo di vista aspetti importanti come lo sviluppo della mente, del cuore, e tender a sviluppare una propensione verso visioni errate che dal punto di vista buddista sono visioni totalmente antitetiche rispetto alla realt a cui una persona crede. Per esempio il credere che le proprie azioni non abbiano nessuna valenza rispetto alle esperienze future. Oppure il non credere alle vite future. Questi sono problemi perch credere come esistenti cose che non esistono ingenera azioni che possono essere problematiche. Queste visioni di solito ci proiettano in un mondo di pensieri che sono lontani dalla realt. Avere presente la propria morte invece porta vantaggi. Tutto ci che abbiamo indicato come difetto diventa allopposto un beneficio. Se ci familiarizziamo con la nostra natura caduca di essere umano non ci far sentire diversi dagli altri e non ci far sentire superiori. Il vantaggio principale che ci rende realisticamente in contatto con la nostra natura aiutando il sorgere di un atteggiamento empatico verso gli altri esseri. Sapendo che si morir cambia anche il significato della vita che acquisisce una maggiore importanza e significato. Il fatto di proiettarsi in una dimensione pi spirituale tramite la comprensione della morte, deve nascere sulla base di ragioni e di comprensioni personali e non sulla base di un credo cieco. Buddha medesimo ha detto che tra tutti i tipi di fede che si possono generare molto meglio la fede ragionata, che molto pi forte di una fede basata su un mistero. importante che la propria fede sia sempre basata su ragioni. Pertanto Buddha suggerisce nei sutra che non ci si affidi al carisma di una persona ma alle parole e allefficacia del metodo suggerito dalle parole. Questo era per non indurre le persone a seguire il suo insegnamento a causa del proprio carisma. Anche in questo caso presupporre che vi sia unesistenza futura e che le nostre azioni determinano la qualit delle esistenze future, dovremmo considerarlo sulla base di un ragionamento e non perch ci stato detto da una persona influente e carismatica. Questo importante perch per poter far si che la nostra mente muti la propria attenzione e credenza non ci si pu basare su una mera credenza ma occorre giungere a un accertamento della realt. 10

Il fatto di aprirsi a una realt visibile ma poco presente nella nostra mente, come la morte e la possibilit di accertare lesistenza di una vita dopo la morte, cos com descritto nella metafisica buddista ma anche come descritto nelle altre religioni. importante che facciamo questo esame, a prescindere dalla nostra religione. Questo perch allineandoci a un comportamento positivo ci dar comunque un risultato, indipendentemente dal nostro credo religioso. Laderire a una religione, che ci presenta una vita dopo la morte in cui le azioni della vita precedente determinano la qualit, importante, anche se siamo atei. importante comprendere che ogni cosa che accade ha una sua causa, cos la nostra sofferenza causata dalle nostre azioni. Ricordo un giovane cattolico che seguiva un corso che tenevo in Nepal, sottolineava lanalogia tra letica buddista e quella cattolica e chiedeva come mai ci fosse differenza nella visione del post mortem che per i buddisti un continuo di vite mentre per un cattolico ci sono solo o inferno o paradiso. Inoltre chiedeva se letica cattolica portasse ad avere una rinascita umana in termini buddisti. La mia risposta che le azioni positive danno comunque una rinascita umana indipendentemente dal credo religioso. Invece le azioni hanno una positivit o negativit che indipendente dalla credenza religioso. Naturalmente se abbiamo una certa sensibilit rispetto alle azioni come portatrici di risultati futuri di felicit o sofferenza, il tenere a mente la transitoriet ci d un certo vantaggio perch ci fa considerare come la nostra esistenza un ciclo auto perpetuato di esistenze in cui presente la morte. Una persona che tiene presente la morte ridimensiona il proprio modo di vedere le cose, e diviene urgente utilizzare al meglio il tempo a disposizione perch non se ne sa la durata. Ricordare la morte aiuta a rinforzare il proprio impegno nello sviluppo interiore. Un vantaggio ulteriore del comprendere al propria mortalit anche il correggere una propensione unilaterale ed esagerata alla materialit, pensandola come fonte di soddisfazione