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Progetti

Enrico Sicignano

Architetto di razza, forse di altri tempi, personalit di rara competenza e sensibilit, Jha Leivisk coniuga, nella sua oramai quarantennale attivit, il vernacolo scandinavo,leredit aaltiana ed una reinterpretazione, non acritica ma poetica,dellesperienza neoplastica con matrici che rimandano al Mies van der Rohe della casa in mattoni del 23, alla casa modello dellesposizione di Berlino del 31, a Theo van Doesburg, a Georges Vantongerloo, a Piet Mondrian ma anche al Frank Lloyd Wright di Fallingwater. Di Jha Leivisk, uno dei massimi architetti e progettisti contemporanei

jha leivisk

Chiesa di Myyrmki Vantaa, Finlandia


scandinavi, finlandese sessantaquattrenne, abbiamo gi pubblicato su questa rivista la chiesa di San Tommaso a Oulu (n. 22, luglio-agosto 1991) e la chiesa di San Giovanni Mnnist a Kuopio (n. 61, gennaio-febbraio 1998). Ci che lo connota la scomposizione quadrimensionale del volume, lincessante, varia articolazione per lastre e piani bidimensionali sfalsati tra loro, ora arretrati, ora avanzati, di altezze diverse, che come una

Sezione longitudinale. Nella pagina a fianco: veduta esterna (foto Arno de la Chapelle).

fisarmonica dilatano, allungano e comprimono lo spazio. In questa dialettica spaziale, con grande maestria, semantizza funzioni e parti componenti, fa leggere e conferisce identit agli spazi primari ed a quelli accessori, a quelli di distribuzione e connessione, alle articolazioni ed alle gerarchie funzionali, strutturali, simboliche. In linea con la migliore tradizione organica scandinava, nella sua opera il materiale svolge un ruolo fondamentale nel suo essere espressivo; la partita che Leivisk gioca con esso sempre improntata al rapporto di lealt, di verit verso il suo corretto impiego, le sue antiche regole costruttive, la sua forma, il suo linguaggio, perch la verit, sosteneva Adolf Loos,anche se vecchia dei secoli, ha con noi un legame pi stretto della menzogna, che ci cammina al fianco. Il mattone uno dei materiali per antonomasia dellArchitettura e perci antico e moderno, sempre di assoluta attualit. Fuori dal tempo e dalle mode il materiale delle grandi architetture e dei grandi architetti di ogni epoca e di ogni luogo ove tale risorsa presente fisicamente, tecnicamente e culturalmente. Sono decenni oramai che Jha Leivisk lo ha eletto a proprio materiale per esprimere la sua poetica, con la stessa consapevolezza, sensibilit, stima e fiducia con la quale un grande regista sceglie e quindi si affida ad un attore particolare. I ruoli, le parti, i luoghi, le trame possono essere i pi diversi e disparati ma pressoch costante come tanto per citare qualche esempio la presenza di Marcello Mastroianni in tutta la fil-

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mografia di Federico Fellini o di John Wayne in quella di John Ford. In un rapporto quasi viscerale il mattone, viceversa offre a Jha Leivisk certezze, garanzie, capacit di controllo, sia a livello prestazionale che linguistico e formale. La chiesa di Myyrmki nasce su un lotto stretto e lungo, costeggiato e sottoposto alla strada principale con la linea tranviaria e quindi lalto terrapieno della ferrovia che corre parallela. Oltre i binari della ferrovia e la stazione si ergono alti caseggiati ed agglomerati residenziali di scarso valore sia urbano che architettonico. In presenza, quindi, di un non luogo, larchitettura non dialoga con il contesto, nasce e si struttura in s stessa, in autodifesa ed autolimitazione. Pareti chiuse che vanno crescendo gradatamente si elevano da nord a sud, dagli ingressi al centro parrocchiale fino allaula liturgica ed al campanile. La forma, la natura e le caratteristiche dellarea hanno imposto quindi una forma allungata. Una serie di distinti ingressi conduce alla casa canonica ed alle aule di catechesi, agli uffici, alle sale di riunione a sud ed alla grande aula liturgica, connessi tra loro da spazi fluidi ed aperti,variegati ed articolati nellinseguire il continuum funzionale e spaziale. Il gioco altimetrico dei volumi e degli spazi denuncia la gerarchia funzionale e simbolica che culmina nel grande invaso dellaula liturgica, caratterizzata da unalta parete in foglio, dal lato stradale, staccata in alto e sui lati verticali dal poroso articolato volume da unampia e diafana vetrata. Una sottile trave (che evoca analoghi magistrali attacchi di Le Corbusier e

Sezione trasversale in prossimit dellorgano. Planimetria generale. Nella pagina a fianco: vista del complesso parrocchiale dalla strada superiore (foto Arno de la Chapelle). Pianta.

Terragni) imbriglia e collega la parete dellaula sacra alloriginale campanile in esilissimi, alti e snelli setti che compongono in alto, come un nido musicale, la cella campanaria. Linterno dominato dal chiarore delle pareti e del soffitto, dalla esplicita esibizione del reticolo strutturale delle grandi travi in cemento armato, oltre che dal controsoffitto rigato con finalit di miglioramento acustico e dallespressionistico organo, parte integrante dellinsieme. Un magico gioco in cui la luce naturale si fonde con quella artificiale costituita da una miriade di lampade in ottone riflettente sospese a disco.

Un nuovo artificiale cielo stellato che rimanda alluso, al senso ed alla cultura della luce nelle chiese bizantine ed ortodosse, alla grande tradizione religiosa della vicina Russia, che si interseca con il concetto di luce naturale del Barocco, da SantIvo alla Sapienza di Francesco Borromini, alla cupola della Sacra Sindone in San Lorenzo a Torino di Guarino Guarini. Un modello riconosciuto dallo stesso autore certamente la grande chiesa tardo-barocca dellabbazia benedettina a Neresheim, in Baviera, di Neumann, che risolve i problemi spaziali con la compenetrazione sincopata ed ottiene straordinari effetti con una magica,indicibile luce diffusa.

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Veduta interna (foto Simo Rista). Veduta dellaltare in prossimit dellorgano (foto Arno de la Chapelle). Nella pagina a fianco: linterno dellaula sacra (foto Simo Rista).

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