e felicit. Soprattutto nei paesi molto sviluppati economicamente si pensa in questo modo. Curiosamente perch in tutto questo tempo non ci si ancora resi conto che non una reale fonte di benessere. Lunica cosa su cui gli esseri si devono sviluppare sembra essere il potere economico. Oltre a essere irrazionale, perch fonte di problemi e non di benessere. Altrimenti dovremmo vedere degli stati di appagamento risolutivo e definitivo e possiamo vedere che non cos. Questa prospettiva limitata pu essere corretta dal comprendere dove effettivamente sta lessenza della propria vita. Il pensare in modo esagerato la propria vita umana, ce la fa vedere come senza limite, e ci fa andare in una ricerca senza limiti e considerazione dei piaceri sensoriali. Possiamo invece renderci conto che anche il benessere interiore importante e possiamo cos ridefinire e rivalutare la nostra vita. Questo comprendere il proprio stato responsabilizza molto perch fa comprendere la propria condizione di essere vivente e la direzione verso cui ci si muove. Inoltre ridimensiona le proprie aspettative di benessere dalle cose mondane. Da tempo vi una continua immigrazione sia dai Balcani che dallAfrica verso lItalia. Spesso accade che questo viaggi facciano morire molte persone. Queste persone rischiano la vita perch pensano che in Italia ci sia il benessere e come per magia la circostanza ambientale gli faccia sperimentare benessere. Pensano di lasciare la sofferenza e di trovare la felicit. un modo di pensare per sbagliato perch anche se vi maggior benessere spesso gli immigrati non ne godono anche se hanno rischiato al vita per raggiungere quel luogo. Pensiamo che ci basti conoscere una persona o avere delle condizioni per sperimentare felicit, ma non cos, la felicit non derivata da un solo elemento. Inoltre non mai da ricercare in circostanze esterne e terze. Dobbiamo invece considerare che la causa principale della nostra felicit e serenit siamo noi stessi. La felicit interiore pu anche prescindere completamente dalle condizioni esterne. In ogni caso quello che vorrei sottolineare che la nostra felicit completamente sotto la nostra responsabilit. 11

Come si medita sulla morte? Come si porta alla mente il contesto della morte? Non si tratta di risvegliare la mente alla comprensione della transitoriet o della morte. Si tratta di eliminare due presupporti innati: che non si muore e che non si muore ora. Il vero lavoro della meditazione eliminare questi presupposti e non accertare una realt lontana. Facciamo il caso di essere in uno stato di sufficiente salute. Da questo deduciamo in modo automatico e inconsapevole che la morte lontana. Questo non un ragionamento valido perch sappiamo bene che non necessario essere malati per morire. La morte lesito di una grava malattia ma non vero il contrario che solo i malati muoiono. A prescindere dallo stato di salute o dallet la morte totalmente imprevedibile e non correlata a uno stato di malessere fisico. Ci sono giovani in perfetta salute che muoiono prima di vecchi malati. La mente comunque si pone nel pensiero che non si morir e soprattutto che non si morir ora. Come ulteriore vantaggio il sensibilizzarsi alla morte dar maggiore impeto al proprio impegno nella pratica spirituale, per via del considerare questa esistenza come un mero passaggio e che lo sviluppo spirituale ci porta ad avere maggiore felicit e stati spirituali pi elevati. Considerare la morte porr come prioritario lo sviluppo spirituale e lo render pi urgente e concreto. Lessere consapevoli della morte in un certo senso porta a percepire con maggior apprezzamento la vita e anche la morte che non un elemento separato dal vivere. La morte lultimo momento della vita. Considerare la morte significa mettere la propria mente in contatto con la natura della morte e non con lidea che abbiamo di essa. La morte una volta compresa non genera tanto timore quanto invece lidea che ne abbiamo. Considerando la morte ne comprendiamo anche larmonia con lesistenza. Non la si ricerca ma non ci si oppone allinevitabile quando accade. Questo vale per noi e per i nostri cari. Recentemente in Germania ho incontrato una donna che ha un marito a cui avevano diagnosticato un tumore. La donna buddista, il marito no. Lei si era preparata da tempo alla morte e quando mi si sono avvicinati e mi hanno raccontato questo, vidi la serenit con cui entrambi stavano vivendo questo. Vidi il marito molto rasserenato e gli chiesi da cosa traesse questa serenit. Mi rispose che erano i racconti della moglie sul morire che lo aveva aiutato a vederne gli aspetti umani. In questo modo il pensiero della morte era divenuto pi accettabile, vivibile. Inoltre gli aveva permesso di avvicinarsi a una dimensione pi spirituale. E nonostante non era buddista non trovava incompatibile la meditazione sulla morte buddista e il credo cattolico in cui la morte un passaggio verso il paradiso o altre dimensioni. Il poter affrontare la morte con i suggerimenti della moglie buddista lo rasserenava molto e lho trovato come una cosa di molto beneficio. Approcciare la morte in modo sereno e non cercando di evaderne. D. Durante la morte possiamo imparare qualcosa e questo ci pu essere di aiuto durante la prossima vita? Risposta. Le esperienze che si hanno durante la morte dipendono da vari fattori. Uno di questi la capacit spirituale o meditativa del morente. Laltro laccumulazione di virt che si ha. Questi due fattori influenzano i passaggi durante la morte e la possibilit di averne ricordo. Un essere con capacit standard bench si abbiano delle percezioni queste non vengono colte in modo consapevole e quindi non sono ricordate. Tanto meno ci si esercitati in meditazioni profonde tanto pi improbabile sar essere consapevoli e quindi memori delle esperienze che si hanno. Uscendo un po dalla domanda, vale comunque la pena ricordare che proprio al momento della morte che ci si gioca il tipo di vita futura in cui siamo proiettati al momento della morte. Lattitudine con cui la mente familiare al momento della morte determina il tipo di impronta karmica che viene maturata. Si pu sperimentare paura o attaccamento invece che amore e compassione e questo determiner il tipo di rinascita. In teoria, avere la possibilit di mantenere una mente positiva anche negli ultimi istanti di vita importante per poter dirigere la propria rinascita.

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Avere una certa consapevolezza al momento della morte per poter indirizzare la propria rinascita un fattore che dipende dalla familiarit che si costituita in vita con la virt e con le pratiche di meditazione. D. Sulla base di quanto detto quindi importante la pratica del Bardo ToDol? E che relazione c tra la rinascita e lanima (atta in pali, atman in sanscrito) Risposta. Se guardiamo in una scala discendente quali sono gli elementi che promuovono una rinascita fortunata, al primo posto troviamo la completa capacit meditativa di controllare i propri stati profondi e una imponente raccolta di virt; una raccolta di virt senza controllo meditativo; pratiche virtuosi come la lettura di testi positivi come il BarDo ToDol che non assicura una rinascita fortunata perch solamente una lettura. Il fatto che possa essere ritenuto dalla mente del morente e ricordato successivamente, questo tuttaltra cosa. Il saper controllare le proprie reazioni nello stadio intermedio non determinato solo dal sapere che cosa accadr. Molto dipende in realt dalla nostra capacit di essere in grado di controllare le nostre reazioni. Il BarDo ToDol meglio che nulla ma non ci assicura sulla qualit della rinascita futura. Altri fattori sono quelli che ci portano in rinascite positive: il completo controllo dei propri stati profondi e una raccolta di virt. Non so quando la domanda verteva su ci che rinasce e il s. Da un lato si conferma qualcosa che rinasce, dallaltro si nega lesistenza di un s. Quello che rinasce sono le basi di imputazione di un s convenzionale che ci che appare a una mente concettuale sulla base della percezione dei cinque aggregati. Questo concepire il s convenzionale ed plausibile ed esistente. Quello che non esistente che sulla base di questo concepire un s esista qualcosaltro, qualcosa che esista tra gli aggregati. Questa esistenza intrinseca presupposta dalla mente, un io intrinseco che non esiste secondo la visione buddista. Questo ci conduce a comprendere che esiste un livello convenzionale di un essere che rinasce, ma quando investighiamo il tipo di esistenza possiamo trovare solo una mera convenzionalit concepita dalla mente. Non c altro al di l di questo.

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